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I'm with you
Di Andy (del 26/09/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 420 volte)
Artista
Red Hot Chili Peppers
Titolo
I'm with you
Anno
2011
Label
Warner Bros

Sembra incredibile, ma erano già passati cinque anni dall’ultimo disco di inediti dei Red Hot Chili Peppers, il corposo e farcito Stadium Arcadium, molto discusso ma che a me, devo dire sinceramente, piace molto. Dopo l’uscita del suddetto album, i ragazzi hanno deciso di prendersi una pausa a tempo indeterminato e che probabilmente ha portato alla seconda fuoriuscita dal gruppo di John Frusciante, chitarrista storico e fondamentale della band.
La motivazione principale di questa sosta è imputabile a un progressivo calo di idee e energie, che effettivamente traspariva già in By The Way e Stadium Arcadium. Ci può anche stare per una band che ha venduto 60 000 000 di dischi nel mondo e vinto sei Grammy Awards, però l’attesa di un album di canzoni tutte nuove, era diventata davvero lunga per gli innumerevoli fans. E allora i tre membri rimasti hanno deciso di rientrare in sala di registrazione insieme al nuovo chitarrista Josh Klinghoffer, che in realtà non è così nuovo perché aveva già collaborato coi nostri, e di sfornare un album composto da quattordici canzoni che si chiama I’m With You .
Ho sentito tanti commenti al riguardo, sia positivi che negativi, però cerco di ascoltare i nuovi dischi con le mie orecchie, senza farmi influenzare troppo dai commenti esterni e devo dire che la musica che ho sentito mi è subito piaciuta, a cominciare dall’apertura affidata a Monarchy of Roses, le schitarrate acide sopra la cavalcata di basso e batteria sono da spettacolo sotto la voce da altoparlante di Anthony, giro di basso disco di Flea e la solita granitica drum-line di Chad Smith; come primo pezzo niente male, grande energia davvero!
Semplice ma efficace il giro di basso per Factory of Faith, il sound è quello di By the way e si nota l’assenza di Frusciante e dei suoi riff funk acidi e sporchi . Indubbiamente Josh è un chitarrista più pulito rispetto al predecessore, però secondo me il produttore Rick Rubin, che è quello di Blood Sugar Sex Magic, il miglior album dei Red, gli ha tarpato troppo il suono durante il missaggio. Direi che comunque è un difetto un po’ generale di questo album, che risulta infine troppo patinato per il sound abituale della band. La terza canzone è forse la più bella dell’ellepì; Brendan’s Death è una stupenda ballad dedicata ad un amico giornalista recentemente scomparso, cantata splendidamente da Anthony Kiedis, intro leggero con chitarra acustica, il rit che comincia a salire e dal bridge in poi un continuo crescendo, un’intensità carica di sentimento ed energia; una risposta a quelli che pensavano non avessero più voglia di suonare, Chad Smith è spettacolare in questo pezzo e Flea e Josh, creano un muro di suono superbo.
Il rappare di Kiedis sul sound funk-rock tipicamente marchiato dalla fabbrica RHCP, è davvero divertente in Look Around, una canzone che viaggia veramente come un treno, grazie anche alle percussioni ( presenti in tutte le tracce), suonate dall’italiano Mauro Refosco. Devo dire che il primo singolo, The Adventures of Rain Dance Maggie, non rende giustizia a questo album e lo reputo un pezzo carino ma abbastanza banale, rispetto al resto del materiale.
Did I Let You Know è un viaggio nel caldo sole del Sud America, dal ritmo latino trainato dalla tromba di Mike Bulger e dalle congas di Refosco: molto ballabile. Un’altra grande ballad è Police Station, suonata superbamente e che ricorda abbastanza la splendida Venice Queen; il piano e la chitarra sul finale, psichedelici e melodici, creano uno dei momenti migliori del disco. Cattivissima Goodbye Hooray, con tanto di solo di basso e la chitarra di Josh che non fa rimpiangere Frusciante, non fosse per il suono soffocato nel mixaggio; il pezzo più Red Hot , direi. Bellissima Even you, Brutus? L’intro è alla Pink Floyd, un po’ astronomico: peccato non averlo fatto un po’ più lungo; Il piano, suonato da Greg Kurstin, le dona quel sapore british e anche qui Josh con quel wha-wha alla Gilmour dei primi tempi è mitico; una delle performance vocali migliori di Anthony, forse il miglior pezzo dei quattordici.
Insomma, in generale a me questo disco piace, con la consapevolezza che questi RHCP non sono quelli di Give It Away, ma chi se ne importa, l’importante è ascoltare del buon rock e devo dire che forse ci sarà meno energia devastante rispetto al passato, però il livello tecnico e la musicalità sono migliorati, sempre secondo me e le mie orecchie.. Buon ascolto!

Andy

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