BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 05/12/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 913 volte)
Titolo originale
The Conspirator
Produzione
USA 2010
Regia
Robert Redford
Interpreti
James McAvoy, Robin Wright Penn, Kevin Kline, Evan Rachel Wood, Justin Long
Durata
122 Minuti

Dopo aver servito valorosamente gli Unionisti nella guerra di secessione americana, il Capitano Fredrik Aiken (James McAvoy), ora avvocato, accetta controvoglia di difendere Mary Surratt (Robin Wright) la proprietaria di una pensione, accusata di essere coinvolta nell’omicidio del presidente americano Abramo Lincoln. A compiere l’uccisione con un colpo di Deringer calibro 44 alla nuca è l’attore J.W.Both (Toby Kebbel), il quale era ospite dell’alberghetto della Surratt, ove un gruppo di ribelli, compreso il figlio della locandiera John Surratt (Johnny Simmons), tramavano il rapimento di Lincoln. La diffidenza iniziale dell’avvocato Aiken verso la Surratt, comincia a scemare quando si accorge che il Tribunale, istituito da una giuria militare e non di civili, ha già emesso da tempo la condanna a morte per la sua assistita. A volere fortemente la sua impiccagione è il segretario della guerra Edwin M. Stanton (Kevin Kline), che brama a tutti i costi una pena esemplare per tutte le persone coinvolte nel golpe, in modo da dare un forte monito agli eversori della nuova costituzione americana.
A dirigere questa pellicola che racconta una delle più drammatiche pagine degli Stati Uniti è il grande Robert Redford, il quale ha prontamente accettato dopo aver letto lo script, rimasto sugli scaffali di Hollywood per oltre quattordici anni.
Nel cast, rigorosamente corredato delle singolari acconciature in voga nel 800, James McAvoy offre una prestazione più che degna nei panni del protagonista maschile, così come Kevin Kline nel ruolo dell’intransigente antagonista.
Per lo svolgimento della trama largamente ambientata in tribunale “The Conspirator”, viene accostato al genere Legal-Trhiller, anche se, la mancanza documentaristica su Lincoln ed il frettoloso prologo del suo assassinio, cassano quel poco di suspense che c’è. L’affluenza del pubblico nelle sale statunitense è stata molto scarna, così come nelle sale europee, ove il film narra una vicenda di non facile presa per il pubblico del vecchio continente.

Namor

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Di mimmotron (del 02/12/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 981 volte)
Titolo originale
Snatch
Produzione
USA 2000
Regia
Guy Ritchie
Interpreti
Jason Statham, Brad Pitt, Benicio Del Toro, Dennis Farina, Alan Ford.
Durata
102 Minuti

Di questa pellicola avevo visto, decine di volte, spezzoni in cui Mickey (Brad Pitt) parla in modo incomprensibile e assai ridicolo riproponendomi, proprio per questa ragione, di vederla. La pellicola è assai divertente e in diverse fasi strizza l'occhio al surreale.
Frankie “Quattro dita” riesce a rubate ad Anversa un favoloso diamante e si reca a Londra per trovare un ricettatore. Boris “Lametta” Yurinov a conoscenza del fatto decide di impossessarsi illecitamente del grosso diamante ed invita Frankie ad andare presso una bisca clandestina per piazzare a suo nome alcune scommesse, bisca dove si recheranno due sue uomini per rapinarlo. “Lametta” decide di vendere il diamante a Doug “La zucca” Denovitz il quale chiama il suo socio e cugino di New York che si precipita subito a Londra per non farsi sfuggire l'affare.
I due emissari di Boris, Sol e Vinny, riescono ad impadronirsi del diamante, ma facendolo finiscono per pestare i piedi al potente “Testarossa” Polford il quale vene convinto a risparmiare loro la vita in cambio proprio del grosso diamante. Tutta questa storia di furti e rapine fa da sfondo all'episodio principale della pellicola, ovvero, la realizzazione di un incontro di boxe clandestino. Turco e Tommy sono i manager di George Meraviglia che dovrà affrontare un pugile di “Testarossa”. Tommy si reca però con George ad acquistare una roulotte da un gruppo di nomadi che dopo averlo truffato vengono sfidati da George a restituire il maltolto con un incontro di boxe a pugni nudi. Purtroppo per George, Mickey è un campione di questa arte e lo manda al tappeto dopo poche battute. Questo incontro/scontro finisce per compromettere le possibilità di George di combattere con l'uomo di “Testarossa” che va su tutte le furie e minaccia di morte Turco e Tommy , i quali per sottrarsi a questo rischio decidono di ingaggiare Mickey per l'incontro. Mickey non è però un pugile facilmente gestibile soprattutto in incontri clandestini truccati. Non vi racconterò tutta la girandola di eventi che si scateneranno dopo il primo incontro per non togliervi il gusto di guardare questa godibilissima pellicola che a me è piaciuta molto e che per troppo tempo ne avevo rimandato la visione.

mimmotron

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Di Miryam (del 28/11/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1051 volte)
Titolo originale
Larry Crowne
Produzione
USA 2011
Regia
Tom Hanks
Interpreti
Tom Hanks, Julia Roberts, Bryan Cranston, Cedric the Entertainer, Taraji P. Henson.
Durata
98 Minuti
Trailer

Larry Crowne (Tom Hanks), prima che venisse licenziato, era un apprezzato responsabile di un’importante catena di negozi, lavoro che aveva trovato quando era stato congedato dalla marina. Il motivo di questa improvvisa perdita del lavoro, è che non essendo in possesso di un titolo di studio, non avrebbe potuto fare carriera. Così trovandosi in difficoltà economiche e per giunta con un mutuo da pagare, decide di seguire il consiglio di alcuni amici, cioè tornare sui banchi di scuola. Detto fatto, si iscrive all’università e precisamente all’ East Valley Community College, iniziando a frequentare due corsi, il primo riguardante su come si deve parlare in pubblico con l’affascinante insegnante Mercedes Tainot (Julia Roberts), per la quale si prende una vera e propria sbandata, e il corso di economia dell’insegnante giapponese Matsutani (George Takei). Durante una delle lezioni, fa conoscenza con una giovane ed intraprendente ragazza, Talia (Gugu Mbatha-Raw), che oltre a sconvolgergli il look, lo inserisce in una gang di studenti con la passione per gli scooter, cosi il nostro amico quarantacinquenne, per non essere da meno, si procura una motocicletta e inizia a scorazzare per le vie della città come un giovane e scapestrato adolescente.
È dal 1996 che Tom Hanks non dirigeva un film per il grande schermo “Music Graffiti”. Torna a farlo ora, scegliendo se stesso come protagonista e Nia Vardalos come sceneggiatrice.
“L’amore all'improvviso” !!! Julia Roberts e Tom Hanks insieme!!! Sarà sicuramente divertente!!
Almeno così pensavo. Invece una delusione. Ho voluto vedere il film perchè adoro il modo di lavorare di Hanks, un attore completo che riesce a tenere in piedi un film anche da solo, basti ricordare la sua performance in Cast Away, qui invece è un personaggio lento e noioso, non saprei dare una collocazione al film. Poche battute divertenti con una trama se vogliamo drammatica, visto che parla delle varie difficoltà che si possono incontrare quando si cerca un lavoro, soprattutto dopo una certa età. Problema di tutti i giorni e non soltanto in America dove il film è stato letteralmente stroncato dalla critica.
Una curiosità riguarda la locandina promozionale che ritrae Hanks e la Roberts in moto senza casco, in Spagna è costata ben 30.000 euro di multa alla casa distributrice della pellicola, per la severità del codice della strada, infatti le autorità spagnole avevano paura che qualcuno potesse emulare il gesto dei due famosi attori.
Tornando a parlare della pellicola in questione ne sconsiglio la visione, oppure aspettate che esca in dvd almeno risparmiate i soldi del cinema!!!

Miryam

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Di Namor (del 25/11/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 987 volte)
Titolo originale
operazione San Gennaro
Produzione
Italia 1966
Regia
Dino Risi
Interpreti
Nino Manfredi, Mario Adorf, Harry Guardino, Totò, Senta Berger.
Durata
104 Minuti

Giunti a Napoli per attuare il colpo della loro vita, i tre statunitensi Jack (Harry Guardino), Frank (Ralph Wolter) e l’affascinante Maggie (Senta Berger), si recano da Don Vincenzo O’ Fenomeno (Totò) in cerca di aiuto logistico e manovalanza con predisposizione al latrocinio. Il veterano dei furti ormai ritiratosi, attualmente detenuto in carcere, declina l’invito, suggerendo loro di rivolgersi a suo nome, ad Armandino Girasole detto Dudù (Nino Manfredi). Allettato dalla stratosferica cifra di 30 Miliardi da spartire, Dudù e la sua sgangherata banda accettano, senza sapere che la refurtiva su cui dovranno mettere le mani è l’inestimabile tesoro di San Gennaro.
Una volta venuti a conoscenza che il “lavoro” da svolgere è quello di sottrarre i beni preziosi al Santo Patrono di Napoli, la banda per devozione al santo, inizialmente rifiuta, per poi tornare sui propri passi, dopo però, aver chiesto al beato il consenso, considerato che una parte del bottino sarà devoluta a beneficio della città e dei loro cittadini. Ottenuto il benestare, Dudù e suoi complici porteranno a termine il colpo, ma le reali intenzioni di spartizione degli Americani, cozzano contro quelle dei Napoletani, visto che entrambe le fazioni volevano appropriarsi dell’intero bottino. Quando tutto ormai sembra perduto, a vantaggio degli Americani, interviene l’infuriata Mamma Assunta, (Vittoria Crispo) che provvederà a ristabilire la situazione.
Diretta dal maestro Dino Risi nel lontano 1966, “Operazione San Gennaro” è una commedia di eccellente fattura, che il tempo non ha minimamente scalfito, anzi oserei dire il contrario, rivedendola ancora adesso la si apprezza maggiormente. Il genuino folklore partenopeo che caratterizza l’intera pellicola è straordinario, così come l’interpretazione dei suoi protagonisti, formato da un cast a dir poco eccezionale. Nino Manfredi sembra un autentico napoletano, da quanto è realistica la sua performance, Senta Berger (ora produttrice cinematografica) è di una bellezza esagerata nel ruolo della femme fatal ed il grande Totò nonostante compaia in sole cinque scene nell’intero film, è di una maestria senza pari, nell’impersonare il carismatico Don Vincenzo O’ Fenomeno.
Per lui, questa fu la sua penultima apparizione sul grande schermo, sebbene fosse quasi cieco per una grave malattia agli occhi, da gran professionista qual’ era, diede prova del suo grande talento, ultimando le riprese, nonostante stesse molto male. Lo stesso Risi, ormai novantenne, durante la prima del restauro del film, ricordò un aneddoto sul grande Principe De Curtis: «Totò stava malissimo quando abbiamo girato, era quasi cieco anche se dalla visione del film non si capisce; quando gli chiedevo come si sentisse lui mi rispondeva "faccio un lavoro che consiste nel far ridere la gente, quindi anche se sono sofferente non lo devo mostrare"».
A completare il cast di attori c’era anche la Bond girl Claudine Auger, che impersonava Concettina la fidanzata di Dudù, l’attrice francese prese parte a “Agente 007 – Thunderball: Operazione Tuono”, è in quanto a bellezza non aveva niente da invidiare a Senta Berger, visto che nel 1958 le fu attribuito il titolo di Miss Francia. Dante Maggio (fratello di Pupella) nel ruolo del Capitano, Mario Adorf alias Sciascillo e la stupenda Vittoria Crispo (sorella di Totò e Peppino nel film “Totò Peppino e la malafemmena”), pensate che questa centenaria attrice tutt’ora vivente, è stata una delle più quotate caratteriste che il cinema italiano abbia mai avuto. Nel film vi è anche una breve apparizione di un giovanissimo Enzo Cannavale, nel ruolo della guardia carceraria.
Una commedia assolutamente da guardare e collezionare.

 Namor

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Di Angie (del 21/11/2011 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1082 volte)
Titolo originale
The Event
Produzione
USA 2010
Episodi / Durata
22 / 43 Minuti

Durante un viaggio in crociera Leila (Sarah Roemer) una giovane ragazza, viene misteriosamente rapita. Sean (Joson Ritter), il suo fidanzato, che lavora come programmatore di videogames, inizia una disperata ricerca per ritrovarla ma, per gli inquirenti è lui il primo indiziato. Sarà proprio Sean, il protagonista principale di questa fiction, che fin dall’inizio del primo episodio si troverà coinvolto in una oscura cospirazione e a combattere con una serie di eventi, che lo porteranno involontariamente a scoprire il più grande insabbiamento della storia degli Stati Uniti. Intanto alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti, Elias Martinez (Blair Underwood), decide di far chiudere una prigione segreta sul Monte Inostranka, in Alaska, dove vi sono segregati illegalmente da 66 anni, 97 prigionieri, guidati dalla loro leader Sophia Maguire (Laura Innes), di cui non si sapeva la loro provenienza e le loro intenzioni. Il presidente si ritrova alle prese con delle scottanti verità: la presenza di altri extraterrestri sul suolo americano detti “dormienti” . Tutto ciò crea un grande scompiglio e i rapporti tra i dormienti e lo staff della Casa Bianca diventano sempre più tesi. Le due vicende, la scomparsa di Leila e la presenza di questi “dormienti” tra gli esseri umani, apparentemente lontane che, sembrano scollegate fra loro, hanno in realtà un evento in comune. Quale? E cos’è l’Evento?
“The Event”, questa nuova fiction prodotta dalla NBC e creata da Nick Wauters, si presenta come un grande thriller cospirativo ricco d’azione, di misteri e colpi di scena. La prima stagione composta da 22 episodi, viene paragonata alla famosissima serie di “Lost” per i suoi flashback, di cui si fa molto uso nel primo episodio e, per alcuni frammenti di fantascienza. Ho trovato soddisfacente anche tutto il cast.
Personalmente la sua visione non mi è dispiaciuta, la sceneggiatura con cui viene costruita l’intreccio della storia è accattivante, inoltre l’uso dei flashback, che riportano a vedere le scene anche più volte, ci aiutano a raccapezzarci catturando così l’attenzione del pubblico, intento al susseguirsi dei nuovi eventi per scoprire tutte le misteriose origini di ogni singolo personaggio. Chi è il vero alieno? E chi è il vero umano?
In conclusione è una serie molto variegata sotto il profilo psicologico, adatto a tutti: amanti del thriller, del giallo e agli appassionati della fantascienza, tutti elementi che riescono a conquistare e a tenere incollato allo schermo gran parte degli spettatori.
Sono del parere che merita darci un’occhiata, con la raccomandazione di seguire attentamente soprattutto i primi episodi per capire meglio la storia, vi posso assicurare che non vi annoierete.

Angie

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Di Namor (del 18/11/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 784 volte)
Titolo originale
Gorbaciof
Produzione
Italia 2010
Regia
Stefano Incerti
Interpreti
Toni Servillo, Yang Mi, Geppy Geijeses, Gaetano Bruno, Hal Yamanouchi.
Durata
85 Minuti

Marino Pacileo (Toni Servillo), sopranominato Gorbaciof per via di una voglia sulla fronte, lavora presso il carcere di Poggioreale in qualità di contabile, impiego che gli offre la possibilità di poter attingere segretamente al denaro necessario per la sua insana passione: il gioco d’azzardo. Durante una partita di poker, il padre di Lila (Mi Yang) contrae un grosso debito a cui non può far fronte, Gorbaciof, che nutre un forte affetto verso la ragazza, decide di aiutarli a pagare l’oneroso passivo. Per far ciò, è costretto a rubare molto di più dalla cassaforte del carcere di quanto facesse prima e col passare del tempo, i prelievi si fanno sempre più frequenti. Il capo delle guardie carcerarie Vanacore (Nello Mascia), consapevole dei “prelievi non autorizzati” dell’impiegato, decide di tacere, lasciandolo agire indisturbato, in cambio però, di favori pericolosamente illeciti, che faranno precipitare lo smoderato ragioniere, in una spirale discendente senza via d’uscita.
Gorbaciof” di Stefano Incerti, si avvale dell’ impeccabile performance di Toni Servillo, capace di catalizzare il pubblico con la sua incredibile recitazione, dando vita ad un personaggio dalla maschera surreale e grottesca, come lo sregolato Gorbaciof.
Il film, che è stato largamente modificato dopo l’ingaggio di Servillo, non si nutre di grandi dialoghi, il personaggio principale è un tipo sbrigativo e di poche parole, così come la protagonista femminile, che non spiccica una parola in italiano. Inizialmente la ragazza doveva essere di origine napoletana e molto più giovane, ma la massiccia immigrazione di asiatici, avvenuta in questi anni, ha motivato l’opzione per una sceneggiatura con meno conversi e più azione. Il risultato finale non è male, il film sa intrattenere lo spettatore incuriosendolo fino alla fine della sua proiezione.
Se siete estimatori del bravo Servillo, non lasciatevi sfuggire questa sue ennesima ottima prova.

Namor

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Di Andy (del 14/11/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 1030 volte)
Artista
Joe Cocker
Titolo
The Essential
Anno
2003
Label
 

Come al solito, in mancanza di musica nuova o perlomeno recente, che mi dia un minimo di input necessario per dare la mia modesta opinione su qualcosa che mi piace, o non mi piace, mi è toccato rifugiarmi negli intramontabili classici, ed un mio grande classico è Mister Joe Cocker, di cui mi è ricapitata tra le mani la raccolta “The essential” del 2003.
John Robert Cocker nasce a Sheffield , Gran Bretagna , nel 1944 , e dopo tre singoli di discreto successo dal 63 al 66, raggiunge la notorietà mondiale grazie alla sua partecipazione a Woodstock , in cui si esibisce con la splendida cover della hit beatlesiana “Whit a little help from my friends”. La sua stupenda voce rauca, quasi nera , lo porta in breve al successo internazionale, facendogli guadagnare due dischi d’oro negli USA, nel sessantotto e sessantanove. Purtroppo la carriera di questo ottimo cantante è stata penalizzata dall’abuso di alcol, una dipendenza che lo ha costretto a diversi allontanamenti dalla scena musicale, perlomeno fino a metà degli anni ottanta; è del ’83 infatti “Up where we belong”, dalla colonna sonora del film “Ufficiale e gentiluomo”, con Richard Gere e Debra Winger, la hit che lo riporta ai vertici delle classifiche mondiali e si può dire che da qui in poi Joe è sempre rimasto comunque presente nell’ambito delle radio e in tour.
Nel 1986 il regista Adrian Lyne gira il celebre “Nove settimane e mezzo”, e inserisce in una soundtrack meravigliosa , che comprende anche Eurythmics e Brian Ferry tra gli altri , la super hit forse più famosa di Joe, “You can leave your hat on”, che tutti ricordiamo anche grazie allo strip di Kim Basinger, e che non poteva mancare in questa raccolta . Altro brano immancabile è “Unchain my heart” , degli anni novanta , cover di un rythm’n’blues anni 60, rivisitata splendidamente da Cocker, che bisogna dirlo, si circonda sempre di band e musicisti di grande livello; le sue canzoni sono tutte suonate e arrangiate superbamente, tra il pop, il rock e il soul blues. “When the night comes”, scritta da Bryan Adams, è una ballad dal sapore leggermente southern rock , che a me piace tantissimo, e arricchita dai soliti splendidi cori che mai mancano nei brani del cantante inglese. “Now that the magic has gone”, testo di John Miles, si apre con una gran chitarra che impreziosisce tutta la canzone, e trovo che sia una delle migliori ballad del singer britannico. Grande cover per “Sorry seems to be the hardest word”, una delle canzoni più intense di Elton John, interpretata magistralmente da Joe, e con dentro un sax da brividi. E per chiudere, in una versione anni novanta, appunto la mitica “Whit a little help from my friends”, con quell’intro stupenda di organo, la voce sofferta di Cocker su quei cori magici. Una trasformazione radicale da quella che era una pop song, l’originale dei Beatles .
Joe Cocker suona tuttora ed è stato in tour quest’estate anche in Italia, presentando il suo ultimo album “Hard Knocks” che tra l’altro non è male. Questi mostri sacri, bene o male, permettono di ascoltare comunque musica sempre di un certo livello, cosa che non sempre avviene con le nuove produzioni .
Buon ascolto!

 Andy

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Di Asterix451 (del 10/11/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 837 volte)
Titolo originale
This Must Be The Place
Produzione
Italia - Francia - Irlanda 2011
Regia
Paolo Sorrentino
Interpreti
Sean Penn, Frances McDormand, Eve Hewson, Kerry Condon, Harry Dean Stanton
Durata
118 Minuti
Trailer

Cheyenne (Sean Penn) trascina il suo passato da rockstar in un presente che lo vede ormai troppo avanti con gli anni, perché l’immagine che dà di sé possa ritenersi credibile; le persone talvolta lo riconoscono nel suo incedere claudicante, altre volte lo rifiutano e lo deridono per il suo trucco da palcoscenico, ma pochissime lo conoscono davvero: sua moglie Jane (Frances McDormand), una donna pompiere che lo ama profondamente, e Mary (Eve Hewson), una giovane punk che proietta i suoi conflitti interiori sul mondo intero.
Quest’uomo in bilico, che non suona più e vive con la rendita dei diritti d’autore, si muove lentamente, rallentato dalla malinconia di una vita che allontana a tutti i costi, carica di rimorso e di eccessi. Di origini ebree, ha abbandonato la sua famiglia in America tanti anni prima, per trasferirsi a Dublino; si trascina, semplicemente, fino a quando il suo equilibrio precario non viene scosso dalla notizia che il padre è in fin di vita, a New York. Raggiungerlo è un atto dovuto, ma richiede coraggio: Cheyenne sa bene che negli Stati Uniti giace una parte del suo passato che, una volta raggiunto, lo obbligherà a porsi drastiche domande.
Alla fine partirà in nave con l’inseparabile trolley, ma, giunto a destinazione, potrà solamente vegliare un morto. Suo padre, scampato ai campi di sterminio durate la Seconda Guerra Mondiale, giace in un letto. Anche lui, come Cheyenne, porta sul corpo il segno del suo passato, una matricola da prigioniero tatuata sull’avambraccio.
Dai parenti Cheyenne viene a sapere della sua ossessione per un uomo che riteneva essere uno dei suoi aguzzini in Germania, migrato negli Stati Uniti alla fine della guerra; annotate su un diario, gli spostamenti e la falsa identità del carceriere nazista. Ora, che è morto senza averlo trovato, al figlio ritornato pare che ritrovare quell’uomo possa riabilitarlo alla memoria del padre: Cheyenne decide così di mettersi in viaggio, alla ricerca di sé, attraverso quella di un vecchio che si nasconde…
Primo film in lingua Inglese di Paolo Sorrentino, il regista e sceneggiatore napolentano amato sia dal pubblico che dalla critica, dopo i numerosi riconoscimenti ai vari Festival del Cinema ottenuti dai lungometraggi precedenti. Sceneggiatore brillante e ricco di idee, ha talento anche dietro alla macchina da presa, con riprese dinamiche e complesse; si affida spesso alle metafore visive per approfondire il signicato delle scene, in uno stile che ricorda vagamente Terence Malick.
Sean Penn dà vita ad un personaggio grottesco, ed è proprio questa natura forzatamente kitch a rendere verosimile una storia che, se fosse interpretata da personaggi ordinari, risulterebbe artificiale e macchinosa. Insieme alla musica, alla fotografia ed alle ambientazioni di un’America rimasta indietro, gli interpreti accompagnano Cheyenne in un film “on the road” dai risvolti imprevedibili.
La pellicola oscilla sempre tra la malinconia e la comicità, la magìa e il romanticismo che si nasconde nelle emozioni semplici dell’animo umano. Ogni situazione passa attraverso l’aura magica di Cheyenne, che ne rivela il significato più profondo; si evita la stucchevolezza, nonostante il film commuova in più di una scena.
Il pregio artistico è aumentato dalla fusione della colonna sonora con i personaggi, in un paio di scene che si pagano il biglietto: parte della sua forza scaturisce dall’incontro di Cheyenne con altri due Artisti, uno geniale ed affermato, e l’altro ancora incosapevole del suo talento. Durante il suo viaggio, infatti, prima incontra David Byrne (fondatore dei Talking Heads), che si autointerpreta, ed hanno un incredibile “confronto artistico”… successivamente, sarà invece un bambino timido a far riprendere in mano la chitarra alla rockstar, insistendo perché lo accompagni in una interpretazione straziante di “This Must Be the Place”.
E’ difficile dire a chi piacerà questo film che, a mio avviso, ha un vero grande difetto: è lentissimo, come la parlata di Sean Penn / Cheyenne. Ogni scena indugia, la trama rallenta di continuo su immagini evocative di cui, talvolta, è difficile cogliere il senso. Difficile inquadrarlo in un genere, tantomeno pensare che la trama non sia solo un pretesto per una galleria di personaggi che aiutano il protagonista nella sua svolta al presente.
A me è piaciuto. Ben interpretato, divertente ed imprevedibile, nonostante una trama non originale, qualche volta forzata nel suo svolgimento.

Asterix451 

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Di Namor (del 07/11/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 757 volte)
Titolo originale
The American
Produzione
USA 2010
Regia
Anton Corbijn
Interpreti
George Clooney, Violante Placido, Thekla Reuten, Paolo Bonacelli, Bruce Altman.
Durata
105 Minuti

Dopo una missione in Svezia conclusasi male, Jack (George Clooney) killer di professione, si reca in un paesino medievale situato in Abruzzo, in attesa di risvolti positivi. Durante il suo soggiorno, gli viene commissionata un’arma modificata da consegnare ad una misteriosa donna . Accettato l’incarico Jack, si gode nel frattempo, la tranquillità delle montagne abruzzesi, facendo così la conoscenza di una ragazza locale Clara (Violante Placido), della quale in seguito si innamorerà. L’età che avanza e la pace riscoperta lontano dalle sue missioni di morte, fan si che Jack accetti la proposta della sua amata, quella di vivere un futuro insieme. Al sicario, non resta altro che annunciare all’organizzazione il suo ritiro dopo la consegna dell’arma. Ma la fondazione criminale, ha in mente tutt’altro tipo di congedo per lui… quello definitivo!
The American” è tratto dal libro di Martin BoothA Very Private Gentleman”, a dirigerlo è il regista con una buona esperienza di videoclip ed un solo film all’attivo Anton Corbijn.
Nonostante la partecipazione di Clooney, la pellicola gioca troppo sull’ introspettiva del suo personaggio principale, il che la rende oltremodo sedativa in quasi tutta la sua durata. Tale gap, ha il potere di cassare addirittura la performance del divo americano, che senza colpa alcuna, adempie al suo meglio il ruolo del sicario solitario. La pellicola non è piaciuta a nessuno, compreso il sottoscritto, il quale di buono segnala solo la visione dell’affascinante Placido in alcune scene di nudo.
A conclusione della mia disamina, non posso che invitarvi a lasciar perdere la visione di questo film, a meno che non vogliate conciliarvi con il sonno!

Namor

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Di Angie (del 04/11/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 876 volte)
Titolo originale
Insidious
Produzione
USA 2011
Regia
James Wan
Interpreti
Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Barbara Hershey, Lin Shaye.
Durata
97 Minuti
Trailer

I coniugi Renai (Rose Byme) e Josh (Patrick Wilson), si trasferiscono con i propri figli in una, in apparenza, tranquilla villetta di periferia.
Quando a causa di una caduta accidentale entra in coma Dalton (Ty Simpkins), il più grande dei figli, per la famiglia ha inizio un vero e proprio incubo.
Il ragazzo non ha riportato traumi importanti, ma i medici non riescono a dare una spiegazione plausibile al suo stato vegetativo. In concomitanza con la malattia del bambino, cominciano a verificarsi strani fenomeni all’interno della casa: inspiegabili rumori, porte che si aprono e si chiudono da sole, fino alla presenza di un’entità terrificante che solo Renai riesce a vedere. Spaventata di tutto ciò, la coppia decide di traslocare, ma le cose non cambiano. Gli stessi fenomeni si presentano anche nella nuova abitazione. In loro aiuto arriva la madre di Josh, Lorraine (Barbara Hershey), che decide di rivolgersi ad una vecchia amica medium, Elise (Lin Shaye), per capire chi o che cosa stia minacciando la famiglia. Ma il suo arrivo farà emergere un’inquietante verità…..
Insidious” è un film diretto e scritto da James Wan, l’artefice del primo e originale “Saw”. La storia, all’inizio può sembrare la solita solfa con ambientazioni standard dei film horror: la casa infestata con i soliti fantasmi dispettosi, che terrorizzano i malcapitati abitanti, ma, a mano a mano che la narrazione prosegue, ci si accorge che non è così poi tutto scontato come sembra. “La casa infestata” non è la protagonista del film, come nei soliti horror, ma serve solo da incipit, per poi trasformarsi in qualcosa completamente diverso.
E una produzione che sembra racchiudere in sé tanti particolari davvero agghiaccianti, una sorte di fusione tra film cult come: “L’Esorcista”, “Shining” e "Paranormal Activity".
La pellicola, anche se non possiede contenuti da considerare davvero originali, tuttavia attraverso il mix di particolari dettagli di cui dispone, riesce ugualmente ad impressionare gli spettatori e a non deludere del tutto gli amanti del genere. Wan è riuscito a realizzare un film, a mio parere non memorabile, ma senza dubbio di grande impatto visivo sul pubblico, con elementi che incutono terrore senza i soliti ed inutili spargimenti di sangue. Con un budget molto limitato ,James Wan, ha creato un prodotto di buon livello e, grazie al buon cast tecnico e artistico ha dato vita a un gradevole horror.
La pellicola l’ho travata, tutto sommato, interessante e piacevole. Una storia da brividi, con ottimi colpi di scena, anche se il finale, secondo il mio personale giudizio, risulta un po’ confuso. Comunque per chi ama tale genere, la proiezione merita di essere vista ma, ovviamente non aspettatevi nulla di eclatante.

Angie

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Di Miryam (del 01/11/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 857 volte)
Titolo originale
Mr. Popper's Penguins
Produzione
USA 2010
Regia
Mark Waters
Interpreti
Jim Carrey, Carla Gugino, Ophelia Lovibond, Philip Baker Hall, Angela Lansbury.
Durata
94 Minuti

Tommy Popper è un ragazzino cresciuto a Brooklyn, per tanti anni ha parlato con il padre attraverso un apparecchio radioamatoriale in quanto questi era sempre assente, a causa della sua passione di esplorare il mondo.
Una volta cresciuto, Mr. Popper (Jim Carrey) è diventato un importante agente immobiliare di Manhattan, in procinto di ottenere unaimportante promozione: diventare il quarto presidente della società.
Purtroppo però come suo padre, è diventato molto assente nel rapporto con i suoi due figli che, vivono con la sua ex moglie Amanda ( Carla Gugino). Un giorno, dopo aver appreso della morte di suo padre in Antartide, viene a conoscenza che quest’ ultimo prima di morire gli aveva spedito un pacco, Popper non si immagina che quel pacco gli cambiarà la vita in ogni sua parte.
Una mattina infatti, nel suo lussuoso appartamento di Park Avenue, gli viene recapitata una scatola dentro la quale, circondato da cubetti di ghiaccio, c’è un pinguino alto 60 centimetri. Non un pupazzo o un uccello impagliato come credeva Popper, ma un pennuto in carne ed ossa che si mette a scorrazzare per tutta la casa.
La sorpresa però non finisce lì, in quanto mentre Mr. Popper cerca di rispedire indietro lo scomodo pennato bianconero, ecco arrivare un altro pacco contenente altri cinque pinguini. Inutile dire che tra lui e i pinguini si instaura una convivenza per niente semplice, non solo, non è nemmeno facile riuscire a sbarazzarsi di quei volatili.
A poco a poco però Popper affascinato da quelle bestiole, ci si affeziona a tal punto di trasformare la sua casa in un ambiente ideale per i pinguini, con tanto di neve e cucce, scegliendo anche nomi appropriati, così… Capitano, Urlacchia, Amoroso, Mordicchia, Tontino e Puzzoso, infesteranno in maniera benevola il suo appartamento, dando persino alla luce dei cuccioli. Tutto ciò non porterà altro che benessere a lui e a tutta la sua famiglia, i suoi due figli ritroveranno un padre che si era perso e apparirà diverso agli occhi di sua moglie, la quale ha sempre nutrito un sentimento verso di lui.
I pinguini di Mr Popper” è una divertente commedia tratta dal romanzo di Florence e Richard Atwater, il cui regista è Mark Waters. Nonostante abbia una trama e un finale alquanto scontato, il film non è per niente noioso, anzi, la goffaggine dei pinguini, uniti al modo superbo di recitare di Jim Carrey, rendono ancora più buffe le semplici scene della pellicola, evidenziando dei valori come l’amore, la famiglia che si stanno perdendo, in quanto la vita frenetica ci fa pensare più al lavoro, che alle cose semplici e quotidiane.
Detto questo, consiglio la visione del film, le sane risate non mancheranno.

Miryam

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Di Namor (del 28/10/2011 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1444 volte)
Titolo originale
Spartacus - Blood and Sand
Produzione
USA 2010
Episodi / Durata
13 / 53 Minuti

Dopo il suo arruolamento nella legione romana, in marcia contro la tribù dei rivoltosi Geti, il Trace Spartacus (Andy Whitfield), disobbedisce ad un diretto ordine del Legato Gaio Claudio Gabro. Per tale insubordinazione, l’irrequieto Trace, viene fatto prigioniero con la sua sposa Sura (Erin Cummings) ed entrambi saranno venduti come schiavi a diversi acquirenti. Spartacus viene condotto a Capua e venduto a Quinto Lentulo Batiato (John Hannah), un tenutario di una famosa palestra di gladiatori, che in breve tempo trasformerà il guerriero Spartacus, nel campione di Capua. Le promesse non mantenute e gli inganni perpetrati ai danni del Trace, metteranno fine ai loschi intrighi di potere del suo padrone, con la famosa rivolta finale del glorioso gladiatore.
La serie “Spartacus - Blood and Sand” creata e prodotta da Steven S. DeKnight è composta da 13 episodi da 53 minuti l’uno, girati in Nuova Zelanda. La grafica visiva di “300” abbinata ad una impostazione narrativa molto audace, fanno di questa serie un valore aggiunto che la differenzia da tutte le altre.
A cominciare dai combattimenti tra i Gladiatori svolti con ferocia nelle arene, nelle quali non si lesinano amputazioni di arti con spargimenti di sangue, così come ferite con la fuoriuscita di organi interiori. Altra anomalia per una serie Tv, è il nudo integrale che gli attori sia maschili che femminili mostrano senza alcuna reticenza, così come il sesso soft, impiegato dai protagonisti nel corso di questa entusiasmante serie televisiva.
A fare da contro altare, vi sono il deplorevole doppiaggio italiano che ha italianizzato i nomi in latino dei protagonisti e, l’infausta scomparsa per un grave linfoma non Hodgkin del carismatico protagonista Andy Whtfield. Chi come me, avrà avuto modo di apprezzare questa serie, di sicuro starà trepidando in attesa della sua seconda stagione. Nel frattempo chi non l’avesse vista, può sempre virare sulle sei puntate del prequel: “Spartacus – Gli dei dell’arena”. Realizzata in attesa del ristabilimento di A.Whitfield, che purtroppo non è avvenuto.

Namor

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Di Angie (del 24/10/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 870 volte)
Titolo originale
Hanna
Produzione
USA, Gran Bretagna, Germania 2011
Regia
Joe Wright
Interpreti
Cate Blanchett, Eric Bana, Saoirse Ronan, Olivia Williams, Tom Hollander.
Durata
111 Minuti
Trailer

Hanna è una adolescente, ma ha la forza, le energie e le capacità di un vero soldato, una letale macchina da combattimento pronta ad affrontare qualsiasi nemico che le si pari davanti. Cresciuta nelle lontane terre selvagge della Finlandia è stata addestrata come una perfetta assassina dal padre Erik (Eric Bana), un ex agente della Cia.
Unico scopo e obbiettivo di questo dura addestramento è che vuole che sua figlia si sappia difendere è sopravvivere a un eventuale rientro nel mondo civile. Ma Hanna ha soprattutto ha una missione da svolgere: uccidere Marissa Wiegler (Cate Blanchett), ex collega di Erik e attuale agente della Cia, la unica e vera responsabile dell’uccisione di sua madre. Hanna, la pallida teen killer, si sente pronta, e decide di andare in Europa ad affrontare una vita normale in mezzo a persone comuni, in un mondo a lei del tutto sconosciuto per compiere finalmente la sua vendetta.
La ragazza, mentre assapora quei brevi istanti della bellezza a lei sconosciuta di questa nuova società, è costretta purtroppo a mettere a frutto l’addestramento ricevuto dal padre. Infatti si trova braccata da quelle persone che hanno avuto un ruolo determinante nella storia passata di suo padre e della stessa Hanna. Mentre si avvicina all’obbiettivo finale che si era preposto (vendicarsi della morte di sua madre), la ragazza verrà a conoscenza di sconcertanti rivelazioni in merito alla sua esistenza, che cambieranno irrimediabilmente il suo futuro.
Dopo “L’Espiazione”, Saoirse Ronan (17 anni irlandese, ha avuto già a 14 anni la sua prima nomination) e Joe Wright (regista inglese), tornano a lavorare insieme nel film “Hanna”, da lui diretto. Un thriller d’azione, dal budget limitato (30 milioni di dollari), di grande stile con un sottofondo da fiaba gotica, girato in Baviera a Berlino, in Marocco e allo studio Bedelsberg (Germania), dove l’ex bambina prodigio, interpreta una tostissima adolescente addestrata dal padre per diventare un micidiale Killer. “Hanna” è una pellicola con una storia originale: questa ragazzina nella gelida Svezia, che uccide freddamente gli animali, tratta il tema sulla ingegneria genetica e, purtroppo anche sulle conseguenze ad esse inerenti. Hanna che vive isolata dal mondo con un padre che l’ha creata come una macchina da combattimento, quando arriva l’impatto con la terra, la ragazza si rende conto e scopre cose per cui non era stata composta, venendo a conoscenza della verità della sua origine e dovrà accettare il proprio destino, ben lontano dalla normalità cui aveva aspirato.
Non sempre è facile guardare un film senza annoiarsi per tutta la proiezione: “Hanna” (a mio parere) c’è riuscito!
Adrenalinico e fiabesco, spietato e tenero allo stesso tempo è riuscito a regalare allo spettatore forti emozioni. Sono rimasta soddisfatta della visione, un film che mi ha emozionato, naturalmente ciò è soggettivo.
Dico soggettivo, perché, la seconda parte del film potrebbe essere stata poco gradita dal pubblico maschile che amano l’azione, qui tende leggermente a calare e la trama prende un po’ l’aspetto fiabesco che piace più al pubblico femminile . Comunque è una pellicola, che se vi capita sottomano, vi consiglio di visionare, non solo per l’originalità della storia, ma per la buona recitazione di tutto il cast e, in modo particolare per la bravura (che ho trovato ottima) della giovanissima protagonista Saoirse Ronan.
Ultima mia nota positiva riguarda anche la buona colonna sonora di musica elettronica composta dai gruppi Chenical Brothers e Nine Inch Nails, che hanno contribuito all’atmosfera surreale del film. Buona visione.

Angie

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Di Namor (del 21/10/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 872 volte)
Titolo originale
The Tenth Chamber
Autore
Glenn Cooper
Editore
Nord
Prima edizione
2011

Durante lo spegnimento di un furioso incendio scaturito dalle cucine di una medievale abbazia, viene ritrovato un antico manoscritto in una crepa di un muro fumante. Il prezioso volume è scritto in codice, tranne le prime righe che riportano la dicitura: “Io, Barthomieu, monaco dell’abbazia di Ruac, ho duecentoventi anni. E questa è la mia storia.”
Mentre il manoscritto inizia a elargire poco alla volta i suoi antichi segreti, dagli indizi iniziali viene scoperta a Ruac (un paesino di montagna), una grotta millenaria ornata da disegni rupestri di eccellente fattura ed inestimabile valore, al punto da essere riconosciuta come la scoperta archeologica più importante del secolo.
Dopo avere assemblato una squadra di archeologici per rivelare al mondo intero l’importante scoperta, misteriosamente avvengono inspiegabili incidenti nei quali, più di un componente dell’equipe perderà la vita.
Quello che sulle prime sembrerebbero sfortunati eventi, in realtà si riveleranno omicidi compiuti senza alcuna pietà, da chi non vuole divulgare il prezioso segreto celato nel libro ritrovato al monastero. Un segreto tramandato a pochi eletti è gelosamente custodito fin dai tempi della preistoria, per poi passare dai templari ai giorni nostri e custodito dagli spietati abitanti della cittadina montana di Ruac, ultimi depositari di questo irrivelabile segreto.
La mappa del destino” è un romanzo firmato da Gleen Cooper, ove la trama si intreccia con varie fasi della storia. Iniziando dal periodo preistorico con la scoperta del prezioso segreto da parte di un capotribù e tramandato al figlio, con la successiva scoperta dei religiosi ai tempi delle crociate, periodo durante il quale l’abate Barthomieu rivelerà come ottenere l’inconfessato segreto, raccontando la sua storia e gli infausti episodi susseguiti alla sua scoperta, all’interno del prezioso manoscritto ritrovato all’epoca di oggi. I molteplici personaggi da assimilare per l’intreccio della triplice trama non sono il vero ostacolo di quest’opera, quello che la rende meno interessante man mano che si va avanti nella lettura, è la mancanza di azione del protagonista del libro. I momenti adrenalinici per dargli l’input ci sono, ma la scelta dell’autore è stata quella di raffigurare l’archeologo Luc Simard, in un molliccio interprete più interessato a riconquistare la sua ex, che a farsi le sue sacrosante ragioni contro i suoi persecutori. Tale scelta non mi è stata affatto gradita, per cui, il mio personale giudizio su “La mappa del destino” , non è da ritenersi positivo.

Namor

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Di mimmotron (del 19/10/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 978 volte)
Titolo originale
Fantozzi
Produzione
Italia 1975
Regia
Luciano Salce
Interpreti
Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Giuseppe Anatrelli, Liù Bosisio.
Durata
97 Minuti

Se mi fosse chiesto di formulare una domanda per sapere se uno straniero avesse acquisito tutte le conoscenze culturali per ottenere la cittadinanza italiana porrei come discriminante la seguente domanda: “Chi e' il ragioniere Fantozzi?”
Non credo infatti che nessuno nato e vissuto in Italia dopo il 1975, data di uscita del “Primo tragico Fantozzi”, non sappia chi sia questo personaggio scaturito dalla fantasia di Paolo Villaggio. Indubbiamente non è amato da tutti, ma la sua notorietà è indiscutibile tanto che nei dizionari della lingua italiana è possibile trovare l'aggettivo “fantozziano”.
Più che una recensione il mio vuole essere il omaggio ad alcune memorabili pellicole, tra le quali la mia preferita è senza dubbio “Il secondo tragico Fantozzi”.
Protagonisti di queste pellicole sono spesso gli stessi, molti dei quali colleghi di lavoro, tra cui il rag. Filini dell'ufficio sinistri, promotore di molte “tragiche” iniziative e forse anche unico vero amico di Fantozzi, la signorina Silvani, di cui è perdutamente innamorato e il geom. Calboni. Senza dimenticare la signora Pina e Mariangela rispettivamente moglie e figlia di Fantozzi. Inequivocabili figure negative dell'epopea di Fantozzi sono i vari dirigenti dell'azienda che lo sottopongono a vessazioni ed “orrende umiliazioni pubbliche”. Il più delle volte i vari episodi sono ambientati all'interno dell'azienda stessa, la Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica o negli ambienti dove i vari dirigenti dell'azienda danno manifestazione delle loro manie. In tutti i film abbiamo sempre la voce fuori campo del Fantozzi che spesso descrive situazioni o abbigliamento dei vari personaggi. Tra i vari episodi all'interno di questo film e forse più in generale, il mio preferito riamane senza dubbio quello del cineforum dove tutti i dipendenti del prof. Guido Baldo Maria Riccardelli sono costretti a recarsi, una volta a settimana da vent'anni(!), ad assistere alle proiezioni di interminabili film. Tutto questo dura fino a quando una sera, causa anche l'impossibilità di seguire una partita della Nazionale in tv, dopo l'ennesima proiezione de la La corazzata Kotiomkin (della durata di “diciotto bobine”), Fantozzi perde la sua proverbiale capacità di soffrire e invitato ad esprime un parere sulla proiezione esordisce dicendo: “Per me... La corazzata Kotiomkin... è una cagata pazzesca!!!”
Qual è invece l'episodio da voi preferito?

mimmotron

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