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The First Day
Di slovo (del 14/04/2006 @ 07:58:49, in musica, linkato 671 volte)
Artista
David Sylvian & Robert Fripp
Titolo
The First Day
Anno
1993
Label
Virgin

Sin dagli inizi della sua carriera solista, David Sylvian ha impostato il suo percorso artistico sul terreno della sperimentazione, avvelendosi di volta in volta dei collaboratori più eclettici della scena. Robert Fripp, chitarrista più che mai avulso da catalogazione ha sempre mostrato, quando l’entità King Crimson (il “suo” gruppo) è assopita, una benevola propensione alle comunioni artistiche con i colleghi più progrediti (da Brian Eno a Peter Hamill, da David Bowie a Peter Gabriel) ... le basi per un matrimonio scintillante c’erano tutte, infatti a onor del vero il chitarrista inglese aveva già impresso la sua funambolica chitarra sulle tracce di “Gone to Earth” (1986) di Sylvian, ma è con questo “the First Day” che l’accoppiata si trova in perfetta sintonia, dando vita ad un raro caso di fusione riuscita tra pop e progressive (e altroché se questo connubio è già stato tentato, spesso con risultati deludenti).
Una solida sezione ritmica (che vede il virtuoso bassista Trey Gunn) costruisce la struttura portante su cui giocano i due amici. La voce di Sylvian, calda ed avvolgente, si impone con la solita classe senza mai perdere posatezza, insinuandosi fra la fitta rete di chitarre di Fripp, a cui è affidata tutta la parte musicale. La sua chitarra ultra-effettata è ormai dotata di tutte le mosse, all’occorrenza fornisce ritmiche funkeggianti come in “god’s monkey”, sciabolate distorte (“Brightness Falls”), o scale disarmoniche in “Jean the Birdman”. Ad alcuni brani vengono concesse lunghissime code, e sul groove di un giro di basso, nascono assoli la cui apparente semplicità sfocia presto nella psichedelica pura, e lasciatemelo dire: adoro l’idea che un uomo capace di diteggiare a velocità sbalorditive si diverta a sostenere una manciata di note … “Bringing Down the Light” chiude il disco; è il momento più ‘ambient’ dove Fripp, lasciato solo con i suoi soundscapes [il suono della chitarra, effettato fino a sembrare un synth, viene campionato e riverberato per formare un tappeto sonoro] ci fa naufragare in un arabesco di suoni di grande effetto. Un lavoro eccellente ma di non facilissimo ascolto, le connotazioni non-radiofoniche (in primis la durata) dei brani potrebbero smarrire l’ascoltatore poco allenato; semaforo verde invece agli affezionati di Sylvian e della più recente fase dei King Crimson.

slovo

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