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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 04/03/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1195 volte)
Titolo originale
Centurion
Produzione
Gran Bretagna 2010
Regia
Neil Marshall
Interpreti
Michael Fassbender, Dominic West, Olga Kurylenko, Noel Clarke, David Morrissey.
Durata
130 Minuti

Il centurione Quintus Dias (Michael Fassbender), viene catturato dopo la caduta della sua fortezza in Britannia, sotto i colpi dei loro nemici, il popolo indigeno dei feroci e sanguinari Pitti.
Dopo essere stato interrogato inutilmente dal loro capo Gorlacon (Ulrich Thomsen), il valoroso centurione riesce a fuggire ed a unirsi alla storica IX Legione, guidata dal prode generale Virilus (Dominic West), inviato per debellare definitivamente la ribellione dei Pitti in Britannia. Insieme alla IX Legione viene aggregata una guida femminile di nome Etain (Olga Kurylenko), una donna guerriero affiliata al clan dei Pitti. Sarà proprio in seguito ad un suo tradimento, ben celato dalle false fattezze di accompagnatore devoto all’Impero Romano, che la valorosa IX Legione composta da 3000 uomini, cadrà vittima d’una imboscata ben ordita per il suo annientamento.
In una serrata caccia all’uomo da parte dei Pitti, verso i pochi soldati romani rimasti vivi, Quintus Dias riesce ad arrivare al forte più vicino, per fare rapporto rivelando ciò che è successo alla IX Legione. Ma il suo resoconto non viene preso in considerazione dal console e dai suoi generali, poiché viste le modalità dell’inutile sacrificio della IX legione, agli occhi del popolo romano risulterebbe come un totale fallimento, screditando la carriera militare e politica dei loro mandatari.
Centurion” diretto da Neil Marshall è basato su una delle tante supposizioni fatte dagli storici, riguardante il mistero dell’inutile scomparsa dell’inarrestabile IX Legione.
L’anno scorso avevo letto su una rivista di cinema della realizzazione di tale pellicola riguardante questo affascinante enigma storico, mentre ne attendevo invano l’uscita nelle sale (cosa che non è mai avvenuta) per cui ho dovuto ripiegare sul noleggio del dvd per poterlo finalmente vedere.
Al termine del film, mi sono reso conto che le mie aspettative andavano ben oltre a quello che per me era una modestissima pellicola, che ben poco illustra la genesi ed il susseguente appellativo dell’eroica ed incontenibile IX Legione, poichè si concentra per la maggior parte sul personaggio del Centurione Dias, tralasciando il vero obbiettivo: quello di un maggior approfondimento storico sulla IX Legione, cosa che avrebbe sicuramente reso “Centurion”, un’opera di maggior gradimento da parte degli spettatori. Difatti il film, se non vi fossero quelle poche scene nelle quali si vedono le divise dell’Esercito Romano, sembrerebbe più una sorte di Robin Hood, proprio per le ambientazioni ove si è svolta la storia. Non so se l’effettivo mistero della scomparsa della IX Legione, sia dovuta o no a questa leggenda, ma di sicuro abbiamo risolto l’enigma del motivo per cui il film non sia stato trasmesso al cinema.
L’unica cosa che salvo con un voto di larga sufficienza è la prova di Michael Fassbender, nei panni del Centurione Quintus Dias… tutto il resto e noia!

Namor

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Di Andy (del 01/03/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 1404 volte)
Artista
Mike Oldfield
Titolo
Crises
Anno
1983
Label
Virgin Records

La maggior parte di no, di questo mitico album del 1983, conosce le hit songs Moonlight Shadows e Foreign Affair, ma bisogna dire che c’è davvero dell’altro in Crises. Mike Oldfield, poliedrico e geniale polistrumentista inglese, classe 1953, dopo l’enorme successo di Tubular Bells, un opera che non ha bisogno di presentazioni, il cui tema principale sarà ricordato da molti come colonna sonora del terrificante L’Esorcista, decide di dare una svolta più orientata verso il pop rock che inizia ad imperversare in quegli anni, cercando di racchiudere in forma di canzone, il suo stile visionario ed eclettico, un insieme di influenze quasi impossibile da etichettare, a cavallo tra prog, celtico, hard e folk. Ad onor del vero, una missione impossibile, perché nelle due canzoni sopracitate, traspare ben poco del mondo musicale, anche abbastanza complesso di Oldfield. Ma, si sa, le case discografiche esercitano non poche pressioni sugli artisti di loro appartenenza, e d’altronde la Virgin, aveva avuto non poco coraggio a produrre e lanciare un progetto difficile come Tubular Bells, benché poi ampiamente ripagata dall’enorme successo durato anni di classifica, ma erano gli anni settanta e la mentalità del pubblico era diversa, atta a sperimentare ed ascoltare e in quell’ellepì c’era davvero tanto da ascoltare. Gli anni ottanta si aprono a contaminazioni punk, funk, dance e bisogna restare a galla e sfornare un album più semplice che faccia subito presa, da cui estrarre un paio di singoli commerciali. Ma tanto per non smentirsi, l’album si apre con la title-track che è una suite di venti minuti; l’inizio è sospeso in un atmosfera molto astrale, senza tempo e confini, e il viaggio che sembra iniziare nello spazio, grazie ai suoni celestiali e dalle sonorità celtiche, si sposta quasi drasticamente in un ambiente urbano notturno e inquietante per merito delle chitarre suonate con l’inconfondibile tocco morbido e intenso di Mike, in un overdubbing chitarristico magistrale, che spazia dal blues rock all’hard rock e rende ottimamente l’idea del caos cittadino e delle crisi che questo può appunto generare nella specie umana. L’ascolto di questo brano è un susseguirsi di suggestioni diverse, la parte dal sapore scozzese è dolce ed emozionante e il finale di nuovo spaziale, in un crescendo di batteria devastante, grazie ad una grande performance di un giovanissimo Simon Phillips , attuale drummer dei Toto , chiude un sogno musicale praticamente perfetto. Ed ecco spuntare Moonlight Shadows, cantata dall’angelica voce di Maggie Really e il cui testo sembra fosse ispirato all’omicidio di John Lennon; sarà una canzone pop, però rimane sempre una grande canzone, lasciatemelo dire. Un’altra super partecipazione quella di Jon Anderson degli Yes, a cantare in High Places con la sua splendida voce. Foreign Affair, stesso discorso di Moonlight..sarà una canzone pop semplice, ma riascoltata anche ora, ha la sua bella atmosfera sospesa e adatta a un testo che parla di un amore straniero, forse virtuale, che porta ad intraprendere un viaggio forse altrettanto virtuale per trovare un sentimento e una serenità difficili da raggiungere. Come avrete capito, Crises è un disco molto introspettivo e i testi riguardano tutti una ricerca di pace interiore e una sorta di fuga da un esistenza tormentata. Taurus 3 è un bellissimo strumentale dalla melodia spagnoleggiante, la sei corde acustica è suonata splendidamente da Oldfield, che inserisce anche il mandolino in questa ballata dal sapore gitano. Shadow On The Wall è il pezzo più potente dell’ellepì e la voce cattivissima di Roger Chapman si addice a questo rabbioso rock che chiude un grande album di svolta, che seppur con le sue sonorità più commerciali, ha scalato le classifiche mondiali e portato ulteriore onore a uno dei più grandi musicisti dei nostri tempi, geniale e fuori da ogni etichetta..buon ascolto!

 Andy

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Di Namor (del 25/02/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1391 volte)
Titolo originale
Vallanzasca - Gli angeli del male
Produzione
Italia 2010
Regia
Michele Placido
Interpreti
Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Francesco Scianna.
Durata
125 Minuti
Trailer

Michele Placido con “Vallanzasca - Gli angeli del male”, realizza l’antico progetto di portare sul grande schermo le efferate gesta dello sfrontato bandito Renato Vallanzasca e della sua spietata gang della Comasina.
In origine, sarebbe dovuto essere proprio Placido, ad interpretare la parte del bel Renè, nel 1977, ma poi non se ne fece più nulla, poichè Vallanzasca, all’epoca, era in attesa della sentenza dalla Corte d’Assisi, per il rapimento di Emanuela Trapani.
Ed ecco che 34 anni dopo, si realizza il progetto Vallanzasca, ad interpretarlo è uno strepitoso Kim Rossi Stuart, diretto dalla buona mano di Michele Placido. Efficiente e concreto anche il resto del cast, nell’impersonare i vari personaggi che fecero parte della parentesi criminale di Vallanzasca.
La pellicola dopo essere stata presentata alla mostra di Venezia, è stata oggetto di attacchi da parte della Lega Nord, la quale invitava il pubblico italiano a boicottare il film, reo di bonificare oltremisura lo spietato Vallanzasca.
Tengo a precisare che personalmente non sono d’accordo con il giudizio del partito padano sul film, sarebbe ora che la Lega si dia da fare per risolvere i problemi del paese e non preoccuparsi (per farsi solo pubblicità), di cose che non gli competono, posto che la pellicola ha il solo merito d’intrattenere il pubblico, nella speranza che ciò che si veda faccia meditare, soprattutto i più giovani, che la strada del crimine non paga mai, visto che ad oggi Renato Valanzasca non è riuscito a farsi condonare i 4 ergastoli che sta ancora giustamente scontando.
Sono stati realizzati film su personaggi che hanno compiuto atti di efferatezza ben più crudeli di quella adoperata da Vallanzasca, quindi non era proprio il caso di sollevare un’inutile polemica, sulla sua visione.
A parer mio, se un film merita per la qualità artistica espressa, vale sempre la pena di essere visto, qualunque sia il soggetto su cui esso è basato.

Namor

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Di Asterix451 (del 21/02/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 885 volte)
Titolo originale
Pride and Glory
Produzione
USA 2008
Regia
Gavin O’Connor
Interpreti
Edward Norton, Colin Farrell, Noah Emmerich, Jon Voight, Jennifer Ehle
Durata
125 Minuti

Notte di sangue nella cupa New York.
Quattro poliziotti della Narcotici giacciono a terra, morti, crivellati dalle pallottole: tutto fa pensare ad un’irruzione finita male e la notizia si propaga fino ai vertici del Dipartimento, mentre la scena del delitto viene circoscritta; immediatamente la tensione sale alle stelle e l’emotività rischia di prendere il sopravvento, dato che quegli uomini sono vincolati tra loro da un legame di sangue, oltre che dalla morale istituzionale.
Francis Tierney (Jon Voight) è il Capo della Polizia; Francis Tierney Jr (Noah Emmerich) è suo figlio e comanda la sezione Narcotici; Ray Tierney (Edward Norton), è rispettivamente figlio e fratello dei primi due, oltre ad essere lo schivo detective a cui vengono affidate le indagini. Il suo impeccabile stato di servizio ed il talento investigativo potrebbero far luce sulla vicenda, non fosse che lui è uscito di scena ormai da tempo, in seguito ad un tragico episodio. Teme un conflitto di interessi troppo forte, soprattutto ad una prima analisi dei fatti, che rivela casi di corruzione molto grave all’interno del Dipartimento. Per questo motivo Ray cerca dapprima di svincolarsi, consultandosi anche con il padre, ma una volta cominciate le indagini deciderà di andare fino in fondo.
Corruzione stratificata, doppio gioco ed omertà caratterizzano un thriller investigativo che morde di tanto in tanto con qualche sequenza più veloce, senza entrare mai in temperatura. Il cast stellare non risolvere una ridondanza di trame già proposte, laccate della solita risciacquatura all’americana fatta di bandiere in bella vista, “mea culpa” delle istituzioni e trionfo finale dell’onestà del singolo che è metafora della massa, a prescindere e nonostante tutto.
Dello stesso anno è “La notte non aspetta”, con Keanu Reeves: i paralleli tra i due film sono tanti, per trama e “motorizzazione diesel” (ossia, senza una vera entrata in coppia); tutto grava sulle spalle dei talentuosi protagonisti.
Edward Norton è un efficace quanto scontato detective: un ruolo che lo banalizza, soprattutto dopo le trasformazioni di alcuni ruoli precedenti, capace di cambiare pelle da un film all’altro come De Niro. La stessa sorte tocca al bravo Colin Farrell, poliziotto sgradevole e corrotto: meno stereotipato, sì, ma che spreco…
Jon Voight, al solito, perfettamente in ruolo come padre e capo del Dipartimento. Gavin O’Connor firma una pellicola ben realizzata ed intelligente, che però non risalta come vorrebbe nel panorama dei thriller polizieschi; la mia impressione è che sia più abituato al cinema impegnato dei festival, ed il suo impegno lo dimostra, piuttosto che ad una pellicola di sala così lunga.
Può piacere ai fan dei vari attori protagonisti e a chi non si annoia con i film lenti ed introspettivi, girati nel chiaroscuro delle notti metropolitane; niente a che vedere con “Training Day” o “L.A. Confidential” (per esempio).

Asterix451

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Di Miryam (del 18/02/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1407 volte)
Titolo originale
Whatever Happened to Baby Jane?
Produzione
USA1962
Regia
Robert Aldrich
Interpreti
Bette Davis, Joan Crawford, Maidie Norman, Victor Buono, Anna Lee
Durata
134 Minuti

Siamo nei primi anni del 900, Jane Hudson ( Bette Davis ) è una bambina prodigio, infatti dotata di canto e di bellezza, gira tra i vari teatri degli Stati Uniti accompagnata dal padre e dalla timida sorella Blanche (Joan Crawford), la quale viene trattata dalla capricciosa Jane, in maniera alquanto sprezzante. Purtroppo da li a poco, diventando adolescente, il successo della piccola diva incomincia a decadere, però, testarda fino all’ultimo, continua a proseguire la carriera da attrice che ormai è sul viale del tramonto.
Al contrario, è proprio la sorella Blanche ad entrare nel mondo dello spettacolo diventando una delle dive più famose, fino a quando un incidente dalle circostanze non molto chiare, la porterà a vivere una vita su una sedia a rotelle. Gli anni passano e le sorelle ormai anziane, si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto, dove Jane, ormai alcolizzata e disturbata mentalmente, si prende cura della sorella con atteggiamenti non certo amorevoli, anzi, la sottopone a maltrattamenti di ogni genere, la picchia selvaggiamente facendole patire anche la fame, crudelmente le uccide il canarino che teneva in gabbia e addirittura le serve un topo morto sul vassoio; tutto ciò dettato dalla vendetta, come se volesse in qualche modo fargliela pagare per averle portato via il successo.
Che fine ha fatto Baby Jane”, pellicola del 1962, è stato presentato l’anno successivo al Festival di Cannes, il regista Robert Aldrich, ha diretto questo film egregiamente facendo addirittura sfociare un dramma familiare in maniera inquietante, raccontando il rapporto conflittuale delle due sorelle con risvolti alquanto macabri, che associati al bianco e nero e al tempo in cui è stato girato, era da ritenersi veramente una pellicola horror.
Per quanto riguarda le due attrici scelte… beh che dire? Due star dello spettacolo acerrime nemiche e rivali del grande schermo, Bette Davis, una Jane agghiacciante nella parte della sorella pazza e Joan Crawford, timida e insicura vittima delle angherie della sorella, due interpretazioni a mio parere fantastiche, reali, che ricordo perfettamente nonostante siano passati diversi anni da quando l’ho visto. Le scene forti come il topo sul vassoio e l’atteggiamento violento di Jane, mi avevano a quel tempo impressionato… rivedendolo oggi non mi ha certo suscitato l’angoscia di allora, anche perché gli horror dei nostri giorni sono ben diversi, però le pellicole in bianco e nero non perdono mai il loro fascino, anzi riescono a rendere più vere certe immagini,cosa che non sempre il colore riesce a fare.

Miryam

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Di Namor (del 14/02/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 998 volte)
Titolo originale
The Blind Side
Produzione
USA 2009
Regia
John Lee Hancock
Interpreti
Sandra Bullock, Tim McGraw, Quinton Aaron, Kathy Bates, Lily Collins.
Durata
128 Minuti
Trailer

Micheal Oher alias Big Mike (per la sua maestosa statura), è un diciassettenne senza casa, sballottato da una famiglia all’altra, dopo essere stato tolto alla madre (fumatrice di Crack). Il padre, Big MIke non lo ha mai conosciuto, poiché fu abbandonato ancora prima di venire al mondo.
Grazie alla conoscenza del suo attuale tutore, la mancanza di fondi e di istruzione, il ragazzone, viene accettato alla Wingate Christian School, per le sue possibili e future doti da atleta. Il giovane viene misurato in vari sport dal suo coach, ma gli esiti non soddisfano le aspettative, nonostante sia alto 1:93 per 140 kg di peso è venga da una situazione sociale molto travagliata, a Big Mike secondo il suo allenatore, manca la giusta cattiveria per imporsi nel gioco del Football Americano.
L’incontro con la meravigliosa famiglia Tuohy, cambierà per sempre la vita di Big Mike in meglio,soprattutto grazie alla perspicacia della signora Leigh Anne, che denota da subito, le infinite virtù umane e atletiche di cui é immensamente dotato Big M. Micheal Ohere, ora negli USA è realmente un professionista del Football Americano, militante nella squadra dei Baltimora Ravens, difatti il film e il libro “The Blind Side: Evolution of a Game” scritto da Michael Lewis, si basa sulla vera storia di questo enorme ragazzo, che con l’aiuto della famiglia adottiva è riuscito a imporsi su ogni sorte di avversità.
Strana e contorta l’uscita di questa pellicola nelle sale cinematografiche, anche se negli Stati Uniti i riscontri al botteghino sono stati ottimi, non hanno convinto la Warner Bros a proiettarlo nelle nostre sale, a causa della forte impronta Statunitense relativa al Football americano, sport ritenuto poco appetibile in Europa, è quindi poco interessante per noi poveri Europei!
Peggio per loro, visto che il film merita di essere visto e consigliato a chi è in cerca di un buon film. Oltretutto “The Blind Side” è stato candidato agli Oscar, come miglior film e miglior attrice protagonista, facendo vincere il premio alla riluttante Sandra Bullock, con buona pace di Julia Roberts, che aveva rifiutato la parte prima di lei!
La Bullock, non mi ha mai fatto impazzire come attrice, ma in questo film è stata veramente strepitosa, meritando ampiamente i tre prestigiosi premi assegnatole in questa stagione cinematografica: Oscar, Golden Globe e lo Screen Actors Guild Awards.
Dopo le varie candidature con premi assegnati, la Warner si è decisa a proporlo per il mercato dvd, sperando di racimolare consensi dagli ottusi Europei.
L’operazione tardiva non frutterà di certo i meritati incassi delle sale, ma per lo meno si avrà modo di vedere un bel film … opportunità che ci era stata negata sul grande schermo!

Namor

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Di mimmotron (del 11/02/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 951 volte)
Titolo originale
Into Paradiso
Produzione
Italia 2010
Regia
Paola Randi
Interpreti
Gianfelice Imparato, Saman Anthony, Peppe Servillo, Eloma Ran Janz, Gianni Ferreri.
Durata
104 Minuti
Trailer

Ho appena finito di guardare Into Paradiso e devo dire che questa commedia a tratti onirica, mi è piaciuta molto.
La regista Paola Randi riesce in questo lungometraggio a miscelare con sapienza e ambizione molti stili ottenendo un ottimo risultato. In effetti la pellicola all'inizio pare un divertente mafia movie per poi trasformarsi in una commedia sentimentale a sfondo interetnico per poi giungere al classico happy end delle più classiche commedie. Alfonso D’Onofrio (Gianfelice Imparato) dopo aver perso il posto come ricercatore all'università di Napoli decide di chiedere una raccomandazione per riottenere il lavoro da un vecchio “amico” ora consigliere comunale Vincenzo Cacace (Peppe Servillo). Cacace è legato alla camorra e induce Alfonso, usando l'inganno, a portare una pistola ad un killer che avrebbe dovuto compiere un attentato proprio con quell'arma. Le cose però non vanno mai come previsto in questi casi e cosi' Alfonso per sfuggire alla vendetta del clan trova rifugio nella comunità srilankese che vive in quel quartiere.
Vincenzo, scoperto il rifugio di Alfonso, su incarico del boss deve ora ucciderlo, ma per sua fortuna l'attentato viene sventato dall'intervento di Gayan.
Gayan è un ex campione di cricket che viene a vivere in Italia perché convinto che nel nostro Paese i suoi connazionali vivano Into Paradiso.
Gayan scopre però subito che l'Italia per i suo compatrioti non è proprio un paradiso e che sono costretti per sopravvivere onestamente a svolgere molti umili lavori. Gayan non riesce ad adattarsi all'idea di dover fare il badante per un'anziana signora e decide così di racimolare al più presto possibile i soldi per ritornare al suo Paese. Deve però fare in fretta a ritornare poiché altrimenti rischia di perdere l'opportunità che aveva lasciato a casa sua di lavorare come giornalista. Alfonso si da quindi da fare per aiutarlo ad integrarsi.
Insomma in maniera leggera, ma non superficiale in questa pellicola vengono trattati molti temi non esclusivamente legati alla città di Napoli che fa da sfondo ai nostri protagonisti.
Se quindi eravate intenzionati ad andare a vederla il mio consiglio è: Andate.

mimmotron

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Di Angie (del 09/02/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1197 volte)
Titolo originale
Splice
Produzione
Canada, Francia, USA 2009
Regia
Vincenzo Natali
Interpreti
Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chanéac, Abigail Chu, Brandon McGibbon
Durata
104 Minuti
Trailer

Clive (Adrien Brody) ed Elsa ( Sarah Polley) , sono due giovani e ambiziosi scienziati. Ricercatori in un laboratorio di genetica , i due stanno lavorando alla creazione di un gene animale ibrido da cui estrarre proteine utili per la cura di malattie.
La coppia unita non solo nel lavoro ma anche nella vita, si rende conto che forse sarebbe riuscita a fondere il DNA animale a quello umano. Ma la società che finanzia le loro ricerche, gli vieta di portare avanti il progetto, in quanto a prescindere dai benefici che potrebbero derivare, l’ opinione pubblica non e giudicata ancora pronta ad una evoluzione del genere. Ma all’ insaputa di tutti, i due giovani sfideranno le leggi della natura, cimentandosi nella pericolosa fusione, decidono così di mescolare il dna animale con quello umano.
Il risultato di tale unione è qualcosa di straordinario: ottengono una creatura dalle fattezze femminili con intelligenza ed emozioni denominata Dren ( interpretata da Delphine Chaneac). Convinti di aver dato vita ad un organismo perfetto, i due scienziati decidono di crescerla come una vera e propria figlia, creando un pericoloso legame tra i tre che con il passare del tempo si spingerà fino ad immaginabili risvolti.
Quello che sembrava essere una scoperta in grado di rivoluzionare il mondo della scienza, si rivelerà il più grande errore mai commesso dalla scienza.
Finalmente Vincenzo Natali (solo il nome italiano, ma di nazionalità canadese), dopo il suo originale film d’ esordio “Cube”, riesce a portare sullo schermo il progetto su cui lavorava da almeno dieci anni: “Splice”.
Bocciato perché ritenuto troppo costoso, con in più il problema degli effetti speciali, visto che nel ’98 ancora non si disponeva delle tecnologie visuali necessarie per ricreare la creatura immaginata dal regista, Natali ripropone con “Splice” i temi come clonazione e sperimentazioni in campo genetico, argomenti dibattuti all’infinito in ambito politico, morale e religioso. La storia si mantiene al quanto avvincente, perché il regista è riuscito a creare un forte interesse nello sviluppo della creatura (caratterizzati da ottimi effetti speciali).
Ho trovato buona la parte di Delphine Chaneac, nel ruolo della creatura Dren che, anche se non dotata di parola, l’attrice riesce a trasmettere ogni singola emozione tra i suoi mugolii e i suoi occhioni spalancati, consci della sua diversità.
Buoni, infine, alcuni elementi horror non esagerati, inseriti nei momenti giusti. In sintesi “Splice” è un film originale sul classico tema del rapporto tra creatore e creatura che non annoia, anche se nella seconda parte della visione, a mio avviso, vi sono stati alcuni risvolti un po’ banali, nonostante tutto l’ ho trovato interessante e piacevole trattenendo la mia attenzione fino all’inquietante finale. Per chi non l’avesse ancora visto ripescatelo in dvd, perché una visione la merita.

Angie

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Di mimmotron (del 07/02/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1261 volte)
Titolo originale
Accattone
Produzione
Italia 1961
Regia
Pier Paolo Pasolini.
Interpreti
Franco Citti, Franca Pasut, Adriana Asti, Silvana Corsini, Paola Guidi.
Durata
120 Minuti

A mio giudizio una pellicola grandiosa e straordinaria e al tempo stesso tragica che rendono questa opera cinematografica la migliore di quelle girate da Pier Paolo Pasolini.
Forse, anzi quasi sicuramente, perché il primo lungometraggio l'uso della macchina da presa è piuttosto rudimentale, con movimenti di camera a volte brutali. Anche se il genere neorealista propriamente detto si esaurisce un quinquennio prima della lavorazione di questo film io lo considero comunque appartenente a questo genere. Oltre alle tematiche espresse trovo ragione di questa mia opinione nella scelta da parte del regista di avvalersi solo attori non professionisti.
Il film racconta la vita di quella parte della popolazione italiana che appartiene al sottoproletariato e che vive nelle periferie delle grandi città, dove solo la morte sembra essere la via di fuga da questa condizione. Questo sicuramente è l'aspetto più pessimista delle tematiche espresse da Pasolini, ma io ho voluto vedere nelle scene in cui il protagonista decide, anche se per poco tempo, di condurre una vita onesta, perché innamorato di una brava ragazza, la possibilità che si possa sfuggire a questa condizione non solo attraverso la morte.
Vittorio, ma da tutti soprannominato Accattone, per via della sua precedente “professione” ora si procura da vivere attraverso il lenocinio. Maddalena, così si chiama colei che lo mantiene, era però una ragazza che “apparteneva” ad un criminale, ora in carcere a causa di quest'ultima, che per vendicarsi dell'affronto subito decide di punire Accattone. Il quale, meschinamente, scarica tutte le responsabilità su Maddalena, che non sapendolo una volta rinvenuta dalla polizia dopo le botte prese dai sodali del suo precedente protettore accusa ingiustamente alcuni ragazzi. La verità non tarda però a venir fuori e Maddalena finisce in carcere per calunnia.
A questo punto Accattone senza più una fonte di reddito e ridotto dopo pochi giorni alla fame finisce per conoscere Stella un'ingenua ragazza che si innamora di quest'ultimo, amore per altro corrisposto. Stella comprende la natura di Accattone e tenta di prostituirsi per compiacere il suo compagno, ma al suo primo appuntamento si rende conto che le è moralmente impossibile. Accattone decide allora di trovarsi un lavoro onesto, per poter tirare avanti e non perdere Stella. Trovando solo lavori di fatica, dura ben poco questa sua redenzione e così decide di dedicarsi ai furti. Purtroppo per lui anche questa sua nuova professione dura poco, poiché durante il tentativo di sfuggire in motocicletta all'arresto finisce per soccombere in uno scontro stradale.

mimmotron

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Di Namor (del 04/02/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 907 volte)
Titolo originale
Skyline
Produzione
USA 2010
Regia
Colin Strause, Greg Strause
Interpreti
Eric Balfour, Scottie Thompson, Brittany Daniel, David Zayas, Donald Faison.
Durata
94 Minuti
Trailer

Tra i scintillanti grattacieli di una Los Angeles notturna, svariati fasci di luce azzurrognolo scendono dal cielo per poi posarsi sul suolo terrestre. Le persone che incuriosite li osservano, vengono prima attratte, per poi misteriosamente sparire nel nulla. La scomparsa degli individui é frutto di un attacco alieno in piena regola contro il genere umano.
Mentre l’intera popolazione viene risucchiata su una grande astronave, un gruppo di persone che abitano in un lussuoso grattacielo, cercheranno in tutti i modi di sopravvivere all’impari battaglia contro gli invasori spaziali.
Una volta visto, il film risulta abbastanza buono, sia per quanto riguarda gli effetti speciali, che per l’idea di base. L’evolversi della trama iniziale, affascina e fa ben sperare in qualcosa di diverso dalla solita invasione marziana, vista e rivista più volte nel corso degli ultimi decenni.
Peccato che questa gradevole premessa, inizia a dissolversi durante lo scorrimento della pellicola, poiché la trama cade inesorabilmente nella prevedibilità più elementare, facendo perdere l’interesse iniziale allo spettatore più avvezzo. Anche il cast allestito dei fratelli Strause, non eleva di certo la pellicola ad un rango migliore di tanti altri blockbuster vedi e getta.
Nonostante “Skyline” non mi sia piaciuto, merita la sufficienza a prescindere, non tanto per le sue doti cinematografiche, ma per come é stato realizzato, diretto e prodotto dai fratelli Strauss (veri maghi degli effetti speciali e autori degli effetti visivi in film come: Avatar, 2012, Iron Man 2, Il curioso caso di Benjamin Button e 300), visto che lo hanno realizzato in 42 giorni e con un budget da film indipendente, il risultato è veramente strabiliante.
Spero che le grandi major cinematografiche, prendano appunti sul “modus operandi” questi due talentuosi fratelli, per affidargli in un futuro prossimo, un progetto ad alto budget, dove possano esprimere al meglio il loro talento ed unirlo ad un cast di veri attori.
Son proprio curioso di vedere Colin e Greg, come se la caverebbero in un contesto del genere.

Namor

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Di Andy (del 31/01/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 887 volte)
Artista
Jamiroquai
Titolo
Rock Dust Light Star
Anno
2010
Label
Universal music

Cambio di etichetta, dalla Sony alla Universal e nuovo disco per i Jamiroquai; Rock Dust Light Star, esce a distanza di cinque anni dal precedente Dynamite.
Ebbene, non so se sia merito del passaggio da una major all’altra, ma quello che si evince dal primo brano, è la forza della band al completo, cosa che era un po’ mancata nei lavori più recenti, troppo contaminati da elettronica e effetti mix. Quello che potrebbe essere l’erede in epoca recente del grandissimo Stevie Wonder, ha effettivamente riproposto dagli anni novanta in poi, il cocktail di funky, rock e soul, molto ballabile, inventato dal sopracitato ragazzo prodigio negli anni settanta. Nel corso degli anni il cappellaio matto inglese Jay Key, leader di una band che è completamente cambiata al suo interno, si è probabilmente un po’ ripetuto, ma ora è tornato con questo album a ottimi livelli, dove ogni arrangiamento è praticamente perfetto, ma il bello è che pur non cambiando di una virgola il proprio genere, Jamiroquai (nome scelto per ricordare e onorare una tribù indiana), ha sfornato un disco teso e fresco, suonato veramente da dio, da ogni singolo componente del gruppo e registrato quasi totalmente in diretta, senza sovvraincisioni aggiunte. Rock Dust Like Star, la prima traccia, si apre con un intreccio tra basso, chitarra e piano elettrico molto armonico e melodico, ma si espande nel rit, che diventa funk rock e dove la chitarra acida porta avanti la linea dei cori, bellissimi in tutto il disco.
Segue il primo singolo uscito e martellato abbondantemente dalle radio, White Knuckle Ride, da super mega festa in piscina, impossibile non muoversi al ritmo di questo funky riempi-pista. Amoke and Mirrors si apre con un basso micidiale, un funk-blues da sobborghi di San Francisco, con una sezione fiati da sballo e cori veramente black music; il sax alla fine è spettacolare. Il giro di basso alla Chic per All Good In The Hood porta avanti tutto il pezzo, che richiama molto certa musica funky-dance che abbiamo ballato negli anni a cavallo tra settanta e ottanta ( vedi Chic, appunto, o Gibson Brothers, ecc.).
Blue Skyes è la ballatona bellissima che sta spopolando in radio adesso; gli arrangiamenti sono perfetti, tra cori e violini , portano proprio un senso di pace e allegria, dato dal cielo quando è azzurro e sereno. La lezione imparata da Stevie Wonder, viene fuori in Lifeline , altra bella canzone piena dei fiati controtempati classici di Wonder. Belle percussioni per l’intro di Hey Floyd, brano tipicamente elettro –funk , non fosse per l’intermezzo reggae centrale, molto azzeccato e molto UB 40 .
Ci sono altre belle tracce in questo album che trovo molto godibile e divertente , completo dal punto di vista dei suoni e mixaggio, che aggiunge un tocco di energia rock, tanto funk e una spruzzata di reggae a un genere che questa band inglese porta avanti dagli anni novanta. Tra l’altro ho visto in rete qualche video e ho potuto apprezzare la solidità e bravura di questo gruppo, praticamente tutto nuovo, anche dal vivo; c’è davvero da divertirsi..ok..buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 28/01/2011 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 955 volte)
Titolo originale
Thr walking dead
Produzione
USA 2010
Episodi / Durata
6 / 45 Minuti

Risvegliatosi dal coma dopo essere stato ferito in un conflitto a fuoco, l’agente di polizia Rick Grimes (Andrew Lincoln), si ritrova solo e abbandonato in una stanza dell’ospedale in cui era da tempo ricoverato.
La desolazione e la silenziosa confusione in cui versa il nosocomio, appare alquanto inspiegabile e spaventosa ai suoi occhi. Giunto con, non poca fatica fuori dallo stabile, l’ex degente fa una scoperta terrificante: una miriade di corpi scarnificati giacciono nel cortile del parcheggio senza vita. Spaventato dalla vista di tale orrore, fa ritorno a casa sua per scoprire se la sua famiglia é ancora in vita. Una volta arrivato, Rick capisce che la moglie ed il giovane figlio son fuggiti verso una meta più sicura. Inizia così una disperata ricerca per ritrovare i suoi cari, che lo porterà a scoprire una agghiacciante verità: l’apocalittico scenario in cui si ritrova è dovuto ad una massiccia presenza di zombie affamati di carne umana, il come e il perché sia potuto accadere un simile evento, lo scoprirà dopo aver raggiunto la sua famiglia ed un disperato gruppetto di sopravvissuti che cercherà di portare in salvo.
Tratto dalla serie horror a fumetti della Image Comics, creata da Robert Kirkman ed illustrata da Tony Moore e Charlie Adlard, “The Walking Dead” è la prima serie tv incentrata sugli zombie. A dirigerla é il bravissimo regista plurinominato agli Oscar, Frank Darabont.
 La miniserie girata negli Stati Uniti, si articola in soli sei episodi dalla durata di 45 minuti l’uno. Visto l’ottimo riscontro avuto, é prevista la seconda serie che sarà composta da 13 episodi.
Dopo averne preso visione, non posso che rallegrarmi per la scelta della AMC, di produrre la seconda stagione, visto che la serie risulta meritevole sia sul piano tecnico che qualitativo a tal punto da sembrare un prodotto cinematografico e non televisivo.
Dello stesso parere e il famoso scrittore Stephen King, che ha inserito il 5° episodio, nella lista dei migliori show televisivi dell’anno. Se vi piace il genere e non l’avete vista, non vi resta che rimediare e aspettare la messa in onda della seconda serie, a coloro invece che l’avessero già goduta come il sottoscritto, non resta che pazientare ed aspettare.

 Namor

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Di Miryam (del 26/01/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 773 volte)
Titolo originale
La banda dei babbi natale
Produzione
Italia 2010
Regia
Paolo Genovese
Interpreti
Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Angela Finocchiaro, Giorgio Colangeli.
Durata
100 Minuti
Trailer

E’ la sera del 24 dicembre, quando il commissario di polizia Irene Bestetti, interpretato dalla simpaticissima Angela Finocchiaro, si sta preparando ad uscire dal commissariato per andare a casa a cucinare e ad impacchettare i doni per i due figlioletti, che la stanno aspettando assieme al marito. Purtroppo però, un arresto la blocca sul posto di lavoro, infatti tre ladri, Aldo, Giovanni e Giacomo, che qui interpretano loro stessi, vengono sorpresi vestiti da babbi Natale mentre scalano un edificio per poi entrare furtivamente in un appartamento.
Il commissario cerca suo malgrado di stilare il verbale nel più breve tempo possibile, in modo da poter raggiungere al più presto la sua famiglia. Ma le cose andranno molto per le lunghe, poiché si trova davanti a tre persone che reputandosi innocenti, cercano a loro modo di discolparsi delle accuse a loro rivolte.
Così inizia il racconto dei tre malcapitati che tra un flashback e l’altro confessano i loro problemi: Aldo: è il classico scansafatiche che vive facendo scommesse e quindi, buttato fuori di casa dalla sua compagna ormai stanca di mantenerlo, va a vivere da Giacomo, chirurgo rimasto vedovo da dodici anni, ma che vive sempre nel ricordo della moglie morta e non si accorge delle attenzioni della sua collega Elisa, infine c’è Giovanni, che ha uno studio di veterinario sotto l’appartamento di Giacomo, questi è bigamo, infatti cerca di vivere tra due famiglie, una a Milano e una a Lugano. Alla fine dei vari racconti alquanto confusi, il commissario, avendo capito poco, li fa rinchiudere in cella, ma il lieto fine non tarda ad arrivare, perché la vera banda dei babbi Natale verrà finalmente arrestata, così i nostri tre amici vengono immediatamente scarcerati, evitata la galera dovranno fare i conti con le loro rispettive compagne.
“La banda dei babbi Natale” diretto da Paolo Genovese, è il primo film di Natale vero e proprio di Aldo, Giovanni e Giacomo, commedia divertente sostenuta anche da discreti attori quali la Finocchiaro e Ponzoni, per non dimenticare poi la terribile suocera di Giovanni, interpretata dalla discografica Mara Maionchi.
Notevole anche la colonna sonora dove sono stati introdotti anche quattro brani della grande Mina. Il film tutto sommato non mi è dispiaciuto, anche se preferisco seguire di più i “corti” di questi tre comici. Li ritengo molto più divertenti nelle loro brevi gag, che non nei lungometraggi, tuttavia, inserito in un clima natalizio, il film fa trascorrere una piacevole serata con la famiglia.

 Miryam

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Di Asterix451 (del 24/01/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 944 volte)
Titolo originale
Nerverwas
Produzione
USA - Canada 2005
Regia
Joshua Michael Stern
Interpreti
Aaron Eckhart, Ian McKellen, Nick Nolte, William Hurt, Jessica Lange.
Durata
108 Minuti

Cosa si prova ad essere il figlio di uno scrittore che ha venduto milioni di copie con una favola per bambini, di cui si è anche protagonisti?
E’ quanto accaduto a Zachary Piers nell’infanzia (Aaron Eckart), l’evento che ha condizionato pronfondamente il suo rapporto con il padre (Nick Nolte), un uomo abbruttito dall’abuso di psicofarmaci e legato alla famiglia da una complessa relazione di amore ed odio.
Divenuto adulto, Zach si è convinto di poter risolvere le contraddizioni del suo passato semplicemente dimenticando, senza rendersi conto che, invece, tutte le sue scelte ne sono state condizionate. Ha persino cambiato cognome, presentandosi a tutti con quello della madre, “Riley” (Jessica Lange).
Nonostante sia stato medico psicologo in una prestigiosa struttura, ad un certo punto sente il bisogno di tornare nel paese della sua infanzia, alla clinica dove suo padre era stato ricoverato tanti anni prima. Durante il colloquio di assunzione, la riluttanza del Direttore sanitario della struttura (William Hurt) scompare nel momento in cui Zach riesce a smuovere l’apatia di Gabriel (Ian McKellen), un paziente distaccato ed indifferente alla terapia medica: egli crede di essere il Re del minacciato Regno di “Neverwas”, quello della favola celeberrima.
Gabriel pretende che la finzione sia vera e che occorra organizzare la difesa del suo castello, implorando l’aiuto di Zach affinchè vi torni a combattere, come fece già da bambino, quando la favola venne scritta. Non capisce che l’accondiscendenza del suo beniamimo ha un mero scopo terapeutico, perché nessuno gli crede, sia per l’incredibilità della storia stessa, sia per il rifiuto inconscio che questa provoca nel dottore.
Solo l’arrivo di una misteriosa ragazza ed il suo entusiasmo per “Neverwas” smuoveranno gli eventi, convincendo della buona fede del Re. Una volta deciso di superare i confini della storia, però, i veri mostri da combattere saranno i rimorsi, annidati lungo la strada interiore che unisce la realtà con la fantasia...
Penso che “Neverwas” sia una delle più belle pellicole degli ultimi anni, ma senza clamore: meglio distinguere l’esaltazione post-visione di “300” (ad esempio) dalla riflessiva emozione di questo film, per non creare aspettative eccessive.
Mi ricorda “Un Ponte per Terabithia”, sotto molti aspetti, solo che là mancavano il magnetismo di Jessica Lange e la malinconica potenza espressiva di Ian McKellen (il magico Gandalf del “Signore degli Anelli”). Nick Nolte, nei panni del padre di Zach, è struggente ed intenso come fu ne “Il Principe delle Maree”, mentre la simpatia di William Hurt migliora invecchiando. Aaron Eckart è adeguato al ruolo ma, circondato da mostri sacri di quel calibro, si apprezza più per aver prodotto il film che per averlo interpretato!
La colonna sonora contribuisce al pathos dei flash back, sovraesposti e sgranati come ricordi dolorosi, a svelare una trama delicata ed intrigante lungo la strada che conduce a Neverwas, con sensibilità, umorismo, commozione. Un ultimo, enorme pregio: il film non è stucchevole e non tenta di spremere lacrime a tutti i costi, mentre l’emozione è libertà dello spettatore.
Per me è sicuramente da vedere, ancora meglio se gustato in coppia.

Asterix451

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Di Namor (del 21/01/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 992 volte)
Titolo originale
Into the storm
Produzione
USA 2007
Regia
Thaddeus O'Sullivan
Interpreti
Brendan Gleeson, James D'Arcy, Iain Glen, Len Cariou, Janet McTeer
Durata
100 Minuti

Il biopic “Into The Strom – La guerra di Churchill”, narra in maniera molto concisa la gestazione del grande statista inglese sul secondo conflitto mondiale.
La pellicola creata solo per il circuito televisivo è il secondo capitolo dedicato a Wiston Churchill, il primo “The Gathering Storm”, incentrato sugli anni precedenti alla guerra, fu realizzato sempre per la TV nel 2002. L’opera vanta una considerevole mole di candidature agli Emmy Awards 2009, su 14 nomination i premi conferiti sono stati due, uno al protagonista Brendan Gleeson e l’altro alle musiche di Howard Goodall.
Non sapendo della sua natura televisiva ed essendo un appassionato di biografie, mi sono dedicato alla sua visione con il dovuto distacco, constatando che il cast partecipante era poco conosciuto e l’assoluta mancanza di promozione, mi son detto: ma si, diamogli un’occhiata, alla peggio spengo la TV.
Con mia soddisfazione devo dirvi che non solo ho finito la sua visione, ma sono rimasto anche soddisfatto. Certo un film di soli 100 minuti, non può raccontare con i dettagli dovuti, quello che ha fatto il grande statista inglese durante la seconda guerra mondiale, ci vorrebbe uno sforzo maggiore in fatto di qualità artistica è di una metratura di pellicola al di sopra di quella usata per questo film. Ma se ci accontentiamo, possiamo assistere ad un titolo ben realizzato (visto il circuito a cui è destinato), con il grande merito di far conoscere personaggi che per il loro grande operato verso l’umanità, non andrebbero mai dimenticati.

Namor

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