|
Titolo originale
|
Green Zone
|
|
Produzione
|
Gran Bretagna, USA, Francia, Spagna 2010.
|
|
Regia
|
Paul Greengrass
|
|
Interpreti
|
Matt Damon, Greg Kinnear, Brendan Gleeson, Khalid Abdalla, Amy Ryan.
|
|
Durata
|
115 Minuti
|
|
Trailer
|
|
Baghdad, gli Americani conquistano la capitale. La guerra è appena finita, Saddam è in fuga e la città versa nel caos più totale, bersagliata dal fuoco dei bombardamenti notturni che devastano vite, strade e palazzi; sotto un cielo illuminato dai traccianti, due auto corrono via nella notte per portare in salvo un uomo chiave dell’Esercito Iracheno: il Generale Al Rawi (Igal Naor), noto all’Intelligence Americana come il “Jack di Fiori”, che farà di tutto per opporsi alla disgregazione del suo Paese; egli cercherà di mantenere uniti i gerarchi delle armate, e perdipiù conosce la verità suelle armi di distruzione di massa di Saddam. E sono proprio queste che il Delta Force Roy Miller sta cercando (Matt Damon), al comando di una delle tante squadre incaricate di identificare e perlustrare quei siti in cui si ritiene essero fossero dislocate. Missioni pericolose, durante le quali la vita degli uomini viene messa a repentaglio continuamente ma che, apparentemente, non conducono a nulla; infatti gli uomini della Delta irrompono in vecchi magazzini fatiscenti, nei quali non vi è traccia degli arsenali nascosti che la CIA dichiara invece individuato. Il dossier Top Secret che contiene le informazioni di “Magellano” (una misteriosa fonte) sembra essere un enorme buco nell’acqua. Roy Miller cerca di parlarne ai suoi superiori ma viene esortato ad eseguire gli ordini, senza fare domande: è evidente che dietro a quelle missioni ci siano giochi sporchi, al di fuori della sua sfera di competenza, e Miller non può fare altro che rispettare le direttive e riprendere le ricerche. Tutto sembra arenarsi sul dossier di Magellano, dunque, e solo con l’aiuto di Freddy (Kalid Abdalla ), un Iracheno che ha acquisito informazioni importantissime e decide di collaborare con gli Americani, Miller individua una pista che lo condurrà sul pericoloso terreno della diplomazia corrotta, la stessa che manipola la verità su questi armamenti che sembrano non esistere. Inizierà così la sia missione in solitaria alla ricerca della verità, e quindi del Generale Al Rawi in persona, appoggiato da un indisciplinato Agente CIA (Brendan Gleason) che vorrebbe ristabilire un vero ordine nel Paese, e non un governo fantoccio filoamericano. Paul Greengrass ( regista della trilogia di Bourne) torna a dirigere Matt Damon in questo spy-movie dallo sfondo bellico, riproponendo le carte dei loro film precedenti. Infatti, nonostante le ambientazioni differiscano, nessuno avrebbe da ridire se il protagonista si chiamasse ancora Jason Bourne: stesso pathos, stesse inquadrature traballanti, stessa frenetica concitazione degli eventi in una trama di scatole cinesi. Matt Damon piace nel ruolo di Roy Miller, il soldato buono che mette a repentaglio la vita per l’amore della verità, e il film cattura dalla prima scena, fino alla fine, senza cadute di ritmo. Sono convincenti ed emozionanti i due “Iracheni”, Freddy (l’ex “Cacciatore di Aquiloni”) ed Al Rawi, mentre Greg Kinnear è sufficientemente viscido nel ruolo del funzionario spregiudicato: sfumature che spesso caratterizzano le sue interpretazioni. Belle ambientazioni, tra i vicoli di una Baghdad devastata dalla guerra; è spettacolare l’impiego dei mezzi e degli equipaggiamenti militari, anch’essi protagonisti come le persone; efficace la colonna sonora, che dona uno straordinario effetto presenza all’interno della sala. Nonostante i moltissimi lati positivi, ho patito la tipica regìa “mossa” di Greengrass, che già mi disturbava in Bourne: ottima per alcune scene, al limite della nausea per tutto il resto; una perdita di dettaglio che penalizza un’ottima sceneggiatura. La trama semplice assolve lo scopo, tuttavia resta il solito sapore agrodolce del “risciacquo politically correct”, immancabile e indispensabile al rinnovamento iniziato con Obama. Inoltre è un film, questo, che mi ricorda “The Kingdome”: l’attenzione alla tecnica di guerra e all’azione snatura i personaggi, che comunicano molto poco. Green Zone è sicuramente promosso, guardatelo, ma io aspetto ancora un nuovo “Black Hawk Down”.
Asterix451
|
|
|