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It - Capitolo uno
Di Asterix451 (del 30/10/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 440 volte)
Titolo originale
It
Produzione
USA 2017
Regia
Andy Muschietti
Interpreti
Bill Skarsgård, Owen Teague, Jaeden Lieberher, Finn Wolfhard, Wyatt Oleff.
Durata
135 Minuti

Derry, stato del Maine, anni ‘80: una provincia come ce ne sono tante in America. Ma sotto allo strato di normalità si nasconde qualcosa che si prende le persone, delle quali restano solo i manifestini di scomparsa affissi in tutta la città: Bill (Jaeden Lieberher) lo sa bene, perché il suo fratellino Georgie è come scomparso nel nulla.
Bill è un ragazzino timido e balbuziente. Condivide un’adolescenza difficile con i “Perdenti” (come vengono definiti dai bulletti-superstar della scuola), ragazzini sfigati con le ragazze e poco prestanti, eppure, “diversamente fichi”: si tratta di Richie il guascone (Finn Wolfhard); dell’ipocondriaco Eddy (J.D. Grazer); del geniale Stanley (Wyatt Olef); di Mike il nero, “l’ammazza-vitelli” (Chosen Jacobs), e di Ben, il ciccione nuovo arrivato (Jeremy Ray), che quell’infame di Henry Bowers (Nicholas Hamilton) e la sua banda hanno quasi affettato sul Ponte dei Baci. Ah, poi c’è Beverly Marsh, la rossa (Sophia Lillis), che in quell’estate si unisce al gruppo dei “Perdenti” facendoli innamorare tutti: aye, diciamo grazie.
Per loro, la situazione è più o meno questa: stretti tra la banda di Henry e questa… “cosa”. E se alcuni vorrebbero godersi l’estate, Bill vuole trovare il suo fratellino una volta per tutte, soprattutto quando scopre che Ben ha fatto delle ricerche per conto suo ed è molto documentato sulla storia di Derry. Perché ci sono dei punti chiave che uniscono le fogne della città a una casa fatiscente costruita intorno a un pozzo dell’acqua e tutti ammettono di aver visto un pagliaccio agghiacciante (Bill Skaarsgard) animare le loro paure: quella creatura gli sta dando la caccia ma, se resteranno uniti, il gioco delle parti potrebbe anche invertirsi.
Nell’immenso romanzo di King del 1986, “It” è il pronome neutro della lingua inglese e si riferisce all’entità mutevole che si nutre della paura dei bambini: una storia memorabile per la struttura narrativa, le idee, la forza con cui evoca paure ancestrali, pulsioni e sentimenti dei personaggi. Un romanzo introspettivo, esplicito nei contenuti della violenza, del turpiloquio e del sesso, eppure mai volgare, perché affronta gli aspetti più complessi e profondi della natura (e della paura) umana.
Sono stato un “kinghiano” fedele e metodico, ma non è fazioso definire “indegna” la prima trasposizione cinematografica di Tommy Lee Wallace scritta per la TV; anzi, credo abbia portato un danno enorme al romanzo, sia per i tagli grossolani alla trama, sia per la povertà di certi effetti speciali.
Nonostante i contenuti vergognosi e la bassezza di certi programmi televisivi in fascia non protetta, le tematiche di “It” diventano una spina nel fianco per qualsiasi regista voglia allargare al massimo la rosa degli spettatori: ciò significa semplificare la trama, filtrare il “politicamente scorretto” (che di solito è la verità), giocare con l’erotismo senza scadere nel porno senza far insorgere chi ha letto il libro o, viceversa, beccarsi censure paradossali. Se a tutto questo si aggiunge una produzione travagliata, la salita diventa vertiginosa.
La scalata è toccata al regista argentino Andy Muschietti, classe 1973 di origini italiane, approdato a Hollywood con il film “La Madre”. Nonostante la sua breve filmografia, già dalle prime scene dimostra di saperci fare con una narrazione fluida e ricca di dettagli; Muschietti si prende i giusti tempi per descrivere il carattere dei personaggi e farci sprofondare negli incubi del clown Pennywise. Situazioni orribili si alternano alle vicende degli adolescenti (rapporto con i genitori, bullismo, primi amori), i quali traggono forza dalle loro debolezze con coraggio e senso dell’umorismo. Come nel romanzo, anche qui si ride spesso. Bravi i giovani attori e bravissimo Bill Skaarsgard nei panni del clown, molto più “Pennywise” di quanto non fosse Tim Curry nella versione precedente. La Beverly di Sophia Lillis fa davvero innamorare, com’è giusto che sia, ma di nuovo non si riesce ad andare fino in fondo: perché è lei il personaggio chiave che nel romanzo unisce il gruppo e dà un vero senso al finale, mentre al cinema si cercano alternative più facili da raccontare che, però, lasciano incertezze di trama.
Anche la suddivisione in “Prima Parte: adolescenti/Seconda Parte: adulti” è un’ulteriore semplificazione che toglie suspance, a differenza del libro, che porta avanti la vicenda di entrambe le epoche svelando i fatti poco a poco.
Un’ultima riflessione: nel 1986 King insegnava a tutti come far paura alla gente, e scrittori e sceneggiatori hanno imparato la lezione. A 30 anni di distanza, il remake di “It” non riesce a proporre qualcosa di realmente nuovo nel panorama del cinema horror: per questa ragione, agli amanti della letteratura consiglio il romanzo, perché rimane un’esperienza davvero coinvolgente. Tutti gli altri potranno godersi questo film ben confezionato, che si paga il biglietto e onora “il Re” con un lavoro ben strutturato, capace di spaventare ed emozionare. Aspettiamo la seconda parte.

Asterix451