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Recensioni
 
Di Namor (del 23/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 52 volte)
Titolo originale
Jason Bourne
Produzione
USA 2016
Regia
Paul Greengrass
Interpreti
Matt Damon, Alicia Vikander, Julia Stiles, Vincent Cassel, Tommy Lee Jones.
Durata
123 Minuti
Trailer

È nascosto nell’ombra, ma la sua voglia di conoscere la verità sul suo passato e ancora ben presente.
Jason Buorne (Matt Damon) viene contattato dall’ex agente della CIA Nicky Parsons (Julia Stiles), che approfittando di un ritiro di hacker, viola il sito della CIA recuperando preziosi file riguardante la verità sulle origini di Bourne. I due si danno appuntamento per la consegna dei documenti ad Atene, ma la CIA che nel frattempo li ha localizzati, decide di approfittare del loro incontro per mettere fine una volta e per sempre alle velleità di Bourne, riguardante il suo passato.
A tal proposito interviene anche Asset (Vincent Cassel) un pericoloso sicario francese che è coinvolto nell’enigmatico trascorso di Buorne, un passato che al Direttore della CIA Robert Dewey (Tommy Lee Jones) preme non far conoscere. La determinazione e le indubbie capacità tecniche tattiche di Bourne, saranno fondamentali per sfuggire alla nuova tecnologia della CIA guidata dalla brava e bella Heather Lee (Alicia Vikander), e conoscere una parte di verità fondamentale del suo trascorso.
Dopo nove anni si riforma la coppia Greengrass-Damon per l’ultimo capitolo della saga dedicata all’agente smemorato James Bourne, e lo fanno con un film ricco di suspense e dal ritmo molto godibile. Matt Damon è molto più a fuoco ora che in passato in questo personaggio ormai diventato un’icona dell’action movie, complice la sua età che lo rende più credibile rispetto al passato ed una eccellente maturità artistica acquisita col tempo.
Ottimo anche il cast allestito con Tommy Lee Jones e Vincent Cassel (entrambi con notevoli rughe a testimoniare il tempo che passa) nei panni dei cattivi. La Vikander che ha me non entusiasma molto e la Stiles presenziano con differenti minutaggi in fazioni opposte.
I giudizi sul film sono contrastanti, c’è a chi è piaciuto e chi lo ha definito una boiata, a me è piaciuto molto, difatti lo reputo uno dei migliori titoli di Bourne e né consiglio vivamente la visione.

Namor

 
Di Angie (del 17/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 55 volte)
Titolo originale
Red Lights
Produzione
USA - Spagna 2012
Regia
Rodrigo Cortés
Interpreti
Cillian Murphy, Sigourney Weaver, Robert De Niro, Toby Jones, Joely Richardson.
Durata
113 Minuti

La Dr. Margaret Matheson (Sigourney Waver) e il suo collaboratore Tom Buckley (Cillian Murphy) sono i più famosi investigatori di fenomeni paranormali. Scettici per professione, hanno smascherato molti falsi lettori del pensiero, di guaritori e simili, scoprendo quelli che Matheson chiama “Red Lights”, piccoli indizi che rivelano l’inganno che si nasconde dietro ognuno di questi eventi “soprannaturali”. Ma, quando il leggendario sensitivo non vedente Simon Silver (Robert de Niro) riappare dopo un ‘assenza di 30 anni, Matheson, sua impavida avversaria di un tempo, consiglia a Tom di farsi da parte, perché sospetta che il carismatico lettore del pensiero sia coinvolto nella misteriosa morte avvenuta trent’anni prima, di tre suoi critici.
Buckley, invece è deciso a smascherare Silver con l’aiuto della sua migliore studentessa, Sally (Elizabeth Olsen), insieme cercano di scoprire il segreto che si nasconde dietro le capacità di Silver. Ma più si avvicinano, più Silver diventa formidabile e, Buckley inizia a mettere in discussione quello in cui ha sempre creduto.
Dopo aver esordito con il sorprendente “Buried - Sepolto” Rodrigo Cortes, scrittore e regista spagnolo pluripremiato, si cimenta in un thriller psicologico “Red Lights”, sui fenomeni paranormali: temi che hanno sempre affascinato il mondo della letteratura e del cinema. Tutto ciò che riguarda la lotta contro le cialtronerie dei maghi e del paranormale mi ha sempre lasciato un po’ perplessa.
Non ho mai creduto a nulla ma, la mia curiosità è quello di sapere e scoprire se c’è veramente qualcosa di vero. Ho voluto così vedere questo thriller se avrebbe dato una risposta più soddisfacente a questo mistero. In poche parole il paranormale esiste o no? La prima parte della storia riesce a creare un discreto stato di tensione e di interesse. Questi due ricercatori alle prese con le indagini per riuscire a trovare una spiegazione razionale e scoprire se esiste effettivamente qualcosa che va al di là della nostra comprensione. Peccato che poi la seconda parte si fa meno coinvolgente, pochi eventi inquietanti su questa sfida fra paranormale e scienza e con un finale che non mi ha soddisfatto.
Per quanto invece, riguarda il cast, buona la scelta ed interpretazione a partire da Robert de Niro a Sigourney Weaver, Elizabeth e Cillian. Una mia opinione personale, sono sempre del parere che bisogna diffidare dai ciarlatani (oggi tanti) che abusano della buona fede altrui e approfittano di situazioni di disperazione per propugnare la propria scienza di guaritori dotati di poteri magici che, poi alla fine risultano, ahimè, solo truffatori.
Comunque è un thriller che può essere visionato, ma non aspettatevi troppo.

Angie

 
Di Miryam (del 12/09/2016 @ 05:00:00, in libri, linkato 56 volte)
Titolo originale
 
Autore
Andreas Gruber
Editore
Longanesi
Prima edizione
2016

Nella periferia di Vienna, viene ritrovata una ragazzina di undici anni, Clara, la giovane era scomparsa da casa circa un anno prima. Ritrovata da un’anziana coppia, appare da subito smagrita, sotto shock e la sua schiena è tutta ricoperta da tatuaggi che riproducono fedelmente delle scene tratte dall’inferno della Divina Commedia di Dante.
Interviene sul caso il procuratore capo Melanie Dietz la quale era amica della madre della bimba ora affidata al patrigno verso cui Melanie non nutre molta simpatia. Comunque, aiutata dal suo fedele golden retriver Sheila, riesce a far breccia nella mente confusa di Clara acquistando così una grande fiducia utile al fine di arrivare alla soluzione del caso. Nello stesso tempo in Germania e precisamente nella città di Wiesbaden, Sabine Nemez, un agente di Monaco, viene ammessa al corso del Dipartimento investigativo, è felicissima di recarsi in questo luogo perché sa che troverà Erik, il suo eterno fidanzato che, diventato commissario, si era dovuto allontanare da Monaco.
Purtroppo una volta giunta, scopre che Erik è in coma farmacologico perché qualcuno gli ha sparato. Sabine quindi si reca al suo corso che è composto da cinque allievi e verrà istruito dal famoso profiler l’olandese Marteens S. Sneijder, un tipo di poche parole, piuttosto antipatico che però prende a cuore Sabine affidandole persino tre casi molto particolari, tre efferati e macabri omicidi che sembrano compiuti da un folle, queste gesta all’apparenza per il modus operandi sembrano non abbiano niente in comune, però poi prendono una svolta talmente intricata e stramba da far intervenire anche Sneijder in aiuto della nostra investigatrice.
Circa seicento chilometri dividono questi due casi, ma indizio dopo indizio, un filo conduttore porta Sabine e Melanie a lavorare insieme su questi insoliti avvenimenti e devono riuscire al più presto, unendo le loro forze, a stanare questo pazzo artefice maniaco di Dante prima che possa mietere altre vittime innocenti.
Sentenza di Morte” è un romanzo scritto da Andreas Gruber, uno scrittore austriaco laureatosi a Vienna in economia. Non è “nato” romanziere in quanto ha lavorato per lungo tempo in una compagnia farmaceutica. Adesso invece si dedica a scrivere romanzi a tempo pieno vivendo con la famiglia a Grillnberg diventando anche molto noto in tutta Europa, inoltre ha vinto due volte il Vincent Prize e il German Phantastik Prize Questo è il suo primo libro pubblicato in Italia, non solo, è stato inviato quasi per gioco ad un piccolo editore ma ha riscosso in poche settimane un enorme successo, dal mio punto di vista veramente meritato.
Un thriller che si lascia leggere con piacere in quanto molto intrigante. Gruber possiede il dono di avere una scrittura semplice, molto lineare e nonostante il libro sia ricco di nomi e personaggi per le due storie parallele, il lettore non perde mai il filo conduttore per arrivare al finale ricco di colpi di scena e per nulla scontato anzi… da lasciare di stucco!
“Sentenza di morte” è davvero un ottimo libro, un romanzo macabro, a volte piuttosto violento ma le pagine scorrono talmente veloci da non rendersi conto che sono più di cinquecento!!

Miryam

 
Di Angie (del 07/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 63 volte)
Titolo originale
Solace
Produzione
USA 2015
Regia
Afonso Poyart
Interpreti
Anthony Hopkins, Jeffrey Dean Morgan, Abbie Cornish, Colin Farrell, Matt Gerald
Durata
101 Minuti

Il detective Joe Merriwheter (Jeffrey Dean Morgan) agente speciale dell'FBI, affiancato dalla giovane collega Katherine Cowles (Abbie Cornish) si trovano ad indagare ad una serie di omicidi che fanno pensare a un serial killer. Omicidi inquietanti, senza un nesso tra le vittime ma tutti accumunati da una particolare tecnica di esecuzione, senza lasciare alcuna traccia. Il detective non riuscendo a venire a capo di nulla decide di chiedere aiuto ad un suo ex collega, oramai in pensione: il dottor John Clancy (Anthony Hopkins), medico psicanalista.
L'uomo dotato di spiccate capacità sensitive, dopo la morte di sua figlia per una grave malattia, vive come un eremita e rifiuta di aiutare il detective. Ma dopo una visione improvvisa sul futuro dei suoi colleghi, in particolare su Katherine, accetta di aiutare Joe a risolvere questo caso complicato. I poteri soprannaturali di Clancy lo portano sulle tracce del serial killer, un certo Charles Ambrose (Colin Farrel) Ben presto il medico psicanalista viene a conoscenza che anche il sospettato killer “in missione” ha capacità sensitive ma, ben più straordinari dei suoi.
Premonitions”, titolo originale Solace è un thriller dai risvolti soprannaturali, diretto dal regista brasiliano Alfonso Poyart, al suo secondo lungometraggio dopo l’action thriller 2Coelhos, del 2012. Questo film nasce in realtà da una vecchia sceneggiatura di Ted Griffin, scritta per diventare il sequel del celebre film “Seven”. E una pellicola senza tanti colpi di scena ma, con una trama coinvolgente dal ritmo incalzante senza annoiare lo spettatore. Non si tratta solo di omicidi ad opera di un serial killer ma evidenzia molti argomenti veramente toccanti che fanno riflettere, soprattutto nella parte finale del film.
Un buon cast di bravi attori. Brillante la performance di Anthony Hopkins nei panni del medico sensitivo che è anche produttore della pellicola. Un uomo provato dai dolori della vita ma, allo stesso tempo dalla battuta sagace e pronto ad aiutare le sue vecchie amicizie. Come pure Jeffey Dean Morgan molto convincente nel suo personaggio di agente federale e Abbie Cornish nei panni della giovane partner Katherine. Infine Colin Ferrel reduce da “The Lobster” che compare nell'ultima mezz'ora della pellicola nelle vesti del killer psicopatico che si vede come un benigno “angelo della morte”.
A me è piaciuto molto. L'ho trovato un thriller leggermente diverso dal solito, lineare, scorrevole con un giusto mix di indagine ed azione. A tratti un po' crudo ma molto realistico, infatti tratta diversi argomenti tra cui un tema molto attuale come l'eutanasia. I ritmi musicali sono molto incalzanti e coinvolgenti che danno un senso di mistero alla storia che riesce a tenere incollato lo spettatore allo schermo fino alla fine. A mio giudizio personale il regista Poyart, senza strafare è riuscito a portare sullo schermo una discreta pellicola non particolarmente adrenalinica, ma ben girata e ben interpretata. E un inseguimento e uno scontro tra due potenti menti: Hophins e Farrel che hanno scelto due strade diverse per affrontare e dare un senso alla loro vita.

Angie

 
Di Namor (del 01/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 52 volte)
Titolo originale
Criminal
Produzione
USA - Gran Bretagna 2016
Regia
Ariel Vromen
Interpreti
Kevin Costner, Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Alice Eve, Ryan Reynolds.
Durata
117 Minuti
Trailer

“Mi hanno incasinato il cervello, credevano di sapere cosa avrebbero ottenuto, si sbagliavano... non mi conoscono... non so cosa succederà adesso, ma so questo: fammi male, e io te ne faccio di più!”
Questa è la premessa iniziale di Jericho Stewart (Kevin Costner) un pericoloso detenuto prelevato dal braccio della morte, per essere sottoposto ad un intervento non ancora sperimentato sull’uomo. L’operazione del Dottor Franks (Tommy Lee Jones) unico al mondo ad aver sviluppato questa nuovissima tecnica di scientifica, consiste nel trasferire il pattern cerebrale di una persona nel corpo di un’altra.
L’individuo a cui dovranno essere espiantati i ricordi è l’agente dell’FBI Bill Pope (Kevin Reynolds), che durante una missione antiterrorismo viene soppresso portandosi con sé preziose informazioni per fermare il pericoloso terrorista Hagbardaka Heimbahl (Jordi Mollà), intenzionato ad usare un pericoloso sistema informatico per gli armamenti nucleari al fine di destabilizzare il mondo. Jericho incapace di provare emozioni e sentimento alcuno per via di un incidente avuto da bambino, si rivelerà un osso duro da piegare al volere dell’FBI e del nuovo esperimento per portare a termine la cattura del megalomane terrorista, ma col tempo iniziano ad affiorare i ricordi del defunto agente riguardo all’operazione che era in corso.
La fusione cerebrale tra Pope e Jericho porrà con non poca fatica la fine della minaccia terroristica ed il riscatto di Jericho nella società.
Diretto da Ariel Wromen “Criminal” è un discreto thriller con una buona dose di azione in cui Kevin Costner si cinge ad interpretare uno dei suoi pochi ruoli da cattivo, una parte che si fa fatica a vederlo per i suoi molteplici personaggi positivi interpretati nei precedenti titoli. Ad accompagnarlo in queste nuove vesti, vi è presente un cast di eccellente fattura; Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds (anche se per solo 15 minuti), Gary Oldman, Micheal Pitt e Jordi Mollà.
Come vedete un cast di tutto rispetto che eleva sicuramente la pellicola ad un livello superiore, complice anche la buona performance di Costner che col passare degli anni risulta sempre carismatico nel catturare l’attenzione dello spettatore.
Se come me siete dei suoi fan, non lasciatevi scappare questo titolo che a parar mio risulta uno dei migliori dei suoi ultimi lavori.

Namor

 
Di slovo (del 01/08/2016 @ 05:00:00, in redazione, linkato 252 volte)
image by slovo

La Redazione di Blogbuster augura a tutti Buone Vacanze
Le recensioni riprenderanno il 1° settembre
A presto!

: - D

 
Di Angie (del 29/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 128 volte)
Titolo originale
Abbott and Costello Meet Dr. Jekyll and Mr. Hyde
Produzione
USA 1953
Regia
Charles Lamont
Interpreti
Bud Abbott, Lou Costello, Boris Karloff, Helen Westcott, Craig Stevens.
Durata
73 Minuti

Vi sono film commedie, che nonostante trascorsi molti anni dalla loro visione, si ricordano ancora oggi e si rivedono sempre molto volentieri. Sto parlando di una delle tante famose coppie di comici che hanno lasciato una traccia indelebile al cinema. Si, proprio loro! Chi si ricorda di Gianni e Pinotto (Bud Abbot e Lou Costello), una coppia comica statunitense dal nome italiano che avevano regalato al pubblico tante risate?
Costello (Pinotto) recitava la parte del più fifone, mentre Abbot (Gianni). era il più coraggioso. Questi caratteri della coppia avevano molto in comune con un altro duo comico famosissimo, Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Olio), che hanno fatto divertire grandi e piccini.
Ritorniamo a Gianni e Pinotto e ai lori famosi film dove interpretavano spesso la parte dei poliziotti pasticcioni. I loro film più famosi sono parodie a dei classici film horror hollywoodiani, dove i due personaggi prendevano in giro (tra virgolette) i protagonisti delle saghe horror come Frankenstein, Il conte Dracula, Dottor Jekyll e tanti altri. Il loro primo debutto insieme è a teatro nel 1936. Iniziano poi la loro carriera tra il 1940 e il 1956 prendendo parte a ben 36 pellicole. Ultimo film insieme è nel 1956 con “Gianni e Pinotto Col Botto”.
Tutti i loro film raggiunsero una posizione invidiabile nelle classiche dei maggiori incassi. Nel 1957 la coppia si divide e non hanno purtroppo più occasione di riconciliarsi perché Costello muore giovane nel 1959 a causa di un arresto cardiaco.
Tra i loro classici film horror ho rivisto una proiezione del 1953, regia di Charles Lamont, ”Gianni e Pinotto contro il Dottor Jekyll”, il loro terzo film. Il duo comico interpretano due imbranati poliziotti londinesi che finiscono nelle mire del perfido dottor Jekyll (interpretato da Karloff). Una bella parodia ambientata in una fumosa Londra con effetti speciali e trucco dell'epoca fatti bene. I più giovani forse non conoscono questo duo comico e difficilmente avranno visto i loro film.
Comunque per chi non li conosce e vorrebbe assaporare alcune delle loro parodie proporrei di andare alla ricerca di qualche DVD e visionare una delle loro parodie. Vale anche per tutti coloro che li hanno amati, rivederli è sempre un piacere.

Angie

 
Di Miryam (del 25/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 206 volte)
Titolo originale
Belli di papà
Produzione
Italia - Francia 2015
Regia
Guido Chiesa
Interpreti
Diego Abatantuono, Andrea Pisani, Matilde Gioli, Francesco Di Raimondo, Marco Zingaro.
Durata
100 Minuti

Vincenzo, interpretato da Diego Abatantuono, è un imprenditore di successo che rimasto vedovo deve badare ai suoi tre giovani figli che hanno vissuto sempre nella bambagia, praticamente stanno conducendo una vita piena di agi senza un minimo di responsabilità.
Matteo, ( Andrea Pisani ) è il primogenito, ha in testa solo idee innovative che però non arrivano mai a concrete conclusioni, Chiara ( Matilde Gioli ), sempre vestita alla moda, è un’assidua frequentatrice di locali “in”e va in giro con il suo fidanzato Loris ( Francesco Fachinetti ) il quale non è per niente gradito al padre, infine c’è Andrea ( Francesco di Raimondo ) che è iscritto da due anni a filosofia ma non ha dato neppure un esame, in compenso fa il gigolò in facoltà. Vincenzo, stanco di questa prole alquanto scansafatiche, decide d’ accordo con il suo amico Giovanni ( Antonio Catania ), di architettare una messinscena, cioè far credere ai suoi giovani rampolli che l’azienda di famiglia è in via di fallimento per bancarotta fraudolenta e che per questo motivo devono scappare via da Milano e trovare rifugio in Puglia nella casa ormai fatiscente dei nonni paterni.
Una volta giunti, i ragazzi loro malgrado dovranno cominciare per la prima volta nella loro vita a fare una cosa a loro sconosciuta… rimboccarsi le maniche e trovare un lavoro! Fare remake ormai è diventata un’abitudine non rara, infatti anche Guido Chiesa ha diretto questo film “ Belli di Papà “, rifacendosi ad un vecchio film di origine messicana.
Il risultato però non è niente male, la trama è divertente e tutto sommato rispecchia molto il confronto generazionale tra genitori e figli, i quali, come possiamo notare in questo film, trovandosi in difficoltà, riescono comunque a mettersi alla ricerca di un lavoro per aiutare il padre, svolgendo anche lavori umili non mancando nemmeno di fantasia e iniziativa. Troviamo un Diego Abatantuono fantastico nel suo ruolo che insieme a Catania, qui alquanto antipatico, fa risultare la pellicola molto fresca e scorrevole dove non vengono a mancare scenette comiche e battute ironiche.
Nonostante abbia un finale scontato e prevedibile, come è giusto che sia, risulta un film piacevole, un’ora e mezza da trascorrere in serenità, logicamente adatto ad un pubblico over 50!!

 Miryam

 
Di Asterix451 (del 22/07/2016 @ 05:00:00, in libri, linkato 144 volte)
Titolo originale
Tao of Jeet Kune Do
Autore
Bruce Lee
Editore
Mediterranee - 1983
Prima edizione
Ohara Publications – California - 1975

Jeet Kune Do (“Il Pugno che Intercetta”) è uno stile di combattimento basato sul Wing Chung, codificato da Bruce Lee negli Stati Uniti dopo essersi confrontato con i vari stili tradizionali in voga negli anni ‘70. Senza pregiudizi, egli inseguiva l’idea dell’acqua come metafora del combattente, che è plasmabile, penetrante e profondamente distruttiva; da ciò è nato, appunto, il JKD. “Ogni giorno qualcosa di meno”, alla ricerca della sintesi.
Bruce Lee provò a descriverlo spaziando dal combattimento al significato generale della vita, fino a considerare il JKD una via di liberazione spirituale, unico, come è la natura di ciascun essere umano. Progettava la realizzazione di una imponente enciclopedia delle Arti Marziali ma, a causa della sua morte prematura, il “Tao del Jeet Kune Do” è l’unico libro pubblicato, nel 1975.
Quanto è valido, oggi?
E’ un manuale di JKD tradizionale, ancora praticato da molti, basato sull’economia di movimento e la semplicità delle tecniche; impiega i pugni della Boxe in combinazione con i colpi di gamba degli stili asiatici, con tecniche schiette di corpo a corpo.
“Difesa ed Attacco” sono una cosa sola, contemporanea.
Si predilige “il contrattacco sull’attacco”, slittando su una traiettoria inaspettata per colpire l’avversario. Le finte confondono, per creare aperture nella guardia, oppure si eludono i colpi per guadagnare una posizione offensiva sicura. Come l’acqua che si insinua nelle aperture, i colpi del JKD entrano in quelli dell’avversario sfruttando l’apertura che essi creano.
Il manuale descrive ogni aspetto della lotta, parlandoti delle tue emozioni e le tue paure, con ironia. Le illustrazioni sono disegnate da Bruce, a volte chiare, altre solo abbozzate. Il “segreto non segreto” per picchiare duro è la padronanza istintiva della lotta, affinchè la mente possa occuparsi della strategia senza badare al corpo.
Bruce Lee ha condizionato profondamente lo studio moderno delle Arti Marziali, facendo sì che le sue parole diventassero un coro; oggi leggiamo un manuale di JKD che è considerato “tradizionale”, ma tratta in modo completo la materia del combattimento.
A chi si rivolge?
Non ad un Maestro, perché ne ha già acquisito i contenuti; nemmeno ad un Principiante, che è desideroso di lottare, non mettersi a leggere! Penso sia prezioso per il Medio Combattente, invece: egli avrà l’esperienza necessaria per apprezzare e trarre vantaggio dalla strategia di Lee, e ne avrà bisogno per diventare un atleta migliore.
La lettura non è semplice, e non basta tenerlo in libreria per acquisire i contenuti; probabilmente verrà scartato da chi non ama i libri, mentre altri lo troveranno prolisso e “poco pratico”. Ma, ad altri ancora, insegnerà ad osservare il combattimento per ciò che è, semplice e diretto, spostando l’attenzione sulla preparazione del combattente; lo stesso Paul Vunak, esponente di rilievo del moderno JKD, sostiene che non esistano tecniche superiori, ma solo superiori forme di addestramento.

Asterix451

 
Di Namor (del 18/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 157 volte)
Titolo originale
Risen
Produzione
USA 2016
Regia
Kevin Reynolds
Interpreti
Joseph Fiennes, Tom Felton, Peter Firth, Maria Botto, Luis Callejo.
Durata
107 Minuti
Trailer

Dopo aver fatto crocifiggere Yeshua (Cliff Curtis) e per evitare il nascere di disordini a Gerusalemme, Ponzio Pilato (Peter Firth) su pressioni dei sacerdoti ebrei, ordina al tribuno Clavio (Joseph Fiennes) di far tumulare e sorvegliare il corpo di Gesù per eludere i suoi seguaci dal rapimento del corpo, evitando così la leggenda della sua resurrezione che avrebbe portato enorme scompiglio in città minandone il loro potere, visto che il Cristo aveva dichiarato che sarebbe risorto dopo tre giorni.
Una resurrezione a cui gli anziani sacerdoti non credevano possibile, se non organizzata falsamente dai seguaci di Cristo per poi renderla leggenda a loro favore. Allo scadere dei tre giorni il corpo del messia scompare misteriosamente dalla grotta dove era sorvegliato dalle guardie romane che si danno alla fuga per evitare la punizione. Pilato sotto la incensante pressione dei preoccupati capi religiosi, fa aprire un’indagine a Clavio affinché non risolva al più presto il mistero della sparizione del corpo, visto che la visita dell’Imperatore Tiberio è prossima, e non vuole che ci siano rivolte in atto che possano indispettire l’Imperatore.
Clavio dopo giorni di interrogatori e di ricerche in lungo e in largo riesce a trovare Gesù insieme agli apostoli, ma non il suo cadavere, ma bensì vivo e vegeto. Impressionato da tale scoperta, il tribuno romano decide di seguire a distanza il gruppo in viaggio verso la Galilea per capire il mistero della resurrezione di Cristo.
Diretto e sceneggiato insieme a Paul Aiello, il regista Kevin Reynolds con “Risorto” ispirato dalla resurrezione di Gesù narrata nel nuovo testamento, ci propone un film di indagine visto con gli occhi scettici di un non credente impersonato dal sempre bravo Joseph Fiennes. Il film nonostante tratti un argomento già visto in pellicole del passato ben più valenti e famose, si fa valere nei momenti in cui cerca di discostarsi dai suoi predecessori per non risultare un banale copia e incolla.
Diciamo che non è un film che rimarrà negli annali del cinema, ma per passare una spensierata serata estiva in cui non si ha voglia di uscire, si può tranquillamente vedere.

Namor

 
Di Angie (del 13/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 177 volte)
Titolo originale
Au nom de ma fille
Produzione
Francia 2016
Regia
Vincent Garenq
Interpreti
Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil, Lila-Rose Gilberti
Durata
87 Minuti
Trailer

“Non voglio farmi giustizia da solo” dice Andrè, un uomo provato dal dolore, mentre la polizia di Moulouse irrompe in casa sua e lo pone in custodia cautelare, accusato di rapimento. E così che si apre la prima scena del film. Da qui poi un flashback che racconta tutta la vicenda. Una comune famiglia che inizialmente sembra felice con i propri figli. Ma una relazione extraconiugale della moglie Dany (interpretata da Marie Josèe Croze) con un affascinante medico tedesco Dieter Kromback (Sebastian Koack), porta la coppia alla separazione. Passano gli anni e, Andrè Bamberski (interpretato da Daniel Auteil) ha una nuova compagna (Christelle Cornil) e sono in vacanza in Marocco; mentre i figli ormai grandi sono andati in Germania dalla loro madre e il patrigno, il dottor Dieter Kromback.
E il 10 luglio 1982 quando Andrè, ex marito, riceve una telefonata in cui l’ex moglie gli comunica la morte della loro figlia quattordicenne Kalinka che era in vacanza con lei e il patrigno in Germania. Il padre Andrè, commercialista e uomo meticoloso è convinto che la morte della figlia non si sia trattato di un semplice incidente per cui inizia ad indagare. Gli esiti di un'autopsia sembrano confermare i suoi sospetti e lo spingono ad accusare di omicidio il patrigno di Kalinka, il dottor Dieter Kromback. Andrè che crede fortemente nella giustizia, non sarà questa volta al suo fianco, come quando ottenne il divorzio dalla moglie. Non riesce a far incriminare il dottor Dieter in Germania, quindi avvia un procedimento giudiziario in Francia. Il suo percorso giudiziario sarà molto travagliato e osteggiato su molteplici fronti, primo fra tutti i rapporti internazionali tra i diversi stati Europei coinvolti. Ogni suo amico gli consiglia di seppellire questa faccenda. “Conoscere la verità le farà solo del male” Ma Andrè non può permettere che la morte di sua figlia rimanga impunito. Sarà una lunga battaglia contro tutto e contro tutti a cui dedicherà tutta la sua vita, precisamente 30 anni, sacrificando il suo rapporto con l'altro figlio, l'amore della nuova compagna e il lavoro. “Ho mantenuto la promessa di non arrendermi mai.... Oggi avresti 44 anni. Mi manchi figlia mia!”..... dirà nel finale.
Il regista francese Vincent Garenq che, ama costruire i suoi film su autentici fatti di cronaca giudiziaria, porta sullo schermo una nuova pellicola, suo quarto lungometraggio”In Nome di mia Figlia” tratto da una storia vera. Una drammatica vicenda molto conosciuta in Francia, in Belgio e in Germania sconosciuta invece in Italia, vede come protagonista l'attore francese Daniel Auteuil, recentemente apparso nella pellicola “Le Confessioni”. Una storia che riguarda un caso giudiziario durato trent'anni noto come “affaire Dieter Kromback. Una battaglia solitaria di Bamberski per fare incarcerare l'assassino di sua figlia. Il regista Vincent dopo aver letto il libro, decise di realizzare il film, non solo per raccontare una storia di mala giustizia ma, perché rimase molto colpito da quest'uomo, padre, così testardo (e quale genitore non lo farebbe?) a cui ha dedicato trent'anni della sua vita a scoprire il colpevole della morte di sua figlia.
La pellicola, infatti, ruota intorno alla figura del padre sin dall'inizio della prima scena. E un racconto commovente che coinvolge lo spettatore per un'ora e mezza, nel vedere questa strenua forza di un padre che si oppone a tutti i poteri forti sullo scacchiere politico e giudiziario. Un uomo dal carattere particolare e molto rigoroso che vuole avere sempre ragione. E proprio grazie a questo suo carattere che gli ha permesso di arrivare fino in fondo in questa lunga lotta di giustizia dove niente e nessuno riuscirà a fermarlo. Si è accertato che Andrè Bamberski ha aperto un'associazione e ancora oggi aiuta tutti quelli che hanno problemi con la giustizia tedesca, perché la giustizia tedesca ha la tendenza a proteggere i diritti dei suoi cittadini. Un buon cast di ottimo livello. Bravissimo e perfetto, direi, sopratutto Daniel Auteuil nella sua interpretazione che esprime dolore , rabbia e deciso a non mollare e a ottenere giustizia.
Per quanto mi riguarda il film, a mio giudizio, è ben girato, con inquadrature in primo piano in grado di esprimere tutto il malessere interiore del protagonista. Le scene pur avendo un andamento lento non è da criticare. Anzi alcune storie (come queste) ritengo che per essere raccontate come si deve e fare emergere un po’ di drammaticità alla vicenda hanno bisogno di momenti intensi e ricchi di pathos, che non hanno bisogno di essere mostrati con ritmo incalzante. In conclusione è una pellicola (anche se fa tanta rabbia) merita la sua visione solo per la storia, immenso elogio alla ricerca della verità, anche quando tutto il mondo sembra essere nemico.

Angie

 
Di Miryam (del 08/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 172 volte)
Titolo originale
Everest
Produzione
USA 2016
Regia
Baltasar Kormákur
Interpreti
Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson
Durata
121 Minuti

L’11 maggio del 1996, otto persone morirono dopo essere riusciti a mettere la fatidica bandierina sulla vetta dell’Everest.
Il film racconta la vera storia di questa tragedia avvenuta soprattutto per la scarsa professionalità del gruppo. Nepal, Rob Hall ( Jason Clarke ), esperto alpinista neozelandese decide per la quinta volta a scalare l’Everest con la sua compagnia la Adventure Consultants. Tra i suoi clienti questa volta spiccano il suo amico postino Doug Hansen ( John Hawkes ), il ricco texano Beck Weathers ( Josh Brolin ) e l’alpinista Jon Krakauer ( Michael Kelly ).
Durante il solito addestramento obbligatorio per compiere certe imponenti scalate, Rob viene a conoscenza che altre compagnie sono intenzionate a salire sulla vetta lo stesso giorno, in mezzo a queste spicca proprio quella del suo rivale e amico Scott Fischer ( Jake Gyllenhaal ). Nonostante i vari avvertimenti di Hall che salire così in tanti avrebbe comportato più rischi sulla scalata, tutti i gruppi partirono per la cima perché nessuno voleva posticipare l’evento, ignari della tragedia che si stava per abbattere su di loro.
Partirono così tutti dal campo base, durante la salita non ci furono molti problemi, alcuni tornarono indietro per il troppo freddo, altri per la mancanza del respiro, del resto l’Everest è alto quasi novemila metri, a quell’altezza viene a mancare l’ossigeno e l’aria diventa sempre più rarefatta. Il problema più grave si presentò durante il ritorno. Una violenta tempesta di neve si abbattè sul numeroso gruppo di persone e purtroppo i gravi ritardi sulla tabella di marcia non hanno certo aiutato i nostri scalatori. Alcuni di loro non ce la fanno, nemmeno lo stesso Hall che è tornato indietro per aiutare il suo amico, strazianti sono le sue ultime parole dette via satellitare alla moglie che è a casa in attesa della sua prima figlia. L’alpinista Beck invece che si era fermato a metà percorso, dopo una notte passata all’addiaccio, riesce a tornare al campo dove viene recuperato dall’elicottero ma questa triste avventura le fece perdere l’uso delle mani e del naso, però riuscì almeno a riabbracciare la moglie e i suoi figli.
Regista della pellicola è l’islandese Baltasar Kormàkur già conosciuto per aver diretto “Cani sciolti”. Qui esprime attraverso una fantastica scenografia che la natura ha sempre l’ultima parola, che la montagna non perdona e purtroppo ha sempre la meglio su tutto e su tutti. Attraverso delle riprese verticali, scene di repertorio, aiutato anche dalla tecnica del 3D, riesce a dare allo spettatore l’impressione di essere in quel luogo ovattato e freddo.
È un film che fa emozionare e come sempre mette in risalto i limiti che il genere umano vuole valicare. Purtroppo sulle pareti ghiacciate dell’ Everest hanno perso la vita numerose persone e questa storia, forse la più sanguinosa, è stata narrata nei minimi dettagli dal giornalista Jon Krakauer che ha raccontato tutto nel libro “L’Aria Sottile”.
È una pellicola da vedere, soprattutto per chi come me ama le storie vere e purtroppo con risvolti catastrofici!

Miryam

 
Di Namor (del 04/07/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 246 volte)
Titolo originale
The Night Manager
Produzione
Regno Unito, Stati Uniti d'America 2016
Episodi / Durata
6 / 58 Minuti

Dopo aver prestato servizio nell’esercito britannico, Jonathan Pine (Tom Hiddleston) ora copre il ruolo di direttore d’albergo presso l’Hotel Nefertiti al Cairo. Durante una manifestazione armata di alcuni dissidenti contro Mubarak, Pine, grazie ad una misteriosa e affascinante donna viene in possesso di alcuni preziosi documenti che attestano la vendita illegale di armi da guerra. Dopo la dovuta ricerca, Pine informa un suo amico che lavora per l’intelligence britannica di cui è a capo Angela Burr (Olivia Colman), che prontamente arruola l’ex soldato per incastrare uno dei più pericolosi criminali del mondo, lo spietato trafficante d’armi Richard Onslow Roper (Hugh Laurie).
Pine con uno studiato stratagemma s’infiltra all’interno dell’organizzazione acquisendo la fiducia di Roper, che più volte dubbioso lo metta alla prova dopo aver setacciato il suo passato che risulta appropriato per far parte della sua squadra. Ma i veri ostacoli per portare a termine la missione sono ancora più insidiosi di quelli previsti, vista la reticenza nei suoi confronti di Corkoran (Tom Hollander) il sospettoso luogotenente di Roper, e l’imprevisto innamoramento di Jed (Elizabeth Debicki) la giovane amante di Roper. “The Night Manager” serie britannica composta da 6 episodi è tratta dal romanzo “Il direttore di notte” di John Le Carrè pubblicato nel 1993.
La serie è diretta dalla regista Susanne Bier, premio Oscar per il miglior film straniero “In un mondo migliore”. Il cast è composto da Hugh Laurie il Dottor House dell’omonima serie tv nei panni del cattivo trafficante d’armi, a osteggiare i suoi piani è Tom Hiddleston, famoso per aver interpretato il malvagio Loki, fratello del Dio del tuono Thor. La Colmann, la Debicki e Hollander completano il cast con buone interpretazioni.
Le molteplici ambientazioni dove e stata girata la serie sono molto suggestive e ben curate, così come la fotografia e i costumi di scena che ricordano leggermente quelle di James Bond. Non a caso, grazie a questa serie Tom Hiddleston potrebbe ritrovarsi a impersonare il ruolo vacante di 007 dopo la rinuncia di Daniel Craig. Il casting è partito, e voci di corridoio vogliono che la Broccoli sia seriamente intenzionata a reclutarlo per affrontare l’eterna minaccia dell’Hidra.
Personalmente ritengo che Hiddleston potrebbe essere un degno sostituto di Craig, a patto che lavori per migliorare fisico ed espressioni più consone al personaggio di Ian Flemming, poiché il suo punto di forza attuale sono gli occhi da malinconico tenerone che piace tanto al pubblico femminile, ma che non si sposa per niente con il mitico agente 007.
Per quanto riguarda la serie, il mio giudizio e più che sufficiente, ma mi aspettavo qualcosa di più visto gli interpreti e il soggetto da cui è tratta. Sembra che la produzione stia pensando a una seconda stagione, vedremo se miglioreranno quello che c’è da perfezionare per creare le basi di una longevità più duratura nell’universo serie TV.

Namor

 
Di Angie (del 27/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 273 volte)
Titolo originale
The Man Who Knew Infinity
Produzione
USA 2015
Regia
Matt Brown
Interpreti
Dev Patel, Jeremy Irons, Devika Bhise, Toby Jones, Stephen Fry
Durata
108 Minuti

India Coloniale 1912. Un giovane indiano Srinavasa Ramanujan (Dev Petel) appassionato della matematica e completamente autodidatta, si riscopre un genio matematico.
Secondo lui è un dono divino. Senza una laurea, né istruzione riusciva ad intuire passaggi matematici ancora sconosciuti. Determinato a seguire questa sua passione: ”La matematica”, decide di inviare a un illustre professore inglese G.H.Hardy (interpretato da Jeremy Irons), le sue recenti scoperte. Intuite le potenzialità del ragazzo, il professore, nonostante il parere contrario dei suoi colleghi, lo convoca al Trinity College di Cambridge, deciso a fargli da mentore. Il giovane Ramanujan parte così per l'Inghilterra contro il volere della madre, lascia la sua terra e la sua amata sposa Janaki (Devika Blise).
Una volta giunto a Cambridge il giovane matematico si ritrova con i professoroni a combattere il pregiudizio di non avere un titolo di studio. C'è ostilità e scetticismo verso Ramanujan, in quanto elabora le sue teorie matematiche senza alcun training formale, non sapendo esattamente dimostrare come ci fosse arrivato. Lui affermava che quelle formule gliele dava una dea Indù, divinità domestica della sua famiglia. Ma il professor Hardy che riconosce in lui una mente prodigiosa e fuori dal comune per le sue intuizioni matematiche, s'impegna a collaborare con il ragazzo che, forgerà con lui un forte legame di amicizia. Inoltre Hardy si batte per lui anche contro lo snobismo di una comunità accademica che non tollera Ramanujan per diversi motivi, tra cui razzismo, pregiudizi e invidia. Sotto la guida di questo eccentrico e burbero professore il lavoro si evolve ma, il giovane contrae la tisi, a quei tempi malattia inguaribile. Nonostante la sua malattia continua fermo e deciso con i suoi numeri, calcoli e teoremi. Grazie al suo mentore e amico, professor Hardy, il giovane riuscirà a dimostrare e pubblicare le sue scoperte,ed ottenere cosìil meritato riconoscimento accademico.
“L'Uomo che vide l'infinito” scritto e diretto da Matthew Brow è un film biografico tratto dal libro omonimo di Robert kanigel, ex docente di 2Science Writing al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Racconta la vera storia di uno dei più grandi matematici del 20° secolo, morto a solo 33 anni per tubercolosi. Durante la sua breve vita riuscì ad elaborare quasi 3900 risultati. Gli appunti del suo ultimo anno di vita rischiarono di essere bruciati ma furono salvati per caso. Ancora oggi le sue teorie sono utilizzate nella più avanzata scienza dell'informatica. Personalmente il film mi è piaciuto. Una bella storia con un buon cast, in particolare i due protagonisti: sia Dev Petel (vincitore del Premio Oscar il “The Millionaire”) nei panni del giovane Ramanujan e Jeremy Irons, nel personaggio dell'eccentrico professor Hardy, hanno dato valore al film con la loro buona interpretazione. Un racconto che mi ha affascinato non solo per il tema riguardante la matematica, ma sopratutto è emozionante il rapporto di amicizia che s’instaura tra queste due persone, Ramanujan e Hardy diversi tra loro, per carattere per cultura, ma entrambi accomunati dalla stessa passione dei numeri.
In conclusione è un buon film accompagnata da una bella fotografia e bei costumi. Lo consiglio perché dà l'occasione di scoprire un lato di storia di cui forse, come me, non conoscevo ancora abbastanza particolari.

Angie

 

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