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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 13/05/2013 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1202 volte)
Titolo originale
King
Produzione
Canada 2011
Episodi / Durata
8 / 45 Minuti

Jessica King (Amy Prince-Francis), poliziotta tosta e determinata, dopo otto anni passati alla omicidi, si ritrova a rispondere al centralino ufficio reclami della polizia, a causa della sua scarsa disciplina.
Le sue doti di detective sono veramente eccezionali, difatti quando la squadra crimini della polizia di Toronto si trova in difficoltà, il capo Peter Graci (Tony Nardi) chiama lei per riaffidarle il comando. Quello che le aspetta non è un compito facile, vi sono casi al quanto complessi da risolvere e in più Jessica si trova a dover lavorare a fianco al detective Derek Spears (Alan Van Sprang), il precedente capo della squadra che cercherà in tutti i modi di metterla in difficoltà.
Tutto ciò a Jessica non la spaventa, e sulle scene del crimine riesce a notare particolari che sfuggono agli altri, permettendole di avere l’intuizione determinante per risolvere il caso. E una donna che non le piace scendere a compromessi e quando ha un obiettivo è determinata a raggiungerlo costi quel che costi. E schietta e dice sempre quello che pensa, senza badare troppo alle conseguenze. Ama il suo lavoro e lo svolge con passione, ma non è disposta a rinunciare al suo desiderio di farsi una famiglia con suo marito (di terzo matrimonio) Daniel Sless (Gabriel Hogan), anche lui in polizia. Jessica è un personaggio carismatico e dal grande fascino, è una donna forte ma allo stesso tempo molto femminile e le sue capacità investigative non cambiano se indossa l’uniforme o un bel vestito, e fra gli accessori in borsetta non si fa mai mancare la pistola. Anche se subito non è stata ben accetta è riuscita a creare un gruppo affiatato guadagnandosi stima e rispetto dei suoi colleghi.
"King" è una serie poliziesca carina con un buon ritmo e dialoghi serrati, in cui non manca anche la giusta dose di ironia. Jessica Kina, la protagonista, (secondo la mia opinione) è il punto di forza di tutta la serie, non è solo una brava detective, di lei vengono mostrati anche i lati più privati della sua vita. E un personaggio autentico che cerca di destreggiarsi tra le difficoltà non solo del lavoro, ma anche della famiglia, senza mai arrendersi con forza e testardaggine. Non è perfetta ( ma chi lo è ?), non le riesce tutto bene, anzi a volte deve rimediare ai disastri che lei stessa ha combinato. E una donna che sa quello che vuole e fa di tutto per ottenerlo, sia che si tratti di catturare un pericoloso criminale e sia se vuole acquistare un bel paio di scarpe viste un momento prima in vetrina. Grande detective, decisamente irresistibile, carattere deciso e sicura di sé, è questo quello che mi piace molto di lei!!!
La serie è composta da 8 episodi, dalla durata di 42 minuti circa, quindi come vedete non è impegnativa, si lascia visionare tranquillamente anche dopo una lunga giornata di lavoro. Per chi non l’avesse ancora vista dategli un ‘occhiata, a me è piaciuta molto, potrebbe piacere anche a voi e, perché no vedere anche la seconda stagione già in programmazione.

Angie

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Di Miryam (del 10/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 877 volte)
Titolo originale
Mama
Produzione
Spagna 2013
Regia
Andres Muschietti
Interpreti
Jessica Chastain, Nikolaj Coster-Waldau, Megan Charpentier, Isabelle Nélisse.
Durata
100 Minuti
Trailer

Jeffrey, (Nikolaj Coster-Waldau che interpreta anche la parte di Lucas) padre di Victoria (Megan Charpenter) e di Lily (Isabelle Nélisse) rispettivamente di tre e un anno, arriva tutto trafelato a casa con la scusa che deve portare all’asilo le bambine. In realtà, a causa di gravi problemi economici, ha appena ucciso due colleghi di lavoro e sparato alla moglie.
Spaventato, carica le figlie in macchina e fila via a forte velocità sulla strada innevata. Distratto da Victoria, perde il controllo dell’auto e finisce fuori strada vedendosi così costretto a proseguire a piedi. Casualmente giunge ad una piccola casetta abbandonata e decide di entrare sebbene la figlia maggiore gli fa notare di aver visto qualcuno all’interno.
Jeffrey non fa caso alle parole della bimba in quanto vuole portare a termine il suo folle gesto, cioè uccidere anche le figlie, ma poco prima di premere il grilletto, qualcosa di indefinito e mostruoso lo assale, salvando così le due giovani vite.
Cinque anni dopo, le due bambine vengono trovate in condizioni a dir poco animalesche e anche piuttosto aggressive, delle quali vorrebbe prendersi cura Lucas il fratello di Jeffrey con il sostegno della sua fidanzata, la rocker Annabel ( Jessica Chastain). Lo psichiatra, il dottor Dreyfuss ( Daniel Kash), che segue il comportamento delle bambine, viene in aiuto alla giovane coppia dicendo loro che le bimbe rimaste da sole per tanto tempo, per non sentirsi completamente abbandonate, si sono create una figura immaginaria che loro chiamano Madre. Il fatto è che tanto immaginaria questa figura non è!! Infatti questa “Madre” non è altro che uno spirito inquieto dell’ottocento che a suo tempo le avevano tolto il figlio appena nato e quindi si era affezionata alle due bambine bisognose di una figura materna. Nel momento in cui queste avevano trovato in Annabel e Lucas una nuova famiglia, ecco che un po’ per gelosia e un po’ per la paura di perdere il loro affetto, “Madre” incomincia a rovinare l’ esistenza di questi “ nuovi genitori” a tal punto di mettere in serio pericolo la loro stessa vita.
“La Madre”, è il primo lungometraggio del regista Andres Muschietti, un’ evoluzione del film “Mamà”, il cortometraggio in lingua spagnola del 2008 che era stato presentato da Guillermo Del Toro poco prima dell’uscita del film, ed è stato proprio questo esordio a convincere Del Toro a ricoprire il ruolo di produttore esecutivo.
Credo sia un film da prendere in considerazione in quanto senza usare scene cruenti con spargimenti di sangue, riesce comunque a tenere lo spettatore inchiodato sulla poltrona, non solo, non mancano nemmeno i momenti di tensione e qualche soprassalto. La trama forse non sarà molto originale, però gli attori sono stati molto bravi e convincenti soprattutto la performance delle due sorelline. Inoltre non sono stata affatto delusa dal finale perché a parer mio non è stato per niente scontato, anzi ha avuto dei risultati che credo abbiano rinnovato un po’ il genere Horror quando sfiora il paranormale.
Perciò in conclusione, agli amanti di questo genere, ne consiglio la visione, non rimarrete delusi ma … leggermente inquieti.

Miryam

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Di Angie (del 06/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1150 volte)
Titolo originale
Olympus Has Fallen
Produzione
USA 2013
Regia
Antoine Fuqua
Interpreti
Gerard Butler, Aaron Eckhart, Angela Bassett, Morgan Freeman, Dylan McDermott.
Durata
120 Minuti
Trailer

E una mattina come tante altre a Washington. Il Presidente degli Stati Uniti Benjamin Asher (Aaron Eckhart), deve incontrare il primo ministro coreano. Durante l’incontro, sopra i cieli della città, un bombardiere non identificato inizia a creare scompiglio ed uccide chiunque gli capiti a tiro: civili e militari. Il pentagono scopre che si tratta di un veicolo coreano, che punta dritto sulla Casa Bianca. Infatti è un piccolo gruppo di estremisti nord coreani, armati fino ai denti e meticolosamente addestrati, dà il via ad un audace agguato in pieno giorno proprio alla Casa Bianca. Oltrepassano l’edificio e prendono in ostaggio il Presidente Benjamin Asher e il suo staff, all’interno dell’impenetrabile bunker sotterraneo. Il loro obbiettivo è quello di mettere sotto scacco l’intera nazione degli Stati Uniti, attaccandoli con le loro stesse armi nucleari.
Mentre infuria una battaglia campale sul prato della Casa Bianca, l’ex responsabile della sicurezza Presidenziale, Mike Banning (Gerad Butler) che, era stato rimosso dall’incarico dopo un grave incidente in cui perse la vita la First Lady (moglie del presidente), si unisce alla mischia. Scopre di essere ormai l’unico membro dei servizi segreti ancora vivo nell’edificio assediato. Questa è l’occasione per Mike di rientrare in gioco e recuperare la sua vecchia reputazione dimostrando tutte le sue capacità. Banning usa la sua preparazione e la dettagliata conoscenza della residenza Presidenziale e, si mette in contatto con il vice presidente Allan Trumbull (Morgan Freeman), per portare a termine questa missione impossibile di salvataggio. Mike dovrà cercare di trovare il giovane figlio del presidente, nascosto all’interno dell’edificio e salvare il Presidente stesso, prima che i terroristi possano mettere in atto il loro piano.
Attacco al Potere” è un thriller elettrizzante che ritorna a far rivivere nella memoria quel fatidico giorno dell’11 Settembre 2001, giorno dell’attacco alle Torri Gemelle. Diretto dal regista scozzese di “Training Day” Antoine Fuqua, la storia è ispirata alle recenti tensioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, che nonostante le dure condanne del Presidente Obama e del Segretario generale Onu, ha continuato imperterrita nella sperimentazione di ordigni nucleari. Il film in America ha riscosso un successo a dire il vero inatteso (incasso ai botteghini più di 90 milioni di dollari). Il segreto di ciò sta nel fatto che è ricco d’azione, molto eroismo, quasi esagerato da parte di un solo agente dei Servizi Segreti ma, che sa risvegliare quell’orgoglio che agli Americani piace molto.
L’intera pellicola è un continuo snodarsi di scene d’azione e di suspense dall’inizio alla fine, genere sempre amato dal pubblico con predilezione all’azione. Io l’ho trovato un film molto grintoso con un ottima scenografia e ben fatto, molto piacevole da seguire, scorre molto veloce nonostante i suoi modesti 120 minuti, in modo comprensibile e intuitivo. Anche se risulta un po’ prevedibile come storia e come situazioni ma, è comunque in grado di far crescere molta adrenalina nello spettatore, in quanto è un film emozionante, ricco di colpi di scene e battaglie mozzafiato. Inoltre il regista Fuqua e lo sceneggiatore Creighton Rothenberger, sono riusciti a dare alla storia la giusta dose di drammaticità ed ironia allo stesso tempo, soprattutto nel personaggio di Mike che, rappresenta un uomo che non si arrende e dà sempre il meglio di se stesso sul lavoro, trascurando spesso la sua vita sentimentale. Ottima performance dei protagonisti, in modo particolare (a mio parere) di Gerad Butler, oltre che protagonista anche in veste di produttore, con le sue battute sagaci in momenti di forte tensione.
“Attacco al Potere” nonostante mescola la realtà con un po’ di fantasia (che a mio giudizio non guasta mai) è un ottima pellicola che consiglierei di vedere agli amanti dell’Action –Thriller e della suspense, vi posso assicurare che c’è né veramente tanta! In conclusione cosa posso altro dirvi!
Se vi piace l’azione più sfrenata ed un super eroe con un spiccato sarcasmo, non perdetevi la sua visione !

Angie

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Di Namor (del 02/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 915 volte)
Titolo originale
The Company You Keep
Produzione
USA 2012
Regia
Robert Redford
Interpreti
Robert Redford, Shia LaBeouf, Julie Christie, Sam Elliott, Brendan Gleeson,
Durata
117 Minuti
Trailer

La cattura di una ex militante di un gruppo di pacifisti radicali chiamati Weather Underground, porta alla ribalta un vecchio fatto di cronaca rimasto senza colpevoli. Son passati trent’anni da quel fatidico giorno, in cui una semplice rapina, si trasformò in tragedia per l’assassinio di una guardia. A far parte di quel commando vi era anche Jim Grant (Robert Redford), ora rispettabile avvocato e padre single di una ragazzina tredicenne.
Il giovane reporter Ben Shepard (Shia LaBeouf) che lavora sul caso, fiuta lo scoop della vita e per niente al mondo se lo lascerà scappare. Facendo le debite indagini, Ben riesce a collegare la casalinga Sharon Solarz (Susan Sarandon) arrestata dopo una latitanza trentennale, a Jim, il quale nega la sua conoscenza. Jim sa, che il cerchio intorno a lui si sta stringendo e che per uscirne indenne dovrà ritrovare l’unica persona che può scagionarlo dall’ accusa di omicidio.
Con l’F.B.I alle calcagna, per Jim non sarà facile ricontattare e convincere la sua ex compagna-militante Mimi (Julie Christie), a confessare e raccontare la verità sugli eventi della rapina, scagionandolo definitivamente.
Tratto dal romanzo “The Company You Keep” di Neil Gordon, “La regola del Silenzio” è interpretato, diretto e co-prodotto da Robert Redford.
Attorniato da un cast di attori di egregia fattura come: Susan Sarandon, Shia LaBeouf,Terence Howard, Nick Nolte, Chris Cooper, Sam Elliot, Julie Christie, Stanley Tucci e Brendan Gleeson, Redford da buon filmaker che è, dirige e interpreta una pellicola che unisce storia e intrattenimento. Il risultato non è eccezionale ma godibile, al film manca una buona dose di pathos e suspense per renderlo più interessante sotto il profilo emotivo, operazione, che l’ottima musica scelta nei momenti clou svolge in pieno.
Gli attori sono tutti bravi anche se appaiono per poco tempo, considerando che gli interpreti principali sono Redford e LaBeouf con un look inguardabile alla Fabio Fazio!
Non male come film, ma non è di sicuro un titolo da annoverare tra i migliori di Redford.

Namor

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Di Miryam (del 29/04/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 821 volte)
Titolo originale
Taken 2
Produzione
Francia 2012
Regia
Olivier Megaton
Interpreti
Liam Neeson, Maggie Grace, Famke Janssen, Rade Serbedzija, Leland Orser.
Durata
92 Minuti

Sono passati quattro anni da quando in “Io vi troverò’” l’ex agente della CIA Bryan Mills (Liam Neeson), aveva liberato la figlia rapita da un gruppo di criminali albanesi.
Infatti questo sequel inizia proprio con il funerale di questi delinquenti, dove troviamo un padre affranto per la perdita del figlio ed essendo questi un importante boss, giura vendetta. Nel frattempo a Los Angeles, Bryan continua la solita vita guadagnandosi il pane facendo da guardia del corpo e come buon padre di famiglia, da lezioni di guida alla figlia Kim (Maggie Grace che ricordiamo aver interpretato Shannon in Lost), e cerca anche di stare vicino alla sua ex moglie Lenore (Famke Janssen, attrice pluripremiata che recentemente è passata dietro la macchina da presa) che sta divorziando dal secondo marito.
Tutto sembra scorrere nel migliore dei modi, anzi Bryan propone alle sue donne di casa una vacanza a Istanbul, non sia mai che possa scoccare di nuovo la scintilla dell’amore tra loro. Una volta giunti, i tre si godono le bellezze della città, Kim si allontana per lasciare soli i suoi genitori affinchè possano riconciliarsi, ma il pericolo è già in agguato. I criminali sono già sulle loro tracce e cercano un piano per rapire l’intera famiglia. Bryan, che oramai è sempre in allerta, nota che qualcosa sta andando storto, quindi dice alla moglie di scappare che ai rapitori ci pensa lui. Purtroppo però le cose non vanno per il meglio infatti Lenore viene catturata, quindi Mills decide di arrendersi non prima di aver avvisato la figlia di nascondersi in camera loro e di attendere sue notizie. I due vengono portati in un luogo dove ad attenderli c’è proprio il capo del clan degli albanesi, il quale comincia a torturare la moglie. Per fortuna Bryan avendo con sé il cellulare, una volta liberato le mani, riesce a comunicare con la figlia, che scampata alla cattura, segue alla lettera tutte le istruzioni del padre riuscendo, tramite dettagliate coordinate, a raggiungere il luogo saltando sui tetti e portargli addirittura un’arma.
Inutile dire che per salvare la sua famiglia, l’ex agente della CIA, anche se ostacolato, ferito e catturato, non esita a fare piazza pulita pur di portare in salvo le persone a lui più care. “ Taken 2 La Vendetta”, diretto da Oliver Megaton con la produzione di Luc Besson, è come ho anticipato all’inizio il seguito del primo. Del resto era inevitabile che ci fosse, visto gli incassi del primo! La trama è più o meno la stessa, scene spettacolari, inseguimenti, esplosioni, praticamente uguale al precedente, però resta comunque un bel film d’azione, non delude anche se il finale è sempre scontato. Quello che c’è da dire è che l’ambientazione è perfetta. Il regista fa vedere Istanbul nel suo splendore, i suoi sfarzi, le vie strette e gli immancabili bazar. Niente da dire sugli attori, specialmente Liam Neeson che con la sua espressione sempre composta, impassibile, riesce a vestire bene i panni di un padre e di un marito che non si arrende nemmeno all’evidenza pur di proteggere la sua famiglia. Quindi anche se tutta la trama era piuttosto prevedibile, per me resta sempre un buona pellicola, e a quanto pare, i produttori stanno già pensando ad un terzo capitolo…. Staremo a vedere stavolta con chi se la prenderà il nostro agente Bryan Mills.

Miryam

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Di Asterix451 (del 25/04/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 895 volte)
Titolo originale
Darkness
Produzione
USA - Spagna 2001
Regia
Jaume Balagueró
Interpreti
Anna Paquin, Lena Olin, Iain Glen, Giancarlo Giannini, Stephan Enquist.
Durata
102 Minuti

Chi è quel bambino che fugge nei campi, sporco di sangue?
Si allontana da una casa oscura, in cui altri bambini stanno… ammassati in corridoio, impauriti, di fronte ad un uomo che quel giorno seppellirà un segreto nell’ombra, per quarant’anni. Infatti quelle mura resteranno vuote per tutto questo tempo, sino a quando Mark (Iain Glen) non ci torna, trasferendosi dall’America insieme al resto della sua famiglia. Per dare loro il benvenuto, il nonno Albert (Giancarlo Giannini) organizza un barbecue con i vecchi amici.
Siamo in Spagna, giorni nostri. Nonostante le apparenze di una famiglia sorridente, solo Mark sembra felice in quel posto: sia Maria (Lena Olin) che la figlia Regina (Anna Paquin) hanno difficoltà ad inserirsi; per non parlare del piccolo Paul (Stephan Enquist), che si ritrova dei lividi addosso ogni volta che si spegne la luce in camera sua. Nessuno gli crede, quando dice che “il buio gli mangia le matite” e soltanto Regina sembra dar peso agli inquietanti disegni che fa: bambini sgozzati… gli stessi che si muovono nel buio e che nessuno (a parte Paul) vede.
Ad una sola settimana dall’eclissi di sole che oscurerà la terra, la situazione nella casa precipita quando Mark trova una stanza nascosta nel sottoscala. All’interno, in mezzo a polverose cianfrusaglie, ritrova un grammofono che suona da solo e la foto di tre vecchie che non hanno nulla di rassicurante. E l’uomo è di nuovo malato, può diventare aggressivo: prima che nascesse Paul, le due donne della famiglia hanno già visto di cosa è capace…
Lo spagnolo Jaume Balaguerò dirige una pellicola tesa dalla prima all’ultima scena, nella quale l’oscurità è protagonista alla pari degli attori. Già regista di altri horror densi di atmosfera come “Fragile – A Ghost Story” e “Cloverfield”, con “Darkness” mette in scena una storia che non ha grandi idee di trama, giocandosi quindi tutte le carte della suspance e dell’interpretazione perché funzioni. Montaggio e regia accurata trascinano lo spettatore nel pozzo in cui la casa sprofonda, tra impianti elettrici che non funzionano ed acqua sporca di sangue; esasperante, quasi, il passaggio di scena nei momenti in cui sale la tensione, che si accumula per tutto il film sino all’epilogo.
Giannini è strepitoso, in alcune scene, nonostante il suo ruolo marginale. Anna Paquin (la Rogue di X-Men) pervade l’ambiente di subliminale sensualità, risultando credibile nel suo ruolo nonostante la sceneggiatura favorisca troppo la tesi dello sceneggiatore. Bravo il piccolo Enquist, nel suo rassegnato ed impotente silenzio, ed Iain Glen, che ricorda Jack Nicholson in “Shining”. Lena Olin prova a rendersi credibile come madre distratta, ma certe “disattenzioni” sono davvero paradossali! Darkness è stato criticato per la pochezza di idee e per la trama scontata. Personalmente lo ritengo un buon film per ciò che dà, grazie al cast e ad un uso competente della macchina da presa, capace di sfruttare suggestioni visive che evocano la naturale paura del buio senza ricorrere allo splatter. La sceneggiatura ha quelle poche trovate giuste da renderla verosimile e non scotta. Film cupo, che non si redime neanche all’ultimo.

Asterix451

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Di Angie (del 22/04/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 838 volte)
Titolo originale
The Impossible
Produzione
USA - Spagna 2012
Regia
Juan Antonio Bayona
Interpreti
Naomi Watts, Ewan McGregor, Tom Holland [II], Geraldine Chaplin, Marta Etura.
Durata
114 Minuti

Una famiglia spagnola come tante, composta da Maria (interpretata da Naomi Watts), Henry (Ewan Mc Gregor) e i loro tre figli: Lucas, Thomas e Simon, stanno trascorrendo il Natale in Thailandia.
Una bellissima vacanza in questo paradiso tropicale: lui che gioca con i figli, lei a bordo piscina che legge un libro, quando all’improvviso uno spaventoso boato si leva al centro della terra, seguito da un gigantesco muro d’acqua nera che distrugge tutto ciò che incontra sulla sua strada. Maria impietrita per la paura, rimane a guardare questa enorme onda che punta diritta verso lei, facendole perdere contatto con la sua famiglia. Trascinata dai flutti, Maria, in mezzo ai detriti riesce a recuperare solo Lucas,(Tom Holland) il figlio maggiore e, gravemente ferita combatte fino all’estremo delle forze per ritrovare il resto della famiglia. Non è la prima volta che la tragedia dello tsunami viene raccontata sul grande schermo, infatti penso che tutti ricordiamo “Hereafter” di Clint Fastwood.
Con “The Impossible”(la cui preparazione è durata quasi due anni), il regista spagnolo Juan Antonio Boyona (autore di “The Orphanage nel 2007) racconta la storia vera di Maria Belon e la sua famiglia sopravvissuta al terribile tsunami che si abbattè sulla Thailandia il 26 dicembre 2004, provocando migliaia di vittime.
La sequenza iniziale di questo terribile disastro naturale è stata girata in modo veramente impressionante. Una giovane donna e madre che viene travolta dalla gigantesca onda, sbattuta da una parte all’altra, senza aver nessuna possibilità di appiglio per emergere dalla furia dell’acqua. L’odissea della madre che riesce a trovare il figlio maggiore, il lungo ed estenuante cercare del padre il resto della famiglia con i suoi piccolini. Una incredibile forza dettata dell’immenso amore e la tanta fede che li aiuta alla fine a ritrovarsi. Veramente un incredibile miracolo in mezzo a tanta morte!
Un cast a dir poco eccezionale vista la loro interpretazione, a partire dai tre bambini che sono stati magnifici, soprattutto Lucas, che in poche ore diventa un piccolo uomo già forte nell’affrontare con coraggio questo viaggio di sopravvivenza con la madre.
“The Impossible” e un film dove sono i loro sguardi che parlano e lasciano capire tutta la loro sofferenza patita, coinvolgendo lo spettatore emotivamente fino anche alla soglia della commozione. La pellicola è veramente sensazionale come ci mostra in maniera estremamente credibile e reale, la forza di volontà, la voglia di sopravvivere e la consapevolezza di come siamo minuscoli di fronte all’immenso potere della natura.
Una pellicola che merita assolutamente (a mio parere) la visione, anche per ammirare la bravura e il talento di Naomi Watts, che ha conquistato (dopo 21 Grammi) la sua seconda candidatura all’Oscar come attrice protagonista.

Angie

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Di Namor (del 18/04/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1197 volte)
Titolo originale
Bullet To the Head
Produzione
USA 2013
Regia
Walter Hill
Interpreti
Sylvester Stallone, Sung Kang, Sarah Shahi, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Christian Slater.
Durata
97 Minuti
Trailer

Dopo aver espletato il loro ultimo incarico, i due killer a pagamento Jimmi (Silvester Stallone) e Louis (Jon Seda) si recano in un bar per riscuotere il loro compenso. Al suo interno ad attenderli non c’è il mandatario dell’omicidio, bensì un loro collega, il quale ha avuto, si l’ordine di liquidarli, ma per sempre.
L’incaricato, è l’imponente Keegan (Jason Momoa) che dopo aver sopraffatto facilmente Louis al bancone del locale, si appresta a cogliere di sorpresa Jimmi per abbatterlo. Tutt’altro che sprovveduto, il veterano Jimmi tiene testa al suo assalitore mettendolo in fuga dopo una violenta colluttazione.
L’occasione per ritrovare l’assassino del suo amico ed il suo mandatario, gli viene offerta dal poliziotto Taylor Kwon (Sung Kang), appena giunto da Washington D.C. per catturare l’ex legionario Keegan, reo di aver ammazzato anche il suo, di partner. Jimmi se pur controvoglia accetta l’offerta, nonostante sia i metodi che gli intenti dei due provvisori alleati non siano i medesimi, ma la loro forzata alleanza metterà fine non solo alla vita dell’assassino dei loro colleghi, ma anche a quella del suo capo, il potente speculatore edilizio Morel (Adewale Akinnuoye-Agbaje).
Jimmi Bobo – Bullet To the Head” è tratto dalla graphic novel Du Plomb Dans La Tête, scritta da Matz e illustrata da Colin Wilson.
A dirigere, dopo l’imposizione categorica di Sly che aveva minacciato la produzione di non partecipare al film senza la sua presenza, è il mitico regista settantunenne Walter Hill, autori di grandi pellicole come “48 ore”, Driver l’imprendibile” ed uno dei miei film preferiti in assoluto… il fantastico cult “I Guerrieri della notte”.
L’intimazione di Stallone ai produttori si è rivelata più che azzeccata, la sapiente mano di Hill ha saputo elevare una pellicola dal budget contenuto, destinata a perdersi nei tanti titoli manchevoli, ad un film di buon livello.
La sceneggiatura di Alessandro Camon risulta gradevole, così come l’arrembante colonna sonora che ben riempie gli spazi vuoti durante la trama. Anche gli attori scelti da Hill non sono male, se togliamo Stallone che è la star, e Christian Slater in una buona mini parte di mezz’ora, il resto del cast é formato da un numero di interpreti che militano con discreto successo nelle varie serie televisive dall’importante seguito.
La pellicola ha una chiara e forte impronta degli action movie anni 80, Stallone con il suo volto emaciato ed il fisico ancora ben sviluppato è perfetto per il ruolo di Jimmi Bobo, anche perché Sly non è mai stato un attore dalle pregevoli doti recitative, le sue interpretazioni si sono sempre poggiate sulla sua fisicità, messa a disposizione per accurate sceneggiature che potessero esaltare questa predisposizione. Ad ogni modo, tanto di cappello, Stallone a 67 anni ci mette ancora la faccia mostrando il suo fisico senza problemi, cimentandosi in prima persona nelle scene di lotta (ben congeniate) presenti nel film.
Date tranquillamente fiducia a questo film, come abbiamo fatto io e Asterix451, vedrete che non ve ne pentirete.

Namor

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Di Miryam (del 15/04/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 855 volte)
Titolo originale
Jianyu Jianghu
Produzione
Cina 2010
Regia
Chao-Bin Su, John Woo
Interpreti
Michelle Yeoh, Woo-sung Jung, Barbie Hsu, Xueqi Wang, Shawn Yue.
Durata
120 Minuti

Siamo nella Cina del 428 d.C. , precisamente ai tempi della dinastia Ming. Questa è un’epoca di guerra di clan rivali dove Shi Yu ( Michelle Yeoh) è l’assassina numero uno di una temibile setta chiamata Pietra Nera.
Questa setta sta cercando i resti del principe indiano Bodhi, una reliquia molto contesa perché si dice capace di donare potere immenso e miracoloso a chi la possiede,ed è proprio durante una missione che Shi Yu trova l’ultimo pezzo e lo porta via con sé.
A questo punto però si rende conto che non può più andare avanti con questa vita fatta di omicidi e spargimenti di sangue, così decide di cambiare vita. La prima cosa che deve fare e quella di portare i resti del monaco buddista nella sua tomba e farli riposare in pace.
Conoscendo però bene i seguaci della Pietra Nera, decide di cambiare i suoi connotati con un intervento facciale in modo da sfuggire ai suoi inseguitori. Infatti giunta nella capitale, con un nome diverso, precisamente Zeng Jing, si dedica ad una vita semplice come venditrice di stoffe, inoltre sposa un uomo, Jiang Ah – Sheng (Jung Woo –Sung) tenendogli però nascosto il suo passato. Purtroppo la serenità sta per finire, in quanto viene scoperta la vera identità di Zeng Jing, non solo, nel mezzo dei vari duelli, viene fuori una sconcertante verità, infatti il marito le rivela un segreto, così inizia di nuovo una lotta perché nessuno dei due vuole rinunciare a quella preziosa reliquia per poter governare il mondo.
La congiura della Pietra Nera”, è una pellicola diretta da Su Chao-Pin con l’aiuto di John Woo, film che è stato presentato durante il 60° Festival del Cinema di Venezia ed è stato molto acclamato dalla critica.
In effetti devo dire che è stato a parer mio un ottimo film, non mancano certo le scene d’azione e anche di commozione, un susseguirsi di eventi che coinvolgono lo spettatore dall’inizio alla fine. Mi sono addentrata nella visione di questo film un po’ da scettica, del resto non conosco nulla della storia cinese e tantomeno di arti marziali, però mi sono dovuta ricredere, sono rimasta incantata per la trama interessante ma soprattutto per gli spettacolari combattimenti.
Quindi il mio giudizio finale sta proprio nel consigliarlo a tutti per trascorrere due ore con una forte carica di adrenalina!!

Miryam

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Di Namor (del 12/04/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 926 volte)
Titolo originale
Giornata nera per l'ariete
Produzione
1971 Italia
Regia
Luigi Bazzoni
Interpreti
Ira Fürstenberg, Edmund Purdom, Silvia Monti, Rossella Falk,Agostina Belli, Pamela Tiffin, Franco Nero, Wolfgang Preiss, Andrea Scotti, Guido Alberti, Renato Romano, Corrado Gaipa, Maurizio Bonuglia, Luciano Bartoli.
Durata
95 Minuti

Un nastro audio gira lentamente, mentre una voce modificata per non essere riconosciuta, annuncia l’imminente morte di cinque persone, che avverrà per opera di se stesso.
All’uscita di un locale notturno, il professore di inglese John Lubbock (Maurizio Bonuglia) viene selvaggiamente aggredito in un tunnel da una misteriosa figura, che prontamente viene messa in fuga da un sconosciuto accorso in suo difesa, questo, doveva essere il primo della lista del serial killer del guanto nero (unico indizio lasciato dopo i suoi omicidi). Dopo aver fallito il primo omicidio, il killer si rifà prontamente uccidendo l’invalida moglie del noto Dott. Binni (Renato Romano).
Ad indagare sugli omicidi non c’è solo la polizia, ma anche Andrea Bild (Franco Nero) un irremovibile giornalista di cronaca con il vizio dell’alcol, ma dotato di una acutezza investigatrice di notevole efficacia. Dopo esser stato sollevato dal suo incarico, per aver rivolto domande scomode a persone potenti vicino alle vittime, viene anch’esso sospettato degli omicidi dopo il ritrovamento del suo capo redattore morto. Ventiquattro ore, tante sono state concesse dall’ispettore, ad Andrea, per dichiararsi innocente e tante gli basteranno per impedire il quinto ed ultimo omicidio e scoprire l’autore dei delitti.
Tratto dal romanzo “The Fifth Cord” di David McDonald Devine, “Giornata nera per l’ariete” viene diretto e sceneggiato dal regista emiliano Luigi Bazzoni.
Nel cast tecnico figurano due nomi eccellenti entrambi premiati con gli Oscar, per quanto riguardano la musica: scritta dal grande compositore Ennio Morricone e la fotografia di un altro grande maestro come Vittorio Storaro.
Nel cast recitativo capeggiato da Franco Nero che primeggia come protagonista assoluto, vi sono comprese cinque bellezze di tutto rispetto come: Ira von Fürstenberg, Rossella Falck, Agostina Belli, Silvia Monti e Pamela Tiffin.
Una particolarità questa, che rende accattivante una pellicola che mostra dignitosamente tutti i suoi anni, certo l’originalità non è il suo forte, ma se la si guarda con gli occhi di una volta, qualcosa di buono lo si può notare anche a distanza di oltre quarant’anni!

Namor

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Di Angie (del 08/04/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 856 volte)
Titolo originale
Upside Down
Produzione
Canada 2013
Regia
Juan Diego Solanas
Interpreti
Jim Sturgess, Kirsten Dunst, Timothy Spall, Blu Mankuma, Nicholas Rose.
Durata
107 Minuti
Trailer

La storia si apre con la voce narrante di Adam(Jim Sturgess), il protagonista, che con flashback della sua infanzia, descrive il suo mondo reso unico dalla doppia gravità. Tale peculiarità è dovuta dall’esistenza di due “Mondi”, piccoli pianeti che vivono uno accanto all’altro. Due mondi che conducono le loro vite, che si guardano ognuno capovolto sulla testa dell’altro.
Il mondo di Sopra è un pianeta ricco e prospero, che vende al mondo di Sotto, più povero, la propria elettricità in cambio di petrolio. Passare da un mondo all’altro è severamente vietato e l’unico punto di contatto, ma non di transizione è la società “Trans World”, creata e controllata dal mondo di Sopra. Adam che vive nel mondo di Sotto, un giorno si avventura in cima alla montagna più alta a pochi passi dal confine del mondo di Sopra. Qui incontra una ragazzina di nome Eden(Kirsten Dunst), appartenente all’altro mondo e diventano buoni amici. Il loro errore sarà quello di innamorarsi rischiando di incrinare le leggi dell’universo.
Nonostante il divieto si incontrano periodicamente sulla solita cima, usando una corda per passare da un mondo all’altro. Finchè un giorno vengono scoperti e fuggendo Eden cade battendo la testa. Adam pensa che sia morta ma, molti anni dopo …. La rivede. Non mi dilungo nel racconto perché suppongo che abbiate già capito e immaginato il finale!
Immaginiamo sopra al nostro mondo un mondo capovolto: come è possibile!
Ecco come si presenta “Upside Down”, film diretto dal regista argentino Juan Solanas. La scenografia dei due mondi capovolti poteva essere anche originale: due pianeti con due forze di gravità opposte, rendeva interessante la visione, ma purtroppo non era questo il fulcro narrativo del film. Mi sono trovata di fronte a una favola fantascientifica romanzata. Una trama banale, una storia d’amore alla Romeo e Giulietta (qui a testa in giù) su cui si è basata quasi tutta la pellicola.
Quello che poteva essere un film d’azione e di tensione si è rivelato (a mio parere) un po’ pesante e monotono. La sua visione sarà sicuramente più apprezzata dal pubblico adolescenziale che ama il genere del romanzo-rosa dal sapore (possiamo dire) dello zucchero filato. . . due fidanzatini come sui banchi di scuola.
In conclusione per me è stata una pellicola mediocre, anche se mi piacciono le favole e gli intrecci amorosi ma, è la storia in sé che ho trovato poco interessante e coinvolgente con un finale affrettato e buttato lì, risolvendo il problema con una soluzione scontata e non soddisfacente.
Per chi ama il buon cinema non consiglio la sua visione ne rimarreste delusi (come la sottoscritta).. per i più curiosi aspettate l’uscita in DVD.

 Angie

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Di Andy (del 04/04/2013 @ 05:00:00, in musica, linkato 1148 volte)
Artista
Lucio Dalla
Titolo
 
Anno
 
Label
 

Come molti di voi sapranno, lo scorso 4 marzo la Rai ha organizzato e trasmesso un bellissimo live tribute al compiantissimo Lucio Dalla, scomparso l’anno scorso all’età di sessantanove anni, nel pieno di un tour che come al solito il cantautore bolognese aveva intrapreso con la solita energia e la sua ironica verve. Come ripeto, lo spettacolo, presentato dal grande amico Gianni Morandi, è stato molto bello grazie alle stupende canzoni di Lucio reinterpretate da Renato Zero, Fiorella Mannoia, Giuliano Sangiorgi, Samuele Bersani, Luca Carboni, lo stesso Morandi e tanti altri; ma non voglio parlare di questa trasmissione, che ho seguito con piacere, ma voglio invece rendere un mio personale tributo e ringraziamento al grandissimo Lucio attraverso il ricordo delle sue più belle canzoni, che sono veramente tante e che sono intrise di una magia particolare, di quelle che si ascoltano cento volte ed è sempre come fosse la prima, capaci di suscitare le stesse emozioni nel corso del tempo.
Ricordo di aver conosciuto la musica di Dalla con “Com’è profondo il mare”, una canzone sospesa in una melodia irreale e un po’ inquietante e un testo surreale, pieno di metafore e aperto a molte interpretazioni, ma che fondamentalmente parla di chi ha il potere e di chi lo subisce: il mare è il pensiero umano che i potenti, come dice alla fine la canzone, vogliono umiliare e bruciare; un pezzo attualissimo e stupendo. Nell’ellepì omonimo c’era, tra le altre, “Quale allegria”, un'altra perla di Lucio, tristissima ma di una poesia immensa, un’amarezza infinita, ma raccontata comunque con il suo spirito sarcastico. Nello stesso disco, vicino a una canzone così struggente, c’è “Disperato erotico stomp”, che non ha bisogno di commenti, “l’impresa eccezionale è essere normale”, fortissima!
E che dire di “Anna e Marco”, un testo e una musica a dir poco stupendi, un sogno d’amore metropolitano, vissuto da due ragazzi di periferia, in cui si è immedesimata almeno metà della generazione di adolescenti degli anni ottanta, compreso me, naturalmente; da ascoltare e riascoltare a vita. Il trentatrè giri è “ Lucio Dalla” e comprende anche “L’ultima luna”, altro capolavoro, una musica esagerata, avanti di vent’anni per l’epoca; qui ci vuole un doveroso ringraziamento agli Stadio, con Gaetano Currieri in primis, che hanno saputo dare l’apporto perfetto alla genialità di Lucio, con la loro indiscutibile bravura. Nello stesso album troviamo “L’anno che verrà”, una ballata straordinaria, dal significato semplice e profondo allo stesso tempo, un misto di speranza e rassegnazione, eccezionale.
Nel 1980 usciva l’album “Dalla” e diventava un'altra pietra miliare nella discografia del cantautore bolognese e in quella italiana. Qui siamo veramente nel mio, adoro questo disco che si apre con “Balla balla ballerino”, ma che pezzo è?! Fra testo e musica, una libidine e, tra l’altro, Lucio aveva anche una gran voce, che sapeva usare. E una canzone come “Futura”, l’amore tra due persone, con il desiderio di un figlio con cui affrontare il domani senza paura, rende l’idea del modo che aveva Dalla di vedere la vita, sempre molto “avanti. “Cara” è una stupenda canzone d’amore alla maniera di Lucio, sofferta e ironica allo stesso tempo, impossibile cantarla con la sua verve. L’interpretazione è la grande dote che contraddistingue questo immenso cantautore, che sempre in questo disco ha inserito una meraviglia come “La sera dei miracoli”, una dolce poesia in musica tra i vicoli di Roma, da ascoltare a occhi chiusi.
Queste sono le canzoni che per me rappresentano di più lo stile di Lucio Dalla, un piccolo grande uomo che purtroppo se n’è andato troppo presto, come a farci uno dei suoi scherzi, ma che rimane tra noi con queste perle immortali..Buon ascolto!

Andy

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Di slovo (del 03/04/2013 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1056 volte)
image by slovo
Anno dopo anno, in occasione dei festeggiamenti per l'anniversario della nascita di questo blog, ci siamo stupiti per la sua longevità e tenacità.
Oggi, dopo sette anni di presenza in rete, non ci resta che accettare soddisfatti questo risultato e ringraziare nuovamente scrittori e lettori.
: - D Buon compleanno Blogbuster ! : - D

Collettivo Blogbuster

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Di slovo (del 31/03/2013 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1187 volte)
image by slovo

La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua

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Di Namor (del 27/03/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 780 volte)
Titolo originale
The Master
Produzione
USA 2012
Regia
Paul Thomas Anderson
Interpreti
Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Laura Dern, Ambyr Childers.
Durata
137 Minuti
Trailer

La seconda guerra mondiale è finita, e per l’ex ufficiale di Marina Freddie Quell (Joaquin Phoenix), il ritorno alla vita da civile non è facile. La sua incapacità a riadattarsi alla routine quotidiana, è causata anche, dalla sua instabilità psichica, che lo porta ad adottare comportamenti dispotici verso chiunque lo contraddisca.
Dopo aver svolto diverse mansioni per tirare a campare, Freddi che al momento lavora in una piantagione, è in fuga da un gruppo di braccianti inferociti che lo vogliono linciare, per aver mandato in coma etilico uno di loro con distillati alcolici, che produce personalmente e beve in gran quantità.
Ubriaco e spaventato, egli trova rifugio clandestinamente su uno yacht addobbato a festa, dove si sta svolgendo un party privato. Al risveglio, ritrovandosi in mare aperto fa la conoscenza di Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman), padrone di casa e leader di una nascente setta fondata sulla capacità dell’uomo di dominare le proprie emozioni. Col passare dei giorni l’affiatamento tra i due diventa sempre più forte, al punto che Freddi seguirà quasi devotamente il suo Guru, in tutti i suoi numerosi spostamenti per reclutare nuovi adepti. Durante la ricerca, il Maestro da buon manipolatore, non perde occasione per analizzare con nuovi metodi di introspezione il suo fido ed effimero seguace che, da li a poco abbandonerà “La Causa”, per farvi successivamente ritorno e riabbandonarla definitivamente.
Acclamato e premiato con il Leone d’Argento e la Coppa Volpi per le miglior interpretazioni maschili a J.Phoenix, P.S.Hoffman alla 69° Festival di Venezia, “The Master” di Paul Thomas Anderson, è un film che cerca di setacciare la psiche umana senza alcuna risposta.
Questo è quello che si evince guardando i suoi lunghi e fastidiosi 137 minuti di pellicola.
Niente da dire sulla bravura dei due protagonisti Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman, ma la sceneggiatura è veramente una martellata sui gioielli di famiglia… cosa avranno avuto mai da acclamarsi alla Mostra di Venezia ancora non me ne capacito...
Evidentemente la fine della proiezione e con essa il suo supplizio!
Se dovete scontare una penitenza e guardare due bravi attori che recitano nel nulla, accomodatevi questo è il titolo che fa per voi, se così non fosse, giratene accortamente alla larga.

Namor

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