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Recensioni
 
Di Miryam (del 13/10/2017 @ 05:00:00, in libri, linkato 38 volte)
Titolo originale
 
Autore
Stefan Ahnhem
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
2016

Nel buio e ovattato inverno svedese, precisamente a Stoccolma, il ministro della giustizia lascia il palazzo governativo e per evitare i giornalisti, l’uomo decide di uscire dalla parte laterale dell’edificio per giungere alla sua automobile. Peccato però che non ci arriverà mai, infatti poco dopo verrà trovato il suo cadavere privo di organi. Nello stesso momento a Copenaghen, viene rinvenuto il corpo straziato della moglie di un importante giornalista televisivo, anche questo privato degli organi.
Mentre su quest’ultimo caso indaga l’ispettor Dunja Hougaard, nell’altro a Stoccolma troviamo l’ispettor Fabian Risk.
Nonostante gli omicidi siano stati compiuti in due stati diversi, sembra che le morti siano collegate, non solo, non saranno le uniche, altri corpi mutilati verranno ritrovati e ben presto le strade di Fabian e Dunja si collegheranno e i due ispettori si troveranno a lavorare insieme per cercare di porre fine a questo massacro e soprattutto scoprire cosa si nasconde dietro a questi macabri rituali. “L’Angelo di Ghiaccio” è stato scritto dallo svedese Stefan Ahnhem già conosciuto al pubblico con il romanzo, il suo primo thriller “Adesso tocca a te”.
Non conoscevo questo scrittore ma leggendo la sinossi ho subito pensato che fosse il libro perfetto per me visto che amo i libri adrenalinici con risvolti macabri come si può vedere dalle varie recensioni fatte.
È una trama molto complessa, infatti le prime cinquanta…sessanta pagine sono un po’ confuse, soprattutto per i vari nomi stranieri che vengono citati, però credo che questa sia l’unica pecca del libro, infatti coinvolge il lettore il quale come me cerca di valutare tutti gli indizi per indovinare quali sono i legami tra le due indagini.
Nonostante si riesca a capire verso le ultime cento pagine chi è il killer, resta sempre oscuro il motivo di quelle efferate azioni. Ahmhem riesce a portare avanti due indagini sconvolgenti con un movente che ha a che fare con la vendetta, una vendetta atroce come il vero titolo del libro che a parer mio sarebbe stato giusto conservare, infatti “La nona tomba” è più fedele alla trama del romanzo, chi lo leggerà capirà il perché.
Concludendo, il libro si chiude con un piccolo assaggio delle prossime avventure di Fabian Risk, perciò se amate i thriller che impressionano, ci vedremo presto in libreria con la prossima uscita.

Miryam

 
Di Angie (del 27/09/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 158 volte)
Titolo originale
Hacksaw Ridge
Produzione
Australia - USA 2016
Regia
Mel Gibson
Interpreti
Andrew Garfield, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Luke Bracey.
Durata
131 Minuti

Desmond Doss (Andrew Garfield) è un ragazzo semplice cresciuto sulle montagne della Virginia, accudito dalla sua famiglia secondo la fede della chiesa cristiana. Un giorno, ancora ragazzino, quando per gioco lottava con suo fratello Hal che, non ha per poco ucciso, fu la causa maggiore che rinforzò la sua credenza nel comandamento sul “non uccidere”.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Desmond decide di arruolarsi e di servire il suo paese. Ma lui non è come gli altri. Cristiano e obbiettore di coscienza, il giovane rifiuta di impugnare le armi e uccidere. Vuole servire l'esercito come soccorritore medico. Spedito, così, sull'isola di Okinawa, contro il pregiudizio dei compagni, combatterà senza armi ma, solo con la sua fede, contro l'esercito nipponico. In questa tremenda battaglia molti commilitoni di Doss rimangono feriti, non resta al gruppo che ritirarsi. Ma quando tutto sembra precipitare è proprio Desmond che non batte in ritirata con i suoi compagni, ma resta sul campo e, schivando i colpi del nemico, conduce i soldati feriti al bordo della scarpata e li cala giù con una corda. Ogni volta volta che ha tratto in salvo un compagno, Doss si mette subito alla ricerca di un altro per portarlo in salvo. Così facendo recuperò e mise in salvo ben 75 uomini senza sparare un colpo.
" La Battaglia di Hacksaw Ridge", film diretto da Mel Gibson, che ritorna a distanza di dieci anni da “Apocalypto”, racconta la storia vera di Desmond Doss, il primo obbiettore di coscienza dell'Esercito Statunitense che ricevette la medaglia d'onore del Congresso per aver salvato dozzine di soldati come medico. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto 2 Premi Oscar, 3 candidature e Golden Globes, 5 candidature e vinto un Premio Batfa e 1 candidatura a Lond Critics.
Non conoscevo, prima di vedere questa pellicola, la storia di Desmond questo eroe che ha salvato tante vite e, devo dire che è una storia che ha dell'incredibile: come la forza delle convinzioni e delle idee possano vincere su tutto anche nei momenti peggiori! Il film per i più sensibili, è veramente crudo. Si vedono cruente scene di battaglia con corpi mutilati, giovani cadaveri e, in mezzo a tanta violenza si contrappone questa figura di Doss, capace da solo con la sua fede di salvare tantissime vite umane. Un gran bel film! Scene spettacolari, dove le immagini emozionano e il ritmo è a tratti anche adrenalinico.
Ottimo cast. Tutti molto bravi nelle loro interpretazioni, soprattutto il protagonista interpretato da Andrew Garfield, che abbandona la maschera di Spider-Man e veste i panni di un eroe umano, disposto a servire e onorare il suo Paese solo con la forza della sua fede. Io non amo molto i film di guerra ma mi è piaciuto, è stata una bellissima storia veramente coinvolgente e commovente anche in alcune scene. In conclusione direi che è un film da non perdere perché non è il solito film di guerra, di combattimento, ma è una storia epica che scava a fondo nell'animo umano: è una grande lezione di vita!

Angie

 
Di Miryam (del 14/09/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 106 volte)
Titolo originale
Nemiche per la pelle
Produzione
Italia 2016
Regia
Luca Lucini
Interpreti
Margherita Buy, Claudia Gerini, Giampaolo Morelli, Paolo Calabresi, Gigio Morra.
Durata
92 Minuti

Fabiola (Claudia Gerini) è la dirigente di un’agenzia immobiliare, praticamente la classica donna in carriera, amante del lusso, capace di passare sopra chiunque pur di raggiungere l’obiettivo prefisso, elargisce denaro pur di ottenere quello che vuole, veste solo abiti attillati e l’immancabile tacco dodici. Dall’altra parte troviamo Lucia (Margherita Buy) che di professione fa la psicologa per cani, un tipo molto ansioso, altruista, sempre disponibile, veste solo abiti in fibra naturale in maniera piuttosto goffa, meticolosa pure nel cibo, infatti non condivide le proteine animali. Due persone, come si può notare dalle descrizioni, agli antipodi, una cosa sola le accumuna, sono state sposate entrambe con Paolo (Stefano Santospago), prima Lucia e poi Fabiola. Questo è il motivo per il quale nessuna delle due riesce a stare nella stessa stanza con l’altra. Purtroppo però, a seguito di un incidente stradale, Paolo perde la vita e le due acerrime nemiche vengono così convocate dall’avvocato del defunto, un certo Stefano (Paolo Calabresi), perché c’è in ballo un’eredità.
Non sempre far parte di un testamento può essere un fatto piacevole, come per esempio in questo caso, infatti l’eredità consiste nel dover accudire un bambino di circa sette anni, Paolino Junior (Jasper Cabal), orfano di madre e che Paolo aveva avuto con una donna cinese durante una scappatella extraconiugale. Quindi, visto i fatti, le due amiche-nemiche dovranno loro malgrado trovare un punto d’incontro per prendersi cura del bimbo.
Da principio le due donne assumono un atteggiamento di sfida cercando di gareggiare per ottenere l’affidamento del bambino, però poi, anche grazie al comportamento divertente di Paolino che sembra addirittura più maturo delle due “neo mamme”, riescono a diventare addirittura complici pur di non perdere questo affidamento, perché ormai sentono entrambe di nutrire un profondo affetto e amore verso quel bimbo innocente.
Luca Lucini, dopo “Tre metri sopra il cielo”, “L’uomo perfetto” e altro ancora, ritorna sul grande schermo con l’ultima opera “Nemiche per la pelle “, dove si avvale anche della collaborazione della Buy per la stesura del film. Commedia tutta da ridere, fresca, simpatica, molto leggera e scorrevole anche se di fondo vuol far emergere un forte messaggio e cioè che non serve una moglie e un marito per crescere un bambino, l’importante è circondarlo d’affetto e di amore. Nel film le due fantastiche attrici riescono a far funzionare il tutto nonostante siano una l’opposto dell’altra, ma è proprio la loro diversità che rende la pellicola più vera e vicina alla realtà dei nostri giorni.
Questo non sarà magari un film che verrà ricordato per lungo tempo, però riesce a far trascorrere un’ora e mezza sempre con il sorriso sulle labbra.

Miryam

 
Di Angie (del 02/09/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 115 volte)
Titolo originale
The Program
Produzione
Gran Bretagna 2015
Regia
Stephen Frears
Interpreti
Ben Foster, Chris O'Dowd, Dustin Hoffman, Lee Pace, Jesse Plemons
Durata
103 Minuti

Lance Armstrong, un campione sportivo tra i più grandi della nostra era, che per l'ossessione della vittoria lo spinse a mentire e a tradire la lealtà di una intera comunità. Armstrong (interpretato da Ben Foster) è un giovane ciclista americano. Inizia come dilettante: in pianura va forte ma nei percorsi in salita ha difficoltà. Tuttavia s'inscrive alle gare e ci prova conquistando così l'attenzione dei media che scommettono su di lui. I risultati però, non lo gratificano. Decide di rivolgersi al dottor Michele Ferrari (Gauillame Contet) medico italiano, per inserirlo nel suo “programma” di allenamento che prevede l'assunzione di Epo, una sostanza per migliorare le prestazioni fisiche.
Ma Ferrari lo respinse perché non aveva il fisico adatto. Armostrong poi si ammala: gli viene diagnosticato un tumore ai testicoli. Ma la sua ambizione e caparbietà è più forte: sconfigge il male e torna in pista. Il suo obbiettivo è non perdere mai! Più forte di prima torna dal medico italiano Ferrari perché lo sottoponga questa volta senza rifiuto da parte del dottore al suo “programma” con cui migliora gli atleti. Si tratta di una strategia di doping a base di “Epo”, trasfusioni, ormoni della crescita, cortisone e testosterone per correre sempre più forte e sempre vittoriosi ma, illegalmente. I due cominciano così a collaborare al più grande imbroglio nella storia dello sport.
Il regista, candidato Oscar Stephen Frears, dopo il successo di “Philomena” porta sul grande schermo il più convincente ed elettrizzante imbroglio sportivo di tutti i tempi: quello di Lance Armostrong, vincitore di ben sette volte consecutive al Tour De France, con il film “The Program”. Tratto dall'omonimo libro del giornalista irlandese David Walsh, che fu testimone dell'ascesa e della caduta di Armostrong, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer. Il film ripercorre le tappe della vita del grande ciclista statunitense: dai successi sportivi, considerato come una sorte di “eroe nazionale”, alla lotta contro il cancro, fino dall'ammissione di doping, trasformandosi così nell'emblema di uno dei truffatori più sofisticati nell'ambito della storia sportiva.
Un Armstrong il più bravo di tutti non solo nel vincere ma anche nel barare. È riuscito sempre a non risultare mai positivo al controllo antidoping. Tutto sommato è un buon film che tiene incollati allo schermo, anche se è una storia praticamente già conosciuta attraverso documentari e notiziari.
La pellicola scorre con un buon climax, senza annoiare grazie anche all'ottima performance di Ben Foster aiutato da una netta somiglianza al ciclista. Inoltre per calarsi ancor meglio nei panni del giovane Armstrong, Foster racconta di essersi sottoposto a un trattamento di doping sotto stretto controllo medico. E una proiezione interessante che merita la sua visione a chi ama le storie vere e anche per coloro che non sono appassionati al ciclismo (come la sottoscritta) perché fu uno dei più grandi casi di una delle bugie più ben riuscite nel mondo dello sport.

Angie

 
Di Namor (del 24/08/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 117 volte)
Titolo originale
The Dark Tower
Produzione
USA 2017
Regia
Nikolaj Arcel
Interpreti
Idris Elba, Katheryn Winnick, Matthew McConaughey, Claudia Kim, Jackie Earle Haley
Durata
95 Minuti

Le notti di Jake (Tom Taylor) sono costellate di brutti incubi ricorrenti ad un altro mondo popolato da strani personaggi, tra cui emergono L’uomo in nero (Matthew McConaughey) un potente tiranno che grazie alla sua magia governa con terrore il Medio-mondo, pianeta da cui provengono continui attacchi alla Torre Nera per distruggerla e una volta abbattuta invadere la Terra per sottometterla al suo volere.
A difendere la Torre Nera vi è Il Cavaliere (Idris Elba) l’ultimo sopravvissuto di questa temuta congrega di guardiani della pace.
Jake disegna e conserva tutto quello che sogna in cerca di una risposta ai suoi incubi ricorrenti, e per tale mania sua madre molto preoccupata dopo gli ultimi eventi, decide di affidarlo ad un centro psichiatrico specializzato in recuperi di persone con tali problemi. Ma i due accompagnatori della clinica che vengono a prenderlo a casa per accompagnarlo al centro hanno un qualcosa di anomalo, e Jake se ne accorge in tempo per fuggire e cercare da solo le risposte ai suoi incubi che saranno sciolti una volta avuto accesso al Nuovo-mondo.
Tratto da una serie di romanzi di Stephen King scritti tra il 1982 e il 2012, “La Torre Nera” è un progetto accarezzato per lungo tempo da molti filmaker più famosi del regista Nikolaj Arcel.
Il Cast comprende Matthew McConaughey che ambiva a recitare in un opera di King, personalmente l’ho trovato molto affascinante nel ruolo di questo demonio ideato da Stephen King. Le pistole a Idris Elba per difendere la Torre Nera gli sono state affidate dopo aver scalzato Javier Bardem per il ruolo del Pistolero Roland Deschain. Buono anche il resto del cast con attori di minor rilievo ma molto efficaci al progetto. Che dire? La pellicola è un discreto intrattenimento per chi non ha letto i volumi della serie o i fumetti, impensabile che possa soddisfare i fan, che io compreso pur non avendo letto i volumi non ho riscontrato il giusto pathos degno della solenne opera di King.
Unica particolarità che mi ha dato spunto di riflessione una volta finito il film, riguarda i due attori protagonisti che con la loro performance si sono dimostrati pronti a una nuova investitura: McConaughey può tranquillamente scegliere dei ruoli da cattivo in pellicole molto più meritevoli, e Elba è pronto per ereditare lo scettro di Denzel Washington nei film action.

Namor

 
Di Angie (del 13/08/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 214 volte)
Titolo originale
A Royal Night Out
Produzione
Gran Bretagna 2015
Regia
Julian Jarrold
Interpreti
Sarah Gadon, Bel Powley, Jack Reynor, Rupert Everett, Emily Watson.
Durata
97 Minuti

E la sera dell'8 maggio 1945, giornata della vittoria degli alleati contro la Germania nazista. Le strade di Londra sono un pullulare di gente, di voci e schiamazzi, aspettando che il Re Giorgio VI faccia il suo discorso alla radio. Le due giovani figlie Elizabeth (Sarah Gadon), futura regina Elisabetta II e Margaret (Bel Powley) stanche del rigido protocollo reale scalpitano per uscire a festeggiare nel caos gioioso che si è riservato per le strade di Londra. La madre Elisabetta I si oppone a questa uscita ma, il padre Re Giorgio (Rupert Everet) acconsente a mandare le ragazze al ballo che si terrà all'Hotel Ritz, scortate però da due guardie reali e rientro a mezzanotte.
Appena arrivate all'Hotel, Margaret, la sorella minore, più intraprendente riesce ad eludere la sorveglianza delle guardie e scappa via dall'Hotel. La sorella Elizabeth è costretta ad inseguirla per tutta Londra. Durante la ricerca della pazza sorellina, la futura regina s'imbatte in Jack (Jack Reynor), un giovane aviere un po' demotivato verso lo spirito patriottico nazionale che decide di aiutarla a ritrovare la svampita ed imprudente sorella. Senza rivelare le loro identità le due sorelle passano così una notte tra i sudditi in festa. Quando finalmente si ritrovano si scopre la loro identità di Principesse e tornano, oramai in ritardo, a Buck ingham Palace. Elizabeth in quel momento capisce di essere cambiata e di aver vissuto la notte più bella e libera della sua vita.
Una Notte con la Regina”, titolo originale “A Royal Night Out”, è un film commedia creata con maestria e altrettanta fantasia dal regista Julian Jarrold. Trae ispirazione da un episodio realmente accaduto: l'uscita di Elizabeth e Margaret, all'epoca di solo 19 e 14 anni, dalla residenza reale la sera della vittoria per recarsi al ballo all'Hotel Ritz. Ma questa pellicola non narra proprio gli eventi reali, è un po' improntata come una favola ironica che racconta la folle avventura delle due Principesse (aumentandone un po' l'età) che si svolge con “inseguimenti e baldorie, che non annoia lo spettatore che segue con interesse. Molto brave entrambe le due attrici protagoniste nel loro ruolo di principesse: Margaret una svampita pasticciona e incosciente, l'altra Elizabeth più saggia e responsabile. Trama semplice, divertente e appassionante. Una notte divertirsi fino all'alba: un desiderio così universale che nessun essere umano può dire di non averlo espresso almeno una volta. Neanche dalle stanze reali di Buckingham Palace!
E una classica commedia romantica, deliziosa con un tocco di humour che fa sorridere, una visione adatta soprattutto al pubblico femminile. Tutto sommato questo film, senza grandi pretese, con atmosfere frizzanti e vivaci, fa trascorrere due ore in totale rilassatezza che ogni tanto non guasta!
Lo consiglio a chi ama commedie romantiche, spensierate e avventurose.

Angie

 
Di Miryam (del 05/08/2017 @ 05:00:00, in libri, linkato 125 volte)
Titolo originale
The Cradle Will Fall
Autore
 
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
1985

L’intera storia gira intorno ad un ospedale, il Westlake Hospital dove opera un bravo e stimato ginecologo candidato al premio Nobel, il dottor Highley, direttore della stessa struttura. Questi, conduce un programma di ricerca sulla maternità, un progetto però che viola ogni principio etico di medicina.
Una sera Katie De Maio, sostituto procuratore nonché personaggio più di spicco del libro, a causa di un lieve incidente automobilistico, viene ricoverata in questo ospedale. In piena notte, essendo sotto l’effetto di tranquillanti crede di vedere dalla finestra un uomo trasportare il cadavere di una donna per poi sistemarla dentro il bagagliaio di una grossa auto. La mattina però una volta sveglia e un po’ confusa non capisce se quello che ha visto era vero o frutto di uno dei suoi soliti incubi che si fanno avanti dopo la morte del padre e poi di recente quella del marito.
Il fatto è che dopo alcuni giorni, viene a sapere che una certa Vangie Lewis si è suicidata, ma il fatto più inquietante e che una volta visto il volto della donna, Katie scopre che è la stessa che ha visto quella notte in ospedale fuori dalla finestra. Suicidio? Che strano! Come può una donna uccidersi dopo essere riuscita finalmente a rimanere incinta e non parlare d’altro che della sua amata e tanto attesa gravidanza? Katie a questo punto comincia a farsi delle domande diventando così un personaggio alquanto scomodo per il nostro assassino.
“La Culla Vuota” è da attribuire alla scrittrice statunitense alquanto attempata visto che appartiene alla classe 1927, Mary Higgins Clark, le si devono più di quaranta libri.
Se devo dirla tutta… mai sentita nominare! Infatti questo giallo mi è capitato nelle mani perché mia zia lo stava per buttare, ma da lettrice che sono, me ne sono subito appropriata.
Non è proprio da catalogarlo thriller perché già dai primi capitoli si capisce chiaramente chi è l’artefice, ma sono il susseguirsi colpi di scena veramente interessanti che fanno cambiare gli eventi nel giro di poche pagine. Tutto il romanzo poi si svolge in una settimana e questo rende il libro molto intrigante che ti tiene inchiodato alla lettura. Inoltre fa riflettere molto sulle tematiche importanti e attuali come la fecondazione assistita, è un libro che se viene letto dalle donne, beh qualche brivido in più lo trasmette perche i soggetti vengono usati come cavie da laboratorio. Sarà un libro scritto più di trent’anni fa da una scrittrice che ormai e vicina ai 90, ma le sue trecento pagine sono proprio agghiaccianti e avvincenti…da leggere!

Miryam

 
Di slovo (del 02/08/2017 @ 05:00:00, in redazione, linkato 192 volte)
Siamo lieti di comunicare ai nostri fedelissimi lettori che dopo una lunga assenza, derivante da cause di forza maggiore, Blogbuster è tornata online, e torneremo prestissimo a pubblicare recensioni. Scusate l'attesa e grazie per la pazienza : - D
 
Di Angie (del 06/03/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 130 volte)
Titolo originale
Race
Produzione
Germania, Canada, Francia 2016.
Regia
Stephen Hopkins
Interpreti
Stephan James, Jason Sudeikis, Jeremy Irons, Carice van Houten, Eli Goree.
Durata
134 Minuti

Sono trascorsi 35 anni dalla morte di Owens e, oggi con il lungometraggio “Race- il colore della vittoria”, racconta la sua storia: questo atleta afroamericano che nel 1936, allora ventiduenne sorprese il mondo con un'impresa storica.
Contro ogni aspettative vinse quattro medaglie d'oro in una sola Olimpiade trionfando nei 100 metri, nei 200 metri nel salto in lungo e nella staffetta 4x100 tenutesi a Berlino, sotto agli occhi esterrefatti di Adolf Hitler. Jesse, un giovane atleta di colore, che nell'America ancora segregata degli anni trenta, riesce fra mille sacrifici a farsi accettare alla prestigiosa Ohio University, dove i neri sono in nettissima minoranza e hanno vita dura.
Lo sport dei bianchi è il football ma in atletica i neri si fanno già valere. Grazie al coach Larry Suyder (Jason Sudeikis) Jesse comincia ad allenarsi e nonostante alle tensioni razziali che subisce, non ci bada, quando corre pensa solo a vincere e oltrepassare i suoi ostacoli. Vuole dimostrare a sé stesso e agli altri che può farcela, che può vincere e diventare un esempio a tutti, non solo come atleta ma anche come uomo.
In una sola giornata e in meno di un'ora Owens batte quattro record del mondo ed è pronto a vincere le fatidiche quattro medaglie d'oro alle Olimpiadi. Mancano pochi mesi alle famose Olimpiadi del 1936 e, il Comitato Olimpico Americano è indeciso a partecipare alle gare come segno di protesta contro il regime hitleriano che non vuole nessun ebreo e nessuno atleta di colore. Dopo un acceso dibattito pro e contro, partecipare o boicottare, l'America decide di partecipare e Jesse arriva finalmente a Berlino alle famose Olimpiadi. Vince le sue quattro medaglie d'oro, un duro colpo per il regime nazista!
E non solo, ma durante le manifestazioni delle gare Jesse stringe anche una profonda amicizia con il suo avversario tedesco Luz Long (David Kross) sfidando le ideologie naziste. Peccato che a questo incredibile atleta, l'uomo che cambiò la storia in 10 secondi netti (record rimasto imbattuto per ben 48 anni) non gli sia mai stata consegnata la giusta onorificenza. La Casa Bianca non gli riconobbe il successo ottenuto alle Olimpiadi di Berlino, così come il mondo, forse, non gli riconobbe, al tempo, il successo ottenuto per la battaglia contro la discriminazione razziale. Per ricevere un qualche riconoscimento l'atleta dovette aspettare il 1976 quando venne invitato alla Casa Bianca dal Presidente Gerard Ford dove ricevette la Medaglia Presidenziale della Libertà.
Il film voluto ed approvato da Marlene, figlia del campione, è diretto dal regista australiano Stephan Hopkin, già noto al pubblico con “Nightmare 5” èPredator2”. Ad interpretare il protagonista di questa leggenda atletica mondiale è Stephan James (già star di “Selma”) che riesce molto bene sia nella recitazione e sia ad interpretare tutte le sue imprese sportive riuscendo a rendere realistiche le gare. A me, personalmente, è piaciuto molto. 138 minuti senza un attimo di noia, anzi, si prova anche suspense durante le gare. Una storia appassionante con attori molto bravi. Il tema del pregiudizio razziale è ben affrontato come pure il periodo storico, ottima ricostruzione della Berlino 1936. Commovente l'amicizia tra Owens e il campione tedesco mette così in risalto i veri valori dello sport.
Un film che consiglio a tutti.

Angie

 
Di Asterix451 (del 27/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 248 volte)
Titolo originale
Allied
Produzione
USA 2016
Regia
Robert Zemeckis
Interpreti
Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Daniel Betts.
Durata
147 Minuti
Trailer

Nell’Africa occupata dalle truppe naziste, l’ufficiale canadese con incarichi di spionaggio Max Vatan (Brad Pitt) viene paracadutato nei pressi di Casablanca per incontrare l’agente della Resistenza francese Marianne Beausejour (Marion Cotillard): insieme, fingendosi marito e moglie, dovranno infiltrarsi nella rete di conoscenze che ruotano intorno all’ambasciatore tedesco per organizzare un attentato ed eliminarlo.
La missione è delicata e i rischi di essere scoperti sono elevati, ma i due agenti hanno le qualità per portare a termine il lavoro, non fosse per una iniziale diffidenza che rischia di compromettere la copertura. Sarà Marianne a trovare il modo di avvicinare Max abbastanza da creare quell’intesa che li renderà credibili fino al momento di entrare in azione, e che si consoliderà dopo, in un amore che li condurrà al matrimonio una volta rientrati in Inghilterra.
Così, sembra tutto perfetto, ma la perfezione non è di questo mondo. Infatti, mentre i due coniugi cercano di sopravvivere ai bombardamenti tedeschi crescendo la loro figlia, la felicità di Max viene incrinata da una notizia inaspettata che riguarda proprio sua moglie: per i servizi segreti, lei è una spia del nemico. Toccherà a Max verificare e, se così fosse, eliminarla senza indugio. Serve un test, servono nervi saldi per portare a termine la missione: però Max deve esserne certo e lui stesso non si fida dei servizi britannici; contravvenendo agli ordini, comincerà una indagine personale e pericolosissima per fugare qualsiasi sospetto. Ma chi gli garantisce che invece non sia un test per valutarlo, in vista di un importante incarico di spionaggio? Infatti, si parla di lui per riorganizzare la Resistenza in Francia e rovesciare i fascisti di Vichy.
Robert Zemeckis (“Ritorno al futuro”, “Forrest Gump”, “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, “Cast Away”) torna alla macchina da presa per dirigere una storia di spionaggio bellico ricca di suspance, avvalendosi della collaborazione di Steven Knight per la sceneggiatura (autore del particolarissimo “Locke”) e da una coppia affascinante e talentuosa come Marion Cotillard e Brad Pitt: le basi per un film indimenticabile ci sono tutte e credo che il risultato per il pubblico e per la critica sia apprezabile, anche se… mi sarei aspettato di più, considerato il “palmares” di tutti.
“Allied” è un bel film, fatto bene. Appagante sotto tutti i punti di vista, dalla ricostruzione storica al pathos di alcune scene (la tempesta di sabbia o il parto durante il bombardamento); poi è interpretato bene da attori sempre in sintonia con la scena. Tuttavia, paragonato alle precedenti esperienze di tutti, la pellicola non brilla per originalità, accuratezza, tensione e, perché no, interpretazione. Soprattutto Brad Pitt, che è stato tanto bello quanto bravo in passato, qui sembra voler “vivere di rendita” nonostante qualche guizzo interpretativo. A tratti ho avuto l’impressione che sia stato rivisto l’incipit di “Mister e Misses Smith”, dove marito e moglie, entrambi killer a pagamento, si ritrovano a doversi uccidere l’uno con l’altro.
Personalmente, trovo che la sceneggiatura mostri diverse ingenuità che si sarebbero potute evitare con piccoli accorgimenti ma, ancora di più, la storia perde ritmo in un punto in cui avrebbe potuto decollare, rinunciando a una caccia alle spie serrata per affidarsi a una promessa di intreccio che poi si risolve in modo semplicistico, con qualche situazione sporadica di azione e a un finale abbastanza inverosimile. Da questa coppia di regista e sceneggiatore mi aspettavo di più, ma non si può dire che il film sia brutto.
Resiste nelle sale e sembra che stia incassando bene, indice di buon gradimento da parte del pubblico. Per questo, al di là dei giudizi personali forse cavillosi, mi sento di consigliarlo a coloro che desiderino trascorrere la serata in compagnia di un film multigenere che emoziona, diverte e sicuramente incuriosisce.

Asterix451

 
Di Namor (del 20/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 235 volte)
Titolo originale
Don't Breathe
Produzione
USA 2016
Regia
Fede Alvarez
Interpreti
Jane Levy, Dylan Minnette, Stephen Lang, Daniel Zovatto, Jane May Graves
Durata
88 Minuti
Trailer

Un trio di amici composto da Rocky (Jane Levy), Alex (Dylan Minette) e Money (Daniel Zovatto), vivono di piccoli furti ai danni di proprietari di appartamenti mentre non sono in casa. i tre amici hanno un unico obbiettivo, quello di abbandonare per sempre Detroit e trasferirsi in California. Ma con le piccole refurtive attuate dai tre, il progetto California è destinato ad avverarsi molto in là col tempo, e tempo Rocky non ne ha a disposizione, visto che deve portare via la sorellina da una situazione famigliare misera dettata da una madre tirannica è inaffidabile.
L’occasione per vedere il loro piano di fuga realizzarsi nell’immediato gli viene offerta da un ricettatore che gli indicano la casa con trecentomila dollari in cassaforte di un cieco in un quartiere semi abbandonato. Fatto il debito sopralluogo e le dovute ricerche sul possessore della casa, i tre decidono di fare quest’ultimo colpo per sistemarsi definitivamente nell’agognato stato del sole.
Durante l’attuazione del piano che sembrava molto facile le cose non vanno come avevano prefissato i tre amici, il recluso che vive in quella casa è un veterano del Vietnam ben addestrato e molto arrabbiato con la società che non gli ha dato giustizia per la morte della figlia. Ben presto i tre compari scoprono di essere in trappola alla merce di un uomo senza alcun scrupolo nel ucciderli a sangue freddo, specialmente dopo la loro scioccante scoperta nascosta in quella casa fortezza.
“Man in the dark” e diretto dal regista Fede Alvarez (La Casa) è prodotto dal leggendario Sam Raimi con la sua Ghost House Pictures.
Il film si fa ben apprezzare per suspense e originalità in un genere che ormai è quasi tutto scontato per quanto riguarda la trama. Gli attori adempiono con buona diligenza i ruoli a loro assegnati in particolar modo il cieco veterano di guerra interpretato da Stephen Lang.
Consigliato per una visione dedita alla buona suspense.

 Namor

 
Di Miryam (del 13/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 203 volte)
Titolo originale
The Secret Life of Pets
Produzione
USA 2016
Regia
Chris Renaud, Yarrow Cheney
Interpreti
Louis C.K., Eric Stonestreet, Kevin Hart, Jenny Slate, Alessandro Cattelan.
Durata
87 Minuti

Cosa fanno i nostri animali quando non siamo a casa? Quando li lasciamo soli per andare a lavorare?
Questa è la domanda che tutti noi ci facciamo…beh la risposta la si può trovare seguendo questo divertente film d’animazione!! La pellicola, ambientata a New York, racconta la storia di Max, un simpatico Terrier innamorato e ricambiato della sua padroncina Katie. Vivono felici nella Grande Mela in un condominio abitato da tante famiglie ognuna delle quali possiede un animaletto, cani, gatti, roditori, pesci e uccellini. Tutto sembra filare liscio fino a quando Katie, impietosita di un cane destinato a morte certa al canile, non arriva a casa con quest’ultimo: un enorme “coso” peloso di nome Duke. Purtroppo per Max, gelosissimo, dividere i suoi spazi con questo intruso non è certo facile come sembra, i due finiscono sempre a litigare e finire nei guai. Un giorno come tanti, nel loro consueto giro al parco accompagnati dallo strampalato dog sitter, durante l’ennesima litigata, scappano al suo controllo finendo prima nelle grinfie dell’accalappiacani e poi nelle zampe di una strana gang di animali in lotta contro gli umani capitanati da un simpatico coniglietto bianco di nome Nevosetto, piuttosto schizzato dal muso inquietante.
I nostri amici a questo punto si trovano in guai seri, ma pronta in loro aiuto, ecco che entra in scena l’adorabile cagnolina Gidget, segretamente innamorata di Max, la quale con l’aiuto di tutti gli animali del condominio e sfidando ogni tipo di pericolo, riesce a sgominare la banda prendendo tutti letteralmente a calci riuscendo a portare i suoi amici sani e salvi a casa. Tutto è bene quello che finisce bene e a fine giornata, nonostante tutti gli avvenimenti successi, ogni animaletto peloso fa ritorno nelle mura domestiche aspettando trepidamente l’arrivo del proprio padrone, inoltre, questa lezione di vita, ha fatto capire a Max e a Duke che in fondo essere “fratelli” non è poi cosi male.
Dopo il successo di “Cattivissimo Me” e de “I Minions”, Chris Renaud, torna sul grande schermo con un nuovo cartone sempre in collaborazione con Yarrow Cheney. Il film citato, “Pets- vita da animali”, è una pellicola ricca di sketch divertenti, con un ritmo incalzante, piacevole da vedere, una trama molto semplice adatta logicamente ad un pubblico infantile ma apprezzabile anche per gli adulti. Questo lungometraggio ha riscosso un ottimo successo diventando il primo movie non Disney o Pixel con il più alto incasso. La pellicola inoltre mette in risalto anche messaggi importanti come il triste abbandono degli animali, ma soprattutto l’importanza dell’amicizia e l’unione nei momenti di difficoltà, valori qui messi in risalto da amici a quattro zampe, che dovrebbero essere più valutati anche da noi bipedi!!
Buona visione a tutti!!

Miryam

 
Di Angie (del 06/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 132 volte)
Titolo originale
Silence
Produzione
USA 2016
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds.
Durata
161 Minuti
Trailer

Giappone XVII Secolo. Due giovani gesuiti, Padre Rodrigues (Andrew Garfield) e padre Garupe (Adam Driver), rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale Padre Ferreira (Liam Neeson), partito per il Giappone con la missione di convertire gli abitanti al Cristianesimo, abbia commesso apostasia, ovvero abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo per avere salva la vita. I due giovani decidono di partire così per l'Estremo Oriente alla ricerca del loro maestro, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono perseguitati e sottoposti a crudeli torture. Arrivati a destinazione trovano come guida un cittadino Kichijirò, un ubriacone che ripetutamente tradisce i cristiani, pur avendo abbracciato il loro credo. I due Padri durante la ricerca che, sarà un'odissea dolorosa, sono costretti a nascondersi, a fuggire, si separano, vengono catturati e torturati con il rischio non solo di perdere la vita, ma anche la fede più incrollabile. Alla fine i Padri gesuiti diventano per i potenti inquisitori giapponesi i simboli pubblicizzabili di una possibile abiura, di un'iconoclastia da mostrare al popolo contadino che anela al battesimo e al Padre Nostro.
“Silence” film diretto da Martin Scorsese è ambientato nel XVII secolo e vede come protagonisti Andrew Garfield, Adam Driver e Liam Neeson nei panni di tre gesuiti perseguitati in Giappone a causa della loro fede cristiana. Il regista ha impiegato quasi ben trent'anni per riuscire a girare “Silence, tratto dal romanzo “Silenzio” scritto nel 1966 da Shusaku Endo, scrittore giapponese di religione cristiana. La storia in parte è basata su personaggi realmente esistiti come Padre Christovao Ferreira e il gesuita italiano Giuseppe Chiara, su cui Endo ha modellato il personaggio di Padre Rodrigues. La lentezza nel concretizzarsi del progetto è derivato non solo dalle innumerevoli difficoltà produttive ma, soprattutto dal fatto che, (dichiarato dallo stesso regista) non si sentiva ancora pronto a cimentarsi con un tema così riflessivo, profondo che gli sta a cuore: rapporto dell'uomo con la fede, anche se è il suo terzo film sul tema religioso.
“Silence” nonostante la sua lunghezza di due ore e 40 minuti, forse unico motivo per cui molti spettatori troveranno il film un po' noioso e poco apprezzabile ma, a mio parere, è un bel film molto meditativo anche se in certe sue parti, devo dire un po' lento. E una pellicola intensa che si percepisce e si assimila lentamente e una volta vista non ci lascia indifferenti, anzi, si esce dalla sala cinematografica meditando sulla spiritualità profonda del silenzio di Dio di fronte alla sofferenza umana. Il trio dei protagonisti Andrew, Adam e Liam l’ho trovato ottimo. Andrew Garfield, praticamente sempre in scena, regala un'interpretazione coinvolgente anche se devo fare una piccola nota negativa (tra virgolette) nei suoi confronti riguardo al suo volto, che risulta troppo da ragazzino e in certe situazioni ha scarsa espressività. Il personaggio, invece, più curioso è stato Kichijirò, interpretato da Yosuke Kubozuka. Mi ricorda e l'ho paragonato a Caronte della Divina Commedia, colui che traghettava le anime, in questo caso, Garupe e Rodrigues alle isole del Giappone, sempre a chiedere il perdono e l'assoluzione per ogni suo peccato. Riguardo alla ricostruzione d'epoca e alla scenografia, con scene spesso avvolte da una nebbia che nasconde e crea un'atmosfera misteriosa la ritengo veramente ottima. In conclusione è un buon film molto impegnativo con tanti spunti di riflessioni, tanti temi da approfondire per fare una giusta analisi.
L'unica cosa che posso fare è consigliare la sua visione per trarne una vostra conclusione personale.

Angie

 
Di Asterix451 (del 30/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 153 volte)
Titolo originale
GGG
Produzione
Usa - Gran Bretagna - Canada 2016
Regia
Steven Spielberg
Interpreti
Mark Rylance, Ruby Barnhill, Jemaine Clement, Rebecca Hall, Rafe Spall.
Durata
117 Minuti
Trailer

Sophie (Ruby Barnhill) è una bambina vispa e intelligente che vive a Londra in un orfanotrofio. A causa della sua insonnia, durante la notte si ritrova a vagare per le camerate in compagnia del suo gatto, immaginando che le storie fantastiche dei libri che legge possano materializzarsi. Nonostante la giovane età, Sophie è responsabile, autonoma e diligente: tuttavia, una notte si ritrova a dover infrangere una delle sue regole per salvare il suo amico gatto… una regola che dice, all’incirca, “mai guardare oltre le tende, mai uscire sul terrazzo, occhi ben chiusi, per non vederli.”
Invece, Sophie esce sul balcone e vede quella mano gigante che sistema con cura un bidone della spazzatura, così come lei viene vista dal gigante alla quale quella mano appartiene, che, per proteggere il segreto della sua esistenza, è costretto a rapirla e portarla con sé.
Al suo risveglio, Sophie si ritrova in un mondo “sproporzionato”, apparentemente spaventoso, eppure, fantastico: è la casa di GGG (Mark Rylance), come lei ribattezza quel Grande Gigante Gentile che le spiega, in un buffo linguaggio, di essere l’unico gigante vegetariano della sua terra, e neppure tanto gigante, se paragonato alle dimensioni dei suoi conterranei… per questa ragione, raccomanda a Sophia di non uscire MAI dalla sua casa. Per convincerla, le prepara un incubo orribile che vale più di mille divieti.
Sì, perché GGG conosce la strada per il mondo dei sogni e sa come catturarli, conservarli e restituirli alle creature addormentate. Naturalmente Sophia non ha intenzione di obbedirgli, anzi, vuole seguirlo nel suo mondo fantastico e stargli sempre vicino. Ma il suo odore di “essere urbano”, così prelibato, arriva subito al naso dei grandi giganti cattivi…
Dopo la versione ad animazione del 1989, il pluripremiato regista Steven Spielberg porta sul grande schermo il racconto “Big Friendly Giant” di Roald Dahl, lo scrittore britannico dalla vita avventurosa e travagliata, autore di numerose storie per bambini tra le quali “Willy Wonka e la Fabbrica del Cioccolato”, “Le streghe”, “Matilde”, e “I Gremlins” ma anche sceneggiatore di “007 - Si vive solo due volte”.
“GGG” è la prima produzione Disney di Spielberg, una pellicola in tecnica mista amalgamata dagli effetti speciali: il risultato è di notevole impatto visivo, grazie alla regìa dinamica e all’interpretazione degli attori. La giovanissima Ruby Barnhill, Sophia, riesce a creare una simpatica sintonia con l’emarginata creatura di Mark Rylance (vero pilastro del film), animata da genuino stupore e bontà; la loro amicizia commuove e diverte, sottolineando quanto sia difficile mantenersi innocenti in un mondo ignorante e primitivo.
Pieno di idee, divertente, educativo, “GGG” si è però rivelato… un “flop”. Se non altro, dal punto di vista degli incassi. Infatti, la programmazione nelle sale non ha coperto neppure i costi di produzione, diventando così il primo vero insuccesso di Spielberg. Difficile stabilire cosa non funzioni: personalmente, l’ho trovato soltanto “molto per bambini”; di conseguenza, l’interesse tra gli adulti si limita ai genitori e agli amanti delle “favole buone” in stile ottocentesco, con una drastica incidenza sui numeri. Anche la produzione ha subìto diversi cambi di rotta, dall’interprete di GGG, che avrebbe dovuto essere Robin Williams, alle stesse case di produzione prima che la Disney decidesse di subentrare direttamente con il suo marchio.
Quel che è certo, è che i bambini presenti in sala hanno riso di gusto. La fidanzata, si è commossa. A me, è piaciuto abbastanza: un “abbastanza” dovuto all’interpretazione di Sophia, forse; alla scelta dell’acronimo “GGG”, che in certe scene fa male alle orecchie, e al solito intervento dell’esercito che sa di Hollywood ma, dalla biografia di Dahl, si intuisce come rifletta invece la sua vita. Tipico delle sue tematiche, anche, la figura dissacrante degli adulti e del potere, come tratta in “GGG” la Regina d’Inghilterra (Dio la salvi, naturalmente, e l’assistente non la tocchi!, come invece fa).
Giudizio personale: un bel film per bambini, famiglie, adulti con il “Fanciullino” salvo. Perché si tratta di “un film che insegna a non aver paura dei propri sogni”, per citare un sensibile e veritiero commento.

Asterix451

 

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