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Recensioni
 
Di Angie (del 17/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 31 volte)
Titolo originale
The Great Gatsby
Produzione
Australia - USA 2013
Regia
Baz Luhrmann
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher.
Durata
142 Minuti
Trailer

Dopo la famosa versione sceneggiato da Coppola con il protagonista Mr. Redford, ecco nuovamente sullo schermo in 3 D “Il Grande Gatsby” con il grande Leonardo Di Caprio diretto da Baz Luhrmann il famoso regista di “Moulin Rouge” e “Romeo e Juliet”.
Nick Carraway (Toby Maguire)e un giovane promettente agente di borsa che aspira a diventare scrittore, lasciato il Midwest Americano, arriva a New York nella primavera del 1922, un epoca in cui regna la dubbia moralità, la musica yazz e la delinquenza. Dopo aver preso in affitto una modesta casa vicino ad un castello, Nick scopre di avere come vicino un misterioso e affascinante milionario a cui piace organizzare feste a cui tutta la città partecipa senza invito. Nessuno degli invitati lo conosce e nessuno lo ha mai visto, di lui se ne conosce solo il nome: Jay Gatsby!
Sulla sponda opposta della baia vi è una lussuosa dimora ove vive la cugina di Nick, Daisy (Carey Mulligan) con il marito Tom Buchaman (Joel Edgerton), un ricco giocatore di football con forte indole da libertino. Nick un giorno si vede recapitare un biglietto d’invito da Gatsby a una delle sue tante feste, un’ occasione unica per conoscere finalmente il suo sfuggente vicino. Una volta instaurata l’amicizia con Gatsby, Nick si trova catapultato nell’accattivante mondo dei super-ricchi con le loro illusioni, amori, inganni e sogni proibiti. In seguito Nick verrà a conoscenza del vero motivo perché Gatsby ha acquistato quel lussuoso palazzo proprio in quella baia e tutti i suoi vecchi segreti nascosti dietro la facciata dei lussi e degli agi.
L’australiano Baz Luhurmann dirige e produce la quarta trasposizione cinematografica del celebre romanzo ”Il Grande Gatsby” di Francis Scott-Fitzgerald.
Il film ambientato nei ruggenti anni ’20, inizia con i dialoghi della voce narrante di Nick che, ci presenta la figura chiave del “Grande Gatsby”, un ex gangster divenuto miliardario per riconquistare la sua adorata Daisy, la ragazza da lui amata cinque anni prima e che non riesce a dimenticare. Nick lo descrive come un uomo circondato da centinaia di amici ma, che in realtà vive e si sente da solo. Solo anche a rincorrere il suo sogno d’amore, forse irraggiungibile con Daisy: una donna frivola e superficiale, che non ha saputo aspettarlo, ed è ora prigioniera di un matrimonio senza amore che non ha il coraggio di porre fine, se non nel modo più semplice e proficuo per lei. Gatsby viene ritratto come un sognatore, un visionario capace di vedere una luce verde illuminare all’imbrunire il cielo dall’altra parte della baia dove abita la sua amata.
Una luce come meta….. e credeva in quella luce….. per lui era la speranza di coronare il suo sogno d’amore, alla quale aveva costruito tutta la sua estrosa esistenza.
Una frase, più di tutte significativa che mi ha colpito è quando Nick pronuncia alla fine a Gatsby : “Tu vali da solo molto di più di quanto possono valere tutti quanti loro”. Infatti Nick è stata l’unica persona che sia riuscita davvero a capire l’animo del misterioso Gatsby, ed è l’unico ad avere avuto un vero contatto d’amicizia con lui.
Alcuni lo hanno criticato per via dell’esagerato sfarzo iniziale ma, per quanto me ne possa intendere io è un ottimo film, l’ho trovato interessante nella trama, nella spettacolare scenografia, così come i costumi e le interpretazioni dei protagonisti. Infatti grande performance di tutto il cast, in modo particolare Di Caprio che non delude mai e si riconferma ancora una volta un attore eccezionale.
Il finale che lascia un po’ l’amaro in bocca ma, la storia è emozionante e toccante, per cui ritengo che la pellicola merita di essere visionata.

Angie

 
Di Miryam (del 14/06/2013 @ 05:00:00, in libri, linkato 51 volte)
Titolo originale
La Forêt des ombres
Autore
Franck Thilliez
Editore
TEA
Prima edizione
2008

Tempo fa, nella recensione che avevo fatto del libro “L’osservatore”, avevo accennato che sarei andata in cerca di un altro libro di Franck Thilliez, detto, fatto. Ho comprato “Foresta Nera”. Mi piace molto come scrive questo autore, scrittura chiara, scorrevole, certo i temi trattati sono sempre macabri, c’è sempre un maniaco con turbe psichiche alquanto bizzarre, ma si sa, il mondo è pieno di serial killer strampalati con fobie assai particolari…speriamo solo di non incontrarli mai!!
Ma veniamo ora alla trama del libro. Il personaggio chiave è un certo David Miller con un mestiere che già di suo è abbastanza inquietante… l’imbalsamatore di morti, che nel tempo libero ama scrivere thriller. Vive con una figlia piccola, Clara, e sua moglie Cathy, un’infermiera disoccupata che è alle prese con una misteriosa donna ricattatrice che si fa chiamare Miss Hyde la quale è a conoscenza del suo segreto, cioè di essere andata a letto con il miglior amico di suo marito e di essere rimasta incinta, cosa che non sarebbe potuta accadere con il consorte in maniera naturale, bensì in vitro, perciò, non potendo far passare la gravidanza al marito, si vede costretta ad abortire. Purtroppo questa famigliola “felice”, versa in gravi difficoltà economiche, questo fino a quando un certo Arthur Doffre, un uomo paralizzato sulla sedia a rotelle, non propone a David di scrivere una storia per lui dietro un’ingente somma di denaro. David dovrebbe scrivere la vera storia del serial killer “Boia 125”, responsabile questi della morte di sette coppie, morto suicida circa trent’anni fa.
L’unica cosa che chiede questo finanziatore è che David deve trasferirsi in una baita della Foresta Nera, lontano dalla città e da tutti e deve scrivere 10 pagine al giorno, tutto ciò in un mese. David accetta l’offerta non sapendo cosa gli attende, infatti giunto sul posto, ha a che fare con una villetta senza imposte con delle grandi vetrate circondata da una quercia secolare che mette i brividi. Per ovattare e rendere l’ambiente ancora più silenzioso e triste, ecco una bella nevicata che rende impraticabile la strada qualora volesse tornare indietro. Non solo, lo studio allestito per scrivere il libro si affaccia su un mattatoio dove sono appese carcasse maleodoranti di maiali in avanzato stato di putrefazione, attorniato da fameliche mosche. Certo in un primo momento c’era l’idea di un dietrofront, ma l’allettante somma di denaro promessa era ancora più accattivante, cosi David opta per restare con il vecchio Doffre e la sua “badante “ Adeline che altro non è che una prostituta. Con il passare dei giorni, accettando la proposta, David si rende conto di aver fatto il più grosso sbaglio della sua vita…. Ma ormai è troppo tardi.
Come ho detto fin dal principio, sono contenta di essermi imbattuta in un altro libro di Thilliez, e non sarà nemmeno l’ultimo!! “Foresta Nera” è a dir poco macabro, con scene sanguinose e violente, forse sono proprio queste a tenere incollato il lettore, però ogni personaggio ha un suo segreto da nascondere, ma è proprio qui che lo scrittore lo fa scoprire piano piano in un’atmosfera alquanto desolata e cupa che ingigantisce il tutto, il bello è che non viene rivelato fino alle ultime pagine del libro.
Se amate la forte suspense, vi consiglio di leggerne almeno uno dei titoli di questo fantastico autore.

Miryam

 
Di Namor (del 10/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 69 volte)
Titolo originale
Only God Forgives
Produzione
Francia - Danimarca 2013
Regia
Nicolas Winding Refn
Interpreti
Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Tom Burke, Vithaya Pansringarm, Yaya Ying.
Durata
90 Minuti

Julien, (Ryan Gosling) ufficialmente gestisce una palestra di lottatori di Thay Boxe a Bangkok, ma la sua vera attività é dedita al traffico di droga, commercio di cui l’autoritaria madre Jenna, è a capo, dirigendolo dalla sua base negli Stati Uniti. Il fratello Billy (Tom Burke) anch’egli a Bangkok, decide di metter fine alla sua insofferenza, stuprando e uccidendo una prostituta minorenne e tale gesto, viene prontamente pagato con il sangue dello stesso assassino, per mano del padre della giovane lucciola. A motivare il disperato genitore nel compiere la sua dovuta vendetta, é il silenzioso Chang (Vithaya Pansringram) un ex poliziotto in pensione armato di Katana e di una alta etica morale. La perdita del primogenito addolora e fa infuriare Jenna (Kristin Scott Thomas), che giunta a Bangokok esige lo sterminio immediato di tutti i responsabili della morte del suo prediletto Billy. Il succube Julien, non può sottrarsi al volere della madre, sa che dovrà attivarsi e portare a termine l’incarico in ogni caso, anche a costo di percorrere lo stesso infausto destino del fratello.
Solo Dio Perdona - Only God Forgives” è il terzo film della coppia Winding Refn – Gosling, la stessa che ci esaltò con uno dei più bei titoli della scorsa stagione, il meritevole ed apprezzato “Drive”.
Vedendoli nuovamente insieme in una sinossi del genere, sinceramente mi aspettavo una pellicola che ripercorresse più o meno il cammino del precedente lavoro che fu, molto apprezzato da critica e pubblico e non un film dove si fa fatica a tenere gli occhi aperti… Per non addormentarmi ho dovuto cambiare posizione ogni dieci minuti! Questo, grazie anche ai dialoghi, che sono ridotti al minimo sindacale e le noiosissime performance al karaoke (rigorosamente cantate in cinese) dell’ex poliziotto con vocazione da magistrato.
Altra pecca da sopportare, (come se non bastassero le precedenti), é l’azione che si svolge lenta e priva di mordente, diretta da un personaggio che non ha nulla a che vedere con il tosto ed affascinante autista di “Drive”.
Il film, come si poteva prevedere, ha letteralmente diviso la critica in due fazioni opposte, io, come avrete capito ne sconsiglio la visione, in particolar modo a chi aveva apprezzato Gosling nel suo precedente titolo, visto che qui non ne esce molto bene a livello d’immagine. Ciò, grazie alle continue umiliazioni verbali di sua madre che gli rinfaccia addirittura (davanti alla sua compagna), di essere geloso del fratello perché aveva il membro più grosso del suo!
Le uniche note positive, sono le performance dell’orientale Pansringram nel suo personaggio, col suo particolare modus operandi e la incredibile trasformazione della soave Kristin Scott Thomas nell’inusuale ruolo della sboccata madre-boss.

Namor

 
Di Angie (del 06/06/2013 @ 05:00:00, in libri, linkato 78 volte)
Titolo originale
Nimrod's Shadow
Autore
Chris Paling
Editore
Newton Compton Editori
Prima edizione
2010

In una cupa Londra inizi del 900.
Reilly, un giovane artista in cerca di fortuna, vive in una misera soffitta in campagna circondata da quadri invenduti e incompleti con il suo fedele cane Nimrod. In una sera di pioggia battente, il critico più famoso di tuta Londra bussa alla sua porta e nota così il suo talento. Per Reilly potrebbe essere finalmente la svolta al successo che tanto aspettava ma, proprio il giorno dopo l’importante critico, viene trovato assassinato in un canale con gli occhi orribilmente strappati.. Nelle indagini per uno strano indizio viene coinvolto lo stesso Reilly che viene accusato di omicidio e condannato a morte.
Dopo quasi un secolo in una antica galleria di Londra, la giovane Samantha appassionata d’arte, si ritrova ad ammirare un suo quadro e ne rimane affascinata. In quel quadro c’è qualcosa che colpisce la ragazza e decide di saperne di più sul pittore che lo ha dipinto. Dopo aver visionato vecchi ritagli di giornali e ascoltate testimonianze di persone che conobbero il pittore, la portano ad imbattersi nell’omicidio di quel famoso critico di cui proprio Reilly ne fu incolpato. Per Samantha non vi è alcun dubbio, Reilly è stato incastrato, il vero assassino è un altro. Chi ha ucciso veramente il critico d’arte?
E il primo romanzo che leggo di questo scrittore britannico Chris Paling, autore di numerose fiction BBC. Solo alla soglia dei quarant’anni intraprese la carriera di scrittore, poi diventato famoso con i suoi romanzi tra cui “Deserters” “ The Silent Sentry” e “Il Pittore che visse due volte”, primo romanzo tradotto in italiano pubblicato da Newton Compton nel 2011.
Il titolo stesso “Il pittore che visse due volte”, mi ha fatto subito pensare a un avvenente thriller e, appassionata di tale genere non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di leggerlo. Addentrandomi nella lettura non ho trovato quell’atmosfera di suspense e tensione che di solito accompagna la storia, sinceramente mi aspettavo qualcosa di più intrigante da questo volume che è un misto tra noir, giallo e romanzo storico, ove il tutto ruota intorno a un giovane pittore squattrinato.
Un libro scritto in maniera semplice che non boccio e non promuovo, la storia non è male, ma la somiglianza con altri titoli del genere e la scarsa suspense riscontrata durante la sua lettura non mi appagano appieno.

Angie

 
Di Miryam (del 03/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 93 volte)
Titolo originale
Fire Whit Fire
Produzione
USA 2012
Regia
David Barrett
Interpreti
Josh Duhamel, Rosario Dawson, Bruce Willis, Vincent D'Onofrio, 50 Cent.
Durata
92 Minuti

Long Beach, Jeremy Coleman (Josh Duhamel) è un vigile del fuoco che ama il suo lavoro, ha molti amici, purtroppo nella vita non è stato molto fortunato in quanto ha perso la sua famiglia lasciando in lui un grande vuoto quando era ancora molto giovane. Una sera come tante, finito il suo turno di lavoro, si ferma in un negozio di alimentari gestito da un uomo con il figlio adolescente, suo malgrado si trova ad essere testimone dell’omicidio di questi due fatto per mano da uno spietato boss della zona, un certo Neil Hogan (Vincent D’ Onofrio che tutti ricordiamo come protagonista in Law and Order).
Jeremy, giocando d’astuzia, riesce a scampare all’aggressione e si reca subito alla polizia a denunciare l’accaduto. Logicamente testimoniando quello che aveva visto, il nostro pompiere viene inserito in un programma di protezione testimoni. Tutto ciò gli comporta un cambiamento di vita non indifferente, infatti viene trasferito sotto nuova identità a New Orleans dove si innamora di Talia Durham (Rosario Dawson), l’agente federale che si occupa della sua sicurezza assieme al collega Mike Cella ( Bruce Willis). Ormai è giunto il momento di testimoniare quando gli uomini di Hogan tentano di far fuori lui e Talia, ferendo quest’ultima e quando giunti in ospedale subiscono un altro agguato. Jeremy stanco di tutto ciò, torna a Long beach per farsi giustizia da solo iniziando così una caccia serrata al boss al fine di proteggere se stesso e la sua donna.
Fire With Fire”, è il primo lungometraggio del coordinatore di stunt e regista televisivo David Barrett (ha diretto serie tv come the mentalist e supernatural….) Nonostante il film abbia un buon cast, secondo il mio parere, non l’ho trovato soddisfacente. Ottima l’interpretazione di Duhamel, praticamente questo thriller drammatico gira intorno a lui e alla bella Dawson, mentre il ruolo di Willis l’ho trovato un po’ marginale, una presenza quasi anonima. Vincent D’Onofrio se la cava non male facendo la parte di questo tipo che senza scrupoli porta avanti delle idee naziste senza fermarsi davanti a niente.
Diciamo che è il solito film dove si parla di vendetta privata che sfiora quasi l’impossibile, in quanto quest’ uomo da solo riesce a sgominare una banda che nemmeno l’ FBI c’era riuscita dopo tanti anni di lavoro.
Il film non ha avuto nemmeno tanto successo in America basti pensare che è uscito direttamente sul mercato home video. Il mio consiglio infatti è proprio quello di aspettare che esca in dvd.

Miryam

 
Di Namor (del 30/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 114 volte)
Titolo originale
Le Guetteur
Produzione
Francia 2012
Regia
Micele Placido
Interpreti
Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz, Olivier Gourmet, Francis Renaud, Nicolas Briançon,Jérôme Pouly, Violante Placido, Luca Argentero, Arly Jover, Christian Hecq, Michele Placido.
Durata
89 Minuti

Durante lo svolgimento di una rapina in banca, le sirene della polizia irrompono per metter fine alla lunga serie di furti commessi da una banda specializzata. A capo dell’operazione vi è il tediato Capitano Mattei (Daniel Autel) che con la sua sagacia investigativa e tattica, riesce a circondare la gang all’uscita della banca. Ma l’assaporato trionfo della polizia, viene prontamente vanificato da un cecchino appostato sui tetti, che ad uno a uno mette fuori causa gli agenti sul campo, dando via libera alla fuga dei suoi complici. Una volta in salvo, la banda deve rimandare la spartizione del bottino, dopo la guarigione di uno dei membri feriti durante la fuga. Tale decisione presa dal loro leader (il cecchino) Vincent Kaminsky (Mathieu Kassovitz), viene accettata malvolentieri dai suoi compari, che avrebbero voluto subito la divisione della refurtiva. Una telefonata anonima alla polizia, informa dove si trova il cecchino che prontamente viene arrestato ed interrogato senza esito dal Capitano Mattei. Nel mentre, l’avvocato ed ex compagna di Kaminsky, invocata da lui per essere difeso, viene barbaramente trucidata dal misterioso personaggio che vuole incastrare l’ex tiratore scelto dell’esercito. Dopo aver appreso dell’esistenza di un soggetto che lo vuole fuori dai giochi per sempre, Kaminsky evade dal carcere per regolare i conti con il suo invisibile nemico.
Mattei venendo a conoscenza del torbido passato di Kaminsky (ben nascosto dai servizi segreti), scopre che la mano che ha ucciso suo figlio in un’operazione militare è proprio quella del fuggitivo Kaminsky. L’odio e la sete di vendetta prendono il soppravvento su Mattei, che vuole a tutti i costi uccidere e non catturare il ricercato cecchino, che a sua volta é in cerca del suo persecutore. La resa dei conti per i due antagonisti non tarderà ad arrivare, così come il confronto finale tra Kaminsky e l’uomo che lo voleva incastrare.
Scelto, per aver ben figurato nella direzione di “Romanzo Criminale”, Michele Placido, lusingato per essere stato selezionato, dopo un’inizio titubante, accetta di dirigere “Il Cecchino” dopo aver saputo che il cast comprendeva la partecipazione di un trio di attori francesi di buon livello come: Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz e Olivier Gourmet. Altro incentivo sarà stata anche la scrittura della figlia Violante e del onnipresente Luca Argentero.
 Il film non eccelle, così come la prova dell’imbolsito Autel che appare al di sotto dei suo standard, molto meglio Kassovitz nel ruolo del carismatico cecchino tratto in trappola. Per la nostra coppia di attori italiani che formano anche una coppia nel film, Argentero ne esce abbastanza bene, mentre per la Placido non si può dire la stessa cosa.
Riguardo alla pellicola si poteva fare di meglio, immettendo una dose più sostanziosa di suspense durante le riprese di alcune scene che lo richiedevano, è evidente che l’ impronta registica usata da Michele Placido non è la stessa adoperata precedentemente in “Romanzo Criminale”.
Per questo titolo (non me ne voglia il buon Placido) avrei visto bene l’ adrenalinica direzione di Luc Besson, sono sicuro che si sarebbe veduta tutt’altra pellicola.

Namor

 
Di Angie (del 27/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 123 volte)
Titolo originale
Side Effects
Produzione
USA 2013
Regia
Steven Soderbergh
Interpreti
Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw.
Durata
106 Minuti

La giovane Emily Taylor (Roone Mara) è vittima di una forte depressione.
Il marito Martin (Channing Tatum) è stato messo in prigione con l’accusa di “Insider Trading”.
Finalmente dopo quattro anni viene rilasciato e Martin fa ritorno a casa ma, per Emily le cose non migliorano, anzi il suo stato depressivo peggiora fino a spingerla sull’orlo del suicidio. La donna si reca dallo psichiatra Jonathan Banks (Jude Law) la quale, per evitare il ricovero si sottopone ad una terapia con annesso uso di antidepressivi. Non ottenendo nessun miglioramento il dottore Banks, su suggerimento della precedente psichiatra di Emily, la dottoressa Victoria Siebert (Catherine Zeta-Jones), le prescrive un nuovo farmaco. La cura finalmente sembra che funzioni , ma ha effetti nocivi sulla memoria e sul suo stato psichico, il quale non ricorda nulla di quello che fa . Un giorno Martin, viene trovato esamine in casa, accoltellato da non si sa chi. Le tracce conducono subito alla moglie ma, lei non ricorda nulla. La situazione per Emily si farà sempre più complessa, coinvolgendo anche il dottor Banks che rischia il tracollo della sua carriera .
Giunto a 50 anni e ben 27 lungometraggi solo come regista e altrettanti come produttore Steven Soderbergh, torna nelle sale dopo “Magic Mike”, con la nuova pellicola “Effetti Collaterali”. Forse sarà anche l’ultima, in quanto ha intenzione di sospendere la sua attività registica. Il film e un thriller che affronta il tema della facilità con cui si ricorre agli psicofarmaci per debellare il male della depressione che, affligge molte persone fragili e deboli caratterialmente. L’inizio della pellicola scorre in maniera interessante, nel raccontare la storia di questa giovane coppia Newyorkese, la cui vita viene sconvolta prima dal marito Martin che viene messo in prigione e, poi da Emily con la sua depressione.
Ma a metà della pellicola (a mio parere) viene a mancare tensione e suspense, fattori importanti che rendono avvincente un vero thriller. Tuttavia non dico che non sia un buon film. Riguardo al cast la performance generale è buona, in modo particolare le interpretazioni delle due bimbe. Insomma si lascia guardare ma come thriller non è il massimo, come pensavo.
Detto fra noi non sono molto propensa a consigliarne la visione passate oltre con un bel thriller più avvincente da vedere.

 Angie

 
Di Asterix451 (del 24/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 124 volte)
Titolo originale
Lawless
Produzione
USA 2012
Regia
John Hillcoat
Interpreti
Tom Hardy, Gary Oldman, Guy Pearce, Shia LaBeouf, Mia Wasikowska.
Durata
120 Minuti
Trailer

America, anni ’20, quelli del Proibizionismo.
I Fratelli Bonduran sono dei “bifolchi di contea” che distillano e vendono il loro “spaccabudella” ai gangster di città, per pochi soldi. Sono dei mezzosangue Indiani: Forrest (Tom Hardy) è il maggiore ed ha fama di essere immortale; Howard (Jason Clarke), il mezzano, è spesso ubriaco ed ha qualche rotella fuori posto; c’è poi il timido Jack (Shia LaBeouf), che vorrebbe somigliare ai fratelli maggiori ed è innamorato della figlia del Pastore Battista.
Proprio Jack narra di come fecero il salto di qualità negli affari, legandosi con la criminalità organizzata e tenendo testa ad un corrotto Procuratore che, attraverso la pressione del perverso Vice Sceriffo Rakes (Guy Pierce), chiede il pizzo ai contrabbandieri della Contea. Saranno le donne, come sempre accade nel romanzo epico, a stravolgere quell’equilibrio precario sino alla resa dei conti, pistole in pugno come nel vecchio West.
L’Australiano John Hillcoat porta sul grande schermo una storia vera, (abbastanza romanzata) dal nipote di Jack Bonduran nel libro “The wettest County in the world”, con buona mano ed un cast di prim’ordine.
Nonostante si tratti di una storia tutto sommato scontata, il film coinvolge e sa condurre lo spettatore esattamente dove lo si vuole, merito di un appassionato lavoro dietro alle quinte: sceneggiatura truce ed incalzante di Nick Cave, che cura anche le musiche; il leader degli storici “Bad Seeds” è un amico del regista, con il quale aveva già collaborato con il precedente “The Proposal”.
Tom Hardy, spesso e taciturno, è un duro autoironico. Shia LaBeouf comincia ad essere troppo cresciuto per fare ancora il ragazzino, ma è un bravo attore e quindi ce lo recita. Guy Pearce, con il repellente Vice, conferma il suo calibro di attore, mentre Gary Oldman è un incredibile Floyd Banner assassino di Agenti Federali. A combinare guai ai nostri eroi le algide Jessica Chastain (la giornalista di “Zero Dark Thirty”) e la giovane Mia Wasikowska.
Scene brutali e qualche volta inverosimili per questo gangster movie di contea, avvincente, ben recitato e diretto con mano sicura: per chi non si impressiona alla vista del sangue, lo spettacolo è assicurato.

Asterix451

 
Di Namor (del 20/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 140 volte)
Titolo originale
Hansel and Gretel: Witch Hunters
Produzione
USA - Germania 2013
Regia
Tommy Wirkola
Interpreti
Jeremy Renner, Gemma Arterton, Famke Janssen, Peter Stormare, Thomas Mann.
Durata
88 Minuti

Dopo esser stati abbandonati nel bosco per forza maggiore dal loro padre, Hansel e Gretel s’inoltrano nella selva alla ricerca di un riparo ed in quella circostanza s’imbattono in una casa fatta di marzapane. A rendere il fabbricato appetibile per i ragazzi che s’avventurano nella boscaglia, è la strega dal cuore di ghiaccio che con tale stratagemma cattura giovani vittime per poi cucinarli. Questo è il misero destino che avrebbero dovuto affrontare i due fratelli caduti in trappola, se non fosse per la loro scaltrezza che gli fa avere la meglio nel duello per la sopravvivenza, contro la loro vessatrice.
Dopo quindici anni i due fratelli sono cresciuti con un unico scopo, quello di sterminare senza pietà tutte le streghe che troveranno sul loro cammino, in modo che non possano nuocere in futuro, ad altri bambini. Assoldati dal sindaco della cittadina di Augusta per indagare sulla scomparsa di bambini, i due fratelli incapperanno nella strega oscura Muriel, intenta a progettare il più potente saba mai consumato prima. Il saba che si terrà con la venuta della Luna di sangue, ha la capacità di rendere le streghe per sempre immuni dal fuoco, tale pratica le renderebbe quasi invincibili, e questo, Hansel e Gretel, non possono permetterlo.
Come la maggior parte di voi saprete, “Hansel e Gretel “ è una famosa fiaba dei fratelli Grimm, che da origine alla moderna rivisitazione cinematografica “Hansel e Gretel – Cacciatori di Streghe” del regista e sceneggiatore Tommi Wirkola. A vestire i panni dei fratelli protagonisti sono Jeremy Renner e Gemma Arterton, mentre la loro antagonista Muriel e interpretata da Framke Janssen.
Della famosa favola, il film ha conservato solo l’introduzione, il resto della trama è largamente rimaneggiato in una moderna trasposizione action fantasy girata in 3D nelle campagne tedesche. Azione ed effetti speciali si fondono con buona fantasia, così come la sinergia tra i due protagonisti Renner e Arterton nei panni dei fratelli cacciatori, mentre l’elaborazione delle streghe con tanto di naso sproporzionato in groppa alle scope volanti, risulta fin troppo scontata e macchiettista da proporre ad un pubblico che di pellicole fantasy ne ha viste a iosa. Per quanto riguarda il 3D, i passi avanti sono stati molto fievoli, non ci si può limitare a qualche scena sporadica durante la visione del film e nei trailer dei prossimi titoli o nei titoli di inizio programmazione. Per pagare una maggiorazione di prezzo e sopportare le ingombranti lenti tridimensionali per tutta la durata dello spettacolo, ci vuole ben altro di quello ci viene attualmente proposto.
Per quanto riguarda il film, niente di eccezionale il classico titolo che sfrutta il lavoro svolto a suo tempo dai veri autori con buona e vivida fantasia… dote che ultimamente manca ai vari sceneggiatori di Hollywood!

Namor

 
Di Miryam (del 17/05/2013 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 168 volte)
Titolo originale
Eight is enough
Produzione
1977 - 1981
Episodi / Durata
112 / 47 Minuti

La famiglia Bradford è una serie televisiva andata in onda per la prima volta nel 1977, e per cinque stagioni ha saputo divertire e intrattenere simpaticamente tanti spettatori di ogni età. Il titolo originale era “Eight is enough” che tradotto in italiano vuol dire “Otto bastano”!!
Infatti, otto sono i figli di Tom Bradford (Dick Van Patten), un giornalista del Sacramento Register, che deve tenere a bada tutte le avventure e disavventure quotidiane dei suoi figli, cosa non certo facile in quanto rimasto vedovo e per giunta con l’ultimo bambino ancora in tenera età. A dir il vero, la serie non prevedeva questo, ma l’attrice che impersonava la moglie di Tom, purtroppo morì poco dopo le riprese della serie, fu così che gli sceneggiatori scelsero di inserire questa reale tragedia, infatti, dopo solo nove episodi, Tom si ritrova vedovo, ma di lì a poco conosce Abby (Betty Buckley, che possiamo ricordare nel film “Carrie lo sguardo di Satana”), anche lei rimasta vedova di un militare ucciso in Vietnam. A questo punto nasce una nuova famiglia allargata che fra alti e bassi, generati soprattutto dai vari problemi adolescenziali dei figli, la produzione riesce a costruire una serie televisiva molto piacevole, basata sulla quotidianità di una grande famiglia che ha a che fare, con i vari problemi di tutti i giorni, come scuola, lavoro e le inevitabili scaramuccie tra fratelli.
La Famiglia Bradford” è nata da un romanzo autobiografico di Thomas Broden, ci sono state delle sostituzioni iniziali nell’episodio pilota, la figlia Nancy , Tommy ed il primogenito David (Grang Goodeve che è anche l’interprete della sigla del telefilm), questi era interpretato da Mark Hamil che purtroppo dovette abbandonare la serie quasi subito in quanto sfigurato da un grave incidente stradale. La serie ha avuto sin dall’inizio un notevole successo tanto da ricevere due People’s Choice Award.
Per quanto riguarda il mio di commento… beh devo dire che rivederla non mi ha entusiasmato come allora, certo, sono passati tanti anni e i vari problemi degli otto fratelli ormai li ho superati, sarà per questo che ne sono rimasta delusa. Potrebbe essere indicata per un pubblico di ragazzini, ma ha pensarci bene, con i tempi che corrono e la libertà che hanno adesso rispetto ai miei tempi….credo sarebbe fuori luogo anche per loro!
Comunque resta il fatto che all’epoca, questa simpatica serie si è saputa imporre con un buon seguito di telespettatori che ancora adesso la ricordano con molto affetto.

Miryam

 
Di Angie (del 13/05/2013 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 171 volte)
Titolo originale
King
Produzione
Canada 2011
Episodi / Durata
8 / 45 Minuti

Jessica King (Amy Prince-Francis), poliziotta tosta e determinata, dopo otto anni passati alla omicidi, si ritrova a rispondere al centralino ufficio reclami della polizia, a causa della sua scarsa disciplina.
Le sue doti di detective sono veramente eccezionali, difatti quando la squadra crimini della polizia di Toronto si trova in difficoltà, il capo Peter Graci (Tony Nardi) chiama lei per riaffidarle il comando. Quello che le aspetta non è un compito facile, vi sono casi al quanto complessi da risolvere e in più Jessica si trova a dover lavorare a fianco al detective Derek Spears (Alan Van Sprang), il precedente capo della squadra che cercherà in tutti i modi di metterla in difficoltà.
Tutto ciò a Jessica non la spaventa, e sulle scene del crimine riesce a notare particolari che sfuggono agli altri, permettendole di avere l’intuizione determinante per risolvere il caso. E una donna che non le piace scendere a compromessi e quando ha un obiettivo è determinata a raggiungerlo costi quel che costi. E schietta e dice sempre quello che pensa, senza badare troppo alle conseguenze. Ama il suo lavoro e lo svolge con passione, ma non è disposta a rinunciare al suo desiderio di farsi una famiglia con suo marito (di terzo matrimonio) Daniel Sless (Gabriel Hogan), anche lui in polizia. Jessica è un personaggio carismatico e dal grande fascino, è una donna forte ma allo stesso tempo molto femminile e le sue capacità investigative non cambiano se indossa l’uniforme o un bel vestito, e fra gli accessori in borsetta non si fa mai mancare la pistola. Anche se subito non è stata ben accetta è riuscita a creare un gruppo affiatato guadagnandosi stima e rispetto dei suoi colleghi.
"King" è una serie poliziesca carina con un buon ritmo e dialoghi serrati, in cui non manca anche la giusta dose di ironia. Jessica Kina, la protagonista, (secondo la mia opinione) è il punto di forza di tutta la serie, non è solo una brava detective, di lei vengono mostrati anche i lati più privati della sua vita. E un personaggio autentico che cerca di destreggiarsi tra le difficoltà non solo del lavoro, ma anche della famiglia, senza mai arrendersi con forza e testardaggine. Non è perfetta ( ma chi lo è ?), non le riesce tutto bene, anzi a volte deve rimediare ai disastri che lei stessa ha combinato. E una donna che sa quello che vuole e fa di tutto per ottenerlo, sia che si tratti di catturare un pericoloso criminale e sia se vuole acquistare un bel paio di scarpe viste un momento prima in vetrina. Grande detective, decisamente irresistibile, carattere deciso e sicura di sé, è questo quello che mi piace molto di lei!!!
La serie è composta da 8 episodi, dalla durata di 42 minuti circa, quindi come vedete non è impegnativa, si lascia visionare tranquillamente anche dopo una lunga giornata di lavoro. Per chi non l’avesse ancora vista dategli un ‘occhiata, a me è piaciuta molto, potrebbe piacere anche a voi e, perché no vedere anche la seconda stagione già in programmazione.

Angie

 
Di Miryam (del 10/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 190 volte)
Titolo originale
Mama
Produzione
Spagna 2013
Regia
Andres Muschietti
Interpreti
Jessica Chastain, Nikolaj Coster-Waldau, Megan Charpentier, Isabelle Nélisse.
Durata
100 Minuti
Trailer

Jeffrey, (Nikolaj Coster-Waldau che interpreta anche la parte di Lucas) padre di Victoria (Megan Charpenter) e di Lily (Isabelle Nélisse) rispettivamente di tre e un anno, arriva tutto trafelato a casa con la scusa che deve portare all’asilo le bambine. In realtà, a causa di gravi problemi economici, ha appena ucciso due colleghi di lavoro e sparato alla moglie.
Spaventato, carica le figlie in macchina e fila via a forte velocità sulla strada innevata. Distratto da Victoria, perde il controllo dell’auto e finisce fuori strada vedendosi così costretto a proseguire a piedi. Casualmente giunge ad una piccola casetta abbandonata e decide di entrare sebbene la figlia maggiore gli fa notare di aver visto qualcuno all’interno.
Jeffrey non fa caso alle parole della bimba in quanto vuole portare a termine il suo folle gesto, cioè uccidere anche le figlie, ma poco prima di premere il grilletto, qualcosa di indefinito e mostruoso lo assale, salvando così le due giovani vite.
Cinque anni dopo, le due bambine vengono trovate in condizioni a dir poco animalesche e anche piuttosto aggressive, delle quali vorrebbe prendersi cura Lucas il fratello di Jeffrey con il sostegno della sua fidanzata, la rocker Annabel ( Jessica Chastain). Lo psichiatra, il dottor Dreyfuss ( Daniel Kash), che segue il comportamento delle bambine, viene in aiuto alla giovane coppia dicendo loro che le bimbe rimaste da sole per tanto tempo, per non sentirsi completamente abbandonate, si sono create una figura immaginaria che loro chiamano Madre. Il fatto è che tanto immaginaria questa figura non è!! Infatti questa “Madre” non è altro che uno spirito inquieto dell’ottocento che a suo tempo le avevano tolto il figlio appena nato e quindi si era affezionata alle due bambine bisognose di una figura materna. Nel momento in cui queste avevano trovato in Annabel e Lucas una nuova famiglia, ecco che un po’ per gelosia e un po’ per la paura di perdere il loro affetto, “Madre” incomincia a rovinare l’ esistenza di questi “ nuovi genitori” a tal punto di mettere in serio pericolo la loro stessa vita.
“La Madre”, è il primo lungometraggio del regista Andres Muschietti, un’ evoluzione del film “Mamà”, il cortometraggio in lingua spagnola del 2008 che era stato presentato da Guillermo Del Toro poco prima dell’uscita del film, ed è stato proprio questo esordio a convincere Del Toro a ricoprire il ruolo di produttore esecutivo.
Credo sia un film da prendere in considerazione in quanto senza usare scene cruenti con spargimenti di sangue, riesce comunque a tenere lo spettatore inchiodato sulla poltrona, non solo, non mancano nemmeno i momenti di tensione e qualche soprassalto. La trama forse non sarà molto originale, però gli attori sono stati molto bravi e convincenti soprattutto la performance delle due sorelline. Inoltre non sono stata affatto delusa dal finale perché a parer mio non è stato per niente scontato, anzi ha avuto dei risultati che credo abbiano rinnovato un po’ il genere Horror quando sfiora il paranormale.
Perciò in conclusione, agli amanti di questo genere, ne consiglio la visione, non rimarrete delusi ma … leggermente inquieti.

Miryam

 
Di Angie (del 06/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 208 volte)
Titolo originale
Olympus Has Fallen
Produzione
USA 2013
Regia
Antoine Fuqua
Interpreti
Gerard Butler, Aaron Eckhart, Angela Bassett, Morgan Freeman, Dylan McDermott.
Durata
120 Minuti
Trailer

E una mattina come tante altre a Washington. Il Presidente degli Stati Uniti Benjamin Asher (Aaron Eckhart), deve incontrare il primo ministro coreano. Durante l’incontro, sopra i cieli della città, un bombardiere non identificato inizia a creare scompiglio ed uccide chiunque gli capiti a tiro: civili e militari. Il pentagono scopre che si tratta di un veicolo coreano, che punta dritto sulla Casa Bianca. Infatti è un piccolo gruppo di estremisti nord coreani, armati fino ai denti e meticolosamente addestrati, dà il via ad un audace agguato in pieno giorno proprio alla Casa Bianca. Oltrepassano l’edificio e prendono in ostaggio il Presidente Benjamin Asher e il suo staff, all’interno dell’impenetrabile bunker sotterraneo. Il loro obbiettivo è quello di mettere sotto scacco l’intera nazione degli Stati Uniti, attaccandoli con le loro stesse armi nucleari.
Mentre infuria una battaglia campale sul prato della Casa Bianca, l’ex responsabile della sicurezza Presidenziale, Mike Banning (Gerad Butler) che, era stato rimosso dall’incarico dopo un grave incidente in cui perse la vita la First Lady (moglie del presidente), si unisce alla mischia. Scopre di essere ormai l’unico membro dei servizi segreti ancora vivo nell’edificio assediato. Questa è l’occasione per Mike di rientrare in gioco e recuperare la sua vecchia reputazione dimostrando tutte le sue capacità. Banning usa la sua preparazione e la dettagliata conoscenza della residenza Presidenziale e, si mette in contatto con il vice presidente Allan Trumbull (Morgan Freeman), per portare a termine questa missione impossibile di salvataggio. Mike dovrà cercare di trovare il giovane figlio del presidente, nascosto all’interno dell’edificio e salvare il Presidente stesso, prima che i terroristi possano mettere in atto il loro piano.
Attacco al Potere” è un thriller elettrizzante che ritorna a far rivivere nella memoria quel fatidico giorno dell’11 Settembre 2001, giorno dell’attacco alle Torri Gemelle. Diretto dal regista scozzese di “Training Day” Antoine Fuqua, la storia è ispirata alle recenti tensioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, che nonostante le dure condanne del Presidente Obama e del Segretario generale Onu, ha continuato imperterrita nella sperimentazione di ordigni nucleari. Il film in America ha riscosso un successo a dire il vero inatteso (incasso ai botteghini più di 90 milioni di dollari). Il segreto di ciò sta nel fatto che è ricco d’azione, molto eroismo, quasi esagerato da parte di un solo agente dei Servizi Segreti ma, che sa risvegliare quell’orgoglio che agli Americani piace molto.
L’intera pellicola è un continuo snodarsi di scene d’azione e di suspense dall’inizio alla fine, genere sempre amato dal pubblico con predilezione all’azione. Io l’ho trovato un film molto grintoso con un ottima scenografia e ben fatto, molto piacevole da seguire, scorre molto veloce nonostante i suoi modesti 120 minuti, in modo comprensibile e intuitivo. Anche se risulta un po’ prevedibile come storia e come situazioni ma, è comunque in grado di far crescere molta adrenalina nello spettatore, in quanto è un film emozionante, ricco di colpi di scene e battaglie mozzafiato. Inoltre il regista Fuqua e lo sceneggiatore Creighton Rothenberger, sono riusciti a dare alla storia la giusta dose di drammaticità ed ironia allo stesso tempo, soprattutto nel personaggio di Mike che, rappresenta un uomo che non si arrende e dà sempre il meglio di se stesso sul lavoro, trascurando spesso la sua vita sentimentale. Ottima performance dei protagonisti, in modo particolare (a mio parere) di Gerad Butler, oltre che protagonista anche in veste di produttore, con le sue battute sagaci in momenti di forte tensione.
“Attacco al Potere” nonostante mescola la realtà con un po’ di fantasia (che a mio giudizio non guasta mai) è un ottima pellicola che consiglierei di vedere agli amanti dell’Action –Thriller e della suspense, vi posso assicurare che c’è né veramente tanta! In conclusione cosa posso altro dirvi!
Se vi piace l’azione più sfrenata ed un super eroe con un spiccato sarcasmo, non perdetevi la sua visione !

Angie

 
Di Namor (del 02/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 227 volte)
Titolo originale
The Company You Keep
Produzione
USA 2012
Regia
Robert Redford
Interpreti
Robert Redford, Shia LaBeouf, Julie Christie, Sam Elliott, Brendan Gleeson,
Durata
117 Minuti
Trailer

La cattura di una ex militante di un gruppo di pacifisti radicali chiamati Weather Underground, porta alla ribalta un vecchio fatto di cronaca rimasto senza colpevoli. Son passati trent’anni da quel fatidico giorno, in cui una semplice rapina, si trasformò in tragedia per l’assassinio di una guardia. A far parte di quel commando vi era anche Jim Grant (Robert Redford), ora rispettabile avvocato e padre single di una ragazzina tredicenne.
Il giovane reporter Ben Shepard (Shia LaBeouf) che lavora sul caso, fiuta lo scoop della vita e per niente al mondo se lo lascerà scappare. Facendo le debite indagini, Ben riesce a collegare la casalinga Sharon Solarz (Susan Sarandon) arrestata dopo una latitanza trentennale, a Jim, il quale nega la sua conoscenza. Jim sa, che il cerchio intorno a lui si sta stringendo e che per uscirne indenne dovrà ritrovare l’unica persona che può scagionarlo dall’ accusa di omicidio.
Con l’F.B.I alle calcagna, per Jim non sarà facile ricontattare e convincere la sua ex compagna-militante Mimi (Julie Christie), a confessare e raccontare la verità sugli eventi della rapina, scagionandolo definitivamente.
Tratto dal romanzo “The Company You Keep” di Neil Gordon, “La regola del Silenzio” è interpretato, diretto e co-prodotto da Robert Redford.
Attorniato da un cast di attori di egregia fattura come: Susan Sarandon, Shia LaBeouf,Terence Howard, Nick Nolte, Chris Cooper, Sam Elliot, Julie Christie, Stanley Tucci e Brendan Gleeson, Redford da buon filmaker che è, dirige e interpreta una pellicola che unisce storia e intrattenimento. Il risultato non è eccezionale ma godibile, al film manca una buona dose di pathos e suspense per renderlo più interessante sotto il profilo emotivo, operazione, che l’ottima musica scelta nei momenti clou svolge in pieno.
Gli attori sono tutti bravi anche se appaiono per poco tempo, considerando che gli interpreti principali sono Redford e LaBeouf con un look inguardabile alla Fabio Fazio!
Non male come film, ma non è di sicuro un titolo da annoverare tra i migliori di Redford.

Namor

 

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