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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 05/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1161 volte)
Titolo originale
Romance
Produzione
Francia 1999
Regia
Catherine Breillat
Interpreti
Rocco Siffredi, Caroline Ducey, Sagamore Stévenin, François Berléand, Fabien De Jomaron
Durata
99 Minuti

“Romance" è un film francese del 1999, scritto e diretto dalla scrittrice francese Catherine Breillat, interpretato d attori francesi, Caroline Ducey, Sagmore Stevenin e dalla nota porno star italiano Rocco Siffredi. Catherine Breillat è conosciuta per i suoi film incentrati sui temi della sessualità, sui conflitti e rivalità tra i sessi, temi che compaiono anche nei suoi romanzi.
La storia, in due righe, racconta la ricerca del piacere sessuale da parte di una graziosa maestrina Marie (Caroline Ducey), in quanto il fidanzato Paul a letto preferisce leggere invece di avere rapporti sessuali con lei. Ragion per cui la ragazza decide di cercare altrove un altro compagno per appagare il suo desiderio carnale, uscendo ogni sera. Una tattica, che potrebbe anche funzionare, sia per risvegliare l’interesse di Paul e per soddisfare il suo desiderio, se almeno lei si divertisse e scoprisse qualcosa di sé. Il problema è che purtroppo non si diverte e le sue ricerche sessuali non sono altro che una discesa negli inferi della degradazione fisica e spirituale. Le sue avventure non sono affatto dilettevoli, anzi sono deprimenti: a partire da Paolo, il macho italiano (la pornostar Rocco Siffredi), poi con il vecchio insegnante e dall’omonimo bruto che la sodomizza sulle scale. Non è soddisfatta, in quanto il suo unico oggetto di desiderio è sempre Paul, per cui torna a casa. Quando il ragazzo finalmente ritrova il desiderio di lei, Marie si vendica, e durante quell’unico fugace rapporto, lei rimane incinta. Sarà proprio con questa maternità che Marie si libera del problema: la smania del sesso verrà sostituito dal desiderio del bambino.
Questa pellicola di Catherine Breillat, ha fatto un po’ parlare di sé, a causa delle numerose sequenze di sesso esplicito e della presenza nel cast del noto Rocco Siffredi e delle riprese dal vero di una (semplice a parer mio ) visita ginecologica , per cui è stato vietato ai minori in gran parte dei paesi europei. Per quanto riguarda il cast ho trovato la protagonista Caroline Ducey molto brava, che affronta le scabrosità delle situazioni che coinvolgono il suo personaggio con espressività accattivante. Mentre il personaggio maschile Paul l’ho trovato un po’ insignificante come pure, il grande e noto divo Rocco Siffredi nella sua breve apparizione mi è apparso statico e inespressivo.
Il film, non è di certo un capolavoro, ma tutto sommato è piacevole a vedersi.

Angie

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Di Miryam (del 01/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1110 volte)
Titolo originale
Broken City
Produzione
USA 2013
Regia
Allen Hughes
Interpreti
Mark Wahlberg, Russell Crowe, Catherine Zeta-Jones, Jeffrey Wright, Barry Pepper.
Durata
109 Minuti
Trailer

Billy Taggart ( Mark Wahlberg, conosciuto per l’interpretazione di Ted del 2012 e Contraband sempre del 2012), è un poliziotto di quartiere che è scampato dall’accusa di omicidio per un insabbiamento di prove da parte del capo della polizia Carl Fairbanks (Jeffrey Wright) e del sindaco Nicholas Hostetler ( Russel Crowe ).
Dopo sette anni, Billy lascia la polizia per diventare suo malgrado un detective privato che fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Ma l’occasione per riemergere non tarda ad arrivare, infatti il sindaco gli da il compito di pedinare sua moglie Kathleen (Caterine Zeta- Jones) perché sospetta che lo tradisca e, dato che siamo in tempo di elezioni, ha paura che uno scandalo possa compromettere la sua ricandidatura a sindaco.
Billy comincia ad indagare, ben presto però scopre che in realtà dietro questa indagine si nasconde un qualcosa di più che un semplice tradimento coniugale, infatti si troverà coinvolto in un gioco di potere che lo metterà faccia a faccia fra corruzione e malaffare.
Allen Hughes, dopo aver condiviso la carriera da regista con il fratello gemello Albert, (sono loro gli artefici di FromHell, di Codice genesi e de La vera storia di Jack lo squartatore) ha deciso di diventare solista con “Broken City”, un thriller dai risvolti politici costruito intorno all’ottima performance di Mark Wahlberg. Niente da dire sul cast, ma ritengo la pellicola un thriller poco intrigante, senza tante novità, non dico che sia da cestinare, però la trama e abbastanza scontata, è il classico film per tutti indicato soprattutto ad un pubblico che ama questi noir polizieschi.
Tuttavia senza tante pretese si lascia vedere e posso aggiungere che il regista in fondo poi fa prevalere una giusta morale corretta, infatti dopo tanta corruzione anche il nostro protagonista sceglie la via della redenzione.

 Miryam

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Di Asterix451 (del 28/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1338 volte)
Titolo originale
Fright Night
Produzione
USa 2011
Regia
Craig Gillespie
Interpreti
Colin Farrell, Christopher Mintz-Plasse, Imogen Poots, David Tennant, Anton Yelchin.
Durata
120 Minuti

Charlie Brewster (Anton Yelchin) è all’ultimo anno di liceo.
Il sella alla moto si allontana dal suo passato di secchione per trascorrere ogni attimo con la bellissima Amy (Imogen Poots), la fidanzatina che ha contribuito alla sua “trasformazione”: da sfigato a ragazzo di successo.
Non tutti sono così fortunati. Ed Thompson (Christopher M-Plasse), il suo ex migliore amico, lo sa bene perchè lui è sempre un single occhialuto; per dare un senso alle sue giornate, si dedica ad investigazioni incredibili che sono (spesso) pura fantasia. La loro vita sarebbe l’ennesimo cammeo dell’adolescenza di ogni apatica cittadina del mondo, se l’arrivo di Jerry Dandridge (Colin Farrell) non sconvolgesse tutti i ruoli della vicenda.
Bello e misterioso, il nuovo vicino è un tipo decisamente sospetto: nonostante piaccia a mamme e fidanzate di tutti, Charlie lo tiene d’occhio… per non parlare di Ed, che lo ritiene addirittura un vampiro!
Quelle che all’inizio sembrano i vaneggiamenti di un ragazzino frustrato, si rivelano fondati quando le persone in città cominciano a scomparire misteriosamente. E Jerry, forte della sua natura, è sfacciatamente incurante di nascondersi mentre trasforma il quartiere nella sua riserva di caccia. I due ragazzi, ormai impotenti di fronte a quella creatura, decidono di rivolgersi al ciarlatano televisivo Peter Vincent (David Tennant), che afferma di essere l’unico e solo “ammazzavampiri” sulla piazza.
Scontro finale all’altezza delle aspettative, chiuso da una “grondante” sigla di coda. Il film è il remake del celebre “Ammazzavampiri” del 1985, una produzione Disney firmata dall’australiano Craig Gillespie. Cercando altre notizie sul film, ecco alcune curiosità che mi erano sfuggite, come la partecipazione simbolica di Chris Sarandon, il vampiro del 1985 che qui viene aggredito da Colin Farrel nella sua auto; la sceneggiatrice Marti Noxon, dopo “Buffy” si è occupata anche di “Sono il numero quattro”, mantenendo “Fright Night” sempre in bilico tra l’horrr d’azione e il genere collegiale.
Ricordo poco dell’originale, ma non mi convinse proprio per questa natura ambigua, quasi paradossale, del porre horror e (troppa) comicità nella stessa confezione. Alla ricetta si aggiunge l’ennesima storia dell’amore giovane, immancabile già dalla fine degli anni ’70 in questo genere. Il film è interessante, realizzato con passione anche dagli attori, sia nei momenti più impegnati, sia nella caratterizzazione un po’ grottesca di alcuni co-protagonisti (vedi Peter Vincent). Colin Farrel, al cinema ora con “Dead Man Down”, ha l’aria sciupata del vampiro “sciupafemmine”, inarrestabile e spietato nella sua brama di sangue, ma ho avuto la sensazione che non fosse completamente a suo agio nel ruolo.
“Fright Night” è un buon compromesso tra il comico e l’horror, più teso di “Twilight” ma molto meno sanguinario di “30 Giorni di Buio”, con molte invenzioni ed una buona interpretazione. Per coloro che amano contenere i litri di sangue e la tensione senza disdegnare un po’ di humor.

Asterix451

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Di Namor (del 24/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1146 volte)
Titolo originale
After Earth
Produzione
USA 2013
Regia
M. Night Shyamalan
Interpreti
Jaden Smith, Will Smith, Sophie Okonedo, Zoë Kravitz, Isabelle Fuhrman.
Durata
100 Minuti
Trailer

Dopo l’irreparabile esaurimento della Terra dovuto alle svariate nefandezze del genere umano, una colonia formata da sei navicelle contenenti centinaia di migliaia di persone, fanno rotta su Nova Prime per costruire una nuova civiltà, contrattaccando l’invasione degli Skrel, un agguerrito popolo alieno che reputa Nova Prime il loro pianeta sacro.
Il Generale Cypher Raige (Will Smith) degli United Ranger Corps, su Nova Prime è un’autentica leggenda, grazie alla sua facoltà di controllare la paura, egli è praticamente invisibile agli spietati Ursa, un micidiale predatore alieno inviato dagli invasori per scacciare via i profani terrestri. Questi mostri essendo ciechi fiutano l’adrenalina rilasciata dalle loro vittime per stanarli ed ucciderli senza pietà. Ed è proprio per colpa di uno di questi esseri che il giovane Kitai (Jaden Smith) entra in conflitto con l’austero padre che lo incolpa di essere sopravvissuto anni addietro ad un’incursione di un’Ursa, grazie all’intervento della sorella venuta in suo soccorso, ma poi uccisa. Per recuperare il loro rapporto, i due, su pressione della madre, si accingono a fare un viaggio pacificatorio insieme, ma durante il tragitto, una tempesta magnetica danneggia l’astronave facendola schiantare sulla Terra.
Gli unici sopravissuti al disastro sono proprio Kitai e suo padre, il quale, fatto il punto della situazione, indica al figlio l’unico piano attuabile per sopravvivere e ritornare a casa: recuperare un rilevatore nella coda dell’astronave situata a molti km di distanza! Per riuscire nell’impresa ci sarà bisogno di tutto il coraggio di Kitai che dovrà attraversare da solo l’inospitale pianeta popolato da pericolosi esseri, poiché il padre, rimasto gravemente ferito non potrà esserne partecipe.
Il progetto “After Earth” nasce da una conversazione tra Will e suo figlio mentre guardano la TV a casa. Jaden ricordando quanto era stato bello lavorare insieme nel loro primo titolo “Alla ricerca della felicità”, dice a suo padre che gli piacerebbe girare un’altra pellicola insieme, nella quale lui si mette nei guai e il padre dovrà far ritorno dalla guerra per aiutarlo. Detto fatto, Will scrive il soggetto del film per poi passare la sceneggiatura a Gary Whitta e M. Night Shyamalan che ne è anche il regista.
Uno scifi che analizza un difficile rapporto familiare tra padre e figlio, contornato da egregi effetti speciali e azione su misura per il piccolo Smith, protagonista assoluto ormai sulla rampa di lancio verso le vette di Hollywood. Di sicuro Jaden in futuro non farà fatica a collocarsi nella lista degli attori dalla fulgida carriera, i connotati fisici e recitativi ci sono tutti per imporsi e magari superare anche suo padre, resta da vedere come preserveranno il ragazzo i coniugi Smith.
Shyamalan dirige adeguandosi al compitino senza offrire il meglio di se, qui la mancanza del suo tocco geniale nel terrorizzare e creare la giusta suspense agli spettatori durante la storia si nota, così come la mancanza fisica di Will Smith, relegato in un ruolo decisamente fuori dai suoi canoni. La pellicola non ha avuto un grande successo come i precedenti titoli del Re Mida Will Smith, per quanto mi riguarda, non la boccio… ma non la promuovo neanche!

Namor

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Di mimmotron (del 21/06/2013 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1163 volte)
Titolo originale
Parks And Recreation
Produzione
USA 2009
Episodi / Durata
90 / 22 Minuti

Protagonista assoluta della serie Parks And Recreation (trasmessa sul canale satellitare Joi) e' Leslie Knope, vice direttrice del ufficio che si occupa delle aree pubbliche del piccolo comune di Pawnee. Sempre allegra ed attiva, con una forte passione per il suo lavoro che finisce per coinvolgere ed interessare al proprio impiego anche i suoi colleghi. Dopo 71 puntate (quelle da me viste) naturalmente i vari protagonisti intorno a Leslie cambiano ed anche i loro caratteri vengono meglio definiti. Ogni puntata dura 20' e non vi nascondo di averle viste tutte, mi faccio sempre un sacco di risate; con la tecnica del finto documentario ci viene mostrato come si svolgono i lavori all'interno dell'amministrazione comunale e solo in parte le vite private dei vari protagonisti. Questa scelta stilistica permette ai vari protagonisti di parlare direttamente allo spettatore ed in questo modo magari smentire quanto appena detto ad un collega o sbugiardarlo platealmente. Alcune volte le gag sono un po' scontate, ma la brevità di ogni puntata non le rende mai noiose. A rendere tutto ancora più divertente e' anche il continuo cambiamento degli ambienti in cui si svolgono i vari episodi, insomma non siamo sempre chiusi in ufficio!
Tra i vari protagonisti citerei il capo dipartimento Ron Swanson (il mio preferito) a cui non importa nulla se i suoi subalterni sono degli svogliati, non a caso sceglie come sua segretaria l'indolente April Ludgate. Ron non e' un autentico menefreghista, questo suo atteggiamento e' dovuto all'idea che tutto debba essere privatizzato e lasciato al libero mercato. Personaggio che più si trasforma puntata dopo puntata e' sicuramente Andy Dwyer che inizialmente era il fidanzato di Ann Perkins, che diventa la migliore amica di Leslie; Andy diventerà invece il marito di April. C'è poi il sarcastico ed indolente Tom Haverford. Questi sono i soli personaggi che hanno un ruolo ben definito in tutte le puntate, non mi dilungo su tutti gli altri perché finirei per proporvi un elenco.
Come detto io mi diverto molto ridendo alle varie battute ed inoltre mi piace pensare a come anche noi avremmo bisogno di molte più donne all'interno delle nostre amministrazioni come Leslie Knope.

mimmotron

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Di Angie (del 17/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 864 volte)
Titolo originale
The Great Gatsby
Produzione
Australia - USA 2013
Regia
Baz Luhrmann
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher.
Durata
142 Minuti
Trailer

Dopo la famosa versione sceneggiato da Coppola con il protagonista Mr. Redford, ecco nuovamente sullo schermo in 3 D “Il Grande Gatsby” con il grande Leonardo Di Caprio diretto da Baz Luhrmann il famoso regista di “Moulin Rouge” e “Romeo e Juliet”.
Nick Carraway (Toby Maguire)e un giovane promettente agente di borsa che aspira a diventare scrittore, lasciato il Midwest Americano, arriva a New York nella primavera del 1922, un epoca in cui regna la dubbia moralità, la musica yazz e la delinquenza. Dopo aver preso in affitto una modesta casa vicino ad un castello, Nick scopre di avere come vicino un misterioso e affascinante milionario a cui piace organizzare feste a cui tutta la città partecipa senza invito. Nessuno degli invitati lo conosce e nessuno lo ha mai visto, di lui se ne conosce solo il nome: Jay Gatsby!
Sulla sponda opposta della baia vi è una lussuosa dimora ove vive la cugina di Nick, Daisy (Carey Mulligan) con il marito Tom Buchaman (Joel Edgerton), un ricco giocatore di football con forte indole da libertino. Nick un giorno si vede recapitare un biglietto d’invito da Gatsby a una delle sue tante feste, un’ occasione unica per conoscere finalmente il suo sfuggente vicino. Una volta instaurata l’amicizia con Gatsby, Nick si trova catapultato nell’accattivante mondo dei super-ricchi con le loro illusioni, amori, inganni e sogni proibiti. In seguito Nick verrà a conoscenza del vero motivo perché Gatsby ha acquistato quel lussuoso palazzo proprio in quella baia e tutti i suoi vecchi segreti nascosti dietro la facciata dei lussi e degli agi.
L’australiano Baz Luhurmann dirige e produce la quarta trasposizione cinematografica del celebre romanzo ”Il Grande Gatsby” di Francis Scott-Fitzgerald.
Il film ambientato nei ruggenti anni ’20, inizia con i dialoghi della voce narrante di Nick che, ci presenta la figura chiave del “Grande Gatsby”, un ex gangster divenuto miliardario per riconquistare la sua adorata Daisy, la ragazza da lui amata cinque anni prima e che non riesce a dimenticare. Nick lo descrive come un uomo circondato da centinaia di amici ma, che in realtà vive e si sente da solo. Solo anche a rincorrere il suo sogno d’amore, forse irraggiungibile con Daisy: una donna frivola e superficiale, che non ha saputo aspettarlo, ed è ora prigioniera di un matrimonio senza amore che non ha il coraggio di porre fine, se non nel modo più semplice e proficuo per lei. Gatsby viene ritratto come un sognatore, un visionario capace di vedere una luce verde illuminare all’imbrunire il cielo dall’altra parte della baia dove abita la sua amata.
Una luce come meta….. e credeva in quella luce….. per lui era la speranza di coronare il suo sogno d’amore, alla quale aveva costruito tutta la sua estrosa esistenza.
Una frase, più di tutte significativa che mi ha colpito è quando Nick pronuncia alla fine a Gatsby : “Tu vali da solo molto di più di quanto possono valere tutti quanti loro”. Infatti Nick è stata l’unica persona che sia riuscita davvero a capire l’animo del misterioso Gatsby, ed è l’unico ad avere avuto un vero contatto d’amicizia con lui.
Alcuni lo hanno criticato per via dell’esagerato sfarzo iniziale ma, per quanto me ne possa intendere io è un ottimo film, l’ho trovato interessante nella trama, nella spettacolare scenografia, così come i costumi e le interpretazioni dei protagonisti. Infatti grande performance di tutto il cast, in modo particolare Di Caprio che non delude mai e si riconferma ancora una volta un attore eccezionale.
Il finale che lascia un po’ l’amaro in bocca ma, la storia è emozionante e toccante, per cui ritengo che la pellicola merita di essere visionata.

Angie

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Di Miryam (del 14/06/2013 @ 05:00:00, in libri, linkato 957 volte)
Titolo originale
La Forêt des ombres
Autore
Franck Thilliez
Editore
TEA
Prima edizione
2008

Tempo fa, nella recensione che avevo fatto del libro “L’osservatore”, avevo accennato che sarei andata in cerca di un altro libro di Franck Thilliez, detto, fatto. Ho comprato “Foresta Nera”. Mi piace molto come scrive questo autore, scrittura chiara, scorrevole, certo i temi trattati sono sempre macabri, c’è sempre un maniaco con turbe psichiche alquanto bizzarre, ma si sa, il mondo è pieno di serial killer strampalati con fobie assai particolari…speriamo solo di non incontrarli mai!!
Ma veniamo ora alla trama del libro. Il personaggio chiave è un certo David Miller con un mestiere che già di suo è abbastanza inquietante… l’imbalsamatore di morti, che nel tempo libero ama scrivere thriller. Vive con una figlia piccola, Clara, e sua moglie Cathy, un’infermiera disoccupata che è alle prese con una misteriosa donna ricattatrice che si fa chiamare Miss Hyde la quale è a conoscenza del suo segreto, cioè di essere andata a letto con il miglior amico di suo marito e di essere rimasta incinta, cosa che non sarebbe potuta accadere con il consorte in maniera naturale, bensì in vitro, perciò, non potendo far passare la gravidanza al marito, si vede costretta ad abortire. Purtroppo questa famigliola “felice”, versa in gravi difficoltà economiche, questo fino a quando un certo Arthur Doffre, un uomo paralizzato sulla sedia a rotelle, non propone a David di scrivere una storia per lui dietro un’ingente somma di denaro. David dovrebbe scrivere la vera storia del serial killer “Boia 125”, responsabile questi della morte di sette coppie, morto suicida circa trent’anni fa.
L’unica cosa che chiede questo finanziatore è che David deve trasferirsi in una baita della Foresta Nera, lontano dalla città e da tutti e deve scrivere 10 pagine al giorno, tutto ciò in un mese. David accetta l’offerta non sapendo cosa gli attende, infatti giunto sul posto, ha a che fare con una villetta senza imposte con delle grandi vetrate circondata da una quercia secolare che mette i brividi. Per ovattare e rendere l’ambiente ancora più silenzioso e triste, ecco una bella nevicata che rende impraticabile la strada qualora volesse tornare indietro. Non solo, lo studio allestito per scrivere il libro si affaccia su un mattatoio dove sono appese carcasse maleodoranti di maiali in avanzato stato di putrefazione, attorniato da fameliche mosche. Certo in un primo momento c’era l’idea di un dietrofront, ma l’allettante somma di denaro promessa era ancora più accattivante, cosi David opta per restare con il vecchio Doffre e la sua “badante “ Adeline che altro non è che una prostituta. Con il passare dei giorni, accettando la proposta, David si rende conto di aver fatto il più grosso sbaglio della sua vita…. Ma ormai è troppo tardi.
Come ho detto fin dal principio, sono contenta di essermi imbattuta in un altro libro di Thilliez, e non sarà nemmeno l’ultimo!! “Foresta Nera” è a dir poco macabro, con scene sanguinose e violente, forse sono proprio queste a tenere incollato il lettore, però ogni personaggio ha un suo segreto da nascondere, ma è proprio qui che lo scrittore lo fa scoprire piano piano in un’atmosfera alquanto desolata e cupa che ingigantisce il tutto, il bello è che non viene rivelato fino alle ultime pagine del libro.
Se amate la forte suspense, vi consiglio di leggerne almeno uno dei titoli di questo fantastico autore.

Miryam

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Di Namor (del 10/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 805 volte)
Titolo originale
Only God Forgives
Produzione
Francia - Danimarca 2013
Regia
Nicolas Winding Refn
Interpreti
Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Tom Burke, Vithaya Pansringarm, Yaya Ying.
Durata
90 Minuti

Julien, (Ryan Gosling) ufficialmente gestisce una palestra di lottatori di Thay Boxe a Bangkok, ma la sua vera attività é dedita al traffico di droga, commercio di cui l’autoritaria madre Jenna, è a capo, dirigendolo dalla sua base negli Stati Uniti. Il fratello Billy (Tom Burke) anch’egli a Bangkok, decide di metter fine alla sua insofferenza, stuprando e uccidendo una prostituta minorenne e tale gesto, viene prontamente pagato con il sangue dello stesso assassino, per mano del padre della giovane lucciola. A motivare il disperato genitore nel compiere la sua dovuta vendetta, é il silenzioso Chang (Vithaya Pansringram) un ex poliziotto in pensione armato di Katana e di una alta etica morale. La perdita del primogenito addolora e fa infuriare Jenna (Kristin Scott Thomas), che giunta a Bangokok esige lo sterminio immediato di tutti i responsabili della morte del suo prediletto Billy. Il succube Julien, non può sottrarsi al volere della madre, sa che dovrà attivarsi e portare a termine l’incarico in ogni caso, anche a costo di percorrere lo stesso infausto destino del fratello.
Solo Dio Perdona - Only God Forgives” è il terzo film della coppia Winding Refn – Gosling, la stessa che ci esaltò con uno dei più bei titoli della scorsa stagione, il meritevole ed apprezzato “Drive”.
Vedendoli nuovamente insieme in una sinossi del genere, sinceramente mi aspettavo una pellicola che ripercorresse più o meno il cammino del precedente lavoro che fu, molto apprezzato da critica e pubblico e non un film dove si fa fatica a tenere gli occhi aperti… Per non addormentarmi ho dovuto cambiare posizione ogni dieci minuti! Questo, grazie anche ai dialoghi, che sono ridotti al minimo sindacale e le noiosissime performance al karaoke (rigorosamente cantate in cinese) dell’ex poliziotto con vocazione da magistrato.
Altra pecca da sopportare, (come se non bastassero le precedenti), é l’azione che si svolge lenta e priva di mordente, diretta da un personaggio che non ha nulla a che vedere con il tosto ed affascinante autista di “Drive”.
Il film, come si poteva prevedere, ha letteralmente diviso la critica in due fazioni opposte, io, come avrete capito ne sconsiglio la visione, in particolar modo a chi aveva apprezzato Gosling nel suo precedente titolo, visto che qui non ne esce molto bene a livello d’immagine. Ciò, grazie alle continue umiliazioni verbali di sua madre che gli rinfaccia addirittura (davanti alla sua compagna), di essere geloso del fratello perché aveva il membro più grosso del suo!
Le uniche note positive, sono le performance dell’orientale Pansringram nel suo personaggio, col suo particolare modus operandi e la incredibile trasformazione della soave Kristin Scott Thomas nell’inusuale ruolo della sboccata madre-boss.

Namor

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Di Angie (del 06/06/2013 @ 05:00:00, in libri, linkato 1189 volte)
Titolo originale
Nimrod's Shadow
Autore
Chris Paling
Editore
Newton Compton Editori
Prima edizione
2010

In una cupa Londra inizi del 900.
Reilly, un giovane artista in cerca di fortuna, vive in una misera soffitta in campagna circondata da quadri invenduti e incompleti con il suo fedele cane Nimrod. In una sera di pioggia battente, il critico più famoso di tuta Londra bussa alla sua porta e nota così il suo talento. Per Reilly potrebbe essere finalmente la svolta al successo che tanto aspettava ma, proprio il giorno dopo l’importante critico, viene trovato assassinato in un canale con gli occhi orribilmente strappati.. Nelle indagini per uno strano indizio viene coinvolto lo stesso Reilly che viene accusato di omicidio e condannato a morte.
Dopo quasi un secolo in una antica galleria di Londra, la giovane Samantha appassionata d’arte, si ritrova ad ammirare un suo quadro e ne rimane affascinata. In quel quadro c’è qualcosa che colpisce la ragazza e decide di saperne di più sul pittore che lo ha dipinto. Dopo aver visionato vecchi ritagli di giornali e ascoltate testimonianze di persone che conobbero il pittore, la portano ad imbattersi nell’omicidio di quel famoso critico di cui proprio Reilly ne fu incolpato. Per Samantha non vi è alcun dubbio, Reilly è stato incastrato, il vero assassino è un altro. Chi ha ucciso veramente il critico d’arte?
E il primo romanzo che leggo di questo scrittore britannico Chris Paling, autore di numerose fiction BBC. Solo alla soglia dei quarant’anni intraprese la carriera di scrittore, poi diventato famoso con i suoi romanzi tra cui “Deserters” “ The Silent Sentry” e “Il Pittore che visse due volte”, primo romanzo tradotto in italiano pubblicato da Newton Compton nel 2011.
Il titolo stesso “Il pittore che visse due volte”, mi ha fatto subito pensare a un avvenente thriller e, appassionata di tale genere non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di leggerlo. Addentrandomi nella lettura non ho trovato quell’atmosfera di suspense e tensione che di solito accompagna la storia, sinceramente mi aspettavo qualcosa di più intrigante da questo volume che è un misto tra noir, giallo e romanzo storico, ove il tutto ruota intorno a un giovane pittore squattrinato.
Un libro scritto in maniera semplice che non boccio e non promuovo, la storia non è male, ma la somiglianza con altri titoli del genere e la scarsa suspense riscontrata durante la sua lettura non mi appagano appieno.

Angie

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Di Miryam (del 03/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 779 volte)
Titolo originale
Fire Whit Fire
Produzione
USA 2012
Regia
David Barrett
Interpreti
Josh Duhamel, Rosario Dawson, Bruce Willis, Vincent D'Onofrio, 50 Cent.
Durata
92 Minuti

Long Beach, Jeremy Coleman (Josh Duhamel) è un vigile del fuoco che ama il suo lavoro, ha molti amici, purtroppo nella vita non è stato molto fortunato in quanto ha perso la sua famiglia lasciando in lui un grande vuoto quando era ancora molto giovane. Una sera come tante, finito il suo turno di lavoro, si ferma in un negozio di alimentari gestito da un uomo con il figlio adolescente, suo malgrado si trova ad essere testimone dell’omicidio di questi due fatto per mano da uno spietato boss della zona, un certo Neil Hogan (Vincent D’ Onofrio che tutti ricordiamo come protagonista in Law and Order).
Jeremy, giocando d’astuzia, riesce a scampare all’aggressione e si reca subito alla polizia a denunciare l’accaduto. Logicamente testimoniando quello che aveva visto, il nostro pompiere viene inserito in un programma di protezione testimoni. Tutto ciò gli comporta un cambiamento di vita non indifferente, infatti viene trasferito sotto nuova identità a New Orleans dove si innamora di Talia Durham (Rosario Dawson), l’agente federale che si occupa della sua sicurezza assieme al collega Mike Cella ( Bruce Willis). Ormai è giunto il momento di testimoniare quando gli uomini di Hogan tentano di far fuori lui e Talia, ferendo quest’ultima e quando giunti in ospedale subiscono un altro agguato. Jeremy stanco di tutto ciò, torna a Long beach per farsi giustizia da solo iniziando così una caccia serrata al boss al fine di proteggere se stesso e la sua donna.
Fire With Fire”, è il primo lungometraggio del coordinatore di stunt e regista televisivo David Barrett (ha diretto serie tv come the mentalist e supernatural….) Nonostante il film abbia un buon cast, secondo il mio parere, non l’ho trovato soddisfacente. Ottima l’interpretazione di Duhamel, praticamente questo thriller drammatico gira intorno a lui e alla bella Dawson, mentre il ruolo di Willis l’ho trovato un po’ marginale, una presenza quasi anonima. Vincent D’Onofrio se la cava non male facendo la parte di questo tipo che senza scrupoli porta avanti delle idee naziste senza fermarsi davanti a niente.
Diciamo che è il solito film dove si parla di vendetta privata che sfiora quasi l’impossibile, in quanto quest’ uomo da solo riesce a sgominare una banda che nemmeno l’ FBI c’era riuscita dopo tanti anni di lavoro.
Il film non ha avuto nemmeno tanto successo in America basti pensare che è uscito direttamente sul mercato home video. Il mio consiglio infatti è proprio quello di aspettare che esca in dvd.

Miryam

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Di Namor (del 30/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 774 volte)
Titolo originale
Le Guetteur
Produzione
Francia 2012
Regia
Micele Placido
Interpreti
Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz, Olivier Gourmet, Francis Renaud, Nicolas Briançon,Jérôme Pouly, Violante Placido, Luca Argentero, Arly Jover, Christian Hecq, Michele Placido.
Durata
89 Minuti

Durante lo svolgimento di una rapina in banca, le sirene della polizia irrompono per metter fine alla lunga serie di furti commessi da una banda specializzata. A capo dell’operazione vi è il tediato Capitano Mattei (Daniel Autel) che con la sua sagacia investigativa e tattica, riesce a circondare la gang all’uscita della banca. Ma l’assaporato trionfo della polizia, viene prontamente vanificato da un cecchino appostato sui tetti, che ad uno a uno mette fuori causa gli agenti sul campo, dando via libera alla fuga dei suoi complici. Una volta in salvo, la banda deve rimandare la spartizione del bottino, dopo la guarigione di uno dei membri feriti durante la fuga. Tale decisione presa dal loro leader (il cecchino) Vincent Kaminsky (Mathieu Kassovitz), viene accettata malvolentieri dai suoi compari, che avrebbero voluto subito la divisione della refurtiva. Una telefonata anonima alla polizia, informa dove si trova il cecchino che prontamente viene arrestato ed interrogato senza esito dal Capitano Mattei. Nel mentre, l’avvocato ed ex compagna di Kaminsky, invocata da lui per essere difeso, viene barbaramente trucidata dal misterioso personaggio che vuole incastrare l’ex tiratore scelto dell’esercito. Dopo aver appreso dell’esistenza di un soggetto che lo vuole fuori dai giochi per sempre, Kaminsky evade dal carcere per regolare i conti con il suo invisibile nemico.
Mattei venendo a conoscenza del torbido passato di Kaminsky (ben nascosto dai servizi segreti), scopre che la mano che ha ucciso suo figlio in un’operazione militare è proprio quella del fuggitivo Kaminsky. L’odio e la sete di vendetta prendono il soppravvento su Mattei, che vuole a tutti i costi uccidere e non catturare il ricercato cecchino, che a sua volta é in cerca del suo persecutore. La resa dei conti per i due antagonisti non tarderà ad arrivare, così come il confronto finale tra Kaminsky e l’uomo che lo voleva incastrare.
Scelto, per aver ben figurato nella direzione di “Romanzo Criminale”, Michele Placido, lusingato per essere stato selezionato, dopo un’inizio titubante, accetta di dirigere “Il Cecchino” dopo aver saputo che il cast comprendeva la partecipazione di un trio di attori francesi di buon livello come: Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz e Olivier Gourmet. Altro incentivo sarà stata anche la scrittura della figlia Violante e del onnipresente Luca Argentero.
 Il film non eccelle, così come la prova dell’imbolsito Autel che appare al di sotto dei suo standard, molto meglio Kassovitz nel ruolo del carismatico cecchino tratto in trappola. Per la nostra coppia di attori italiani che formano anche una coppia nel film, Argentero ne esce abbastanza bene, mentre per la Placido non si può dire la stessa cosa.
Riguardo alla pellicola si poteva fare di meglio, immettendo una dose più sostanziosa di suspense durante le riprese di alcune scene che lo richiedevano, è evidente che l’ impronta registica usata da Michele Placido non è la stessa adoperata precedentemente in “Romanzo Criminale”.
Per questo titolo (non me ne voglia il buon Placido) avrei visto bene l’ adrenalinica direzione di Luc Besson, sono sicuro che si sarebbe veduta tutt’altra pellicola.

Namor

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Di Angie (del 27/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 706 volte)
Titolo originale
Side Effects
Produzione
USA 2013
Regia
Steven Soderbergh
Interpreti
Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw.
Durata
106 Minuti

La giovane Emily Taylor (Roone Mara) è vittima di una forte depressione.
Il marito Martin (Channing Tatum) è stato messo in prigione con l’accusa di “Insider Trading”.
Finalmente dopo quattro anni viene rilasciato e Martin fa ritorno a casa ma, per Emily le cose non migliorano, anzi il suo stato depressivo peggiora fino a spingerla sull’orlo del suicidio. La donna si reca dallo psichiatra Jonathan Banks (Jude Law) la quale, per evitare il ricovero si sottopone ad una terapia con annesso uso di antidepressivi. Non ottenendo nessun miglioramento il dottore Banks, su suggerimento della precedente psichiatra di Emily, la dottoressa Victoria Siebert (Catherine Zeta-Jones), le prescrive un nuovo farmaco. La cura finalmente sembra che funzioni , ma ha effetti nocivi sulla memoria e sul suo stato psichico, il quale non ricorda nulla di quello che fa . Un giorno Martin, viene trovato esamine in casa, accoltellato da non si sa chi. Le tracce conducono subito alla moglie ma, lei non ricorda nulla. La situazione per Emily si farà sempre più complessa, coinvolgendo anche il dottor Banks che rischia il tracollo della sua carriera .
Giunto a 50 anni e ben 27 lungometraggi solo come regista e altrettanti come produttore Steven Soderbergh, torna nelle sale dopo “Magic Mike”, con la nuova pellicola “Effetti Collaterali”. Forse sarà anche l’ultima, in quanto ha intenzione di sospendere la sua attività registica. Il film e un thriller che affronta il tema della facilità con cui si ricorre agli psicofarmaci per debellare il male della depressione che, affligge molte persone fragili e deboli caratterialmente. L’inizio della pellicola scorre in maniera interessante, nel raccontare la storia di questa giovane coppia Newyorkese, la cui vita viene sconvolta prima dal marito Martin che viene messo in prigione e, poi da Emily con la sua depressione.
Ma a metà della pellicola (a mio parere) viene a mancare tensione e suspense, fattori importanti che rendono avvincente un vero thriller. Tuttavia non dico che non sia un buon film. Riguardo al cast la performance generale è buona, in modo particolare le interpretazioni delle due bimbe. Insomma si lascia guardare ma come thriller non è il massimo, come pensavo.
Detto fra noi non sono molto propensa a consigliarne la visione passate oltre con un bel thriller più avvincente da vedere.

 Angie

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Di Asterix451 (del 24/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 825 volte)
Titolo originale
Lawless
Produzione
USA 2012
Regia
John Hillcoat
Interpreti
Tom Hardy, Gary Oldman, Guy Pearce, Shia LaBeouf, Mia Wasikowska.
Durata
120 Minuti
Trailer

America, anni ’20, quelli del Proibizionismo.
I Fratelli Bonduran sono dei “bifolchi di contea” che distillano e vendono il loro “spaccabudella” ai gangster di città, per pochi soldi. Sono dei mezzosangue Indiani: Forrest (Tom Hardy) è il maggiore ed ha fama di essere immortale; Howard (Jason Clarke), il mezzano, è spesso ubriaco ed ha qualche rotella fuori posto; c’è poi il timido Jack (Shia LaBeouf), che vorrebbe somigliare ai fratelli maggiori ed è innamorato della figlia del Pastore Battista.
Proprio Jack narra di come fecero il salto di qualità negli affari, legandosi con la criminalità organizzata e tenendo testa ad un corrotto Procuratore che, attraverso la pressione del perverso Vice Sceriffo Rakes (Guy Pierce), chiede il pizzo ai contrabbandieri della Contea. Saranno le donne, come sempre accade nel romanzo epico, a stravolgere quell’equilibrio precario sino alla resa dei conti, pistole in pugno come nel vecchio West.
L’Australiano John Hillcoat porta sul grande schermo una storia vera, (abbastanza romanzata) dal nipote di Jack Bonduran nel libro “The wettest County in the world”, con buona mano ed un cast di prim’ordine.
Nonostante si tratti di una storia tutto sommato scontata, il film coinvolge e sa condurre lo spettatore esattamente dove lo si vuole, merito di un appassionato lavoro dietro alle quinte: sceneggiatura truce ed incalzante di Nick Cave, che cura anche le musiche; il leader degli storici “Bad Seeds” è un amico del regista, con il quale aveva già collaborato con il precedente “The Proposal”.
Tom Hardy, spesso e taciturno, è un duro autoironico. Shia LaBeouf comincia ad essere troppo cresciuto per fare ancora il ragazzino, ma è un bravo attore e quindi ce lo recita. Guy Pearce, con il repellente Vice, conferma il suo calibro di attore, mentre Gary Oldman è un incredibile Floyd Banner assassino di Agenti Federali. A combinare guai ai nostri eroi le algide Jessica Chastain (la giornalista di “Zero Dark Thirty”) e la giovane Mia Wasikowska.
Scene brutali e qualche volta inverosimili per questo gangster movie di contea, avvincente, ben recitato e diretto con mano sicura: per chi non si impressiona alla vista del sangue, lo spettacolo è assicurato.

Asterix451

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Di Namor (del 20/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 787 volte)
Titolo originale
Hansel and Gretel: Witch Hunters
Produzione
USA - Germania 2013
Regia
Tommy Wirkola
Interpreti
Jeremy Renner, Gemma Arterton, Famke Janssen, Peter Stormare, Thomas Mann.
Durata
88 Minuti

Dopo esser stati abbandonati nel bosco per forza maggiore dal loro padre, Hansel e Gretel s’inoltrano nella selva alla ricerca di un riparo ed in quella circostanza s’imbattono in una casa fatta di marzapane. A rendere il fabbricato appetibile per i ragazzi che s’avventurano nella boscaglia, è la strega dal cuore di ghiaccio che con tale stratagemma cattura giovani vittime per poi cucinarli. Questo è il misero destino che avrebbero dovuto affrontare i due fratelli caduti in trappola, se non fosse per la loro scaltrezza che gli fa avere la meglio nel duello per la sopravvivenza, contro la loro vessatrice.
Dopo quindici anni i due fratelli sono cresciuti con un unico scopo, quello di sterminare senza pietà tutte le streghe che troveranno sul loro cammino, in modo che non possano nuocere in futuro, ad altri bambini. Assoldati dal sindaco della cittadina di Augusta per indagare sulla scomparsa di bambini, i due fratelli incapperanno nella strega oscura Muriel, intenta a progettare il più potente saba mai consumato prima. Il saba che si terrà con la venuta della Luna di sangue, ha la capacità di rendere le streghe per sempre immuni dal fuoco, tale pratica le renderebbe quasi invincibili, e questo, Hansel e Gretel, non possono permetterlo.
Come la maggior parte di voi saprete, “Hansel e Gretel “ è una famosa fiaba dei fratelli Grimm, che da origine alla moderna rivisitazione cinematografica “Hansel e Gretel – Cacciatori di Streghe” del regista e sceneggiatore Tommi Wirkola. A vestire i panni dei fratelli protagonisti sono Jeremy Renner e Gemma Arterton, mentre la loro antagonista Muriel e interpretata da Framke Janssen.
Della famosa favola, il film ha conservato solo l’introduzione, il resto della trama è largamente rimaneggiato in una moderna trasposizione action fantasy girata in 3D nelle campagne tedesche. Azione ed effetti speciali si fondono con buona fantasia, così come la sinergia tra i due protagonisti Renner e Arterton nei panni dei fratelli cacciatori, mentre l’elaborazione delle streghe con tanto di naso sproporzionato in groppa alle scope volanti, risulta fin troppo scontata e macchiettista da proporre ad un pubblico che di pellicole fantasy ne ha viste a iosa. Per quanto riguarda il 3D, i passi avanti sono stati molto fievoli, non ci si può limitare a qualche scena sporadica durante la visione del film e nei trailer dei prossimi titoli o nei titoli di inizio programmazione. Per pagare una maggiorazione di prezzo e sopportare le ingombranti lenti tridimensionali per tutta la durata dello spettacolo, ci vuole ben altro di quello ci viene attualmente proposto.
Per quanto riguarda il film, niente di eccezionale il classico titolo che sfrutta il lavoro svolto a suo tempo dai veri autori con buona e vivida fantasia… dote che ultimamente manca ai vari sceneggiatori di Hollywood!

Namor

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Di Miryam (del 17/05/2013 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1141 volte)
Titolo originale
Eight is enough
Produzione
1977 - 1981
Episodi / Durata
112 / 47 Minuti

La famiglia Bradford è una serie televisiva andata in onda per la prima volta nel 1977, e per cinque stagioni ha saputo divertire e intrattenere simpaticamente tanti spettatori di ogni età. Il titolo originale era “Eight is enough” che tradotto in italiano vuol dire “Otto bastano”!!
Infatti, otto sono i figli di Tom Bradford (Dick Van Patten), un giornalista del Sacramento Register, che deve tenere a bada tutte le avventure e disavventure quotidiane dei suoi figli, cosa non certo facile in quanto rimasto vedovo e per giunta con l’ultimo bambino ancora in tenera età. A dir il vero, la serie non prevedeva questo, ma l’attrice che impersonava la moglie di Tom, purtroppo morì poco dopo le riprese della serie, fu così che gli sceneggiatori scelsero di inserire questa reale tragedia, infatti, dopo solo nove episodi, Tom si ritrova vedovo, ma di lì a poco conosce Abby (Betty Buckley, che possiamo ricordare nel film “Carrie lo sguardo di Satana”), anche lei rimasta vedova di un militare ucciso in Vietnam. A questo punto nasce una nuova famiglia allargata che fra alti e bassi, generati soprattutto dai vari problemi adolescenziali dei figli, la produzione riesce a costruire una serie televisiva molto piacevole, basata sulla quotidianità di una grande famiglia che ha a che fare, con i vari problemi di tutti i giorni, come scuola, lavoro e le inevitabili scaramuccie tra fratelli.
La Famiglia Bradford” è nata da un romanzo autobiografico di Thomas Broden, ci sono state delle sostituzioni iniziali nell’episodio pilota, la figlia Nancy , Tommy ed il primogenito David (Grang Goodeve che è anche l’interprete della sigla del telefilm), questi era interpretato da Mark Hamil che purtroppo dovette abbandonare la serie quasi subito in quanto sfigurato da un grave incidente stradale. La serie ha avuto sin dall’inizio un notevole successo tanto da ricevere due People’s Choice Award.
Per quanto riguarda il mio di commento… beh devo dire che rivederla non mi ha entusiasmato come allora, certo, sono passati tanti anni e i vari problemi degli otto fratelli ormai li ho superati, sarà per questo che ne sono rimasta delusa. Potrebbe essere indicata per un pubblico di ragazzini, ma ha pensarci bene, con i tempi che corrono e la libertà che hanno adesso rispetto ai miei tempi….credo sarebbe fuori luogo anche per loro!
Comunque resta il fatto che all’epoca, questa simpatica serie si è saputa imporre con un buon seguito di telespettatori che ancora adesso la ricordano con molto affetto.

Miryam

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