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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 19/01/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 845 volte)
Titolo originale
The Tourist
Produzione
USA - Francia 2010
Regia
Florian Henckel von Donnersmarck
Interpreti
Johnny Depp, Angelina Jolie, Paul Bettany, Timothy Dalton, Steven Berkoff.
Durata
105 Minuti
Trailer

Dopo l’esordio con una delle pellicole più belle degli ultimi anni “Le vite degli altri”; Florian Henekel von Donnersmarck, dirige un nuovo film:“The Tourist”.
Protagonista la supercoppia Johnny Depp e Angelina Jolie, assieme ad un cast di attori come Rufus Sewell e Paul Bettany, con la partecipazione di alcuni famosi attori italiani come: Christian de Sica, Alessio  Boni, Raoul Bova, Nino Frassica, Neri Marcore e Daniele Pecci.
Elise Ward ( Angelina Jolie) è la bellissima e ricchissima amante di ALEXANDER PEARCE, massimo riciclatore internazionale di denaro sporco, inseguito e braccato sia dalla mafia russa che dalla polizia internazionale. Sorvegliata 24 ore su 24, Elise sale su un treno che da Parigi la porta a Venezia per rincontrarsi, dopo molti anni di lontananza, con il suo amato. Per depistare la polizia, la donna, sull’Eurostar si mette in cerca di un uomo che per corporatura ricordi il misterioso Alexander. Ecco trovato il soggetto adatto, un timido professore di matematica americano: il turista FRANK TUPELO (Johnny Depp), che si trova in vacanza in Italia, per cercare di lasciarsi alle spalle un passato di delusioni sentimentali.
Frank rimasto folgorato dalla bellissima e misteriosa donna, non sa che l’incontro è tutt’altro che causale, il quale inseguendo una potenziale storia d’amore, si troverà ben presto in una avventura mozzafiato sullo sfondo della meravigliosa Venezia.
La trama non e male, il film è carino, ma francamente mi aspettavo qualcosa di più accattivante vista la presenza di due attori di questo calibro. Depp (amato per il suo fascino), nel suo personaggio di professore di matematica capitato per caso all’interno di questo intrigo nazionale e, da una Jolie (al centro del film), che ha il merito estetico di essere pari ad una dea, ma anche il demerito di essere eccessivamente immobile come una statua, da sembrare addirittura finta.
La scena iniziale che colpisce subito il pubblico è quella di questa seducente donna ( Jolie), che cammina con innata postura di lei non si sa, ne chi sia, ne dove vada e perché….., l’immagine riempie non solo lo schermo ma, illumina tutta la sala, facendo fantasticare al pubblico di trovarsi di fronte ad una pellicola caratterizzata da grandi momenti di tensione. Ma per i fans dell’action-movie che lo hanno visto, saranno rimasti sicuramente un po’ delusi, trovando la pellicola poco coinvolgente.
Ma accontentiamoci lo stesso, vista la presenza della affascinante Jolie e del fantastico Depp, sullo sfondo di una bella Venezia che sa rendere la visione molto piacevole.

Angie

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Di mimmotron (del 17/01/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 902 volte)
Titolo originale
Dayereh
Produzione
Iran 2000
Regia
Jafar Panahi
Interpreti
Fereshteh Sadr Orafai, Maryiam Parvin Almani, Nargess Mamizadeh, Elham Saboktakin
Durata
91 Minuti

Non vorrei fare con questa recensione della demagogia, ma ritengo doveroso parlare di Jafar Panahi e della condanna che lo porterà a dover scontare sei anni di carcere e all'impossibilità di esprimersi artisticamente per 20 anni. Il regista sta ancora aspettando che la Corte si esprima sul suo appello, ma le speranze sono poche.
Molta è inoltre la solidarietà che gli giunge dai colleghi italiani tra cui Nanni Moretti, Pupi Avati e Roberto Faenza solo per citarne alcuni, i quali si stanno attivando perché intervenga il nostro governo per un aiuto concreto in favore del regista. Condannato per aver iniziato le riprese di un film sulle proteste dell'Onda verde del 2009.
La pellicola che ho scelto di recensire è Il Cerchio del 2000 e premiata con il Leone d'oro di Venezia.
In questa storia raccontata con uno stile raffinato e delicato viene mostrata la condizione delle donne ed in particolare di quelle che hanno conosciuto il carcere. Lo sguardo del regista appare molto distante dagli eventi che si svolgono lasciando a noi ogni giudizio. Forse è stato proprio questo stile a consentirgli di operare per diversi anni prima di venire definitivamente bloccato con l'interdizione al lavoro, che per certi versi per un artista è una condanna ben peggiore che il carcere. Inoltre quasi tutti i suoi film sono proibiti nel suo Paese l'Iran.
La storia si apre con due donne che appena uscite dal carcere devono far rientro a casa, ma in Iran le donne non possono viaggiare da sole almeno che non siano delle studentesse. Così durante le peripezie di una di queste ragazze per evitare d'incappare nella polizia finiamo per conoscere un'altra ragazza con altri problemi e così via e di volta in volta ci vengono mostrati più aspetti della vita di otto donne di questo Paese. Il film si conclude con l'ultima ragazza che, stando al nostro codice di procedura penale viene sottoposta a carcerazione preventiva, finirà per incontrarsi con la prima delle protagoniste e così chiudere “il cerchio”. La cosa che più mi ha colpito oltre ovviamente alla drammaticità della condizione della donna è un aspetto quasi curioso, ovvero che le donne non possono fumare in pubblico.

mimmotron

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Di Namor (del 14/01/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1058 volte)
Titolo originale
Brooklyn's Finest
Produzione
USA 2009
Regia
Antoine Fuqua.
Interpreti
Richard Gere, Don Cheadle, Ethan Hawke, Wesley Snipes, Jesse Williams.
Durata
132 Minuti

La trama di “Brooklyn’s Finest”, ruota intorno all’ignominie di alcuni poliziotti del distretto 65 di Brooklyn. Le motivazioni delle varie nefandezze comportamentali e morali attuate dagli agenti, sono dovute a ragioni ben distinte tra essi: Tango (Don Cheadle) è un’agente infiltrato in una gang di spacciatori, il suo compito è quello d‘incastrare il loro leader Caz (Wesley Snipes). Una volta portata a termine la missione, tango riceverà la sospirata promozione a detective, ma al momento di stringere il cerchio attorno al suo uomo, la sua coscienza si rifiuterà di svolgere l’ingrato compito di traditore.
Al poliziotto Eddie Mugan (Richard Gere), manca una settimana per il pensionamento. La sua carriera di difensore della legge non è certo da prendere come esempio per le nuove reclute, poiché egli ha sempre girato la testa dal lato opposto a quello in cui si richiedeva il suo intervento. Al suo primo giorno di pensione, il negligente Eddie con un’azione da vero eroe, riuscirà a riscattare la sua indegna carriera di menefreghista.
Sal (Ethan Hawke) l’agente che compie le peggiori nefandezze di tutto il dipartimento, poiché durante le incursioni antidroga, non si crea problemi ad ammazzare gli spacciatori per rubare il loro proventi. Tale ignominia è dettata dalla forte esigenza di acquisire una nuova casa, onde evitare che la muffa uccida l’asmatica moglie in dolce attesa. In una serata in cui è in corso un blitz antidroga, i loro destini si compieranno con fortune alterne.
Dopo essersi rifiutato di girare il continuo di “Training Day”, con questo film suburbano dai personaggi ambigui, il regista Antoine Fuqua, realizza ciò che più si avvicina al proseguo del suo precedente e fortunato film.
Il cast allestito per questo titolo, risulta molto appetibile nonostante gli anni, l’espressione di Richard Gere in divisa funziona ancora alla grande, il ruolo del disperato poliziotto assegnato ad un nevrotico Ethan Hawke, risulta molto credibile, mentre Wesley Snipes purtroppo non ha un personaggio di grande spessore nella storia del film, ed è un vero peccato poiché il fisique de ruol per una pregevole interpretazione c’è l’ha. Nonostante stimi Don Cheadle, in questa circostanza è l’attore che mi ha convinto meno, il suo viso dai tratti troppo dolci, poco si addice al personaggio dell’infiltrato, rendendolo poco attendibile in quelle vesti. Mi è piaciuta invece Ellen Barkin, anche se appare in un ruolo minore è molto tosta e antipatica, tant’ è vero che la si prende subito in forte antipatia.
Brooklyn’s Finest” ha avuto l’uscita su grande schermo solo in patria con risultati modesti, mentre da noi è stato proiettato alla mostra di Venezia, per poi uscire solo per il circuito dvd.
Il film non è all’altezza del precedente poliziesco del filmaker americano, ma considerata la presenza di tanti nomi famosi nel cast e la mano asciutta è decisa di Fuqua, un’occhiata a questo titolo, non la si dovrebbe negare.

Namor

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Di Miryam (del 12/01/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 994 volte)
Titolo originale
Georgia Rule
Produzione
Australia 2007
Regia
Gary Marshall
Interpreti
Jane Fonda, Lindsay Lohan, Felicity Huffman, Dermot Mulroney
Durata
113 Minuti

Rachel Wilcox (Lindsay Lohan), è una ragazza di diciassette anni che vive a San Francisco con la madre Lily (Felecity Huffman) e il patrigno Arnold (Cary Elwes).
Dato il suo carattere ribelle e con svariati problemi, la madre, che non è più in grado di gestirla, la manda a trascorrere le vacanze estive dalla nonna Georgia ( Jane Fonda), che al contrario della ragazza, è una persona molto precisa nelle sue regole, a tal punto che rasenta il limite dell’ossessività. Il modo di vivere di Rachel, abituata alla sfrenata vita californiana, si fa subito notare in questa tranquilla cittadina dell’Idaho, abitata in maggior parte da mormoni. Infatti ancor prima di arrivare sul posto, la giovane si imbatte in maniera alquanto spregiudicata con il dottor Ward (Dermot Mulroney), e in un secondo tempo riesce anche a sedurre il giovane e casto Harlan, (Garrett Hedlund), il quale non aveva ancora assaggiato i piaceri del sesso seppur in procinto di sposarsi.
Questo suo modo di comportarsi la fa spesso scontrare con la rigidità della nonna, la quale però riesce pian piano a domare l’irrequieta nipote scoprendo inoltre dal dottor Ward, al quale Rachel aveva fatto delle confidenze, che dietro quel duro e spregiudicato atteggiamento si nasconde in realtà un triste segreto, cioè che la ragazza ha subito delle indegne molestie da parte del patrigno. Dopo queste rivelazioni è naturale che nonna, madre e figlia si trovino a discutere, litigare e soprattutto a confrontarsi a vicenda, instaurando così un proficuo dialogo tra le parti e capire, se è la ragazza a mentire o il patrigno.
Donne regole…e tanti guai” è stato diretto dal regista Garry Marshall, già conosciuto con “Pretty Woman” e “Principe azzurro cercasi”. Devo dire che mi è piaciuta molto l’interpretazione delle tre donne… un bel cast di attrici che hanno saputo tenere in piedi l’intero film praticamente da sole, anche la trama è stata carina in quanto seppur trattando un argomento delicato come la molestia sessuale, non è caduta nel patetico, ma è stata affrontata con dei risvolti talvolta anche simpatici, che hanno avuto anche il merito di strappare qualche sottile risata allo spettatore.

Miryam

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Di Andy (del 10/01/2011 @ 05:00:00, in musica, linkato 783 volte)
Artista
Skunk Anansie
Titolo
Wonderlustre
Anno
2010
Label
 

Sono passati ben undici anni dall’uscita del più famoso album degli Skunk Anansie, il cattivissimo Post Orgasmic Chill e dopo ottime prove soliste della bravissima Deborah Anne Dyer, in arte Skin, cantante e leader di questo quartetto e lo scioglimento della band nel 2001, il 2010 ci porta la riunione del gruppo e di conseguenza questo nuovo disco di inediti. So che molti fans hanno giudicato questo lavoro troppo morbido, ma i tempi cambiano e, secondo me, è giusto che cambi anche la musica; penso che un pezzo come Selling Jesus, tanto per dirne uno, rimanga strepitoso, ma ora come ora troppo, diciamo, estremo. Indubbiamente, il suono generale, può essere definito più commerciale, però questo Wonderlustre, è un album di rock moderno, bello e fresco, sicuramente più vicino alle sonorità di Skin solista, ma con l’apporto sempre tosto di Cass al basso, Ace alla chitarra e Mark Richardson alla batteria.
L’apertura è ottima con God Loves Only You, arpeggio sospeso iniziale, voce sensuale e ritornello a salire parecchio carico, esplosivo nel finale. My Ugly Boy, accattivante e cattiva, molto radiofonica e accompagnata da un video in cui Skin sfodera tutta la sua feroce sensualità e la band ritrova le sonorità più ruvide, davvero grunge. Si prosegue con Over The Love, che è anche il secondo singolo che possiamo ascoltare in radio attualmente, una canzone tesa e melodica al tempo stesso, intensissima, bellissimi sia musica che testo e la voce è stupenda, neanche a dirlo. Si alza il tiro con My Love Will Fall, un pezzo da corse in macchina di notte, uno dei migliori del disco.
Bella anche You Can’t Always Do What You Like, in cui l’influenza degli U2 è molto evidente, a partire dall’arpeggio di chitarra iniziale e proseguendo con il rotolio di basso e batteria tipici della grande band irlandese. You Saved Me, semplice ed efficace, tra le ballate di questo cd la più bella, un po’ alla R E M e il testo che dice: “tu mi hai salvato da me stessa”, a significare l’importanza dell’amore che ci salva anche dalle nostre paure e insicurezze. Con It Doesn’t Matter , gli Skunk dimostrano di saper suonare ancora con la cattiveria dei primi tempi, due minuti e quaranta di rock quasi punk, un po’ Red Hot nell’inciso, ma molto più dura.. da ascoltare a tutto volume. Talk Too Much inizia con una chitarra dolce e triste e si espande poi nel resto del pezzo, con un’ orchestrazione bella ed emozionante. La voce di Skin, che riesce ad essere aggressiva, dolce e sensuale al tempo stesso, riesce a portare la musica, a volte anche semplice, verso sonorità sempre coinvolgenti, supportata da un’ottima band, che suona precisa e moderna, con la grinta e la dolcezza giuste, mai banale.
Bene, come al solito vi auguro buon ascolto!

Andy

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Di mimmotron (del 07/01/2011 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 1091 volte)
Titolo originale
The Wire
Produzione
USA 2002
Episodi / Durata
13 / 50 Minuti

The Wire (prima stagione) è un poliziesco che si svolge nella città di Baltimora e presenta tutti gli ingredienti necessari a farne una serie, per gli amanti del genere, di tutto rispetto. Elemento che la caratterizza e che me l'ha fatta apprezzare è dato dal fatto che l'indagine, in questo caso sul traffico di eroina, si sviluppa lungo tutta la serie, composta da tredici puntate.
Il detective Jimmy McNulty assistendo al processo di D'Angelo Barksdale si accorge che un testimone chiave dell'accusa cambia versione perché influenzato dalla presenza di qualcuno tra il pubblico (Stringer Bell) che scopriremo essere il braccio destro del boss, zio dell'imputato, che gestisce lo spaccio di eroina in tutto il “west side” della citta. Il conseguente omicidio di un altro testimone al processo convince definitivamente l'agente McNulty di qualcosa d'illegale in atto e persuade i suoi superiori, con metodi che lo metteranno inizialmente in cattiva luce con i suoi colleghi, ad indagare sul caso. L'indagine non è però ben vista dai comandanti di McNulty che lo circondano di una squadra fatta di agenti non proprio eccezionali per risolvere il caso. Tra questi Roland "Prez" Pryzbylewski, nella polizia solo per nepotismo, che però ben presto si riscatta riuscendo a decifrare il codice usato dagli spacciatori per comunicare data la sua passione per l'enigmistica.
Lester Freamon agente che per anni era rimasto nel ramo amministrativo, dimostra invece fin da subito un intuito investigativo non indifferente.
La perseveranza e il fiuto di questi ed altri poliziotti porterà all'incriminazione del capo della banda, non voglio svelarvi però troppe cose sull'indagine dato che si tratta di un poliziesco. Elemento fondamentale per la risoluzione del caso sono come sempre le intercettazioni telefoniche e qui non posso trattenermi, abbiate pazienza, da fare una digressione sulla politica italiana che si sta operando ormai da anni per limitarle. Secondo voi come mai?
Ma torniamo a noi, gli autori Ed Burns e David Simon hanno inoltre il merito di non affrontare superficialmente i problemi delle comunità, in particolare quelli dei minori, che vivono nei quartieri popolari di città come Baltimora, la seconda negli Stati Uniti per numero di omicidi l'anno e di mostrare come sia orribile l'esistenza dei tossico-dipendenti.
La critica statunitense ha apprezzato questa serie proprio per il ritratto crudo della vita urbana e l'accurata analisi dei temi sociali e politici.

mimmotron

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Di slovo (del 25/12/2010 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1117 volte)
image by slovo

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) B U O N E F E S T E : - )

le recensioni riprenderanno a gennaio 2011.
; - ) a presto!

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Di Louise-Elle (del 20/12/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1367 volte)
Titolo originale
Appunti di un venditore di donne
Autore
Giorgio Faletti
Prima edizione
2010

“Io mi chiamo Bravo e non ho il cazzo!”
Con questa frase iniziale esordisce l’ultimo romanzo di Giorgio Faletti. Bravo è il soprannome di Francesco Marcona che per mestiere fa il “venditore di donne”. Le donne le vende, elegantemente e con stile, negli ambienti “bene” della Milano degli anni ’70: quella Milano ricca e snob dove il potere e il denaro contraddistinguono chi davvero conta.
Bravo è un bell’uomo che affascina le donne. Lui, purtroppo, non è un uomo come tutti gli altri: non ha il cazzo. Il romanzo si svolge nel periodo in cui l’Onorevole Moro viene rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Sesso, potere e denaro: sono questi gli elementi che conducono il protagonista in una complicata sequenza di avvenimenti, dove molti dei vari personaggi che fanno parte della sua vita, svelano man mano la loro vera identità e si dichiarano per quello che realmente sono: terroristi reclutati dalle Brigate Rosse, mandanti ed esecutori di una eclatante strage nella quale rimangono vittime politici , mafiosi e alcune ragazze che lavorano per Bravo. Bravo sarà coinvolto in questo gioco pericoloso unitamente a tre personaggi salienti: Daytona, compagno di lunghe notti bianche trascorse fra il gioco d’azzardo e l’alcool; Lucio, il suo più caro amico e vicino di casa, musicista cieco che condivide con lui la passione per l’enigmistica, e Carla, una bella donna avviata da poco alla prostituzione di lusso, l’unica che fin da subito con una semplice frase: “…io con te ci verrei gratis” gli farà provare ancora emozioni e sentimenti obbligatoriamente dimenticati e sopiti in seguito alla menomazione subita in un regolamento di conti per uno sgarro.
Un altro capolavoro completamente diverso dagli altri precedenti romanzi: nessun serial-killer da scoprire e nonostante le delicate tematiche trattate è una storia interessante e d’azione. Ancora una volta Faletti sorprende in un racconto thriller e di suspence dalla piacevole e scorrevole lettura, facendo nascere nel lettore la frenesia di terminare un capitolo e la voglia di leggerne avidamente il successivo per conoscerne al più presto la fine.
Giorgio Faletti con questo ennesimo racconto conferma di essere un’eccellente romanziere e un’autentico “maestro”: inutile dire che è davvero BRAVO!... ;)

Louise-Elle

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Di Namor (del 17/12/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 999 volte)
Titolo originale
Solomon Kane
Produzione
Francia, Repubblica ceca, Gran Bretagna 2009.
Regia
Michael J. Bassett
Interpreti
James Purefoy, Max von Sydow, Rachel Hurd-Wood, Patrick Hurd-Wood, Pete Postlethwaite.
Durata
104 Minuti
Trailer

Lo spietato capitano Solomon Kane (James Purefoy), ed il suo manipolo di uomini si apprestano a saccheggiare l’ennesimo castello dopo aver sconfitto i suoi abitanti. Giunto nella sala del trono per appropriarsi delle sue ricchezze, l’avido capitano si troverà a fronteggiare il Mietitore del Diavolo, che reclama la sua anima promessa precedentemente al demonio, in cambio della sua leggendaria ferocia cha da sempre lo contraddistingue in battaglia.
Solomon, una volta sfuggito al suo riscuotitore, si rifugia in un convento ripudiando il suo trascorso da assassino. Ma il diavolo deciso più che mai ad incassare il suo credito, riuscirà a far imbracciare nuovamente le armi all’ex capitano, facendogli rinnegare per sempre la sua nuova spiritualità. A farne le spese in un mondo dove la larga maggioranza è dominata dal male, sarà una famiglia di puritani ferocemente massacrati, a cui Solomon è debitore per essere stato curato dopo un agguato. Per ripagare il debito di riconoscenza verso i suoi salvatori, egli promette al capofamiglia morente, di ritrovare e liberare la figlia Meredith, rapita dopo l’eccidio del suo nucleo famigliare, da un’orda di soldati capeggiati da un misterioso uomo mascherato.
Ha così inizio la caccia agli oppressori per mettere la parola fine ai loro diabolici piani.
La nascita di questo personaggio, la si deve allo scrittore americano Robert E. Howard alla fine degli anni venti. Il film è stato diretto dal giovane regista inglese Michael J. Basset. Nel cast vi figurano Max Von Sydow, Pete Postlethhwaite ed il protagonista James Purefoy nel ruolo di Solomon Kane.
Solomon Kane” è una pellicola fantasy in salsa medievale, passata quasi inosservata nei nostri circuiti cinematografici e la motivazione di tale flop, non é difficile individuarla dopo aver visto il film.
La trama se pur accattivante appare troppo scontata e banale, così come i suoi imbarazzanti ed elementari dialoghi, tenuti da un cast poco convincente, come il protagonista J. Purefoy nei panni di Solomon Kane. L’unica cosa che salvo da questo inutile dispendio di soldi, sono gli effetti speciali che in un’opera come questa risultano quasi da Oscar!
Per il resto prevedo una miriade di candidature ai prossimi Razzie Awards.

Namor

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Di mimmotron (del 13/12/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1125 volte)
Titolo originale
Terroni
Autore
Pino Aprile
Editore
PIEMME
Prima edizione
2010

Un libro che segna sicuramente un punto di svolta nella mia visione ed opinione sul meridione d'Italia e dei meridionali. Pino Aprile, l'autore di questo testo, ci porta alla comprensione di come i meridionali siano stati portati a venir considerati tali. Partiamo, questa è una mia scelta che non ricalca l'andamento del testo, nel raccontare i fatti in modo cronologico. Prima dell'unita' d'Italia il Regno delle due Sicilie possedeva la seconda fotta commerciale del mondo; la Sicilia con la sua agricoltura specializzata aveva esclusivi contratti commerciali con la Francia; la Calabria possedeva un industria ferriera che occupava tante persone quante erano quelle occupate in tutto il nord d'Italia; la Puglia forniva l'olio per tutte le macchine industriali d'Europa, ai tempi i lubrificanti erano ancora di origine naturale; la Campania era la regione più' ricca d'Italia con cantieri navali e industrie di materie rotabile, hai tempi ancora agli albori, da poter competere con le grandi potenze europee. E questi sono solo alcuni esempi. Queste furono le ragioni che spinsero i Savoia a conquistare, con una guerra mai dichiarata il sud d'Italia. Il Regno di Sardegna con il pretesto di unire l'Italia divise così le casse del suo stato ormai vuote e con un grande debito pubblico con quelle del Regno delle due Sicilie invece ricche di denaro, i cui titoli di stato erano molto apprezzati all'estero. Dopo aver invaso il meridione, con metodi che ricordano da vicino quelli praticati dai nazisti, il sud venne spogliato di tutte le sue ricchezze ed inoltre la classe politica dei primi anni del regno d'Italia, composta pressoché da cittadini del nord Italia adottò una politica economica e sociale che agevolava (agevola?) il nord a discapito del sud. Chi si oppose a questo stato di cose, fin dall'inizio venne considerato un brigante e non un partigiano che si opponeva all'invasione, altri scelsero d'emigrare, fenomeno fino ad allora sconosciuto al sud, ma ampiamente praticato al nord. Stermini di massa, brigantaggio, emigrazione ed una politica economica dissennata hanno creato la situazione che ora conosciamo e che purtroppo non sembra destinata a migliorare. Ci fa notare l'autore,a dir il vero in modo apodittico, che l'attuale classe politica non è intenzionata a cambiare le cose e che, come se non bastasse, al governo c'è la Lega Nord sulla quale, personalmente, preferisco non esprimermi.
L'autore ci indica inoltre alcune possibili soluzioni a questo stato di cose e forse, a mio giudizio, la migliore è sicuramente quella di farci conoscere realmente ciò che avvenne durante il Risorgimento. È mia opinione che la conoscenza è potere, il potere che permette di cambiare la realtà. Sapere che la situazione attualmente presente al sud non deriva da un'inferiorità dei meridionali,come più volte siamo stati indotti a pensare, ma anzi, dalla volta criminale, mi sia permesso dirlo, di chi ha fino ad ora ha agito affinché ciò avvenisse.
Un libro meraviglioso, assolutamente da leggere, e che se proprio dovessi fargli un appunto, sarebbe sicuramente quello di non aver apprezzato appieno il registro molto spesso di informale con cui l'autore si rivolge al lettore.

mimmotron

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Di Angie (del 09/12/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1029 volte)
Titolo originale
Knight and Day
Produzione
USA 2010
Regia
James Mangold
Interpreti
Tom Cruise, Cameron Diaz, Peter Sarsgaard, Jordi Mollà, Viola Davis.
Durata
110 Minuti

Avete voglia di trascorrere una piacevole serata all’insegna della spensieratezza?
Allora visionate questa scoppiettante pellicola che ben interseca il genere commedia con quello dell’azione: “Innocenti Bugie”, diretto dal regista James Mangold.
Poche donne potrebbero resistere al fascino di Roy Milller (Tom Cruise), uno sconosciuto incontrato per caso in aereo, che sfodera un sorriso a trentadue denti (se cosi possiamo dire) e pronuncia frasi che, come dice la protagonista, June Havens (Cameron Diaz), starebbero bene in una scatola di cioccolatini.
Il tempo di una sistematina in bagno e June si troverà nello spazio di pochi minuti, catapultata in un’avventura mozzafiato su un aereo in picchiata, in cui tutti compresi i piloti, sono morti. Roy è, infatti, un agente segreto chiamato a difendere una di quelle scoperte che potrebbero cambiare per sempre il destino del mondo. Per June non è che l’inizio di un lungo e pericoloso viaggio che vede coinvolta anche l’FBI, interessata anche lei recuperare questa nuova sorgente di energia perpetua chiamata “ Lo Zefiro”.
Questo film è interpretato da due autentiche superstar Hollywoodiane come, Tom Cruise e Cameron Diaz. I due dopo nove anni ritornano a recitare insieme, rivelandosi ancora una volta una coppia ben affiatata. Difatti i due partners, non temono di giocare con gli stereotipi legati ai loro personaggi che li hanno resi famosi in tutto il mondo, lui: acrobata tutto sorrisi e occhiali da sole, dal fascino inossidabile, lei: la svampita e ingenua che trova in sé doti che non credeva di possedere.
La trama del film si manifesta abbastanza banale, ma stavolta visto che siamo di fronte ad una pellicola che mescola azione e comicità, mostrandoci un Tom Cruise diverso, rispetto a come siamo abituato a vederlo in altri film d’azione come “Mission Impossible), e una Cameron Diaz perfettamente a suo agio nei panni della ragazza svampita, che come nelle migliori tradizioni della fiction, finisce per innamorarsi dell’affascinate spia.
Reputo “Innocenti Bugie”, un buon film, ricco di azione e humor, che non strabilia ma neanche delude.

Angie

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Di Miryam (del 06/12/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1353 volte)
Titolo originale
Benvenuti al Sud
Produzione
Italia 2010
Regia
Luca Miniero
Interpreti
Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Nando Paone.
Durata
102 Minuti

Alberto (interpretato dal simpaticissimo Claudio Bisio), è un tranquillo responsabile dell’ufficio postale di una cittadina della Brianza.
L’impiegato postale è sposato con l’assillante Silvia ( Angela Finocchiaro), la quale vorrebbe trasferirsi nel centro di Milano, facendo insistenti pressioni sul marito, affinchè lui riesca ad ottenere il sospirato trasferimento.
Purtroppo per i due, lo spostamento non si concretizza, in quanto l’aspirato posto di Milano viene dato ad un disabile. Ma Alberto pur di ottenere quel posto tanto desiderato, si fingerà lui stesso un portatore di handicap. Ma nel attuare la farsa, commette uno sbaglio e per punizione viene trasferito in un paesino della Campania, il che per un abitante del nord che ha sempre avuto dei pregiudizi sul sud, è peggio che vivere in un incubo.
Suo malgrado, Alberto parte da solo verso quella terra che lui ha sempre considerato la patria della camorra, della sporcizia e di “terroni” con poca voglia di lavorare, inoltre, dietro consiglio della moglie, per motivi di sicurezza, indosserà pure il giubbotto antiproiettile.
Giunto sul posto, varie circostanze lo portano a ricredersi, scoprendo invece una terra inaspettatamente stupenda con dei colleghi generosi e ospitali. Doti che faranno nascere e consolidare una bell’amicizia con il postino Mattia ( Alessandro Siani ), al quale Alberto darà un notevole aiuto, per riconquistare il cuore della sua ex fidanzata di Maria (Valentina Lodovini). A questo punto Alberto si viene a trovare in una situazione al quanto critica, come dire a sua moglie (che lo crede quotidianamente in pericolo), che il temuto trasferimento ha portato un netto miglioramento nella sua vita e soprattutto nel privato?
Benvenuti al sud”, è il remake di “Giù al nord”, una commedia francese dove il regista Dany Boon, aveva descritto le difficoltà di un abitante della Costa Azzurra, costretto a trasferirsi verso il freddo Canale della Manica. In questo film. il regista Luca Miniero ha invertito la posizione geografica, esagerando un po’ nel folklore partenopeo, sta di fatto però, che questi pregiudizi sul meridione esistono davvero, e il gran merito di questa ignoranza parte proprio dal mondo politico. L’ospitalità del sud è vera, e soprattutto è genuina… parlo in prima persona perché da ragazzina ho avuto la fortuna di girare l’Italia. Nei posti meridionali mettono come si dice “la casa in collo”… invece al nord ti mandano a quel paese solo se chiedi una semplice informazione.
Tornando al nostro film, ho trovato tutti gli attori molto divertenti, che si immedesimavano nelle parti assegnate in modo molto convincente.
Vi invito a vederlo, perché le risate non mancheranno di certo.

 Miryam

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Di Namor (del 03/12/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 942 volte)
Titolo originale
L'immortel
Produzione
Francia 2010
Regia
Richard Berry
Interpreti
Jean Reno, Kad Mérad, Jean-Pierre Darroussin, Marina Foïs, Richard Berry.
Durata
115 Minuti
Trailer

Con l’espressione, “Amici oltre la morte!”, tre giovani ragazzi siglano un patto fraterno, indirizzato ad un progetto, eliminare un potente padrino della mafia marsigliese.
Una volta sviluppato con successo il piano nel sopprimere il datato boss, i nuovi arrampicatori criminali agiranno indisturbati per molti anni ai vertici del crimine organizzato. Questo, fino a quando uno dei tre Charly Matteì (Jean Reno), non decide di ritirarsi e vivere serenamente accanto alla sua famiglia per il resto dei suoi anni. Il suo anticipato pensionamento dalla malavita, viene mal accettato da uno dei suoi ex soci, lo spietato Tony Macchia (Kad Meràd), che vede in lui un pericoloso ostacolo ai suoi illeciti proventi. Per fronteggiare la possibile minaccia di eventuali cali d’introiti, il nuovo capomafia di Marsiglia ordina l’eliminazione del suo ex socio.
La spedizione punitiva composta da ben otto uomini, gli tende un feroce agguato in un parcheggio sotterraneo nel vecchio porto della città. Nonostante le 22 pallottole in corpo, Matteì sopravvive all’imboscata portandosi dietro le dovute menomazioni fisiche dovute alla grande mole di fuoco subita. Ma tutto questo non fermerà la meritata vendetta, che sarà altrettanto spietata.
L’Immortale” é tratto dal libro di Franz-Olivier Gisbert, basato su una storia realmente accaduta nel 1970 al padrino marsigliese Jacky Imbert.
Ad interpretare l’immortale boss, è il carismatico attore d’oltre alpe Jean Reno. La sua scelta è sicuramente azzeccata, viste le origini del personaggio principale del film ed il suo indiscusso talento in ruoli ove si richiede un forte impatto vendicativo contro i cattivi. Soddisfacenti anche i suoi avversi comprimari nei vari compiti di boss e killer esecutori, mentre dalla parte della legge, l’agente Marie Goldman (Marina Fois) si erge come unico personaggio degno di nota.
Pellicola senza infamia e senza lodi che piacerà sicuramente agli estimatori di Jean Reno, nel quale lo potranno nuovamente ammirare nei panni dell’implacabile giustiziere.

Namor

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Di mimmotron (del 01/12/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 938 volte)
Titolo originale
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire
Produzione
USA 2009
Regia
Lee Daniels
Interpreti
Mo'Nique, Paula Patton, Mariah Carey, Sherri Shepherd, Lenny Kravitz.
Durata
109 Minuti
Trailer

Appena è apparsa sullo schermo la figura imponente di Clareece “Precious” Jones ho subito pensato al cartone animato di Fat Albert e the Cosby kids. Un accostamento sicuramente azzardato, ma entrambi sono ambientati nei ghetti neri americani e trattano tematiche sociali. Precious, una disagiata e obesa adolescente, vive ad Harlem quartiere ghetto di New York e a sedici anni sta per diventare madre per la seconda volta a causa degli abusi perpetrati da suo padre. Come se non bastasse è vessata dalla madre multiproblematica che vive il rapporto incestuoso con gelosia(!) Precious è però una ragazza intelligente e per questo viene invitata a frequentare una scuola speciale per ragazzi disadattati. Lei aveva sempre provato interesse per lo studio, la madre invece la mandava a scuola solo per non perdere l'assegno sociale e frequentare una classe dove l'insegnante, Ms. Rain, si adopera per aiutare i ragazzi ad imparare sarà per il suo futuro molto importante. Riuscirà infatti, grazie all'insegnamento e alla nascita del nuovo figlio a rompere il morboso rapporto di sottomissione con la madre e trovare un'occupazione per potersi occupare personalmente dei proprio figli.
Una bella pellicola drammatica che ci lascia un messaggio di speranza, ma che secondo me non merita tutto l'interesse che le si sta creando attorno. Meritati sicuramente anche i molti premi ricevuti su tutti quello per migliore attrice non protagonista conferito a Paula Patton (Ms. Rain). Ma i temi trattati sono esclusivamente legati alla condizione delle donne afroamericane, non a caso il film è stato coprodotto da Oprah Winfrey che come la protagonista è una donna di colore che giovanissima è stata oggetto di violenze sessuali, ma è riuscita a riscattarsi e viene oggi considerata la seconda donna più potente d'America. La condizione delle scuole pubbliche dove gli alunni fanno ciò che vogliono, nel film Precious a sedici anni è analfabeta! I servizi sociali e molto altro che secondo me riguardano esclusivamente gli Stati Uniti.
La partecipazione poi di Lenny Kravitz e Mariah Carey non aggiungono niente al contenuto stesso del film. Che poi ad un certo punto si vedano delle immagini che anche se considerate frutto della mente di Precious facciano chiaramente riferimento alla Protesta di piazza Tiananmen avvenuta due anni dopo l'ambientazione del film, l'ho trovato un po' strano.
Con questo non voglio disincentivarne la visione, tutt'altro, ma vi consiglio di guardarlo senza porvi troppe aspettative per non rimanerne delusi.

mimmotron

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Di Andy (del 29/11/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 932 volte)
Artista
Santana
Titolo
Guitar Heaven
Anno
2010
Label
Sony Music

Devo essere sincero e dire che sapendo che questo nuovo disco di Carlos Santana, “Guitar Heaven”, fosse una compilation di cover, ho iniziato ad ascoltarlo un po’ prevenuto, pensando ad una mancanza di originalità e nuove idee da parte del mitico chitarrista messicano.
La formula principale è quella degli ultimi tre album, dallo strepitoso “Supernatural” in poi, e cioè avvalersi di vari cantanti per duettare tra voce e chitarra durante ogni canzone.
La scelta dei brani è stata anche molto coraggiosa perché cimentarsi con pezzi di storia musicale come Whole lotta love, Riders on the storm ecc..è un campo minato, perché il confronto con le versioni originali, lascia quasi sempre un po’ insoddisfatti.
A mio modesto parere, la scelta di trasformare per esempio Back in black, granitico hard rock degli Ac/dc in una sorta di rap, con la collaborazione dei Nas, risulta quantomeno azzardata e non so quanto interessante in fin dei conti, mentre un cavallo di battaglia dei Creedence Clearwater Revival come Fortunate son, riarrangiato alla “santana”, con ritmo latino e percussioni tipiche del sound che lo ha reso celebre, rende molto bene, notevole la chitarra che fraseggia con la voce di Scott Stapp. La canzone probabilmente più famosa di Jimi Hendrix, Little wing, è affidata all’esperienza e alla ancora magnifica voce di Joe Cocker e ovviamente alla sei corde di Carlos, che la esegue perfettamente, anche troppo pulita forse, ma il fraseggio di Santana è sempre stato fluido e caldo, senza troppi guizzi.
Under the bridge è uno dei pezzi più famosi dei Red Hot Chili Peppers, cantato da Andy Vargas ed eseguito abbastanza fedele all’originale, a parte il ritmo latino e le incursioni chitarristiche nella parte finale, su una base molto cubana e molto santaniana, con cori e percussioni tipiche che magari avrei lasciato risaltare di più, senza coprirle con continui assoli, che tanto non mancano in tutto il disco.
Psichedelica al punto giusto Riders on the storm dei Doors, con ospite Ray Manzarek in persona, tastierista originale della band. Le parti dell’organo, che erano stupende nella versione anni settanta, sono state sostituite degnamente dalla chitarra di Carlos.
Insieme a Rob Thomas, cantante che collabora da tempo con Santana, ci viene proposta una versione molto ritmata di un grande classico dei Cream di Clapton, Sunshine of your love, che definirei molto scorrevole. Il momento migliore dell’album è, secondo me, quello di While my guitar gently weeps, grazie alla splendida voce di India Arie e al violoncello di Yo Yo Ma, e alla bellissima acustica dal sapore messicano che Santana suona veramente con maestria, oltre a un elettrica calda e decisa.
Il disco presenta dodici tracce, altri classici che vi lascio scoprire, tra cui una molto riuscita Whole lotta love dei Led Zeppelin e una meno riuscita, soprattutto come mixaggio, che direi davvero pessimo, Smoke on the water dei Deep Purple.
Insomma, un disco old style con qualche pennellata di modern style, godibile e molto interessante anche solo per la possibilità di farci riascoltare delle canzoni che hanno incantato almeno tre generazioni, impreziosite dall’inconfondibile stile di Carlos, che dall’alto dei suoi sessantatre anni, si dimostra ancora in forma e competitivo, amato sia da un pubblico più maturo che dai più giovani; di questi tempi, non è davvero cosa da poco..buon ascolto!

Andy

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Di #LouiseElle
Anche questo titolo ...
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