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Titolo originale
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The Hurt Locker
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Produzione
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USA 2008
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Regia
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Kathryn Bigelow
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Interpreti
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Jeremy Renner, Anthony Mackie, Guy Pearce, Ralph Fiennes, Brian Geraghty.
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Durata
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131 Minuti
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Trailer
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Baghdad, Iraq. Gli artificieri della Compagnia Bravo dello US Marine Corp sono impegnati quotidianamente nella bonifica di ordini esplosivi artigianali, trappole mascherate piazzate nelle vie della città, per impedire che mietano vittime tanto tra la popolazione locale, tanto tra i Militari. Un compito che richiede disciplina e attenzione, affinché i ristretti margini di sicurezza non si assottiglino ulteriormente. Il team costituito dai Sergenti Thomson e Sanborn, assistiti dallo Specialista Eldridge, opera con perizia e attenzione… eppure ciò non impedisce che, durante una missione, un ordigno esploda uccidendo proprio Thomson. Il suo rimpiazzo, a soli 38 giorni dal termine del periodo di servizio in Iraq, è il Sergente Artificiere Will James, capace e avventato in egual misura; rischia, costantemente, mettendo a repentaglio la sua vita e quella dei suoi compagni di squadra. La sua condotta incosciente gli provoca, da una parte, attrito con gli altri due membri del team, ma i suoi indiscutibili successi alla lunga prevalgono, fino a fargli guadagnare fiducia e rispetto. Will James è un uomo in lotta con le sue contraddizioni: vorrebbe amare una famiglia che non soddisfa il suo bisogno di adrenalina, a cui pensa con nostalgia, eppure è incapace di conviverci; è leale con i suoi compagni, nel pericolo, eppure li espone lui stesso a rischi inutili con la sua condotta indisciplinata; stringe amicizia con un ragazzino irakeno, “Beckam”, che vende dvd e gioca bene a calcio. La realtà della guerra non risolve i suoi conflitti, bruciando lentamente la sua umanità, ma è sufficiente a provocargli quello “sballo adrenalinico” che lo faccia sentire ancora vivo. Nei giorni trascorsi con la Compagnia Bravo affronterà situazioni limite in cui, oltre al suo instabile equilibrio personale, verranno stravolte le vite di tutti. Il film di Kathryn Bigelow è stato presentato al Festival di Venezia nel 2008, attesissimo War Movie di serie A, ridondante di grandi nomi come Ralph Fiennes e Guy Pierce, oltre alla seducente Evangeline Lilly (la bella Kate di “Lost”) e David Morse (“Il Miglio Verde”, “Il Negoziatore” e molti altri). Abituati al successo di alcuni precedenti film della regista statunitense e al suo indiscutibile talento dietro la macchina da presa, il film sembrava possedere tutte le carte in regola per centrare il bersaglio di critica e pubblico. Probabilmente stiamo ancora aspettando un nuovo “Black Hawk Down”, tuttavia non credo di aver esagerato pretendendo da questo film una soddisfazione che non è arrivata. Fermo restando il talento registico della ex moglie di James Cameron (che le ha prodotto “Point Break” e scritto lo psichedelico “Strange Days”) , “The Hurt Locker” pecca solamente di presunzione: alcuni film già datati sul tema del disinnesco, come “Blown Away” e “Speed”, risultano più avvincenti dal punto di vista dell’azione; gli spunti di riflessione non mancherebbero, per l’introspezione dei personaggi, ma non vengono mai sviluppati a fondo, sempre accennati e sviliti da un linguaggio banale che neppure si spiega, nonostante la semplicità. Molte sequenza degradano ad un livello documentaristico, sia per lo scarso significato delle scene (in termini di trama), sia per l’uso esagerato della Steady Cam, con immagini traballanti, così efficaci da far trasformarlo quasi in un reportage. Il montaggio è perfetto, l’inserimento di alcuni dettagli al rallenti sarebbe efficace se esprimesse qualcosa in più, anziché essere fotogrammi a sé stanti; è assurdo indugiare sulla ruggine che si distacca dalla carrozzeria di un’auto investita dall’onda d’urto di una bomba, e poi sorpassare velocemente (con un cambio di scena) la morte di un personaggio magari importante, come fosse un dettaglio marginale. Vengono sprecati tre grossi nomi del cinema (Ralph Fiennes, Guy Pierce, David Morse) relegati a ruoli cammeo, che si esauriscono immediatamente. Se per un verso può essere considerata una scelta anticonformista, come generalmente le pellicole della Bigelow si propongono, dall’altra deludono l’aspettativa dello spettatore che li vorrebbe protagonisti, anziché comprimari che scompaiono dal film dopo pochi minuti solamente, dopo aver recitato nascosti dal costume di scena o dall’inquadratura (la comparsa di Fiennes quasi non ha collegamenti di trama). Il film è lungo, e non decolla mai. Si basa su tre sequenze di disinnesco e una sparatoria nel deserto: sono efficaci, ma non bastano a giustificare 131 minuti di pellicola di tale potenziale; più volte si ha la sensazione che stia per accadere qualcosa che ribalterà ogni aspettativa, ma non bisogna illudersi, perché non accade. L’iper realtà di alcune scene si contrappone alla inverosimilità di altre, per procedure militari possibili solo al cinema. Troppo fumo per un film superficiale, che non riesce a sviluppare nessuno dei temi importanti che propone. Non è certamente stupido, ma si percepisce la mancanza di decisione di condurre la storia da qualche altra parte che non sia la solita auto farcita di dinamite.
Asterix451
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