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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Asterix451 (del 21/05/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1451 volte)
Titolo originale
Act of Valor
Produzione
USA 2012
Regia
Mike McCoy, Scott Waugh.
Interpreti
Roselyn Sanchez, Alex Veadov, Jason Cottle, Nestor Serrano, Gonzalo Menendez.
Durata
111 Minuti
Trailer

Abu Shabal (Jason Cottle) è un terrorista ceceno e il suo obiettivo è quello di colpire gli Stati Uniti direttamente in casa loro, con attacchi kamikaze mirati a creare il panico ed il collasso economico interno.
 Invece Cristo (Alex Veadov) è un pericoloso narcotrafficante ucraino che vive sospeso tra il suo paese e il Costarica; la CIA lo sorveglia da tempo, grazie ad un agente infiltrato come operatore sanitario all’interno di una comunità missionaria, finanziata con i proventi della droga.
Abu Shabal e Christo sono entrambi personaggi carismatici ma, più di tutto, sono amici di infanzia: un dettaglio che la CIA scoprirà a caro prezzo.
Quando la copertura dell’Agente Morales (Roselyn Sanchez) viene compromessa, la donna viene rapita e il suo contatto assassinato; prigioniera in una baracca nella giungla e torturata crudelmente, i Navy Seals intervengono per liberarla.
Quella che doveva essere una delicatissima missione di recupero di un ostaggio sarà l’inizio di una caccia all’uomo in vari teatri di guerra, da cui dipenderà la sicurezza di un intero paese.
Onore, lealtà e senso della famiglia sono i pretesti per una sorta di film documentario sulle Forze Speciali più famose del momento, dopo la proclamata uccisione di Osama Bin Laden da parte degli americani.
Sceneggiato da Kurt Johnstadt (300) e diretto dagli stuntmen McCoy e Waugh con molti mezzi a disposizione, il film ha un grande impatto visivo, che trascina lo spettatore all’interno dell’azione dal primo all’ultimo minuto; alla ricerca del massimo realismo, la sfilata degli equipaggiamenti è strabiliante anche grazie ad un vibrante surround, ma il vero asso nella manica sono i Navy Seals e le loro tattiche operative. Questo fa sì che l’unica protagonista del film divenga l’azione stessa, piuttosto che coloro che le danno vita; non si memorizzano nomi e volti, perchè si percepisce lo spirito di corpo del plotone che domina la scena.
Che dire?
Tutto si basa sull’estremo realismo delle azioni serrate, con un taglio da videogioco “sparatutto”, equilibrate da una certa attenzione nell’attenuare la violenza delle scene; il risultato galvanizza lo spettatore, anziché scioccarlo. I Seals sono sicuri, organizzati, ce la faranno perché sono i migliori e stanno dalla parte dei buoni: è questa la sensazione che trasmettono.
Efficaci, seppur stereotipati, Veadov e Cottle nei panni dei due cattivi. Bella anche la colonna sonora e molti dettagli della fotografia, che regala qualche attimo di poesia nei break dell’azione. Si dice che la pellicola sia un lungo spot auto-celebrativo: senza entrare nel merito della verità, ritengo che il film mantenga esattamente ciò che promette nel trailer, perché non c’è altro. Sotto il profilo dell’azione credo possa piacere a tutti, alla prima visione (ad eccezione di chi sia apertamente schierato contro certe tematiche); sicuramente diventerà un “cult” per gli amanti del genere e delle armi, trattandosi di pura “pornografia” d’assalto.
Nei limiti di quanto detto, a me è piaciuto e mi sento di consigliarlo: si paga il biglietto, per quanto non possieda contenuti diversi dalla solita demagogia dell’esibizionismo bellico. Se vi piace il trailer, vi piacerà il film…

Asterix451

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Di Namor (del 18/05/2012 @ 05:00:00, in libri, linkato 1028 volte)
Titolo originale
El Palacio de la Medianoche
Autore
Carlos Ruiz Zafon
Prima edizione
2010

Un uomo sta correndo a perdifiato sotto una pioggia torrenziale, illuminata dalla sola intermittenza dei lampi che, ininterrottamente squarciano il cielo, rivelando le uniche quattro sagome in movimento di una notte apocalittica. Il fuggitivo (un giovane tenente inglese), dopo aver abbandonato in un tunnel la morente donna morente che un tempo amava, sta cercando di portare in salvo i suoi due bambini, oggetto di caccia della stessa persona che ha assassinato la madre.
Giunto con non poche difficoltà dalla nonna dei due neonati, per lasciarli a lei in custodia, il militare mestamente va incontro al suo destino, per trascinare i predatori lontano dai pargoli. L’anziana donna per salvaguardare la vita dei due discendenti, decide di affidare il maschio ad un orfanotrofio e di tenere con se la femmina.
Al compimento dei sedici anni gli ospiti dell’istituto, devono lasciare la loro dimora, poiché la legge li ritiene ormai adulti. Così mentre Ben e i suoi sette amici della Chowbar Society (una società segreta dedita all’amicizia), si apprestano a festeggiare l’ultimo giorno di permanenza nel brefotrofio, si presenta un’anziana signora in compagnia di una giovane ragazza, per far visita al direttore dell’istituto. Ben, attratto dall’avvenente ragazza, farà la sua conoscenza, senza sapere che ella in realtà è sua sorella Sheere. Ma quello che i due gemelli ancora non sanno è che Jawahal, il sinistro predatore che sedici anni fa voleva le loro vite, si è ripresentato per riscuotere quello che gli appartiene… le loro vite.
Nei tre giorni a seguire, Ben e Sheere scopriranno il loro misterioso passato ed il motivo per cui il sinistro Jawahal vuole le loro vite.
Ambientato a Calcutta nel 1916, “Il palazzo della mezzanotte” è il secondo romanzo scritto dallo scrittore catalano Carlos Ruiz Zafòn. In Spagna fu pubblicato nel 1994, per poi essere divulgato nelle nostre librerie nel 2010, dopo l’enorme successo del bellissimo “L’ombra del vento”.
Il libro, a detta dell’autore è un’avventura creata per la narrativa dei ragazzi, con l’intento di coinvolgere anche un pubblico più adulto. Tale obbiettivo, si può considerare egregiamente raggiunto, il romanzo nonostante abbia qualche piccola pecca (come lo sbrigativo confronto tra i due contendenti), si legge con il giusto interesse in attesa degli eventi finali. Nonostante il romanzo non sia certo una delle migliori opere di Zafon, la letture delle sue 300 pagine, merita comunque di essere espletata.

 Namor

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Di Miryam (del 14/05/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 946 volte)
Titolo originale
The Hole
Produzione
USA 2009
Regia
Joe Dante
Interpreti
Chris Massoglia, Haley Bennett, Nathan Gamble, Teri Polo, Bruce Dern
Durata
92 Minuti

Da una grande città come Brooklyn, la famiglia di Susan (Teri Polo) per sfuggire dall’ ex marito violento, si trasferisce in una piccola provincia americana dove trova lavoro come infermiera. I suoi due figli, Dane (Chris Massoglia) e Lucas (Nathan Gamble), non sono affatto contenti di questo cambiamento, purtroppo però loro malgrado lo devono accettare.
Comunque come tutti i giovani adolescenti, fanno conoscenza di Julie (Haley Bennett), una ragazza assai carina che abita nella casa accanto, con la quale viene ben presto stretta una bella amicizia. Durante uno dei tanti litigi tra fratelli, Dane e Lucas, raggiunti in un secondo tempo da Julie, richiamata dalle loro urla, trovano una strana botola in cantina, chiusa con sei lucchetti.
Presi dalla curiosità, non esitano ad aprirla scoprendo che non è altro che un pozzo senza fine, ben presto però tutti e tre cominciano ad avere delle visioni, che altro non sono che incubi che da parecchi anni, perseguitano ognuno di loro mettendo alla prova il loro inconscio, e far si che riescano a sconfiggere le loro paure, come la continua presenza del padre violento per Dane, la fobia dei pagliacci per Lucas e il rimorso di Julie, per non essere stata capace di salvare una sua amica d’infanzia.
Ancora una volta a dirigere un film appartenente all’horror “The Hole in 3D”, è Joe Dante, conosciuto già per Piranha, Gremlins e via discorrendo. Il film in se non mi è dispiaciuto, non lo catalogo come horror, anche se ci sono alcune scene abbastanza suggestive che scatenano qualche brivido, specialmente quando appare e scompare la bambina che ci ricorda un po’ Samara in “The Ring”.
Credo che il significato del film, sia quello di far venire fuori le varie fobie che si celano dentro di noi, che appartengano forse alla nostra infanzia, le paure più nascoste e mai rivelate. Devo dire che qui il regista riesce perfettamente nel suo intento, infatti proprio attraverso quel buco nero e misterioso, i nostri tre giovani protagonisti, tirano fuori tutte le loro ansie che tenevano nascoste nelle loro menti.
“The Hole in 3D”, lo ritengo un film adatto per gli adolescenti e perché no, anche per tutta la famiglia, in quanto sfido chiunque a non aver mai avuto paura nella vita dell’uomo nero, dei fantasmi o semplicemente dell’ignoto!!

Miryam

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Di Angie (del 07/05/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 967 volte)
Titolo originale
Let me In
Produzione
USA, Gran Bretagna 2010
Regia
Matt Reeves
Interpreti
Chloe Moretz, Kodi Smit-McPhee, Richard Jenkins, Elias Koteas, Cara Buono.
Durata
115 Minuti

Siamo in New Mexico, negli anni ottanta.
Owen (Kodi Smit Mephee) è un ragazzo di dodici anni, che per il suo carattere timido, introverso e solitario, viene continuamente perseguitato dai suoi compagni di scuola. Una sera come tante, Owen fa amicizia con una misteriosa ragazzina trasferitasi da poco vicino a casa sua di nome Abby, interpretata da Chloe Moretz, la fantastica interprete di “Chelsea” in Amityville Horror). I due ragazzi stringono un forte legame di amicizia, fatti di incontri notturni in cui la giovane Abby cercherà di nascondere con fatica la sua vera natura. Ma per alcuni strani avvenimenti successi dall’arrivo della ragazzina, Owen scopre chi è veramente la sua amica Abby: un vampiro. Il ragazzo non è spaventato di ciò anzi, ne rimane affascinato, pensando che la loro amicizia sarà la soluzione della solitudine e dei suoi problemi con gli altri coetanei.
Blood Story” scritto e diretto da Matt Reeves, il famoso regista di “Cloverfield”, è un avvincente remake tratto dal romanzo “Lasciami entrare” di John Ajivide Lindqvist. Questa non è la solita pellicola horror, basata sulla storia di vampiri assetati di sangue; ma il vero fulcro della narrazione è proprio l’incontro tra queste due individualità disturbate che si proteggono a vicenda.
Anche se non è un film del tutto horror (come poteva sembrare dalle prime scene), il regista è riuscito ugualmente a tenere alta l’attenzione dello spettatore, nel creare questa storia carina tra umani e vampiri. Il film è ricco di emotività grazie proprio all’innocenza di questi due ragazzi: lui, reso emarginato dalla società per colpa del bullismo dei suoi coetanei, che fa amicizia con questa strana coetanea per il bisogno di avere qualcuno con cui parlare.
L’altra: Abby, che all’apparenza sembra una tranquilla e innocente ragazzina, ma che in realtà ha una persona pericolosa dentro di sé, molto difficile da controllare. Molto bravi i due giovani protagonisti nell’interpretazione dei lori personaggi, infatti, la loro pregevole performance ha ben contribuito alla buona riuscita del film.
Anche se non è stato considerato un grande capolavoro è comunque una pellicola piacevole e coinvolgente, con un mix discreto di violenza e azione nel raccontare le difficoltà del crescere e di affrontare la vita di questi due anomali amici.

Angie

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Di Namor (del 04/05/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 963 volte)
Titolo originale
Sacrifice
Produzione
Canada 2011
Regia
Damian Lee
Interpreti
Cuba Gooding Jr., Devon Bostick, Sean Tucker, Peter Michael Dillon, Matthew Stefiuk.
Durata
100 Minuti

L’infiltrazione ed il conseguente smantellamento di un cartello di droga da parte dell’agente John Hebron (Cuba Gooding Junior), saranno la causa della barbara trucidazione della sua famiglia. La perdita dei sui cari, isoleranno John dal resto del mondo, spingendolo ad affogare il rimorso per il lutto, nell’alcol. Nonostante i sensi di colpa continuino a non abbandonarlo, egli svolge regolarmente e sfrontatamente il suo dovere, come se aspettasse da un momento all’altro la sospirata morte per ricongiungersi alla sua famiglia. Questo fin quando il suo cammino non si incrocia con quello di Mike (Davon Bostick), un giovane componente di pericolosa gang, in fuga insieme alla sorellina, proprio da essa , che non vuole farlo uscire dal giro. Trovato ed eliminato il giovane membro, la piccola Angel (Arcadia Kendal) viene presa in custodia da John, al quale immancabilmente si affeziona. Nel mentre, la gang sta cercando una statua raffigurante la Santa Vergine, portata via e nascosta in una chiesa da Mike, come polizza di assicurazione sulla vita. Il rapimento della piccola Angel da parte dei narcotrafficanti per lo scambio con la statua, sarà l’occasione per John di porre fine agli illeciti della banda ed al suo tormentato senso di colpa.
Diretto e sceneggiato da Damian Lee, “Sacrifice” è la sintesi di quello che ogni filmmaker degno di essere tale, dovrebbe evitare di fare per produrre un buon film. Una trama scontata ed una recitazione di basso livello, sono senza dubbio le pecche maggiori di questo titolo, se poi ci aggiungiamo la scarsa costruzione dei personaggi, in particolar modo quelli cattivi.
La presenza di due attori di medio livello, come: Cuba Gooding Junior e Christian Slater, ha sicuramente fatto da attrattiva verso la scelta di questo titolo, ma è un richiamo, che purtroppo non appaga lo spettatore, anzi, la presenza degli unici due attori decenti in questo film, risulta talmente inutile e farlocca, che non fa che eclissarli con largo anticipo verso la fine delle loro carriere.
Qui, come dice bene il titolo di questa pellicola, il vero sacrifico è riuscire a portare a termine la visione, senza imprecare o sbuffare per la sua mediocre qualità.

Namor

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Di Miryam (del 30/04/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 880 volte)
Titolo originale
Intouchables
Produzione
Francia 2011
Regia
Olivier Nakache, Eric Toledano.
Interpreti
François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Clotilde Mollet, Audrey Fleurot.
Durata
Minuti 112

Philippe (Francois Cluzet), a seguito di un incidente con il parapendio, resta paralizzato dal collo in giù, e costretto quindi a vivere su una sedia a rotelle. Miliardario vive a Parigi in una splendida e lussuosa villa, circondato da tante persone che hanno cura di lui.
Philippe sta cercando un badante personale, che lo aiuti nelle piccole cose quotidiane.
Un giorno si presenta un tipo alquanto bizzarro, un senegalese di nome Driss (Omar Sy), che tra carcere e sussidi sta cercando non tanto un lavoro, ma un certificato che attesti che l’ha trovato, così può riscuotere il sussidio di disoccupazione Il giorno seguente Driss torna per prendere la lettera di assunzione, ma con grande sorpresa gli viene comunicato che è stato assunto per un periodo di prova. Philippe e Driss, due persone agli antipodi, pian piano riescono ad instaurare un rapporto di amicizia e di fiducia, non solo, Driss con la sua esuberanza e una certa riluttanza per le regole, riesce a migliorare la vita di Philippe, cercando di rendergliela più normale possibile. Infatti lo fa salire sulla Maserati facendogli provare il brivido della velocità, lo riporta a volare con il parapendio, gli fa scoprire il piacere dei massaggi tantra e perché no…gli fa persino fumare le canne!!
Inoltre, venuto a conoscenza che Philippe sta mantenendo un rapporto epistolare con una donna di nome Eleonore, cerca in tutti i modo di farli incontrare nonostante la titubanza di Philippe, dovuta al fatto della sua tetraplegia. Ad un certo punto però, Philippe si rende conto che Driss non può occuparsi di lui per tutta la vita, perciò gli consiglia di trovarsi un altro lavoro, Driss ben presto lo trova. Purtroppo Philippe sentendo la mancanza del suo pazzo amico e non tollerando il nuovo badante incomincia a lasciarsi andare, cosi appena Driss viene informato dello stato del suo amico, ecco che si precipita in suo aiuto, carica Philippe in auto e lo porta in un grazioso ristorante con la vista sull’oceano, giunto al tavolo apparecchiato per due, Driss lo saluta augurandogli buona fortuna, li per li Philippe non capisce, ma ecco che giunge Eleonore e attraverso il vetro, Driss li guarda, sorride e se ne va!!
Quasi Amici”, è un film diretto da Olivier Nakache e Eric Toledano, in solo nove settimane dopo l’uscita in Francia, è diventato il secondo film di maggior successo francese dopo “Giù al nord”. Ha ricevuto inoltre nove candidature al premio Cesar 2012, vincendo il premio come miglior attore con Omar Sy, e inoltre ha vinto il premio Lumiere 2012, sempre come miglior attore con Omar Sy.
I due registi hanno tratto spunto da un fatto realmente accaduto, infatti ripercorrendo la vera storia del tetraplegico Philippe Pozzo di Borgo e l’algerino Abdel Sellou, hanno riscosso veramente un successone e devo dire meritato. Sono riusciti a far divertire il pubblico, nonostante la drammaticità che si cela sul grave handicap del protagonista. Questo significa che bisogna passare oltre ai tabù che di solito pesano sui disabili e cercare di non provare solo pena per queste persone sfortunate, ma bisogna coinvolgerle in maniera vulcanica come ha fatto Driss, facendo dimenticare al suo amico i problemi fisici.
Un film quindi che fa riflettere e nello stesso tempo fa divertire, ne consiglio la visione in quanto sono certa che non rimarrete delusi.

Miryam

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Di Namor (del 26/04/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1016 volte)
Titolo originale
La cara oculta
Produzione
Colombia, Spagna 2011
Regia
Andrés Baiz
Interpreti
Martina García, Quim Gutiérrez, Clara Lago, Alexandra Stewart
Durata
95 Minuti

Une videomessaggio lasciato sulla sua videocamera, getta nello sconforto l’attraente direttore d’orchestra Adrian (Quim Gutiérrez). La missiva registrata dalla sua fidanzata Belèn (Clara Lago), lo informa della propria decisione, quella di andar via, poiché non se la sente più di vivere con lui, pregandolo di non odiarla e soprattutto di non cercarla. Nel frattempo Adrian, affoga il suo dispiacere nell’alcol, vizio che lo porterà a conoscere la giovane cameriera Fabiana (Martina Garcìa), che ben presto rimpiazzerà la sua ex, tutt’ora introvabile. Instauratasi nel sua enorme casa di campagna, Fabiana ogni qual volta è in bagno, ode degli strani e sinistri rumori provenienti dall’impianto idraulico. Inizialmente egli pensa che l’autore di tali avvenimenti, sia qualche fantasma, ma in realtà non è uno spettro, quello che cerca disperatamente di farsi sentire, ma si tratta di Belèn, bloccata da più giorni in un bunker proprio dentro casa!
A fargli scoprire il bunker nascosto dietro l’armadio della camera da letto è la proprietaria della stessa casa, che nel frattempo ritorna e muore in Germania. Quello che inizialmente doveva essere solo una constatazione dell’amore che il suo Adrian provava per lei, si tramuta in un incubo senza uscita, poiché nel nascondersi dietro agli specchi, per vedere la reazione del suo fidanzato al videomessaggio, Belèn dimentica le chiavi per poi poter uscire, dando inizio ad un susseguirsi di eventi non previsti, come quello di osservare dietro agli specchi il fiorire del nuovo amore di Adrian verso Fabiana.
La verità nascosta” è un film latino, diretto dal regista colombiano Andi baiz, interpretato egregiamente dal trio protagonista: Quim Gutiérrez, Clara Lago e Martina Garcìa, attrice quest’ultima che somiglia molto alla francese Sophie Marceu da giovane.
Il film, che inizialmente sembra una delle solite pellicole dalla trama scontata, esamina con buon profitto i limiti dell’amore, della gelosia e del tradimento. Nonostante sia passato inosservato ai grandi schermi, il film ha un suo fascino che lo fa emergere dalle centinaia di titoli distribuiti sia in sala che nelle videoteche per racimolare soldi e lanciare nuovi e probabili talenti nell’elite del cinema.

Namor

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Di Angie (del 23/04/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 721 volte)
Titolo originale
In Time
Produzione
USA 2011
Regia
Andrew Niccol
Interpreti
Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Vincent Kartheiser, Olivia Wilde.
Durata
109 Minuti
Trailer

Quanti di noi sarebbero disposti a fare qualunque cosa, pur di rimanere giovani per sempre? Tutti! Per questa ossessione della giovinezza eterna, le industrie di bellezza investono miliardi ogni anno, nella ricerca di sistemi per fermare l’invecchiamento. Nel frattempo c’è un uomo che forse, potrebbe aver trovato il modo per mantenere gli esseri umani per sempre giovani…… almeno questo per quanto riguarda la celluloide, ed è il cineasta Andrei Niccol con il nuovo film thriller d’azione “In Time”, gia regista di Gattaca (uno dei migliori esempi di fantascienza cinematografica).
In un futuro in cui il tempo è letteralmente denaro e il processo di invecchiamento si ferma a 25 anni, l’unica maniera per restare vivi è guadagnare, rubare o ereditare del tempo. Will Sales (Justin Timberleke, il protagonista della pellicola), non vive alla giornata, ma al minuto. Nato in uno dei distretti più poveri del paese di Dayton, non ha mai avuto a sua disposizione più di 24 ore di vita. Sempre di corsa, vive la sua giornata in fabbrica per guadagnare la giornata successiva, fino a quando in maniera del tutto inaspettata, si ritrova tra le mani una quantità di tempo ingente che le garantisce l’accesso al mondo dei ricchi. Qui incontra una bella e giovane ereditiera Sylvia Weis (Amanda Seyfried), con la quale tenterà di mettere fine a questo sistema corrotto, gestito da autorità chiamate i Timekeepers.
Quante volte ci siamo sentiti dire “Il tempo è denaro?”. E un modo per spronare qualcuno pigro, a migliorare il proprio stato personale e sociale. Sprecarne un po’ ogni tanto, in fondo, non ci costerebbe niente. Invece si tratterebbe di un lusso che non ci sarebbe concesso, se noi vivessimo nel mondo creato da Andrei Niccol per “In Time”. Il tempo non è solo denaro, ma di più: il tempo è vita!
Le vite dei suoi personaggi, sono scandite da un orologio biologico che segnala costantemente il tempo che rimane loro da vivere e, quando il conto alla rovescia raggiunge lo zero, nemmeno la miglior scusa del mondo può salvarli da una inevitabile fine. E così quello che per noi è solo un stereotipo morale, per i protagonisti del film è una legge biologica da rispettare a tutti i costi. Il regista Andrei, ha immaginato un futuro in cui la moneta corrente è il tempo. Una società divisa, come al solito, da persone povere che vivono costantemente sul filo dei secondi e non possono permettersi di fare pause. I ricchi, invece, se la spassano senza preoccuparsi del tempo che scorre, proprio come accade nella nostra società in cui viviamo!!!
Mi ha colpito molto l’inizio del film, Will si alza, entra in una stanza , vede una bellissima ragazza di 25 anni e dice: “Buongiorno mamma”. Sono rimasta stupita! Quella donna è veramente sua madre, anche se sembrano che abbiano la stessa età? Il ragazzo guarda il cronometro che ha sul polso: va all’indietro come mai? “In Time” è una pellicola interessante, avvincente, con scene d’azione e una storia d’amore, ma, soprattutto l‘ho trovata una storia originale, ambientata in un mondo che non è così poi tanto diverso da quello in cui viviamo noi. Geniale l’idea di Andrew dove il tempo è letteralmente denaro e tutti gli esseri umani, sono nati con un orologio al polso e una volta arrivati a 25 anni, l’orologio comincia a funzionare. Pensate un pò: ma se un giorno, veramente in un futuro, sparissero i soldi e tutto fosse valutato in base allo scorrere del tempo! In conclusione a me è piaciuto molto, ritengo che sia un film carino da visionare, soddisferà un po’ tutti, vi sono scene d’azioni per chi ama il brivido, e i sentimentali si lasceranno un po’ trasportare dalla storia d’amore tra Will e Sylvia .

 Angie

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Di Asterix451 (del 19/04/2012 @ 05:00:00, in libri, linkato 880 volte)
Titolo originale
Il Deserto dei Tartari
Autore
Dino Buzzati
Editore
Mondadori Classici Moderni
Prima edizione
Rizzoli Dicembre 1940

La Fortezza Bastiani è una roccaforte di confine, sbarramento dell’unico valico che discende in terra nemica attraverso il Deserto dei Tartari. Le storie militari narrano le battaglie terribili che vi sono state combattute, eco di un passato che probabilmente non si ripeterà.
Giovanni Drogo è un giovane Ufficiale volontario che ha domandato di esservi destinato: quando vi giunge, però, capisce immediatamente che in quel luogo sperduto non vi è futuro; solo la solitudine immobile, che consuma un’esistenza senza prospettiva.
Vorrebbe andarsene subito, ma la burocrazia gli impone un periodo minimo e tuttavia sopportabile di servizio, che certamente daranno un maggiore spunto alla sua carriera. Ed è così che i giorni passano, mentre Giovanni inizia ad ambientarsi al suo ruolo e quella fortezza comincia a farlo sentire sicuro ed importante. Inizia ad apprezzare la guardia, ad amare il deserto che sta di fronte e la montagna che lo circonda, una vita molto più semplice di quella che si conduce in città. Le poche volte che torna, infatti, i suoi amici di sempre, la sua famiglia e persino quella ragazza che gli faceva battere il cuore prima che si arruolasse, sembrano progredire in una vita che non lo comprende più, nella quale si sente di troppo, incompreso. Alla sua Fortezza, invece, il mondo è ben definito nelle regole e nelle certezze, e sono tutti in attesa di un evento che restituisca importanza e significato alla loro esistenza.
Vogliono la battaglia, per misurare il proprio valore… invece giunge soltanto la vecchiaia, alla fine, e proprio quando si stanno per incrociare le armi, si è ormai troppo vecchi per poter anche solo pensare di combattere.
Lessi un brano de “Il Deserto dei Tartari” a scuola e, dopo, lo ignorai per anni: questo perché ogni momento della vita ha la sua musica, i suoi film e romanzi; quando avevo tutta l’esistenza davanti non potevo capirne il significato, perché in me non vi era nulla che vi appartenesse.
Oggi cerco fortezze, qualche volta, ed in questo romanzo rivivo l’umidità di quelle pietre spesse e dei confini che sorvegliano, nella desolazione della montagna. Ho fatto il militare “quasi operativo”, come Giovanni, in una farsesca missione di pattugliamento. Infine conosco la sensazione che si prova tornando a casa dopo mesi di isolamento, circondato dall’orizzonte sconfinato del mare, mentre la vita di tutti gli altri prosegue senza di me e la mia si consuma, un giorno dopo l’altro, in attesa che sia il momento buono per realizzarsi.
Così, “Il Deserto dei Tartari” ha ritrovato tutta la sua valenza. Buzzati scrisse questa metafora autobiografica in un momento di stasi della sua carriera, quando si crogiolava all’interno della redazione di un giornale importante, una roccaforte affacciata sul brullo mondo della cronaca, cullato dai vantaggi di quell’impiego eppure consapevole degli avvenimenti che accadevano al di fuori.
Penso che questo libro possa annoiare quelle persone ben sintonizzate sulla realtà, nonostante lo stile robusto e scorrevole, l’introspezione dei personaggi, l’esperienza di vita semplice su cui riflette senza retorica filosofia. Lo consiglio caldamente, invece, a coloro che hanno la sensazione di essere criceti in gabbia: sempre a correre sulla ruota, fermi nello stesso punto.

Asterix451

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Di Miryam (del 16/04/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 799 volte)
Titolo originale
War Horse
Produzione
USA 2011
Regia
Steven Spielberg
Interpreti
Emily Watson, David Thewlis, Peter Mullan, Niels Arestrup, Tom Hiddleston.
Durata
146 Minuti
Trailer

Siamo nella campagna inglese, dove una giovane cavalla sta per dare alla luce un bel puledrino. Le immagini seguenti vedono i due cavalli che corrono felici ed esuberanti nei prati, purtroppo la separazione è imminente, infatti il giovane puledro viene messo in vendita in un’asta di paese. Durante le trattative, si fa avanti Ted Narracott (Peter Mollan), un agricoltore un po’ rozzo e con il vizio di bere che acquista il cavallo per trenta ghinee, somma molto esosa, sarebbe stato più indicato per lui, comprare un cavallo da tiro, per poter far rendere meglio la sua fattoria. Difatti, appena rientrato a casa, Rose (Emily Watson), la sua consorte, lo accusa di essere stato ingannato, che doveva riportare indietro quel cavallo, che non avrebbe mai potuto tirare l’aratro e che questo incauto acquisto avrebbe fatto perdere loro tutta la fattoria, visto che sarebbero venuti a meno i soldi per pagare l’affitto.
Chi invece è ben contento dell’accaduto, è Albert, il figlio di Ted, il quale diventa ben presto il compagno inseparabile di Joey, questo è il nome dato al cavallo.
Albert, con tanta pazienza riesce ad instaurare un rapporto di fiducia con l’animale, tanto da insegnarle ad arare la terra, riuscendo così a pagare i debiti della sua famiglia. Purtroppo però una pioggia torrenziale fa perdere l’intero raccolto alla famiglia Narracott, che si vede costretta a vendere il cavallo, che viene consegnato all’esercito inglese e precisamente al Capitano Nicholls (Tom Hiddleston), che promette ad Albert che ne avrà particolare cura. La scena da qui si sposta nel pieno della prima guerra mondiale, per Joey è un susseguirsi di eventi che lo faranno incontrare con padroni diversi con i quali riesce sempre ad instaurare un sentimento d’amore e di protezione, persino verso un altro cavallo al quale riesce addirittura a risparmiarle la morte. Joey riesce a scappare e si mette a correre a più non posso, oramai rimasto solo, deve lottare contro tutto e tutti.
Proprio mentre la guerra sta per finire, Albert, arruolatosi, è sempre alla ricerca del suo cavallo e quando ormai ferito aveva perso tutte le sue speranze, ecco che il miracolo sta per accadere: il caso vuole che entrambi sono finiti nello stesso posto, cosi i due amici seppur malconci riescono finalmente a ritrovarsi in un meraviglioso abbraccio ormai insperato, sotto gli occhi increduli di tutti i presenti.
War Horse”, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Michel Morpurgo e dall’ adattamento teatrale del romanzo di Nick Stafford, è un film diretto da Steven Spielberg, a parer mio un lungometraggio molto toccante e ricco di sentimento. E’ stato candidato all’Oscar con sei nomination senza però portare a casa nessuna statuetta. Forse non sarà un film da Oscar, ma non è stato nemmeno giusto accanirsi contro, come tanti hanno fatto!! Personalmente a me è piaciuto, è stato un po’ come vivere una favola, anche se in un contesto di guerra.
Il sentimento e l’affetto che lega il cavallo al ragazzo è molto forte, del resto lo sappiamo tutti che gli animali hanno fiducia negli uomini e che a differenza di noi non sanno mentire. La scena che mi ha più colpito però è stata quando inglesi e tedeschi hanno fatto una piccola tregua per salvare il cavallo imprigionato nel filo spinato, arrivando addirittura a stringersi la mano.
Il film tutto sommato è per tutta la famiglia in quanto non ci sono scene cruenti, ma soltanto della grande umanità. Ripeto, per me è stata una bella pellicola con un’altrettanta bella sceneggiatura dall’inizio alla fine. Guardatelo e poi mi direte!!

 Miryam

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Di Namor (del 13/04/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 851 volte)
Titolo originale
Romanzo di una strage
Produzione
Italia 2012
Regia
Marco Tullio Giordana
Interpreti
Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Michela Cescon, Laura Chiatti, Fabrizio Gifuni.
Durata
129 Minuti

Dal Corriere della Sera 14 novembre 1974:

“Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum". Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove.

Da questo esplosivo articolo di Pier Paolo Pasolini,“Cos’è questo golpe? Il romanzo delle stragi.”, nasce il titolo dell’ultimo film di denuncia del regista Marco Tullio Giordana, direttamente ispirato dal libro “Il segreto di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli.
Il film ripercorre i fatti salienti del 1969 che portarono all’efferata strage di Piazza Fontana, un massacro che ancora adesso, dopo più di 40 anni è rimasto inspiegabilmente impunito. Guardando la pellicola non si farà fatica a immaginare per quale ragione tale avvenimento sia rimasto senza colpevoli.
Romanzo di una strage” merita pienamente la visione, per non dimenticare e far conoscere alle persone che non c’erano, cosa pagò e cosa stava per pagare la nostra nazione in quel periodo. Un regista migliore di Giordana questo progetto non poteva avere, così come il cast scelto per impersonare i protagonisti dell’epoca: Valerio Mastandrea nel ruolo del Commissario Calabresi, Pierfrancesco Favino in quello dell’anarchico Pinelli e Fabrizio Gifuni nella parte del Ministro Aldo Moro, sono senza dubbio le performance più significative, così come quelle femminili della Laura Chiatti, che impersona la moglie di Calabresi e Michela Cescon, nel ruolo della consorte di Pinelli.
Giunta la fine del film, è molto difficile che un senso di disgusto verso le nostre istituzioni, non prevalga sullo spettatore (almeno a me è successo), se poi si pensa a quante altre porcate hanno insabbiato, il disgusto si tramuta immediatamente in rabbia verso chi ha governato l’Italia, e ancora lo sta facendo dal dopoguerra!
Un plauso a Giordana per aver riesumato questa triste e scomoda vicenda, purtroppo quasi dimenticata… o meglio deliberatamente scordata da un rilevante numero di persone.

Namor

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Di Andy (del 10/04/2012 @ 05:00:00, in musica, linkato 1296 volte)
Artista
Pino Daniele
Titolo
La Grande Madre
Anno
2012
Label
Blue Drag

Album numero 26 per il grande Pino Daniele, e dico grande perché il cantautore partenopeo merita davvero questo aggettivo, per la musica che ha saputo inventare agli inizi degli anni ottanta, fondendo rock, blues, jazz, funk elettrico e influenze mediterranee, creando dischi magici come Nero a metà, Vai mò e lo strepitoso live Sciò .
Doveroso nominare i compagni di avventura di quei tempi, musicisti con la m maiuscola come James Senese al sax , che si alternava con Enzo Avitabile, Joe Amoruso al piano e tastiere, Tullio De Piscopo batteria, Tony Esposito alle percussioni e Rino Zurzolo al basso, che hanno contribuito in maniera incisiva al successo di Pino: le jam del live sono memorabili.
Tornando a questo nuovo disco, intitolato “La Grande Madre”, l’intenzione è quella di ritrovare il gusto di suonare buona musica, senza dover compiacere le major discografiche che nella maggior parte dei casi costringono artisti anche di questo calibro, a sfornare il compitino leggero e commerciale, adatto ad accontentare più o meno tutti; per fare questo cambiamento, il cantante napoletano ha fondato una sua etichetta, la Blue Drag, con cui sta seguendo altri progetti di musicisti emergenti e con la quale può finalmente tornare a sperimentare e soprattutto a divertirsi, circondandosi di nuovo di nomi di tutto rispetto, a partire da Steve Gadd alla batteria, un mostro sacro di questo strumento, che ha suonato con Clapton, James Taylor e tantissimi musicisti tra i migliori al mondo. Al basso troviamo Willie Weeks, un muro di suono funk-rock dall’enorme esperienza; un altro super ospite è Mel Collins, celeberrimo sassofonista dalla bravura e gusto esagerati e al piano e Hammond troviamo Chris Stainton, fido collaboratore di Eric Clapton.
Che la musica fosse cambiata si capiva già dal singolo apripista Melodramma, che trovo una canzone piena di magia e atmosfera, dotata di un bellissimo testo sognante e una gran chitarra che esegue bei ricami sugli accordi stupendi di piano. Ma al primo ascolto, gustato insieme a Namor, che ringrazio per avermelo “passato”, mi ha colpito subito Due Scarpe, una metafora sulla vita vista attraverso le scarpe, che pur avendo una vita diversa, riescono a camminare e invecchiare compiendo lo stesso percorso; la musica soffusa e melodica, crea un sottofondo perfetto come una colonna sonora, con il sax di Collins magico come sempre. L’influenza di Clapton, con cui Pino ha suonato l’estate scorsa in un grande concerto a Cava dei Tirreni, si fa sentire nel riff e nel ritmo di La grande Madre; qui il musicista partenopeo spadroneggia con una strepitosa chitarra per tutto il pezzo, dimostrando una tecnica e un gusto eccellenti, tra scale dal sapore mediterraneo, tapping e sapiente uso della leva. Nel testo si evince una ricerca delle proprie origini, al di là dei guadagni facili e la grande madre potrebbe essere la musica, libera da vincoli commerciali.
E’ un po’ commerciale sì, ma terribilmente orecchiabile Searching for the water of life, a sostegno della campagna Save the children every one, istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla mortalità infantile; un mix di sonorità arabe e africane perfetto, costruito sopra un giro di basso batteria malizioso e ballabile, condito di nuovo da una chitarra super: bellissimo il coro allegro di bambini africani nel finale. Il momento migliore del disco è costituito da It’s coffee time, un acid jazz caldo e fumoso di grande atmosfera, trasportato da un basso portentoso e una batteria tesa e raffinata, in cui il livello musicale è superbo e fa da trampolino per la jam che segue e si chiama O frà, il cui testo , dopo tanti anni, è cantato in napoletano; qui al sax non poteva mancare Enzo Avitabile, vecchio compagno di memorabili jam, come questa d’altronde, in cui tutti i musicisti sfogano la loro inventiva, liberi dal vincolo di una canzone vera e propria: una goduria. Voglio menzionare ancora The lady of my heart, uno strumentale in cui Daniele sfodera una chitarra in bilico tra Santana e Knopfler e in cui i suoi musicisti si dimostrano davvero dei maestri, come lui stesso del resto; grande musica.
Ci sono altre canzoni, qualcuna più “leggera” , diciamo, ma musicalmente sempre di ottimo livello; in totale sono dodici tracce.Tra l’altro il cd è correlato di parecchio materiale fotografico, testi e addirittura gli spartiti di qualche canzone. La grande madre è uno di quei dischi che al primo ascolto ti lascia perplesso, ma solo per la voglia di riascoltarlo subito per risentire certi passaggi e finezze; secondo me Pino Daniele ha fatto la svolta giusta per tornare a fare buona musica e vi assicuro che si sente..buon ascolto!

Andy

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Di slovo (del 08/04/2012 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1030 volte)
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La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua !

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Di Angie (del 04/04/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 916 volte)
Titolo originale
The Iron Lady
Produzione
Gran Bretagna 2011
Regia
Phyllida Lloyd
Interpreti
Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman, Roger Allam, Susan Brown.
Durata
105 Minuti
Trailer

Phyllide Lloyd, regista di “The Iron Lady”, film di genere drammatico e biografico sull’icona della “Lady di Ferro”, racconta la storia dell’ormai ottantenne Margaret Thatcher (interpretata da Meryl Streep), ex Primo Ministro Britannico.
La donna affetta da demenza senile, la si vede colloquiare più volte con il marito Denis, defunto da anni. Mentre decide finalmente di liberarsi del guardaroba dell’uomo, si risvegliano in lei i ricordi dei momenti vissuti con lui e della perdita del suo potere. Questa grande Leader che all’ambizione politica ha immolato se stessa e la sua vita privata, adesso, purtroppo deve fare i conti con la sua vecchiaia, chiusa in casa con i suoi continui flashback tra presente e passato.
Chi si aspettava (come me), un film prettamente storico rimarrà sicuramente deluso, in quanto la sua carriera politica resta in sottofondo (era quella che più interessava, forse, al pubblico).
The Iron Lady”, a mio giudizio è più un ritratto confuso di un’ anziana donna che ripercorre le tappe della sua vita privata e, non di una Thatcher politica, che ha governato con pugno di ferro realizzando riforme impopolari ma molto efficaci per l’equilibrio di bilancio.
Il personaggio meritava un maggior approfondimento sulle sue vicende politiche, importantissime per quei anni e, sul come una donna di ceto medio-basso sia riuscita a diventare Primo Ministro. Parlare di un personaggio come la Thatcher, una delle donne più potenti e controverse della storia, poteva e doveva rendere il film molto più esplosivo, invece si conclude in una breve e piatta rappresentazione della vita della protagonista. Ad essere sincera la pellicola non mi è piaciuta molto, l ho trovata mediocre e un po’ noiosa (sempre per quanto riguarda la mia opinione!) ma con questo non voglio affermare che non sia stato un buon film.
In conclusione unica nota positiva che posso fare sul film è per la bravissima Meryl Streep, per la sua ineguagliabile interpretazione di Margaret Thatcher. La sua vera somiglianza del personaggio non solo fisica ma anche vocale e gestuale le è valsa la sua 17esima nomination all’Oscar della sua carriera. Pertanto mi permetto di dire che la vera “Iron Lady” di questo film è lei : Meryl Streep.

Angie

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Di slovo (del 03/04/2012 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1155 volte)
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incredibile ma vero! blogbuster festeggia oggi il suo sesto anno di presenza in rete! il caparbio impegno di recensori e lettori ha permesso di raggiungere questo risultato, ancora più importante se si pensa con quale effimeratezza sono soliti esaurirsi i progetti in rete...
evidentemente blogbuster è sostenuto da un incrollabile volontà e dalla rara linfa dell'entusiasmo.
anche quest'anno diciamo grazie. a chi scrive e a chi legge.

Collettivo Blogbuster

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purtroppo non sono ...
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Di #LouiseElle
Anche questo titolo ...
05/03/2017 @ 14:34:45
Di Namor




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