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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 19/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 735 volte)
Titolo originale
Machete
Produzione
USA 2010
Regia
Robert Rodriguez, Ethan Maniquis.
Interpreti
Danny Trejo, Steven Seagal, Michelle Rodriguez, Jeff Fahey, Cheech Marin.
Durata
105 Minuti

Dopo esser passato per morto in uno scontro contro il potente Re del narcotraffico messicano Torez (Steven Seagal), nel quale ha avuto la peggio, il leggendario agente federale Machete (Danny Trejo), rifugiatosi nel frattempo in Texas per far perdere le sue tracce, viene assoldato da Both (Jeff Faehy) un cinico uomo d’affari con tanto di killers sul suo esclusivo libro paga, da impiegare opportunamente per i propri profitti. La missione che Machete dovrà svolgere, sarà quella di sparare al senatore McLaughlin (Robert de Niro), grande fautore della lotta estrema contro l’intrusione di profughi messicani nel territorio americano. L’attentato commissionatogli da Both, in realtà si rivela una trappola per l’ex agente messicano, il quale avrebbe dovuto fungere da esca e non da cecchino.
Dopo l’ennesima e rocambolesca fuga, Machete metterà in atto la sua vendetta finale contro l’odiato Torez , grazie anche all’aiuto della bella Sartana (Jessica Alba), letale poliziotta con tanto di tacchi a spillo, e Luz (Michele Rodriguez) venditrice di tacos dal cuore rivoluzionario.
Machete” in origine, fu il falso trailer che Rodriguez inserì all’interno del film “Grindhouse – Planet Terror”, a farlo sviluppare in un lungometraggio sono state le incessanti richieste dei suoi fan, che nell’arco degli anni hanno lungamente insistito per la sua realizzazione.
Il cast di attori allestito da Rodriguez è composto da un bel gruppo di nomi famosi come: R.De Niro, S.Seagal, D.Johnson, M.Rodriguez, J.Alba e L.Lohan.
La maggior parte di questi interpreti come voi sapete, sono protagonisti indiscussi nelle loro pellicole, mentre Danny Treyo é sempre stato ingaggiato per ruoli di secondo piano, questo nonostante abbia al suo attivo più di 100 film girati in 25 anni di carriera. Con l’interpretazione di Machete, si è conquistato per la prima volta un meritato ruolo da protagonista, togliendosi la soddisfazione di primeggiare una volta tanto sui i più illustri colleghi presenti nella pellicola, particolare che ha solleticato non poco la mia curiosità su questo titolo fortemente pulp.
Gli appassionati dei b-movie si divertiranno sicuramente con questo adrenalinico action-splatter, per coloro che invece non apprezzano il genere, si tengano alla larga, poiché di sicuro non gradiranno il genio del talentuoso regista texano.

 Namor

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Di Asterix451 (del 16/05/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 1578 volte)
Titolo originale
Stalked
Autore
Brian Freeman
Editore
Piemme / Mondolibri
Prima edizione
2008

All’inizio, c’è la fuga di un pericolosissimo detenuto: il destino, qualche volta, tesse trame bizzarre attraverso la forza degli elementi. E se durante una violenta alluvione si consumano efferati delitti al termine di un’evasione, anche la tranquillità di una notte innevata può macchiarsi di sangue, nella cittadina americana di Duluth.
Maggie si sveglia nel cuore della notte, ottenebrata dalla sensazione di aver avuto un incubo troppo realistico: suo marito, Eric, è forse di sotto? Ha una brutta sensazione… lei è un poliziotto in gamba, ed il fatto che la sua pistola d’ordinanza non sia dove dovrebbe essere, acuisce il senso di pericolo imminente.
Quando scende dabbasso, Eric giace morto sul divano del salotto, nudo. E la pistola di Maggie è a tre metri da lui, abbandonata sul pavimento; fuori, la neve cade copiosa e sta già cancellando le tracce di chiunque si sia introdotto nella loro casa per ucciderlo. Per questo, diventerà molto difficile dimostrare che non sia stata lei a far fuoco.
Il Tenente Jonathan Stride è il responsabile del Detective Bureau di Duluth, capo ed amico di Maggie. Lui è il primo ad accorrere sulla scena del delitto: crede all’ipotesi dell’omicidio, ma sa che le indagini prenderanno una piega molto brutta e verranno affidate a qualcun altro. Non sarà facile sbrogliare la matassa di quell’omicidio, soprattutto perché Maggie nasconde dei segreti che potrebbero comprometterla ulteriormente. Stride si confida con la sua compagna, Serena Dial, investigatrice privata: hanno una loro “scatola” immaginaria, all’interno della quale si scambiano le informazioni che vìolano il segreto professionale. Lui le parla di Maggie, lei del nuovo caso a cui sta lavorando: l’uomo più potente di Duluth, infatti, l’ha appena ingaggiata per trattare con un misterioso ricattatore; è stato proprio lui a pretendere che Serena facesse da intermediario, ma perché tanto interessa per questa donna? Indagini apparentemente diverse, che presto cominceranno ad intersecare.
Nuovi cadaveri affiorano, insieme alle sconvolgenti rivelazioni sui gusti di insospettabili cittadini. Una escalation di violenza, che costringerà Stride e Serena ad abbandonare il giudizio morale per concentrarsi, esclusivamente, sugli indizi che conducono al bandolo della matassa: qui si nasconde un uomo solo e perverso, che si nutre di emozioni inconfessabili.
Brian Freeman firma un thriller torbido ed avvincente, assolutamente ben scritto. La sua prosa è schietta ed attenta, per trattare temi scabrosi senza scadere mai nella volgarità o nella pornografìa. Tale stile esalta anche le sequenze d’azione, talvolta complesse nello svolgimento ma chiare da immaginare, come in un film, pur mantenendo la profondità metaforica della parola scritta. Il “buongusto” si riflette anche nelle relazioni tra i personaggi, che non inciampano nello stereotipo: Maggie, Stride e Serena combattono nelle file dei buoni, ma sono proprio le velature oscure della loro anima a renderli veri ed appassionanti.
Infine, la trama: non vi è nulla di nuovo, ma la suspence resta alta grazie ad un abile gioco di specchi, che cela il passo successivo fino all’ultimo. E quando tutti i cerchi sembrano chiusi, Freeman si riserva una cartuccia per il colpo di scena finale, che non delude.
Il titolo Italiano non riflette la natura della storia, a mio avviso, a differenza dell’originale “Stalked”… nei libri, come nel cinema, non è cosa nuova. Una sequenza inverosimile, esagerata per essere all’altezza del gran finale ma con risultato opposto, quella in cui Stride guida a tutta velocità in piena tormenta di neve, alla ricerca di Serena: troppi eventi al centesimo di secondo, troppe pallottole in corpo, troppa fisicità dei protagonisti… di tutto il libro, questo è l’unico neo (piccolo) che mi sento di riportare.
“La Danza delle Falene” è un thriller solido ed avvincente, dalla prima all’ultima pagina.

Asterix451

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Di Namor (del 13/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 936 volte)
Titolo originale
Veronica Guerin
Produzione
USA - Irlanda 2003
Regia
Joel Schumacher
Interpreti
Cate Blanchett, Gerard McSorley, Ciaran Hinds, Brenda Fricker
Durata
98 Minuti

Dopo esser stata spaventata, gambizzata e pestata a sangue per i suoi efficienti articoli sul traffico di droga che imperversava nella capitale, rovinando buona parte dei suoi giovani ragazzi, la giornalista dublinese Veronica Guerin, venne fatta uccidere con sei colpi di pistola da due sicari in motocicletta, mentre era all’interno della sua auto ferma al semaforo. Il mandante di quell’ignobile delitto fu il boss irlandese John Gilligan, lo stesso uomo che la pestò a sangue davanti casa, per aver osato rivolgergli delle dirette sul suo patrimonio finanziario. Alla sua morte, il governo istituì il Criminal Assets Bureau, il quale si occupò di arrestare e sgominare con nuove leggi, il potente narcotrafficante Gilligan e la sua banda, riducendo in poco tempo l’alto tasso di criminalità che imperversava indisturbato a Dublino.
“Veronica Guerin"- Il prezzo del coraggio” vuole essere un tributo a questa ardita cronista del Sunday Independent, che con i suoi scottanti articoli, mise in ginocchio l’intero sistema criminale dedito al narcotraffico, questo, nonostante l’ostracismo dei colleghi e la continua indifferenza del governo, che la portò a perire il 26 Giugno del 1996.
I costi della pellicola: 17 milioni, confrontati con gli incassi avuti in tutto il mondo: 8 milioni, danno un primo indizio sulla qualità di questa pellicola datata 2003. La direzione è affidata al regista tedesco Joel Shumaker, mentre la produzione e del celeberrimo Jerry Bruckheimer, un binomio che avrebbe dovuto raccogliere maggiori consensi sia di botteghino che di critica.
Il flop di questo titolo non va certo addossato al personaggio da noi poco conosciuto o all’uscita nelle sale poco pubblicizzata, ma va riscontrato nella superficialità con il quale é stato concepito il film, il quale risulta tedioso e senza alcuna attrattiva di interesse durante tutto il suo svolgimento, a tal punto da farlo sembrare uno di quegli insulsi film tedeschi che trasmettono al pomeriggio in TV. Anche la formazione del cast, ristretto quasi sicuramente al minimo sindacale (vista la qualità recitativa degli attori), non aiuta di certo a migliorare il prodotto, anzi diciamo pure che lo affossano ulteriormente. L’unica nota positiva, arriva dalla prova della bravissima Cate Blanchett, nei panni dell’eroica giornalista, anche se questa performance non verrà certo ricordata come una delle migliori.
Una storia realmente accaduta ad un personaggio che ha conquistato il massimo rispetto come la Guerin, avrebbe meritato un tributo migliore di questa inconsistente pellicola…

 Namor

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Di Angie (del 11/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1340 volte)
Titolo originale
Agora
Produzione
Spagna 2009
Regia
Alejandro Amenábar
Interpreti
Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale.
Durata
128 Minuti

Presentato al Festival di Cannes nel maggio dello scorso anno e approdato finalmente anche nei cinema italiani, il film (tanto discusso e, si parla addirittura di una presunta censura da parte del Vaticano), ”AGORA”, diretto dal regista spagnolo Alejandro Amenabar, autore di due precedenti capolavori come: “Mare Dentro” e “The Oters”. Ad attrarre la mia curiosità nei confronti di questo titolo per poi vederne la sua proiezione è stata la mia passione per la storia e, a tutte le vicende ad esse inerenti che da sempre mi affascinano.
Questa epica storia d’amore è ambientata ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo dopo Cristo, provincia remota dell’Impero Romano, ancora ricca dal punto di vista culturale ed economico ma, contraddistinta da grandi cambiamenti e forti contrasti religiosi.
Protagonista è Ipazia , (interpretata magnificamente dalla bellissima Rachel Weisz) figlia del responsabile della famosa biblioteca della città, il quale fu vittima del fanatismo religioso. Accanto ad Ipazia, nel film si affianca la figura di uno dei tanti suoi discepoli, Oreste, il quale e perdutamente innamorato di lei, così come lo schiavo Davo (interpretato da Max Minchella), anch’egli invaghito della sua padrona, ma nello stesso tempo combattuto se approfittare o meno, della rivolta dei Cristiani per conquistare la sua libertà.
Ma chi era Ipazia? Un personaggio straordinario non solo per i suoi tempi: astronoma, matematica e filosofa, egli insegnava in una scuola ad Alessandria d’Egitto, universale faro di cultura in cui convivevano (sempre più a fatica) pagani, cristiani ed ebrei. Da sempre dedicava tutta se stessa alla scienza, in cui era un genio, aveva intuito i meccanismi dell’universo molti secoli prima di Galileo. Ma gli uomini, a quell’epoca troppo impegnati nella conquista del potere e accecati dal fanatismo, non erano ancora pronti a riconoscere questi geni. Ipazia, si vide così distruggere questo immenso tesoro dall’ottusità dei cristiani e, per la sua posizione “laica” di difesa dei principi della conoscenza scientifica, verrà barbaramente trucidata per ordine del vescovo Cirillo.
“Agora” è un film che merita di essere visto, in quanto il regista Amenabar, non solo ha saputo costruire un dramma intenso e coinvolgente sulla base dell’ attualissimo tema delle tensioni religiose ma, anche nel raccontare come questa grande figura storica, sia caduta vittima di una società ostile al libero pensiero, pagando il dazio della sua diversità. Ciò che ci è pervenuto dalle scritture dei nostri avi, la storia narra infatti, che fu barbaramente lapidata ma, il regista Amenabar nel film riserverà a questa donna così colta, una fine un po’ più pietosa e romantica.

Angie

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Di Andy (del 09/05/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 1311 volte)
Artista
Lucio Battisti
Titolo
Una giornata uggiosa
Anno
1980
Label
Numero 1

Con non poca nostalgia, qualche giorno fa ho riascoltato Una giornata uggiosa in radio; naturalmente si parla del mitico e indimenticato Lucio Battisti, che a parer mio, rimane il capostipite della musica italiana moderna, diciamo quella nata dopo il bit degli anni sessanta. Molto si deve ancora a Battisti per avere creato un universo musicale molto più serio e importante, rispetto ai refrain tipici dei suoi predecessori, ma soprattutto per averci regalato decine di canzoni meravigliose e indimenticabili; naturalmente viaggia di pari passo alla sua bravura, anzi, genialità, musicale, la liricità istintivamente unica del più grande paroliere italiano, Mogol, che ha saputo raccontare una visione della quotidianità, a volte davvero triste, trasponendo probabilmente la vena malinconica del cantautore di Rieti, in testi a dir poco stupendi.
Penso che nel DNA di ogni italiano siano riposte almeno una decina di canzoni di Battisti, che hanno sicuramente accompagnato vari periodi della nostra vita: parliamo di Pensieri e Parole, Emozioni, Fiori rosa fiori di pesco, Amarsi un pò ecc. Delle vere poesie musicali indimenticabili.
La musica di Lucio ha saputo evolversi nel corso di un ventennio, passando dalle sonorità cantautorali, sempre molto orchestrate e farcite di arrangiamenti meravigliosi, dei primi tempi (basti pensare che chiunque si accinga ad imparare a suonare la chitarra, non possa non passare attraverso gli accordi semplici di brani comunque stupendi come La canzone del sole e tante altre), a suoni più dance come Ancora tu, Una donna per amico e poi, verso la fine della sua carriera e, purtroppo, vita, influenze anche rap, elettro dance e pop in lavori come Hegel o Don Giovanni.
Ecco, il pop è il genere che più imperversa in questo album del 1980, Una giornata uggiosa, che purtroppo suggella anche l’ultimo atto della collaborazione tra Battisti e Mogol, probabilmente sia per questioni legate a una diversa visione del percorso musicale da seguire e sia, come dicono i più maligni, per questione di interessi legate ai diritti; io voglio propendere per la prima ipotesi, anche perché ascoltando questo ellepi, traspare una certa inferiorità nei testi rispetto ai dischi precedenti e un eccessiva influenza esercitata da uno dei produttori più in voga dell’epoca, Mr.Geoff Westley, interpellato da Battisti per mettere un tocco di modernità e tanto english pop all’interno del disco in questione.
La title track è una canzone pop dance dal ritmo serrato e travolgente, impreziosita dal basso di Paul Hart e la chitarra di Phil Palmer; una giornata di pioggia può portare a riflettere su una vita mal spesa, sul cambiamento della propria donna, degli amici falsi e alla voglia di un ritorno alle radici, un sogno magistralmente raccontato dal grande Mogol, con le sue solite parole semplici ma puntate dritte al cuore e alla mente. Il monolocale è la storia di una coppia costretta a vivere a casa della madre di lei e che non riesce a trovare nemmeno un buco per affittasi, soltanto vendesi,vendesi, che emozione riascoltare questa canzone a vent’anni di distanza e trovarla così attuale; anche qui il sound è tipico di quegli anni ma perfetto, chitarre acustiche e tanti synth suonati dallo stesso Westley. Grandi fiati e tastiere in Arrivederci a questa sera, la voglia di fare pace dopo un litigio, non riuscire a trovare le parole e sperare nei piccoli gesti quotidiani per ritrovare l’armonia; musicalmente molto Supertramp. Amore mio di provincia, potrebbe essere il seguito ideale di Una donna per amico, un testo spiritoso e solare sul rapporto di coppia, l’ammirazione per la propria compagna, a volte un po’ troppo esuberante ma capace di tirare avanti un rapporto con forza, tra litigi e frecciate. Inseguendo una libellula in un prato, un giorno che avevo rotto col passato, penso che pochi miei coetanei non conoscano queste parole che aprono Con il nastro rosa, una canzone meravigliosa, un arrangiamento raffinato e soffice che accompagna un testo sull’inizio di una storia seria tra un uomo e una donna e tutti i dubbi che ne conseguono; il connubio tra parole e musica è veramente perfetto e l’assolo finale di Phil Palmer è da far accapponare la pelle, due minuti di pennellate con un suono di chitarra unico e coinvolgente. Battisti aveva capito l’ispirazione particolare di Phil di quel giorno e lo aveva lasciato andare a ruota libera.
Certo è che questo album ha per me un sapore particolare, avevo quindici anni quando è uscito e riascoltarlo dopo un po’ di anni mi ha ridato tante emozioni e anche se può essere giudicato un lavoro leggermente inferiore ai capolavori degli anni settanta del cantautore laziale , sono contento che sia stato parte della colonna sonora della mia adolescenza e alla luce di certe produzioni odierne, ne traggo un motivo in più per ringraziare Lucio Battisti, che ci ha lasciati il 9 settembre del 1998, di essere cresciuto con questa musica nelle orecchie e con questo album che, secondo me, rimane comunque bellissimo..buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 06/05/2011 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 1428 volte)
Titolo originale
Boardwalk Empire
Produzione
USA 2010
Episodi / Durata
12 / 60 Minuti

12 episodi da 60 minuti l’uno, compongono la prima stagione di “Boardwalk Empire”, serie ambientata negli anni turbolenti del proibizionismo, tratta dal saggio Boardwalk Empire: The Birth, High Times, and Corruption of Atlantic City di Nelson Johnson.
Ideata, sceneggiata e prodotta dal creatore dei “SopranoTerence Winter, la serie si basa sul personaggio di Enoch "Nucky" Thompson, un politico malavitoso realmente esistito di Atlantic City, città di cui egli fu il boss incontrastato per quasi trent’anni. Oltre a questo potente leader criminale, vi sono presenti altri nomi di spicco di quell’era in cerca di affermazione, come Al Capone e Lucky Luciano. Il contrabbando di alcool, la prostituzione ed il gioco d’azzardo, furono le basi cardini sugli eventuali scontri e convenzioni tra politici corrotti e boss mafiosi, tutto in nome degli enormi interessi finanziari che tali attività illecite elargivano, in virtù dell’ inutile e stupida legge sul proibizionismo.
Martin Scorsese e Mark Wahlberg affiancano Winter nella produzione di questa eccellente serie televisiva, il pilot iniziale costato venti milioni di dollari è stato girato direttamente dal grande regista di origine italoamericana. Il cast gode di un buon numero di attori validi, tra cui spicca per bravura Steve Buscemi nel ruolo del protagonista Nucky Thompson, interpretazione che gli è valso il Golden Globe come miglior attore. La scenografia esterna del lungomare di Atlantic City, costruita a Brooklyn con una spesa di oltre 5 milioni di dollari, risulta molto ben congeniata nel dare un’ulteriore verosimiglianza alla serie, così come i costumi adottati dall’intera troupe, in particolar modo mi son piaciuti i completi sgargianti impiegati da Buscemi.
L’eccellente risultato di pubblico ha convinto la HBO a produrre la seconda stagione, se non avete ancora visto la prima, vi invito a farlo, poiché Boardwalk Empire, come testimonia la vittoria ai Golden Globe di quest’anno, in qualità di miglior serie drammatica, merita sicuramente di essere collocata tra le più belle serie televisive del 2010.

 Namor

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Di mimmotron (del 04/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 981 volte)
Titolo originale
Qualunquemente
Produzione
Italia 2011
Regia
Giulio Manfredonia
Interpreti
Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano.
Durata
96 Minuti

Cazzu cazzu, iu iu...
Seguo le performance artistiche di Antonio Albanese dai primi anni novanta e mi manca, purtroppo, solo di vederlo dal vivo. Faccio questa doverosa premessa poiché questo influenza molto il mio giudizio su questa pellicola, che va doverosamente riferito ha rappresentato l'Italia al Festival del Cinema di Berlino nella sezione Panorama. Non posso negare che mi sia piaciuto, ma conoscendo in pratica tutte le battute l'ho trovato, come dire? Scontato. Vuoi perché come detto lo seguo da sempre vuoi perché la pellicola è stata ampiamente pubblicizzata con un operazione di marketing non indifferente. È stata una situazione un po' strana in quanto è stato come se avessi visto un film già visto, ma in realtà senza averlo visto (scusate il bisticcio di parole). L'unica differenza per me è stata quella di “conoscere” i personaggi di cui avevo finora solo sentito parlare come il figlio Melo e il De Santis il suo avversario politico, solo per citarne alcuni. Questa la mia indispensabile premessa.
All'interno di un paese della Calabria alcuni elementi del crimine organizzato stanno decidendo chi sarà il loro candidato alla poltrona di sindaco. La scelta finisce per cadere su Cetto La Qualunque che appena uscito dal carcere sembra essere il candidato migliore a rappresentare i loro interessi, infatti anche lui vive e prospera nella totale illegalità. Il suo avversario sarà Giovanni De Santis che punta la sua campagna elettorale proprio sul ripristino della legalità. Cetto La Qualunque si vedrà inoltre impegnato nel riprendere l'educazione di suo figlio che lasciato crescere da solo hai finito per diventare un bravo ragazzo(!) Sulla sua formazione sarà però il carcere ad incidere profondamente più che l'opera del padre, al quale infatti Melo viene condannato perché Cetto gli aveva intestato un intero villaggio turistico costruito abusivamente su di un terreno protetto da vincolo archeologico. Sottile critica questa al sistema carcerario italiano che sicuramente non rieduca come invece prevederebbe la nostra legislazione, anzi. Il finale è purtroppo amaro infatti La Qualunque riesce sfruttando tutti i mezzi leciti ed illeciti a diventare sindaco.
C'è un espressione, che mi sento di condividere e che voglio aggiungere a conclusione di questa mia recensione, che ripeteva spesso Antonio Albanese quando gli veniva proposto un confronto con la nostra classe politica ed il suo personaggio: “Cetto La Qualunque è un moderato!”

mimmotron

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Di Miryam (del 02/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1051 volte)
Titolo originale
Piranha 3D
Produzione
USA 2010
Regia
Alexandre Aja
Interpreti
Elisabeth Shue, Adam Scott, Jerry O'Connell, Jessica Szohr, Ving Rhames.
Durata
89 Minuti
Trailer

Dopo “Le colline hanno gli occhi” e “Alta tensione”, Alexandre Aia ci propone un altro film da brivido “Piranha”, film, dove a differenza del primo girato nel 1978 da Joe Dante, dove prevaleva la manipolazione genetica dei pesci, qui invece troviamo un ambiente dove regna il divertimento selvaggio, con donne provocanti in succinti bikini accompagnati da fiumi di alcool e cocaina.
Siamo in Arizona, sul Lago Vittoria, un arzillo vecchietto (che altro non è che Richard Dreyfuss, il biologo marino Matt Hooper che tutti ricorderemo nel film “Lo squalo” di Spielberg) è intento a pescare sulla sua barca quando ad un certo punto, una scossa tellurica provocata dal vulcano che si trova sul fondale del lago, forma una spaccatura dalla quale fuori esce una miriade di pesci piranha, precisamente una specie estinta milioni di anni fa chiamata Pygocentrus, razza voracissima che in pochi minuti divora il povero e ignaro pescatore.
Toccherà allo sceriffo del luogo, Julie Forrester (Elisabeth Shue) assieme al suo assistente Fallon (Ving Rhames) a trovare il corpo scarnificato del pescatore e la causa di tanto orrore, ben presto si rendono conto di quello che è successo e si precipitano subito ad informare la cittadinanza che è in fervore nella preparazione dello Spring Break, una manifestazione che tutti gli anni richiama l’attenzione di giovani turisti, che si apprestano a fare una vacanza all’insegna del divertimento sfrenato.
Sarà un’ardua impresa dello sceriffo che oltre a dover badare ai suoi tre figli (soprattutto al maggiore che riesce sempre a cacciarsi nei guai), a convincere tutti i giovani ragazzi a seguire i vari divieti di balneazione, impresa inutile in quanto, ignari del pericolo che incombe sott’acqua continueranno a tuffarsi nel lago, diventando preda dei famelici e carnivori piranha, che trasformeranno un solare pomeriggio di festa, in una sanguinosa carneficina.
Piranha” è uscito da poco nelle sale in 3D, personalmente preferisco il primo di Joe Dante, non tanto per le scene sanguinose che qui sono state amplificate per via degli effetti speciali che trent’anni fa non c’erano, ma per i contenuti erotici che secondo me hanno messo in secondo piano tutt’alta attrattiva per un film di questo genere, infatti nel cast degli attori, hanno fatto parte anche le porno star americane Riley Steel, Ashlynn Brooke e Gianna Michaels.
Comunque il film ha avuto un buon successo commerciale, tanto e vero che parlano già di un seguito. Da parte mia una cosa è certa, non butterò via di nuovo dieci euro per il sequel, se proprio lo vorrò vedere, aspetterò che esca in dvd… ed è un consiglio che do a tutti voi.

 Miryam

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Di Namor (del 29/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 745 volte)
Titolo originale
Battle: Los Angeles
Produzione
USA 2011
Regia
Jonathan Liebesman
Interpreti
Aaron Eckhart, Michelle Rodriguez, Ramon Rodriguez, Bridget Moynahan, Ne-Yo.
Durata
120 Minuti

Una miriade di meteoriti si stanno abbattendo implacabili sulla terra, colpendo senza sosta le sue maggiori capitali, durante il tempo in cui la distruzione si evolve, prende piede l’ipotesi di un attacco di massa da parte di un nemico sconosciuto. Al momento Los Angeles, è l’unica città della costa occidentale degli Stati Uniti ad non essere caduta sotto il bombardamento dell’ostile avversario. Mentre la formazione dei Marines al quale viene aggregato il fresco pensionato Sergente Nantz (Aaron Eckhart), scende sul campo di battaglia per affrontare il nemico, si scopre che l’attacco al pianeta è generato da extraterrestri in cerca di risorse. La materia in questione è l’acqua, sostanza vitale per la sopravvivenza dell’invasore spaziale. Quando tutto sembra capitolare verso il peggio, la squadra dei Marines capitanata dell’eroico Sergente Nantz, scoprirà qual è il punto debole del nemico, dando così una nuova speranza al mondo per poter sconfiggere gli aggressori alieni.
A dirigere l’ennesima pellicola di attacco alieno verso la Terra è il giovane regista Sudafricano Jonathan Liebesman, i nomi di punta che compongono il cast sono: Aaron Eckhart nel ruolo dell’eroico protagonista, Michelle Rodriguez (e non poteva essere altrimenti), nel ruolo della protagonista femminile e l’inserimento del cantante clone di M.Jackson, Ne-Yo a far da chiusura.
Gli effetti speciali usati per la realizzazione del film sono appena sufficienti, se parliamo della battaglia a terra, per quanta riguarda il resto invece si è visto di meglio in altre pellicole, così come la sceneggiatura, che risulta sfilacciata in più punti della storia.
Sicuramente su grande schermo sono stati proiettati film migliori di “World Invasion”, ma è altrettanto vero che abbiamo assistito anche a pellicole di peggiore qualità, nell’ormai vasto e ripetuto filone di film con invasori alieni, propinatoci negli ultimi anni.
Un piccolo time out a tempo indeterminato per questo genere di pellicole non sarebbe male, così nel frattempo qualche sceneggiatore capace, potrebbe elargire un copione degno di nota, risparmiandoci così la solita minestra riscaldata!

Namor

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Di Angie (del 26/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 849 volte)
Titolo originale
The Fighter
Produzione
USA 2010
Regia
David O. Russell
Interpreti
Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo, Jack McGee.
Durata
115 Minuti
Trailer

Non essendo un’amante della boxe, all’uscita del film “The Fighter”, mi sono detta: “un film sul pugilato non vado sicuramente a vederlo”.
Questo stato il mio primo pensiero, nonostante la presenza di Wahlberg e Bale, due attori da me molto graditi. A farmi cambiare idea, fu la lettura della trama basata sulla vera storia di Micky Ward, un giovane pugile americano con origini irlandesi diventato campione del mondo e, del suo fratellastro Dicky Eklund, anch’egli un ex pugile.
Devo ammettere (nonostante le perplessità iniziali) che ho fatto bene a vederlo, perché, “The Fighter” non è stato solo un film incentrato sul pugilato, come pensavo, bensì un film su vite vere, dove il vero ring non è il solito stadio pieno di tifosi, ma è fuori, tra le strade di una cittadina logora di se stessa, tra i membri di una famiglia numerosa chiusi nelle proprie gerarchie e convinzioni, dove il vero combattimento non si fa solo sul ring, ma anche e soprattutto nella propria vita. Ci troviamo di fronte a due fratelli con due caratteri ben diversi. Sembrano uomini duri ma in fondo sono pieni di debolezze, uniti da una unica passione: il pugilato, la voglia di vincere e di affermarsi nella vita. Ambedue sono per il rispetto della famiglia troppo presente, dalla quale cercano di liberarsi. Ci riescono se pur in modo diverso: Micky interpretato da Mark Wahlberg che è anche produttore, s’innamora di Charlene (Amy Adams), una donna dalla forte personalità, che farà di lui un uomo più sicuro e consapevole di se stesso, vissuto fino a quel momento dietro i consigli deleteri della madre Alice (Melissa Leo), suo manager agli esordi con risultati poco soddisfacenti. Il fratello Dicky interpretato da Christian Bale, da lungo tempo trova rifugio nell’oblio delle droghe. A mettere fine alla sua disperata condizione di tossico, sarà la sua breve prigionia dovuta all’arresto per furto, che lo farà meditare e cambiare in meglio: mettendo definitivamente la testa a posto disintossicandosi dal crack. In cella comincia ad allenarsi per ristabilire la sua forma fisica e una volta uscito di prigione, coglie nel fratello l’occasione per riscattarsi, divenendo da primail suo allenatore, per poi fargli da secondo sul ring nell’incontro decisivo della sua carriera da pugile. Micky trionfa, vince l’incontro diventando il nuovo campione mondiale dei pesi leggeri, riscattando la sua carriera e l’ affetto della famiglia.
Devo dire che nel complesso “The Fighter” è un gran bel film, che regala in alcuni momenti belle emozioni facendoci anche un po’ riflettere sull’abuso di droghe che, colpisce ancora migliaia di giovani. Candidato a ben sette premi Oscar, in America è piaciuto molto, si dice che grazie alla massiccia presenza femminile nel cast, abbia attirato un folto pubblico unisex facendo registrare la considerevole cifra di 90 milioni di incasso.
Gli attori sono straordinari, soprattutto Christian Bale (dimagrito di parecchi chili per il suo ruolo), che ritengo più che bravo nella interpretazione dello smagrito Dicky, dove il suo volto, in ogni scena del film non ha un’espressione sbagliata. Grandi apprezzamenti anche per la performance di Melissa Leo, tosta patriarca della famiglia e manager dei suoi figli pugili. Un bravo anche all’ attore e produttore Mark Wahlberg, allenatosi per molto tempo da sembrare un vero boxer, interpretando in modo sufficiente l’immagine di questo aspirante campione. “The Fighter” è un film che infonde nel pubblico (secondo la mia modesta opinione) una piccola lezione di vita, quella dell’eterna sfida con se stessi e quanto sia importante avere affianco persone che vogliono veramente che tu possa raggiungere il successo da sempre sognato.
Se avete l’opportunità di visionarlo al cinema o in DVD, fatelo, sono certa che piacerà anche a coloro che come me non sono appassionati di tale sport.

Angie

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Di slovo (del 24/04/2011 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1227 volte)
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La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua !

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Di Asterix451 (del 20/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 971 volte)
Titolo originale
Che bella giornata
Produzione
Italia 2011
Regia
Gennaro Nunziante
Interpreti
Checco Zalone, Nabiha Akkari, Tullio Solenghi, Rocco Papaleo.
Durata
97 Minuti

Che individuo può guidare una Porsche a GPL, che domanda (con accento fortemente meridionale) sette euro di rifornimento ad un distributore di benzina della leghista Padania?
E’ infatti questo il biglietto da visita di Checco (Checco Zalone), un “sechiurity” da discoteca con aspirazioni da Carabiniere, quint’essenza della “tamarrìa” nostrana; questo Pugliese integralista, con tanto di trullo nella periferia milanese, ha più Santi in Paradiso che capelli in testa, però. Infatti, dopo aver fallito un colloquio per entrare nell’Arma, ottiene comunque una potente raccomandazione dal Vescono Rosselli (Tullio Solenghi) e viene assunto come Guardia Giurata presso il Duomo di Milano: pare che il rischio attentati sia piuttosto alto, stando ad un rapporto delle Autorità.
Dopo un inizio a contatto con il pubblico, Checco viene spedito a fare la guardia alla “Madonnina”: lassù, lontano da tutti, sembra che non possa nuocere a nessuno… invece è proprio attraverso di lui che una microcellula terroristica spera di poter raggiungere indisturbata la guglia più alta del Duomo, per piazzare una carica esplosiva. D’accordo con il fratello, la bella Farah (Nabiha Akkari) racconta a Checco di essere una studentessa di Architettura interessata ai nostri monumenti; lasciandogli intendere che possa esserci del tenero, Checco cade miserabilmente nella trappola.
Ciò che Farah non immagina è che dietro a quel burino si nasconda un ragazzo sincero, con una famiglia strampalata capace di sentimenti sinceri che la faranno sentire, dopo tanto tempo, amata come una figlia.
Come potrà resistere a cotanto fascino, dunque, e portare a termine il suo piano terroristico? Checco Zalone torna al cinema dopo il successo di “Cado dalle Nubi”, diretto anche questa volta da Gennaro Nunziante, spalleggiato da un cast comico di tutto rispetto: oltre a Tullio Solenghi, ritroviamo Ivano Marescotti nei panni del Carabiniere Mazzini, e Rocco Papaleo in quelli di un Sergente Maggiore dell’Esercito Italiano, Cuoco con la vocazione delle Missioni di Pace. Direttamente dai trailers di Maccio Capatonda, c’è anche il non proprio statuario Luigi Luciano (alias “Herbert Ballerina”) che interpreta Gianni, buttafuori sfigato ed ancora vergine che Checco tenterà di aiutare nella scoperta del sesso (con risultati “deflagranti”). Delicatissima la scelta di Nabiha Akkari nel ruolo di Farah, che trasmette dolcezza e simpatia con la sua interpretazione.
Superati i miei radicati pregiudizi su Checco Zalone, mi sono dovuto arrendere alla sua comicità dissacrante e coraggiosa, che mette a nudo i paradossi degli Italiani nascosti tra il sacro ed il profano, l’amore ed il sesso, la morale e l’interesse personale, lo spirito di accoglienza ed il razzismo. Non si risparmia nulla, alla faccia di un certo perbenismo intellettuale che cerca di risolvere le problematiche sociali cambiando il nome alle parole. Il film diverte e commuove, offrendo numerosi spunti di riflessioni su problematiche secolari ma sempre attuali.
Film giusto per una serata di divertimento.

Asterix451

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Di Namor (del 18/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1238 volte)
Titolo originale
The Next Three Days
Produzione
USA - Francia 2010
Regia
Paul Haggis
Interpreti
Russell Crowe, Elizabeth Banks, Brian Dennehy, Lennie James, Olivia Wilde
Durata
122 Minuti
Trailer

Accusata e condannata per un omicidio che sostiene di non aver commesso, Lara Brennan (Elizabeth Banks), dopo l’ennesimo e ultimo rifiuto della Corte Suprema relativo al suo appello, viene ricoverata in ospedale per tentato suicidio. Il marito che da tre anni lotta con ogni mezzo legale per dimostrare l’innocenza della moglie, si rende conto che l’unica soluzione per porre fine alle continue sofferenze della sua famiglia, è quella di far evadere la sua compagna dalla prigione in cui è rinchiusa. Ma per un professore d’inglese senza alcuna nozione in atti criminali, non è cosa facile organizzare in soli tre giorni, un’evasione da uno dei carceri più inespugnabili dello stato. La pianificazione per la fuga della moglie dal carcere ed insieme al figlio la prosecuzione del viaggio verso un’altra Nazione, comporterà scelte e azioni che solo un uomo disperatamente bisognoso di riunire la propria famiglia é in grado di affrontare.
 Lo sceneggiatore e regista premio Oscar, Paul Haggis scrive, produce e dirige il serrato “The Next Three Days” riadattamento americano della pellicola transalpina “Pour Elle” di Fred Cavayé.
Nel leggere la trama dell’ultimo film di Haggis, viene subito da pensare ad uno dei tanti titoli imposti delle Major corredati da script elementari stra-usurati, interpretato da un attore di grande richiamo per far cassa ai botteghini. Concetto questo, che viene subito smentito dopo la visione del film, grazie al merito del grande talento di Haggis nell’elaborare sceneggiature sempre pregevoli, ornate da momenti di straordinaria intensità emotiva e riflessiva. Ad amplificare tali sensazioni è l’egregia prova di Russel Crowe, nelle vesti del marito- professore, alla ricerca della giusta soluzione per la messa in pratica della difficile evasione.
Chi si aspetta un film incentrato sulla spettacolarizzazione della fuga dal penitenziario, con il conseguente inseguimento dei fuggiaschi basato su chi sa quali escamotage mirabolanti da entrambi le parti, sbaglia, perché Haggis non commette l’errore di tanti altri sceneggiatori, nel voler trasformare in poco tempo, un tranquillo e pacifico insegnante, in un letale agente segreto alla Jason Bourne.
Oltre a Crowe, voglio evidenziare la grande prova di un magistrale Brian Dennehy, nel ruolo del taciturno ed espressivo padre.
Non abbiate dubbi sulla scelta della pellicola, investite tranquillamente il vostro denaro su questo titolo, poiché Haggis é da sempre sinonimo di garanzia per un buon film.

Namor

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Di Miryam (del 16/04/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 842 volte)
Titolo originale
 
Autore
Will Lavender
Editore
PIEMME
Prima edizione
2009

Indiana, Università di Winchester, è il primo giorno di corso, quando entra in aula il Professor William per iniziare il suo corso di logica. Fin qui tutto normale, fino a quando lui non pronuncia delle strane parole: “ C’è stato un omicidio, o meglio, ci potrebbe essere un omicidio, avete sei settimane di tempo per trovare una ragazza di nome Polly e il suo presunto assassino, altrimenti la ragazza verrà uccisa”.
Dapprima tutti gli studenti sembrano entusiasti di questo nuovo corso, una novità, però poi vengono a sapere che questo professore non compare da nessuna parte, nemmeno su internet e quando iniziano ad indagare sul caso, si rendono conto ben presto, che non si tratta più di una cosa irreale, ma la teoria di Polly, coincide anche troppo con la sparizione di un’altra ragazza di nome Deanna, la quale è veramente sparita in circostanze misteriose e che i personaggi che dovevano essere di pura fantasia, invece cominciano a materializzarsi sul serio.
Il libro è stato scritto da Will Lavender, non avevo mai sentito parlare di lui, ma nel leggere il trafiletto del libro (cosa che faccio sempre prima di acquistarne uno), ho letto che ha avuto molti elogi dalla critica e che ama molto i libri di Michel Connelly (autore da me molto apprezzato), e ciò mi ha invogliato a comprarlo.
Non è proprio un thriller con scene raccapriccianti, è piuttosto un labirinto, infatti subito è confusionario, appaiono molti nomi non facili da ricordare, però in sé è abbastanza intrigante, perché fino all’ultimo il lettore non riesce a porsi un finale, in quanto viene difficile distinguere la fantasia dalla realtà.
Diciamo che è un libro non tanto adatto agli amanti della suspence, qui i serial killer non esistono, è piuttosto indicato alle persone che vogliono addentrarsi in un vero e proprio rompicapo.

Miryam

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Di Angie (del 13/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1348 volte)
Titolo originale
127 Hours
Produzione
USA - Gran Bretagna 2010
Regia
Danny Boyle
Interpreti
James Franco, Amber Tamblyn, Kate Mara, Clémence Poésy, Kate Burton.
Durata
90 Minuti
Trailer

Dopo il pluripremiato “The Millionaire”, vincitore di ben otto premi Oscar, il regista inglese Danny Boyle rifiuta di dirigere il nuovo capitolo di James Bond, per girare un piccolo film dal basso budget a cui pensava dal 2006, ma che nessuno gli voleva far fare. Boyle torna così a sorprendere lo spettatore con una storia vera, accaduta nel 2003 all’escursionista americano Aron Ralston. Aron (interpretato nel film da James Franco) 26enne è un ingegnere meccanico appassionato di arrampicate che ama affrontare percorsi accidentati e pareti montane in solitaria per allontanarsi dal caos cittadino e stare a contatto con la natura.
Ralston decide di cimentarsi ,come ogni anno, nell’ennesima escursione lungo il Blue John Canyon, nello Utah. Egli conosce quelle rocce e quei viottoli molto bene, tanto da indicare la strada a due giovani ragazze che hanno perso l’orientamento durante il loro tragitto. Dopo aver trascorso qualche ora insieme alle ragazze, mostrandogli le bellezze della natura, i tre si salutano per proseguire ognuno verso il proprio sentiero. Poco dopo essersi diviso dalle ragazze, lo spericolato scalatore, inaspettatamente precipita in un profondo e stretto cunicolo, incuneandosi pericolosamente tra due pareti rocciose, rimanendo completamente bloccato a causa di un masso cadutogli sul braccio destro, che gli preclude ogni sorte di movimento per liberarsi. Iniziano così le disperate127 ore, durante le quali il ragazzo cercherà di liberarsi in tutti i modi dalla mortale morsa. Mentre le ore trascorrono senza risultati, nella mente di Aron riaffiorano i ricordi dei suoi amici ,della famiglia, dell’ex fidanzata e delle due ragazze incontrate poco prima. In queste lunghe ed estenuanti ore di imprigionamento, l’alpinista capisce quanto sia legato alla vita e ai suoi cari, quindi con grande lucidità al quinto giorno della sua prigionia, prende la drastica decisione per la sua salvezza: amputarsi l’arto con il suo taglierino.
127 ore” è un film che riesce a sorprendere e a coinvolgere, nonostante sia una storia di cui si conosca già il finale, essendo tratta da un evento realmente accaduto, riportato dal romanzo ad esso ispirato, scritto dallo stesso protagonista.
Grande merito dunque a Danny Boyle regista d’azione che ha girato “127 ore”, come se fosse un film di questo genere. Infatti nonostante la staticità del luogo e del tempo d’azione, la pellicola si regge su un ritmo serratissimo e travolgente, che cattura lo spettatore e lo rende partecipe delle sofferenze del giovane protagonista. Bellissimo l’uso dei colori e le sorprendenti musiche di Rahman, lo stesso della splendida colonna sonora di “The Millionaire”, con il quale il compositore indiano ha vinto due Oscar.
Ho trovato un James Franco, straordinario nella sua interpretazione del giovane escursionista che, ci regala una strepitosa performance mostrandoci l’entusiasmo della nuova sfida, la disperazione della morte incombente e la gioia della riuscita, tutto questo in novanta minuti di grande emozione. Sono molti i momenti che afferrano l’attenzione del pubblico, come il fantastico finto show che James inscena con la sua telecamera e i vari espedienti che studia per mantenersi in vita e, soprattutto l’ultima sequenza in cui con grande coraggio ed eroismo, compie il gesto estremo per la sua salvezza. Una scena di grandissimo impatto visivo ( scena che io purtroppo non sono riuscita a vedere per la sua crudezza).
Comunque secondo la mia modesta opinione ritengo che sia un bel film da vedere, poco importa se non ha vinto alcun Oscar, la pellicola meritevole comunque. Una storia veramente allucinante quella di Aron, dove ci fa vedere come la sua voglia di vivere, era più forte di qualunque altra considerazione e, come in un momento così difficile, abbia saputo affrontare le sue paure con grande forza e determinazione per uscire vivo da una situazione che difficilmente avrebbe potuto superare diversamente. Io credo che ben pochi avrebbero avuto il suo coraggio, non so, bisognerebbe trovarsi in quella situazione per pensare ma, preferisco (immagino come tutti), di non trovarmi mai a decidere se vivere o morire.
Ora Aron Ralston per il suo coraggio è con la sua triplice protesi, su cui può montare differenti mani, ha ripreso la sua grande passione… quella di continuare nuovamente a scalare le sue amate vette.

Angie

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Anche questo titolo ...
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