\\ Home Page : Articolo : Stampa
Beverly Hills Chihuahua
Di Rossella Pruneti (del 12/01/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 6030 volte)
Titolo originale
Beverly Hills Chihuahua
Produzione
USA 2008
Regia
Raja Gosnell
Interpreti
Jamie Lee Curtis, Piper Perabo, Axel Alba, Manolo Cardona, José María Yazpik.
Durata
91 Minuti
Trailer

Che dire? Ho atteso da mesi questo film non tanto perché ho una bambina piccola in età da polpettoni disneyani, ma perché ho appena ultimato la stesura di un succulento manuale sulla razza Chihuahua (Rossella Pruneti e Bozena Kasztelan, “Chihuahua My Love", Milano, K&P Editrice, 2008). Più che dall'interesse per l'entertainment, dunque, ero mossa da quello che sì, chiamiamolo pure in questo modo, è un interesse professionale. Dunque lo stesso che avrà ogni adulto, soprattutto se allevatore o proprietario di un “Chi” (abbreviazione statunitense per “Chihuahua”). Ovviamente, pur un po’ di parte (diciamo, un po’ spettatrice del tipo “A”), sono convinta che questo film (già campione di incassi in USA alla data del gennaio 2009) creerà due schiere di spettatori animati da propri personali commenti.
Li riassumo in questi due profili: Spettatore A – quello con gli occhi dei bambini • La Walt Disney si riconferma un classico produttore di immortali film per bambini • È una storia che racconta l’importanza di cercare le proprie radici per trovare se stessi e apprezzarle. Nel fare questo, apprezzare le radici e l’originalità di ogni persona, animale o cultura (appunto i Messicani). Come accade a Chloe.
Spettatore B – quello con gli occhi molto critici e pure un po’ acido • La Walt Disney non è più quella dei grandi classici. • È una storia che non insegna niente se non la vuota esistenza lussuosa di alcune persone facendola stagliare contro la povertà e gli stereotipi delle minoranze etniche (in questo caso i Messicani).
Vediamo allora per sommi capi la trama, anche se, come nelle recensioni vere (quelle che vogliono portarvi al botteghino, insomma), racconto solo metà della metà di quello che accade.
Trama: Vivian, donna d’affari proprietaria innamoratissima (ma perché, è mai diversamente con questi piccoli quattrozampe dal cuore enorme?) della chihuahua Chloe incarica la nipote Rachel di occuparsene mentre lei è via. Rachel non è molto entusiasta perché considera Chloe una “Chihuahua viziata e impertinente di Beverly Hills”. In effetti Chloe, ingioiellata e con stivali firmati, adora la sua vita agiata, adotta un atteggiamento snob e non si accorge neanche di Papi, umile ma passionale “mezzo Chihuahua” dalle grandi orecchie (il cui padrone è il giardiniere Sam), che è pazzo d’amore per lei. All’insaputa della zia, Rachel organizza con le amiche e all’ultimo minuto un week-end in Messico. Ovviamente deve portare con sé Chloe. Quando Chloe scompare perdendosi in Messico, Rachel si rivolge a Sam e a Papi per aiutarla nelle ricerche. Chloe da sola trova Delgado, un pastore tedesco, che la può aiutare a tornare a casa attraverso un rocambolesco viaggio che si dimostrerà anche un ritorno alla semplicità e fierezza delle sue origini. 
Cast: Misto tra animali e persone. L’intento della casa di produzione (a mio parere largamente raggiunto) era riassumibile nel progetto: "Gli esseri umani dovevano essere eccitanti come gli animali, mentre questi ultimi dovevano essere affascinanti come gli umani”. Infatti le vere stelle dello spettacolo e i beniamini di ogni amante degli animali che assisterà al film sono gli interpreti canini internazionali (più di 200 in totale): molti bastardini, chihuahua, dobermann, pastori tedeschi, barboncini, carlini, bulldog francesi, San Bernardo, Labrador e bassotti. Alcuni sono stati trovati nei rifugi di Los Angeles e in Messico, mentre altri sono veterani di Hollywood. Una squadra di più di sessanta addestratori di animali è stata diretta dalla famosa agenzia di attori con piume e pellicce “Birds & Animals Unlimited”.. Invece il celeberrimo premio Oscar Michael J. McAlister ha rinforzato le espressioni dei musetti e “dato la parola” con un’eccezionale Computer-Generated Imagery (CGI) e la supervisione degli effetti visivi.
LA SCELTA DEI CHIHUHUA: I realizzatori volevano scegliere volti nuovi e speciali. Navigando su Internet hanno trovato le proprie star soprattutto nei rifugi canini. Una realtà statunitense anche se sconosciuta all’Italia è la presenza nei canili di moltissimi cani di razza abbandonati. Pensate che perfino Papi proviene da un posto del genere. Gli addestratori utilizzano le ripetizioni e le tecniche di rafforzamento positive, le stesse che consigliamo nel libro “Chihuahua My Love”. Il viziato personaggio di Chloe è impersonato da una Chihuahua bianco con la testa da cerbiatto: Angel. Ogni star a quattro zampe aveva una o più controfigure per non stancarsi troppo, per le parti difficili o per le cose che non sapevano fare. La diva Chloe ne aveva addirittura quattro per attività speciali come nuotare e correre!
Cosa mi è piaciuto • Il disclaimer della Walt Disney (andrebbe scolpito nel marmo a imperitura memoria!): (Possedere un animale domestico è una grande responsabilità. I cani richiedono un’attenzione costante e una cura quotidiana. Prima di introdurre un cane nella vostra famiglia, è preferibile svolgere delle ricerche sulla sua particolare razza per essere sicuri che sia indicata alla vostra situazione. È meglio conoscere prima le responsabilità che richiede la cura di un cane ed essere ben decisi ad assumersele. Considerate sempre la possibilità di adottarli da un rifugio affidabile o da un programma di recupero). • Il carisma di Montezuma e l’immaginifica antica città azteca dei Chihuahua. • La simpatica “rozzezza” di Papi e l’essere (almeno inizialmente) simbolo universale di tutti gli innamorati non ricambiati solo perché non conosciuti e apprezzati nel loro animo ma scartati in base allo status sociale.
Cosa non mi è piaciuto • I Chihuahua sono ritratti come cani snob e viziati, che vanno nei centri benessere, sono portati in giro dentro le borse e indossano vestitini firmati… almeno fino a quando Chloe capisce che dentro di lei, come dentro ogni Chihuahua, c’è di più della pelliccia e dei vestitini che porta addosso. Quindi, alla fine, il ritratto del Chihuahua ne esce positivo: sì cane snob, ma intelligentemente snob! • Il pastore tedesco riveste sempre la parte del cane intelligente, mentre nel mondo canino ci sono molte altre razze dotate di grande acume. Questo per niente togliere a Delgado. Solo mi sarebbe piaciuto vedere meno stereotipi su questo aspetto, perché in fondo il messaggio del film vuole anche essere quello di non giudicare dalle apparenze e di non lasciarsi trascinare dal fascino delle apparenze come esemplifica la patinata vita a Beverly Hills. C’è sempre di più di quello appare, proprio come nel minuscolo Chihuahua con un infinito universo interno di passioni e buoni sentimenti!
Un’ultima parola da me… Se vuoi veramente conoscere le mille sfaccettature del Chihuahua, ti invito a visitare www.chihuahua-mylove.eu e ad acquistare il volume di cui sono co-autrice “Chihuahua My Love”.

 Rossella Pruneti