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Chinese Democracy
Di slovo (del 09/02/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1951 volte)
Artista
Guns N'Roses
Titolo
Chinese Democracy
Anno
2008
Label
Geffen

Ero tra quelli convinti che “chinese democracy”, inteso come progetto volto alla realizzazione di un disco, esistesse solo nel delirio di Axl Rose e che lì sarebbe rimasto per sempre. Ammetto anche di essere stato estremamente curioso di ascoltarlo – sebbene le sporadiche anticipazioni emerse negli ultimi anni non mi avessero mai impressionato particolarmente.
Vorrei esprimere un parere ragionato senza indugiare su tutto ciò che ha accompagnato una gestazione insolitamente lunga poiché in teoria è un approccio sbagliato. Ma è possibile giudicare questo disco schermandolo dalla sua storia, solo ed unicamente per come si presenta oggi? Probabilmente no: come un albero longevo, la sua storia è inscritta tra i cerchi del suo tronco.
Accanimento ergo sovrapproduzione. Dopo 15 anni di lavorazione sembra di scrivere una colossale ovvietà. Ho provato ad immaginare Axl durante le innumerevoli scritture, correzioni e riscritture di quei brani nell’ossessiva ricerca della perfezione: molti maestri potrebbero insegnare di grandi canzoni scritte nell’arco di una notte ispirata (o perfino meno) ed è impossibile non notare le stratificazioni, le tracce sonore lasciate da ogni ripetuta revisione. Il dubbio che il ‘di più’ non è sempre sinonimo di ‘meglio’ non deve aver colto il signor Rose e a forza di aggiungere intro, outro, assoli e contro assoli, orchestrazioni e vocalizzi le canzoni hanno guadagnato solo in attrito perdendo via via quella scioltezza fondamentale alla musica pop-rock.
Eppure “chinese democracy” non può dirsi un totale fiasco: è infatti innegabile che, talvolta offuscate da una forma esasperata, ci si trovi di fronte a buone idee musicali, forse non eleggibili a capolavori, ma nel complesso pregevoli. Un disco orientato sul maestoso sinfonismo delle rock ballad epiche (“Street of Dreams”, “Catcher in the Rye”, “Madagascar”) e su brani hard-rock molto energici (“Chinese Democracy”, “Riad n’ the bedouins”, “I.R.S.”). Dubito che potrà soddisfare i fan della prima ora ma chi venne convinto dalla ricetta di “Use Your Illusion” (1991) non faticherà ad apprezzare anche questo.
Volendo tornare al confronto con la sua storia, questa volta con quella futura, possiamo vedere in “chinese democracy” un accettabile punto di partenza per un ipotetico nuovo corso della band – decisamente meno esaltante se si rivelerà un epilogo.

slovo

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