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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
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Titolo originale
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Dexter
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Produzione
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USA 2008
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Episodi / Durata
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12 / 50 Minuti
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Ho concluso da poco la visione della terza fortunatissima serie di Dexter, l’ematologo che lavora alla scientifica della polizia di Miami. Come sappiamo, Dexter va a caccia di serial killer nonostante lui stesso lo sia, con la differenza che le sue vittime prestabilite, sono dei veri assassini sfuggiti alla giustizia. Da sempre agisce nell’ombra e da solo, come suo padre gli aveva insegnato, ma stavolta, suo malgrado, viene affiancato da Miguel Prado, un procuratore distrettuale che viene a conoscenza della sua seconda vita, in quanto giunge per caso sul luogo dove Dexter ha appena commesso un omicidio. Avendo svelato la sua identità, Dexter altro non può fare che averlo come amico e complice, anche se questa situazione si rivelerà ben presto molto scomoda. In questa serie sono emersi nuovi personaggi come appunto Miguel Prado con tutta la sua famiglia, Joey Quinn, il nuovo collega di Debra con il quale lavora per dare la caccia ad un nuovo serial killer, che ha l’abitudine di spellare le sue vittime ancora in vita meritandosi il soprannome di “The Skinner”. Rispetto alle serie precedenti, ho trovato questa meno macabra e sanguinosa, dove si viene a conoscenza di una parte del carattere di Dexter che non conoscevamo, infatti è molto più tenero e affettuoso nei confronti della sua compagna Rita, tant’è vero che quando gli comunica che sta aspettando un bambino, lui, anche se con qualche perplessità, accetta felice la notizia, vedendosi come un futuro padre premuroso. Inoltre in questa stagione c’è la presenza continua di Harry, il padre di Dexter che si presenta al figlio non più nei flashback come abbiamo sempre visto, ma come una sorta di spirito consigliere, soprattutto quando Dexter si pone delle domande sul comportamento di Miguel Prado del quale il padre nutre parecchi dubbi, ripetendo continuamente al figlio che dovrebbe interrompere la loro amicizia. Devo dire che quest’ultima serie non è male…vale la pena di vederla, anche perché il finale è sempre accattivante da far rimanere lo spettatore con il solito dubbio…verrà o no smascherato Dexter? Chissà!!!
Miryam
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Titolo originale
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The Reader
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Produzione
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USA - Germania 2008
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Regia
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Stephen Daldry
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Interpreti
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Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz.
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Durata
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124 Minuti
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Nella Berlino dei nostri giorni, Michael Berg (Ralph Fiennes) è un avvocato dai modi gentili, introverso e taciturno, realizzato nella carriera ma non negli affetti. Con un matrimonio fallito alle spalle e un rapporto difficile con la figlia, passa da un’amante all’altra senza approfondire altro che formali rapporti fisici. Questo è solo il modo di allontanare il ricordo di un passato che lo ha condizionato per tutta la vita; per quanto si sforzi, ancora oggi, mentre la donna di turno si allontana da casa sua, Michael ricorda quando aveva l’età di sua figlia, nella Berlino divisa del 1958, il giorno che incontrò la donna della sua vita. Nel flashback Michael è di nuovo un sedicenne (David Kross), sul tram, di ritorno da scuola; colto da un malore, viene soccorso dalla bigliettaia, una donna taciturna e dura, che si occupa di farlo arrivare a casa. Dopo la malattia, ricercando la donna per ringraziarla (e rivederla), si troverà catapultato nella storia più profonda, importante e contraddittoria di tutta la sua vita, a causa della differenza di età che li separa e dell’oscuro segreto che la bella Hanna Schmitz (Kate Winslet) custodisce. Quella che inizia come una storia di iniziazione alla maturità sessuale di Michael, è per entrambi opportunità di appagare bisogni fondamentali come l’amore e la sete di conoscenza, che si intrecciano quando Hanna detta una condizione: concederà a Michael ciò che desidera, a patto che lui legga libri per lei, a voce alta. Anche la loro vivono quella che sembra una bella storia, almeno fino al giorno in cui Hanna sparirà, senza una apparente ragione. Per il ragazzo è un duro colpo, ma non è nulla in confronto a ciò che proverà ormai all’università, rivedendo Hanna Schmitz al tavolo degli imputati, durante un processo per crimini di guerra. Le accuse sono molto dure, ma Michael potrebbe attenuarle, se rivelasse alla Corte un dettaglio che lui solo conosce, di lei. Non sa che fare. Alla fine deciderà di tacere, condannandola lui stesso per ciò che lei ha fatto a degli innocenti, prima, e forse anche per ciò che ha fatto a lui. Eppure non riesce a dimenticarla: sono legati da un sentimento incoerente, che alimenta e reprime per tutti gli anni del carcere. Fino al giorno in cui riceverà una lettera… Dal romanzo di Bernhard Schlink, Stephen Daldry (Billie Elliott, The Hours) torna ai temi cari della transizione adolescenziale e delle contraddizioni che, da essa, continueranno tutta la vita. Propone una donna imperfetta ed ignorante (ma reale), facile da condannare per ciò che ha fatto, esattamente come Michael che tace di fronte alla Corte; eppure ne sottolinea i pregi, dalla grande sensibilità all’assoluta dedizione al lavoro che, in un campo di sterminio, può diventare letale (“NON potevamo permettere che si disperdessero: eravamo le Sorveglianti! Sapete che cosa significa?”). Il film è sostenuto dagli attori, splendidi nella loro silenziosa espressività e capaci di trasmettere l’oscuro equilibrio tra amore, odio e bisogno di giustizia non subordinato al sentimento. Kate Winslet è sensuale e dura, insieme, mentre Ralph Phiennes commuove nella sua espressività. David Kross, il giovane Michael, si getta con ironia ed entusiasmo alla scoperta della sesso e dell’amore ma sa, nel momento in cui la vicenda lo stronca, dar volto a quella malinconia che Fiennes esaspererà da adulto, dando continuità all’interpretazione. Le musiche sono belle e struggenti, e la regìa molto curata. Le scene di sesso piacereranno a uomini e donne, per la delicatezza e l’ironia di Hanna e Michael, ma non sono strumentalizzate oltre il necessario. Non c’è tesi d’assoluzione per determinati crimini, solo dimostrare che non esiste una retorica distinzione tra Bene e Male, nell’animo dell’Uomo. Personalmente lo considero un film splendido, con dei limiti nel ritmo (che io non ho patito, però): a parte le scene un po’ più spinte, la storia di Hanna e Michael procede con molti silenzi e sottintesi, e sarà facile annoiarsi per gli amanti dell’azione ad ogni costo.
Asterix451
Di Namor (del 16/07/2010 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 767 volte)
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Titolo originale
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Flashforward
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Produzione
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USA 2009
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Episodi / Durata
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22 / 45 Minuti
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USA 6 Ottobre 2009: L’agente dell’F.B.I. Mark Benford (Joseph Fiennes), nel mezzo d’un inseguimento si ritrova inspiegabilmente a testa in giù nella sua auto cappottata, una volta svincolatoo da quella scomoda e pericolosa situazione, si accorge che non è il solo ad aver avuto complicazioni analoghe. Intorno a lui regna il caos, dettato da una catastrofe di proporzioni mondiale, macchine accartocciate con all’interno passeggeri morti o feriti, continue esplosioni con colonne di fumo all’orizzonte si elevano in tutto il paese. A generare questo scempio globale è stato una perdita di sensi generale, dalla durata di 2 minuti e 17 secondi accorso a tutte le persone viventi sulla terra. In questo lasso di tempo, ognuno di loro ha potuto vedere l’evento accaduto 6 mesi dopo, precisamente il 29 Aprile 2010. Toccherà proprio all’F.B.I. in una corsa contro il tempo, scoprire la causa e gli autori del pericoloso flashforward universale, che ha gettato nel terrore il mondo intero! “Avanti nel tempo - Flashforward”, da questo romanzo dello scrittore canadese Robert J.Sawyer è tratta la travagliata serie televisiva “Flashforward”, suddivisa poi in 22 episodi, dagli iniziali 25 concordati dal suo creatore David S.Goyer ed il suo produttore Marc Guggenheim. Difatti secondo il successo che avrebbe ottenuto, la serie si sarebbe dovuta protrarre dai tre ai sette anni, invece dopo pochi episodi la serie venne sospesa per un vertiginoso calo di audience. Si calcola che dagli iniziali 14 milioni di telespettatori, si sia scesi agli 8 milioni, fino ai 4,9 milioni dell’ultimo episodio (l’8°) prima che venisse sospesa, per poi riprendere svariati mesi dopo ed essere cancellata per sempre. I fan a tal proposito si son mobilitati in un Flashforward generale, davanti agli uffici della ABC di New York, Atlanta, Los Angeles, Chicago e Detroit, riproponendo anch’essi uno svenimento generale di 2 minuti e 17 secondi, per protestare contro la cancellazione della serie. Personalmente Flashforward non mi è dispiaciuto come telefilm, è vero che col passare degli episodi l’interesse va un po’ calando nella fase centrale della storia, ma è anche vero che verso il finale la soglia dell’interesse aumenta sempre più. Se andasse in programmazione la seconda stagione, di sicuro non mancherei di vederla, ma di certo per farla registrare, non andrei a svenire sotto gli uffici della ABC come hanno fatto i fan di Flashforward.
Namor
Di Angie (del 12/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 652 volte)
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Titolo originale
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Race to Witch Mountain
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Produzione
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USA 2009
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Regia
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Andy Fickman
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Interpreti
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Dwayne Johnson, AnnaSophia Robb, Alexander Ludwig, Carla Gugino, Ciarán Hinds.
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Durata
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109 Minuti
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Trailer
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Un tassista di Las Vegas Jack Bruno (Dwayne Johnson), si imbatte in due passeggeri “particolari” seduti sul sedile posteriore della sua vettura, senza nemmeno accorgersi come ci siano saliti, i due ragazzi Sara e Seth, risulteranno essere fratello e sorella. I due dotati di eccezionali poteri paranormali stanno per essere braccati da un’orda di spietati nemici. Costoro offrono a Jack una cifra sproporzionata pur che, li conduca in una casa isolata. Ben presto l’uomo si rende conto che i ragazzi sono due alieni e il loro obbiettivo è quello di ritrovare i risultati di un sperimento portato avanti dai loro genitori, che possa salvare il pianeta da cui vengono (reso sempre più inospitale), ed evitare alla terra la colonizzazione da parte del loro popolo. Il tassista, con il sostegno della studiosa di astrofisica, la Dr. Alex Friedman, decide di aiutare i due extraterrestri a compiere la loro missione e a difenderli sia dagli agenti governativi che, vogliono catturarli per studiarne le loro capacità, che dal temibile Siphon, un cacciatore alieno spedito sulla Terra per mandare a monte il loro piano, per poi preparare l’invasione del nostro pianeta. Da qui scaturisce una corsa contro il tempo verso Witch Mountain, un posto dove il governo tiene nascosti quei segreti che la popolazione, non può e non deve conoscere. “Corsa a Witch Mountain” è un film d’avventura prodotto dalla Disney, o meglio, il remake di “Incredibile viaggio verso l’ignoto”del 1975. La pellicola diretta da Andy Fickman è un mix di azione comprendenti inseguimenti, sparatorie ed effetti speciali che, secondo il mio parere, risultano più adatti ad un film di supereroi, che non a una pellicola come questa. Son comprese anche scene che, ricordano molto “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di S.Spielberg. Come tutti i classici della Disney, non mancano i cosiddetti messaggi positivi e il classico scontro tra buoni e cattivi, dove quest’ultimi risultano più crudeli, stolti e mentalmente limitati (il vero carnefice non è terrestre). E’ una proiezione che senz’altro sarà gradita al pubblico adolescenziale, in quanto si tratta di un viaggio fantastico, in cui un gruppo di improbabili eroi diventano i salvatori dei due mondi. In conclusione “Corsa a Witch Mountain” è un film semplice, carino e scorrevole che si lascia tranquillamente guardare, regalando momenti di saggezza e buoni sentimenti, cosa che rende la narrazione ancora più interessante.
Angie
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Titolo originale
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Lie to me
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Produzione
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Usa 2009
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Episodi / Durata
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13 / 45 Minuti
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Avevo deciso di seguire la serie televisiva Lie to Me per il fatto che il ruolo di protagonista era interpretato da Tim Roth e non ne sono rimasto deluso, tutt'altro! La struttura narrativa è volta all'individuazione della verità' all'interno di episodi diversi, non necessariamente legati ad ipotesi di reato. Il metodo d'indagine utilizzato dal dr. Lightman (Tim Roth) si basa sul linguaggio del corpo ed in particolare sulle espressioni facciali. La cosa molto interessante è che questa analisi delle “microespressioni” è frutto degli studi realmente eseguiti dal professore Paul Ekman. Personalmente ho apprezzato molto questa serie d'indagini perché non sconfinano mai nel surreale, se si esclude che solo la finzione cinematografica può farci accettare che ben due casi vengano risolti in ogni puntata. Ambientata ai giorni nostri ci vengono mostrate a supporto delle tesi proposte dai protagonisti, comparazioni con espressioni di personaggi famosi che sappiamo anche noi quali emozioni stessero provando in quel determinato momento. Per esempio ci viene fatto vedere il presidente Clinton mentre sappiamo mentire sui suoi rapporti con la Lewinsky oppure OJ Simpson durante il processo che lo vede accusato di omicidio, il presidente Nixon anch'egli mendace e molti altri politici americani. Pensate a cosa succederebbe se incontrasse il nostro presidente del consiglio! Ci direbbe che mente? Ma torniamo a noi. Nelle indagini viene coadiuvato dalla sua socia Gillian Foster, essi sono a capo di una società privata che presta i suoi servigi sia ai privati cittadini che alle forze di polizia. Alle loro dipendenze si distinguono Ria Torres un vero talento naturale nell'individuare le emozioni di chi le sta difronte e Eli Loker anch'egli un valido collaboratore, ma che per raggiungere gli alti livelli ha dovuto studiare molto, la cui figura si contrappone quindi a quella della Torres. Ruoli secondari vengono interpretati dalla figlia del dr. Lightman e l'ex-moglie, che hanno principalmente il compito aiutarci a definire indirettamente la natura del protagonista. Sicuramente è una serie tv con un alto tasso d'inflazione, ma potrei anche sbagliarmi immaginando che alla fine della seconda serie il dr. Lightman riuscirà a far condannare un indagato all'udienza preliminare solo perché si è messo un dito nel naso, chiaro indizio di colpevolezza! Ma in verità io vi sto recensendo la prima serie, che a me è piaciuta molto soprattutto per l'originalità del soggetto, per cui ve la consiglio caldamente. Dopo aver visto questa serie non potrete fare a meno di osservare il vostro interlocutore sotto una luce diversa!
mimmotron
Di Miryam (del 05/07/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 549 volte)
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Titolo originale
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In Silens
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Autore
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Erica Spindler
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Editore
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Harlequin Mondadori
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Prima edizione
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2003
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Cypress Spring è una cittadina della Louisiana dove tutto è rimasto fermo nel tempo, con le sue strade pulite, tutto qui è perfettamente in ordine, anche gli abitanti sono sempre sorridenti e cordiali, ma ultimamente qualcosa invece è cambiato, se ne rende perfettamente conto Avery Chauvin. La giovane, che è un’affermata giornalista di Washington, viene contattata da vecchi amici di famiglia, i quali le comunicano che suo padre, il dottor Chauvin, si è suicidato. Così, dopo una lunga assenza di dodici anni, Avery torna nel vecchio paese di nascita, per dare l’ultimo saluto a suo padre. Poco convinta del suicidio di suo padre, poiché conoscendolo bene è l’ultima cosa che avrebbe fatto, Avery comincia ad indagare per conto suo, venendo a conoscenza che la tranquilla cittadina che aveva lasciato tempo fa è totalmente controllata da dei vigilantes che vogliono mantenere l’ordine in città a qualunque costo, ma soprattutto una irreprensibile condotta morale da parte dei loro abitanti. Inoltre da quando è arrivata, la giornalista si accorge che avvengono molteplici sparizioni e morti improvvise, dichiarate tutte accidentali. Avery non è la sola a cercare delle verità, c’è anche una certa Gwen Lancaster, una straniera guardata con sospetto dagli abitanti del luogo( la donna sta indagando sulla scomparsa del fratello), a questo punto le due donne, dopo un po’ di dubbi iniziali e le dovute perplessità che provano l’una nei confronti dell’altra, uniscono le loro forze, mettendo a rischio le loro stesse vite, per individuare le vere intenzioni di questo strano e nebuloso modus operandi, arrivando così a scoprire una triste e macabra verità. Mi sono avventurata in questa lettura in quanto ho già conosciuto la scrittrice Erica Splinder, infatti tempo fa, avevo letto sia “Jane deve morire” che “Collezionista di anime”, devo però precisare che a differenza di quest’ultimi, “Sette” mi è apparso un po’ meno misterioso, anzi devo aggiungere che ho trovato un finale in parte scontato. Comunque apprezzo ugualmente il modo di scrivere della Splinder, in certi punti non vengono a mancare i doverosi colpi di scena, come non manca il sentimento, infatti c’è anche un ritorno di fiamma per la giovane protagonista Avery. Diciamo che mi aspettavo un po’ più di suspence, però se dovesse capitarmi un altro libro di questa brava autrice, non esiterò a leggerlo!!
Miryam
Di Namor (del 02/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 982 volte)
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Titolo originale
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Manolete
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Produzione
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USa - Francia 2007
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Regia
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Menno Meyjes
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Interpreti
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Adrien Brody, Penelope Cruz, Santiago Segura, Juan Echanove, Josep Linuesa.
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Durata
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92 Minuti
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Trailer
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Manuel Laureano Rodrìguez in arte Manolete, fu uno dei più grandi toreri se non il migliore, che la Spagna abbia mai avuto. Con il suo inconfondibile stile, associato al suo caratteristico piglio malinconico, quest’uomo divenne il più osannato toreador del mondo, oltre la Spagna, si esibì nelle arene di tante altre nazioni come Venezuela, Perù, Colombia e Messico località in cui, per accontentare il folto pubblico, costruirono un’arena da 50mila posti, adiacente a quella esistente. La stella di Manolete si spense alla giovane età di 30 anni, il 28 Agosto del 1947 nella Plaza de Toros a Linares, durante una delle sue esibizioni, in cui era presente anche il suo giovane rivale Louis Miguel Domenguin. Terminato nel 2007, “Manolete” ha visto solo quest’anno la sua distribuzione nelle sale, ci sono voluti tre lunghi anni per far uscire questo titolo di genere storico. Quando una pellicola subisce continui rinvii nella distribuzione, la motivazione è quasi sempre la stessa, ossia, la scarsità della merce, il prodotto viene inizialmente rifiutato dagli esercenti, per essere acquistato anni dopo ad un prezzo nettamente inferiore e distribuito durante la stagione morta. Purtroppo tale scelta trova il mio consenso, poiché la pellicola non mi ha entusiasmato più di tanto, se si parla del più grande torero che la storia abbia mai avuto, era lecito aspettarsi qualche cosa di più singolare riguardo la formazione di Manolete in torero, invece niente, il film s’impantana nelle tribulata storia d’amore con l’attrice Lupe Sino, portandolo ai livelli d’una qualsiasi pellicola d’amore per adolescenti. Gli unici momenti che ho trovato interessanti, sono i titoli di presentazione (che vi consiglio di non perdere), durante i quali si potranno ammirare vecchie e affascinanti immagini di repertorio, che avranno il grande merito di mostrarci i veri volti dei protagonisti di questa straordinaria storia, mal realizzata. Ottima la scelta dell’attore Adrien Brody, sia per la sua sbalorditiva somiglianza con Manolete, che per la sua interpretazione da malinconico zerbino. Meno bene l’attrice spagnola Penelope Cruz, nei panni della sua disprezzata amante, il suo personaggio l’ho trovato una sorta di fastidiosa caricatura di una delle tante arrampicatrici sociali presenti nel jet set. Peccato per la mal riuscita di questa pellicola, leggere ottime biografie su grande schermo purtroppo è diventata una realtà sempre più rara.
Namor
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Titolo originale
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La Classe Operai va in Paradiso
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Produzione
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Italia 1972
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Regia
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Elio Petri
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Interpreti
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Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti, Salvo Randone.
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Durata
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125 Minuti
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In questi giorni abbiamo ripetutamente sentito parlare della fabbrica FIAT di Pomigliano d'Arco e il mio pensiero è subito corso a “La classe operaia va in paradiso” film di Elio Petri del 1971, Palma d'oro a Cannes. Interpretato, come sempre, in maniera magistrale da Gian Maria Volonté. Sicuramente molte cose sono cambiate da allora nel panorama culturale del nostro Paese e non solo, le manifestazioni studentesche sono ormai un ricordo e forse solo un pò più vivo quelle sindacali. Resta invece il problema degli operai che molto spesso finiscono per pagare sulla loro pelle i problemi della fabbrica e le trasformazioni della nostra società. Esula ora un'analisi sul momento che stiamo attraversando sotto questi aspetti, ma la visione di questa vecchia pellicola può aiutarci a recuperare tematiche da tempo abbandonate, forse non da tutti, ma indubbiamente da molti di noi. Ludovico Massa, per tutti Lulù, è un operaio che lavorando con un andazzo infernale riesce con il cottimo a sostentare due famiglie e fare una vita agiata. Questo suo metodo di lavorazione finisce per renderlo inviso ai suoi colleghi ed amato dai datori di lavoro che lo adottano per stabilire i ritmi ottimali di produzione. Memorabile quando alcuni ragazzi appena assunti gli chiedono come faccia a mantenere questa cadenza al tornio e lui gli risponde che pensa al sedere di una sua collega: “Un pezzo, un culo. Un pezzo, un culo. Un pezzo, un culo.” Parole che dimostrano lo stato d'alienazione ormai raggiunto da Lulù, inoltre evidenziato da come una volta giunto a casa finisca per annientarsi davanti alla televisione eliminando qualsiasi dialogo all'interno della famiglia dove con la moglie (Mariangela Melato) non è nemmeno più in grado di avere rapporti. Tutto questo si conclude quando durante le ore di lavoro perde un dito, fatto che lo sveglia dall'oblio in cui viveva e lo porta ad abbraccia le cause proposte dagli studenti che di frequente si ritrovavano davanti ai cancelli dello stabilimento per lanciare i loro slogan. Posizioni queste assai più radicali di quelle dei sindacati che lo mettono nuovamente in contrapposizione con i suoi compagni di lavoro.
mimmotron
Di Andy (del 28/06/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 925 volte)
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Artista
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Billy Idol
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Titolo
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In Super Overdrive Live
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Anno
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2009
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Label
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Eagle Vision
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Penso che tutti noi abbiamo un gruppo , un cantante , un qualsiasi tipo di musica , chi classica , chi rock , chi jazz , punk e chi più ne ha più ne metta , che tiriamo fuori dal cassetto quando abbiamo bisogno di tirarci un po’ su di morale . Per me , uno con cui vado sul sicuro è l’inossidabile Billy Idol , il cyberpunk più sexy ed energico degli anni 80 ; qualche giorno fa stavo per rimettere nel lettore cd l’ormai consumata compilation dei suoi pezzi migliori , quando per caso mi è capitato tra le mani questo dvd che si chiama In Super Overdrive Live ed è stato registrato nel Luglio del 2009 a Chicago , at the Congress Theater e ho avuto modo così di constatare che sì , gli anni sono passati , ma l’energia è rimasta pressoché intatta , malgrado una vita condotta sempre oltre ogni eccesso . Dall’alto delle sue 54 primavere , Billy sfoggia un fisico veramente invidiabile , e una voce ancora tosta , un po’ meno rauca ma con il classico timbro un po’ alla Elvis che a me piace un casino! E poi vanta , al suo fianco , riunitosi a lui dopo qualche anno di percorsi separati , uno dei più bravi chitarristi esistenti sulla faccia della terra , tale Steve Stevens , che magari molti ricorderanno vicino ad altri artisti ( vedi ad es. con Michael Jackson in Dirty Diana) e con il quale , negli anni 80 , ha scritto molte delle sue hit migliori . Le versioni delle canzoni sono bellissime , a partire dalla stupenda Eyes without a face , che si apre con un intro di chitarra acustica da brivido , cantato suadente come sempre , e riff di chitarra hard rock proprio nel mezzo . Un altro classico è Rebel yell , suonata fedele all’originale ma con finale che coinvolge il pubblico , in cui il biondo rocker sfodera una grande voce e , come al solito , non esita a togliersi la maglietta per la gioia delle molte donne presenti . Flesh for fantasy è micidiale , il tocco sulla chitarra di Steve nel celeberrimo riff che fa viaggiare tutto il pezzo è notevole e notevoli anche basso , batteria e tastiera . Il batterista è uno spettacolo da sentire e vedere e il finale con solo di organo è coinvolgente . White wedding è un altro cavallo di battaglia di Idol , grinta da vendere da parte di tutta la band , con finale rock blues . Il genere di Billy Idol , per chi non lo conoscesse , è un rock che mescola origini rock’n’roll con influenze pop e punk , ma sempre piacevole e mai monotono e per questo ascoltabile anche col passare del tempo ; le canzoni sembrano appena scritte e invece hanno tutte oltre vent’anni , ma vi assicuro che non sembra . Scream è tratta da Devil’s playground , album del 2005 , e la definirei la nuova Rebel yell , energica e un po’ punk . Recente anche Touch my love , un cyber rock veramente tosto , sottofondo di tastiera campionata , basso martellante e una chitarra spettacolare , allucinogena e rock che di più non si può . Che altro dire , questo dvd a me piace molto anche come fotografia , che è ottima , e come registrazione . La band , come ho già detto , è ottima , e quindi , se amate il granitico biondo , questo live fa per voi , anche perché il “ragazzo” sta per iniziare il tour 2010 , ma purtroppo l’Italia non è prevista nei suoi concerti..Buon ascolto e visione!
Andy
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Titolo originale
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Reservation Road
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Produzione
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USA 2007
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Regia
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Terry George
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Interpreti
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Joaquin Phoenix, Elle Fanning, Jennifer Connelly, Sean Curley, Samuel Ryan Finn.
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Durata
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102 Minuti
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E’ sera. Il piccolo Josh (Sean Curley) e suo padre Nathan (Joaquin Phoenix) stanno percorrendo la Reservation Road sulla via di casa, quando il bambino vede improvvisamente delle lucciole volare a bordo strada; irresistibilmente attratto dal loro chiarore, scende di corsa dall’auto e si precipita in mezzo alla carreggiata per raggiungerle. Non non ci riuscirà mai, perché l’impatto è fortissimo, quando il SUV che sopraggiunge lo investe sotto gli occhi impotenti del genitore. L’auto sbanda, sembra volersi fermare per tornare indietro, ma poi il conducente riparte facendo perdere le sue tracce. La famiglia Learner precipita nella tragedia. La Polizia inizia le indagini, ma Nathan si rende presto conto che sono destinate ad arenarsi con il trascorrere dei giorni, e che la morte di suo figlio non avrà mai un colpevole da assicurare alla giustizia. Oltre a controllare il suo dolore, deve anche fronteggiare la depressione di sua moglie Grace (Jennifer Connelly) e continuare a soddisfare i bisogni della loro figlia più piccola, Emma (Elle Fanning). E’ una situazione logorante, che rischia di degenerare se non prende un’iniziativa: Nathan decide quindi di impegnarsi in prima persona nella ricerca del pirata, informandosi sulle normative e domandando consigli ai genitori di altre vittime della strada, attraverso Internet. Si rivolge inoltre ad un famoso studio di avvocati, per ottenere un’adeguata assistenza legale, nel caso il colpevole venga identificato; qui incontra l’avvocato Dwight Arno (Mark Ruffalo), il quale ha assistito, in disparte e a sua insaputa, al funerale di suo figlio. Il quale era anche alla guida dell’auto che lo ha investito. E’ proprio lui, infatti, il pirata della strada che Nathan sta cercando. Ma non è un farabutto, nè un ubriaco alla guida, o un irresponsabile pericoloso al volante; è un padre anche lui, forse meno capace e divorziato, che cerca di recuperare un rapporto difficile con il proprio figlio, ora afflitto dal fardello di aver ucciso quello di un altro. Si è trattato davvero di un incidente. Pur lacerato dai sensi di colpa, sa che costituendosi finirebbe in carcere, perdendo quindi ogni possibilità di ricostruire qualunque rapporto familiare; la sua carriera verrebbe stroncata, il suo futuro totalmente messo in discussione. Naturalmente temporeggia con Nathan, che nel frattempo rifugge la realtà in preda al suo paranoico dolore, nonostante le loro vite si intreccino sempre di più, tanto che la verità verrà presto a galla. Terry George, regista di Hotel Rwanda e sceneggiatore (tra gli altri) di Nel Nome del Padre e Sotto Corte Marziale, ha già dimostrato di possedere la rara capacità di trasferire in una pellicola la trama dell’animo umano, con semplicità e senza perdita di ritmo. Reservation Road porta sullo schermo l’omonimo romanzo di J.B. Schwartz, curandone anche la sceneggiatura; è un film interessante e coraggioso, che obbliga a riflettere anche sul punto di vista atipico del responsabile che si nasconde. Attori convincenti fanno rivivere il dramma di due famiglie stravolte dalla stessa disgrazia, contrapposte ai suoi estremi. Bravissimo Joaquin Phoenix che, come il suo Commodo de Il Gladiatore, corre sulla sottile linea che separa la frustrazione legittima dalla disperazione incontrollata. Jennifer Connelly (di cui mi innamorai perdutamente quando vidi C’era una volta in America) è di nuovo una mamma perfetta, tanto nella forma quanto nell’estetica e, proprio per questo, inizia a risultarmi poco vera. Infine Mark Ruffalo, spettinato nell’animo e nella sua vita d’avvocato, dà vita ad un personaggio che non piace mai fino in fondo, ma comprensibile nel suo travaglio. Un bel film per riflettere, da serata poco chiassosa.
Asterix451
Di Angie (del 21/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 542 volte)
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Titolo originale
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Marley & Me
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Produzione
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USA 2009
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Regia
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David Frankel
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Interpreti
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Owen Wilson, Jennifer Aniston, Eric Dane, Kathleen Turner, Alan Arkin.
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Durata
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120 Minuti
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Trailer
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Il cane è il migliore amico dell’uomo , il compagno fedele di tutta una vita e, questo film- commedia “Io e Marley , che ha fatto divertire e commuovere quasi mezza America ne è l’esempio. Il film tratto da un bestseller autobiografico del noto giornalista americano John Grogan, dedicato al suo cucciolo di Labrador Marley è diretto da David Frankel, il regista del film molto carino e divertente “Il diavolo veste Prada”. I neo sposini John Grogan ( Owen Wilson) e Jenny( Jennifer Aniston), decidono di lasciare il freddo del Michigan e trasferirsi al sud per cominciare la loro nuova vita da sposati a West Palm Beach, in Florida . I due niziano a lavorare come giornalisti , comprano la loro prima casa ed iniziano ad affrontare le sfide della vita matrimoniale compresa l’idea di mettere su famiglia. JOHN confessa la sua paura di diventare padre all’amico e collega Sebastian (Eric Dane), che gli propone la soluzione perfetta: quella di regalare a Jenny un bel cucciolo. I Grogan adottano così un grazioso Labrador che chiamano Marley. In breve tempo il cagnolino si rivela “ il peggior cane del mondo” : reticente a imparare l’educazione e scalmanato all’inverosimile distrugge ogni cosa che trova al suo passaggio, ma John e Jenny, sono così innamorati del loro cucciolo che accettano qualsiasi sua impertinenza. Nel marasma che crea nel corso degli anni, Marley osserva le miriade difficoltà della vita familiare dei Grogan e, il “cane peggiore del mondo” in qualche modo tira fuori il meglio da loro, lasciando una traccia indelebile nei cuori dei suoi adorati padroni. Una bella proiezione dall’inizio brioso, senza pretese, che regala momenti gradevoli e risate con un finale commovente e umano, specialmente gli ultimi dieci minuti. Confesso: avevo gli occhi lucidi e anche qualche lacrimuccia per Marley , questo adorabile cucciolo bianco che nella sua esuberanza ha donato tanto affetto ai suoi padroni. E un genere di film gradevole sicuramente a tutti , dove ogni singolo luogo è scelto con cura e ogni inquadratura è in sintonia con gli stati d’animo dei protagonisti, riuscendo a conquistare il cuore e le emozioni del pubblico che si ritrova inevitabilmente trainato dal terribile e dolcissimo “cagnolone “, fino al commovente e toccante finale del film. Chi (come me ) , ha avuto un cane sa che questo adorabile animale si affeziona più del padrone, che pur essendo scalmanato ( in questo caso come Marley) sa riconquistarsi ogni volta l’ affetto e dimostrare un legame grandissimo con il proprio padrone, che si romperà solamente con la morte dell’uno o dell’altro. Riflettiamo su questo: amore e fedeltà che ci dona una persona non umana che condivide le gioie e i dolori della famiglia e, questa proiezione è proprio un modo per farci capire quale gioia ci sia nell’avere un amico a quattro zampe sempre pronto a difenderti e anche (perché no ) a coccolarti. Concludendo: chi desidera (come me) lasciarsi ammaliare da una storia incredibile , ne consiglio la visione è veramente meritevole.
Angie
Di Namor (del 18/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 475 volte)
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Titolo originale
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The Road
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Produzione
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USA 2009
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Regia
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John Hillcoat
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Interpreti
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Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce.
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Durata
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111 Minuti
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Trailer
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Sono passati dieci anni da quando un grande bagliore accecante, ha ridotto il mondo in un desolato territorio totalmente privo di energia elettrica, carburante e cibo. In questo catastrofico scenario coperto da un cielo perennemente grigio, un uomo in compagnia del figlio sta vagabondando sulla rete autostradale verso l’Oceano, in cerca di sicurezza e alimenti per arrivare vivi al giorno dopo. L’esaurimento delle scorte ha scatenato tra i propri simili, una dura e cruda battaglia per la sopravvivenza, per non soccombere e difendere quel poco che si ha, ogni mezzo è lecito per uccidere, così come l’ignobile pratica del cannibalismo adottata da un piccolo gruppo di uomini armati, nei confronti di inermi sventurati. In questo oscuro universo, gli unici momenti di felicità per il disperato padre, sono i luminosi ricordi relegati ai momenti felici passati insieme alla sua amata moglie, prima che si suicidasse a causa del funesto cataclisma. Sarà l’amore verso il figlio, a far in modo che l’uomo non si abbandoni come la moglie allo sconforto, insegnando al giovane rampollo come sopravvivere e diffidare di chi si incontra lungo la strada, poiché non tutti hanno la sua caratteristica indole di bontà verso gli uomini ed il prossimo. Tratto dal famoso libro di Cormac Mc Carthy, “ The Road” è un film dalla trama molto particolare, la sua triste vicenda al limite del deprimente, a fatto si, che la pellicola fosse congelata per parecchio tempo dopo la sua realizzazione, perciò chi si aspetta di vedere un titolo action post apocalittico in stile “Mad Max”, se lo scordi, questa è una pellicola dai tratti angosciosi e lenti, che non riceverà di certo unanimi consensi da parte del pubblico. Nel cast, anche se figurano nomi di tutto rispetto a partire dal protagonista assoluto Viggo Mortensen, a Charlize Theron nel ruolo dell’angosciata moglie, fino agli irriconoscibili Robert Duval e Guy Pearce, quest’ultimi nella pellicola vengono utilizzati solamente in ruoli molto marginali, i personaggi principali sulla quale è basato gran parte del film, sono Mortensen ed il giovane Kodi Smith-McPhee. Quindi, se siete scettici all’idea di visionarlo o meno, non fate troppo affidamento sulla qualità recitativa del nutrito cast, ma analizzate la serata, se é quella giusta per una pellicola del genere.
Namor
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Titolo originale
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Un Maledetto Imbroglio
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Produzione
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Italia 1959
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Regia
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Pietro Germi
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Interpreti
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Claudio Gora, Franco Fabrizi, Eleonora Rossi Drago, Cristina Gaioni.
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Durata
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106 Minuti
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Se non la prima sicuramente tra le primissime pellicole del genere poliziesco del cinema italiano è “Un Maledetto Imbroglio” di Pietro Germi, tratto dal romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Carlo Emilio Gadda. Un film del 1959 che nonostante abbia mezzo secolo(!) mantiene un ritmo piacevole, senza conflitti a fuoco o inseguimenti mozzafiato su veicoli rombanti a cui siamo ormai abituati. Insomma un indagine vecchio stile basata sull'intuito e la capacità d'osservazione di un buon investigatore. Sicuramente non dovrebbero vedere questo film coloro che sostengono il blocco delle intercettazioni telefoniche, immagino già i loro commenti (sigh)! Il commissario Ingravallo, interpretato dallo stesso Germi, è una figura che precorre gli atteggiamenti di molti moderni agenti di polizia, cinici e romantici, primattori d'innumerevoli indagini. Durante la visione di questa pellicola si respira il diverso rispetto che riscuotevano le forze dell'ordine. Il commissario Ingravallo protegge infatti con la sua sola autorità Assuntina, una giovane e splendida Claudia Cardinale, da una probabile imputazione di favoreggiamento in omicidio causata esclusivamente della sua ingenuità. Le indagini di cui seguiamo lo svolgimento da parte del nostro protagonista riguardano il furto in un appartamento e l'omicidio di una bella donna avvenuto il giorno successivo, sullo stesso pianerottolo di un palazzo in piazza Farnese a Roma. Tra i tanti agenti che attorniano il commissario Ingravallo nelle indagini si distingue il maresciallo Saro (Saro Urzì) per essere una macchietta. Molte volte lo sentiremo ripetere in merito all'assassino: “Secondo me Valdarena rimane l'ipotesi più probante” che vi strapperà sicuramente un sorriso sapendo che ogni volta ce lo ripeterà al termine di una riflessione tra gli inquirenti. Motivo di tale tesi è dettata dal fatto che “Ha troppi capelli” che suscitano la sua antipatia fin da subito a causa della calvizia di cui è vittima. Altri interpreti sono Valdareda e Banducci rispettivamente cugino e marito della vittima, insieme al commendatore Anzaloni, il derubato, che rappresentano quella borghesia perbenista che tanto disgusta il regista.
mimmotron
Di Miryam (del 14/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 583 volte)
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Titolo originale
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Seven Pounds
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Produzione
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USA 2008
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Regia
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Gabriele Muccino
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Interpreti
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Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper, Michael Ealy.
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Durata
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125 Minuti
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Ben Thomas (Will Smith), è un ingegnere aerospaziale che, dopo essere stato la causa di un incidente stradale dove hanno perso la vita sette persone compresa la moglie, decide di compiere qualcosa di buono per redimersi e per togliendosi di dosso quel senso di colpa che da tempo lo tormenta. Si mette quindi alla ricerca di sette persone alle quali la vita non è stata molto clemente, per fare ciò, ruberà il tesserino di agente del fisco di suo fratello, spacciandosi così da esattore riuscirà ad individuare le sette probabili identità e cambiare per sempre le loro vite. Una volta individuate ed entrato in contatto con loro, Ben si innamorerà di Emily, una giovane donna da lui scelta, gravemente malata di cuore, tra i due nasce un amore che per un attimo stravolgerà il meticoloso piano di Ben, insediando in lui il dubbio se continuare a vivere felice con Emily o dare la vita per redimersi come aveva progettato. Alla fine però prevale lo scopo che si era prefisso, infatti in una camera d’albergo, utilizzando una medusa dal tocco mortale, Ben pone fine alla sua vita ormai distrutta dal rimorso. Gabriele Muccino e Will Smith, un’accoppiata vincente!! Questo era quello che ritenevo dopo aver visto “La ricerca della felicità”, e che mi ha spinto a vedere anche “Sette anime”, purtroppo però sono rimasta delusa. L’ho trovato un film piuttosto lento e noioso, se vogliamo anche al limite, in quanto fare qualcosa di buono nella vita per gli altri o riscattarsi da qualche errore commesso, vada pure…ma arrivare ad un gesto così all’eccesso come quello, lo ritengo fin troppo esagerato. Il film infatti ha avuto delle critiche pesanti sia in America che in Italia, proprio per il tema sulla donazione degli organi, che credo sia un gesto di grande coraggio e umanità che viene deciso durante il corso della vita, ma trovo che sia giusto portarlo a termine nel momento opportuno, senza compiere invece un gesto così estremo come viene trattato nel film.
Miryam
Di Namor (del 11/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 665 volte)
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Titolo originale
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Untraceable
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Produzione
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USA 2008
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Regia
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Gregory Hoblit
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Interpreti
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Diane Lane, Billy Burke, Mary Beth Hurt, Joseph Cross, Colin Hanks.
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Durata
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100 Minuti
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Trailer
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Durante una delle tante giornate spese a scandagliare possibili crimini on line per conto dell’F.B.I., l’agente speciale Jennifer Marsh (Diane Lane), s’imbatte in un sito alquanto bizzarro, nel quale si sta trasmettendo in diretta le immagini della morte di un’inerme gattino. Quello che inizialmente sembrerebbe solo una delle tante bravate da parte di qualche personalità disturbata per attirare attenzione e consensi sul web, ben presto si trasformerà in una delle più pericolose minacce per la piovosa cittadina di Portland, poiché le prossime vittime che moriranno in diretta streaming, non saranno più degli indifesi gattini, bensì, esseri umani. Ad affrettare la morte delle prossime vittime del serial killer, saranno le visite dei curiosi che si collegheranno al mortale sito chiamato Killwhitme.com, ad ognuna di loro è riservata una morte differente dovuta a strani e letali automatismi collegati ad un contatore di presenze, più i contatti con il sito aumenteranno e più veloce sarà la loro morte. Rintracciare e catturare l’assassinio mediatico non sarà una cosa facile, poiché un’intricata rete di server rende il sito irrintracciabile, così come il suo creatore, che indisturbato porta avanti il criminale progetto facendosi beffe dell’F.B.I. Questo, fin a quando non sarà proprio l’agente Marshal, ad essere presa in considerazione come prossima vittima da offrire ai suoi perversi visitatori. Uscito nelle nostre nel mese di Agosto 2008, “Nella rete del serial killer” è il classico film tappabuchi proiettato per coprire un lasso di tempo nel periodo morto della stagione cinematografica. Una volta vista la pellicola si ha la conferma di quanto affermato, poiché un titolo del genere difficilmente riuscirebbe ad appagare le esigenze di un pubblico navigato. Diane Lane è sempre stata un’attrice di grande gradimento personale, dall’alto dei suoi 45 anni rimane ancora una donna dal fascino intatto, questo, nonostante non abbia ricorso ai vari lifting facciali per attenuare l’avanzamento delle rughe, anzi tale scelta secondo me la rende ancora più sexy. Gusti propri a parte, la Lane sotto il profilo artistico non ha niente da invidiare a nessuna delle sue colleghe, se questo film è riuscito a pareggiare le spese di produzione, lo si deve alla sua presenza recitativa e non di certo a quella dei suoi comprimari, che difettano di qualsiasi forma di espressione. In parole povere se siete dei fan della affascinante Diane Lane, bene, altrimenti fate pure a meno di vederlo, non vi perderete niente.
Namor
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