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Alchemy Live
Di Andy (del 29/09/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1553 volte)
Artista
Dire Straits
Titolo
Alchemy Live
Anno
2010
Label
Universal music

Eccomi qui di nuovo a parlare di un disco live che ha la bellezza di ventisette anni, ma purtroppo, salvo qualche rara eccezione, non riesco a trovare nel panorama rock attuale, un cd che mi appassioni davvero per più di dieci minuti. Il modo di fare musica è molto cambiato negli ultimi, diciamo, dieci-quindici anni e si tende a confezionare pacchettini perfetti, pieni di canzoni anche carine, ma prive di ogni minimo respiro strumentale; insomma, la hit con strofa e ritornello, tre minuti da sparare in radio, quattro per scaricarla da internet e fine della storia.
Io sono abituato a passare pomeriggi interi a consumare ellepi che presentavano brani a volte della durata di dieci minuti, ma pieni di energia, assoli, cambi di tempo, e ad ogni ascolto trovavi qualche sfumatura che non avevi notato precedentemente. Questo Alchemy dei Dire Straits, era uno di quelli.
Per Mark Knopfler, cantante, leader e soprattutto grande chitarrista, era un momento magico, visto che da Tunnel of love in poi, il successo era stato travolgente e mondiale, malgrado vari reimpasti nella formazione che lo accompagnava nel suo percorso musicale. Praticamente, del gruppo originale, qui troviamo al suo fianco solo il bassista John Illsley, ma i nuovi membri dei Dire, se ascolterete, o vedrete, visto che si trova anche in dvd, questo live, non faranno rimpiangere quelli precedenti.
Siamo al celebre teatro Hammersmith di Londra, nel lontano 1983, e il concerto inizia con un intro di tastiera flautato, che sembra portarti nell’atmosfera serale di una cittadina del Far West; è infatti l’apertura di Once upon a time in the west, introdotta dal suono cristallino della strato di Mark e il martellare dello splendido basso reggae di Illsley, una versione questa molto più scorrevole dell’originale traccia presente in Communiquè; il finale strumentale è bellissimo, con la chitarra che esegue dei continui ricami sull’incedere rock reggae del resto della band. Premetto che bisogna davvero aver voglia di ascoltare musica tranquillamente, perché questo disco è costellato da tante parti strumentali, tutte meravigliose, come l’intro di Telegraph road, da Love over gold, che era il lavoro in studio uscito l’anno prima; il piano classico di Alan Clark è perfetto per l’atmosfera di questa canzone stupenda, con un bellissimo testo, il racconto di un uomo che ha visto cambiare la sua terra selvaggia, i paesi diventare città e un autostrada a sei corsie prendere il posto di una vecchia strada polverosa del west su cui correva il segnale del telegrafo; e su questa strada cavalca la musica dei Dire straits, in un finale splendido ed epico.
Stupenda l’atmosfera inquietante e fumosa, molto fumosa se vedrete il dvd, di Private investigations; Mark è divino anche quando imbraccia la chitarra classica e porta avanti tutta la canzone, supportato da uno splendido piano, fino al finale da thriller, impreziosito dalle sferzate acide della chitarra elettrica di Hal Lindes e dalle percussioni e marimba di Joop de Korte.
Il super classico Sultans of swing, dal primo disco omonimo del ’78, è molto più rock della versione originale, grazie soprattutto al granitico drumming del batterista Terry Williams, e se l’assolo del disco vi sembrava bello, vi consiglio di ascoltare cosa combina qui uno dei chitarristi migliori del mondo, complice una band che sembra andare a fuoco in un crescendo da brividi: spettacolo davvero!
Nella scaletta si susseguono la splendida Romeo and Juliet , in un atmosfera da sciogliere il cuore e la dolcissima Love over gold . Poi ci sono i momenti più tosti come Espresso love e Solid rock . Ma i brividi continuano a salire per la schiena con l’intro di Tunnel of love , tra il sax del mitico Mel Collins e il sottofondo di Clark ; decisamente , in questo live , più musica che voce , ma vi assicuro che è una delizia per le orecchie ascoltare degli arrangiamenti perfetti e sorprendenti , che lasciano spazio all’improvvisazione di questi ottimi musicisti , che si vedono veramente divertiti sul palco ; superfluo ormai aggiungere che anche qui la parte finale è superba e Mark , con tre note riesce a puntare dritto al cuore , il suo tocco qui è veramente fatato e vi voglio svelare che è l’uomo che più di tutti , mi ha invogliato a suonare la chitarra ; e poi questo disco ha un sapore particolare per me e mia moglie Monica , proprio perché denso di un atmosfera particolare e magica .
La chiusura è affidata alla bellissima Going home , un brano strumentale che l’ex professore di lettere inglese , aveva scritto per la colonna sonora del film Local hero : l’arpeggio iniziale è quasi struggente e l’intreccio tra il sax di Collins e l’organo di Clark è magistrale : la melodia di questo pezzo è una delle più belle scritte da Knopfler ed è quella giusta per chiudere un grande , grandissimo concerto . Se avete un po’ di nostalgia e voglia a disposizione , vi consiglio veramente l’ascolto di questa musica , secondo me senza tempo e etichette . Un grazie particolare anche a Namor per avermi procurato appunto il dvd di questo stupendo live , di cui io posseggo ancora gelosamente il doppio ellepi..bei tempi!..Buon ascolto..

Andy

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