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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 06/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 861 volte)
Titolo originale
Mission: Impossible - Ghost Protocol.
Produzione
USA 2011
Regia
Brad Bird
Interpreti
Tom Cruise, Jeremy Renner, Simon Pegg, Paula Patton, Michael Nyqvist.
Durata
132 Minuti
Trailer

Durante una missione di recupero dei codici di lancio per missili nucleari, un agente della IMF viene ucciso da una seducente e pericolosa killer, decisa ad impossessarsi del prezioso elenco numerico. L’agenzia della Impossible Mission Force, deve a tutti i costi riscattarsi dal clamoroso smacco. Per farlo, dovrà impadronirsi dei codici prima che vengano usati, impiegando per tale compito il migliore dei loro agenti sergreti: Ethan Hunt (Tom Cruise), fatto evadere deliberatamente da una prigione Russa. Hunt dopo aver accettato la missione con la sua nuova squadra, si reca al Cremlino per apprendere l’identità del destinatario dei manoscritti, il cui nome in codice é Cobalt.
Cobalt, non solo riesce a precedere la formazione della IMF nelle segrete del Cremlino per eliminare ogni collegamento a se stesso, ma lo fa saltare in aria addossando la colpa alla IMF, che viene prontamente cancellata dal presidente degli Stati Uniti utilizzando il Protocollo Fantasma. Hunt e la sua squadra adesso sono soli e senza appoggi di nessun genere per riuscire a fermare il lancio di un missile sovietico contro gli Stati Uniti e ridare nuovamente il lustro che merita all’ incolpevole IMF.
Mission Impossible – Protocollo Fantasma” è il quarto film sulla fortunata serie TV, che spopolò anni addietro. Promossa a pieni voti la regia del novello direttore (di un film non animato) Brad Bird, già vincitore di due Oscar con “Gli Incredibili” e “Ratatouille”.
Tom Cruise, stella indiscussa della filmografia di Mission Impossible, appare in una forma fisica strepitosa, con un fisico scolpito ed una condizione atletica da paura, in grado di eseguire tutte le azioni action in prima persona, senza l’ausilio di nessun stuntman, e di acrobazie il film, vi assicuro, ne è provvisto, alcune da mozzare il fiato. Quindi, tanto di cappello al bravo Tom, ultimamente dato in declino per alcune sue discutibili performance fuori dal set e la sua appartenenza a Scientology.
Ho visto tutte e quattro le pellicole di Mission Impossible, la mia favorita resta sicuramente la prima, girata dal grande Brian De Palma, subito dopo vi colloco questo quarto capitolo, dove suspance, azione e divertimento, me lo fanno apprezzare e promuovere senza sorta di dubbio.

 Namor

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Di Miryam (del 03/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1110 volte)
Titolo originale
Giallo
Produzione
Italia - USA 2009
Regia
Dario Argento
Interpreti
Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataky, Lorenzo Pedrotti, Luis Molteni.
Durata
92 Minuti

Torino, Keiko (Valentina Izumi Cocco), una ragazza giapponese, viene rapita da un individuo e portata in uno scantinato dove si trova un’altra bella ragazza, ormai priva di vita per le torture e le sevizie subite. Da li a poco, anche Celine (Elsa Pataky), una modella a dir poco stupenda, tocca la stessa sorte della prima, questa però era al cellulare con la sorella Linda (Emanuelle Seigner), alla quale fa capire che qualcosa sta per andare storto, che il taxista si sta comportando in maniera strana…poi cade la linea. A questo punto Linda si vede costretta ad interpellare la polizia, o meglio un giovane ispettore dal passato alquanto oscuro e piuttosto violento, Enzo Avolfi ( Adrien Brody). Man mano che il killer fa trovare i corpi senza vita delle precedenti ragazze, l’ispettore pensa di avere a che fare con il serial killer al quale sta dando la caccia da diverso tempo, un certo Flavio Volpe ( interpretato dallo stesso Brody, irriconoscibile per via della maschera).
Trama scontata, finale scontato, scene viste e riviste in altre pellicole che avevano come base un serial killer con problemi psichici legati alla terribile infanzia trascorsa. Il solito film con risvolti sanguinosi, dove non mancavano mai scene cruenti di tortura inflitte alle varie malcapitate che avevano il solo difetto di essere nate belle. Tutto ciò lo avrei anche accettato, e non sarei stata così critica se il regista non fosse stato Dario Argento!!! Già !
Dov’è finito il maestro del brivido che ci faceva tremare e sussultare dalla poltrona durante la proiezione di “Profondo Rosso”, “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Tenebre” e via discorrendo? Tutti film dove Argento costruiva intorno un mistero, un enigma, un labirinto di indizi e sempre un particolare che solo un bravo ed attento spettatore poteva arrivare all’assassino. Quel tempo ormai è passato, ora nelle pellicole vediamo solo sangue, torture e altre schifezze che ti fanno passare la voglia di vedere il film fino in fondo. Come si può capire non ho gradito il film, mi ha deluso, in quanto mi aspettavo di più da Dario Argento, che ormai da tutto un po’ troppo per scontato.

Miryam

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Di Andy (del 30/01/2012 @ 05:00:00, in musica, linkato 1088 volte)
Artista
litfiba
Titolo
Grande Nazione
Anno
2012
Label
Sony

Diciassette gennaio 2012, la data di uscita di” Grande Nazione”, il nuovo album di inediti dei riuniti e ritrovati Litfiba. La storia della reunion è presto riassunta: nel 2010, Piero Pelù e “Ghigo Renzulli”, rispettivamente voce e chitarra del gruppo toscano e membri fondatori del gruppo, si sono ritrovati dopo anni di dischi solisti, in verità poco memorabili, per riprendere l’attività soprattutto live, la quale ha portato alla registrazione di un doppio cd dal vivo, “Stato libero di Litfiba”; questo lavoro, se ce ne fosse bisogno, rimarcava come effettivamente Piero e Ghigo diano il meglio di loro quando suonano insieme.
C’è chi dice che questa riappacificazione dei due sia solo un operazione di marketing, per tornare a vendere un numero di copie abbastanza accettabile, ma bisogna invece dire che questo nuovo album sta andando bene perché, tutto sommato, suona molto bene! Il singolo apripista “Lo squalo” è un rockaccio con riff di chitarre modello Scorpions abbastanza scontato, tipico del sound commerciale degli anni novanta, ma il testo, che sembra insensato e banale, è un accusa all’economia mondiale che si mangia tutto. La musica cambia in “Fiesta Tosta”, una fotografia del mondo del bunga-bunga, un testo che non condanna, ma racconta con ironica rabbia, i vizi dell’alta società della nostra grande nazione; la musica si può definire ottimo punk-garage rock, con un gran solo di Renzulli. Da aggiungere che anche la voce di Pelù sta molto bene e lo dimostra anche in “Anarcoide”, un energico hard rock supportato da un bel testo contro il sistema politico: ”lo stato non è un azienda, è ogni singolo individuo che pensa”. Bè, non saremo tornati ai tempi di “Diciassette Re”, ma direi che questo è un bel pezzo di rock italico . Grandiosa “Brado” , intro alla Kasabian , testo incazzatissimo sulla volontà di restare appunto allo stato brado, selvaggio, senza le regole dettate dal mondo politico (che è una puttana che si vende a chi paga di più…e lo paghi tu!); strepitoso veramente Pelù per me il pezzo migliore dell’album . ”La mia valigia”, nuovo singolo presente in radio attualmente, musicalmente sui canoni di “Terremoto”, gran disco degli anni novanta, ma il testo è autobiografico e parla della vita dei musicisti, sempre pronti a partire.
Queste sono le tracce che mi hanno colpito di più, ma “Grande Nazione” è un album che si ascolta e riascolta volentieri. Un disco di buon rock italiano, al di là di pregiudizi e paragoni, suonato con intensità ed energia e impreziosito da testi ironici e rabbiosi, in cui la coppia Pelù-Ghigo dimostra di avere ancora qualcosa da dire.. bravi! Buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 27/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1048 volte)
Titolo originale
The Ides of March
Produzione
USA 2011
Regia
George Clooney
Interpreti
Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei.
Durata
101 Minuti
Trailer

Le Idi di Marzo” scritto, diretto e interpretato da George Clooney è tratto da “Farragut North”, un testo teatrale di Beau Willimon, elaborato subito dopo aver prestato servizio nello staff dell’aspirante candidato alla Presidenza Howard Dean.
La sinossi vede Stephen Meyers (Ryan Gosling) uno dei più brillanti addetti alla comunicazione, impegnato nell’équipe del candidato per le presidenziali: il Governatore Mike Morris (George Clooney), durante la dura campagna per le primarie in Hoio. Dal favore elettorale attribuito da questo stato, dipende la certezza di vincere le elezioni, e per farlo, i due schieramenti Republicani e Democratici, non esiteranno a colpire duro e con ogni mezzo, i rivali concorrenti. A farne le spese inizialmente sembra essere proprio l’idealista Meyers, convinto che il Governatore Morris sia l’uomo giusto per il ruolo del prossimo Presidente degli Stati Uniti D’America. Ma quando egli capirà che anche l’irreprensibile Governatore, non è esente da inadeguati comportamenti morali e l’onestà dei politici è soltanto una pietosa illusione, farà in modo di riprendersi la sua rivincita per mezzo delle loro stesse armi.
Con quattro nomination ai Golden Globe: sceneggiatura, film drammatico, regia e miglior attore per Ryan Gosling, “Le Idi di Marzo” ha il pregio di mettere in risalto la sporcizia morale e sociale di cui la politica è capace di produrre per arrivare allo scopo finale, ovvero quello di raggiungere le ambite poltrone del potere. Poco importa se a sedervi ci sia gente competente o meno, l’importante è che siano da traino per arrivare a far piazzare il culo del candidato sulla poltrona presidenziale!
Il film si avvale di un cast artistico di tutto rispetto: Gosling sempre più gradito al pubblico, offre una buona performance, così come Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti, entrambi rivali nei rispettivi ruoli dei responsabili della campagna elettorale. Ruolo minore invece per la Tomei in veste di giornalista scassapalle, mentre il cammino artistico della E.Rachel Wood, nel ruolo della stagista, appare sempre più interessante.
La pellicola, che davano come probabile candidata alle nomination per gli Oscar 2012, non é stata presa in considerazione dai membri dell’Accademy e devo dire che la scelta dei giurati non mi ha meravigliato più di tanto… vista la poca incisività dell’evolversi della storia.

 Namor

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Di mimmotron (del 23/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1200 volte)
Titolo originale
Tony Manero
Produzione
Cile, Brasile 2008
Regia
Pablo Larrain
Interpreti
Alfredo Castro, Paola Lattus, Héctor Morales, Amparo Noguera, Elsa Poblete
Durata
98 Minuti

Una pellicola non facilmente inquadrabile come genere, ma sicuramente da vedere se ci si considera dei cinefili, altrimenti desistete fin da subito. Questo non significa che non sia un bel film, ma come detto non la consiglio a chi guarda per svago, magari dopo una giornata di lavoro.
Nel volervelo raccontare partirei dal regista Pablo Larraín, cileno come un altro (per me) grande direttore; Jodorowsky, il che può farvi capire lo spessore di questo cineasta.
Tra i due non vi è però, oltre la nazionalità, niente in comune se non una certa violenza presente nelle loro pellicole. Pablo Larraín è nato in Cile nel 1976, quindi dopo il colpo di stato di Pinochet e ha vissuto la violenza del regime dittatoriale. La pellicola stessa è ambientata nel 1979 a Santiago del Cile quindi qualche anno dopo il golpe e traspare chiaramente dalle immagini come fosse difficile vivere in quel periodo con conseguenze non solo sulla vita quotidiana delle persone, ma anche all'alienazione e allo smarrimento a cui si giungeva, con una svalutazione totale del valore della vita. In questo contesto vive Raùl Peralta ossessionato da “La febbre del sabato sera” considerandosi il sosia “naturale” di Tony Manero. Una pellicola che va a vedere praticamente tutti i giorni ricordandone a memoria tutte le battute in lingua originale di cui imita il suono senza conoscerne il significato letterale.
In questa sua follia, trova un'occupazione all'interno di un locale dove vengono organizzati degli spettacoli danzanti per i clienti dello stesso. Sinceramente non so dire a quale genere appartenga il locale, ma ricordiamoci che siamo nel 1979 in Cile, per cui vi chiedo di scusarmi, non ne ho la minima idea. Forse un night club?!
Grande merito a questa opera cinematografica va dato al protagonista Alfredo Castro, che ricorda molto Al Pacino, il quale riesce a farci comprendere con la sua mimica lo svuotamento dell'animo umano a cui probabilmente in molti giunsero in quegli anni.
Tra l'altro il regista ci mostra come la cultura pop americana sia riuscita a perseguire la sua espansione anche in un Stato come quello sudamericano privo comunque di qualsiasi libertà. Questi aspetti farebbero pensare ad un film di denuncia sociale, ma anche il dramma in cui vivono i personaggi non è sicuramente di un tono minore. Questo per ribadire, come vi ho detto fin dall'inizio, la complessità, ma anche la profondità di questa pellicola.
Va inoltre aggiunto, che è stata premiata come miglior film e migliore attore protagonista al Torino Film Festival del 2008.

mimmotron 

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Di Angie (del 19/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 807 volte)
Titolo originale
Black Swan
Produzione
USA 2010
Regia
Darren Aronofsky
Interpreti
Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder.
Durata
110 Minuti

Nina Sayers (Natalie Portman) è una ambiziosa giovane ballerina, che danza in una compagnia di ballo di New York la quale, sogna, come tutte le sue antagoniste, di aggiudicarsi il ruolo della sua vita. Lei vive assieme alla madre Erica (Barbara Hershey), ex ballerina in pensione, che sostiene fortemente l’ambizione professionale della figlia che, ha sempre protetta soffocando la sua vera vita adulta.
Quando il direttore artistico Thomas Leroy (Vincent Cassel), annuncia l’intenzione di sostituire Beth (Winona Ryder), la prima ballerina per la produzione che apre la nuova stagione teatrale ”Il Lago Dei Cigni”, Nina, in cuor suo spera fortemente di ottenere il ruolo. Leroy gli assegna la parte, malgrado questi si dichiara convinto che la ragazza sia perfetta nel ruolo del Cigno Bianco ma, troppo poco passionale ed erotica per quella del Cigno Nero. Nina si allena duramente cercando di convincere il direttore della sua abilità artistica e di essere lei la star del “Il Lago Dei Cigni”.
Intanto incubi, fantasie e gelosie che nascono in lei, iniziano a farsi strada in maniera profonda portandola all’autodistruzione e, causando un rapporto ambiguo di amore e odio con Lily (Mila Kunis), la nuova ballerina, che pensa voglia sottrarle il ruolo di prima ballerina.
“Il Cigno Nero” diretto da Darren Aronofsky, è il suo primo thriller psicologico, non ambientato in un ambiente criminale, ma, adattato nel mondo eccitante e faticoso della danza professionale, il quale ci racconta la storia sensuale e gelida di una prima ballerina che, per raggiungere la perfezione è intrappolata in una battaglia ossessiva con degli impulsi oscuri, che lentamente prendono il controllo di lei. Il film ha ottenuto ben cinque nomination agli Oscar 2011, tra cui migliore attrice protagonista a Natalie Portman, impegnata nel doppio ruolo di attrice e ballerina (e devo dire molto brava).
Il regista Darren, infatti, sapeva che Natalie Portman, che ha incarnato un ampia gamma di ruoli memorabili, era perfetta per interpretare Nina, questa ballerina piena di speranze che viene sopraffatta da fantasie ed eventi inquietanti. La Portman per rendere credibile ancor di più il suo personaggio, ha perso peso e ha tenuto lezioni di danza per un anno prima di iniziare le riprese, nonostante avesse già praticato danza classica per 9 anni. Brava anche la Mila Kunis nel personaggio di Lily, la rivale di Natalie, un ruolo che non si dimentica facilmente e che condiziona prepotentemente quasi l’intero film. Molto bravo Vincent Cassel ad interpretare Thomas, questo direttore artistico che non è interessato tanto alle donne, non quanto è eccitato all’idea di raggiungere i limiti della perfezione, della bellezza e dell’arte. Lui desidera solo vedere sbocciare i ballerini che ha scelto, il quale li sprona in maniera molto dura per raggiungere la perfezione. E stato decisivamente un bel film, sia per la trama, la fotografia, i costumi e gli attori, anche se le fattezze sono angosciante ed un finale a dir poco toccante: con una semplice inquadratura che riprende la ballerina del carillon, amputata di busto e gambe che continua a ballare su se stessa… simbolo del sacrificio che l’artista deve tributare all’Arte.
Nonostante la pellicola abbia suscitato non poche polemiche è stato un film di gran classe, che non lascia indifferenti e offre al pubblico, un prodotto elegante e seducente sul piano visivo, grazie alla qualità della regia, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore attraverso la superba interpretazione di Natlie Portman, ben supportata dalla sorprendente Mila Kunis.

Angie

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Di Asterix451 (del 16/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 900 volte)
Titolo originale
Stone
Produzione
USA 2010
Regia
John Curran
Interpreti
Edward Norton, Robert De Niro, Milla Jovovich, Frances Conroy, Enver Gjokaj.
Durata
105 Minuti

Stone (Edward Norton) è in prigione per aver concorso all’uccisione di suo nonno insieme ad alcuni amici, e di averne incendiato la casa subito dopo. Per questo è stato condannato a dieci anni di reclusione ed ora, dopo averne scontato otto, è candidato alla condizionale; chi dovrà verificare la sua effettiva riabilitazione sarà Jack Maybury (Robert De Niro), un integerrimo funzionario con una vita modello. Jack è ad un passo dalla pensione e Stone sarà l’ultimo caso di cui si occuperà personalmente; è stanco e sfiduciato ma, alla fine, tra i due si instaura una comprensione che fa breccia nella barriera emotiva del poliziotto.
Le intenzioni di Stone, però, non sono chiare. Domanda alla moglie Lucetta (Milla Jovovich) di avvicinare Jack al di fuori dell’ufficio per indurlo alla pietà, interpretando la parte della donna disperata che ha bisogno di riavere il suo uomo a casa. Ciò che Stone non immagina (o sì?) è che lei faccia leva sull’ascendente sessuale per trascinare Jack dalla sua, ed iniziare così una frequentazione compromettente.
Naturalmente la pratica per la libertà vigilata si sveltisce, ma è tutto il resto a complicarsi in un crescendo di situazioni ambigue, sospetti reciproci e drammi familiari irrisolti che tornano a galla. Jack è ormai compromesso, ossessionato sia dal presente che dai fantasmi del suo passato, che tornano a riscattarsi durante il tragico epilogo.
John Curran ritrova Edward Norton dopo “Il Velo Dipinto” e lo affianca al suo ideale predecessore, Robert De Niro (già insieme nel poco significativo “The Score”), mentre Milla Jovovich si insinua tra di loro come elemento destabilizzante. Le ambizioni sono quelle di confezionare un film di alta qualità sotto l’aspetto recitativo, senza disdegnare l’azione ed un pizzico di erotismo, e Curran disporrebbe di tutti gli ingredienti per farcela… purtroppo, il risultato non è quello sperato.
La sensazione è che gli attori ripropongano i tratti di personaggi che li resero famosi, anzichè approfondire quelli attuali. Norton (di cui sono fan), in qualche maniera ripropone l’ambiguità di “Schegge di Follia”, mentre la Jovovich torna ad impersonare la ragazza cattiva e sessuale di “45” (che è una variazione di quella solo cattiva di “Resident Evil”). E’ rimasto poco, purtroppo, delle ceneri di Giovanna D’Arco…
E’ ancora più difficile commentare De Niro (di cui ero fan), recita pietrificato nell’espressione che lo ha reso famoso (bocca all’ingiù e fronte corrugata), compensata da una nuova attitudine al sesso di cartapesta con attrici più giovani. E’ la sindrome di “Manuale d’Amore”…
Il rapporto tra detenuto ed agente ricorda quello tra Marlon Brando e Johnny Depp in “Don Juan De Marco”, ma il vero problema è che si gioca a rendere complicata una trama semplice: tutto verte, infatti, nello scoprire quale sia il vero piano di Stone; per farlo occorre interpretare bene alcune mezze frasi sul finale, qualche sguardo, un abbraccio che non è un bacio, ma viene il sospetto che il colpo di scena sia proprio… l’assenza del colpo di scena. Si parla molto per tutto il film, ma non succede quasi nulla.
Considerato il calibro di registi ed interpreti, il film è al di sotto delle possibilità pur essendo molto ben girato, con una colonna sonora struggente e una fotografia satura di colore malinconico. Personalmente lo sconsiglio ai bisognosi dell’azione, ma in generale è un film abbastanza monotono, senza infamia e senza lode.

Asterix451

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Di Namor (del 12/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1133 volte)
Titolo originale
J.Edgar
Produzione
USA 2012
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench.
Durata
137 Minuti
Trailer

Entrato giovanissimo nel BOI (Bureau Of Investigation), J. Edgar Hoover ne divenne ben presto il direttore, trasformando la vecchia e debole agenzia investigatrice, nell’odierno ed efficacie F.B.I (Federal Bureau Investigation), uno dei migliori apparati investigativi al mondo. Hoover ne rimase a capo per ben 48 anni, diventando uno degli uomini più potenti e temuti degli Stati Uniti, forte, dei suoi temuti dossier confidenziali. Un direttore che difese con strenua forza il suo paese, da ogni possibile minaccia veritiera e non, dettate dalla sovversione comunista, dalla criminalità organizzata e dal terrorismo.
Grazie al suo innato e paranoico senso per la sicurezza, agli inizi della sua carriera catturò criminali di ogni genere, tra cui spiccano, il gangster John Dillinger e George R.Kelly detto Machine Gun, risolvendo anche il caso Lindbergh, dopo quattro anni di indagini. Nel suo mirino ci furono inoltre svariati membri di varie organizzazioni, tra cui Le Pantere Nere, il movimento dei diritti civili di Martin Luther King ed il Ku Klux Klan. Un uomo che ripose la sua fiducia in una ristrettissima cerchia di persone, formata dal suo più stretto collaboratore è forse amante Clyde Tolson e dalla sua fidata segretaria Helen Gandy, che inizialmente provò a corteggiare, ma senza successo. Particolare e molto influente, fu il rapporto con la sua autorevole madre, dalla quale cercava consenso e conforto .
La pellicola, che ho avuto il piacere di vedere con Asterix451, ha inizio durante gli anni 70, con Hoover ormai anziano, alle prese con il dattilografo di turno mentre detta la sua biografia, raccontando le fasi salienti della sua carriera. Difatti per tutto il film è presente la sua voce fuoricampo, nei vari flashback che altalenano i molteplici periodi della sua vita.
Sotto l’impeccabile regia di Clint Eastwood e la performance da sicura nomination agli Oscar di Leonardo Di Caprio, si erge il biopic di “J.Edgar”, una pellicola di egregia fattura tecnica, ma dalla sceneggiatura sonnecchiante e poco accattivante, poiché il film, su precisa scelta del regista, parla di relazioni ed interazioni intime e profonde tra Hoover e coloro i quali lo circondarono da vicino.
Una scelta che non condivido in pieno, considerato che il numero delle persone fidate di Hoover era ridotto alla mamma, al fedele Tolsen e alla segretaria Miss Gandy. Un numero troppo esiguo per incentrare 2 ore e 17 minuti di pellicola!
Ed è per questo motivo che in sala ho avuto modo di percepire in più riprese, lo sbuffamento del pubblico che mal sopportava gli ultimi 20/30 minuti del film, attendendo il finale quasi come una liberazione! Anche negli Stati Uniti il film ha diviso la critica, chi lo ha disapprovato, definendolo un film poco esaltante, mentre colore che lo hanno elogiato, l’hanno fatto solo in parte, evidenziando diversi problemi sulla realizzazione.
Ad ogni modo nelle pellicole dirette da Clint, c’è sempre qualcosa di meritevole da vedere, in questo caso, la fotografia del bianco e nero con il contrasto dei dettagli dai colori accesi, mi è piaciuta particolarmente, così come la scenografia di James L. Murakami, il quale, per carpire la visione del famigerato direttore si è fatto aprire dall’F.B.I, le porte dal vecchio edificio dove risiedeva Hoover durante il suo mandato. La scene ove Di Caprio si affaccia sul balcone, per vedere il corteo dei presidenti Roosewelt e Nixon è stata girata sullo stesso balcone dove si affacciò Hoover all’epoca…
Un dettaglio non da poco che impreziosisce ulteriormente il valore tecnico del film, peccato per la mosciaria che avvolge la trama a tre quarti del film, senza questo neo, lo avrei promosso sicuramente.

 Namor

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Di Miryam (del 07/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 938 volte)
Titolo originale
Horrible Bosses
Produzione
USA 2011
Regia
Seth Gordon
Interpreti
Jason Bateman, Charlie Day, Jason Sudeikis, Jennifer Aniston, Colin Farrell
Durata
98 Minuti
Trailer

Credo che ognuno di noi almeno una volta nella vita, abbia avuto quell’impulso di far fuori il proprio capo. Per fortuna tutto ciò è sempre rimasto nascosto nella nostra fantasia per non avere poi tragiche conseguenze.
Il film che sto per trattare, riguarda proprio questo argomento.
Nick (Jason Bateman), Kurt (Jason Sudeikis) e Dale (Charlie Day), sono tre amici legati dallo stesso problema, cioè l’avversione verso il proprio capo anche se in circostanze diverse. Nick infatti lavora per una compagnia finanziaria nella quale sopporta le continue umiliazioni dal suo capo nella speranza di ottenere una promozione, che tanto non gli verrà mai data. Dale , invece fa l’assistente in uno studio odontoiatrico, dove la prorompente dentista Julie Harris (Jennifer Aniston), non fa altro che molestarlo sessualmente sottoponendolo a perfidi ricatti, infine, c’è Kurt che è contabile in una azienda chimica, le cui redini sono passate alla morte del padre, che nutriva un profondo rispetto al lavoro di Kurt, al figlio, che invece pensa solo a fare festini di coca e alcool, distruggendo tutte le valide idee del nostro povero malcapitato.
A questo punto, i tre amici cercano di escogitare un piano perfetto per eliminare i loro tre aguzzini senza far cadere nessun sospetto su di loro, infatti ognuno dovrà uccidere il capo dell’altro.
Come ammazzare il capo …e vivere felici”, è un film diretto da Seth Gordon, pellicola alquanto divertente anche se con delle situazioni piuttosto irreali, ma nello stesso tempo, porta lo spettatore a lavorare di fantasia e sfogare in qualche modo gli stessi istinti dei nostri tre amici, rimanendo però coi piedi per terra. L’originalità del film e il tema trattato non mi sono affatto dispiaciuti, azzeccata anche l’idea del regista che ha saputo sfruttare al meglio la trama del famoso film di Alfred Hitchock “Delitto per Delitto”.
Non sarà certo un capolavoro, però le sane risate da fare in compagnia di amici, o meglio di… colleghi di lavoro non mancheranno!!!

Miryam

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Di slovo (del 25/12/2011 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1197 volte)
image by slovo

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) B U O N E F E S T E : - )

le recensioni riprenderanno il 7 gennaio 2012.
; - ) a presto!

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Di Andy (del 23/12/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 1045 volte)
Artista
Lucio Dalla
Titolo
Questo è amore
Anno
2011
Label
Sony

Se si parla di musica italiana, non si può non nominare Lucio Dalla, uno dei più grandi cantautori nazionali. E quando si parla di Dalla non si possono non menzionare canzoni meravigliose come “4 marzo 1943”, “Piazza Grande”, ”Com’è profondo il mare”, ”Futura” ,” La sera dei miracoli” e ”L’ultima luna , che sono giusto le prime che mi vengono in mente . Ebbene, dato che nel 2006, era già uscito il doppio cd “12000 lune”, farcitissimo dei più grandi successi del cantautore bolognese, a novembre di quest’anno Lucio, in accordo con la Sony, ha pensato di stilare un’altra raccolta, sì, ma di brani cosiddetti “minori”, quelle canzoni contenute negli album , anche belle, ma che magari passano inosservate al pubblico meno esigente. Il titolo di questo album è “Questo è amore”, proprio perché sono state scelti i pezzi più delicati, dedicati all’eterno sentimento che muove i nostri passi e quindi meno rabbiosi e ironici di quelli che siamo abituati a sentire. Il tono generale dell’album è soffuso e melodico, ma anche molto intenso e intimo.
C’è da encomiare subito Marco Mengoni per aver arricchito veramente egregiamente “Meri Luis”, dallo stupendo album “Dalla”; è successo che Lucio era nei pressi di un locale alle Tremiti e ha sentito una grande voce, proprio a suo dire, provenire dalla discoteca in cui Marco si stava esibendo, si è informato su chi fosse il cantante e ha poi appunto proposto al vincitore di X Factor, il duetto su questo gran pezzo ; Mengoni ha accettato di buon grado e il risultato è ottimo, perché la canzone è stata, come dire, aggiornata, pur lasciando intatta la registrazione analogica originale, che ha quindi conservato quel suono particolarmente dinamico, tipico delle vecchie incisioni di Dalla. Una di queste è “E non andar più via”, struggente e malinconica, da “Com’è profondo il mare”, altro stupendo album del musicista bolognese; da ricordare appunto che Lucio è un grande musicista, oltre che cantautore, dotato di una genialità e un’ecletticità notevoli, riscontrabili tra le tracce degli album usciti tra il settanta e l’ottanta. Meravigliosa “Notte”, insonne e piena di visioni surreali, pervasa di solitudine e malinconia per l’amante perduta, la cui mancanza toglie il sonno e il respiro. ”Chissà se lo sai” è una splendida canzone d’amore scritta da Ron e che Dalla ha interpretato magicamente, impreziosendola con un spettacolare sax nel final , suonato da lui stesso. E poi “Quale allegria”, tanto triste e amara quanto bella, un testo struggente sulla monotonia e il trascinarsi delle situazioni quotidiane e la difficoltà di accettarle; un tema ricorrente nelle canzoni di Dalla, che qui viene raccontato magistralmente. Il singolo “Anche se il tempo passa (Amore)”, sta circolando in radio attualmente ed ha un suono molto moderno, un arrangiamento accattivante tra Stadio e Coldplay, una dichiarazione d’amore per la vita in tutte le sue sfaccettature.
Questo doppio contiene ben trentuno tracce e devo dire che è anche bello scoprire il lato puramente sentimentale di questo cantautore, al di là di quelle opere d’arte musicali che sono canzoni come “Anna e Marco”, “L’anno che verrà” ecc. Il suo modo sognante di raccontare è unico, in bilico tra episodi di vita in periferia e voglia di andare vi , unito a quell’indipendenza che ha sempre contraddistinto Dalla; anche l’amore viene vissuto come un misto di quotidianità e continua ricerca di qualcosa di più spirituale. Per finire vi consiglio di ascoltare “Le rondini”, del 1990, dall’album “Cambio”, che a parte “Attenti al lupo!” non era affatto male; bè, io non mi ricordavo di quanto fossero belli il testo e la musica di questa canzone davvero meravigliosa ...Buon ascolto!

Andy

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Di Angie (del 19/12/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 770 volte)
Titolo originale
Unknown
Produzione
Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone, Canada, USA 2011.
Regia
Jaume Collet-Serra
Interpreti
Liam Neeson, Diane Kruger, January Jones, Aidan Quinn, Bruno Ganz.
Durata
115 Minuti
Trailer

Martin Harris (Liam Neeson) è un celebre botanico americano, felicemente sposato con la bella Liz (January Jones). Atterrato all’aeroporto di Berlino, il dottor Harris con la gentile consorte raggiunge in taxi l’hotel Adlon, dove si terrà un prestigioso convegno di biotecnologia. Accortosi di non avere con se la sua ventiquattrore, riprende un secondo taxi diretto all’aeroporto per recuperare il bagaglio smarrito.
Per il celebre botanico sarà l’inizio di un incubo.
Dopo un incidente stradale che lo vede coinvolto, il dottor Harris si risveglia dal coma, in ospedale senza documenti e con poca memoria. Dimesso nonostante il suo stato confusionale, Martin scopre con orrore che la sua compagna ignora completamente la sua identità, e che lo sconosciuto che l’accompagna, dichiara di essere lui il vero ed unico dottor Martin Harris.
Cosa sta succedendo? Chi è davvero M: Harris? Solo e disorientato in un paese straniero, Martin chiede aiuto ad una donna tutt’altro che affidabile Gina (Diane Kruger), la tassista che gli ha salvato la vita, per scoprire chi è l’impostore che ha assunto la sua identità e, sbrogliare così l’intriga matassa di misteri che lo coinvolgono.
Il film diretto da Jaume Collet-Serra, regista spagnolo di “Orphan“ per la sceneggiatura di Oliver Buteher e Steve Comwell, è tratto dal romanzo “Out of My Head” di Didier Van Cauwelaert. Un uomo si sveglia al mattino e scopre di essere stato rimpiazzato, e l’unica persona che poteva dimostrare chi fosse, la moglie, non ha voluto esporsi. Questo è ciò che accade in “Unknown - Senza Identità”, thriller d’azione interamente girato nella capitale tedesca. Buono il cast artistico (secondo la mia opinione), a partire da Liam Neeson , attore irlandese pluripremiato, nella sua interpretazione del dottor Harris. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo il film d’azione “The-A-Team”, l’epico “Scontro tra Titani” e il thriller Io vi troverò”. Brave anche Diane Kruger (Gina) che è stata tra i protagonisti del recente successo di Quentin Tarantino “Bastardi senza gloria” con Brad Pitt, e l’attrice americana January Jones, reduce da una serie di culto come Mad Man. E una storia intrigante a cui non manca nulla: azione, buoni effetti speciali, suspance e mistero, con un ritmo narrativo fluido che mantiene lo spettatore in tensione fino al colpo di scena finale. Ho notato inoltre che il finale della pellicola, a differenza di molte altre, non risulta scontato come succede solitamente a buona parte di molti altri film.
Questo, secondo il mio parere, è un punto a favore per una buona riuscita di un film; infatti nonostante il tema dell’identità non sia esattamente nuovo al cinema è riuscito ugualmente a coinvolgere il pubblico fino alla fine, curioso di conoscere la verità! Certo che saper di essere qualcuno e non poterlo dimostrare e, dove uno sconosciuto afferma di essere te e, tutti gli credono, mi domanderei cosa potrei provare? Cosa farei per riprendere possesso della mia identità? Forse come prima reazione andrei nel panico totale ! E voi?
Comunque per chi non l’avesse ancora visto o preso in considerazione, fatelo, sicuramente come alla sottoscritta, piacerà anche a tutti gli appassionati del genere. Buona visione e buone feste.

 Angie

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Di Miryam (del 15/12/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 976 volte)
Titolo originale
L'arnacoeur
Produzione
Francia, Principato di Monaco 2010.
Regia
Pascal Chaumeil
Interpreti
Romain Duris, Vanessa Paradis, Julie Ferrier, François Damiens, Helena Noguerra.
Durata
105 Minuti
Trailer

Alex Lippi (Romain Duris), esercita una insolita professione che lo rende un tipo fuori dal comune, grazie alle sue indiscutibili doti di seduttore, ma soprattutto perché carico di debiti con dei pericolosi strozzini, ha l’ingrato e divertente compito di sabotare le coppie.
Infatti con l’aiuto della sorella Melanie (Julie Ferrier) e del cognato Marc (Francois Damiens), ha aperto un’agenzia, dove spesso accolgono clienti con l’intento di mandar all’aria le relazioni amorose, specialmente quelle di donne che sono legate a uomini sbagliati.
Per la stramba agenzia e sempre filato tutto liscio come l’olio, fino a quando Alex non viene ingaggiato da un ricco e facoltoso uomo che non vuole, che sua figlia Juliette (Vanessa Paradis), convoli a nozze con il suo compagno, un artificioso uomo d’affari inglese.
Quindi Alex, per l’ennesima volta si cala con grande professionalità nel suo nuovo personaggio rompi-coppia, spacciandosi come guardia del corpo della signorina. La quale però non gradisce questa intrusione nella sua vita privata, dando così, del filo da torcere al nostro amico seduttore. Però, tenace come sempre, Alex, riesce pian piano a conquistarne la fiducia, e con grande maestria pur di piacere a Juliette, verso la quale inizia a provare anche del sentimento, si cimenterà addirittura come ballerino acrobatico sulle famose note di Dirty Dancing.
Il truffacuori” è una brillante commedia francese diretta da Pascal Chaumeil, accompagnata dalla divertente sceneggiatura di Laurent Zeiton, Jeremy Doner e Yoan Gromb. Nonostante il regista con questo film, sia al suo esordio cinematografico, in quanto ha sempre realizzato delle serie tv, si è districato bene mescolando azione, comicità e sentimento. Anche se la pellicola ha un finale prevedibile e scontato, è riuscito lo stesso a ricavarne un film fresco e divertente, con il quale lo spettatore può trascorrere un paio d’ore di assoluta distrazione.

 Miryam

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Di Asterix451 (del 12/12/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1415 volte)
Titolo originale
The Last House on the Left
Produzione
USA 2009
Regia
Dennis Iliadis
Interpreti
Tony Goldwin, Sara Paxton, Monica Potter, Garrett Dillahunt, Spencer Treat Clark
Durata
110 Minuti

Le raccomandazioni dei genitori non sono mai troppe, ma le rassicurazioni dei figli sono sempre troppo poche, a quanto pare: lo hanno capito troppo tardi Mari e Paige, le due giovani protagoniste di questo thriller duro e truce, pagandone il prezzo sulla loro pelle.
Per superare la tragedia della perdita del figlio maggiore Ben, il Dottor John Collinwood (Tony Goldwin) decide di trascorrere un certo periodo alla casa sul lago, insieme alla moglie Emma (Monica Potter) ed alla loro figlia Mari (Sara Paxton); è un’occasione per i tutti di ritrovare un po’ di serenità, ed è per questo che permette a Mari di allontanarsi con la loro auto per rivedere l’amica Paige (Martha MacIsaac).
Le famiglie non sono tutte uguali, però: infatti nessuno immagina che nei paraggi si stia nascondendo quella di Krug (Garret Dillahunt), un pericoloso evaso, composta dal fratello Francis (Aaron Paul), la fidanzata Sadie (Riki Lindhome) e dal figlio Justin (Spencer Treat Clark). Proprio quest’ultimo, coetaneo di Mari e Paige, riuscirà ad attirare nel motel dove alloggiano le due sventurate amiche, alla ricerca di “stupefacente divertimento”.
John ed Emma sono ignari di quanto stia accadendo alle ragazze, bloccati in casa senza auto e con un temporale in arrivo. Non possono immaginare in quale spirale di violenza stiano sprofondando, alla mercè di quegli psicopatici; tutti i loro tentativi di fuggire falliscono miseramente, facendo sì che tutto il gruppo arrivi a casa dell’ignara famiglia. Per un gioco di coincidenze i legami dei vari protagonisti si sveleranno solo alla fine, in un crescendo di rabbioso terrore e desiderio di vendetta che lascerà profonde cicatrici in tutti loro, visibili e non.
“L’ultima casa a sinistra” è quella dove alloggia la famiglia Collinwood: Dennis Iliadis vi ambienta un thriller grandguignolesco, giocandosi tutte le carte del voltastomaco visivo con una bella regìa ed alcune immagini quasi poetiche, nonostante la persistente tragedia di fondo. La trama è la solita, ed è per questo che poche parole in più rovinerebbero una suspence che invece funziona; il film galleggia in sospensione tra il thriller mediocre (data la scontatezza) e l’horror ben confezionato, grazie al metodo con cui viene realizzato ed all’impegno dei protagonisti. La fotografia è efficace, come la colonna sonora.
Solidi i personaggi, nella psicopatica ferocia dei cattivi e nel fascino estetico e morale dei buoni; c’è un erotismo persistente, a volte delicato e sensuale, altre violento e pornografico, contrapposti come l’acqua e la terra in cui si manifestano.
I veri padri di questa pellicola sono Wes Craven e Sean Cunningham, rispettivamente “Nightmare” e “Venerdì 13”: mani inconfondibili, come il loro talento, nonostante il film se ne stia nel cantuccio dello splatter movie diseducativo a causa della violenza delle scene e del gusto truce di rappresentarle, che violenta sia il personaggio che lo spettatore.
La solita, buona zuppa sulla scìa di “Non aprite quella porta”. Assolutamente per pubblico adulto, non è per i deboli di stomaco né per una serata romantica.

Asterix451

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Di Angie (del 08/12/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1930 volte)
Titolo originale
Phantom of the Opera
Produzione
USA 1943
Regia
Arthur Lubin
Interpreti
Claude Rains, Nelson Eddy, Susanna Foster.
Durata
92 Minuti

Teatro dell’Opera di Parigi all’inizio dell’900.
Il violinista dell’orchestra sinfonica Erique Claudin (Claude Rains), innamorato della bella soprana Christine Dubois (Susanna Foster), la aiuta segretamente nella sua carriera, pagandole le lezioni di canto.
Ma l’anziano violinista, dopo vent’anni di lavoro viene licenziato. Per continuare a provvedere (senza che Christine lo sappia) al completamento della sua istruzione, Claudin riporta tutte le sue speranze su di un ‘opera da lui scritta. Quando decide di chiedere all’editore la pubblicazione del suo spartito, si sente suonare la sua musica, questo, mentre sta ricevendo un categorico rifiuto per la divulgazione della sua partitura, credendo che gli sia stata rubata. Claudin in un raptus di follia, aggredisce l’editore ma, a sua volta riporterà una terribile ustione al viso, dovuta al lancio di un acido da parte della domestica presente.
Subito dopo, all’Opera di Parigi, iniziarono ad accadere cose strane, crimini misteriosi che si attribuirono ad un leggendario “fantasma” che si aggirerebbe nei sotterranei. Ma sia l’ispettore Raoul D Aubert (Edgar Barrier) e sia il famoso baritono Anatole Garron ( Nelson Eddy), ambedue innamorati della bella Crhistine, intendono fermare e smascherare questo “fantasma”.
Il Fantasma dell’Opera” film del 1943, fu diretto dal regista Arthur Lubin che lo ricordiamo per altre sue opere famose trasmesse in tv: “La famiglia Addams” e ( chi non ricorda quei bei episodi !) “Francis il mulo parlante”.
Vincitore di due Premi Oscar (miglior scenografia e miglior fotografia) “Il fantasma dell’Opera” è stato uno dei primi remake sonoro in technicolor prodotto dalla Universal. Il film fu realizzato anche in altre versioni: quella del 1925 (la più famosa e più fedele al testo originale) con Lon Chaney “il vero mostro”. Questa realizzata nel 1943 non è un proprio genere horror (come può far pensare il titolo) ma, (io che non ho visto la prima versione) ha una sequela di altri pregi che la rendono ugualmente una bella e piacevole pellicola. Chi non ama il musical potrebbe non piacere, anche perché mette quasi in secondo piano la storia per mostrare al pubblico le opere teatrali. Comunque vale la pena vederlo, solo per la bellissima scenografia (pensiamo che siamo nel 1943 ed è il primo film in technicolor), con colori molto accesi, caldi o freddi a seconda della scena che esaltano così il senso delle parole e della situazione in corso, che se fosse stato parlato (secondo la mia opinione) non sarebbe stato la stessa cosa. Questa versione del film non ricordavo di averla vista e non mi è dispiaciuta affatto la sua visione, ho potuto così assaporare anche un po’ di buona musica lirica che è sempre meravigliosa .

Angie

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Anche questo titolo ...
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