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Breakfast in America
Di Andy (del 09/07/2012 @ 05:00:00, in musica, linkato 1527 volte)
Artista
Supertramp
Titolo
Breakfast in America
Anno
1979
Label
A&M Records

Tanto per rimanere in tema fine anni settanta, in questi giorni sto riascoltando un altro disco che fu una pietra miliare per quegli anni e anche per quelli a venire. Forse molti di voi ricorderanno Breakfast in America, dei grandi e inglesissimi Supertramp. Rick Davies e Roger Hodgson fondano il gruppo, rimaneggiando poi la formazione varie volte nel corso degli anni, ma indubbiamente il nucleo originario, composto dai due, e da Doug Thomson al basso, da Bob Siebemberg alla batteria e da John Halliwell al sax, fu quello più riuscito. Rick e Roger compongono e cantano tutte le canzoni e si dimostrano anche due ottimi strumentisti, in quanto Davies è un grande tastierista e pianista, e Hodgson è un bravissimo polistrumentista, in grado di passare dal piano alla chitarra senza problemi.
Molto azzeccato l’assoldamento nella band di Halliwell, super sassofonista e ironico front-man, di grande presenza sul palco. Brevemente la cronostoria: tre bei dischi, Crime of the century, Chrisis?What Crisis? e Even of the Quiest, da cui numerosi singoli di buona presa sul pubblico, tra cui Dreamer, Give a little bit, School; però qualcosa non li fa ancora decollare verso il successo che inseguono con tenacia. Ma nel 1979 ecco la svolta, una sterzata verso un genere più pop e meno progressive, molto meno semplice di quanto possa sembrare. L’idea generale del disco, registrato negli States, traspare fin dalla copertina che immortala la classica camerierona prosperosa, tipica dei fast food americani.
Ed infatti la prima canzone è Gone Holliwood, storia di un attore alle prime esperienze che, si trova da solo in stanze di hotel in cerca di risposte, alla ricerca del grande successo che arriverà , ma che non servirà a farlo smettere di farsi domande sulla propria esistenza. L’inizio è affidato ad un crescendo di pianoforte, ma l’attacco di basso, chitarra e batteria è poderoso, sotto il coro in falsetto che fa botta e risposta con la potente e roca voce di Rick, che si è sempre contrapposta a quella di Roger che è invece cristallina e dotata di un enorme estensione. Un pezzo pieno di cambi di tempo, parti strumentali esagerate e un latente richiamo ai Bee Gees, che stavano imperversando nelle hit parade dell’epoca, un brano stupendo. The Logical Song, insomma, penso che pochi non la conoscano. Qui sale in cattedra Hodgson con il suo modo martellato e unico di suonare il piano e la sua acuta e fantastica voce, a parlare di un uomo semplice che si accorge di essere forse troppo semplice per affrontare un mondo difficile e spietato: il riff iniziale di piano e basso è stra-famoso, le parti strumentali sono perfette e su tutte spicca un grande solo di sax di Halliwell. Ma questo album è tutto bello, perché la terza traccia è Goodbye Stranger, un brithish pop-blues cantato dalla potente voce di Rick nella strofa, mentre il celebre rit è in falsetto molto Bee Gees. Anche qui è tutto perfetto e il testo è la storia di un uomo sempre in bilico tra mille perché e che sceglie di andare via dalle sue origini dicendo appunto arrivederci alle persone care; grande il solo di chitarra di Hodgson nel finale, dotato di una progressione armonica notevole. La title-track la troviamo al quarto posto e qui si parla del grande viaggio nella “favolosa” America, sempre alla ricerca di chissà quale mondo perfetto; la marcetta bandistica penso sia impressa nella mente di molti di noi, che eravamo ragazzi ai tempi. La seconda facciata del disco si apriva con Take the Long Way Home, che è la mia preferita, con quell’incedere unico dato dal piano di Roger e quell’armonica che sa proprio di viaggio, su una strada lunga e lontana per tornare a casa, e il ritornello che si scioglie in una melodia dolcissima ; anche qui un super solo di Halliwell, che è un grande sassofonista, davvero. Altre canzoni bellissime compaiono su questo album, io ho scelto queste che sono le più famose, ma come ho già detto il livello di questo disco è altissimo, sicuramente più pop rispetto a quello che i Supertramp facevano prima, ma con un linguaggio più comprensibile e orecchiabile, che li ha definitivamente consacrati al meritato successo.
Peccato che dopo Breakfast in America, questi favolosi musicisti insieme abbiano registrato solo Live in Paris, un altro album, dal vivo appunto, imperdibile e nell’82 Famous Last Words, ultimo disco di inediti che conteneva It’s Raining Again. La rottura tra Davies e Hodgson pare sia davvero insanabile, perché sono anni che si parla di una reunion, ma non se ne fa niente..peccato. Vuol dire che continueremo a ri-piazzarci questo disco bellissimo, sicuramente senza fatica, perché certe canzoni, quando sono così belle, sono senza tempo veramente..Buon ascolto!

Andy

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