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Recensioni
 
Di Angie (del 13/08/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 28 volte)
Titolo originale
A Royal Night Out
Produzione
Gran Bretagna 2015
Regia
Julian Jarrold
Interpreti
Sarah Gadon, Bel Powley, Jack Reynor, Rupert Everett, Emily Watson.
Durata
97 Minuti

E la sera dell'8 maggio 1945, giornata della vittoria degli alleati contro la Germania nazista. Le strade di Londra sono un pullulare di gente, di voci e schiamazzi, aspettando che il Re Giorgio VI faccia il suo discorso alla radio. Le due giovani figlie Elizabeth (Sarah Gadon), futura regina Elisabetta II e Margaret (Bel Powley) stanche del rigido protocollo reale scalpitano per uscire a festeggiare nel caos gioioso che si è riservato per le strade di Londra. La madre Elisabetta I si oppone a questa uscita ma, il padre Re Giorgio (Rupert Everet) acconsente a mandare le ragazze al ballo che si terrà all'Hotel Ritz, scortate però da due guardie reali e rientro a mezzanotte.
Appena arrivate all'Hotel, Margaret, la sorella minore, più intraprendente riesce ad eludere la sorveglianza delle guardie e scappa via dall'Hotel. La sorella Elizabeth è costretta ad inseguirla per tutta Londra. Durante la ricerca della pazza sorellina, la futura regina s'imbatte in Jack (Jack Reynor), un giovane aviere un po' demotivato verso lo spirito patriottico nazionale che decide di aiutarla a ritrovare la svampita ed imprudente sorella. Senza rivelare le loro identità le due sorelle passano così una notte tra i sudditi in festa. Quando finalmente si ritrovano si scopre la loro identità di Principesse e tornano, oramai in ritardo, a Buck ingham Palace. Elizabeth in quel momento capisce di essere cambiata e di aver vissuto la notte più bella e libera della sua vita.
Una Notte con la Regina”, titolo originale “A Royal Night Out”, è un film commedia creata con maestria e altrettanta fantasia dal regista Julian Jarrold. Trae ispirazione da un episodio realmente accaduto: l'uscita di Elizabeth e Margaret, all'epoca di solo 19 e 14 anni, dalla residenza reale la sera della vittoria per recarsi al ballo all'Hotel Ritz. Ma questa pellicola non narra proprio gli eventi reali, è un po' improntata come una favola ironica che racconta la folle avventura delle due Principesse (aumentandone un po' l'età) che si svolge con “inseguimenti e baldorie, che non annoia lo spettatore che segue con interesse. Molto brave entrambe le due attrici protagoniste nel loro ruolo di principesse: Margaret una svampita pasticciona e incosciente, l'altra Elizabeth più saggia e responsabile. Trama semplice, divertente e appassionante. Una notte divertirsi fino all'alba: un desiderio così universale che nessun essere umano può dire di non averlo espresso almeno una volta. Neanche dalle stanze reali di Buckingham Palace!
E una classica commedia romantica, deliziosa con un tocco di humour che fa sorridere, una visione adatta soprattutto al pubblico femminile. Tutto sommato questo film, senza grandi pretese, con atmosfere frizzanti e vivaci, fa trascorrere due ore in totale rilassatezza che ogni tanto non guasta!
Lo consiglio a chi ama commedie romantiche, spensierate e avventurose.

Angie

 
Di Miryam (del 05/08/2017 @ 05:00:00, in libri, linkato 43 volte)
Titolo originale
The Cradle Will Fall
Autore
 
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
1985

L’intera storia gira intorno ad un ospedale, il Westlake Hospital dove opera un bravo e stimato ginecologo candidato al premio Nobel, il dottor Highley, direttore della stessa struttura. Questi, conduce un programma di ricerca sulla maternità, un progetto però che viola ogni principio etico di medicina.
Una sera Katie De Maio, sostituto procuratore nonché personaggio più di spicco del libro, a causa di un lieve incidente automobilistico, viene ricoverata in questo ospedale. In piena notte, essendo sotto l’effetto di tranquillanti crede di vedere dalla finestra un uomo trasportare il cadavere di una donna per poi sistemarla dentro il bagagliaio di una grossa auto. La mattina però una volta sveglia e un po’ confusa non capisce se quello che ha visto era vero o frutto di uno dei suoi soliti incubi che si fanno avanti dopo la morte del padre e poi di recente quella del marito.
Il fatto è che dopo alcuni giorni, viene a sapere che una certa Vangie Lewis si è suicidata, ma il fatto più inquietante e che una volta visto il volto della donna, Katie scopre che è la stessa che ha visto quella notte in ospedale fuori dalla finestra. Suicidio? Che strano! Come può una donna uccidersi dopo essere riuscita finalmente a rimanere incinta e non parlare d’altro che della sua amata e tanto attesa gravidanza? Katie a questo punto comincia a farsi delle domande diventando così un personaggio alquanto scomodo per il nostro assassino.
“La Culla Vuota” è da attribuire alla scrittrice statunitense alquanto attempata visto che appartiene alla classe 1927, Mary Higgins Clark, le si devono più di quaranta libri.
Se devo dirla tutta… mai sentita nominare! Infatti questo giallo mi è capitato nelle mani perché mia zia lo stava per buttare, ma da lettrice che sono, me ne sono subito appropriata.
Non è proprio da catalogarlo thriller perché già dai primi capitoli si capisce chiaramente chi è l’artefice, ma sono il susseguirsi colpi di scena veramente interessanti che fanno cambiare gli eventi nel giro di poche pagine. Tutto il romanzo poi si svolge in una settimana e questo rende il libro molto intrigante che ti tiene inchiodato alla lettura. Inoltre fa riflettere molto sulle tematiche importanti e attuali come la fecondazione assistita, è un libro che se viene letto dalle donne, beh qualche brivido in più lo trasmette perche i soggetti vengono usati come cavie da laboratorio. Sarà un libro scritto più di trent’anni fa da una scrittrice che ormai e vicina ai 90, ma le sue trecento pagine sono proprio agghiaccianti e avvincenti…da leggere!

Miryam

 
Di slovo (del 02/08/2017 @ 05:00:00, in redazione, linkato 110 volte)
Siamo lieti di comunicare ai nostri fedelissimi lettori che dopo una lunga assenza, derivante da cause di forza maggiore, Blogbuster è tornata online, e torneremo prestissimo a pubblicare recensioni. Scusate l'attesa e grazie per la pazienza : - D
 
Di Angie (del 06/03/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 55 volte)
Titolo originale
Race
Produzione
Germania, Canada, Francia 2016.
Regia
Stephen Hopkins
Interpreti
Stephan James, Jason Sudeikis, Jeremy Irons, Carice van Houten, Eli Goree.
Durata
134 Minuti

Sono trascorsi 35 anni dalla morte di Owens e, oggi con il lungometraggio “Race- il colore della vittoria”, racconta la sua storia: questo atleta afroamericano che nel 1936, allora ventiduenne sorprese il mondo con un'impresa storica.
Contro ogni aspettative vinse quattro medaglie d'oro in una sola Olimpiade trionfando nei 100 metri, nei 200 metri nel salto in lungo e nella staffetta 4x100 tenutesi a Berlino, sotto agli occhi esterrefatti di Adolf Hitler. Jesse, un giovane atleta di colore, che nell'America ancora segregata degli anni trenta, riesce fra mille sacrifici a farsi accettare alla prestigiosa Ohio University, dove i neri sono in nettissima minoranza e hanno vita dura.
Lo sport dei bianchi è il football ma in atletica i neri si fanno già valere. Grazie al coach Larry Suyder (Jason Sudeikis) Jesse comincia ad allenarsi e nonostante alle tensioni razziali che subisce, non ci bada, quando corre pensa solo a vincere e oltrepassare i suoi ostacoli. Vuole dimostrare a sé stesso e agli altri che può farcela, che può vincere e diventare un esempio a tutti, non solo come atleta ma anche come uomo.
In una sola giornata e in meno di un'ora Owens batte quattro record del mondo ed è pronto a vincere le fatidiche quattro medaglie d'oro alle Olimpiadi. Mancano pochi mesi alle famose Olimpiadi del 1936 e, il Comitato Olimpico Americano è indeciso a partecipare alle gare come segno di protesta contro il regime hitleriano che non vuole nessun ebreo e nessuno atleta di colore. Dopo un acceso dibattito pro e contro, partecipare o boicottare, l'America decide di partecipare e Jesse arriva finalmente a Berlino alle famose Olimpiadi. Vince le sue quattro medaglie d'oro, un duro colpo per il regime nazista!
E non solo, ma durante le manifestazioni delle gare Jesse stringe anche una profonda amicizia con il suo avversario tedesco Luz Long (David Kross) sfidando le ideologie naziste. Peccato che a questo incredibile atleta, l'uomo che cambiò la storia in 10 secondi netti (record rimasto imbattuto per ben 48 anni) non gli sia mai stata consegnata la giusta onorificenza. La Casa Bianca non gli riconobbe il successo ottenuto alle Olimpiadi di Berlino, così come il mondo, forse, non gli riconobbe, al tempo, il successo ottenuto per la battaglia contro la discriminazione razziale. Per ricevere un qualche riconoscimento l'atleta dovette aspettare il 1976 quando venne invitato alla Casa Bianca dal Presidente Gerard Ford dove ricevette la Medaglia Presidenziale della Libertà.
Il film voluto ed approvato da Marlene, figlia del campione, è diretto dal regista australiano Stephan Hopkin, già noto al pubblico con “Nightmare 5” èPredator2”. Ad interpretare il protagonista di questa leggenda atletica mondiale è Stephan James (già star di “Selma”) che riesce molto bene sia nella recitazione e sia ad interpretare tutte le sue imprese sportive riuscendo a rendere realistiche le gare. A me, personalmente, è piaciuto molto. 138 minuti senza un attimo di noia, anzi, si prova anche suspense durante le gare. Una storia appassionante con attori molto bravi. Il tema del pregiudizio razziale è ben affrontato come pure il periodo storico, ottima ricostruzione della Berlino 1936. Commovente l'amicizia tra Owens e il campione tedesco mette così in risalto i veri valori dello sport.
Un film che consiglio a tutti.

Angie

 
Di Asterix451 (del 27/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 185 volte)
Titolo originale
Allied
Produzione
USA 2016
Regia
Robert Zemeckis
Interpreti
Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Daniel Betts.
Durata
147 Minuti
Trailer

Nell’Africa occupata dalle truppe naziste, l’ufficiale canadese con incarichi di spionaggio Max Vatan (Brad Pitt) viene paracadutato nei pressi di Casablanca per incontrare l’agente della Resistenza francese Marianne Beausejour (Marion Cotillard): insieme, fingendosi marito e moglie, dovranno infiltrarsi nella rete di conoscenze che ruotano intorno all’ambasciatore tedesco per organizzare un attentato ed eliminarlo.
La missione è delicata e i rischi di essere scoperti sono elevati, ma i due agenti hanno le qualità per portare a termine il lavoro, non fosse per una iniziale diffidenza che rischia di compromettere la copertura. Sarà Marianne a trovare il modo di avvicinare Max abbastanza da creare quell’intesa che li renderà credibili fino al momento di entrare in azione, e che si consoliderà dopo, in un amore che li condurrà al matrimonio una volta rientrati in Inghilterra.
Così, sembra tutto perfetto, ma la perfezione non è di questo mondo. Infatti, mentre i due coniugi cercano di sopravvivere ai bombardamenti tedeschi crescendo la loro figlia, la felicità di Max viene incrinata da una notizia inaspettata che riguarda proprio sua moglie: per i servizi segreti, lei è una spia del nemico. Toccherà a Max verificare e, se così fosse, eliminarla senza indugio. Serve un test, servono nervi saldi per portare a termine la missione: però Max deve esserne certo e lui stesso non si fida dei servizi britannici; contravvenendo agli ordini, comincerà una indagine personale e pericolosissima per fugare qualsiasi sospetto. Ma chi gli garantisce che invece non sia un test per valutarlo, in vista di un importante incarico di spionaggio? Infatti, si parla di lui per riorganizzare la Resistenza in Francia e rovesciare i fascisti di Vichy.
Robert Zemeckis (“Ritorno al futuro”, “Forrest Gump”, “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, “Cast Away”) torna alla macchina da presa per dirigere una storia di spionaggio bellico ricca di suspance, avvalendosi della collaborazione di Steven Knight per la sceneggiatura (autore del particolarissimo “Locke”) e da una coppia affascinante e talentuosa come Marion Cotillard e Brad Pitt: le basi per un film indimenticabile ci sono tutte e credo che il risultato per il pubblico e per la critica sia apprezabile, anche se… mi sarei aspettato di più, considerato il “palmares” di tutti.
“Allied” è un bel film, fatto bene. Appagante sotto tutti i punti di vista, dalla ricostruzione storica al pathos di alcune scene (la tempesta di sabbia o il parto durante il bombardamento); poi è interpretato bene da attori sempre in sintonia con la scena. Tuttavia, paragonato alle precedenti esperienze di tutti, la pellicola non brilla per originalità, accuratezza, tensione e, perché no, interpretazione. Soprattutto Brad Pitt, che è stato tanto bello quanto bravo in passato, qui sembra voler “vivere di rendita” nonostante qualche guizzo interpretativo. A tratti ho avuto l’impressione che sia stato rivisto l’incipit di “Mister e Misses Smith”, dove marito e moglie, entrambi killer a pagamento, si ritrovano a doversi uccidere l’uno con l’altro.
Personalmente, trovo che la sceneggiatura mostri diverse ingenuità che si sarebbero potute evitare con piccoli accorgimenti ma, ancora di più, la storia perde ritmo in un punto in cui avrebbe potuto decollare, rinunciando a una caccia alle spie serrata per affidarsi a una promessa di intreccio che poi si risolve in modo semplicistico, con qualche situazione sporadica di azione e a un finale abbastanza inverosimile. Da questa coppia di regista e sceneggiatore mi aspettavo di più, ma non si può dire che il film sia brutto.
Resiste nelle sale e sembra che stia incassando bene, indice di buon gradimento da parte del pubblico. Per questo, al di là dei giudizi personali forse cavillosi, mi sento di consigliarlo a coloro che desiderino trascorrere la serata in compagnia di un film multigenere che emoziona, diverte e sicuramente incuriosisce.

Asterix451

 
Di Namor (del 20/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 149 volte)
Titolo originale
Don't Breathe
Produzione
USA 2016
Regia
Fede Alvarez
Interpreti
Jane Levy, Dylan Minnette, Stephen Lang, Daniel Zovatto, Jane May Graves
Durata
88 Minuti
Trailer

Un trio di amici composto da Rocky (Jane Levy), Alex (Dylan Minette) e Money (Daniel Zovatto), vivono di piccoli furti ai danni di proprietari di appartamenti mentre non sono in casa. i tre amici hanno un unico obbiettivo, quello di abbandonare per sempre Detroit e trasferirsi in California. Ma con le piccole refurtive attuate dai tre, il progetto California è destinato ad avverarsi molto in là col tempo, e tempo Rocky non ne ha a disposizione, visto che deve portare via la sorellina da una situazione famigliare misera dettata da una madre tirannica è inaffidabile.
L’occasione per vedere il loro piano di fuga realizzarsi nell’immediato gli viene offerta da un ricettatore che gli indicano la casa con trecentomila dollari in cassaforte di un cieco in un quartiere semi abbandonato. Fatto il debito sopralluogo e le dovute ricerche sul possessore della casa, i tre decidono di fare quest’ultimo colpo per sistemarsi definitivamente nell’agognato stato del sole.
Durante l’attuazione del piano che sembrava molto facile le cose non vanno come avevano prefissato i tre amici, il recluso che vive in quella casa è un veterano del Vietnam ben addestrato e molto arrabbiato con la società che non gli ha dato giustizia per la morte della figlia. Ben presto i tre compari scoprono di essere in trappola alla merce di un uomo senza alcun scrupolo nel ucciderli a sangue freddo, specialmente dopo la loro scioccante scoperta nascosta in quella casa fortezza.
“Man in the dark” e diretto dal regista Fede Alvarez (La Casa) è prodotto dal leggendario Sam Raimi con la sua Ghost House Pictures.
Il film si fa ben apprezzare per suspense e originalità in un genere che ormai è quasi tutto scontato per quanto riguarda la trama. Gli attori adempiono con buona diligenza i ruoli a loro assegnati in particolar modo il cieco veterano di guerra interpretato da Stephen Lang.
Consigliato per una visione dedita alla buona suspense.

 Namor

 
Di Miryam (del 13/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 141 volte)
Titolo originale
The Secret Life of Pets
Produzione
USA 2016
Regia
Chris Renaud, Yarrow Cheney
Interpreti
Louis C.K., Eric Stonestreet, Kevin Hart, Jenny Slate, Alessandro Cattelan.
Durata
87 Minuti

Cosa fanno i nostri animali quando non siamo a casa? Quando li lasciamo soli per andare a lavorare?
Questa è la domanda che tutti noi ci facciamo…beh la risposta la si può trovare seguendo questo divertente film d’animazione!! La pellicola, ambientata a New York, racconta la storia di Max, un simpatico Terrier innamorato e ricambiato della sua padroncina Katie. Vivono felici nella Grande Mela in un condominio abitato da tante famiglie ognuna delle quali possiede un animaletto, cani, gatti, roditori, pesci e uccellini. Tutto sembra filare liscio fino a quando Katie, impietosita di un cane destinato a morte certa al canile, non arriva a casa con quest’ultimo: un enorme “coso” peloso di nome Duke. Purtroppo per Max, gelosissimo, dividere i suoi spazi con questo intruso non è certo facile come sembra, i due finiscono sempre a litigare e finire nei guai. Un giorno come tanti, nel loro consueto giro al parco accompagnati dallo strampalato dog sitter, durante l’ennesima litigata, scappano al suo controllo finendo prima nelle grinfie dell’accalappiacani e poi nelle zampe di una strana gang di animali in lotta contro gli umani capitanati da un simpatico coniglietto bianco di nome Nevosetto, piuttosto schizzato dal muso inquietante.
I nostri amici a questo punto si trovano in guai seri, ma pronta in loro aiuto, ecco che entra in scena l’adorabile cagnolina Gidget, segretamente innamorata di Max, la quale con l’aiuto di tutti gli animali del condominio e sfidando ogni tipo di pericolo, riesce a sgominare la banda prendendo tutti letteralmente a calci riuscendo a portare i suoi amici sani e salvi a casa. Tutto è bene quello che finisce bene e a fine giornata, nonostante tutti gli avvenimenti successi, ogni animaletto peloso fa ritorno nelle mura domestiche aspettando trepidamente l’arrivo del proprio padrone, inoltre, questa lezione di vita, ha fatto capire a Max e a Duke che in fondo essere “fratelli” non è poi cosi male.
Dopo il successo di “Cattivissimo Me” e de “I Minions”, Chris Renaud, torna sul grande schermo con un nuovo cartone sempre in collaborazione con Yarrow Cheney. Il film citato, “Pets- vita da animali”, è una pellicola ricca di sketch divertenti, con un ritmo incalzante, piacevole da vedere, una trama molto semplice adatta logicamente ad un pubblico infantile ma apprezzabile anche per gli adulti. Questo lungometraggio ha riscosso un ottimo successo diventando il primo movie non Disney o Pixel con il più alto incasso. La pellicola inoltre mette in risalto anche messaggi importanti come il triste abbandono degli animali, ma soprattutto l’importanza dell’amicizia e l’unione nei momenti di difficoltà, valori qui messi in risalto da amici a quattro zampe, che dovrebbero essere più valutati anche da noi bipedi!!
Buona visione a tutti!!

Miryam

 
Di Angie (del 06/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 74 volte)
Titolo originale
Silence
Produzione
USA 2016
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds.
Durata
161 Minuti
Trailer

Giappone XVII Secolo. Due giovani gesuiti, Padre Rodrigues (Andrew Garfield) e padre Garupe (Adam Driver), rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale Padre Ferreira (Liam Neeson), partito per il Giappone con la missione di convertire gli abitanti al Cristianesimo, abbia commesso apostasia, ovvero abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo per avere salva la vita. I due giovani decidono di partire così per l'Estremo Oriente alla ricerca del loro maestro, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono perseguitati e sottoposti a crudeli torture. Arrivati a destinazione trovano come guida un cittadino Kichijirò, un ubriacone che ripetutamente tradisce i cristiani, pur avendo abbracciato il loro credo. I due Padri durante la ricerca che, sarà un'odissea dolorosa, sono costretti a nascondersi, a fuggire, si separano, vengono catturati e torturati con il rischio non solo di perdere la vita, ma anche la fede più incrollabile. Alla fine i Padri gesuiti diventano per i potenti inquisitori giapponesi i simboli pubblicizzabili di una possibile abiura, di un'iconoclastia da mostrare al popolo contadino che anela al battesimo e al Padre Nostro.
“Silence” film diretto da Martin Scorsese è ambientato nel XVII secolo e vede come protagonisti Andrew Garfield, Adam Driver e Liam Neeson nei panni di tre gesuiti perseguitati in Giappone a causa della loro fede cristiana. Il regista ha impiegato quasi ben trent'anni per riuscire a girare “Silence, tratto dal romanzo “Silenzio” scritto nel 1966 da Shusaku Endo, scrittore giapponese di religione cristiana. La storia in parte è basata su personaggi realmente esistiti come Padre Christovao Ferreira e il gesuita italiano Giuseppe Chiara, su cui Endo ha modellato il personaggio di Padre Rodrigues. La lentezza nel concretizzarsi del progetto è derivato non solo dalle innumerevoli difficoltà produttive ma, soprattutto dal fatto che, (dichiarato dallo stesso regista) non si sentiva ancora pronto a cimentarsi con un tema così riflessivo, profondo che gli sta a cuore: rapporto dell'uomo con la fede, anche se è il suo terzo film sul tema religioso.
“Silence” nonostante la sua lunghezza di due ore e 40 minuti, forse unico motivo per cui molti spettatori troveranno il film un po' noioso e poco apprezzabile ma, a mio parere, è un bel film molto meditativo anche se in certe sue parti, devo dire un po' lento. E una pellicola intensa che si percepisce e si assimila lentamente e una volta vista non ci lascia indifferenti, anzi, si esce dalla sala cinematografica meditando sulla spiritualità profonda del silenzio di Dio di fronte alla sofferenza umana. Il trio dei protagonisti Andrew, Adam e Liam l’ho trovato ottimo. Andrew Garfield, praticamente sempre in scena, regala un'interpretazione coinvolgente anche se devo fare una piccola nota negativa (tra virgolette) nei suoi confronti riguardo al suo volto, che risulta troppo da ragazzino e in certe situazioni ha scarsa espressività. Il personaggio, invece, più curioso è stato Kichijirò, interpretato da Yosuke Kubozuka. Mi ricorda e l'ho paragonato a Caronte della Divina Commedia, colui che traghettava le anime, in questo caso, Garupe e Rodrigues alle isole del Giappone, sempre a chiedere il perdono e l'assoluzione per ogni suo peccato. Riguardo alla ricostruzione d'epoca e alla scenografia, con scene spesso avvolte da una nebbia che nasconde e crea un'atmosfera misteriosa la ritengo veramente ottima. In conclusione è un buon film molto impegnativo con tanti spunti di riflessioni, tanti temi da approfondire per fare una giusta analisi.
L'unica cosa che posso fare è consigliare la sua visione per trarne una vostra conclusione personale.

Angie

 
Di Asterix451 (del 30/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 91 volte)
Titolo originale
GGG
Produzione
Usa - Gran Bretagna - Canada 2016
Regia
Steven Spielberg
Interpreti
Mark Rylance, Ruby Barnhill, Jemaine Clement, Rebecca Hall, Rafe Spall.
Durata
117 Minuti
Trailer

Sophie (Ruby Barnhill) è una bambina vispa e intelligente che vive a Londra in un orfanotrofio. A causa della sua insonnia, durante la notte si ritrova a vagare per le camerate in compagnia del suo gatto, immaginando che le storie fantastiche dei libri che legge possano materializzarsi. Nonostante la giovane età, Sophie è responsabile, autonoma e diligente: tuttavia, una notte si ritrova a dover infrangere una delle sue regole per salvare il suo amico gatto… una regola che dice, all’incirca, “mai guardare oltre le tende, mai uscire sul terrazzo, occhi ben chiusi, per non vederli.”
Invece, Sophie esce sul balcone e vede quella mano gigante che sistema con cura un bidone della spazzatura, così come lei viene vista dal gigante alla quale quella mano appartiene, che, per proteggere il segreto della sua esistenza, è costretto a rapirla e portarla con sé.
Al suo risveglio, Sophie si ritrova in un mondo “sproporzionato”, apparentemente spaventoso, eppure, fantastico: è la casa di GGG (Mark Rylance), come lei ribattezza quel Grande Gigante Gentile che le spiega, in un buffo linguaggio, di essere l’unico gigante vegetariano della sua terra, e neppure tanto gigante, se paragonato alle dimensioni dei suoi conterranei… per questa ragione, raccomanda a Sophia di non uscire MAI dalla sua casa. Per convincerla, le prepara un incubo orribile che vale più di mille divieti.
Sì, perché GGG conosce la strada per il mondo dei sogni e sa come catturarli, conservarli e restituirli alle creature addormentate. Naturalmente Sophia non ha intenzione di obbedirgli, anzi, vuole seguirlo nel suo mondo fantastico e stargli sempre vicino. Ma il suo odore di “essere urbano”, così prelibato, arriva subito al naso dei grandi giganti cattivi…
Dopo la versione ad animazione del 1989, il pluripremiato regista Steven Spielberg porta sul grande schermo il racconto “Big Friendly Giant” di Roald Dahl, lo scrittore britannico dalla vita avventurosa e travagliata, autore di numerose storie per bambini tra le quali “Willy Wonka e la Fabbrica del Cioccolato”, “Le streghe”, “Matilde”, e “I Gremlins” ma anche sceneggiatore di “007 - Si vive solo due volte”.
“GGG” è la prima produzione Disney di Spielberg, una pellicola in tecnica mista amalgamata dagli effetti speciali: il risultato è di notevole impatto visivo, grazie alla regìa dinamica e all’interpretazione degli attori. La giovanissima Ruby Barnhill, Sophia, riesce a creare una simpatica sintonia con l’emarginata creatura di Mark Rylance (vero pilastro del film), animata da genuino stupore e bontà; la loro amicizia commuove e diverte, sottolineando quanto sia difficile mantenersi innocenti in un mondo ignorante e primitivo.
Pieno di idee, divertente, educativo, “GGG” si è però rivelato… un “flop”. Se non altro, dal punto di vista degli incassi. Infatti, la programmazione nelle sale non ha coperto neppure i costi di produzione, diventando così il primo vero insuccesso di Spielberg. Difficile stabilire cosa non funzioni: personalmente, l’ho trovato soltanto “molto per bambini”; di conseguenza, l’interesse tra gli adulti si limita ai genitori e agli amanti delle “favole buone” in stile ottocentesco, con una drastica incidenza sui numeri. Anche la produzione ha subìto diversi cambi di rotta, dall’interprete di GGG, che avrebbe dovuto essere Robin Williams, alle stesse case di produzione prima che la Disney decidesse di subentrare direttamente con il suo marchio.
Quel che è certo, è che i bambini presenti in sala hanno riso di gusto. La fidanzata, si è commossa. A me, è piaciuto abbastanza: un “abbastanza” dovuto all’interpretazione di Sophia, forse; alla scelta dell’acronimo “GGG”, che in certe scene fa male alle orecchie, e al solito intervento dell’esercito che sa di Hollywood ma, dalla biografia di Dahl, si intuisce come rifletta invece la sua vita. Tipico delle sue tematiche, anche, la figura dissacrante degli adulti e del potere, come tratta in “GGG” la Regina d’Inghilterra (Dio la salvi, naturalmente, e l’assistente non la tocchi!, come invece fa).
Giudizio personale: un bel film per bambini, famiglie, adulti con il “Fanciullino” salvo. Perché si tratta di “un film che insegna a non aver paura dei propri sogni”, per citare un sensibile e veritiero commento.

Asterix451

 
Di Namor (del 23/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 101 volte)
Titolo originale
Passengers
Produzione
USA 2016
Regia
Morten Tyldum
Interpreti
Jennifer Lawrence, Chris Pratt, Michael Sheen, Laurence Fishburne, Inder Kumar
Durata
111 Minuti
Trailer

L’astronave Avalon sta compiendo la più grande migrazione di massa verso Homestad II, un nuovo pianeta che fungerà da colonia per i cinquemila passeggeri ibernati in speciali capsule pronte a schiudersi al loro arrivo. Il lungo viaggio per raggiungere la nuova destinazione dura 120 anni, ma non per Jim (Chris Pratt) che per un’anomalia al suo contenitore viene svegliato 90 anni prima.
Dopo aver preso coscienza della drammatica situazione, Jim cerca in tutti i modi di riaddormentarsi per non morire sulla nave spaziale, ma ogni tentativo di ripristinare il complesso sistema di ibernazione è vano, così come quello di trovare altre persone sveglie all’interno dell’astronave. Unica forma di vita è quella dell’androide Arthur (Michael Sheen) che svolge la funzione di barman, con lui Jim condividerà paure, angosce e dubbi morali sul risveglio forzato della bella giornalista Aurora (Jennifer Lawrence) per averla come compagna di viaggio.
Sarà la solitudine patita per anni ed il suo innamoramento per lei che avranno la meglio sulla sua coscienza che lo faceva desistere dal condannare anche Aurora a vivere sulla navicella per sempre. Ci sarà anche un terzo “risveglio” quello del caposquadra Gus Mancuso (Laurence Fishburne) che ha accesso a tutte le sale. I tre viaggiatori iniziano ad esplorare la nave in cerca del problema che li hanno risvegliati, la scoperta viene fatta dopo che la nave inizia a collassare per malfunzionamenti generali.
Ha inizio una corsa contro il tempo per salvare non solo le loro vite, ma anche quelle dei restanti passeggeri che ignari del pericolo dormono in attesa del risveglio.
Passengers” diretto dal norvegese Morten Tyldum (Imitation Game) è un film fantascientifico con risvolti amorosi dei due protagonisti che ricordano la famosa coppia del “Titanic” Jake e Rose. Il ruolo dei due protagonisti è affidato al già collaudato navigatore dello spazio Chris Pratt, già visto in “I guardiani della galassia” e la eroina di “Hunger Game” Jennifer Lawrance. Ad affiancarli con un buon supporto recitativo vi sono Laurence Fishburne e Michael Sheen.
Una trama discreta e una buona scenografia sostenuta da altrettanti efficienti effetti speciali, fanno di questa pellicola un piacevole viaggio nello spazio, dove i momenti di calma (presenti in tutti i film con astronavi spaziali) e quelli con suspense si alternano con dovuto interesse.
Da vedere ma con la giusta leggerezza rispetto ai film ben più consistenti del passato riguardante questo genere.

 Namor

 
Di Miryam (del 16/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 95 volte)
Titolo originale
Perfetti sconosciuti
Produzione
Italia 2016
Regia
Paolo Genovese
Interpreti
Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea.
Durata
97 Minuti

Una bellissima casa, un ampio salone con una tavola rotonda imbandita nel mezzo pronta ad accogliere i soliti amici. Una cena organizzata da Eva (Katia Smutniak) e suo marito Luca (Marco Giallini), una coppia in crisi perché sempre in disaccordo con l’educazione della figlia sedicenne. Gli invitati di questo incontro, preparato per assistere insieme all’eclissi totale di luna, sono i loro migliori amici come Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher), novelli sposi innamoratissimi, al contrario di Lele (Valerio Mastandrea) e Carlotta (Anna Foglietta), coniugi ormai stanchi e infine Peppe (Giuseppe Battiston) che doveva venire con la nuova fidanzata ma rimasta a casa perché influenzata.
Nel corso della cena, Eva ad un certo punto propone ai commensali di mettere il proprio cellulare sul tavolo e di rispondere in viva voce alle chiamate e di leggere a voce alta ogni sms. Dopo il primo tentennamento, tutti accettano, peccato però che quello che doveva essere un gioco divertente, si trasforma nel giro di poco in un incubo. Per fortuna a serata conclusa si scopre che il gioco del “cellulare pubblico” …e qui mi fermo per non svelare tutta la sorpresa!
“Perfetti Sconosciuti”, è stato diretto da Paolo Genovese già autore di precedenti pellicole come “Immaturi” e “Tutta colpa di Freud”. Il film campione di incassi nel 2016 dietro soltanto a Checco Zalone, è stato premiato come miglior film ai David di Donatello e inoltre come miglior sceneggiatura al festival prestigioso come il Tribeca.
Una commedia divertente e pungente che ruota intorno allo smartphone, quell’oggetto tecnologico che oramai non possiamo più farne a meno e che può diventare un’arma a doppio taglio. Infatti, tutti noi abbiamo una vita pubblica, una privata ma soprattutto ahimè anche una vita segreta, uno scheletro nell’armadio che mentre prima dell’era tecnologica lo custodivamo nella nostra testa, adesso invece si trova nella nostra sim!!
La pellicola è davvero da visionare, ben costruita e per niente monotona seppur si concentra in un luogo chiuso per circa un’ora e mezza, pochi attori ma perfettissimi nei loro ruoli, una trama che coinvolge lo spettatore con risate e tensioni, perciò sedetevi in poltrona e guardatelo, un consiglio…cancellate tutto dal vostro telefonino!!

Miryam

 
Di Angie (del 09/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 122 volte)
Titolo originale
Concussion
Produzione
USA 2015
Regia
Peter Landesman
Interpreti
Will Smith, Alec Baldwin, Gugu Mbatha Raw, Arliss Howard, Paul Reiser.
Durata
123 Minuti

Un neuropatologo nigeriano Bennet Omalu, (interpretato da Will Smith) laureatosi con master ad alti livelli, vive nel suo cupo laboratorio dove esegue autopsie. Omalu, parla con i suoi cadaveri che gli arrivano per indagini e, questo fa sorridere i suoi colleghi. Il suo lavoro per lui è una missione e non lascia mai perdere.
Durante in una delle sue autopsie s'imbatte nel cadavere di un campione di football, Mike Webster, finito in disgrazia a vivere in un pick-up, tormentato da spaventose emicranie e deceduto in circostanze anomale.
Il neuropatologo vuole approfondire la questione e, fa a spese sue costosi esami celebrali e scopre che la causa del suo malessere (non identificabile nelle Tac) è la encefalopatia traumatica cronica (CTE) provocata da violenti colpi dati e ricevuti alla testa. Infatti, in seguito avvennero morti di altri ex giocatori.
Omalu cercò in ogni modo di portare all'attenzione pubblica questa sua scoperta: una malattia degenerativa del cervello che colpiva soprattutto i giocatori di football. Durante la sua ostinata ricerca, il medico tentò di smantellare lo Status Quo dell'ambiente sportivo che per interessi economici e politici, metteva a repentaglio la salute degli atleti. Porta alla luce una verità a dir poco scomoda che, mette in pericolo la sua carriera.
Nonostante le poche esperienze da regista, Peter Landesman scrive e dirige il film “Zona D'Ombra”, tratto da una storia vera recente del 2002, ispirato all'articolo “Game Brain” di Jeanne Miller Laskas e pubblicato da GQ prodotto da Ridley Scott.
Racconta la vicenda del dottor Bennet Omalu, che scoprì la encefalopatia traumatica cronica, individuando una connessione diretta tra i traumi celebrali cronici dei giocatori di football e le loro attività sportive.
Film interessante e ben interpretato con gran performance da Will Smith, bravo e verosimile nei panni del neuropatologo nigeriano.
E una pellicola che ci insegna tante cose, come un uomo, praticamente da solo, ha cercato di portare alla luce, una verità al quanto scomoda nell'ambiente sportivo americano del football, ma non per avere fama e fortuna, ma per cercare di salvare delle vite umane. La storia mi ha appassionato e l’ho vista volentieri, anche perché non conoscevo questo aspetto del football americano. Sono argomenti (a mio parere) sempre interessanti da vedere che coinvolgono lo spettatore. Vale almeno una sua visione!

Angie

 
Di slovo (del 25/12/2016 @ 05:00:00, in redazione, linkato 311 volte)

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) B U O N E F E S T E : - )

le recensioni riprenderanno il 9 gennaio 2017.
; - ) auguri!

 
Di Namor (del 19/12/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 137 volte)
Titolo originale
Shut In
Produzione
USA 2016
Regia
Farren Blackburn
Interpreti
Naomi Watts, Oliver Platt, Charlie Heaton, David Cubitt, Jacob Tremblay.
Durata
91 Minuti

Dopo un incidente stradale che le ha portato via il marito e ridotto in stato vegetativo il figliastro Stephen (Charlie Heaton), la psicologa infantile Mary Portman (Naomi Watts) è costretta a ricevere i suoi pazienti a domicilio per poter accudire nel migliore dei modi Stephen. Il lavoro e l’accudimento del figlio si fa sempre più impegnativo e logorante.
Dietro consiglio del suo psicanalista di fiducia, Mary decide di trasferire Stephen in una struttura adeguata alle sue esigenze, in modo di avere più tempo per lei ed i suoi pazienti. Dopo la sparizione improvvisa di uno dei suoi piccoli pazienti, Mary inizia ad avere misteriosi incubi associati a strani eventi che la porteranno a scoprire una incredibile verità della loro origine.
Diretto dal regista televisivo britannico Farren Blackburn, “Shut In” si colloca al genere thriller drammatico con protagonista femminile che abita (guarda caso) in una casa isolata e indipendente. Il giusto mix per sfociare in una alta aspettativa di suspense e tensione emotiva, dovuta ai probabili colpi di scena dettati dalla trama e dall’ambientazione studiata apposta per far sobbalzare lo spettatore dalla poltrona.
Ma di sussulti (a parte una scena) non ve ne sono, il film ha il potere di far predire al pubblico gli imminenti eventi di cui sarà annoiatamente sottoposto fino alla fine della pellicola, vista la scontatezza della banalissima ed elementare trama.
La Watts fa del suo meglio per rendere credibile il suo personaggio, ma la sceneggiatura ed il resto del cast non la aiuta ad elevare la pellicola oltre il voto della insufficienza.
Lasciate perdere e optate per un altro film che meriti il vostro tempo e denaro.

Namor

 

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