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Filumena Marturano
Di Angie (del 06/07/2012 @ 05:00:00, in teatro, linkato 764 volte)
Titolo originale
Flumena Marturano
Produzione
1962
Regia
Eduardo de Filippo
Interpreti
Edurado de Filippo, Regina Bianchi, Enzo Petito, Nina De Padova, Gennarino Palumbo, Carlo Lima, Antonio Casagrande.
Durata
 

Chi non ricorda il grande commediografo e regista teatrale italiano del ‘900 Eduardo De Filippo? Ero bambina, quando assieme ai miei genitori, guardavo le sue commedie e ogni volta riusciva a far provare al pubblico ( qui si vede la sua maestria), le stesse emozioni che lui provava in ogni sua meravigliosa interpretazione.
Ho voluto rivedere uno dei suoi grandi capolavori più conosciuti e più apprezzati dal pubblico e dalla critica: “ Filumena Maturano”.
Commedia in tre atti , caratterizzati tutti e tre dal grande monologo di Filumena ( interpretata da Titina sorella di Eduardo), che racconta la sua infanzia. Una donna dal passato tormentato: era una ragazza, quando si è dovuta trovare a fare il mestiere più antico del mondo per campare e non essere di peso alla sua famiglia. Madre di tre figli, riesce a farsi sposare con un stratagemma dall’uomo con cui convive, Domenico Soriano detto Dummi (Eduardo De Filippo), così che possa dare ai suoi figli, di cui ha sempre taciuto l’esistenza, una famiglia e un nome. Lei, Filumena e una mamma che si getterebbe nelle fiamme per i figli. Lei, da sempre una donna coraggiosa, che mette da parte il suo orgoglio, controllandoli a distanza, riuscendo a crescerli mandandoli sia a scuola che all’università. La tenace Filumena confessa a Domenico che uno dei tre ragazzi è suo figlio e, nonostante le insistenze dell’uomo per conoscere chi di loro lo fosse, la meravigliosa Filumena non rivelerà mai, quale dei tre figli è suo per non danneggiare gli altri. Da qui la celeberrima frase:” 'E figlie so' figlie e so' tutt'eguale!”
Alla fine Domenico cede alle ragioni di Filumena e decide di essere il padre di tutti e tre i ragazzi. Commovente il finale di questa donna che non ha mai versato una lacrima, per poi si sciogliersi in lacrime alla presenza di quell’uomo ora comprensivo, esclamando in tono quasi liberatorio : “Sto chiagnenno… Quant’è bello a chiagnere!”.
Quest’opera ( come qualcuno afferma,) Eduardo la scrisse in pochi giorni, prendendo spunto da una notizia di cronaca apparsa su un giornale. Esaudisce così anche il suo desiderio di scrivere qualcosa di realistico, che portasse dramma e passione sul palcoscenico. Eduardo ci riuscì ed ebbe un enorme successo. Infatti, si racconta, che per ben 33 volte il sipario si aprì e si chiuse sotto un interminabile scrosciare di applausi.
E una commedia capibile anche da chi non è propriamente napoletano e non capisce il dialetto, per cui ne consiglierei la visione a tutti, e sono convinta che la sua visione vi porterà alla ricerca di altre sue meravigliose opere e, perché no… anche da collezionare .

Angie