|
Artista
|
Pino Daniele
|
|
Titolo
|
La Grande Madre
|
|
Anno
|
2012
|
|
Label
|
Blue Drag
|
Album numero 26 per il grande Pino Daniele, e dico grande perché il cantautore partenopeo merita davvero questo aggettivo, per la musica che ha saputo inventare agli inizi degli anni ottanta, fondendo rock, blues, jazz, funk elettrico e influenze mediterranee, creando dischi magici come Nero a metà, Vai mò e lo strepitoso live Sciò .
Doveroso nominare i compagni di avventura di quei tempi, musicisti con la m maiuscola come James Senese al sax , che si alternava con Enzo Avitabile, Joe Amoruso al piano e tastiere, Tullio De Piscopo batteria, Tony Esposito alle percussioni e Rino Zurzolo al basso, che hanno contribuito in maniera incisiva al successo di Pino: le jam del live sono memorabili.
Tornando a questo nuovo disco, intitolato “La Grande Madre”, l’intenzione è quella di ritrovare il gusto di suonare buona musica, senza dover compiacere le major discografiche che nella maggior parte dei casi costringono artisti anche di questo calibro, a sfornare il compitino leggero e commerciale, adatto ad accontentare più o meno tutti; per fare questo cambiamento, il cantante napoletano ha fondato una sua etichetta, la Blue Drag, con cui sta seguendo altri progetti di musicisti emergenti e con la quale può finalmente tornare a sperimentare e soprattutto a divertirsi, circondandosi di nuovo di nomi di tutto rispetto, a partire da Steve Gadd alla batteria, un mostro sacro di questo strumento, che ha suonato con Clapton, James Taylor e tantissimi musicisti tra i migliori al mondo. Al basso troviamo Willie Weeks, un muro di suono funk-rock dall’enorme esperienza; un altro super ospite è Mel Collins, celeberrimo sassofonista dalla bravura e gusto esagerati e al piano e Hammond troviamo Chris Stainton, fido collaboratore di Eric Clapton.
Che la musica fosse cambiata si capiva già dal singolo apripista Melodramma, che trovo una canzone piena di magia e atmosfera, dotata di un bellissimo testo sognante e una gran chitarra che esegue bei ricami sugli accordi stupendi di piano. Ma al primo ascolto, gustato insieme a Namor, che ringrazio per avermelo “passato”, mi ha colpito subito Due Scarpe, una metafora sulla vita vista attraverso le scarpe, che pur avendo una vita diversa, riescono a camminare e invecchiare compiendo lo stesso percorso; la musica soffusa e melodica, crea un sottofondo perfetto come una colonna sonora, con il sax di Collins magico come sempre. L’influenza di Clapton, con cui Pino ha suonato l’estate scorsa in un grande concerto a Cava dei Tirreni, si fa sentire nel riff e nel ritmo di La grande Madre; qui il musicista partenopeo spadroneggia con una strepitosa chitarra per tutto il pezzo, dimostrando una tecnica e un gusto eccellenti, tra scale dal sapore mediterraneo, tapping e sapiente uso della leva. Nel testo si evince una ricerca delle proprie origini, al di là dei guadagni facili e la grande madre potrebbe essere la musica, libera da vincoli commerciali.
E’ un po’ commerciale sì, ma terribilmente orecchiabile Searching for the water of life, a sostegno della campagna Save the children every one, istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla mortalità infantile; un mix di sonorità arabe e africane perfetto, costruito sopra un giro di basso batteria malizioso e ballabile, condito di nuovo da una chitarra super: bellissimo il coro allegro di bambini africani nel finale. Il momento migliore del disco è costituito da It’s coffee time, un acid jazz caldo e fumoso di grande atmosfera, trasportato da un basso portentoso e una batteria tesa e raffinata, in cui il livello musicale è superbo e fa da trampolino per la jam che segue e si chiama O frà, il cui testo , dopo tanti anni, è cantato in napoletano; qui al sax non poteva mancare Enzo Avitabile, vecchio compagno di memorabili jam, come questa d’altronde, in cui tutti i musicisti sfogano la loro inventiva, liberi dal vincolo di una canzone vera e propria: una goduria. Voglio menzionare ancora The lady of my heart, uno strumentale in cui Daniele sfodera una chitarra in bilico tra Santana e Knopfler e in cui i suoi musicisti si dimostrano davvero dei maestri, come lui stesso del resto; grande musica.
Ci sono altre canzoni, qualcuna più “leggera” , diciamo, ma musicalmente sempre di ottimo livello; in totale sono dodici tracce.Tra l’altro il cd è correlato di parecchio materiale fotografico, testi e addirittura gli spartiti di qualche canzone. La grande madre è uno di quei dischi che al primo ascolto ti lascia perplesso, ma solo per la voglia di riascoltarlo subito per risentire certi passaggi e finezze; secondo me Pino Daniele ha fatto la svolta giusta per tornare a fare buona musica e vi assicuro che si sente..buon ascolto!
Andy