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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 01/04/2012 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1041 volte)
Titolo originale
Camelot
Produzione
USA, Regno Unito, Irlanda, Canada 2011
Episodi / Durata
10 / 60 Minuti

Dopo aver assassinato il proprio padre Re Uther (Sebastian Koch), la legittima erede Morgana (Eva Green) pregusta la corona che finalmente, la consacrerà Regina, dopo esser stata esiliata per lungo tempo dal suo regno. Ad ostacolare la sua bramosia di potere, sarà il potente mago Merlino (Joseph Fiennes), che vede l’ascesa al trono dell’ambiziosa Morgana, come una funesta sventura per tutto il reame. Per fermare la sua incoronazione, Merlino riporta a corte Arthur (Jamie Campbell Bower), il fratellastro di Morgana, anch’esso vissuto in gran segreto lontano dal suo regno e sarà proprio in quella circostanza che Arthur verrà incoronarlo quale nuovo Re di Camelot.
Ha così inizio una difficile battaglia basata su sporchi intrighi e malvagi imbrogli tra il mago e la strega, per determinare chi, tra i due fratellastri sarà la persona destinata a governare sul nuovo regno.
Son bastati 10 episodi della prima serie, per far naufragare definitivamente il progetto “Camelot”, basato sui romanzi fine 1400 di Thomas Mallory.
Con una nuova rivisitazione degli eventi e dei personaggi, “Camelot” ambiva a trovare il suo spazio nell’elite delle serie TV con lunga longevità televisiva, un progetto non riuscito, poiché la casa produttrice, la Starz si è vista costretta a cancellare la seconda serie a causa dello scarso consenso del pubblico. Le modifiche attuate per lo svolgimento della trama (molto distante da quella a noi più conosciuta), non ha di certo entusiasmato, anzi in più occasioni la noia ha preso il sopravvento sull’iniziale entusiasmo dei primi episodi. A niente son servite le presenze di attori di buona levatura come: Joseph Fiennes, Jamie Campbell Bower e Eva Green, per innalzare qualità e coinvolgimento della serie. Così come i quattro registi: Mikael Salomon, Ciaran Donnelly, Jeremy Podeswa e Stefan Schwartz, che hanno preso parte nella direzione di questo clamoroso buco nell’acqua!

 Namor

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Di Miryam (del 26/03/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 906 volte)
Titolo originale
Nights in Rodanthe
Produzione
USA 2008
Regia
George C. Wolfe
Interpreti
Diane Lane, Richard Gere, Christopher Meloni, Viola Davis, Becky Ann Baker.
Durata
97 Minuti

Nato dal romanzo di Nicholas Sparks, “Come un uragano” è stato riadattato in un film diretto da George C. Wolfe, che come interpreti ha scelto due famosi attori a me molto graditi: Richard Gere e Diane Lane, che recitano insieme per la terza volta, dopo “The Cotton Club” e “Unfaithful L’amore infedele”.
Siamo nella Carolina del Nord, Adrienne Willis (Diane Lane), è una donna con due figli da poco separata dal marito che, pentito di averla tradita, sta cercando nuovamente di riconquistarla. Lei, ferma sulla sua convinzione di non perdonarlo, decide di accettare l’insolita proposta della sua amica Jean, quella di sostituirla per un weekend nella pensione al mare da lei gestita. Dopo aver lasciato i figli al padre, Adrienne parte alla volta dell’alberghetto. Giunta sul posto fa conoscenza con Paul Flanner (Richard Gere), un medico di passaggio che si fermerà solo pochi giorni alla locanda per poi proseguire il suo viaggio, in quanto diretto dal figlio, medico anche lui, con il quale vorrebbe ricucire i rapporti che si erano deteriorati.
Tra una parola e l’altra, i due stringono una bella amicizia che si fa ancora più intensa con l’arrivo di un forte uragano, qui Adrienne, riscopre un sentimento e un’emozione che credeva perduta, però purtroppo non sempre le belle storie hanno un lieto fine.
Come un uragano”, è certamente un film d’amore rivolto soprattutto ad un pubblico femminile, nonostante sia un genere che a volte non mi dispiace vedere, ho trovato la pellicola un po’ troppo melense. Bella l’atmosfera, il paesaggio suggestivo, la musica adatta per ogni circostanza e l’uragano che coglie la coppia di sorpresa è un po’ come la ciliegina sulla torta… ma il tutto si svolge a parer mio con troppa lentezza.
Una cosa che ho gradito è invece la coppia Gere – Lane, secondo me hanno lavorato in maniera egregia, facendo nascere una storia d’amore pura e semplice, senza mai cadere nel volgare, comportandosi come due adolescenti, rifacendo scoprire a entrambi dei sentimenti che credevano persi.

Miryam

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Di Namor (del 23/03/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 856 volte)
Titolo originale
Moneyball
Produzione
USA 2011
Regia
Bennett Miller
Interpreti
Brad Pitt, Jonah Hill, Robin Wright, Philip Seymour Hoffman, Chris Pratt.
Durata
126 Minuti

Dopo aver perso l’incontro con i New York Yankees nel post-season, gli Oakland Athletics devono far fronte alla perdita dei loro migliori giocatori, passati giustamente a squadre più forti. Per sopperire a tale privazione e rendere la squadra ugualmente competitiva per la prossima stagione, il general manager Billy Beane (Brad Pitt), decide di cambiare strategia dopo aver incontrato il giovane economista Peter Brand (Jonah Hill). Ad attrarre la curiosità di Beane, verso questo novello laureato è la sua teoria verso le percentuali di base di ogni singolo giocatore scartato o sottovalutato dalle altre squadre di baseball e poterli così acquistare a prezzi decisamente inferiori rispetto ai molteplici giocatori bravi, ma dai compensi proibitivi per le casse degli Athletics. Dopo aver allestito con non poca fatica la nuova squadra, le cose non vanno così bene come si auguravano Beane e Brand, infatti una lunga serie negativa fatta registrare dagli Athletics all’inizio del campionato, sta per mettere a repentaglio il loro progetto e le loro carriere. Per dare una svolta significativa alla squadra ormai in impasse, Beane adotterà una mini rivoluzione fatta di cessioni e nuovi acquisti, che invertirà il disastroso campionato, portando gli Athletics addirittura a battere lo storico record di partite vinte consecutivamente.
Tratto dal libro “Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game” di Micheal Lewis, “L’arte di vincere” e basato sulla vera storia di Billy Beane, un ex giocatore di baseball ed ora famoso dirigente sportivo degli Oakland Athletics.
Il film pur rimanendo a bocca asciutta è stato candidato a sei premi Oscar: Miglior film, sceneggiatura non originale, montaggio, sonoro, attore protagonista per Brad Pitt e non protagonista per Jonah Hill.
Per il tema trattato, ci si aspettava una pellicola dai molteplici risvolti sportivi, ove si seguono entusiasmanti azioni di gioco dei protagonisti, dediti a fare un buon campionato. Invece, di baseball giocato se ne vede veramente poco, il film vive si di azioni, ma di quelle manageriali, ove l’estro e l’arguzia dei due protagonisti Beane e Brand porteranno gli Oakland Athletics nella storia del baseball americano. Bel film non c’è che dire, meritate anche le sei nomination ricevute per gli Oscar, anche se la nomination nella categoria miglior attore per Brad Pitt, mi è sembrata un po’ esagerata, non perché lui non sia stato bravo, ma al suo posto avrei nominato Leonardo di Caprio, sicuramente più meritevole per la sua ottima prova in “J.Edgard”.

Namor

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Di Angie (del 19/03/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1625 volte)
Titolo originale
The Girl with the Dragon Tattoo
Produzione
USA 2011
Regia
David Fincher
Interpreti
Daniel Craig, Rooney Mara, Christopher Plummer, Stellan Skarsgård, Steven Berkoff.
Durata
136 Minuti
Trailer

Mikael Blomkvist (Daniel Craig il famoso James Bond 007), e un noto giornalista che, dopo esser stato sconfitto in tribunale da un infido uomo d’affari, viene assunto da Henrik Vanger un potente industriale svedese, ormai in pensione, per indagare sulla misteriosa scomparsa dell’amata nipote Harriet, avvenuta molti anni prima. Ad aiutarlo nelle indagini, Mikael si avvale della collaborazione della giovane Lisbeth Salander (Rooney Mara), un’agente investigativo intuitiva e stravagante, un’haker punk dal carattere associale, per il suo trascorso tormentato. Le indagini portano a dei sconvolgenti segreti e una serie di omicidi del passato e del presente della famiglia Vanger.
Dopo il remake di “Lasciami entrare” e della serie tv “The Killing” è ora la volta di “Uomini che odiano le donne”, il primo film tratto dalla trilogia di Stieg Larsson “Millennium”, la serie di romanzi polizieschi che ha venduto oltre 8 milioni di copie in tutto il mondo. Un vero peccato che Larsson non sia vissuto abbastanza, per vedere il successo del suo lavoro.
Candidato a ben 5 Oscar, “Millennium – Uomini che odiano le donne” e diretto dal famoso cineasta David Fincher, già noto regista di “Seven”, “Fight Club”e del “Curioso caso di Benjamin Button”, con lo sceneggiatore Steven Zaillian. I due con saggia decisione, han cercato di rimanere fedeli al romanzo decisi a non eliminare dal film le scene di violenza e vendetta descritte nel libro. Come molti affermano, Larsson è riuscito nei suoi romanzi ha interessare i lettori su argomenti come la corruzione del potere, l’intolleranza, il fanatismo e la giustizia. Io che ho visto la proiezione ( a mio giudizio), anche Fincher è riuscito a produrre un film dove al pubblico interessa i segreti oscuri della gente e della società.
“Uomini che odiano le donne” ha proprio questa caratteristica, oltre ad avere come protagonisti due personaggi fuori dal comune. Trovo che sia una pellicola ben fatta, Fincher con le sue inquadrature suggestive, ha saputo rendere molto affascinante il paesaggio svedese in cui è ambientato. Ottima anche la scelta della musica, cha spazia dai Led Zeppelin ad Enya. In particolare (a mio parere) ottima la grande performance dei due attori principali Daniel Craig e Rooney Mara, di cui e stata anche candidata all’Oscar, brava e decisamente convincente nell’esprimere la glaciale determinazione e i tormenti interiori del personaggio di Lisbeth. Mara per il suo personaggio ha dovuto trasformare radicalmente il suo viso e il suo aspetto iniziando da un taglio drastico dei capelli (che a quell’epoca arrivavano a metà schiena), assumendo così un aspetto molto più duro, una sintesi di donna guerriera bardata di tatuaggi e piercing. Anche l’abbigliamento punk ha sortito il suo effetto, quella felpa con il cappuccio che indossava sempre, ha reso il personaggio più reale e interessante. All’inizio del film è descritta come una donna forte, indipendente ma, alla fine questa donna tanto agguerrita, si scoprirà essere sensibile e molto fragile.
E una pellicola molto avvincente da non risultare affatto pesante in tutti i suoi 160 minuti di proiezione, anzi, sa tenere lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine. Si parla anche la possibilità che “Uomini che odiano le donne” possa aprire il prossimo Festival di Cannes, che avrà inizio il 13 maggio. Comunque, a mio parere, senza aver letto il libro per poter confrontare, è stato un thriller stupendo che rivedrei di nuovo.

Angie

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Di Asterix451 (del 15/03/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 833 volte)
Titolo originale
Warior
Produzione
USA 2011
Regia
Gavin O’Connor
Interpreti
Joel Edgerton, Tom Hardy, Jennifer Morrison, Frank Grillo, Nick Nolte.
Durata
139 Minuti
Trailer

Brendan Conlon e Tommy Reardon sono due fratelli con un passato da lottatori ma, prima ancora, sono stati degli adolescenti costretti a fuggire da Paddy, il loro padre alcolizzato (Nick Nolte). Tommy si è preso cura della madre, mentre Brendan ha scelto di restare con Tess (Jennifer Morrison), la ragazza che poi sposerà. Le loro vite hanno preso strade differenti mentre l’uomo, solo e abbandonato da tutti, decide finalmente di ripulirsi dall’alcool.
Il film inizia qui, mentre Paddy torna a casa, ascoltando l’audiolibro di “Moby Dick”. Sulle scale della porta trova un uomo ad attenderlo: è Tommy, per la prima volta dopo dodici anni di assenza; non si sa perché sia tornato, ma è evidente quanto distacco abbia costruito nei suoi confronti. Non c’è traccia di disprezzo, se non nella paradossale derisione per aver smesso di bere. Oggi sono solo due ex Marines, veterani di guerre differenti, che stipulano un accordo: Paddy allenerà Tommy, come quando era piccolo; non ci sarà altro, tra loro, se non un duro regime d’allenamento. Così vuole il figlio e il padre, pur di ritrovare un punto di contatto, accetta. A Philadelphia, invece, Brendan insegna fisica in un liceo.
E’ diventato papà, ama Tess e le sue bambine. Ha promesso di non combattere più, anche, ma la banca sta per portargli via la casa e questo non può permetterlo… non ha importanza che cosa debba fare, se debba tornare a combattere, pur di non perdere ciò che faticosamente ha garantito alla sua famiglia.
Non immagina che anche suo fratello Tommy, poco distante, stia risalendo sul ring per motivi totalmente diversi dai suoi, anche se alla fine stanno entrambi onorando un impegno nei confronti di una persona amata.
Servono soldi, e possono procurarseli combattendo.
Cinque milioni di dollari è la borsa che un magnate dei mercati finanziari, J.J. Riley (lo stesso Gavin O’Connor) ha messo in palio in un torneo ad eliminazione diretta, aperto ai combattenti di tutto il mondo: si chiama Sparta.
Per Tommy e Brendan, invece, rappresenterà l’occasione per difendere ciò che di più caro hanno, ritrovando quello che hanno perduto tanti anni prima, di sé e dei loro affetti. Un’occasione per dimostrare che combattendo si può conquistare molto più di quanto il denaro che vinceranno possa comprare.
Lo faranno scontrandosi. Prima con i migliori del mondo, e poi l’uno contro l’altro. Gavin O’Connor (Pride and Glory) torna alla regìa con un film sulle “Mixed Martial Arts” che non ha nulla a che vedere con “Never Back Down” & Co; la stampa lo definì migliore di “Rocky” e “The Fighter”… io non sono d’accordo, ma è un film che sa toccare il cuore con un cast perfetto, colonne sonore struggenti, una regia sgranata dalle immagini al neon ed una profonda attenzione all’anima dei personaggi.
Nulla è lasciato al caso, nessuna inquadratura.
Nick Nolte sostiene metà del film con una scena madre che non vi svelo, perché si imporrà quando la vedrete. Da sola, vale il biglietto. L’altra metà è Tom Hardy, perfetto nella figura del reduce alienato, silenzioso, prigioniero entro le mura del suo rancore; si sta dimostrando un attore brillante e camaleontico, prima con “Bronson” ed ora con “La Talpa”.
Joel Edgerton, beh… è l’uomo che quasi ogni donna vorrebbe, e che quasi ogni uomo vorrebbe essere almeno una volta nella vita.
Non verrò a raccontarvi che sia un film originale, nemmeno migliore di quelli citati prima, nonostante l’altissima qualità del prodotto. L’impegno nella regià e nella cura dei personaggi sembra quasi eccessivo per un film di combattimenti, che però aspira a mostrare, proprio attraverso di essi, il lato più puro dell’uomo che lotta. Purtroppo, nella realtà di queste discipline sportive non c’è nulla di nobile e poetico, ma lo è il film ed assicuro che per la visione occorre una bella dose di fazzoletti.
Coinvolgente ed emozionante. Un buon equilibrio di trama e combattimenti, che lo rendono un film assolutamente da vedere.

Asterix451

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Di Miryam (del 12/03/2012 @ 05:00:00, in libri, linkato 1222 volte)
Titolo originale
 
Autore
Thilliez Franck
Traduzione
Dompè M.
Editore
NORD
Prima edizione
2011

Ludovic Senechal, un appassionato di pellicole d’epoca, ha appena letto su un sito internet che per pochi euro, si possono acquistare decine e decine di vecchie bobine, alcune risalenti persino al film muto.
Invogliato da ciò, sale in macchina, percorre più di duecento chilometri, fa il suo prezioso acquisto e ritorna a casa pregustandosi già la serata che gli si prospetta.
Infatti, appena giunto, si precipita nella sua saletta di proiezione e incomincia a visionare i vari film. Ad un certo punto, viene incuriosito da una bobina senza etichetta, così senza indugiare, la inserisce nel proiettore, ma dopo aver visto solo apparire una macchia nera nel centro e un cerchio a destra, si trova di colpo nella cecità più assoluta.
Spaventato, riesce comunque a comporre il numero di telefono della sua ex fidanzata Lucie Hennebelle, la quale si precipita subito in suo soccorso accompagnandolo in ospedale. Dopo aver ascoltato la versione di Ludovic, Lucie, essendo una poliziotta, vuole vederci più chiaro dietro questa storia che ha dell’ incredibile, decide quindi di visionare lei stessa la pellicola, davanti ai suoi occhi, appaiono scene macabre, di una violenza inaudita, impressionanti. A questo punto preferisce parlare con un esperto in psichiatria, il dottor Tournelle, il quale però, dopo aver visto la bobina, viene trovato morto da li a poco, con le mani tagliate e gli occhi estirpati. Nello stesso tempo, a chilometri di distanza, precisamente nel nord della Francia, il commissario Franck Sharko, è alle prese con uno efferato omicidio, si tratta del ritrovamento di cinque cadaveri anche loro con mani tagliate e occhi estirpati, stessa scena si era già proposta sedici anni prima al Cairo. Coincidenza? Boh!!
"L’osservatore” , è il nuovo thriller dello scrittore francese Franck Thilliez, libro tra l’altro che ha avuto un grande successo alla scorsa fiera di Francoforte e che si sta apprestando ad essere tradotto in diversi Paesi. Successo a parer mio più che meritato. È un giallo che si divora senza accorgersene, non solo, quando si arriva alle ultime pagine, ci dispiace averlo finito. Non conoscevo questo autore, devo dire che scrive benissimo, spicca di fantasia senza però cadere nel soprannaturale, infatti il romanzo sembra folle con risvolti inquietanti, ma sempre credibile e purtroppo anche possibile. La trama oltre ad essere agghiacciante, non ha un finale scontato, anzi è talmente inaspettato da far venire i brividi.
Quest’opera, è il terzo libro scritto da Thilliez, infatti nel 2007 è stato pubblicato “La stanza nera” e successivamente nel 2008, “La foresta nera”. Io intanto vi consiglio di leggere questo che ho recensito, mentre io andrò senz’altro alla ricerca dei primi due che saranno senz’altro due “capolavori”, sono quasi certa che non rimarrò delusa!!!

 Miryam

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Di Namor (del 09/03/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 775 volte)
Titolo originale
The Descendants
Produzione
USA 2011
Regia
Alexander Payne
Interpreti
George Clooney, Shailene Woodley, Beau Bridges, Robert Forster, Judy Greer.
Durata
110 Minuti
Trailer

Un padre e un marito assente, che viene richiamato alle sue responsabilità dopo l’incidente in barca della moglie che ora giace in coma all’ospedale. Appreso che per la consorte non c’è più nulla da fare, Matt (George Clooney) riunisce la sua problematica famiglia, composta dalle due figlie: la diciassettenne ribelle Alexandra (Shailene Woodley) e la piccola irriverente Scottie (Amara Miller).
Inutile dire che per Matt rimettere insieme i cocci della famiglia non sarà una cosa facile, specialmente dopo che la figlia maggiore in un impeto di collera contro di lui, gli confida la motivazione del suo odio verso la madre. L’origine di tanto astio è da associare alla relazione extraconiugale della madre, all’insaputa dell’ignaro padre. Questa nuova e scioccante verità, si unisce ad un altro logorante problema che affligge da tempo Matt, quello della vendita di un terreno di famiglia, ove gli ereditieri aspettano con trepidazione la proficua conclusione, per potersi spartire il ricavato. Matt si adopererà con forza e coraggio per risolvere nel migliore dei modi ogni complicazione. In primis vuol conoscere l’amante della moglie e le motivazioni del suo tradimento, ed in seguito, recuperare l’amore delle sue adorate figlie per diventare un genitore a tempo pieno.
Diretto e sceneggiato da Alexander Payne, fresco trionfatore agli Oscar di quest’anno per la miglior sceneggiatura non originale di “Paradiso Amaro”, film tratto dal romanzo “Eredi di un mondo sbagliato” dello scrittore Kaui Hart Hemmings.
La pellicola si è presentata agli Oscar 2012, con cinque nomination (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior montaggio e miglior sceneggiatura non originale), credenziali di tutto rispetto di cui non si può non tener conto per la scelta di un buon titolo. Look trasandato e con tanto di camicia Hawaiana, George Clooney sforna un’altra performance di rilievo, portandogli la quarta meritata nomination agli Oscar in veste di attore, in un film che sembra cucito su misura per lui dall’abile regista che è Alexander Payne. Bravissime anche le due ragazze nel ruolo delle figlie: Shailene Woodley e la piccola Amara Miller, a far tribolare non poco il disorientato padre.
Se vi piace il genere, questa è una bella commedia agrodolce sicuramente da vedere… buona visione!

Namor

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Di mimmotron (del 05/03/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 748 volte)
Titolo originale
Offside
Produzione
Iran 2006
Regia
Jafar Panahi
Interpreti
Sima Mobarak Shahi, Safar Samandar, Shayesteh Irani, Ida Sadeghi, Golnaz Farmani.
Durata
93 Minuti

L'8 giugno 2005 si gioca a Teheran una partita molto importante, in base al risultato conseguito la nazionale iraniana potrà accedere alla fase finale dei mondiali di calcio che si terranno in Germania. Per una convenzione non scritta le donne non possono pero' accedere allo stadio. Come nel “Il cerchio”, diretto anch'esso da Panahi, non abbiamo un singolo protagonista, ma un'azione corale dove le donne hanno un ruolo privilegiato. Anche questa volta all'interno di una cinematografia errante, dove all'inizio delle riprese abbiamo un padre che gira preoccupato per le strade di Teheran alla ricerca della figlia che sa essere intenzionata ad entrare allo stadio, alla maniera della prima protagonista di questa pellicola che vediamo camuffata su un autobus di tifosi. I quali ben sapendo che e' una ragazza non si preoccupano della cosa ne' sembrano esserne scandalizzati. La ragazzina acquistato un biglietto da un bagarino viene pero' individuata all'ingresso e posta in custodia insieme ad altre ragazze e sorvegliate da alcuni giovani soldati di leva. Qui le due figure, i soldati-carcerieri e le donne che tentavano di entrare, cominciano a fronteggiarsi su molte questioni come l'accesso allo stadio per le donne, la fidanzata gelosa, la madre malata o il lavoro perso per prestare il servizio di leva. Ne traspare un'umanità che non assolve i soldati, ma dimostra l'assurdità della vicenda dove nessuno ha ben chiare le regole del gioco e dove in molti indossano o sono costretti ad indossare una maschera. Esempio ne e' dato quando il padre conosciuto all'inizio della vicenda giunge dove ci sono le ragazze poste a sorveglianza e tra esse riconosce l'amica con cui dovrebbe essere la figlia e colto dall'ira cerca di colpirla. Allora interviene il soldato, come a dire io sono costretto a questo ruolo (carceriere), ma tu no, per cui lascia perdere.
“Sconvolgente” un altro passaggio dove una ragazza chiede al soldato che e' a capo di questo gruppetto perché le ragazze non possono entrare allo stadio e lui le risponde “...perché i tifosi imprecano e dicono parolacce che non si addicono alle orecchie delle donne”. Disarmante anche l'episodio dove una ragazza viene accompagnata al bagno che essendo all'interno di uno stadio non ha la parte dedicata alle donne. Un film assolutamente non contro l'Iran, ma che ci mostra invece come la sua società sia permeata dalla morale islamica.
Un racconto che ci viene narrato in modo lieve con un finale allegorico. La vittoria della nazionale suscita festeggiamenti straordinari che coinvolgono tutta la nazione e che, sembra dirci il regista, solo una riconciliazione collettiva può essere l'uscita dalle condizioni in cui versa la società iraniana.

mimmotron

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Di Namor (del 02/03/2012 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 888 volte)
Titolo originale
Terra Nova
Produzione
USA 2011
Episodi / Durata
11 / 45 Minuti

Siamo nel 2149, la sovrappopolazione e l’inquinamento atmosferico stanno lentamente ed inesorabilmente facendo collassare il pianeta Terra. Gli scienziati durante alcuni esperimenti scoprono una frattura spazio temporale, in grado di trasportare le persone verso una terra preistorica grazie all’utilizzo di un portale. Sulla nuova terra promessa denominata Terra Nova, vengono inviate periodicamente pellegrinaggi per rendere vivibile il nuovo pianeta, già abitato da molteplici specie di animali e vegetali pericolosi. Le minacce su Terra Nova, non provengono solamente dai dinosauri e piante pericolose, ma anche da un gruppo di umani ribelli conosciuti come i Sixter, i quali, hanno interesse ad ostacolare i buoni propositi di sviluppo della nuova comunità amministrata dal comandante Taylor (Stephen Lang) e dai suoi soldati. Con il decimo convoglio di persone inviate su Terra Nova, viaggia la famiglia Shannon composta da Jim (Jason O’Mara) la moglie dottoressa Elisabeth (Shelley Connon) ed i loro tre figli Josh, Maddy e la piccola Zoe. Proprio quest’ultima è la causa dei problemi che Jim ha avuto sulla Terra nel 2149, poiché, a causa della sovrappopolazione, non era concesso avere più di due figli per famiglia, violando tale regola Jim viene rinchiuso in carcere per poi evadere è scappare con la famiglia su Terra Nova, ove grazie alla sua arguzia si insidierà ricoprendo il suo precedente ruolo da poliziotto.
Prodotto da Steven SpielbergTerra Nova” è una serie TV fantascientifica, ove la famiglia Shannon funge come una sorta della famiglia della piccola Flo, protagonista della serie animata “Flo, la piccola Ronbinson”.
Una peculiarità che tende a far visualizzare i due lati della medaglia: la prima negativa, fa risultare la serie troppo melensa per il soggetto a cui si ispira, un dosaggio minore della famiglia Shannon, non avrebbe guastato affatto per rendere più avvincibile la serie. La seconda, se vogliamo potrebbe essere positiva, visto che le vicende della famiglia Shannon, non faticheranno certo a trovare ampi consensi da un pubblico più adolescenziale.
Per quanto riguarda il cast e gli effetti speciali usati per dar forma ai dinosauri, sono accettabili visto che si tratta di un prodotto televisivo, anche se i mezzi (auto e moto)usati su Terra Nova, sono davvero inguardabili. Una serie che si lascia vedere ma non entusiasma come dovrebbe, visto lo zampino di Spielberg era lecito aspettarsi un qualcosina di più!

Namor

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Di Angie (del 27/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 832 volte)
Titolo originale
Rise of the planet of the apes
Produzione
USA 2011
Regia
Rupert Wyatt
Interpreti
James Franco, John Lithgow, Freida Pinto, Brian Cox, Tom Felton.
Durata
105 Minuti
Trailer

Il film si apre nell’umida foresta pluviale del Congo, dove tre scimpanzè vengono catturati dai bracconieri e trasportati a San Francisco. Will Rodmon (James Franco), e un giovane scienziato che lavora alla GEN-SYS, una compagnia galenica che sta sperimentando un medicinale genico per curare il morbo di Alzheimer, malattia da cui è affetto suo padre Charles (Jon Lithgow).
Il nuovo farmaco L’ ALZ 112 sperimentato su uno dei scimpanzè, promette subito buoni risultati mostrando lo sviluppo di un’intelligenza superiore alla media. Ma all’improvviso l’animale risponde con aggressività ai tentativi dei medici di sottoporlo a nuovi test, viene così abbattuto dichiarando fallito l’esperimento.
Nel laboratorio, Will, trova con sorpresa un piccolo cucciolo al quale si affeziona, il quale lo porta con sé a casa per accudirlo. Cesar, così soprannominato, acquista fiducia nel giovane scienziato e dà ben presto segni di un’intelligenza e una capacità di apprendimento fuori dal comune. Ma in lui purtroppo cresce anche il bisogno di vivere in un ambiente libero, con una specie al suo pari che non lo tratti da bestia. Sarà proprio per la sua intelligenza sopra la norma, che lo porterà, inevitabilmente a ribellarsi alla crudeltà degli uomini.
Dopo una breve sosta con “Il pianeta delle scimmie” di Tim Burton, “Fuga dal pianeta delle scimmie” di Don Taylor e “L’altra faccia del pianeta delle scimmie” di Tey Post, ora con “L’ Alba del pianeta delle scimmie”, diretto da Rupert Wyatt, (autore del popolare thriller “The Escapist), si aggiunge al nuovo episodio delle serie cinematografica tratta dal celebre romanzo dello scrittore francese Pierre Boulle.
Questa volta si va alle origini della storia, con un prequel che porta agli albori del regno delle scimmie, quando i primati erano dei semplici animali, asserviti ai piaceri degli uomini come cavie da laboratorio. L’ho trovata una buona pellicola, una narrazione intensa che fa perno su un unico personaggio, Cesar, lo scimpanzè protagonista, un’ottima creazione, straordinariamente interpretato da Andy Serkis. Infatti, grazie alle tecnologie odierne per la prima volta le scimmie non sono realizzate utilizzando delle maschere, ma sono attori guarniti di semplici tutine che trasferiscono movimenti ed espressività in performance capture, stessa tecnica che era stata adottata per Avatar. Questo motion-capture rendono le scimmie così umane e vere, che le loro espressioni malinconiche e profonde, ci portano a commuoverci più volte durante il film. Molto tenero il rapporto di fiducia che si instaura tra l’animale e l’uomo che porta ad innumerevoli riflessioni: fino a che punto, anche loro (gli animali) hanno un’anima e un cuore? A questo punto mi pongo la domanda: ma alla fine di tutto siamo poi migliori noi o loro? Comunque di una cosa siamo consapevoli, che la speranza di un mondo diverso, vedrà l’estinzione dell’umanità e della sua iniquia e sciocca supremazia. E una pellicola godibile che fa trepidare, sognare e commuovere allo stesso tempo, per chi ama la fantascienza merita la visione. Veramente bello!!

Angie

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Di Namor (del 24/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 709 volte)
Titolo originale
Monsters
Produzione
Gran Bretagna 2011
Regia
Gareth Edwards
Interpreti
Whitney Able, Scoot McNairy, Kevon Kane
Durata
94 Minuti
Trailer

Lo schianto di una navicella spaziale caduta in Messico, sarà il preludio di una invasione di entità provenienti dallo spazio. Dopo una gestazione di sei anni sulla terra, gli esseri extraterrestri sotto forma di giganteschi polpi, seminano distruzione e morte ovunque passino . A tentare di tenerli a bada è un esercito incapace e sconclusionato del territorio Messicano, ma di fatto gli unici in grado di contrastare gli smisurati polpi, sono le truppe Americane, con i loro continui raid aerei nella zona di quarantena. superficie diventata di loro dominio, in cui si trova per motivi di lavoro, il fotoreporter Andrew Kaulder (Scott McNairy).
Quello che dovrebbe essere un lavoro alquanto pericoloso per Il temerario fotografo, diventerà una vera missione dagli aspetti ancora più rischiosi, ancora di più dopo che il suo capo editore gli ha raccomandato di portare in salvo la figlia Samantha (Whitney Able), rimasta ferita nel territorio di quarantena, ove lui si trova. Durante il viaggio di ritorno, i due subiscono il furto dei documenti con i relativi biglietti. Rimasti senza contanti per acquisirne altri, l’unica via per il rientro a casa dei due sprovveduti è quella di attraversare la zona di segregazione, affidandosi a sconosciuti mercenari pagati con un gioiello della ragazza. Inizia così la difficoltosa via per il ritorno, disseminata da esperienze ed eventi drammatici che, segneranno indelebilmente i due protagonisti.
Per girare “Monsters”, il giovane regista Gareth Edwards, si è avvalso di un budget ridotto, creando da solo i ritocchi grafici e gli inserti digitali della pellicola. Supportato da due soli attori professionisti, il film, vista la produzione a basso costo, risulta abbastanza gradevole nel seguire gli eventi dei due protagonisti, impegnati nel loro tragitto verso la salvezza. Meno stimolante invece è la parte riguardante l’azione e gli scarni effetti speciali, così come la goffa realizzazione delle creature extraterrestri, poco incline ad allarmare lo spettatore durante la visione, con qualche dovuta sequenza al cardiopalma. Il risultato è lodevole per i mezzi avuti a disposizione, ma il genere fantascientifico ha bisogno di ben altri capitali, per portare gente al cinema è farla uscire soddisfatta. Pellicola che figurerebbe bene nei cineforum, ma non nei cinema come prima visione.

Namor

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Di Miryam (del 20/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 833 volte)
Titolo originale
The Help
Produzione
USA 2012
Regia
Tate Taylor
Interpreti
Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain.
Durata
137 Minuti
Trailer

Ci troviamo a Jackson, Mississippi, precisamente nel 1963, dove le ricche donne bianche sono servite da donne negre (così venivano chiamate in senso dispregiativo), che sopportando maltrattamenti e umiliazioni, curano le loro case e crescono i loro bambini.
Una giovane donna, “Skeeter”( Emma Stone), anche lei cresciuta grazie ad una donna nera, appena laureatasi, fa rientro a casa e si appresta subito a cercare lavoro.
Lo trova presso un giornale locale dove deve rispondere a delle domande di varie casalinghe. Non soddisfatta di ciò e vedendo intorno a lei una sorta di razzismo, opta per un’idea migliore, vuole scrivere un libro sui bianchi, dettato però dal punto di vista dei neri, anzi delle cameriere di colore che prestano servizio presso le varie donne da lei molto conosciute e frequentate.
L’impresa non si rivela di certo facile, la paura di parlare è troppa, il fatto che possano essere riconosciute fa aumentare ancora di più uno stato di angoscia; però succede un episodio, l’arresto di una loro “collega” fa cambiare idea alle nostre malcapitate e così esattamente Minny ( Octavia Spencer) e Aibileen ( Viola Davis), sono le prime due che iniziano ad aprirsi e a confidare a Skeeter tutte le loro disavventure accadute negli anni di servizio. Di li a poco, anche tante altre si uniscono a loro raccontando aneddoti divertenti e drammatici della loro vita.
Con tutto questo materiale, Sketeer riesce a farne un libro, il quale una volta pubblicato, vende un’infinità di copie con un successo strepitoso, inoltre, loro malgrado, parecchie persone di Jackson riescono pure ad identificarsi.
“The Help”, ispirato dal romanzo di Kathryn Stockett, diretto dal regista Tate Taylor è un film commovente tutto al femminile che tratta purtroppo un tema molto delicato e drammatico, infatti il razzismo era molto marcato, basti pensare che le domestiche nere di allora non potevano nemmeno usare i bagni dei loro “padroni”, tant’è vero che venivano costruiti dei bagni esclusivamente per la servitù.
Nel suo insieme però la pellicola assume anche dei risvolti divertenti, per esempio mi è piaciuta molto la vendetta di Minny quando porta all’antipatica Hilly una torta al cioccolato veramente “speciale”!!!
Nel film è presente un cast formidabile, anche l’ambientazione è stata costruita nei minimi dettagli, tutto ciò è merito sia del regista, del produttore e anche della scrittrice in quanto tutti e tre sono cresciuti a Jackson, perciò sono riusciti a creare la storia nei minimi particolari.
Negli U.S.A., la pellicola ha ottenuto un’ottima critica anche da parte del pubblico, ottenendo ben tre premi ai Critics Choice Movie Awards: a Viola Davis come miglior attrice protagonista, a Octavia Spencer come non attrice protagonista e al Miglior cast.
Inoltre si è aggiudicato cinque candidature ai Golden Globe 2012 con il premio assegnato a Octavia Spencer e infine ha ottenuto quattro candidature ai premi Oscar 2012. Detto questo, devo solo aggiungere che per me è stato veramente un film bellissimo, la voce narrante di Aibileen è molto toccante dall’ inizio alla fine del film, spero proprio che ci riservi una bella sorpresa nella notte degli Oscar.

 Miryam

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Di Asterix451 (del 16/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 983 volte)
Titolo originale
Hugo Cabret
Produzione
USA 2011
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ray Winstone.
Durata
125 Minuti
Trailer

Non so quanti condivideranno la sensazione che l’ultima pellicola di Martin Scorsese sia una storia completamente diversa da quella promessa nel trailer con inquadrature vertiginose, montaggio serrati e una ruvida voce fuoricampo… non è la prima volta che mi accade, ultimamente.
Hugo Cabret (Asa Butterfield) è un bambino che vive nella stazione dei treni di Parigi, in un’epoca in cui le locomotive hanno propulsione a vapore e gli orologi un movimento meccanico: è proprio di essi che il nostro protagonista si occupa, nascosto nelle gallerie di servizio che li collegano; grazie alla sua abilità con gli ingranaggi, le lancette indicano sempre l’ora giusta, perciò nessuno si preoccupa di investigare chi se ne prenda cura.
Sbirciando attraverso i quadranti, Hugo conosce le storie di tutti: della bella fioraia Lisette (Emily Mortimer) e del suo spasimante segreto, l’Ispettore Ferroviario (Sacha Baron Cohen); della Signora del bar e dell’Edicolante, un altro amore ostacolato dalla gelosia di un cane; del giocattolaio George (Ben Kingsley), a cui si riesce sempre a fregare qualche utile congegno meccanico… e di sua figlia Isabelle (Chloe Moretz), curiosa e misteriosa allo stesso tempo.
Si può dire che Hugo sia anche un ladruncolo, per necessità: infatti è orfano dei genitori e nessuno si prende cura di lui. Da suo padre (Jude Law) ha ereditato due cose solamente: le abilità di mastro orologiaio ed un misterioso automa meccanico che deve essere riparato. Quel robot rappresenta il suo unico legame con la sua famiglia, la possibilità, riparandolo, di poter riacquistare in qualche maniera un affetto.
Ciò che Hugo ignora è quanto concreta sia quella metafora. Infatti, anche il giocattolaio George sembra nascondere dei segreti a proposito del robot, il giorno in cui sorprende Hugo nell’atto di rubargli altri ingranaggi da adattare come ricambi; dopo una reazione durissima, i due diventeranno amici ed il loro passato tornerà a galla con la prepotenza di un sentimento ferito e negato per troppi anni.
Oltre all’ossessione per il robot, condividono entrambi un’altra passione: il cinema. E la loro storia, attraverso le avventure di Isabelle e di Hugo, sarà un omaggio alle prime pellicole di inizio secolo, capaci di catturare lo spettatore non per la perfezione, ma per la passione che essi sapevano trasmettere attraverso l’espressione del genio umano.
Martin Scorsese torna alla regìa con un film insolito e, per molti aspetti, ineccepibile.
La storia di Hugo Cabret non è un fantasy nel senso stretto del termine, ma lo diventa perché è un film sulla storia del cinema nelle memorie di Isabelle, che narra come Hugo le permise di scoprire chi fosse George Mieles, suo padre adottivo: ossia il regista di centinaia di film all’inizio del 1900, tra cui il celeberrimo “Allunaggio” (quello con il razzo piantato nell’occhio del disco lunare).
Avvalendosi delle scenografie di Dante Ferretti, Scorsese ci regala una Parigi invernale e bellissima, fiocamente illuminata dalle prime lampadine; la cinepresa si muove tra gli ingranaggi come fossero un mondo parallelo, scandito da regole temporali differenti. Quello in cui vive Hugo, il bravissimo Asa Butterfield: espressivo, malinconico, silenzioso. Chloe Moretz, dopo “Kick Ass” torna in un ruolo più appropriato alla sua età, anche se tra tutti torreggia Ben Kingsley, sempre disposto a mettersi in gioco con ruoli completamente diversi, rifiutando con forza ogni clichè di caratterista. Per non parlare di Sacha Baron Cohen che, dopo le esperienze di “Borat” e “Bruno”, riesce a recitare vestito per tutto il film, dando vita ad un Ispettore Ferroviario grottesco ed allo stesso tempo complesso.
Apparizioni fugaci di Johnny Depp (anche produttore), Michael Pitt, Christopher Lee (il libraio) ed infine Martin Scorsese.
Il film è divertente, emozionante, magistralmente diretto ed interpretato. La scenografia è suggestiva, le colonne sonore struggenti, interessanti i passaggi dal colore al bianco e nero per scandire i flash back… però c’è poca suspence in un film molto lungo, che forse avrebbe potuto indugiare meno sui dettagli, perdendo definizione in una scorrevolezza maggiore.
Bello, emozionante, ma senza brio.

Asterix451

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Di Miryam (del 13/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 804 volte)
Titolo originale
Snow Flower and the Secret Fan
Produzione
Cina - Usa 2011
Regia
Wayne Wang
Interpreti
Bingbing Li, Gianna Jun, Hugh Jackman, Vivian Wu, Jeon Ji-Hyun.
Durata
105 Minuti

Siamo nella Cina del 19° secolo, due bimbe di sette anni, precisamente Fiore di Neve e Giglio Bianconello, nello stesso giorno, subiscono la fasciatura dei piedi, tradizione questa molto antica, infatti nella Cina dell’ottocento, solo chi possedeva piedi piccolissimi e perfetti, poteva aspirare ad un matrimonio ricco e duraturo.
Così una volta sposate, le due fanciulle anche se appartenevano a famiglie e ceti sociali diversi, ed erano costrette a vivere in un totale isolamento per di più con i piedi fasciati, pur di mantenere salda la loro amicizia, riuscivano a comunicare tra loro con un linguaggio segreto, il “Laotong”, in poche parole, tra le pieghe di un ventaglio bianco di seta, come tutte le altre donne cinesi, si scambiavano lettere, racconti, sogni e desideri. Nessuno era in grado di decifrare quei messaggi, soltanto le sorelle laotong, come se fosse un vincolo di sangue. La stessa storia viene riproposta nei nostri giorni, in una Shangai più moderna e caotica dove due amiche discendenti dal laotong, Nina (Bing Bing Li) e Sophie ( Gianna Jun), le stesse interpreti di Fiore di Neve e Giglio Bianco, si trovano a combattere per tenere unita la loro amicizia che si sta incrinando per le loro diverse carriere, i loro amori complicati e un passato alquanto difficile.
“IL VENTAGLIO SEGRETO”, è stato ispirato al romanzo best seller dal titolo “Fiore di Neve e il Ventaglio Segreto” della scrittrice americana Lisa See. Regista invece del film è il pluripremiato Wayne Wang, il quale nel film cerca di unire le due storie, simili, ma differenti tra loro, quella ambientata nel passato: più emozionante, più tenera, come vedere la sofferenza scritta negli occhi delle bambine durante la fasciatura dei piedi, a quella moderna che a parer mio perde un po’ di fascino. Infatti l’ambientazione e i costumi dell’epoca dell’800, tutto quello che le donne cinesi dovevano subire e sopportare, crea nello spettatore più curiosità e stupore, peccato che il regista non l’abbia messo più in evidenza; non solo, si allontana anche dal titolo, infatti il ventaglio intorno al quale dovrebbe girare il film, appare poche volte.
Un’attenzione invece va fatta alle due attrici, sono state molto brave nell’interpretare i doppi ruoli, hanno saputo cambiare espressività nei due sbalzi di tempo, anche la colonna sonora di Rachel Portman ( compositrice inglese che ha vinto il premio Oscar nel 1996 con EMMA ),ha giocato un ruolo importante nelle varie scene.
Nel complesso la pellicola non è poi tanto male, non mi è dispiaciuta anche se mi aspettavo qualcosa di più!! Consiglio la visione ad un pubblico un po’ ristretto…. Magari a chi ha voglia di prendere il fazzoletto per asciugare qualche lacrimuccia!!!

Miryam

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Di Angie (del 10/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 762 volte)
Titolo originale
Source Code
Produzione
USA - Francia 2011
Regia
Duncan Jones
Interpreti
Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Brent Skagford.
Durata
93 Minuti
Trailer

Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal), si risveglia su un treno in corsa verso Chicago. L’ultima cosa che ricorda è il suo elicottero bersagliato di colpi in Afghanistan.
Ora di fronte a lui c’è Christina (Michelle Monaghan), una bella ragazza che sembra conoscerlo, ma, lui non la riconosce affatto. Frugandosi in tasca alla ricerca di un indizio, trova un documento di un’altra persona, col tempo il militare scopre di essere nel corpo di qualcun altro. Poi improvvisamente l’esplosione del convoglio resetta tutto.
Ma la cosa sorprendente è che Colter non è morto: si ritrova all’interno di una cabina di pilotaggio da cui non può uscire. Attraverso uno schermo, una donna ufficiale Goodwin (Vera Farmiga), verifica l ‘identità di Stevens e, gli spiega che si trova nel “Codice Sorgente” (Source code), un dispositivo sperimentale che permette ai propri utilizzatori, di rivivere gli ultimi otto minuti di vita di un’altra persona. Per Stevens la missione è appena iniziata, deve tornare su quel treno esploso in precedenza per identificare l’attentatore e sventare un’imminente attentato terroristico, per riuscirci avrà a disposizione solo otto minuti.
Source Code” questo avvincente fanta-thriller diretto dall’inglese Ducan Jones, che ha esordito con lo splendido “Moon”, è ricco di suspense e di azione. La velocità in cui si svolgono i fatti, sono le caratteristiche (a mio parere) principali, che tengono viva l’attenzione dello spettatore dall’inizio al termine del film. Questi viaggi temporanei sono momenti molto emozionanti, non solo dal punto di vista dell’adrenalina ma, anche da quello umano, come la voglia di salvare tutti i passeggeri sul treno, compresa la ragazza, con cui aveva legato durante i suoi salti nel tempo. Molto toccante anche la telefonata fatta al padre con un finale dolce-amaro.
La regia originale e l’ottimo cast, fanno di Source Code uno dei migliori action-thriller che abbia visto ultimamente. Certo, sarebbe portentoso, se questi espedienti fossero utilizzati nella vita reale, oggi come oggi, gli attentati terroristici potrebbero essere prevenuti con successo, ma purtroppo per ora bisogna accontentarsi di questo buon film che, vi consiglio di vedere, trascorrerete sicuramente 90 minuti intensi ed emozionanti.

Angie

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