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Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate
Di Asterix451 (del 28/05/2018 @ 05:00:00, in cinema, linkato 247 volte)
Titolo originale
The Hobbit: The Battle of Five Armies
Produzione
USA, Nuova Zelanda 2014
Regia
Peter Jackson
Interpreti
Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Evangeline Lilly, Lee Pace
Durata
144 Minuti

Dopo essere sopravvissuto all’attacco della compagnia di Thorin Scudodiquercia, il drago Smaug sfonda il portone di Erebor e si abbatte sulla città di Pontelagolungo: mentre la popolazione si dispera, il governatore ruba l’oro e si appresta alla fuga. Soltanto Bard (Luke Evans), discendente di colui che ferì Smaug in passato, oppone una strenua resistenza dalla torre della balista, riuscendo infine ad abbattere il drago.
Intanto, tutto brucia e la popolazione sbanda verso le rive. Nella disgrazia, le rovine dell’antica città di Dale offrono un ricovero più sicuro, vicina alla ricchezza che si cela sotto la montagna. Thorin (Richard Armitage) aveva dato la sua parola: se il drago fosse stato sconfitto, avrebbe diviso il suo oro con chi lo aveva aiutato; fiducioso, Bard va a reclamare l’aiuto che gli spetta.
Purtroppo Thorin è stregato dal suo tesoro. Vuole solo tornare a governare, incurante di ciò che accade all’esterno. Perché la notizia dell’oro sotto la montagna sta circolando velocemente nelle terre di Mezzo, come quella della morte di Smaug, essere antico e potente capace di opporsi a qualsiasi male. Un Male oscuro, che sta cercando di tornare dal suo esilio.
Avidità, brama di potere, magia. Gli Elfi rivorrebbero ciò che gli spetta, come gli Uomini di Pontelagolungo. Purtroppo nessuno di essi immagina che gli Orchi sono alleati a un potere oscuro, che promette riscatto: sono queste le voci che circolano tra i vari regni. Soltanto Gandalf (Ian Mckellen) decide di recarsi alla tomba dei Negromanti, l’antica fortezza maledetta di Dorguldur, per scoprire quanto ci sia di vero.
Tutto ciò mentre Uomini, Elfi e Nani si preparano alla battaglia per l’oro sotto la montagna di Erebor, ignorando che un’orda di Orchi si sta abbattendo su di loro.
Peter Jackson conclude la sua saga dedicata a J.R.R. Tolkien con un film spettacolare e suggestivo, il più costoso dei sei dedicati alle Terre di Mezzo, un vero e proprio prequel introduttivo alla saga dell’anello. Un’operazione di botteghino che, se non altro, ricompensa il pubblico con più di due ore di grande cinema.
Il progetto originale prevedeva due film solamente. Soltanto in fase di produzione si è pensato ad un terzo capitolo che sviluppasse alcuni aspetti della trama solo accennati da Tolkien ne “Lo Hobbit”, insieme ad alcuni temi narrati nelle appendici del “Signore degli Anelli”. Ci sono poi degli sviluppi del tutto nuovi, come l’amore tra il nano Kili e l’elfa Tauriel, per un totale di 163 minuti nella versione estesa per l’home video.
Mai fare i conti in tasca all’oste, è vero. Ma i dieci minuti di Smaug all’inizio de “La battaglia delle cinque armate” sembrano un ricatto per garantirsi gli spettatori dopo il finale mozzato de “La desolazione di Smaug”: chissà che la malattia di Thorin e l’ossessione dell’oro abbiano colpito anche la produzione?
Il cast stellare è all’altezza della produzione. Sono tutti belli e bravi, tranne i brutti, che sono gli orchi sporchi e cattivi (ma, forse, i più interessanti). Martin Freeman è un Bilbo Baggins a suo agio nei panni dello Scassinatore, bravo: l’attore inglese si può gustare in accappatoio in “Guida galattica per autostoppisti”, dove conferma le sue doti comiche. Tornano Cate “Galadriel” Blanchett e, naturalmente, Ian “Gandalf” McKellen, mentre si riservano a dei ruoli praticamente cammeo Hugo Weaving, Elijah Wood e Christopher Lee.
Un film maestoso, coinvolgente. Bellissime le ambientazioni “fantasy”, roccaforti abbandonate e panorami sconfinati, sulle note di una colonna sonora struggente. L’arciere Bard, interpretato da Luke Evans, non fa rimpiangere Viggo Mortensen. A qualcuno potrebbe mancare Liv Tyler, forse, ma con Tauriel ce n’è d’avanzo (o no?). Le battaglie sono emozionanti, come l’animo dei protagonisti. Meno oscuro de “Il Signore degli anelli”, pervaso da un fine umorismo.
Perfetto per incantare.

Asterix451

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