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Dalida - I grandi successi
Di xanteferranti (del 21/10/2006 @ 05:00:00, in musica, linkato 10603 volte)
Artista
Dalida
Titolo
I grandi successi
Anno
2006

Dalida, alias Jolanda Gigliotti, nasce nel 1933 in un sobborgo de Il Cairo da genitori calabresi. Nel 1954 è eletta Miss Egitto, il che le consente di iniziare a farsi strada nel mondo del cinema. Trasferitasi a Parigi, nel 1956 adotta il nome d’arte di Dalila (in seguito, Fred Machard la convincerà a sostituire la seconda l con una d) e incide il suo primo 45 giri. In due anni, sono più di 500.000 i dischi venduti in Francia da Dalida, che comincia a diventare famosa anche in Italia partecipando alla trasmissione televisiva “Il Musichiere” e al Festival di Sanremo. Nel 1961 sposa civilmente Lucien Morisse, ma pochi mesi dopo si innamora del giovane pittore Jean Sobieski, con cui va ad abitare a Neuilly. Nel 1964, Dalida sarà la prima donna a vincere il disco di platino per aver venduto più di dieci milioni di dischi. Terminata una storia di tre anni con Christian de la Mazière, nel 1966 instaura una relazione con Luigi Tenco. I due parteciperanno insieme al Festival di Sanremo dell’anno successivo, presentando un pezzo scritto dallo stesso Tenco, Ciao amore ciao. La giuria, però, li elimina, e il cantautore piemontese, per la rabbia e la delusione, si suicida con un colpo alla tempia: è Dalida a scoprire per prima il corpo. Lei stessa tenterà, esattamente un mese dopo, di togliersi la vita ingerendo una gran quantità di sonniferi in una stanza d’albergo a Parigi; ritrovata da una cameriera, si salva dopo cinque giorni di coma. La sua carriera non ne risente, e anzi prosegue tra successi sempre maggiori; nel 1977, però, il male di vivere si ripresenta, e la spinge nuovamente a tentare il suicidio. Nel 1980 si conclude la sua relazione, durata otto anni, con Richard Chambray, eccentrico personaggio noto con lo pseudonimo di Conte di Saint-Germain, che nel 1983 si toglierà la vita insieme con la sua nuova compagna. Nel 1981 Dalida festeggia i 25 anni di carriera ricevendo un disco di diamante per aver venduto 86 milioni di dischi in tutto il mondo, cantando in ben sette lingue. All’inizio del 1986 parte per l’Egitto, dove recita da protagonista nel film di Chahine Il sesto giorno. Tornata a Parigi, il 3 maggio del 1987 riesce finalmente a portare a termine il suo piano suicida, architettato con disperata lucidità a vent’anni dal primo tentativo e a dieci dal secondo. Accanto a sé lascia soltanto un biglietto con queste parole: «La vita mi è insopportabile. Perdonatemi». È probabilmente in occasione della miniserie trasmessa da Canale 5 alla fine di maggio (ma già apparsa sulla televisione francese), in cui una bravissima Sabrina Ferilli ne interpretava il ruolo, che l’etichetta Barclay ha deciso di lanciare un cofanetto a prezzo economico con alcuni tra i maggiori successi di Dalida. Il primo dei due CD, che racchiude le sue interpretazioni in lingua italiana, è piuttosto deludente: accanto a canzoni di qualità e classe, come Ciao amore ciao e Vedrai vedrai (interessante confrontarla con la versione di Mina) di Tenco, si trovano brani indifendibili (persino una vetusta incisione di ‘O sole mio) e la ridicola traduzione della meravigliosa Il venait d’avoir dix-huit ans, che in italiano, con il titolo 18 anni, suona davvero sconnessa e ridicola. Per fortuna, ci si può rifare con il secondo CD, interamente cantato in francese, sul quale si possono ascoltare capolavori assoluti come Je suis malade di Sarge Lama, Avec le temps di Léo Ferré, Fini, la comédie, Mourir sur scène, Parlez-moi de lui e Paroles, paroles interpretata insieme con Alain Delon (questa versione è internazionalmente assai più nota rispetto a quella di Mina con Alberto Lupo). Certo, si poteva sostituire Gondolier con Pour ne pas vivre seule di Jacques Brel, o Besame mucho con Je suis amoreuse de la vie di Gilbert Bécaud, ma la scelta appare comunque equilibrata, capace di rispondere a gusti diversi. Peccato per il brutto arrangiamento di La mamma di Aznavour, e per l’assenza di magnifici pezzi come Julien, Ta femme, Des gens qu’on aimerait connaître, Et puis... c’est toi, O’ Seigneur Dieu. E di lei, di Dalida, che dire? Occorre proprio ascoltarla, per capire le sensazioni ed emozioni che può suscitare con la sua voce unica, scura, vibrante, vera. Si ha come l’impressione che vivesse e sentisse profondamente, con totale partecipazione e immedesimazione, ciò che cantava; e quando il testo recita «Je suis fatiguée, je suis épuisée / de faire semblant d’être heureuse quand ils sont là. / ... / Je crèverai seule avec moi / près de ma radio comme un gosse idiot, / écoutant ma propre voix qui chantera», è veramente difficile che non venga la pelle d’oca.

xanteferranti