Rocky Balboa
Di Namor (del 25/01/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2832 volte)
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Titolo originale
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Rocky Balboa
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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Sylvester Stallone
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Interpreti
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Sylvester Stallone, Burt Young, Antonio Tarver, Milo Ventimiglia, Geraldine Hughes, Mike Tyson.
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Durata
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102 Minuti
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Trailer
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Nel lontano 1975 l’allora semisconosciuto Sylvester Stallone, assistette ad un incontro di boxe per il titolo mondiale dei pesi massimi tra il detentore del titolo Alì e lo sfidante Chuck Wepner, conclusosi con la vittoria di Alì per kot alla 15 ripresa. Sly rimase così impressionato dal coraggio e dalla tenacia che dimostrò Wepner in quel match, che trovò l’input per scrivere il suo capolavoro, la sceneggiatura di Rocky! L’anno seguente, convinse i due produttori Winkler e Chartoff a scommettere sul film, riuscendo anche ad ottenere una percentuale sugli incassi e la parte di Rocky, accordo indispensabile per la cessione del copione. Fu così che finalmente coronò il suo sogno… quello di fare l’attore! Fino ad allora, si era dovuto accontentare di piccole comparsate in vari film più o meno famosi, l’unico ruolo da “protagonista” lo ebbe nel 1970 in una pellicola porno dal titolo “The Italian Stallon”. Con “Rocky Balboa”, Stallone chiude definitivamente alla soglia dei 30 anni, una delle saghe più celebri è longeve della storia del cinema. A suo tempo quando propose “Rocky V” (il più brutto e inutile della saga), la produzione gli disse che avrebbe accettato solo se Rocky fosse morto! Sly acconsentì, ma quando seppe che sarebbe successo sulla famosa scalinata del Museum of Art di Philadelphia, sotto una pioggia scrosciante, si rifiutò, trovando il finale troppo deprimente. Con il senno di poi, un deluso Stallone si rese conto che non solo Rocky V non aveva convinto ma addirittura non lo riteneva il giusto addio che avrebbe voluto regalare agli affezionati dello stallone italiano. A distanza di 16 anni, con un budget molto basso (24 milioni di dollari) e 4 settimane a disposizione, gli viene concessa un’altra chance, quella di riscattare uno Stallone sessantenne che non interpreta da tempo un titolo degno di nota e, quella di riscrivere per la gioia dei fan un decoroso the end ad uno dei personaggi più seguiti ed amati da intere generazioni. Per tale impresa, non facile considerando la sua età, Sly si è sottoposto ad un intenso allenamento, durante il quale si è fratturato le dita di piedi e mani, ma questo episodio non ha influito sulla sua forza di volontà, anzi lo ha reso ancora più determinato, rivelandosi sul ring un tenace ma soprattutto credibile avversario. Quando ho saputo dell’imminente uscita di questo film ero molto scettico, non mi convinceva un sesto capitolo di Rocky, nel quale un attore con sessanta primavere doveva interpretare un pugile cinquantenne, ma ….., non era facilmente realizzabile, come non lo era rendere verosimili gli allenamenti a cui avrebbe dovuto sottoporsi per il conseguente match finale contro il campione del mondo Mason Dixon (Antonio Tarver, ex pugile professionista). Questa riflessione deve averla fatta anche Stallone, infatti la trama è incentrata sulla attuale vita che conduce Rocky, dove per esigenze di copione (Talia Shire ha rinunciato a prendervi parte) si ritrova vedovo, e tutto quello che rimane della amata moglie Adrian é un ristorante che, oltre ad avere le sue foto affisse sulle pareti porta anche il suo nome, ed è qui che la sera un malinconico Rocky intrattiene i clienti raccontando le sue gloriose gesta sul ring. Ma a renderlo ancora più triste e sofferente, è il distacco affettivo del figlio Robert (Milo Ventimiglia), un giovane manager insicuro che vive un’esistenza oscurata dalla luce perennemente luminosa del padre, alla continua ricerca di una sua dimensione che però non trova, frustrazione, che lo porta ad allontanarsi dal padre quasi rinnegandolo. Il faccia a faccia a cui assistiamo, che vede padre e figlio esporre ognuno le proprie recriminazioni è uno dei momenti più toccanti del film, come il suo tour iniziale con il cognato Paulie (Burt Young), che li vede far visita ai luoghi, che per Rocky, e lo spettatore, furono i più importanti e significativi, tra cui la bottega degli animali ora chiusa e trascurata, la sua vecchia casa da scapolo, la pista di pattinaggio dove Adrian pattinava, mentre lui gli camminava accanto, ritrovata abbandonata e ridotta ad un piazzale deserto, il tutto, rifinito da un nostalgico flashback di immagini che ritraggono lui e la sua amata moglie un tempo giovani e felici, un pellegrinaggio intenso e struggente, a cui, per chi ha seguito la saga sarà difficile non commuoversi, se poi ci si mette anche la meravigliosa colonna sonora di Bill Conti, sarà quasi impossibile!
Namor
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