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Eye In The Sky
Di Andy (del 16/09/2013 @ 05:00:00, in musica, linkato 1134 volte)
Artista
The Alan Parsons Project
Titolo
Eye In The Sky
Anno
1981
Label
Arista Records

Riascoltando questo album, mi torna immancabilmente in mente il momento in cui, tornato a casa con il disco appena comprato, mi apprestavo a compiere i quasi religiosi movimenti che si facevano per mettere su un ellepi e quindi, pulizia della puntina, sganciamento del braccetto e posizionamento della puntina sul solco del vinile; inutile aggiungere che con Alan Parsons valeva veramente la pena, perché in quanto a suoni, penso che all’epoca fosse imbattibile, grazie anche all’utilizzo dell’orchestra in quasi tutti i pezzi.
The Alan Parsons Project, in sostanza era un duo formato dai due musicisti britannici Alan Parsons, ex tecnico del suono dei Pink Floyd di “The dark side of the moon”, e Eric Woolfson, un avvocato di professione ma anche un ottimo pianista e compositore, che insieme decidono di fare di ogni disco un concept con le canzoni legate tra loro da un filo logico; per esempio “I robot” prendeva spunto dai celebri libri di Asimov, “Pyramid” dalle vicende dell’antico Egitto e così via fino ad arrivare al 1982, anno di uscita di “Eye in the sky”, il cui titolo ricalcava l’omonimo romanzo futuristico del 1955 di Philip K.Dick; a grandi linee il libro racconta la storia di sette persone che si ritrovano a vivere in un mondo parallelo, sorvegliato da un occhio nel cielo, una sorta di dio sempre presente, molto grande fratello direi.
Come nel libro, anche nel disco si intersecano numerose storie che hanno un comune denominatore e che ovviamente diventano canzoni. Questo fantastico album, dalla copertina verde su cui troneggia un fantomatico occhio dorato dai caratteri indubbiamente egiziani che richiamano il dio Horus, si apre con “Sirius” uno degli strumentali più famosi, utilizzato per centinaia di sigle, con quella sequenza di synth martellante, il sottofondo dell’orchestra che sale piano, la chitarra ritmica ipnotica e la solista dirompente e poi di nuovo la ritmica che accompagna senza interrompersi l’inizio di “Eye in the sky”, una canzone che non si può non conoscere. Un mid-tempo dai suoni raffinati abbellita dal testo imperniato appunto sul famoso occhio nel cielo, che può leggere la mente delle persone e dare regole e “illuminazioni”; molti vogliono vedere questo album come un omaggio ad un certo ordine moderno, che ama molto le simbologie ed effettivamente, nei testi di tutto l’ellepì, si trovano parecchie frasi che possono essere interpretate sotto questo aspetto. La seconda traccia e “Children of the moon”, uno dei miei pezzi preferiti in assoluto di APP, visionaria e spaziale, con un testo che parla dello smarrimento provato dai Bambini della Luna, che si ritrovano senza una strada da seguire, senza ragioni per vivere o morire, probabilmente una metafora anche politica, sulla perdita degli ideali e dei valori da parte degli uomini, che si ritrovano appunto come dei bambini confusi e privi di guida; l’orchestra accompagna l’incedere deciso di basso- batteria e la bella voce limpida del bassista David Paton: fantastica l’apertura del ritornello con viole, violini e oboe a fare il controcanto fino allo sfociare in un assolo da sballo di Ian Bairnson (uno dei miei chitarristi preferiti), con un attacco veramente da paura, uno dei suoi assoli migliori, corto e incazzato. “Silence and I” è commovente da quanto è bella, cantata splendidamente da Woolfson; una ballad seguita per intero dall’orchestra diretta da Andy Powell, che cambia andamento a seconda del momento, dolce durante le strofe e giocosa e cavalleresca durante il bridge musicale, fino a tornare drammatica sotto il solo finale struggente di chitarra: il testo parla della paura di un uomo di misurarsi col prossimo e la società, fino a rifugiarsi nel silenzio della propria solitudine, forse il pezzo più bello del disco.
Grande tiro per “You’re gonna getyourfingersburned”, un rock divertente trascinato da un super Bairnson, ritmica e assoli di gran classe. “Psychobubble”, il racconto di un uomo che fa lo stesso sogno tutte le notti, una strada senza luce da seguire, in preda ad uno stato di confusione mentale che non lascia scampo; nell’intro il basso la fa da padrone con un giro accattivante da morire e la parte strumentale centrale, suonata dall’orchestra di 95 elementi, dà veramente un senso estremo di confusione, fino a sfociare nel solito assolaccio a sorpresa di Ian, che è veramente geniale in queste cose. “Mammagamma” è molto floydiana ed è anche uno degli strumentali più famosi e, diciamocelo, più belli; un basso motore spettacolare e un arrangiamento spaziale, nel vero senso del termine. “Step by step” è veramente “anni 80”, con quell’andamento easy e quei cori così perfettini; come al solito Bairnson stupisce, in questo caso con un solo semi-acustico di un gusto esagerato. Un album così bello poteva chiudersi solo con una meraviglia come “Old and wise”, una ballata stupenda con un testo altrettanto stupendo che vi prego di ascoltare e tradurre e la chiusura col sax, affidata al signor Mel Collins.
Che altro dire, un 33 giri che ha segnato un epoca e credo che sia in tante case di noi quarantacinquenni o giù di lì, conservato gelosamente; penso che il mio amico Namor, possa darmi ragione.. Buon ascolto!

Andy

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