BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 08/05/2014 @ 05:00:00, in live report, linkato 1027 volte)
Evento
Concerto
Artista/i
Umberto Tozzi
Location
Sanremo Teatro Ariston
Data
30 Aprile 2014

Umberto Tozzi il grande cantautore di indimenticabili successi e tra gli artisti italiani che ha venduto il maggior numero di dischi (70 milioni di copie) e, che con le sue canzoni ha fatto ballare e innamorare più di una generazione. Dopo cinque anni dall’ultimo suo tour italiano (2009) eccolo di nuovo in pista.
Finalmente e arrivato l’appuntamento da me tanto atteso, di assistere al Teatro Ariston il suo nuovo Tour Teatrale “Yesterday, Today”, che è anche il titolo del suo ultimo album già al terzo posto nelle classifiche delle vendite. Album composto da 10 brani inediti con testi e musiche scritte da Tozzi ed un secondo cd con i suoi 17 singoli più importanti della sua carriera.
Sono in prima fila, non potevo perdermi il suo concerto e riascoltare il suo bellissimo repertorio musicale, dai primi anni ’70 fino ai giorni nostri, Tozzi è sempre stato il mio cantante preferito sin da quando ero ragazzina. La sala è gremita da un pubblico di ogni fascia d’età, tutti pronti in attesa della sua uscita sul palcoscenico. Eccolo! Grandi urla e applausi accompagnano la sua entrata sul palco per iniziare lo spettacolo. Un concerto stupendo e non poteva essere altrimenti, Tozzi esordisce con la meravigliosa canzone conosciuta da tutti “Ti Amo”(in assoluto la mia preferita), suo grande successo del 1977 che vince il Festivalbar e rimane in testa alla classifica dei singoli più venduti al mondo, questi i suoi impressionanti numeri: 1.147.000 copie vendute in Francia e 8.000.000 in tutto il mondo! Impossibile non averla sentita e cantata almeno centinaia di volte.
Sotto questi giganteschi riflettori e dalle strepitose grida del pubblico, compresa me (ma questo era sottinteso), Tozzi con la sua fidata band prosegue la sua carrellata di successi: “Donna Amante Mia”(debutto da solista del 1976) poi con il brano “Io Camminerò” (scritta per Fausto leali), “Perdendo Anna” ”Stella Stai” e “Tu”, altro grande successo che ho sentito e cantato non so quante volte. C’è stato spazio anche per succesi più recenti come:“L’Amore e quando non c’è più”, “Gli altri siamo noi” e “Si può dare di più”, cantata insieme a Morandi e Ruggeri che vinse il Festival di Sanremo.
Tutti grandi successi che non sto al elencare, visto che sono veramente tanti, e poi sicuramente non c’è né bisogno la popolarità delle sue canzoni è talmente vasta…! Se l’inizio (come già affermato) è stato splendido grazie a “Ti Amo”, il finale non poteva non essere altrettanto stupendo con il suo cavallo di battaglia “Gloria” ( famosa canzone del 1979), il suo esplosivo ritornello cantato da Tozzi e seguito da tutto il pubblico in sala è stato veramente coinvolgente ed emozionante. Fu anche la canzone che Martin Scorsese scelse di inserire nella colonna sonora del recente film “The Wolf of Wael Street”.
Tozzi aveva appena sedici anni quando inizia le sue prime esperienze musicali ,grazie alla sua abilità come chitarrista. Entra subito a far parte dei Off Sound, un gruppo di coetanei Rock e suona nella Band di Patrick Sampson. Vanta una lunga carriera nel mondo della musica: inizia come compositore e poi comincia la sua salita verso il successo partecipando a un Disco per l’estate, al Festivalbar e al Festival di Sanremo come cantautore fino ad oggi, sessantaduenne, un po’ ingrassato ma, sempre con una splendida e armoniosa voce. Chi ha conosciuto Tozzi e la sua musica melodica e raffinata è superfluo dire che è veramente eccezionale.
Per coloro che non hanno avuto occasione di andare al concerto( ed è un vero peccato!), e avete voglia di riascoltare la sua stupenda voce, ricaricate il vostro mp3 o inserite il suo nuovo cd nel vostro impianto stereo, e assaporate questa pregevole raccolta di successi di questo grande artista.

 Angie

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Di Miryam (del 05/05/2014 @ 05:00:00, in libri, linkato 847 volte)
Titolo originale
And the Mountains Echoed
Autore
Hosseini Khaled
Editore
PIEMME
Prima edizione
2013

Protagonisti della storia sono due fratelli che abitano in un minuscolo villaggio fuori da Kabul, Abdullah di dieci anni e la piccola Pari di tre. I due bambini orfani di madre, vengono accuditi da Sabur, il loro padre poverissimo e dalla matrigna Parwana, la quale ha dato loro un fratellino. Purtroppo la miseria incombe, non ci sono soldi per sfamare tutta la famiglia, quindi non resta che fare una triste scelta, dare ad un’altra famiglia la piccola Pari.
Così sulla strada che da Shadbagh va a Kabul, Sabur , dopo aver caricato la figlioletta su un carrettino rosso e aver cercato ma invano di far tornare indietro il figlio maggiore, inizia il suo lungo e triste cammino fino a raggiungere il cognato Nabi il quale ha il compito ingrato di portare la piccola Pari a casa di una ricca signora dove lui presta servizio come domestico.
Il distacco tra i due fratelli è straziante, con Pari attaccata alla camicia del fratello, purtroppo questo è quello che deve succedere così un membro della famiglia avrà la possibilità di condurre una vita migliore. Infatti la nuova “mamma”della bambina è una ricca e giovane poetessa molto trasgressiva, fuma in pubblico, ascolta musica jazz, esprime tutto quello che pensa, e per un paese come l’Afghanistan…beh è detto tutto.
Purtroppo siamo negli anni ’50 e questa libertà ha poca durata, infatti nel giro di pochi anni, la miseria, la guerra, le malattie, porteranno in rovina anche questa lussuosissima casa a tal punto che solo i più fortunati, come le nostre protagoniste, riusciranno a lasciare il paese e trasferirsi in Europa.
Questo è il terzo libro dell’autore Khaled Hosseini, personalmente, ho letto solo “Il Cacciatore di Aquiloni”, libro meraviglioso, avendo sentito parlar bene anche di “Mille Splendidi Soli”, mi sono avventurata nella lettura di questo terzo libro, ma ho avuto una grande delusione.
Le prime pagine sono avvincenti, il cammino dei due fratelli, quello che sta per accadere, rende la trama molto coinvolgente, però ecco che una volta arrivati a destinazione, il libro si perde, diventa confuso, troppi sbalzi temporali, troppi nomi impossibili da ricordare, fino a quando si riesce persino a perdere la storia che si discosta poi dal filo conduttore, che dovrebbe essere l’amore che lega questi due fratelli separati tristemente.
Come avete capito, il libro non mi è piaciuto affatto, ho fatto fatica a terminarlo, perciò vi do un consiglio, se pensate di leggere un libro emozionante come “Il Cacciatore di Aquiloni”, beh, passate oltre perché questo non fa per voi.

 Miryam

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Di Angie (del 02/05/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1661 volte)
Titolo originale
Frozen
Produzione
USA 2013
Regia
Chris Buck, Jennifer Lee [II].
Interpreti
Kristen Bell, Idina Menzel, Jonathan Groff
Durata
100 Minuti
Trailer

Ancora una volta la Disney accontenta piccoli e grandi con una nuova storia ricca d’amore, di castelli, di incantesimi e di principesse. C’era una volta in un regno lontano, lontano ……. Diciamo la verità! Ogni volta che sentiamo pronunciare questa frase rimaniamo sempre affascinati, come quando da bambini i nostri genitori o nonni ci raccontavano qualche favola. Ma ritorniamo a c’era una volta….
Siamo nel magnifico regno di Arendelle, dove vivono due sorelle principesse: Anna ed Elsa che, il destino ha beffardamente costretto ad essere diverse tra loro. Anna è ottimista, solare, frenetica, spigliata e sentimentale, lei è una che non ha paura di niente. Mentre Elsa, invece e introversa, più controllata e si sente libera solo quando è sola, poiché e terrorizzata per i suoi poteri che non riesce a controllare, il che la porta ad allontanarsi da tutti e, soprattutto dalla sorella Anna, che ama più di ogni altra cosa. Elsa ha un dono magico: tutto quello che tocca diventa ghiaccio o neve, e ciò la spaventa, in quanto non è ancora in grado di controllare questo suo potere magico e, involontariamente ferisce sua sorella mentre giocano. Per questo motivo Elsa cresce nel dolore e la paura e, per evitare il peggio allontana da sé l’amata sorella per lunghi anni, fino alla maggiore età, quando arriva il momento di essere incoronata regina. Il giorno dell’incoronazione doveva essere un giorno felice per le due sorelle, invece, qualcosa va storto: davanti ai suoi sudditi Elsa in un momento di rabbia, rivela la sua vera natura a tutti gli invitati e involontariamente scatena sul regno un inverno perenne. Afflitta per l’accaduto la regina fugge dal castello, lontano da tutti ritirandosi come eremita all’interno di una torre costruita da lei sulla cima della più alta montagna.
Ispirato alla classica fiaba di Hans Christian Andersen “La regina delle nevi”, “Frozen-Il Regno di Ghiaccio” è un nuovo ritorno della Walt Disney alle atmosfere fiabesche con regni incantati. Nel reame nordico di Arendelle, ci viene raccontata la triste storia di Elsa e della tenacia e ottimista sorella Anna che, intraprende un lungo viaggio alla ricerca della sorella fuggita dopo un momento di ira, intrappolando il suo regno in un lungo e gelido inverno. La giovane forte e audace durante il viaggio incontra Kristoff, un coraggioso uomo di montagna, accompagnato dalla buffa e fedele Renna Sven e, il simpaticissimo e divertente pupazzo di neve Olaf che, diventeranno i suoi preziosi inseparabili alleati.
Diretto da Chris Bwek e Jennifer Lee, “Frozen” è il cartone musical vincitore di ben due premi Oscar nella categoria: Miglior film d’animazione e Miglior canzone (Let It Go). Il cast di doppiatori italiani e composto da voci stupende come le popolari attrici Serena Autieri e Serena Rossi che prestano le voci alle due giovani sorelle Elsa e Anna, mentre il comico Enrico Brignano da la voce al simpatico e stravagante pupazzo di neve Olaf, Massimo Lopez la presta al capo della spassosa tribù di Troll. Fantastici e bellissimi i personaggi, il quale son disegnati molto bene, in modo particolare il personaggio di Anna (bella e stupenda) con i suoi capelli rossi, che mi ricorda un po’ la protagonista di “Ribelle” cosi spigliata e con “poca grazia” per una regina.
A mio parere è una incantevole pellicola, un cartone veramente ben riuscito e divertente, con musiche molto carine che rendono il film ancora più bello da vedere e sentire. Il finale, poi, come ogni fiaba si rispetti si conclude a lieto fine anche questa volta per la gioia di tutti ma, con un piccolo tocco di originalità: non è il solito bacio del principe che scioglie l’incantesimo ma è l’amore fraterno che trionfa.
Cosa altro dire? I cartoni della Disney sono sempre unici, hanno quella magia di riuscire sempre a far emozionare ogni fascia di età. Da non perdere assolutamente!

Angie

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Di Namor (del 28/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1161 volte)
Titolo originale
Man Of Tai Chi
Produzione
USA - Cina 2012
Regia
Keanu Reeves
Interpreti
Keanu Reeves, Tiger Chen, Karen Monk, Iwo Uwais
Durata
105 Minuti

Due fighter, stanno combattendo per avere la meglio uno sull’altro, quando l’atleta dominante atterra l’avversario, una voce dall’altoparlante intima al vincitore di uccidere il rivale . Subito dopo il suo diniego, entra nella stanza della gara un fantomatico uomo con maschera nera sul volto e senza indugio spezza il collo al combattente sconfitto.
Contemporaneamente la polizia sta per fare irruzione nell’edificio, nel tentativo di fermare l’incontro, ma al suo arrivo non trova nessuno, ancora una volta il sinistro Donaka Mark (Keanu Reeves) si è dileguato facendosi beffe della polizia, eliminando il marzialista che si era rifiutato di eseguire il suo ordine perché agente della polizia infiltrato. Perso il suo lottatore, Donaka ha bisogno di un nuovo campione da esibire nei suoi incontri di lotta clandestini per facoltosi uomini, con la passione per tali spettacoli.
A Pechino, si sta svolgendo il 23° Campionato cinese Wu Lin Wang, a farne parte vi è anche Chen Ping (Tiger Chen) unico discepolo di un antico ramo del Thai Chi. Egli è un eccellente combattente ed un devoto discepolo del suo maestro, che lo allena cercando di infondergli la giusta via per controllare la sua aggressività attraverso la dominazione del suo Chi.
Agli uomini di Donaka, in cerca di un nuovo combattente, il suo talento non passa inosservato e prontamente viene monitorato per un possibile reclutamento ben retribuito. L’offerta, arriva subito dopo la notizia che il tempio del suo maestro sta per essere abbattuto, a causa della mancanza dei requisiti di sicurezza a norma. Per evitare la sparizione del sacro edificio sei centenario, Chen accetta di combattere per pagare i lavori di ristrutturazione e salvare il tempio, questo fino al momento in cui non gli viene ordinato di uccidere il suo avversario, un’imposizione che Chen non potrà accettare…
Man of Tai Chi” segna il debutto alla regia dell’attore Keanu Reeves, il quale, dopo il successo planetario della trilogia di “Matrix”,si è un po’ smarrito, le sue performance nell’ultimo decennio non sono state all’altezza delle precedenti. Questo è un vero peccato, poiché ho sempre considerato Reeves un attore di buon livello e di rilevante attrattiva per invogliare il pubblico ad andare al cinema.
In questo suo primo lavoro da regista, Reeves sceglie un genere nel quale lui, grazie a Neo (il personaggio principale di Matrix), é diventato una sorta di icona del genere Azione-Arti Marziali, un’ etichetta dannosa per la sua carriera, che andava smantellata subito con sue partecipazioni ad altri film di buon livello, ma lontani da questo genere, cosa che purtroppo non è avvenuta neanche con il suo primo lavora da regista… Il film, risulterà sicuramente piacevole a coloro che sono attratti dal genere delle Arti Marziali, considerato che si potrà assistere a ben oltre 40 minuti di combattimenti per 18 combattimenti esibiti con vera maestria da ottimi artisti marziali, il tutto coreografato da un nome eccellente del settore, il coreografo Yuen Woo Ping, già autore delle scene di lotta in “Matrix” e “La Tigre ed il Dragone”.
Il personaggio principale è affidato al quasi debuttante Tiger Chen, campione di arti marziali. Egli è stato anche il coreografo per i combattimenti di “Charlie’s Angels” e “Kill Bill vol. 1”, quindi potete ben immaginare l’eccellenza degli incontri all’interno del film!
Non posso dire la stessa per quanto riguarda la recitazione, ma nessuno lo pretende, si sa che i film di produzione orientale basati su questo genere non sono mai stati un gran che, a parte pochi titoli degni di nota.

Namor

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Di Asterix451 (del 22/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 973 volte)
Titolo originale
300: Rise of An Empire
Produzione
USA 2014
Regia
Noam Murro
Interpreti
Sullivan Stapleton, Eva Green, Lena Headey, Andrei Claude, Mark Killeen.
Durata
102 Minuti
Trailer

Quando la Persia decide di conquistare la Grecia (490 a.c), gli Ateniesi tentano una manovra disperata durante la battaglia di Maratona: guidati da Temistocle (Sullivan Stapleton), attaccano gli invasori mentre stanno ancora sbarcando; grazie a questo ardore, riescono a ricacciare in mare un esercito molto più numeroso di loro.
Per un caso fortuito, una freccia scagliata dallo stesso Temistocle colpirà a morte il Re Persiano Dario I, innescando così la sete di vendetta del figlio Serse (Rodrigo Santoro) e del loro generale più temibile, la bella e spietata Artemide (Eva Green).
La Grecia è in fermento. Le Città Stato sanno bene che la battaglia di Maratona è il preludio di una guerra che potrebbe mettere in ginocchio la nazione, tuttavia Sparta cerca di sottrarsene fino a quando, morto Leonida alle Termopili, la situazione sembra precipitare. L'esercito di Serse cerca di avanzare su terra, perché sul mare Temistocle riesce ancora a strappare delle vittorie alla flotta di Artemide grazie al suo ingegno... per questo la donna, lentamente, comincia a credere che egli sarebbe il miglior alleato per proseguire la dominazione persiana. Ciò che il suo odio per i Greci non le permette di conoscere è il bisogno di appartenere ad una nazione... o a nessun luogo, piuttosto.
La guerra, infatti, sembra procedere senza una vera svolta, sino a quando...
Quasi dieci anni dopo l'uscita di “300”, Zack Snyder firma la sceneggiatura di un film che ne espande il teatro, mostrando la guerra tra Greci e Persiani dalla prospettiva degli Ateniesi. Il lavoro dovrebbe proseguire in parallelo alla graphic novel “Xerses”disegnata ancora da Frank Miller (autore del glorioso “300”, divenuto un vero cult di fumetto e cinema). Tuttavia, Miller non riesce a terminare il fumetto per l'uscita del film, suscitando polemiche e perplessità (si devono a lui interessantissimi lavori su Daredevil, Elektra, Sin City, Batman il Cavaliere Oscuro).
L'incontro dell'arte di Miller e Snyder si fonde ancora una volta in una suggestione lattiginosa di violenza e carnalità, spinta fuori dallo schermo grazie alla ripresa in 3D. Sullivan Stapleton ed Eva Green si scontrano (e si “incontrano”, anche) in una Grecia oscura dominata dagli elementi, a bordo delle navi che trasportarono orde di Persiani sulle coste elleniche. Le “licenze storiche” degli sceneggiatori sono tantissime, ma la loro pretesa non è certo storiografica.
A mio avviso, purtroppo, si è persa anche la forza con cui gli Spartani di Leonida si sono battuti nel primo film, capace di trascinare lo spettatore indietro nel tempo per un paio d'ore con una storia di valore e coraggio attenta all'aspetto artistico e di sperimentazione visiva.
Il sequel-prequel di “300” ripropone la stessa ricetta con poche innovazioni: il 3D, la sessualità più esplicita con la “solita” eroina che onora le quote rose di ogni film d'azione... innovazioni poco innovative, dunque.
Il film è girato dall'israeliano Noam Murro, accreditato regista di spot pubblicitari. Sul set di “300” forse non fa rimpiangere Snyder (impegnato a girare “Superman”), ma forse questa scelta mirava a procurarsi un valente “aiuto regista” senza un vero stile, in maniera da livellarsi al capitolo precedente: il risultato, però, è un sequel senza infamia e senza lode.
Il film si paga certamente il biglietto, ma diventa troppo macchinoso e ripetitivo nello sforzo di tenere insieme Ateniesi e Spartani che, anche nella Storia fuori dal Cinema, hanno sempre faticato ad apprezzarsi.

Asterix451

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Di slovo (del 20/04/2014 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1126 volte)

La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua

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Di Namor (del 17/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 826 volte)
Titolo originale
Getaway
Produzione
USA -- Bulgaria 2013
Regia
Courtney Solomon, Yaron Levy
Interpreti
Ethan Hawke, Selena Gomez, Jon Voight, Paul Freeman, Bruce Payne.
Durata
94 Minuti

Una misteriosa voce al telefono di Brent (Ethan Hawke), ex pilota da corsa, annuncia che la moglie è sua prigioniera e la sua vita dipende da lui, o meglio della sua bravura nel guidare un’auto appositamente modificata per svolgere alcune missioni ordinategli di volta in volta dall’enigmatico interlocutore. Le richieste telefoniche sono indirizzate a far svolgere a Brent, delle prove di guida molto pericolose e spericolate, ove la sua vita e quella di ignare persone in auto o mentre camminano sul marciapiedi é in serio pericolo di vita.
Giunto in un sottostrada chiuso per lavori, lo sportello dell’auto si apre e una giovane ragazza con pistola in pugno intima a Brent di uscire dall’auto, mentre la voce al telefono gli dice il contrario. Inevitabilmente la ragazza che si scoprirà essere la proprietaria dell’auto, viene coinvolta nella forsennata ed insensata corsa verso nuove e sempre più folli richieste dell’ambiguo interlocutore telefonico, il tutto monitorato da telecamere montate sull’auto. L’auto, la ragazza ed il pilota, hanno un nesso comune dedito ad un ingegnoso piano organizzato dal rapitore per impossessarsi di alcuni dati bancari molto importanti!
Di bello, in questa insulsa pellicola, c’è solo il giubbotto indossato da Ethan Hawke, per il resto (a parte la Mustang da lui guidata) non vi è un solo frame da elogiare, recitazione pessima ed una sceneggiatura da serie C per un titolo ove l’imperativo è distruggere auto della polizia e centrare cartoni vuoti messi come ostacoli.
Non c’è che dire, se l’obbiettivo dei registi C.Solomon e Y. Levy era di fare la figura da principianti, privi di ogni capacità per lavorare nel cinema, ci sono riusciti in pieno.
Quello che mi sorprende più di ogni altra cosa, è il motivo per cui un attore, generalmente bravo come Hawk, accetti copioni del genere, rischiando sulla propria pelle possibili complicazioni di lavoro in futuro, considerato che lui era l’unico attore di rilievo nel film. Da evidenziare anche la prova della sua partner femminile Selena Gomez, attrice cantante con alcuni movie adolescenziali alle spalle é stata nominata nientemeno che ai Razzie Awards come peggior attrice femminile!
Volendo coniare uno slogan adeguato a questo film, questo, sarebbe stato sicuramente il più azzeccato: “Getaway”… una pellicola da evitare assolutamente!

Namor

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Di Miryam (del 14/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 796 volte)
Titolo originale
Philomena
Produzione
Gran Bretagna - USA - Francia 2013
Regia
Stephen Frears
Interpreti
Judi Dench, Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark, Anna Maxwell Martin, Ruth McCabe
Durata
98 Minuti

Philomena ( Judi Dench ), è ora un’anziana signora irlandese che ha superato la soglia dei settant’anni di età, non riesce però a dimenticare quello che è successo cinquant’anni prima quando era solo un’ingenua ragazzina di sedici anni.
A quel tempo, la giovane, orfana di madre, durante un giro al luna park, cedette alle lusinghe di un bel ragazzo, purtroppo si trovò presto nei guai, infatti rimasta incinta e ripudiata dal padre, fu portata da quest’ultimo in un convento Magdalene, era lì che finivano tutte le giovani ragazze che avevano ceduto ai piaceri della carne al di fuori del matrimonio.
Cacciate di casa dalle rispettive famiglie, queste malcapitate erano costrette a vivere in questo istituto dove lavoravano sodo perchè sfruttate dalle suore le quali per punizione facevano vedere loro i propri figli soltanto per un’ora al giorno e spesso venivano dati a loro insaputa in adozione dei quali poi si perdevano le tracce.
Questo tremendo segreto, Philomena è riuscita a tenerselo dentro fino a quando un giorno sua figlia la sorprese in lacrime davanti ad una foto sbiadita raffigurante un bimbetto di circa tre anni. A questo punto la figlia chiedendo spiegazioni alla madre, viene così a conoscere l’amara verità che ruota intorno a quel bimbo che di nome fa Anthony. Venuta inoltre a sapere che nel passato sua madre aveva cercato di avere notizie del figlio perduto ma senza alcun risultato, si mette in contatto con un giornalista, un certo Martin Sixsmith ( Steve Coogan ), un tipo senza scrupoli coinvolto in uno scandalo riguardante l’11 settembre il quale vorrebbe rimettersi in gioco.
Martin accetta la proposta soprattutto per danaro, convinto di ricavarne un articolo strappalacrime come del resto sono le storie vere, invece viene a conoscenza di una donna che a prima vista sembra ingenua e fragile, mentre invece attraverso le ricerche che li porterà dall’ Irlanda del Nord in America con risultati a dir poco insperati, Martin si rende conto di aver avuto accanto una donna non solo gentile e garbata, ma anche una persona che trabocca di fede, coraggio e soprattutto perdono.
“PHILOMENA”, pellicola diretta magistralmente da Stephen Frears, tratta di una storia vera accaduta nel 1952 nell’ Irlanda del Nord.
“Io non odio nessuno e non do la colpa a nessuno per quello che è successo”, questa frase appartiene alla donna che ha vissuto in prima persona questo evento tragico della vita… Philomena Lee, un’anziana signora di 78 anni che grazie al successo ottenuto con il film, insieme alla figlia Jane Libberton ha lanciato il “Philomena Project” al fine di convincere il governo irlandese di rendere pubblici i registri in modo da consentire a madri e figli di ritrovarsi e di abbracciarsi come non ha potuto fare lei perché troppo tardi in quanto suo figlio era già morto.
Per anni si è portata dentro questo segreto credendo di avere lei ogni colpa, ma dopo aver avuto l’incontro con il Papa, avvenuto non molto tempo fa, ha capito che lei come del resto tutte le altre sventurate ragazze di quel periodo, non dovevano assolutamente aver vergogna di quello che avevano fatto. Ho trovato questo film fantastico, azzeccato sotto tutti i punti di vista, soprattutto grazie alla magnifica interpretazione della Dench, una pellicola che ti fa capire purtroppo dove può arrivare la cattiveria umana.
Un film per niente scontato, anche ironico per le simpatiche gag tra Philomena e il giornalista, una cosa mi dispiace, che nonostante abbia avuto quattro nomination all’Oscar, non ha portato a casa neppure una statuetta, resta sempre però un ottimo film da vedere!

Miryam

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Di Namor (del 11/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 817 volte)
Titolo originale
Phantom
Produzione
USA 2013
Regia
Todd Robinson
Interpreti
Ed Harris, David Duchovny, William Fichtner, Lance Henriksen, Johnathon Schaech.
Durata
98 Minuti

Siamo in piena guerra fredda, al comandante Demi (Ed Harris) viene assegnata un’ultima missione per onorarlo prima del suo pensionamento. L’incarico è quello di guidare il B-67 un vecchio sommergibile diesel, alla volta del Pacifico per monitorare il rafforzamento della Marina USA, prima che venga venduto alla Marine Cinese.
Una volta radunati i suoi uomini, il comandante viene informato che vi saranno anche due tecnici dell’istituto per i progetti speciali, che saliranno a bordo per testare alcune apparecchiature top secret. Il dispositivo in questione e il Phantom, un congegno capace di riprodurre il suono di qualsiasi nave a cui si allinea navigando sotto essa, per poi riprodurlo ingannando i sommergibili nemici, facendoli credere che si tratti di una imbarcazione e non di un sottomarino. Al comandante la missione gli puzza di sporco, difatti appena raggiunto il primo punto di rapporto, la vera motivazione fino a quel momento celata dai tecnici viene allo scoperto e con essa la vera identità dei due specialisti, che altro non sono che agenti del KGB intenti a lanciare una testata nucleare contro la flotta Americana a Pearl Harbour, facendoli credere che sia stata la Marina Cinese e dare vita ad un conflitto nucleare tra loro. Al rifiuto del Comandante di partecipare a tale missione ordita da estremisti del KGB, i due agenti con le armi in pugno riescono ad avere la meglio sul Capitano e degli uomini a lui fedeli. Prigionieri e con l’equipaggio diviso a metà, inizia una battaglia contro il tempo per evitare l’imminente guerra.
Phantom” diretto, sceneggiato e prodotto in meno di due mesi dal regista Todd Robinson, si basa con le dovute licenze sulla reale vicenda del sommergibile sovietico K-129, misteriosamente disperso nel 1968 nelle acque dell’Oceano Pacifico. Il film strutturalmente non e male se consideriamo il basso budget per realizzarlo, la suspense e l’interessamento per le sorti degli eventi son ben congeniate, lo spettatore viene coinvolto nella giusta misura questo pur non essendo una produzione destinata alle sale cinematografiche. Il cast composto da Ed Harris nei panni del personaggio principale, si avvale anche del riesumato David Duchovny nelle vesti del cattivo e del 57enne William Fichtner molto bravo nel fare da spalla ad Harris.
Certo non è al livello di titoli come “Caccia a Ottobre Rosso o U-boot 96, ma se avete voglia di vedere una pellicola sul genere spazi angusti, potete prenderlo tranquillamente in considerazione per una discreta visione.

Namor

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Di Angie (del 07/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 838 volte)
Titolo originale
12 Years a Slave
Produzione
USA 2013
Regia
Steve McQueen
Interpreti
Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti.
Durata
134 Minuti
Trailer

1941, prima della guerra di secessione, Salomon Northup (Chiwetel Ejiofor) e un bravo violinista di colore, apprezzato nell’alta società, vive libero nella contea di Saratoga (Stato di New York) con la moglie Anne e i suoi due figli Margaret e Alonzo. Ingannato da due falsi agenti di spettacolo, viene rapito, privato dei suoi documenti e portato in Louisiana, dove viene venduto come schiavo. Da quel momento il suo calvario durerà per ben dodici anni, durante i quali passerà sotto diversi padroni dal buon William Ford (Benedict Cumberbatet), al cinico e aggressivo Edwin Epps (Michael Fassbender), lavorando nelle piantagioni di cotone. Senza motivi e spiegazioni Salomon si ritrova privo della sua libertà, provando sulla propria pelle la crudeltà degli uomini e la tragedia della sua gente. A colpi di frusta tra stupri e atrocità, Salomon cerca di lottare con tutte le sue forze per rimanere vivo e ritornare dalla sua famiglia. L’arrivo di Bass (Brad Pitt) un abolizionista canadese, metterà fine al suo incubo.
Il regista inglese Steve Mc Queen, dopo il successo di “Hunger” 2008,e “Shame” 2011, ritorna con una storia scottante legata allo schiavismo “12 Anni Schiavo”, tratto dal romanzo autobiografico di Salomon Northup. Storia vera di un violinista nero, uomo rispettato e libero cittadino che si ritrova venduto come merce assai preziosa negli Stati del Sud, dove la schiavitù è un affare molto redditizio. Nonostante le due ore di proiezione (non me ne sono resa conto) ha attratto la mia attenzione per tutta la durata del film, su questo personaggio che racconta la sua terrificante e autentica odissea. Una tremenda realtà vista attraverso gli occhi di chi, pur condividendo il colore della pelle dei suoi compagni, era nato libero e libero tornerà dopo lunghe sofferenze (perché lui vuole vivere e non sopravvivere). La cosa più coinvolgente (a mio parere) è, che Salomon ha conosciuto sia il bene della libertà che l’ingiustizia della schiavitù. Forse è proprio per questa ragione che lo spettatore rimane esterrefatto davanti a tanta crudeltà e sadismo. E poi……. Non si può rimanere senza fiato di fronte alla follia crudele di Epps.
Un grande cast. Tutti bravi nelle loro interpretazioni dal protagonista Ejiofor a Fassbender che, è riuscito a farsi odiare alla perfezione come richiesto dal suo personaggio. Ottima la prestazione nella sua drammaticità di Lupita Nyong’o (Oscar meritato come attrice non protagonista), che interpreta la giovane schiava Patsey, oggetto delle attenzioni morbose di Epps. Infine la novità : la partecipazione anche di Brad Pitt non solo come produttore ma , anche come coprotagonista che entra in scena nel finale come l’eroe buono americano.
Per quanto me ne possa intendere “12 Anni Schiavo” è un buon film da vedere anzi, lo consiglio, anche se è una trama cruda, dura, drammatica e raccapricciante, dove mette in risalto il travaglio non solo interiore ma, anche fisico del protagonista . Una grande opera veramente toccante, non c’è che dire ….! Un altro modo per raccontare uno dei periodi più cupi della storia Americana. Oscar meritato!

 Angie

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Di Namor (del 04/04/2014 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 763 volte)
Titolo originale
The Kennedys
Produzione
USA - Canada 2011
Episodi / Durata
8 / 50 Minuti

The Kennedys” è una miniserie composta da otto episodi sulla potente famiglia americana che riuscì a far eleggere un suo componente, il 35° presidente degli Stai Uniti D’America, un leader politico ricordato e stimato ancora adesso come uno dei più rappresentativi nel ricoprire tale carica.
Come si svolse il suo mandato e lo sventurato epilogo è storia risaputa, un mistero che ancora adesso è rimasto insoluto. Varie teorie si sono accavallate una sull’altra senza trovare la giusta collocazione su colui che ordì la sua morte. Per quanto mi riguarda, penso che si tratti di un complotto, in seguito occultato ad arte, per la presa del potere.
In questa serie ben elaborata dal regista Jon Kassar, ci vengono mostrati pregi e difetti di ogni componente della famiglia Kennedy, certo non è detto che quello che ci viene proposto sia la verità o meno, ma sta di fatto che le innovazioni inserite nella sceneggiatura diversa da altre già viste, danno il giusto interesse allo spettatore per seguirne gli eventi fino alla fine della serie, senza riscontrare quel classico ciclo di ridondanza che questa parentesi storica ha già mostrato in altri film ad essi dedicata.
La serie inizialmente doveva essere trasmessa dal canale televisivo History, poi ritenuta non adatta ai canoni dell’emittente televisiva, non se ne fece più nulla e venduta da un’altra emittente. Dietro a tale decisione, si dice che ci siano state forte pressioni politiche del clan Kennedy per aver distorto la verità e l’ integrità della famiglia che viene messa a più riprese in discussione.
Il cast risulta all’altezza e abbastanza somigliante ai veri protagonisti, le location e le scenografie sono ben realizzate, così come i costumi e la fotografia. Unico neo dell’opera, le mancate immagini di repertorio o foto dei veri protagonisti al termine della serie, una prassi ormai consolidata quando si tratta di storie con personaggi realmente esistiti . Per il resto niente da dire, se vi affascinano le gesta dell’iconico presidente John Fitzgerald Kennedy, non potete non visionare questa egregia serie.

Namor

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Di slovo (del 03/04/2014 @ 05:00:00, in redazione, linkato 937 volte)
image by slovo
...molte cose sono cambiate da quel lontano 3 aprile 2006... il progetto Blogbuster, dal canto suo, va avanti fiero.
Fiero di festeggiare l'ottavo anno di presenza in rete, un record che siamo felici di condividere con voi tutti.
: - D Buon compleanno Blogbuster : - D

Collettivo Blogbuster

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Di Miryam (del 31/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 791 volte)
Titolo originale
Sole a catinelle
Produzione
Italia 2013
Regia
Gennaro Nunziante
Interpreti
Checco Zalone, Aurore Erguy, Miriam Dalmazio, Robert Dancs, Ruben Aprea.
Durata
90 Minuti

Era inevitabile che dopo il successo ottenuto con “Cado dalle Nubi” nel 2009 e “Che Bella Giornata” del 2010, il divertente comico nonché musicista pugliese Checco Zalone, non tornasse nuovamente sul grande schermo sempre sotto la regia di Gennaro Nunziante.
Checco, qui torna nelle vesti di un papà, un papà però alquanto squattrinato che fa una promessa al figlio, cioè se riesce ad ottenere tutti dieci in pagella, gli regalerà una vacanza da sogno. La realtà però è ben diversa dalla fantasia del nostro protagonista, infatti, Checco è un semplice cameriere in un hotel, ma dato che la sua passione riguarda l’alta finanza, lascia questo lavoro, e con grande disappunto della moglie Daniela (Miriam Dalmazio) che ha appena perso il lavoro a causa della chiusura della fabbrica, si mette a vendere aspirapolveri.
In breve tempo diventa venditore dell’anno grazie alla vendita di questi elettrodomestici rifilati più che altro ai suoi parenti. Non essendo abituato a trovarsi parecchi soldi in tasca, incomincia a sperperarli, non solo, riesce pure ad indebitarsi convinto che tanto sarebbe riuscito a pagare tutto. Purtroppo però una volta finito il giro dei parenti, ecco che le vendite cominciano a calare, portando tutto ciò anche alla rottura della sua unione con Daniela. Il disastro non è ancora finito, infatti suo figlio Nicolò (Robert Dancs), riesce a prendere tutti dieci in pagella e così Checco per mantenere la promessa fatta, porta il ragazzino in vacanza dalla zia in Molise con la speranza di vendere aspirapolveri ai parenti del luogo.
Logicamente Nicolò resta alquanto deluso di tutto ciò e si fa accompagnare a Urbino per andare in vacanza con amici di mamma, ma quando è sul punto di partire, cambia idea e resta con il papà. Sulla strada del ritorno, i nostri amici stringono amicizia con Zoe (Aurore Erguy) e suo figlio Lorenzo (Ruben Aprea), un coetaneo di Nicolò affetto da mutismo selettivo, il quale però, trovandosi a suo agio con loro ricomincia a parlare, quindi la mamma che è una ricca ereditiera, come ringraziamento della “guarigione” del figlio, decide di invitare Checco e Nicolò a trascorrere le ferie con loro.
Così da quella che doveva essere una vacanza triste e cupa, si trovano invece a partecipare a party, tuffi in esclusive piscine, giri in yacht, campi da golf… praticamente quella famosa vacanza tanto insperata.
Sole a catinelle”, è una pellicola fatta da novanta minuti di sane risate, il nostro attore pugliese riesce a far emergere in questo film tutti i vari problemi che una famiglia deve affrontare, la perdita del lavoro, i problemi fiscali, le difficoltà delle imprese, tutto però gestito da battute divertenti che riescono ad attenuare la serietà di questi problemi attuali. Non mancano come al solito le canzoni che hanno reso famoso Checco a Zelig, riescono a dare un ottimo contorno al film il quale ha avuto enorme successo, tant’è vero che occupa il II posto tra i film di maggiore incasso in Italia. Certo non è un capolavoro, né un kolossal, ma dato che oggi non è facile riuscire a far ridere il pubblico, questo lo consiglio vivamente in quanto è davvero divertente.

 Miryam

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Di Angie (del 28/03/2014 @ 05:00:00, in libri, linkato 812 volte)
Titolo originale
 
Autore
Lewin Elsa
Editore
Corbaccio
Prima edizione
2012

Abbandonata dal marito per una giovane trentenne, Anna Welles, garbata e colta donna di mezza età (50 anni) vive in un modesto bilocale, il cui lavoro da bibliotecaria basta appena a sopravvivere. Anna cerca di essere forte e superare questo brutto momento e, per non sentirsi sola e depressa frequenta party per single, scopo “affettuosa amicizia”.
Una sera, durante una di queste feste conosce George e lo segue nel suo appartamento. Poche parole, un po’ di musica jazz e si lascia andare ma, su quello che succede dopo la donna ha un blackout totale: non ricorda più nulla ma lascia dietro di sé un cadavere e un ombrello giallo. Bernie, ispettore di polizia, uomo malinconico e in crisi con la moglie e il figlio, viene incaricato di indagare su questo brutale omicidio.
Durante l’indagini Bernie incontra sulla scena del delitto l’enigmatica Anna, la quale tornata indietro per recuperare l’ombrello che aveva dimenticato (unico indizio per l’ispettore trovato sul luogo del delitto). Bernie s’innamora di quello sguardo dolce e sperduto di Anna e nasce fra loro un legame profondo pensando di colmare alle loro sventure matrimoniali. Intanto mentre le indagini proseguono Anna poco a poco comincia a recuperare la memoria e ricordare cosa successe quella famosa notte.
Una donna fragile e irrequieta, uno sbirro dalla vita in pezzi e un delitto senza senso, sono i temi di questo romanzo “Io , Anna” scritto da Elsa Lewin, una psichiatra che vive e lavora a New York. E il suo primo romanzo e ha aiutato anche a scrivere la sceneggiatura del film omonimo con Charlotte Rampling e Gabriel Ryrne uscito nel 2011. E la storia di più vite affrante ognuno dal proprio dolore. Rimpianti di non aver saputo forse fare di meglio o non aver voluto. Si pensa che sia stato solo un brutto sogno, un incubo, ma invece ti accorgi che è la realtà! Nasce la tragedia, il fallimento di una vita!
La mia opinione sul romanzo, ad essere sincera non mi è piaciuto molto, forse perché è una storia triste con un finale che lascia l’amaro in bocca in quanto speravi che fosse diverso e migliore di come si è prospettato. Un libro senza suspense(se voleva essere un thriller), a mio parere, il tema si è troppo dilungato sulle vicende matrimoniali in crisi e sulla solitudine umana. Comunque al di là della storia che può piacere e non piacere(come alla sottoscritta) trovo la scrittrice Elsa Lewin molto brava nel tracciare i profili psicologici dei due personaggi : Anna e Bernie. In modo particolare su Anna, una donna come tante: bionda, colta, garbata alla soglia della mezza età ma, ancora piacente, eppure disperata per l’abbandono del marito.
Ho fatto un po’ fatica a portare a termine la lettura ma ci sono riuscita: certo che chi sta attraversando un momento un po’ difficile ne sconsiglio vivamente la lettura.

Angie

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Di Namor (del 24/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 848 volte)
Titolo originale
Emperor
Produzione
Giappone - USA 2013
Regia
Peter Webber
Interpreti
Matthew Fox, Tommy Lee Jones, Eriko Hatsune, Masayoshi Haneda, Toshiyuki Nishida.
Durata
105 Minuti

Dopo la resa incondizionata del Giappone, il generale Douglas MacArthur (Tommy Lee Jones) inviato dal presidente Roosevelt, ha l’incarico di ristabilire l’ordine e la preparazione ad elezioni democratiche. I gerarchi giapponesi che si sono resi protagonisti della discesa in guerra contro gli Stati Uniti, dovranno essere arrestati e poi condannati a morte per crimini di guerra, tra essi vi figura anche l’Imperatore Hirorito. Una sua condanna porterebbe ulteriore rammarico nella già martoriata nazione del sol levante.
A tal proposito, MacArthur da dieci giorni di tempo al generale Bonner Fellers (Matthew Fox), per appurare se l’Imperatore era coinvolto nelle decisioni prese dai vertici militari durante la guerra, ed in particolar modo nel vile attacco a Pearl Harbour. Le indagini risultano molto difficili in un paese ostile e raso al suolo dai bombardamenti atomici, ma Fellers che da sempre ha a cuore le sorti di questa nazione, si dedicherà anima e corpo per stabilire se l’Imperatore è colpevole o meno.
A questa difficilissima indagine, se ne aggiunge un’altra non ufficiale ma altrettanto ardua, ossia la ricerca della sua amata Aya (Eriko Hatsune), conosciuta prima della guerra che li ha poi divisi per lungo tempo senza mai sapere l’uno dell’altro.
Emperor” diretto dal regista Peter Webber e basato (con larga licenza) sui fatti realmente accaduti nel 1945, ad essi è stata aggiunta la love story tra il generale americano e la maestrina giapponese, un inserimento che rende la pellicola piacevole non solo al pubblico femminile. Matthew Fox con i suoi occhi da cucciolo sperduto (da sempre uno dei favoriti al pubblico femminile della serie tv “Lost”), interpreta bene la parte del generale smanioso di ricongiungersi con la sua Aya, non tralasciando il suo dovere di appurare la verità sulle presunte colpe dell’Imperatore Hirorito. Bene anche Tommy Lee Jones nella parte del burbero ed egocentrico generale MacArthur, anche se il film, va detto, è tenuto quasi interamente sulle spalle di Fox.
Alla critica non e piaciuto per via della poca fedeltà ai veri avvenimenti storici, difatti gli incassi ai botteghini non si possono dire certo lusinghieri, ma se avete voglia di un film senza pretese che soddisfi entrambi i sessi, Emperor e sicuramente il titolo giusto.

Namor

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Anche questo titolo ...
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