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The dark side of the moon
Di Andy (del 22/09/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 835 volte)
Artista
Pink Floyd
Titolo
The dark side of the moon
Anno
1973
Label
Harvest

Nel 1973 usciva in Gran Bretagna “The dark side of the moon”, uno di quei dischi che hanno fatto e cambiato la storia del rock e forse della musica in generale e che poteva essere inciso solo da una band come i Pink Floyd, da sempre dediti alla ricerca e alla sperimentazione, capaci di evocare stati d’animo, a volte anche angosciosi, grazie all’uso di registrazioni di rumori e suoni di ogni genere, uniti a un sound sempre coinvolgente ma comunque di stampo brit-rock. Questa mitica formazione, nata nel ‘67/68 tra i banchi dell’università di Londra, comprendeva all’inizio Syd Barret, chitarra e voce, Roger Waters, basso, Richard Wright, tastiere e Nick Mason alla batteria. Il successo fu quasi istantaneo e tra gli anni sessantotto e settanta il gruppo giro’ praticamente tutta la nazione nel circuito di club e teatri. La loro prima musica era psichedelica, melodica (vagamente beatlesiana) e i testi a volte incomprensibili, ricchi di strani doppi sensi ma sempre incentrati sulle difficoltà nell’accettare il sistema sociale-politico inglese e alludenti all’uso di sostanze stupefacenti, soprattutto LSD, visto che erano scritti dal front-man Barret (comunque geniale nelle sue composizioni) che ne faceva largo utilizzo, fino al punto di dover lasciare la band dopo due soli album, per essere internato in una casa di cura per malattie mentali, dove purtroppo è morto circa due anni fa, lasciando una certa amarezza pensando a ciò che avrebbe potuto dare. Il suo posto viene preso da David Gilmour, un grande chitarrista e cantante molto più “bluesy” e regolare e con cui comunque i Floyd proseguono il loro cammino diviso tra lunghi tour ormai europei e mondiali e incisioni, verso un suono sempre ricercato ma più diretto diventando il gruppo più spettacolare da vedere dal vivo grazie agli effetti luce che da sempre hanno accompagnato la loro musica; ed è da questi cambiamenti che viene fuori “The dark side of the moon”, ottavo lavoro della loro discografia e che li consacra ai fasti della scena mondiale. Sulla copertina è raffigurato un prisma e la rifrazione di un raggio di luce che lo attraversa, da sempre vengono dati vari significati a questa immagine, come del resto al titolo del disco. Io credo che semplicemente, anche a giudicare dai testi, principalmente di Waters ( decisamente l’elemento più anticonformista e visionario), tutto questo concept sia un’istantanea sull’uomo occidentale e ne metta in luce le abitudini, lo stile di vita e le sue contraddizioni, paure e follie, queste ultime il lato oscuro che non conosciamo del genere umano, un tema ricorrente per i Pink Floyd. Musicalmente parlando, secondo me, avevano già al loro attivo capolavori come “Ummagumma”, “Atom heart mother”, ma questo è un album volutamente fatto più di canzoni vere e proprie, comunque sempre psichedeliche e visionarie, stupende. Non si possono spiegare Breathe in the ai , Time, The great gig in the sky , Money, Us and them, Brain damage . Il tema dominante è appunto l’inquietudine dell’uomo, raccontata in tutti i testi e in particolare trovo bellissimo il racconto di una battaglia metaforica in Us and them (Noi e Loro) , il domandarsi perché combattere “noi” contro “loro” e chi lo ha deciso, il senso di insoddisfazione, malgrado la ricchezza acquisita, del protagonista di Money e l’incalzante e inquietante finale di Brain damage che dice “qualsiasi cosa tu faccia alla luce del sole verrà poi comunque eclissata dalla luna”. Le performance dei musicisti sono eccezionali e lo è altrettanto l’amalgama dei suoni; il sound era già straordinario per l’epoca, l’ingegnere del suono era un certo Alan Parsons. Questo disco, che in origine mettevamo sul piatto proprio come disco nel vero senso della parola, l’abbiamo sempre ascoltato tutto intero perchè creava un’atmosfera che era un peccato interrompere, se non per cambiare facciata e credo che fosse proprio quello che volevano i Pink. Adesso che è disponibile in cd, in digitale e quant’altro, sembra quasi appena inciso. Che altro dire? Ha venduto all’incirca 40 milioni di copie ed è rimasto in classifica per anni. Forse sono tutte cose che sapete già, però è bello, almeno per me, ripescare ogni tanto questo album meraviglioso e pensare che sarebbe sicuramente uno di quei famosi dieci ( così pochi? ) da portare su un’isola deserta. Per adesso, però, ascoltiamocelo qui và… Ciao.

Andy