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Artista
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Jamiroquai
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Titolo
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Rock Dust Light Star
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Anno
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2010
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Label
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Universal music
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Cambio di etichetta, dalla Sony alla Universal e nuovo disco per i Jamiroquai; Rock Dust Light Star, esce a distanza di cinque anni dal precedente Dynamite.
Ebbene, non so se sia merito del passaggio da una major all’altra, ma quello che si evince dal primo brano, è la forza della band al completo, cosa che era un po’ mancata nei lavori più recenti, troppo contaminati da elettronica e effetti mix. Quello che potrebbe essere l’erede in epoca recente del grandissimo Stevie Wonder, ha effettivamente riproposto dagli anni novanta in poi, il cocktail di funky, rock e soul, molto ballabile, inventato dal sopracitato ragazzo prodigio negli anni settanta. Nel corso degli anni il cappellaio matto inglese Jay Key, leader di una band che è completamente cambiata al suo interno, si è probabilmente un po’ ripetuto, ma ora è tornato con questo album a ottimi livelli, dove ogni arrangiamento è praticamente perfetto, ma il bello è che pur non cambiando di una virgola il proprio genere, Jamiroquai (nome scelto per ricordare e onorare una tribù indiana), ha sfornato un disco teso e fresco, suonato veramente da dio, da ogni singolo componente del gruppo e registrato quasi totalmente in diretta, senza sovvraincisioni aggiunte. Rock Dust Like Star, la prima traccia, si apre con un intreccio tra basso, chitarra e piano elettrico molto armonico e melodico, ma si espande nel rit, che diventa funk rock e dove la chitarra acida porta avanti la linea dei cori, bellissimi in tutto il disco.
Segue il primo singolo uscito e martellato abbondantemente dalle radio, White Knuckle Ride, da super mega festa in piscina, impossibile non muoversi al ritmo di questo funky riempi-pista. Amoke and Mirrors si apre con un basso micidiale, un funk-blues da sobborghi di San Francisco, con una sezione fiati da sballo e cori veramente black music; il sax alla fine è spettacolare. Il giro di basso alla Chic per All Good In The Hood porta avanti tutto il pezzo, che richiama molto certa musica funky-dance che abbiamo ballato negli anni a cavallo tra settanta e ottanta ( vedi Chic, appunto, o Gibson Brothers, ecc.).
Blue Skyes è la ballatona bellissima che sta spopolando in radio adesso; gli arrangiamenti sono perfetti, tra cori e violini , portano proprio un senso di pace e allegria, dato dal cielo quando è azzurro e sereno. La lezione imparata da Stevie Wonder, viene fuori in Lifeline , altra bella canzone piena dei fiati controtempati classici di Wonder. Belle percussioni per l’intro di Hey Floyd, brano tipicamente elettro –funk , non fosse per l’intermezzo reggae centrale, molto azzeccato e molto UB 40 .
Ci sono altre belle tracce in questo album che trovo molto godibile e divertente , completo dal punto di vista dei suoni e mixaggio, che aggiunge un tocco di energia rock, tanto funk e una spruzzata di reggae a un genere che questa band inglese porta avanti dagli anni novanta. Tra l’altro ho visto in rete qualche video e ho potuto apprezzare la solidità e bravura di questo gruppo, praticamente tutto nuovo, anche dal vivo; c’è davvero da divertirsi..ok..buon ascolto!
Andy