BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di mimmotron (del 26/11/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 858 volte)
Titolo originale
Casablanca
Produzione
USA1942
Regia
Micheal Curtiz
Interpreti
Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Paul Henreid, Claude Rains, Peter Lorre.
Durata
102 Minuti

Dopo aver visto il film Provaci ancora, Sam del regista Ross interpretata magistralmente da Woody Allen nel ruolo di un personaggio goffo, bruttino, nevrotico e bugiardo che, essendo appena stato lasciato dalla moglie, decide di trovarsi una nuova compagna. Ad aiutarlo in questa impresa c'è Rick il protagonista di Casablanca, naturalmente solo nella sua fantasia. Essendomi piaciuta questa pellicola ho deciso di guardare anche Casablanca, cosa che mi ripromettevo da tempo, ma che continuavo a rimandare, convinto che una pellicola del 1942 (!) sarebbe stata sicuramente molto impegnativa. Forse tra le pellicole più celebri ed omaggiata della storia del cinema, si è dimostrata una pellicola godibile, da vedere assolutamente se vi piacciono le commedie romantiche.
La trama si sviluppa durante il secondo conflitto mondiale a Casablanca in Marocco a quel tempo occupato dai francesi filo-nazisti del regime di Vichy. Questo permette a Rick, pur essendo americano, di continuare a gestire il suo locale notturno senza particolari problemi. Lo aiuta inoltre la sua neutralità in tutte le questioni inerenti il conflitto in corso e il cinismo che applica in tutte le contese che lo riguardano. Grazie a questa sua conclamata neutralità diviene spesso oggetto di confidenze e per chi ha bisogno d'aiuto di un valido alleato. In occasione della richiesta di conservare due carte di transito tedesche rubate, finisce per diventarne il legittimo proprietario a causa della prematura morte del legittimo titolare. La sua quotidianità viene stravolta dall'arrivo di Ilsa Laszlo e di suo marito eroico leader della resistenza cecoslovacca. Rick ed Ilsa si erano conosciuti e innamorati a Parigi poco prima che venisse occupata dai tedeschi ed in quel periodo Ilsa credeva suo marito fosse morto in un campo di concentramento, ma il giorno stesso in cui sarebbe dovuta fuggire con Rick riceve la notizia che egli è ancora vivo ed in città, decide quindi non presentarsi all'appuntamento presso la stazione per prendere l'ultimo treno che gli avrebbe permesso di abbandonare la città, cosa che Rick è costretto a fare a causa degli eventi che stanno precipitando. Nel rivederla tutto il rancore covato in quegli anni ritorna quindi a galla e saputo che i coniugi Laszlo sono braccati dalla Gestapo e alla ricerca di un modo per fuggire decide di negare loro l'acquisto dei due lascia passare in suo possesso. Ma quando capisce che pur di salvare il proprio compagno i coniugi Laszlo sono disposti a sacrificare se stessi anche Rick, che è sempre stato un sentimentale, cede e permette ai due partner di fuggire. E qui abbiamo la scena che pochi di voi, credo, non abbiano mai visto, ovvero Rick che saluta Ilsa mentre l'aereo si prepara al decollo.

mimmotron

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Di Angie (del 22/11/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1509 volte)
Titolo originale
12 Rounds
Produzione
USA 2009
Regia
Renny Harlin
Interpreti
John Cena, Steve Harris, Ashley Scott, Aidan Gillen, Brian J. White.
Durata
108 Minuti

Il noto wrestler John Cena, torna sul set per la terza volta, dopo “Mauhunt” e “The Marine”, ecco un altro film d’azione di cui lui è il protagonista principale: “ 12 Rounds” , diretto da Renny Harlin, regista finlandese noto per “ Die Hard 2” , Cliffhanger e The Covenant.
In “ 12 Rounds” John Cena, veste i panni del detective Danny Fisher, che si trova casualmente con un suo collega a fermare un pericoloso e noto terrorista Miles Jackson ( Aidan Gillen). Durante l’inseguimento con il conseguente arresto del criminale, viene uccisa per sbaglio la sua ragazza Erica ( Taylor Cole), tale gesto sarà la conseguenza di una solenne promessa di vendetta verso l’agente Fisher.
Ad un anno dalla sua cattura, Miles riesce ad evadere dalla prigione.
Deciso di far pagare a Fisher, la morte della sua amata ragazza, lo costringe ad una letale sfida contro il tempo, in un sadico gioco con una serie di indovinelli da risolvere in “ 12 riprese”.
Posta in palio: la vita della sua compagna che il terrorista ha rapito.
Basterà il sangue freddo dell’agente di polizia, a portare a termine queste 12 difficilissime sfide?
Una sola mossa sbagliata, può essere fatale per la salvezza di sua moglie.
Questo titolo si presenta come un bel mix di azione e thriller, ma di originale purtroppo ha veramente poco, nonostante tutto la pellicola scorre abbastanza piacevolmente, con questa ricerca di indizi, simile ad una caccia al tesoro, messa in scena da questo folle criminale.
La sua visione mi ricorda “ 58 Minuti per morire “ e “ Die Hard “, specialmente con quest’ultimo ha alcune somiglianze, come con la mania del telefono, dei giochi a quiz è la forsennata corsa a tappe contro il tempo. Trovo il film adatto e coinvolgente a tutti gli appassionati di titoli action che, hanno voglia di trascorrere due ore immersi tra inseguimenti, minacce ed esplosioni con ritmo indiavolato, per portare a termine questo gioco perverso.

 Angie

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Di Namor (del 19/11/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1246 volte)
Titolo originale
The Lace Reader
Autore
Brunonia Barry
Editore
Garzanti
Prima edizione
2009

Dopo quindici anni di lontananza da Salem, Towner si vede costretta a ritornare nella sua città d’origine da cui si era distaccata dopo la triste scomparsa della sorella Lindley. A riportarla indietro, è la misteriosa scomparsa di sua zia Eva, della quale improvvisamente non si ha più traccia.
Il maggior indiziato della sua sparizione è l’ambiguo Cal, un lascivo predicatore di una setta malvista, denominata i Calvinisti. Ad avvalorare questa tesi, vi è anche il fatto comprovato che tra i due in passato, vi furono violente incomprensioni, seguite da minacce di morte verso l’anziana donna.
Mentre Towner cerca di ricomporre il misterioso puzzle, dolorosi ed inconfessabili ricordi riaffiorano nella sua mente, riportando a galla l’amara verità sulla sparizione di Lindley e la reale composizione della loro stramba famiglia di lettrici di pizzo.
Propagandato dai molteplici lettori che l’hanno letto, “La Lettrice Bugiarda” di Brunonia Barry è stato un’inaspettato successo letterario, di cui faccio fatica a comprenderne la ragione.
Prima di esprimere il mio modesto parere, mi sono documentato sulle varie recensioni che i lettori hanno rivolto verso questo testo. Devo dire che i pareri sono stati molto discordanti, tali da creare due opposte fazioni : chi l’ha amato, ne parla con toni entusiastici consigliandone caldamente l’acquisto, mentre chi l’ha odiato, non è nemmeno riuscito a leggere le prime 100 pagine, indicando il libro come un minestrone di eventi senza logica.
Mio fratello (proprietario del libro), rientra tra quest’ultimi, ricordo il giorno in cui me lo diede, disse testuali parole: “Portati via sta schifezza è illeggibile, non si capisce una mazza!”, ne aveva letto circa una sessantina di pagine.
Io son riuscito a leggerlo, ma vi garantisco che è stata un’impresa titanica portarlo al termine, le prime 120 pagine sono di una noia letale, i momenti che destano il lettore dall’apatia durante la sua lettura, sono veramente al minimo sindacale.
Lasciate stare e orientatevi su un titolo più meritevole, non sarà una cosa difficile, ve lo garantisco.

Namor

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Di Miryam (del 17/11/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 698 volte)
Titolo originale
Grace is gone
Produzione
USA 2007
Regia
James C. Strouse
Interpreti
John Cusack, Shélan O'Keefe, Gracie Bednarczyk, Alessandro Nivola, Doug Dearth.
Durata
85 Minuti

Stanley Phillips (John Cusack), è costretto a lavorare in un negozio di articoli per la casa e crescere le sue due figlie, Heidi ( Shelan O' Keefe) di dodici anni e Dawn (Gracie Bednarczyk) di otto.
E' obbligato a fare tutto ciò perchè la vita gli ha riservato un destino ben diverso, infatti per un indebolimento della vista, ha dovuto rinunciare al suo sogno, cioè dedicarsi alla carriera militare, carriera invece che sta facendo sua moglie Grace, la quale è un sergente impegnato sul fronte a combattere in Iraq. Nonostante Phillips sia un padre che non fa mancare nulla alle sue due figlie, le ragazze sentono parecchio l'assenza della madre.
Purtroppo, mentre le ragazze erano a scuola, Stanley riceve una brutta notizia, sua moglie è stata uccisa sul fronte. Subito si sente spaesato e incapace di dare alle figlie una così triste notizia, quindi pensa di partire con loro per un viaggio in Florida, almeno in questa maniera riesce a ritardare il momento della verità. La meta scelta dalla figlia minore è un parco giochi, precisamente Enchanted Gardens.
Durante il viaggio, Phillips cerca di assumere un comportamento affettuoso, nonostante abbia la morte nel cuore e soprattutto non vorrebbe mai riversare alle figlie quel grande dispiacere, pur sapendo che questo prima o poi sarà inevitabile.
"GRACE IS GONE" è la seconda sceneggiatura di James C. Strouse, al suo esordio in questo film come regista, mentre John Cusack oltre che aver interpretato devo dire in maniera egregia il ruolo di un padre molto addolorato è anche il produttore.
E' un film molto commovente, purtroppo anche realistico in quanto il tema della guerra è sempre stato più sentito in America che in altri stati, basti pensare all' interminabile guerra in Vietnam. Il film però si è basato di più sulla sofferenza delle persone che a casa ricevono queste tristi notizie di morte che non le vittime stesse e soprattutto, come in questo caso, l'ingrato compito che ha un padre di comunicarlo poi alle figlie.

Miryam

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Di mimmotron (del 15/11/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1053 volte)
Titolo originale
Cado dalle nubi
Produzione
Italia 2009
Regia
Gennaro Nunziante
Interpreti
Checco Zalone, Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano, Raul Cremona.
Durata
95 Minuti

Mi piace, per svagarmi, guardare film leggeri e che magari mi facciano fare qualche risata. Sono così capitato su Cado dalle nubi con protagonista Checco Zalone. Voglio subito liberarvi dall'idea di un film basato sui doppi sensi a sfondo sessuale che il più delle volte caratterizzano le sue apparizioni televisive. Potete tranquillamente guardarlo in presenza di bambini ed è questo sicuramente l'aspetto che più mi ha soddisfatto, non mi danno gusto i film dove l'ironia è esclusivamente imperniata sul sesso, ovviamente qualche allusione c'è, ma niente di trascendentale. Sicuramente connotato alla biografia del attore, il protagonista della pellicola decide di lasciare il suo paese natale Polignano a Mare, in provincia di Bari, per inseguire il sogno di diventare un cantante famoso recandosi a Milano.
Coprotagonista di molti degli episodi che coinvolgono Checco è Alfredo il cugino omosessuale, che inizialmente cerca di tenergli nascosto il fatto, presso il quale si reca per avere l'iniziale supporto logistico nella grande metropoli.
Spassosissima l'ingenua ignoranza che caratterizza il nostro protagonista che, nei vari frangenti, gli permette di uscire da situazioni altrimenti pericolose per la sua incolumità.
Esilarante l'episodio dove invitato a pranzo a casa di una ragazza di cui si è innamorato, Marika, non sapendo che il padre è il leader del Partito del Nord (parodia della Lega Nord) gli confessa, con nonchalance, che suo cugino un falso invalido, per di più dipendente statale, si sta girando il mondo a spese della collettività. Da non perdere inoltre quando, con umorismo irriverente, descrive l'eventualità che anche i membri della Famiglia di Nazareth potrebbero aver incontrato nella loro vita dei problemi. Non vi racconto altro per non togliere il piacere, a chi ne avesse voglia di guardarlo, di conoscere in anticipo le molte battute che condiscono il film. Vi anticipo solo che non sentirete pronunciare al protagonista alcun verbo in maniera corretta!
Amareggiato dai continui insuccessi in campo musicale Checco decide di tentare di raggiungere il successo attraverso i provini per una trasmissione televisiva alla ricerca di nuovi talenti I Want You.
Come vi sarà facile immaginare il film giunge ad un happy end con Checco che diventa un cantante famoso riuscendo inoltre a far innamorare di se Marika.

mimmotron

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Di Namor (del 11/11/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 970 volte)
Titolo originale
Defendor
Produzione
Canada 2009
Regia
Peter Stebbings
Interpreti
Woody Harrelson, Kat Dennings, Elias Koteas, Sandra Oh, Michael Kelly, Lisa Ray, Kristin Booth, Charlotte Sullivan, Tatiana Maslany, Lyriq Bent, Tony Nappo, James Preston Rogers, Michael Cram
Durata
95 Minuti

“Attente termiti e giunta l’ora di schiacciarvi!” L’ammonimento al crimine é sillabato da un’anomalo supereroe, che vigila sulla città alla ricerca di Capitan Industria.
La sua divisa é composta da un elmetto militare, una mascherina dipinta sul viso con lucido da scarpe ed una tuta nera con una grande D scotchata sul petto, che sta ad indicare l’iniziale del suo nome: Defendor! Le sue armi non dispongono di alcuna tecnologia moderna, sono create artigianalmente da lui stesso, nel suo armamento figurano: biglie colorate, un manganello da trincea, una fionda ed un vasetto di api incazzate, che lui libera al momento opportuno.
Armato del suo incosciente coraggio e senza nessun background marziale, Defendor affronta i suoi presunti nemici per scovare il suo acerrimo nemico, reo di aver sfruttato e poi ucciso la sua adorata madre, quando lui era ancora bambino.
Arthur Poppington (Woody Harrelson) è la vera identità del vendicatore mascherato, nel suo fisico da uomo prestante alberga un cervello da bambino incosciente, che non sa differenziare le pericolose conseguenze delle sue nobili gesta, all’effettiva realtà dei probabili rischi a cui incappa ogni volta che va in missione. Questa lacuna cerebrale sarà causa di molteplici problemi per l’eroe mascherato, ma è anche grazie, a questa sua infantile incoscienza, che Defendor riuscirà a debellare una pericolosa banda di malavitosi locali dalla sua città.
Uscito solo per il mercato DVD, il film “Defendor” viene catalogato come una Commedia Fantasy, ma in realtà non é ne l’uno ne l’altro, e vista la sua difficile connotazione lo si potrebbe accostare anche a quello Drammatico, ma ripeto dargli una collocazione non è semplice. Forse è anche per questo motivo che nessun distributore, si é preso la briga di acquistarlo per proporlo al cinema, complice anche del fatto che il supereroe in questione, non gode di popolarità di altri ben più conosciuti eroi.
La pellicola non offre niente di nuovo e accattivante, a parte la curiosità di vedere questo singolare personaggio ben interpretato dal mascelloso Woody Harrelson, ma, c’è ben poco da vedere e da annotare.

Namor

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Di Angie (del 08/11/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1823 volte)
Titolo originale
The Coffin Dancer
Autore
Jeffery Deaver
Prima edizione
1998

Un aereo è esploso in volo, pilota e copilota (gli unici passeggeri), rimangono uccisi. Non si tratta di un incidente, ma dell’esplosione di una bomba piazzata ad arte da un noto e astuto criminale per eliminare le due vittime. Una delle quali avrebbe dovuto testimoniare ad un processo entro pochi giorni.
Il geniale criminalista Lincoln Rhyne (già visto all’opera nel “Collezionista di Ossa”), è il protagonista di questo avvincente thriller.
Costretto su una sedia a rotelle, ma dotato d’intelligenza e di una formidabile memoria è impegnato con l’aiuto dell’agente di polizia Amelia Sachs, nella caccia ad uno spietato ed inafferrabile killer, soprannominato lo scheletro che balla. Così chiamato a causa di un macabro tatuaggio sul braccio, che ritrae la morte che balla con una donna. Egli lavora su commissione ed è in grado di assumere identità diverse a velocità supersonica, mentre è affaccendato a portare a termine il suo contratto d’ingaggio. La nuova assunzione prevede l’eliminazione di tre preziosi testimoni, nel suo modus operandi è previsto con spietata efferatezza, il taglio delle mani delle sue vittime.
Ci sono ancora due testimoni chiave ancora in vita, che corrono un grandissimo pericolo e per Lincoln è Amelia la sfida al pericoloso killer, diventa quella di salvare loro la vita, riuscendo ad individuare lo Scheletro, prima che egli trovi ed elimini gli ultimi due testimoni.
Lincoln architetta così una trappola micidiale, che il sicario riesce astutamente ad evitare, lanciandosi in una rocambolesca fuga nei sotterranei della metropolitana di New York, seminando cadaveri lungo la sua strada. La caccia all’uomo si fa sempre più serrata, Rhyne è ormai certo di aver compreso chi è l’innafferrabile killer. Solo dopo un’esplosiva sequenza di colpi di scena, scopre che la realtà non è come appare e che con astuzia suprema lo Scheletro che balla, ha ordito un ultimo raffinatissimo inganno.
Durante la lettura di questo romanzo, ho avuto un attimo di perplessità sul suo autore Deaver (di cui avevo già letto alcuni dei suoi romanzi), e la sua capacità di far vivere le sensazioni dei personaggi, ma mi sono subito ricreduta.
La narrazione è incalzante e i personaggi sono accattivanti, la storia è ricca di colpi di scena (tipico dei suoi libri, quantomeno quelli che già avevo letto in precedenza). Chi non conosce Deaver, deve sapere che è stato un ex giornalista ed un ex avvocato che, nel 1990 ha abbandonato la sua carriera da legale, per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Con i protagonisti dei suoi romanzi, Deaver crea dei perfetti thriller contemporanei, in cui la narrazione si svolge secondo il ritmo e la tensione del linguaggio cinematografico.
Ciò che mi piace di questo scrittore e che lo rende un grande maestro della narrazione, non è solo l’abilità descrizioni sulle scene del crimine ma, la sua capacità di far vivere al lettore quello che succede, come se non fosse soltanto uno spettatore , ma un vero protagonista della storia. Definito dal Times “il più grande scrittore dei giorni nostri”, Jeffery Deaver ci regala ancora una volta una trama ingegnosa ed agghiacciante.
Ho letto volentieri “Lo Scheletro che balla”, che considero di poco inferiore al precedente romanzo di successo “Il Collezionista di Ossa”, quindi non posso che consigliarvelo ed augurarvi una buona caccia al killer.

Angie

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Di Miryam (del 05/11/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1391 volte)
Titolo originale
The Karate Kid
Produzione
USA - Cina 2010
Regia
Harald Zwart
Interpreti
Jaden Smith, Jackie Chan, Taraji P. Henson, Rongguang Yu, Zhensu Wu.
Durata
140 Minuti
Trailer

Tutti ricordiamo la famosa scena dove Daniel (Ralph Macchio) dava la cera con la mano destra e la toglieva con la sinistra. “Dai la cera, togli la cera” erano le parole ripetitive del maestro Miyagi (Pat Morita) nella nota saga di Karate kid.
Qui invece ci trasferiamo in Cina, dove il giovane protagonista Dre Parker (Jaden Smith) deve imparare il Kung Fu per potersi difendere dalla prepotenza di alcuni bulli comandati da un certo Cheng che è anche suo compagno di classe.
Dre cerca di adattarsi all’ambiente e alla cultura di questo nuovo paese, come tutti i nuovi arrivati prova a stringere amicizie di cui una in particolare, con la sua compagna di classe Mei Yin, appassionata suonatrice di violino che non ha problemi ad esprimersi in inglese. Le buone intenzioni di adattamento del giovane arrivato, risultano poco edificanti visto che viene ripetutamente offeso e umiliato da quel gruppo di teppistelli che quotidianamente lo attaccano. Durante una delle ennesime scaramucce, Dre viene soccorso dal signor Han (Jackie Chan), il manutentore del condominio dove abita. Il ragazzo vedendo il suo salvatore in azione, nota che sotto l’apparenza di un signore goffo e trasandato signore, in realtà si nasconde un eccellente maestro di Kung Fu, il quale potrebbe insegnargli le arti marziali per difendersi dai suoi oppressori.
Il personale metodo di insegnamento del signor Han, farà si che Dre ottenga il meritato riscatto. “The Karate Kid”, è il quinto capitolo della serie ed è stato diretto da Harald Zwart, il film è stato prodotto da Jade Pinketts e Will Smith, i genitori del giovane Jaden che ha debuttato insieme al padre nel film “Alla ricerca della felicità”.
Il film ha avuto un notevole successo negli Stati Uniti incassando più di 170 milioni di dollari, bisogna dire che il successo è stato davvero meritato, almeno da parte mia, in quanto il film non mi è affatto dispiaciuto, di solito i remake non sono mai al livello del primo, devo dire invece che questo si è attenuto abbastanza al primo fatta eccezione per il luogo e soprattutto la disciplina, infatti il titolo è un po’ fuori tema, visto che il titolo porta il nome della disciplina Karate e non Kung Fu…
Ho trovato un Jackie Chan fantastico nell’ interpretare il personaggio goffo e divertente nella famosa scena del “giubbetto”, il tormentone che ha sostituito la cera della precedente saga, Chan si è rivelato in gamba anche nelle scene drammatiche, dove viene a galla la perdita della sua famiglia.
Bravissimo anche il giovane Smith che ricordiamo pratica realmente arti marziali, infatti è un atleta di Taekwondo, stessa disciplina di suo padre Will.

Miryam

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Di mimmotron (del 01/11/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2507 volte)
Titolo originale
Munekata kyoudai 宗方姉妹
Produzione
Giappone 1950
Regia
Yasujirô Ozu
Interpreti
Chishu Ryu, Kinuvo Tanaka, Hideko Takamine, Ken Uehara, Sanae Takasugi, So Yamamura.
Durata
112 Minuti

Dopo aver letto “L'eleganza del riccio” di Muriel Barbery, un bel libro di cui ne scriverò presto, non ho potuto far a meno, come credo molti, di guardare Le sorelle Munekata, scoprendo così che non ne esiste alcuna versione in italiano. Cosicché, augurandomi di non aver violato alcuna legge sui diritti cinematografici, mi son dato da fare e l'ho sottotitolato! Chi fosse interessato a vedere solo le scene inerenti il libro di cui sopra, può fare una ricerca su Youtube.
A chi però ama il cinema consiglio vivamente di guardarlo per intero poiché Yasujiro Ozu è un maestro della settima arte, tant'è che Wim Wenders gli ha dedicato un film documentario, Tokyo-Ga, in cui asserisce che: “Se nel nostro secolo ci fossero ancora delle cose sacre, se esistesse qualcosa come il sacro tesoro del cinema, per me questo sarebbe l'opera del regista giapponese Yasujiro Ozu”. I temi affrontati dal regista nelle sue opere potrebbero apparire molto lontani dalla nostra realtà sia nello spazio che nel tempo. Egli infatti ci mostra i cambiamenti all'interno della società giapponese successivi alla Seconda guerra mondiale, su tutti il lento declino della famiglia giapponese con la successiva perdita di tutti i valori ad essa legati, tema a mio giudizio universale e drammaticamente attuale.
In questa pellicola lo fa mettendo a confronto due sorelle, Setsuko la maggiore e tradizionalista e Mariko affascinata dalla modernità, attraverso una narrazione prevalentemente sentimentale.
Setsuko, sposata con Mimura uomo indolente e dedito all'alcol, senza venire meno al vincolo di matrimonio riallaccia i rapporti con Hiroschi, il quale le offre il suo aiuto economico per portare avanti il bar da lei gestito. Tra i due vi erano stati dei trascorsi affettivi, ma non si erano sposati solo perché entrambi non avevano trovato il coraggio di dichiararsi, poi lui si era dovuto trasferire in Francia per lavoro e lei si era quindi accasata. Mimura è però geloso di questo rapporto e coarta la moglie a rifiutare l'aiuto economico offertole con il risultato di farle chiudere la sua attività.
Mariko che da sempre ha ben conosciuto il sentimento che provava sua sorella per Hiroschi, tra l'altro contraccambiato e la propria antipatia per il cognato, classico esempio di maschilismo giapponese, si mette in mezzo riuscendo a modo suo a rivoluzionare la vita di tutti. Come è mia abitudine non amo raccontare troppi dettagli sulla trama per non privarvi della stesso coinvolgimento emotivo che mi ha pervaso guardandolo. Vi posso però assicurare che non vi pentirete di averlo visto!
Non riesco però a chiudere questa mia recensione senza citare il magistrale Ryû Chishû che interpreta il ruolo del padre delle due sorelle, anche se in questa pellicola recita un ruolo marginale.

mimmotron

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Di Andy (del 29/10/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1377 volte)
Artista
Pooh
Titolo
Dove comincia il sole
Anno
2010
Label
Trio

Album numero trentuno per la lunga e grande carriera dei Pooh, che come sappiamo sono rimasti in tre da quando il batterista Stefano D’Orazio ha deciso di lasciare il gruppo per dedicarsi a progetti a lui più congeniali ( produzioni e musical ). Ebbene, Robi, Red e Dodi, non si sono dati per vinti e per superare questo momento che poteva essere davvero cruciale, si sono chiusi in studio e hanno suonato e suonato, senza l’aiuto della tecnologia che ha caratterizzato un po’ troppo i loro ultimi lavori e il risultato è questo disco veramente bello!
La canzone che gira in radio, che è Dove comincia il sole e dà il titolo all’album , è solo la parte commerciale di una suite della durata di undici minuti che ci riporta subito alla memoria ellepi come Parsifal, dove era il pop-prog a farla da padrone; il tappeto di tastiera di Robi e la chitarra decisa di Dodi introducono la voce di Facchinetti e poi il massiccio Steve Ferrone alla batteria fa il resto, insieme al basso rotolante di Red. Il testo è in bilico tra realtà e fantasia, la ricerca di un mondo perduto ancora incontaminato e in cui immaginare avventure e grandi storie; molto bello il video girato in Trentino per rendere l’idea.
La seconda parte della suite è affidata al magico tocco di Dodi, che fa veramente piangere la sua Stratocaster su un aria neo-barocca e in cui si dimostra un grandissimo chitarrista che non ha niente da invidiare a nessuno, ma è tutta la musica di questo finale che è meravigliosa ed emozionante, capace di portare la mente verso paesaggi e ricordi lontani o verso viaggi futuri..un capolavoro! Più semplice Fammi sognare ancora, una canzone più vicina agli ultimi Pooh, con un bel testo sulla speranza di poter migliorare il mondo, con la forza dell’amore e dell’amicizia.
Si torna alle sonorità dei primi anni con L’aquila e il falco, un pezzo epico e un testo bellissimo; il racconto dell’incontro tra la Morte e Attila, re degli Unni spietato e sfrontato, tanto da sfidare anche lei e ritardare il momento della sua dipartita; un prog-rock suonato alla grande e cantato da Red, parti strumentali spettacolari, come i soliti cori perfetti.
Ritroviamo il lato più sentimentale dei tre, con Il cuore tra le mani, dedicata con amore alla compagna della propria vita, che sa capire, sopportare e dare forza, una canzone dolcissima.
Di una dolcezza più aspra e dura Reporter, un testo meraviglioso, per una ballata altrettanto struggente, su una storia tra un uomo e una donna che di professione fa appunto la reporter e che purtroppo per inseguire la sua passione, perde la vita durante una guerra ed all’uomo rimangono solo le immagini impresse nella sua videocamera e i ricordi dei giorni passati con lei.
Divertente Isabel, un amore per una donna sfuggente, musica tra rock e pop sinfonico.
Dedicata a tutte le donne Amica mia, ballata che trova le parole giuste per descrivere il modo di essere femminile, mentre Musica è un inno a quest’arte che sembra riesca a fermare il tempo per chi la pratica come mestiere.
Davvero accattivanti la musica e la chitarra di Un anno in più che non hai, un augurio di buon compleanno alla donna amata che rimane sempre uguale anche con gli anni che passano, grazie alla propria personalità .
Fantastica Questo sono io, aperta dalla voce di Dodi, seguito da Red e poi da Robi, che quando arriva il suo turno è emozionante davvero; tre voci favolose, ognuno canta un pezzo della sua storia, che potrebbe essere la storia di ogni uomo e la chitarra di Dodi vola in alto sullo splendido finale strumentale di questa canzone tipicamente “pooh”, ma suonata e cantata con una emozione rinnovata, un testo stupendo e sincero.
Questo Dove comincia il sole è un disco che lo metti su e va da solo, pieno di bella musica e belle parole, grazie ai testi del “solito” Valerio Negrini, che collabora da sempre con i Pooh e alla musica arricchita dall’apporto di Steve Ferrone alla batteria, Danilo Ballo alle tastiere e Ludovico Vagnone alle chitarre.
Da provare nel lettore cd in macchina, magari durante un bel viaggio. Secondo me va alla grande..buon ascolto..

 Andy

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Di Namor (del 25/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1429 volte)
Titolo originale
Les aventures extraordinaires d'Adèle Blanc-Sec
Produzione
Francia 2010
Regia
Luc Besson.
Interpreti
Louise Bourgoin, Gilles Lellouche, Mathieu Amalric, Jean-Paul Rouve, Jacky Nercessian.
Durata
105 Minuti
Trailer

L’avventurosa giornalista Adèle Blanc-Sec (Louise Bourgoin), si trova in Egitto alla ricerca della tomba del medico del Faraone, per trafugare la sua mummia e portarla a Parigi.
Da questa disperata e avventurosa spedizione, dipende la vita di sua sorella Agata, rimasta vittima d’un incidente durante una concitata partita di tennis con Adèle. Nel frattempo, un Pterodattilo nato da un uovo vecchio di 137 milioni di anni fa, imperversa sulla capitale francese mietendo terrore tra la popolazione. La sua nascita porterà ulteriori complicazioni al progetto di Adèle, quello di sottrarre alla morte la sua amata sorella.
Adèle e l’enigma del Faraone” si basa sull’eroina di carta di Jacques Tardi e a dirigere la sua trasposizione cinematografica dopo una travagliata trattativa con il suo autore, è il regista francese Luc Besson.
Non conoscendo il fumetto, non ho elementi per giudicare quanto sia fedele al personaggio originale, ma avendo visto il trailer, mi aspettavo la versione di Indiana Jones al femminile. Un paragone questo, che potrebbe anche calzare se non fosse eccessiva l’abbondanza di situazioni comiche, che sfociavano sempre e continuamente nel bizzarro, così come i suoi personaggi grottescamente caratterizzati. Per rendervi conto di quanto siano strambi, basta dare un’occhiata ai riquadri della locandina dove vi sono ritratti alcuni dei personaggi principali del film.
In Francia la pellicola avrà anche avuto il suo riscontro, considerando le origini della sua eroina, ma non sono certo che la sua fortuna continuerà nel resto del globo, poiché il film a me non è piaciuto affatto.
In poche parole a me sto film, me pare na grande strunzata!

Namor

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Di mimmotron (del 22/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 897 volte)
Titolo originale
U-571
Produzione
USA 2000
Regia
Jonathan Mostow
Interpreti
Harvey Keitel, Matthew McConaughey, Bill Paxton, David Keith, Jon Bon Jovi.
Durata
115 Minuti

L'ultimo film di guerra che ricordavo di aver visto ambientato durante il secondo conflitto mondiale era Tora! Tora! Tora! che narrava dell'attacco dei giapponesi a Pearl Harbor. Così l'altra sera mi sono lasciato tentare e ho guardato U-571. In questa pellicola ambientata nella guerra atlantica tra i sottomarini della Germania nazista e la flotta marina degli Alleati,viene rivisitato l'episodio che portò al recupero di Enigma e i relativi documenti. Enigma era una macchina per cifrare le comunicazioni che mise in seria difficoltà gli Alleati che non riuscivano a comprendere il senso delle comunicazioni intercettate. Durante uno scontro a fuoco tra la marina inglese e un sommergibile tedesco quest'ultimo riesce a sfuggire all'affondamento, ma si suppone che sia in avaria per cui la marina americana invia un falso U-boot d'assistenza per ingannare i superstiti ed impossessarsi dell'Enigma.
Durante l'abbordaggio il sottomarino statunitense viene fatto affondare da un siluro tedesco e così i pochi uomini che si erano ormai impossessati del sommergibile tedesco si vedono costretti ad utilizzare quest'ultimo per fuggire al loro affondamento e quindi alla morte. A questo punto oltre a vari scontri a fuoco che si svolgeranno per sfuggire agli attacchi tedeschi abbiamo anche lo sviluppo dei caratteri dei vari protagonisti ed in particolar modo del comandante in seconda tenente Andrew Tyler che dopo l'affondamento del sommergibile americano si vede catapultato al comando di questo pugno di uomini e costretto a prendere tutte le non facili e necessarie decisioni per salvare le loro vite e portare a termine la missione.
Se come me siete dei nostalgici dell'epico conflitto che si combatté nei mari tra i sommergibili tedeschi e le marine Alleate questo film fa sicuramente per voi. Un altro punto a suo favore è la presenza di uno dei miei attori favoriti, ovvero Harvy Keitel, il capo motorista. Che ha inoltre il compito morale di far capire all'ex comandante in seconda, quanto sia ora necessario per loro che egli si renda conto della sua nuova posizione. Ulteriore curiosità, soprattutto personale, ho scoperto guardando questo film che il cantante Jon Bon Jovi è anche un attore (Tenente Pete Emmett). Devo inoltre aggiungere, per correttezza storiografica, che i fatti narrati si svolsero realmente durante il secondo conflitto mondiale, ma che videro come protagonisti gli inglesi. Infatti all'uscita di questo film nelle sale cinematografiche vi fu anche un piccolo contenzioso diplomatico tra Stati Uniti ed Inghilterra.

mimmotron

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Di Angie (del 20/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1003 volte)
Titolo originale
El Secreto de Sus Ojos
Produzione
Argentina - Spagna 2009
Regia
Juan José Campanella
Interpreti
Ricardo Darín, Soledad Villamil, Guillermo Francella, José Luis Gioia, Pablo Rago.
Durata
129 Minuti
Trailer

Benjamin Esposito interpretato da Riccardo Darin, ( il più grande attore argentino del momento) è un ex funzionario della Corte di Giustizia di Buenes Aries da poco pensionato, che decide di cimentarsi nella scrittura di una storia realmente accaduta.
Lo farà attingendo dalla sua esperienza personale e soprattutto, da un caso di violenza ed omicidio contro una giovane ragazza avvenuto negli anni settanta durante il regime militare. Una esperienza lunga e problematica che l’ha visto lavorare fianco a fianco con il suo capo, la bella Irene Menendez Hastinges (Soledad Villamil), da lui segretamente amata a troppa distanza e, con il suo amico del cuore, l’intelligente e alcolizzato Pablo Sandoval (Guillermo Francelle).
Nel scrivere questa storia Esposito, riaprirà le porte del passato, ripercorrendo tutte le fasi investigative che, a distanza di tempo servirà a guardare i fatti con più obbiettività e nella speranza di poter mettere definitivamente la parola “fine” a questa ignominiosa vicenda. Esposito si reca così dalla sua bella Irene (ormai avvocato affermata) e, con la scusa di farle leggere il suo romanzo prenderà occasione di confidarle il suo amore che, non fu mai riuscito a rivelarle 25 anni fa.
Vincitore a sorpresa del premio Oscar come miglior pellicola straniera, il film argentino “Il segreto dei suoi occhi” , diretto da Juan Jose Campanella, per aggiudicarsi l’ambita statuetta ha battuto due altri film importanti come: “Il profeta” e “ Il nastro bianco”. Si dice infatti, che l’oscar alla pellicola è stato accolto in Argentina al pari di una importante vittoria della Nazionale di calcio. Il film scritto dallo stesso regista Campanella è un giallo psicologico costruito in maniera lenta e focalizzando le differenti caratteristiche dei sui personaggi. Il fulcro della storia è basato sull’omicidio di questa giovane donna, ma non manca di mostrare i sentimenti di una grande storia d’amore: un amore finito prima ancora di sbocciare, senza nemmeno il tempo di sfiorire e di morire. E una storia virtuale, fatti di sguardi, dove lei attende invano che lui dichiari il suo amore. Ma lui non si sente all’altezza della figura di donna laureata, con un ruolo sociale e professionale più alto del suo e così, rinuncia ad esprimere il suo forte sentimento verso di lei.
E un film da mille sfumature che gioca sulle atmosfere: da una parte il mito degli investigatori solitari e passionali e, dall’altra una trama sentimentale corrosa da un’atmosfera politica dittatoriale, raccontando così anche la sofferta storia dell’ Argentina di quei tempi. I segreti e il mistero che avvolgono questa storia, vengono rilevati dagli occhi dei personaggi, i veri protagonisti del film, come dice il regista stesso. E proprio dentro i loro occhi possiamo vivere le forti emozioni di cui il film di Campanella è profondamente imbevuto. E un classico che abbraccia vari generi: il noir, il thriller e, la commedia sentimentale che il regista è riuscito ad utilizzare e a mettere sullo schermo in maniera impeccabile.
La recitazione del cast capitanato dal bravo attore Riccardo Darin, ha dato una mano alla buona riuscita del film che, si è rivelato bello e accattivante tenendo lo spettatore sospeso nella sua ottima trama.
Forse le porte del passato si possono chiudere ma, certi orrori e certi dolori non si possono mai dimenticare.

Angie

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Di Asterix451 (del 18/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1003 volte)
Titolo originale
La Meglio Gioventù
Produzione
Italia 2003
Regia
Marco Tullio Giordana
Interpreti
Con Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Jasmine Trinca, Maya Sansa, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni
Durata
360 Minuti

Italia, 1966.
I due fratelli Nicola e Matteo Carati (Luigi Lo Cascio, Alessio Boni) e i loro amici Carlo e Berto (Fabrizio Gifuni, Giovanni Scifoni) sono laureandi che si apprestano ad iniziare una nuova fase della loro vita: per consacrare il momento di transizione decidono di fare un viaggio tutti insieme, ma per loro il destino ha in serbo piani diversi. Infatti Nicola e Matteo si ritrovano a badare della bella Giorgia, una ragazza con problemi mentali rinchiusa in un istituto, che i due cercheranno di riportare alla famiglia; Carlo e Berto decideranno allora di proseguire da soli, senza restare ad attenderli.
Saranno proprio le diverse scelte intraprese durante questo viaggio a dirottarli in direzioni diverse, sempre vincolati da uno strettissimo legame di amicizia che sopravviverà agli anni ed alle apparenti opposizioni ideologiche. In un’Italia scossa dalle rivoluzioni politiche e sociali, dalle catastrofi naturali e dalle stragi di Mafia, i protagonisti riescono a mantenere comunque una coerenza di sentimento e valori.
Nicola si impegna come psicanalista nella tutela dei diritti per i malati di mente, mentre Matteo è un poliziotto introverso e solo, incapace di esprimere le proprie emozioni anche a Mirella (Maya Sansa), l’amore della sua vita; Carlo diventa un economo importante, mentre un altro amico, Vitale (Claudio Gioè) è l’operaio che perde il posto e si rimbocca le maniche, fino a diventare imprenditore.
Le vicende della famiglia Carati sono strettamente connesse agli importanti fatti di cronaca del nostro Paese che, oltre a segnare loro, attraverso la vita di ieri ci fornisce uno spaccato di ciò che siamo oggi, in balìa di contraddizioni politiche e sociali mai risolte.
Marco Tullio Giordana firma un film per la tv con i connotati di una pellicola per il grande schermo, addirittura da Festival; prodotta da Rai Fiction e destinata al piccolo schermo, dopo il successo di ascolto venne proposta anche a Cannes, aggiudicandosi il premio “Un Certain Regarde 2003”. Solo allora si decise di distribuirla nelle sale, divisa in due atti da tre ore ciascuno. Conforme ai canoni del neorealismo corale letterario, in cui i narratori sono gli stessi protagonisti, Giordana realizza una doppia storia: quella con la “s” minuscola delle persone, sullo sfondo di quella ufficiale dell’Italia che cambia; in un gioco di specchi mostra la vita vera e senza retorica della gente, che si contrappone a quella della tv nelle case, l’altra protagonista narratrice all’interno del film .
“La Meglio Gioventù” è un film atipico, trattandosi di una fiction promossa a cinema d’Autore, che conserva il meglio dell’uno e dell’altro. La ripartizione a puntate impone un ritmo un po’ lento, soprattutto all’inizio, ma la regìa ne trae un beneficio enorme a vantaggio dello spettatore, in grado di cogliere a fondo gli aspetti interiori dei protagonisti. Gli attori sono bravissimi a non scadere nella recitazione informale tipica delle fiction, pur mantenendo una naturalezza espressiva che restituisce al film un tocco di autenticità; le loro vicissitudini appassionano e commuovono, senza mai essere stucchevoli e mielose. Vengono promossi valori solidi attraverso i protagonisti, e questo permette anche ai cattivi di non esserlo mai fino in fondo: è una nota un po’ retorica, forse, ma nel contesto funge da antidoto alle vere, intollerabili ingiustizie del Paese che essi vivono.
E’ un film solido e coinvolgente, che entusiasma e commuove: lo consiglio assolutamente, senza temerne la durata; dandogli fiducia all’inizio, il film si ripagherà con gli interessi.

Asterix451

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Di Namor (del 15/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1363 volte)
Titolo originale
The Last Airbender
Produzione
USA 2010
Regia
M. Night Shyamalan
Interpreti
Noah Ringer, Dev Patel, Nicola Peltz, Jackson Rathbone, Shaun Toub.
Durata
103 Minuti
Trailer

Sul mondo soffiano venti di guerra, da oltre un secolo la Nazione del Fuoco sotto la guida del loro signore Ozai, sta portando avanti una battaglia mortale contro le restanti nazioni tribali di Aria, Acqua e Terra. Il motivo dello scontro é sottometterli, per avere l’intero dominio sul mondo.
A contrastare il loro intento di supremazia sulle altre Nazioni, ci sono la giovane dominatrice dell’acqua Katara (Nicola Peltz) e suo fratello Sokka (Jackson Rathbone). I due, durante una fase di caccia, s’imbatteranno nell’ultimo dominatore dell’aria vivente, il giovane Hang (Noah Ringer), ovvero l’Avatar, l’unico dominatore al mondo in grado di controllare tutti e quattro gli elementi.
Attualmente Hang é capace di padroneggiare solo il suo elemento, l’aria, per la padronanza delle altre sostanze, dovrà far ricorso all’aiuto dei vari dominatori delle restanti materie. Per far ciò, si dovrà dirigere verso la prima materia da studiare, ossia il controllo dell’acqua. Inizia così il suo viaggio di apprendimento verso la popolazione dell’acqua, a contrastarlo vi sarà il Principe del Fuoco Zuko (Dev Patel), esiliato dal padre che lo ritiene indegno d’essere il suo naturale erede. Per acquisire la stima del padre, il principe dovrà catturare l’Avatar e portarlo al suo cospetto, solo così egli potrà riscattare il rispetto e far ritorno dal suo popolo.
A dirigere “L’ultimo dominatore dell’aria” é il meritevole regista M. Night Shyamalan, l’idea di portare sul grande schermo le gesta di Hang è dovuta alle figlie, che sono delle accanite fan dell’omonima serie. Il regista incuriosito da questa loro passione televisiva, per capire cosa poteva affascinarle tanto, ha cominciato a seguire l’epopea di Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko. Tale visione l’ha letteralmente stregato, ed ha deciso di farne una grande trilogia cinematografica.
Per questo ambizioso progetto il regista Indiano, si è avvalorato dei migliori tecnici creativi in circolazione, il premio Oscar alla fotografia A. Lesnie (autore della trilogia signore degli anelli), scenografia P. Messina (autore della serie Ocean), il montatore premio Oscar C. Buff (Titanic), la costumista di Harry Potter e la pietra filosofale J. Makowsky. Le musiche sono affidate al compositore J. N. Howard (Il cavaliere oscuro), gli effetti speciali non potevano essere che della rinomata Industrial Light & Magic.
Come vedete sul piano specialistico creativo, vi sono presenti nomi di prima scelta.
Per quanto riguarda il cast sono stati scelti gli attori più appropriati per questo tipo di film, ovvero interpreti che avessero padronanza anche con le arti marziali, difatti il protagonista Hang é cintura nera di Taekwondo ed è anche un eccellente atleta a livello nazionale negli Stati Uniti, dove ha vinto il campionato dello stato del Texas. Anche l’attore indiano che interpreta il Principe del Fuoco é una cintura nera di Taekwondo, medaglia di bronzo ai mondiali del 2004.
La visione della prima parte di questa trilogia non mi é dispiaciuta affatto, come apripista per i prossimi due episodi va più che bene, unico neo secondo me è l’labile utilizzo del 3D, che non crea nessun effetto a sorpresa, a parte un’unica scena dove si vede un serpente allungarsi verso lo spettatore, per il resto nient’altro che l’ottima scelta di aver cambiato gli occhiali in dotazione con un altro modello meno pesante.

Namor

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Anche questo titolo ...
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