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Recensioni
 
Di Angie (del 27/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 67 volte)
Titolo originale
The Man Who Knew Infinity
Produzione
USA 2015
Regia
Matt Brown
Interpreti
Dev Patel, Jeremy Irons, Devika Bhise, Toby Jones, Stephen Fry
Durata
108 Minuti

India Coloniale 1912. Un giovane indiano Srinavasa Ramanujan (Dev Petel) appassionato della matematica e completamente autodidatta, si riscopre un genio matematico.
Secondo lui è un dono divino. Senza una laurea, né istruzione riusciva ad intuire passaggi matematici ancora sconosciuti. Determinato a seguire questa sua passione: ”La matematica”, decide di inviare a un illustre professore inglese G.H.Hardy (interpretato da Jeremy Irons), le sue recenti scoperte. Intuite le potenzialità del ragazzo, il professore, nonostante il parere contrario dei suoi colleghi, lo convoca al Trinity College di Cambridge, deciso a fargli da mentore. Il giovane Ramanujan parte così per l'Inghilterra contro il volere della madre, lascia la sua terra e la sua amata sposa Janaki (Devika Blise).
Una volta giunto a Cambridge il giovane matematico si ritrova con i professoroni a combattere il pregiudizio di non avere un titolo di studio. C'è ostilità e scetticismo verso Ramanujan, in quanto elabora le sue teorie matematiche senza alcun training formale, non sapendo esattamente dimostrare come ci fosse arrivato. Lui affermava che quelle formule gliele dava una dea Indù, divinità domestica della sua famiglia. Ma il professor Hardy che riconosce in lui una mente prodigiosa e fuori dal comune per le sue intuizioni matematiche, s'impegna a collaborare con il ragazzo che, forgerà con lui un forte legame di amicizia. Inoltre Hardy si batte per lui anche contro lo snobismo di una comunità accademica che non tollera Ramanujan per diversi motivi, tra cui razzismo, pregiudizi e invidia. Sotto la guida di questo eccentrico e burbero professore il lavoro si evolve ma, il giovane contrae la tisi, a quei tempi malattia inguaribile. Nonostante la sua malattia continua fermo e deciso con i suoi numeri, calcoli e teoremi. Grazie al suo mentore e amico, professor Hardy, il giovane riuscirà a dimostrare e pubblicare le sue scoperte,ed ottenere cosìil meritato riconoscimento accademico.
“L'Uomo che vide l'infinito” scritto e diretto da Matthew Brow è un film biografico tratto dal libro omonimo di Robert kanigel, ex docente di 2Science Writing al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Racconta la vera storia di uno dei più grandi matematici del 20° secolo, morto a solo 33 anni per tubercolosi. Durante la sua breve vita riuscì ad elaborare quasi 3900 risultati. Gli appunti del suo ultimo anno di vita rischiarono di essere bruciati ma furono salvati per caso. Ancora oggi le sue teorie sono utilizzate nella più avanzata scienza dell'informatica. Personalmente il film mi è piaciuto. Una bella storia con un buon cast, in particolare i due protagonisti: sia Dev Petel (vincitore del Premio Oscar il “The Millionaire”) nei panni del giovane Ramanujan e Jeremy Irons, nel personaggio dell'eccentrico professor Hardy, hanno dato valore al film con la loro buona interpretazione. Un racconto che mi ha affascinato non solo per il tema riguardante la matematica, ma sopratutto è emozionante il rapporto di amicizia che s’instaura tra queste due persone, Ramanujan e Hardy diversi tra loro, per carattere per cultura, ma entrambi accomunati dalla stessa passione dei numeri.
In conclusione è un buon film accompagnata da una bella fotografia e bei costumi. Lo consiglio perché dà l'occasione di scoprire un lato di storia di cui forse, come me, non conoscevo ancora abbastanza particolari.

Angie

 
Di Miryam (del 24/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 58 volte)
Titolo originale
Cast Away
Produzione
USA 2000
Regia
Robert Zemeckis
Interpreti
Tom Hanks, Helen Hunt, Chris Noth, Paul Sanchez, Lari White.
Durata
140 Minuti

Tennessee, nella città di Memphis, Chuck Noland ( Tom Hanks ) vive la sua vita tranquilla che si divide tra il lavoro che svolge con passione e l’amore per Kelly Frears ( Helen Hunt ), la sua fidanzata che ha deciso di sposare appena torna da uno dei suoi soliti viaggi.
Questa volta si deve recare in Thailandia sempre per conto della sua ditta, la Fedex,una grande azienda di spedizioni famosa e operante in tutto il mondo.
Purtroppo l’aereo su cui si è imbarcato si imbatte in una violenta tempesta precipitando in mare. Chuck riesce a salvarsi nuotando fino ad un’isola deserta convinto che prima o poi lo avrebbero cercato e ricondotto a casa. Nel frattempo, il nostro amico deve comunque imparare a sopravvivere, quindi si mette alla ricerca del cibo e così tra noci di cocco e granchi cerca di ammazzare il tempo che qui non manca certamente.
Quell’attesa dei soccorsi intanto si protrae per quattro anni, in questo lungo lasso di tempo, Chuck ha imparato persino ad accendere il fuoco, a procacciarsi il cibo. Ogni tanto il mare restituisce qualche pezzo dell’aereo e un giorno, tra questi, si arenò un pallone da volley ancora incartato nel suo involucro con impressa la sua marca… “Wilson”.
Quell’insignificante pallone divenne per Chuck il suo compagno d’avventura al quale confidargli i suoi pensieri anche per non impazzire. Nonostante tutto ciò, la solitudine è terribile da sopportare, il tempo passa e nessuno lo cerca, tanto che spesso affiora nella sua mente il pensiero di uccidersi. Ma ecco un piccolo spiraglio di luce, il mare restituisce un detrito di vetroresina, vedendo la sua ottima resistenza al vento, Chuck decide di costruire una zattera per poter superare la resistente barriera corallina che circonda l’isola e spingersi poi in mare aperto nella speranza di trovare dei soccorsi. Così fece, ma durante una terrificante tempesta, il suo “amico” Wilson viene scaraventato in mare, per poco anche Chuck nel tentativo di recuperarlo, rischia di fare la stessa fine. Quando ormai è allo stremo delle forze, incontra una nave che lo raccoglie riportandolo nel mondo civile. La sua vita non sarà più la stessa, la sua compagna Kelly dopo quattro lunghi anni dato come disperso, pur amandolo ancora si è rifatta una vita. Anche Chuck è cambiato, dopo quella triste esperienza vuole cominciare da zero, ripartire con una nuova vita.
Robert Zemechis, regista di “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, della trilogia di “Ritorno al Futuro”, è anche l’artefice di “Cast Away”, secondo film fatto con la collaborazione di Tom Hanks dopo “Forrest Gump”.
Non è certo difficile parlare della bravura degli attori di questa pellicola visto che è sorretta da un unico e fantastico attore, lo straordinario Tom Hanks. In questo film poi esprime tutto se stesso, basti pensare che da solo riesce ad intrattenere ed appassionare lo spettatore per l’intera durata senza parlare. Il film è stato girato in due periodi di tempo separati da diversi mesi, questa pausa fu necessaria perché Hanks doveva perdere almeno venti chili per interpretare il ruolo del naufrago.
Durante questo intervallo il regista riuscì persino a dirigere un altro film “Le verità nascoste”. Concludendo vorrei anche aggiungere che oltre alla bravura del nostro protagonista che è riuscito a farmi commuovere nella scena dove perde il suo caro amico Wilson, un elogio va dato anche a Zemechis per la scenografia stupenda, per gli effetti speciali durante la caduta dell’aereo.
Insomma, nonostante possa sembrare lento, il tempo scorre per la trama molto coinvolgente, quindi se non l’avete già fatto, vi consiglio la visione.

 Miryam

 
Di Asterix451 (del 20/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 90 volte)
Titolo originale
The Warriors
Produzione
USA 1979
Regia
Walter Hill
Interpreti
Michael Beck, James Remar, Dorsey Wright, Brian Tyler, David Harris.
Durata
92 Minuti

Alla fine degli anni ’70, nella città di New York i giovani appartenenti alle gangs sono circa sessantamila, tre volte più numerosi dei poliziotti che li contrastano. Cyrus, il capo della gang più potente, lo sa e sta cercando di sfruttare questo vantaggio numerico per riunirle in un esercito malavitoso. Prima, però, occorre stabilire una tregua che annulli le guerre tra i vari quartieri: vuole parlare a tutti, nel Bronx, in un incontro senza armi che permetterà ai delegati di ogni banda di trovare un’intesa “militare”.
I Guerrieri di Coney Island, gli Warriors, si presentano all’incontro e Cyrus comincia a parlare: il suo piano è ambizioso, ma realizzabile; tutti se ne rendono conto ma… intanto c’è una pistola che passa di mano in mano e poi, all’improvviso, uno sparo. Il capo carismatico cade a terra e il parco sprofonda nel caos: la Polizia irrompe mentre Fox, uno dei Guerrieri, ha visto chi ha sparato ed è stato visto a sua volta prima di essere costretto a scappare. Cyrus viene inutilmente soccorso e l’assassino, avvicinandosi al suo corpo, accusa i Guerrieri dell’omicidio: nel giro di poco, tutte le bande della città ricevono l’ordine di catturarli affinchè sia fatta giustizia.
Comincia così la corsa disperata verso la metropolitana, territorio neutrale e unico mezzo per tornare al sicuro nel loro territorio. I Guerrieri non sanno di essere ricercati, ma la loro attenzione è massima perché danno per scontato che la tregua tra le bande non sia più valida, adesso. Capeggiati da Swan (Michael Beck), i ragazzi inizieranno la loro estenuante notte per le strade, scontrandosi con le altre gangs e la Polizia a ogni fermata della metro, sino a quando…
“I guerrieri della notte” è un film cult, figlio di un’epoca in cui le pellicole dedicati alle bande giovanili erano garanzia di successo ai botteghini, sfruttando un tema sociale che persiste tuttora non solo negli Stati Uniti. Solo per citare i più famosi e appassionanti, “I ragazzi della 56a strada” di Coppola, dai quali uscirono Matt Dillon, Diane Lane, Patrick Swayze, Tom Cruise, Ralph Macchio; “Bad Boys”, con un giovanissimo Sean Penn che poi cambierà “bandiera” nel film di Dennis Hopper “Colors-Colori di Guerra”, diventando poliziotto di fianco a Robert Duvall. La lista è molto lunga, passando anche per “Grease” e “La febbre del Sabato sera”, forse tutti figli di “Gioventù Bruciata” del 1955, con James Dean.
“I guerrieri della notte” non ha portato grande notorietà agli attori, ma ha consacrato al cinema d’azione il regista, un grande specialista del genere d’azione che è Walter Hill. Dopo un esordio da sceneggiatore, Hill passa dietro alla macchina da presa verso la metà degli anni ’70 e si fa notare davvero nel 1978, con “Driver-l’imprendibile”, dirigendo Ryan O’Neal e Isabelle Adjani in un road movie che fece scalpore per le sequenza al volante. L’anno successivo torna in sala con “I guerrieri della notte”, appunto, facendo il bis di incassi e acquistando una grande notorietà. Pur essendo dedito al cinema d’intrattenimento, Walter Hill cura molto gli aspetti chiave dei suoi film, dimostrando una padronanza del cinema che ha fatto scuola. Tutti i suoi film sono caratterizzati dalla necessità del protagonista di compiere un’impresa disperata, per una scelta morale che redime il suo passato: casting, montaggio accurato, colonne sonore sempre azzeccate e spessore del personaggio sono basilari. I suoi ambienti sono le città o il vecchio West, nei quali si è alternato con titoli ancora oggi godibilissimi come “48 ore”, “Danko”, “Johnny il Bello”, “Strade di Fuoco”, “I guerrieri della notte”, “Geronimo”, “Ancora vivo” fino all’ultimo “Jimmy Bobo”, con Stallone.
“I guerrieri della notte” comincia in metro, con titoli di testa schizzati come graffiti e la celeberrima, bellissima canzone di Barry De Vorzon che introduce la storia. Dialoghi volgari, slang, sono comunque intelligenti e mai banali, come l’intreccio e la tensione che scaturisce da una storia semplice, neppure originale, che però trascina lo spettatore da una stazione della metro all’altra, in un’America senza cellulare che diffondeva i bollettini sulla corsa dei Guerrieri via radio, con la voce di una speaker di colore di cui si vedono soltanto le labbra vicino al microfono. La rissa con i Turnbulls nella toilette della metro, come quella con i Baseball Furies nel parco, resisteranno ancora molti anni per l’accuratezza del montaggio e la combinazione di realismo e spettacolarità che sanno esaltare lo spettatore. Il capo dei Guerrieri è Swan, ben interpretato Michael Beck, che trovo somigli in maniera curiosa a Heath Ledger, per quanto la recitazione non sia neanche paragonabile. James Remar è Ajax, prepotente e rissoso, ed è l’unico che abbia proseguito la carriera con ruoli d’antagonista in vari titoli d’azione. Tutto il cast è poco conosciuto in Italia, ma l’interpretazione di tutti è adeguata e interessante a distinguere il carattere delle varie bande.
Credo che questo sia il primo film davvero esaltante che ricordi della mia infanzia (insieme, guarda caso, a Driver). Per me è un “doppio pollice su” ancora oggi consigliabile con le solite raccomandazioni: è violento senza particolari risvolti culturali, ma di sicuro impatto per quelli che amano il genere urbano d’azione, il rockettone anni ’80 e, naturalmente, il grande Walter Hill.

Asterix451

 
Di Namor (del 17/06/2016 @ 05:00:00, in libri, linkato 84 volte)
Titolo originale
The girl on the train
Autore
Paula Hawkins
Editore
Piemme
Prima edizione
2015

Rachel puntualmente tutte le mattine prende il treno che dalla periferia di Londra la porta in città al lavoro, questo è quello che la sua coinquilina crede di sapere, ma in realtà Rachel non va a lavorare, poiché ha perso il lavoro da mesi per il vizio del bere. Una debolezza a cui non sa resistere e che puntualmente ogni giorno cede ubriacandosi fino al punto di non ricordare cosa ha fatto il giorno prima della sbornia. A farne le spese della sua collera innescata dall’alcol, è l’ex marito Tom e la sua attuale compagna Anna, la donna che gli ha portato via il marito dopo che lui l’ha lasciata accusandola di aver rovinato il matrimonio per la sua dipendenza dall’ alcol.
Il treno con cui viaggia Rachel tutte le mattine, si ferma a uno stop obbligatorio davanti ad una casa abitata da Megan e suo marito Scott Hipwell. Lei li osserva e fantastica sulla loro vita ogni volta che li vede, fin che un bel giorno Megan scompare, per poi essere ritrovata cadavere dopo vari giorni. Gli inquirenti non hanno prove, ma sospettano del marito che disperato aspetta l’evolversi della situazione rimanendo chiuso in casa per sfuggire ai mass media.
Col passare dei giorni si scopre che Megan non era la dolce mogliettina che Rachel credeva che fosse, visto che egli stessa la vista baciare un uomo che non era il marito in pieno centro.
E se fosse stato quell’uomo a uccidere Megan? Presa da questa ferrea convinzione Rachel va dalla polizia per raccontare l’accaduto, e poi come se non bastasse, da bugiarda incallita che è, si reca da Scott fingendosi amica di Megan per aiutarlo a scoprire il colpevole.
L’intricata matassa si srotola quando in Rachel riaffiora un ricordo che in un primo momento crede una delle sue tante fantasie elaborata all’ennesima sbronza, ma in realtà è l’inizio della risoluzione della misteriosa morte di Megan.
Decantato dalla critica come uno dei casi editoriali più intriganti dell’anno, “La ragazza del treno” scritto da Paula Hawkins ha riscosso un grande successo al punto che è già stato girato un film con protagonista la bravissima Emily Blunth nel ruolo della protagonista ubriacona.
Dopo aver letto le 306 pagine del libro con molta fatica, mi permetto di discostarmi dal giudizio positivo della critica in merito al testo della Hawkins, il quale viene definito come un thriller carico di suspense… Dove sia presente la suspense me lo devono spiegare! Ad ogni modo, secondo il mio modesto parere il libro e da catalogare nella categoria dei drammatici e non nei thriller, visto che si ravviva solo nelle ultime 70 pagine finali dopo aver vissuto le antipatiche evoluzioni della ancor più antipatica protagonista nelle precedenti pagine.
Sicuramente questo sarà uno dei pochi casi in cui la pellicola potrebbe essere più godibile del libro, questo se sarà scritta una buona sceneggiatura che cancelli il lento evolversi della storia e il finale banalmente frettoloso e privo di originalità del testo originale.

Namor

 
Di Andy (del 13/06/2016 @ 05:00:00, in live report, linkato 92 volte)
Evento
Concerto
Artista/i
Antonello Venditti
Location
Sanremo Teatro Ariston
Data
27 Maggio 2016

Finalmente dopo anni che lo sognavo, insieme al mio amico Namor, ho avuto la grande fortuna di vedere uno dei miei miti di gioventù e cioè Antonello Venditti, indubbiamente uno dei più grandi cantautori italiani Ringrazio per questo il teatro Ariston che ci ha dato la possibilità di vedere un artista del genere a due chilometri da casa, in una location che è sempre di tutto rispetto. Premetto subito che le aspettative non sono state deluse, anzi.
Con Namor abbiamo notato subito un palco ben nutrito di strumentazione, con addirittura due batterie e lasciando presagire un sound molto corposo.Antonello è arrivato con gli immancabili Ray-Ban e ha iniziato puntualissimo con una grande canzone, “Raggio di luna” dando subito l’idea di quello che sarebbe stato il sound; melodico ma con una base rock veramente tosta formata dalle due batterie, un gran basso granitico suonato dallo storico bassista dei Goblin e da due ottime chitarre, tastiera avvolgente e due bravissime coriste che si dimostrano subito molto brave; come secondo pezzo la title track del disco nuovo, Tortuga, ha suonato davvero potente con le due batterie e un bellissimo video che girava sul mega schermo montato sul palco, un video che riportava al sessantotto e alle proteste giovanili di cui Venditti è sempre stato portavoce e quindi.emozioni subito! Grande solo di sax finale e poi, come terzo pezzo, beh, “Giulio Cesare”, chi conosce Antonello sa che canzone è, un testo meraviglioso sulla scuola e sulle sensazioni di giovane studente alla scoperta della vita, ambientato in un’Italia di altri tempi, eppure ancora così attuale; inutile dire che ce la siamo cantata tutti insieme a lui…brividi ancora adesso a pensarci!
E poi avanti con una scaletta mitica, una versione di “Lilly” fantastica, chitarra, piano e voce, un testo sulla droga da far rabbrividire; Antonello ha il potere di toccare il cuore ed è proprio la sua forza, con parole semplici ma pesanti come massi, di una disperazione rabbiosa che ti trascina dentro la storia che racconta, con una voce ancora incredibile; uno dei momenti migliori del concerto. Molto bella anche la versione molto reggae di “Piero e Cinzia”, che parla del famoso concerto di Bob Marley a San Siro e poi “Nata sotto il segno dei pesci”, che Namor aspettava con ansia, che dire…fantastica, cantata con grande trasporto e che mi riporta ai miei quattordici anni, un testo che m’incanta ancora oggi, un capolavoro della musica cantautorale italiana, l’insoddisfazione per non aver realizzato la vita sperata, insieme alla propria compagna di diciotto anni.
E poi “Bomba o non bomba”, “Sara”, fino a “Notte prima degli esami”, una canzone che io adoro da sempre e che ascolto sempre come la prima volta, una poesia musicale che racchiude delle immagini stupende di vari stati d’animo, in una notte insonne di ansia e amore e che ha ispirato il bellissimo film di Brizzi e che ovviamente è stata cantata da tutto il pubblico presente, compresa mia moglie che si è commossa come parecchie altre signore in platea; una grandissima emozione!
Ma belli anche molti pezzi più recenti, “Non so dirti quando” dall’ultimo disco, dedicata a chi non c’è più, come Pino Daniele, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dei quali scorrevano le foto sullo schermo e ancora “Dalla pelle al cuore ”, ”Che fantastica storia è la vita”.
Insomma, un gran concerto, suonato splendidamente e con un Venditti in ottima forma, con una gran voce e un grande carisma, supportato da una super band composta da ottimi musicisti. Insomma, considerando che erano un po’ di anni che speravo di vederlo live, direi che con un concerto così coinvolgente, è valsa la pena aspettare…. Grande Antonello!

Andy

 
Di Angie (del 06/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 106 volte)
Titolo originale
Money Monster
Produzione
USA 2016
Regia
Jodie Foster
Interpreti
George Clooney, Julia Roberts, Jack O'Connell, Dominic West, Caitriona Balfe.
Durata
98 Minuti
Trailer

Lee Gates (George Clooney) è un giornalista televisivo e insieme alla sua produttrice Patty (Julia Roberts) conduce una trasmissione tv dal titolo “Money Monster” riguardante il mercato finanziario. Il giornalista durante il suo show televisivo commenta tra un balletto e una battuta, l’andamento della borsa e consiglia ai suoi telespettatori suggerimenti come investire il proprio denaro. Poi a lui non interessa se i telespettatori possono guadagnare o perdere i soldi investiti sotto i suoi consigli.
Questo fino al momento quando durante una delle sue dirette seguite da milioni di persone, viene preso in ostaggio da un giovane sprovveduto investitore, Kyle Budwell (Jack O'Connell), infuriato per aver perso tutti i suoi risparmi a causa di un investimento suggerito proprio da Gates, che si è mostrato un vero e proprio fallimento. Il ragazzo costringe il conduttore a indossare un gilet pieno di esplosivo e minaccia di farlo saltare in aria se non si presenta al più presto il proprietario dell'azienda investitrice per spiegare il motivo del crollo del titolo da lui investito.
E l'inizio di un'adrenalinica lotta contro il tempo: Lee che cerca di far di tutto per restare in vita, mentre la sua produttrice Patty che cerca in tutti i modi di salvarlo, scopre una scomoda e cruda verità su cosa succede dietro a questo mercato dell'alta tecnologia.
Jodie Foster, attrice, regista e produttrice vincitrice di due Premi Oscar, tre Golden Globe, tre premi Bafta e uno Screem Actors Guild Award, aveva già esordito con il film “Il mio piccolo genio” 1991, torna nuovamente dietro la macchina da presa con “Money Monster - L'altra faccia del denaro”, suo quarto film presentato al Festival di Cannes 2016 fuori concorso. I protagonisti sono due grandi attori noti al grande pubblico: George Clooney e Julia Roberts. Non è la prima volta che recitano insieme, infatti, entrambi hanno preso parte a “Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco” e “Ocean's Twelve” diretti entrambi da Steven Soderbergh. Money Monster è un thriller con sfumature da commedia, sul'alta finanza che si basa su temi scottanti riguardanti le speculazioni finanziarie, racconta come il progresso tecnologico, l'economia diventa sempre più veloce facendo viaggiare i soldi da un continente all'altro in pochi secondi.
Il problema, poi diventa dramma quando subentra il fattore umano, ad esempio l'avidità dei capitalisti che vogliono avere sempre di più e chi ne fa le conseguenze è sempre purtroppo la gente comune. All'inizio mi è sembrata una pellicola leggera, divertente, quello della televisione che vende soldi con un Clooney nei panni di un presentatore al quanto ridicolo. Invece ben presto il film ha virato verso un thriller teso e coinvolgente, dove i nemici questa volta sono le banche e la finanza disonesta che gettano sul lastrico milioni di persone. Gli attori sono molto bravi, sia Julia Roberts nella parte della regista amica del conduttore televisivo e sia Jack O'Connell, nella parte del giovane attentatore truffato. George Clooney nella parte di Lee Gates (a mio giudizio) è stato magnifico la sua e un’ ottima interpretazione. Passa con semplicità e scioltezza da una prima parte che si presenta come un uomo vanitoso e presuntuoso da prendere a schiaffi, ad una seconda parte dove cambia improvvisamente, si ridimensiona, prende coscienza della situazione e comprende le ragioni del suo povero carnefice. A me personalmente il film è piaciuto, si lascia guardare prima di tutto per la trama intrigante, temi reali, come il mondo economico che specula sui piccoli investitori. Poi lo svolgimento della storia che avviene tra comicità e drammaticità riesce ugualmente a mantenere alta la tensione per tutta la durata della visione. Infine per il cast che offre una grande performance dei tre attori principali: George Clooney, Julia Roberts e Jack O'Connell, bravi ad appassionare e coinvolgere lo spettatore.

Angie

 
Di Miryam (del 03/06/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 88 volte)
Titolo originale
100 Code
Produzione
Svezia - Germania 2015
Episodi / Durata
12 / 45 Minuti

Stoccolma, Svezia, nel giro di un anno vengono trovate uccise e sepolte delle giovani donne, tutte bionde con gli occhi azzurri contraddistinte dal codice “100 code”. I loro corpi vengono sempre rinvenuti vicino all’acqua ricoperti di asfodeli, piante sempreverdi che germogliano a Maggio. L’anno precedente a New York si erano verificate delle morti identiche, per questo motivo viene mandato ad indagare nel gelido paesaggio svedese con un permesso speciale del N.Y.P.D., il detective Tommy Conley ( Dominic Monaghan , che tutti conosciamo per la sua interpretazione nella serie tv Lost ).
Giunto a Stoccolma, gli viene affiancato per svolgere le indagini, il collega svedese Mikail Eklund ( Michael Nyquist, conosciuto al pubblico nel film “Uomini che odiano le donne”).
Inutile dire che i due detective, non avendo lo stesso modo di operare, non riescono ad andare molto d’accordo, il veterano svedese della sezione omicidi è il classico agente che segue scrupolosamente il manuale, metodo alquanto sconosciuto per il nostro americano!
Purtroppo per loro, anche se non si sopportano e sono agli antipodi, dovranno comunque indagare e lavorare fianco a fianco per fermare questi particolari omicidi e quindi il serial killer. “100 Code”, è una serie televisiva composta da dodici episodi diretta dal regista Robert Moresco, premio Oscar per la miglior sceneggiatura di “Crash” nel 2006.
La serie, tratta dal romanzo “Merrick” dell’irlandese Ken Bruens, girata tra Svezia e Germania, appartiene al filone thriller, infatti ha la sua giusta dose di suspance dove l’ambientazione fredda e cupa della Svezia ne fa da ottimo sfondo così come la colonna sonora che incalzante, rende il tutto più completo coinvolgendo lo spettatore.
La trama, che man mano diventa sempre più complessa e misteriosa, assume un certo fascino come la psicologia dell’assassino che nel compiere le sue macabre azioni, si rifà alla mitologia greca. A questo punto però mi fermo perché non voglio svelare di più, è una serie che merita essere visionata soprattutto per la sua originalità, quindi vi invito a seguire il mio consiglio ed ad aspettare come me l’uscita della seconda stagione che è già in produzione.

Miryam

 
Di Namor (del 30/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 152 volte)
Titolo originale
The Eichmann Show
Produzione
USA 2015
Regia
Paul Andrew Williams
Interpreti
Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman
Durata
90 Minuti

Adolf Eichmann fu uno dei massimi artefici della deportazione per lo sterminio degli ebrei, dopo essersi rifugiato clandestinamente in Argentina, per non essere catturato e processato, fu individuato dal Mossad che lo rapì per processarlo in Israele. Il processo si svolse a Gerusalemme nel 1961 e fu mandato in onda in ben 36 nazioni sconvolgendo l’opinione pubblica che non aveva mai visto scene di repertorio riguardanti i campi di concentramento, così come le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti all’olocausto.
"The Eichmann Show” diretto da P.A.Williams, narra di come il produttore televisivo Milton Fruchtman (Martin Freeman) riuscì a convincere le autorità israeliane e poi i giudici che non volevano le telecamere a vista nell’aula di tribunale, a dare il loro benestare per la ripresa dell’intero processo a carico del famigerato criminale nazista. A capo della regia viene ingaggiato con non poca fatica nel convincere la produzione, il famoso regista molto amato dalla critica Leo Hurwitz (Anthony LaPaglia) reo di essere finito nella famosa lista nera del Senatore McCarthy contro i comunisti in America.
I tempi sono ristrettissimi e gli operatori televisivi messi a disposizione di Hurwitz non hanno l’esperienza giusta per un tale evento denominato come il Processo del secolo. La pressione costante mette a dura prova l’intera equipe che assorbe testimonianze e immagini raccapriccianti riguardanti lo sterminio, così come lo sguardo imperterrito del processato, che ascolta le drammatiche testimonianze senza battere ciglio facendo impazzire il regista che aspetta invano una scintilla di umanità (mai colta) sul viso di Eichmann.
Un film privo di azione ma con una buona dinamica riguardante le molteplici difficoltà che la produzione dovette affrontare per registrare uno degli eventi più importanti della storia, gli appassionati che hanno seguito il processo avranno sicuramente piacere di vederlo.

Namor

 
Di Angie (del 27/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 81 volte)
Titolo originale
Le confessioni
Produzione
Italia - Francia 2016
Regia
Roberto Andò
Interpreti
Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu.
Durata
100 Minuti

Germania. In un lussuoso albergo sta per riunirsi un G8 dei Ministri dell'economia, pronto ad approvare una manovra segreta che avrà conseguenze al quanto pesanti per molti Paesi. A presidiare il summit fra Ministri è Daniel Roche (Daniel Autenil) direttore del Fondo Monetario Internazionale che, in tale occasione si concede pure di festeggiare il suo Compleanno. A questo incontro tra i potenti ministri, Roche invita anche tre ospiti estranei al mondo dell'economia: una celebre scrittrice di best seller per bambini (Connie Nielsen), una rock star decaduta (Johan Heldenbergh) e un monaco certosino italiano votato al silenzio e alla meditazione Roberto Salus (Toni Servillo). Proprio su quest'ultimo personaggio dall'aria misteriosa, ruota attorno tutto il film. Il monaco che usa di solito portare con sé un piccolo registratore sul quale è solito imprimere i suoni della natura, viene chiamato proprio da Roche e li chiede di confessarlo. Un dialogo tra i due di cui nulla sapremo, racchiuso in un registratore digitale custodito dal monaco. Al mattino un evento tragico e inatteso sconvolgerà questo incontro e la riunione è sospesa: Roche viene trovato morto. Il frate finirà al centro della rete d’inganni e dubbi legati alla natura della riunione. Viene sospettato di avere saputo attraverso la confessione di Roche, d’importanti informazioni relative alla manovra. Il monaco silenzioso, di poche parole, ma sempre riflessivo e di effetto, mette in crisi gli uomini potenti del governo. Infatti, colpisce il fatto di come un semplice monaco che non possiede nulla ed è convinto che nemmeno la sua vita gli appartenga, si trovi allo stesso tavolo, al fianco di persone che pensano invece di possedere il mondo intero.
Dopo il successo del film “Viva L'Italia”, Roberto Andò scrittore, sceneggiatore, più noto come regista di teatro che di cinema, ritorna dopo tre anni sullo schermo con un nuovo film ”Le Confessioni”. Un Thriller politico, intrigante e anomalo sul segreto, così definito da Andò, è ambientato in un lussuoso albergo tedesco di montagna, dove un semplice monaco che possiede solo il suo saio, i libri che scrive e un mini registratore con cui registra le voci della natura, avrà modo di scompaginare un vertice di uomini potenti tutti ministri dell'Economia al G8.
Un cast di attori veramente maestosi (a mio parere) sia Servillo, Favino (che interpreta un ministro italiano), Connie Nielsen e Daniel Auteil, che pur non dicendo nulla di così unanimemente comprensibile riescono a dare quella piccola tensione e ritmo drammatico a ciascuna scena. Bella, esemplare e chiarificante all'inizio del film la frase: ”Perdere tempo non ha mai fatto male a nessuno” Una frase che, per il monaco che lui interpreta, è una dichiarazione di modo di vivere. Non mancano anche piccoli sprazzi di humour che vivacizzano la trama che non sto a citare per non togliere la curiosità a chi non la ha visto. Belli gli ambienti, come pure la musica di Piovani, che nei film italiani è una cosa non frequente.
E una pellicola molto impegnativa con un tema di per sé difficile come: L'Economia, la Fede e il Mistero del potere. Le Confessioni è proprio come una confessione ma, interrotta sul più bello, manca della verità e della rivelazione. Nasconde un segreto, anzi rimane un segreto , anche per lo spettatore che si aspettava una risposta. Personalmente a me è piaciuto molto, e un film che offre molte occasioni per riflettere e non si discosta molto dalla vita attuale.
C'è crisi, ma i potenti vogliono sempre primeggiare, mentre i poveri ne fanno le spese..! Bel film da vedere.

Angie

 
Di Namor (del 23/05/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 122 volte)
Titolo originale
SuperGulp! Fumetti in TV
Produzione
Italia 1977
Episodi / Durata
31 / 60 Minuti

Ricordo ancora il giorno e l’orario per l’appuntamento serale che avveniva ogni giovedì alle 20:40 sul secondo canale della Rai, l’evento che per tutta la settimana aspettavo con felice impazienza si svolgeva nel lontano 1978 ed era la mitica trasmissione dei fumetti in tv “Supergulp! Fumetti in TV”, ideata da Guido De Maria e Giovanni Governi e con le bellissime sigle musicate da Franco Godi.
I fumetti sono sempre stati una mia grande passione da ragazzino, specialmente quelli della Marvel Comics che vedevano protagonisti i mitici Supereroi come: Uomo Ragno, Fantastici Quattro, Thor, Capitan America e tutti gli altri.
Difatti questi erano i miei fumetti preferiti all’interno di Supergulp! oltre ai militanti della Marvel, un altro fumetto che mi faceva impazzire era lo spassoso trio a cui era affidata anche la conduzione del programma: l’investigatore Nick Carter e i suoi inseparabili collaboratori, il buon energumeno Patsy con la sua mitica citazione finale “E l’ultimo chiuda la porta” ed il proverbiale cinesino Ten, che con la sua massima “Dice il saggio…”, indirizzava sempre le indagini verso il punto giusto.
A questi meravigliosi fumetti si aggiungevano le avventure di Alan Ford, Sturmtruppen, Corto Maltese, Mandrake il Mago, L’Uomo Mascherato, Lupo Alberto e tanti altri personaggi per la maggior parte disegnati dai bravissimi fumettisti come: Bonvi, Jacovitti, Pratt e altri ancora di caratura internazionale.
Al momento, Supergulp! per me è ritenuta una trasmissione cult che ha saputo mantenere intatta la sua magica aurea, capace di sprigionare spensierati ricordi in ognuno degli spettatori che hanno avuto il piacere di godersi questa stupenda trasmissione in diretta di volta in volta durante la sua messa in onda.
Ancora adesso di tanto in tanto in rete vado a rivedermi una o più avventure che erano presenti all’interno di Supergulp! e l’effetto è sempre lo stesso, quello di una gioia serena unita ad una malinconica voglia di quei tempi beati e spensierati, dove tutto era più genuino e ci si accontentava di quel poco che avevamo.

Namor

 
Di Miryam (del 20/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 136 volte)
Titolo originale
Where the heart is
Produzione
USA 2000
Regia
Matt Williams
Interpreti
Natalie Portman, Ashley Judd, Stockard Channing, Keith David, Joan Cusack.
Durata
120 Minuti

La pellicola narra la storia di Novalee Nation (Natalie Portman), una giovane ragazza di diciassette anni con un triste passato alle spalle. Infatti è stata abbandonata dalla madre a soli cinque anni, cresciuta da estranei senza aver mai conosciuto un vero affetto, si trova davanti la speranza di poter avere una famiglia tutta sua, sta per partire per la California con il suo fidanzato Willy Jack (Dylan Bruno) dal quale aspetta una bambina.
Durante il viaggio però, Willy si rivela quello che è, cioè un mascalzone che non vuole assolutamente prendersi le responsabilità di quella bimba, lui pensa solo a se stesso, deve rincorrere il suo sogno, le sue ispirazioni, cioè diventare un cantante di successo.
Così lungo il tragitto, nella contea di Sequoyah in Oklaoma, approfittando del fatto che Novalee aveva bisogno della toilette, mette in atto il suo piano, infatti abbandona la sua giovane fidanzatina nel centro commerciale chiamato Wall-Mart e fugge via di soppiatto con la sua vecchia e arrugginita Plymouth.
Uscita dal supermercato, Novalee si rende subito conto di essere stata lasciata li al suo destino, così sola con la sua polaroid, senza soldi, senza niente si vede costretta a girovagare per la città ed il Wall- mart che diventa il suo rifugio per la notte. Durante le interminabili giornate, fa conoscenza con gli abitanti del luogo che appaiono molto cordiali, il timido bibliotecario Forney (James Frain), la gentilissima “sorella” Thelma (Stochard Channing) e il fotografo Moses (Keith David), il quale consiglia a Novalee di dare un nome importante e deciso per la futura bambina.
Dopo circa sei settimane, in una notte di pioggia battente, Novalee entra in travaglio e grazie all’aiuto di Forney, che aveva capito che la ragazza stava nel supermercato, partorisce una bella bambina alla quale darà un nome importante…Americus. Giunta in ospedale, conosce Lexie ( Ashley Judd ), un’infermiera madre di quattro bambini, con la quale stringe una profonda amicizia, infatti le due donne si sosterranno sempre a vicenda nei vari momenti di bisogno.
La storia di Novalee diventa di dominio pubblico, per tutti è la ragazza del Wall-Mart, purtroppo però resta sempre quella giovane donna senza soldi e per di più con una bimba da crescere, ma la bontà della gente e soprattutto di “sorella” Thelma che la prende in casa con se, le farà riscoprire che l’amore, l’amicizia e i sentimenti veri esistono ancora. Novalee riuscirà così a mettere in sesto la sua vita ritrovando l’amore nel tenero Forney e a coronare il suo sogno diventando anche un’ottima fotografa.
Qui dove batte il cuore”, è un film statunitense diretto da Matt Williams, basato sull’omonimo romanzo di Billie Letts. Una pellicola romantica come una favola dal lieto fine, un film che non vorresti mai smettere di guardare, infatti io l’ho visto innumerevoli volte! Il mio giudizio come si può notare è più che positivo, le attrici sono fantastiche, la bellezza della Portman incanta lo schermo, le espressioni della Channing emanano dolcezza, la Judd invece è il ritratto dell’ingenuità.
Concludendo, ne risulta un film leggero ma toccante che come dice il titolo…va diritto al cuore, insomma, due ore di puro sentimento.

Miryam

 
Di Asterix451 (del 16/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 161 volte)
Titolo originale
Deadpool
Produzione
USA 2016
Regia
Tim Miller
Interpreti
Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Ed Skrein, T.J. Miller, Gina Carano
Durata
107 Minuti
Trailer

Che cosa ci fa una specie di ninja con un costume rosso in un taxi guidato da un indiano con problemi sentimentali?
Beh, a quanto dice, sta andando a spremere quello che lo ha sfigurato al punto da costringerlo a nascondersi sotto una maschera: è da un anno che lo cerca e, finalmente, ora sa dove si trova. Esattamente… adesso!
“Fermati!”, e il taxi inchioda: il ninja non ha soldi per pagarlo e neppure (che sbadataggine!) caricatori supplementari per le pistole con cui farà il lavoro ma… “chissenefrega”. Infatti, salta giù dal cavalcavia nell’istante in cui un convoglio di auto blindate sta transitando sulla strada di sotto, facendo un macello in slow motion e non solo: passando da una camionetta all’altra stronca, tutti gli uomini della scorta senza preoccuparsi di schivare le pallottole… che noia, con questi scagnozzi. Lui vuole soltanto Francis, che odia essere chiamato Francis, e siccome lui continuava a chiamarlo Francis, Francis gli ha fatto quello che gli ha fatto. Ma che cosa gli ha fatto esattamente, Francis, e perché?
Bisogna tornare ai tempi in cui il ninja era Wade Wilson (Ryan Reynolds), uno spavaldo ex Forze Speciali convertito a vendicatore di ragazzini a contratto. Nella sua vita quasi civile contavano solo Vanessa, il futuro con Vanessa, il sesso con Vanessa e, in generale, Vanessa: non ci si fosse messo il cancro, a scombinargli i piani, tutto quel casino non sarebbe successo. Invece, eccolo lì ad infilzare un uomo con la sua katana, mentre inizia a raccontarci come Wade sia diventato “Deadpool”, l’unico X-Men vietato ai minori capace di rigenerare il suo corpo.
“Deadpool” è uno spin-off/reboot/action/comic/scifiction movie e non so quante altre definizioni gli siano state attribuite, prima di uscire dal travaglio di una produzione cominciata nel lontano 2000. L’unica costante è proprio Ryan Reynolds, sopravvissuto ai mille cambi di rotta del progetto. All’inizio se ne occupò l’ottimo e prolifico David Goyer, regista e sceneggiatore specializzato Marvel, prima di passare la mano a molti altri. Soltanto nel 2015 è arrivato il tecnico degli effetti speciali statunitense Tim Miller, alla sua prima esperienza completa da regista, che lo ha terminato in meno di tre mesi.
Si tratta di una pellicola particolare, sulla quale si è fatto molto marketing per coprire, a mio avviso, le contraddizioni di una storia che sembra un po’ la pecora nera della serie X-Men, dalla quale tutti si tengono un po’ a distanza (in attesa dell’esito ai botteghini). Anche qui, i dati di incasso all’uscita sono dichiarati ottimi per un film che ha una (ipocrita) limitazione di ingresso per il linguaggio volgare e la violenza esplicita ai minori accompagnati: due piccioni con una fava?. In America è addirittura uscito a San Valentino, spacciato per una storia d’amore: in effetti, il nostro eroe combina un macello solo per salvare la sua Vanessa, ma “Pretty Woman” era un’altra cosa… Insomma, sembra un film più furbo che solido.
L’unico nome abbastanza famoso è Ryan Reynolds, ancora fisicato e sicuramente simpatico. Con la sua faccia da ragazzino muscoloso riesce a interpretare bene questo anti-eroe immaturo e politicamente scorretto, proiettato in efficacissime scene d’azione spettacolari e ben girate. Truculento sotto l’aspetto della violenza e della sessualità esplicita, volgare, “Deadpool” cerca la vena comica nell’eccesso e nelle citazioni cinematografiche, instaurando uno strano rapporto con il pubblico in sala: infatti, molto spesso Deadpool parla direttamente alla cinepresa, violando così quel muro virtuale che separa lo spettatore dall’attore. Il risultato è quello di sentirsi i suoi compagnoni di merende nelle varie vicissitudini e, quindi, un po’ protagonisti di questa vendetta per amore. Il resto del cast è adeguato al livello del film, che io non trovo così riuscito, perché spesso dà l’impressione di essere una parodia di se stesso e io non amo le parodie. Il pubblico in sala era molto giovane e sembrava soddisfatto, mentre io ho rivalutato in positivo la sensazione iniziale. Credo che Tim Miller e gli sceneggiatori se la siano cavata molto bene sia dal punto di vista delle riprese, complesse, dettagliate e dinamiche, sia sotto il profilo dello svolgimento di trama, sfruttando bene la tecnica del flash back. Nel complesso il film corre e appassiona, ma il livello di certe battute è davvero pecoreccio. Cosa che, mi rendo conto, dovrebbe essere il punto di forza e non è escluso che lo sia. De gustibus…
Lo sconsiglio a un pubblico troppo giovane. Lo sconsiglierei agli adolescenti, anche accompagnati, se non subissero già delle volgarità anche peggiori su altri canali. Infine lo sconsiglio al pubblico dal palato molto fine e schierato contro determinati argomenti.
Credo sia un film potabile per tutti gli altri, chi più chi meno, per trascorrere una serata fracassona.

Asterix451

 
Di Angie (del 13/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 163 volte)
Titolo originale
Maggie
Produzione
USA 2015
Regia
Henry Hobson
Interpreti
Arnold Schwarzenegger, Abigail Breslin, Joely Richardson, Laura Cayouette, J.D. Evermore
Durata
95 Minuti

Un virus, noto come Necroambulis, chi ne viene a contatto trasforma lentamente l'essere umano in creatura simile a uno zombie. La terribile epidemia che ha colpito gli Stati Uniti si sta diffondendo anche nelle piccole città, le autorità stabiliscono un ferreo controllo: tutte le persone affette dal virus sono messe in quarantena e, isolati in speciali reparti creati per loro.
Su quello che succede dopo, le autorità non dicono nulla. Maggie (Abigail Breslin), una sedicenne contagiata durante il coprifuoco notturno poi presa da alcuni funzionari armati e portata in ospedale con altre persone infette, riesce a chiamare suo padre Wade (Arnold Schwarzenegger) per far ritorno a casa.
Wade recuperata la figlia in ospedale, e deciso a proteggerla ad ogni costo con l'aiuto del dottor Vern (Jodie Moore), se la porta con sé a casa per accudirla amorevolmente. Nonostante il progredirsi della malattia, il padre è determinato a tenere con sé l'amata figlia, rifiutandosi di portarla in isolamento, fino alla fine della sua straziante trasformazione.
Contagious - Epidemia Mortale” diretto da Henry Hobson il cui protagonista e anche in veste di produttore, è il grande e famoso Arnold Schwarzenegger. L'ex invincibile Terminator lo vediamo in veste di un ruolo nuovo, drammatico e sentimentale nei panni di un amorevole padre. Si parla ancora di zombie e, si pensa che sia il solito classico film sui morti viventi che si cibano di esseri umani, dove questa volta c'è il grande Arnold che spara all'impazzata ammazzandoli tutti. In realtà non è così!
E una storia drammatica, sul coraggio, sulla speranza e su un bellissimo rapporto tra una figlia e un padre che non vuole arrendersi all’ineluttabile destino della figlia. Trama semplice, scorrevole, con bellissime scene, stupendi primi piani e silenzi carichi di parole che rendono le scene ancor più tristi. Il finale, poi, è veramente commovente con la scena finale di vera tensione.
Ottimo il cast, Arnold da sfoggio di una delle sua migliori performance attoriali, conosciuto sotto l'aspetto di un uomo tutto muscoli, ha interpretato magnificamente questo nuovo ruolo di padre sofferente e impotente. Molto brava anche la ragazza protagonista Abigail Breslin (candidata all'Oscar per Little Miss Sunshine), certo, fa strano vedere l'ex invincibile Terminator nella parte di un padre con barba, rughe e lacrime! Devo dire che è stato eccezionale, a me personalmente è piaciuto. Gran bel film intenso, originale ed emozionante. Anche solo per la curiosità di vedere il grande attore in questo nuovo personaggio, merita di essere guardato, indipendentemente dal fatto se siete appassionati o meno di zombie.

Angie

 
Di Namor (del 09/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 176 volte)
Titolo originale
Triple Nine
Produzione
USA 2016
Regia
John Hillcoat
Interpreti
Casey Affleck, Chiwetel Ejiofor, Anthony Mackie, Aaron Paul, Clifton Collins Jr..
Durata
125 Minuti
Trailer

Irina Vaslov (Kate Winslet) moglie di un potente boss della mafia russo-israeliana chiuso in prigione, assolda una banda composta da poliziotti corrotti ed ex militari per portare a termine un furto a una banca per recuperare importanti documenti custoditi in una cassetta di sicurezza. Alla consegna della documentazione, Irina congela il pagamento alla squadra imponendo previo ricatto un altro colpo che ha dell’impossibile: entrare in un ufficio governativo e rubare il resto della documentazione per fare uscire il marito dalla prigione.
La squadra non può far altro che accettarla forzata imposizione e studiare come portare a termine quella che sembra una missione senza speranza. Michael Atwood (Chiwetel Ejifor) leader indiscusso della banda decide di usare un espediente alquanto particolare per distrarre le guardie e far entrare in azione i suoi per rubare i documenti all’interno del bunker in cui sono custoditi, quello di comunicare un codice 999… ovvero una richiesta di assistenza medica per agente ferito a terra. Con questo stratagemma la banda s’introduce nel caveau portando a termine la missione con un alto prezzo da pagare, dando vita ad un letale e sanguinoso gioco in cui i protagonisti rileveranno la loro vera natura per sopravvivere.
La gestazione durata sei anni per realizzare “Codice 999” non e stato facile per il regista John Hillcoat, che ha dovuto cambiare più volte gli attori per varie motivazioni. Il cast vede un nutrito gruppo di attori di ottimo valore come: Casey Affleck, Woody Harrelson, Chiwetel Ejifor, Aaron Paul e Kate Winslet sono i nomi dei protagonisti con più rilevanza nella storia, ma non sono male anche i meno “conosciuti” che ben figurano con il loro ottimo apporto.
A mio parere “Codice 999” è un buon film d’azione con una solida sceneggiatura che ben appaga lo spettatore in cerca di due ore di ottimo action.

 Namor

 

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