BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 05/09/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 945 volte)
Titolo originale
The Adjustment Bureau
Produzione
USA 2011
Regia
George Nolfi
Interpreti
Matt Damon, Emily Blunt, Shohreh Aghdashloo, John Slattery, Terence Stamp.
Durata
106 Minuti
Trailer

Se c’è una cosa più affascinante da credere nell’esistenza di un destino, scritto per ognuno di noi è credere che questo destino possa e debba essere combattuto. Cosa fareste se un giorno qualcuno vi dicesse che la vostra vita è già stata predestinata e, la donna o l’uomo di cui vi siete innamorata o innamorato non rientra in quel programma?
Questo è quello che succede a David Norris (Matt Damon), un giovane ambizioso in corsa per una brillante carriera politica, come senatore dello Stato di New York. Dopo aver incontrato l’affascinante ballerina Elise Sellas (Emily Blunt), conosciuta e ricordata dal pubblico come Miranda in (Il Diavolo Veste Prada), di cui s’innamora, scopre che strane circostanze impediscono il loro rapporto. Norris viene a conoscenza dell’esistenza di alcune potenti e misteriose figure chiamati ”I Guardiani”, che tramano per tenerlo lontano da Elise. Il rampante politico per nulla intimorito, decide di scoprirne il motivo. Gli interventi di queste strane persone, trascinano David ed Elise nella più classica corsa contro il tempo, scontrandosi con la determinazione del super guardiano Thompson (interpretato da Terence Stamp), che insensibile di fronte alle richieste dei protagonisti, non darà alcuna spiegazione di tale scelta da parte dei Guardiani. David deciderà di accettare il suo destino predeterminato o rischierà il tutto per tutto per sconfiggere il Fato?
Il film si basa su un breve racconto di Philp K Dick, intitolato “Squadra Riparazioni”, pubblicato per la prima volta sulla rivista Orbit Science Fiction e successivamente incluso in diverse raccolte pubblicate in Italia da Fallaci Editore. Lo sceneggiatore George Nolfi, che ha esordito nel 2003 con il film “Timeline - Ai Confini Del Tempo” e nel 2004 con “Oceans Twelve”, scrive e dirige “I Guardiani del Destino”, segnando cosi il suo debutto dietro la macchina da presa. L’esordiente regista, riesce a creare una storia alquanto intrigante, con un giusto alone di mistero che cattura l’attenzione del pubblico rendendo il film tuttavia piacevole da guardare.
Anche se, lascia intravedere alcune questioni di natura interessanti ma, alla fine si accontenta di fermarsi al più che mai classico lieto fine: “Amor Vincit Omnia”. Nonostante sia stata una pellicola semplice con nulla di eccezionale, l’ho trovata una visione gradevole suscitando in me (come penso per molti di voi), la curiosità di sapere se siamo veramente noi gli artefici del nostro destino. Comunque sono dell’opinione che per certe situazioni o avvenimenti, il più delle volte ce lo creiamo noi ma, sono altrettanto convinta che ognuno di noi nasce già sotto una stella predestinata. Speriamo buona!
Per chi vuole trascorrere una piacevole serata, non impegnativa, consiglio di non perdere l’occasione di visionare questo thriller romantico tinto di fantascienza.

Angie

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Di slovo (del 01/09/2011 @ 05:00:00, in live report, linkato 1419 volte)
Evento
Up patriots to arms! Tour '11
Artista
Franco Battiato
Location
Teatro Ariston - Sanremo
Data
26 luglio 2011

Capire Battiato. Per me è molto più che una frase da ripetere in qualche occasione per indurre un po' di curiosità... piuttosto uno stato di conforto mentale in cui riesco a sentirmi un po’ meno alieno... o perlomeno che non sono l’unico alieno.
Credo, con un pizzico di spocchia, che bisognerebbe aver almeno lambito i concetti di religiosità orientale per poter dire di condividere molti dei messaggi del compositore catanese... chissà quanti nel pubblico lo hanno fatto, ma poco importa: il leitmotiv di questa turnè, si veda come è stata titolata, è un’esortazione a quella rivolta popolare (intellettuale e pacifica, naturalmente) a cui il Battiato/cittadino indignato, prima che mistico/asceta, non ha ancora assistito (e non solo lui).
La scaletta, non dovendo fungere da promozione ad un nuovo album, è stata gustosamente celebrativa: una rassegna dei suoi maggiori successi a partire dal periodo de“L’era del cinghiale bianco” (1979) fino alla recente “Inneres Auge” che ha scatenato un accorato plauso - a Sanremo come per ogni altra platea su cui è stata proposta - sull’invettiva “...e perchè mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?”.
Durante le due ore del concerto (encore compresi), alla fine del quale il povero Franco si dichiara un po’ stanco (“I am destroyed!”),ha cantato tutti brani entrati nel cuore degli affezionati, pescando a piene mani dagli anni ’80 (il suo periodo commercialmente più fortunato), senza escludere le chicche che tutti si aspettavano, come “la cura”, “povera patria”, “e ti vengo a cercare” o “il ballo del potere”.
La band è nutrita (formazione rock più due tastiere e quartetto d’archi) ma è il minimo sindacale per riprodurre gli arrangiamenti riccamente orchestrati delle versioni incise e il bilanciamento dei suoni è pressochè perfetto: chi sta dietro al mixer sa il fatto suo.
Un apparato tecnicamente impeccabile incornicia un flusso di genuine emozioni, è infatti facile lasciarsi trascinare da canzoni divenute veri e propri inni, sostenute dalla partecipazione di un pubblico che ha retto a stento la posizione seduta e che sulle battute finali era in gran parte ammassato sotto al palco... eppure in alcuni momenti mi sono ritrovato come solo nella platea, quasi ipnotizzato... ad ascoltare strofe che pensavo di conoscere a memoria, nuovamente sorpreso e commosso.
Eccezion fatta per le aristocratiche “poltronissime” l’Ariston era pieno, il concerto è stato un successo e nessuno ha potuto dirsi deluso... mentre si abbandonava ordinatamente il teatro, ognuno diretto verso la propria dimora, si è commentato poco e con misura, come chi è stato nutrito di serena soddisfazione e voglia godersela per più possibile, temendo che a parlarne... si esaurisca troppo presto.

slovo

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Di slovo (del 01/08/2011 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1445 volte)
picture: darth | elaboration: slovo

La redazione di blogbuster augura a tutti Buone Vacanze

Appuntamento al 1° settembre con la ripresa delle recensioni

: - ) : - ) : - )

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Di Namor (del 29/07/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1743 volte)
Titolo originale
Bitch Slap
Produzione
USA 2009
Regia
Rick Jacobson
Interpreti
Julia Voth, Erin Cummings, America Olivo, Michael Hurst, Ron Melendez.
Durata
105 Minuti
Trailer

Tre donne dal fisico mozzafiato, si ritrovano in uno sperduto rifugio nel deserto, con l’arduo compito di sottrarre un tesoro segretamente nascosto, ad un pericoloso e temutissimo boss di nome Mr. Pinky. Sotto le iniziali spoglie delle giovani temerarie, conosciute come: Trixie (Julia Voth) una squattrinata e sfortunata spogliarellista, Hel (Erin Cummings) un’ importante intermediaria d’azienda e Camero (America Olivo) corriere di droga e spietata killer all’occorrenza, si nascondono motivazioni ed identità ben diverse da quelle espresse inizialmente, che non tarderanno ad affiorare durante lo svolgimento della loro rocambolesca missione.
Bitch Slap – Le superdotate” è diretto e sceneggiato dal regista Rick Jacobson, direttore tra l’altro di parecchie serie televisive tra cui: “Spartacus – sangue e sabbia”, “Baywatch” e “Xena – Pricipessa guerriera”.
Se togliamo l’attore teatrale Micheal Hurst ed il poco noto Ron Melendez, le protagoniste di questa pellicola sono attrici al loro debutto in un ruolo di primo piano per il grande schermo. Difatti tolta qualche apparizione in qualche titolo per le “sconosciute” Julia Voth modella per Guess, Calvin Klein, Shiseido, e la cantante latino-americana America Olivo, quella con più esperienza lavorativa davanti alla macchina da presa è sicuramente Erin Cummings, la moglie di Spartaco nella serie “Spartacus –sangue e sabbia”.
Malgrado siano al loro primo ruolo da protagoniste, le tre grazie se la cavano egregiamente in questa anomala pellicola, ove la qualità recitativa richiesta per interpretare i loro personaggi non esige di certo un corso all’Actors Studio. Nonostante questo, son sicuro che le rivedremo presto in qualche altro titolo di prossima uscita.
Per quanto riguarda la pellicola che s’ispira fortemente ai b-movie con piglio alla Tarantino-Rodriguez, non posso certo consigliarlo, poiché se togliamo le continue inquadrature sulle scollature dei loro generosi seni, qui, di nuovo, non c’è proprio niente!

Namor

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Di Miryam (del 27/07/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1046 volte)
Titolo originale
Red Riding Hood
Produzione
USA - Canada 2011
Regia
Catherine Hardwicke
Interpreti
Amanda Seyfried, Gary Oldman, Billy Burke, Shiloh Fernandez, Max Irons
Durata
99 Minuti
Trailer

Dopo “Twilight”, ecco che Catherine Hardwicke si cimenta a dirigere un film fantasy in versione horror.
Già il titolo “Cappuccetto rosso sangue”, ci fa pensare ad una favola, e proprio di questo si tratta. Solo che non è il classico “Cappuccetto rosso” che tutti noi conosciamo: la bimba disubbidiente che va a trovare la nonna passando per il bosco, incontrandi il lupo cattivo che alla fine della fiaba viene ucciso dal cacciatore.
Qui l’atmosfera è ben diversa, infatti ci troviamo in un villaggio ai piedi della foresta dove vive una piccola comunità di persone tra le quali spicca Valeriè (Amanda Seyfried, qui al suo esordio cinematografico), una bellissima ragazza innamorata di Peter (Shiloh Fernandez), il boscaiolo del luogo, ma i suoi genitori la vorrebbero sposata invece al ricco Henry (Max Irons).
I due ragazzi vorrebbero scappare insieme, purtroppo però in agguato c’è un lupo mannaro che nelle notti di luna piena è solito fare strage di animali dati in sacrificio dagli stessi abitanti del posto in quanto intimati dalla bestia stessa. Ma ormai il lupo non si accontenta più di questo rito compensatore e inizia a uccidere degli esseri umani cominciando dalla sorella di Valeriè. A questo punto gli abitanti devono correre ai ripari chiamando Padre Salomon ( Gary Oldman il “Dracula” del film di Coppola), uno specialista in uccisione di licantropi. Questi scopre una verità agghiacciante dicendo che il lupo si nasconde tra loro sotto forma umana, verità che si fa più terribile quando la stessa Valeriè, riesce a comunicare con il lupo stesso, tanto da venir accusata di stregoneria, visto che la bestia non solo non le torce un capello, ma la incita addirittura a scappare con lui.
“Cappuccetto rosso sangue” ( titolo originale Red Riding Hood), è stato presentato in anteprima al Future Film Festival di Bologna, tutto sommato nell’insieme il film non mi è dispiaciuto, anche se secondo me c’è stato un groviglio di fiaba, horror e sentimenti dalla trama poco avvincente. Difatti il finale o meglio, la rivelazione dell’identità del lupo era abbastanza prevedibile.
Nel cast degli attori oltre a quelli citati, si vede anche una Julie Christie che veste i panni della nonna, qui in una versione abbastanza ambigua e inquietante, che vive sola in una casa isolata, come giustamente racconta la favola.
Comunque, dato che i film di licantropi nel corso della storia del cinema non sono certo mancati, anche qui si poteva svolgere la trama in un altro contesto senza dover ricorrere a modificare la favola nata per bambini dei fratelli Grimm.

Miryam

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Di Angie (del 25/07/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1031 volte)
Titolo originale
The Ward
Produzione
USA 2010
Regia
John Carpenter
Interpreti
Amber Heard, Mamie Gummer, Danielle Panabaker, Lyndsy Fonseca, Jared Harris.
Durata
86 Minuti
Trailer

Dopo aver dato fuoco a una cascina, Kristen (Amber Heard) si ritrova coperta di lividi e imbottita di sedativi in un reparto di un ospedale psichiatrico. Disorientata e stupita allo stesso tempo, la giovane donna non ha idea di quale sia il motivo per cui è finita in quel posto. Qui vi sono rinchiuse altre quattro giovani ragazze, che non sono in grado di fornirle alcuna risposta. Kristen convinta di essere lì per un errore, architetta una fuga con la complicità delle ragazze ma, ben presto si rende conto che le cose non sono come sembrano e scopre che nei bui corridoi dell’ospedale si aggira un fantasma omicida.
Dopo ben otto anni dall’ultimo film “Fantasmi da Marte” , John Carpenter, maestro dell’horror, torna al cinema per dirigere un nuovo lungometraggio “The Ward” il reparto. Il regista per rimettersi in pista, dopo la lunga assenza, ha astutamente scelto questo thriller-psicologico a piccolo budget, ambientato in un manicomio dell’Ospedale Psichiatrico Eastern Washington. Questo titolo mi richiama alla memoria (chi lo ha visto sicuramente se lo ricorderà), un altro film della scorsa estate, un bel thriller con interprete principale Leonardo di Caprio, anche esso ambientato in un manicomio criminale: “Shutter Island” di Scorsese.
La trama è abbastanza semplice, una buona pellicola con atmosfere tetre, musiche ossessive e momenti di buona suspance, dettate dalle inquadrature dei corridoi bui e interminabili della clinica… i soliti ed immancabili ingredienti per creare un buon film horror agghiacciante. Insomma una pellicola vedibile, ma nulla di eclatante per un Carpenter, mito dell’horror.
Mi aspettavo qualcosa di diverso e non un finale (che secondo il mio modesto parere), risulta un po’ banale con la rivelazione fatta da parte del dottore….. Buono, invece il cast ( anche se la maggior parte degli attori sono pressoché sconosciuti), tranne la protagonista Amber Heard e il dott. Jared Harrir entrambi molto bravi.
Anche se “The Ward” ha un po’ deluso il pubblico del Toronto Film Festival, non sarà stato forse un capolavoro come si aspettavano ma, John Carpenter per la sua passione per l’horror-fantasy sa sempre creare nei suoi film quella grande tensione che, fa di lui un grande maestro del brivido.

Angie

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Di Namor (del 22/07/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 1549 volte)
Titolo originale
The Two Minute Rule
Autore
Robert Crais
Editore
Mondadori
Prima edizione
2007

Dopo aver scontato dieci anni di reclusione per una rapina in banca, Max Holman ha ormai quarantasei anni, un’età che impone un cambio radicale della propria vita, se si vuole guardare oltre e pianificare un futuro costruttivo. Fuori lo aspetta un lavoro, impegno a cui dovrà assolvere per usufruire della libertà vigilata ed un figlio ormai grande, con il quale vorrebbe riconciliarsi.
I buoni propositi al quale Max vuole e deve attenersi, vengono frantumati da una tragica notizia proprio il giorno della sua scarcerazione. Il figlio Richard, di appena ventitre anni, divenuto nel frattempo un agente di polizia di Los Angeles, viene ritrovato ammazzato insieme ad un gruppo di altri poliziotti nelle vicinanze di un ponte. Le modalità dell’esecuzione fanno presagire ad un regolamento di conti. Nel proseguo delle indagini, la polizia annuncia di aver catturato il responsabile dell’eccidio: un certo Suarez, il quale voleva vendicare il fratello morto in prigione, ingabbiato da uno degli agenti rimasti uccisi nella carneficina. Tutto sembrerebbe essersi risolto, se non fosse che Max scopre che il figlio stava segretamente recuperando documenti e prove su una strana coppia di rapinatori uccisi dalla polizia, in uno scontro a fuoco. Da questa singolare coincidenza, capisce che la versione della polizia non è quella giusta, depistaggi e minacce da parte di un gruppo di poliziotti che sta indagando sul caso, saranno la conferma che il vero movente della morte degli agenti è di ben altra natura. Ad aiutarlo sarà l’ex agente speciale dell’FBI Catherine Pollard, la stessa che tempo addietro lo consegnò alla giustizia durante la sua ultima rapina, finita male.
Countdown” è scritto dal romanziere Robert Crais, il quale è stato anche sceneggiatore di vari telefilm di successo come: “Miami Vice”, “Quincy” e L.A.Law. I Libri al suo attivo sono una dozzina tra cui “Hostage”, portato sul grande schermo nel 2005, con  interprete principale, Bruce Willis.
Il romanzo ha un discreto soggetto, con personaggi ben delineati, peccato che manchi un po’ di pepe nello svolgimento della trama, un gap questa, che non eleva il libro ad un qualità superiore a quello di tante opere di medio livello già presenti nelle librerie.

Namor

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Di mimmotron (del 20/07/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1002 volte)
Titolo originale
Kurenai no Buta
Produzione
Giappone 1992
Regia
Hayao Miyazaki
Interpreti
Shuuichirou Moriyama, Akemi Okamura, Akio Ohtsuka, Tokiko Kato, Hiroko Seki.
Durata
94 Minuti

Film d'animazione realizzato da Hayao Miyazaki nel 1992 è stato distribuito in Italia solo alla fine del 2010. Del maestro Miyazaki credo sia inutile parlarne, poiché se qualcuno dei lettori non lo conoscesse dovrebbe assolutamente approfondirne la conoscenza dato che stiamo parlando, a mio giudizio, del migliore nel suo ambito professionale/artistico, farlo ora qui sarebbe riduttivo. Potrete inoltre trovare numerose recensioni su questo blog di altre sue pellicole, tra le quali La città incantata vincitrice dell'Oscar come miglior film d'animazione nel 2003. Aggiungiamo inoltre che Miyazaki è stato insignito del Leone d'Oro alla carriera alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel 2005.
Marco Pagot è un asso dell'aviazione italiana che in seguito ad un conflitto aereo, unico superstite della sua squadriglia finisce per risvegliarsi, dopo un'estenuante fuga con le sembianze di un maiale antropomorfo. Terminato il Primo conflitto mondiale abbandona l'aeronautica militare e sopravvive riscuotendo le taglie dei tanti pirati dell'aria che cattura con il suo idrovolante rosso (da qui il nome Porco Rosso). Essendo in disaccordo con l'indirizzo politico intrapreso dall'Italia Marco Pagot è ricercato dalla polizia fascista per cui stabilisce il suo rifugio in un'isoletta della costa dell'Istria. Durante un conflitto con un sicario, l'americano Donald Curtis, assoldato da una banda di pirati dell'aria l'aereo di Porco Rosso viene danneggiato e per le riparazioni si reca da un vecchio amico a Milano. Qui incontrerà la giovane nipote dell'amico, entusiastica meccanica di aerei con la quale si stabilirà un rapporto speciale.
Quello che mi ha affascinato di questo film d'animazione è il soggetto, stupendo a mio giudizio. Per il resto, ad essere sinceri, troviamo i temi che molto frequentemente vengono trattati da Miyazaki ovvero la presenza di un personaggio femminile adolescente, la mancanza di una effettiva distinzione tra buoni e cattivi e meno frequente, ma già proposto la maledizione che provoca una metamorfosi (La città incantata). A essere pignoli quest'ultimo aspetto viene prima proposto in Porco Rosso e poi ne La città incantata, ma essendo stati, in Italia, distribuiti non nell'ordine corretto di realizzazione il tutto appare al contrario.

mimmotron

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Di Asterix451 (del 18/07/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1275 volte)
Titolo originale
Kick-Ass
Produzione
USA - Gran Bretagna 2010
Regia
Matthew Vaughn
Interpreti
Aaron Johnson, Christopher Mintz-Plasse, Mark Strong, Chloe Moretz, Nicolas Cage.
Durata
117 Minuti
Trailer

Dave (Aaron Johnson) è un adolescente intelligente in una società gretta e narcisista, dove è considerato uno sfigato insignificante dedito alla lettura dei fumetti e all’onanismo, fantasticando sulla sua professoressa di Inglese ultra-quarantenne.
Sogna un mondo che si accorga di lui… e, quando esce di casa, le sue speranze si avverano solo in parte: infatti verrà pestato e saccheggiato da un gruppo di teppisti, sotto lo sguardo indifferente di un adulto; senza parlare della ragazza di cui è segretamente innamorato, che invece lo compatisce, trattandolo da timidone insignificante.
Il mondo fa schifo, visto da questa prospettiva. Ma è davvero impossibile ristabilire una linea di riferimento più equa, dove i cattivi vengano presi a calci in culo, le ragazze non si concedano solamente a dei burini ed un nuovo beniamino possa finalmente unire tutti, sotto la bandiera della giustizia?
Per questo Dave decide di diventare “Kick-Ass”, un supereroe senza superpoteri, che fa le ronde anti-crimine vestito da carnevale e rischia la vita salvando i gattini in pericolo. Ma quando si tratta di intervenire durante un’aggressione… beh, ne prende un fracco e una sporta, pur battendosi con onore.
A questo punto, sarà “Youtube” a consacrarlo al mito.
Kick-Ass” diventa famosissimo, le ragazze lo desiderano, i ragazzi vorrebbero imitarlo e Dave è entusiasta di questa doppia vita, non fosse che… qualcun altro aveva già pensato a punire il crimine in modo molto più significativo. Agiscono in coppia e sono totalmente invisibili, con molte armi e finanziamenti: stanno demolendo l’organizzazione criminale di Frank D’Amico (Mark Strong) con azioni fulminee, spettacolari, violentissime; sono “Big Daddy” (Nicholas Cage) e “Hit Girl” (Chloe Moretz) e non vogliono pubblicità per continuare a colpire duramente la mafia locale. Che, erroneamente, si metterà sulle tracce del supereroe più cliccato del momento: “Kick-Ass”!
Per fargli la pelle, naturalmente…
Matthew Vaughn fa centro ai botteghini con la trasposizione cinematografica del fumetto omonimo, scritto da Mark Millar e disegnato da John Romita, un grande successo negli Stati Uniti uscito nel 2008. Produzione indipendente, tra i quali spicca il nome di Brad Pitt, oltre al regista (e sceneggiatore) Vaughn ed i padri di “Kick-Ass” Millar e Romita; la pellicola si impone all’attenzione di pubblico e critica combinando sapientemente azione e tipici disagi giovanili, dissacrandoli con battute da camallo portuale, che in bocca ad “Hit Girl” suonano stupendamente oscene.
Gli eroi non promuovono vezzi idealistici: sono mossi dal bisogno del riscatto o della vendetta per superare i loro traumi personali, che gli impediscono di essere ciò che vorrebbero. Le loro vicende sono tragiche, ma vengono sublimate dall’ironia corrotta che permea proprio il mondo che essi vorrebbero cambiare. Desiderano un rapporto migliore con i genitori; essere notati dalla compagna di scuola; annullare la rabbia del proprio lutto per trovare, alla fine, una vita normale.
Nicholas Cage fa la sua parte con simpatia, ma il film è sulle spalle di Aaron Johnson e soprattutto della giovane Chloe Moretz, spietata e caustica ragazzina guerriera. Non manca la reginetta di bellezza per soddisfare il tasso ormonale ed il finale alla Matrix.
Attenzione: il ritmo si appiattisce per alcuni minuti, dopo l’inizio, ma è solo un attimo di carburazione. Per il resto si ride e ci si appassiona alle vicende truci di questa banda mascherata, con sparatorie incredibili, spettacolari coreografie di combattimento, atti (quasi) osceni e musiche azzeccate.
Lo consiglio assolutamente agli amanti del cinema “alla Guy Ritchie”, perchè il messaggio è diseducativo e non c’è traccia di romanticismo: il titolo la dice lunga. Sicuramente per un pubblico adulto, giusto il divieto ai 14 anni imposto al cinema.

Asterix451

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Di Namor (del 15/07/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1164 volte)
Titolo originale
Stagecoach
Produzione
USA 1939
Regia
John Ford
Interpreti
John Wayne, Thomas Mitchell, John Carradine, George Bancroft, Andy Devine.
Durata
97 Minuti

Una diligenza partita da Tonto con destinazione Lordsburg, si appresta ad attraversare l’impervio percorso sotto la minaccia degli Apache di Geronimo. Il variegato gruppo di passeggeri comprende: un venditore di liquori, un banchiere corrotto, un dottore alcolizzato, un baro gentiluomo, la moglie incinta di un’ufficiale e la prostituta Dallas (Claire Trevor), cacciata dalle donne del paese in cui esercitava la professione. Durante il tragitto anche il pistolero Ringo Kidd (John Wayne), in cerca di vendetta verso gli assassini dei suoi cari (i fratelli Plummer), diventerà membro del gruppo viaggiante, dopo essersi consegnato allo sceriffo. L’assalto alla diligenza da parte degli indiani, con i relativi pericoli da affrontare per arrivare alla meta, offrirà alla maggior parte dei passeggeri l’occasione del riscatto personale.
Ombre Rosse” diretto dal grande regista John Ford, viene ritenuto come uno dei più grandi capolavori dei film western, genere che a quel tempo era in forte declino. Difatti Ford, che ne acquisì i diritti per 2.500 dollari, faticò non poco per realizzarlo. Inizialmente il film venne offerto e poi rifiutato dal potente produttore di “Via col ventoD.O.Selzinick, e la motivazione fu, che il western erano un filone che non attraeva più il pubblico. L’attuazione del progetto fu possibile grazie all’intraprendenza del produttore indipendente W.Wanger e, ad un vecchio accordo che Ford aveva con la United Artist, per il compimento di un titolo a basso costo. Il budget a disposizione per girare l’intero film era di 230.000 dollari, Ford ne spesi 222.000.
Il produttore in un primo momento, pensò di affidare le parti principali a Gary Cooper e Marlene Dietrich, ma Ford a causa dello scarno budget a disposizione, preferì puntare su un cast meno costoso, assegnando il ruolo del protagonista ad un attore di western di serie z di nome John Wayne, affiancandogli la ben più famosa Claire Trevor.
Stagecoach” (la diligenza) questo il suo titolo originale, fu il primo film girato in una location esterna a Monument Valley, riserva degli indiani Navajo che in quella occasione furono prima scritturati e poi trasformati nei feroci Apache che assaltano la diligenza durante il film! Su sette nomination agli Oscar del 1940, Ombre Rosse ricevette l’ambito premio per la miglior colonna sonora e miglior attore non protagonista diretto a Thomas Mitchell per il ruolo del dottore ubriacone.
Erano i primi anni 80, quando vidi per la prima volta Ombre Rosse in un passaggio televisivo, da allora non ho mai dimenticato l’epica scena in cui Ringo (interpretato da un giovanissimo e bellissimo John Wayne), ferma la diligenza per farsi portare in città a compiere la sua vendetta.
Ritenuto come uno dei più grandi capolavori della cinematografia mondiale, Ombre Rosse é stato inserito nei migliori dieci film di sempre, credenziali che ne fanno un titolo sicuramente da vedere… anche se a parer mio non è il miglior film di John Ford.

 Namor

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Di Miryam (del 13/07/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1078 volte)
Titolo originale
The Hangover Part II
Produzione
USA 2011
Regia
Todd Phillips
Interpreti
Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Justin Bartha, Paul Giamatti.
Durata
102 Minuti
Trailer

A distanza di due anni torna a farci ridere Todd Phillips, il regista di “Una notte da leoni”, con un sequel sempre divertente.
Da Las Vegas dove si svolgeva in maniera eccentrica l’addio al celibato di Doug (Justin Bartha), ci trasferiamo stavolta in Thailandia, dove Stu (Ed Helms), sta per convolare a nozze con la fidanzata thailandese Laurel (Jamie Chung), matrimonio alquanto contrastato dal padre di lei che non vede molto di buon occhio il futuro genero.
Naturalmente i compagni di viaggio di Stu, cioè Doug, Phil (Bradley Cooper) e Alan (Zach Galifianakis) , vorrebbero fare una festa di addio al celibato di quest’ultimo, ma ricordando gli eventi catastrofici del precedente, optano per una semplice e innocua bevuta sulla spiaggia, accompagnati questa volta anche dal futuro cognato di Stu, Teddy ( Mason Lee), il fratellino minorenne della sua fidanzata, ragazzo molto timido cresciuto con un’educazione severa del padre che lo vede come il classico modello di figlio con una morale ineccepibile.
Non sarebbe dovuto succedere niente, in quanto le birre erano sigillate, ma il terribile Alan aveva portato dei marshmallow lievemente “truccati” per fare uno scherzo a Teddy, verso il quale non aveva simpatia…fatto sta che i nostri amici, fatto esclusione di Dough che era ritornato in albergo perchè la moglie non si sentiva bene, si risvegliano in uno squallido motel di Bangkok, con Stu tatuato alla Mike Tyson e Alan con la testa rasata e un dito di Teddy nel secchiello del ghiaccio. Dopo un lungo momento di terrore, i tre cercano di capire cosa può essere successo, ma soprattutto bisogna trovare Teddy e, in una città come Bangkok che ha la fama di non restituire le persone perse, non è cosa da poco.
Logicamente il film ha il suo lieto fine, Stu arriva in tempo per sposarsi con l’amata Laurel, il futuro suocero lo abbraccia dimenticando i vari rancori e Teddy ritrova il cellulare perso nel quale appaiono svariate fotografie che è meglio dimenticare, in quanto portano a galla tutte le varie pazzie che i nostri quattro amici avevano scordato.
Di solito, quando un film riscuote un enorme successo, viene fatto subito il sequel che, quasi mai supera le aspettative del primo. Invece devo dire che anche questa volta il regista ha fatto centro, forse dovuto al fatto che Phillips si è attenuto sulla base del primo senza cambiare più di tanto, infatti il film peccherà si di originalità, ma credo che sia stato proprio questa peculiarità a coinvolgere nuovamente lo spettatore in un vortice di risate.
Solo una cosa voglio aggiungere, chi si appresta e vedere questo film, sarebbe meglio che vedesse prima “Una notte da leoni” altrimenti non sarà facile seguire ogni passo dei nostri protagonisti. La pellicola ha riscosso di nuovo un buon successo, sembra si parli già di un terzo capitolo…mah speriamo però che a lungo andare non diventi noioso in quanto prevedibile.

Miryam

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Di Angie (del 11/07/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 1176 volte)
Titolo originale
The Mozart Conspiracy
Autore
Scott Mariani
Editore
Editrice Nord
Prima edizione
2010

In una fredda mattina di gennaio, viene scoperto sulle rive di un lago ghiacciato in Austria, il cadavere del pianista OLIVER LIEWELLYN. L’ipotesi più accreditata è quella di essere caduto accidentalmente nel lago, ma la sorella Leigh, soprano di fama mondiale, stenta a crederci, ed è convinta che Oliver sia stato ucciso. Così decide di far luce lei stessa, sulla misteriosa morte del fratello. LEIGH dopo essere stata minacciata dopo aver sventato un tentativo di rapimento, chiede aiuto al suo ex amante, nonché compagno d’armi di OLIVER, BEN HOPE.
L’unica traccia del mistero sono alcune ricerche compiute dal fratello Oliver, che cercava di dimostrare che Wolfgang Amadeus Mozart non è andato incontro a una morte naturale, ma che era stato ucciso da una loggia massonica con dell’acqua tofana ( una porzione letale molto in voga nel Settecento). Ma che rapporto può esserci tra l’omicidio di Mozart e quello del bizzarro pianista Oliver, due secoli dopo? Il primo indizio giunge con un CD, inviato da Oliver, alla sorella, poco prima di morire, contenente il video di una brutale esecuzione. Il secondo indizio si nasconde nell’ultima lettera scritta da Mozart, prima della morte e andata perduta almeno fino ad oggi.
Ben e Leigh scoprono così un fitto gioco di misteri e braccati da un’organizzazione tanto efficiente quanto invisibile, decidono di seguire questa catena di indizi. Catena che li porterà da Oxford a Milano, da Vienna alle montagne della Slovenia per ritrovare un documento andato perduto: la lettera in cui Mozart annunciava la propria morte, l’unico indizio in grado di svelare un segreto che ha attraversato i secoli. E su questo interrogativo: chi ha ucciso Mozart? Che ruota il secondo romanzo di Scott Mariani: “La lettera perduta” ( The Mozart Conspiracy), opera che ho appena terminato di leggere. Non conoscevo ancora questo autore Scozzese. Dopo aver studiato lingue moderna a Oxford, ha vissuto diversi anni anche in Italia e in Francia, prima di trasferirsi in una casa di campagna nel Galles, diventata poi il suo rifugio per concentrarsi sulla narrativa. Mariani e appassionato al jazz, all’astronomia e al restauro di motociclette d’epoca, hobby in cui si dedica nel suo tempo libero.
Come primo suo romanzo da me letto, non mi è dispiaciuto. Un bel thriller, che dalla trama mi ricorda un po’ “Il codice da vinci” di Dan Brown, ma se permettete ho una piccola postilla da fare: “Il codice da vinci “come thriller l’ho trovato più movimentato e con una dose di mistero in più rispetto a questo romanzo. Comunque è stata una bella lettura, anche perché la storia di Mozart ( se qualcuno l’avesse dimenticata come me) è molto affascinante e merita di essere approfondita. Inoltre il fatto che ci sia questa vecchia lettera, scritta probabilmente dallo stesso Mozart, o forse no, stuzzica sicuramente la curiosità dei lettori appassionati di questo genere. Buona lettura.

Angie

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Di mimmotron (del 08/07/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1499 volte)
Titolo originale
Il generale Della Rovere
Produzione
Italia 1959
Regia
Roberto Rossellini
Interpreti
Vittorio De Sica, Sandra Milo, Vittorio Caprioli, Hannes Messemer, Giovanna Ralli.
Durata
97 Minuti

Quando ho scoperto che Il generale Della Rovere era tratto da un racconto scritto da Indro Montanelli, diretto da Roberto Rossellini ed interpretato da Vittorio De Sica, ho subito voluto vederlo. Pellicola che va ricordato vinse il Leone d'oro a Venezia ex-equo con La Grande Guerra di Mario Monicelli. Nel 1943 le truppe tedesche sono ormai in ritirata e a Genova Emanuele Bardone, nonostante la drammaticità degli eventi non riesce a liberarsi del suo vizio del gioco. Per procurarsi il denaro non esita a speculare sulle sofferenze della gente comune, infatti d'accordo con un sottufficiale tedesco, non esita ad estorcere denaro per aiutare i prigionieri italiani nelle mani dei tedeschi. Il più delle volte il suo aiuto non consiste in altro che false rassicurazioni sulla sorte dei prigionieri ai familiari. Il suo gioco viene però scoperto da una giovane donna alla quale erano state date rassicurazioni sul marito che poi lei scoprirà essere già stato fucilato e per vendetta o senso di giustizia lo denuncia alla Gestapo. Ad interrogarlo sarà il colonnello Muller che capita l'abilità del Bardone nell'ingannare la gente decide di sfruttare questa sua dote. Il Bardone nonostante non fosse favorevole all'occupazione tedesca non può rifiutare dato che l'alternativa è la pena capitale. Il generale Muller vuole che il Bardone si finga il generale Della Rovere, in realtà morto. Bardone alias Della Rovere verrà poi falsamente incarcerato a San Vittore di modo che possa scoprire attraverso le confidenze di altri carcerati chi è il capo della resistenza in città.
La realtà carceraria ed il contatto con i partigiani ed i loro valori di coraggio, dignità e patriottismo portano ad un mutamento nell'animo di Bardone. La svolta definitiva si avrà quando Aristide Banchelli, un partigiano a lungo torturato deciderà di suicidarsi poiché, rendendosi conto di non poter più resiste alle sevizie, teme di rivelare le poche cose da lui conosciute. Una notte infine la Gestapo è certa che tra gli arrestati dopo l'uccisione del federale di Milano vi è sicuramente il capo dei partigiani, “Fabrizio”. Viene allora condotto nella stessa cella il generale Della Rovere, al quale, godendo di molto prestigio tra i partigiani, finisce per presentarsi lo stesso “Fabrizio”. A questo punto Bardone è in possesso di tutte le informazioni che gli permetterebbero di ottenere un salvacondotto per la Svizzera oltre ad un premio in denaro. Ma il mutamento è ormai concluso e decide di riscattare la sua vita fatta di miserie mantenendo il segreto e andando davanti al plotone d'esecuzione insieme ad alcuni degli arrestati. Chiederà inoltre al colonnello Muller con il quale si era creato uno strano rapporto, di poter inviare un biglietto di commiato a (sua) moglie. Prima di essere fucilato esorterà i suoi compagni di sventura a rivolgere un pensiero alle proprie famiglie e alla patria, non prima di aver gridato “Viva l'Italia!” Solo a questo punto il generale Muller si renderà conto di essersi fatto un'opinione sbaglia di Bardone.
La pellicola è calata in un contesto storico molto distante dal nostro, ma i valori che cerca di trasmetterci sono ancora molto attuali, ne consiglio quindi la visione.

mimmotron

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Di Andy (del 04/07/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 2646 volte)
Artista
Antonello Venditti
Titolo
 
Anno
 
Label
 

Non so perché, ma quando arriva l’estate mi capita di essere più nostalgico del solito e per me nostalgia è sinonimo, musicalmente parlando, di Antonello Venditti. Sarà che siamo in periodo di esami e puntualmente, sia in radio che in tv, rispunta una canzone che è un capolavoro assoluto di dolcezza scritta dal grande cantautore romano, il racconto sognante di una notte insonne, passata insieme ai compagni-amici ansiosi per l’incombere di una delle prove più importanti da affrontare nella vita, la fine dell’universo scolastico, la consapevolezza di un futuro ancora oscuro e l’intreccio con la scoperta di un grande amore, un mosaico di piccole scene di vita quotidiana, raccontate con la semplicità magica della voce schietta di Antonello, in un atmosfera che tocca veramente il cuore e con cui riesce difficile non commuoversi.
Stiamo parlando di Notte prima degli esami, da cui Fausto Brizzi ha tratto lo spunto per girare il bellissimo film omonimo, incentrato sulla forza del legame che si crea soltanto tra compagni di scuola, proprio perché vissuto durante l’adolescenza, in cui tutto ha un sapore nuovo che non ritorna più; tra gli interpreti uno strepitoso Giorgio Faletti nella parte dello spietato professore di italiano. In realtà, non sto ascoltando un disco in particolare di questo artista, ma partendo dalla sopra citata canzone, sto “pizzicando”qua e là nella discografia del grande cantautore, nato a Roma nel 1949, e devo dire che sono davvero tanti i brani con cui ci ha accompagnato negli ultimi trenta e passa anni, a cominciare da Bomba o non bomba , manifesto di uno dei periodi più difficili del nostro paese, tratta dall’album Sotto il segno dei pesci del 1978, un disco meraviglioso che conteneva anche Sara, un testo bellissimo e anche molto delicato, specialmente per l’epoca, su una gravidanza inaspettata, frutto dell’amore tra due giovani studenti, tra le critiche della gente e la forza di un amore che vince su tutto, oppure Nata sotto il segno dei pesci, “diciott’anni sono pochi, per promettersi il futuro..”, le evidenti difficoltà di realizzarsi già all’epoca, l’impossibilità di portare avanti un rapporto a causa di un difficile inserimento nella società, sembra scritta ieri. Giulio Cesare, dedicata al famoso liceo di Roma frequentato da Venditti e in cui il giovane Antonello maturava i primi interessi politici, la rabbia contro un sistema troppo stretto e la voglia di libertà.
E a proposito di libertà, come dimenticare Modena, specialmente la versione da Circo Massimo, bel live del 2001, impreziosita dal favoloso sax del mitico Gato Barbieri, scritta a pochi giorni dall’attentato a Giovanni Falcone, una canzone da brividi. E poi la svolta degli anni novanta, quella che coincide con la separazione, molto sofferta, da Simona Izzo. Da lì in poi le canzoni rimangono bellissime, ma di tutt’altro orientamento; la rabbia verso i politici, le accuse contro un sistema scolastico statico gestito da professori svogliati e incompetenti e l’amore smisurato per Roma lasciano il posto a un senso di colpa e infelicità espressi in ogni canzone, a partire da Ricordati di me, Ogni volta, Amici mai, Alta marea.
Poi c’è stato un momento di sosta, l’allontanamento per qualche anno dalle scene, i dischi troppo commerciali senza convinzione e poi nel 2003, l’uscita dell’album Che fantastica storia è la vita, che ritorna alle sonorità dei primi tempi e che infatti riscuote un buon successo riportando il cantautore in alto nelle classifiche di vendita; bella la title track, ma il pezzo migliore è, secondo me, Lacrime di pioggia, una dolce ballata dedicata alla scomparsa del padre. In Io e mio fratello, divertente il duetto con Francesco De Gregori, con il quale Venditti aveva iniziato la sua carriera e con cui è rimasta una grande amicizia. Bello anche l’ultimo disco di inediti in studio datato 2007, Dalla pelle al cuore; anche questo lavoro rimarca le prime sonorità musicali del cantautore. Per quest’anno Antonello ha confermato solo una data, il 29 luglio a San Gimignano, e il mio consiglio è, a chi può, di andarselo a vedere, perché penso che un suo concerto possa essere davvero magico, come magiche sono veramente tante, tante sue canzoni.. Buon ascolto..

Andy

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Di Miryam (del 30/06/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1176 volte)
Titolo originale
Los ojos de Julia
Produzione
Spagna 2010
Regia
Guillem Morales
Interpreti
Belen Rueda, Lluís Homar, Pablo Derqui, Francesc Orella, Joan Dalmau
Durata
112 Minuti
Trailer

Con gli occhi dell’assassino”, narra la storia di Julia e Sara, due sorelle gemelle affette da una malattia degenerativa degli occhi che porta ad una perdita della vista, fino ad arrivare alla cecità completa.
Julia (Belen Rueda, che logicamente interpreta anche il ruolo di Sara), ha uno strano presentimento, sente che sua sorella, che ormai non ode da mesi, è in pericolo, quindi parte con il marito Isaac (Lluis Homar), verso la casa dove abita quest’ultima.
Una volta giunta a destinazione, trova Sara impiccata, per la polizia si tratta di suicidio, ma per Julia è tutt’altro, in quanto sapeva che sua sorella era in attesa di un trapianto e che quindi mai sarebbe arrivata a compiere un simile gesto.
Pronta a non arrendersi all’evidenza, Julia inizia ad indagare per conto suo cominciando a conoscere il giro di persone che frequentava la sorella per interrogarle, addentrandosi così in un mondo fatto di lati oscuri, imbattendosi anche in morti strani e sparizioni inspiegabili. Tutta questa angoscia e preoccupazione portano Julia ad uno stato di ansia e paura che, bene non fanno alla sua malattia, il quale tende a peggiorare sempre di più ogni volta che la donna si trova sotto stress. Nonostante le varie difficoltà, Julia non demorde e mette a rischio la propria vita pur di arrivare alla verità.
Guillermo Morales, il regista del film “Con gli occhi dell’assassino” , il cui titolo originale è “Los Ojos de Julia”, è qui al suo secondo lungometraggio dopo “El Habitante incierto”, vede invece come produttore Guillermo del Toro, che tutti ricorderemo nel thriller The Orphanage”, nel quale recitava la stessa e brava Belen Rueda che in Spagna è considerata come una delle più brave attrici. Se qualcuno di voi si aspetta scene cruenti o spargimenti di sangue rimarrà deluso, anche se per me un film può mettere ansia anche senza questi fattori, infatti il film nonostante abbia delle scene un po’ scontate o prevedibili, riesce comunque a suscitare degli stati d’ansia allo spettatore. L’unica cosa che non mi è piaciuta è stato lo scorrere troppo veloce delle immagini al buio , illuminate solo dalla luce del cellulare della protagonista durante i suoi inseguimenti della persona da lei sospettata.

Myriam

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Di #LouiseElle
Anche questo titolo ...
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