BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di mimmotron (del 11/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 917 volte)
Titolo originale
Twelve Angry Men
Produzione
USA 1957
Regia
Sidney Lumet
Interpreti
E.G. Marshall, Lee J. Cobb, Henry Fonda, Martin Balsam, Ed Begley.
Durata
95 Minuti

Avevo intenzione di recensire questa pellicola da diverso tempo, ma la scomparsa del regista Sidney Lumet autore di questo capolavoro inserito in tutte le classifiche dei miglior film della storia del cinema, non mi permette più di rimandare. Il nome di Sidney Lumet viene, forse a ragione, solitamente ricordato per pellicole quali Serpico e Quel pomeriggio di un giorno da cani e Quinto potere che gli portò l'Oscar nel 1976. Gran parte dei suoi lavori hanno nell'impegno civile l'asse portante ed infatti in La parola ai giurati il tema è il pregiudizio razziale e la violazione dei diritti civili che rischiano in questo caso di portare alla sedia elettrica un giovane meticcio accusato di aver assassinato il padre.
La pellicola dopo un avvio in cui il giudice del caso in esame riassume gli eventi si sposta nella stanza dove i giurati si riuniscono per decidere sulla colpevolezza od innocenza dell'imputato. Negli Stati Uniti è indispensabile per giungere a conclusione del processo l'unanimità del voto della giuria. Inizialmente sembra che tutti siano d'accordo sulla colpevolezza del ragazzo, ma Davis (Henry Fonda) pone un ragionevole dubbio che porterà ad altre serie di votazioni fino a che...
Come saprete non amo svelare il finale dei film per cui anche questa volta mi asterrò dal raccontarvelo, perché la pellicola è assolutamente da vedere e non voglio privarvi del gusto di scoprire da soli l'esito della votazione finale. Va detto ed è stata una delle cose che più mi hanno colpito quando l'ho visto, che l'intero film si svolge all'interno di una sola stanza, ovvero dove i giurati si riuniscono per decidere. Se si escludono i pochi minuti dell'inizio e della fine ed una breve parentesi nel bagno. Una scenografia semplicissima ed una trama piuttosto elementare dal finale non obbligatoriamente scontato, riescono grazie all'importanza dei temi affrontati a trasmetterci il giusto interesse che mantengono alta l'attenzione per tutta la durata della pellicola. Infatti sembra quasi incredibile, come avviene nel film, che la vita di una persona possa essere decisa dalla fretta di un giurato che vuole recarsi ad assistere ad una partita, ma questa che può sembrare solo una finzione cinematografica si trasforma molto spesso nella realtà dei giorni in cui viviamo.
Un altra curiosa caratteristica è che solo pochi protagonisti, tra questi Henry Fonda ed altri due vengono chiamati con un nome proprio, i restanti nove sono semplicemente il Giurato numero 3, 7 o 5 ed il Presidente (giurato n.1) In ultimo, ma cosa non da poco va ricordato che questa pellicola è stata premiata a Berlino con l'Orso d'Oro.

mimmotron

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Di Namor (del 07/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 949 volte)
Titolo originale
Frozen
Produzione
USA 2010
Regia
Adam Green
Interpreti
Kevin Zegers, Shawn Ashmore, Emma Bell, Ed Ackerman, Rileah Vanderbilt.
Durata
93 Minuti
Trailer

Dan, Joe e Parker, stanno trascorrendo una spensierata giornata sciistica in montagna, giunta la sera i tre non ancora appagati, riescono a convincere l弛peratore della seggiovia a lasciarli passare per compiere un置ltima discesa prima della chiusura dell段mpianto. Nel frattempo che il gruppetto risale la cima a bordo della teleferica, avviene un frettoloso scambio di addetto all'impianto, quest置ltimo credendo che siano scesi tutti, farà generare l段mprovvisa chiusura della seggiovia con i tre passeggeri ancora a bordo. Inizialmente i tre sciatori pensano ad uno dei tanti innocui stop, che gli impianti ogni tanto provocano involontariamente durante il loro incessante percorso di risalita e discesa, ma quando la sosta inizia a durare più del dovuto, i ragazzi iniziano a preoccuparsi imprecando il veloce riavvio della seggiovia. La paura di rimanere bloccati ad un誕ltezza di 15 metri dal suolo, senza nessun tipo di aiuto, diventa terrore nel momento in cui vedono spegnersi le luci dell段ntero tragitto. Ad angosciarli ancora di più è la consapevolezza di sapere che la pista non riaprirà fino la prossimo weekend e consci del fatto di non poter resistere fino alla ripresa dell impianto, il trio con l誕vanzare dei primi sintomi di congelamento e ipotermia, dovrà ingegnarsi al più presto per poterne uscire vivo.
Adam Green con Frozen dirige il suo terzo film, dopo aver avuto varie esperienze in direzione di spot pubblicitari nell誕rea di Boston. Oltre al cinema e la TV, Green vanta anche sperimentazioni in campo musicale: sia come deejay nei locali di Hollywood, che come cantante leader di un gruppo metal. La pellicola é stata girata interamente sul posto contro il volere dei produttori, che avrebbe voluto invece girarlo per la maggior parte, in confortevoli studi di posa con sfondo verde, per poi aggiungere i dovuti effetti con l誕usilio del computer. La scelta del regista di non piegarsi al volere dei produttori, risulta più che azzeccata, difatti la tensione che avvolge lo spettatore durante lo svolgimento della storia, deriva anche dal fatto che gli attori girando le scene hanno realmente provato la spiacevole sensazione di stare con le chiappe al freddo. Stessa sorte ovviamente é toccata anche al cast tecnico, creando sicuramente un clima di tensione generale non indifferente, portando però beneficio alla pellicola.
Gli attori scelti dal regista sono: Kevin Zegers nel ruolo di Dan ed il suo amico ventennale Shawn Ashmore nella parte di Joe, mentre il ruolo femminile di Parker è affidato all誕ttrice Emma Bell. I personaggi da interpretare non richiedevano una grande prova recitativa, più che altro occorreva un grande sacrificio per poter lavorare al gelo condizione che altri attori non hanno accettato appena saputo il luogo in cui si svolgeva l段ntero film.
Pellicola godibile nei momenti di tensione nel quale lo spettatore avrà sicuramente a cuore la sorte dei tre imprudenti studenti, anche se in alcune parti del film la noia, tende a prendere, seppur di poco, il sopravvento su di essa.

Namor

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Di Andy (del 04/04/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 793 volte)
Artista
Vasco Rossi
Titolo
Vivere o niente
Anno
2011
Label
EMI

Erano passati tre anni dall置scita del precedente album di inediti Il mondo Che Vorrei, che devo dire non mi era affatto dispiaciuto, in quanto abbastanza rock con la giusta dose di ballate al suo interno, classico dello stile del Blasco.
Qui ci troviamo di fronte a tutt誕ltro prodotto e il consiglio che vi voglio dare in primis è di ascoltare questo Vivere O Niente più di una volta, perché a primo acchito potreste rimanere straniti e anche delusi, soprattutto musicalmente, perché ci troviamo di fronte a un Vasco molto più introspettivo e a suo modo maturo, che probabilmente ha voluto dare il giusto peso a dei testi più imperniati sui dubbi esistenziali, le insoddisfazioni di un uomo che comunque, dall誕ltra parte ribadisce il fatto di non essersi mai posto dei limiti e rimarcando comunque il fatto che vivere sereni ogni giorno è difficile per tutti, anche per uno come lui. Quindi era normale che la musica seguisse un percorso meno scontato e più variegato, restando il fatto che il sound globale del disco è ottimo, come sempre registrato tra Stati Uniti e Italia. Quindi, neanche a dirlo, la prima canzone si chiama Vivere Non E Facile, in cui il Komandante ammette che pur vivendo come gli pare e piace, si trova a dover sopportare il fatto di sbagliare sapendo di farlo e quindi restando in perenne conflitto con se stesso.
Manifesto Futurista Della Nuova Umanità è un punk rock cantato alla Vasco dei primi tempi, ironico e sguaiato e che parla di una perdita di fede, rivolgendosi a un dio che lo ha lasciato solo, in preda alle proprie emozioni. Starò Meglio Di Così è una ballad country acustica molto semplice e bella, una storia finita e un uomo che rimane solo e confuso, che con amarezza si consola pensando di potersi perdere nei fatti suoi, ma rendendosi conto di non avere scopi senza la propria compagna; stupendo il finale strumentale impreziosito da una chitarra alla Knopfler. Un po troppo auto-celebrativo il singolone apripista Eh..già, che non mi dice troppo neanche musicalmente.
Tutt誕ltra storia in Vivere O Niente, la ballata title-track già amatissima dai suoi fans, un testo sincero che parla di lividi lasciati dai ricordi e dalla fatica di dover andare avanti, musica in bilico tra dolcezza e devastamento da sparare a tutto volume, quattro minuti scarsi di cento per cento Vasco Rossi..grande! Chitarrone spacca stadio per Sei Pazza Di Me, classico rockaccio alla Blasco; fa coppia con Non Sei Quella Che Eri, che però trovo inferiore perché troppo simile a Ehi Tu , Delusa; effettivamente Rossi può fare anche a meno, a questo punto della sua carriera, di pezzi così scontati.
Un po melensa Stammi Vicino, che in fatto di ballate non toglie e non aggiunge niente all段ndiscussa bravura di Blasco. Sembra uscita invece da Canzoni Per Me, un album che io trovo uno dei più belli tra i più recenti, L但quilone, che ci restituisce un Vasco più cantautore che rivela di non amare troppo questa frenesia tecnologica che cresce ogni giorno e dice che si potrebbe farne a meno tornando ad amare le cose normali come l誕lba e il tramonto che si potrebbero vedere stando appesi semplicemente ad un aquilone.
Queste sono le tracce che mi hanno colpito di più, le altre le scoprirà chi ha voglia di ascoltare questo disco, come ho già raccomandato all段nizio, un po di volte. Io l檀o fatto, se non altro perché l弾x dj di Zocca rimane comunque il più grande cantautore rock italiano e riesce a riunire fans la cui età va dai venti ai cinquant誕nni. Smentita anche la notizia che potesse esserci un abbandono delle scene, perché sono già previste un mucchio di date tra Roma, Milano e tutta Italia. Insomma, un Vasco più maturo, un po da capire in qualche canzone, ma penso che valga proprio la pena..buon ascolto!

Andy

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Di slovo (del 03/04/2011 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1159 volte)
image by slovo

: - ) è con non poca soddisfazione che blogbuster festeggia
il suo quinto anno di presenza in rete.
cinque anni di recensioni (più di 1000!!!) pubblicate grazie all'impegno e la passione dei tanti autori che si sono avvicendati su queste pagine e di quelli che a tutt'oggi continuano a dare linfa al progetto.
e grazie naturalmente a chi ci legge, ci ha letto e ci leggerà. ; - )

Collettivo Blogbuster

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Di Miryam (del 31/03/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1059 volte)
Titolo originale
Shelter
Produzione
USA 2010
Regia
M蚣s M蚌lind, Bjrn Stein
Interpreti
Julianne Moore, Jonathan Rhys-Meyers, Frances Conroy, Brooklynn Proulx, Nathan Corddry.
Durata
112 Minuti

Il filone paranormale ha sempre suscitato in me un certo interesse, purtroppo però tutte le volte che mi appresto a vedere un titolo di questo genere vengo immediatamente delusa, come è accaduto con questo film, che ho trovato a dir poco vomitevole e disgustoso, a tal punto che su circa un弛ra e mezza di pellicola, ho tenuto la testa bassa per quasi la metà della sua durata. Certe scene erano proprio inguardabili, non perché siano state efferatamente cruenti, ma perché facevano rivoltare completamente lo stomaco per tutt誕ltri motivi.
Veniamo alla trama del film, della quale non credo aver capito il significato, dovuto senz誕ltro al fatto che ho perso una buona parte di essa.
Caroline Harding (Julianne Moore), è una psichiatra criminale con una forte fede in Dio. La donna rimasta vedova con una figlia da allevare, ha una sua ferma teoria: quella di non credere assolutamente nello sdoppiamento delle personalità. Questo fino a quando suo padre, il dottor Harding (Jeffrey De Munn), psichiatra anche lui, non la farà ricredere presentandole un giovane sulla sedia a rotelle di nome David Bernburg (Jonathan Rhys Meyers).
Lì per lì il ragazzo disabile sembra solo un po strampalato, la supposizione iniziale della psicologa viene ben presto smentita dallo sdoppiamento di David, nel pericoloso e non disabile Adam Saber, il quale arriverà a minacciare di morte la dottoressa ed il suo nucleo familiare. L誕ccaduto farà traballare la sua forte fede in Dio portandola ad una verità che va oltre la natura umana, sfociando logicamente in quello che si chiama paranormale.
Shelter - Identità paranormali, diretto dal duo svedese Mans Marlind e Bjorn Stein, è un insieme di scienza, religione, reincarnazione e magia nera una miscela talmente variegata che rende difficile dare un誕ppartenenza di genere al film, visto che non sembra né thriller né un horror.
Il paranormale, chissà, senz誕ltro esiste, forse ci sono persone in grado di percepire 田ose che non tutti hanno la possibilità o il dono di vedere quello che invece non si riesce a guardare è un film che tratti questo argomento, ricorrendo sempre a inutili scene dove prevalgono rigurgitate e altre sozzerie di pessima natura, mentre sarebbero molto più inquietanti e credibili delle trame più vicine alla 途ealtà, magari arricchite con qualche evento più veritiero dove persino degli scettici come me si potrebbero addirittura ricredere.

Miryam

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Di mimmotron (del 28/03/2011 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1356 volte)

Solo i dizionari italiani definiscono la controinformazione come: “Informazione che alcuni movimenti d'opinione propongono come alternativa rispetto a quella fornita dai mezzi di comunicazione ufficiali, ritenuti faziosi e non obbiettivi. Insieme dei mezzi di cui si avvale.”
Nella maggior parte degli altri Paesi viene intesa come “termine di origine militare che indica attività di controspionaggio, più in generale, di contrasto alle attività di propaganda e disinformazione avversaria”.
Questo allontanamento dal significato precedente ha avuto inizio negli anni Settanta come riflesso di una delle modalità della lotta politica di quegli anni.
Il periodo a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta fu caratterizzato da un offensiva cinematografica di destra, espressa da gran parte del genere cosiddetto “poliziesco”: La polizia ha le mani legate di Luciano Ercoli (1975).
Con ben altri intenti si era misurato su questo terreno Carlo Lizzani con Banditi a Milano (1968) racconto della tentata rapina di Pietro Cavallero il 25 settembre 1967 a Milano.
Alle pellicole che invocavano più poteri alla polizia cercarono di dare una risposta autori come Dino Risi con In nome del popolo italiano (1971), Nanni Loy con Detenuto in attesa di giudizio (1971) o Damiano Damiani con L'istruttoria è chiusa: dimentichi (1971) che con i loro film indagavano i temi dell'errore giudiziario e della condizione carceraria.
Il tema dell'esportazione di capitali all'estero, evadendo il fisco, e delle oscure fortune di alcuni uomini d'affari viene affrontato da Ettore Scola in La più bella serata della mia vita (1972). Ci si accorge con semplicità di come in Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo (1971) le circostanze siano molto simili a quelle che coinvolsero Valpreda.
Prima fra le pellicole che affronta apertamente l'argomento della controinformazione è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970).
Altro film che rende esplicite le allusioni con le vicende italiane di quei tempi è Cadaveri Eccellenti di Franco Rosi (1975) tratto dal romanzo Il contesto di Sciascia. Parzialmente sovrapponibile a questo filone è Ogro di Gillo Pontecorvo (1979).
Caso atipico è Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli (1973) dedicato al golpe Borghese. Il film seppellisce sotto una coltre di ridicolo i congiurati insistendo anche troppo sul registro comico-grottesco, come fece notare al regista lo stesso Tognazzi (attore protagonista). Infatti la leggenda del golpe da operetta che resterà salda negli anni fu creata proprio da questo film, nonostante la gravità dei fatti. In definitiva: il depistaggio più divertente di quegli anni.
Attinenti al caso siciliano, costante parametro di lettura delle storie di quegli anni, A ciascuno il suo di Elio Petri (1967) e Damiano Damiani con Il giorno della civetta (1968) entrambi tratti da romanzi di Sciascia che avevano riproposto il tema della mafia e dei suoi addentellati politici. Lo stesso Damiani ritornò sul tema con Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (1971). Altre pellicole di maggiore successo vennero nello stesso anno il 1972 dallo stesso regista Franco Rosi: Il caso Mattei e Lucky Luciano. Soprattutto il primo si avvicinerà molto ai moduli d'inchiesta della controinformazione. D'altra parte alla sceneggiature lavorò anche Mauro De Mauro giornalista de “L'Ora”, misteriosamente scomparso durante la sua preparazione.
Nel 1976 Elio Petri tornò su di un romanzo si Sciascia realizzando Todo modo allegoria del regime democristiano, smaccatamente onirico. Nel film si riconosce facilmente Aldo Moro interpretato magistralmente da Gian Maria Volontè.
Pellicola che scomparve rapidamente dalle sale come Forza Italia! di Roberto Faenza (1977) a causa del rapimento di Moro. Dedicato alle covered operation della Cia abbiamo Quien Sabe? Di Damiano Damiani (1967).
Dal cinema internazionale giungono diversi contributi tra i quali citerei i bellissimi film di Costa-Gravas: Z-l'orgia di potere (1969) e L'Amerikano (1973) assolutamente da non perdere. Il primo narra gli avvenimenti che portarono alla Dittatura dei colonnelli in Grecia mentre nel secondo viene raccontato del sequestro da parte dei Tupamaros di un agente della Cia membro della famigerata Scuola delle Americhe. Fu proprio questo film che portò in Italia a sostituire la C con la K per indicare una contiguità ai servizi segreti americani (es. Kossiga). Rilevanti furono anche Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula (1976) sullo scandalo Watergate e I tre giorni del condor di Sidney Pollack (1975) dedicato ad una feroce guerra interna alla Cia effettivamente accaduta nell'anno precedente.
Le pellicole appartenenti a questo genere sono, ovviamente, molte di più, io mi sono limitato ad indicarvi quelle da me viste e che in molti casi potrete trovare recensite nel nostro blog.

mimmotron

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Di Namor (del 25/03/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 810 volte)
Titolo originale
The Town
Produzione
USA 2010
Regia
Ben Affleck
Interpreti
Ben Affleck, Rebecca Hall, Jon Hamm, Jeremy Renner, Blake Lively.
Durata
125 Minuti
Trailer

Una banda di uomini mascherati specializzate in rapine ad istituti di credito e furgoni portavalori, sta effettuando l’ennesimo colpo in banca, quando all’improvviso viene accerchiata dalla polizia. La fuga dalla banca, si concretizza senza inutili spargimenti di sangue, tuttavia, è opportuno proteggere la ritirata con un’ostaggio, la direttrice dell’ istituto finanziario, Claire Keesey (Rebecca Hall), la quale, viene fatta prigioniera per poi essere rilasciata una volta giunti in salvo. Il giorno seguente, la banda scopre dai giornali che la donna presa in ostaggio abita a Charleston, lo stesso quartiere dove vivono anche loro. Allarmati dall’eventualità di essere scoperti, Jem (Jeremy Renner) uno dei componenti della banda, responsabile del rapimento della direttrice, si offre volontario per risolvere il problema. Conoscendo la sua indole di violento, il suo fraterno amico è leader indiscusso del gruppo Doug MacCray (Ben Affleck), si fa carico del problema per non mettere in ulteriore difficoltà la sua cricca.
Una volta, avvicinata e conosciuta per scoprire quanto possa sapere e, soprattutto, cosa possa aver detto alla polizia sulla rapina in banca e sui saccheggiatori, Doug, se ne innamora e Claire, ignara di tutto, viene giornalmente conquistata. Alla luce di questo nuovo evento, Doug decide di abbandonare la banda e vivere una nuova vita con la sua nuova compagna. Ma andarsene non sarà una cosa facile, visto che la polizia si sta avvicinando sempre più pericolosamente alla verità. Un nuovo colpo, a cui Doug non potrà rinunciare, sarà la chiave di volta per tutti i protagonisti.
Basato sul romanzo “The Town - il principe dei ladri” dello scrittore statunitense Chuck Hogan, il valente Ben Affleck, si suddivide ancora una volta e con risultati molto apprezzabili, nella triplice veste di sceneggiatore, attore e regista.
Dopo aver vinto l’Oscar insieme al suo caro amico Matt Damon, per la miglior sceneggiatura con il film “Will Hunting - Genio ribelle”, la carriera di Affleck, non è stata all’altezza di quella di Damon, il quale può vantarsi è con pieno merito di appartenere a quella ristretta cerchia di attori di buon livello, sul quale le major possono puntare ad occhi chiusi per ottenere dei buoni incassi al botteghino.
Con “The Town” il mascelloso Affleck, segna sicuramente un’altro punto a suo favore, per arrivare ad ottenere quella giusta consacrazione che ancora gli manca per essere una star di pari livello del suo socio Damon.
Il film è ottimamente interpretato dal cast allestito da Affleck, in particolar modo dal bravissimo Jeremy Renner, candidato agli Oscar nella categoria di miglior attore non protagonista, per aver interpretato in maniera molto convincente il psicolabile e cattivissimo Jem. Ottima anche la prova di John Hamm, nel ruolo dello spietato ed infido agente dell’FBI che vuole a tutti i costi porre fine alle imprese criminali della banda. Tra gli attori, ne fa parte anche il bravo e sfortunato Pete Postlethwaite, nella sua ultima performance prima del suo recente decesso per cancro.
Gli elementi per guardare un buon film ci sono tutti, difatti oltre all’indispensabile dose di action adrenalinica che tanto piace ai maschietti è compresa anche la storia d’amore tra i due protagonisti, circostanza che farà sicuramente piacere anche al pubblico femminile con buona pace di entrambi.

Namor

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Di Angie (del 23/03/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 813 volte)
Titolo originale
Unstoppable
Produzione
USA 2010
Regia
Tony Scott
Interpreti
Denzel Washington, Chris Pine, Rosario Dawson, Ethan Suplee, Kevin Dunn.
Durata
99 Minuti

Dopo un anno dalla proiezione di “Pelhan 1 2 3”, Ostaggi in metropolitana”, con il bravissimo Denzel Washington , come protagonista è il rinnovato John Travolta a fargli da antagonista, il regista Tony Scott, con “Unstoppable - Fuori Controllo”, ci ripropone un altro film d’azione carico di suspense adrenalinica.
Come si può fermare un treno lungo un Km e mezzo, che trasporta materiali altamente infiammabili, senza un conducente a bordo in grado di controllarlo? Questo è il quesito che il filmaker americano, pone allo spettatore, dando vita ad una pellicola mozzafiato.
Scott, cattura il pubblico in una corsa contro il tempo, per fermare questo proiettile impazzito, prima che deragli in un centro abitato, causando l’esplosione di una intera città. Siamo in Pennsylvania: i due sfortunati che devono porre rimedio a questo grave errore umano, sono un uomo a due settimane dal prepensionamento, con 28 anni d’esperienza alle spalle: Frank Bries (Denzel Washington) e, il giovane Will (Pine Chris), capotreno al suo primo giorno di lavoro, pronto a dimostrare le sue capacità.
Due uomini normali , entrambi con gli stessi problemi familiari e lavorativi, che li rendono più umani e, forse anche più eroi agli occhi dello spettatore. I due decidono di infischiarsene altamente degli ordini dei superiori e, rischiare la propria vita nel tentare l’impossibile per fermare il veicolo impazzito in corsa , facendoci trascorrere così 90 minuti con il fiato sospeso.
Il film inizia in sordina, parte lento… ma è solo la quiete prima della tempesta… Infatti a poco a poco sale di tono con la scena di questo bolide impazzito, mentre travolge tutto quello che trova sul suo percorso, accompagnato dalla forte musica ad effetto, ed inquadrature frenetiche tipiche degli action movie di Scott, portano i livelli di adrenalina dello spettatore alle stelle.
Nonostante un finale scontato , Unstoppable è una pellicola emozionante che riesce a tenere costantemente lo spettatore sotto pressione, dandogli la sensazione di vivere accanto ai due protagonisti, nel loro coraggioso è folle tentativo di sventare la paurosa catastrofe. Buono il cast, sia Denzel, che Pine ( i due protagonisti), ottima anche la parte recitata dalla brava Rosario Dawson, come responsabile del traffico ferroviario.
Anche la regia è stata magistrale. Ancora una volta Tony Scott ( maestro del cinema contemporaneo), si conferma così un ottimo regista, per aver trasformato un fatto di cronaca realmente accaduto nel 2001, in un film che di certo soddisferà gli amanti del genere action.

 Angie

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Di mimmotron (del 21/03/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 870 volte)
Titolo originale
The Royal Tenenbaums
Produzione
USA 2001
Regia
Wes Anderson
Interpreti
Gene Hackman, Anjelica Huston, Ben Stiller, Gwyneth Paltrow, Luke Wilson.
Durata
109 Minuti

Non assistevo alla visione di un film così particolare dai tempi de Il fascino discreto della borghesia. Naturalmente I Tenenbaum, questo è il titolo, non appartiene al genere surreale del maestro Luis Buuel, ma poco ci manca. I protagonisti sono i membri di questa famiglia e le vicissitudini della loro vita molto probabilmente causate dal estremo anticonformismo del capo famiglia Royal Tenembaum. Quest'ultimo infatti, dopo aver avuto due figli uno Chas a 12 anni già un genio della finanza l'altro Richie un campioncino di tennis e la figlia adottiva Margot talentuosa scrittrice, decide di lasciare la famiglia. Crescendo il loro talento si perde per diverse ragioni. Chas dopo essersi sposato ed aver avuto due figli perde la moglie in un incidente aereo e ora costringe i figli a vivere in uno stato di perenne emergenza difatti ritornano a vivere nella vecchia casa di famiglia perché nella loro l'impianto antincendio è da revisionare. Per inciso nella vecchia casa non c'è! Vecchia casa ancora abitata dalla madre, la signora Etheline. Anche Margot in crisi con il marito decide di ritornare a vivere con la madre. Royal, rimasto senza soldi, con la complicità del vecchio maggiordomo Pagoda, ancora in servizio nella casa di famiglia, ma sempre rimastogli fedele inscena una malattia che lasciandogli solo pochi giorni di vita (5 settimane) decide di trascorre a casa tra gli affetti più cari. A questo punto i membri della famiglia decidono di avvisare Richie che dopo aver perso la finale di un importante torneo tennistico si imbarca su di una nave di linea oceanica. La famiglia una volta riunita finisce per tirare fuori il risentimento, l'amore e il rammarico di una vita sprecata. L'unico ad intuire che Royal sta mentendo sul suo stato di salute è il nuovo compagno di Etheline. Lo smascheramento di questo imbroglio diverrà un elemento che porterà tutta la famiglia a rivedere le proprie posizioni affettive e per certi versi, anche ad una catarsi per alcuni di loro.
Come ho scritto all'inizio questa pellicola pare a tratti surreale soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi che vale molto di più della trama stessa del film che è alquanto lineare. Da segnalare, inoltre, una colonna sonora molto bella che offre il giusto accompagnamento a molte scene.

mimmotron

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Di Namor (del 18/03/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 2434 volte)
Titolo originale
El Ultim Catòn
Autore
Matilde Assensi
Editore
Sonzogno Editore
Prima edizione
2005

Suor Ottavia Salina, esperta di paleografia e massima autorità dell’archivio segreto del Vaticano, viene convocata d’urgenza dalle supreme sfere, per decifrare alcune strane scarificazioni sul corpo di un giovane Etiope, rinvenuto senza vita sui monti della Grecia. Le raccapriccianti foto che le vengono mostrate, rappresentano sette croci e sette lettere in greco antico inoltre, vicino al corpo, vengono trovati tre pezzetti di legno. Quelle che sembravano delle banali schegge di legno, risulteranno essere dei veri frammenti della croce di Gesù Cristo. A trafugarli in quasi tutte le chiese ove sono custoditi, è una misteriosa setta, tanto antica da essere addirittura dimenticata: gli Staurophylakes, ovvero i Guardiani della Vera Croce. Il Vaticano per porre fine al continuo ladrocinio, forma una squadra di esperti storici composta da Suor Salina, l’inflessibile Capitano delle Guardie Svizzere, Kaspar Glauser-Roist ed il professore in archeologia Farag Boswell. Dopo alcuni giorni d’indagine, i tre scoprono che l’unica chiave per risolvere il mistero ed arrivare ai ladri del Santo legno, risulta essere quella, di decifrare la Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente i versi del Purgatorio, ove si nascondono preziosi indizi per reperire i luoghi e superare le pericolose prove richieste, per riuscire ad accedere alla meta finale: il Paradiso, ovvero, il luogo dove risiedono gli Staurophylakes.
Idea affascinante quella di sfruttare la Divina Commedia per dar vita ad un’avventura archeologica, personaggi e componenti per creare l’atmosfera giusta ci sono, infatti nella prima metà della lettura del libro il tasso di attenzione è abbastanza alto, peccato per il restante, poiché l’interesse si abbassa irrimediabilmente. Tale motivazione emerge dalla necessità di dover rileggere le difficili terzine del Purgatorio che i protagonisti devono decifrare per poter proseguire il loro cammino, è nel fatto che alcune situazioni e avvenimenti durante la trama appaiono poco innovativi, soprattutto per coloro che hanno già speso molto tempo nel leggere questo filone di libri.
In ogni caso, “L’ultimo Catone” di Matilde Asensi, ha ricevuto sia elogi che critiche dai suoi lettori, per quanto mi riguarda sono d’accordo con il giudizio dei critici, ma ciò non significa che il libro non vada preso in considerazione, considerato che a molti è piaciuto!

 Namor

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Di Miryam (del 16/03/2011 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 1362 volte)
Titolo originale
La cittadella
Produzione
Italia 1964
Episodi / Durata
7 / 55 Minuti

La cittadella” è stato uno sceneggiato che ha avuto uno straordinario successo quando la Rai, lo mise in onda per la prima volta nel 1964 con la regia di Anton Giulio Maiano.
Teleromanzo già conosciuto in quanto tratto dall’omonimo romanzo di Archibald Cronin. La storia inizia con un ormai vecchio dottor Andrew Manson (Alberto Lupo), che tra un bicchiere di cognac e l’altro racconta ad un giovane medico, Gabriele Antonini, la sua storia divisa tra i poveri minatori del Galles del sud, costretti a lavorare in condizioni disumane, e il suo amore per la dolce e coraggiosa Christine (Anna Maria Guarnieri), e l’ambizione, che lo aveva catturato frequentando le ricche e viziate persone nella città di Londra, dove si era poi trasferito.
Nel suo racconta Manson, rivela anche l’incontro passionale con la procace e ricchissima Francis, per la quale aveva perso la testa, senza però mai dimenticare la sua dolce Christine, che lo ha sempre aspettato in silenzio.
Infatti pentito del mancato rispetto verso la moglie, rinuncia non solo a quella donna, ma anche alla vita agiata che gli offriva la nuova clientela, dello studio medico nel pieno centro di Londra per tornare ad essere quello che era. Purtroppo quando tutto sembrava essere tornato alla normalità, Christine, a seguito di un incidente stradale, perde la vita, quindi Manson decide di ricongiungersi con i due vecchi amici e aprire un nuovo studio medico in una tranquilla cittadina scozzese.
Ho visto lo sceneggiato in una delle tante repliche della Rai, ma ero pur sempre una ragazzina, nel rivederlo oggi devo dire che l’ho molto apprezzato, l’ho trovato commovente, inutile dire della bravura degli attori scelti per le varie parti, un Alberto Lupo che vestiva i panni del medico in maniera egregia, una giovane Anna Maria Guarnieri, bella e molto espressiva e non dimentichiamo una Laura Efrikan in erba, che recitava in modo sommesso e timido in quanto innamorata del giovane Manson.
Che dire… uno sceneggiato a dir mio veramente piacevole.

 Miryam

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Di Asterix451 (del 14/03/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 949 volte)
Titolo originale
Tron - Legacy
Produzione
USA 2010
Regia
Joseph Kosinski
Interpreti
Jeff Bridges, Garrett Hedlund, Olivia Wilde, Michael Sheen, Bruce Boxleitner.
Durata
127 Minuti
Trailer

Kevin Flynn (Jeff Bridges) è un creatore di videogiochi che negli anni ’80 ha raggiunto la notorietà mondiale con un celeberrimo videogioco, Tron, ma la sua ambizione si spinge molto più lontano, esattamente all’interno della Rete: qui ritiene che tutto possa esistere, purchè una mente umana sia abbastanza geniale da immaginarlo. Un mondo interamente digitale, come sussurra a suo figlio Sam (Garrett Hedlund) ancora bambino, la sera, per farlo addormentare. Gli promette, infatti, che presto lo sbalordirà con una fantastica scoperta.
Invece Kevin Flynn scompare quella stessa sera, nel nulla.
Sam cresce da solo, ribelle: per lui è tutta una adrenalinica partita da giocare, in sella alla sua moto oppure in base jumping da un grattacielo, per sfuggire alla Polizia. Non ci sono illusioni, solo il gusto della sfida. Non crede nemmeno allo storico amico di suo padre, Alan (Bruce Boxleitner), l’unico ancora convinto che Kevin abbia superato una frontiera da lui stesso creata, rimanendone prigioniero. Tuttavia Sam decide di tornare in un luogo dove i ricordi sono ancora dolorosi, nonostante gli anni: FLYNN’S, la vecchia sala giochi di suo padre. Qui scopre la porta per la Rete, una realtà che ha sempre osservato dal monitor, popolata dai Programmi e tiranneggiata da CLU 2.0 (Jeff Bridges), che vive per organizzare incontri “all’ultimo bit” di vita all’interno di una enorme arena di gioco.
Sam, dopo essere stato catturato, viene identificato come un “Creatore” e, perdipiù, figlio di colui che diede la vita allo stesso CLU. Il suo destino è in arena, dove sta per soccombere, se non fosse per l’intervento della misteriosa Quorra (Olivia Wilde), che lo conduce sino ai margini più remoti della programmazione.
Alla sorgente di quelle rivelazioni che attende da quando era bambino.
Joseph Kosinski esordisce in questa produzione Disney con una pellicola dall’altissimo impatto visivo, riprendendo l’ormai classica versione del 1982: questa proponeva il mondo semi sconosciuto dei computer ed il conflitto intellettuale che nasce dal confronto tra l’uomo e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, approfondito sempre più da letteratura e cinema.
“Tron – Legacy” si colloca tra il sequel ed il remake, caratterizzato da un 3D visivamente impressionante, reso ipnotico dalla colonna sonora dei Daft Punk: la sinergia è totale, per dar vita ad ambientazioni al di fuori del nostro mondo, recuperando quelle del vecchio film (probabili ispiratrici del telefilm “Automan”) per aggiornarle agli standard attuali.
Le sequenze d’azione sono entusiasmanti in entrambi i mondi, ma vi sono momenti di introspezione in cui ci si limita semplicemente ad osservare, come di fronte a panorami sconosciuti. Curiosamente, in entrambi i film si sfiora la noia in viaggio sul vettore, ma è solo un istante.
Jeff Bridges recita sia da anziano che da giovane, grazie al digitale, e la sua interpretazione non ha paragone con quella del 1982: Garrett Hedlund, Sam, lo batte rispetto al primo film, ma gli si inchina oggi. Bellissime all’inverosimile le interpreti femminili, dagli occhi luminosi come le tute sensuali che indossano!
Alcune strizzate d’occhio ad altri classici della fantascienza.
Lo consiglio a tutti, escluso coloro che non abbiano confidenza con il mondo del computer perché avrebbero difficoltà a seguirlo. Per tutti gli altri, penso che troveranno in “Tron – Legacy” differenti aspetti apprezzabili, pur non essendo una nuova frontiera della fantascienza.

Asterix451

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Di Namor (del 11/03/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 939 volte)
Titolo originale
Winter's Bone
Produzione
USA 2010
Regia
Debra Granik
Interpreti
Jennifer Lawrence, John Hawkes, Kevin Breznahan, Dale Dickey, Lauren Sweetser.
Durata
100 Minuti
Trailer

In una delle tante famiglie disadattate dell’alto piano del Missouri, la 17 enne Ree Dolly (Jennifer Lawrence), si vede costretta suo malgrado a calarsi nel gravoso ruolo di capofamiglia, occupandosi dei due fratelli minori è della madre malata. Suo padre è un poco di buono che vive di bassi espedienti, come la produzione e lo spaccio di metanfetamine, occupazione che gli procurerà l’inevitabile soggiorno nelle carceri di Ozark .
Mentre Ree, fa il possibile per accudire i suoi cari al meglio delle sue scarne possibilità, lo sceriffo recatosi a casa sua, gli comunica che il padre è uscito di galera garantendo la loro proprietà come cauzione e che nell’ipotesi in cui non comparisse il giorno dell’udienza, considerata la sua momentanea irreperibilità, gli verrà confiscata la proprietà dove loro vivono attualmente. Ree, per non perdere la casa, si mette immediatamente sulle tracce del padre facendo domande scomode e pericolose, in un ambiente popolato da loschi individui, che non hanno nessuna voglia di far emergere la cruda verità sulla scomparsa del padre.
Un gelido inverno - Winter’s Bone” è una pellicola dai toni cupi e intimidatori, come i suoi ruvidi protagonisti, che pur di difendere la loro conveniente privacy, non si fanno scrupoli nel trasformarsi in mortali punitori verso chiunque si accinga a violarla. Il film é tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Woodrell, adattato per il grande schermo dalla regista Debra Granik e dalla produttrice Anne Rosellini, entrambe fresche candidate agli Oscar per la miglior sceneggiatura non originale.
Tra le altre candidature che completano le quattro nomination agli Oscar, vi sono quella di miglior film, miglior attore non protagonista per John Hawkes e miglior attrice protagonista per Jennifer Lawrence.
La Lawrence, che ha vinto il Golden Globe per questa interpretazione, risulta incredibilmente brava ad impersonare un personaggio così difficile come la Ree, la sua performance sembra addirittura quella di una veterana del cinema è non quella di una giovane attrice al suo primo titolo da protagonista. Se non sbaglia le prossime sceneggiature, son pronto a scommettere che in futuro ne sentiremo parlare un gran bene.
Per quanto riguarda il mio giudizio complessivo sulla pellicola è indubbiamente favorevole, l’opera nonostante accusi un po’ di lentezza nello sviluppo della trama, merita sicuramente di essere visto, anche se, non a tutti piacerà.

 Namor

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Di Angie (del 09/03/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 1100 volte)
Titolo originale
Shout at the Devil
Autore
Wilbur Smith
Prima edizione
1968

Nel leggere per caso un articolo riguardante Wilbur Smith, il grande scrittore e autore d’avventura più letto e venduto nel mondo (si parla di 32 romanzi, venduti quasi 120 milioni di copie in tutto il mondo, di cui 18 milioni solo in Italia), mi sono ricordata di avere un suo vecchio romanzo: “Ci rivedremo all’inferno” su gli scaffali della mia libreria, che un po’ per negligenza e un po’ per mancanza di tempo, era rimasto molto tempo nel dimenticatoio.
Approfittando del tempo libero che inaspettatamente mi si è presentato, mi sono dedicata subito alla lettura del romanzo in questione.
Siamo in Mozambico, alla vigilia del primo conflitto mondiale. Su questo territorio di possedimento Portoghese, Flynn Patrick O’Flynn, cacciava elefanti di frodo. Lo faceva di professione e, si reputava di essere il migliore di tutta la costa orientale dell’Africa. Flynn predatore spietato, sempre pronto a centrare la sua preda, era considerato dagli indigeni la reincarnazione di Mowana Lisa, un famoso leone divoratore di uomini, di cui si dice che Flynn avesse ereditato forza e temperamento. Durante le sue battute di caccia Flynn sconfinava spesso nella vicina colonia tedesca del Tanganica e nella riserva personale del Kaiser, suscitando le ire del commissario imperiale Herr Harman Fleischer. Quando in Europa scoppia la guerra e il Portogallo si allea con l’Inghilterra, Fleischer può finalmente dare a sua volta la caccia all’odiato avversario Flynn, detestato soprattutto per il suo modo di vivere così spavaldo e sicuro di sé. Ne nasce uno scontro di caratteri, una lotta continua che sconvolge la vita di entrambi i contendenti, con emozioni e peripezie di ogni genere e tutto ciò che avviene sullo sfondo maestoso della giungla africana.
E una bella storia di coraggio e di avventura chi mi ha suscitato vivo interesse a portare a termine la lettura del romanzo, cosa che non mi è dispiaciuto affatto.
Un libro che sostiene appieno il suo motto : “Afferrare il lettore per la gola sin dalla prima pagina e non mollare la presa fino all’ultima”.

 Angie

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Di mimmotron (del 07/03/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1166 volte)
Titolo originale
La bocca del lupo
Produzione
Italia 2009
Regia
Pietro Marcello
Interpreti
Vincenzo Motta, Mary Monaco
Durata
76 Minuti

La bocca del lupo non rappresenta la solita pellicola cinematografica, ma bensì un capolavoro. Quasi non riesco a scriverne tante sono le emozioni che ancora mi suscita la visione di questo lungometraggio. Ho già scritto di Accattone di Pasolini al quale non si può non pensare guardando questa opera in cui abbiamo un ritorno, tra i protagonisti, dei vinti delle persone che vivono ai margini della società, di quel sottoproletariato che ancora esiste anche se trasformatosi nella nostra civiltà da quello di stampo Marxista che siamo stati abituati a conoscere. L'evidente differenza tra le due pellicole è il malinconico lieto fine a cui ci conduce l'autore, non portandoci contrariamente al titolo nella bocca del lupo. Il titolo si riferisce con ragione al pericolo a cui tutti noi siamo soggetti ovvero di finire nelle fauci del lupo intese come i metaforici pericoli della nostra società. Questa seconda opera di Pietro Marcello che ha ottenuto diversi riconoscimenti anche a livello internazionale racconta la storia di Vincenzo e Mary, sullo sfondo di Genova ed i suoi carruggi, città che entra nella storia stessa con tutte le sue trasformazioni avute nel tempo. Questo aspetto del mutamento negli anni della città viene realizzato inserendo nel film diversi spezzoni di vecchie riprese effettuate tra le strade e naturalmente con uno sguardo spesso rivolto alla zona del porto simbolo stesso della città di Genova. Vincenzo e Mary si sono conosciuti durante la loro detenzione in carcere e dopo la scarcerazione Mary aspetta pazientemente il proprio compagno per molti lunghi anni. Accarezzando l'idea di coronare il loro sogno d'amore ovvero andare a vivere in una casetta in campagna con qualche animale e un piccolo orto da curare dove trascorrere in pace la vecchiaia. Della trama non voglio dirvi altro perché mi piace pensare che anche voi non vogliate sapere tutti i dettagli per non privarvi delle sorprese che il regista ci offre raccontandoci questa bellissima storia. Inoltre mi fermo nel descrivervi le sensazioni che ho provato nel vederlo per non diventare troppo retorico, l'unica ed ultima cosa che voglio aggiungere è che il film viene classificato come documentario, ma il flusso emozionante dei fatti narrati annulla questa classificazione facendolo scivolare nel melodramma.

mimmotron

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Di Namor




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