BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 21/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 880 volte)
Titolo originale
Singin' in the Rain
Produzione
USA 1952
Regia
Stanley Donen, Gene Kelly
Interpreti
Gene Kelly, Cyd Charisse, Debbie Reynolds, Donald O'Connor, Jean Hagen
Durata
102 Minuti

Fine anni venti e per il cinema Hollywoodiano furono anni d’oro, dove gli attori erano vere stelle del cinema.
Don Lockwood (Gene Kelly) un giovane attore e ballerino di varietà di grande fascino e carisma, viene ingaggiato con il suo amico Cosmo Brown (Donald O’Connor), per affiancare la bella e svampita attrice Lina Lamont (Jean Hagen) in un film muto. La pellicola ottiene un strepitoso successo. Don acclamata star del muto per fuggire alla folla esuberante di fans, si “getta” su una macchina guidata da una giovane, Kathy (Debbie Reynols), incontro che cambierà la sua vita.
Lockwood scopre che Kathy non è solo una semplice attrice, come essa afferma , ma balla, canta e, si esibisce anche nelle feste private come “ragazza nella torta” per poter vivere. Intanto il cinema sta vivendo il periodo di transizione: dal muto a quello sonoro. I primi successi dei film sonori, costringe R. F. Simpson, della Monumental Pictures a mettere subito in lavorazione una pellicola sonora “The Dueling Cavalier”. Le parti principali vengono assegnate a Don e alla sua partner Lina ma, lei ha una voce così stridula inadatta per fare questo tipo di cinema. Cosmo Brown, (amico di Lockwood) nominato capo del reparto musica, propone di far doppiare la voce di Lina dalla giovane cantante Kathy, di cui Don nel frattempo si è innamorato.
Lina, a sua volta infatuata del suo partner, s’infuria quando scopre la verità e, cerca in tutti i modi di sabotare la loro storia d’amore e costringe la giovane a doppiare i suoi film senza aver nessun merito. Alla prima della pellicola cinematografica ha un enorme successo e i fans chiedono alla bella Lina di cantare nuovamente. Convinta dalla sua troupe, si esibisce in playback con Kathy dietro le quinte ma, Don con il consenso del produttore, si vendica della sua partner e alza il sipario, sbugiardandola davanti al pubblico e far vedere a chi appartiene veramente quella meravigliosa voce.
Cantando sotto la pioggia” film del 1952 diretto da Stanley Donen e Gene Kelly anche protagonista, è il più famoso musical di tutti i tempi. Ambientato alla fine degli anni venti, periodo importante per il cinema: l’arrivo del nuovo spettacolo sonoro , dove due famosi attori del cinema muto Gene Kelly e Jean Hagens cercano di adattarsi all’imminente cambiamento.
E un bel gran film: rivedere Gene Kelly, Donald O’Connor e Debbie Reynolds cantare, ballare ci lascia veramente senza fiato, essendo dei veri fenomeni. Canzoni che continuano ad essere ricordate nel tempo, come Singin' in the Rain e Goodmorning. Ottime le scenografie e gli attori in particolar modo Gene Kelly dove in una delle tante scene da il meglio di sé, quando balla e canta di gioia sotto la pioggia scrosciante.
Chi ama il cinema e la musica non può non vedere questo capolavoro è un’opera che non può essere dimenticata, ancora oggi è uno dei più grandi capolavori in grado di far sognare e divertire intere generazioni. Peccato che questi film semplici e divertenti non se ne fanno più!!

Angie

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Di Louise-Elle (del 17/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 736 volte)
Titolo originale
All Is Lost
Produzione
USA 2013
Regia
J.C. Chandor
Interpreti
Robert Redford
Durata
106 Minuti

Non avrei mai immaginato che un film apparentemente noioso poiché privo di dialoghi e con un unico interprete per tutti i 106 minuti di proiezione, mi potesse piacere.
Unico protagonista è lui: Robert Redford che impersona un velista che attraversa in solitaria l’Oceano Indiano a bordo della propria barca.
Un susseguirsi di avversità mettono a dura prova le capacità del protagonista: dall’iniziale collisione dell’imbarcazione contro un container galleggiante perduto accidentalmente da una nave che provoca uno squarcio nella fiancata della barca mettendo fuori uso gli strumenti di bordo e la radio, alla tempesta che metterà definitivamente fuori uso la splendida barca a vela. Egli, infatti, sarà costretto ad affrontare l’oceano a bordo di un natante gonfiabile progettato per la sopravvivenza .
Tempeste, sole, salsedine, squali, la mancanza di acqua potabile, la solitudine, l’indifferenza di alcune navi che solcano l’oceano senza soccorrerlo, sono i nemici che la tenacia e la forza d’animo del naufrago dovranno sconfiggere in una estenuante lotta per la sopravvivenza.
Quando ormai tutto sembra perduto e la disperazione prende il sopravento sulla speranza, il naufrago effettuerà l’ultimo sforzo verso la salvezza. Emozionante fino alla fine “All it’s lost” vuole essere quasi una lezione di vita, in quanto insegna ad aver sempre fiducia in se stessi senza arrendersi mai alle avversità , poiché la soluzione spesso è a portata di mano, basta saperla riconoscere ed afferrarla.
Incredibile e quasi irreale questo thriller che elegge magnifico e superbo protagonista assoluto Robert Redford diretto dal regista J.C. Chandor.
Consiglio finale: film da NON perdere.

Louise-Elle

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Di Miryam (del 14/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 739 volte)
Titolo originale
Sex Tape
Produzione
USA 2014
Regia
Jake Kasdan
Interpreti
Cameron Diaz, Jason Segel, Rob Corddry, Ellie Kemper, Rob Lowe.
Durata
90 Minuti
Trailer

Jay ( Jason Segel ) e Anne ( Cameron Diaz ), sono una coppia conosciutasi al college, si sono subito innamorati e non hanno mai perso tempo per fare l’amore, infatti in ogni luogo, in ogni dove facevano sesso, una relazione fantastica dove la noia non era mai di casa.
La giovane coppia quindi decide di sposarsi e mettere su famiglia, ma il lavoro, i tre figli, la scuola, la spesa da fare, insomma tutte le cose che un nucleo familiare richiede, porta via loro un sacco di tempo e quando scende la sera e viene il momento di vivere la giusta e sospirata intimità, ecco che sopraggiunge la stanchezza e talvolta la monotonia a spegnere quella passione di un tempo. Così per riaccendere la voglia di sesso ormai svanita da tanto tempo, ai due piccioncini viene la brillante idea di girare un film porno amatoriale per poi cancellarlo subito.
Così una sera, mandati i marmocchi a dormire dai nonni, Jay e Anne, cominciano a far sesso in svariate posizioni seguendo le illustrazioni di un libro degli anni ’70.
Dopo tre ore di sesso sfrenato, divertiti e appagati, riprendono la routine di sempre non immaginando quello che sta per accadere, infatti, Jay, invece che cancellare il video, per sbaglio, lo manda a tutti gli amici ai quali aveva regalato un I pod. Inizia così un susseguirsi di eventi per cercare di eliminare il video dal circuito, nella speranza di far prima che qualcuno lo veda.
A dirigere “Sex Tape Finiti in Rete”, c’è Jake Kasdan che aveva già diretto Bad Teacher sempre con la Diaz e Segel. Ritengo la pellicola alquanto deludente, costata circa 40 milioni di $ ( senz’altro la Apple avrà sganciato un bel po’ di soldi visto che figura svariate volte nel film), non so come abbia potuto già incassarne più di 50…non solo non fa ridere, a parte in momenti sporadici, ma è anche un film con frasi e battute alquanto volgari e sboccate che si potevano evitare senza togliere nulla al film che tutto sommato aveva una buona idea di fondo.
Diciamo che tratta un argomento, anzi una realtà molto comune ai tempi d’oggi, ormai tutti fanno uso di sistemi informatici e a volte in maniera esagerata in quanto si rischia di mettere in pubblico le cose private.
Ma tornando alla nostra pellicola, vi do un consiglio, aspettate ildvd, almeno quando vi stancate di vederlo, lo spegnete e non avete per lo meno buttato via i soldi.

Miryam

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Di Namor (del 10/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1087 volte)
Titolo originale
Non-stop
Produzione
USA 2014
Regia
Jaume Collet-Serra
Interpreti
Liam Neeson, Michelle Dockery, Julianne Moore, Scoot McNairy, Anson Mount.
Durata
106 Minuti

150 milioni di dollari del governo USA girati su un conto estero, in caso contrario, ogni 20 minuti un passeggero morirà!
La minaccia arriva sul cellulare di servizio dell’agente dell’Air Marshall Bill Marks (Liam Neeson). Ad inviarlo è un passeggero del volo New York – Londra, lo stesso a cui sta prestando servizio l’incredulo agente che dovrà giocare d’astuzia per individuare la mortale minaccia sull’aereo.
Un piano ben congeniato, farà credere che il terrorista sia lo stesso agente addetto alla sicurezza, e visti i trascorsi burrascosi di Bill ormai quasi un reietto ai margini della società, l’opinione pubblica abbocca, rendendogli molto più difficile fermare il ricattatore che nel frattempo miete vittime allo scadere dei fatidici 20 minuti. In un clima apparentemente tranquillo e carico di suspense, i sospetti di Bill su chi possa essere l’assassino si spostano su più passeggeri, trovarlo e catturarlo non sarà facile visto che la tensione cresce sempre più tra i 200 viaggiatori ormai al corrente del pericolo.
Non-Stop” è il secondo film che vede la collaborazione del regista spagnolo Jaume Collet-Serra e l’attore Liam Neeson, dopo il precedente “Unknown - Senza identità”. La pellicola con budget a basso costo, è interamente girata all’interno dell’aereo dove si svolgono gli eventi, tranne le fasi iniziali e quelle finali girate negli esterni degli aeroporti.
Liam Neeson e Julianne Moore, sono coadiuvati da un discreto cast di attori, nel quale figura in un ruolo marginale anche il premio Oscar Lupita Nyong'o.
Ottimo per quanto mi riguarda, lo stato di tensione che accompagna la trama per nulla scontata del film, ove Neeson ancora una volta è a fuoco nel padroneggiare la scena per tutta la durata della pellicola. Titolo assolutamente da recuperare in dvd per gli appassionati del genere, visto che in sala non è stato distribuito.

Namor

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Di Angie (del 07/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 819 volte)
Titolo originale
Marisa la civetta
Produzione
Italia - Spagna 1957
Regia
Mauro Bolognini
Interpreti
Ettore Manni, Francisco Rabal, Renato Salvatori, Marisa Allasio, Ada Colangeli.
Durata
88 Minuti

La giovane Marisa (Allasio Marisa), vende gelati nella stazione di Civitavecchia. E una ragazza orfana, molto vivace, provocante e civettuola.
Nel suo piccolo negozio c’è sempre una fila di giovanotti attratti dalla sua bellezza e si fa corteggiare da tutti. Lei però non perde la testa x nessuno, fino al giorno in cui si presenta nella stazione Angelo (Renato Salvatori), un marinaio bello e tenebroso del quale la giovane Marisa si invaghisce, iniziando a comprendere il vero significato dell’amore e le sue conseguenze...
Girato sulla scia delle serie “Poveri ma belli” di Dino Risi del 1956, ritorna la coppia Salvatori-Allasio in “Marisa la civetta”, diretto da Mauro Bolognini con la sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, autori di una commedia leggera e simpatica che ben disegna l’Italia degli anni Cinquanta.
La protagonista è Marisa, una ragazza bella e spensierata che fa innamorare molti giovani del paese, il quale farebbero qualsiasi cosa per lei. Mentre guardavo questo grazioso film, in particolari momenti delle ambientazione di alcune scene, mi è sembrato di rivedere la nostra vecchia stazione ferroviaria di Sanremo… (che effetto ragazzi!!) Per un attimo sono tornata bambina, quando andavo a prendere il treno con i miei genitori per andare a trovare i miei nonni. Che bei ricordi!!
E proprio vero che la visione di vecchie pellicole emozionano sempre. In particolare in questo film noti anche le varie trasformazioni della società italiana: si vede un’Italia povera ma bella, piena di sogni e speranze che, oggi purtroppo non esiste più!.
Ottimo il cast con Allasio molto brava e adatta al ruolo, con la sua bellezza prorompente da tipica maggiorata anni cinquanta. Simpaticissimo e divertente il “ragazzino” Fumetto, amico, confidente e socio di Marisa. Tutto sommato è una bella commedia popolare divertente e romantica, dotata di una trama semplice, scorrevole e con lieto fine, come tante commedie di quei periodi anni ’50 e ’60 che si rivedono sempre volentieri.
Un piccolo consiglio: a chi piace rivedere quei scorci dell’Italia anni ’50, con la semplicità della gente di quel tempo, non perdetevi questa bellissima pellicola… trascorrerete un’oretta piacevole.

Angie

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Di Andy (del 03/11/2014 @ 05:00:00, in musica, linkato 757 volte)
Artista
U2
Titolo
Songs of innocence
Anno
2014
Label
Island

Per adesso, di questo album si è discusso più che altro per il modo in cui è stato diffuso che per il suo effettivo valore; la scelta della band irlandese di “regalarlo”agli utenti Apple, non è piaciuta a tutti; qualcuno si è sentito come costretto ad ascoltarlo, giudicandola una grossa operazione di marketing. Io personalmente non mi lamenterei di trovarmi in libreria un disco nuovo di zecca degli U2, ma, si sa che io sono un po’(tanto) di parte e non essendo un fruitore dei prodotti della mela mangiata, me lo sono comprato questo “Songs of Innocence”, che esce a cinque anni (!!) di distanza dal precedente e valido, secondo me,”No line on the orizon”. Allora, bisogna mettersi in testa che gli U2 di “Sunday Bloody Sunday”, “Pride”, “I fill follow”, “Where the streets have no name” e “Whit or without you”, tanto per pescare a caso, sono un pò cresciuti e ripetere quella magica miscela tra rock, pop, new wave e punk sarebbe praticamente impossibile; altri tempi e altre energie. Chi li conosce sa che all’indomani di “Rattle and Hum”, Bono e compagni stavano già svoltando l’angolo cercando nuove sonorità, sconfinando parecchie volte in un pop rock veramente troppo ruffiano e riempistadio; lo dico da fan, proprio perché mi dispiace vedere il grande talento di questa band eccezionale sprecato.
Tornando al presente, devo dire che mi ci sono voluti ripetuti ascolti per “entrare” in questo album, a parte il tormentone che lo apre “The miracle (of Joy Ramone)”, un rockaccio dal chitarrone predominante, dedicato dai nostri al mitico gruppo punk dei Ramones, i quali sono stati tra le band che hanno invogliato e influenzato, in parte, i quattro ragazzi di Dublino. Continuavo ad ascoltarlo cercando qualcosa forse dei primi U2, o forse degli ultimi, quelli di No line on the Horizon, magari, ma effettivamente, come aveva detto il buon Adam Clayton, non c’è niente o quasi di quelle “cose” lì; non bisogna aspettarsi le schitarrate acide e martellanti classiche di Edge e neanche il basso motore di Clayton sulla batteria rotolante di Larry Mullen jr; cioè, non sempre, perché comunque ci sono, penalizzate un po’ da un mixaggio troppo opprimente, troppo perfettino: ed è proprio quello che ti porta a dover riascoltare varie volte il cd; la seconda traccia “Every breaking waves” è una ballata un po’ sull’onda di “With or without you”, più moderna ovviamente, ma con un bel pathos; sento già il ritornello cantato negli stadi, bella!
La terza canzone “California” parla del primo viaggio della band in questo stato americano, con richiami ai Beach Boys e presenta nel finale la prima schitarrata, proprio cortina però, di Edge. Va bene, andiamo avanti e troviamo “Song for someone”; una bella atmosfera creata dalla chitarra acustica di Edge e dalle voci sua e di Bono che intonano una melodia accattivante, che plana su un riff di elettrica dalle sonorità molto irish (e anche molto Coldplay), discreta. Ma eccoli gli U2, con “Iris (Hold me close), un incedere tra chitarra, basso, batteria che ricorda “Where the streets have no name”, un testo bellissimo che parla della madre di Bono, scomparsa quando lui aveva quattordici anni, ma qui è il modo di suonare unico di questo gruppo che viene fuori, anche se tarpato dal mixaggio. Più commerciale “Volcano” anche se non è niente male il chitarrone di The Edge, ma nell’insieme non lascia il segno più di tanto. “Raised by wolwes”, parla di un’autobomba esplosa a pochi passi dalla casa di Bono, molto bello il testo e anche la musica, un po’ sperimentale. Cambia la musica con “Cedarwood road”, bellissima, visionaria e rock insieme, come nei momenti migliori di Bono e co. Quando The Edge si mette a suonare sa quello che fa, la mia preferita. E devo dire che anche “Sleep like a baby tonight” è un gran pezzo, con quella voce e quella chitarra effettate, basso e batteria che portano su e giù l’atmosfera; la chitarra finale è da sballo, anzi da sballati. Strano il coro con cui inizia “You can reach me now”, ma che suono quando parte, col bassone di Clayton , le tastiere e le chitarre psichedeliche. Si chiude in belezza con “The troubles”, con Likke Li che canta insieme a Bono questa canzone dall’atmosfera magistrale.
Lo so che mi sto ripetendo, ma veramente questo album ha bisogno di essere ascoltato parecchio, perché subito può dare l’impressione sbagliata; non bisogna cercare la hit ma il filo logico che unisce le canzoni. “The songs of Innocence è un album abbastanza rilassato, giocato più sulle atmosfere più che sull’energia, piuttosto riflessivo e direi maturo. Una settimana fa quasi non mi piaceva , adesso sono giorni che non ascolto altro..fate voi !.. Buon ascolto …

Andy

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Di Miryam (del 31/10/2014 @ 05:00:00, in libri, linkato 625 volte)
Titolo originale
 
Autore
V.M.Giambanco
Editore
NORD
Prima edizione
2013

Il libro inizia con un tuffo nel passato, precisamente il 28 Agosto 1985, un ragazzino, il piccolo John Cameron, morto di paura, si trova da solo a correre nel buio, non sente né la fame né il freddo e non si accorge di avere le braccia insanguinate, deve correre e cercare aiuto per il suo carissimo amico James Sinclair altrimenti l’innocenza di questi non verrà salvata…. Torniamo ora ai tempi nostri, un salto temporale di parecchi anni.
Alice Madison è una giovane e brillante detective appena assunta alla Omicidi di Seattle, ha alle spalle un passato alquanto segnato dal dolore soprattutto nella sua adolescenza, qui si trova alle prese con un assassino gelido ed efferato.
Infatti la nostra protagonista molto ambiziosa, intelligente e molto dedita al lavoro che è la sua passione, si trova in mezzo ad un atroce assassinio, un’intera famiglia e precisamente i Sinclair, viene trovata nella propria abitazione in posizione alquanto macabra e inquietante, infatti tutti i cadaveri, marito, moglie e i due figli, vengono rinvenuti con gli occhi bendati, le mani legate e una croce sulla fronte tracciata con il sangue.
Dalle prove rinvenute, tutto fa pensare a John Cameron, un criminale già sospettato per altri delitti e sempre difeso dall’avvocato Nathan Quinn, però qualcosa non torna nella giovane mente di Alice, in quanto Cameron e James Sinclair come pure Nathan, erano amici d’infanzia, non solo, tutti, parecchi anni prima, avevano purtroppo condiviso una terribile esperienza, erano stati rapiti, ma la polizia non aveva mai trovato i colpevoli. Ed è da qui che Alice Madison deve cominciare ad indagare e portare a galla episodi rimasti nell’ombra se vuole venire a capo della faccenda e capire chi è stato il vero colpevole di quell’atroce assassinio e perché è stato commesso.
Il Dono del Buio”, è un thriller della V.M. Giambanco, al suo esordio qui come scrittrice, devo dire che è una storia abbastanza coinvolgente, capitolo dopo capitolo si cerca di diventare noi stessi degli investigatori, però si fa fatica a seguirlo, a tratti un po’ lento, a volte confuso, ci sono troppi nomi e protagonisti da ricordare, più di una volta sono tornata indietro a rileggere delle pagine. Nell’insieme resta si un buon thriller, purtroppo le troppe divagazioni fanno perdere il lettore nelle infinite pagine, anch’io che di solito divoro i libri, ho fatto fatica a finirlo, peccato!!

 Miryam

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Di Namor (del 27/10/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 644 volte)
Titolo originale
Grace of Monaco
Produzione
USA, Francia, Belgio, Italia 2014
Regia
Olivier Dahan
Interpreti
Nicole Kidman, Tim Roth, Frank Langella, Paz Vega, Parker Posey.
Durata
103 Minuti

A distanza di sei anni dal matrimonio del secolo, che ha visto unirsi l’attrice americana Grace Kelly (Nicole Kidman) ed il Principe Ranieri III di Monaco (Tim Roth), una pericolosa crisi con il Presidente francese De Gaulle (Andrè Pervern), riguardante l’allineamento fiscale del Principato alla Francia, sta mettendo in ginocchio Monaco, che dopo aver rifiutato l’imposizione, si trova a far i conti con il dispotico embargo attuato dal Presidente francese.
In un clima dittatoriale e poco prolifico per il piccolo Principato, la Principessa Grace è in piena crisi coniugale e d’identità, la favola del magico regno sembra essersi esaurita, e con essa, l’amore per il suo Principe. Americana di nascita e di cultura sociale ben differente della sontuosa nobiltà con cui convive, Grace fatica a calarsi nell’esigente ed inflessibile realtà monegasca fatta di infiniti protocolli e noiosi cerimoniali da espletare. Lei vorrebbe ritornare al suo amato cinema e, a tal proposito il suo maestro Alfred Hitchcock le ha appena offerto il ruolo principale nel suo prossimo film “Marnie”, in più Grace, sta pensando seriamente di divorziare dal Principe, che ormai è sempre più distante da lei. La crisi con la Francia e l’amore per la famiglia, faranno desistere Grace da tali considerazioni, portandola ad accettare per sempre il suo ruolo di moglie, madre e Principessa.
Diretto dal regista Olivier Dahan e sceneggiato da Arash Amel, il biopic “Grace di Monaco” dopo la sua apertura alla 67esima rassegna del Festival di Cannes, viene prontamente criticato dagli addetti, che lo reputano più un film di finzione, che una reale biografia sulla Principessa Grace. Criticato e non riconosciuto come veritiero anche dai figli della Kelly, la pellicola (come se non bastasse) non è piaciuta neanche al produttore cinematografico Harvey Weinstein che l’ha definita orrenda, minacciando addirittura di non farla uscire negli USA se non venisse rimontata immediatamente.
A me, il film non è dispiaciuto, certo non è un capolavoro da annoverare negli annali del cinema, ma qualcosa di buono lo si può sicuramente riscontrare… in primis la prova della Kidman, in fatto di eleganza e classe, la giudico la miglior attrice che ci sia al momento sul panorama cinematografico odierno. Ottima anche la fotografia, così come i costumi e alcune location nelle quali hanno girato sia gli esterni che gli interni. Pollice in giù invece per la scelta del curvo Tim Roth nel ruolo del Principe Ranieri, l’ho trovato fuori luogo in tutta la sua performance e poco somigliante all’orignale, così come i ruoli troppo marginali di importanti figure di spicco come la Callas, Onassis e De Gaulle, figure impiegate unicamente a far da contorno all’ ottima prova della Kidman che regge da sola l’intera storia.
Chi è ben documentato sul Principato di Monaco e i suoi reali, avrà sicuramente qualcosa di ridire al termine della pellicola, coloro che invece adorano vedere la Kidman cimentarsi in ruoli adatti a lei tralasciando le imperfezioni narrative degli avvenimenti, sarà sufficientemente soddisfatto dell’omaggio di Dahan all’ indimenticabile Grace Kelly.

 Namor

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Di Asterix451 (del 24/10/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 696 volte)
Titolo originale
Forbidden Attraction
Produzione
USA 2011
Regia
Michael Escobedo
Interpreti
John Muscarnero, Tracy Coogan, James Russo, Mary Kate Wiles
Durata
94 Minuti

Afflitta da una malattia che la costringe spesso a letto, Susan (Tracy Coogan) si trasferisce in un cottage insieme al marito Henry (John Muscarnero) per tentare di curarsi: sono entrambi consapevoli delle difficoltà della situazione, ma accettano con coraggio di far fronte ai momenti duri con l'amore che li lega.
Purtroppo, sempre più spesso Susan giace in un letto priva di conoscenza, oppure scappa nella foresta in preda agli incubi. Henry cerca di mantenere saldo l'equilibrio andando spesso a camminare, per distrarsi un po'. Durante una di queste passeggiate, però, si imbatte nel raccapricciante tentativo di stupro ai danni di una ragazzina sulle rive di un laghetto. Senza pensarci, l'uomo interviene mettendo in fuga il maniaco.
Pare tutto finito, almeno per ora, non fosse che lo sceriffo della contea (un James Russo davvero inutile) si presenta alla sua porta con una singolare richiesta: data la delicata situazione familiare della giovane Alicia (Mary Kate Wiles), sarebbe meglio se potesse accoglierla nel suo cottage sino all'arrivo degli assistenti sociali. Henry dapprima è titubante, ma alla fine decide di ospitarla. Nell'atmosfera chiusa del cottage, mentre Susan peggiora ogni giorno, Alicia ha la possibilità di imporsi con atteggiamenti ambigui e provocatori nei confronti di Henry… che resiste. Pur cominciando a correre sul quel filo sottile che divide l'amore, la moralità ed il rispetto da un più tormentato istinto di abbandonarsi ai sensi. Finale… atipico?
Michael Escobedo gira un film dagli intenti sfumati, con pochi attori e una trama che avrebbe potuto degenerare nel genere più pecoreccio, nelle mani sbagliate; invece lo scempio è stato evitato, nonostante le inquadrature sotto "innocenti" minigonne e le bave di John Muscarnero (che è anche lo sceneggiatore del film). Purtroppo, in questa sospensione tra l'erotico, l'onirico e il dramma psicologico, non si capisce dove si voglia andare a sbattere. Azzardando una sintesi spicciola, il film sembra quasi voler difendere certi uomini alla mercè di "predatrici minorenni" (alla sensazionale scoperta dell'acqua calda).
In questa incertezza, non si capisce nemmeno se il titolo sia "Forbidden Attraction" o "Dark Woods"… altrimenti avrebbe potuto essere qualsiasi altro genere che, ahimè, non è stato: "non" dramma personale con grandi riflessioni sull'amore e sulla morte. "Non" avventura. "Non" orrore. "Non" porno. "Non" guardatelo, allora?
Anche sì, se vi accontentate di un po' di tutto senza arrivare a niente e magari lo avete già affittato per sbaglio…

Asterix451

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Di Angie (del 20/10/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 655 volte)
Titolo originale
The Fault In Our Stars
Produzione
USA 2014
Regia
Josh Boone
Interpreti
Shailene Woodley, Ansel Elgort, Laura Dern, Sam Trammell, Nat Wolff.
Durata
125 Minuti
Trailer

La sedicenne Hazel Grace Lancaster (Shailene Woodley) ha appurato sulla propria pelle come la vita sia fatta di alti e bassi. E sopravvissuta ad un cancro alla tiroide grazie all’assunzione di un nuovo farmaco sperimentale. La madre che la crede un po’ depressa, la esorta a frequentare un gruppo di supporto per i sopravvissuti al cancro. Qui la giovane incontra Waters Augustus (Ansel Elgort), un ex giocatore di basket a cui è stata amputata una gamba a causa di un cancro ormai in fase di remissione. I due ragazzi diventano amici e la loro relazione diventa sempre più profonda, condividendo insieme paure e passioni.
Lei grazie a lui ritrova la voglia di vivere e di sorridere persa nel tempo: la vita non deve poi essere così perfetta per avere un amore straordinario. Bella la frase che lei dice a lui:” Un piccolo infinito è un per sempre dentro un numero finito di giorni”.
Il film è la trasposizione cinematografica di The Fault In Our Stars (Colpa delle stelle), romanzo di John Green, è il secondo lungometraggio del regista Josh Boone, che aveva già esordito nel 2012 con la commedia romantica Stuck in Love.
Il mio primo pensiero e stato quello di assistere ad un altro film drammatico con il solito tema delicato, quello dei tumori, e l’ennesima storia di protagonisti con malattie incurabili ed un amore travolgente! Invece è una bella pellicola toccante e ben recitata. I due giovani protagonisti con la loro storia, il modo in cui affrontano il male consapevoli che la loro vita sarà breve non avendo paura di nulla. Vogliono essere trattati da persone e non da malati e, vogliono vivere intensamente e lo fanno con tale gioia che ha commosso e conquistato milioni di spettatori.
Infatti , “Colpa delle stelle” continua ad essere in vetta alla classifica dei film più visti in Italia . Emozionante dall’inizio alla fine. Grande effetto soprattutto la scena della simulazione del funerale e del discorso (da pelle d’oca), non so se anche voi avete avuto la stessa sensazione! Ottimo cast, grande performance dei protagonisti ,che abbiamo già visto recitare insieme nel film “Divergent”. Hanno saputo rendere in modo credibile con le loro doti recitative, la storia di questi due ragazzi e sono riusciti ad attirare l’attenzione dello spettatore anche quello forse meno interessato.
E una pellicola di momenti lieti con sorrisi, battute e una giusta dose di ironia, con momenti drammatici ma non di totale rassegnazione, qualità che hanno reso emozionante e coinvolgente la visione del film. Sicuramente sarà impossibile rimanere indifferenti …… qualche lacrima ci scappa.
A chi piace il genere consiglio vivamente la sua visione.

Angie

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Di Namor (del 17/10/2014 @ 05:00:00, in libri, linkato 1396 volte)
Titolo originale
Believing the Lie
Autore
Elizabeth George
Editore
Longanesi
Prima edizione
2012

Un incidente… Così viene archiviata la morte per annegamento di Ian Fairclough, nipote del Baronetto di fresca nomina Bernard Fairclough, titolare della medesima e rinomata fabbrica di sanitari.
Su richiesta di Sir David Hillier, il detective di Scotland Yard Thomas Lynley, viene mandato in via confidenziale in Cumbria per appurare che il verdetto delle autorità giudiziarie corrisponda al vero. Lynley con il prezioso supporto non ufficiale degli amici forensi Simon e Deborah, passano al setaccio i luoghi del posto e le motivazioni di un eventuale omicidio da parte di un componente scontento della variegata famiglia Fairclough. Un nucleo familiare con parecchi scheletri nell’armadio, questo è quello che appura il detective Lynley, dettati non solo da interessi e gelosie verso il patrimonio della famiglia, ma anche da tremendi segreti da custodire a costo della vita.
Con all’attivo ben 21 libri di cui 17 sul personaggio del detective Lynley, la scrittrice statunitense Elizabeth George è considerata una dei massimi esponenti dei romanzi gialli. Sul suo personaggio sono stati girati dalla televisione Britannica anche 17 film interpretati dall’attore inglese Nathaniel Parker.
Un Castello di Inganni” è l’unico libro che ho letto di questa autrice, e devo dire che non è certamente uno dei suoi titoli più riusciti, a rafforzare questa mia opinione ci sono varie recensioni di utenti che hanno letto il suo libro stroncandolo senza pietà. La storia inizialmente non sembrava male, ma il suo continuo evolversi si appiattisce man mano che le pagine lette aumentano, fino ad un finale moscio e per nulla soddisfacente. Altra pecca del libro, sono gli innumerevoli ed inutili personaggi da memorizzare durante la sua lettura, più di una volta sono dovuto andare indietro con le pagine per capire chi fosse quel nome che a me risultava altro.
Come dicono gli estimatori della George, lasciate stare questo titolo è andate sui primi volumi se volete apprezzare le sue qualità di giallista.

Namor

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Di Miryam (del 13/10/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 977 volte)
Titolo originale
Stai lontana da me
Produzione
Italia 2013
Regia
Alessio Maria Federici
Interpreti
Enrico Brignano, Ambra Angiolini, Anna Galiena, Fabio Troiano, Giampaolo Morelli.
Durata
82 Minuti

Jacopo ( Enrico Brignano ), è un consulente matrimoniale con ottime capacità per quanto riguarda la sua professione, infatti riesce sempre con alcuni stratagemmi a salvare le coppie in crisi adottando vari sistemi originali che riescono a ricomporre le unioni, pure quelle che ormai stanno andando alla deriva.
Invece, nella sua vita privata, è davvero un disastro, non riesce a tenersi una donna per un lasso lungo di tempo, questo perché lui è convinto di portare sfiga alla donna con la quale inizia una relazione. Le povere malcapitate finiscono o al pronto soccorso per vari incidenti, o addirittura viene messa in discussione la loro carriera lavorativa.
Tutto questo accade, logicamente secondo Jacopo, per una sciocca maledizione mandatagli da una sua compagna di scuola delle elementari in quanto tradita da lui per un’ altra coetanea. Così dopo tutti questi incidenti provocati, si fa per dire da lui, l’unica cosa che gli resta da fare è passare le sere sempre in compagnia del suo amico medico Fabrizio ( Fabio Troiano ), fino a quando però non incontra Sara ( Ambra Angiolini ), un architetto in gonnella in crisi con il fidanzato. Al nostro amico, scocca la scintilla dell’amore a prima vista, piano piano il tutto viene corrisposto dalla bella Sara ignara però della sfortuna che le gira intorno, infatti subito non fa caso agli strani incidenti che le capitano, però poi si deve ricredere e a quel punto decide che è meglio allontanarsi da un tipo del genere fino a quando però, grazie proprio ad un dei tanti incidenti… e qui mi fermo dal raccontare altrimenti vi svelerei troppo!!
Stai lontana da me“, un film diretto da Alessio Maria Federici è il remake italiano della commedia francese del 2010 “Per sfortuna che ci sei” di Nicolas Cuche. Non avendolo visto non posso dare giudizi in merito, ne fare paragoni, ma leggendo qua e là, ho notato che la critica non ha definito il film di Federici all’altezza dell’altro, peccato anche perché Federici nonostante sia giovane, ha una bella gavetta alle spalle come aiuto regista in vari film, per esempio… “Diverso da chi”, “Immaturi”, e via discorrendo e come regista invece per “Lezioni di cioccolato2”. Quello che posso dire invece io, è che ho trovato la pellicola divertente, certo non ci si ammazza dalle risate, ma riesce comunque a farci trascorrere un’ora e mezza serenamente comodi sul divano di casa.
La coppia romana Brignano-Angiolini a parer mio, ha funzionato bene, un bel connubio di simpatia e divertimento.
Concludendo, una raccomandazione, dopo i titoli di coda, non spegnete il dvd, ci sono ancora delle scene da non perdere e le risate non sono ancora finite.

Miryam

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Di Angie (del 10/10/2014 @ 05:00:00, in libri, linkato 710 volte)
Titolo originale
Revenge Wears Prada
Autore
Lauren Weisberger
Editore
PIEMME
Prima edizione
2013

Sono passati quasi dieci anni da quando Andy Sachs si è licenziata dal suo posto di lavoro “Runway” e, dal suo incubo Miranda Priesthy, guru della moda internazionale. La vita di Andy è cambiata, ora si occupa della sua nuova rivista e, con la collaborazione della sua amica-nemica Emily fonda un giornale dedicato al mondo delle spose “The Pludge”. Andy sta anche per sposare uno degli scapoli più ambiti di New York, l’affascinante Max Harrison. Tutto va a gonfie e vele per Andy ma, ha il presentimento che qualcosa stia per accadere…
La scrittrice Lauren Weisberger, torna dopo ben dieci anni dalla sua pubblicazione della prima edizione di “Il Diavolo Veste Prada”, libro che ebbe un grande successo planetario nel 2003, ora con il sequel “La Vendetta Veste Prada” è pronta a farci rivivere le nuove avventure della protagonista Andy. Io non ho letto il primo romanzo, ma ho visto il film con Meryl Streep e Anne Hathaway, e mi era piaciuto molto, per cui ho voluto leggere (visto che mi era stato regalato) il sequel “La vendetta veste Prada”.
Che dire! Mi aspettavo di meglio, sono rimasta al quanto delusa. L’ho trovato ripetitivo e a tratti noioso, sempre e solo in primo piano i pensieri di Andy. Quattrocento e più pagine senza colpi di scena, il titolo “Vendetta” mi ispirava, immaginavo nuove situazioni con più mordente e, invece dov’è la “vendetta”!! Mi è sembrato un classico romanzetto rosa con rivalità e gelosie, come una soap-opera stile Beatiful, che a lunga andare stanca è annoia. Dicono che forse non tarderà ad uscire anche nelle sale cinematografiche. Chissà! In versione pellicola sarà migliore del libro? Me lo auguro!
Comunque nonostante la mia opinione negativa non voglio bocciare la sua lettura, a chi piace il genere sentimentale sarà sicuramente gradito, ma a chi invece preferisce un bel thriller come la sottoscritta… non lo consiglio.

Angie

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Di Namor (del 06/10/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 561 volte)
Titolo originale
Piange... iltelefono
Produzione
Italia 1975
Regia
Lucio De Caro
Interpreti
Domenico Modugno, Francesca Guadagno, Marie-Yvonne Danaud, Claudio Lippi.
Durata
95 Minuti

Il pilota dell’Alitalia Andrea Balestrieri (Domenico Modugno) e la top model Colette Vincent (Marie Yvonne Danaud), vivono una appassionante e scompigliata storia d’amore sull’asse Francia - Italia.
A causa dei loro impegni lavorativi, si trovano per forza maggiore a rincorrersi in lungo è in largo tra le due nazioni, fino alla fatidica promessa di matrimonio che, purtroppo, per ragioni non dettate dalla sua volontà, non verrà onorata da Andrea. Esonerato dal suo lavoro per motivi di salute, Andrea (che ama volare) rifiuta un lavoro d’ufficio per procacciarsi un aereo da pilotare, che prontamente gli viene offerto da un suo amico immanicato.
La destinazione è l’Africa, il trasporto a sua insaputa è un carico di armi destinato alle milizie governative. All’atterraggio, l’aereo ed il suo contenuto vengono sequestrati dai ribelli e l’equipaggio, con l’esclusione di Andrea che sarà incarcerato, verrà eliminato senza nessuna remore. Colette, che non ha più avuto notizie di Andrea, scopre di essere incinta di una bambina e con il passare del tempo si rifà una vita con il dottore che l’ha presa in cura. A distanza di sette anni Andrea ritorna in Italia col desiderio di chiarire con Colette, la quale arrabbiata e delusa gli rifiuta ogni tipo di approccio, fino a quando gli concede di passare un solo ed unico giorno insieme alla figlia Chiara (Francesca Guadagno).
Il film omonimo nasce sulle ali del successo del celebre brano “Piange… il telefono”, inciso con, allora, la piccola Francesca Guadagno. Modugno sfrutta il successo del celebre brano, per rilanciarsi nel mondo del cinema e della canzone, periodo nel quale era in fase di declino dopo un ventennio di strepitosi successi musicali, teatrali e cinematografici.
Soggetto, sceneggiatura e regia sono di Lucio De Caro, le musiche sono curate da Modugno (e non poteva essere altrimenti), il cast oltre a Modugno, la Guadagno, la Danaud (che ha all’attivo solo due film), vi comprende anche la partecipazione di Claudio Lippi a far da spalla come coopilota e amico a Modugno. La recitazione degli attori è penosamente limitata da una sceneggiatura priva di ogni logica, a tal punto da penalizzare anche un valido attore con esperienze lavorative di tutto rispetto come Louis Jordan.
Anche la prova recitativa del grande Mimmo non va certo ricordata come una delle migliori, in questo sciatto e deprimente melodramma.

Namor

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Di Miryam (del 03/10/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 625 volte)
Titolo originale
The family
Produzione
USA - Francia 2013
Regia
Luc Besson
Interpreti
Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Dianna Agron, John D'Leo.
Durata
111 Minuti

Ex gangster, mafioso italiano pentito, testimone entrato nel programma di protezione, questa è la carta d’ identità di Giovanni Manzoni ( Robert De Niro ).
Insieme alla bellissima moglie Maggie ( Michelle Pfeiffer ), ai figli Belle ( Dianna Agron ) e Warren ( John D’Leo ) e all’inseparabile cane Malavita, il nostro pentito deve continuamente trasferirsi da una città all’altra per sfuggire a Don Mimino ( Dominic Chianese ) il quale sta facendo una vera e propria caccia all’uomo.
Sotto la protezione dell’F.B.I., condotta dall’agente Stansfield ( Tommy Lee Jones ) e dopo l’ennesima copertura saltata per vari comportamenti violenti, questo pittoresco nucleo familiare, viene trasferito in un piccolo e sperduto paese della Normandia sotto il nome di Blake. Nonostante i vari e ripetuti suggerimenti di Stansfield, ogni membro della famiglia fa emergere le abitudini mafiose, infatti l’incantevole Maggie, per aver sentito dei commenti sgraditi, fa saltare in aria un supermercato, Warren nel giro di pochi giorni diventa la mente brillante della scuola, peccato però che i professori lo vedano come un teppista, Belle riesce a picchiare a sangue alcuni suoi spasimanti un po’ invadenti e fastidiosi.
L’unico che sembra più tranquillo è proprio Giovanni, ma anche la sua natura burrascosa non tarda ad arrivare come si trova ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Non riuscendo nessuno di loro ad integrarsi in questa piccola comunità francese, le cose vanno man mano a peggiorare fino a quando, destino della sorte, uno stupido articolo scritto da Warren sul gazzettino della scuola, viene proprio a capitare nelle mani di Don Mimino, che localizzando la famiglia del suo nemico, manda un commando per eliminarla.
Inizia così un susseguirsi di eventi che porteranno…ed è meglio finire qui con la narrazione.
Regista e sceneggiatore a dir poco fantastico di questo film “ Cose Nostre – Malavita “ è Luc Besson, ha saputo tirar giù una storia drammatica e nello stesso tempo divertente dal libro Malavita di Tonino Bonacquista. Ritengo questa pellicola gradevolissima sotto tutti i punti di vista, il cast formidabile a cominciare da questa strana coppia di coniugi, un De Niro e una Pfeiffer che pur non avendo mai lavorato assieme, appaiono affiatati e complici, sempre duro e freddo un Tommy Lee Jones, perfetto nella sua performance, infine i due figli molto azzeccati, scaltri nei loro ruoli.
Non dimentichiamoci anche del cane, il cui nome è già tutto un programma!
Anche l’ambientazione viene messa in risalto da Besson, i paesaggi della Normandia, offrono dei scenari stupendi con dei colori brillanti. Non credo ci sia nient’altro da aggiungere, un film frizzante, non monotono e per niente scontato, anzi direi originale….insomma da vedere assolutamente!

Miryam

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