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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andy (del 27/01/2014 @ 05:00:00, in musica, linkato 1018 volte)
Artista
Ligabue
Titolo
Mondovisione
Anno
2013
Label
Zoo Aperto

Come al solito, quando si parla di uno degli artisti che vendono di più, all’uscita di un album nuovo, si leggono commenti positivi, negativi, a volte cattivi solo per invidia e neanche argomentati a dovere, ma io, senza peccare di presunzione, mi sforzo di ascoltare sempre con le mie orecchie e di non esagerare coi giudizi, cercando di godermi la musica senza troppe critiche.
A me Ligabue piace, specie quello dei primi dischi (fino a “Buon compleanno Elvis”), ma comunque non l’ho mai disdegnato anche quando, pure i suoi stessi fans più affezionati, l’hanno trovato un po’ monotono e ripetitivo; per me il Liga fa rock, eccome, a volte anche commerciale, però sempre a buoni livelli. “Mondovisione” arriva a tre anni di distanza da “Arrivederci,mostro!” e a un mese dalla sua pubblicazione, 26 novembre 2013, si è qualificato come disco più venduto dell’anno, arrivando a beccarsi quattro dischi di platino..non male, direi! A me è piaciuto subito perché ho trovato qualcosa del vecchio Luciano e qualcosa di nuovo al tempo stesso; secondo me, già l’album precedente era a un ottimo livello, ma questo è più immediato e i testi denotano un certo senso di indignazione mista a un sentimento di speranza e amore; lo trovo un disco molto autobiografico e con un ritorno a certe vecchie sonorità, le chitarre elettriche sono ben mischiate al suono onnipresente del piano, eppure il sound globale è più limpido e le canzoni scorrono una dietro l’altra che è un piacere.
Effettivamente, c’è una maggiore maturità, come nel nuovo look del rocker emiliano che abbastanza a sorpresa si è presentato con i capelli tagliatie sfumati di grigio, come è normale per un cinquantatreenne (peraltro in ottima forma), che dona una nuova luce alle canzoni e a proposito, la prima che troviamo delle quindici presenti è un rock abbastanza immediato, dal riff di chitarra potente e accattivante e si chiama “Il muro del suono”; il testo si scaglia chiaramente contro la giustizia sbagliata e contro i potenti e criminali che non pagano mai per i loro delitti, ma nello stesso tempo esorta ognuno di noi, nel suo piccolo a ribellarsi e a non restare indifferenti a questo mondo marcio “un cerino sfregato nel buio fa più luce di quanto crediamo”, grande frase! Bellissima la seconda traccia,”Siamo chi siamo”, l’ho già ascoltata cento volte e continua a piacermi, musicalmente sembra ripescata da uno dei primi album, con le chitarre acustiche prima e poi le elettriche; il piano un po’ alla “Urlando contro il cielo” ma il testo è nostalgico e duro contemporaneamente, una disamina su quello che abbiamo fatto fin qui nella vita, semplice ma profondissima, proiettata verso quelli che vengono dopo di noi, una poesia agrodolce su una ballata di quelle che, quando vuole, solo lui sa fare, un sound strepitoso veramente e un testo meraviglioso, piena di nostalgia e un po’ di amarezza per le occasioni perse.
Grande testo anche per “Il volume delle tue bugie”, una donna che, ferita duramente dagli amori sbagliati, si abbandona a relazioni prive di sentimento, trovandosi poi inevitabilmente troppe volte sola, fingendo di stare bene così ; bella la batteria molto U2. Di “Il sale della terra” mi piace più che altro il messaggio di rabbia che Liga sembra voler trasmettere all’opinione pubblica in un rock musicalmente molto linkink park. “Tu sei lei” è un po’ leggera e commerciale ma d’altronde, Luciano ha voluto dedicare alla sua Barbara, sposata a settembre, una canzone molto radiofonica e orecchiabile, di quelle un po’ “per tutti”. Tutt’altra storia per “La terra trema, amore mio”, durissima, un collage di immagini del terremoto che ha colpito la sua Emilia, che arrivano come un pugno allo stomaco e al cuore, la musica frammentata ed eterea, che ricorda a tratti la stupenda “Sarà un bel souvenir”, una grande prova per questo cantautore. E non si scende di livello neanche con “Per sempre”, vecchie fotografie della propria infanzia, i ricordi di momenti vissuti con il padre, il primo amore, i genitori che tirano avanti con sacrifici, tutte immagini che rimangono nella memoria; una ballata sofferta e piena di amore per le persone più care. Bellissima anche “Ciò che rimane di noi”, rabbia e rimpianto per un amore in crisi, alle porte di un Natale molto duro, senza sentimento; un rock sofferto e arrabbiato quanto le parole, con le chitarre di Fede Poggipollini e Niccolò Bossini che fanno uno splendido lavoro. “Con la scusa del rock’n’roll” viaggia su binari abbastanza consueti, è praticamente l’autobiografia del Liga in musica ed è il classico rock riempistadio, ma il testo non è da sottovalutare.
Questo album, che trovo davvero bello, si chiude con la ballad “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”, che dà l’idea di quanto Ligabue stia attraversando un periodo particolarmente ispirato, pieno di domande e incertezze ma anche di voglia di continuare a sognare un mondo migliore, un po’ meno accartocciato e bistrattato di come si presenta sulla copertina; in fondo, non è quello che vogliamo tutti?..

Buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 24/01/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1843 volte)
Titolo originale
Emanuelle Nera - Orient reportage
Produzione
Italia 1976
Regia
Joe D'Amato
Interpreti
Laura Gemser, Gabriele Tinti, Ely Galleani, Ivan Rassimov, Venantino Venantini.
Durata
105 Minuti

La fotoreporter Emanuelle (Laura Gemser) si reca a Bangkok per un servizio sulla famiglia reale, in attesa di essere ricevuta dal Re, viene accolta dal Principe Sanit (Ivan Rassimov) che le vuole insegnare il raggiungimento dell’orgasmo perfetto! Nel frattempo, Emanuelle tra uno scatto e l’altro alle bellezze locali, concede le sue licenze libertine a chi gli aggrada senza nessun problema di inibizione alcuna. Al ritorno in albergo, dopo una delle sue tante escursioni, Emanuelle trova la stanza sottosopra, i suoi rullini e la sua macchina fotografica sono spariti insieme al suo passaporto!
I responsabili del furto sono gli agenti della sicurezza del Re, che nel frattempo hanno arrestato il Principe Sanit, reo di aver tentato di organizzare un golpe per impossessarsi del trono. A tal proposito la frequentazione di Emanuelle col Principe, viene vista come una collaborazione per mettere a segno il rovesciamento del regime. Appurata l’estraneità dei fatti, la bella mora viene lasciata libera di andar via ma senza documenti… questo per Emanuelle non è certo un problema, visto che le sue grazie aprono ogni sorta di impedimento verso la libertà. Arrivata in Marocco per ricongiungersi col suo amico-amante archeologo Robert (Gabriele Tinti), Emanuelle fa amicizia con Roberta (Debra Berger) la figlia del Console, che inevitabilmente subirà anche Lei il fascino esotico di Emanuelle.
Diretto da Joe Damato “Emanuelle nera – Orient Reportage”, é il secondo capitolo della saga Emanuelle nera interpretata dall’attrice olandese di chiari origini indonesiane Laura Gemser. Nel film é presente anche colui che diventerà suo marito nella vita, l’attore Gabriele Tinti nel ruolo dell’archeologo Robert.
Chi ha visto il meraviglioso film di TotòLa banda degli onesti”, si ricorderà sicuramente del giovane figlio finanziere, ad interpretarlo era per l’appunto un giovane Gabriele Tinti al suo ottavo dei centodieci film girati. Il film, all’epoca, ebbe un buon riscontro al botteghino, tant’ è vero che la serie comprende una decina di titoli, prima che si esaurisse il filone d’oro.
Guardandolo adesso, in versione televisiva senza le poche scene hard (che non furono girate dalla Gemser, ma da una sua controfigura), l’opera risulta alquanto convenzionale e poco interessante se non fosse per il nudo della Gemser… unica nota positiva di un titolo che dimostra ampiamente tutti i suoi anni.

Namor

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Di Angie (del 20/01/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 751 volte)
Titolo originale
Free Birds
Produzione
USA 2013
Regia
Ash Brannon
Interpreti
Owen Wilson, Woody Harrelson, Amy Poehler, George Takei, Colm Meaney.
Durata
Minuti 91
Trailer

In una pittoresca fattoria di famiglia, un gruppo di tacchini vive una vita tranquilla, tutto ciò di cui si preoccupano è il momento del pasto distribuito da un fattore che, tutti certi, li condurrà al “Paradiso dei Tacchini”.
Tutti tranne Reggie (voce di Owen Wilson,doppiato in italiano da Nanni Baldini) un tacchino intelligente, loquace e divertente, dallo spirito libero per niente contento della vita nella fattoria, in quanto, ha capito l’amara verità sulla loro sorte. In America si festeggia il Giorno del Ringraziamento accompagnato dal classico pranzo la cui portata principale è il tacchino ripieno. Ogni anno come consuetudine in questo giorno di festa la figlia del presidente degli Stati Uniti può scegliere un tacchino da “graziare” e, stavolta il fortunato è proprio Reggie.
La sua vita cambia, va a vivere nientemeno che a Camp David, con la famiglia del Presidente. Si ritrova ad assaporare una vita piena di mille confort fatta di pizze e tv; vita perfetta dove lui e solo lui è il capo. Tutto questo fino a quando Reggie non viene risvegliato dal suo sogno ed entra in gioco Jake (voce di Woody Harrelson), un tacchino accanito fondatore e membro del “Fronte” per la liberazione dei tacchini. La sua missione è depennare la tradizione del classico menù del Giorno del Ringraziamento e salvare tutti i tacchini. Jake per fare ciò ha bisogno dell’aiuto di Reggie che, lo conduca ad intrufolarsi nel laboratorio governativo per sfruttare un’invenzione avanguardistica: salire su una macchina del tempo e fare un balzo indietro nel 1621 per riscrivere la tradizione, far si che la storia scelga un’altra pietanza da offrire in questo Giorno di Festa.
Free Birds è un film d’animazione diretto da Jimmy Hayward, primo lungometraggio di computer grafica realizzato dal Reel FX Animation Studios di Dallas. E la storia di due pennuti tacchini determinati a portare a buon fine una missione speciale. Un ambizioso piano che consente loro di tornare indietro nel tempo ed impedire che questa specie di animali vengano inseriti nella tradizione culinaria del Giorno del Ringraziamento: piatto forte della cultura americana. Si è sempre risaputo che i tacchini non sono mai stati tra gli animali più belli né più intelligenti, ma adesso sembra arrivato il momento della riscossa: i tacchini protagonisti del cartoon Free Birds, sono non solo coraggiosi ma, anche molto astuti e sicuramente carini agli occhi del piccolo pubblico.
Tra storia e leggenda il regista Jmmy Hayward confeziona questa divertente e carina pellicola dalla trama semplice e simpatica, dove c’è l’avventura del viaggio nel tempo, umorismo, tenerezza, lealtà e coraggio, tutti elementi che caratterizzano Free Birds. Questa divertentissima rocambolesca avventura e i simpatici Reggie e la sua allegra brigata faranno trascorrere sicuramente un’ora e mezza piacevole sia ai grandi che piccini. Visionatelo le risate non mancano di certo!!

 Angie

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Di Miryam (del 17/01/2014 @ 05:00:00, in teatro, linkato 1003 volte)
Evento
Musical
Artista/i
La compagnia delle Formiche
Location
Sanremo Teatro Ariston
Data
Dicembre 2013

“Cenerentola”, una delle più belle favole dei fratelli Grimm, se non la più bella in assoluto.
Chi di noi almeno una volta nella vita non ha avuto l’occasione di vedere le avventure di questa giovane ragazza che, rimasta orfana di madre e poi di padre, si trova a combattere le cattiverie della perfida matrigna e delle sue viziate e capricciose sorellastre, sempre pronte a dettare ordini perché invidiose della sua rara bellezza.
Inutile raccontare l’evolversi della fiaba in quanto la conosciamo tutti, il ballo, il principe la famosa scarpetta di vetro e la famosissima frase…e vissero tutti felici e contenti!
Quello che invece voglio farvi conoscere, è il Musical di questa celebre storia inscenata a teatro da un’associazione Onlus, “La Banda Degli Orsi”, un numeroso gruppo di volontari che aiutano a migliorare la qualità della vita dei bambini ricoverati all’ospedale Gaslini di Genova e ai loro genitori aprendo delle case dove questi possono trascorrere le notti gratuitamente.
Fa parte di questa lodevole associazione, La Compagnia delle Formiche, cast composto da venti elementi i quali sono riusciti a riprodurre sul palco dell’Ariston di Sanremo, tutta l’atmosfera di quest’epoca passata.
Hanno saputo ricreare il testo di questa favola in maniera molto originale, divertente con battute cariche di ironia e di spirito, accompagnato da una musica e da canzoni inedite e coinvolgenti, uno scenario incantato ricco di coreografie molto vivaci che hanno trascinato il pubblico di grandi e piccini, in un mondo incantato dove più volte era ricorrente una bellissima frase…”La felicità è un sogno in cui hai creduto un po’ di più.”
Ho trascorso due ore in piena magia e serenità, il teatro era colmo di persone già nel primo spettacolo, una cosa fantastica se si pensa al fine preposto.
Non ero a conoscenza che questa compagnia ogni anno è solita inscenare uno spettacolo, adesso che lo so, sarò presente per gli anni a venire, se amate le cose semplici e che hanno un ottimo fine… vi invito a partecipare agli spettacoli futuri.

Miryam

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Di Asterix451 (del 13/01/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 798 volte)
Titolo originale
Space Pirate Captain Harlock
Produzione
Giappone 2014
Regia
Shinji Aramaki
Interpreti
Shun Oguri, Haruma Miura, Yu Aoi, Arata Furuta, Ayano Fukuda.
Durata
115 Minuti
Trailer

In un remoto futuro, ma potrebbe essere anche un passato lontanissimo, l’Uomo ha conquistato tutto l’Universo alla ricerca di un paese ospitale che potesse rimpiazzare la Terra, ormai sovraffollata e priva di risorse. Quando, dopo secoli di vita in altre galassie, inizia un esodo di rientro, la guerra che si scatena per potersi spartire nuovamente il pianeta spinge l’autorità intergalattica di “Gaia” ad imporre un armistizio: cessano quindi le ostilità, dichiarando il pianeta “sacro ed inviolabile”.
Nessun essere umano potrà farvi ritorno: la Terra sarà per tutti un simbolo da amare ed onorare, in maniera equanime, che non dovrà essere profanato. A vegliare su di lei, la potentissima flotta imperiale.
Così è stato e così sarà. Mentre la razza umana, privata delle sue radici, muore lentamente da esule: in questo presente buio, l’estinzione sembra inevitabile. Tuttavia, c’è un uomo che recluta volontari per opporsi alla dittatura di “Gaia” e al destino che li attende, vagando per le galassie a bordo di una nave spaziale che batte bandiera pirata: Capitan Harlock… (zan-zan!)
Lui dovrà smascherare l’inganno di “Gaia” e scardinare la struttura spazio tempo della galassia, per ridare all’essere umano una seconda opportunità. Il lungometraggio in computer grafica di Shinji Aramaki riprende il personaggio originale di Leiji Matsumoto, della celeberrima serie televisiva del 1978, con uno sviluppo che se ne discosta un po’.
Per la serie originale, c’è la bella recensione di Namor, qui su Blogbuster.
In questo film si rispetta il carattere solitario e taciturno di Harlock, ma viene esasperato al punto da metterlo in disparte, come “special guest”. Infatti l’avventura ci racconta la vicenda di Ezra e Logan, due giovani fratelli colpiti da una sciagura, che ricoprono posizioni di spicco nel governo imperiale: uno dei due si infiltra tra la ciurma di Harlock sotto falsa identità, solo per catturarlo. Su questo doppio gioco (che diventerà triplo e quadruplo) si snodano quasi due ore di colpi di scena, cambi di bandiera e ripensamenti così frequenti da far perdere il filo della trama. E nei vari passaggi da un esercito all’altro si susseguono arrembaggi stellari di enorme impatto visivo della nave Arcadia, oscura e letale, con propulsione “dark meter” e prua a forma di teschio (nella serie TV sembrava una Mustang del ’65, invece). Tutto per l’epica di un film che ripropone l’idea un po’ stanca di altri kolossal di fantascienza, complicata da lezioni di fanta-fisica quantistica. Più volte il film si ingarbuglia o si smentisce da solo solo per la suspance, con personaggi che muoiono ma non muoiono, raggi devastanti che non fanno poi tanti danni e altre perplessità (dopo aver conquistato l’intero universo, è possibile che ad un generale come Ezra non si riesca a curare la miopia e combatta con gli occhiali sul naso?)
Detto questo, Harlock è talmente ricco e affascinante da piacere comunque. Forse di più a quelli che, come me, della serie TV ricordano poco. Non è nemmeno un film per bambini, perché è difficile. Vuole esaltare gli adulti, con musiche potenti e universi “darkeggianti” pervasi da un lieve erotismo, sfondo di furiosi combattimenti corpo a corpo.
Perché il teschio nero vorrà anche dire libertà… ma Capitan Harlock, a’rù stà?

Asterix451

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Di Namor (del 10/01/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 905 volte)
Titolo originale
Parkland
Produzione
USA 2013
Regia
Peter Landesman
Interpreti
Billy Bob Thornton, Zac Efron, Paul Giamatti, Marcia Gay Harden, Tom Welling.
Durata
92 Minuti

Stati Uniti, 22 Novembre ore 12:38.
Un paziente in condizioni critiche sta per essere trasportato con la massima urgenza al Parkland Memorial Hospital di Dallas. L’improvvisata equipe medica che si appresta a dargli soccorso, saranno i testimoni diretti di una delle più tragiche pagine della storia degli Stai Uniti D’America, poiché il paziente in arrivo è il Presidente John Fitzgerld Kennedy da poco colpito a morte durante il corteo presidenziale.
Il film scritto e diretto dal neo regista Peter Landesman, racconta quello che non é mai stato menzionato nelle precedenti pellicole che hanno trattato l’attentato a JFK, ovvero il dietro le quinte di quello che successe in ospedale una volta giunto il Presidente e ai vari personaggi che, a loro malgrado, divennero i protagonisti, dopo quel tragico evento. Un avvenimento che cambiò per sempre le vite di Abraham Zapruder, il sarto cinquantottenne che filmò i famosi 22 secondi (unico filmato esistente) in cui si vede l’attentato al presidente, del giovane dottore che era di turno al PMH Charles “Jim” Carrico (laureato da appena due anni) che cercò invano di rianimare JFK, dell’agente dei servizi segreti di Dallas Forrest Sorrels che dopo l’attentato si chiuse in se stesso fino alla fine dei suoi giorni, per la vergogna di non aver protetto a dovere il suo Presidente, così come l’agente di scorta Roy Kellerman che sedeva sul sedile anteriore della Lincoln Continental al momento dell’attentato, anche per lui fu dura gestire la sua vita professionale e privata dopo aver perso il quarto presidente a cui faceva da scorta. Sicuramente la gestazione più dura per li proseguo della sua esistenza è stata senza dubbio quella di Robert Oswald, il fratello maggiore di Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di Kennedy.
Parkland” ha il merito di mettere sotto la lente di ingrandimento sia le persone sopra citate, che aneddoti non raccontati in altre pellicole riguardante questo tema e che io stesso nonostante sia stato molto appassionato alla vicenda, ignoravo, la strana coincidenza che una volta feriti, a distanza di tempo, sia Kennedy che Lee Harvey Oswald, furono portati entrambi nello stesso ospedale e, ad occuparsene, fu la stessa equipe medica che tentò invano di salvare sia l’uno che l’altro.
Tolto questo pregio al film, la realizzazione attuata dal da Landesman risulta fiacca e priva di mordente ed è un vero peccato, vista l’innovazione introdotta sul tema basato dal libro “Four Days in November” scritto dall’ex famoso magistrato Vincent Bugliosi. Le premesse per girare un buon titolo c’erano tutte, compreso il cast corale che comprendeva attori di buona caratura come; Paul Giammatti, Billy Bob Thorton, Zac Efron, il Superman di “Smalville” Tom Welling e Colin Hanks… ossia il figlio del pluripremiato Oscar Tom Hanks, qui in veste di produttore e sponsor del figlio già visto in alcuni film e nella sesta serie tv “Dexter” nelle vesti del serial killer religioso.
Il regista avrebbe dovuto sfruttare la preparazione e l’attuazione dell’attentato con una buona dose di suspense, così come la cattura di Lee Harvey Hoswald totalmente ignorata durante la storia, un gap che pesa molto sul voto finale della sua prima opera.

Namor

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Di Angie (del 07/01/2014 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1799 volte)
Titolo originale
Zorro
Produzione
USA 1957-59
Episodi / Durata
78 / 25 Minuti

Facciamo un piccolo tuffo nell’infanzia!
Chi non ricorda il famoso telefilm “Zorro”, chiamato comunemente “La Spada di Zorro”, una serie televisiva statunitense prodotta dalla Disney?
La serie era basata sul noto personaggio letterario “Zorro” e veniva trasmessa in bianco e nero sul Programma Nazionale della Rai nel 1966, al pomeriggio intorno alle ore 17, fascia oraria riservata alle trasmissioni per i ragazzi. La serie era composta (se ricordo bene) da 78 episodi della durata di circa 25- 30 minuti ciascuno.
Ricordo ancora la sigla che faceva così: La sulla duna quando brilla la luna, spunta il nostro eroe Zorro! E lascia il suo segno, una Zeta a chi è indegno: la Zeta che vuol dire Zorro. Zorro lui ha una vita segreta! Zorro, il segno suo è la Z! Zorro Zorro Zorro…… Io smettevo di studiare e puntuale come ogni pomeriggio ero lì davanti al televisore per guardarmi questo mitico leggendario eroe mascherato. A chi non piaceva questo eroe tutto d’un pezzo!!
La sua vera identità era Don Diego De La Vega , un giovane nobile che combatte in nome della povera gente contro la tirannia del governatore spagnolo, le cui autorità non riescono mai a catturarlo, in quanto si rivela molto astuto. Infatti Don Diego per combattere le ingiustizie ricorre al sotterfugio adottando la segreta identità di Zorro, una misteriosa figura vestita di nero con un ampio mantello, un cappello nero e una maschera nera che gli copre il viso all’altezza degli occhi. Rumore di zoccoli e una spada scintillante annunciano il suo arrivo….. e una grossa Zeta segna il suo trionfo!
I principali interpreti della prima stagione (in seguito sono state fatte poi delle altre) che ricordo in modo particolare erano: Don Diego De La Vega, il protagonista “Zorro”, interpretato da Guy Williams (ma il suo vero nome era Armando Catalano, in quanto era di origine siciliano) il grande eroe amato dai ragazzi e tutti tifavano per le sue grandi vittorie. Il simpatico Bernardo (Gene Shelson), l’anziano e fidato servitore muto di Don Diego, apparentemente sciocco ed ingenuo e, divertente nel farsi capire a gesti e bravo prestigiatore. Un uomo ritenuto stolto per gli altri ma, invece molto furbo nel fingere di essere anche sordo ascoltando tranquillamente i discorsi dei nemici senza essere sospettato e rivelare così tutte le notizie al suo padrone. Un altro personaggio caratteristico che mi piaceva molto era il “grassone” Sergente Demetrio Lopez-Garcia (Henry Caviln), un paffuto e ambizioso onesto sottoufficiale. Un po’ pasticcione, impulsivo e sbadato che all’apparenza può sembrare cattivo ma, poi si rivela un simpatico omone. Spesso Zorro gli salva anche la vita e il buon Sergente lo ricambia “chiudendo un occhio” C’erano poi tanti altri personaggi che non sto a menzionare, tutti molto bravi.
Hanno fatto altri telefilm su “Zorro” con versione colorata e restaurata interpretato da altri attori: Duncan Regehr nel 1992, poi anche con Alain Delon e nel 1998 con Antonio Banderas. Ma per me la vecchia serie in bianco e nero del 1957 è insuperabile. E impossibile dimenticare la bravura di Williams, il grande Zorro, con il suo cavallo Tornado e il fedele servitore muto Bernardo, con quella “Zeta “ che lui tracciava con la punta della spada ovunque ma, soprattutto sulla pancia del simpatico sergente Garcia.
Comunque è bello rispolverare ogni tanto e ricordare questi bei vecchi telefilm che hanno accompagnato la nostra infanzia, e che ci hanno fatto crescere e vivere nella spensieratezza.

 Angie

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Di slovo (del 25/12/2013 @ 05:00:00, in redazione, linkato 991 volte)

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) B U O N E F E S T E : - )

le recensioni riprenderanno il 7 gennaio 2014.
; - ) auguri!

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Di Asterix451 (del 21/12/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 946 volte)
Titolo originale
The Hobbit: The Desolation of Smaug
Produzione
USA - Nuova Zelanda 2013
Regia
Peter Jackson
Interpreti
Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Benedict Cumberbatch, Orlando Bloom.
Durata
161 Minuti
Trailer

Continua il viaggio di Thorin Scudo di Quercia, Bilbo Baggins lo Scassinatore e la compagnia dei nani alla volta di Ereborn, per riscattare il loro regno e sconfiggere Smaug, il drago che lo conquistò nel fuoco e nel sangue. Ma rimettere sul trono Thorin è una manovra di Gandalf (Ian McKellen), che fa parte di un disegno più ampio, dato che egli sa che il Male si sta risvegliando e sta radunando i suoi eserciti.
Infatti, la fortezza abbandonata di Dol Guldur è oscurata non solo dalle ombre della notte perenne che la avvolge, ma da una presenza sinistra che chiama a raccolta le sue orde di orchi. Proprio loro, infatti, stanno braccando i nani di Thorin, per impedirgli di raggiungere la loro antica e ricca città. Per sfuggirgli, l’unica via sembra essere il sentiero attraverso la foresta incantata di Bosco Atro, pericolosa, oscura: è abitata da creature mostruose e confina con il regno degli Elfi Silvani che, si sa, non amano i Nani… ma la città di Pontelagolungo, ultima tappa prima di giungere al regno perduto dei Nani, è proprio al di là di essa.
Non resta che entrare, appellandosi alla sorte e al coraggio.
Comincia così, il secondo capitolo della nuova saga di Peter Jackson dedicata allo Hobbit.
Il regista neozelandese ripropone un prodotto di prima classe sotto tutti i punti di vista: ricorda forse il Re Mida di Hollywood, Steven Spielberg, che soddisfava produttori e spettatori allo stesso modo. Ne “La Desolazione di Smaug” torna tutto il pathos del miglior Fantasy cartaceo, per dar vita ad un mondo governato dalla magia, dove umani e creature fantastiche sanno provare le stesse emozioni. Allora capita che un’elfa e un nano possano innamorarsi attraverso le sbarre di una cella, mentre draghi “avari” dormono sotto una montagna d’oro.
Rispetto al capitolo precedente, qui la storia ritrova una varietà di situazioni più avvincente, senza quel sapore di “già visto” che portava spesso a confondersi con il Signore degli Anelli. Anche personaggi forti come Legolas (sempre Orland Bloom) e dell’elfa Tauriel, interpretata da Evangelin Lilly, contribuiscono ad alzare il ritmo.
Gandalf è sempre Gandalf, mentre Richard Armitage infonde al suo Thorin Scudo di Quercia un fascino che ricorda più Sandokan che un Nano tradizionale. Incredibile l’animazione del drago Smaug, che riscatta l’intero film in un finale di pura azione, con colonna sonora da brivido. Lasciato in sospeso, però… in attesa del terzo capitolo.
Per gli amanti del genere e dei film lunghi, Peter Jackson è un regista di classe capace davvero di emozionare. Tuttavia, i contenuti di un romanzo breve come “Lo Hobbit” si diluiscono inevitabilmente in tre film da tre ore ciascuno, con una trama che molto spesso si discosta da quella originale per poter diventare un vero e proprio prequel del Signore degli Anelli.

Asteri451

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42
Di Miryam (del 16/12/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1114 volte)
Titolo originale
42
Produzione
USA 2013
Regia
Brian Helgeland
Interpreti
Harrison Ford, Christopher Meloni, Chadwick Boseman, T.R. Knight, Lucas Black
Durata
Minuti 128

America 1947, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, molti afroamericani, nonostante avessero servito gli Stati Uniti al fronte, si trovavano sempre ad affrontare quel problema della differenza razziale, disuguaglianza che si sentiva anche nello sport.
Infatti , per fare un esempio, nel baseball i neri dovevano partecipare soltanto a campionati di soli neri, e i bianchi di soli bianchi.
A un certo punto però, stanco di questa inutile forma razziale, il manager generale della squadra dei Brooklyn Dodgers, Branch Richey, qui interpretato egregiamente da Harrison Ford, decise che era giusto che un giocatore nero giocasse con i bianchi. Infatti il 15 aprile 1947 dalla squadra degli Ebbets Field usciva Jackie Robinson ( Chadwick Boseman ) per indossare la divisa dei Brooklyn Dodgers.
La trama del film è stata tratta dalla vera storia di questo giocatore di colore che con la maglia recante il numero 42, ruppe le barriere razziali, personaggio che con il suo carattere ostinato fu capace di sopportare le pressioni, le intimidazioni e addirittura le minacce di morte, basti pensare che alla sua prima entrata in campo, invece di ricevere applausi, ottenne solo insulti pesanti e fischi. L’unico che prendeva sempre le sue difese era il suo manager, sia per quanto riguardava i giocatori avversari sia per i loro manager. Nonostante tutte queste avversità, il talento di questo giovane di colore prese il sopravvento su tutto, a tal punto di diventare il beniamino dei suoi colleghi bianchi, fino a ricevere pure le difese da questi. La sua bravura lo portò a ricevere il premio come miglior Rookie dell’anno, il National League MVP, divenne campione nelle World Series e fu introdotto nella Hall of Fame nel 1962.
Regista del film è Brian Hegeland che ricordiamo come sceneggiatore per L.A. Confidential nel 1997 dove ricevette il premio Oscar e altre numerose nomination per vari film di successo. A parer mio, ha diretto magistralmente questa pellicola, la sua narrazione riesce ad emozionare lo spettatore e non dimentichiamo poi che si tratta di una vera pagina della storia americana.
Il mio giudizio, come avrete senz’altro capito, non può essere che positivo e quindi vi invito a visionarlo, non vi deluderà.

 Miryam

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Di Angie (del 13/12/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 793 volte)
Titolo originale
Two Mothers
Produzione
Francia - Australia 2013
Regia
Anne Fontaine
Interpreti
Naomi Watts, Robin Wright, Xavier Samuel, James Frecheville, Ben Mendelsohn.
Durata
Minuti 100

Il film si apre con un bellissimo paesaggio e la corsa di due bimbe bionde, che ridono spensierate verso una spiaggia. Un tuffo in acqua e via in una gara fino ad una chiatta di legno che sarà il simbolo di tutta la storia. Le due fanciulle in simbiosi sono ormai donne, mature e affascinanti, due madri di due splendidi ragazzi Tom (James Frecheville) e Jan (Xavier Samuel), anche loro molto uniti da considerarsi quasi come fratelli. Le madri Roz (Robin Wright) e Lit (Naomi Wattes) legate da un’amicizia viscerale, insieme con i loro figli trascorrono una placida estate sulle meravigliose spiagge dell’Australia. Quella che doveva essere una vacanza tra madre e figli, diventa ben presto qualcosa di più. Ecco che scocca (come si suole dire) un “menage à quatre”: le due madri s’avvicinano una al figlio dell’altra in una relazione che si fa subito passionale. Lontano così dallo sguardo degli estranei, i quattro vivono la loro storia fuori dall’ordinario, con estrema naturalezza sia dalle donne che dai ragazzi, fino a quando l’età non metterà fine al disordine. Almeno apparentemente ……
Ispirata da un racconto di Doris Lessing intitolato “Le Nonne”, la regista Anne Fontaine (la ricordiamo con “Il Miglior Incubo”e per “Coco Avant Chanel”) racconta la storia, realmente accaduta, di due donne legate da una grandissima amicizia che finiscono con l’innamorarsi ciascuna del figlio dell’altra. Anne Fontaine, nel leggere il racconto ne rimase soggiogata da questa storia incredibile ma, vera. Decide di farne un film e porta sugli schermi “Two Mothers” (Adore): un amore incestuoso, turbolento, trasgressivo ma, allo stesso tempo molto profondo.
Anche se la visione non mi ha entusiasmato particolarmente, devo dire che è stato ben raccontato e soprattutto ben ambientato con posti veramente incredibili, le meravigliose spiagge dell’Australia con un paesaggio da sogno che, per un attimo ci fanno dimenticare il dramma di queste quattro vite fuori dagli schemi e ricca di sensualità. Belli e bravi i protagonisti nella loro interpretazione e nell’espressività dei volti, in particolare modo, la performance delle due madri, nonostante la loro età, sono ancora splendide ed attraenti in forma e piene di vitalità. In conclusione, anche se il tema trattato poteva essere originale, il film lentamente scivola verso esiti scontati e la visione perde quel pizzico di mordente da coinvolgere di più lo spettatore . Azzeccato (a mio parere) il finale che ha reso la pellicola, forse, più credibile e realistica. Tuttavia il film è godibile: un’ottima fotografia e una sceneggiatura che rende tutto molto poetico, trasformando questo dramma in un love-story. E proprio vero che l’amore e un sentimento universale senza età.

Angie

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Di Namor (del 09/12/2013 @ 05:00:00, in libri, linkato 932 volte)
Titolo originale
Alle radicid del male
Autore
Roberto Costantini
Editore
Marsilio
Prima edizione
2013

Dopo il buon esordio di “Tu sei il male”, Roberto Costantini ci propone “Alle radici del male”, il secondo capitolo della trilogia con protagonista il Comissario Balistrieri. Il volume ci porta indietro nel tempo, più precisamente nel 1969 in una Libia postcoloniale ove l’agiata famiglia Bruseghin-Balistrieri era ben inserita e rispettata dagli abitanti di Tripoli. La storia mette a fuoco l’adolescenza tumultuosa del giovane ribelle Mike Balistrieri, d’indole completamente diversa dal fratello Alberto, votato allo studio e finalizzata ad una carriera di notevole importanza. La conquista del potere e della ricchezza di più persone, daranno inizio ad una lunga serie di delitti irrisolti, compresa la misteriosa morte di Italia, l’amata madre di Mike, il quale non sa darsi pace per l’accaduto.
La presa di potere di Gheddafi che ordina l’evacuazione di tutti i colonialisti dalla Libia, sposta i nuovi ed inaspettati eventi in Italia, residenza attuale di Mike e sede nella quale serve la legge come commissario a Roma. Il delitto di una ragazza argentina e la morte di una famosa valletta televisiva, collimano con le modalità con cui é stata uccisa anche la piccola Nadia a Tripoli. A distanza di anni i nuovi tragici avvenimenti che si stanno susseguendo, saranno la chiave per risolvere finalmente i conti in sospeso con i suoi eterni dubbi e i suoi vecchi e nuovi nemici. Come il precedente romanzo, anche il secondo capitolo di questa avvincente trilogia sul commissario Balistrieri, non delude le aspettative che avevo riposto sulla qualità della storia elaborata dal bravo Roberto Costantini.
Dopo i tragici eventi avvenuti durante i Mondiali del 1982 ed il suo conseguente invecchiamento narrati nel primo capitolo, con “Alle radici del male”, conosceremo finalmente cosa ha forgiato irrimediabilmente il carattere di Michele Balistrieri ed il suo percorso di vita totalmente diverso da come lui l’aveva prevista. Rispetto al primo volume, quest’ultimo è sicuramente più intrigante e coinvolgente da leggere, gli eventi che si susseguono durante il percorso da bambino ad adulto di Mike sono molteplici e interessanti, come peraltro coinvolgente carpire il motivo per cui col tempo egli si sia indurito verso la vita.
Un altro aspetto positivo, sicuramente è più avvincente per trama e ambientazioni che spiazzano in più nazioni orientali, coinvolgendo usi e costumi del luogo e con la presenza di una buona varietà di personaggi ben caratterizzati. Ora, (per chi ha letto i due volumi) non resta che aspettare il terzo capitolo di questa avvincente trilogia, sperando che il bravo Costantini si superi nuovamente.

 Namor

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Di Andy (del 03/12/2013 @ 05:00:00, in musica, linkato 1059 volte)
Artista
Tears for Fears
Titolo
Tears Roll Down (Greatest Hits 82-92)
Anno
1992
Label
Mercury Records

Ho scelto questo greatest hits, “Tears roll down”, per riascoltare uno dei gruppi pop-rock migliori che hanno imperversato nelle classifiche tra gli anni 80 e 90, con una decina di singoli veramente riusciti; questo “the best”raccoglie infatti le hits dall’ottantadue al novantadue, periodo migliore dei Tears for Fears. In realtà il gruppo era poi un duo formato da Roland Orzabal e Curt Smith, rispettivamente chitarrista e bassista, oltre che entrambi cantanti e compositori, intorno ai quali hanno gravitato parecchi strumentisti, tutti sempre di ottimo valore, perché la musica dei TFF è sempre stata curata nei minimi particolari, dagli arrangiamenti alle parti vocali, nonché nei testi, sempre ottimi.
Purtroppo dopo il terzo album, forse il migliore, “Sowing the seeds of love”, il sodalizio tra i due musicisti si interruppe piuttosto malamente, per controversie musicali e caratteriali e Orzabal mantenne il nome del gruppo, pubblicando un paio di album, da cui qualche singolo non male, ma che ovviamente risentiva della mancanza di Smith, che non mancò di scoccare frecciate velenose all’ex socio nel corso degli anni, fino alla reunion di una decina di anni fa e che tuttora li sta portando in giro per il mondo a suonare ottimamente. Ma torniamo al nostro album che si apre con “Sowing the seeds of love”, una canzone stupenda, dagli arrangiamenti molto beatlesiani, piena di strumenti a corda, fiati, e con un bridge comandato da uno stupendo organo hammond che trasporta verso il finale a due voci in cui Orzabal e Smith si intrecciano magnificamente, un pezzo veramente perfetto, corale e intenso e dal testo che inneggia al bisogno di amore per rendere tutto migliore.
La seconda traccia “Everybody wants to rule the world”, mi piace ancora un casino, malgrado abbia ormai una trentina di anni portati splendidamente, direi, una canzone che scorre come un fiume, tirata dal riff di chitarra semplice quanto efficace e dalle voci perfette di Roland e Curt, con un solo finale di chitarra micidiale, una ventina di note in tutto ma ..spettacolo! Il suono di “Woman in chains” è ancora perfetto, con una stupenda Oleta Adams alla voce femminile, a duettare insieme a Orzabal in una delle ballate più famose dell’ultimo trentennio, e anche delle più belle; una di quelle canzoni che quando passano in radio, si ascoltano in silenzio, nient’altro da dire. Ecco arrivare la mitica “Shout”, ebbè, uno dei singoli più suonati di sempre, quanti ricordi di radio e discoteca..non so, a me vengono ancora i brividi, eppure l’avrò ascoltata e ballata un po’ di volte, ma con certa musica che va adesso..non ce n’è, e non per fare il retrogrado; ascoltare per credere.
“Head over heels”, che intro e poi il cantato, che voci! Un altro spettacolo e scusate, ma quanto sono bravi, veramente! ”Laid so low” era il singolo di lancio per questa antologia, inciso dall’ormai solitario Orzabal, dopo la separazione, che è comunque un gran pezzo, dove la chitarra è molto presente e fa delle gran belle cose, potenti e raffinate, su un arrangiamento stupendo tra tappeti di synt e percussioni, un po’ da soundtrack; questa era un po’ che non l’ascoltavo ma sembra uscita adesso, suoni esagerati e ripeto..un gran pezzo! Che dire di “Change”, il primo singolo di successo dei TFF, un po’ Depeche, molto elettronica e cantata da Curt, ma fantastica anche questa, con queste sonorità vintage new wawe, che rappresentano la prima era di questo gruppo, che si è poi spostato verso il pop rock che li ha consacrati al successo mondiale strameritato.
La raccolta si chiude con “Advice for the young at heart”, di una classe e raffinatezza incredibili, arrangiamenti orchestrali da brividi, atmosfere jazzate stupende, di una classe veramente superiore. Concludendo, considero questa una buona antologia sia per chi vuole scoprire il suono speciale di questo grande gruppo e sia per chi, come me, ama già questa band e vuole riascoltarsi alcune delle canzoni più belle della discografia mondiale, tuttora..Buon ascolto!

Andy

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Di Miryam (del 29/11/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 831 volte)
Titolo originale
Buongiorno papà
Produzione
Italia 2013
Regia
Edoardo Leo
Interpreti
Raoul Bova, Marco Giallini, Edoardo Leo, Nicole Grimaudo, Rosabell Laurenti Sellers.
Durata
109 Minuti

Andrea Manfredini ( Raoul Bova ), è un quarantenne molto sicuro di sé, single convintissimo con una bella e avviata carriera, infatti lavora nel mondo del cinema in una agenzia di product placement. Divide l’appartamento, un bel loft a Roma, con il suo amico Paolo ( Edoardo Leo, qui in veste anche di regista ), un tipo molto sfortunato nel lavoro e pure con le donne, praticamente l’opposto di Andrea, che oltre ad essere ricco da girare in porsche, divide il suo letto sempre con donne diverse.
Un giorno però, ecco che succede un imprevisto che cambierà totalmente la vita del nostro latin lover, infatti una mattina, si presenta a casa sua una ragazza di circa 17 anni dall’apparenza stravagante, con i capelli viola di nome Layla (Rosabell Laurenti Sellers), la quale sostiene di essere sua figlia, frutto di una breve relazione, per essere creduta da Andrea, la ragazzina gli mostra anche il diario della madre scomparsa da poco.
Andrea, molto diffidente e prudente, preferisce sottoporsi alla prova del dna dalla quale però riceve la conferma di essere proprio lui il padre della giovane.
Dopo questa doccia gelata e inaspettata, Andrea si deve fare carico anche del nonno eccentrico di Layla, Enzo (Marco Giallini), una specie di musicista ormai arrivato al capolinea che vive in camper, fuma spinelli, beve, sogna i New Trolls e soprattutto non ha rispetto per la privacy. Inutile dire che Andrea, il nostro Peter Pan abbronzato dai capelli tinti, dal principio si mostra menefreghista di essere padre, ma con l’andar del tempo, aiutato dal suo amico Paolo e dall’insegnante di ginnastica Lorenza (Nicole Grimaudo) che lavora nella scuola di sua figlia, anche questo eterno bambino riesce a crescere, a diventare un uomo maturo con tutte le responsabilità che ci possono essere in un rapporto padre-figlia.
“BUONGIORNO PAPA”, è la classica commedia italiana divertente e spiritosa, con una trama quasi banale, però Edoardo Leo, regista del film, riesce a farla diventare una pellicola scorrevole senza volgarità riuscendo persino a commuovere e perché no anche a riflettere, del resto tratta un tema abbastanza corrente, infatti qualche genitore che cerca di schivare le responsabilità che un figlio impone, esiste per certo.
Ottima la scelta da parte del regista (che lo ricordiamo anche nel film “ 18 anni dopo”) degli attori, le due donne, sia la Grimaudo che la Sellers, adempiono perfettamente i loro ruoli, per non parlare del mattatore Enzo Giallini, e di Raoul Bova che dire…a parer mio riesce a calarsi molto bene in qualsiasi ruolo, comico o drammatico che sia.
A conti fatti, non posso far altro che consigliare a tutti voi la visione di questa pellicola, 100 minuti da trascorrere in maniera alquanto piacevole.

Miryam

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Di Angie (del 25/11/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 746 volte)
Titolo originale
Rabbit Hole
Produzione
USA 2010
Regia
John Cameron Mitchell
Interpreti
Nicole Kidman, Aaron Eckhart, Dianne Wiest, Tammy Blanchard, Miles Teller.
Durata
90 Minuti

Rebecca (Nicole Kidman) e Howie Corbett (Aaron Eckhart), sono una coppia felicemente sposata a cui non manca nulla ma, all’improvviso tutto cambia quando il loro figlio Danny rimane vittima di un incidente stradale. Nonostante siano passati otto mesi lo shock è così forte che non riescono a placare il vuoto e vivono ancora di ricordi e sensi di colpa, da cui sembrano incapaci di fuggire. La disperazione li allontana e ognuno cerca di sopravvivere a modo suo: tra loro ormai non c’è aiuto e nessun conforto reciproco. Howie tende a rinnegare l’evento e fa rivivere ogni sera la presenza del figlio attraverso i filmati del proprio telefonino. Rebecca invece, cerca l’isolamento dedicandosi alla cura del giardino e della casa, eliminando ogni traccia e ricordi del figlio scomparso prematuramente. La coppia, nonostante la riluttanza della moglie, partecipa a gruppi di ascolto dove Howie comincia a legare con un’altra donna (Sandaoh) conosciuta durante una delle sedute di terapia mentre, Rebecca decide di instaurare un rapporto con il giovane Jason (Miles Teller) che era alla guida della macchina di quel giorno fatale. Sembrerà strano che la donna parli con chi, in qualche modo, è responsabile di quel dolore ma, non solo, è anche interessata a un fumetto scritto dal giovane stesso ed intitolato “Rabbit Hole”. Tra i due si instaura un’amicizia : quella amicizia che li aiuta entrambi ad andare avanti.
Rabbit Hole” è un film drammatico prodotto ed interpretato da Nicole Kidman, passato in concorso al Festival Internazionale del film di Roma 2010, diretto dal regista John Cameron Mitchell, autore di “Hedwig” e Shortbus” , la pellicola è tratta dalla struggente piecè teatrale del drammaturgo americano David Londsay-Abaire, vincitore del Premio Pulitzer nel 2007.
La perdita di un figlio penso che sia la cosa più terrificante al mondo che possa accadere a due genitori. Il tema di questo film è proprio la storia di una sfortunata coppia, che cerca in ogni modo di sopravvivere al dolore. Una lotta senza fine, lo sforzo di andare avanti e di un peso che con il tempo può diventare sopportabile ma di cui non ci si potrà mai liberare definitivamente…. Buona la scenografia, la fotografia e i dialoghi che sono profondi e toccanti. Molto bravi entrambi i protagonisti. Il film l’ho trovato emozionante, una trama tragica, dove tutti possono immedesimarsi , in quanto, è una storia realistica di come continuare a vivere giorno dopo giorno a questa terribile disgrazia e come, ognuno di noi reagisce diversamente a tale dolore. Per l’argomento trattato non è facile da vedere, in modo particolare per gli spettatori molto sensibili ed emotivi.
A me è piaciuto è un buon film, anche se il problema che affronta non è nuovo ma, è come viene raccontata ci fa comprendere che la serenità si può ritrovare con l’intelligenza e si può continuare a vivere una vita serena, anche dopo aver provato il più terribile dei dolori. Però come mamma, io non so se riuscirei!……

Angie

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