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Lo chiamavano Jeeg Robot
Di Asterix451 (del 29/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 488 volte)
Titolo originale
Lo chiamavano Jeeg Robot
Produzione
Italia 2015
Regia
Gabriele Mainetti
Interpreti
Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei.
Durata
112 Minuti

Un uomo corre sul lungotevere di Roma a rotta di collo, inseguito dalle “guardie”: è un tipo massiccio, determinato a non farsi prendersi, un “borgataro” che tira a campare rubando e delinquendo per conto dei capetti di quartiere. Pare che gli sia andata male, questa volta, perché anche i poliziotti che lo inseguono non vogliono mollare il colpo.
Il Tevere gli scorre accanto, inquinato in una maniera che nessuno immagina. Ma forse l’uomo può ancora nascondersi dentro ad un container ormeggiato lungo la riva, su una chiatta… disperatamente, tenta di rintanarsi ovunque, sgusciando attorno ai poliziotti che ormai sono a pochi metri da lui. Alla fine prova a scendere in acqua, aggrappato alla chiatta, in piedi su qualcosa poggiato sul fondo: un bidone, forse. Dentro il quale, a un certo punto, precipita perché il metallo si sfonda e l’uomo annaspa in un liquame nero: quasi ci annega, senza sapere che si tratta di scorie radioattive.
Quando finalmente riemerge dall’acqua, le “guardie” se ne sono andate ma lui sta già male, perché quella roba se l’è bevuta e riesce a malapena ad arrivare a casa… la notte è un’inferno, pensa di morire, ma il giorno dopo Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) sta di nuovo bene e torna alla vita di sempre. Infatti accetta un lavoretto da un amico suo, Sergio (Stefano Ambrogi), che ha quella figlia suonata fissata con Jeeg Robot d’Acciaio… come si chiama?, Alessia (Ilenia Pastorelli): che sarà pure bona, ma che palle con ‘sto “Jeeg de qua e Jeeg de là”…
Anche Sergio è preoccupato per le condizioni della ragazza, ma deve prima pensare a recuperare della coca trasportata da un paio di corrieri: un altro incarico facile per conto dello Zingaro (Luca Marinelli), che sta cercando di espandere i suoi traffici alleandosi con un clan camorristico. Sergio ed Enzo incontrano i corrieri all’interno di un palazzo in costruzione, ma la situazione degenera e si comincia a sparare: Enzo viene colpito e precipita in fondo al palazzo; un tonfo con un proiettile in corpo che avrebbe ucciso chiunque, ma non lui… infatti l’uomo si rialza e riesce a tornare a casa. Che cosa gli sta accadendo? Da dove arriva, questa forza incredibile che guarisce persino le ferite?
“Lo chiamavano Jeeg Robot” è il lungometraggio d’esordio di Gabriele Mainetti, attore, compositore e regista di corti cinematografici, fondatore della casa di produzione Goon Films. Un artista a tutto tondo, appassionato di musica e composizione, che ha deciso di mettersi alla prova con un lavoro impegnativo trovando poi riscontri positivi sia in Italia che all’estero.
Il merito è di tutta la squadra, perché è un film ben realizzato che mantiene la sua “identità italiana”, nonostante si ispiri a uno stile internazionale più dinamico e spettacolare che un titolo come questo deve avere, per avere presa sul pubblico senza apparire soltanto una scopiazzatura a basso costo dei titoloni Marvel.
Anche il cast è italiano: Claudio Santamaria è il più famoso, irrobustito per rendere credibile la forza sovrumana e l’invulnerabilità del suo personaggio, al quale trasmette “la dolcezza ignorante” del coatto che si ritrova a poter essere speciale e fare qualcosa di buono; Luca Marinelli è lo Zingaro e forse la sua è la migliore caratterizzazione, con l’istrionico esibizionismo di un delinquente che ambisce in maniera uguale sia al successo criminale che a quello artistico. Lo Zingaro è un personaggio estremamente violento e affascinante, che diventerà l’antagonista di Enzo. E poi c’è Alessia, naturalmente, che vaneggiando di Jeeg Robot riesce a difendere la sua purezza morale dalla realtà corrotta in cui ha vissuto, e dalla quale ha subito abusi: Ilenia Pastorelli debutta al cinema con la sua bellezza particolare, dallo sguardo semplice, regalandoci un personaggio apparentemente vulnerabile di grande forza.
Lo chiamavano Jeeg Robot ha sbancato riconoscimenti sulla piazza italiana al David di Donatello e al Nastro D’argento, oltre alle vittorie di altri festival internazionali. Sono stati acquistati i diritti per la distribuzione anche in Francia e negli Stati Uniti.
Personalmente l’ho apprezzato per la qualità della storia e degli interpreti, e ancora di più per la scelta, netta, di voler essere italiano. Certamente mi ha ricordato i titoli Marvel e ancora di più “Unbreakable”, di Shyamalan, ma lo sviluppo di trama è personale e avvincente, perché si tratta di un genere di cinema che da noi si era perso il coraggio di fare.
Una critica soltanto: alcune sequenze iniziali sono inutilmente violente, con voluta insistenza. Questo penalizza una parte di pubblico più impressionabile che, invece, apprezzerebbe tutto il resto della pellicola. Così si penalizza anche la qualità della storia, che non ha bisogno di splatter per essere ciò che promette di essere.
Comunque sia, per me è da vedere (limitando la visione ai minori di 12/15 anni, con o senza accompagnamento).

Asterix451

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