BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andy (del 26/01/2015 @ 17:17:14, in musica, linkato 962 volte)
Artista
Pino Daniele
Titolo
Pino Daniele
Anno
 
Label
 

Il 4 Gennaio scorso ci lasciava, a causa di un infarto, Pino Daniele, indiscutibilmente uno dei più grandi cantautori e musicisti italiani, un artista di livello internazionale, la cui musica sapeva trasmettere delle emozioni uniche. Giuseppe Daniele era nato a Napoli il 19 marzo 1955 in una famiglia di modeste condizioni economiche ed era il primogenito di sei figli. Si era comunque distinto a scuola per l’impegno e la cura di se stesso, fino a conseguire il diploma di ragioneria, coltivando fin da piccolo l’amore per la chitarra, che aveva imparato a suonare da autodidatta, appassionandosi al blues e al jazz dei grandi come Miles Davis, Weather Report e George Benson, tra gli altri.
Nel 1975 aveva già registrato un disco con Gianni Nazzaro e fatto un tour con Bobby Solo. Ma come tutti sappiamo, fu l’incontro con il mitico super gruppo “ Napoli Centrale “che fece la differenza, in cui si inserì come bassista e dove conobbe James Senese, grande sassofonista e leader di quella formazione prima del suo arrivo; i due strinsero una grande amicizia e insieme inventarono le cose più belle del Pino prima maniera. Doveroso nominare i grandi musicisti che facevano parte di quella formazione: Rino Zurzolo al basso, dopo che Pino passò ovviamente alla chitarra, Joe Amoruso alle tastiere, Tullio De Piscopo alla batteria, Tony Esposito alle percussioni e James Senese al sax; oltre a molti altri grandi musicisti che gravitavano intorno a questa fucina di idee musicali, dove si mischiavano jazz, rock, blues, musica popolare e ritmi africani; un vero e proprio movimento musicale che Pino denominò “Napoli Power” e con cui il cantautore napoletano, tra l’ottanta e l’ottantacinque, diede vita a dei concerti memorabili; ne abbiamo la testimonianza in “Scio’ ”, un live eccezionale.
Verso la fine del 1976, Claudio Poggi, famoso produttore della EMI, ascoltò una cassetta con alcuni brani del giovane Pino e decise di seguirlo discograficamente. A metà dell’anno seguente uscì un 45 giri con i brani “Che calore” e “Fortunato”, che vennero poi inseriti nell’album di esordio di Pino, “Terra Mia”del 1977; tra le altre “’Na tazzulella ‘e cafè”, e la splendida “Napule è”, un’opera d’arte dedicata a una città splendida, come un quadro in cui far vedere luci ed ombre, il bello e il brutto; una delle più belle canzoni italiane in assoluto! Se pensiamo che Pino la scrisse a diciott’anni…. Un disco che rivelò subito la preparazione musicale del cantautore napoletano, affascinato sia dalla tradizione mediterranea che dal jazz, dalla fusion e dal rock, ancora molto acustico e “popolare”. Ma nel 1979 è la volta del secondo album, “Pino Daniele”, omonimo, e di cui dico solo una parola: splendido!! Lo comprai appena uscito, la copertina con Pino che si rade, me lo ricordo come fosse ora; ci sono pezzi stupendi come “Je sto vicino a te” o come “Chillo è nu buono guaglione”, un testo stupendo sull’omosessualità, avanti anni luce per l’epoca; la forza del Pino di quei tempi, il napoletano, la SUA lingua per dire quello che voleva, senza paura, contro i pregiudizi e anche contro lo Stato. E poi “Ué man”, una delle mie preferite, un blues favoloso in anglo-napoletano; una voce incredibile, da grande bluesman, e una chitarra stupenda, suonata magistralmente. O la poesia incazzata di “Je so’pazzo” che ancora mi incanta; in questo album hanno suonato Agostino Marangolo alla batteria, Ernesto Vitolo alle tastiere e Rino Zurzolo al basso. Questi stessi grandi musicisti accompagnano Pino nel terzo splendido ellepì “Nero a metà”, che è quello che lo consacra al grande successo, un disco più elettrico, con più italiano mischiato al napoletano, ma pieno di canzoni stupende, una dietro l’altra tipo “Voglio di più”, testo e musica da brividi; “A me me piace ‘o blues”, l’essenza del modo di essere fuori dal coro di Daniele; “E so cuntento ‘ e stà”, un’altra delle mie preferite; e che dire di “Nun me scoccià”: “coi tuoi discorsi intelletuali senza onestà…tanto muori pure tu”, un blues stupendo, un testo tanto intelligente quanto irriverente, e grande chitarra; oppure l’atmosfera poetica e sognante di “Quannochiove”, che magia!
Lo so, mi sono dilungato toppo su questi tre album, ma sono fondamentali per capire il mondo di Pino Daniele, la sua vera natura, il suo essere davvero un bluesman di protesta, fuori dagli schemi del sistema, innamorato e anche deluso dalla sua Napoli. E nel 1981 esce “Vai mo’ “, in cui subentra il grande Tullio De Piscopo alla batteria, senza nulla togliere a Marangolo che è ottimo, ma il talento di Tullio è speciale e si sente la differenza in pezzi come “Viento ‘e terra”, un altro brano stupendo, in cui la fusion prende il sopravvento sul blues, come in tutto il disco, favoloso anche questo. Bellissima anche “Ma che te ne fotte”, drumming epico anche qui di De Piscopo; bè, “Yes I knowmy way”, penso che non abbia bisogno di presentazioni, sembra incisa adesso, un suono incredibile…un capolavoro, andatevi a vedere il testo. Il consacramento di questi splendidi dischi è il doppio live “Scio’ ”, una pietra miliare per la musica live italiana, con delle session strumentali eccezionali.
Ce ne sarebbe da parlare di Pino, delle sue collaborazioni con artisti di tutto il mondo, che hanno voluto condividere il palco con un musicista eclettico e completo come lui, oppure ospitarlo nei propri dischi; sono bellissime le parole dell’amico Claudio Baglioni , nei giorni successivi alla sua morte, che ricordava il periodo in cui Pino ha impreziosito una sua bellissima canzone “Io dal mare”, con quei vocalizzi e fraseggi di chitarra un po’ mediterranei e orientaleggianti che solo lui avrebbe potuto inventarsi, oppure Jovanotti che lo ricorda schivo e taciturno prima dei concerti fatti insieme a lui e Ramazzotti , per vederlo poi trasformarsi sul palco e prendere il pubblico in mano con la sua musica; tante parole di dolore anche da Eric Clapton, che continua a postare tracce e video di concerti blues condivisi; diciamo che Pino non si è mai risparmiato dall’attività live, e forse il suo cuore malato non ha retto; ma nel nostro, di cuore, le sue canzoni suonano ancora e suoneranno ancora per tanto…grazie Pino!

Andy

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Di Miryam (del 23/01/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 877 volte)
Titolo originale
The Invisible Boy
Produzione
Italia - Francia 2014
Regia
Gabriele Salvatores
Interpreti
Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Christo Jivkov, Noa Zatta.
Durata
100 Minuti

Protagonista del film è Michele ( Ludovico Girardello ), un adolescente di tredici anni che vive a Trieste, una tranquilla città di mare.
Non è quel che si dice un ragazzo che spicca di personalità, infatti ha un carattere timido ed introverso, non è un tipo che eccelle nello studio, tantomeno nello sport, ma a lui tutto questo poco importa. A Michele basterebbe che la sua compagna di banco Stella ( Noa Zatta ), lo considerasse visto che se ne è invaghito e non poco, purtroppo tutta questa attenzione non è ricambiata, anzi per questa sua continua mania di guardare insistentemente questa ragazzina, viene preso spesso in giro dai vari bulletti della sua classe.
Nessuno lo comprende, nemmeno sua mamma Giovanna (Valeria Golino ) che di mestiere fa la poliziotta, è una donna molto premurosa nei suoi confronti ma non riesce a capire che in fondo il ragazzo ha dei problemi esistenziali.
Questa monotonia quotidiana presto però prenderà una svolta, infatti un giorno, per la festa di Halloween, Michele, non trovando un vestito consono da super eroe, acquista presso un negozio di cinesi, un abito alquanto strano, o meglio, piuttosto brutto. Una volta però indossato, il giovane si rende conto di essere diventato invisibile, subito stranito da questo evento, pensa di essere un mostro, poi pian piano si rende conto però che soltanto nudo risulta invisibile e così, per gioco, incomincia a prendersi delle rivincite incominciando a spaventare gli amici bulletti, poi come tutti gli adolescenti curiosi, si intrufola negli spogliatoi femminili e qui, imbarazzato come non mai, scopre che questa invisibilità non dura per molto tempo, ed essendo nudo….finisce in presidenza!!
Dietro tutto ciò però si cela un grande segreto, sarà forse un prescelto? Questo non voglio certo svelarlo. Quando sono andata a vedere “Il Ragazzo Invisibile”, pensavo si trattasse di un film per un pubblico adulto, del resto era una pellicola diretta da Gabriele Salvatores, premio Oscar per “Mediterraneo”, mai più avrei pensato che fosse invece un film per adolescenti.
Non per questo non merita essere visto, una trama particolare, avvincente anche se cade nel fantastico non sempre a me gradito. Bella sceneggiatura e perfetta fotografia, un’immagine di Trieste a dir poco incantevole, anche la colonna sonora è stata azzeccata con le musiche di Ezio Bosso e Federico De’ Robertis. Una particolare attenzione va data anche ai due giovani attori esordienti Girardello e Zatta, veramente in gamba.
Insomma, possiamo dire che Salvatores se l’è cavata egregiamente in un tema che non aveva mai trattato usando anche un made in Italy per gli effetti speciali. E che dire del finale? Lascia senz’altro una porta aperta per un eventuale sequel, staremo a vedere, per ora se vi piacciono i film senza tante pretese, questo potrebbe essere adatto a voi.

Miryam

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Di Asterix451 (del 19/01/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 942 volte)
Titolo originale
Tokarev
Produzione
USA 2014
Regia
Paco Cabezas
Interpreti
Nicolas Cage, Rachel Nichols, Peter Stormare, Elena Sanchez, Danny Glover
Durata
98 Minuti

Oggi Paul Maguire (Nicholas Cage) è uno stimato uomo d’affari di una piccola comunità americana. La sua società di costruzioni crea preziosi posti di lavoro e la sua famiglia ha un elevato tenore di vita. Con una bella moglie e una figlia perbene, si può dire che abbia realizzato il sogno americano: infatti l’imprenditore è un immigrato irlandese e il suo passato non è proprio roseo, nonostante sia stato del tutto riabilitato. Le uniche frequentazioni rimaste dai vecchi tempi sono Kane (Max Ryan) e Danny (Michael McGrady), i suoi migliori amici che, però, arrotondano gli affari delle loro attività legali con piccoli espedienti.
La figlia di Paul, Caitlin (Aubrey Peeples), vive al di fuori di tutto ciò.
Studentessa modello, bella e rispettosa delle regole dei genitori, ha una buona amicizia con Mike (Max Fowler) e Evan (Jack Falahee), due compagni di scuola con cui a volte trascorre delle serata tranquille in casa. Paul sa che uno dei due è innamorato di lei e sembra davvero un bravo ragazzo, volenteroso: così, per toglierlo dall’imbarazzo e incentivarlo a farsi avanti con lei, Paul gli dà il benestare e gli offre persino un lavoro.
Tutto bene, dunque.
L’uomo è tranquillo e continua a dedicarsi alle cene con le altre famiglie di rilievo della città insieme a sua moglie, mentre Caitlin è a casa con gli amici. Sino a quando, una sera, il Detective Saint John (Danny Glover) si presenta al ristorante chiedendogli di seguirlo: qualcuno ha fatto irruzione nella villa e ha rapito Caitlin, dopo aver pestato a sangue i suoi amici; i detectives fanno di tutto per rassicurarlo, perché le ricerche sono già cominciate e sicuramente la troveranno… Paul, però, è di tutt’altro avviso.
Gli unici che potrebbero avercela con lui sono i Russi, a causa di una vecchia faida. Ne parla subito con Kane e Danny, perché sanno di quella vecchia storia e perché hanno i contatti giusti all’interno del giro: bisogna trovarla, a qualsiasi costo. Così Paul dimette i panni dell’imprenditore per vestire quelli più impegnativi del padre disperato e disposto a tutto.
Paco Cabezas dirige “Tokarev” (la pistola più diffusa nell’ex Urss) attingendo a piene mani ai classici del genere d’azione di ricerca e vendetta, con una certa personalità e apprezzabili risultati. Nonostante la crudezza del tema, la violenza non è morbosa e la telecamera riesce sempre a girare un secondo prima che la scena oltrepassi certi limiti. Grazie ad un montaggio dinamico e una tecnica di ripresa aggressiva sostenuta da una colonna sonora rabbiosa, la pellicola è incalzante nonostante… Nicholas Cage. So che l’opinione è controcorrente data l’apprezzata specializzazione dell’attore in certi ruoli, ma io non riesco più a vedercelo, imbolsito e con il trapianto di capelli sopra alle orecchie. Anche Glover non sembra proprio a suo agio nei panni del poliziotto tollerante che, per motivi di sceneggiatura, deve assecondare un ex-criminale che devasta la città. A parte alcune ingenuità di trama che in un film di questo genere non sono così importanti, dopo “la solita partenza” l’intreccio si fa più interessante, con un finale quasi a sorpresa.
Buono il casting dei co-protagonisti, volti poco noti da noi ma adatti ai ruoli che interpretano. Primo su tutti, Pasha Lychnikoff nel ruolo del russo Chernov. Cammeo di Peter Stormare nei panni del padrino irlandese paraplegico, caratterista eclettico che ha spaziato dal marito violento di “Chocolat” al Lucifero di “Constantine”, con una recitazione molto interessante.
Un piacevole film sparatutto senza pretese, ancor più appetibile per i fan di Nicholas Cage.

Asterix451

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Di Angie (del 16/01/2015 @ 05:00:00, in teatro, linkato 885 volte)
Evento
Musical
Artista/i
Compagnia delle Formiche
Location
Sanremo Teatro Ariston
Data
13 Dicembre 2014

Quanti bei cartoni conosciamo della Walt Disney?
Veramente tanti… E si rimaneva sempre affascinati dalla loro visione.
Uno di questi lo ricorderete sicuramente, era “La spada nella roccia”, il 18° classico della Disney ambientato nella Inghilterra del VI secolo. Penso che noi tutti da fanciulli abbiamo visto o letto questa leggendaria storia, di quel giovane ragazzo combina guai, che si ritrova nelle mani di un potente mago, Merlino, il quale gli farà conoscere i valori del coraggio, della lealtà, dell’astuzia, dell’intelligenza e della forza dell’amore.
La mia intenzione non è quella di raccontarvi questa bellissima storia ma, vorrei mettervi a conoscenza dello stupendo Musical di questa famosa fiaba allestita al Teatro Ariston di Sanremo. Molti di voi, sicuramente saranno al corrente che ogni anno l’Associazione Onlus “La Banda degli Orsi”, costituita da un numeroso gruppo di volontari, organizza uno spettacolo per grandi e piccini, il cui ricavato va per i bambini ricoverati al Gaslini di Genova.
Questa Compagnia detta delle “Formiche”, nata quasi per gioco, da dieci anni produce spettacoli per questa nobile causa. Quest’anno ha portato sul palco del Teatro Ariston “La spada nella roccia”, con le magie di Merlino in un mondo fantastico, popolato da animali parlanti e stravaganti, e la storia di amore tra Artù e Ginevra. Il cast (a mio giudizio) eccellente è riuscito a produrre uno spettacolo emozionante e divertente che ci ha portato a vivere questa incredibile avventura del mito di Re Artù.
Molto belle le musiche e le stupende le scenografie con splendidi colori, notevoli anche i bellissimi costumi che hanno lasciato il pubblico, che era numerosissimo (teatro pieno) a bocca aperta. E poi, a me personalmente, rivedere e riascoltare queste meravigliose fiabe è sempre piacevole perché si ritorna a rivivere per un attimo l’infanzia trascorsa.
A chi ama le favole e la loro magia, vorrei dare un piccolo suggerimento: partecipate ai prossimi spettacoli che si tengono abitualmente ogni anno nel mese di Dicembre prima delle feste di Natale. Vi assicuro che trascorrerete ore piacevoli in compagnia di questi stupendi personaggi e del loro meraviglioso mondo incantato.

Angie

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Di Namor (del 12/01/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 706 volte)
Titolo originale
Prisoners
Produzione
USA 2013
Regia
Denis Villeneuve
Interpreti
Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Viola Davis, Maria Bello, Terrence Howard.
Durata
153 Minuti

Gli abitanti di un piccolo borgo montano vicino alla Pensylvania, si stanno apprestando a festeggiare il giorno del ringraziamento, Keller Dover (Hugh Jackman) e la sua famiglia si recano dai vicini per celebrare insieme a loro, questa importante ricorrenza. Il tempo trascorre sereno e gioioso, nulla farebbe presagire all’imminente dramma che sta per gettare le due famiglie nella più angosciosa delle disperazioni… la scomparsa delle loro figlie più piccole: Anna e Joy.
Le ricerche si concentrano su un vecchio camper parcheggiato sul bordo strada, sparito subito dopo la scomparsa delle due ragazzine. Ad occuparsi di questa delicata indagine è lo scrupoloso detective Loky (Jake Gyllenhaal), che individua e cattura in breve tempo lo strampalato proprietario dell’ autocaravan.
Il suo nome è Alex jones, vive con la zia Holly, colei che lo accudisce dal giorno in cui i genitori morirono in un’incidente stradale, tragedia che gli procurò un grave disturbo mentale, rendendolo cerebralmente limitato. Dopo l’interrogatorio del presunto rapitore, non emergono prove sufficienti che fanno presupporre che sia lui il colpevole del sequestro, quindi non possono trattenerlo oltre le 48 ore.
Keller, non può accettare che il suo rilascio sia così immediato, vorrebbe, ma senza ottenerlo, che la polizia lo trattenga ancora 24 ore, costringendolo a rivelare il luogo in cui tengono le bambine. Al suo rilascio dalla stazione di polizia, Keller più frustato che mai, si scaglia contro di lui aggredendolo, per farsi dire dov’è sua figlia, durante la colluttazione Alex gli sussurra un agghiacciante conforto: “Non hanno pianto fin che non le ho lasciate”. La disperazione e la rabbia di Keller che non può dimostrare l’affermazione di colpevolezza di Alex, lo trasforma in uno spietato aguzzino dedito ad ogni tipo di tortura, pur di avere la risposta che cerca: sapere dov’è la sua Anna. Stavolta è lui il rapitore, sequestra e tiene prigioniero il presunto colpevole, nella sua vecchia abitazione abbandonata.
Mentre il detective Loky passa al setaccio l’intera comunità, in particolare alcuni responsabili macchiati di tali crimini, scopre il cadavere quasi mummificato di un uomo con un pendaglio al collo raffigurante un labirinto. Il monile che non ha nessun valore come oggetto prezioso, avrà una importanza fondamentale per decifrare l’intero enigma relativi ai rapimenti di Anna e Joy, questo dopo la cattura di un altro possibile sequestratore alquanto enigmatico. Il ritrovamento di Joy, una delle bambine sfuggita al suo sequestratore, darà il giusto input a Keller per risolvere l’intera vicenda.
Fin dove ti spingeresti per proteggere la tua famiglia?
E su questo quesito che si poggia “Prisoners”ultimo lavoro del regista Dennis Villenueve, coadiuvato da un ottimo cast tecnico di candidati e vincitori dell’ambito premio Oscar. Di buon livello anche gli attori reclutati ad impersonare i protagonisti di questa drammatica vicenda, nonostante non sia stato facile il loro ingaggio, che dapprima prevedeva il reclutamento di Mark Wahlberg e Christian Bale, con la regia di Bryan Singer, successivamente fu scelto Leonardo Di Caprio, anch’egli rifiutò, infine la scelta cadde su Hugh Jackman e Antoine Fuqua. Anche Jackman rifiutò inizialmente per poi riaccettare il ruolo.
Ad ogni modo l’accoppiata Jackman – Gyllenhaal, soprattutto quest’ultimo che ho trovato molto a fuoco, non fa rimpiangere la rinuncia dei precedenti colleghi.
Ottimo film, sicuramente da vedere e consigliare.

Namor

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Di Miryam (del 07/01/2015 @ 05:00:00, in libri, linkato 737 volte)
Titolo originale
 
Autore
Raabe Marc
Editore
Newton Compton
Prima edizione
2013

Berlino 1979, Gabriel e David sono due fratelli, tutti e due fanatici di Stars Wars, soprattutto di Luke Skywalker.
Una sera, il maggiore Gabriel di soli undici anni, decide di andare a ispezionare la cantina-laboratorio di suo padre, sempre chiusa a chiave perché nessuno può accedervi. E’ notte fonda, scalzo, a dir poco impaurito, incomincia a scendere le scale, perché la curiosità, la voglia di scoprire quale segreto suo padre nasconde, vince tutte le paure.
La porta è semi aperta e quindi decide di entrare non sapendo che quello che vedrà, cambierà per sempre la sua vita, non solo, alcune conseguenze saranno a dir poco terribili. Trent’anni dopo, Gabriel si ritrova ad essere un uomo con seri problemi, non ricorda nulla di quella notte, di quella porta varcata, di quei strani rumori, sembra abbia rimosso tutto, a farle costantemente compagnia, è quella voce in testa del suo fedele Luke che cerca di dargli ottimi consigli per tenerlo fuori dai guai. Adesso lavora per una ditta di sicurezza che installa allarmi, ed è proprio lo scatto di uno di questi in una casa disabitata, che si ritroverà costretto, suo malgrado, ad affrontare ora tutto quello che aveva dimenticato perché uno psicopatico ha rapito la sua ragazza che aspetta anche un bambino, per condurlo in un gioco pericoloso dove per poter salvare lei e se stesso, sarà obbligato a fare i conti con il passato e costretto quindi a ricordare tutto.
Questo thriller “Il Sezionatore”, è stato scritto dal tedesco Marc Raabe, è la prima volta che leggo un suo libro, comprato per caso su una bancarella, mi era piaciuta la sua trama e devo dire un buon acquisto!!
E’ un romanzo alquanto adrenalinico, segue un certo profilo psicologico il che non guasta, non ci sono grossi colpi di scena ma è scritto in maniera molto chiara e semplice nonostante sia frenetico, anche la voce guida che non lo molla mai un attimo fa da ottima cornice al libro. Lo si può definire un ottimo thriller, è diventato best seller in Germania, speriamo che questo autore prosegua questo suo percorso di successo, scrivendo presto un altro romanzo.

Miryam

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Di slovo (del 25/12/2014 @ 05:00:00, in redazione, linkato 709 volte)

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) B U O N E F E S T E : - )

le recensioni riprenderanno il 7 gennaio 2015.
; - ) auguri!

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Di Asterix451 (del 22/12/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 542 volte)
Titolo originale
Divergent
Produzione
USA 2014
Regia
Neil Burger
Interpreti
Shailene Woodley, Theo James, Ashley Judd, Maggie Q, Kate Winslet
Durata
139 Minuti

Dopo una sanguinosa guerra che ha lasciato soltanto macerie del sistema costituito del vecchio mondo, la nuova Chicago è il frutto di un nuovo progetto sociale mirato a stabilire una pace equa e duratura tra gli uomini. Per farlo, la struttura sociale viene suddivisa in 5 fazioni che hanno compiti differenti, a seconda delle attitudini personali di coloro che decidono di aderirirvi: si costituiscono così gli Eruditi, gli Abneganti, i Pacifici, gli Intrepidi e i Candidi. Infine, vi sono gli Esclusi, che non meritano di appartenere a nessuna delle categorie precedente.
Beatrice (Shailene Woodley) è una ragazza, figlia di Abneganti.
Anche per lei si avvicina il momento di compiere la scelta definitiva per la fazione alla quale vorrà appartenere. Tutti i giovani possono riferirsi ai risultati di un test intellettivo che determina la loro attitutidine, ma saranno comunque liberi di scegliere in base al proprio desiderio: quando Tris vi si sottopone, si determina un risultato anomalo, che spaventa Tori (Maggie Q), l’assistente che lo esegue.
Per qualche ragione, la donna fa allontanare Tris raccomandandosi di non dire a nessuno cosa sia accaduto. Se non vuole ritrovarsi nei guai, dovrà scegliere la fazione degli Abneganti e restare vicino alla sua famiglia.
La ragazza è turbata non solo per quanto accaduto ma perché, davvero, non sa cosa scegliere per il suo futuro. Guarda con ammirazione gli Intrepidi, ma la sua mente spesso è portata a fare considerazioni più simili a un Erudito.
Dopo aver rimandato fino all’ultimo qualsiasi decisione, al momento della cerimonia giurerà fedeltà agli Intrepidi. La scelta è irriversibile: dovrà allontanarsi subito dalla famiglia per trasferirsi al centro addestramento, dove imparerà a vivere come un guerriero. Da subito, infatti, deve affrontare una serie di prove fisiche per dimostrare di che pasta sia fatta.
All’inizio nessuno le presta attenzione, ma ben presto due personaggi di spicco della fazione si rendono conto che in lei c’è qualcosa di particolare, perché le sue strategie sono fuori dagli schemi. Quattro (Theo James), il suo istruttore, cerca di agevolarla in qualsiasi modo, mentre Eric (Jay Courtney) fa’ di tutto per toglierla di mezzo: ciò avverrebbe se scoprissero che il test è stato truccato e che lei, in realtà, appartiene a una categoria definita “Divergente”… oltre a far di tutto per comportarsi come gli altri, scopre un complotto in atto per sovvertire la struttura sociale della nuova Chicago.
Neil Burger porta in scena l’omonimo romanzo di Veronica Roth, primo capitolo di una trilogia che verrà interamente realizzata al cinema come già accaduto per tutte le altre saghe di successo (Harry Potter, Twilight & Co). La sensazione di trovarsi di fronte al solito cinemone confezionato per piacere agli adolescenti e un po’ a tutti, con diverse sfumature di gradimento, penalizza una trama interessante sia per le idee e le riflessioni sociali, che dà spazio anche che all’azione e ai sentimenti. Pur non inventando nulla di nuovo, il soggetto riscritto dalla Roth per il film si dedica al carattere dei personaggi e dei loro legami nonostante le differenza di attitudine e ceto sociale, ma il ritmo è battuto con forza già dopo pochi minuti. Gli attori sono belli e convincenti, come richiesto dal copione che, però, è sempre il solito. C’è l’eroina femminile che riscatta una natura timida e introversa imponendosi a maschi ben più ruspanti ed affermati, il sistema che complotta, la storia d’amore fatta di mani che si sfiorano e profonde intenzioni, il combattimento per gli ideali e il trionfo della giustizia (no, non sto parlando di Hunger Games). C’è anche Kate Winslet biondo platino, che pianifica un colpo di stato per togliere potere agli Abneganti: è stata candidata al Teen Choice Award (dove il film ha sbancato) come “miglior cattivo”. Il suo nome è il più importante del cast e, se posso azzardare, l’ho trovata un po’ a disagio nei panni di Jeannine Matthews. Shailene Woodley e Theo James si sono aggiudicati il Teen Choice Award come migliori attori protagonisti e, al di là di quanto detto prima, riescono a mantenere “l’incanto” per tutto il film. Ashley Judd interpreta invece la mamma di Beatrice (poi solo Tris), con una buona interpretazione. Bella la colonna sonora che supporta le scene d’azione, coinvolgenti ed emozionanti, piacevoli le scene di combattimento.
Insomma, gli incassi dimostrano che la pellicola merita e si paga il biglietto. Purtroppo è l’ennesima saga con protagonisti adolescenti costruita appositamente per vendere libri e riempire le sale: è un genere che oggi funziona e ed è ciò che desidera vedere il grande pubblico. Chi vi appartiene lo amerà e andrà a vedere anche “Insurgent”, il secondo episodio, e poi il terzo, “Allegiant” (ovviamente diviso in due parti).
Se io ci andrò, non lo so…

Asterix451

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Di Angie (del 19/12/2014 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 668 volte)
Titolo originale
The Following
Produzione
USA 2013
Episodi / Durata
15 / 45 Minuti

L’ex agente dell’F.B.I. Ryan Hardy (Kevin Bacon) esperto nell’elaborazione di profili psicologici, da tempo ritiratosi dalla professione, viene richiamato in carica in quanto il diabolico serial killer Joe Carrol (James Purefoy) che aveva arrestato nove anni prima, evade dalla prigione nella quale era rinchiuso.
Joe era un ex docente di letteratura, scrittore carismatico, da sempre appassionato ed ossessionato dalla poetica e dalle opere di Edgar Allan Poe. Durante la sua prigionia era riuscito a crearsi una rete di pericolosi seguaci pronti ad eseguire ogni suo ordine. Ordini che dovevano essere attuati in un preciso istante. Ryan, con l’aiuto degli agenti Debra Pamker (Annie Parisse) e Mike Weston (Shann Ashmore), cercano di individuare i potenziali bersagli di Joe Carrol e catturare i suoi fautori killer sparsi ed inseriti in diversi rami della società.
Non voglio addentrarmi nei dettagli della storia per lasciare allo spettatore (per chi non l’avesse ancora visto) di godersi questa spettacolare prima stagione di The Following, composta da 15 episodi tutti emozionanti e ricchi di colpi di scena.
The Following ideata da Kevin Willianson (autore già di diversi film, tra cui “So cosa hai fatto”e la saga”Scream”) è una fiction televisiva statunitense che tiene veramente con il fiato sospeso. Ogni episodio è molto emozionante, carico di tensione e con un’atmosfera inquietante, una serie tv che invoglia subito di vedere l’episodio successivo e scoprire fin a che punto può arrivare la mente contorta di questo serial killer.
Un ottimo cast che vede come protagonisti in primis Kevin Bacon e James Purefoy, tutti e due molto bravi e azzeccati nei loro ruoli. A mio giudizio personale e una serie molto intrigante ed avvincente, diciamo anche da brividi… vedere come questo particolare leader riesca ad affascinare le sue vittime e, come la setta da lui formata, agisca convinta di ciò che faccia sia giusto, è incredibile.
The Following pare che abbia avuto grande successo attirando un vasto pubblico alla sua visione e, nonostante criticata per alcune scene di violenza, è già uscita la seconda stagione di cui non perderò la sua visione. Se apprezzate i polizieschi e avete voglia di un po’ di brividi, questa è sicuramente la serie che fa per voi!! Vi terrà sicuramente incollati al teleschermo!!!

 Angie

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Di Miryam (del 15/12/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 690 volte)
Titolo originale
Amiche da morire
Produzione
Italia 2013
Regia
Giorgia Farina
Interpreti
Claudia Gerini, Cristiana Capotondi, Sabrina Impacciatore, Vinicio Marchioni, Marina Confalone.
Durata
103 Minuti

Ci troviamo in un’isola dell’ Arcipelago siciliano, (anche se in realtà l’intero film è stato girato in Puglia tra Monopoli e Polignano a Mare ) dove tre donne, Gilda ( Claudia Gerini ), Olivia ( Cristiana Capotondi ) e Crocetta ( Sabrina Impacciatore ), conducono una vita assai diversa non frequentandosi neppure.
Infatti Gilda, viene dal Continente e fa la prostituta tra i pescatori del posto. Olivia è felicemente sposata con il bello del paese Rocco ( Tommaso Ramenghi ) ed è invidiata da tutte le donne e infine Crocetta che poverina, essendo considerata una iettatrice, viene sempre allontanata da chiunque le si avvicina.
Un giorno, Olivia, non credendo alla fedeltà del marito, chiede aiuto e quindi un consiglio a Gilda visto che lei di uomini se ne intende, così si dirigono verso il molo per cercare di vederci più chiaro su Rocco, qui incontrano Crocetta, che avendo litigato per l’ennesima volta con sua madre, ha deciso di prendere il traghetto e allontanarsi dall’isola per cambiare vita.
Mentre le tre donne discutono cercando di dissuadere Crocetta a partire, sentono uno strano rumore provenire da una grotta li vicino, così incuriosite, vanno a vedere e scoprono che Rocco è membro di una banda di rapitori e che ormai braccato dalla polizia sta cercando di fuggire naturalmente con tutto il bottino.Vista la situazione, si accende una violenta lite tra lui e Olivia e quando le dice di non amarla, anzi, di non averla mai amata, ecco che Olivia prende una pistola trovata nell’arsenale del marito e spara un colpo, uccidendolo.
Spaventate, le tre giovani donne, decidono di liberarsi del cadavere, prendere tutti i soldi e tornare a casa come se niente fosse, anzi come tre vecchie amiche.
Nel frattempo, il poliziotto Nico Malachia (Vinicio Marchioni ), è sulle tracce di Rocco e i suoi complici nutrendo dei forti sospetti sulle tre giovani, più che altro sull’improvvisa amicizia di queste che da perfette sconosciute, nel giro di poco tempo, sono finite addirittura a vivere sotto lo stesso tetto. Purtroppo però, anche i complici sono interessati alle nostre tre ragazze visto che si sono appropriate del bottino, ma queste scaltre amiche, ormai legate da una forte amicizia, riescono a sviare i sospetti e quindi….
Questa commedia tutta al femminile dai risvolti noir “Amiche da Morire”, è stata diretta dall’esordiente Giorgia Farina.
Ottima la sceneggiatura di Fabio Bonifaci e dalla stessa Farina, un paesaggio mozzafiato con bellissimi scorci sul mare, una serie di strettoie molto caratteristiche per non parlare poi della gente del luogo, comari pettegole sempre pronte a giudicare e a sputare commenti ironici sulle tre donne, soprattutto su Gilda.
Queste giovani attrici hanno saputo tener su un’esilarante commedia in maniera molto umoristica, tre macchiette simpatiche e impeccabili nei loro ruoli.
Non credo ci sia nulla da aggiungere se non dire che se volete trascorrere una serata piacevole, questa è una pellicola frizzante da non perdere.

 Miryam

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Di Namor (del 10/12/2014 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 488 volte)
Titolo originale
The Blacklist
Produzione
USA 2013
Episodi / Durata
22 / 45 Minuti

Un uomo è in attesa di una valigetta di fronte alla sede dell’F.B.I., quando questa gli viene consegnata da un losco figuro con un particolare benvenuto, esso si alza e si avvia con passo tranquillo verso l’entrata dell’edificio ultra sorvegliato. Una volta al suo interno e senza appuntamento, chiede di vedere il vice direttore Cooper (Harry Linex), raccomandando al poliziotto dietro la guardiola di dire che c’è Raimond Reddington (James Spader)… una volta fatto ciò, si avvia al centro della sala appoggia la sua ventiquattrore per terra, si toglie il cappotto e si inginocchia mettendosi le mani dietro il collo. Tutto questo mentre l’allarme innescato dall’agente che controllava le sue generalità, suona all’impazzata allertando poliziotti e tiratori scelti che prontamente lo accerchiano.
Raymond Reddington ex ufficiale della Marina e prossima Ammiraglio, ora divenuto un grande mediatore tra il crimine di tutto il mondo, fedele solo al miglior offerente.. a tal punto di guadagnarsi l’appellativo di Consierge del crimine! Una volta messo in sicurezza, Reddington offre una lunga blacklist di criminali ultra ricercati in cambio della sua immunità, dettando le sue inderogabili regole: libertà di movimento con un localizzatore impiantato, guardie del corpo scelte esclusivamente da lui, e cosa più importante.. l’unico referente sarà l’agente Elizabeth Keen (Megan Boone), giovane profiler al suo primo giorno d’impiego. Una scelta che ha un motivo ben preciso!
Frazionata in 22 episodi ad alto interesse, la prima serie di “The Blacklist”, a mio parere risulta essere una delle migliori dell’anno, questo grazie ad un piglio di indubbia qualità tecnica e recitativa degli addetti che ben si cimentano nel corso della serie. A cominciare da James Spader indimenticabile protagonista di “Sesso, bugie e videotape” e “Stargate”, ormai privo della sua folta chioma e ben arrotondato.
La sua performance in questo serial è stupefacente, al di sopra di tanti suoi illustri colleghi provenienti dal grande schermo, ed ora convertiti al piccolo. La sua eccezionale mimica facciale ed il suo disincantato modo di impersonare “Red” Reddington, cofluendogli un sex appeal senza pari, sono sicuramente il punto di forza di questa notevole serie tv.
Bravi anche il resto del cast, così come tutto il gruppo tecnico allestito dall’ideatore Jon Bokenkamp, che ha già concluso di girare la seconda serie e che non vedo l’ora di vedere!

Namor

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Di Angie (del 05/12/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 632 volte)
Titolo originale
Behind the Candelabra
Produzione
USA 2013
Regia
Steven Soderbergh
Interpreti
Michael Douglas, Matt Damon, Dan Aykroyd, Scott Bakula, Rob Lowe.
Durata
118 Minuti

Wladziu Valentino Liberace, di origine italo-polacche, diventato celebre con il nome di Liberace, per chi non lo conoscesse è stato uno dei primi performer di fama internazionale tra gli anni 50 e 70. Grande pianista ed artista esuberante, famoso in tutto il mondo con il suo stile così stravagante accessoriato con abiti vistosi e auto dorate, aveva affascinato un pubblico sterminato per tutti i suoi 40 anni di carriera.
Questo personaggio che ha fatto storia nel mondo sfavillante dello spettacolo, ha sollecitato il cineasta Steven Soderberg di portare sullo schermo il film “Dietro i Candelabri”, uno scorcio importante della vita del famoso Wladziu Valentino Liberace e della sua esuberante personalità privata all’interno dei suoi lussuosi appartamenti.
La trama si concentra in un particolare momento… ossia nell’estate del 1977. Liberace (Lee per gli amici) conosce un giovane affascinante cresciuto in un ranch, Scott Thorson e, nonostante la differenza di età (a quell’epoca aveva appena 16-17 anni) e l’appartenenza a due mondi molto diversi, i due saranno amanti per ben sei anni. Relazione tenuta nascosta ovviamente al suo pubblico, in quanto, aveva sempre negato di essere omosessuale.
“Dietro i Candelabri” è un film biografico sull’eccentrico showman e pianista gay Liberace, ispirato dal libro scritto dallo stesso Thorson , dove svela i retroscena del grande artista, come le droghe usate, gli interventi di lifting e all’inerente scoperta del virus dell’HIV. Quello stesso virus che causò la morte di Lee all’età di 68 anni.
A dare volto e corpo a questi due personaggi sono due grandi attori: Michael Douglas nel ruolo di Liberace, un attore che è ritenuto uno dei più grandi seduttori di Hollywood, e che senza alcuna inibizione si è immerso con grande talento nell’ interpretare un personaggio al quanto complesso.. e devo dire, che c’è riuscito in maniera molto egregia. Altrettanto bravissimo Matt Damon nella parte di Scott, perfetto nel ruolo del toy boy della grande star. Questa pellicola era stata definita un po’ “troppo gay” per Hollywood e il regista Steven era molto amareggiato, in quanto non sarebbe uscita sul grande schermo.
Invece, non solo è uscita al cinema ma, ha vinto anche due Golden Globe come miglior film e miglior attore. Trucco magnifico e grandiosa performance dei due protagonisti che sono riusciti, nonostante la complessità della storia, a realizzare un ottimo film.
Quindi se avete voglia di vedere una pellicola ben fatta, con delle valide interpretazioni e, sottolineo, con eccellenti attori, cimentarsi con le musiche e colori sgargianti delle mise en scene di Lee, scoprendo anche il suo grande talento, vi consiglio di visionare questo “Behind The Candelabra”.

Angie

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Di Miryam (del 01/12/2014 @ 05:00:00, in libri, linkato 673 volte)
Titolo originale
Uccidi il Padre
Autore
Sandrone Dazieri
Editore
Mondadori
Prima edizione
2014

Nella periferia di Roma, è scomparso un bambino, poco lontano dal punto dove è stato visto l’ultima volta, viene ritrovata la madre morta.
La donna si presenta alle forze dell’ ordine decapitata e subito gli inquirenti pensano ad un atto di follia del marito, colpevole di aver ucciso pure il figlioletto e fatto poi sparire il corpo. Non sembra però esser andata così. Qui entra in scena il primo dirigente della Squadra Mobile di Roma, Alfredo Rovere, il quale per cercare di risolvere l’enigma, vuole al suo fianco Colomba Caselli, vice questore in gonnella, che si è presa un congedo sul lavoro in quanto ancora sconvolta per un tragico incidente capitatole in servizio, chiamato precisamente “il disastro”, ovvero l’esplosione di un ordigno in un ristorante durante un’azione in cui lei ne uscì gravemente ferita con dei sensi di colpa in quanto morirono alcuni suoi colleghi.
Perciò quando il suo capo le chiede di svolgere le indagini, lei cerca di rifiutare, troppi attacchi di panico, troppi stati d’ansia, purtroppo però non c’è più tempo per avere paura, bisogna scacciare via i mostri e iniziare ad indagare sulla sparizione di Luca Maugeri, questo bambino autistico di sei anni e mezzo sparito nel nulla.
Per dipanare l’intricata matassa, Colomba viene messa in contatto con Dante Torre, meglio noto come “l’uomo del silos”, rapito all’età di sei anni fino ai diciassette e condannato a restare rinchiuso proprio in un silos da un uomo misterioso che si faceva chiamare “il Padre”. Dante , è un uomo sui quarant’anni, paranoico, claustrofobico, che ha paura del buio e con alle spalle una vita tremenda fatta di abusi e prigionia, praticamente un’esperienza ai limiti della follia a tal punto che è convinto che il Padre sia ancora vivo e che tante sparizioni di bambini, compreso Luca, siano da addebitare proprio a quest’uomo.
Il punto però è che nessuno crede a questa sua versione dei fatti, tutti sono convinti che il Padre sia morto da parecchio tempo. L’unica che invece gli crede è proprio Colomba, ed è con lei che inizia una lunga ricerca che li porterà a trovarsi entrambi in un groviglio di eventi alquanto pericolosi, infatti, mentre loro stanno cercando di stanare il Padre, questi a sua volta è già sulle loro tracce.
Uccidi il Padre”, è un libro scritto egregiamente da Sandrone Dazieri, non avevo mai sentito parlare di questo autore, curiosando un po’ sono venuta a conoscenza che prima di dedicarsi alla scrittura e anche alla sceneggiatura ( serie come Squadra Antimafia, Intelligence, R.I.S. Roma), è stato uno stimato cuoco. Tornando al nostro libro, devo dire un ottimo thriller che ti tiene incollato fino all’ultima pagina con una forte tensione e numerevoli colpi di scena.
Un libro spietato, a volte commovente con un finale per niente scontato, anzi, vengono svelati tutti i dubbi i maniera scorrevole.
Lo consiglio sia per leggerlo, credetemi ne vale la pena, sia per regalarlo come del resto è stato fatto a me.

Miryam

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Di Namor (del 28/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 632 volte)
Titolo originale
Un posto ideale per uccidere
Produzione
Italia 1971
Regia
Umberto Lenzi
Interpreti
Irene Papas, Ornella Muti, Ray Lovelock, Jacques Stany.
Durata
90 Minuti

Ingrid (Ornella Muti) e Dick (Ray Lovelock) sono una giovane coppia di euforici studenti danesi, che hanno appena varcato il confine per una vacanza in Italia. I due ragazzi, per pagarsi le spese di villeggiatura, smerciano materiale pornografico a probabili acquirenti, fino a quando non vengono denunciati ed espulsi dal territorio.
Mentre si stanno recando al confine per rispettare il foglio di via, Ingrid e Dick rimangono senza soldi per un furto subito da due farabutti motociclisti. Rimasti senza benzina nei pressi di una villa fuori città, la coppia viene ospitata dalla sua proprietaria, dapprima spaventata e poi subito dopo inspiegabilmente gentile ed accogliente.
La gentilezza e l’ospitalità offerta dalla padrona di casa Barbara Slesar (Irene Papas), ha uno scopo ben preciso: quello di incolpare l' ignara coppia, della morte del marito, ucciso per sua mano stessa. Difatti l’intrusione dei ragazzi da prima ritenuto un grande problema, potrebbe essere la soluzione al problema. Il diabolico piano di Barbara, viene prontamente sventato dai due giovani che cercheranno di indirizzare nuovamente le prove dell’omicidio su di lei e far ritorno a casa.
Un posto ideale per uccidere” è un film datato 1971 diretto e sceneggiato da Umberto Lenzi, poi ripudiato dallo stesso, per colpa dei produttori che lo hanno costretto a cambiare soggetto. Lenzi, aveva improntato la storia alla “Easy Rider” sui due protagonisti on the road, invece i produttori lo costrinsero a virare sul giallo, ben più remunerativo al box office italiano. Tale imposizione mise fine alla sua collaborazione col produttore Carlo Ponti.
Nel cast, oltre ai protagonisti principali: il bel Ray Lovelock e l’acerba Ornella Muti, figura anche Irene Papas e Antonio Mellino, meglio conosciuto come Agostino o’Pazzo, leggendario personaggio che con le sue acrobatiche evoluzione nei vicoli di Napoli a cavallo della sua Gilera 125 truccata, tenne in scacco per lungo tempo la Polizia che si affannava per catturarlo. Le musiche sono del grande Bruno Lauzi, mentre il montaggio e la fotografia sono di Alabiso e Contini due grandi professionisti con l’attivo più di 100 film a testa.
Come già anticipato dal maestro Lenzi, questo non è sicuramente uno dei suoi miglior titoli, ma qualcosa di godibile dall’alto dei suoi quasi 44 anni… c’è!

Namor

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Di Asterix451 (del 24/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 581 volte)
Titolo originale
Cloud Atlas
Produzione
USA, Germania, Singapore, Hong Kong 2012.
Regia
Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski.
Interpreti
Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess
Durata
172 Minuti

Destino e Reincarnazione governano la vita dell'universo attraverso l'equilibrio del bene e del male che ciascun uomo compie, nel tentativo di evolversi. Questo, per dare la possibilità a chiunque, anche a chi uccide, di salvare la propria anima.
Sei personaggi si inseguono a cavallo dei secoli per compiere la piena realizzazione di sé. Così, dalla storia di un medico che fa amicizia con uno schiavo nel 1849, si finisce in un futuro post-atomico in cui gli uomini sono tornati all'età della pietra: è la rinascita di un mondo che si è ribellato ad una dittatura invisibile eleggendo Son-Mi 451 come simbolo di liberazione, un clone sfruttato più di una macchina sino al giorno in cui ha preso coscienza di sé.
I fratelli (e ora sorella) Andy e Lana Wachowski firmano insieme a David Tykwer un bellissimo film basato sul romanzo di David Mitchell “Cloud Atlas”, riproponendo i temi chiave delle loro pellicole: controllo e realizzazione del proprio destino; ribellione e lotta per un ideale; crisi di identità e ambiguità sessuale; la grandezza dell'Uomo come parte di una società che condivide lo stesso scopo finale.
I Wachowski traducono le grandi domande della vita in blockbusters ad altissimo impatto visivo. A detta di molti, le loro storie sono complicate, lunghe, noiose... qualcun altro li ha denunciati per averle spudoratamente copiate. Qualunque sia la verità, non fanno cinema commerciale. In “Cloud Atlas” le storie si intrecciano interrompendosi e riprendendo di continuo, per svelare il destino di Tom Hanks e Halle Barry nelle loro varie reincarnazioni.
Nel corso delle epoche, gli attori recitano mascherati in ruoli diversi, uno per tutti Hugo Weaving (l'Agente Smith) che interpreta addirittura un'infermiera sadica nell'episodio dell'ospizio: è lui ad oscurare i protagonisti, pur essendo tutti all'altezza. Regia e colonna sonora riprendono lo standard di “Matrix” tredici anni dopo, confermando l'innegabile talento dei registi.
Purtroppo il trailer propone l'unica sequenza di vera azione futuristica come fosse il tema principale della storia, creando una falsa aspettativa (e delusione). Film lungo, da guardare con calma. Per chi si interessa di reincarnazione e non disdegna una fantascienza raffinata. Comunque, memorabile.

Asterix451

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