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Recensioni
 
Di Angie (del 09/12/2017 @ 05:00:00, in libri, linkato 19 volte)
Titolo originale
 
Autore
Autrice anonima
Traduzione
G. Lonza
Editore
Piemme
Prima edizione
2005

Questa è una storia vera. Vera così come la ricordo dice l'autrice anonima: una giovane ebrea-irachena costretta a nascondere la propria identità che racconta dei suoi familiari oppressi, torturati e uccisi dal regime di Baghdad di Saddam Hussein. Fuggita in Iran poi in Israele, sposata con figli emigra negli Stati Uniti. E qui inizia per lei una vera e propria personale battaglia contro l'estremismo islamico. “Hanno distrutto la mia famiglia. Ora la mia missione è scovarli. Ovunque si nascondano”.
Grazie alla sua conoscenza dell'arabo e del mondo islamico, riesce ad infiltrarsi nei gruppi fondamentalisti islamici attivi in America. Diventa così la “Cacciatrice di Terroristi” (Titolo del libro) e riesce a contribuire a più di una cattura di pericolosi estremisti. Una giovane con grandi capacità investigative e l’FBI e la CIA hanno sottovalutato le sue informazioni. L’autrice, infatti, considera soprattutto l'FBI una struttura costosa ed inefficiente che non ha saputo cogliere i preoccupanti segnali che precedettero l'attacco dell'11 settembre 2001. L'inizio della mia lettura, devo dire, che subito ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad una storia romanzata, di argomenti già noti sulla persecuzione di ebrei, più che riguardante il terrorismo internazionale. Ma mano a mano che procedevo nella lettura mi accorsi che non è più un racconto biografico. Il libro diventa quasi un atto d'accusa contro l'inefficienza, l'arroganza e lo spreco di risorse dell'FBI. A questo punto la lettura si fa più interessante: la storia di questa giovane donna, la cui vita che fin dall'infanzia fu segnata da quel mondo di terrore, ora si ritrova in prima linea a scovare i terroristi. “La Cacciatrice di Terroristi” è un bestseller internazionale pubblicato in molte nazioni: Usa, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Israele, Giappone e molte altre. Non è come il titolo potrebbe far supporre un thriller mozzafiato con appostamenti, sparatorie o inseguimenti. Niente di tutto ciò. Ma bensì è un dettagliato resoconto di giorni e notti, per settimane, per mesi, per anni passati a un tavolo e a un computer a fare ricerche d'archivio. Per questo motivo la lettura a tratti potrebbe risultare un po' pesante e noiosa, ma tranquilli cari lettori, è sempre emozionante e coinvolgente che si continua immersi nella lettura senza fatica fino alla fine. Ancora oggi questa autrice anonima è un importante esperta di terrorismo e vive sotto copertura. Grazie al suo lavoro da infiltrata ha consentito di individuare alcune cellule di terroristi islamici che per anni hanno prosperato in Occidente. Le sue indagini hanno permesso anche, di interrompere finanziamenti occulti alla rete del fondamentalismo estremista e reso possibile una delle grandi operazioni antiterrorismo. Spesso mi domando, dice l'autrice, perché non posso fare una vita normale? Tranquilla, divertirmi come fanno tutti? Invece di cacciarmi sempre nei guai?
Chi ha occasione di avere sotto le mani questo libro e ha curiosità di sapere sul terrorismo vi consiglio di immergervi in questa lettura di 430 pagine molto interessanti.

Angie

 
Di Miryam (del 20/11/2017 @ 05:00:00, in libri, linkato 83 volte)
Titolo originale
A Place Called Freedom
Autore
Ken Follet
Editore
Mondadori
Prima edizione
1995

Non è mia abitudine leggere un libro due volte, anzi credo di non averlo mai fatto…eccetto questa volta. Sono passati circa tredici anni, sinceramente non ricordo esattamente da quando ho letto un meraviglioso romanzo di Ken Follett “Un luogo chiamato libertà”.
Tempo fa curiosando nella libreria di un mia amica, mi cadde l’occhio su questo libro, nel giro di pochi minuti mi trovai a sfogliare e a leggere la sinossi giusto per farmi tornare a mente i nomi dei personaggi, invece… me lo sono fatto prestare e già in serata ne avevo letto una trentina di pagine. Pian piano i ricordi della trama si affacciarono nella mia mente, ma nonostante me lo ricordassi, ho proseguito nella lettura sempre affascinante che adesso vi racconterò.
Il libro, ambientato nel 1700, tratta un’epoca di grandi cambiamenti, della rivoluzione industriale alle porte, delle colonie americane in procinto di proclamare l’indipendenza. In questo contesto piuttosto drammatico, spicca la storia di un giovane ventenne scozzese, Mack Mc Ash, un minatore schiavo piuttosto ribelle che lotta per la sua libertà. Questo giovane rivoluzionario, lavora presso la potente famiglia Jamisson, famiglia senza scrupoli che fa lavorare i suoi schiavi in condizioni disumane. Nessuno osa ribellarsi, anche perché scontrarsi con i ricchi proprietari non porterebbe nessun miglioramento, ma non per il giovane Mc Ash il quale in modo alquanto arrogante tiene testa a Sir Jamisson. Persino la giovane Lizzie Hallem, proprietaria terriera di una famiglia aristocratica,che una volta era sua compagna d’infanzia, si indigna al comportamento ingrato di Mack, ma quando quest’ultimo la invita a scendere in miniera x vedere la situazione, anche lei si ribella alle ingiustizie e così tra i due torna quell’amicizia complice che pian piano diventa un’attrazione inconscia che tra viaggi, intrighi, peripezie ed enormi ostacoli sfocia nell’amore.
Non ho voluto inoltrarmi nei dettagli della storia perché non è molto facile seguire tutti gli spostamenti del giovane scozzese e per non svelare anche degli aneddoti divertenti, La trama comunque è molto avvincente, seguire questo schiavo nella sua impresa con l’unico scopo di raggiungere il suo sogno di uomo libero, tiene con il fiato sospeso il lettore.
È un romanzo molto piacevole da leggere, dove avidità, ambizione, amore, indipendenza e potere si mescolano fino ad ottenere una storia appassionante che invito tutti a leggere se non l’avete ancora fatto.

Miryam

 
Di Asterix451 (del 30/10/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 142 volte)
Titolo originale
It
Produzione
USA 2017
Regia
Andy Muschietti
Interpreti
Bill Skarsgård, Owen Teague, Jaeden Lieberher, Finn Wolfhard, Wyatt Oleff.
Durata
135 Minuti

Derry, stato del Maine, anni ‘80: una provincia come ce ne sono tante in America. Ma sotto allo strato di normalità si nasconde qualcosa che si prende le persone, delle quali restano solo i manifestini di scomparsa affissi in tutta la città: Bill (Jaeden Lieberher) lo sa bene, perché il suo fratellino Georgie è come scomparso nel nulla.
Bill è un ragazzino timido e balbuziente. Condivide un’adolescenza difficile con i “Perdenti” (come vengono definiti dai bulletti-superstar della scuola), ragazzini sfigati con le ragazze e poco prestanti, eppure, “diversamente fichi”: si tratta di Richie il guascone (Finn Wolfhard); dell’ipocondriaco Eddy (J.D. Grazer); del geniale Stanley (Wyatt Olef); di Mike il nero, “l’ammazza-vitelli” (Chosen Jacobs), e di Ben, il ciccione nuovo arrivato (Jeremy Ray), che quell’infame di Henry Bowers (Nicholas Hamilton) e la sua banda hanno quasi affettato sul Ponte dei Baci. Ah, poi c’è Beverly Marsh, la rossa (Sophia Lillis), che in quell’estate si unisce al gruppo dei “Perdenti” facendoli innamorare tutti: aye, diciamo grazie.
Per loro, la situazione è più o meno questa: stretti tra la banda di Henry e questa… “cosa”. E se alcuni vorrebbero godersi l’estate, Bill vuole trovare il suo fratellino una volta per tutte, soprattutto quando scopre che Ben ha fatto delle ricerche per conto suo ed è molto documentato sulla storia di Derry. Perché ci sono dei punti chiave che uniscono le fogne della città a una casa fatiscente costruita intorno a un pozzo dell’acqua e tutti ammettono di aver visto un pagliaccio agghiacciante (Bill Skaarsgard) animare le loro paure: quella creatura gli sta dando la caccia ma, se resteranno uniti, il gioco delle parti potrebbe anche invertirsi.
Nell’immenso romanzo di King del 1986, “It” è il pronome neutro della lingua inglese e si riferisce all’entità mutevole che si nutre della paura dei bambini: una storia memorabile per la struttura narrativa, le idee, la forza con cui evoca paure ancestrali, pulsioni e sentimenti dei personaggi. Un romanzo introspettivo, esplicito nei contenuti della violenza, del turpiloquio e del sesso, eppure mai volgare, perché affronta gli aspetti più complessi e profondi della natura (e della paura) umana.
Sono stato un “kinghiano” fedele e metodico, ma non è fazioso definire “indegna” la prima trasposizione cinematografica di Tommy Lee Wallace scritta per la TV; anzi, credo abbia portato un danno enorme al romanzo, sia per i tagli grossolani alla trama, sia per la povertà di certi effetti speciali.
Nonostante i contenuti vergognosi e la bassezza di certi programmi televisivi in fascia non protetta, le tematiche di “It” diventano una spina nel fianco per qualsiasi regista voglia allargare al massimo la rosa degli spettatori: ciò significa semplificare la trama, filtrare il “politicamente scorretto” (che di solito è la verità), giocare con l’erotismo senza scadere nel porno senza far insorgere chi ha letto il libro o, viceversa, beccarsi censure paradossali. Se a tutto questo si aggiunge una produzione travagliata, la salita diventa vertiginosa.
La scalata è toccata al regista argentino Andy Muschietti, classe 1973 di origini italiane, approdato a Hollywood con il film “La Madre”. Nonostante la sua breve filmografia, già dalle prime scene dimostra di saperci fare con una narrazione fluida e ricca di dettagli; Muschietti si prende i giusti tempi per descrivere il carattere dei personaggi e farci sprofondare negli incubi del clown Pennywise. Situazioni orribili si alternano alle vicende degli adolescenti (rapporto con i genitori, bullismo, primi amori), i quali traggono forza dalle loro debolezze con coraggio e senso dell’umorismo. Come nel romanzo, anche qui si ride spesso. Bravi i giovani attori e bravissimo Bill Skaarsgard nei panni del clown, molto più “Pennywise” di quanto non fosse Tim Curry nella versione precedente. La Beverly di Sophia Lillis fa davvero innamorare, com’è giusto che sia, ma di nuovo non si riesce ad andare fino in fondo: perché è lei il personaggio chiave che nel romanzo unisce il gruppo e dà un vero senso al finale, mentre al cinema si cercano alternative più facili da raccontare che, però, lasciano incertezze di trama.
Anche la suddivisione in “Prima Parte: adolescenti/Seconda Parte: adulti” è un’ulteriore semplificazione che toglie suspance, a differenza del libro, che porta avanti la vicenda di entrambe le epoche svelando i fatti poco a poco.
Un’ultima riflessione: nel 1986 King insegnava a tutti come far paura alla gente, e scrittori e sceneggiatori hanno imparato la lezione. A 30 anni di distanza, il remake di “It” non riesce a proporre qualcosa di realmente nuovo nel panorama del cinema horror: per questa ragione, agli amanti della letteratura consiglio il romanzo, perché rimane un’esperienza davvero coinvolgente. Tutti gli altri potranno godersi questo film ben confezionato, che si paga il biglietto e onora “il Re” con un lavoro ben strutturato, capace di spaventare ed emozionare. Aspettiamo la seconda parte.

Asterix451

 
Di Angie (del 23/10/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 157 volte)
Titolo originale
Pixels
Produzione
USA 2015
Regia
Chris Columbus
Interpreti
Michelle Monaghan, Peter Dinklage, Adam Sandler, Ashley Benson, Sean Bean.
Durata
100 Minuti

Vi ricordate gli anni '80? I tempi magici dei videogiochi Arcade e delle sale giochi dove con un gettone ti lanciavi nel mondo di Pac-Man & Co! Ecco che con la pellicola d'azione “Pixels”, ci riporta a quei tempi. Il film inizia con due ragazzini Sam Brenner, appassionato di videogiochi che, insieme al suo migliore amico William Cooper, detto “Ciube” (essendo un fans di Stars Wars) vanno per la prima volta in una sala giochi. Sam, mente geniale, vince ogni gara comprendendo gli schemi dei giochi. In una finale dei giochi Brenner si scontra con Eddie Plant, un attaccabrighe, noto come “Fireblaster” e famoso per la sua imbattibilità nei videogiochi, arrivano pari.
Si sfidano, così per l'ultima partita a Donkey Kong, dove purtroppo Brenner perde. A fine di quel campionato una cosiddetta “capsula del tempo” con all'interno il filmato del campionato viene mandato nello spazio come parte di un esperimento della Nasa. A distanza di molti anni, un'intelligenza aliena ritrova quella capsula col filmato e, attacca il Pianeta Terra credendo di essere sfidata. Ora toccherà a quei concorrenti ragazzini ormai cresciuti: Sam Brenner (Adam Sandler), diventato un comune operaio, William Cooper (Kevin James) ora Presidente, Eddie Plant (Peter Dinklege) e Ludlow Lamonsoff (Josh Gad) a rimediare all'equivoco.
Formano una squadra, a cui si unisce anche il colonnello Violet Van Patten (interpretata dalla bella Michelle Monoghan), una specialista del settore che fornisce loro le armi necessarie per combattere gli alieni. Chris Columbus regista di “Mamma ho perso l'aereo” e i primi due di “Harry Porter” dirige “Pixels”, il suo 14esimo film.
Una commedia divertente i cui protagonisti assoluti sono un quartetto di nerd, tutti campioni di videogiochi negli anni '80, che vengono chiamati e catapultati così dalla loro vita tranquilla e monotona al pentagono per salvare il mondo dall'invasione aliena. L'ispirazione di questo film arriva da un cortometraggio francese del 2010 di Patrick Yean. Nonostante sia stato stroncato dalla maggior parte dalla critica, ha avuto un buon successo al box office, incassando 237 milioni di dollari, a fronte di un budget stimato in 88 milioni. Belli gli effetti speciali. Un buon cast, personaggi molto simpatici. Devo dire che pur non amando i videogiochi il film è riuscito ad incollarmi allo schermo. Pellicola decisamente gradevole, carina e divertente che strappa qualche risata, con un finale pienamente riuscito nel suo intento quello di :intrattenimento del pubblico.
Graziosi i titoli di coda che ricordano il film in formato videogioco anni '80. In conclusione anche se non è nulla di eccezionale consiglio di darci un'occhiata. In modo particolare lo suggerisco agli appassionati dei videogiochi, in quanto questa visione li farà rituffare con un pizzico di dolce malinconia nel fascino degli anni '80, ricordando quei tempi in cui i videogames erano qualcosa di assolutamente nuovo e si passavano le giornate nelle sale gioco. Se poi vogliamo aggiungere che la sua durata normale di 1ora e 40 minuti è adatto anche ai più piccoli che si faranno qualche risata.

Angie

 
Di Miryam (del 13/10/2017 @ 05:00:00, in libri, linkato 167 volte)
Titolo originale
 
Autore
Stefan Ahnhem
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
2016

Nel buio e ovattato inverno svedese, precisamente a Stoccolma, il ministro della giustizia lascia il palazzo governativo e per evitare i giornalisti, l’uomo decide di uscire dalla parte laterale dell’edificio per giungere alla sua automobile. Peccato però che non ci arriverà mai, infatti poco dopo verrà trovato il suo cadavere privo di organi. Nello stesso momento a Copenaghen, viene rinvenuto il corpo straziato della moglie di un importante giornalista televisivo, anche questo privato degli organi.
Mentre su quest’ultimo caso indaga l’ispettor Dunja Hougaard, nell’altro a Stoccolma troviamo l’ispettor Fabian Risk.
Nonostante gli omicidi siano stati compiuti in due stati diversi, sembra che le morti siano collegate, non solo, non saranno le uniche, altri corpi mutilati verranno ritrovati e ben presto le strade di Fabian e Dunja si collegheranno e i due ispettori si troveranno a lavorare insieme per cercare di porre fine a questo massacro e soprattutto scoprire cosa si nasconde dietro a questi macabri rituali. “L’Angelo di Ghiaccio” è stato scritto dallo svedese Stefan Ahnhem già conosciuto al pubblico con il romanzo, il suo primo thriller “Adesso tocca a te”.
Non conoscevo questo scrittore ma leggendo la sinossi ho subito pensato che fosse il libro perfetto per me visto che amo i libri adrenalinici con risvolti macabri come si può vedere dalle varie recensioni fatte.
È una trama molto complessa, infatti le prime cinquanta…sessanta pagine sono un po’ confuse, soprattutto per i vari nomi stranieri che vengono citati, però credo che questa sia l’unica pecca del libro, infatti coinvolge il lettore il quale come me cerca di valutare tutti gli indizi per indovinare quali sono i legami tra le due indagini.
Nonostante si riesca a capire verso le ultime cento pagine chi è il killer, resta sempre oscuro il motivo di quelle efferate azioni. Ahmhem riesce a portare avanti due indagini sconvolgenti con un movente che ha a che fare con la vendetta, una vendetta atroce come il vero titolo del libro che a parer mio sarebbe stato giusto conservare, infatti “La nona tomba” è più fedele alla trama del romanzo, chi lo leggerà capirà il perché.
Concludendo, il libro si chiude con un piccolo assaggio delle prossime avventure di Fabian Risk, perciò se amate i thriller che impressionano, ci vedremo presto in libreria con la prossima uscita.

Miryam

 
Di Angie (del 27/09/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 273 volte)
Titolo originale
Hacksaw Ridge
Produzione
Australia - USA 2016
Regia
Mel Gibson
Interpreti
Andrew Garfield, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Luke Bracey.
Durata
131 Minuti

Desmond Doss (Andrew Garfield) è un ragazzo semplice cresciuto sulle montagne della Virginia, accudito dalla sua famiglia secondo la fede della chiesa cristiana. Un giorno, ancora ragazzino, quando per gioco lottava con suo fratello Hal che, non ha per poco ucciso, fu la causa maggiore che rinforzò la sua credenza nel comandamento sul “non uccidere”.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Desmond decide di arruolarsi e di servire il suo paese. Ma lui non è come gli altri. Cristiano e obbiettore di coscienza, il giovane rifiuta di impugnare le armi e uccidere. Vuole servire l'esercito come soccorritore medico. Spedito, così, sull'isola di Okinawa, contro il pregiudizio dei compagni, combatterà senza armi ma, solo con la sua fede, contro l'esercito nipponico. In questa tremenda battaglia molti commilitoni di Doss rimangono feriti, non resta al gruppo che ritirarsi. Ma quando tutto sembra precipitare è proprio Desmond che non batte in ritirata con i suoi compagni, ma resta sul campo e, schivando i colpi del nemico, conduce i soldati feriti al bordo della scarpata e li cala giù con una corda. Ogni volta volta che ha tratto in salvo un compagno, Doss si mette subito alla ricerca di un altro per portarlo in salvo. Così facendo recuperò e mise in salvo ben 75 uomini senza sparare un colpo.
" La Battaglia di Hacksaw Ridge", film diretto da Mel Gibson, che ritorna a distanza di dieci anni da “Apocalypto”, racconta la storia vera di Desmond Doss, il primo obbiettore di coscienza dell'Esercito Statunitense che ricevette la medaglia d'onore del Congresso per aver salvato dozzine di soldati come medico. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto 2 Premi Oscar, 3 candidature e Golden Globes, 5 candidature e vinto un Premio Batfa e 1 candidatura a Lond Critics.
Non conoscevo, prima di vedere questa pellicola, la storia di Desmond questo eroe che ha salvato tante vite e, devo dire che è una storia che ha dell'incredibile: come la forza delle convinzioni e delle idee possano vincere su tutto anche nei momenti peggiori! Il film per i più sensibili, è veramente crudo. Si vedono cruente scene di battaglia con corpi mutilati, giovani cadaveri e, in mezzo a tanta violenza si contrappone questa figura di Doss, capace da solo con la sua fede di salvare tantissime vite umane. Un gran bel film! Scene spettacolari, dove le immagini emozionano e il ritmo è a tratti anche adrenalinico.
Ottimo cast. Tutti molto bravi nelle loro interpretazioni, soprattutto il protagonista interpretato da Andrew Garfield, che abbandona la maschera di Spider-Man e veste i panni di un eroe umano, disposto a servire e onorare il suo Paese solo con la forza della sua fede. Io non amo molto i film di guerra ma mi è piaciuto, è stata una bellissima storia veramente coinvolgente e commovente anche in alcune scene. In conclusione direi che è un film da non perdere perché non è il solito film di guerra, di combattimento, ma è una storia epica che scava a fondo nell'animo umano: è una grande lezione di vita!

Angie

 
Di Miryam (del 14/09/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 225 volte)
Titolo originale
Nemiche per la pelle
Produzione
Italia 2016
Regia
Luca Lucini
Interpreti
Margherita Buy, Claudia Gerini, Giampaolo Morelli, Paolo Calabresi, Gigio Morra.
Durata
92 Minuti

Fabiola (Claudia Gerini) è la dirigente di un’agenzia immobiliare, praticamente la classica donna in carriera, amante del lusso, capace di passare sopra chiunque pur di raggiungere l’obiettivo prefisso, elargisce denaro pur di ottenere quello che vuole, veste solo abiti attillati e l’immancabile tacco dodici. Dall’altra parte troviamo Lucia (Margherita Buy) che di professione fa la psicologa per cani, un tipo molto ansioso, altruista, sempre disponibile, veste solo abiti in fibra naturale in maniera piuttosto goffa, meticolosa pure nel cibo, infatti non condivide le proteine animali. Due persone, come si può notare dalle descrizioni, agli antipodi, una cosa sola le accumuna, sono state sposate entrambe con Paolo (Stefano Santospago), prima Lucia e poi Fabiola. Questo è il motivo per il quale nessuna delle due riesce a stare nella stessa stanza con l’altra. Purtroppo però, a seguito di un incidente stradale, Paolo perde la vita e le due acerrime nemiche vengono così convocate dall’avvocato del defunto, un certo Stefano (Paolo Calabresi), perché c’è in ballo un’eredità.
Non sempre far parte di un testamento può essere un fatto piacevole, come per esempio in questo caso, infatti l’eredità consiste nel dover accudire un bambino di circa sette anni, Paolino Junior (Jasper Cabal), orfano di madre e che Paolo aveva avuto con una donna cinese durante una scappatella extraconiugale. Quindi, visto i fatti, le due amiche-nemiche dovranno loro malgrado trovare un punto d’incontro per prendersi cura del bimbo.
Da principio le due donne assumono un atteggiamento di sfida cercando di gareggiare per ottenere l’affidamento del bambino, però poi, anche grazie al comportamento divertente di Paolino che sembra addirittura più maturo delle due “neo mamme”, riescono a diventare addirittura complici pur di non perdere questo affidamento, perché ormai sentono entrambe di nutrire un profondo affetto e amore verso quel bimbo innocente.
Luca Lucini, dopo “Tre metri sopra il cielo”, “L’uomo perfetto” e altro ancora, ritorna sul grande schermo con l’ultima opera “Nemiche per la pelle “, dove si avvale anche della collaborazione della Buy per la stesura del film. Commedia tutta da ridere, fresca, simpatica, molto leggera e scorrevole anche se di fondo vuol far emergere un forte messaggio e cioè che non serve una moglie e un marito per crescere un bambino, l’importante è circondarlo d’affetto e di amore. Nel film le due fantastiche attrici riescono a far funzionare il tutto nonostante siano una l’opposto dell’altra, ma è proprio la loro diversità che rende la pellicola più vera e vicina alla realtà dei nostri giorni.
Questo non sarà magari un film che verrà ricordato per lungo tempo, però riesce a far trascorrere un’ora e mezza sempre con il sorriso sulle labbra.

Miryam

 
Di Angie (del 02/09/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 225 volte)
Titolo originale
The Program
Produzione
Gran Bretagna 2015
Regia
Stephen Frears
Interpreti
Ben Foster, Chris O'Dowd, Dustin Hoffman, Lee Pace, Jesse Plemons
Durata
103 Minuti

Lance Armstrong, un campione sportivo tra i più grandi della nostra era, che per l'ossessione della vittoria lo spinse a mentire e a tradire la lealtà di una intera comunità. Armstrong (interpretato da Ben Foster) è un giovane ciclista americano. Inizia come dilettante: in pianura va forte ma nei percorsi in salita ha difficoltà. Tuttavia s'inscrive alle gare e ci prova conquistando così l'attenzione dei media che scommettono su di lui. I risultati però, non lo gratificano. Decide di rivolgersi al dottor Michele Ferrari (Gauillame Contet) medico italiano, per inserirlo nel suo “programma” di allenamento che prevede l'assunzione di Epo, una sostanza per migliorare le prestazioni fisiche.
Ma Ferrari lo respinse perché non aveva il fisico adatto. Armostrong poi si ammala: gli viene diagnosticato un tumore ai testicoli. Ma la sua ambizione e caparbietà è più forte: sconfigge il male e torna in pista. Il suo obbiettivo è non perdere mai! Più forte di prima torna dal medico italiano Ferrari perché lo sottoponga questa volta senza rifiuto da parte del dottore al suo “programma” con cui migliora gli atleti. Si tratta di una strategia di doping a base di “Epo”, trasfusioni, ormoni della crescita, cortisone e testosterone per correre sempre più forte e sempre vittoriosi ma, illegalmente. I due cominciano così a collaborare al più grande imbroglio nella storia dello sport.
Il regista, candidato Oscar Stephen Frears, dopo il successo di “Philomena” porta sul grande schermo il più convincente ed elettrizzante imbroglio sportivo di tutti i tempi: quello di Lance Armostrong, vincitore di ben sette volte consecutive al Tour De France, con il film “The Program”. Tratto dall'omonimo libro del giornalista irlandese David Walsh, che fu testimone dell'ascesa e della caduta di Armostrong, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer. Il film ripercorre le tappe della vita del grande ciclista statunitense: dai successi sportivi, considerato come una sorte di “eroe nazionale”, alla lotta contro il cancro, fino dall'ammissione di doping, trasformandosi così nell'emblema di uno dei truffatori più sofisticati nell'ambito della storia sportiva.
Un Armstrong il più bravo di tutti non solo nel vincere ma anche nel barare. È riuscito sempre a non risultare mai positivo al controllo antidoping. Tutto sommato è un buon film che tiene incollati allo schermo, anche se è una storia praticamente già conosciuta attraverso documentari e notiziari.
La pellicola scorre con un buon climax, senza annoiare grazie anche all'ottima performance di Ben Foster aiutato da una netta somiglianza al ciclista. Inoltre per calarsi ancor meglio nei panni del giovane Armstrong, Foster racconta di essersi sottoposto a un trattamento di doping sotto stretto controllo medico. E una proiezione interessante che merita la sua visione a chi ama le storie vere e anche per coloro che non sono appassionati al ciclismo (come la sottoscritta) perché fu uno dei più grandi casi di una delle bugie più ben riuscite nel mondo dello sport.

Angie

 
Di Namor (del 24/08/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 229 volte)
Titolo originale
The Dark Tower
Produzione
USA 2017
Regia
Nikolaj Arcel
Interpreti
Idris Elba, Katheryn Winnick, Matthew McConaughey, Claudia Kim, Jackie Earle Haley
Durata
95 Minuti

Le notti di Jake (Tom Taylor) sono costellate di brutti incubi ricorrenti ad un altro mondo popolato da strani personaggi, tra cui emergono L’uomo in nero (Matthew McConaughey) un potente tiranno che grazie alla sua magia governa con terrore il Medio-mondo, pianeta da cui provengono continui attacchi alla Torre Nera per distruggerla e una volta abbattuta invadere la Terra per sottometterla al suo volere.
A difendere la Torre Nera vi è Il Cavaliere (Idris Elba) l’ultimo sopravvissuto di questa temuta congrega di guardiani della pace.
Jake disegna e conserva tutto quello che sogna in cerca di una risposta ai suoi incubi ricorrenti, e per tale mania sua madre molto preoccupata dopo gli ultimi eventi, decide di affidarlo ad un centro psichiatrico specializzato in recuperi di persone con tali problemi. Ma i due accompagnatori della clinica che vengono a prenderlo a casa per accompagnarlo al centro hanno un qualcosa di anomalo, e Jake se ne accorge in tempo per fuggire e cercare da solo le risposte ai suoi incubi che saranno sciolti una volta avuto accesso al Nuovo-mondo.
Tratto da una serie di romanzi di Stephen King scritti tra il 1982 e il 2012, “La Torre Nera” è un progetto accarezzato per lungo tempo da molti filmaker più famosi del regista Nikolaj Arcel.
Il Cast comprende Matthew McConaughey che ambiva a recitare in un opera di King, personalmente l’ho trovato molto affascinante nel ruolo di questo demonio ideato da Stephen King. Le pistole a Idris Elba per difendere la Torre Nera gli sono state affidate dopo aver scalzato Javier Bardem per il ruolo del Pistolero Roland Deschain. Buono anche il resto del cast con attori di minor rilievo ma molto efficaci al progetto. Che dire? La pellicola è un discreto intrattenimento per chi non ha letto i volumi della serie o i fumetti, impensabile che possa soddisfare i fan, che io compreso pur non avendo letto i volumi non ho riscontrato il giusto pathos degno della solenne opera di King.
Unica particolarità che mi ha dato spunto di riflessione una volta finito il film, riguarda i due attori protagonisti che con la loro performance si sono dimostrati pronti a una nuova investitura: McConaughey può tranquillamente scegliere dei ruoli da cattivo in pellicole molto più meritevoli, e Elba è pronto per ereditare lo scettro di Denzel Washington nei film action.

Namor

 
Di Angie (del 13/08/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 326 volte)
Titolo originale
A Royal Night Out
Produzione
Gran Bretagna 2015
Regia
Julian Jarrold
Interpreti
Sarah Gadon, Bel Powley, Jack Reynor, Rupert Everett, Emily Watson.
Durata
97 Minuti

E la sera dell'8 maggio 1945, giornata della vittoria degli alleati contro la Germania nazista. Le strade di Londra sono un pullulare di gente, di voci e schiamazzi, aspettando che il Re Giorgio VI faccia il suo discorso alla radio. Le due giovani figlie Elizabeth (Sarah Gadon), futura regina Elisabetta II e Margaret (Bel Powley) stanche del rigido protocollo reale scalpitano per uscire a festeggiare nel caos gioioso che si è riservato per le strade di Londra. La madre Elisabetta I si oppone a questa uscita ma, il padre Re Giorgio (Rupert Everet) acconsente a mandare le ragazze al ballo che si terrà all'Hotel Ritz, scortate però da due guardie reali e rientro a mezzanotte.
Appena arrivate all'Hotel, Margaret, la sorella minore, più intraprendente riesce ad eludere la sorveglianza delle guardie e scappa via dall'Hotel. La sorella Elizabeth è costretta ad inseguirla per tutta Londra. Durante la ricerca della pazza sorellina, la futura regina s'imbatte in Jack (Jack Reynor), un giovane aviere un po' demotivato verso lo spirito patriottico nazionale che decide di aiutarla a ritrovare la svampita ed imprudente sorella. Senza rivelare le loro identità le due sorelle passano così una notte tra i sudditi in festa. Quando finalmente si ritrovano si scopre la loro identità di Principesse e tornano, oramai in ritardo, a Buck ingham Palace. Elizabeth in quel momento capisce di essere cambiata e di aver vissuto la notte più bella e libera della sua vita.
Una Notte con la Regina”, titolo originale “A Royal Night Out”, è un film commedia creata con maestria e altrettanta fantasia dal regista Julian Jarrold. Trae ispirazione da un episodio realmente accaduto: l'uscita di Elizabeth e Margaret, all'epoca di solo 19 e 14 anni, dalla residenza reale la sera della vittoria per recarsi al ballo all'Hotel Ritz. Ma questa pellicola non narra proprio gli eventi reali, è un po' improntata come una favola ironica che racconta la folle avventura delle due Principesse (aumentandone un po' l'età) che si svolge con “inseguimenti e baldorie, che non annoia lo spettatore che segue con interesse. Molto brave entrambe le due attrici protagoniste nel loro ruolo di principesse: Margaret una svampita pasticciona e incosciente, l'altra Elizabeth più saggia e responsabile. Trama semplice, divertente e appassionante. Una notte divertirsi fino all'alba: un desiderio così universale che nessun essere umano può dire di non averlo espresso almeno una volta. Neanche dalle stanze reali di Buckingham Palace!
E una classica commedia romantica, deliziosa con un tocco di humour che fa sorridere, una visione adatta soprattutto al pubblico femminile. Tutto sommato questo film, senza grandi pretese, con atmosfere frizzanti e vivaci, fa trascorrere due ore in totale rilassatezza che ogni tanto non guasta!
Lo consiglio a chi ama commedie romantiche, spensierate e avventurose.

Angie

 
Di Miryam (del 05/08/2017 @ 05:00:00, in libri, linkato 239 volte)
Titolo originale
The Cradle Will Fall
Autore
 
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
1985

L’intera storia gira intorno ad un ospedale, il Westlake Hospital dove opera un bravo e stimato ginecologo candidato al premio Nobel, il dottor Highley, direttore della stessa struttura. Questi, conduce un programma di ricerca sulla maternità, un progetto però che viola ogni principio etico di medicina.
Una sera Katie De Maio, sostituto procuratore nonché personaggio più di spicco del libro, a causa di un lieve incidente automobilistico, viene ricoverata in questo ospedale. In piena notte, essendo sotto l’effetto di tranquillanti crede di vedere dalla finestra un uomo trasportare il cadavere di una donna per poi sistemarla dentro il bagagliaio di una grossa auto. La mattina però una volta sveglia e un po’ confusa non capisce se quello che ha visto era vero o frutto di uno dei suoi soliti incubi che si fanno avanti dopo la morte del padre e poi di recente quella del marito.
Il fatto è che dopo alcuni giorni, viene a sapere che una certa Vangie Lewis si è suicidata, ma il fatto più inquietante e che una volta visto il volto della donna, Katie scopre che è la stessa che ha visto quella notte in ospedale fuori dalla finestra. Suicidio? Che strano! Come può una donna uccidersi dopo essere riuscita finalmente a rimanere incinta e non parlare d’altro che della sua amata e tanto attesa gravidanza? Katie a questo punto comincia a farsi delle domande diventando così un personaggio alquanto scomodo per il nostro assassino.
“La Culla Vuota” è da attribuire alla scrittrice statunitense alquanto attempata visto che appartiene alla classe 1927, Mary Higgins Clark, le si devono più di quaranta libri.
Se devo dirla tutta… mai sentita nominare! Infatti questo giallo mi è capitato nelle mani perché mia zia lo stava per buttare, ma da lettrice che sono, me ne sono subito appropriata.
Non è proprio da catalogarlo thriller perché già dai primi capitoli si capisce chiaramente chi è l’artefice, ma sono il susseguirsi colpi di scena veramente interessanti che fanno cambiare gli eventi nel giro di poche pagine. Tutto il romanzo poi si svolge in una settimana e questo rende il libro molto intrigante che ti tiene inchiodato alla lettura. Inoltre fa riflettere molto sulle tematiche importanti e attuali come la fecondazione assistita, è un libro che se viene letto dalle donne, beh qualche brivido in più lo trasmette perche i soggetti vengono usati come cavie da laboratorio. Sarà un libro scritto più di trent’anni fa da una scrittrice che ormai e vicina ai 90, ma le sue trecento pagine sono proprio agghiaccianti e avvincenti…da leggere!

Miryam

 
Di slovo (del 02/08/2017 @ 05:00:00, in redazione, linkato 304 volte)
Siamo lieti di comunicare ai nostri fedelissimi lettori che dopo una lunga assenza, derivante da cause di forza maggiore, Blogbuster è tornata online, e torneremo prestissimo a pubblicare recensioni. Scusate l'attesa e grazie per la pazienza : - D
 
Di Angie (del 06/03/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 240 volte)
Titolo originale
Race
Produzione
Germania, Canada, Francia 2016.
Regia
Stephen Hopkins
Interpreti
Stephan James, Jason Sudeikis, Jeremy Irons, Carice van Houten, Eli Goree.
Durata
134 Minuti

Sono trascorsi 35 anni dalla morte di Owens e, oggi con il lungometraggio “Race- il colore della vittoria”, racconta la sua storia: questo atleta afroamericano che nel 1936, allora ventiduenne sorprese il mondo con un'impresa storica.
Contro ogni aspettative vinse quattro medaglie d'oro in una sola Olimpiade trionfando nei 100 metri, nei 200 metri nel salto in lungo e nella staffetta 4x100 tenutesi a Berlino, sotto agli occhi esterrefatti di Adolf Hitler. Jesse, un giovane atleta di colore, che nell'America ancora segregata degli anni trenta, riesce fra mille sacrifici a farsi accettare alla prestigiosa Ohio University, dove i neri sono in nettissima minoranza e hanno vita dura.
Lo sport dei bianchi è il football ma in atletica i neri si fanno già valere. Grazie al coach Larry Suyder (Jason Sudeikis) Jesse comincia ad allenarsi e nonostante alle tensioni razziali che subisce, non ci bada, quando corre pensa solo a vincere e oltrepassare i suoi ostacoli. Vuole dimostrare a sé stesso e agli altri che può farcela, che può vincere e diventare un esempio a tutti, non solo come atleta ma anche come uomo.
In una sola giornata e in meno di un'ora Owens batte quattro record del mondo ed è pronto a vincere le fatidiche quattro medaglie d'oro alle Olimpiadi. Mancano pochi mesi alle famose Olimpiadi del 1936 e, il Comitato Olimpico Americano è indeciso a partecipare alle gare come segno di protesta contro il regime hitleriano che non vuole nessun ebreo e nessuno atleta di colore. Dopo un acceso dibattito pro e contro, partecipare o boicottare, l'America decide di partecipare e Jesse arriva finalmente a Berlino alle famose Olimpiadi. Vince le sue quattro medaglie d'oro, un duro colpo per il regime nazista!
E non solo, ma durante le manifestazioni delle gare Jesse stringe anche una profonda amicizia con il suo avversario tedesco Luz Long (David Kross) sfidando le ideologie naziste. Peccato che a questo incredibile atleta, l'uomo che cambiò la storia in 10 secondi netti (record rimasto imbattuto per ben 48 anni) non gli sia mai stata consegnata la giusta onorificenza. La Casa Bianca non gli riconobbe il successo ottenuto alle Olimpiadi di Berlino, così come il mondo, forse, non gli riconobbe, al tempo, il successo ottenuto per la battaglia contro la discriminazione razziale. Per ricevere un qualche riconoscimento l'atleta dovette aspettare il 1976 quando venne invitato alla Casa Bianca dal Presidente Gerard Ford dove ricevette la Medaglia Presidenziale della Libertà.
Il film voluto ed approvato da Marlene, figlia del campione, è diretto dal regista australiano Stephan Hopkin, già noto al pubblico con “Nightmare 5” èPredator2”. Ad interpretare il protagonista di questa leggenda atletica mondiale è Stephan James (già star di “Selma”) che riesce molto bene sia nella recitazione e sia ad interpretare tutte le sue imprese sportive riuscendo a rendere realistiche le gare. A me, personalmente, è piaciuto molto. 138 minuti senza un attimo di noia, anzi, si prova anche suspense durante le gare. Una storia appassionante con attori molto bravi. Il tema del pregiudizio razziale è ben affrontato come pure il periodo storico, ottima ricostruzione della Berlino 1936. Commovente l'amicizia tra Owens e il campione tedesco mette così in risalto i veri valori dello sport.
Un film che consiglio a tutti.

Angie

 
Di Asterix451 (del 27/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 351 volte)
Titolo originale
Allied
Produzione
USA 2016
Regia
Robert Zemeckis
Interpreti
Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Daniel Betts.
Durata
147 Minuti
Trailer

Nell’Africa occupata dalle truppe naziste, l’ufficiale canadese con incarichi di spionaggio Max Vatan (Brad Pitt) viene paracadutato nei pressi di Casablanca per incontrare l’agente della Resistenza francese Marianne Beausejour (Marion Cotillard): insieme, fingendosi marito e moglie, dovranno infiltrarsi nella rete di conoscenze che ruotano intorno all’ambasciatore tedesco per organizzare un attentato ed eliminarlo.
La missione è delicata e i rischi di essere scoperti sono elevati, ma i due agenti hanno le qualità per portare a termine il lavoro, non fosse per una iniziale diffidenza che rischia di compromettere la copertura. Sarà Marianne a trovare il modo di avvicinare Max abbastanza da creare quell’intesa che li renderà credibili fino al momento di entrare in azione, e che si consoliderà dopo, in un amore che li condurrà al matrimonio una volta rientrati in Inghilterra.
Così, sembra tutto perfetto, ma la perfezione non è di questo mondo. Infatti, mentre i due coniugi cercano di sopravvivere ai bombardamenti tedeschi crescendo la loro figlia, la felicità di Max viene incrinata da una notizia inaspettata che riguarda proprio sua moglie: per i servizi segreti, lei è una spia del nemico. Toccherà a Max verificare e, se così fosse, eliminarla senza indugio. Serve un test, servono nervi saldi per portare a termine la missione: però Max deve esserne certo e lui stesso non si fida dei servizi britannici; contravvenendo agli ordini, comincerà una indagine personale e pericolosissima per fugare qualsiasi sospetto. Ma chi gli garantisce che invece non sia un test per valutarlo, in vista di un importante incarico di spionaggio? Infatti, si parla di lui per riorganizzare la Resistenza in Francia e rovesciare i fascisti di Vichy.
Robert Zemeckis (“Ritorno al futuro”, “Forrest Gump”, “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, “Cast Away”) torna alla macchina da presa per dirigere una storia di spionaggio bellico ricca di suspance, avvalendosi della collaborazione di Steven Knight per la sceneggiatura (autore del particolarissimo “Locke”) e da una coppia affascinante e talentuosa come Marion Cotillard e Brad Pitt: le basi per un film indimenticabile ci sono tutte e credo che il risultato per il pubblico e per la critica sia apprezabile, anche se… mi sarei aspettato di più, considerato il “palmares” di tutti.
“Allied” è un bel film, fatto bene. Appagante sotto tutti i punti di vista, dalla ricostruzione storica al pathos di alcune scene (la tempesta di sabbia o il parto durante il bombardamento); poi è interpretato bene da attori sempre in sintonia con la scena. Tuttavia, paragonato alle precedenti esperienze di tutti, la pellicola non brilla per originalità, accuratezza, tensione e, perché no, interpretazione. Soprattutto Brad Pitt, che è stato tanto bello quanto bravo in passato, qui sembra voler “vivere di rendita” nonostante qualche guizzo interpretativo. A tratti ho avuto l’impressione che sia stato rivisto l’incipit di “Mister e Misses Smith”, dove marito e moglie, entrambi killer a pagamento, si ritrovano a doversi uccidere l’uno con l’altro.
Personalmente, trovo che la sceneggiatura mostri diverse ingenuità che si sarebbero potute evitare con piccoli accorgimenti ma, ancora di più, la storia perde ritmo in un punto in cui avrebbe potuto decollare, rinunciando a una caccia alle spie serrata per affidarsi a una promessa di intreccio che poi si risolve in modo semplicistico, con qualche situazione sporadica di azione e a un finale abbastanza inverosimile. Da questa coppia di regista e sceneggiatore mi aspettavo di più, ma non si può dire che il film sia brutto.
Resiste nelle sale e sembra che stia incassando bene, indice di buon gradimento da parte del pubblico. Per questo, al di là dei giudizi personali forse cavillosi, mi sento di consigliarlo a coloro che desiderino trascorrere la serata in compagnia di un film multigenere che emoziona, diverte e sicuramente incuriosisce.

Asterix451

 

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