BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 20/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 61 volte)
Titolo originale
Don't Breathe
Produzione
USA 2016
Regia
Fede Alvarez
Interpreti
Jane Levy, Dylan Minnette, Stephen Lang, Daniel Zovatto, Jane May Graves
Durata
88 Minuti
Trailer

Un trio di amici composto da Rocky (Jane Levy), Alex (Dylan Minette) e Money (Daniel Zovatto), vivono di piccoli furti ai danni di proprietari di appartamenti mentre non sono in casa. i tre amici hanno un unico obbiettivo, quello di abbandonare per sempre Detroit e trasferirsi in California. Ma con le piccole refurtive attuate dai tre, il progetto California è destinato ad avverarsi molto in là col tempo, e tempo Rocky non ne ha a disposizione, visto che deve portare via la sorellina da una situazione famigliare misera dettata da una madre tirannica è inaffidabile.
L’occasione per vedere il loro piano di fuga realizzarsi nell’immediato gli viene offerta da un ricettatore che gli indicano la casa con trecentomila dollari in cassaforte di un cieco in un quartiere semi abbandonato. Fatto il debito sopralluogo e le dovute ricerche sul possessore della casa, i tre decidono di fare quest’ultimo colpo per sistemarsi definitivamente nell’agognato stato del sole.
Durante l’attuazione del piano che sembrava molto facile le cose non vanno come avevano prefissato i tre amici, il recluso che vive in quella casa è un veterano del Vietnam ben addestrato e molto arrabbiato con la società che non gli ha dato giustizia per la morte della figlia. Ben presto i tre compari scoprono di essere in trappola alla merce di un uomo senza alcun scrupolo nel ucciderli a sangue freddo, specialmente dopo la loro scioccante scoperta nascosta in quella casa fortezza.
“Man in the dark” e diretto dal regista Fede Alvarez (La Casa) è prodotto dal leggendario Sam Raimi con la sua Ghost House Pictures.
Il film si fa ben apprezzare per suspense e originalità in un genere che ormai è quasi tutto scontato per quanto riguarda la trama. Gli attori adempiono con buona diligenza i ruoli a loro assegnati in particolar modo il cieco veterano di guerra interpretato da Stephen Lang.
Consigliato per una visione dedita alla buona suspense.

 Namor

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Di Miryam (del 13/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 115 volte)
Titolo originale
The Secret Life of Pets
Produzione
USA 2016
Regia
Chris Renaud, Yarrow Cheney
Interpreti
Louis C.K., Eric Stonestreet, Kevin Hart, Jenny Slate, Alessandro Cattelan.
Durata
87 Minuti

Cosa fanno i nostri animali quando non siamo a casa? Quando li lasciamo soli per andare a lavorare?
Questa è la domanda che tutti noi ci facciamo…beh la risposta la si può trovare seguendo questo divertente film d’animazione!! La pellicola, ambientata a New York, racconta la storia di Max, un simpatico Terrier innamorato e ricambiato della sua padroncina Katie. Vivono felici nella Grande Mela in un condominio abitato da tante famiglie ognuna delle quali possiede un animaletto, cani, gatti, roditori, pesci e uccellini. Tutto sembra filare liscio fino a quando Katie, impietosita di un cane destinato a morte certa al canile, non arriva a casa con quest’ultimo: un enorme “coso” peloso di nome Duke. Purtroppo per Max, gelosissimo, dividere i suoi spazi con questo intruso non è certo facile come sembra, i due finiscono sempre a litigare e finire nei guai. Un giorno come tanti, nel loro consueto giro al parco accompagnati dallo strampalato dog sitter, durante l’ennesima litigata, scappano al suo controllo finendo prima nelle grinfie dell’accalappiacani e poi nelle zampe di una strana gang di animali in lotta contro gli umani capitanati da un simpatico coniglietto bianco di nome Nevosetto, piuttosto schizzato dal muso inquietante.
I nostri amici a questo punto si trovano in guai seri, ma pronta in loro aiuto, ecco che entra in scena l’adorabile cagnolina Gidget, segretamente innamorata di Max, la quale con l’aiuto di tutti gli animali del condominio e sfidando ogni tipo di pericolo, riesce a sgominare la banda prendendo tutti letteralmente a calci riuscendo a portare i suoi amici sani e salvi a casa. Tutto è bene quello che finisce bene e a fine giornata, nonostante tutti gli avvenimenti successi, ogni animaletto peloso fa ritorno nelle mura domestiche aspettando trepidamente l’arrivo del proprio padrone, inoltre, questa lezione di vita, ha fatto capire a Max e a Duke che in fondo essere “fratelli” non è poi cosi male.
Dopo il successo di “Cattivissimo Me” e de “I Minions”, Chris Renaud, torna sul grande schermo con un nuovo cartone sempre in collaborazione con Yarrow Cheney. Il film citato, “Pets- vita da animali”, è una pellicola ricca di sketch divertenti, con un ritmo incalzante, piacevole da vedere, una trama molto semplice adatta logicamente ad un pubblico infantile ma apprezzabile anche per gli adulti. Questo lungometraggio ha riscosso un ottimo successo diventando il primo movie non Disney o Pixel con il più alto incasso. La pellicola inoltre mette in risalto anche messaggi importanti come il triste abbandono degli animali, ma soprattutto l’importanza dell’amicizia e l’unione nei momenti di difficoltà, valori qui messi in risalto da amici a quattro zampe, che dovrebbero essere più valutati anche da noi bipedi!!
Buona visione a tutti!!

Miryam

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Di Angie (del 06/02/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 53 volte)
Titolo originale
Silence
Produzione
USA 2016
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds.
Durata
161 Minuti
Trailer

Giappone XVII Secolo. Due giovani gesuiti, Padre Rodrigues (Andrew Garfield) e padre Garupe (Adam Driver), rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale Padre Ferreira (Liam Neeson), partito per il Giappone con la missione di convertire gli abitanti al Cristianesimo, abbia commesso apostasia, ovvero abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo per avere salva la vita. I due giovani decidono di partire così per l'Estremo Oriente alla ricerca del loro maestro, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono perseguitati e sottoposti a crudeli torture. Arrivati a destinazione trovano come guida un cittadino Kichijirò, un ubriacone che ripetutamente tradisce i cristiani, pur avendo abbracciato il loro credo. I due Padri durante la ricerca che, sarà un'odissea dolorosa, sono costretti a nascondersi, a fuggire, si separano, vengono catturati e torturati con il rischio non solo di perdere la vita, ma anche la fede più incrollabile. Alla fine i Padri gesuiti diventano per i potenti inquisitori giapponesi i simboli pubblicizzabili di una possibile abiura, di un'iconoclastia da mostrare al popolo contadino che anela al battesimo e al Padre Nostro.
“Silence” film diretto da Martin Scorsese è ambientato nel XVII secolo e vede come protagonisti Andrew Garfield, Adam Driver e Liam Neeson nei panni di tre gesuiti perseguitati in Giappone a causa della loro fede cristiana. Il regista ha impiegato quasi ben trent'anni per riuscire a girare “Silence, tratto dal romanzo “Silenzio” scritto nel 1966 da Shusaku Endo, scrittore giapponese di religione cristiana. La storia in parte è basata su personaggi realmente esistiti come Padre Christovao Ferreira e il gesuita italiano Giuseppe Chiara, su cui Endo ha modellato il personaggio di Padre Rodrigues. La lentezza nel concretizzarsi del progetto è derivato non solo dalle innumerevoli difficoltà produttive ma, soprattutto dal fatto che, (dichiarato dallo stesso regista) non si sentiva ancora pronto a cimentarsi con un tema così riflessivo, profondo che gli sta a cuore: rapporto dell'uomo con la fede, anche se è il suo terzo film sul tema religioso.
“Silence” nonostante la sua lunghezza di due ore e 40 minuti, forse unico motivo per cui molti spettatori troveranno il film un po' noioso e poco apprezzabile ma, a mio parere, è un bel film molto meditativo anche se in certe sue parti, devo dire un po' lento. E una pellicola intensa che si percepisce e si assimila lentamente e una volta vista non ci lascia indifferenti, anzi, si esce dalla sala cinematografica meditando sulla spiritualità profonda del silenzio di Dio di fronte alla sofferenza umana. Il trio dei protagonisti Andrew, Adam e Liam l’ho trovato ottimo. Andrew Garfield, praticamente sempre in scena, regala un'interpretazione coinvolgente anche se devo fare una piccola nota negativa (tra virgolette) nei suoi confronti riguardo al suo volto, che risulta troppo da ragazzino e in certe situazioni ha scarsa espressività. Il personaggio, invece, più curioso è stato Kichijirò, interpretato da Yosuke Kubozuka. Mi ricorda e l'ho paragonato a Caronte della Divina Commedia, colui che traghettava le anime, in questo caso, Garupe e Rodrigues alle isole del Giappone, sempre a chiedere il perdono e l'assoluzione per ogni suo peccato. Riguardo alla ricostruzione d'epoca e alla scenografia, con scene spesso avvolte da una nebbia che nasconde e crea un'atmosfera misteriosa la ritengo veramente ottima. In conclusione è un buon film molto impegnativo con tanti spunti di riflessioni, tanti temi da approfondire per fare una giusta analisi.
L'unica cosa che posso fare è consigliare la sua visione per trarne una vostra conclusione personale.

Angie

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Di Asterix451 (del 30/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 60 volte)
Titolo originale
GGG
Produzione
Usa - Gran Bretagna - Canada 2016
Regia
Steven Spielberg
Interpreti
Mark Rylance, Ruby Barnhill, Jemaine Clement, Rebecca Hall, Rafe Spall.
Durata
117 Minuti
Trailer

Sophie (Ruby Barnhill) è una bambina vispa e intelligente che vive a Londra in un orfanotrofio. A causa della sua insonnia, durante la notte si ritrova a vagare per le camerate in compagnia del suo gatto, immaginando che le storie fantastiche dei libri che legge possano materializzarsi. Nonostante la giovane età, Sophie è responsabile, autonoma e diligente: tuttavia, una notte si ritrova a dover infrangere una delle sue regole per salvare il suo amico gatto… una regola che dice, all’incirca, “mai guardare oltre le tende, mai uscire sul terrazzo, occhi ben chiusi, per non vederli.”
Invece, Sophie esce sul balcone e vede quella mano gigante che sistema con cura un bidone della spazzatura, così come lei viene vista dal gigante alla quale quella mano appartiene, che, per proteggere il segreto della sua esistenza, è costretto a rapirla e portarla con sé.
Al suo risveglio, Sophie si ritrova in un mondo “sproporzionato”, apparentemente spaventoso, eppure, fantastico: è la casa di GGG (Mark Rylance), come lei ribattezza quel Grande Gigante Gentile che le spiega, in un buffo linguaggio, di essere l’unico gigante vegetariano della sua terra, e neppure tanto gigante, se paragonato alle dimensioni dei suoi conterranei… per questa ragione, raccomanda a Sophia di non uscire MAI dalla sua casa. Per convincerla, le prepara un incubo orribile che vale più di mille divieti.
Sì, perché GGG conosce la strada per il mondo dei sogni e sa come catturarli, conservarli e restituirli alle creature addormentate. Naturalmente Sophia non ha intenzione di obbedirgli, anzi, vuole seguirlo nel suo mondo fantastico e stargli sempre vicino. Ma il suo odore di “essere urbano”, così prelibato, arriva subito al naso dei grandi giganti cattivi…
Dopo la versione ad animazione del 1989, il pluripremiato regista Steven Spielberg porta sul grande schermo il racconto “Big Friendly Giant” di Roald Dahl, lo scrittore britannico dalla vita avventurosa e travagliata, autore di numerose storie per bambini tra le quali “Willy Wonka e la Fabbrica del Cioccolato”, “Le streghe”, “Matilde”, e “I Gremlins” ma anche sceneggiatore di “007 - Si vive solo due volte”.
“GGG” è la prima produzione Disney di Spielberg, una pellicola in tecnica mista amalgamata dagli effetti speciali: il risultato è di notevole impatto visivo, grazie alla regìa dinamica e all’interpretazione degli attori. La giovanissima Ruby Barnhill, Sophia, riesce a creare una simpatica sintonia con l’emarginata creatura di Mark Rylance (vero pilastro del film), animata da genuino stupore e bontà; la loro amicizia commuove e diverte, sottolineando quanto sia difficile mantenersi innocenti in un mondo ignorante e primitivo.
Pieno di idee, divertente, educativo, “GGG” si è però rivelato… un “flop”. Se non altro, dal punto di vista degli incassi. Infatti, la programmazione nelle sale non ha coperto neppure i costi di produzione, diventando così il primo vero insuccesso di Spielberg. Difficile stabilire cosa non funzioni: personalmente, l’ho trovato soltanto “molto per bambini”; di conseguenza, l’interesse tra gli adulti si limita ai genitori e agli amanti delle “favole buone” in stile ottocentesco, con una drastica incidenza sui numeri. Anche la produzione ha subìto diversi cambi di rotta, dall’interprete di GGG, che avrebbe dovuto essere Robin Williams, alle stesse case di produzione prima che la Disney decidesse di subentrare direttamente con il suo marchio.
Quel che è certo, è che i bambini presenti in sala hanno riso di gusto. La fidanzata, si è commossa. A me, è piaciuto abbastanza: un “abbastanza” dovuto all’interpretazione di Sophia, forse; alla scelta dell’acronimo “GGG”, che in certe scene fa male alle orecchie, e al solito intervento dell’esercito che sa di Hollywood ma, dalla biografia di Dahl, si intuisce come rifletta invece la sua vita. Tipico delle sue tematiche, anche, la figura dissacrante degli adulti e del potere, come tratta in “GGG” la Regina d’Inghilterra (Dio la salvi, naturalmente, e l’assistente non la tocchi!, come invece fa).
Giudizio personale: un bel film per bambini, famiglie, adulti con il “Fanciullino” salvo. Perché si tratta di “un film che insegna a non aver paura dei propri sogni”, per citare un sensibile e veritiero commento.

Asterix451

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Di Namor (del 23/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 72 volte)
Titolo originale
Passengers
Produzione
USA 2016
Regia
Morten Tyldum
Interpreti
Jennifer Lawrence, Chris Pratt, Michael Sheen, Laurence Fishburne, Inder Kumar
Durata
111 Minuti
Trailer

L’astronave Avalon sta compiendo la più grande migrazione di massa verso Homestad II, un nuovo pianeta che fungerà da colonia per i cinquemila passeggeri ibernati in speciali capsule pronte a schiudersi al loro arrivo. Il lungo viaggio per raggiungere la nuova destinazione dura 120 anni, ma non per Jim (Chris Pratt) che per un’anomalia al suo contenitore viene svegliato 90 anni prima.
Dopo aver preso coscienza della drammatica situazione, Jim cerca in tutti i modi di riaddormentarsi per non morire sulla nave spaziale, ma ogni tentativo di ripristinare il complesso sistema di ibernazione è vano, così come quello di trovare altre persone sveglie all’interno dell’astronave. Unica forma di vita è quella dell’androide Arthur (Michael Sheen) che svolge la funzione di barman, con lui Jim condividerà paure, angosce e dubbi morali sul risveglio forzato della bella giornalista Aurora (Jennifer Lawrence) per averla come compagna di viaggio.
Sarà la solitudine patita per anni ed il suo innamoramento per lei che avranno la meglio sulla sua coscienza che lo faceva desistere dal condannare anche Aurora a vivere sulla navicella per sempre. Ci sarà anche un terzo “risveglio” quello del caposquadra Gus Mancuso (Laurence Fishburne) che ha accesso a tutte le sale. I tre viaggiatori iniziano ad esplorare la nave in cerca del problema che li hanno risvegliati, la scoperta viene fatta dopo che la nave inizia a collassare per malfunzionamenti generali.
Ha inizio una corsa contro il tempo per salvare non solo le loro vite, ma anche quelle dei restanti passeggeri che ignari del pericolo dormono in attesa del risveglio.
Passengers” diretto dal norvegese Morten Tyldum (Imitation Game) è un film fantascientifico con risvolti amorosi dei due protagonisti che ricordano la famosa coppia del “Titanic” Jake e Rose. Il ruolo dei due protagonisti è affidato al già collaudato navigatore dello spazio Chris Pratt, già visto in “I guardiani della galassia” e la eroina di “Hunger Game” Jennifer Lawrance. Ad affiancarli con un buon supporto recitativo vi sono Laurence Fishburne e Michael Sheen.
Una trama discreta e una buona scenografia sostenuta da altrettanti efficienti effetti speciali, fanno di questa pellicola un piacevole viaggio nello spazio, dove i momenti di calma (presenti in tutti i film con astronavi spaziali) e quelli con suspense si alternano con dovuto interesse.
Da vedere ma con la giusta leggerezza rispetto ai film ben più consistenti del passato riguardante questo genere.

 Namor

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Di Miryam (del 16/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 74 volte)
Titolo originale
Perfetti sconosciuti
Produzione
Italia 2016
Regia
Paolo Genovese
Interpreti
Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea.
Durata
97 Minuti

Una bellissima casa, un ampio salone con una tavola rotonda imbandita nel mezzo pronta ad accogliere i soliti amici. Una cena organizzata da Eva (Katia Smutniak) e suo marito Luca (Marco Giallini), una coppia in crisi perché sempre in disaccordo con l’educazione della figlia sedicenne. Gli invitati di questo incontro, preparato per assistere insieme all’eclissi totale di luna, sono i loro migliori amici come Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher), novelli sposi innamoratissimi, al contrario di Lele (Valerio Mastandrea) e Carlotta (Anna Foglietta), coniugi ormai stanchi e infine Peppe (Giuseppe Battiston) che doveva venire con la nuova fidanzata ma rimasta a casa perché influenzata.
Nel corso della cena, Eva ad un certo punto propone ai commensali di mettere il proprio cellulare sul tavolo e di rispondere in viva voce alle chiamate e di leggere a voce alta ogni sms. Dopo il primo tentennamento, tutti accettano, peccato però che quello che doveva essere un gioco divertente, si trasforma nel giro di poco in un incubo. Per fortuna a serata conclusa si scopre che il gioco del “cellulare pubblico” …e qui mi fermo per non svelare tutta la sorpresa!
“Perfetti Sconosciuti”, è stato diretto da Paolo Genovese già autore di precedenti pellicole come “Immaturi” e “Tutta colpa di Freud”. Il film campione di incassi nel 2016 dietro soltanto a Checco Zalone, è stato premiato come miglior film ai David di Donatello e inoltre come miglior sceneggiatura al festival prestigioso come il Tribeca.
Una commedia divertente e pungente che ruota intorno allo smartphone, quell’oggetto tecnologico che oramai non possiamo più farne a meno e che può diventare un’arma a doppio taglio. Infatti, tutti noi abbiamo una vita pubblica, una privata ma soprattutto ahimè anche una vita segreta, uno scheletro nell’armadio che mentre prima dell’era tecnologica lo custodivamo nella nostra testa, adesso invece si trova nella nostra sim!!
La pellicola è davvero da visionare, ben costruita e per niente monotona seppur si concentra in un luogo chiuso per circa un’ora e mezza, pochi attori ma perfettissimi nei loro ruoli, una trama che coinvolge lo spettatore con risate e tensioni, perciò sedetevi in poltrona e guardatelo, un consiglio…cancellate tutto dal vostro telefonino!!

Miryam

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Di Angie (del 09/01/2017 @ 05:00:00, in cinema, linkato 100 volte)
Titolo originale
Concussion
Produzione
USA 2015
Regia
Peter Landesman
Interpreti
Will Smith, Alec Baldwin, Gugu Mbatha Raw, Arliss Howard, Paul Reiser.
Durata
123 Minuti

Un neuropatologo nigeriano Bennet Omalu, (interpretato da Will Smith) laureatosi con master ad alti livelli, vive nel suo cupo laboratorio dove esegue autopsie. Omalu, parla con i suoi cadaveri che gli arrivano per indagini e, questo fa sorridere i suoi colleghi. Il suo lavoro per lui è una missione e non lascia mai perdere.
Durante in una delle sue autopsie s'imbatte nel cadavere di un campione di football, Mike Webster, finito in disgrazia a vivere in un pick-up, tormentato da spaventose emicranie e deceduto in circostanze anomale.
Il neuropatologo vuole approfondire la questione e, fa a spese sue costosi esami celebrali e scopre che la causa del suo malessere (non identificabile nelle Tac) è la encefalopatia traumatica cronica (CTE) provocata da violenti colpi dati e ricevuti alla testa. Infatti, in seguito avvennero morti di altri ex giocatori.
Omalu cercò in ogni modo di portare all'attenzione pubblica questa sua scoperta: una malattia degenerativa del cervello che colpiva soprattutto i giocatori di football. Durante la sua ostinata ricerca, il medico tentò di smantellare lo Status Quo dell'ambiente sportivo che per interessi economici e politici, metteva a repentaglio la salute degli atleti. Porta alla luce una verità a dir poco scomoda che, mette in pericolo la sua carriera.
Nonostante le poche esperienze da regista, Peter Landesman scrive e dirige il film “Zona D'Ombra”, tratto da una storia vera recente del 2002, ispirato all'articolo “Game Brain” di Jeanne Miller Laskas e pubblicato da GQ prodotto da Ridley Scott.
Racconta la vicenda del dottor Bennet Omalu, che scoprì la encefalopatia traumatica cronica, individuando una connessione diretta tra i traumi celebrali cronici dei giocatori di football e le loro attività sportive.
Film interessante e ben interpretato con gran performance da Will Smith, bravo e verosimile nei panni del neuropatologo nigeriano.
E una pellicola che ci insegna tante cose, come un uomo, praticamente da solo, ha cercato di portare alla luce, una verità al quanto scomoda nell'ambiente sportivo americano del football, ma non per avere fama e fortuna, ma per cercare di salvare delle vite umane. La storia mi ha appassionato e l’ho vista volentieri, anche perché non conoscevo questo aspetto del football americano. Sono argomenti (a mio parere) sempre interessanti da vedere che coinvolgono lo spettatore. Vale almeno una sua visione!

Angie

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Di slovo (del 25/12/2016 @ 05:00:00, in redazione, linkato 211 volte)

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) B U O N E F E S T E : - )

le recensioni riprenderanno il 9 gennaio 2017.
; - ) auguri!

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Di Namor (del 19/12/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 115 volte)
Titolo originale
Shut In
Produzione
USA 2016
Regia
Farren Blackburn
Interpreti
Naomi Watts, Oliver Platt, Charlie Heaton, David Cubitt, Jacob Tremblay.
Durata
91 Minuti

Dopo un incidente stradale che le ha portato via il marito e ridotto in stato vegetativo il figliastro Stephen (Charlie Heaton), la psicologa infantile Mary Portman (Naomi Watts) è costretta a ricevere i suoi pazienti a domicilio per poter accudire nel migliore dei modi Stephen. Il lavoro e l’accudimento del figlio si fa sempre più impegnativo e logorante.
Dietro consiglio del suo psicanalista di fiducia, Mary decide di trasferire Stephen in una struttura adeguata alle sue esigenze, in modo di avere più tempo per lei ed i suoi pazienti. Dopo la sparizione improvvisa di uno dei suoi piccoli pazienti, Mary inizia ad avere misteriosi incubi associati a strani eventi che la porteranno a scoprire una incredibile verità della loro origine.
Diretto dal regista televisivo britannico Farren Blackburn, “Shut In” si colloca al genere thriller drammatico con protagonista femminile che abita (guarda caso) in una casa isolata e indipendente. Il giusto mix per sfociare in una alta aspettativa di suspense e tensione emotiva, dovuta ai probabili colpi di scena dettati dalla trama e dall’ambientazione studiata apposta per far sobbalzare lo spettatore dalla poltrona.
Ma di sussulti (a parte una scena) non ve ne sono, il film ha il potere di far predire al pubblico gli imminenti eventi di cui sarà annoiatamente sottoposto fino alla fine della pellicola, vista la scontatezza della banalissima ed elementare trama.
La Watts fa del suo meglio per rendere credibile il suo personaggio, ma la sceneggiatura ed il resto del cast non la aiuta ad elevare la pellicola oltre il voto della insufficienza.
Lasciate perdere e optate per un altro film che meriti il vostro tempo e denaro.

Namor

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Di Angie (del 13/12/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 114 volte)
Titolo originale
Sully
Produzione
USA 2016
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Autumn Reeser.
Durata
95 Minuti
Trailer

Il 15 gennaio 2009 un aereo della US AIRWAYS decolla dall'aeroporto di La Guardia con 155 passeggeri a bordo. L'aereo pilotato da Chesley Sullenberger, detto Sully, (interpretato da Tom Hans) con tante esperienze di volo, a due minuti dal decollo uno stormo di uccelli colpisce l'aereo e mette fuori uso immediatamente i due motori. Sully ha poco tempo per decidere e trovare una soluzione. Impossibile raggiungere il primo aeroporto ed impossibile anche tornare indietro. Il capitano tenta così, insieme al copilota Jeffrey Skiles (Aaron Eckhart) un ammaraggio sul fiume Hudson: una manovra che non era contemplata in nessun manuale d'emergenza. L'impresa riesce, equipaggio e passeggeri tutti salvi. Sully fu l'ultimo ad abbandonare il veicolo dopo averlo perlustrato per ben due volte per accertarsi che nessuno fosse rimasto indietro.
Per l'opinione pubblica è un grande eroe ma, davanti alle autorità del National Transportation Safety Board, no. Secondo la loro opinione il pilota poteva evitare la pericolosa e difficile manovra e fare ritorno a La Guardia e, avviano indagini che minacciano la sua reputazione e carriera. Il grande regista Clint Eastwood torno con il suo 36esimo lungometraggio portando sul grande schermo il film “Sully”, che prende spunto dal romanzo scritto dallo stesso Sullenberger insieme all'autore e giornalista Jeffrey Zaslow. Storia del capitano Chesley “Sully” Sullenberger della sua straordinaria impresa: quella di aver effettuato un incredibile atterraggio di emergenza sulle fredde acque di Hudson senza recare danno alle vite umane.
Definito il “Miracolo sull'Hudson” dall'opinione pubblica; un eroe nazionale degno di medaglia al valore ma, non per il CDA, la compagnia aerea che è sospettosa e diffidente per cui cerca “l'errore umano” a tutti i costi mettendo sul patibolo Sully e il suo copilota. Questa gloriosa impresa per il regista Clint doveva essere assolutamente ricordata è lo proprio con la rappresentazione di questa pellicola. Un ottimo cast. L'interprete principale Tom Hanks è stato veramente bravo, con le sue micro espressioni del viso che l'hanno reso credibile e calibrato nel ruolo. Ha dato una prova magistrale che gli ha prenotato una candidatura ai prossimi Oscar. Ottima regia e belle scenografie, specie le inquadrature sulla città di notte.
Difficile staccare gli occhi dallo schermo anche per via dei salti temporali tra passato e presente e, inoltre già la scena iniziale (a mio parere) rende il tenore del film. Un film, a mio avviso, bellissimo che valorizza le capacità umane, a discapito della fredda tecnologia del giorno d'oggi e l'inutile burocrazia. Un bravo di nuovo a Clint Eastwood che ancora una volta ci sorprende e riesce a mantenere sempre alto l'interesse e la curiosità degli spettatori, facendoci appassionare alla vicenda del tormentato pilota. Un uomo che incubi ad occhi aperti ma resta saldo grazie a ciò di cui è fatto: dignità, senso del dovere e responsabilità.
Avercene di Sully!!! Merita decisamente la visione.

Angie

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Di Miryam (del 04/12/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 210 volte)
Titolo originale
Revenant
Produzione
USA 2015
Regia
Alejandro González Iñárritu
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck.
Durata
156 Minuti

Ambientato nel 1823, il film narra la storia di esploratori, cacciatori di pelli, mercenari che attraversavano territori sconosciuti tra gli Stati Uniti e il Canada.
In particolare rilievo è l’avventura di un cacciatore di pellicce, Hugh Glass (Leonardo di Caprio) il quale, essendo molto esperto di terreni impervi, ha il compito di riportare la compagnia al forte e soprattutto di proteggere suo figlio, un ragazzo nato dalla relazione con la sua compagna, una ragazza indiana verso la quale nutre ancora un sentimento profondo seppur non faccia più parte della vita terrena.
Così il gruppo, costretto a lasciar il Nord Dakota a causa di un feroce attacco indiano che li ha decimati, abbandona non solo i boschi ma anche tutte le pelli raccolte che rappresentavano la loro fonte di guadagno. Questa scelta di Glass, suscita l’ostilità del rude John Fitzgerald (Tom Hardy) che cercherà di fargliela pagare in tutti i modi possibili.
Durante la via del ritorno, Glass si imbatte in due cuccioli di grizzly, la madre di questi per proteggerli, attacca in maniera alquanto brutale Hugh infierendo su di lui i potenti artigli e denti procurandogli lacerazioni molto profonde in varie parti del corpo riducendolo quasi in fin di vita. Lo scontro con l’orsa non lascia scampo al nostro esploratore che viene lasciato sul luogo in compagnia del figlio Hawk (Forrest Goodluck), del giovane Jim Bridger (Will Poultier) e di Fitzgerald che si offre volontario per dargli poi una degna sepoltura, purtroppo però le cose non vanno come promesso da quest’ultimo, anzi cerca di soffocarlo ma viene visto da Hawk che nel tentativo di fermarlo viene accoltellato e ucciso sotto gli occhi inermi di suo padre. Questo affronto e soprattutto il profondo dolore, innesta una forza tale in Hugh tanto da rimetterlo in piedi, affrontare un lungo cammino di trecento chilometri per il solo scopo di vendicarsi del tradimento subito.
Dietro la macchina da presa di questa pellicola c’è il regista messicano Alejandro G. Inarritu, vincitore del premio Oscar con “Birdman” è “Babel”.
Il film “Revenant-Redivivo”, tratto da un romanzo di Michael Punke, è ispirato a eventi realmente accaduti. La pellicola è stata girata principalmente in Canada, purtroppo però nonostante la produzione avesse scelto di girare tutto in questo Stato, l’arrivo della primavera e del caldo l’ha costretta a ultimare le scene nella Terra del Fuoco in Argentina.
Non è stato facile per l’intera troupe lavorare tutto in esterno data la temperatura gelida, infatti tutti gli attori hanno girato le scene con – 30°. Lo stesso Di Caprio ha rivelato in un’intervista di aver sfiorato l’ipotermia, non solo, ha pure affermato che quella tosse continua e persistente che si sente nel film, non era affatto simulata ma era la bronchite che si era procurato.
Ritengo “Revenant” un ottimo movie, visivamente splendido, regia, fotografia e performance degli attori, meritano tutte le statuette vinte, la fotografia di Emmanuel Lubezki rende imponente la visione di questo film, paesaggi naturali e innevati fanno dimenticare la lunghezza forse eccessiva della pellicola, come per esempio la lotta con il grizzly o l’interpretazione di Di Caprio in gran parte quasi muta anche se reputo la parte migliore del film, film che sarà senz’altro ricordato nel tempo soprattutto per l’ Oscar finalmente assegnato al bravissimo Leonardo con tutti i meriti dovuti.

Miryam

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Di Asterix451 (del 27/11/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 201 volte)
Titolo originale
The Way of the Eagle
Produzione
Austria 2015
Regia
Gerardo Olivares
Interpreti
Jean Reno, Tobias Moretti, Manuel Camacho, Eva Kuen
Durata
98 Minuti
Trailer

Nel panorama incantato delle Alpi austriache, una coppia di aquile cresce i loro piccoli nella nicchia di un salto di roccia. A causa del loro carattere predatorio, la rivalità tra i fratelli si manifesta subito: appena rimasti soli, infatti, il più grande dei due riesce a spingere l’altro fuori dal nido, prima ancora di aver imparato a volare; l’aquilotto precipita dalle rocce e soltanto la vegetazione gli risparmia un impatto fatale. Giunto al suolo, però, si ritrova esposto ai pericoli della fame e del sottobosco: per fortuna sopraggiunge Lukas (Manuel Camacho), il figlio di un cacciatore che abita nelle vicinanze; il ragazzo i richiami dell’aquilotto, lo trova e lo porta nel rudere di una casa sulle rive di un laghetto alpino, improvvisando un nido sicuro dove poterlo accudire.
Lukas non parla molto, tantomeno con Keller (Tobias Moretti), suo padre. L’uomo è molto autoritario e pretenderebbe l’aiuto del figlio per strappare alla montagna le risorse di cui hanno bisogno per vivere, ma Lukas si rifiuta di parlargli e cerca perfino di ostacolarlo, a volte. La causa dei loro attriti è la perdita prematura di Maria (Eva Kuen), moglie e mamma dei due, che ha lasciato un vuoto doloroso.
Lukas trova nell’aquilotto un amico al quale dedicarsi: decide di chiamarlo Abel, perché vittima di un fratello cattivo, e va a trovarlo ogni giorno, approfittando della bella stagione. La casa del lago è un luogo caro al ragazzo, nonostante custodisca ricordi dolorosi: ci torna di nascosto dal padre, ma quelle visite non sfuggono a Danzer, il guardiaboschi (Jean Reno); lui conosce la storia di quella casa e conosce bene anche le aquile. Il suo contributo sarà decisivo per crescere Abel e insegnargli a volare: un’esperienza unica, che restituirà l’aquila al cielo e permetterà agli uomini di sanare le vecchie ferite.
Abel figlio del Vento” è un film per famiglie diretto da Gerardo Olivares, un regista spagnolo poco noto in Italia che ha dedicato la carriera ai viaggi, documentando le sue esperienze con articoli, libri e documentari molto apprezzati a livello europeo. Solo negli ultimi anni si è dedicato alla fiction, riscuotendo un grande successo di pubblico in Spagna per “Among Wolves” (“Tra i lupi”). Ingaggiato dalla austriaca Adler, ha diretto Jean Reno, Tobias Moretti e il giovane Manuel Camacho in questa bella favola di montagna, che intreccia le storie di uomini e animali in maniera avvincente, armonizzando la recitazione degli attori con immagini documentaristiche di altissima qualità.
Come accade nelle pellicole dedicate al rapporto dell’uomo con la montagna, la flora e la fauna diventano protagonisti delle vicende al pari degli uomini, costringendoli a riscoprire quell’antico legame con la natura che per secoli ha sostenuto la vita dell’essere umano. Jean Reno e Tobias Moretti danno una buona prova nei ruoli del cacciatore e del guardiacaccia, entrambi benvoluti dal pubblico, mentre l’aquila Abel si impone come il personaggio più interessante del film grazie al fascino di questi rapaci. Il giovane Manuel Camacho è alla sua seconda prova, sempre diretto da Gerardo Olivares: il ruolo di Lukas gli ha imposto lunghe lezioni di falconeria, per poter recitare con animali difficili come le aquile.
“Abel figlio del vento” è una pellicola con quattro attori, un’aquila e un cane: pur non essendo il film più “minimal” nella storia del cinema, funziona egregiamente con poco. La trama è semplice e neppure così originale, ma la scelta del casting e la suggestione continua delle riprese mantengono vivo l’interesse dall’inizio alla fine, senza mai scadere nella banalità. Si tratta di un bel film per famiglie, dove chiunque riuscirà a trovare degli spunti per appassionarsi alla storia, che propone un messaggio positivo mirato a far risaltare l’importanza dei legami affettivi e naturali che sono parte della nostra vita. Un buon film, per molti (se non per tutti), che tiene sotto controllo “la dose di zucchero”. Naturalmente diventerà un “must” per chi ama le aquile e la vita in montagna.

Asterix451

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Di Angie (del 20/11/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 212 volte)
Titolo originale
La isla minima
Produzione
Spagna 2014
Regia
Alberto Rodríguez
Interpreti
Javier Gutiérrez, Raúl Arévalo, María Varod, Perico Cervantes, Jesús Ortiz.
Durata
105 Minuti

Ci troviamo nel profondo sud della Spagna 1980. In un piccolo villaggio, un angolo rurale alle foci del fiume Guadalquivir, tra paludi e risaie, da qualche anno si verificano scomparse di molte adolescenti, delle quali nessuno sembra interessarsi. Ma quando due giovani sorelle spariscono durante una festa di paese, la madre spinge e chiede di fare un'indagine a riguardo. A cercare di risolvere questo mistero giungono da Madrid due detective Juan (Javier Gutierrez) e Pedro (Raul Arevalo) che hanno una vasta esperienza nei casi di sparizioni. I due detective, però, si differiscono nei metodi e nello stile: Juan è della vecchia guardia, disposto ad usare anche torture per ottenere risultati e inoltre la sua visione di vita è opposta a quella del suo collega perché sa di essere ormai un malato terminale con pochi giorni di vita. Pedro, invece, più giovane è idealista, taciturno, progressista di buone maniere il cosiddetto “Poliziotto Buono” che presto diventerà padre. Durante le indagini i due investigatori si trovano a fronteggiare altri ostacoli come il traffico di droga.
Entrambi capiscono di dover mettere da parte le rispettive divergenze professionali se vogliono catturare il serial killer prima che altre ragazze facciano la stessa fine delle precedenti.
La Isla Minima thriller neo-noir spagnolo è il settimo lungometraggio diretto da Alberto Rodríguez. Il regista ci porta indietro nel tempo, precisamente nel periodo storico particolare per la Spagna che si è appena liberata dalla dittatura Franchista. In un piccolo paese tra fango e risaie dove la popolazione è arida e dura proprio come la terra che la circonda. La storia riguarda la sparizione di due adolescenti e a risolvere il caso vengono chiamati due detective, accolti con freddezza dalla gente del posto e ostilità anche da parte della polizia locale che, li spinge a risolvere il caso nel minor tempo possibile.
Una pellicola vincitore di 10 Premi Goya, come miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura originale e miglior attore protagonista: Javier Gutierrez. Un buon film curato sotto tutti gli aspetti (a mio giudizio), buona fotografia e una trama ben costruita. Ottimo cast con attori ben calati nella loro parte. Molto bello soprattutto lo sfondo storico della Spagna anni '80 che sta uscendo dal Franchismo e si porta dietro ancora i fantasmi della dittatura. Nonostante la pellicola abbia un ritmo lento, tiene sempre viva l'attenzione dello spettatore senza annoiarlo fino alla fine. A me personalmente è piaciuto molto.
E un bel thriller che sceglie oltre ad una ambientazione affascinante, anche una storia che coinvolge non solo per l'intrigo ma anche per il preciso momento storico in cui è ambientato. Chi è appassionato a questo genere di thriller con ambientazione storica, e chi ha visto ed è piaciuta la serie "True Detective", consiglio la sua visione.

Angie

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Di Namor (del 14/11/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 132 volte)
Titolo originale
11.22.63
Produzione
USA 2016
Episodi / Durata
8 / 55 Minuti

Dopo aver appurato che il suo amico Al Templeton (Chris Cooper) gestore di un Pub è malato di cancro, Jake Epping (James Franco) professore universitario chiede spiegazione di come si sia ammalato gravemente in così poco tempo. La spiegazione che supera ogni immaginazione possibile viene fornita da Al invitando Jake ad entrare in un ripostiglio stipato nel suo Pub, che dopo pochi passi al suo interno viene catapultato in un’altra epoca, più precisamente nel lontano 21-10-1960!
La tana del Bianconiglio, così come viene chiamato da Al non è altro che un portale spazio temporale capace di proiettare le persone in quel preciso giorno tutte le volte che si oltrepassa. La durata di permanenza nel passato può anche essere di anni, ma una volta ritornati al presente saranno passati solo due minuti! Dopo essersi convinto della possibilità di modificare gli eventi ogni qualvolta che si oltrepassa il portale, Jake viene persuaso dà Al a impedire l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy per mano di Lee Harvey Hosvald, in modo che il mondo sia un posto migliore di come sia adesso.
Jake anche se dubbioso accetta la richiesta del suo amico per salvare la vita di J.F.K., una impresa non facile per un professore che dovrà nascondere la sua vera identità per arrivare a sventare il complotto più misterioso mai avvenuto fino ai giorni nostri.
Tratto dal libro di Stephen King11.22.63”, l’omonima serie composta da otto episodi diretti da più registi tri cui: Kevin Macdonald vincitore di un Oscar per il miglior documentario “Un giorno a settembre” del 2000, più James Kent, Fred Toye, James Strong, John Davis Coles e lo stesso James Franco (The Truth).
Il soggetto è affidato allo stesso Stephen King, mentre la produzione e di J.J.Abrams che la spunta su Jonathan Demme dopo i dissapori con King per alcune modifiche da inserire. Anche James Franco il protagonista della serie era intenzionato ad acquisire i diritti per produrla, una volta saputo che era arrivato in ritardo si propose de ottenne di essere almeno lui il protagonista.
La serie è molto intrigante ed abbonda di momenti di buona suspense, ottime le scenografie corredate da coloratissime auto scintillanti dell’epoca. Il cast è di buona fattura ed offre eccellenti prove di recitazione grazie anche all’apporto di due big Hollywoodiani come Franco e Cooper.
Visto il buon successo della serie, sembra che King si sia convinto a scrivere un sequel o uno spin-off, notizia che ha subito mandato in visibilio i fan di “11.22.63”.
Se così sarà, vedrò molto volentieri quello che il mitico King deciderà di scrivere, sperando che la qualità della prossima sceneggiatura sia di un livello degno della presente.

Namor

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