BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Miryam (del 30/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 783 volte)
Titolo originale
The Dinosaur Project
Produzione
Gra Bretagna 2012
Regia
Sid Bennett
Interpreti
Richard Dillane, Peter Brooke, Matt Kane, Natasha Loring, Stephen Jennings
Durata
Minuti 83

La prima immagine del film, è il ritrovamento nel fiume da parte di due pescatori congolesi e di uno zaino contenente svariate registrazioni video che superano le cento ore. Qui inizia un lungo flashback che ripercorre tutte le vicende del gruppo, passiamo quindi a raccontare la storia dall’inizio. Uno sperimentato gruppo di esploratori della British Cryptozoological Society, vuole addentrarsi nella giungla del Congo per scoprire se esiste veramente del vero sull’avvistamento di un plesiosauro e precisamente il Mokele Mbemba, un mostro leggendario somigliante al famoso Loch Ness scozzese.
Capo della spedizione è Jonathan Marchant (Richard Dillane), assieme al suo braccio destro Charlie (Peter Brooke), il quale vengono accompagnati dalla guida del posto Amara (Abena Ayivor). Durante il volo in elicottero, Jonathan, scopre con sorpresa che a bordo si è intrufolato clandestinamente suo figlio Luke (Matt Kans), adolescente ribelle che si è fatto espellere dalla scuola. Purtroppo è ormai tardi per tornare indietro, così anche se controvoglia, deve accettare la sua presenza. Poco dopo in volo, vengono attaccati da enormi animali volanti che fanno precipitare l’elicottero facendolo schiantare a terra, il pilota muore e il resto del gruppo deve cavarsela da solo in quella zona sperduta e ben presto scoprono di non essere soli ma in compagnia di dinosauri per niente docili e ospitali ritrovandosi così tutti in un mare di guai.
The Lost Dinosaurs” è una pellicola d’avventura diretta da Sid Bennet, un regista datato in fatto di documentari, qui al suo esordio come lungometraggio, per questo regista inglese lavorare con i dinosauri è diventata routine infatti ha diretto per la tv “Prehistoric Park” Per realizzare il film, è stata usata la tecnica del Found Footage, cioè operare sul montaggio di riprese amatoriali ritrovate come documenti ed eseguite da un cameramen, per esempio tutti ricordiamo Paranormal Activity e Cloverfield. Sinceramente non amo molto questa tecnica perché a lungo andare le riprese diventano troppo traballanti da far venire mal di testa allo spettatore.
Chi non lo avesse ancora visto, non pensi di andare a vedere un film paragonabile a Jurassic Park di Spielberg!!
E’ molto lontano da quei canoni a cominciare sia dalla sceneggiatura e sia anche per gli animali che non sono stati riprodotti in maniera eccellente dovuto forse al fatto che avevano un budget molto basso.
Tutto sommato resta un film senza pretese adatto però ad un pubblico di giovanissimi, meglio aspettare che esca in dvd per guardarlo seduti comodamente in poltrona in un pomeriggio noioso quando non si sa cosa fare!!

Miryam

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Di Asterix451 (del 27/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 870 volte)
Titolo originale
Kokuriko-Zaka Kara
Produzione
Giappone 2011
Regia
Goro Miyazaki
Interpreti
Masami Nagasawa, Junichi Okada, Keiko Takeshita, Yuriko Ishida, Rumi Hiiragi.
Durata
Minuti 91

Giappone, all'inizio degli anni '60.
Il paese si sta riprendendo dalla guerra, ma molti piangono ancora i propri morti. E' ciò che accade anche ad Umi, una ragazzina che vive sulla "collina dei papaveri" in cima al paese: per ricordare il padre caduto in una battaglia sul mare, issa ogni mattina bandiere di augurio alle imbarcazioni che navigano nella baia. Shun, che va a scuola a bordo del rimorchiatore di famiglia, si incuriosisce al punto da scrivere una sorta di messaggio in codice sul giornale locale, nella speranza di scoprire chi stia dietro a quel rituale.
Non immagina certo che le bandiere vengano issate da qualcuno che frequenta la sua stessa scuola! Ci pensa il destino, però, a far incontrare i due ragazzi, durante una rocambolesca protesta studentesca organizzata per opporsi alla demolizione del "Quartier Latin", un vecchio edificio assegnato al club di letteratura di cui Shun fa parte.
In quella occasione Umi non rimane particolarmente colpita, ma si ricrederà presto, riconoscendo al ragazzo la volontà di proteggere i sacri valori del suo paese. La simpatia tra i due non tarderà quindi a sbocciare, non fosse che…i ragazzi verranno moralmente ostacolati dal passato che sta ritratto in una vecchia fotografia. Goro Miyazaki firma la sua seconda pellicola dopo il deludente "I Racconti di Terramare", una sconclusionata storia di magia medioevale. L'erede dello Studio Ghibli ci riprova con una trama sceneggiata dal padre Hayao, ambientata in una società che il Giappone sta lentamente dimenticando.
Distribuito nelle grandi sale d'Italia per un giorno soltanto (il 6 Novembre 2012), "La Collina dei Papaveri" è stato un campione di incassi in patria ed ha ottenuto importanti riconoscimenti per l'animazione davvero notevole.
Pur essendo un fan della Ghibli, l'opera di Goro mi lascia perplesso, perchè sembra perdersi ancora nelle file della sua stessa trama. La storia di Umi e Shun è delicata: sfiora un pregiudizio culturale abbastanza ostico, che dovrebbe risolversi nel finale se non fosse tutto così affrettato, al punto da passar quasi inosservato.
Si parte lenti, con un mistero che pare scontato se non ci fosse la sensazione di un "di più"… che, però, non c'è. Fanno da contorno i dettagli della società giapponese di quegli anni, in un'atmosfera che qualche volta rimanda all'umorismo di "Gigi la Trottola".
La Ghibli ha sempre contrapposto i grandi temi sociali alla visione mistica e fantascientifica degli adolescenti, ai quali affidava l'interpretazione della storia per trovare diverse chiavi di lettura. E se in "Arrietty" non si è pianto il passaggio del testimone alla regia, non si può dire altrettanto quando si cimenta Goro.
Con tutto il rispetto per questa pellicola gradevole, moralmente impegnata e tecnicamente rigorosa, credo manchi di linearità con il passato in termini di "personalità della storia": è comprensibile che un artista cerchi la propria via per esprimersi (anche con cambiamenti di rotta); se però si firma "Ghibli", dovrebbe comunque mantenere quello spirito narrativo che ne ha decretato il successo sino ad ora.

Asterix451

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Di Namor (del 23/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 763 volte)
Titolo originale
R.I.P.D
Produzione
USA 2013
Regia
Robert Schwentke
Interpreti
Jeff Bridges, Ryan Reynolds, Kevin Bacon, Mary-Louise Parker, Stephanie Szostak
Durata
Minuti 96
Trailer

Durante un’incursione per arrestare un cartello della droga, l’agente Nick Walker (Ryan Reynolds) viene ucciso dal suo partner Bobby Hayes (Kevin Bacon), il quale non gradisce il pentimento del suo socio relativo ad alcuni strani pezzi d’oro occultati e divisi tra i due dopo una retata precedente. Dopo l’inaspettata dipartita, Nick viene prontamente arruolato nel R.I.P.D., un’agenzia di polizia celeste dedita alla cattura di spiriti maligni che vogliono sfuggire al giudizio finale. Per sottrarsi al loro adempimento, essi, si celano sulla terra sotto sembianze umane con un’unico fine: quello di spazzare via il genere vivente e governare sulla Terra!
Per farlo, questi strani spiriti, hanno bisogno di aprire un portale tra i due mondi, attraverso il quale faranno arrivare in massa i loro simili, che daranno inizio alla distruzione totale. Ed é qui, che entrano in gioco gli enigmatici pezzi d’oro tanto ambiti dai non morti, poiché, é con il loro assemblaggio che dev’essere costruita la porta d’ingresso sul nostro mondo. Il compito di fermare tale invasione e salvare il genere umano dall’apocalisse, spetta a Kevin (che sulla Terra ha le sembianze di un vecchio cinese) ed al suo nuovo compagno che gli farà da guida, lo sceriffo Roy Pulsipher (Jeff Bridges) nelle vesti terrene di una bionda mozzafiato.
Basato dalla graphic novel “Rest In Peace Department”di Peter M.Lenkov, “R.I.P.D. – Poliziotti dell’aldilà” é una fusione tra il moderno “Man in Black”, il datato e impareggiabile “Ghostbusters” ed un piccolo accenno a “Ghost”. Tre titoli che hanno trovato il loro posto nella storia nel cinema e che più volte vengono alla memoria, quando si assiste a programmazioni di questo genere di pellicole, di chiara matrice Fantasy.
Come nei titoli sopraindicati, anche qui il cast é di buon rilievo vista la presenza di un Ryan Renolds (sempre più in ascesa) con il ruolo principale del poliziotto di entrambi i mondi alla ricerca di vendetta e di un Kevin Bacon ultimamente sempre più a suo agio nei panni del cattivo. Per chiudere, abbiamo il premio Oscar Jeff Bridges che gigioneggia nei panni di uno sceriffo del vecchio West, parodiando (a mio avviso) enormemente il glorioso Kit Carson del fumetto Tex.
Le smisurate attinenze ai tre film che ho citato prima (riscontrate più volte durante la sua visione), han fatto si che il mio giudizio su questo film giocattolone non fosse molto positivo, ma alle nuove leve che si accingono a vederlo, essendo all’oscuro dei tre titoli precursori di questo filone, avranno sicuramente modo di divertirsi.

Namor

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Di Angie (del 20/09/2013 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1127 volte)
Titolo originale
Grimm
Produzione
USA 2011
Episodi / Durata
22 / 45 Minuti

Nick Burkhardt (Davide Giuntuli) è un detective della omicidi di Portland. Da un po’ di tempo si accorge di possedere una particolare abilità: quella di vedere i volti delle persone trasformarsi in mostri con sembianze di “bestie selvagge”. La sua vita che credeva fosse normale, inizia a cambiare quando sua zia Marie(Kate Burton) gli rivela di essere il discendente di una dinastia di cacciatori chiamati Grimm. Il loro compito è quello di tenere al sicuro gli umani dalle creature soprannaturali noti come Wesen. Nick, durante le sue indagini sui vari omicidi, si trova a combattere contro queste creature che vivono nell’anonimato e che, a volte diventano pericolose, al punto di provocare delle vittime.
Il giovane detective purtroppo, deve tenere nascosta la propria natura sia al suo collega di lavoro Hank(Russell Homaby) che, alla sua fidanzata Julienne (Bitsie tunoch) e capire chi sta dalla sua parte e chi invece trama contro di lui. Ad aiutarlo in tutto ciò c’è Monroe (Silas Wen Mitehell), un Blutbad, ovvero un lupo mannaro che è riuscito a controllare i propri istinti ed ad integrarsi nella società. Sarà infatti, proprio lui che aiuterà Nick a capire con chi ha a che fare e come combattere queste creature pericolose.
Grimm è una serie tv statunitense creata da Stephen Carpenter, Jim Konf e David Greenwate, ed è stata trasmessa in Italia in prima visione nel luglio 2012 sul canale Pay Steel. La serie ispirata alle fiabe dei più famosi fratelli Grimm della letteratura dei bambini, ha unito il fantasy al poliziesco creando così una fiction in cui magia e tensione riescono ad affascinare ed incuriosire lo spettatore nello scoprire cosa accadrà di puntata in puntata, e quale nuova creatura si troverà a fronteggiare il grande detective Nick.
Io personalmente la ritengo una bella serie coinvolgente e abbastanza originale, da passare una quarantina di minuti piacevoli, in quanto c’è anche un pizzico di comicità nel corso degli episodi tra Monroe, il lupo mannaro e il cacciatore dei demoni Nick. Se non avete niente sottomano da vedere consiglio di avventurarvi in questa visione carina e non impegnativa. Ogni episodio infatti, è autoconclusivo ma, la trama principale non viene mai lasciata e prosegue pari passo con le vicende trattate che risultano sempre avvincenti.
A me è piaciuta e sicuramente guarderò la seconda stagione (che è stata riconfermata con un’altra serie da 22 episodi) e, spero che sia ricca di tensione come la prima con quel piccolo tocco di mitologia fiabesca, ma anche quel tocco di macabro che piace a gran parte del pubblico.
Comunque, chi ama il genere fantasy con un po’ d’azione che, a parer mio, non guasta mai, questa e la serie giusta per voi!

Angie

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Di Andy (del 16/09/2013 @ 05:00:00, in musica, linkato 1123 volte)
Artista
The Alan Parsons Project
Titolo
Eye In The Sky
Anno
1981
Label
Arista Records

Riascoltando questo album, mi torna immancabilmente in mente il momento in cui, tornato a casa con il disco appena comprato, mi apprestavo a compiere i quasi religiosi movimenti che si facevano per mettere su un ellepi e quindi, pulizia della puntina, sganciamento del braccetto e posizionamento della puntina sul solco del vinile; inutile aggiungere che con Alan Parsons valeva veramente la pena, perché in quanto a suoni, penso che all’epoca fosse imbattibile, grazie anche all’utilizzo dell’orchestra in quasi tutti i pezzi.
The Alan Parsons Project, in sostanza era un duo formato dai due musicisti britannici Alan Parsons, ex tecnico del suono dei Pink Floyd di “The dark side of the moon”, e Eric Woolfson, un avvocato di professione ma anche un ottimo pianista e compositore, che insieme decidono di fare di ogni disco un concept con le canzoni legate tra loro da un filo logico; per esempio “I robot” prendeva spunto dai celebri libri di Asimov, “Pyramid” dalle vicende dell’antico Egitto e così via fino ad arrivare al 1982, anno di uscita di “Eye in the sky”, il cui titolo ricalcava l’omonimo romanzo futuristico del 1955 di Philip K.Dick; a grandi linee il libro racconta la storia di sette persone che si ritrovano a vivere in un mondo parallelo, sorvegliato da un occhio nel cielo, una sorta di dio sempre presente, molto grande fratello direi.
Come nel libro, anche nel disco si intersecano numerose storie che hanno un comune denominatore e che ovviamente diventano canzoni. Questo fantastico album, dalla copertina verde su cui troneggia un fantomatico occhio dorato dai caratteri indubbiamente egiziani che richiamano il dio Horus, si apre con “Sirius” uno degli strumentali più famosi, utilizzato per centinaia di sigle, con quella sequenza di synth martellante, il sottofondo dell’orchestra che sale piano, la chitarra ritmica ipnotica e la solista dirompente e poi di nuovo la ritmica che accompagna senza interrompersi l’inizio di “Eye in the sky”, una canzone che non si può non conoscere. Un mid-tempo dai suoni raffinati abbellita dal testo imperniato appunto sul famoso occhio nel cielo, che può leggere la mente delle persone e dare regole e “illuminazioni”; molti vogliono vedere questo album come un omaggio ad un certo ordine moderno, che ama molto le simbologie ed effettivamente, nei testi di tutto l’ellepì, si trovano parecchie frasi che possono essere interpretate sotto questo aspetto. La seconda traccia e “Children of the moon”, uno dei miei pezzi preferiti in assoluto di APP, visionaria e spaziale, con un testo che parla dello smarrimento provato dai Bambini della Luna, che si ritrovano senza una strada da seguire, senza ragioni per vivere o morire, probabilmente una metafora anche politica, sulla perdita degli ideali e dei valori da parte degli uomini, che si ritrovano appunto come dei bambini confusi e privi di guida; l’orchestra accompagna l’incedere deciso di basso- batteria e la bella voce limpida del bassista David Paton: fantastica l’apertura del ritornello con viole, violini e oboe a fare il controcanto fino allo sfociare in un assolo da sballo di Ian Bairnson (uno dei miei chitarristi preferiti), con un attacco veramente da paura, uno dei suoi assoli migliori, corto e incazzato. “Silence and I” è commovente da quanto è bella, cantata splendidamente da Woolfson; una ballad seguita per intero dall’orchestra diretta da Andy Powell, che cambia andamento a seconda del momento, dolce durante le strofe e giocosa e cavalleresca durante il bridge musicale, fino a tornare drammatica sotto il solo finale struggente di chitarra: il testo parla della paura di un uomo di misurarsi col prossimo e la società, fino a rifugiarsi nel silenzio della propria solitudine, forse il pezzo più bello del disco.
Grande tiro per “You’re gonna getyourfingersburned”, un rock divertente trascinato da un super Bairnson, ritmica e assoli di gran classe. “Psychobubble”, il racconto di un uomo che fa lo stesso sogno tutte le notti, una strada senza luce da seguire, in preda ad uno stato di confusione mentale che non lascia scampo; nell’intro il basso la fa da padrone con un giro accattivante da morire e la parte strumentale centrale, suonata dall’orchestra di 95 elementi, dà veramente un senso estremo di confusione, fino a sfociare nel solito assolaccio a sorpresa di Ian, che è veramente geniale in queste cose. “Mammagamma” è molto floydiana ed è anche uno degli strumentali più famosi e, diciamocelo, più belli; un basso motore spettacolare e un arrangiamento spaziale, nel vero senso del termine. “Step by step” è veramente “anni 80”, con quell’andamento easy e quei cori così perfettini; come al solito Bairnson stupisce, in questo caso con un solo semi-acustico di un gusto esagerato. Un album così bello poteva chiudersi solo con una meraviglia come “Old and wise”, una ballata stupenda con un testo altrettanto stupendo che vi prego di ascoltare e tradurre e la chiusura col sax, affidata al signor Mel Collins.
Che altro dire, un 33 giri che ha segnato un epoca e credo che sia in tante case di noi quarantacinquenni o giù di lì, conservato gelosamente; penso che il mio amico Namor, possa darmi ragione.. Buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 12/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 889 volte)
Titolo originale
Elysium
Produzione
USA 2013
Regia
Neill Blomkamp
Interpreti
Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley, Alice Braga, Diego Luna.
Durata
109 Minuti
Trailer

Siamo nell’anno 2154, la Terra, allo stremo delle sue risorse, é sovrappopolata da persone ridotte in miseria, guidata con eccessiva severità da robot, che garantiscono l’ordine pubblico per volere dei multimilionari che vivono su Elysium, una lussuosa stazione spaziale costruita per ospitare l’elite del genere umano, coloro che hanno avuto la possibilità economica di abbandonare il pianete morente. Max (Matt Damon), desidera sin da piccolo di poter raggiungere Elysium, ma per esaudire quel sogno impossibile, bisogna comperare un biglietto ed avere molta fortuna, visto che le navicelle che si avvicinano alla stazione spaziale senza permesso di sbarco, vengono abbattute senza pietà dalle forze armate dell’inflessibile Segretario di Stato Delacourt (Jodie Foster).
Max, che nel frattempo si è macchiato di vari crimini per sopravvivere, lavora come operaio in una fabbrica dedita a creare droidi per la sicurezza, ed è proprio durante lo svolgimento di questa mansione che scatta l’ultimatum per andare su Elysium. Un’incidente in fabbrica, provoca un’intesa pioggia di radiazioni nucleari letali, che lo investe in pieno, lasciandogli solo cinque giorni di vita. Per evitare il sopraggiungere della morte, Max non ha scelta, deve raggiungere a tutti i costi l’unico posto dove sono provvisti della tecnologia che occorre per guarirlo… Elysium!
Il suo apprezzato stile e l’originalità mostrata con la sua opera prima “District 9”, Neill Blompkamp scrive, dirige e produce “Elysium”, la nuova pellicola fantascientifica interpretata dai due premi Oscar Matt Damon e Jodie Foster. Rasato, tatuato e con 10kg di muscoli in più, Damon (che aspirava ad essere diretto da Blompkamp) offre una prova più che convincente come attore da action-movie, stessa valutazione per la sua antagonista Jodie Foster, nei panni dell’algida ed imperturbabile responsabile della sicurezza di Elysium.
Ad entrambi gli attori e al sottoscritto è piaciuto il tema principale del film, l’abissale divisone sociale tra i poveri, che risiedono sulla Terra annaspando giorno dopo giorno per sopravvivere e i ricchi, che vivono con ogni inimmaginabile confort sulla lussuosa stazione spaziale Elysium, resa inaccessibile alla plebe per non degradare il loro principesco habitat.
Un titolo d’ inizio stagione cinematografica che di sicuro incentiva l’ingresso in una sala, appagando in larga parte le attese dello spettatore, esigente nella formazione del cast tecnico e recitativo.
A me è piaciuto, quindi (a chi si appresta ad andare a vederlo) non posso che augurare una buona visione.

Namor

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Di Miryam (del 09/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 746 volte)
Titolo originale
The Last Exorcism Part II
Produzione
USA 2013
Regia
Ed Gass-Donnelly
Interpreti
Ashley Bell, Julia Garner, Spencer Treat Clark, Louis Herthum, Tarra Riggs.
Durata
88 Minuti

Chi ha visto “L’ultimo esorcismo” diretto nel 2010 dal tedesco Daniel Stamm, si ricorderà della giovane Nell Sweetzer (Ashley Bell), sopravvissuta ad un terribile esorcismo dove era stata liberata dal demone Alabam.
Ci trasferiamo qui in Lousiana dove Nell è di nuovo alle prese di questo indesiderato “ospite” che evidentemente non aveva lasciato completamente il suo corpo, infatti ritroviamo la giovine nel bosco in un completo stato confusionario, dove si pensa sia l’unica sopravvissuta ad un incendio. La ragazza si sveglia in un ospedale di New Orleans, non ricordando niente di quello che le era successo nei mesi successivi a quel rito. Dopo il ricovero, viene accolta alla Devereux Hall, una specie di casa accoglienza per ragazze con delle problematiche, seguite queste dal dottor Frank Merle (Muse Watson). Con il passare del tempo, Nell cerca di convincersi che il demone Alabam non esiste più, che era solo frutto della sua immaginazione. Riesce inoltre a fare amicizia con le sue nuove amiche, legandosi in modo particolare a Chris (Spencer Treat), un collega di lavoro dove ha trovato impiego come cameriera ai piani in un albergo, cercando così di rifarsi una nuova vita. Ben presto però, si rende conto che l’incubo non è ancora finito, ricomincia a sentire voci e vedere cose che solo lei è in grado di vedere, e quindi capisce che Alabam è ancora in lei e che esercita un enorme potere che non sarà facile sconfiggere.
The Last Exorcism- Liberaci dal male”, è stato diretto dal canadese Ed Gass- Donnelly e riprodotto da Eli Roth. Ci troviamo come al solito davanti ad un film che non ha niente di nuovo da dire, riguardo al genere appartenente al filone del sovrannaturale. Certo non mancano le scene dove lo spettatore balzerà dalla poltrona, ma questa prerogativa e dovuta soprattutto all’alzarsi della musica e non hai corpi che lievitano dal letto per poi contorcersi in aria, visto che queste scene le abbiamo già viste e riviste in altre pellicole simili. Nulla da dire invece sull’interpretazione della Bell, un volto espressivo, strano, ambiguo, forse l’unica cosa di vero della pellicola, alla quale vanno i miei unici complimenti. Mi aspettavo qualcosa di più, per esempio, in questo film ho notato che manca il ruolo della Chiesa che è sempre presente con il classico prete esorcista, che qui arriva soltanto nel finale del film ottenendo però scarsi risultati.
Non voglio aggiungere altro del finale, in quanto a parer mio ci potrebbe scaturire l’idea di produrre il terzo capitolo! Che non sia stato fatto apposta? Visionate la pellicola e poi mi farete sapere se anche voi siete di questa opinione.

Miryam

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Di Namor (del 05/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 837 volte)
Titolo originale
Trance
Produzione
Gran Bretagna 2012
Regia
Danny Boyle
Interpreti
James McAvoy, Vincent Cassel, Rosario Dawson, Danny Sapani, Matt Cross.
Durata
101 Minuti
Trailer

Durante un’asta, una tela di inestimabile valore viene rubata da una banda di criminali molto organizzati. A dirigere le operazioni, è il loro indiscusso capo Franck (Vincent Cassel), il quale si avvale dell’apporto di una talpa all’interno della casa d’aste per portare via il prezioso bottino. L’informatore in questione è Simon (James McAvoy), un battitore d’aste dall’apparenza innocua e quasi anonima, ma che nasconde tutt’altra personalità da quella che sembra appartenergli. Mentre tutto sta filando liscio come l’olio, il piano subisce un’ inaspettata variazione dovuta ad un colpo alla testa ricevuto da Simon durante la rapina, una botta che gli causa la perdita della memoria e con essa la sparizione del quadro, considerato che Simon non ricorda dove lo ha riposto dopo il furto.
Le torture inflitte dalla gang, per fargli ricordare dove ha nascosto la tela non portano a niente, e per evitare l’eliminazione dell’unica persona che può recuperare il quadro, decide di far sottoporre Simon a sedute d’ ipnosi, con la speranza di fargli ricordare il nascondiglio della refurtiva. Le sedute tenute dalla Dottoressa Elisabeth Lamb (Rosario Dawson) hanno inizio, e con esse stralci di realtà, che riaffiorano man mano che le riunioni vanno avanti, fino alla verità degli eventi, che risulterà molto più contorta ed enigmatica di quella che sembra.
Diretto dal regista Danny Boile, “In Trance” è un’enigmatico noir con protagonisti un trio di personaggi l’uno diverso dall’altro, il basista, il boss e l’ipnoterapista ben interpretati da McAvoy Dawson e Cassell, ma che hanno in comune un’unico obbiettivo: quello di ritrovare le pregiata tela di Goya nascosta dopo il furto. Il trio di attori assolvono più che egregiamente alla loro mansione nel rendere complicato fino alla fine, capire, dei tre sta dirigendo questo pericoloso gioco.
Boyle dal canto suo ci propone un film molto diverso dai suoi precedenti titoli, ove egli cerca di esplorare la mente ed il suo controllo. Un noir con un finale incerto e dai continui capovolgimenti di fronte, impreziosito dal nudo integrale della Dawson in una scena che oserei dire cult. A tal proposito son rimasto sorpreso anch’io per l’integralità mostrata dalla Dawson, tra l’altro, non credevo fosse tanto gnocca!
Non è di certo un filmone da mettere negli annali del cinema, ma verrà sicuramente menzionato più volte per la scena del leziosissimo nudo della Dawson… su questo ci potete scommettere!

Namor

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Di Angie (del 01/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 794 volte)
Titolo originale
Drift
Produzione
Australia 2013
Regia
Ben Nott, Morgan O'Neill
Interpreti
Sam Worthington, Lesley-Ann Brandt, Xavier Samuel, Myles Pollard, Robyn Malcolm.
Durata
113 Minuti
Trailer

Drift” cavalca l’onda”, narra la storia dei fratelli Kelly con la passione del surf, abitanti di una cittadina sulla costa ovest dell’Australia vicino a Sidney. Andy (Hyles Pollard) è il maggiore, posato e responsabile, che con il suo piccolo lavoro cerca di portare avanti la famiglia. Jimmy (Xavier Sammuel) e il minore, al contrario è ribelle, insofferente, ama il surf ed è il più abile sulla tavola ma, anche il più bravo a ficcarsi nei guai. Per questo motivo Andy decide di coinvolgere suo fratello e lancia l’idea di realizzare in proprio dei surf innovativi e trasformare la loro passione in una attività proficua. Mettono su un piccolo laboratorio a conduzione familiare, dove vendono mute fate su misura cucite dalla loro madre e tavole nuove da surf più corte del solito standard. A loro si uniranno poi anche l’amico fotografo hippy J. B. (Sam Worthington) e la sua bella compagna hawaiana Lani ( Lesly Ann-Brand) anch’essa una brava surfista. Ma sorgono, come consuetudine ostacoli per portare a termine il progetto famigliare, dovute a droga, risse e vendette.
“Dritf” diretto dalla coppia Morgan O’Neil Ben Nott è un film ambientato in Australia negli anni settanta, ispirato a fatti reali sui surfisti australiani che hanno reso leggendario questo sport. La pellicola inizia con immagini in bianco e nero di due bambini di Sydney cresciuti dalla sola madre, dopo la separazione dal marito . Ma in breve tempo, ci si sposta subito sulle coste della Western a dodici anni dopo i primi eventi, ed entra in scena il colore, dove quei due ragazzini ormai adulti cercano, superando ogni avversità di mettere a frutto la loro passione per il surf una piccola industria, creando un nuovo marchio che tutt’ora è una icona del mondo del surf : “Dritf”.
Una bella storia come tante ma, (a mio parere) poteva essere migliore: più ricca d’azione e più coinvolgente. Con questo non reputo che sia un brutto film, anzi, le inquadrature di quelle gigantesche onde con surfisti che le cavalcano sono bellissime, anche i paesaggi son stupendi ; ma è la trama che ho trovato semplice e un po’ banale, i soliti “buoni” contro i “cattivi” ed il classico lieto fine alla “tutti vissero felici e contenti”. Comunque se volete trascorrere una serata estiva in relax sognando l’Australia e le sue meravigliose spiagge “Drift” è il film giusto che fa per voi !

 Angie

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Di slovo (del 01/08/2013 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1186 volte)

Le recensioni riprenderanno il 1° settembre
Buone Vacanze!

: - D : - D : - D

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Di Miryam (del 26/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 859 volte)
Titolo originale
Stoker
Produzione
USA - Gran Bretagna 2013
Regia
Chan-wook Park
Interpreti
Mia Wasikowska, Matthew Goode, Nicole Kidman, Jacki Weaver, Alden Ehrenreich.
Durata
100 Minuti

India Stoker ( Mia Wasikowska) è una ragazzina introversa, proprio nel giorno del suo 18° compleanno, la sua vita tranquilla e solitaria, viene sconvolta dalla morte improvvisa a seguito di un incidente stradale di suo padre Richard (Dermot Mulroney). Una figura fondamentale per India, il quale aveva un attaccamento profondo verso l’amato genitore.
India e’ un’adolescente molto sensibile, frequenta il liceo ma non riesce ad andare d’accordo con i compagni i quali non perdono occasione per deriderla a causa del suo strano look. Egli vive in una grande casa di campagna con la madre Evelyn (Nicole Kidman), una donna fragile e instabile che gira quasi sempre per casa con un bicchiere di vino rosso in mano, interessandosi poco della figlia. Come se non bastasse, a sconvolgere ancora di più la vita della giovine, si presenta in casa il fratello di suo padre, lo zio Charlie ( Mathew Goode), già intravisto al funerale del padre, una presenza la cui esistenza era sempre stata tenuta segreta a India.
Qui inizia uno studio tra i due, in quanto India, subito diffidente nei confronti dello zio, si rende conto di esserne anche attratta nello stesso tempo. Al contrario, la madre prova attrazione fisica nei confronti del giovane cognato che in qualche modo contraccambia questa intesa, pur rimanendo attratto morbosamente verso la nipote.
Il regista sud coreano Park Chan – Wook è qui al suo debutto in terra occidentale, è uno dei grandi protagonisti del nuovo cinema coreano conosciuto già per la Trilogia della vendetta e soprattutto per il terzo della serie “Old Boy” premiato a Cannes nel 2003 da Quentin Tarantino. Il film è ispirato al grande maestro Alfred Hitchcock di cui Park è molto innamorato, infatti la trama ricorda “L’Ombra del Dubbio” pellicola del 1943 dove il protagonista era proprio uno zio misterioso e affascinante come quello della nostra storia. Ottima la fotografia di Chung Chung –Hoon, collaboratore abituale di Park, niente da dire anche sulla scenografia, ma nonostante ciò, ho trovato il film un po’ lento e monotono, certo è quello che si dice un thriller psicologico che gioca molto sulla mente dello spettatore, infatti la pellicola lascia un po’ l’amaro in bocca in quanto non si riesce bene a comprendere lo stato d’animo dei protagonisti e quindi (a mio giudizio logicamente), si arriva ad un finale per niente scontato, particolare, in quanto non è facile leggere il pensiero del genere umano con tutte le sue sfaccettature giuste o errate che siano.
Bisogna dare però un merito all’interpretazione della giovane Mia, un’espressione inquietante ed enigmatica, a volte fredda e distaccata al contrario della Kidman che non mi è piaciuta affatto, l’ho trovata piuttosto anonima. Nel complesso resta pur sempre un film da vedere senza grandi aspettative e colpi di scena.

Miryam

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Di Angie (del 22/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 937 volte)
Titolo originale
House the end of street
Produzione
USA 2012
Regia
Mark Tonderai
Interpreti
Jennifer Lawrence, Elisabeth Shue, Max Thieriot, Gil Bellows, Nolan Gerard Funk.
Durata
101 Minuti
Trailer

Sarah (Elizabeth Shue) appena divorziata , e sua figlia Elissa (Jennifer Lawrence) trovano la loro casa dei sogni in una piccola e rurale tranquilla cittadina per iniziare una nuova vita. La loro nuova casa si trova nelle vicinanze dove è avvenuto un duplice omicidio. Infatti, pressappoco quattro anni prima nella abitazione attigua pare che un’ adolescente di nome Carrie Anne, il quale si presume sia morta, visto che il suo corpo non è mai stato ritrovato, uccise selvaggiamente entrambi i genitori.
Nella casa del delitto ora vive Ryan (Max Thierot) l’unico sopravvissuto di quella inspiegabile tragedia, ovvero il figlio della coppia assassinata e fratello di Anne, che si comporta in modo al quanto strano. Quando Elissa lo conosce non gli sembra così anormale come dicono, anzi, ne è attratta al punto di accettare tranquillamente la sua amicizia.
Ma Ryan custodisce un segreto nella casa di famiglia. La scoperta della verità sul giovane Ryan sarà per Elissa un evento sconvolgente che non avrebbe mai immaginato.
House At The End Of The Street” diretto dal regista brittannico Mark Tonderai ( suo 2° lungometraggio) è tratto da un racconto dello scrittore, direttore e produttore Jonathan Mostow. Protagonisti di questo film dall’atmosfera horror, sono: la giovane Jennifer Lawrence atrice di talento che si è imposta come una delle migliori giovani attrici (appena ventenne) più promettenti di Hollywood, questo sopo aver vinto il Premio Oscar come Miglior Protagonista per “Il Lato Positivo” e nonché star di “Hunger Games”.
Elisabeth Shue (che fa la parte della madre), che all’Oscar ha avuto una nomination per Via De Las Vegas e ora fa parte del cast della serie TV “CSI – Scena del Crimine”. Nonostante il buon cast, la pellicola l’ho trovata niente di eccezionale e sconvolgente come poteva apparire all’inizio della visione, forse perché mi è sembrata la classica storia come avviene di solito in molti film horror) con la casa isolata e maledetta nel bosco, dalla porta sbarrata che cela chissà quale tremendo mistero. Comunque la suspance (anche se poca ) non manca. La figura di Ryan così misterioso e solitario coinvolge sufficientemente lo spettatore e, anche Elissa brava nel suo inconsueto personaggio, dimostrano entrambi talento e credibilità nei loro ruoli. Immaginavo già il consueto e prevedibile finale invece, è risultato (a mio parere) un po’ ad effetto sorpresa, forse l’unico colpo di scena valido di tutta la pellicola.
In conclusione se non avete grandi pretese è un thriller che si lascia guardare tranquillamente.

 Angie

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Di Namor (del 18/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 869 volte)
Titolo originale
Pacific Rim
Produzione
USA 2013
Regia
Guillermo Del Toro
Interpreti
Charlie Hunnam, Idris Elba, Rinko Kikuchi, Charlie Day, Ron Perlman.
Durata
131 Minuti
Trailer

Emersi da un portale interdimensionale situato sul fonde dell'Oceano Pacifico, alcuni titanici mostri alieni denominati Kaiju mettono a ferro e fuoco la Terra per impossessarsene e consumare le sue risorse vitali.
Per difendere il mondo dal loro continui attacchi, sono stati creati i Jaegers, robot giganteschi guidati da due piloti interconnessi tra loro. Quando tutto faceva presagire di aver trovato una valida soluzione all¡¯invasione aliena, i gemelli Becket vengono sconfitti da un Kaiju ancora più evoluto rispetto ai precedenti. La perdita del fratello ed il consueguente abbandono del progetto di difesa da parte degli organi superiori cheimpongono la costruzione della muraglia di difesa come soluzione alternativa, mettono fine alla carriera di pilota per Raleigh (Charlie Hunnam). Dopo gli scarsi risultati del nuovo metodo di difesa, per¨°, Raleigh viene prontamento reintegrato per pilotare nuovamente il suo vecchio robot e salvare l'umanità dall'oblio.
Diretto, sceneggiato e prodotto da Guilermo del Toro, "Pacific Rim" la realizzazione su celloloide dei robottoni dei manga giapponesi, una fantasia più volte immaginata e discussa con i miei coetanei nel periodo di massimo splendore per i mitici paladini della Terra, tra i quali figuravano gli amatissimi: Jeeg, Goldrake, Mazinga, Daitarn 3 e molti altri ancora.
Come era ben logico intuire, la trama  simile alle centinaia di episodi degli eroi animati visti più volte in TV, i mostri fanno il loro attacco che viene respinto prontamente dal robottone in difesa della Terra. Il cast non ha nomi di punta, poichè la vera forza del film  affidata tutta agli effetti speciali che risultano abbastanza validi, tranne nel caso della realizzazione dei Kaiju, a parer mio si potevano elaborare in modo più accattivanti e soprattutto intelligenti. Il meccanico trambusto dei combattimenti tra i due colossi KAIJU (kaiju, dal giapponese) Il Mostro gigantesco e i JAEGER (yay gar, dal tedesco) Il Cacciatore, alla lunga snerva invece di coinvolgere, viceversa, molto meglio e ben coreografati, i combattimenti del protagonista in versione umana.
Una pellicola che non ha soddisfatto le mie aspettative, ma che di sicuro avr¨¤ la sua piccola fetta di pubblico col pollice ben in alto.

Namor

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Di Miryam (del 14/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 948 volte)
Titolo originale
Guess Who's Coming to Dinner
Produzione
USA 1967
Regia
Stanley Kramer
Interpreti
Sidney Poitier, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Cecil Kellaway, Katharine Houghton.
Durata
108 Minuti

San Francisco anni 60, una giovane e agiata ragazza americana bianca, Joanna “Joey” Drayton (Katharine Houghton), si innamora del giovane Dr.John Prentice (Sidney Poitier), un ottimo medico afroamericano conosciuto soltanto una decina di giorni prima alle Hawai. I due vogliono sposarsi e ritornare a San Francisco dove li attendono i genitori di lei ignari di tutto. Joey sarebbe partita subito per New York e poi per la Svizzera dove ci sono gli impegni di lavoro di John, ma quest’ultimo,vuole invece che entrambi i genitori approvino la loro unione. Inutile dire lo sgomento dei familiari quando Joey presenta a suo padre Matt (Spencer Tracy) e a sua mamma Christina (Katharine Hepburn), il giovane medico di colore. Inizia così un susseguirsi di vicende, alcune divertenti in quanto in casa c’è la presenza di una cameriera di colore, (Isabel Sanford), che sembra pure lei stizzita per la presenza del dottore.
Il film “Indovina chi viene a cena?”, è uscito nelle sale nel 1967 dove i matrimoni interraziali erano ancora illegali in parecchi stati americani. Quindi la pellicola del bravissimo regista Stanley Kramer, toccava un argomento che era considerato un tabù per la maggior parte degli uomini. Nonostante questo, il film ha riscosso un notevole successo, infatti ha incassato circa 56 milioni di dollari vincendo inoltre due premi Oscar su dieci nomination, uno a Katharine Hepburn come miglior attrice e uno per la sceneggiatura a William Rose. Il film è veramente di tutto rispetto, come del resto l’interpretazione di tutti gli artisti. La coppia poi Tracy e Hepburn è formidabile, legati da venticinque anni nella vita privata, hanno traboccato di passione e sentimento, un’espressività che ben pochi posseggono, basta ricordare l’ultima scena del film dove Tracy elenca tutte le difficoltà che i due giovani dovranno affrontare per la loro diversità.
Non bisogna dimenticare che questo film ha dato il via alla carriera cinematografica di Katharine Houghton ( che altro non è che la nipote della Hepburn), e di Isabel Sanford, che tutti ricordiamo come la Louise della serie tv I Jefferson. Una curiosità legata al film è che Spencer Tracy, già malato durante le riprese, morì dopo solo venticinque giorni e che la Hepburn non riuscì mai a vedere il film per intero perche il ricordo di Tracy era troppo doloroso. Non so quante volte ho visto questa pellicola, ma ogni volta che lo ripropongono non riesco a non vederlo, è ricco di amore e di emozioni, sentimenti che ormai non si trovano più nei film moderni.

 Miryam

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Di Namor (del 08/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 852 volte)
Titolo originale
World War Z
Produzione
USA 2013
Regia
Marc Forster
Interpreti
Brad Pitt, Mireille Enos, James Badge Dale, Daniella Kertesz, Matthew Fox.
Durata
116 Minuti
Trailer

Immerso nel traffico quotidiano in una giornata come tante, Gerry Lane (Brad Pitt) nota alcuni strani aventi che ben presto si tramuteranano in un terrificante incubo; elicotteri della polizia stanno pattugliando incessantemente la città, così come i nervosissimi agenti in moto che intimano alle persone di non uscire dall’auto. Un’ improvvisa e spaventosa esplosione da il via al caos generale, orde di persone impazzite si avventano su altre mordendole senza pietà, propagandando un letale virus che trasforma le persone in voracissimi zombie. Mentre il mondo intero sta cadendo sotto l’attacco degli zombie, a Gerry ex impiegato dell’ONU con un’eccellente esperienza sul campo, viene chiesta la sua collaborazione “forzata” per far da balia ad un giovane virologo ed il suo entourage. La spedizione in cerca dell’origine del virus e la possibile cura per debellarlo toccherà vari continenti, tutti in preda degli infettati che renderanno non facile il vitale compito di trovare la soluzione all’imminente fine del Mondo.
World War Z” è tratto dall’opera cartacea “World War Z. La guerra mondiale degli zombi” datata 2006 di Max Brooks, figlio del celebre regista e attore Mel Brooks. I diritti per la trasposizione cinematografica furono acquisiti nel 2009 dalla casa di produzione di Brad Pitt, soffiandola alla concorrente compagnia, gestita dal bel Leonardo Di Caprio. Dopo aver ingaggiato ed affidato la direzione al regista Marc Forster, egli ha rifiutato la prima sceneggiatura di M. Straczynsky (Babylon 5) affidandola nelle mani di M. Carnahan (State of Play), ritardando ulteriormente la lavorazione. Altro ritardo con lievitazione dei costi da 125 a quasi 200 milioni di dollari è dovuto al finale del film, ritenuto insoddisfacente per gli addetti ai lavori che hanno dovuto girare da capo ulteriori 40 minuti di pellicola affidata ad un terzo sceneggiatore: D. Goddard (Lost).
Ultima curiosità di questo travagliato progetto, è il cambio di nazione ove sorge il malevolo virus, non più la Cina, come viene letto nel romanzo, ma in India! Tale cambiamento logistico è dovuto al fatto di non irritare una delle numerose platee cinematografiche del mondo… la Cina!
Gli incassi sono stati soddisfacenti, tant’è vero che la produzione sta pensando di mettere in cantiere il probabile seguito. La direzione e gli effetti speciali sono di buon livello, così come il personaggio principale (ben interpretato da Brad Pitt) nelle vesti di una persona comune, senza nessun background militare, nell’affrontare i voraci zombie. Pollice alto, anche per l’ottima colonna sonora di Marco Beltrami, che introduce ed accompagna la scene con più suspense. Il vero tallone d’Achille di questo film è sicuramente il penoso 3D, che ti costringe nuovamente a portare le fastidiosi lenti senza alcun beneficio visivo, alzando inutilmente ed ingiustamente il prezzo del biglietto.

Namor

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