BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andy (del 05/10/2012 @ 05:00:00, in musica, linkato 1306 volte)
Artista
Bruce Springsteen
Titolo
Born in the U.S.A.
Anno
1984
Label
Columbia Records

Sapevo che prima o poi mi sarebbe piaciuto parlare di questo album che io reputo strepitoso per vari motivi. Qui parliamo del 1984, anno della mia naja, tra l’altro; ricordo proprio la title-track,con la sua poderosa energia, come parte della mia personalissima soundtrack di quel periodo. Il boss aveva al suo attivo un altro stupendo disco come Born to run, vendutissimo, e canzoni come la meravigliosa The river, ma con questo diede una sferzata di energia al suo rock pregno della propria amata e odiata America, con tutti i pregi e difetti che Bruce racconta nei suoi testi, rivolti contro il sistema politico degli U.S.A.
Complice della botta di energia, come tengo sempre a ribadire quando si parla di Springsteen, la favolosa E Street Band, una macchina musicale dalla potenza unica; veniamo al disco, che si apre proprio con la canzone che da titolo e senso all’intero lavoro, con quell’intro di tastiera e batteria veramente massiccio, a far partire la voce del boss che ai tempi era davvero dirompente, a sputare un testo che come molti di noi hanno capito dopo, non è affatto un’impennata di orgoglio verso il proprio paese, ma semmai un accusa contro il governo che aveva mandato tantissimi ragazzi a combattere una guerra inutile in Vietnam; comunque mentre lo sto riascoltando, mi rendo conto di quanto siano fantastici tutti i testi. Cover me è un rock blues tanto semplice quanto bello, un tiro esagerato e un assolo di chitarra di Little Steven devastante, a sostenere un testo che dice: proteggimi da tutto quello di sbagliato che c’è intorno; una canzone d’amore alla maniera del boss, energica e diretta. Bellissima Dancing in the dark, un’esortazione a non rimanere vittime del sistema, facendo scattare una scintilla da qualche parte e che provochi un contrasto con il governo che ti vuole tenere alla fame; se andrete a leggervi le traduzioni , vi assicuro che questo album già favoloso, acquisterà ancora più valore e lo ascolterete sotto un'altra luce.
I’m going down invece è un altro rockaccio che racconta di un tizio che accusa la propria donna di buttarlo giù anziché farlo stare bene e quindi in questo lp, accanto al solito mondo di uomini in difficoltà per il lavoro e la politica, si trova anche il lato sentimentale dell’uomo medio americano, in questo caso alle prese con un rapporto in crisi.
Ci si imbatte poi nella bellissima ballad I’m on fire; le fiamme della passione per la propria donna sono l’argomento della canzone, dotata di un’atmosfera unica.  Il marchio di fabbrica Springsteen è impresso su Darlington County, arricchita dal sax del grande e compianto Clarence Clemons, recentemente scomparso. Gran pezzo anche Bobby Jean; parla di un amicizia vera tra due ragazzi che sono cresciuti insieme e hanno condiviso mille situazioni e pensieri e quando Bobby lascia la città, Bruce non può che dedicargli una canzone che lo raggiunga in qualsiasi posto del mondo, a ricordargli quanto è stato importante e del vuoto che ha lasciato la sua partenza. Nei testi del boss sono ricorrenti le storie di notti insonni di corse in macchina, di serate annegate nella birra, dentro locali mal frequentati e pieni di personaggi sempre insoddisfatti, di eroi sballati di strada, di prostitute, ma anche di semplici operai alla ricerca del famoso sogno americano, la famigliola felice nella casetta con il praticello davanti, un sogno così difficile da realizzare che è facile cadere in depressione e magari combinare dei casini.
Ci sono anche Working on the Higway, Glory days, My hometown, per me una più bella dell’altra.. Avrete capito che mi piace molto Springsteen, proprio per il suo modo diretto e schietto di raccontare la sua America e in questo disco ce n’è veramente tanta; incredibile, oltretutto, quanto siano attuali le tematiche di questo disco, che ha la bellezza di ventotto anni(!). Il 23 settembre Springsteen ha compiuto sessantatrè anni, è appena stato in Italia facendo due concerti strepitosi a Milano eTrieste, con la sua solita carica esplosiva, prestandosi al pubblico alla sua solita maniera e con la sua mitica E street Band e quindi..Happy Birthday Boss, continua con la tua grinta..grande!.. Buon ascolto..

Andy

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Di Angie (del 01/10/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 883 volte)
Titolo originale
Tinker Tailor Soldier Spy
Produzione
Gran Bretagna, Francia, Germania 2011
Regia
Tomas Alfredson
Interpreti
Gary Oldman, Kathy Burke, Benedict Cumberbatch, David Dencik, Colin Firth.
Durata
127 Minuti

Siamo nei primi anni ’70, in piena guerra fredda, quando ancora non si riusciva neppure ad immaginare la caduta del muro di Berlino e le spie dell’Est e dell’Ovest cercavano l’una e l’altra di carpire le informazioni del nemico, piazzando delle “talpe” nei servizi segreti avversari. George Smiley (Gary Oldmon) è un ex agente del M16, Secret intelligence service inglese, dal nome in codice Circus. In seguito ad una disastrosa missione in Ungheria i vertici di Circus vengono inevitabilmente sostituiti, ma c’è il sospetto che i nuovi vertici siano compromessi dalla presenza di un agente doppiogiochista al loro interno, “una talpa”, al servizio dei sovietici. Sarà proprio Smiley, ormai in pensione, alle prese con una nuova vita fuori dai servizi segreti, ad essere richiamato e costretto a rientrare nuovamente nel torbido mondo dello spionaggio, per scoprire chi tra i suoi vecchi colleghi fa il doppiogioco. Un compito molto duro per quest’uomo dall’apparenza smunto, che nasconde nella timidezza una grande intuizione d’indagine. In questa difficile indagine egli dovrà dare la caccia ad una potentissima spia, che si restringe nella cerchia di quattro possibili sospetti, tutti agenti competenti e di successo. Per portare a termine la sua missione affidatagli, Smiley non solo si vedrà costretto a fare i conti con il suo doloroso passato, ma dovrà accettare anche la perdita di molte vite.
Il regista svedese Tomas Alfredson, autore di “Lasciami entrare”, questa volta si cimenta in un thriller tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carrè, edito nel 1974, considerato come uno dei maggiori capolavori della narrativa di spionaggio:“La Talpa”. Nonostante il film sia un po’ complesso per la sua trama così articolata e per l’argomento trattato, il regista è riuscito perfettamente (a mio parere) a descrivere l’ambiente grigio e tetro di una Londra invasa dai servizi segreti.
La talpa è una spy-story mentale (se così possiamo dire), un thriller che non ha le caratteristiche del genere: niente inseguimenti e niente sparatorie come solito è vedere nei film di spionaggio. E una pellicola basata gran parte sul dialogo, dove si richiede molta concentrazione nella sua visione per comprendere tutte le dinamiche, in quanto potrebbe subito risultare poco coinvolgente e interessante agli occhi dello spettatore. E una storia che procede come una lenta partita a scacchi, senza grandi tensioni, in cui avversari invisibili cercano di prevedere le mosse del tutti contro tutti. Ottimo il cast, in modo particolare Gary Oldman , nelle vesti di George Smiley, molto bravo nella sua interpretazione. Unica cosa negativa (secondo sempre la mia opinione personale) e che l’ho trovato molto lento, in quanto non sono abituata a vedere genere di film con scartoffie e valigette senza azione e suspance.
Comunque il regista Tomas Alfredson, malgrado questo mio piccolo appunto negativo, è riuscito ugualmente a creare un buon lavoro e a raggiungere il suo obbiettivo: attrarre l’attenzione del pubblico. Indubbiamente da vedere per chi ama i complessi intrighi dello spionaggio, sono certa che non rimarrà deluso.

Angie

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Di Namor (del 28/09/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 864 volte)
Titolo originale
The Bourne Legacy
Produzione
USA 2012
Regia
Tony Gilroy
Interpreti
Jeremy Renner, Rachel Weisz, Edward Norton, Stacy Keach, Oscar Isaac.
Durata
135 Minuti
Trailer

Dopo aver cercato di eliminare senza profitto l’agente segreto Jason Bourne, il quale minacciava di rendere pubblico un programma di addestramento dedito a creare abili e letali superspie denominato Treadstone, l’agenzia si appresta a chiudere un altro programma più avanzato, con la conseguente eliminazione dei suoi agenti operativi. Aron Cross (Jeremy Renner) é uno dei sei agenti da sopprimere che fanno parte di Outcome, il nuovo programma altamente evoluto grazie alle innovative tecnologie di un colosso farmaceutico. A capo dell’ operazione di smantellamento risulta essere il Colonnello Eric Byer (Edward Norton), che per non vanificare il frutto del suo lavoro, si vede costretto a cancellare il programma da lui fortemente voluto. Il superagente Cross, per non perire in quest’ impari battaglia contro i suoi stessi creatori, dovrà dare fondo a tutta la sua esperienza di spia infallibile, accumulata durante l’addestramento a favore del governo americano.
Terminata la trilogia su James Bourne, era difficile pensare ad un quarto capitolo che potesse ancora attirare una certa mole di pubblico nelle sale, interessate alle nuove peripezie dell’agente più braccato dalla CIA. Per far ciò, lo sceneggiatore dei primi tre capitoli Tony Gilroy, oltre a scrivere nuovamente la sceneggiatura, si cimenta anche dietro la macchina da presa, finora guidata con buoni risultati da Greengrass.
Ovviamente “The Bourne Legacy”, ha poco in comune con i precedenti titoli della saga, questo è l’inizio di una nuova avventura con caratteristiche più tecnologiche, rispetto alle precedenti peripezie molto più fisiche di Bourne. Gli aficionado della trilogia di Bourne, hanno storto il naso vedendo Jeremy Renner subentrare a Matt Damon, dopo il suo rifiuto alla continuazione degli altri probabili capitoli. A me, questa scelta di puntare sul biondo californiano di Modesto non dispiace, non dimentichiamoci che Renner é stato candidato due volte agli Oscar (The Town – The Hurt Locker), qualcosa vorrà pur dire.
Anche la sceneggiatura pur essendo meno fisica e adrenalinica rispetto alle altre, per ovvie ragioni di preparazione ai seguenti film, non è affatto male. Il prossimo capitolo sarà certamente il banco di prova per l’eventuale successo della seconda trilogia su Bourne, e non mancheranno certo i confronti con la prima della prolifica accoppiata Greengrass - Damon.

 Namor

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Di Miryam (del 24/09/2012 @ 05:00:00, in libri, linkato 1011 volte)
Titolo originale
 
Autore
Finden Susan
Editore
TEA
Prima edizione
2011

Qualche anno fa, nella cittadina inglese di Plymouth, successe un fatto molto curioso da finire sulle pagine di un giornale locale.
Si trattava della storia di un gatto che aveva la passione degli autobus, tanto da salire tutti i giorni e farsi un bel giretto per tutta la città, ricevendo inoltre, il che non guastava,le coccole e le attenzioni di tutti i passeggeri che ormai avevano fatto l’abitudine a lui. Ma facciamo qualche passo indietro.
Nel 2002, Susan Finden, che è anche l’autrice del libro, abitava con suo marito Chris a Plymouth, inutile dire che con loro viveva una colonia di gatti trovatelli. Un giorno decise di adottarne un altro, così si recò alla Protezione Animali che le affidò un bel gatto siberiano già di dodici anni al quale venne dato il nome di Casper, come il fantasmino dei cartoni animati in quanto aveva l’abitudine di nascondersi nei punti più assurdi e di sparire all’improvviso.
Susan ci mise circa tre anni per capire che il suo gatto era un “pendolare”, non solo, prendeva l’autobus della linea tre sempre alla stessa ora. Faceva educatamente la fila per salire e si sedeva al solito posto a meno che questo non fosse occupato.
Ben presto la dolcezza e la simpatia di Casper conquistarono il cuore di tutti i conducenti e i passeggeri a tal punto che come dicevo all’inizio, questa storia ha fatto il giro del mondo, addirittura su internet.
Purtroppo la vita di Casper è stata interrotta da un pazzo taxista che lo investì e non si fermò neppure, rimase pure impunito, anche perché in Gran Bretagna esiste una legge che il soccorso sussiste solo se si investe un cane, purtroppo si vede che la vita di un gatto non ha nessun rispetto. In questo triste modo finisce la storia di Casper, il gatto pendolare che anche se ha fatto scendere qualche lacrima, ha suscitato anche dell’ilarità lasciando certamente un vuoto nella nostra scrittrice Susan, che però non ha abbandonato la sua passione per questi nobili felini!
Nel leggere questo libro, è affiorato nella mia mente un triste ricordo di quando due anni fa la mia gatta è volata giù dal quarto piano, fortunatamente una delle sue “sette vite” l’ha salvata, ma credetemi, spero proprio di non dover rivivere quei momenti.
Questo è un libro che fa capire quanto amore può darti un animale, ed è per questo che lo consiglio a chi come me vuol bene a questi amici a quattro zampe!!

 Miryam

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Di Namor (del 21/09/2012 @ 05:00:00, in libri, linkato 923 volte)
Titolo originale
Pars vite et reviens tard
Autore
Fred Vargas
Editore
Einaudi 2004
Prima edizione
Francia 2001

Un banditore sta leggendo delle missive anonime su una piazza di Parigi, tra le diverse lettere. ve ne una inquietante che parla di malattia e morte. Nei giorni a seguire, le sinistre lettere si susseguono quotidianamente, mentre dall’altro capo della città sulle porte di molte abitazioni, compare il numero quattro con una strana sigla scritta in minuscoli caratteri con vernice nera. Inizialmente, i due strani eventi non vengono presi nella giusta considerazione dalle autorità competenti, fino a quando, viene ritrovato il corpo di un cadavere annerito e con diverse morsicature di pulci sul corpo. Gli omicidi si susseguono, così come i misteriosi annunci commissionati anonimamente al divulgatore nella pubblica piazza. Le indagini del caso vengono seguite dall’insolito commissario Adamsberg, il quale scoprirà che gli avvisi letti dal banditore e i numeri disegnati sulle porte delle case parigine, sono frutto della stessa persona, ovvero il serial killer delle vittime colorate di nero. L’aumentare della psicosi in città in merito agli inconsueti omicidi, va di pari passo con la difficilissima indagine su chi sia l’autore degli inspiegabili omicidi ed il motivo per cui annerisce i corpi delle vittime morse dalle pulci.
Scritto dalla regina del giallo francese Fred Vargas, “Parti in fretta e non tornare”, nonostante sia ambientato ai giorni nostri é un noir dai sapori medioevali, ove i delitti vengono effettuati con un particolare modus operandi . Un particolare sicuramente accattivante, che discosta il libro dai soliti canoni relativi agli omicidi. Peccato che con il proseguo della trama, tale prerogativa viene lentamente avvicendata dalla monotonia degli eventi, che risultano tediosi e senza mordente fino alla fine della storia.
Un titolo che di certo non consiglierò… visto che ce ne sono di migliori nel quale spendere tempo e denaro!

Namor

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Di Angie (del 17/09/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1101 volte)
Titolo originale
Mientras duermes
Produzione
Spagna 2011
Regia
Jaume Balagueró
Interpreti
Luis Tosar, Marta Etura, Petra Martínez, Carlos Lasarte, Alberto San Juan.
Durata
102 Minuti

Un’uomo si sveglia nel proprio letto, accanto alla sua donna. Si alza senza fare rumore e va al lavoro. Una scena comune, una routine quotidiana che molti avranno sicuramente vissuto. Solo che quest’uomo, non e nel suo appartamento, nel suo letto e, che quella donna che gli dorme a fianco non sia la sua ragazza. L’uomo in causa si chiama Cesar(Louis Tosar), ed occupa il posto come portiere in un palazzo di Barcellona. Profondamente infelice , Cesar passa le sue giornate a studiare gli inquilini, che lo ignorano, di cui conosce le loro vite nel dettaglio. Tra loro c’è una giovane donna, Clara (Marta Etura), che odia in modo particolare, perché troppo solare, ottimista e felicemente fidanzata. Ossessionato dal desiderio di infrangere la sua felicità , Cesar cercherà in tutti i modi di renderle la vita un inferno. Ogni sera penetra nel suo appartamento e, dopo essersi assicurato che la donna sia caduta in un profondo sonno con il cloroformio, mette in atto il più spietato dei piani.
Il finale sarà una sorpresa che non si dimentica tanto facilmente.
“ Bed Time” thriller diretto dallo spagnolo Janne Balaguerò, titolo originale “Mientras Duermes”(Mentre dormi) è un film più inquietante, che horror. E la storia di un uomo, incapace di essere felice da quando è venuto al mondo, ossessionato ed invidioso della felicità altrui. Lo scopo della sua vita è quello di togliere il sorriso dai volti delle persone e farle cadere nello stato di desolazione nel quale lui è costretto a vivere. Bed Time e una pellicola molto più profonda di quanto possa sembrare. Questa angoscia di un uomo per la felicità altrui riesce a turbare e ,anche se non c’è nulla di vero horror(eccetto una scena), si trascorre ugualmente oltre un ora e quaranta di tensione.
Buona la recitazione del cast, in modo particolare (a parer mio) il protagonista Louis Tosar (Cesar), già noto nel film “Cella 211”, qui e perfetto nel ruolo del maniaco sociopatico. La sua mimica facciale molto espressiva con i suoi sguardi torvi e sadici, sanno rendere la storia più veritiera coinvolgendo con la dovuta efficacia lo spettatore. Il regista Belaguerò (per quanto mi possa intendere) è riuscito a produrre un buon film, infatti ha attratto la mia attenzione nel vedere come questa persona così insospettabile sia in realtà un sadico stalker. Certo che sapere di avere tutte le notti una strana persona sotto il tuo letto, che aspetti solo che tu dorma profondamente per poter fare quello che vuole…… ti sconvolge un po. E un incubo!
Dopo aver visto questo film, guarderete con occhio diverso il vostro portiere, specialmente se è un tipo introverso!
Ritornando a Bed Time, ritengo che sia una pellicola interessante da vedere… gli spettatori impressionabili stiano tranquilli, nonostante la locandina inquieta, scene violente non ce ne sono.

Angie

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Di Namor (del 14/09/2012 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1400 volte)
Titolo originale
Femme Fatales
Produzione
USA 2011
Episodi / Durata
13 / 25/30 Minuti

13 donne, tanto attraenti quanto pericolose, sono le protagoniste dei 13 episodi che compongono la serie tv di produzione americana “Femme Fatales”. Ogni puntata é strutturata con storia e personaggi diversi, nella quale ognuna di queste bellissime donne dotate di fascino e astuzia, riesce ad avere la meglio sull’arrogante stoltezza del genere maschile.
Del cast non fanno parte attori di rilievo, non c’era motivo, considerato che la recitazione è affidata più ai fisici statuari delle protagoniste, che si cimentano in svariate performance ad alto tasso erotico soft, che ai dialoghi o interpretazioni degni di tale nome! Ad ogni modo la serie è piaciuta, tant’è vero che hanno realizzato una seconda stagione per chi predilige questo esclusivo abbinamento: sesso/ crimine, dote che contraddistingue questa particolare serie dalle altre.
Per quanto mi riguarda, questa particolare caratteristica, in alcuni episodi è anche piacevole da vedere, ma alla lunga stanca un po’, soprattutto in alcune puntate dotate di una trama senza alcuna originalità. Se togliamo il primo e gli ultimi due episodi che sono senza dubbio i più interessanti, direi che si tratta di una serie sufficientemente scarsa per evitarne la visione ed orizzontarsi su qualcosa di più meritevole…

Namor

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Di Miryam (del 10/09/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 894 volte)
Titolo originale
La peggior settimana della mia vita
Produzione
Italia 2011
Regia
Alessandro Genovesi
Interpreti
Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Monica Guerritore, Antonio Catania, Alessandro Siani.
Durata
92 Minuti

Paolo (Fabio De Luigi), è un uomo di quarant’anni, vive a Milano dove fa un lavoro che gli piace, ha un amico un po’ eccentrico, Ivano (Alessandro Siani) e una fidanzata di trent’anni Margherita (Cristiana Capotondi) che di professione fa il veterinario. Quest’ultima proviene da una famiglia borghese che vive in una sontuosa villa sul lago di Como. Manca solo una settimana per convolare a nozze, i due piccioncini credono che questi ultimi sette giorni da single, stiano per diventare un dolce preludio fino al fatidico sì. Ma non è così che andranno le cose: infatti il povero Paolo, sempre in imbarazzo davanti ai futuri suoceri, non ne combina una giusta, anzi per cercare di far qualcosa che possa in qualche modo arrecar piacere a questi, interpretati da Gisella Sofio e Antonio Catania, riesce sempre a trovarsi nei guai, guai che vengono per di più peggiorati per colpa sia di una sua ex che lo tormenta con avance sessuali, sia dal suo amico Ivano, il quale con le sue stravaganti uscite, non fa altro che aumentare la diffidenza dei suoi suoceri che, per giunta hanno sempre ostacolato e contrastato la scelta della loro figlia, decisa più che mai a sposare il suo Paolo.
“La peggior settimana della mia vita”, è la classica commedia con trama e finale scontato che naturalmente ha un lieto fine, ma in fondo risulta divertente e le risate non vengono a mancare. Dopo “Happy Family” di cui è stato sceneggiatore, Alessandro Genovese si candida qui come regista aiutato nella sceneggiatura dallo stesso De Luigi. Tutto sommato il film mi è piaciuto, una comicità scorrevole anche se molto banale soprattutto per tutti quegli strani incidenti quasi surreali, però bisogna dire che tutti gli attori scelti per interpretare le loro parti, sono stati azzeccati in pieno e hanno contribuito a scaturire delle sane risate. In fondo è un film per tutti, grandi e piccini perche non ci sono battute o frasi equivoche che cadono nel volgare, niente di aggressivo, solo scene tenere, carine e molto imbranate.

Miryam

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Di Namor (del 06/09/2012 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1318 volte)
Titolo originale
Alcatraz
Produzione
USA 2012
Episodi / Durata
13 / 45 Minuti

“Il 21 marzo 1963, a causa dei crescenti costi e del degrado delle sue strutture, Alcatraz chiuse i battenti e tutti i detenuti vennero trasferiti in altri istituti di pena. Questo secondo la versione ufficiale, non fu così in realtà.”
Questa promettente prefazione vocale, ci introduce alla visione dei 13 episodi di “Alcatraz”, serie Tv Statunitense creata da E.Sarnoff, S.Lilien , B.Wynbrandt e co-prodotta da J.J. Abrahams . Nel cast figurano Sam Neil, Sarah Jones, Parminder Kaur Nagra, Jorge Garcia (Hurley di Lost), ed il premio Oscar Robert Forster.
La trama si evolve nei continui flashback tra presente e passato, mostrandoci la vita carceraria dei pericolosi detenuti di Alcatraz, ora ritornati in libertà a distanza di quasi 50 anni, per ricommettere altri efferati crimini utilizzando sempre lo stesso modus operandi di allora. All’agente dell’F.B.I. Emerson Hauser (Sam Neil) è affidato il compito di fermare l’arrivo di questi brutali criminali a S.Francisco. A malavoglia Hauser, dovrà incaricare anche la detective Rebecca Madsen (Sarah Jones), la quale, durante un indagine, rinviene un’impronta appartenente ad un famoso criminale che però, risulta morto da oltre 50 anni nel carcere di Alcatraz. A questa stranezza si aggiunge anche il fatto che i detenuti arrestati per la seconda volta, nel frattempo, non sono invecchiati di un solo giorno, mantenendo la stessa età anagrafica, del periodo di detenzione, nonostante il tempo trascorso. (rimanendo giovani come lo erano nel periodo di detenzione) A fiancheggiare Rebecca, per risolvere l’intricato mistero, vi è anche il prezioso apporto del Dottor Diego Soto (Jorge Garcia), che conosce a menadito tutti i segreti dei detenuti di Alcatraz.
I requisiti per essere una buona serie TV di discreto successo c’erano tutti; la serie é composta da un cast di livello pregevole, la trama fantasy-fantascientifica é decisamente accattivante, ottimo anche lo spunto di adattarla sul penitenziario più famoso del mondo. Invece dopo un buon avvio in patria, gli ascolti son calati vertiginosamente, fino alla drastica decisione di annullare le seguenti stagioni. In pratica, è una serie ghigliottinata anzitempo, seguirla non ne vale la pena, considerato che il finale delle tredici puntate, offre il preludio per la stagione successiva, senza sciogliere l’enigma di quel che avvenne ad Alcatraz nel lontano 1963.
Tra le tante serie annullate per mancanza di ascolti, questa é sicuramente una di quelle che meritava un’altra chance.

Namor

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Di Angie (del 01/09/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 850 volte)
Titolo originale
The Darkest Hour
Produzione
USA 2011
Regia
Chris Gorak
Interpreti
Emile Hirsch, Olivia Thirlby, Max Minghella, Rachael Taylor, Joel Kinnaman.
Durata
89 Minuti

Sean (Emile Hirsch) e Ben (Max Minghella) , due giovani programmatori americani, atterrati a Mosca con la prospettiva di vendere un software di loro invenzione a dei magnati russi, scoprono con stupore che un collega svedese Skylor (Joel Kinnaman), si è appropriato dell’idea concludendo l’affare con i Russi prima di loro. Per consolarsi, i due giovani, decidono di passare la serata in uno dei locali più glamour della capitale, dove fanno amicizia con due giovani turiste americane Natalie (Olivia Thirlby) e Anne (Rachael Taylon). All’improvviso la città viene paralizzata da un gigantesco black out e dal cielo scendono dei strani fasci di luci che, una volta toccata la terra si fanno invisibili e iniziano a disintegrare cose e persone, seminando panico e distruzione in tutta la città.
L’ora Nera”, diretto da Chris Gorak e prodotto da Timur Bekmambetov, regista de”I Guardiani Della Notte”. Il film non è un titolo horror, come potrebbe far pensare il titolo, e una storia fantascientifica con una trama molto semplice, che narra di un gruppo di ragazzi che lotta per la sopravvivenza in Russia dopo un ‘ invasione aliena. Ecco di nuovo gli alieni! Pensiamo subito di vedere nuovamente quei enormi e spaventosi dischi volanti che atterrano nelle grandi metropoli statunitensi ed invece, niente di tutto ciò. Infatti novità della pellicola, e quella di essere ambientata per la prima volta in Russia, nella grande capitale Mosca. Seconda novità: non si tratta di alieni come esseri con enormi teste, come siamo abituati a vedere in tanti film, ma si presentano sotto forma di fasci di elettricità.
Non male questa idea originale del regista Gorak, anche se, mi aspettavo una visione più adrenalinica di quello che ho visto. Come già il titolo stesso preannuncia (L’Ora Nera), la gran parte del film si svolge di notte, nel momento in cui le onde elettromagnetiche sono visibili e rivelano lo spaventoso arrivo degli alieni. Il buio e l’oscurità dovevano essere sfruttate meglio di quello che è stato fatto, per creare una buona dose di tensione e suspanse che il film richiedeva. Invece non è l’oscurità che fa paura, ma è il contrario: è il giorno che fa spavento. Comunque tutto sommato non mi è dispiaciuta la visione di questo ennesimo film sugli alieni, anche se visti e rivisti da anni, riescono sempre a risvegliare in noi un po’ di stupore che non muore mai.
La trama, nonostante sia stata un po’ banale e con un finale che lascia del tutto intravedere un possibile sequel, questa pellicola riuscirà senza dubbio ad intrattenere quei spettatori appassionati del genere, rendendogli la sua visione sarà sicuramente piacevole.

 Angie

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Di slovo (del 01/08/2012 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1359 volte)
picture: john white| elaboration: slovo

La redazione di blogbuster augura a tutti Buone Vacanze

Ci rivediamo il 1° settembre con la ripresa delle recensioni

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Di Miryam (del 28/07/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1305 volte)
Titolo originale
Texas Killing Fields
Produzione
USA 2011
Regia
Ami Canaan Mann
Interpreti
Sam Worthington, Jeffrey Dean Morgan, Jessica Chastain, Chloe Moretz, Jason Clarke.
Durata
109 Minuti
Trailer

Siamo a Texas City dove Mike Souder (Sam Worthington) e Brian Heigh (Dean Morgan), due detective della squadra omicidi, sono alle prese con un serial killer alquanto feroce. Infatti ci troviamo davanti a vari delitti irrisolti, la maggior parte di questi riguardano l’uccisioni di giovani prostitute, violentate, seviziate e fatte a pezzi per poi essere gettate in campi paludosi soprannominati Texas Killing Fields.
Nonostante i delitti siano stati commessi fuori dalla loro giurisdizione, i due poliziotti decidono di non abbandonare il caso, spinti anche dal fatto che l’assassino ha cominciato a prendere di mira l’ex moglie di Mike, Pam (Jessica Chastain) e Anne (Chloe Moretz), una ragazzina del luogo con dei gravi problemi familiari alle spalle, verso la quale Brian nutre un grande affetto paterno. Neanche a dirlo, sarà proprio la improvvisa sparizione di Anne, a far si che i due agenti ingaggino una disperata lotta contro il tempo per salvarle la vita.
Le Paludi della Morte” titolo originale Texas Killing Fields, è stato presentato in concorso alla sessantottesima Mostra del Cinema a Venezia, basato su fatti realmente accaduti e mai risolti raccontati in un omonimo romanzo dall’ex agente della DEA, Donald T. Ferraroni che è anche lo sceneggiatore del film. La pellicola è stata diretta da Ami Canaan Mann, nonché figlia di Michael Mann (che figura tra i produttori).
E’ il secondo lungometraggio della giovane regista dopo “Morning” del 2001. Non sempre essere figlia d’arte porta dei benefici, infatti a mio giudizio il film ha una bella trama ma non riesce a coinvolgere lo spettatore. È piuttosto lento, cupo, per essere un thriller non si riescono a riscontrare momenti di tensione, nonostante alcuni risvolti sono macabri, e non dimentichiamo che si tratta di una storia vera!! In fatto di thriller sono un po’ esigente, amo le scene dove si salta dalla poltrona, dove ti senti la tensione salire… mi aspettavo qualcosa di più, sono rimasta molto delusa, soldi buttati, pazienza!!
Un consiglio per chi lo vuole vedere… risparmiate i soldi e aspettate che esca in dvd.

Miryam

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Di Asterix451 (del 23/07/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1068 volte)
Titolo originale
I Spit On Your Grave
Produzione
USA 2010
Regia
Stephen Monroe
Interpreti
Con Sarah Butler – Chad Lindberg - Jeff Brenson – Rodney Eastman – Daniel Franzese – Tracey Walter.
Durata
108 Minuti

Jennifer Hills (Sarah Butler) è una giovane ed attraente scrittrice che affitta uno chalet nel bosco di una desolata cittadina, dove trovare la tranquillità per terminare il romanzo che sta scrivendo. Dopo essere passata dall’anziano Earl (Tracy Walter) per ritirare la chiave della casa, si ferma ad una stazione di servizio per fare rifornimento e chiedere indicazioni sulla strada.
Qui, attira l’attenzione dei ragazzi che lavorano al distributore. Il titolare, Matthew (Chad Linberg), tenta un maldestro approccio guadagnandoci solo una brutta figura. Jennifer minimizza, cerca di metterlo a suo agio e di andarsene al più presto. Purtroppo per lei, questo precedente sarà il pretesto per fare irruzione a casa sua, pochi giorni dopo, alla ricerca di un riscatto “virile” che ha più dell’animalesco, in una violenza di gruppo che condurrà a tragiche conseguenze… una volta finito tutto, agli “uomini” sembra di poter tornare alla vita di sempre dimenticando tutto. Non fosse che, intorno a loro, iniziano a manifestarsi fatti inquietanti…
I Spit On Your Grave”, diretto da Steven Monroe con uno stomaco da medico legale ed una certa perizia artistica, è il remake di “Non Violentate Jennifer” del ‘78, allora interpretato da Camille Keaton e vietato ai 18. Con questo film ho scoperto il filone di “stupro e vendetta”, dove la vittima dell’abuso riprende i colpevoli uno per uno, infliggendo loro sevizie e morte.
Onestamente, sono rimasto perplesso dalla visione senza essere una suora novizia… se dovessi consigliarlo, non so a chi potrebbe piacere. Ho letto che la pellicola è stata fortemente sostenuta dalle femministe, in USA, tanto da convincere la giovane Sarah Butler ad accettare il copione, dopo una iniziale (e ragionevole) riluttanza. A mio parere, il pensiero femminista è identico al maschilismo che vorrebbe contrastare, all’opposto; di conseguenza, non trovo nella pellicola una “sana” denuncia di certi comportamenti aberrati (a prescindere dalle mie personali idee in merito). Inoltre, mi domando come possa influire un’interpretazione del genere sulla carriera di una giovane attrice, partita con un film della Disney ed una serie tv; la filmografia di Camille Keaton dimostra che non sia mai riuscita a discostarsi da certi ruoli, anche se la Butler dà prova di talento e professionalità, oltre alla sua bellezza quasi eterea.
Tutto è fatto molto bene, sin troppo. Efficaci le riprese, con un’attenzione alle sfumature di certi dettagli nel rapporto tra i protagonisti, oltre alla cura con cui viene pianificata la vendetta contro gli stupratori. Però, perché?
Non è un film pornografico, perché non ha nulla di erotico né per gli uomini, né per le donne. Non ha un messaggio sociale ragionevole. Ha una trama semplicissima e prevedibile, nonostante la fantasia con cui Jennifer massacra i suoi violentatori uno per uno, con la pena del contrappasso. La parola “gradimento” non si accosta a questo film. Con uno stomaco abbastanza allenato si può arrivare in fondo. C’è parecchio nudo e perversione animale, ed effetti splatter… il titolo, tradotto, è “Sputo sulla tua tomba”.
Insomma, vedete voi.

Asterix451

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Di Angie (del 20/07/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1472 volte)
Titolo originale
Man on a Ledge
Produzione
USA 2012
Regia
Asger Leth
Interpreti
Sam Worthington, Elizabeth Banks, Mandy Gonzalez, William Sadler, Barbara Marineau.
Durata
102 Minuti

Nick Cassidy interpretato dall’attore Sam Worthington, famoso per “Avatar” e “Scontro Tra Titani”, qui veste i panni di un ex poliziotto, un uomo disperato disposto a tutto pur di dimostrare la propria innocenza. Finito in prigione e condannato a 25 anni, perché accusato di aver rubato un prezioso diamante, appartenente a un potente e avido uomo d’affari David Enghander (Ed Harris). Nick approfitta della licenza concessagli in occasione del funerale di suo padre per evadere. Sotto falsa identità nel grande albergo a Roosevelt Hotel di New York, prende una stanza al 21 esimo piano e dopo aver ordinato la colazione, esce sul cornicione minacciando di gettarsi giù, attirando così l’attenzione dell’intera città. Cassidy fa una richiesta ben precisa ai poliziotti: vuole che a parlare con lui sia la psicologa detective della polizia, Lydia Spencer (Elisabeth Banks), nota all’intera nazione per aver tentato senza successo, di evitare un tentativo di suicidio avvenuto qualche tempo prima. La donna accorsa sul posto, dovrà cercare di capire se Nick vuole davvero suicidarsi o ha un altro intento! Alla fine la Spencer si rende conto che forse dietro a tutto ciò, Cassidy nasconda un altro obbiettivo. Sarà così complice involontaria dei sotterfugi dell’uomo, il quale, con l’aiuto del fratello Joey ( Jannie Bell) insieme alla fidanzata Angie ( Genesis Rodriguez), riuscirà a smascherare il vero colpevole.
La pellicola diretta da Asger Leth (figlio del celebre regista danese Jorgen), dopo aver realizzato numerosi documentari, con “40 Carati”, titolo originale “Man On a Ledge” è al debutto del suo primo lungometraggio, imperniato su una storia semplice, ma intrigante, dove il tutto ruota intorno ad un favoloso diamante da 40 carati. Il film, nonostante buona parte si svolga su un cornicione di un grattacielo, è ricco d’azione e non annoia, riesce a regalare allo spettatore alcuni momenti di buona suspance, seguendo con trepidazione le sorti del protagonista. Per quanto concerne la mia opinione Asger Leth è riuscito comunque a realizzare un buon film, anche se non è stato considerato un grande capolavoro. L’inizio della visione ha catturato molto la mia attenzione: il mistero del perché quell’uomo si trovi sul cornicione ad una altezza così smisurata, di uno dei più celebri palazzi di New York, mi incuriosiva oltremodo. Così come la sua futura sorte, si getterà nel vuoto? O vincerà questa lotta per la sua libertà?
Buono il cast, dove gli attori si sono perfettamente calati nei propri ruoli. Un bravo, soprattutto a Sam Worthington, nonostante soffra di vertigini è riuscito a vincere le sue paure dell’altezza, recitando per buona parte su un cornicione! In conclusione la pellicola per quanto mi riguarda è godibile da visionare, soprattutto in una serata ove non si hanno tante pretese.
Angie

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Di Darth (del 16/07/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2357 volte)
Titolo originale
Maverick
Produzione
Usa, 1994
Regia
Richard Donner
Interpreti
Jodie Foster, Mel Gibson, James Garner, Graham Greene
Durata
129 minuti

Impertinente e scaltro, amante del rischio e delle belle donne, Ben Maverick, interpretato nel film di Richard Donner da Mel Gibson, è un tipico personaggio del mondo western, conoscitore dei più noti giochi di poker, che tenta di sfruttare questa sua capacità per arricchirsi e giostrarsi all’interno di una vita rocambolesca. È il famoso torneo di St. Louis, e soprattutto il suo corposo montepremi di 500.000 dollari, a spingere Maverick a intraprendere l’avventuroso viaggio che attraversa l’intero film e che vede il protagonista alla caccia dei suoi debitori. Obiettivo?! Recuperare i 25.000 $ che necessitano per l’iscrizione.
Durante il tragitto si aggiungono numerosi personaggi per un tutti contro tutti, in cui Maverick con mosse non sempre lecite fara` di tutto per avere la meglio sugli altri. In particolare su Angel detto lo “Spagnolo”, interpretato da Alfred Molina, avversario storico del protagonista e come lui espertissimo di poker, oltre che sullo sceriffo Zane Cooper, interpretato da James Garner.
Del gruppo di protagonisti fa parte anche una giovane Jodie Foster, nel film Annabelle Bransford, ammaliante giocatrice di poker, che distrae con il suo fare seducente. Strategia vincente che le permettera` di conquistare le attenzioni di Maverick durante il torneo. In realtà poi la fine del torneo non costituituira` che l`inizio del film a cui seguiranno una serie di inseguimenti, furti, equivoci, in cui tutti i personaggi saranno coinvolti per aggiudicarsi una parte del bottino.
La pellicola, divertente e appassionante, riporta al cinema la coppia Richard Donner-Mel Gibson, che aveva già collaborato per la realizzazione dei primi capitoli di “Arma letale”. Proprio un tributo a questa collaborazione è la presenza nel cast di Danny Glover, partner di Gibson nel poliziesco dei primi anni Novanta. Significativa, infine, la presenza di James Garner, interprete di Ben Maverick nell’omonima serie prodotta da Warner Bross tra il 1957 e il 1962. Serie alla quale il film è liberamente ispirato.
Con la fotografia di un grande come Vilmos Zsigmond, premio oscar con "Incontri ravvicinati del terzo tipo" (1979), e gli arrangiamenti di un grande cantautore come Randy Newman, (plurinominato e due volte vincitore all`Oscar per la migliore canzone originale), Maverick si presenta come un vero e proprio gioiello tra i film degli ultimi vent`anni. Anni in cui il gioco del poker continua ad affascinare gli appassionati del cinema, presentandoci sempre piu` pellicole girate intorno al tavolo verde. Ultima in arrivo Runner Runner con Ben Affleck e Justin Timberlake.

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