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Recensioni
 
Di Miryam (del 16/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 41 volte)
Titolo originale
Perfetti sconosciuti
Produzione
Italia 2016
Regia
Paolo Genovese
Interpreti
Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea.
Durata
97 Minuti

Una bellissima casa, un ampio salone con una tavola rotonda imbandita nel mezzo pronta ad accogliere i soliti amici. Una cena organizzata da Eva (Katia Smutniak) e suo marito Luca (Marco Giallini), una coppia in crisi perché sempre in disaccordo con l’educazione della figlia sedicenne. Gli invitati di questo incontro, preparato per assistere insieme all’eclissi totale di luna, sono i loro migliori amici come Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher), novelli sposi innamoratissimi, al contrario di Lele (Valerio Mastandrea) e Carlotta (Anna Foglietta), coniugi ormai stanchi e infine Peppe (Giuseppe Battiston) che doveva venire con la nuova fidanzata ma rimasta a casa perché influenzata.
Nel corso della cena, Eva ad un certo punto propone ai commensali di mettere il proprio cellulare sul tavolo e di rispondere in viva voce alle chiamate e di leggere a voce alta ogni sms. Dopo il primo tentennamento, tutti accettano, peccato però che quello che doveva essere un gioco divertente, si trasforma nel giro di poco in un incubo. Per fortuna a serata conclusa si scopre che il gioco del “cellulare pubblico” …e qui mi fermo per non svelare tutta la sorpresa!
“Perfetti Sconosciuti”, è stato diretto da Paolo Genovese già autore di precedenti pellicole come “Immaturi” e “Tutta colpa di Freud”. Il film campione di incassi nel 2016 dietro soltanto a Checco Zalone, è stato premiato come miglior film ai David di Donatello e inoltre come miglior sceneggiatura al festival prestigioso come il Tribeca.
Una commedia divertente e pungente che ruota intorno allo smartphone, quell’oggetto tecnologico che oramai non possiamo più farne a meno e che può diventare un’arma a doppio taglio. Infatti, tutti noi abbiamo una vita pubblica, una privata ma soprattutto ahimè anche una vita segreta, uno scheletro nell’armadio che mentre prima dell’era tecnologica lo custodivamo nella nostra testa, adesso invece si trova nella nostra sim!!
La pellicola è davvero da visionare, ben costruita e per niente monotona seppur si concentra in un luogo chiuso per circa un’ora e mezza, pochi attori ma perfettissimi nei loro ruoli, una trama che coinvolge lo spettatore con risate e tensioni, perciò sedetevi in poltrona e guardatelo, un consiglio…cancellate tutto dal vostro telefonino!!

Miryam

 
Di Angie (del 09/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 75 volte)
Titolo originale
Concussion
Produzione
USA 2015
Regia
Peter Landesman
Interpreti
Will Smith, Alec Baldwin, Gugu Mbatha Raw, Arliss Howard, Paul Reiser.
Durata
123 Minuti

Un neuropatologo nigeriano Bennet Omalu, (interpretato da Will Smith) laureatosi con master ad alti livelli, vive nel suo cupo laboratorio dove esegue autopsie. Omalu, parla con i suoi cadaveri che gli arrivano per indagini e, questo fa sorridere i suoi colleghi. Il suo lavoro per lui è una missione e non lascia mai perdere.
Durante in una delle sue autopsie s'imbatte nel cadavere di un campione di football, Mike Webster, finito in disgrazia a vivere in un pick-up, tormentato da spaventose emicranie e deceduto in circostanze anomale.
Il neuropatologo vuole approfondire la questione e, fa a spese sue costosi esami celebrali e scopre che la causa del suo malessere (non identificabile nelle Tac) è la encefalopatia traumatica cronica (CTE) provocata da violenti colpi dati e ricevuti alla testa. Infatti, in seguito avvennero morti di altri ex giocatori.
Omalu cercò in ogni modo di portare all'attenzione pubblica questa sua scoperta: una malattia degenerativa del cervello che colpiva soprattutto i giocatori di football. Durante la sua ostinata ricerca, il medico tentò di smantellare lo Status Quo dell'ambiente sportivo che per interessi economici e politici, metteva a repentaglio la salute degli atleti. Porta alla luce una verità a dir poco scomoda che, mette in pericolo la sua carriera.
Nonostante le poche esperienze da regista, Peter Landesman scrive e dirige il film “Zona D'Ombra”, tratto da una storia vera recente del 2002, ispirato all'articolo “Game Brain” di Jeanne Miller Laskas e pubblicato da GQ prodotto da Ridley Scott.
Racconta la vicenda del dottor Bennet Omalu, che scoprì la encefalopatia traumatica cronica, individuando una connessione diretta tra i traumi celebrali cronici dei giocatori di football e le loro attività sportive.
Film interessante e ben interpretato con gran performance da Will Smith, bravo e verosimile nei panni del neuropatologo nigeriano.
E una pellicola che ci insegna tante cose, come un uomo, praticamente da solo, ha cercato di portare alla luce, una verità al quanto scomoda nell'ambiente sportivo americano del football, ma non per avere fama e fortuna, ma per cercare di salvare delle vite umane. La storia mi ha appassionato e l’ho vista volentieri, anche perché non conoscevo questo aspetto del football americano. Sono argomenti (a mio parere) sempre interessanti da vedere che coinvolgono lo spettatore. Vale almeno una sua visione!

Angie

 
Di slovo (del 25/12/2016 @ 05:00:00, in redazione, linkato 106 volte)

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) B U O N E F E S T E : - )

le recensioni riprenderanno il 9 gennaio 2017.
; - ) auguri!

 
Di Namor (del 19/12/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 85 volte)
Titolo originale
Shut In
Produzione
USA 2016
Regia
Farren Blackburn
Interpreti
Naomi Watts, Oliver Platt, Charlie Heaton, David Cubitt, Jacob Tremblay.
Durata
91 Minuti

Dopo un incidente stradale che le ha portato via il marito e ridotto in stato vegetativo il figliastro Stephen (Charlie Heaton), la psicologa infantile Mary Portman (Naomi Watts) è costretta a ricevere i suoi pazienti a domicilio per poter accudire nel migliore dei modi Stephen. Il lavoro e l’accudimento del figlio si fa sempre più impegnativo e logorante.
Dietro consiglio del suo psicanalista di fiducia, Mary decide di trasferire Stephen in una struttura adeguata alle sue esigenze, in modo di avere più tempo per lei ed i suoi pazienti. Dopo la sparizione improvvisa di uno dei suoi piccoli pazienti, Mary inizia ad avere misteriosi incubi associati a strani eventi che la porteranno a scoprire una incredibile verità della loro origine.
Diretto dal regista televisivo britannico Farren Blackburn, “Shut In” si colloca al genere thriller drammatico con protagonista femminile che abita (guarda caso) in una casa isolata e indipendente. Il giusto mix per sfociare in una alta aspettativa di suspense e tensione emotiva, dovuta ai probabili colpi di scena dettati dalla trama e dall’ambientazione studiata apposta per far sobbalzare lo spettatore dalla poltrona.
Ma di sussulti (a parte una scena) non ve ne sono, il film ha il potere di far predire al pubblico gli imminenti eventi di cui sarà annoiatamente sottoposto fino alla fine della pellicola, vista la scontatezza della banalissima ed elementare trama.
La Watts fa del suo meglio per rendere credibile il suo personaggio, ma la sceneggiatura ed il resto del cast non la aiuta ad elevare la pellicola oltre il voto della insufficienza.
Lasciate perdere e optate per un altro film che meriti il vostro tempo e denaro.

Namor

 
Di Angie (del 13/12/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 90 volte)
Titolo originale
Sully
Produzione
USA 2016
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Autumn Reeser.
Durata
95 Minuti
Trailer

Il 15 gennaio 2009 un aereo della US AIRWAYS decolla dall'aeroporto di La Guardia con 155 passeggeri a bordo. L'aereo pilotato da Chesley Sullenberger, detto Sully, (interpretato da Tom Hans) con tante esperienze di volo, a due minuti dal decollo uno stormo di uccelli colpisce l'aereo e mette fuori uso immediatamente i due motori. Sully ha poco tempo per decidere e trovare una soluzione. Impossibile raggiungere il primo aeroporto ed impossibile anche tornare indietro. Il capitano tenta così, insieme al copilota Jeffrey Skiles (Aaron Eckhart) un ammaraggio sul fiume Hudson: una manovra che non era contemplata in nessun manuale d'emergenza. L'impresa riesce, equipaggio e passeggeri tutti salvi. Sully fu l'ultimo ad abbandonare il veicolo dopo averlo perlustrato per ben due volte per accertarsi che nessuno fosse rimasto indietro.
Per l'opinione pubblica è un grande eroe ma, davanti alle autorità del National Transportation Safety Board, no. Secondo la loro opinione il pilota poteva evitare la pericolosa e difficile manovra e fare ritorno a La Guardia e, avviano indagini che minacciano la sua reputazione e carriera. Il grande regista Clint Eastwood torno con il suo 36esimo lungometraggio portando sul grande schermo il film “Sully”, che prende spunto dal romanzo scritto dallo stesso Sullenberger insieme all'autore e giornalista Jeffrey Zaslow. Storia del capitano Chesley “Sully” Sullenberger della sua straordinaria impresa: quella di aver effettuato un incredibile atterraggio di emergenza sulle fredde acque di Hudson senza recare danno alle vite umane.
Definito il “Miracolo sull'Hudson” dall'opinione pubblica; un eroe nazionale degno di medaglia al valore ma, non per il CDA, la compagnia aerea che è sospettosa e diffidente per cui cerca “l'errore umano” a tutti i costi mettendo sul patibolo Sully e il suo copilota. Questa gloriosa impresa per il regista Clint doveva essere assolutamente ricordata è lo proprio con la rappresentazione di questa pellicola. Un ottimo cast. L'interprete principale Tom Hanks è stato veramente bravo, con le sue micro espressioni del viso che l'hanno reso credibile e calibrato nel ruolo. Ha dato una prova magistrale che gli ha prenotato una candidatura ai prossimi Oscar. Ottima regia e belle scenografie, specie le inquadrature sulla città di notte.
Difficile staccare gli occhi dallo schermo anche per via dei salti temporali tra passato e presente e, inoltre già la scena iniziale (a mio parere) rende il tenore del film. Un film, a mio avviso, bellissimo che valorizza le capacità umane, a discapito della fredda tecnologia del giorno d'oggi e l'inutile burocrazia. Un bravo di nuovo a Clint Eastwood che ancora una volta ci sorprende e riesce a mantenere sempre alto l'interesse e la curiosità degli spettatori, facendoci appassionare alla vicenda del tormentato pilota. Un uomo che incubi ad occhi aperti ma resta saldo grazie a ciò di cui è fatto: dignità, senso del dovere e responsabilità.
Avercene di Sully!!! Merita decisamente la visione.

Angie

 
Di Miryam (del 04/12/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 182 volte)
Titolo originale
Revenant
Produzione
USA 2015
Regia
Alejandro González Iñárritu
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck.
Durata
156 Minuti

Ambientato nel 1823, il film narra la storia di esploratori, cacciatori di pelli, mercenari che attraversavano territori sconosciuti tra gli Stati Uniti e il Canada.
In particolare rilievo è l’avventura di un cacciatore di pellicce, Hugh Glass (Leonardo di Caprio) il quale, essendo molto esperto di terreni impervi, ha il compito di riportare la compagnia al forte e soprattutto di proteggere suo figlio, un ragazzo nato dalla relazione con la sua compagna, una ragazza indiana verso la quale nutre ancora un sentimento profondo seppur non faccia più parte della vita terrena.
Così il gruppo, costretto a lasciar il Nord Dakota a causa di un feroce attacco indiano che li ha decimati, abbandona non solo i boschi ma anche tutte le pelli raccolte che rappresentavano la loro fonte di guadagno. Questa scelta di Glass, suscita l’ostilità del rude John Fitzgerald (Tom Hardy) che cercherà di fargliela pagare in tutti i modi possibili.
Durante la via del ritorno, Glass si imbatte in due cuccioli di grizzly, la madre di questi per proteggerli, attacca in maniera alquanto brutale Hugh infierendo su di lui i potenti artigli e denti procurandogli lacerazioni molto profonde in varie parti del corpo riducendolo quasi in fin di vita. Lo scontro con l’orsa non lascia scampo al nostro esploratore che viene lasciato sul luogo in compagnia del figlio Hawk (Forrest Goodluck), del giovane Jim Bridger (Will Poultier) e di Fitzgerald che si offre volontario per dargli poi una degna sepoltura, purtroppo però le cose non vanno come promesso da quest’ultimo, anzi cerca di soffocarlo ma viene visto da Hawk che nel tentativo di fermarlo viene accoltellato e ucciso sotto gli occhi inermi di suo padre. Questo affronto e soprattutto il profondo dolore, innesta una forza tale in Hugh tanto da rimetterlo in piedi, affrontare un lungo cammino di trecento chilometri per il solo scopo di vendicarsi del tradimento subito.
Dietro la macchina da presa di questa pellicola c’è il regista messicano Alejandro G. Inarritu, vincitore del premio Oscar con “Birdman” è “Babel”.
Il film “Revenant-Redivivo”, tratto da un romanzo di Michael Punke, è ispirato a eventi realmente accaduti. La pellicola è stata girata principalmente in Canada, purtroppo però nonostante la produzione avesse scelto di girare tutto in questo Stato, l’arrivo della primavera e del caldo l’ha costretta a ultimare le scene nella Terra del Fuoco in Argentina.
Non è stato facile per l’intera troupe lavorare tutto in esterno data la temperatura gelida, infatti tutti gli attori hanno girato le scene con – 30°. Lo stesso Di Caprio ha rivelato in un’intervista di aver sfiorato l’ipotermia, non solo, ha pure affermato che quella tosse continua e persistente che si sente nel film, non era affatto simulata ma era la bronchite che si era procurato.
Ritengo “Revenant” un ottimo movie, visivamente splendido, regia, fotografia e performance degli attori, meritano tutte le statuette vinte, la fotografia di Emmanuel Lubezki rende imponente la visione di questo film, paesaggi naturali e innevati fanno dimenticare la lunghezza forse eccessiva della pellicola, come per esempio la lotta con il grizzly o l’interpretazione di Di Caprio in gran parte quasi muta anche se reputo la parte migliore del film, film che sarà senz’altro ricordato nel tempo soprattutto per l’ Oscar finalmente assegnato al bravissimo Leonardo con tutti i meriti dovuti.

Miryam

 
Di Asterix451 (del 27/11/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 167 volte)
Titolo originale
The Way of the Eagle
Produzione
Austria 2015
Regia
Gerardo Olivares
Interpreti
Jean Reno, Tobias Moretti, Manuel Camacho, Eva Kuen
Durata
98 Minuti
Trailer

Nel panorama incantato delle Alpi austriache, una coppia di aquile cresce i loro piccoli nella nicchia di un salto di roccia. A causa del loro carattere predatorio, la rivalità tra i fratelli si manifesta subito: appena rimasti soli, infatti, il più grande dei due riesce a spingere l’altro fuori dal nido, prima ancora di aver imparato a volare; l’aquilotto precipita dalle rocce e soltanto la vegetazione gli risparmia un impatto fatale. Giunto al suolo, però, si ritrova esposto ai pericoli della fame e del sottobosco: per fortuna sopraggiunge Lukas (Manuel Camacho), il figlio di un cacciatore che abita nelle vicinanze; il ragazzo i richiami dell’aquilotto, lo trova e lo porta nel rudere di una casa sulle rive di un laghetto alpino, improvvisando un nido sicuro dove poterlo accudire.
Lukas non parla molto, tantomeno con Keller (Tobias Moretti), suo padre. L’uomo è molto autoritario e pretenderebbe l’aiuto del figlio per strappare alla montagna le risorse di cui hanno bisogno per vivere, ma Lukas si rifiuta di parlargli e cerca perfino di ostacolarlo, a volte. La causa dei loro attriti è la perdita prematura di Maria (Eva Kuen), moglie e mamma dei due, che ha lasciato un vuoto doloroso.
Lukas trova nell’aquilotto un amico al quale dedicarsi: decide di chiamarlo Abel, perché vittima di un fratello cattivo, e va a trovarlo ogni giorno, approfittando della bella stagione. La casa del lago è un luogo caro al ragazzo, nonostante custodisca ricordi dolorosi: ci torna di nascosto dal padre, ma quelle visite non sfuggono a Danzer, il guardiaboschi (Jean Reno); lui conosce la storia di quella casa e conosce bene anche le aquile. Il suo contributo sarà decisivo per crescere Abel e insegnargli a volare: un’esperienza unica, che restituirà l’aquila al cielo e permetterà agli uomini di sanare le vecchie ferite.
Abel figlio del Vento” è un film per famiglie diretto da Gerardo Olivares, un regista spagnolo poco noto in Italia che ha dedicato la carriera ai viaggi, documentando le sue esperienze con articoli, libri e documentari molto apprezzati a livello europeo. Solo negli ultimi anni si è dedicato alla fiction, riscuotendo un grande successo di pubblico in Spagna per “Among Wolves” (“Tra i lupi”). Ingaggiato dalla austriaca Adler, ha diretto Jean Reno, Tobias Moretti e il giovane Manuel Camacho in questa bella favola di montagna, che intreccia le storie di uomini e animali in maniera avvincente, armonizzando la recitazione degli attori con immagini documentaristiche di altissima qualità.
Come accade nelle pellicole dedicate al rapporto dell’uomo con la montagna, la flora e la fauna diventano protagonisti delle vicende al pari degli uomini, costringendoli a riscoprire quell’antico legame con la natura che per secoli ha sostenuto la vita dell’essere umano. Jean Reno e Tobias Moretti danno una buona prova nei ruoli del cacciatore e del guardiacaccia, entrambi benvoluti dal pubblico, mentre l’aquila Abel si impone come il personaggio più interessante del film grazie al fascino di questi rapaci. Il giovane Manuel Camacho è alla sua seconda prova, sempre diretto da Gerardo Olivares: il ruolo di Lukas gli ha imposto lunghe lezioni di falconeria, per poter recitare con animali difficili come le aquile.
“Abel figlio del vento” è una pellicola con quattro attori, un’aquila e un cane: pur non essendo il film più “minimal” nella storia del cinema, funziona egregiamente con poco. La trama è semplice e neppure così originale, ma la scelta del casting e la suggestione continua delle riprese mantengono vivo l’interesse dall’inizio alla fine, senza mai scadere nella banalità. Si tratta di un bel film per famiglie, dove chiunque riuscirà a trovare degli spunti per appassionarsi alla storia, che propone un messaggio positivo mirato a far risaltare l’importanza dei legami affettivi e naturali che sono parte della nostra vita. Un buon film, per molti (se non per tutti), che tiene sotto controllo “la dose di zucchero”. Naturalmente diventerà un “must” per chi ama le aquile e la vita in montagna.

Asterix451

 
Di Angie (del 20/11/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 185 volte)
Titolo originale
La isla minima
Produzione
Spagna 2014
Regia
Alberto Rodríguez
Interpreti
Javier Gutiérrez, Raúl Arévalo, María Varod, Perico Cervantes, Jesús Ortiz.
Durata
105 Minuti

Ci troviamo nel profondo sud della Spagna 1980. In un piccolo villaggio, un angolo rurale alle foci del fiume Guadalquivir, tra paludi e risaie, da qualche anno si verificano scomparse di molte adolescenti, delle quali nessuno sembra interessarsi. Ma quando due giovani sorelle spariscono durante una festa di paese, la madre spinge e chiede di fare un'indagine a riguardo. A cercare di risolvere questo mistero giungono da Madrid due detective Juan (Javier Gutierrez) e Pedro (Raul Arevalo) che hanno una vasta esperienza nei casi di sparizioni. I due detective, però, si differiscono nei metodi e nello stile: Juan è della vecchia guardia, disposto ad usare anche torture per ottenere risultati e inoltre la sua visione di vita è opposta a quella del suo collega perché sa di essere ormai un malato terminale con pochi giorni di vita. Pedro, invece, più giovane è idealista, taciturno, progressista di buone maniere il cosiddetto “Poliziotto Buono” che presto diventerà padre. Durante le indagini i due investigatori si trovano a fronteggiare altri ostacoli come il traffico di droga.
Entrambi capiscono di dover mettere da parte le rispettive divergenze professionali se vogliono catturare il serial killer prima che altre ragazze facciano la stessa fine delle precedenti.
La Isla Minima thriller neo-noir spagnolo è il settimo lungometraggio diretto da Alberto Rodríguez. Il regista ci porta indietro nel tempo, precisamente nel periodo storico particolare per la Spagna che si è appena liberata dalla dittatura Franchista. In un piccolo paese tra fango e risaie dove la popolazione è arida e dura proprio come la terra che la circonda. La storia riguarda la sparizione di due adolescenti e a risolvere il caso vengono chiamati due detective, accolti con freddezza dalla gente del posto e ostilità anche da parte della polizia locale che, li spinge a risolvere il caso nel minor tempo possibile.
Una pellicola vincitore di 10 Premi Goya, come miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura originale e miglior attore protagonista: Javier Gutierrez. Un buon film curato sotto tutti gli aspetti (a mio giudizio), buona fotografia e una trama ben costruita. Ottimo cast con attori ben calati nella loro parte. Molto bello soprattutto lo sfondo storico della Spagna anni '80 che sta uscendo dal Franchismo e si porta dietro ancora i fantasmi della dittatura. Nonostante la pellicola abbia un ritmo lento, tiene sempre viva l'attenzione dello spettatore senza annoiarlo fino alla fine. A me personalmente è piaciuto molto.
E un bel thriller che sceglie oltre ad una ambientazione affascinante, anche una storia che coinvolge non solo per l'intrigo ma anche per il preciso momento storico in cui è ambientato. Chi è appassionato a questo genere di thriller con ambientazione storica, e chi ha visto ed è piaciuta la serie "True Detective", consiglio la sua visione.

Angie

 
Di Namor (del 14/11/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 107 volte)
Titolo originale
11.22.63
Produzione
USA 2016
Episodi / Durata
8 / 55 Minuti

Dopo aver appurato che il suo amico Al Templeton (Chris Cooper) gestore di un Pub è malato di cancro, Jake Epping (James Franco) professore universitario chiede spiegazione di come si sia ammalato gravemente in così poco tempo. La spiegazione che supera ogni immaginazione possibile viene fornita da Al invitando Jake ad entrare in un ripostiglio stipato nel suo Pub, che dopo pochi passi al suo interno viene catapultato in un’altra epoca, più precisamente nel lontano 21-10-1960!
La tana del Bianconiglio, così come viene chiamato da Al non è altro che un portale spazio temporale capace di proiettare le persone in quel preciso giorno tutte le volte che si oltrepassa. La durata di permanenza nel passato può anche essere di anni, ma una volta ritornati al presente saranno passati solo due minuti! Dopo essersi convinto della possibilità di modificare gli eventi ogni qualvolta che si oltrepassa il portale, Jake viene persuaso dà Al a impedire l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy per mano di Lee Harvey Hosvald, in modo che il mondo sia un posto migliore di come sia adesso.
Jake anche se dubbioso accetta la richiesta del suo amico per salvare la vita di J.F.K., una impresa non facile per un professore che dovrà nascondere la sua vera identità per arrivare a sventare il complotto più misterioso mai avvenuto fino ai giorni nostri.
Tratto dal libro di Stephen King11.22.63”, l’omonima serie composta da otto episodi diretti da più registi tri cui: Kevin Macdonald vincitore di un Oscar per il miglior documentario “Un giorno a settembre” del 2000, più James Kent, Fred Toye, James Strong, John Davis Coles e lo stesso James Franco (The Truth).
Il soggetto è affidato allo stesso Stephen King, mentre la produzione e di J.J.Abrams che la spunta su Jonathan Demme dopo i dissapori con King per alcune modifiche da inserire. Anche James Franco il protagonista della serie era intenzionato ad acquisire i diritti per produrla, una volta saputo che era arrivato in ritardo si propose de ottenne di essere almeno lui il protagonista.
La serie è molto intrigante ed abbonda di momenti di buona suspense, ottime le scenografie corredate da coloratissime auto scintillanti dell’epoca. Il cast è di buona fattura ed offre eccellenti prove di recitazione grazie anche all’apporto di due big Hollywoodiani come Franco e Cooper.
Visto il buon successo della serie, sembra che King si sia convinto a scrivere un sequel o uno spin-off, notizia che ha subito mandato in visibilio i fan di “11.22.63”.
Se così sarà, vedrò molto volentieri quello che il mitico King deciderà di scrivere, sperando che la qualità della prossima sceneggiatura sia di un livello degno della presente.

Namor

 
Di Miryam (del 06/11/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 144 volte)
Titolo originale
Pancho, el perro millonario
Produzione
Spagna 2014
Regia
Tom Fernández
Interpreti
Ivan Massagué, Patricia Conde, Armando del Río, Alex O'Dogherty, Secun de la Rosa
Durata
94 Minuti

Vita da cani? Non certo per Pongo, un bellissimo e vispo cagnolino, precisamente un Jack Russel Terrier. Questo bel musetto alquanto furbo, avendo vinto alla lotteria, sta vivendo una vita di lusso dove ogni capriccio gli viene assecondato.
Il suo consistente patrimonio viene gestito dal suo assistente personale Alberto ( Ivan Massaguè ), questa immensa fortuna però viene alle orecchie di un milionario senza scrupoli, un certo Montalban ( Armando del Rio ) che vorrebbe sfruttare l’immagine di Pongo per fabbricare pupazzi per venderli poi a tutti i fans. Alberto si oppone a tutto ciò perché i pupazzi verrebbero fatti dalla manodopera minorile.
Nonostante gli sforzi di Montalban e della sua bella assistente Patricia ( Patricia Conde ), l’affare sfuma e così si vede costretto a rapire Pongo per portare a termine i suoi loschi affari. Inizia così una rocambolesca avventura, con da una parte i buoni, dall’altra i cattivi e nel mezzo? Pongo logicamente che comincerà a capire che la vita non è fatta solo di soldi, anzi, venendo a conoscenza di tutti i pericoli che la vita può offrire, imparerà che quello che conta di più della ricchezza è senz’altro l’amicizia.
La regia e la sceneggiatura di “Pongo il cane milionario” è dello spagnolo Tom Fernandez molto conosciuto e amato in Spagna come lo sono anche i due protagonisti umani della pellicola in quanto sono apparsi in vari programmi televisivi e serie tv. Film dalla trama piacevole, commedia adatta a tutta la famiglia anche se maggiormente rivolta ai bambini specialmente per le varie performance di Pongo che assume atteggiamenti umani infatti guida, gioca ai videogames, cucina e altro ancora.
Nell’insieme questo movie, visto con gli occhi di un adulto è piuttosto banale, scontato, prevedibile, c’è il cattivo di turno ma alla fine sono i buoni che vincono, del resto è pur sempre un film per piccini, però quello che conta è che il significato si rivolge sempre ad un sentimento che per me ha un ruolo molto importante nella vita di tutti i giorni, l’amicizia vera e incondizionata.

 Miryam

 
Di Angie (del 30/10/2016 @ 05:00:00, in libri, linkato 117 volte)
Titolo originale
 
Autore
James Patterson - Michael Ledwidge
Editore
TRE60
Prima edizione
2012

Una sola notte basta a Lauren Stillwell per vedersi crollare il mondo addosso. Lauren, una tra le migliori detective di New York, era convinta di saper conoscere qualsiasi bugia, ma si sbagliava. Scopre che suo marito Paul la tradisce, l’uomo che lei ha sempre amato. La donna umiliata e sconvolta, decide di ripiegare il torto subito con la stessa moneta, cedendo alle avance di Scott, affascinante collega della narcotici, abbandonandosi a una notte di sesso. Quella che doveva essere una semplice avventura e niente più, si trasforma ben presto in un incubo per Lauren che, si ritrova nei guai fino al collo. Dopo il loro fugace incontro, infatti, Scott, suo amante, viene trovato morto la stessa notte. Come scherzo del destino a chi vengono affidate le indagini? Proprio a lei che sa purtroppo, molto bene chi è l’assassino…
Per una sola notte di follia Lauren rischierà così di perdere tutto: il lavoro, la famiglia e, forse la sua stessa vita.
James Patterson è considerato uno dei più importanti autori di thriller, tanto da entrare nel Guinness dei primati per i suoi successi. Ho già letto alcuni suoi romanzi che ho trovato molto avvincenti. Lui scrive anche, spesso avvalendosi della collaborazione di altri scrittori come Michael Ledwidge con il nuovo thriller “Una sola notte” che ho letto tutto di un fiato. Bellissimo e avvincente.
Tanta tensione, suspense che permette al lettore (come è accaduto a me) di tenere viva l’attenzione da non staccare più gli occhi dal libro per vedere nel prossimo capitolo cosa succede. Mi è piaciuta la protagonista Lauren, la detective abile che si trova a combattere contro una situazione al quanto difficile e fitta di misteri da non credere. La narrazione scorre così veloce, fluida e con i continui colpi di scena fino all’imprevedibile finale, è impossibile annoiarsi. Concludo consigliando sia ai fans dello scrittore e a chi cerca un ottimo thriller, questo è il libro che fa per voi.

Angie

 
Di Asterix451 (del 23/10/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 151 volte)
Titolo originale
Zootopia
Produzione
USA 2016
Regia
Byron Howard, Rich Moore, Jared Bush.
Interpreti
Massimo Lopez, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Frank Matano, Diego Abatantuono.
Durata
108 Minuti

In un mondo popolato di soli animali, prede e predatori si sono “civilizzati” superando le pulsioni istintive che regolano la catena alimentare, per affermare una società di equilibrata convivenza. Tuttavia, i pregiudizi sono duri a morire e alla fine prevale il carattere di ciascuna specie: per questa ragione, la famiglia di conigli Hopps è la più grande coltivatrice di carote della cittadina rurale di Bunny Barrows, “la tana dei conigli”, e qui cresce Judy, che potrebbe essere l’erede di questo commercio.
Carote e conigli, però, non ispirano la coniglietta, che sogna di diventare una poliziotta nella grande città di Zootropolis, una megalopoli dove tutti gli animali convivono nel rispetto reciproco senza far distinzione di specie. Mamma e papà Hopps sono spaventati da questa possibilità, ma Judy è irremovibile e spesso si intromette per difendere gli animali più deboli, incurante delle conseguenze.
Coerente alle sue ambizioni, cresce e fa domanda di ammissione all’Accademia di Polizia di Zootropolis, dove viene ammessa: incredibile! È la prima volta che viene dato a un coniglio la possibilità di indossare una divisa, e così Judy lascia Bunny Barrows. Dal treno la città di Zootropolis le appare in tutta la sua meraviglia, divisa in quartieri-habitat compatibili alla vita delle specie che vi risiedono, dalla giungla alle calotte polari, passando per i deserti.
Ma ben presto Judy capisce che la realtà si discosta dall’idealismo, perché l’ambiente dell’Accademia è comunque dominato dagli animali più forti, e la loro sfiducia è più dura delle prove di idoneità alle quali è sottoposta ogni giorno. Tuttavia, questo non scalfisce il suo entusiasmo e alla fine riesce a guadagnarsi il distintivo.
Destinata al Distretto del Capitano Bogo viene spedita subito a dirigere il traffico, una mansione al di sotto delle sue qualità, al punto che Judy approfitta di una occasione per gettarsi all’inseguimento di un ladruncolo di bulbi, arrestandolo.
Con questa azione Judy cerca solo di far rispettare la legge e la giustizia, non sapendo di essere all’inizio di una grande avventura poliziesca dove, per avere successo, dovrà allearsi con un nemico atavico della sua specie, il mellifuo e cinico Nick Wilde, una volpe che si guadagna da vivere eludendo la legge e frodando il fisco. Insieme, dovranno scoprire perché molti predatori hanno cominciato a scomparire dalla città. E hanno solo 48 ore di tempo per scoprire cosa stia accadendo…
Zootropolis” è un film in computer grafica della Disney diretto da Byron Howard e Rich Moore, gli stessi di “Bolt” e “Rapunzel”, tutti successi di critica e di pubblico. La ricetta è saporita e piace sempre: una storia avvincente, condita da un umorismo intelligente che sottolinea un buon messaggio di fondo, dove i protagonisti (insieme al pubblico) vengono premiati con un lieto fine. Il pretesto è quello di proporre riflessioni sui conflitti irrisolti della nostra società, dominata dal pregiudizio e dall’ipocrisia di voler negare che tale pregiudizio esista, con una trama che si ispira (a parer mio) a “48 ore” e “Il silenzio degli innocenti”. In “Zootropolis” si riflette sui ruoli e i punti di vista, e lo si fa in maniera divertente, ma ciò che vale per i conigli e le volpi vale anche per le culture e le razze del nostro pianeta.
Una “serietà” impercettibile, perché da subito si è catturati dalla determinazione di Judy a rompere gli schemi e a non arrendersi, come incita la cantante Gazelle, in vetta alle classifiche con la sua “Try Everything”, interpretata da Shakira. La regìa è dinamica e degna di un poliziesco d’azione, l’animazione impeccabile come sempre nei titoli Disney e la storia cattura da subito, tra commozione e divertimento.
Non è difficile fare il tifo per Judy e Nick che, da nemici, pare comincino a volersi molto bene… e, forse, qualcosa di più. Un film per tutti, divertente, spensierato e avvincente.

Asterix451

 
Di Namor (del 17/10/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 114 volte)
Titolo originale
La macchinazione
Produzione
Italia 2016
Regia
David Grieco
Interpreti
Massimo Ranieri, Libero de Rienzo, Roberto Citran, Milena Vukotic, Matteo Taranto.
Durata
100 Minuti

Estate 1975, lo scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini è indaffarato in un doppio lavoro molto impegnativo: il montaggio del film “Salò o Le 120 giornate di Sodoma” e la scrittura del libro denuncia “Petrolio”, vero atto di accusa contro il potere politico ed economico di quel periodo. Una vera indagine contro Eugenio Cefis, uomo della Montedison, ENI e della P2, e come se non bastasse, implicato anche nell’attentato dell’aereo in cui morì l’allora Onorevole Enrico Mattei.
Per realizzare la stesura del libro, Pasolini si avvale della consulenza di uno strano personaggio qui citato con un nome di fantasia Giorgio Steimetz, che ha scritto un volume di denuncia contro Cefis. I loro incontri vengono spiati costantemente dai servizi segreti, allertati dai potenti implicati nei svariati intrecci di malaffare che imperversano in lungo e in largo nel belpaese, gli stessi che hanno deciso che Pasolini va zittito perché si sta avvicinando pericolosamente alla verità. L’occasione per far tacere per sempre la minaccia Pasolini, giunge nel novembre dello stesso anno ad un appuntamento all’idroscalo di Ostia per trattare la consegna della pellicola che era in fase di montaggio. Pellicola sottratta dagli amici del suo amico-amante Pino Pelosi, che in un primo momento si addossò la colpa dell’omicidio, senza mai fare i nomi delle persone presenti nella fatidica sera che morì Pasolini, per poi ritrattare anni dopo che non era solo. Ma i nomi dei presenti non li fece mai, e a tutt’ora ancora non li ha ancora fatti.
A dirigere questa nuova ed interessante pellicola sul mistero Pasolini è il regista David Grieco, persona molto vicina a Pasolini che lo scritturò ancora bambino per un suo film, fino a farlo lavorare in pianta stabile nel mondo del cinema e del giornalismo. Grieco fu tra i primi ad accorrere all’idroscalo la sera del 2 novembre 1975 in compagnia del medico legale che insieme osservarono meticolosamente la scena del crimine. Grazie a questa testimonianza diretta è a quello che apprese da dichiarazioni varie di quel tragico periodo, Grieco e riuscito a dare una versione più veritiera su chi aveva interesse che Pasolini morisse e alla sua spietata modalità di esecuzione messa in atto (si dice) dalla banda della Magliana!
Da parte mia mi trovo pienamente d’accordo con questa versione sugli avvenimenti del delitto Pasolini, ritenendo “La macchinazione” il miglior film realizzato su Pier Paolo Pasolini, una pellicola che rende giustizia ad uno dei più grandi talenti che l’Italia abbia mai avuto. Le scenografie e i costumi sono di alto livello, hanno la non facile capacità di catapultarti all’indietro rivivendo (come me) quei tumultuosi e nostalgici anni.
Molto bravo l’interprete principale Massimo Ranieri che con occhiali scuri sul viso risulta molto somigliante a Pasolini, lo stesso compianto poeta durante una partita di calcio mentre lo osservo a lungo nello spogliatoio gli disse: “Sai che è proprio vero che tu ed io ci somigliamo molto?”.
Unico accorgimento che avrei adottato per discostare Ranieri da sé stesso per avvicinarlo di più a Pasolini, gli avrei cambiato la voce al doppiaggio, poiché quella di Massimo troppo famosa, distoglie lo spettatore dal personaggio che sta interpretando. L’apporto del resto del cast è molto valido, così come la sceneggiatura curata dallo stesso (e non poteva essere altrimenti) Grieco.
Un'ultima nota di non poco conto dell'importanza di cui gode Pasolini all'estero e la concessione della celeberrima "Hatom Heart Mother Suite" da parte dei Pink Floyd a titolo gratuito, brano che avevano rifiutato al grande Stanley Kubrick per "Arancia Meccanica".
Scusate se è poco....

Namor

 
Di Angie (del 10/10/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 206 volte)
Titolo originale
Still Alice
Produzione
Usa 2014
Regia
Richard Glatzer, Wash Westmoreland.
Interpreti
Julianne Moore, Kristen Stewart, Alec Baldwin, Kate Bosworth, Hunter Parrish
Durata
99 Minuti

Quando si parla di Alzheimer, si pensa subito alle persone anziane, infatti questa malattia di solito viene associata allo stato di vecchiaia. Ma non è proprio così! Quando meno te lo aspetti colpisce anche persone più giovani come ad Alice Howland nel film “Still Alice”.
Alice Howland (Julianne Moore) alla soglia dei cinquant'anni è una famosa professoressa di linguistica: ha una cattedra presso la Columbia University e gira spesso il Paese tenendo convegni sull'argomento. Ama il suo lavoro e ci si dedica con passione, come ama suo marito e i suoi tre figli. La sua vita si potrebbe dire quasi perfetta, con un futuro radioso fino a quando un giorno durante un convegno a Los Angeles, nel bel mezzo del discorso dimentica una parola, dando la colpa al troppo champagne bevuto poco prima, e le ci vuole alcuni minuti per trovare un sinonimo e continuare il discorso.
Qualche giorno dopo, mentre fa jogging, dimentica la strada che oramai conosce da una vita e si sente completamente persa. Terrorizzata da ciò, Alice pensa di avere un tumore al cervello contatta un neurologo e si sottopone a diversi test. Il medico gli diagnostica qualcosa di devastante: il morbo di Alzheimer precoce molto raro che, nel suo caso è addirittura ereditario. Inizia così per la giovane donna un calvario. Come affrontare questa malattia insidiosa che piano piano le porta via ricordi e sensazioni, cosa succederà alla sua famiglia e come sistemare tutto prima che sia troppo tardi.
Richard Blazer e Wash Westmoreland, compagni nell'arte e nella vita scrivono e dirigono “Still Alice” un film riguardante il morbo di Alzheimer, una malattia che comporta il progressivo declino delle facoltà cognitive. Il film è tratto dal romanzo “Still Alice-Perdersi” della neuro scienziata Lisa Genova che dall'auto-pubblicazione passa in breve tempo a vendere centinaia di copie.
La protagonista della storia è Julianne Moore(Alice) punto forte della pellicola. Bellissima rossa, credibile e mai eccessiva nell'espressione del terribile susseguirsi delle emozioni nel suo personaggio. Infatti per questa sua interpretazione Moore ha vinto il Golden Globe come miglior attrice e candidata al Premio Oscar come miglior attrice protagonista. A mio giudizio personale ottimo tutto il cast. Una pellicola ben fatta, curata nei dettagli: una storia che è riuscita a coinvolgere e a far riflettere lo spettatore in questo percorso degenerativo di una donna colpita dal terribile morbo.
A me ha colpito molto Alice come gestisce la malattia, lo ritengo un insegnamento per tutti augurandosi, però, di non trovarsi mai in quelle situazioni. Oscar veramente meritato per la Moore. Un buon film anche grazie ai registi Glatzer (muore pochi mesi dopo la fine delle riprese, affetto da sclerosi laterale amiotrofica) e Westmoreland, che hanno saputo trattare un tema delicato. senza cadere troppo nel patetico e nel dramma lacrimoso. Da vedere!

Angie

 

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