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Recensioni
 
Di Namor (del 23/05/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 53 volte)
Titolo originale
SuperGulp! Fumetti in TV
Produzione
Italia 1977
Episodi / Durata
31 / 60 Minuti

Ricordo ancora il giorno e l’orario per l’appuntamento serale che avveniva ogni giovedì alle 20:40 sul secondo canale della Rai, l’evento che per tutta la settimana aspettavo con felice impazienza si svolgeva nel lontano 1978 ed era la mitica trasmissione dei fumetti in tv “Supergulp! Fumetti in TV”, ideata da Guido De Maria e Giovanni Governi e con le bellissime sigle musicate da Franco Godi.
I fumetti sono sempre stati una mia grande passione da ragazzino, specialmente quelli della Marvel Comics che vedevano protagonisti i mitici Supereroi come: Uomo Ragno, Fantastici Quattro, Thor, Capitan America e tutti gli altri.
Difatti questi erano i miei fumetti preferiti all’interno di Supergulp! oltre ai militanti della Marvel, un altro fumetto che mi faceva impazzire era lo spassoso trio a cui era affidata anche la conduzione del programma: l’investigatore Nick Carter e i suoi inseparabili collaboratori, il buon energumeno Patsy con la sua mitica citazione finale “E l’ultimo chiuda la porta” ed il proverbiale cinesino Ten, che con la sua massima “Dice il saggio…”, indirizzava sempre le indagini verso il punto giusto.
A questi meravigliosi fumetti si aggiungevano le avventure di Alan Ford, Sturmtruppen, Corto Maltese, Mandrake il Mago, L’Uomo Mascherato, Lupo Alberto e tanti altri personaggi per la maggior parte disegnati dai bravissimi fumettisti come: Bonvi, Jacovitti, Pratt e altri ancora di caratura internazionale.
Al momento, Supergulp! per me è ritenuta una trasmissione cult che ha saputo mantenere intatta la sua magica aurea, capace di sprigionare spensierati ricordi in ognuno degli spettatori che hanno avuto il piacere di godersi questa stupenda trasmissione in diretta di volta in volta durante la sua messa in onda.
Ancora adesso di tanto in tanto in rete vado a rivedermi una o più avventure che erano presenti all’interno di Supergulp! e l’effetto è sempre lo stesso, quello di una gioia serena unita ad una malinconica voglia di quei tempi beati e spensierati, dove tutto era più genuino e ci si accontentava di quel poco che avevamo.

Namor

 
Di Miryam (del 20/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 70 volte)
Titolo originale
Where the heart is
Produzione
USA 2000
Regia
Matt Williams
Interpreti
Natalie Portman, Ashley Judd, Stockard Channing, Keith David, Joan Cusack.
Durata
120 Minuti

La pellicola narra la storia di Novalee Nation (Natalie Portman), una giovane ragazza di diciassette anni con un triste passato alle spalle. Infatti è stata abbandonata dalla madre a soli cinque anni, cresciuta da estranei senza aver mai conosciuto un vero affetto, si trova davanti la speranza di poter avere una famiglia tutta sua, sta per partire per la California con il suo fidanzato Willy Jack (Dylan Bruno) dal quale aspetta una bambina.
Durante il viaggio però, Willy si rivela quello che è, cioè un mascalzone che non vuole assolutamente prendersi le responsabilità di quella bimba, lui pensa solo a se stesso, deve rincorrere il suo sogno, le sue ispirazioni, cioè diventare un cantante di successo.
Così lungo il tragitto, nella contea di Sequoyah in Oklaoma, approfittando del fatto che Novalee aveva bisogno della toilette, mette in atto il suo piano, infatti abbandona la sua giovane fidanzatina nel centro commerciale chiamato Wall-Mart e fugge via di soppiatto con la sua vecchia e arrugginita Plymouth.
Uscita dal supermercato, Novalee si rende subito conto di essere stata lasciata li al suo destino, così sola con la sua polaroid, senza soldi, senza niente si vede costretta a girovagare per la città ed il Wall- mart che diventa il suo rifugio per la notte. Durante le interminabili giornate, fa conoscenza con gli abitanti del luogo che appaiono molto cordiali, il timido bibliotecario Forney (James Frain), la gentilissima “sorella” Thelma (Stochard Channing) e il fotografo Moses (Keith David), il quale consiglia a Novalee di dare un nome importante e deciso per la futura bambina.
Dopo circa sei settimane, in una notte di pioggia battente, Novalee entra in travaglio e grazie all’aiuto di Forney, che aveva capito che la ragazza stava nel supermercato, partorisce una bella bambina alla quale darà un nome importante…Americus. Giunta in ospedale, conosce Lexie ( Ashley Judd ), un’infermiera madre di quattro bambini, con la quale stringe una profonda amicizia, infatti le due donne si sosterranno sempre a vicenda nei vari momenti di bisogno.
La storia di Novalee diventa di dominio pubblico, per tutti è la ragazza del Wall-Mart, purtroppo però resta sempre quella giovane donna senza soldi e per di più con una bimba da crescere, ma la bontà della gente e soprattutto di “sorella” Thelma che la prende in casa con se, le farà riscoprire che l’amore, l’amicizia e i sentimenti veri esistono ancora. Novalee riuscirà così a mettere in sesto la sua vita ritrovando l’amore nel tenero Forney e a coronare il suo sogno diventando anche un’ottima fotografa.
Qui dove batte il cuore”, è un film statunitense diretto da Matt Williams, basato sull’omonimo romanzo di Billie Letts. Una pellicola romantica come una favola dal lieto fine, un film che non vorresti mai smettere di guardare, infatti io l’ho visto innumerevoli volte! Il mio giudizio come si può notare è più che positivo, le attrici sono fantastiche, la bellezza della Portman incanta lo schermo, le espressioni della Channing emanano dolcezza, la Judd invece è il ritratto dell’ingenuità.
Concludendo, ne risulta un film leggero ma toccante che come dice il titolo…va diritto al cuore, insomma, due ore di puro sentimento.

Miryam

 
Di Asterix451 (del 16/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 105 volte)
Titolo originale
Deadpool
Produzione
USA 2016
Regia
Tim Miller
Interpreti
Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Ed Skrein, T.J. Miller, Gina Carano
Durata
107 Minuti
Trailer

Che cosa ci fa una specie di ninja con un costume rosso in un taxi guidato da un indiano con problemi sentimentali?
Beh, a quanto dice, sta andando a spremere quello che lo ha sfigurato al punto da costringerlo a nascondersi sotto una maschera: è da un anno che lo cerca e, finalmente, ora sa dove si trova. Esattamente… adesso!
“Fermati!”, e il taxi inchioda: il ninja non ha soldi per pagarlo e neppure (che sbadataggine!) caricatori supplementari per le pistole con cui farà il lavoro ma… “chissenefrega”. Infatti, salta giù dal cavalcavia nell’istante in cui un convoglio di auto blindate sta transitando sulla strada di sotto, facendo un macello in slow motion e non solo: passando da una camionetta all’altra stronca, tutti gli uomini della scorta senza preoccuparsi di schivare le pallottole… che noia, con questi scagnozzi. Lui vuole soltanto Francis, che odia essere chiamato Francis, e siccome lui continuava a chiamarlo Francis, Francis gli ha fatto quello che gli ha fatto. Ma che cosa gli ha fatto esattamente, Francis, e perché?
Bisogna tornare ai tempi in cui il ninja era Wade Wilson (Ryan Reynolds), uno spavaldo ex Forze Speciali convertito a vendicatore di ragazzini a contratto. Nella sua vita quasi civile contavano solo Vanessa, il futuro con Vanessa, il sesso con Vanessa e, in generale, Vanessa: non ci si fosse messo il cancro, a scombinargli i piani, tutto quel casino non sarebbe successo. Invece, eccolo lì ad infilzare un uomo con la sua katana, mentre inizia a raccontarci come Wade sia diventato “Deadpool”, l’unico X-Men vietato ai minori capace di rigenerare il suo corpo.
“Deadpool” è uno spin-off/reboot/action/comic/scifiction movie e non so quante altre definizioni gli siano state attribuite, prima di uscire dal travaglio di una produzione cominciata nel lontano 2000. L’unica costante è proprio Ryan Reynolds, sopravvissuto ai mille cambi di rotta del progetto. All’inizio se ne occupò l’ottimo e prolifico David Goyer, regista e sceneggiatore specializzato Marvel, prima di passare la mano a molti altri. Soltanto nel 2015 è arrivato il tecnico degli effetti speciali statunitense Tim Miller, alla sua prima esperienza completa da regista, che lo ha terminato in meno di tre mesi.
Si tratta di una pellicola particolare, sulla quale si è fatto molto marketing per coprire, a mio avviso, le contraddizioni di una storia che sembra un po’ la pecora nera della serie X-Men, dalla quale tutti si tengono un po’ a distanza (in attesa dell’esito ai botteghini). Anche qui, i dati di incasso all’uscita sono dichiarati ottimi per un film che ha una (ipocrita) limitazione di ingresso per il linguaggio volgare e la violenza esplicita ai minori accompagnati: due piccioni con una fava?. In America è addirittura uscito a San Valentino, spacciato per una storia d’amore: in effetti, il nostro eroe combina un macello solo per salvare la sua Vanessa, ma “Pretty Woman” era un’altra cosa… Insomma, sembra un film più furbo che solido.
L’unico nome abbastanza famoso è Ryan Reynolds, ancora fisicato e sicuramente simpatico. Con la sua faccia da ragazzino muscoloso riesce a interpretare bene questo anti-eroe immaturo e politicamente scorretto, proiettato in efficacissime scene d’azione spettacolari e ben girate. Truculento sotto l’aspetto della violenza e della sessualità esplicita, volgare, “Deadpool” cerca la vena comica nell’eccesso e nelle citazioni cinematografiche, instaurando uno strano rapporto con il pubblico in sala: infatti, molto spesso Deadpool parla direttamente alla cinepresa, violando così quel muro virtuale che separa lo spettatore dall’attore. Il risultato è quello di sentirsi i suoi compagnoni di merende nelle varie vicissitudini e, quindi, un po’ protagonisti di questa vendetta per amore. Il resto del cast è adeguato al livello del film, che io non trovo così riuscito, perché spesso dà l’impressione di essere una parodia di se stesso e io non amo le parodie. Il pubblico in sala era molto giovane e sembrava soddisfatto, mentre io ho rivalutato in positivo la sensazione iniziale. Credo che Tim Miller e gli sceneggiatori se la siano cavata molto bene sia dal punto di vista delle riprese, complesse, dettagliate e dinamiche, sia sotto il profilo dello svolgimento di trama, sfruttando bene la tecnica del flash back. Nel complesso il film corre e appassiona, ma il livello di certe battute è davvero pecoreccio. Cosa che, mi rendo conto, dovrebbe essere il punto di forza e non è escluso che lo sia. De gustibus…
Lo sconsiglio a un pubblico troppo giovane. Lo sconsiglierei agli adolescenti, anche accompagnati, se non subissero già delle volgarità anche peggiori su altri canali. Infine lo sconsiglio al pubblico dal palato molto fine e schierato contro determinati argomenti.
Credo sia un film potabile per tutti gli altri, chi più chi meno, per trascorrere una serata fracassona.

Asterix451

 
Di Angie (del 13/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 97 volte)
Titolo originale
Maggie
Produzione
USA 2015
Regia
Henry Hobson
Interpreti
Arnold Schwarzenegger, Abigail Breslin, Joely Richardson, Laura Cayouette, J.D. Evermore
Durata
95 Minuti

Un virus, noto come Necroambulis, chi ne viene a contatto trasforma lentamente l'essere umano in creatura simile a uno zombie. La terribile epidemia che ha colpito gli Stati Uniti si sta diffondendo anche nelle piccole città, le autorità stabiliscono un ferreo controllo: tutte le persone affette dal virus sono messe in quarantena e, isolati in speciali reparti creati per loro.
Su quello che succede dopo, le autorità non dicono nulla. Maggie (Abigail Breslin), una sedicenne contagiata durante il coprifuoco notturno poi presa da alcuni funzionari armati e portata in ospedale con altre persone infette, riesce a chiamare suo padre Wade (Arnold Schwarzenegger) per far ritorno a casa.
Wade recuperata la figlia in ospedale, e deciso a proteggerla ad ogni costo con l'aiuto del dottor Vern (Jodie Moore), se la porta con sé a casa per accudirla amorevolmente. Nonostante il progredirsi della malattia, il padre è determinato a tenere con sé l'amata figlia, rifiutandosi di portarla in isolamento, fino alla fine della sua straziante trasformazione.
Contagious - Epidemia Mortale” diretto da Henry Hobson il cui protagonista e anche in veste di produttore, è il grande e famoso Arnold Schwarzenegger. L'ex invincibile Terminator lo vediamo in veste di un ruolo nuovo, drammatico e sentimentale nei panni di un amorevole padre. Si parla ancora di zombie e, si pensa che sia il solito classico film sui morti viventi che si cibano di esseri umani, dove questa volta c'è il grande Arnold che spara all'impazzata ammazzandoli tutti. In realtà non è così!
E una storia drammatica, sul coraggio, sulla speranza e su un bellissimo rapporto tra una figlia e un padre che non vuole arrendersi all’ineluttabile destino della figlia. Trama semplice, scorrevole, con bellissime scene, stupendi primi piani e silenzi carichi di parole che rendono le scene ancor più tristi. Il finale, poi, è veramente commovente con la scena finale di vera tensione.
Ottimo il cast, Arnold da sfoggio di una delle sua migliori performance attoriali, conosciuto sotto l'aspetto di un uomo tutto muscoli, ha interpretato magnificamente questo nuovo ruolo di padre sofferente e impotente. Molto brava anche la ragazza protagonista Abigail Breslin (candidata all'Oscar per Little Miss Sunshine), certo, fa strano vedere l'ex invincibile Terminator nella parte di un padre con barba, rughe e lacrime! Devo dire che è stato eccezionale, a me personalmente è piaciuto. Gran bel film intenso, originale ed emozionante. Anche solo per la curiosità di vedere il grande attore in questo nuovo personaggio, merita di essere guardato, indipendentemente dal fatto se siete appassionati o meno di zombie.

Angie

 
Di Namor (del 09/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 118 volte)
Titolo originale
Triple Nine
Produzione
USA 2016
Regia
John Hillcoat
Interpreti
Casey Affleck, Chiwetel Ejiofor, Anthony Mackie, Aaron Paul, Clifton Collins Jr..
Durata
125 Minuti
Trailer

Irina Vaslov (Kate Winslet) moglie di un potente boss della mafia russo-israeliana chiuso in prigione, assolda una banda composta da poliziotti corrotti ed ex militari per portare a termine un furto a una banca per recuperare importanti documenti custoditi in una cassetta di sicurezza. Alla consegna della documentazione, Irina congela il pagamento alla squadra imponendo previo ricatto un altro colpo che ha dell’impossibile: entrare in un ufficio governativo e rubare il resto della documentazione per fare uscire il marito dalla prigione.
La squadra non può far altro che accettarla forzata imposizione e studiare come portare a termine quella che sembra una missione senza speranza. Michael Atwood (Chiwetel Ejifor) leader indiscusso della banda decide di usare un espediente alquanto particolare per distrarre le guardie e far entrare in azione i suoi per rubare i documenti all’interno del bunker in cui sono custoditi, quello di comunicare un codice 999… ovvero una richiesta di assistenza medica per agente ferito a terra. Con questo stratagemma la banda s’introduce nel caveau portando a termine la missione con un alto prezzo da pagare, dando vita ad un letale e sanguinoso gioco in cui i protagonisti rileveranno la loro vera natura per sopravvivere.
La gestazione durata sei anni per realizzare “Codice 999” non e stato facile per il regista John Hillcoat, che ha dovuto cambiare più volte gli attori per varie motivazioni. Il cast vede un nutrito gruppo di attori di ottimo valore come: Casey Affleck, Woody Harrelson, Chiwetel Ejifor, Aaron Paul e Kate Winslet sono i nomi dei protagonisti con più rilevanza nella storia, ma non sono male anche i meno “conosciuti” che ben figurano con il loro ottimo apporto.
A mio parere “Codice 999” è un buon film d’azione con una solida sceneggiatura che ben appaga lo spettatore in cerca di due ore di ottimo action.

 Namor

 
Di mimmotron (del 06/05/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 107 volte)
Titolo originale
Continuum
Produzione
Canada 2015
Episodi / Durata
6 / 45 Minuti

Abbiamo già scritto di Continuum la serie TV fantascientifica prodotta in Canada e continuo a farlo per due motivi.
Il primo è che siamo ora giunti alla fine della stessa con un numero accettabile di puntate, solo sei, che rimettono a posto ogni cosa nel passato e nel futuro. Difficile aspettarsi un finale non lieto per come si sviluppano gli avvenimenti in tutte le puntate fin qua trasmesse, non ultime le ragioni che spingono Kiera a voler tornare nel suo presente, ma c'è un “ma”. Sì, infatti il finale come quasi tutti ce lo aspettiamo ci sorprenderà, lasciandoci forse un po' di amaro in bocca...
Il secondo motivo per cui ve ne parlo ancora è perché, come mi era già capitato di scrivere, uno degli aspetti che più mi ha affascinato, come molto spesso accade nei film di animazioni di Miyazaky, è l'impossibilita da parte dello spettatore di collocare i protagonisti come buoni o cattivi. Arriviamo quindi all'ultima puntata aspettandoci davvero di tutto da ogni personaggio.

mimmotron

 
Di Miryam (del 02/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 117 volte)
Titolo originale
Wolf Totem
Produzione
Cina 2015
Regia
Jean-Jacques Annaud
Interpreti
Shaofeng Feng, Shawn Dou, Shwaun Dou, Ankhnyam Ragchaa, Yin ZhuSheng
Durata
121 Minuti

Durante la rivoluzione culturale in Cina negli anni ’60, due studenti di Pechino vengono mandati in Mongolia con un preciso incarico, devono, in cambio di vitto e alloggio, alfabetizzare le popolazioni indigene, per lo più composte da pastori nomadi.
I due giovani insegnanti, Yang Ke ( Shawn Dou ) e Chen Zhen ( William Feng ), si rendono presto conto che ad imparare una grande lezione di vita sono proprio loro, in particolare Chen il quale venendo a contatto con una realtà ben diversa dalla sua, scopre qualcosa sugli uomini e soprattutto sui lupi, che purtroppo in quell’epoca, il governo comunista di Mao ha deciso di abbattere. Infatti attraverso crudeli safari, tutte le cucciolate di questi intelligentissimi animali vengono barbaramente distrutte.
Chen, di nascosto da questi sterminatori, riesce a salvarne uno e spera di poterlo crescere in cattività e di osservare così da vicino tutte le caratteristiche di questo tanto temuto animale. Tutti i tentativi però di addomesticare il cucciolo, da lui chiamato “Lupetto”, falliscono portandogli alla mente le parole del Saggio Capo villaggio che aveva condannato il suo gesto dicendogli “ Sai cosa hai fatto? Hai catturato un Dio per farne uno schiavo”.
Così quel giovane insegnante sopraffatto dal rimorso per l’errore commesso, cerca di reintegrare il lupo nel suo ambiente di origine, non rendendosi conto però che inconsapevolmente con quell’atto d’amore, seppur sconsiderato, aveva salvato l’ultimo lupo. Jean Jacques Annaud è un regista capace di generare film di successo servendosi di animali selvatici come protagonisti per storie veramente forti.
Dopo orsi, tigri è arrivato il momento dei lupi, ed ecco così sul grande schermo “L’Ultimo Lupo”. La pellicola è stata tratta dal romanzo autobiografico “Il Totem del Lupo” di Jiang Rong, venti milioni di copie vendute in Cina nel 2004. Questo scrittore ha vissuto come Chen nella Mongolia interna per undici anni allevando anche lui un cucciolo di lupo. La trama è raccontata in maniera molto semplice e lineare, lo spettatore si perde nel fascino dei bellissimi luoghi dove i lupi ne fanno da padroni.
La pellicola mette in risalto la superiorità del lupo, un animale dotato di forza, intelligenza, coraggio, rispettoso dell’ambiente e come dice il Saggio…talmente fiero da renderne impossibile l’addestramento. Sono rimasta entusiasta e affascinata da questo toccante film, una trama che mi ha fatto più volte commuovere e nello stesso tempo irritare per le scene forti delle macabri uccisioni di questi lupi sia adulti che piccoli. Credo, anzi ne sono proprio convinta che alla fine della pellicola, qualsiasi spettatore prenderà come ho fatto io, le parti di questo stupendo animale! Visionatelo, e mi darete ragione.

Miryam

 
Di Angie (del 29/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 102 volte)
Titolo originale
The Book Thief
Produzione
USA - Germania 2013
Regia
Brian Percival
Interpreti
Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch
Durata
125 Minuti

Una curiosa voce fuori campo che, appartiene niente di meno che alla “Morte” in persona (voce originale di Roger Alian) ci introduce in una storia che vuole assumere quasi le sembianze di una fiaba: ”Storia di una ladra di libri”, un film costellato di vicende che coinvolgono e commuovono lo spettatore.
E il 1939 nella Germania Nazista. La piccola Liesel Menninger (Sophie Nelisse) è su un treno assieme alla madre e al piccolo fratello verso una nuova famiglia. Durante il viaggio Liesel assiste alla morte di suo fratello e durante il funerale la piccola raccoglie un oggetto seminascosto dalla neve, un libricino, che porterà con sé. Purtroppo non può sapere cosa c’è scritto perché non sa leggere.
Abbandonata dalla madre, che è stata costretta a lasciare la Germania a causa delle sue idee politiche, la ragazza è affidata a due genitori adottivi, l’affettuoso Hans (Geoffrey Rush) e dalla scontrosa ma buona Rosa (Emily Watson), una coppia che cerca di sopravvivere nelle ristrettezze della guerra senza piegarsi al partito nazista.
La piccola Liesel comincia pian piano a inserirsi e amare la nuova famiglia. Va a scuola ma viene derisa dai compagni di classe perché non sa leggere e la chiamano “scema”. L’unico a starle sempre vicino è il suo amico Rudy (Nico Liersch). La ragazzina grazie all’aiuto di Hans, il suo tenero e affettuoso padre adottivo, impara ben presto a leggere. I libri diventano così la sua grande passione, sentimento che la aiuterà a evadere dalla brutalità del mondo.
La Germania è sull’orlo della guerra e con la promulgazione delle leggi razziali vengono a sconvolgere la quiete di questa famiglia. Ad aggravare ancora più la situazione è l’arrivo di un giovane ebreo Max (Ben Schnetzer) sfuggito ai rastrellamenti tedeschi, a casa della famiglia adottiva della ragazza, che lo accolgono e lo nascondono nella loro cantina. Sarà proprio Max, colto e sensibile che insegna a Liesel a usare la forza dell’immaginazione e le chiede: ”Se i tuoi occhi potessero parlare che cosa direbbero?
Storia di una ladra di libri” diretto dal pluripremiato regista Brian Percival è tratto dall’omonimo libro “La ragazza che salvava i libri” di Markus Zusak uscito nel 2005. Il libro ha venduto otto milioni di copie in tutto il mondo ed è rimasto per ben sette anni nella classifica del New York Times tra i migliori best-seller di tutti i tempi. La pellicola ci riporta indietro nel tempo, nella Germani nazista degli anni trenta e quaranta, gli anni del potere di Hitler e della seconda Guerra Mondiale.
La protagonista è una ragazza di nome Liesel molto curiosa e intelligente e il suo amore per la lettura diventa l’unico modo per sfuggire all’orrore nazista. Ho visto molti film sul tema delle persecuzioni del nazismo e di come hanno vissuto la tragedia gli ebri ma, questa proiezione è stata un po’ particolare. L’intero svolgimento della storia è stato interconnesso da un filo sottile e “magico” che è la Lettura: quella lettura che per Liesel è una fonte di gioia anzi, di più, è il suo antidodo alla morte. Un ottimo cast, come pure la fotografia e le interpretazioni, in particolar modo molto brava la piccola e bella protagonista Sophie Nelisse nel dipingere Liesel (considerata la miglior attrice emergente) Ha ricevuto varie nomination, in special modo per la colonna sonora. Il film mi è piaciuto molto, ricco di emozioni che affronta temi universali come l’amicizia, la forza dell’animo e la capacità di trovare la bellezza nascosta attraverso le parole anche nei momenti più brutti e tragici della vita.
Sono dell’opinione che i libri sono ottimi strumenti informativi e formativi della storia umana, capaci di far riflettere ed emozionare. Consiglio la sua visione a tutti anche ai ragazzi è una pellicola con grandi valori, il che non guasta mai in un’epoca in cui imperano ancora tanto egoismo e superficialità.

Angie

 
Di Namor (del 25/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 187 volte)
Titolo originale
Truth
Produzione
USA - Australia 2015
Regia
James Vanderbilt
Interpreti
Cate Blanchett, Robert Redford, Elisabeth Moss, Topher Grace, Dennis Quaid
Durata
121 Minuti
Trailer

La produttrice e famosa giornalista della CBS Mary Mapes (Cate Blanchett) e il famoso conduttore di 60 Minutes, Dan Rather (Robert Redford) realizzano un reportage investigativo su come l’attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush, ottenne favoritismi per entrare a far parte come pilota nella Guardia Nazionale dell’Aeronautica del Texas anziché partire per il Vietnam a combattere.
Tale favoritismo fu ottenuto grazie al padre che all’epoca era un ambasciatore e membro del congresso e futuro presidente. Il clamore dell’inchiesta contro l’uomo più potente del mondo fu prontamente smontata da chi di dovere con il risultato finale del licenziamento della Mapes ed il forzato ritiro di Rather.
Truth – Il prezzo della verità” è un film drammatico ambientato nel mondo del giornalismo tratto dal memoir scritto dalla stessa Mape intitolato “Truth and Duty: The Press, the President, and the Privilege of Power”, a dirigerlo come prima regia e lo sceneggiatore e produttore James Vanderbilt.
A far parte del cast oltre alla Blanchett che è la protagonista assoluta e Redford che recita in un ruolo minore, vi sono presenti anche due attori di buon livello come Dennis Quaid e Bruce Greeenwood.
Il soggetto del film prettamente americano e la mancanza di mordente nello svolgimento della vicenda non mi hanno soddisfatto, credo che la pellicola sia troppo lineare e poco coinvolgente per il pubblico europeo poco avvezzo a questo fatto di cronaca.
Difatti gli incassi (poco più di mezzo milione di euro) ottenuto nelle nostre sale sono il reale riscontro della mia personale opinione sul film, che la critica ha elogiato in modesta misura.

Namor

 
Di Miryam (del 22/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 107 volte)
Titolo originale
Poltergeist
Produzione
USA 2015
Regia
Gil Kenan
Interpreti
Sam Rockwell, Rosemarie DeWitt, Jared Harris, Saxon Sharbino, Nicholas Braun.
Durata
93 Minuti

L’intera famiglia Bowen, si è trasferita nella nuova casa che ha appena comprato. Non è proprio il massimo ma è costata poco e per Eric ( Sam Rockwell ) che è stato appena licenziato e per sua moglie Amy ( Rosemarie De Witt ) va bene così.
Non tutti i membri della famiglia sono d’accordo con questo acquisto specialmente la figlia maggiore Kendra ( Saxon Sharbino ) che è stata obbligata a lasciare gli amici, la piccola Madison ( Kenned Clements ) invece sembra essersi subito ambientata nel nuovo posto al contrario del fratello Griffin ( Kyle Catlett ) il quale appare subito preoccupato e spaventato.
Una notte, in camera di quest’ultimo, si avvertono strani rumori, inoltre svariati elettrodomestici iniziano a funzionare nonostante siano spenti, nella camera di Madison, toccando la maniglia dell’armadio, i capelli si elettrizzano e si verificano altri fatti strani e sospetti. Una sera i Bowen invitano degli amici a cena dai quali vengono a scoprire che la loro casa è stata costruita sopra un cimitero dal quale avevano tolto solo le lapidi lasciando sottoterra le ossa dei defunti.
Dopo quella sera, i fatti strani si moltiplicano fino a quando la piccola Madison viene “rapita” dall’armadio della camera per apparire poco dopo nel televisore invocando aiuto. A questo punto la famiglia si coalizza per poterla salvare e chiede aiuto a due detective dell’occulto che cercheranno di portare indietro la bimba finita nel regno delle anime.
Poltergeist” è un film horror diretto da Gil Kenan, la pellicola non è altro che il remake del film omonimo del 1982 diretto da Tobe Hooper. Sono passati più di trent’anni, ma ricordo che a quel tempo questo film aveva terrorizzato gran parte degli spettatori. Se devo dire la verità mi aspettavo qualcosa di più, certo i film originali sono sempre stati migliori di quelli rifatti, specialmente se come questo sono l’identica copia.
Al giorno d’oggi, queste trame non offrono nulla di originale perché case infestate, spiriti maligni, oramai ce li hanno propinati in tutte le salse.
Tornando però a questo movie, nonostante sia stato sorretto da fantastici effetti speciali, la visione in 3D, non ci sono stati momenti di brivido, di suspence, di tensione, almeno per me. Il regista poteva forse inserire scene più inquietanti visto il lasso di tempo del primo Poltergeist, invece è riuscito a strapparmi pure delle risate con i battibecchi dei due cacciatori dell’occulto, gli attori Jane Adams e Jared Harris che con i loro alterchi hanno per lo meno contribuito a vivacizzare la trama della pellicola.
Tirando le conclusioni, resta un film adatto ad un pubblico amante del genere che come me ha visto di meglio e ogni tanto prende una fregatura!

 Miryam

 
Di Asterix451 (del 18/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 145 volte)
Titolo originale
Veloce come il vento
Produzione
Italia 2016
Regia
Matteo Rovere
Interpreti
Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Roberta Mattei, Paolo Graziosi, Lorenzo Gioielli.
Durata
119 Minuti

Giulia De Martino è troppo giovane per avere la patente, ma in autodromo spinge sull’acceleratore come un pilota vero: ci credono tutti, soprattutto papà, che la segue dal box attraverso le telecamere. Insieme recitano la preghiera del pilota, insieme corrono per il titolo Granturismo, insieme finiscono fuori pista… purtroppo, soltanto Giulia si rialza. Mentre la sua Porsche resta nella ghiaia fuori dalla carreggiata, suo papà rimane sul cemento della scuderia stroncato da un infarto.
Senza di lui, ai De Martino restano una marea di debiti accumulati per correre: infatti la loro casa è stata data in garanzia a uno sponsor spregiudicato che si prenderà tutto, se non vincono. Non basta l’ostinazione di Giulia e l’assistenza di Tonino (il fedele meccanico) per risalire la classifica piloti, perché Giulia è brava, sì, ma non abbastanza…
A complicare tutto c’è il ritorno dell’altro figlio, Loris, un ex rallista che spingeva davvero forte. Lo chiamavano “il Ballerino” perché con la macchina ci danzava, anche se oggi è ridotto a un tossico opportunista che cerca di prendersi una fetta dell’eredità. A lui non gliene frega niente delle gare, non gliene frega niente dell’idealismo ipocrita di uno sport in cui contano solo i soldi, perché l’esperienza l’ha fatta e la storia si ripete… sa anche che Giulia non vincerà il campionato, perché la ragazzina crede di guidare al Luna Park, crede che “le curve siano tonde”, e crede di poter guidare pulito per vincere.
Ciò che Loris non sa ancora è che perderanno la casa, se Giulia non vince. E questo gli interessa moltissimo, perché lui la casa non vuole perderla e nemmeno Giulia che, nonostante la repulsione per il fratello, sa come obbligarlo a insegnarle a guidare: lezioni da un ex campione per 30 Euro al giorno, il costo di una dose… meno della benzina per la Porsche.
Veloce come il vento” è girato da Matteo Rovere, un giovane regista indipendente nello stile e nella scelta dei soggetti: lo dimostra anche la sua attività di produttore, soprattutto per i corti, che gli hanno valso importanti riconoscimenti, tra cui un Nastro d’Argento. Piace la sua attitudine a romanzare storie vere diverse dalle solite sceneggiature che fanno cassetta, realizzando trame intriganti e controverse: anche “Veloce come il vento” tratta senza ipocrisia i rapporti familiari, il mondo delle corse ufficiali e clandestine, la tossicodipendenza, con ironia e intelligenza. Stefano Accorsi è un tossico divertente e geniale, che sublima la scabrosità di alcune scene con il sorriso. Il ruolo di Loris si ispira al campione di rally degli anni ‘80 Carlo Capone, un pilota di talento ma difficile, silurato dalle scuderie per la sua schiettezza nel denunciare le tresche sportive. Ma chi è la ragazza pilota che si vede alla fine, invece?
Nel cast esordisce Matilda De Angelis, da poco maggiorenne, attiva in una band bolognese e modella saltuaria: nei panni di Giulia è convincente, determinata, pulita e sensuale. Le si contrappone Roberta Mattei, Annarella, la fidanzata tossica di Loris: una bellissima interpretazione di dolcezza e perdizione, per un’attrice molto attiva a teatro e nelle fiction. Restano il giovanissimo Giulio Pugnaghi, fratellino di Giulia che deve crescere in fretta, e il taciturno Paolo Graziosi, nei panni di Tonino il meccanico. Tonino si infiamma solo quando parla della special guest star di questa pellicola che, come tutte le special guest, salta fuori solo alla fine: la Peugeot 205 “Turbo 16”… e per chi sa, ho già detto tutto.
Pecche del film: a volte, la sensazione di imitare gli americani nel modo di costruire le storie semplifica le situazioni fino a renderle inverosimili. Anche se, imitando, spesso saltano fuori pregi che certi film italiani non hanno. Un’altra nota la farei alle musiche: ma “soccia”, non puoi mettere solo la telecronaca nelle scene di gara!!! E spingi con sta colonna sonora, sulle macchine come sulle pedaliere, dammi basso e percussioni ed esaltami ancora di più!
Per il resto, appena esce in dvd me lo compro. Nel frattempo, consiglierei a tutti (i maggiori di 14 anni) di vederlo al cinema…

Asterix451

 
Di Angie (del 15/04/2016 @ 05:00:00, in teatro, linkato 122 volte)
Evento
Teatro
Artista/i
Fiorello
Location
Sanremo Teatro Ariston
Data
22-03-2016

Rosario Fiorello il grande showman ritorna sui palchi italiani. Erano quindici anni! Finalmente a Sanremo, palcoscenico dell'Ariston. Palco non sconosciuto per il grande showman che, ha già avuto modo di essere protagonista, una volta addirittura da cantante, quando non era ancora tanto noto si presentò con il brano “Finalmente tu” composto da Max Pezzali, posizionandosi al 5° posto.
Poi altre volte come ospite nei vari Festival di Sanremo. Credo che tanti come me abbiano atteso con emozione questo suo ritorno sul palcoscenico dell'Ariston con il suo nuovo spettacolo ”L'Ora della Rosario”. Ed è vero! La conferma l'ho avuta quando ho visto la sala del cinema Ariston piena: tutto esaurito!
Quel ragazzo siciliano ricordato per le sue grandi risate, ora 55 enne inizia il suo show non dal palco ma dalla platea del cinema indossando i panni di un pretone scalmanato che gira tra il pubblico prendendolo in giro. Già grandi risate! Spettacolo in perfetto stile Fiorello, fatto di puro intrattenimento e autentico divertimento. Molti sono i temi trattati, dagli immancabili riferimenti all'attualità fino alle note di costumi dei nostri giorni.
Il giorno prima dello spettacolo il grande showman gira per le vie della città, sulla pista ciclabile e conosce le persone del luogo le quali, diventano in qualche modo autori di spunti comici e parte integrante dello show. Oltre due ore ininterrotte do monologhi, canzoni e duetti con grandi artisti: Mina e Tony Renis, il quale in collegamento da Las Vegas, regala allo showman una versione particolare della celebre “Quando, Quando, Quando”. E stato anche uno spettacolo di “riproduzioni” di cantanti come Vasco Rossi, Ramazzotti, Ligabue e Venditti. Sempre grandi sorprese per il pubblico che letteralmente piange dal ridere.
Uno spettacolo scintillante fatto di luci e suoni. Magnifica la band diretta dal maestro e tastierista Enrico “vegano” Cremonesi e il simpatico trio vocale “I Gemelli di Guidonia” canterini spiritosi che hanno accompagnato Fiorello. Devo dire le due ore trascorse tra una risata e l'altra sono volate, non me ne sono resa conto, anzi mi son detta: “Già finito”! Dulcis in fundo, l'uscita per gli applausi finali con la maglietta con la scritta “Grazie Sanremo.”
Concludo affermando che Rosario Fiorello non è solo uno showman ma anche un artista. Grande Fiore!

Angie

 
Di Namor (del 11/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 129 volte)
Titolo originale
Sicario
Produzione
USA 2015
Regia
Denis Villeneuve
Interpreti
Benicio Del Toro, Emily Blunt, Josh Brolin, Jon Bernthal, Jeffrey Donovan.
Durata
121 Minuti

L’irruzione del FBI in una casa custodita da pericolosi narcotrafficanti messicani porta alla luce un’inquietante scoperta, dentro le pareti dello stabile sono stipati numerosi cadaveri incappucciati con un sacchetto di plastica. L’abitazione è di proprietà di un potente Boss irrintracciabile che la CIA vuole catturare ad ogni costo, per tale operazione è assemblata una task force capitanata dall’agente Matt Graver (Josh Brolin) il quale richiede anche la partecipazione dell’agente che ha guidato l’incursione nella casa degli orrori. Kate Macer (Emily Blunt) accetta di unirsi alla missione speciale che dovrà restare segreta, così com’è segreto e misterioso il passato dell’ambiguo e impenetrabile del consulente Alajandro (Benicio del Toro), anch’egli arruolato nel gruppo di volontari per la secret mission.
Gli ideali di Kate non collimano con quelli della squadra governativa, in particolar modo con quelli di Graver e Alejandro, che non si fanno scrupoli nell’usare metodi non convenzionali per assicurare la buona riuscita dell’operazione nel territorio messicano, un luogo dove la crudeltà dei cartelli della droga risulta essere il più spietato al mondo. E Alajandro questo lo sa bene, visto che ha provato sulla propria pelle la loro leggendaria spietatezza, un’esperienza che è pronta a riversare sul mandante del suo incancellabile dolore. “Sicario” sceneggiato dall’attore Taylor Sheridan al suo attivo molte serie tv tra cui Sons of Anarchy, il film è diretto dal regista canadese Denis Villeneuve prossimo a girare il nuovo Blade Runner.
Il cast di ottima fattura vede la presenza di due attori molto cazzuti come Josh Brolin molto a suo agio nel coordinatore della missione e Benicio del Toro nell’ambiguo e taciturno consulente, un ruolo scritto su misura per lui il quale Benicio ha fatto escludere oltre il 90% delle sue battute dal copione per dare la sua impronta personale al personaggio. Una scelta condivisa dal regista che si è rilevata una vera fortuna per il film che ha potuto godere di un Benicio del Toro assolutamente magistrale. Ottima anche la prova di Emily Blunt nella tormentata agente del FBI. Spettacolare il suono e la colonna sonora che hanno ricevuto la meritata candidatura agli Oscar del 2016, così come la stupenda fotografia di Roger Deakins anch’egli candidato.
La pellicola stranamente non ha avuto il giusto riscontro di pubblico al cinema, ma merita pienamente di essere ripescata per il mercato Home Video.. datemi retta non ve ne pentirete.

Namor

 
Di Miryam (del 08/04/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 116 volte)
Titolo originale
Nasters of Sex
Produzione
USA 2013
Episodi / Durata
36 / 60 Minuti

“Masters of sex” è una serie televisiva statunitense divisa in tre stagioni (per ora!), due di queste già trasmesse in Italia, per la terza dovremo aspettare ancora un pochino.
Narra la vera storia di William Masters, un illustre ginecologo e della sua assistente Virginia Johnson, che nel lontano 1956 in un ospedale del Missouri, precisamente a Saint Louis, furono i primi a compiere delle ricerche molto approfondite sulla sessualità umana.
Per undici anni questi due “pionieri della scienza”, cercarono di far luce su un argomento molto delicato, cioè studiare il sesso senza tabù e pregiudizi, senza paura di essere considerati come due depravati. Se ci addentriamo più dettagliatamente nella storia, scopriamo che William Masters, qui interpretato da Michael Sheen, è un personaggio cupo, serio, introverso, segnato da un’infanzia alquanto difficile che fin da giovane ha sempre dimostrato un interesse quasi maniacale per il sesso. Sposato con Libby (Caitlin Fitzgerald), una giovane e bella ragazza con la quale cerca in modo molto insistente di avere un figlio ma con scarsi risultati. Dall’altra parte troviamo la sua assistente Virginia Johnson (Lizzy Caplan) completamente diversa da lui, è un’attraente psicologa non ancora laureata che ha già divorziato due volte, madre di due bambini, in passato è stata cantante in vari night club, possiede un carattere alquanto sfrontato, per niente timorata dell’universo maschile. Insieme iniziano un percorso per capire cosa succede all’interno del cervello quando questo affronta il piacere e la gioia del sesso. Per fare ciò si avvalgono di alcune volontarie, per lo più prostitute, in particolare la simpaticissima Betty DiMello (Annaleigh Ashford), per passare poi a persone normalissime, di vari orientamenti sessuali, e alla fine delle vere e proprie coppie arrivando a loro stessi, del resto chi meglio di loro potrebbe descrivere quello che, in effetti, succede durante l’amplesso?
Masters of Sex”, basata sulla biografia di Thomas Maier, è stata creata da Michelle Ashford. La serie tratta un tema senz’altro delicato, non facile da esprimere, ma coinvolgente per tutto il pubblico adulto perché riesce a sfatare e scoprire un insieme di tabù.
Le scene hot non mancano, ma non hanno niente di volgare, anzi si viene coinvolti con ironia. La serie ha riscosso un grande successo, infatti, ha ricevuto due nomination ai Golden Globe, un Critics’ Choice Television Award e un American Film Institute Award.
A parer mio è un’ottima serie da vedere, scorre bene, suscita interesse, del resto racconta fatti realmente accaduti, oltre al sesso esiste anche del sentimento, infatti questo interesse lavorativo dei due protagonisti sfociò in una relazione sentimentale che li condusse al matrimonio avvenuto nel 1971, motivo questo che mi porterà senz’altro a visionare sia la seconda che terza stagione, suggerisco anche a voi di prenderne atto se già non l’avete fatto.

Miryam

 

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