Tanto rumore per “quasi” nulla. Così definirei la pubblicità e il clamore per questo atteso kolossal. Grandi le aspettative per poter finalmente vedere sul grande schermo un film epico che le critiche hanno paragonato al celeberrimo “Via col vento”. Una sceneggiatura scontata per una storia d’amore e di avventura con un epilogo a lieto fine da favoletta. Il regista Baz Luhrman, dopo aver diretto un capolavoro come Moulin Rouge, poteva riservare a questo film qualche magistrale colpo di scena arricchendolo di brividi ed emozioni, rendendo più frizzanti le quasi due ore e mezza di proiezione e la vicenda meno prevedibile. Gli ingredienti non mancano: amore, morte, avventura, azione, violenza, eventi storici, fantasia, magia, fascino, romanticismo come in un kolossal che si rispetti. Davvero un peccato per i meravigliosi paesaggi e i colori della terra australiana sminuiti da una deludente fotografia che li ha spesso sostituiti con riprese da cartolina eccessivamente ritoccate e da scene rielaborate a computer, usato a sproposito, riproducendo immagini “finte” con filtri e fondali tristemente paragonabili ad una produzione cinematografica contemporanea di “Via col vento”. La storia è ambientata nel settembre del 1939. L’aristocratica e algida Lady Sarah Asheley (Nicole Kidman) dal Regno Unito intraprende un viaggio per raggiungere il marito proprietario di un ranch in un’Australia ancor molto selvaggia. In seguito alla morte del marito per mano di chi vorrebbe impossessarsi del ranch e della mandria, anziché svendere le proprietà e far ritorno in Inghilterra, Lady Ashley decide di condurre a Darwin la mandria per venderla all’esercito. Nell’ardua impresa si fa aiutare dall’affascinante Drover (Hugh Jackman), rude ma sensibile cowboy, da un contabile di mezza età dedito al bere che per l’occasione decide di smettere, da una domestica, da due mandriani aborigeni e da Nullah, un piccolo aborigeno orfano che diverrà un figlio adottivo per Sarah. Durante il viaggio le scene di azione e di avventura sono intercalate da momenti di romanticismo della nascente storia d’amore fra Sarah e Driver e dal fascino e dal mistero impersonati dal nonno sciamano aborigeno di Nullah che segue il gruppo a distanza proteggendolo con la magia e l’ esperienza da insidie e pericoli, architettati da King Carney (Brian Brown), rivale e concorrente in affari di Lady Asheley. La storia d’amore fra i protagonisti si consolida a viaggio ultimato e la riuscita della spedizione permetterà di formare una “quasi” famiglia felice ed unita, nonostante le opposizioni e le critiche dei benpensanti e del perbenismo della società del luogo e dell’epoca. La tranquillità è sconvolta dall’esplosione della Seconda Guerra Mondiale, dalle conseguenze dell’attacco a Pearl Harbor e dalle successive incursioni aeree giapponesi a Darwin. Questa triste realtà fa separare i tre protagonisti. Sarah e Drover cercheranno di riavere con sé Nullah affidato nel frattempo alla protezione della Chiesa in quanto orfano indigeno. Da sottolineare l’obiettivo principale del film: una pubblica denuncia alle “generazioni perdute” così chiamate in Australia le generazioni di mulatti che venivano allontanati e “rubati” con forza dalla propria terra e dalla propria famiglia in quegli anni. La brava e versatile Kidman merita di essere ammirata e applaudita ancora una volta in questa sua interpretazione di donna apparentemente fragile ma vincente. Un voto finale nella pagella di “Australia”: 6 e mezzo.