BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 17/10/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 311 volte)
Titolo originale
La macchinazione
Produzione
Italia 2016
Regia
David Grieco
Interpreti
Massimo Ranieri, Libero de Rienzo, Roberto Citran, Milena Vukotic, Matteo Taranto.
Durata
100 Minuti

Estate 1975, lo scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini è indaffarato in un doppio lavoro molto impegnativo: il montaggio del film “Salò o Le 120 giornate di Sodoma” e la scrittura del libro denuncia “Petrolio”, vero atto di accusa contro il potere politico ed economico di quel periodo. Una vera indagine contro Eugenio Cefis, uomo della Montedison, ENI e della P2, e come se non bastasse, implicato anche nell’attentato dell’aereo in cui morì l’allora Onorevole Enrico Mattei.
Per realizzare la stesura del libro, Pasolini si avvale della consulenza di uno strano personaggio qui citato con un nome di fantasia Giorgio Steimetz, che ha scritto un volume di denuncia contro Cefis. I loro incontri vengono spiati costantemente dai servizi segreti, allertati dai potenti implicati nei svariati intrecci di malaffare che imperversano in lungo e in largo nel belpaese, gli stessi che hanno deciso che Pasolini va zittito perché si sta avvicinando pericolosamente alla verità. L’occasione per far tacere per sempre la minaccia Pasolini, giunge nel novembre dello stesso anno ad un appuntamento all’idroscalo di Ostia per trattare la consegna della pellicola che era in fase di montaggio. Pellicola sottratta dagli amici del suo amico-amante Pino Pelosi, che in un primo momento si addossò la colpa dell’omicidio, senza mai fare i nomi delle persone presenti nella fatidica sera che morì Pasolini, per poi ritrattare anni dopo che non era solo. Ma i nomi dei presenti non li fece mai, e a tutt’ora ancora non li ha ancora fatti.
A dirigere questa nuova ed interessante pellicola sul mistero Pasolini è il regista David Grieco, persona molto vicina a Pasolini che lo scritturò ancora bambino per un suo film, fino a farlo lavorare in pianta stabile nel mondo del cinema e del giornalismo. Grieco fu tra i primi ad accorrere all’idroscalo la sera del 2 novembre 1975 in compagnia del medico legale che insieme osservarono meticolosamente la scena del crimine. Grazie a questa testimonianza diretta è a quello che apprese da dichiarazioni varie di quel tragico periodo, Grieco e riuscito a dare una versione più veritiera su chi aveva interesse che Pasolini morisse e alla sua spietata modalità di esecuzione messa in atto (si dice) dalla banda della Magliana!
Da parte mia mi trovo pienamente d’accordo con questa versione sugli avvenimenti del delitto Pasolini, ritenendo “La macchinazione” il miglior film realizzato su Pier Paolo Pasolini, una pellicola che rende giustizia ad uno dei più grandi talenti che l’Italia abbia mai avuto. Le scenografie e i costumi sono di alto livello, hanno la non facile capacità di catapultarti all’indietro rivivendo (come me) quei tumultuosi e nostalgici anni.
Molto bravo l’interprete principale Massimo Ranieri che con occhiali scuri sul viso risulta molto somigliante a Pasolini, lo stesso compianto poeta durante una partita di calcio mentre lo osservo a lungo nello spogliatoio gli disse: “Sai che è proprio vero che tu ed io ci somigliamo molto?”.
Unico accorgimento che avrei adottato per discostare Ranieri da sé stesso per avvicinarlo di più a Pasolini, gli avrei cambiato la voce al doppiaggio, poiché quella di Massimo troppo famosa, distoglie lo spettatore dal personaggio che sta interpretando. L’apporto del resto del cast è molto valido, così come la sceneggiatura curata dallo stesso (e non poteva essere altrimenti) Grieco.
Un'ultima nota di non poco conto dell'importanza di cui gode Pasolini all'estero e la concessione della celeberrima "Hatom Heart Mother Suite" da parte dei Pink Floyd a titolo gratuito, brano che avevano rifiutato al grande Stanley Kubrick per "Arancia Meccanica".
Scusate se è poco....

Namor

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Di Angie (del 10/10/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 406 volte)
Titolo originale
Still Alice
Produzione
Usa 2014
Regia
Richard Glatzer, Wash Westmoreland.
Interpreti
Julianne Moore, Kristen Stewart, Alec Baldwin, Kate Bosworth, Hunter Parrish
Durata
99 Minuti

Quando si parla di Alzheimer, si pensa subito alle persone anziane, infatti questa malattia di solito viene associata allo stato di vecchiaia. Ma non è proprio così! Quando meno te lo aspetti colpisce anche persone più giovani come ad Alice Howland nel film “Still Alice”.
Alice Howland (Julianne Moore) alla soglia dei cinquant'anni è una famosa professoressa di linguistica: ha una cattedra presso la Columbia University e gira spesso il Paese tenendo convegni sull'argomento. Ama il suo lavoro e ci si dedica con passione, come ama suo marito e i suoi tre figli. La sua vita si potrebbe dire quasi perfetta, con un futuro radioso fino a quando un giorno durante un convegno a Los Angeles, nel bel mezzo del discorso dimentica una parola, dando la colpa al troppo champagne bevuto poco prima, e le ci vuole alcuni minuti per trovare un sinonimo e continuare il discorso.
Qualche giorno dopo, mentre fa jogging, dimentica la strada che oramai conosce da una vita e si sente completamente persa. Terrorizzata da ciò, Alice pensa di avere un tumore al cervello contatta un neurologo e si sottopone a diversi test. Il medico gli diagnostica qualcosa di devastante: il morbo di Alzheimer precoce molto raro che, nel suo caso è addirittura ereditario. Inizia così per la giovane donna un calvario. Come affrontare questa malattia insidiosa che piano piano le porta via ricordi e sensazioni, cosa succederà alla sua famiglia e come sistemare tutto prima che sia troppo tardi.
Richard Blazer e Wash Westmoreland, compagni nell'arte e nella vita scrivono e dirigono “Still Alice” un film riguardante il morbo di Alzheimer, una malattia che comporta il progressivo declino delle facoltà cognitive. Il film è tratto dal romanzo “Still Alice-Perdersi” della neuro scienziata Lisa Genova che dall'auto-pubblicazione passa in breve tempo a vendere centinaia di copie.
La protagonista della storia è Julianne Moore(Alice) punto forte della pellicola. Bellissima rossa, credibile e mai eccessiva nell'espressione del terribile susseguirsi delle emozioni nel suo personaggio. Infatti per questa sua interpretazione Moore ha vinto il Golden Globe come miglior attrice e candidata al Premio Oscar come miglior attrice protagonista. A mio giudizio personale ottimo tutto il cast. Una pellicola ben fatta, curata nei dettagli: una storia che è riuscita a coinvolgere e a far riflettere lo spettatore in questo percorso degenerativo di una donna colpita dal terribile morbo.
A me ha colpito molto Alice come gestisce la malattia, lo ritengo un insegnamento per tutti augurandosi, però, di non trovarsi mai in quelle situazioni. Oscar veramente meritato per la Moore. Un buon film anche grazie ai registi Glatzer (muore pochi mesi dopo la fine delle riprese, affetto da sclerosi laterale amiotrofica) e Westmoreland, che hanno saputo trattare un tema delicato. senza cadere troppo nel patetico e nel dramma lacrimoso. Da vedere!

Angie

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Di Miryam (del 05/10/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 289 volte)
Titolo originale
Quo Vado?
Produzione
Italia 2016
Regia
Gennaro Nunziante
Interpreti
Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno.
Durata
86 Minuti

Chi non vorrebbe essere Checco Zalone, il ragazzo che è riuscito a realizzare tutte le aspettative che si era prefisso di raggiungere nella sua vita?
Infatti Checco è un quasi quarantenne che vive ancora con i suoi genitori, non ha figli, non è sposato, anzi è l’eterno fidanzato proprio per non avere responsabilità di nessun genere e soprattutto ha un posto fisso, che lui crede inattaccabile, nell’ ufficio provinciale caccia e pesca dove timbra le varie licenze.
Praticamente conduce una vita invidiabile fino a quando un giorno, tutto cambia per lui. Infatti il governo ad un certo punto vara una riforma della Pubblica Amministrazione, riforma che viene fatta al fine di risparmiare sui posti fissi. Così Checco deve fare una scelta, o lasciare il posto fisso dietro un’indennità, oppure mantenerlo ma essere trasferito lontano da casa. Il posto fisso per il nostro amico è sacro e quindi rifiuta ogni sorta di denaro che gli viene proposta dalla dottoressa Sironi (Sonia Bergamasco).
Nonostante questa lo faccia viaggiare in posti pericolosi dall’Africa al Polo Nord, Checco non molla, anzi è proprio al Polo Nord tra gelo e orsi polari che conosce Valeria (Eleonora Giovanardi), una ricercatrice che riesce pian piano a far capire al nostro amico che ormai il posto fisso è in via d’estinzione proprio come certi animali.
Non manca certo a questa pellicola il lieto fine che ha veramente dei bellissimi risvolti umanitari ma che voglio celare per dare allo spettatore la giusta sorpresa.
Per la quarta volta vediamo sul grande schermo il comico pugliese Luca Medici che noi conosciamo come Checco Zalone, in un’esilarante commedia diretta come sempre da Gennaro Nunziante. Zalone torna alla grande con questo movie portando in evidenza il classico cittadino italiano che rincorre il posto fisso ormai defunto spaziando tra Italia, Polo Nord, Africa Norvegia pur di tenerselo stretto, qui il nostro protagonista lo fa in modo divertente, ironico senza mai cadere nel volgare, anzi, la scena dell’orso polare è “troppo divertente”.
Non dimentichiamoci poi dell’ultima parte del film, una situazione che fa molto riflettere, conta di più il denaro o certi valori?
È’ una storia veramente ben costruita, da vedere!

Miryam

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Di Asterix451 (del 29/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 473 volte)
Titolo originale
Lo chiamavano Jeeg Robot
Produzione
Italia 2015
Regia
Gabriele Mainetti
Interpreti
Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei.
Durata
112 Minuti

Un uomo corre sul lungotevere di Roma a rotta di collo, inseguito dalle “guardie”: è un tipo massiccio, determinato a non farsi prendersi, un “borgataro” che tira a campare rubando e delinquendo per conto dei capetti di quartiere. Pare che gli sia andata male, questa volta, perché anche i poliziotti che lo inseguono non vogliono mollare il colpo.
Il Tevere gli scorre accanto, inquinato in una maniera che nessuno immagina. Ma forse l’uomo può ancora nascondersi dentro ad un container ormeggiato lungo la riva, su una chiatta… disperatamente, tenta di rintanarsi ovunque, sgusciando attorno ai poliziotti che ormai sono a pochi metri da lui. Alla fine prova a scendere in acqua, aggrappato alla chiatta, in piedi su qualcosa poggiato sul fondo: un bidone, forse. Dentro il quale, a un certo punto, precipita perché il metallo si sfonda e l’uomo annaspa in un liquame nero: quasi ci annega, senza sapere che si tratta di scorie radioattive.
Quando finalmente riemerge dall’acqua, le “guardie” se ne sono andate ma lui sta già male, perché quella roba se l’è bevuta e riesce a malapena ad arrivare a casa… la notte è un’inferno, pensa di morire, ma il giorno dopo Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) sta di nuovo bene e torna alla vita di sempre. Infatti accetta un lavoretto da un amico suo, Sergio (Stefano Ambrogi), che ha quella figlia suonata fissata con Jeeg Robot d’Acciaio… come si chiama?, Alessia (Ilenia Pastorelli): che sarà pure bona, ma che palle con ‘sto “Jeeg de qua e Jeeg de là”…
Anche Sergio è preoccupato per le condizioni della ragazza, ma deve prima pensare a recuperare della coca trasportata da un paio di corrieri: un altro incarico facile per conto dello Zingaro (Luca Marinelli), che sta cercando di espandere i suoi traffici alleandosi con un clan camorristico. Sergio ed Enzo incontrano i corrieri all’interno di un palazzo in costruzione, ma la situazione degenera e si comincia a sparare: Enzo viene colpito e precipita in fondo al palazzo; un tonfo con un proiettile in corpo che avrebbe ucciso chiunque, ma non lui… infatti l’uomo si rialza e riesce a tornare a casa. Che cosa gli sta accadendo? Da dove arriva, questa forza incredibile che guarisce persino le ferite?
“Lo chiamavano Jeeg Robot” è il lungometraggio d’esordio di Gabriele Mainetti, attore, compositore e regista di corti cinematografici, fondatore della casa di produzione Goon Films. Un artista a tutto tondo, appassionato di musica e composizione, che ha deciso di mettersi alla prova con un lavoro impegnativo trovando poi riscontri positivi sia in Italia che all’estero.
Il merito è di tutta la squadra, perché è un film ben realizzato che mantiene la sua “identità italiana”, nonostante si ispiri a uno stile internazionale più dinamico e spettacolare che un titolo come questo deve avere, per avere presa sul pubblico senza apparire soltanto una scopiazzatura a basso costo dei titoloni Marvel.
Anche il cast è italiano: Claudio Santamaria è il più famoso, irrobustito per rendere credibile la forza sovrumana e l’invulnerabilità del suo personaggio, al quale trasmette “la dolcezza ignorante” del coatto che si ritrova a poter essere speciale e fare qualcosa di buono; Luca Marinelli è lo Zingaro e forse la sua è la migliore caratterizzazione, con l’istrionico esibizionismo di un delinquente che ambisce in maniera uguale sia al successo criminale che a quello artistico. Lo Zingaro è un personaggio estremamente violento e affascinante, che diventerà l’antagonista di Enzo. E poi c’è Alessia, naturalmente, che vaneggiando di Jeeg Robot riesce a difendere la sua purezza morale dalla realtà corrotta in cui ha vissuto, e dalla quale ha subito abusi: Ilenia Pastorelli debutta al cinema con la sua bellezza particolare, dallo sguardo semplice, regalandoci un personaggio apparentemente vulnerabile di grande forza.
Lo chiamavano Jeeg Robot ha sbancato riconoscimenti sulla piazza italiana al David di Donatello e al Nastro D’argento, oltre alle vittorie di altri festival internazionali. Sono stati acquistati i diritti per la distribuzione anche in Francia e negli Stati Uniti.
Personalmente l’ho apprezzato per la qualità della storia e degli interpreti, e ancora di più per la scelta, netta, di voler essere italiano. Certamente mi ha ricordato i titoli Marvel e ancora di più “Unbreakable”, di Shyamalan, ma lo sviluppo di trama è personale e avvincente, perché si tratta di un genere di cinema che da noi si era perso il coraggio di fare.
Una critica soltanto: alcune sequenze iniziali sono inutilmente violente, con voluta insistenza. Questo penalizza una parte di pubblico più impressionabile che, invece, apprezzerebbe tutto il resto della pellicola. Così si penalizza anche la qualità della storia, che non ha bisogno di splatter per essere ciò che promette di essere.
Comunque sia, per me è da vedere (limitando la visione ai minori di 12/15 anni, con o senza accompagnamento).

Asterix451

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Di Namor (del 23/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 328 volte)
Titolo originale
Jason Bourne
Produzione
USA 2016
Regia
Paul Greengrass
Interpreti
Matt Damon, Alicia Vikander, Julia Stiles, Vincent Cassel, Tommy Lee Jones.
Durata
123 Minuti
Trailer

È nascosto nell’ombra, ma la sua voglia di conoscere la verità sul suo passato e ancora ben presente.
Jason Buorne (Matt Damon) viene contattato dall’ex agente della CIA Nicky Parsons (Julia Stiles), che approfittando di un ritiro di hacker, viola il sito della CIA recuperando preziosi file riguardante la verità sulle origini di Bourne. I due si danno appuntamento per la consegna dei documenti ad Atene, ma la CIA che nel frattempo li ha localizzati, decide di approfittare del loro incontro per mettere fine una volta e per sempre alle velleità di Bourne, riguardante il suo passato.
A tal proposito interviene anche Asset (Vincent Cassel) un pericoloso sicario francese che è coinvolto nell’enigmatico trascorso di Buorne, un passato che al Direttore della CIA Robert Dewey (Tommy Lee Jones) preme non far conoscere. La determinazione e le indubbie capacità tecniche tattiche di Bourne, saranno fondamentali per sfuggire alla nuova tecnologia della CIA guidata dalla brava e bella Heather Lee (Alicia Vikander), e conoscere una parte di verità fondamentale del suo trascorso.
Dopo nove anni si riforma la coppia Greengrass-Damon per l’ultimo capitolo della saga dedicata all’agente smemorato James Bourne, e lo fanno con un film ricco di suspense e dal ritmo molto godibile. Matt Damon è molto più a fuoco ora che in passato in questo personaggio ormai diventato un’icona dell’action movie, complice la sua età che lo rende più credibile rispetto al passato ed una eccellente maturità artistica acquisita col tempo.
Ottimo anche il cast allestito con Tommy Lee Jones e Vincent Cassel (entrambi con notevoli rughe a testimoniare il tempo che passa) nei panni dei cattivi. La Vikander che ha me non entusiasma molto e la Stiles presenziano con differenti minutaggi in fazioni opposte.
I giudizi sul film sono contrastanti, c’è a chi è piaciuto e chi lo ha definito una boiata, a me è piaciuto molto, difatti lo reputo uno dei migliori titoli di Bourne e né consiglio vivamente la visione.

Namor

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Di Angie (del 17/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 312 volte)
Titolo originale
Red Lights
Produzione
USA - Spagna 2012
Regia
Rodrigo Cortés
Interpreti
Cillian Murphy, Sigourney Weaver, Robert De Niro, Toby Jones, Joely Richardson.
Durata
113 Minuti

La Dr. Margaret Matheson (Sigourney Waver) e il suo collaboratore Tom Buckley (Cillian Murphy) sono i più famosi investigatori di fenomeni paranormali. Scettici per professione, hanno smascherato molti falsi lettori del pensiero, di guaritori e simili, scoprendo quelli che Matheson chiama “Red Lights”, piccoli indizi che rivelano l’inganno che si nasconde dietro ognuno di questi eventi “soprannaturali”. Ma, quando il leggendario sensitivo non vedente Simon Silver (Robert de Niro) riappare dopo un ‘assenza di 30 anni, Matheson, sua impavida avversaria di un tempo, consiglia a Tom di farsi da parte, perché sospetta che il carismatico lettore del pensiero sia coinvolto nella misteriosa morte avvenuta trent’anni prima, di tre suoi critici.
Buckley, invece è deciso a smascherare Silver con l’aiuto della sua migliore studentessa, Sally (Elizabeth Olsen), insieme cercano di scoprire il segreto che si nasconde dietro le capacità di Silver. Ma più si avvicinano, più Silver diventa formidabile e, Buckley inizia a mettere in discussione quello in cui ha sempre creduto.
Dopo aver esordito con il sorprendente “Buried - Sepolto” Rodrigo Cortes, scrittore e regista spagnolo pluripremiato, si cimenta in un thriller psicologico “Red Lights”, sui fenomeni paranormali: temi che hanno sempre affascinato il mondo della letteratura e del cinema. Tutto ciò che riguarda la lotta contro le cialtronerie dei maghi e del paranormale mi ha sempre lasciato un po’ perplessa.
Non ho mai creduto a nulla ma, la mia curiosità è quello di sapere e scoprire se c’è veramente qualcosa di vero. Ho voluto così vedere questo thriller se avrebbe dato una risposta più soddisfacente a questo mistero. In poche parole il paranormale esiste o no? La prima parte della storia riesce a creare un discreto stato di tensione e di interesse. Questi due ricercatori alle prese con le indagini per riuscire a trovare una spiegazione razionale e scoprire se esiste effettivamente qualcosa che va al di là della nostra comprensione. Peccato che poi la seconda parte si fa meno coinvolgente, pochi eventi inquietanti su questa sfida fra paranormale e scienza e con un finale che non mi ha soddisfatto.
Per quanto invece, riguarda il cast, buona la scelta ed interpretazione a partire da Robert de Niro a Sigourney Weaver, Elizabeth e Cillian. Una mia opinione personale, sono sempre del parere che bisogna diffidare dai ciarlatani (oggi tanti) che abusano della buona fede altrui e approfittano di situazioni di disperazione per propugnare la propria scienza di guaritori dotati di poteri magici che, poi alla fine risultano, ahimè, solo truffatori.
Comunque è un thriller che può essere visionato, ma non aspettatevi troppo.

Angie

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Di Miryam (del 12/09/2016 @ 05:00:00, in libri, linkato 394 volte)
Titolo originale
 
Autore
Andreas Gruber
Editore
Longanesi
Prima edizione
2016

Nella periferia di Vienna, viene ritrovata una ragazzina di undici anni, Clara, la giovane era scomparsa da casa circa un anno prima. Ritrovata da un’anziana coppia, appare da subito smagrita, sotto shock e la sua schiena è tutta ricoperta da tatuaggi che riproducono fedelmente delle scene tratte dall’inferno della Divina Commedia di Dante.
Interviene sul caso il procuratore capo Melanie Dietz la quale era amica della madre della bimba ora affidata al patrigno verso cui Melanie non nutre molta simpatia. Comunque, aiutata dal suo fedele golden retriver Sheila, riesce a far breccia nella mente confusa di Clara acquistando così una grande fiducia utile al fine di arrivare alla soluzione del caso. Nello stesso tempo in Germania e precisamente nella città di Wiesbaden, Sabine Nemez, un agente di Monaco, viene ammessa al corso del Dipartimento investigativo, è felicissima di recarsi in questo luogo perché sa che troverà Erik, il suo eterno fidanzato che, diventato commissario, si era dovuto allontanare da Monaco.
Purtroppo una volta giunta, scopre che Erik è in coma farmacologico perché qualcuno gli ha sparato. Sabine quindi si reca al suo corso che è composto da cinque allievi e verrà istruito dal famoso profiler l’olandese Marteens S. Sneijder, un tipo di poche parole, piuttosto antipatico che però prende a cuore Sabine affidandole persino tre casi molto particolari, tre efferati e macabri omicidi che sembrano compiuti da un folle, queste gesta all’apparenza per il modus operandi sembrano non abbiano niente in comune, però poi prendono una svolta talmente intricata e stramba da far intervenire anche Sneijder in aiuto della nostra investigatrice.
Circa seicento chilometri dividono questi due casi, ma indizio dopo indizio, un filo conduttore porta Sabine e Melanie a lavorare insieme su questi insoliti avvenimenti e devono riuscire al più presto, unendo le loro forze, a stanare questo pazzo artefice maniaco di Dante prima che possa mietere altre vittime innocenti.
Sentenza di Morte” è un romanzo scritto da Andreas Gruber, uno scrittore austriaco laureatosi a Vienna in economia. Non è “nato” romanziere in quanto ha lavorato per lungo tempo in una compagnia farmaceutica. Adesso invece si dedica a scrivere romanzi a tempo pieno vivendo con la famiglia a Grillnberg diventando anche molto noto in tutta Europa, inoltre ha vinto due volte il Vincent Prize e il German Phantastik Prize Questo è il suo primo libro pubblicato in Italia, non solo, è stato inviato quasi per gioco ad un piccolo editore ma ha riscosso in poche settimane un enorme successo, dal mio punto di vista veramente meritato.
Un thriller che si lascia leggere con piacere in quanto molto intrigante. Gruber possiede il dono di avere una scrittura semplice, molto lineare e nonostante il libro sia ricco di nomi e personaggi per le due storie parallele, il lettore non perde mai il filo conduttore per arrivare al finale ricco di colpi di scena e per nulla scontato anzi… da lasciare di stucco!
“Sentenza di morte” è davvero un ottimo libro, un romanzo macabro, a volte piuttosto violento ma le pagine scorrono talmente veloci da non rendersi conto che sono più di cinquecento!!

Miryam

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Di Angie (del 07/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 295 volte)
Titolo originale
Solace
Produzione
USA 2015
Regia
Afonso Poyart
Interpreti
Anthony Hopkins, Jeffrey Dean Morgan, Abbie Cornish, Colin Farrell, Matt Gerald
Durata
101 Minuti

Il detective Joe Merriwheter (Jeffrey Dean Morgan) agente speciale dell'FBI, affiancato dalla giovane collega Katherine Cowles (Abbie Cornish) si trovano ad indagare ad una serie di omicidi che fanno pensare a un serial killer. Omicidi inquietanti, senza un nesso tra le vittime ma tutti accumunati da una particolare tecnica di esecuzione, senza lasciare alcuna traccia. Il detective non riuscendo a venire a capo di nulla decide di chiedere aiuto ad un suo ex collega, oramai in pensione: il dottor John Clancy (Anthony Hopkins), medico psicanalista.
L'uomo dotato di spiccate capacità sensitive, dopo la morte di sua figlia per una grave malattia, vive come un eremita e rifiuta di aiutare il detective. Ma dopo una visione improvvisa sul futuro dei suoi colleghi, in particolare su Katherine, accetta di aiutare Joe a risolvere questo caso complicato. I poteri soprannaturali di Clancy lo portano sulle tracce del serial killer, un certo Charles Ambrose (Colin Farrel) Ben presto il medico psicanalista viene a conoscenza che anche il sospettato killer “in missione” ha capacità sensitive ma, ben più straordinari dei suoi.
Premonitions”, titolo originale Solace è un thriller dai risvolti soprannaturali, diretto dal regista brasiliano Alfonso Poyart, al suo secondo lungometraggio dopo l’action thriller 2Coelhos, del 2012. Questo film nasce in realtà da una vecchia sceneggiatura di Ted Griffin, scritta per diventare il sequel del celebre film “Seven”. E una pellicola senza tanti colpi di scena ma, con una trama coinvolgente dal ritmo incalzante senza annoiare lo spettatore. Non si tratta solo di omicidi ad opera di un serial killer ma evidenzia molti argomenti veramente toccanti che fanno riflettere, soprattutto nella parte finale del film.
Un buon cast di bravi attori. Brillante la performance di Anthony Hopkins nei panni del medico sensitivo che è anche produttore della pellicola. Un uomo provato dai dolori della vita ma, allo stesso tempo dalla battuta sagace e pronto ad aiutare le sue vecchie amicizie. Come pure Jeffey Dean Morgan molto convincente nel suo personaggio di agente federale e Abbie Cornish nei panni della giovane partner Katherine. Infine Colin Ferrel reduce da “The Lobster” che compare nell'ultima mezz'ora della pellicola nelle vesti del killer psicopatico che si vede come un benigno “angelo della morte”.
A me è piaciuto molto. L'ho trovato un thriller leggermente diverso dal solito, lineare, scorrevole con un giusto mix di indagine ed azione. A tratti un po' crudo ma molto realistico, infatti tratta diversi argomenti tra cui un tema molto attuale come l'eutanasia. I ritmi musicali sono molto incalzanti e coinvolgenti che danno un senso di mistero alla storia che riesce a tenere incollato lo spettatore allo schermo fino alla fine. A mio giudizio personale il regista Poyart, senza strafare è riuscito a portare sullo schermo una discreta pellicola non particolarmente adrenalinica, ma ben girata e ben interpretata. E un inseguimento e uno scontro tra due potenti menti: Hophins e Farrel che hanno scelto due strade diverse per affrontare e dare un senso alla loro vita.

Angie

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Di Namor (del 01/09/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 297 volte)
Titolo originale
Criminal
Produzione
USA - Gran Bretagna 2016
Regia
Ariel Vromen
Interpreti
Kevin Costner, Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Alice Eve, Ryan Reynolds.
Durata
117 Minuti
Trailer

“Mi hanno incasinato il cervello, credevano di sapere cosa avrebbero ottenuto, si sbagliavano... non mi conoscono... non so cosa succederà adesso, ma so questo: fammi male, e io te ne faccio di più!”
Questa è la premessa iniziale di Jericho Stewart (Kevin Costner) un pericoloso detenuto prelevato dal braccio della morte, per essere sottoposto ad un intervento non ancora sperimentato sull’uomo. L’operazione del Dottor Franks (Tommy Lee Jones) unico al mondo ad aver sviluppato questa nuovissima tecnica di scientifica, consiste nel trasferire il pattern cerebrale di una persona nel corpo di un’altra.
L’individuo a cui dovranno essere espiantati i ricordi è l’agente dell’FBI Bill Pope (Kevin Reynolds), che durante una missione antiterrorismo viene soppresso portandosi con sé preziose informazioni per fermare il pericoloso terrorista Hagbardaka Heimbahl (Jordi Mollà), intenzionato ad usare un pericoloso sistema informatico per gli armamenti nucleari al fine di destabilizzare il mondo. Jericho incapace di provare emozioni e sentimento alcuno per via di un incidente avuto da bambino, si rivelerà un osso duro da piegare al volere dell’FBI e del nuovo esperimento per portare a termine la cattura del megalomane terrorista, ma col tempo iniziano ad affiorare i ricordi del defunto agente riguardo all’operazione che era in corso.
La fusione cerebrale tra Pope e Jericho porrà con non poca fatica la fine della minaccia terroristica ed il riscatto di Jericho nella società.
Diretto da Ariel Wromen “Criminal” è un discreto thriller con una buona dose di azione in cui Kevin Costner si cinge ad interpretare uno dei suoi pochi ruoli da cattivo, una parte che si fa fatica a vederlo per i suoi molteplici personaggi positivi interpretati nei precedenti titoli. Ad accompagnarlo in queste nuove vesti, vi è presente un cast di eccellente fattura; Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds (anche se per solo 15 minuti), Gary Oldman, Micheal Pitt e Jordi Mollà.
Come vedete un cast di tutto rispetto che eleva sicuramente la pellicola ad un livello superiore, complice anche la buona performance di Costner che col passare degli anni risulta sempre carismatico nel catturare l’attenzione dello spettatore.
Se come me siete dei suoi fan, non lasciatevi scappare questo titolo che a parar mio risulta uno dei migliori dei suoi ultimi lavori.

Namor

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Di slovo (del 01/08/2016 @ 05:00:00, in redazione, linkato 591 volte)
image by slovo

La Redazione di Blogbuster augura a tutti Buone Vacanze
Le recensioni riprenderanno il 1° settembre
A presto!

: - D

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Di Angie (del 29/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 384 volte)
Titolo originale
Abbott and Costello Meet Dr. Jekyll and Mr. Hyde
Produzione
USA 1953
Regia
Charles Lamont
Interpreti
Bud Abbott, Lou Costello, Boris Karloff, Helen Westcott, Craig Stevens.
Durata
73 Minuti

Vi sono film commedie, che nonostante trascorsi molti anni dalla loro visione, si ricordano ancora oggi e si rivedono sempre molto volentieri. Sto parlando di una delle tante famose coppie di comici che hanno lasciato una traccia indelebile al cinema. Si, proprio loro! Chi si ricorda di Gianni e Pinotto (Bud Abbot e Lou Costello), una coppia comica statunitense dal nome italiano che avevano regalato al pubblico tante risate?
Costello (Pinotto) recitava la parte del più fifone, mentre Abbot (Gianni). era il più coraggioso. Questi caratteri della coppia avevano molto in comune con un altro duo comico famosissimo, Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Olio), che hanno fatto divertire grandi e piccini.
Ritorniamo a Gianni e Pinotto e ai lori famosi film dove interpretavano spesso la parte dei poliziotti pasticcioni. I loro film più famosi sono parodie a dei classici film horror hollywoodiani, dove i due personaggi prendevano in giro (tra virgolette) i protagonisti delle saghe horror come Frankenstein, Il conte Dracula, Dottor Jekyll e tanti altri. Il loro primo debutto insieme è a teatro nel 1936. Iniziano poi la loro carriera tra il 1940 e il 1956 prendendo parte a ben 36 pellicole. Ultimo film insieme è nel 1956 con “Gianni e Pinotto Col Botto”.
Tutti i loro film raggiunsero una posizione invidiabile nelle classiche dei maggiori incassi. Nel 1957 la coppia si divide e non hanno purtroppo più occasione di riconciliarsi perché Costello muore giovane nel 1959 a causa di un arresto cardiaco.
Tra i loro classici film horror ho rivisto una proiezione del 1953, regia di Charles Lamont, ”Gianni e Pinotto contro il Dottor Jekyll”, il loro terzo film. Il duo comico interpretano due imbranati poliziotti londinesi che finiscono nelle mire del perfido dottor Jekyll (interpretato da Karloff). Una bella parodia ambientata in una fumosa Londra con effetti speciali e trucco dell'epoca fatti bene. I più giovani forse non conoscono questo duo comico e difficilmente avranno visto i loro film.
Comunque per chi non li conosce e vorrebbe assaporare alcune delle loro parodie proporrei di andare alla ricerca di qualche DVD e visionare una delle loro parodie. Vale anche per tutti coloro che li hanno amati, rivederli è sempre un piacere.

Angie

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Di Miryam (del 25/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 542 volte)
Titolo originale
Belli di papà
Produzione
Italia - Francia 2015
Regia
Guido Chiesa
Interpreti
Diego Abatantuono, Andrea Pisani, Matilde Gioli, Francesco Di Raimondo, Marco Zingaro.
Durata
100 Minuti

Vincenzo, interpretato da Diego Abatantuono, è un imprenditore di successo che rimasto vedovo deve badare ai suoi tre giovani figli che hanno vissuto sempre nella bambagia, praticamente stanno conducendo una vita piena di agi senza un minimo di responsabilità.
Matteo, ( Andrea Pisani ) è il primogenito, ha in testa solo idee innovative che però non arrivano mai a concrete conclusioni, Chiara ( Matilde Gioli ), sempre vestita alla moda, è un’assidua frequentatrice di locali “in”e va in giro con il suo fidanzato Loris ( Francesco Fachinetti ) il quale non è per niente gradito al padre, infine c’è Andrea ( Francesco di Raimondo ) che è iscritto da due anni a filosofia ma non ha dato neppure un esame, in compenso fa il gigolò in facoltà. Vincenzo, stanco di questa prole alquanto scansafatiche, decide d’ accordo con il suo amico Giovanni ( Antonio Catania ), di architettare una messinscena, cioè far credere ai suoi giovani rampolli che l’azienda di famiglia è in via di fallimento per bancarotta fraudolenta e che per questo motivo devono scappare via da Milano e trovare rifugio in Puglia nella casa ormai fatiscente dei nonni paterni.
Una volta giunti, i ragazzi loro malgrado dovranno cominciare per la prima volta nella loro vita a fare una cosa a loro sconosciuta… rimboccarsi le maniche e trovare un lavoro! Fare remake ormai è diventata un’abitudine non rara, infatti anche Guido Chiesa ha diretto questo film “ Belli di Papà “, rifacendosi ad un vecchio film di origine messicana.
Il risultato però non è niente male, la trama è divertente e tutto sommato rispecchia molto il confronto generazionale tra genitori e figli, i quali, come possiamo notare in questo film, trovandosi in difficoltà, riescono comunque a mettersi alla ricerca di un lavoro per aiutare il padre, svolgendo anche lavori umili non mancando nemmeno di fantasia e iniziativa. Troviamo un Diego Abatantuono fantastico nel suo ruolo che insieme a Catania, qui alquanto antipatico, fa risultare la pellicola molto fresca e scorrevole dove non vengono a mancare scenette comiche e battute ironiche.
Nonostante abbia un finale scontato e prevedibile, come è giusto che sia, risulta un film piacevole, un’ora e mezza da trascorrere in serenità, logicamente adatto ad un pubblico over 50!!

 Miryam

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Di Asterix451 (del 22/07/2016 @ 05:00:00, in libri, linkato 470 volte)
Titolo originale
Tao of Jeet Kune Do
Autore
Bruce Lee
Editore
Mediterranee - 1983
Prima edizione
Ohara Publications – California - 1975

Jeet Kune Do (“Il Pugno che Intercetta”) è uno stile di combattimento basato sul Wing Chung, codificato da Bruce Lee negli Stati Uniti dopo essersi confrontato con i vari stili tradizionali in voga negli anni ‘70. Senza pregiudizi, egli inseguiva l’idea dell’acqua come metafora del combattente, che è plasmabile, penetrante e profondamente distruttiva; da ciò è nato, appunto, il JKD. “Ogni giorno qualcosa di meno”, alla ricerca della sintesi.
Bruce Lee provò a descriverlo spaziando dal combattimento al significato generale della vita, fino a considerare il JKD una via di liberazione spirituale, unico, come è la natura di ciascun essere umano. Progettava la realizzazione di una imponente enciclopedia delle Arti Marziali ma, a causa della sua morte prematura, il “Tao del Jeet Kune Do” è l’unico libro pubblicato, nel 1975.
Quanto è valido, oggi?
E’ un manuale di JKD tradizionale, ancora praticato da molti, basato sull’economia di movimento e la semplicità delle tecniche; impiega i pugni della Boxe in combinazione con i colpi di gamba degli stili asiatici, con tecniche schiette di corpo a corpo.
“Difesa ed Attacco” sono una cosa sola, contemporanea.
Si predilige “il contrattacco sull’attacco”, slittando su una traiettoria inaspettata per colpire l’avversario. Le finte confondono, per creare aperture nella guardia, oppure si eludono i colpi per guadagnare una posizione offensiva sicura. Come l’acqua che si insinua nelle aperture, i colpi del JKD entrano in quelli dell’avversario sfruttando l’apertura che essi creano.
Il manuale descrive ogni aspetto della lotta, parlandoti delle tue emozioni e le tue paure, con ironia. Le illustrazioni sono disegnate da Bruce, a volte chiare, altre solo abbozzate. Il “segreto non segreto” per picchiare duro è la padronanza istintiva della lotta, affinchè la mente possa occuparsi della strategia senza badare al corpo.
Bruce Lee ha condizionato profondamente lo studio moderno delle Arti Marziali, facendo sì che le sue parole diventassero un coro; oggi leggiamo un manuale di JKD che è considerato “tradizionale”, ma tratta in modo completo la materia del combattimento.
A chi si rivolge?
Non ad un Maestro, perché ne ha già acquisito i contenuti; nemmeno ad un Principiante, che è desideroso di lottare, non mettersi a leggere! Penso sia prezioso per il Medio Combattente, invece: egli avrà l’esperienza necessaria per apprezzare e trarre vantaggio dalla strategia di Lee, e ne avrà bisogno per diventare un atleta migliore.
La lettura non è semplice, e non basta tenerlo in libreria per acquisire i contenuti; probabilmente verrà scartato da chi non ama i libri, mentre altri lo troveranno prolisso e “poco pratico”. Ma, ad altri ancora, insegnerà ad osservare il combattimento per ciò che è, semplice e diretto, spostando l’attenzione sulla preparazione del combattente; lo stesso Paul Vunak, esponente di rilievo del moderno JKD, sostiene che non esistano tecniche superiori, ma solo superiori forme di addestramento.

Asterix451

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Di Namor (del 18/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 431 volte)
Titolo originale
Risen
Produzione
USA 2016
Regia
Kevin Reynolds
Interpreti
Joseph Fiennes, Tom Felton, Peter Firth, Maria Botto, Luis Callejo.
Durata
107 Minuti
Trailer

Dopo aver fatto crocifiggere Yeshua (Cliff Curtis) e per evitare il nascere di disordini a Gerusalemme, Ponzio Pilato (Peter Firth) su pressioni dei sacerdoti ebrei, ordina al tribuno Clavio (Joseph Fiennes) di far tumulare e sorvegliare il corpo di Gesù per eludere i suoi seguaci dal rapimento del corpo, evitando così la leggenda della sua resurrezione che avrebbe portato enorme scompiglio in città minandone il loro potere, visto che il Cristo aveva dichiarato che sarebbe risorto dopo tre giorni.
Una resurrezione a cui gli anziani sacerdoti non credevano possibile, se non organizzata falsamente dai seguaci di Cristo per poi renderla leggenda a loro favore. Allo scadere dei tre giorni il corpo del messia scompare misteriosamente dalla grotta dove era sorvegliato dalle guardie romane che si danno alla fuga per evitare la punizione. Pilato sotto la incensante pressione dei preoccupati capi religiosi, fa aprire un’indagine a Clavio affinché non risolva al più presto il mistero della sparizione del corpo, visto che la visita dell’Imperatore Tiberio è prossima, e non vuole che ci siano rivolte in atto che possano indispettire l’Imperatore.
Clavio dopo giorni di interrogatori e di ricerche in lungo e in largo riesce a trovare Gesù insieme agli apostoli, ma non il suo cadavere, ma bensì vivo e vegeto. Impressionato da tale scoperta, il tribuno romano decide di seguire a distanza il gruppo in viaggio verso la Galilea per capire il mistero della resurrezione di Cristo.
Diretto e sceneggiato insieme a Paul Aiello, il regista Kevin Reynolds con “Risorto” ispirato dalla resurrezione di Gesù narrata nel nuovo testamento, ci propone un film di indagine visto con gli occhi scettici di un non credente impersonato dal sempre bravo Joseph Fiennes. Il film nonostante tratti un argomento già visto in pellicole del passato ben più valenti e famose, si fa valere nei momenti in cui cerca di discostarsi dai suoi predecessori per non risultare un banale copia e incolla.
Diciamo che non è un film che rimarrà negli annali del cinema, ma per passare una spensierata serata estiva in cui non si ha voglia di uscire, si può tranquillamente vedere.

Namor

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Di Angie (del 13/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 405 volte)
Titolo originale
Au nom de ma fille
Produzione
Francia 2016
Regia
Vincent Garenq
Interpreti
Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil, Lila-Rose Gilberti
Durata
87 Minuti
Trailer

“Non voglio farmi giustizia da solo” dice Andrè, un uomo provato dal dolore, mentre la polizia di Moulouse irrompe in casa sua e lo pone in custodia cautelare, accusato di rapimento. E così che si apre la prima scena del film. Da qui poi un flashback che racconta tutta la vicenda. Una comune famiglia che inizialmente sembra felice con i propri figli. Ma una relazione extraconiugale della moglie Dany (interpretata da Marie Josèe Croze) con un affascinante medico tedesco Dieter Kromback (Sebastian Koack), porta la coppia alla separazione. Passano gli anni e, Andrè Bamberski (interpretato da Daniel Auteil) ha una nuova compagna (Christelle Cornil) e sono in vacanza in Marocco; mentre i figli ormai grandi sono andati in Germania dalla loro madre e il patrigno, il dottor Dieter Kromback.
E il 10 luglio 1982 quando Andrè, ex marito, riceve una telefonata in cui l’ex moglie gli comunica la morte della loro figlia quattordicenne Kalinka che era in vacanza con lei e il patrigno in Germania. Il padre Andrè, commercialista e uomo meticoloso è convinto che la morte della figlia non si sia trattato di un semplice incidente per cui inizia ad indagare. Gli esiti di un'autopsia sembrano confermare i suoi sospetti e lo spingono ad accusare di omicidio il patrigno di Kalinka, il dottor Dieter Kromback. Andrè che crede fortemente nella giustizia, non sarà questa volta al suo fianco, come quando ottenne il divorzio dalla moglie. Non riesce a far incriminare il dottor Dieter in Germania, quindi avvia un procedimento giudiziario in Francia. Il suo percorso giudiziario sarà molto travagliato e osteggiato su molteplici fronti, primo fra tutti i rapporti internazionali tra i diversi stati Europei coinvolti. Ogni suo amico gli consiglia di seppellire questa faccenda. “Conoscere la verità le farà solo del male” Ma Andrè non può permettere che la morte di sua figlia rimanga impunito. Sarà una lunga battaglia contro tutto e contro tutti a cui dedicherà tutta la sua vita, precisamente 30 anni, sacrificando il suo rapporto con l'altro figlio, l'amore della nuova compagna e il lavoro. “Ho mantenuto la promessa di non arrendermi mai.... Oggi avresti 44 anni. Mi manchi figlia mia!”..... dirà nel finale.
Il regista francese Vincent Garenq che, ama costruire i suoi film su autentici fatti di cronaca giudiziaria, porta sullo schermo una nuova pellicola, suo quarto lungometraggio”In Nome di mia Figlia” tratto da una storia vera. Una drammatica vicenda molto conosciuta in Francia, in Belgio e in Germania sconosciuta invece in Italia, vede come protagonista l'attore francese Daniel Auteuil, recentemente apparso nella pellicola “Le Confessioni”. Una storia che riguarda un caso giudiziario durato trent'anni noto come “affaire Dieter Kromback. Una battaglia solitaria di Bamberski per fare incarcerare l'assassino di sua figlia. Il regista Vincent dopo aver letto il libro, decise di realizzare il film, non solo per raccontare una storia di mala giustizia ma, perché rimase molto colpito da quest'uomo, padre, così testardo (e quale genitore non lo farebbe?) a cui ha dedicato trent'anni della sua vita a scoprire il colpevole della morte di sua figlia.
La pellicola, infatti, ruota intorno alla figura del padre sin dall'inizio della prima scena. E un racconto commovente che coinvolge lo spettatore per un'ora e mezza, nel vedere questa strenua forza di un padre che si oppone a tutti i poteri forti sullo scacchiere politico e giudiziario. Un uomo dal carattere particolare e molto rigoroso che vuole avere sempre ragione. E proprio grazie a questo suo carattere che gli ha permesso di arrivare fino in fondo in questa lunga lotta di giustizia dove niente e nessuno riuscirà a fermarlo. Si è accertato che Andrè Bamberski ha aperto un'associazione e ancora oggi aiuta tutti quelli che hanno problemi con la giustizia tedesca, perché la giustizia tedesca ha la tendenza a proteggere i diritti dei suoi cittadini. Un buon cast di ottimo livello. Bravissimo e perfetto, direi, sopratutto Daniel Auteuil nella sua interpretazione che esprime dolore , rabbia e deciso a non mollare e a ottenere giustizia.
Per quanto mi riguarda il film, a mio giudizio, è ben girato, con inquadrature in primo piano in grado di esprimere tutto il malessere interiore del protagonista. Le scene pur avendo un andamento lento non è da criticare. Anzi alcune storie (come queste) ritengo che per essere raccontate come si deve e fare emergere un po’ di drammaticità alla vicenda hanno bisogno di momenti intensi e ricchi di pathos, che non hanno bisogno di essere mostrati con ritmo incalzante. In conclusione è una pellicola (anche se fa tanta rabbia) merita la sua visione solo per la storia, immenso elogio alla ricerca della verità, anche quando tutto il mondo sembra essere nemico.

Angie

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