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Artista
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Red Hot Chili Peppers
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Titolo
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I'm with you
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Anno
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2011
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Label
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Warner Bros
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Sembra incredibile, ma erano già passati cinque anni dall’ultimo disco di inediti dei Red Hot Chili Peppers, il corposo e farcito Stadium Arcadium, molto discusso ma che a me, devo dire sinceramente, piace molto. Dopo l’uscita del suddetto album, i ragazzi hanno deciso di prendersi una pausa a tempo indeterminato e che probabilmente ha portato alla seconda fuoriuscita dal gruppo di John Frusciante, chitarrista storico e fondamentale della band.
La motivazione principale di questa sosta è imputabile a un progressivo calo di idee e energie, che effettivamente traspariva già in By The Way e Stadium Arcadium. Ci può anche stare per una band che ha venduto 60 000 000 di dischi nel mondo e vinto sei Grammy Awards, però l’attesa di un album di canzoni tutte nuove, era diventata davvero lunga per gli innumerevoli fans. E allora i tre membri rimasti hanno deciso di rientrare in sala di registrazione insieme al nuovo chitarrista Josh Klinghoffer, che in realtà non è così nuovo perché aveva già collaborato coi nostri, e di sfornare un album composto da quattordici canzoni che si chiama I’m With You .
Ho sentito tanti commenti al riguardo, sia positivi che negativi, però cerco di ascoltare i nuovi dischi con le mie orecchie, senza farmi influenzare troppo dai commenti esterni e devo dire che la musica che ho sentito mi è subito piaciuta, a cominciare dall’apertura affidata a Monarchy of Roses, le schitarrate acide sopra la cavalcata di basso e batteria sono da spettacolo sotto la voce da altoparlante di Anthony, giro di basso disco di Flea e la solita granitica drum-line di Chad Smith; come primo pezzo niente male, grande energia davvero!
Semplice ma efficace il giro di basso per Factory of Faith, il sound è quello di By the way e si nota l’assenza di Frusciante e dei suoi riff funk acidi e sporchi . Indubbiamente Josh è un chitarrista più pulito rispetto al predecessore, però secondo me il produttore Rick Rubin, che è quello di Blood Sugar Sex Magic, il miglior album dei Red, gli ha tarpato troppo il suono durante il missaggio. Direi che comunque è un difetto un po’ generale di questo album, che risulta infine troppo patinato per il sound abituale della band. La terza canzone è forse la più bella dell’ellepì; Brendan’s Death è una stupenda ballad dedicata ad un amico giornalista recentemente scomparso, cantata splendidamente da Anthony Kiedis, intro leggero con chitarra acustica, il rit che comincia a salire e dal bridge in poi un continuo crescendo, un’intensità carica di sentimento ed energia; una risposta a quelli che pensavano non avessero più voglia di suonare, Chad Smith è spettacolare in questo pezzo e Flea e Josh, creano un muro di suono superbo.
Il rappare di Kiedis sul sound funk-rock tipicamente marchiato dalla fabbrica RHCP, è davvero divertente in Look Around, una canzone che viaggia veramente come un treno, grazie anche alle percussioni ( presenti in tutte le tracce), suonate dall’italiano Mauro Refosco. Devo dire che il primo singolo, The Adventures of Rain Dance Maggie, non rende giustizia a questo album e lo reputo un pezzo carino ma abbastanza banale, rispetto al resto del materiale.
Did I Let You Know è un viaggio nel caldo sole del Sud America, dal ritmo latino trainato dalla tromba di Mike Bulger e dalle congas di Refosco: molto ballabile. Un’altra grande ballad è Police Station, suonata superbamente e che ricorda abbastanza la splendida Venice Queen; il piano e la chitarra sul finale, psichedelici e melodici, creano uno dei momenti migliori del disco. Cattivissima Goodbye Hooray, con tanto di solo di basso e la chitarra di Josh che non fa rimpiangere Frusciante, non fosse per il suono soffocato nel mixaggio; il pezzo più Red Hot , direi. Bellissima Even you, Brutus? L’intro è alla Pink Floyd, un po’ astronomico: peccato non averlo fatto un po’ più lungo; Il piano, suonato da Greg Kurstin, le dona quel sapore british e anche qui Josh con quel wha-wha alla Gilmour dei primi tempi è mitico; una delle performance vocali migliori di Anthony, forse il miglior pezzo dei quattordici.
Insomma, in generale a me questo disco piace, con la consapevolezza che questi RHCP non sono quelli di Give It Away, ma chi se ne importa, l’importante è ascoltare del buon rock e devo dire che forse ci sarà meno energia devastante rispetto al passato, però il livello tecnico e la musicalità sono migliorati, sempre secondo me e le mie orecchie.. Buon ascolto!
Andy