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Black Ice
Di Andy (del 26/01/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1683 volte)
Artista
AC-DC
Titolo
Black Ice
Anno
2008
Label
Columbia Records

Gli AC DC mancavano da otto anni dal mercato discografico e praticamente dalla scena musicale, salvo qualche rara apparizione dei fratelli Young in qualche trasmissione musicale. Ben quattro anni fa annunciarono l’imminente uscita di un nuovo disco in studio e, insomma, pare che se la siano presa comoda, anche perché credo che quasi tutti sappiano che il loro leggendario Back in black è stato uno degli album più venduti al mondo, parlando di rock-band, e quindi ne hanno di che stare tranquilli. Questo famosissimo gruppo australiano di origini britanniche, ha continuato incessantemente a registrare sold-out ai propri concerti, senza nessun bisogno di incidere nuovi dischi da promuovere, però credo che sia necessario, per una band, rivitalizzarsi entrando in sala di registrazione per comporre nuove canzoni e questo Black ice, uscito lo scorso autunno ne è la prova. Premettendo che sono fin dai tempi di Let there be rock un buon fan degli AC DC, dico che in questo lavoro, va tutto bene, suoni, registrazione, voce, discreta energia, anche i pezzi, non tutti, non sono male, però a me qualcosa non torna, ci rifletto bene ed ecco cosa manca: dove sono gli assoli di uno dei più grandi chitarristi hard-rock viventi e non, sulla scena mondiale? Ascolti il brano, fatto bene coi riff soliti (un po’ troppo soliti, forse), ma va bene, sono gli AC DC, non gli Yes, ma quando arriva il momento che basso, batteria e chitarra ritmica fanno il classico slargo controtempato con il crescendo sull’accordo di Malcom Young per lanciare la svisa , Angus fa tre note , sì , col suo spettacolare bending vibrato , però Brian Johnson non smette di cantare e il pezzo va via troppo piatto.
Premesso questo va detto che invece il cantante mi sembra, almeno in studio, in ottima forma e trovo la sua voce di solito molto stridula, più modulata e colorata: in parecchi brani va bassa e profonda come non era mai successo e trovo che questa sia la vera novità, nell’insieme. Non fraintendetemi, Black ice è un buon album, assolutamente superiore a quello precedente e anche a tanti altri tra quelli che segnano la loro trentennale carriera; c’è la giusta miscela tra l’hard e il blues come solo loro sanno fare e non manca dei soliti tre o quattro hit che lo faranno decollare, tra cui vedo già Wheels, che rimarca parecchio certe vecchie conoscenze come Given the dog a bone e che farà saltare stadi interi, oppure lo stesso singolo già uscito, Rock’n roll train: riff accattivante e martellante e tanto di ritornello con coro da stadio già pronto e con un primo assaggio del fraseggio unico di Angus , la classica entrata strisciata , acida e graffiante , un bending spaccacorde e un vibrato degno di B.B. King, con la batteria di Phil Rudd che è semplicemente potenza allo stato puro, il basso di Cliff Williams sembra un motore e quella di Malcom è la chitarra ritmica che ogni gruppo sognerebbe di avere; la gran voce solida e graffiante di Brian Johnson completa l’opera ottimamente. Molto bella War machine, dove riecheggia molto la potenza dell’hard blues sporco di Let there be rock e il suono generale è proprio quello lì, e la stessa title-track Black ice, contiene un riff veramente mitico e che riporta i nostri “ragazzi” ai vecchi fasti. Stesso discorso per Big Jack, mid-rock tirato divertente da ascoltare e sicuramente anche da suonare; probabilmente sarà il pezzo portabandiera per i prossimi tour mondiali. Smash n grab sembra un inedito recuperato da Back in black o Blow up your video, e qui sì che c’è un grande assolo, il migliore del disco, Gibson SG Diavoletto, reverbero lontano alla Page e mano da paura, da brividi.
Beh, insomma, alla fine posso dire che non è niente male nell’insieme, suonato con sana e sincera energia, gli intrecci delle chitarre sono praticamente perfetti, il drumming di Rudd non ha rivali nel contesto e il suono del basso di Cliff Williams è molto più nitido e portante del solito. Che altro dire degli AC DC , imitati ma inimitabili, un muro di suono potente ma rotondo, testi scanzonati e inneggianti a nottate di donne e localacci fumosi, e soprattutto, ancora divertenti da ascoltare..un po più di assoli però…buon ascolto!

Andy

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