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Recensioni
 
Di slovo (del 01/08/2016 @ 05:00:00, in redazione, linkato 154 volte)
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La Redazione di Blogbuster augura a tutti Buone Vacanze
Le recensioni riprenderanno il 1° settembre
A presto!

: - D

 
Di Angie (del 29/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 100 volte)
Titolo originale
Abbott and Costello Meet Dr. Jekyll and Mr. Hyde
Produzione
USA 1953
Regia
Charles Lamont
Interpreti
Bud Abbott, Lou Costello, Boris Karloff, Helen Westcott, Craig Stevens.
Durata
73 Minuti

Vi sono film commedie, che nonostante trascorsi molti anni dalla loro visione, si ricordano ancora oggi e si rivedono sempre molto volentieri. Sto parlando di una delle tante famose coppie di comici che hanno lasciato una traccia indelebile al cinema. Si, proprio loro! Chi si ricorda di Gianni e Pinotto (Bud Abbot e Lou Costello), una coppia comica statunitense dal nome italiano che avevano regalato al pubblico tante risate?
Costello (Pinotto) recitava la parte del più fifone, mentre Abbot (Gianni). era il più coraggioso. Questi caratteri della coppia avevano molto in comune con un altro duo comico famosissimo, Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Olio), che hanno fatto divertire grandi e piccini.
Ritorniamo a Gianni e Pinotto e ai lori famosi film dove interpretavano spesso la parte dei poliziotti pasticcioni. I loro film più famosi sono parodie a dei classici film horror hollywoodiani, dove i due personaggi prendevano in giro (tra virgolette) i protagonisti delle saghe horror come Frankenstein, Il conte Dracula, Dottor Jekyll e tanti altri. Il loro primo debutto insieme è a teatro nel 1936. Iniziano poi la loro carriera tra il 1940 e il 1956 prendendo parte a ben 36 pellicole. Ultimo film insieme è nel 1956 con “Gianni e Pinotto Col Botto”.
Tutti i loro film raggiunsero una posizione invidiabile nelle classiche dei maggiori incassi. Nel 1957 la coppia si divide e non hanno purtroppo più occasione di riconciliarsi perché Costello muore giovane nel 1959 a causa di un arresto cardiaco.
Tra i loro classici film horror ho rivisto una proiezione del 1953, regia di Charles Lamont, ”Gianni e Pinotto contro il Dottor Jekyll”, il loro terzo film. Il duo comico interpretano due imbranati poliziotti londinesi che finiscono nelle mire del perfido dottor Jekyll (interpretato da Karloff). Una bella parodia ambientata in una fumosa Londra con effetti speciali e trucco dell'epoca fatti bene. I più giovani forse non conoscono questo duo comico e difficilmente avranno visto i loro film.
Comunque per chi non li conosce e vorrebbe assaporare alcune delle loro parodie proporrei di andare alla ricerca di qualche DVD e visionare una delle loro parodie. Vale anche per tutti coloro che li hanno amati, rivederli è sempre un piacere.

Angie

 
Di Miryam (del 25/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 179 volte)
Titolo originale
Belli di papà
Produzione
Italia - Francia 2015
Regia
Guido Chiesa
Interpreti
Diego Abatantuono, Andrea Pisani, Matilde Gioli, Francesco Di Raimondo, Marco Zingaro.
Durata
100 Minuti

Vincenzo, interpretato da Diego Abatantuono, è un imprenditore di successo che rimasto vedovo deve badare ai suoi tre giovani figli che hanno vissuto sempre nella bambagia, praticamente stanno conducendo una vita piena di agi senza un minimo di responsabilità.
Matteo, ( Andrea Pisani ) è il primogenito, ha in testa solo idee innovative che però non arrivano mai a concrete conclusioni, Chiara ( Matilde Gioli ), sempre vestita alla moda, è un’assidua frequentatrice di locali “in”e va in giro con il suo fidanzato Loris ( Francesco Fachinetti ) il quale non è per niente gradito al padre, infine c’è Andrea ( Francesco di Raimondo ) che è iscritto da due anni a filosofia ma non ha dato neppure un esame, in compenso fa il gigolò in facoltà. Vincenzo, stanco di questa prole alquanto scansafatiche, decide d’ accordo con il suo amico Giovanni ( Antonio Catania ), di architettare una messinscena, cioè far credere ai suoi giovani rampolli che l’azienda di famiglia è in via di fallimento per bancarotta fraudolenta e che per questo motivo devono scappare via da Milano e trovare rifugio in Puglia nella casa ormai fatiscente dei nonni paterni.
Una volta giunti, i ragazzi loro malgrado dovranno cominciare per la prima volta nella loro vita a fare una cosa a loro sconosciuta… rimboccarsi le maniche e trovare un lavoro! Fare remake ormai è diventata un’abitudine non rara, infatti anche Guido Chiesa ha diretto questo film “ Belli di Papà “, rifacendosi ad un vecchio film di origine messicana.
Il risultato però non è niente male, la trama è divertente e tutto sommato rispecchia molto il confronto generazionale tra genitori e figli, i quali, come possiamo notare in questo film, trovandosi in difficoltà, riescono comunque a mettersi alla ricerca di un lavoro per aiutare il padre, svolgendo anche lavori umili non mancando nemmeno di fantasia e iniziativa. Troviamo un Diego Abatantuono fantastico nel suo ruolo che insieme a Catania, qui alquanto antipatico, fa risultare la pellicola molto fresca e scorrevole dove non vengono a mancare scenette comiche e battute ironiche.
Nonostante abbia un finale scontato e prevedibile, come è giusto che sia, risulta un film piacevole, un’ora e mezza da trascorrere in serenità, logicamente adatto ad un pubblico over 50!!

 Miryam

 
Di Asterix451 (del 22/07/2016 @ 05:00:00, in libri, linkato 117 volte)
Titolo originale
Tao of Jeet Kune Do
Autore
Bruce Lee
Editore
Mediterranee - 1983
Prima edizione
Ohara Publications – California - 1975

Jeet Kune Do (“Il Pugno che Intercetta”) è uno stile di combattimento basato sul Wing Chung, codificato da Bruce Lee negli Stati Uniti dopo essersi confrontato con i vari stili tradizionali in voga negli anni ‘70. Senza pregiudizi, egli inseguiva l’idea dell’acqua come metafora del combattente, che è plasmabile, penetrante e profondamente distruttiva; da ciò è nato, appunto, il JKD. “Ogni giorno qualcosa di meno”, alla ricerca della sintesi.
Bruce Lee provò a descriverlo spaziando dal combattimento al significato generale della vita, fino a considerare il JKD una via di liberazione spirituale, unico, come è la natura di ciascun essere umano. Progettava la realizzazione di una imponente enciclopedia delle Arti Marziali ma, a causa della sua morte prematura, il “Tao del Jeet Kune Do” è l’unico libro pubblicato, nel 1975.
Quanto è valido, oggi?
E’ un manuale di JKD tradizionale, ancora praticato da molti, basato sull’economia di movimento e la semplicità delle tecniche; impiega i pugni della Boxe in combinazione con i colpi di gamba degli stili asiatici, con tecniche schiette di corpo a corpo.
“Difesa ed Attacco” sono una cosa sola, contemporanea.
Si predilige “il contrattacco sull’attacco”, slittando su una traiettoria inaspettata per colpire l’avversario. Le finte confondono, per creare aperture nella guardia, oppure si eludono i colpi per guadagnare una posizione offensiva sicura. Come l’acqua che si insinua nelle aperture, i colpi del JKD entrano in quelli dell’avversario sfruttando l’apertura che essi creano.
Il manuale descrive ogni aspetto della lotta, parlandoti delle tue emozioni e le tue paure, con ironia. Le illustrazioni sono disegnate da Bruce, a volte chiare, altre solo abbozzate. Il “segreto non segreto” per picchiare duro è la padronanza istintiva della lotta, affinchè la mente possa occuparsi della strategia senza badare al corpo.
Bruce Lee ha condizionato profondamente lo studio moderno delle Arti Marziali, facendo sì che le sue parole diventassero un coro; oggi leggiamo un manuale di JKD che è considerato “tradizionale”, ma tratta in modo completo la materia del combattimento.
A chi si rivolge?
Non ad un Maestro, perché ne ha già acquisito i contenuti; nemmeno ad un Principiante, che è desideroso di lottare, non mettersi a leggere! Penso sia prezioso per il Medio Combattente, invece: egli avrà l’esperienza necessaria per apprezzare e trarre vantaggio dalla strategia di Lee, e ne avrà bisogno per diventare un atleta migliore.
La lettura non è semplice, e non basta tenerlo in libreria per acquisire i contenuti; probabilmente verrà scartato da chi non ama i libri, mentre altri lo troveranno prolisso e “poco pratico”. Ma, ad altri ancora, insegnerà ad osservare il combattimento per ciò che è, semplice e diretto, spostando l’attenzione sulla preparazione del combattente; lo stesso Paul Vunak, esponente di rilievo del moderno JKD, sostiene che non esistano tecniche superiori, ma solo superiori forme di addestramento.

Asterix451

 
Di Namor (del 18/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 128 volte)
Titolo originale
Risen
Produzione
USA 2016
Regia
Kevin Reynolds
Interpreti
Joseph Fiennes, Tom Felton, Peter Firth, Maria Botto, Luis Callejo.
Durata
107 Minuti
Trailer

Dopo aver fatto crocifiggere Yeshua (Cliff Curtis) e per evitare il nascere di disordini a Gerusalemme, Ponzio Pilato (Peter Firth) su pressioni dei sacerdoti ebrei, ordina al tribuno Clavio (Joseph Fiennes) di far tumulare e sorvegliare il corpo di Gesù per eludere i suoi seguaci dal rapimento del corpo, evitando così la leggenda della sua resurrezione che avrebbe portato enorme scompiglio in città minandone il loro potere, visto che il Cristo aveva dichiarato che sarebbe risorto dopo tre giorni.
Una resurrezione a cui gli anziani sacerdoti non credevano possibile, se non organizzata falsamente dai seguaci di Cristo per poi renderla leggenda a loro favore. Allo scadere dei tre giorni il corpo del messia scompare misteriosamente dalla grotta dove era sorvegliato dalle guardie romane che si danno alla fuga per evitare la punizione. Pilato sotto la incensante pressione dei preoccupati capi religiosi, fa aprire un’indagine a Clavio affinché non risolva al più presto il mistero della sparizione del corpo, visto che la visita dell’Imperatore Tiberio è prossima, e non vuole che ci siano rivolte in atto che possano indispettire l’Imperatore.
Clavio dopo giorni di interrogatori e di ricerche in lungo e in largo riesce a trovare Gesù insieme agli apostoli, ma non il suo cadavere, ma bensì vivo e vegeto. Impressionato da tale scoperta, il tribuno romano decide di seguire a distanza il gruppo in viaggio verso la Galilea per capire il mistero della resurrezione di Cristo.
Diretto e sceneggiato insieme a Paul Aiello, il regista Kevin Reynolds con “Risorto” ispirato dalla resurrezione di Gesù narrata nel nuovo testamento, ci propone un film di indagine visto con gli occhi scettici di un non credente impersonato dal sempre bravo Joseph Fiennes. Il film nonostante tratti un argomento già visto in pellicole del passato ben più valenti e famose, si fa valere nei momenti in cui cerca di discostarsi dai suoi predecessori per non risultare un banale copia e incolla.
Diciamo che non è un film che rimarrà negli annali del cinema, ma per passare una spensierata serata estiva in cui non si ha voglia di uscire, si può tranquillamente vedere.

Namor

 
Di Angie (del 13/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 152 volte)
Titolo originale
Au nom de ma fille
Produzione
Francia 2016
Regia
Vincent Garenq
Interpreti
Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil, Lila-Rose Gilberti
Durata
87 Minuti
Trailer

“Non voglio farmi giustizia da solo” dice Andrè, un uomo provato dal dolore, mentre la polizia di Moulouse irrompe in casa sua e lo pone in custodia cautelare, accusato di rapimento. E così che si apre la prima scena del film. Da qui poi un flashback che racconta tutta la vicenda. Una comune famiglia che inizialmente sembra felice con i propri figli. Ma una relazione extraconiugale della moglie Dany (interpretata da Marie Josèe Croze) con un affascinante medico tedesco Dieter Kromback (Sebastian Koack), porta la coppia alla separazione. Passano gli anni e, Andrè Bamberski (interpretato da Daniel Auteil) ha una nuova compagna (Christelle Cornil) e sono in vacanza in Marocco; mentre i figli ormai grandi sono andati in Germania dalla loro madre e il patrigno, il dottor Dieter Kromback.
E il 10 luglio 1982 quando Andrè, ex marito, riceve una telefonata in cui l’ex moglie gli comunica la morte della loro figlia quattordicenne Kalinka che era in vacanza con lei e il patrigno in Germania. Il padre Andrè, commercialista e uomo meticoloso è convinto che la morte della figlia non si sia trattato di un semplice incidente per cui inizia ad indagare. Gli esiti di un'autopsia sembrano confermare i suoi sospetti e lo spingono ad accusare di omicidio il patrigno di Kalinka, il dottor Dieter Kromback. Andrè che crede fortemente nella giustizia, non sarà questa volta al suo fianco, come quando ottenne il divorzio dalla moglie. Non riesce a far incriminare il dottor Dieter in Germania, quindi avvia un procedimento giudiziario in Francia. Il suo percorso giudiziario sarà molto travagliato e osteggiato su molteplici fronti, primo fra tutti i rapporti internazionali tra i diversi stati Europei coinvolti. Ogni suo amico gli consiglia di seppellire questa faccenda. “Conoscere la verità le farà solo del male” Ma Andrè non può permettere che la morte di sua figlia rimanga impunito. Sarà una lunga battaglia contro tutto e contro tutti a cui dedicherà tutta la sua vita, precisamente 30 anni, sacrificando il suo rapporto con l'altro figlio, l'amore della nuova compagna e il lavoro. “Ho mantenuto la promessa di non arrendermi mai.... Oggi avresti 44 anni. Mi manchi figlia mia!”..... dirà nel finale.
Il regista francese Vincent Garenq che, ama costruire i suoi film su autentici fatti di cronaca giudiziaria, porta sullo schermo una nuova pellicola, suo quarto lungometraggio”In Nome di mia Figlia” tratto da una storia vera. Una drammatica vicenda molto conosciuta in Francia, in Belgio e in Germania sconosciuta invece in Italia, vede come protagonista l'attore francese Daniel Auteuil, recentemente apparso nella pellicola “Le Confessioni”. Una storia che riguarda un caso giudiziario durato trent'anni noto come “affaire Dieter Kromback. Una battaglia solitaria di Bamberski per fare incarcerare l'assassino di sua figlia. Il regista Vincent dopo aver letto il libro, decise di realizzare il film, non solo per raccontare una storia di mala giustizia ma, perché rimase molto colpito da quest'uomo, padre, così testardo (e quale genitore non lo farebbe?) a cui ha dedicato trent'anni della sua vita a scoprire il colpevole della morte di sua figlia.
La pellicola, infatti, ruota intorno alla figura del padre sin dall'inizio della prima scena. E un racconto commovente che coinvolge lo spettatore per un'ora e mezza, nel vedere questa strenua forza di un padre che si oppone a tutti i poteri forti sullo scacchiere politico e giudiziario. Un uomo dal carattere particolare e molto rigoroso che vuole avere sempre ragione. E proprio grazie a questo suo carattere che gli ha permesso di arrivare fino in fondo in questa lunga lotta di giustizia dove niente e nessuno riuscirà a fermarlo. Si è accertato che Andrè Bamberski ha aperto un'associazione e ancora oggi aiuta tutti quelli che hanno problemi con la giustizia tedesca, perché la giustizia tedesca ha la tendenza a proteggere i diritti dei suoi cittadini. Un buon cast di ottimo livello. Bravissimo e perfetto, direi, sopratutto Daniel Auteuil nella sua interpretazione che esprime dolore , rabbia e deciso a non mollare e a ottenere giustizia.
Per quanto mi riguarda il film, a mio giudizio, è ben girato, con inquadrature in primo piano in grado di esprimere tutto il malessere interiore del protagonista. Le scene pur avendo un andamento lento non è da criticare. Anzi alcune storie (come queste) ritengo che per essere raccontate come si deve e fare emergere un po’ di drammaticità alla vicenda hanno bisogno di momenti intensi e ricchi di pathos, che non hanno bisogno di essere mostrati con ritmo incalzante. In conclusione è una pellicola (anche se fa tanta rabbia) merita la sua visione solo per la storia, immenso elogio alla ricerca della verità, anche quando tutto il mondo sembra essere nemico.

Angie

 
Di Miryam (del 08/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 141 volte)
Titolo originale
Everest
Produzione
USA 2016
Regia
Baltasar Kormákur
Interpreti
Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson
Durata
121 Minuti

L’11 maggio del 1996, otto persone morirono dopo essere riusciti a mettere la fatidica bandierina sulla vetta dell’Everest.
Il film racconta la vera storia di questa tragedia avvenuta soprattutto per la scarsa professionalità del gruppo. Nepal, Rob Hall ( Jason Clarke ), esperto alpinista neozelandese decide per la quinta volta a scalare l’Everest con la sua compagnia la Adventure Consultants. Tra i suoi clienti questa volta spiccano il suo amico postino Doug Hansen ( John Hawkes ), il ricco texano Beck Weathers ( Josh Brolin ) e l’alpinista Jon Krakauer ( Michael Kelly ).
Durante il solito addestramento obbligatorio per compiere certe imponenti scalate, Rob viene a conoscenza che altre compagnie sono intenzionate a salire sulla vetta lo stesso giorno, in mezzo a queste spicca proprio quella del suo rivale e amico Scott Fischer ( Jake Gyllenhaal ). Nonostante i vari avvertimenti di Hall che salire così in tanti avrebbe comportato più rischi sulla scalata, tutti i gruppi partirono per la cima perché nessuno voleva posticipare l’evento, ignari della tragedia che si stava per abbattere su di loro.
Partirono così tutti dal campo base, durante la salita non ci furono molti problemi, alcuni tornarono indietro per il troppo freddo, altri per la mancanza del respiro, del resto l’Everest è alto quasi novemila metri, a quell’altezza viene a mancare l’ossigeno e l’aria diventa sempre più rarefatta. Il problema più grave si presentò durante il ritorno. Una violenta tempesta di neve si abbattè sul numeroso gruppo di persone e purtroppo i gravi ritardi sulla tabella di marcia non hanno certo aiutato i nostri scalatori. Alcuni di loro non ce la fanno, nemmeno lo stesso Hall che è tornato indietro per aiutare il suo amico, strazianti sono le sue ultime parole dette via satellitare alla moglie che è a casa in attesa della sua prima figlia. L’alpinista Beck invece che si era fermato a metà percorso, dopo una notte passata all’addiaccio, riesce a tornare al campo dove viene recuperato dall’elicottero ma questa triste avventura le fece perdere l’uso delle mani e del naso, però riuscì almeno a riabbracciare la moglie e i suoi figli.
Regista della pellicola è l’islandese Baltasar Kormàkur già conosciuto per aver diretto “Cani sciolti”. Qui esprime attraverso una fantastica scenografia che la natura ha sempre l’ultima parola, che la montagna non perdona e purtroppo ha sempre la meglio su tutto e su tutti. Attraverso delle riprese verticali, scene di repertorio, aiutato anche dalla tecnica del 3D, riesce a dare allo spettatore l’impressione di essere in quel luogo ovattato e freddo.
È un film che fa emozionare e come sempre mette in risalto i limiti che il genere umano vuole valicare. Purtroppo sulle pareti ghiacciate dell’ Everest hanno perso la vita numerose persone e questa storia, forse la più sanguinosa, è stata narrata nei minimi dettagli dal giornalista Jon Krakauer che ha raccontato tutto nel libro “L’Aria Sottile”.
È una pellicola da vedere, soprattutto per chi come me ama le storie vere e purtroppo con risvolti catastrofici!

Miryam

 
Di Namor (del 04/07/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 217 volte)
Titolo originale
The Night Manager
Produzione
Regno Unito, Stati Uniti d'America 2016
Episodi / Durata
6 / 58 Minuti

Dopo aver prestato servizio nell’esercito britannico, Jonathan Pine (Tom Hiddleston) ora copre il ruolo di direttore d’albergo presso l’Hotel Nefertiti al Cairo. Durante una manifestazione armata di alcuni dissidenti contro Mubarak, Pine, grazie ad una misteriosa e affascinante donna viene in possesso di alcuni preziosi documenti che attestano la vendita illegale di armi da guerra. Dopo la dovuta ricerca, Pine informa un suo amico che lavora per l’intelligence britannica di cui è a capo Angela Burr (Olivia Colman), che prontamente arruola l’ex soldato per incastrare uno dei più pericolosi criminali del mondo, lo spietato trafficante d’armi Richard Onslow Roper (Hugh Laurie).
Pine con uno studiato stratagemma s’infiltra all’interno dell’organizzazione acquisendo la fiducia di Roper, che più volte dubbioso lo metta alla prova dopo aver setacciato il suo passato che risulta appropriato per far parte della sua squadra. Ma i veri ostacoli per portare a termine la missione sono ancora più insidiosi di quelli previsti, vista la reticenza nei suoi confronti di Corkoran (Tom Hollander) il sospettoso luogotenente di Roper, e l’imprevisto innamoramento di Jed (Elizabeth Debicki) la giovane amante di Roper. “The Night Manager” serie britannica composta da 6 episodi è tratta dal romanzo “Il direttore di notte” di John Le Carrè pubblicato nel 1993.
La serie è diretta dalla regista Susanne Bier, premio Oscar per il miglior film straniero “In un mondo migliore”. Il cast è composto da Hugh Laurie il Dottor House dell’omonima serie tv nei panni del cattivo trafficante d’armi, a osteggiare i suoi piani è Tom Hiddleston, famoso per aver interpretato il malvagio Loki, fratello del Dio del tuono Thor. La Colmann, la Debicki e Hollander completano il cast con buone interpretazioni.
Le molteplici ambientazioni dove e stata girata la serie sono molto suggestive e ben curate, così come la fotografia e i costumi di scena che ricordano leggermente quelle di James Bond. Non a caso, grazie a questa serie Tom Hiddleston potrebbe ritrovarsi a impersonare il ruolo vacante di 007 dopo la rinuncia di Daniel Craig. Il casting è partito, e voci di corridoio vogliono che la Broccoli sia seriamente intenzionata a reclutarlo per affrontare l’eterna minaccia dell’Hidra.
Personalmente ritengo che Hiddleston potrebbe essere un degno sostituto di Craig, a patto che lavori per migliorare fisico ed espressioni più consone al personaggio di Ian Flemming, poiché il suo punto di forza attuale sono gli occhi da malinconico tenerone che piace tanto al pubblico femminile, ma che non si sposa per niente con il mitico agente 007.
Per quanto riguarda la serie, il mio giudizio e più che sufficiente, ma mi aspettavo qualcosa di più visto gli interpreti e il soggetto da cui è tratta. Sembra che la produzione stia pensando a una seconda stagione, vedremo se miglioreranno quello che c’è da perfezionare per creare le basi di una longevità più duratura nell’universo serie TV.

Namor

 
Di Angie (del 27/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 245 volte)
Titolo originale
The Man Who Knew Infinity
Produzione
USA 2015
Regia
Matt Brown
Interpreti
Dev Patel, Jeremy Irons, Devika Bhise, Toby Jones, Stephen Fry
Durata
108 Minuti

India Coloniale 1912. Un giovane indiano Srinavasa Ramanujan (Dev Petel) appassionato della matematica e completamente autodidatta, si riscopre un genio matematico.
Secondo lui è un dono divino. Senza una laurea, né istruzione riusciva ad intuire passaggi matematici ancora sconosciuti. Determinato a seguire questa sua passione: ”La matematica”, decide di inviare a un illustre professore inglese G.H.Hardy (interpretato da Jeremy Irons), le sue recenti scoperte. Intuite le potenzialità del ragazzo, il professore, nonostante il parere contrario dei suoi colleghi, lo convoca al Trinity College di Cambridge, deciso a fargli da mentore. Il giovane Ramanujan parte così per l'Inghilterra contro il volere della madre, lascia la sua terra e la sua amata sposa Janaki (Devika Blise).
Una volta giunto a Cambridge il giovane matematico si ritrova con i professoroni a combattere il pregiudizio di non avere un titolo di studio. C'è ostilità e scetticismo verso Ramanujan, in quanto elabora le sue teorie matematiche senza alcun training formale, non sapendo esattamente dimostrare come ci fosse arrivato. Lui affermava che quelle formule gliele dava una dea Indù, divinità domestica della sua famiglia. Ma il professor Hardy che riconosce in lui una mente prodigiosa e fuori dal comune per le sue intuizioni matematiche, s'impegna a collaborare con il ragazzo che, forgerà con lui un forte legame di amicizia. Inoltre Hardy si batte per lui anche contro lo snobismo di una comunità accademica che non tollera Ramanujan per diversi motivi, tra cui razzismo, pregiudizi e invidia. Sotto la guida di questo eccentrico e burbero professore il lavoro si evolve ma, il giovane contrae la tisi, a quei tempi malattia inguaribile. Nonostante la sua malattia continua fermo e deciso con i suoi numeri, calcoli e teoremi. Grazie al suo mentore e amico, professor Hardy, il giovane riuscirà a dimostrare e pubblicare le sue scoperte,ed ottenere cosìil meritato riconoscimento accademico.
“L'Uomo che vide l'infinito” scritto e diretto da Matthew Brow è un film biografico tratto dal libro omonimo di Robert kanigel, ex docente di 2Science Writing al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Racconta la vera storia di uno dei più grandi matematici del 20° secolo, morto a solo 33 anni per tubercolosi. Durante la sua breve vita riuscì ad elaborare quasi 3900 risultati. Gli appunti del suo ultimo anno di vita rischiarono di essere bruciati ma furono salvati per caso. Ancora oggi le sue teorie sono utilizzate nella più avanzata scienza dell'informatica. Personalmente il film mi è piaciuto. Una bella storia con un buon cast, in particolare i due protagonisti: sia Dev Petel (vincitore del Premio Oscar il “The Millionaire”) nei panni del giovane Ramanujan e Jeremy Irons, nel personaggio dell'eccentrico professor Hardy, hanno dato valore al film con la loro buona interpretazione. Un racconto che mi ha affascinato non solo per il tema riguardante la matematica, ma sopratutto è emozionante il rapporto di amicizia che s’instaura tra queste due persone, Ramanujan e Hardy diversi tra loro, per carattere per cultura, ma entrambi accomunati dalla stessa passione dei numeri.
In conclusione è un buon film accompagnata da una bella fotografia e bei costumi. Lo consiglio perché dà l'occasione di scoprire un lato di storia di cui forse, come me, non conoscevo ancora abbastanza particolari.

Angie

 
Di Miryam (del 24/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 163 volte)
Titolo originale
Cast Away
Produzione
USA 2000
Regia
Robert Zemeckis
Interpreti
Tom Hanks, Helen Hunt, Chris Noth, Paul Sanchez, Lari White.
Durata
140 Minuti

Tennessee, nella città di Memphis, Chuck Noland ( Tom Hanks ) vive la sua vita tranquilla che si divide tra il lavoro che svolge con passione e l’amore per Kelly Frears ( Helen Hunt ), la sua fidanzata che ha deciso di sposare appena torna da uno dei suoi soliti viaggi.
Questa volta si deve recare in Thailandia sempre per conto della sua ditta, la Fedex,una grande azienda di spedizioni famosa e operante in tutto il mondo.
Purtroppo l’aereo su cui si è imbarcato si imbatte in una violenta tempesta precipitando in mare. Chuck riesce a salvarsi nuotando fino ad un’isola deserta convinto che prima o poi lo avrebbero cercato e ricondotto a casa. Nel frattempo, il nostro amico deve comunque imparare a sopravvivere, quindi si mette alla ricerca del cibo e così tra noci di cocco e granchi cerca di ammazzare il tempo che qui non manca certamente.
Quell’attesa dei soccorsi intanto si protrae per quattro anni, in questo lungo lasso di tempo, Chuck ha imparato persino ad accendere il fuoco, a procacciarsi il cibo. Ogni tanto il mare restituisce qualche pezzo dell’aereo e un giorno, tra questi, si arenò un pallone da volley ancora incartato nel suo involucro con impressa la sua marca… “Wilson”.
Quell’insignificante pallone divenne per Chuck il suo compagno d’avventura al quale confidargli i suoi pensieri anche per non impazzire. Nonostante tutto ciò, la solitudine è terribile da sopportare, il tempo passa e nessuno lo cerca, tanto che spesso affiora nella sua mente il pensiero di uccidersi. Ma ecco un piccolo spiraglio di luce, il mare restituisce un detrito di vetroresina, vedendo la sua ottima resistenza al vento, Chuck decide di costruire una zattera per poter superare la resistente barriera corallina che circonda l’isola e spingersi poi in mare aperto nella speranza di trovare dei soccorsi. Così fece, ma durante una terrificante tempesta, il suo “amico” Wilson viene scaraventato in mare, per poco anche Chuck nel tentativo di recuperarlo, rischia di fare la stessa fine. Quando ormai è allo stremo delle forze, incontra una nave che lo raccoglie riportandolo nel mondo civile. La sua vita non sarà più la stessa, la sua compagna Kelly dopo quattro lunghi anni dato come disperso, pur amandolo ancora si è rifatta una vita. Anche Chuck è cambiato, dopo quella triste esperienza vuole cominciare da zero, ripartire con una nuova vita.
Robert Zemechis, regista di “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, della trilogia di “Ritorno al Futuro”, è anche l’artefice di “Cast Away”, secondo film fatto con la collaborazione di Tom Hanks dopo “Forrest Gump”.
Non è certo difficile parlare della bravura degli attori di questa pellicola visto che è sorretta da un unico e fantastico attore, lo straordinario Tom Hanks. In questo film poi esprime tutto se stesso, basti pensare che da solo riesce ad intrattenere ed appassionare lo spettatore per l’intera durata senza parlare. Il film è stato girato in due periodi di tempo separati da diversi mesi, questa pausa fu necessaria perché Hanks doveva perdere almeno venti chili per interpretare il ruolo del naufrago.
Durante questo intervallo il regista riuscì persino a dirigere un altro film “Le verità nascoste”. Concludendo vorrei anche aggiungere che oltre alla bravura del nostro protagonista che è riuscito a farmi commuovere nella scena dove perde il suo caro amico Wilson, un elogio va dato anche a Zemechis per la scenografia stupenda, per gli effetti speciali durante la caduta dell’aereo.
Insomma, nonostante possa sembrare lento, il tempo scorre per la trama molto coinvolgente, quindi se non l’avete già fatto, vi consiglio la visione.

 Miryam

 
Di Asterix451 (del 20/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 188 volte)
Titolo originale
The Warriors
Produzione
USA 1979
Regia
Walter Hill
Interpreti
Michael Beck, James Remar, Dorsey Wright, Brian Tyler, David Harris.
Durata
92 Minuti

Alla fine degli anni ’70, nella città di New York i giovani appartenenti alle gangs sono circa sessantamila, tre volte più numerosi dei poliziotti che li contrastano. Cyrus, il capo della gang più potente, lo sa e sta cercando di sfruttare questo vantaggio numerico per riunirle in un esercito malavitoso. Prima, però, occorre stabilire una tregua che annulli le guerre tra i vari quartieri: vuole parlare a tutti, nel Bronx, in un incontro senza armi che permetterà ai delegati di ogni banda di trovare un’intesa “militare”.
I Guerrieri di Coney Island, gli Warriors, si presentano all’incontro e Cyrus comincia a parlare: il suo piano è ambizioso, ma realizzabile; tutti se ne rendono conto ma… intanto c’è una pistola che passa di mano in mano e poi, all’improvviso, uno sparo. Il capo carismatico cade a terra e il parco sprofonda nel caos: la Polizia irrompe mentre Fox, uno dei Guerrieri, ha visto chi ha sparato ed è stato visto a sua volta prima di essere costretto a scappare. Cyrus viene inutilmente soccorso e l’assassino, avvicinandosi al suo corpo, accusa i Guerrieri dell’omicidio: nel giro di poco, tutte le bande della città ricevono l’ordine di catturarli affinchè sia fatta giustizia.
Comincia così la corsa disperata verso la metropolitana, territorio neutrale e unico mezzo per tornare al sicuro nel loro territorio. I Guerrieri non sanno di essere ricercati, ma la loro attenzione è massima perché danno per scontato che la tregua tra le bande non sia più valida, adesso. Capeggiati da Swan (Michael Beck), i ragazzi inizieranno la loro estenuante notte per le strade, scontrandosi con le altre gangs e la Polizia a ogni fermata della metro, sino a quando…
“I guerrieri della notte” è un film cult, figlio di un’epoca in cui le pellicole dedicati alle bande giovanili erano garanzia di successo ai botteghini, sfruttando un tema sociale che persiste tuttora non solo negli Stati Uniti. Solo per citare i più famosi e appassionanti, “I ragazzi della 56a strada” di Coppola, dai quali uscirono Matt Dillon, Diane Lane, Patrick Swayze, Tom Cruise, Ralph Macchio; “Bad Boys”, con un giovanissimo Sean Penn che poi cambierà “bandiera” nel film di Dennis Hopper “Colors-Colori di Guerra”, diventando poliziotto di fianco a Robert Duvall. La lista è molto lunga, passando anche per “Grease” e “La febbre del Sabato sera”, forse tutti figli di “Gioventù Bruciata” del 1955, con James Dean.
“I guerrieri della notte” non ha portato grande notorietà agli attori, ma ha consacrato al cinema d’azione il regista, un grande specialista del genere d’azione che è Walter Hill. Dopo un esordio da sceneggiatore, Hill passa dietro alla macchina da presa verso la metà degli anni ’70 e si fa notare davvero nel 1978, con “Driver-l’imprendibile”, dirigendo Ryan O’Neal e Isabelle Adjani in un road movie che fece scalpore per le sequenza al volante. L’anno successivo torna in sala con “I guerrieri della notte”, appunto, facendo il bis di incassi e acquistando una grande notorietà. Pur essendo dedito al cinema d’intrattenimento, Walter Hill cura molto gli aspetti chiave dei suoi film, dimostrando una padronanza del cinema che ha fatto scuola. Tutti i suoi film sono caratterizzati dalla necessità del protagonista di compiere un’impresa disperata, per una scelta morale che redime il suo passato: casting, montaggio accurato, colonne sonore sempre azzeccate e spessore del personaggio sono basilari. I suoi ambienti sono le città o il vecchio West, nei quali si è alternato con titoli ancora oggi godibilissimi come “48 ore”, “Danko”, “Johnny il Bello”, “Strade di Fuoco”, “I guerrieri della notte”, “Geronimo”, “Ancora vivo” fino all’ultimo “Jimmy Bobo”, con Stallone.
“I guerrieri della notte” comincia in metro, con titoli di testa schizzati come graffiti e la celeberrima, bellissima canzone di Barry De Vorzon che introduce la storia. Dialoghi volgari, slang, sono comunque intelligenti e mai banali, come l’intreccio e la tensione che scaturisce da una storia semplice, neppure originale, che però trascina lo spettatore da una stazione della metro all’altra, in un’America senza cellulare che diffondeva i bollettini sulla corsa dei Guerrieri via radio, con la voce di una speaker di colore di cui si vedono soltanto le labbra vicino al microfono. La rissa con i Turnbulls nella toilette della metro, come quella con i Baseball Furies nel parco, resisteranno ancora molti anni per l’accuratezza del montaggio e la combinazione di realismo e spettacolarità che sanno esaltare lo spettatore. Il capo dei Guerrieri è Swan, ben interpretato Michael Beck, che trovo somigli in maniera curiosa a Heath Ledger, per quanto la recitazione non sia neanche paragonabile. James Remar è Ajax, prepotente e rissoso, ed è l’unico che abbia proseguito la carriera con ruoli d’antagonista in vari titoli d’azione. Tutto il cast è poco conosciuto in Italia, ma l’interpretazione di tutti è adeguata e interessante a distinguere il carattere delle varie bande.
Credo che questo sia il primo film davvero esaltante che ricordi della mia infanzia (insieme, guarda caso, a Driver). Per me è un “doppio pollice su” ancora oggi consigliabile con le solite raccomandazioni: è violento senza particolari risvolti culturali, ma di sicuro impatto per quelli che amano il genere urbano d’azione, il rockettone anni ’80 e, naturalmente, il grande Walter Hill.

Asterix451

 
Di Namor (del 17/06/2016 @ 05:00:00, in libri, linkato 182 volte)
Titolo originale
The girl on the train
Autore
Paula Hawkins
Editore
Piemme
Prima edizione
2015

Rachel puntualmente tutte le mattine prende il treno che dalla periferia di Londra la porta in città al lavoro, questo è quello che la sua coinquilina crede di sapere, ma in realtà Rachel non va a lavorare, poiché ha perso il lavoro da mesi per il vizio del bere. Una debolezza a cui non sa resistere e che puntualmente ogni giorno cede ubriacandosi fino al punto di non ricordare cosa ha fatto il giorno prima della sbornia. A farne le spese della sua collera innescata dall’alcol, è l’ex marito Tom e la sua attuale compagna Anna, la donna che gli ha portato via il marito dopo che lui l’ha lasciata accusandola di aver rovinato il matrimonio per la sua dipendenza dall’ alcol.
Il treno con cui viaggia Rachel tutte le mattine, si ferma a uno stop obbligatorio davanti ad una casa abitata da Megan e suo marito Scott Hipwell. Lei li osserva e fantastica sulla loro vita ogni volta che li vede, fin che un bel giorno Megan scompare, per poi essere ritrovata cadavere dopo vari giorni. Gli inquirenti non hanno prove, ma sospettano del marito che disperato aspetta l’evolversi della situazione rimanendo chiuso in casa per sfuggire ai mass media.
Col passare dei giorni si scopre che Megan non era la dolce mogliettina che Rachel credeva che fosse, visto che egli stessa la vista baciare un uomo che non era il marito in pieno centro.
E se fosse stato quell’uomo a uccidere Megan? Presa da questa ferrea convinzione Rachel va dalla polizia per raccontare l’accaduto, e poi come se non bastasse, da bugiarda incallita che è, si reca da Scott fingendosi amica di Megan per aiutarlo a scoprire il colpevole.
L’intricata matassa si srotola quando in Rachel riaffiora un ricordo che in un primo momento crede una delle sue tante fantasie elaborata all’ennesima sbronza, ma in realtà è l’inizio della risoluzione della misteriosa morte di Megan.
Decantato dalla critica come uno dei casi editoriali più intriganti dell’anno, “La ragazza del treno” scritto da Paula Hawkins ha riscosso un grande successo al punto che è già stato girato un film con protagonista la bravissima Emily Blunth nel ruolo della protagonista ubriacona.
Dopo aver letto le 306 pagine del libro con molta fatica, mi permetto di discostarmi dal giudizio positivo della critica in merito al testo della Hawkins, il quale viene definito come un thriller carico di suspense… Dove sia presente la suspense me lo devono spiegare! Ad ogni modo, secondo il mio modesto parere il libro e da catalogare nella categoria dei drammatici e non nei thriller, visto che si ravviva solo nelle ultime 70 pagine finali dopo aver vissuto le antipatiche evoluzioni della ancor più antipatica protagonista nelle precedenti pagine.
Sicuramente questo sarà uno dei pochi casi in cui la pellicola potrebbe essere più godibile del libro, questo se sarà scritta una buona sceneggiatura che cancelli il lento evolversi della storia e il finale banalmente frettoloso e privo di originalità del testo originale.

Namor

 
Di Andy (del 13/06/2016 @ 05:00:00, in live report, linkato 202 volte)
Evento
Concerto
Artista/i
Antonello Venditti
Location
Sanremo Teatro Ariston
Data
27 Maggio 2016

Finalmente dopo anni che lo sognavo, insieme al mio amico Namor, ho avuto la grande fortuna di vedere uno dei miei miti di gioventù e cioè Antonello Venditti, indubbiamente uno dei più grandi cantautori italiani Ringrazio per questo il teatro Ariston che ci ha dato la possibilità di vedere un artista del genere a due chilometri da casa, in una location che è sempre di tutto rispetto. Premetto subito che le aspettative non sono state deluse, anzi.
Con Namor abbiamo notato subito un palco ben nutrito di strumentazione, con addirittura due batterie e lasciando presagire un sound molto corposo.Antonello è arrivato con gli immancabili Ray-Ban e ha iniziato puntualissimo con una grande canzone, “Raggio di luna” dando subito l’idea di quello che sarebbe stato il sound; melodico ma con una base rock veramente tosta formata dalle due batterie, un gran basso granitico suonato dallo storico bassista dei Goblin e da due ottime chitarre, tastiera avvolgente e due bravissime coriste che si dimostrano subito molto brave; come secondo pezzo la title track del disco nuovo, Tortuga, ha suonato davvero potente con le due batterie e un bellissimo video che girava sul mega schermo montato sul palco, un video che riportava al sessantotto e alle proteste giovanili di cui Venditti è sempre stato portavoce e quindi.emozioni subito! Grande solo di sax finale e poi, come terzo pezzo, beh, “Giulio Cesare”, chi conosce Antonello sa che canzone è, un testo meraviglioso sulla scuola e sulle sensazioni di giovane studente alla scoperta della vita, ambientato in un’Italia di altri tempi, eppure ancora così attuale; inutile dire che ce la siamo cantata tutti insieme a lui…brividi ancora adesso a pensarci!
E poi avanti con una scaletta mitica, una versione di “Lilly” fantastica, chitarra, piano e voce, un testo sulla droga da far rabbrividire; Antonello ha il potere di toccare il cuore ed è proprio la sua forza, con parole semplici ma pesanti come massi, di una disperazione rabbiosa che ti trascina dentro la storia che racconta, con una voce ancora incredibile; uno dei momenti migliori del concerto. Molto bella anche la versione molto reggae di “Piero e Cinzia”, che parla del famoso concerto di Bob Marley a San Siro e poi “Nata sotto il segno dei pesci”, che Namor aspettava con ansia, che dire…fantastica, cantata con grande trasporto e che mi riporta ai miei quattordici anni, un testo che m’incanta ancora oggi, un capolavoro della musica cantautorale italiana, l’insoddisfazione per non aver realizzato la vita sperata, insieme alla propria compagna di diciotto anni.
E poi “Bomba o non bomba”, “Sara”, fino a “Notte prima degli esami”, una canzone che io adoro da sempre e che ascolto sempre come la prima volta, una poesia musicale che racchiude delle immagini stupende di vari stati d’animo, in una notte insonne di ansia e amore e che ha ispirato il bellissimo film di Brizzi e che ovviamente è stata cantata da tutto il pubblico presente, compresa mia moglie che si è commossa come parecchie altre signore in platea; una grandissima emozione!
Ma belli anche molti pezzi più recenti, “Non so dirti quando” dall’ultimo disco, dedicata a chi non c’è più, come Pino Daniele, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dei quali scorrevano le foto sullo schermo e ancora “Dalla pelle al cuore ”, ”Che fantastica storia è la vita”.
Insomma, un gran concerto, suonato splendidamente e con un Venditti in ottima forma, con una gran voce e un grande carisma, supportato da una super band composta da ottimi musicisti. Insomma, considerando che erano un po’ di anni che speravo di vederlo live, direi che con un concerto così coinvolgente, è valsa la pena aspettare…. Grande Antonello!

Andy

 
Di Angie (del 06/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 199 volte)
Titolo originale
Money Monster
Produzione
USA 2016
Regia
Jodie Foster
Interpreti
George Clooney, Julia Roberts, Jack O'Connell, Dominic West, Caitriona Balfe.
Durata
98 Minuti
Trailer

Lee Gates (George Clooney) è un giornalista televisivo e insieme alla sua produttrice Patty (Julia Roberts) conduce una trasmissione tv dal titolo “Money Monster” riguardante il mercato finanziario. Il giornalista durante il suo show televisivo commenta tra un balletto e una battuta, l’andamento della borsa e consiglia ai suoi telespettatori suggerimenti come investire il proprio denaro. Poi a lui non interessa se i telespettatori possono guadagnare o perdere i soldi investiti sotto i suoi consigli.
Questo fino al momento quando durante una delle sue dirette seguite da milioni di persone, viene preso in ostaggio da un giovane sprovveduto investitore, Kyle Budwell (Jack O'Connell), infuriato per aver perso tutti i suoi risparmi a causa di un investimento suggerito proprio da Gates, che si è mostrato un vero e proprio fallimento. Il ragazzo costringe il conduttore a indossare un gilet pieno di esplosivo e minaccia di farlo saltare in aria se non si presenta al più presto il proprietario dell'azienda investitrice per spiegare il motivo del crollo del titolo da lui investito.
E l'inizio di un'adrenalinica lotta contro il tempo: Lee che cerca di far di tutto per restare in vita, mentre la sua produttrice Patty che cerca in tutti i modi di salvarlo, scopre una scomoda e cruda verità su cosa succede dietro a questo mercato dell'alta tecnologia.
Jodie Foster, attrice, regista e produttrice vincitrice di due Premi Oscar, tre Golden Globe, tre premi Bafta e uno Screem Actors Guild Award, aveva già esordito con il film “Il mio piccolo genio” 1991, torna nuovamente dietro la macchina da presa con “Money Monster - L'altra faccia del denaro”, suo quarto film presentato al Festival di Cannes 2016 fuori concorso. I protagonisti sono due grandi attori noti al grande pubblico: George Clooney e Julia Roberts. Non è la prima volta che recitano insieme, infatti, entrambi hanno preso parte a “Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco” e “Ocean's Twelve” diretti entrambi da Steven Soderbergh. Money Monster è un thriller con sfumature da commedia, sul'alta finanza che si basa su temi scottanti riguardanti le speculazioni finanziarie, racconta come il progresso tecnologico, l'economia diventa sempre più veloce facendo viaggiare i soldi da un continente all'altro in pochi secondi.
Il problema, poi diventa dramma quando subentra il fattore umano, ad esempio l'avidità dei capitalisti che vogliono avere sempre di più e chi ne fa le conseguenze è sempre purtroppo la gente comune. All'inizio mi è sembrata una pellicola leggera, divertente, quello della televisione che vende soldi con un Clooney nei panni di un presentatore al quanto ridicolo. Invece ben presto il film ha virato verso un thriller teso e coinvolgente, dove i nemici questa volta sono le banche e la finanza disonesta che gettano sul lastrico milioni di persone. Gli attori sono molto bravi, sia Julia Roberts nella parte della regista amica del conduttore televisivo e sia Jack O'Connell, nella parte del giovane attentatore truffato. George Clooney nella parte di Lee Gates (a mio giudizio) è stato magnifico la sua e un’ ottima interpretazione. Passa con semplicità e scioltezza da una prima parte che si presenta come un uomo vanitoso e presuntuoso da prendere a schiaffi, ad una seconda parte dove cambia improvvisamente, si ridimensiona, prende coscienza della situazione e comprende le ragioni del suo povero carnefice. A me personalmente il film è piaciuto, si lascia guardare prima di tutto per la trama intrigante, temi reali, come il mondo economico che specula sui piccoli investitori. Poi lo svolgimento della storia che avviene tra comicità e drammaticità riesce ugualmente a mantenere alta la tensione per tutta la durata della visione. Infine per il cast che offre una grande performance dei tre attori principali: George Clooney, Julia Roberts e Jack O'Connell, bravi ad appassionare e coinvolgere lo spettatore.

Angie

 

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