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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 12/07/2012 @ 05:00:00, in libri, linkato 1534 volte)
Titolo originale
Paolo Rossi - 1982 Il mio mitico mondiale
Autore
Paolo Rossi
Editore
Kowalski
Prima edizione
2012

Sono passati 30 anni da quel famoso ed indimenticabile Mundial spagnolo del 1982, ove l’Italia vinse con grande merito il suo terzo mondiale di calcio, sotto la guida tecnica del grande “Vecio” Enzo Bearzot. Grazie alla sua sapiente gestione ed al valore tecnico degli azzurri, ho potuto assistere e godere di un trionfo calcistico che rimarrà per sempre ineguagliabile.
Tale gioia è stata addirittura superiore a quella provata nel 1986, quando la mia squadra: il Napoli, vinse il suo primo scudetto con l’apporto del grande Maradona!
Il Mondiale vinto nel 2006 da Commissario Tecnico Lippi è stato un bel momento, ma sicuramente non paragonabile a quello del 1982.
“Rossi, Tardelli e Altobelli”, furono i micidiali stoccatori che trafissero e matarono la Germania in finale, a loro era dedicato anche uno dei tanti cori che, s’innalzarono al cielo dopo il fischio finale dell’arbitro brasiliano Arnaldo César Coelho. Paolo Rossi con un inizio non promettente, oltre al titolo di Re del gol con 6 reti, vinse anche il premio come miglior giocatore della manifestazione. Tutto questo per un calciatore è stupefacente, figurarsi per uno giocatore come lui che arrivava da un lungo periodo di inattività, dovuto alla squalifica dello scandalo per il calcio scommesse. Una soddisfazione questa, che ripaga in parte l’ingiustizia subita dal mitico Pablito.
Per l’anniversario dei 30 anni di quella leggendaria e memorabile impresa, Paolo Rossi ha scritto un libro formato da 252 pagine, intitolato “Paolo Rossi - 1982 il mio mitico mondiale”.
Appena saputa la data di uscita del volume, mi sono precipitato in libreria per acquisirne una copia… non poteva essere altrimenti,visto che tutto quello che riguarda il Mundial di Spagna, su di me ha un forte ascendente.
Nel libro, Paolo Rossi ci racconta le cause della sua squalifica, e gli strascichi che ne seguirono, per poi raccontarci con vari aneddoti l’avventura del Mondiale spagnolo. Da parte mia la lettura è stata abbastanza veloce, la mia curiosità per sapere come andarono gli eventi da uno dei diretti interessati, ha fatto sicuramente da traino nel finire il volume in tempi celeri.
Sostanzialmente il libro non è male, per chi ha vissuto quell’evento, cimentarsi nella sua lettura sarà sicuramente un bel rewind. Tecnicamente io avrei inserito qualche aneddoto in più, al posto dei tanti articoli di giornali pubblicati a suo tempo e le lettere dei tanti fans. Tali pagine alla lunga, rendono l’opera lievemente stucchevole.

Namor

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Di Andy (del 09/07/2012 @ 05:00:00, in musica, linkato 1518 volte)
Artista
Supertramp
Titolo
Breakfast in America
Anno
1979
Label
A&M Records

Tanto per rimanere in tema fine anni settanta, in questi giorni sto riascoltando un altro disco che fu una pietra miliare per quegli anni e anche per quelli a venire. Forse molti di voi ricorderanno Breakfast in America, dei grandi e inglesissimi Supertramp. Rick Davies e Roger Hodgson fondano il gruppo, rimaneggiando poi la formazione varie volte nel corso degli anni, ma indubbiamente il nucleo originario, composto dai due, e da Doug Thomson al basso, da Bob Siebemberg alla batteria e da John Halliwell al sax, fu quello più riuscito. Rick e Roger compongono e cantano tutte le canzoni e si dimostrano anche due ottimi strumentisti, in quanto Davies è un grande tastierista e pianista, e Hodgson è un bravissimo polistrumentista, in grado di passare dal piano alla chitarra senza problemi.
Molto azzeccato l’assoldamento nella band di Halliwell, super sassofonista e ironico front-man, di grande presenza sul palco. Brevemente la cronostoria: tre bei dischi, Crime of the century, Chrisis?What Crisis? e Even of the Quiest, da cui numerosi singoli di buona presa sul pubblico, tra cui Dreamer, Give a little bit, School; però qualcosa non li fa ancora decollare verso il successo che inseguono con tenacia. Ma nel 1979 ecco la svolta, una sterzata verso un genere più pop e meno progressive, molto meno semplice di quanto possa sembrare. L’idea generale del disco, registrato negli States, traspare fin dalla copertina che immortala la classica camerierona prosperosa, tipica dei fast food americani.
Ed infatti la prima canzone è Gone Holliwood, storia di un attore alle prime esperienze che, si trova da solo in stanze di hotel in cerca di risposte, alla ricerca del grande successo che arriverà , ma che non servirà a farlo smettere di farsi domande sulla propria esistenza. L’inizio è affidato ad un crescendo di pianoforte, ma l’attacco di basso, chitarra e batteria è poderoso, sotto il coro in falsetto che fa botta e risposta con la potente e roca voce di Rick, che si è sempre contrapposta a quella di Roger che è invece cristallina e dotata di un enorme estensione. Un pezzo pieno di cambi di tempo, parti strumentali esagerate e un latente richiamo ai Bee Gees, che stavano imperversando nelle hit parade dell’epoca, un brano stupendo. The Logical Song, insomma, penso che pochi non la conoscano. Qui sale in cattedra Hodgson con il suo modo martellato e unico di suonare il piano e la sua acuta e fantastica voce, a parlare di un uomo semplice che si accorge di essere forse troppo semplice per affrontare un mondo difficile e spietato: il riff iniziale di piano e basso è stra-famoso, le parti strumentali sono perfette e su tutte spicca un grande solo di sax di Halliwell. Ma questo album è tutto bello, perché la terza traccia è Goodbye Stranger, un brithish pop-blues cantato dalla potente voce di Rick nella strofa, mentre il celebre rit è in falsetto molto Bee Gees. Anche qui è tutto perfetto e il testo è la storia di un uomo sempre in bilico tra mille perché e che sceglie di andare via dalle sue origini dicendo appunto arrivederci alle persone care; grande il solo di chitarra di Hodgson nel finale, dotato di una progressione armonica notevole. La title-track la troviamo al quarto posto e qui si parla del grande viaggio nella “favolosa” America, sempre alla ricerca di chissà quale mondo perfetto; la marcetta bandistica penso sia impressa nella mente di molti di noi, che eravamo ragazzi ai tempi. La seconda facciata del disco si apriva con Take the Long Way Home, che è la mia preferita, con quell’incedere unico dato dal piano di Roger e quell’armonica che sa proprio di viaggio, su una strada lunga e lontana per tornare a casa, e il ritornello che si scioglie in una melodia dolcissima ; anche qui un super solo di Halliwell, che è un grande sassofonista, davvero. Altre canzoni bellissime compaiono su questo album, io ho scelto queste che sono le più famose, ma come ho già detto il livello di questo disco è altissimo, sicuramente più pop rispetto a quello che i Supertramp facevano prima, ma con un linguaggio più comprensibile e orecchiabile, che li ha definitivamente consacrati al meritato successo.
Peccato che dopo Breakfast in America, questi favolosi musicisti insieme abbiano registrato solo Live in Paris, un altro album, dal vivo appunto, imperdibile e nell’82 Famous Last Words, ultimo disco di inediti che conteneva It’s Raining Again. La rottura tra Davies e Hodgson pare sia davvero insanabile, perché sono anni che si parla di una reunion, ma non se ne fa niente..peccato. Vuol dire che continueremo a ri-piazzarci questo disco bellissimo, sicuramente senza fatica, perché certe canzoni, quando sono così belle, sono senza tempo veramente..Buon ascolto!

Andy

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Di Angie (del 06/07/2012 @ 05:00:00, in teatro, linkato 1798 volte)
Titolo originale
Flumena Marturano
Produzione
1962
Regia
Eduardo de Filippo
Interpreti
Edurado de Filippo, Regina Bianchi, Enzo Petito, Nina De Padova, Gennarino Palumbo, Carlo Lima, Antonio Casagrande.
Durata
 

Chi non ricorda il grande commediografo e regista teatrale italiano del ‘900 Eduardo De Filippo? Ero bambina, quando assieme ai miei genitori, guardavo le sue commedie e ogni volta riusciva a far provare al pubblico ( qui si vede la sua maestria), le stesse emozioni che lui provava in ogni sua meravigliosa interpretazione.
Ho voluto rivedere uno dei suoi grandi capolavori più conosciuti e più apprezzati dal pubblico e dalla critica: “ Filumena Maturano”.
Commedia in tre atti , caratterizzati tutti e tre dal grande monologo di Filumena ( interpretata da Titina sorella di Eduardo), che racconta la sua infanzia. Una donna dal passato tormentato: era una ragazza, quando si è dovuta trovare a fare il mestiere più antico del mondo per campare e non essere di peso alla sua famiglia. Madre di tre figli, riesce a farsi sposare con un stratagemma dall’uomo con cui convive, Domenico Soriano detto Dummi (Eduardo De Filippo), così che possa dare ai suoi figli, di cui ha sempre taciuto l’esistenza, una famiglia e un nome. Lei, Filumena e una mamma che si getterebbe nelle fiamme per i figli. Lei, da sempre una donna coraggiosa, che mette da parte il suo orgoglio, controllandoli a distanza, riuscendo a crescerli mandandoli sia a scuola che all’università. La tenace Filumena confessa a Domenico che uno dei tre ragazzi è suo figlio e, nonostante le insistenze dell’uomo per conoscere chi di loro lo fosse, la meravigliosa Filumena non rivelerà mai, quale dei tre figli è suo per non danneggiare gli altri. Da qui la celeberrima frase:” 'E figlie so' figlie e so' tutt'eguale!”
Alla fine Domenico cede alle ragioni di Filumena e decide di essere il padre di tutti e tre i ragazzi. Commovente il finale di questa donna che non ha mai versato una lacrima, per poi si sciogliersi in lacrime alla presenza di quell’uomo ora comprensivo, esclamando in tono quasi liberatorio : “Sto chiagnenno… Quant’è bello a chiagnere!”.
Quest’opera ( come qualcuno afferma,) Eduardo la scrisse in pochi giorni, prendendo spunto da una notizia di cronaca apparsa su un giornale. Esaudisce così anche il suo desiderio di scrivere qualcosa di realistico, che portasse dramma e passione sul palcoscenico. Eduardo ci riuscì ed ebbe un enorme successo. Infatti, si racconta, che per ben 33 volte il sipario si aprì e si chiuse sotto un interminabile scrosciare di applausi.
E una commedia capibile anche da chi non è propriamente napoletano e non capisce il dialetto, per cui ne consiglierei la visione a tutti, e sono convinta che la sua visione vi porterà alla ricerca di altre sue meravigliose opere e, perché no… anche da collezionare .

Angie

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Di Miryam (del 02/07/2012 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1502 volte)
Titolo originale
Misfits
Produzione
Regno Unito 2009
Episodi / Durata
6 / 45 Minuti

Cinque teenager, Nathan, Simon, Kelly, Curtis e Alisha, sono stati condannati per piccoli reati e per scontarli, vengono costretti a svolgere lavori socialmente utili presso un Community Center.
Durante il primo giorno di lavoro vengono investiti da uno strano temporale che dona loro dei super poteri. Anche Tony, l’assistente che ha il compito di sorvegliare i ragazzi, viene colpito, purtroppo però questi strani poteri lo trasformano in un individuo aggressivo e violento, così i cinque “amici” per non soccombere durante un suo violento attacco, si vedono costretti ad ucciderlo.
Nel frattempo, in svariate circostanze, i ragazzi si rendono conto di possedere dei poteri: Kelly (Lauren Socha) diventa telepatica, Curtis (Nathan Stewaet-Jarrett) può mandare indietro il tempo, Alisha (Antonia Thomas) scatena interesse sessuale con il solo contatto, Simon (Iwan Rheon) può diventare invisibile mentre Nathan (Robert Sheehan), il più esaltato del gruppo, non riesce a capire il suo potere fino all’ultimo degli episodi che, non sto a dire per non togliere al pubblico la sorpresa. Pian piano i ragazzi cominciano a convivere con quei particolari poteri, scoprendo che però non sono stati gli unici a subire queste insolite trasformazioni, anzi devono anche fare attenzione ad una ragazza che, ha ricevuto la capacità di controllare le menti e anche alla nuova assistente sociale Sally, la fidanzata di Tony, che vuole vederci chiaro sull’improvvisa sparizione di questi, tant’è vero che comincia ad avere dei sospetti su questi teppistelli.
Misfits”, diretta da Tom Green e Tom Harpeb, è una serie televisiva del 2009 di produzione inglese ideata da Howard Overmann per il Network E4, si è subito imposta ai BAFTA, gli Oscar inglesi della tv, vincendo il premio come miglior serie drammatica. La serie è stata abbastanza criticata per i suoi contenuti un po’ all’estremo, in effetti è molto trasgressiva, vengono messi in risalto vari problemi dell’adolescenza legati alla droga, all’alcool, al sesso e all’arroganza, soprattutto non c’è voglia da parte dei ragazzi di cercare di condurre una vita diversa da quella che fanno, anzi sono contenti del loro comportamento che certo non è un buon esempio da seguire!!
Nonostante tutto ciò, la serie ha ottenuto un certo successo infatti sono state prodotte altre due serie, questa non mi è dispiaciuta, non è detto che non guarderò anche le prossime, la curiosità di vedere come procede il super potere di Nathan…mi desta non poco interesse!!

Miryam

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Di Angie (del 28/06/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1020 volte)
Titolo originale
My Week with Marilyn
Produzione
Gran Bretagna - USA 2011
Regia
Simon Curtis
Interpreti
Michelle Williams, Eddie Redmayne, Julia Ormond, Kenneth Branagh, Pip Torrens.
Durata
99 Minuti
Trailer

Il Festival Di Cannes, in occasione del suo 65 esimo anniversario, omaggia Marilyn Monroe a 50 anni della sua scomparsa, dedicandole il manifesto di Kermesse, in concomitanza anche al suo compleanno, il primo giugno ’12 la Monroe avrebbe compiuto 86 anni. esce nelle sale italiane il film Marilyn di Simon Curtis , Raccontare un mito come Marilyn è sempre stato difficile, il regista Simon Curtis ci prova con “Marilyn”, pellicola dedicata all’icona femminile degli anni cinquanta interpretato dalla bravissima Michelle Williams, ruolo che le è valsa la candidatura al premio Oscar come miglior attrice.
Il film racconta le vicende della diva al culmine della sua carriera nel 1956, durante le riprese della commedia “Il principe e la ballerina” girata e anche interpretato da Laurence Olivier. La pellicola non è una biografia dell’attrice, ma la narrazione di un preciso momento nell’arco di una vita breve ma intensa, ricca di successi e tormenti. Perché questa è stata Marilyn Monroe, una donna sensuale ed affascinante, ma anche una donna molto fragile.
Siamo nell’estate 1956, quando la star americana Marilyn Monroe con il marito Arthur Miller, famoso drammaturgo, era andata in Inghilterra per girare “Il principe e la ballerina”, film che doveva interpretare al fianco di Laurence Olivier. Quella stessa estate Colin Clark, un giovane di 23 anni, appena laureato, che aspirava a diventare un regista, si trova per la prima volta nella sua vita su un set cinematografico. Era il suo sogno e lo fu ancor di più quando a Clark, gli fu incaricato di tener d’occhio la grande diva e di evitarle le eccessive pressioni dal lavoro con Laurence Olivier ma, soprattutto le attenzioni insidiose di tutti coloro che gli giravano intorno per interesse.
Colin, che era diventato in quel periodo, amico e confidente della diva, divenne in seguito uno scrittore. Dopo alcuni anni racconta la sua esperienza in un libro-diario dal titolo “The Prince, The Showgirl And me”, di quei sei mesi di riprese sul set. Una storia però mancante di una settimana dove, Colin solo in un secondo libro racconta la vera storia di quei sette magnifici giorni trascorsi da solo con la più grande star del mondo: Marilyn Monroe.
Quel breve ma intenso legame che la star stabilì con un ragazzo, in grado di capirla meglio di qualunque altro. Marilyn Monroe, con un’infanzia già travagliata e triste, ebbe a dir poco una vita breve al quanto movimentata tra matrimoni (il primo avvenuto a 16 anni), divorzi e amori. Cominciò a lavorare come modella, poi come attrice che furono i primi successi di pubblico. Anche come cantante nei film da lei interpretati e ricordata in modo particolare per l’intervento canoro alla festa di compleanno del presidente Kennedy, dove intraprese le pericolose relazioni con questa famiglia e tutto quello che ne conseguì sulla stampa, nella vita dei protagonisti. Divenne la vera Sex-symbol degli anni cinquanta, ma non le bastò il grande successo e l’amore che il pubblico le dimostrava a far diminuire le sue crisi nervose e le sbornie, quindi per i continui ritardi sul set venne licenziata.
Infelice ed insoddisfatta un mese dopo, a soli 36 anni viene trovata morta nella sua casa, apparentemente suicida per un’overdose di barbiturici, ma sono in molti a credere che sia stata uccisa. Il mistero della sua morte non è mai stato svelato, un caso ancora aperto, che ha sicuramente contribuito a fare della Monroe un mito, come una vera e propria icona della cultura pop. Il regista Simon Curtis affascinato da questo momoir, progetta così questa pellicola e gira alcune scene proprio alla Parkside House, la casa in cui Marilyn alloggiava durante le riprese. Ha voluto che il film rimanesse fedele alle atmosfere del 1956 e anche importante per Curtis tener conto dei colori e degli ambienti dell’epoca e dell’introduzione del technicolor negli anni ’50. A 50 anni dalla sua scomparsa, Marilyn (suo vero nome Norma Jean Baker) è sempre ricordata come una degli emblemi del cinema, il “sogno proibito d’America”. L’attrice che ha fatto sognare milioni di uomini e donne, estasi di tanta freschezza recitativa e da una bellezza fuori da ogni concezione estetica. Se ricordate, Leonardo Pieraccioni nel Natale 2009 fece uscire il film “Io e Marilyn”, realizzando il sogno di tanti: poter riportare sulle scene il fascino, la bellezza e la simpatia di Marilyn . Una pellicola che mi piacque molto, divertente, semplice, diversa, che grazie alla somiglianza di Suzie Kennedy con la diva, ci dà quasi l’illusione che Marilyn possa essere tornata per recitare in un film. Se fosse vissuta, oggi la Monroe sarebbe una donna anziana come tante, vivrebbe di ricordi, invece ha ancora 36 anni ed è sempre bellissima… forse perché le donne come lei, non possono subire l’oltraggio del tempo.

Angie

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Di Asterix451 (del 25/06/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1035 volte)
Titolo originale
John Carter
Produzione
USa 2012
Regia
Andrew Stanton
Interpreti
Taylor Kitsch, Lynn Collins, Willem Dafoe, Dominic West, Mark Strong.
Durata
132 Minuti
Trailer

Che cosa può ereditare uno studente di nome Edgar Rice Burroughs all’inizio dell‘800, da uno zio che nei suoi diari asserisce di essere stato su Marte?
Il capitano degli Eserciti Confederati John Carter (Taylor Kitsch) è appena deceduto, nominando Edgar Rice suo unico erede; non si sentono da anni, durante i quali Carter ha compiuto spedizioni archeologiche in tutto il mondo, alla ricerca di qualcosa…
Dai suoi scritti, lo zio John avrebbe trovato un vettore di teletrasporto per Marte in una miniera indiana, subito dopo la guerra di Secessione. Una tecnologia aliena installata sulla terra, che John attiva inconsapevolmente.
Quando si risveglia, è in un deserto sterminato e le sue prestazioni fisiche sono esagerate, ma è l’incontro con alcune creature non umane a confermare che lui si trovi in un luogo differente dalla Terra.
Però la guerra sembra inseguirlo ovunque perché, anche qui, razze aliene ed altre umanoidi si contendono il dominio del mondo, tutte pilotate da creature che manipolano i loro destini e le loro menti. Quando Carter incontra la Principessa Dejah Thoris (Lynn Collins), perde immediatamente la voglia di tornare a casa…
E qui mi fermo, altrimenti mi confonderei pensando ad “Avatar”, non fosse che le storie di questi mondi siano state narrate all’inizio del 1900 proprio da E. R. Burroughs (il nipote di John Carter all’inizio del film), creatore di Tarzan e della saga di John Carter. Per anni è stato un film troppo difficile da realizzare per la complessità degli effetti speciali.
Solo nel 2012, gli eredi di E.R.Burroughs sono riusciti ad affidare la sceneggiatura alla Disney con un investimento milionario; affidato al regista Andrew Stanton ed avvalendosi della collaborazioni di un folto cast di attori (Defoe, Strong), oltre che dei due bellissimi protagonisti, è stata ricreata l’ambientazione marziana dove le razze di scontrano.
Il film è tecnicamente ben realizzato, in 3D, anche se non sono un fan di questa tecnica. Gli attori sono convincenti o simpatici, sia gli umani che gli alieni, ed appagano gli spettatori di entrambi i sessi con costumi succinti e molte ore di palestra.
Purtroppo la pellicola della Disney non ripaga l’attesa: infatti è dal 1931 che si parla di realizzarlo, prima a cartoni animati, poi in pellicola, passando di mano a registi come J.McTiernan e Rodriguez; Tom Cruise avrebbe dovuto interpretare John Carter, arrivando sino al regista di Iron Man. La perdita ai botteghini lo ha reso uno dei maggiori fiaschi del cinema, ma trovo che la pecca più grossa sia la sensazione persistente di “già visto” di cui si parlava, e mi sento di consigliarlo a tutti quelli che possono godersi un film piacevole e ben fatto sotto molti aspetti, divertente in molte scene, sopportando le similitudini con altre storie.

Asterix451

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Di Namor (del 22/06/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1328 volte)
Titolo originale
Pane Amore e Fantasia
Produzione
Italia 1953
Regia
Luigi Comencini
Interpreti
Marisa Merlini, Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Maria Pia Casilio, Virgilio Riento.
Durata
92 Minuti

Vi sono alcuni film di vecchie produzioni, che, con l’approssimarsi dell’estate, ci vengono puntualmente riproposte dai vari canali televisivi, pellicole alle quali è difficile rinunciare e facendoci sopraffare dalla magia e dall’inevitabile lieto fine, ci godiamo nuovamente l’ennesima visione.
Una di queste è sicuramente “Pane Amore e Fantasia”, diretto da Luigi Comencini ed interpretato da Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Marisa Merlini e Tina Pica.
La trama narra dell’arrivo in un paesino montano (Sagliena), del nuovo Maresciallo dei Carabinieri Antonio Carotenuto (Vittorio De Sica). Chiamato a dirigere la piccola stazione dei Carabinieri, l’attempato e piacente Maresciallo s’innamora della levatrice Annarella (Marisa Merlini), che inizialmente non accetta la corte del Maresciallo per la sua condizione di ragazza madre, situazione sconveniente per quell’epoca e pertanto tenuta nascosta ai suoi paesani. Un’altra coppia, oserei dire bizzarra, protagonista del film, è composta dalla Bersagliera (Gina Lollobrigida) ed il carabiniere veneto Stelluti (Alfredo Risso), i quali, tra un malinteso e l’altro cercano di dichiararsi il loro amore, sentimento che però alla fine inevitabilmente sboccerà, così come farà, quello tra il Maresciallo e la levatrice! A far da contorno in questo susseguirsi di situazioni esilaranti, vi sono anche due personaggi di assoluto rilievo come la mitica Caramella, impersonata dalla favolosa Tina Pica, ed il Parroco Don Emidio (Virgilio Riento), che si mostra molto indulgente nei confronti della Bersagliera.
La pellicola si vede assegnare l’Orso d’argento al Festival di Berlino ed il Nastro d’argento a Gina Lollobrigida come miglior attrice protagonista, premio più che meritato per la sua ottima performance. A mio parere la Lollo in questo titolo, oltre ad essere brava è di una bellezza stupefacente, difatti non a caso ritengo “Pane Amore e Fantasia” il suo miglior film di sempre.
Visto l’enorme successo riscosso dal film, negli anni seguenti furono girati altri quattro episodi, più l’ultimo che però fu pianificato ma mai registrato.
Nonostante il film sia del 1953, risulta molto gradevole, possiamo senz’altro affermare che le sue quasi 60 primavere se le porta più che egregiamente. Se avrete occasione di visionarlo, fatelo, godreste non solo del fascino di una pellicola più che meritevole, ma vi accorgereste di quant’era bella, semplice e genuina la nostra Italia di quel tempo.

Namor

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Di Miryam (del 18/06/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1004 volte)
Titolo originale
Water for Elephants
Produzione
USA 2011
Regia
Francis Lawrence
Interpreti
Reese Witherspoon, Robert Pattinson, Christoph Waltz, Paul Schneider, Jim Norton.
Durata
121 Minuti

Il film inizia con una tenera scena, un anziano signore si aggira sotto una pioggia battente in un luogo dove è stato allestito un circo. Viene messo al riparo dal direttore di questo, il quale incuriosito dall’uomo, gli chiede come mai è finito in questo posto, con grande stupore il vecchio incomincia a raccontare la sua storia, che anche lui lavorava in un circo per conto dei fratelli Benzini.
La sua storia comincia nell’America della Grande Depressione, Jacob Jankowski (Robert Pattinson, la parte dell’anziano è interpretata da (Hal Holbrook), è un giovane che si sta per laureare in veterinaria, ma a pochi esami dalla laurea, un incidente stradale gli porta via entrambi i genitori e così i suoi sogni e anche la casa, per la quale suo padre aveva smesso di pagare il mutuo per affrontare le spese dell’ Università.
Solo, senza un soldo in tasca, Jacob sale sul primo treno in corsa, quel treno appartiene ai fratelli Benzini, dei circensi, il cui proprietario, un certo August ( Christoph Waltz) lo assume come lavorante; Jacob, mentendo, dice di essere un veterinario, così inizia a occuparsi degli animali e come primo cliente si trova purtroppo ad abbattere un cavallo zoppo, senza però il benestare di August che si rivela ben presto essere un uomo senza cuore e senza scrupoli verso gli animali, cosi pure verso gli uomini. Al contrario invece è sua moglie Marlena (Reese Witherspoon), della quale si invaghisce Jacob, amore per giunto corrisposto.
In sostituzione del cavallo, che era la maggior attrazione del circo, August compra Rosie, una bell’elefantessa e da a Jacob il compito di addestrarla, questi incapace di usare violenza, non riesce a farsi ubbidire dall’animale e quindi August cerca di imporsi a Rosie, colpendola varie volte con il pungolo.
Mentre Jacob presta le cure all’elefantessa, si rende conto che la povera bestia capisce solo il polacco, quindi essendo per lui la madrelingua, insegna ad August le giuste frasi per comandare Rosie che, naturalmente diventa mansueta e pronta ad obbedire agli ordini impartiti. Purtroppo la storia clandestina che si era creata tra Marlena e Jacob, viene scoperta da August che in preda alla gelosia, cerca in tutti i modi di uccidere i due amanti senza però aver fatto i conti con Rosie, la quale affezionata ai suoi due amici, prende il pungolo e trafigge August uccidendolo. Nel frattempo nel circo, tutti gli operai stanchi di tutte le angherie subite, avevano aperto le gabbie degli animali facendo scappare tutto il pubblico in preda al panico.
Con il susseguirsi degli eventi, il circo viene chiuso, mentre per i due giovani inizia finalmente una vita insieme, logicamente con la dolcissima Rosie.
A questo punto la scena si sposta di nuovo con Jacob novantenne che prosegue il suo racconto, dicendo che la vita con Marlena è stata allietata con la nascita di cinque figli, ma da quando se ne è andata lui si sente molto solo in quella casa di riposo, i figli sono lontani e sembrano si siano dimenticati di lui, cosi chiede al direttore di essere assunto anche per piccoli lavoretti, per sentirsi di nuovo a casa e naturalmente questi lo accontenta!!
Tratto dal best seller “Acqua agli elefanti”di Sara Gruen, pluristampato in America, il regista Francis Lawrence dirige “Come l’acqua per gli elefanti”, dopo aver diretto “Constantine” e “Io sono leggenda”. Il film ha riscosso un buon successo, infatti in soli tre giorni di programmazione ha incassato più di sedici milioni di dollari, senz’altro la presenza di Patterson ha contribuito a tutto ciò, infatti l’interprete della Twilight Saga, ha non pochi milioni di fans!!
Il film non mi è affatto dispiaciuto, è stato criticato soprattutto per il finale scontato e banale, sarà anche vero, ma in fondo che c’è di male se dopo una vita fatta di sacrifici e dolori si riesce a raggiungere finalmente la serenità? Non sempre nella vita vera si riesce a trovarla, perciò ben venga anche se troppo prevedibile, un film a lieto fine!!

Miryam

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Di Louise-Elle (del 14/06/2012 @ 05:00:00, in libri, linkato 1387 volte)
Titolo originale
Il Diavolo certamente
Autore
Andrea Camilleri
Editore
Mondadori
Prima edizione
2012

Non ho mai molto amato le antologie dei vari scrittori, ma questa volta devo assolutamente ricredermi proprio grazie a questo libro. 33 racconti di 3 fogli ciascuno assolutamente diabolici. 33+3 = 333 la metà esatta di 666: il numero della Bestia. Un omaggio alle equivocità, alle coincidenze, a situazioni che possono mutare in una frazione di secondo in seguito a una parola, ad una svista, per un errore di scrittura o di interpretazione, per una casualità. Sì proprio così, semplicemente così, astutamente così, magnificamente così, inaspettatamente così, diabolicamente così. Infatti sembra proprio che il Diavolo ci metta la coda in ogni vicenda, per mutarla a suo piacimento e stravolgerla. Il diavolo si sà: una ne pensa e cento ne fà. Andrea Camilleri scrive divinamente e magistralmente destreggiandosi fra un episodio e l'altro del tutto originali fra loro. Ironico, divertente, fantasioso. Descrive queste situazioni con una semplicità disarmante e come il miglior scrittore thriller riserva al lettore il piacere della suspense e di un finale sempre a sorpresa. Tanti mini-racconti in cui è narrato l'inaspettato del vivere quotidiano di persone comuni, personaggi di fantasia dal nome e cognome prettamente italiani. Fra questi racconti ce n'è uno che per me spicca fra gli altri: è il n. 31.
Una comune storia di tradimento coniugale in cui Lei tradisce Lui che improvvisamente si fà più presente nella vita della moglie con telefonate, domande particolari, tanto da far sospettare proprio alla fedifraga che forse Lui sa, a tal punto di lasciare l'amante. L’amante abbandonato sarà abilmente accalappiato dalla miglior amica della ex amante-moglie che appositamente aveva suggerito al marito di essere più presente nella vita della sua amica poichè quest'ultima le aveva confessato, in una inesistente conversazione , di sentirsi trascurata proprio dal marito stesso. Quando si dice che le donne ne sanno una più del diavolo...
Andrea Camilleri alla veneranda età di quasi 80 anni ha saputo regalarci questi racconti assolutamente di fantasia. Invidio la sua fantasia, il suo spirito, la sua intelligenza, la sua gioventù interiore e mentale, la sua voglia di vivere che trasmette positività e ottimismo, poichè come lui afferma: "questa vita nonostante tutto, vale sempre la pena di viverla senza risparmio e senza mai arrendersi”.
Di viverla con la gioia di inventar e di inventarsi, di rinnovare e di rinnovarsi, di trasformare e di trasformarsi, infatti solo così la nostra mente regala piaceri squisitamente assoluti e unici a noi stessi e agli altri. Il diavolo non potrà che essere d'accordo con me in questa mia opinione, in fondo il protagonista indiscusso di questi racconti è proprio lui. Che noia la vita senza di lui, sarebbe tutto così monotono e priva di imprevisti. In fondo non è forse vero che in Paradiso si stà bene ma all'inferno ci si diverte di più?
Un grazie speciale al Dr. Andrea Camilleri per questo libro, anzi diabolicamente grazie da una donna stregata dal suo magnifico saper vivere e scrivere.

 Louise Elle

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Di Miryam (del 11/06/2012 @ 05:00:00, in libri, linkato 1010 volte)
Titolo originale
La Catedral del Mar
Autore
Ildefonso Falcones
Editore
Longanesi
Prima edizione
2009

Barcellona XIV secolo, siamo nel pieno Medioevo, qui troviamo le varie persecuzioni razziali, la peste che decima intere famiglie, le guerre, l’inquisizione e tutta la povertà che regna sovrana, ed è proprio la povera gente che in tutto ciò riesce a vedere un piccolo barlume di speranza e libertà con la costruzione della maestosa Cattedrale di Santa Maria Del Mar, chiesa devota alla Vergine Maria. Il romanzo gira intorno alla vita di Arnau, vita già segnata dalla nascita in quanto sarebbe morto di fame se il padre Bernat, non l’avesse sottratto al signorotto che gli aveva violentato la moglie la prima notte di nozze per farne poi una prostituta, questi avvenimenti purtroppo in quell’epoca erano all’ordine del giorno.
Così il giovane Arnau Estanyol, si trovò ad attraversare tutte le insidie di quel tempo, sopportò le varie umiliazioni dei ricchi, conobbe la fame, gli attacchi dei nemici e quando perse brutalmente suo padre che gli aveva dato amore e la sua stessa vita, incominciò a cercare lavoro e lo trovò come operaio per la costruzione della Cattedrale.
Man mano che cresceva, imparava a conoscere l’amore, le passioni travolgenti, conobbe anche Joan un ragazzino che come lui non aveva conosciuto la madre se non dietro delle sbarre, ormai era per lui come un fratello. Riuscì a diventare un ricco commerciante per poi ripiombare nella miseria, tutto ciò per colpa dell’inquisizione, ma nonostante tutte le avversità, non perse mai gli affetti più cari e soprattutto non perse mai la voglia di libertà e la speranza di un futuro migliore, e una volta diventato vecchio era là, davanti a quella maestosa Cattedrale che finalmente anche grazie al suo sudore di ragazzino, era stata terminata.
La Cattedrale del Mare”, è un romanzo storico scritto da Ildefonso Falcones, un avvocato civile che vive a Barcellona.
E’ un libro ricco di storia e di personaggi molto diversi tra loro, non mancano le passioni, i sentimenti e l’amore, non solo, tutto rispecchia la realtà, anche la storia di Arnau, seppur tragica è una delle tante storie realmente accadute nella Barcellona di quel tempo, dove le persone cercavano di trovare uno spiraglio di libertà nonostante dovevano subire cattiverie e angherie che i ricchi sapevano infliggere.
Personalmente non amo la storia in genere e non volevo nemmeno addentrarmi nella lettura di questo romanzo, invece sono contenta di averlo fatto, sono sincera, più di una volta l’ho chiuso con l’intento di non continuare, invece poi c’era quel qualcosa che mi spingeva a riprendere la lettura, infatti l’ho finito e vi consiglio di leggerlo.

Miryam

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Di Angie (del 08/06/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1107 volte)
Titolo originale
Bellissima
Produzione
Italia 1951
Regia
Luchino Visconti
Interpreti
Anna Magnani, Walter Chiari, Gastone Renzelli, Tina Apicella, Tecla Scarano.
Durata
113 Minuti

Ci sono dei film, che nonostante siano trascorsi molti anni dalla loro visione, non vengono mai dimenticati e rivisti con piacere. Uno di questi secondo me, è “Bellissima”: film neorealista del 1951, diretto dal grande regista Luchino Visconti, interpretato dalla indimenticabile e straordinaria Anna Magnani.
Il regista Alessandro Blasetti sta cercando a Roma, una bimba per una parte in un suo film. A Cinecittà, dove si tengono le audizioni, si riversa una folla di madri, tra le quali la popolana Maddalena Cecconi (Anna Magnani), con la figlioletta Maria (Tina Apicella), con la speranza che sia proprio lei la prescelta. La donna contro la volontà del marito Spartaco, fa qualsiasi sacrificio e sfrutta ogni opportunità per realizzare il suo sogno: quello di garantire alla figlia, un favoloso avvenire da star cinematografica. Maddalena per far ottenere l’audizione alla piccola, paga un truffatore, un certo Alberto Annovazzi (Walter Chiari), il quale astutamente si spaccia per l’aiuto regista. La figlia, finalmente viene convocata. La madre assiste all’esito del provino che si rivela disastroso: la piccola piange, mentre l’entourage del regista si sbellica dalle risate. Indignata ed avvilita, Maddalena, si rende conto di aver sbagliato tutto e di aver così sottoposto la sua piccola ad una inutile e forte umiliazione.
Visconti, con questa pellicola mette in evidenza la situazione sociale romana, narrando la storia di Maddalena: una giovane mamma che desidera solo il meglio per sua adorata figlia, una vita completamente diversa da quella che è toccata a lei. Infatti siamo nell’immediato dopoguerra, un periodo di grande povertà in cui si faticava ad arrivare al giorno dopo e dove il mondo del “cinema”, allora, sembrava il luogo pronto a dare facile successo e guadagno. “Bellissima” è uno dei tanti film che ho rivisto volentieri e che ritengo sia stupendo.
Bravissima e straordinaria la Magnani nella sua interpretazione di Maddalena, dove è riuscita a dare ad ogni singolo dialogo, ad ogni singola espressione, un’intensità unica nel rendere la storia convincente e drammatica. Con questo film l’attrice vinse il quarto nastro d’argento e ricordiamo inoltre, che fu già famosa e nota in un film di Pier Paolo Pisolini “Mamma Roma”, dove fa la parte della prostituta decisa a cambiare vita per amore del figlio..
La grande Anna Magnani, dal talento ineguagliabile, la ricordo (penso come molti di voi) nei suoi film, con quei occhi profondi, con le sue occhiaie e con il tono delle sue inconfondibili risate canzonatorie o gioiose a seconda dei casi.
Vorrei aggiungere ancora un’ultima cosa: le emozioni che riusciva ad esprimere il suo volto nelle sue interpretazioni, hanno fatto di lei un personaggi unico, fuori dalla norma, in poche parole un “mito”. E per questo “Mito” che “Bellissima”, a mio giudizio, merita di essere rivisto.

Angie

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Di Andy (del 04/06/2012 @ 05:00:00, in musica, linkato 1336 volte)
Artista
Bee Gees
Titolo
Saturday Night Fever
Anno
1977
Label
RSO - Reprise

Mi ha causato molta tristezza la notizia della morte, avvenuta in questi giorni, di Robin Gibb, uno dei mitici fratelli che componevano i Bee Gees, un gruppo che penso non abbia bisogno di nessuna presentazione . Il cantante se n’è andato, dopo una tenace lotta durata qualche mese, contro un tumore al colon. Prima di lui, nel 2003 ci lasciava il gemello di Robin, Maurice. Ora rimane il bello e barbuto Barry, a tenere vivo, nella nostra memoria di quarantacinquenni o giù di lì, il meraviglioso ricordo di un capolavoro musicale, e lo dico senza paura di essere smentito, che risponde al nome di Saturday Night Fever.
Difficile scindere la colonna sonora dal film, perché mai accoppiata fu più vincente; il padellone, che posseggo gelosamente in vinile (è di mia moglie, a dire il vero), ha venduto circa quaranta milioni di copie e si è guadagnato un Grammy Awards. I fratelli Gibb, nativi dell’isola di Man, iniziarono la loro carriera in Australia, per poi trovare il grande successo nel Regno Unito, con un genere molto diverso da quello che ha poi fatto ballare tutto il mondo; si trattava di un pop leggero e leziosamente orchestrato, con qualche venatura di country. La ballad Massachussets , che ebbe un grande successo in hit parade, è forse la canzone pre-fever più famosa. La band però non sembrava essere troppo soddisfatta della strada intrapresa ed era alla ricerca di qualcosa di nuovo.
L’allora produttore dei Gibb , un certo Robert Stigwood , che qualcuno ricorderà in altri colossal-musical come Hair , Jesus Christ Superstar , Tommy , Evita (non so se mi spiego!?), stava lavorando anche alla produzione, insieme al regista John Badham, di un film la cui trama prendeva spunto da un articolo uscito sul New York Magazin e che parlava di un America reduce dal Vietnam e da scandali politici, i cui giovani disorientati e apatici, cercavano la propria identità nelle prime discoteche, tra scazzottate, droghe e blandi concorsi di ballo in cui trovare un’effimera soddisfazione solo nei fine settimana . Quindi propose ai fratelli di inserire il materiale a cui stavano lavorando, nella colonna sonora di questo progetto, insieme ad altri artisti come KC and The Sunshine Band, per esempio, o come The Trammps, con la mitica Disco Inferno; ma la parte del leone spetta indiscutibilmente ai Gees, che trovarono il sound perfetto per l’idea generale del film.
Brevemente la trama: Il giovane John Travolta, scelto per la sua inclinazione al ballo, riesce a delineare perfettamente i caratteri d Tony Manero, giovane frustrato di periferia ,che fa parte di una famiglia medio-americana, con un padre assente, una madre insoddisfatta e due fratelli con cui non va troppo d’accordo. Ed eccolo così a fare il bulletto a capo di una sgangherata banda di giovani sbandati come lui. Poi l’incontro con una donna più matura di lui, resa fredda e insensibile dalle delusioni sentimentali e l’idea di partecipare a un concorso di ballo, in una discoteca che è l’unico posto dove potersi sentire qualcuno; non voglio raccontare il film, che penso abbiamo visto quasi tutti, ma l’importanza basilare che questa soundtrack ha avuto per l’enorme successo di questa pellicola e forse anche viceversa, anche se penso che le canzoni avrebbero venduto comunque, ma non così tanto.
E così i Bee Gees si inventarono il loro mitico falsetto e lo usarono in tutti i brani. Ho ancora nella mente l’impatto di Stayn Alive sotto la camminata sfrontata e indimenticabile di Travolta che attraversa gli isolati di New York per andare al lavoro;ricordiamo che questa interpretazione gli valse una nomination all’oscar come migliore attore.. io avevo 14 anni! Rimasi irrimediabilmente flesciato dal suono di questo pezzo memorabile, un mix di dance e funk strepitoso, che ti colpisce al primo ascolto. E poi You should be dancing, con quel ritmo percussivo rotolante e quei fiati incalzanti, perfetti per la performance di Tony Manero sulla pista a quadrati multicolori lampeggianti.. ma come ballava sto ragazzo! Eh sì, è proprio difficile non associare la musica al film. Come dimenticare il ballo di gruppo su Night Fever, un altro pezzo strepitoso che poi imperversò per tutta l’estate del settantotto? E l’arrangiamento di violini su More than a woman, la canzone che balla in coppia con Stephanie e gli varra’ il premio (nonché un gran bel bacio), non è bellissimo? How deep is your love parte mentre Tony è ancora in metropolitana, reduce dalla tragedia accaduta sul ponte di Verrazzano e si rende conto di ciò che potrebbe essere davvero importante nella sua vita. Sempre con questa stupenda canzone in sottofondo, si reca a casa di Stephanie, in un finale che lascia intravedere l’inizio di una vera storia d’amore.
Concludendo , penso che questa accoppiata stupenda tra film e musiche che risponde al nome di Saturday Night Fever, abbia veramente segnato e cambiato la vita di molti ragazzi, sia in America che un po’ in tutto il mondo, delineando la nascita dei disco-club e di tutto un movimento generazionale giovanile, che pur cambiando nelle modalità e nella musica, dura ancora oggi, probabilmente con meno fascino di allora. E di questo, io voglio continuare a ringraziare Robin Gibb, uno dei grandi artisti che hanno dato vita a tutto questo e a queste canzoni talmente magiche che sembrano appena scritte.. Buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 01/06/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1285 volte)
Titolo originale
The Deep
Produzione
USA 1977
Regia
Peter Yates
Interpreti
Robert Shaw, Jacqueline Bisset, Nick Nolte, Eli Wallach
Durata
123 Minuti

Una coppia di turisti, David Sanders (Nick Nolte) e Gail Berke (Jacqueline Bisset), durante un’ immersione nelle acque delle Bermude, s’ imbattono nel relitto del Golia, una nave militare affondata nel corso della seconda guerra mondiale. Al suo interno i due subacquei trovano vari oggetti, tra cui un antico medaglione spagnolo ed una fiala contenente liquido ambrato. L’antico pendente e la fiala, vengono fatti visionare da Romer Treece (Robert Shaw), un famoso esperto di tesori sommersi, il quale ne minimizza il valore, liquidando in fretta la coppia, dopo essersi impossessato (a loro insaputa) dell’ampolla. Ad essere attratti dalla tanto desiderata fiala, vi è anche una banda di sgherri con a capo Henry Cloche (Louis Gosset Jr.), la quale, in un primo momento cerca di acquistarla, ma senza risultato, in seguito decide di rapire e minacciare di morte, David e Gail, se non gli consegnano la preziosa boccetta. Il motivo per cui tutti ambiscono ad impossessarsi della fiala è presto svelato da Treece, il famoso liquido ambrato non è altro che morfina e la ragione per cui Cloche e la sua banda ne vogliono entrare in possesso, è quella di appurarne la sua validità, per poi accaparrarsi le altre 98.000 fiale che giacciono all’interno del Golia e successivamente produrre eroina da vendere a New York. Mentre i due rivali danno inizio alla disputa su come assicurarsi le ambite boccette, poco lontano dal relitto, vi é un altro carico più pregiato e d’inestimabile valore, sparso da un galeone spagnolo affondato nel 700 che David e Gail vogliono portare alla superficie.
Tratto dal romanzo “The Deep” di Peter Bradford Benchley, lo stesso autore dello “Squalo” di Spielberg, “Abissi” cerca di ripercorrere su celluloide, lo stesso fortunato percorso (ma senza riuscirci) del precedente titolo.
La pellicola gode di un buon cast e di ottime riprese subacquee, ma il mordente non è di certo all’altezza del film di Spielberg, anzi, in più riprese la trama tende ad affievolirsi, facendo perdere allo spettatore parte dell’interesse iniziale.
L’elemento piacevole di questa pellicola è sicuramente la curiosità di vedere Nick Nolte e la bellissima Jacqueline Bisset, allora giovanissimi, nei panni dei due protagonisti… per il resto niente di che!

 Namor

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Di Miryam (del 28/05/2012 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 1378 volte)
Titolo originale
Hard
Produzione
Francia 2009
Episodi / Durata
6 / 25 Minuti

Hard è una divertente miniserie prodotta da Canal Plus, si divide semplicemente in sei episodi di circa trenta minuti ciascuno.
La fiction racconta la storia di Sophie (Nathacha Lindinger), una giovane donna di quarant’anni, molto bigotta che ha lasciato la professione di avvocato, per dedicarsi interamente alla famiglia e soprattutto per seguire i suoi due figli. Rimasta improvvisamente vedova, viene messa al corrente dalla suocera del vero lavoro di suo marito, cioè, tutti quei soldi che le avevano permesso di avere un alto tenore di vita, altro non provenivano che dalla produzione di film porno, infatti il suo caro consorte gestiva una casa di produzione pornografica, la “ Soph’x”. Per evitare la bancarotta e non perdere la casa, assicurando un futuro dignitoso ai suoi figli, decide suo malgrado di prendere in mano le redini dell’azienda. Il divertimento nasce proprio dalla titubanza della donna che si deve addentrare in un mondo a lei sconosciuto, deve imparare tutte le terminologie che si devono sapere per questo nuovo lavoro. Nonostante l’imbarazzo iniziale, e qualche fuga dai vari set, Sophie riesce comunque a destreggiarsi bene in quel mondo, prendendo man mano dimestichezza, non solo, quando ormai sembrava che la casa produttrice fosse sull’orlo del fallimento, ecco che grazie anche all’aiuto della sua amica avvocato, riesce persino ad inventarsi una nuova fonte di guadagno per risollevare la ditta. Nel giro di poco, Sophie riesce a diventare un’ imprenditrice di tutto rispetto, trovando persino l’amore in Roy (Francois Vincentelli), l’attore hard più richiesto del momento, per il quale lei ne va pure fiera!!
La serie “HARD”, è stata scritta e diretta da Cathy Verney, alla quale è stato consegnato il premio per la miglior regia in concorso all’ultimo Roma Fiction Fest. Bisogna dire che la serie pur trattando un tema legato alla pornografia, riesce ad essere “casta”, in quanto non si vede nulla di sconcio o volgare, al massimo qualche tetta!! Tutto il resto è legato all’immaginazione. I miei complimenti vanno anche all’attrice, una bellissima donna, che ha saputo dare al suo viso delle espressioni divertenti e sbigottite, mentre si addentrava in quel mondo che lei ha sempre considerato un tabù.
Tutto sommato, una volta messo a letto i bambini, consiglio di darci un’occhiata, e aspettare perché no, la seconda serie che sembra già in produzione, del resto, come andrà la nuova fonte di guadagno di Sophie? Staremo a vedere!!

Miryam

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Di Angie (del 25/05/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1281 volte)
Titolo originale
Beastly
Produzione
USA 2011
Regia
Daniel Barnz
Interpreti
Vanessa Hudgens, Alex Pettyfer, Mary-Kate Olsen, Peter Krause, Lisa Gay Hamilton.
Durata
86 Minuti

Kyle Kingson (Alex Pettyfer) già visto di recente al cinema con il fantascientifico, “Sono il numero quattro” è un giovane newyorkese, ricco e bello, talmente sicuro di sé, che si crede di essere addirittura “un dono di Dio”.
Nel corso della campagna per le elezioni di rappresentante degli studenti del suo liceo, Kyle con la sua arroganza e sfacciata spavalderia commette un grave errore, quello di umiliare pubblicamente la giovane compagna di scuola Kendra (Mary Kate Olsen). Il borioso candidato, non sa che Kendra in verità è una strega e, che per il suo comportamento così irrispettoso verso gli altri, egli diverrà vittima di un suo malefico sortilegio. L’incantesimo emanato da Kendra, lo deturpa con delle cicatrici e tatuaggi su tutto il corpo, rendendo il suo bel volto sfregiato e mostruoso. L’unica possibilità che gli viene concessa da Kendra per spezzare così l’incantesimo è quella di trovare entro un anno, qualcuno che lo accetti per così come è diventato… in caso contrario, sarà costretto a vivere per il resto della sua vita sotto queste sue mostruose sembianze.
Dopo “Alice in Wonderland” e “Cappuccetto Rosso Sangue”, giunge sugli schermi in chiave differente, un altro classico delle fiabe: “Beastly”, scritto e diretto da Daniel Barnz, da cui ha attinto dall’omonimo romanzo di Alex Flinn. Il film è una rivisitazione in chiave moderna della celebre favola de “La bella e la bestia”, portandola ai giorni nostri, facendola reinterpretare da Alex Pettyfer (Kyle) e Vanessa Hudgens (Lindy), due giovani attori molto amati dal pubblico adolescente. La pellicola non è ambientata nel classico maestoso e tenebroso castello, ma nelle aule di un liceo di New York ( le riprese si sono svolte nella fiabesca Montreal), dove un ragazzo che fa molto leva sulla sua bellezza e ricchezza, viene trasformato in un mostro dalla solita strega cattiva. Un mostro, che stavolta non diventa una bestia “pelosa” (come nella classica fiaba Disney “La bella e la bestia” amata da grandi e piccini), ma viene ricoperta da cicatrici e tatuaggi, questo, fino a quando non troverà qualcuno che lo ami per quello che è, solo allora si spezzerà il malefico incantesimo. Questo essere orribile che hanno voluto far apparire, in fondo non è così brutto (a mio parere), anzi nel film acquista fascino, tenerezza e, in certi momenti fa più interessante il suo volto pensoso e il suo sguardo intenso.
In Beastly, la trama è ovviamente ispirata alla favola, ma l’intento di Daniel Barnz è forse ben altro. Infatti, con questa storia affronta i temi della popolarità e della cattiveria adolescenziale, con l’intento di far capire e guidare soprattutto il pubblico giovane, verso quei valori importanti della vita, quali: l’amore e l’amicizia, in quanto oggi si pensa più all’aspetto esteriore e ai beni materiali, ignorando tutto il resto. E stata una pellicola carina, senza colpi di scena, una storia semplice del “bello” ma “cattivo”, contro il brutto-sfigato ma in fondo “buono”. La sua visione (a mio giudizio) sarà sicuramente gradita al pubblico giovane e sognatore. A pochi adulti, credo che piaccia questo genere romantico dal finale dolce e scontato, come d’altronde avviene in tutte le fiabe che si rispettino.
In conclusione io sono una di quelle adulte a cui piace ogni tanto vedere questo genere di proiezioni .

Angie

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