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Amore tossico
Di Darth (del 17/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 9208 volte)
Titolo originale
Amore tossico
Produzione
Italia, 1983
Regia
Claudio Caligari
Interpreti
Loredana Ferrara, Enzo Di Benedetto, Michela Mioni, Cesare Ferretti
Durata
96 minuti

Pensavo che dopo aver visto più volte “Trainspotting” e “Cristiana F.”, nessun film trattante il tema della tossicodipendenza mi avrebbe più scioccato. Mi sbagliavo. “Amore tossico” non possiede l’ingenuità di Cristiana F, o la voglia di vivere e l’ilarità di Trainspotting… “Amore tossico” è solo ed esclusivamente droga… senza attenuanti, senza possibilità di uscirne.
Scritto e diretto da Claudio Caligari (che dopo questo film ha aspettato 15 anni prima di dirigerne un altro), per questo suo film-shock ha optato per un cast di attori non professionisti che interpretano se stessi: veri tossicodipendenti della provincia romana (il film è ambientato ad Ostia), brutti e rovinati dall’eroina. Questo film-documentario è davvero impressionante: la presenza di drogati che si preparano la ‘roba’ e se la sparano in vena davanti alla telecamera, come fosse una cosa normale, è davvero sconvolgente; se aggiungiamo a questo, che oltre la metà degli attori di quest’opera (tra cui Cesare Ferretti, il protagonista) è morta di lì a poco per overdose, possiamo capire che questa pellicola, che per la gente comune è ‘fantascienza’, per quei ragazzi, e per molti altri di quegli anni, era la normalità. Anche lo slang utilizzato è quello proprio dei tossici, e in tutto il montato non si parlerà d’altro che dello schizzo, della pera, della spada, del meta(done), della roba bona o roba scrausa, della rota ecc… il tutto in dialetto romano.
Nonostante sia più un documentario sul quotidiano tirare a campare di un gruppo di drogati che un dramma, il regista riesce a creare un filo conduttore, con trame che si collegano tra loro, rendendo quindi il tutto godibile oltre che interessante; e l’aggiunta di alcune scene provocatorie (come la più famosa del trans che chiede a due suore “Sorella, la prego, me spieghi lei… perché me piace così tanto er cazzo?”) aiutano lo spettatore a resistere ad un’ora e mezza di siringhe in vena, schizzi di sangue, vomito, ed altre situazioni disgustose. E’ più che evidente che il regista si è ispirato alle opere di Pasolini per la realizzazione del suo lavoro, ne ha ripreso l’ambientazione (le periferie romane), l’uso del dialetto e l’utilizzo di gente comune al posto degli attori… infine lo ha anche omaggiato, girando le scene finali ad Ostia, sotto la statua commemorativa di Pasolini. Per concludere, voglio consigliare a tutti la visione di questa pellicola, è vero che è dura, scioccante e stomachevole… ma è reale… molto più reale di qualunque altro film che abbia trattato questo delicato tema… e ricordiamoci che è un film del 1983, quando in Italia il fenomeno della tossicodipendenza tra i giovani era all’apice. Anche per questo, mi sento di rivolgere un elogio a Claudio Caligari: purtroppo registi come lui in Italia ce ne sono sempre di meno… e se questi pochi girano un film ogni 15 anni… per forza che il nostro cinema è in crisi!

Darth