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Pane e tulipani
Di xanteferranti (del 09/09/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1267 volte)
Titolo originale
Pane e tulipani
Produzione
Italia, Svizzera 1999
Regia
Silvio Soldini
Interpreti
Licia Maglietta, Bruno Ganz, Giuseppe Battiston, Marina Massironi, Felice Andreasi, Antonio Catania
Durata
112 minuti

Apparteneva al nonno di mia moglie. L’ultima volta ha sparato a Caporetto, ma, come può notare, è stato accuratamente preservato dalle insidie della ruggine e dall’usura del tempo. Al Suo posto, eviterei qualsiasi reazione che possa indurmi a mostrarLe l’efficienze della sua meccanica. – Come ha detto, scusi?
Il surreale dialogo, posizionato in uno dei momenti topici del film, si svolge tra Fernando Girasole (Bruno Ganz) e Costantino Caponangeli (Giuseppe Battiston), minacciato con un vecchio fucile per essersi introdotto sotto mentite spoglie… Alt. Conviene che mi fermi e ricominci. La quarantenne casalinga pescarese Rosalba (Licia Maglietta), dimenticata dalla sua comitiva – di cui fanno parte anche suo marito e i due figli adolescenti – in una stazione di servizio al ritorno da una gita a Paestum (si era attardata alla toilette, essendole caduto un orecchino nella tazza del wc), tenta di tornare a casa in autostop, ma, a un certo punto, rimedia un passaggio da un automobilista diretto a Venezia. Lei non ci è mai stata, e così… decide di sfruttare l’occasione per prendersi una piccola vacanza. Senonché, dopo una bella giornata in laguna e una notte passata nella scalcinata Pensione Mirandolina, ha già finito i suoi soldi. Va alla stazione per prendere il treno diretto verso casa, ma lo perde per un soffio. È dunque costretta a rimanere un’altra sera a Venezia, ma non sa dove dormire. Ottiene fortunosamente l’ospitalità dell’unica persona con cui ha finora scambiato qualche parola, il riservato cameriere del modesto ristorante dove ha pasteggiato: si chiama Fernando, è islandese e, si scoprirà poi, è un ex cantante da nave da crociera ed ex detenuto (quando era «giovane e incapace di governare le emozioni» aveva ucciso l’amante della moglie), ora impegnato a sostenere la nuora nell’educazione del nipote Eliseo, abbandonato dal padre; in galera ha imparato a memoria quasi tutto l’Orlando furioso. Inutile dire che tra i due, che continuano a darsi del lei fino all’ultima scena del film, sboccia qualcosa; Rosalba, ormai stabilmente impiantata in casa del cameriere (ma in camere separate!), trova lavoro come commessa nel negozio di un fioraio anarchico (Felice Andreasi), che l’assume per una sua presunta rassomiglianza con la rivoluzionaria russa Vera Zasulič; qui passa interi pomeriggi a suonare una fisarmonica donatale da Fernando. Ma il marito di Rosalba (Antonio Catania), titolare di una ditta di sanitari a Pescara, non si rassegna a perdere una così perfetta donna di casa e, consigliato dall’amante, assume come detective l’imbranato e sfigatissimo idraulico disoccupato Costantino Caponangeli, appassionato di libri gialli e di freccette, per trovare e riportare all’ovile Rosalba. Il piano sta quasi per riuscire: l’investigatore dilettante, malgrado la propria castronaggine, ha scoperto dove la donna lavora e abita: sotto il falso nome di Vittorio Alfieri (!), riesce anche a introdursi nell’appartamento dell’estetista (Marina Massironi) che abita accanto a Fernando, facendosi passare per un cliente, ma viene scoperto dal cameriere. Il destino, però, ci mette ancora una volta lo zampino e… Forse anche i sogni più assurdi possono avverarsi? Davvero non è mai troppo tardi per trovare il vero amore e la felicità? È davvero consolante, ogni tanto, sentirsi rispondere di sì, trascorrendo due ore di allegria e poesia in compagnia degli indimenticabili personaggi di un film che vi resterà nel cuore.

xanteferranti