BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andy (del 31/05/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1393 volte)
Artista
Ligabue
Titolo
Arrivederci Mostro
Anno
2010
Label
Warner Music Italia

Ormai Luciano Ligabue è diventato uno di quegli artisti italiani consacrati al successo da un grande pubblico , e proprio per questo però soggetto a inevitabili critiche ; ogni suo lavoro viene messo al vaglio e giudicato e devo dire che i suoi ultimi dischi hanno dato l’idea di essere monotoni e privi di spunti originali , ripercorrendo strade sicure , già battute e ribattute . Dal canto mio posso affermare che mi sono piaciuti molto i primi due ellepi , che presentavano veramente un tipo di rocker nuovo , grintoso alla Springsteen e occhieggiante al sound degli U2 e con testi imperniati sulla voglia di reagire a una vita da giovani di periferia , emarginati da una società difficile e da un mondo sempre troppo stretto per realizzare i propri sogni . Canzoni come Bamboline e Barracuda ,Marlon Brando è sempre lui , Urlando contro il cielo , per arrivare a Certe notti , sono piene di vita notturna tra il bar Mario , corse in macchina fino al mare e ricerca di un po’ di amore , anche solo per poche ore , giusto per tirare avanti fino al mattino che ricomincia un altro giorno uguale agli altri . Da Lambrusco e popcorn in poi il Liga si è veramente adagiato sui suoi allori e anch’io ho cominciato a perderlo di vista , ma adesso sono passati vent’anni di , comunque invidiabile , carriera ed è il momento di questo Arrivederci , Mostro ! , che è uscito proprio questo mese .
Ascoltando Un colpo all’anima , singolo apripista dell’album , non mi aspettavo niente di particolarmente diverso dal solito e invece..questo sì che è un bel disco finalmente . Il ragioniere di Correggio ha appena compiuto cinquant’anni e in queste dodici canzoni traspare la differenza di visione della vita rispetto ai primi testi , come è giusto che sia . Le preoccupazioni per il mondo attuale e per quello futuro , hanno preso il posto dei racconti visionari e già in Quando canterai la tua canzone, si parla di bei tempi , che però ormai sono andati e del bisogno di andare avanti a muso duro incontro al presente e futuro . La musica e il mixaggio sono migliorati , grazie anche a Corrado Rustici , produttore che molti ricorderanno al fianco di Zucchero . Un mid tempo molto americano per La linea sottile , con le chitarre un po’ alla stones e il testo da ascoltare con attenzione , più profondo di quanto possa sembrare , imperniato sulla difficoltà che un uomo può trovare a capire dove sta l’equilibro necessario per vivere . Nel tempo , riff punk-rock e testo che ripercorre le varie esperienze e ricordi del Liga in musica, come fa ognuno di noi quando scorre il proprio passato ricordando vecchie auto , prima volta e primi concerti , passando attraverso Moro e Borsellino , corta e bella . Caro il mio Francesco è una lettera immaginaria rivolta a Guccini , che parecchi anni fa scrisse la sua memorabile Avvelenata , e sulla stessa falsa riga sfoga la sua rabbia contro il sistema discografico , i produttori , gli amici interessati , i colleghi che sputano sugli altri solo per apparire più furbi e certa stampa che critica e accusa senza nemmeno ascoltare realmente ; ciò che traspare nel finale , come per il suo predecessore , è comunque la voglia di continuare a cantare e scrivere sbattendosene di tutto il marcio e l’ipocrisia , accettando di starci dentro . La canzone più toccante e di cui in rete si sta già discutendo molto è Quando mi vieni a prendere?(Dendermonde 23/01/09) , ed è la cronaca di una terribile tragedia avvenuta in un asilo appunto di Dendermonde , cittadina a trenta km.da Bruxelles , in cui una mattina di gennaio alle 10 , uno squilibrato armato di coltello ha ucciso una maestra e due bambini ; quello che è veramente struggente in questa canzone , è che il fatto è raccontato in prima persona da uno di questi bambini , fin dalla prima colazione , il viaggio in macchina con la mamma , la paura per l’arrivo dell’uomo nero e il tragico epilogo in cui però non ho chiaro se a raccontare sia proprio uno dei piccoli uccisi ; brano veramente difficile da commentare , i suoni sono strani , l’inizio con il carillon , il contrabbasso distorto , rumori vari e voce graffiante con quelle parole elementari , proprie del linguaggio dei bambini ; io sono padre , ma in ogni caso è impossibile rimanere indifferenti , è tastabile il terrore di questo bimbo che chiede scusa , come fosse sua la colpa per ciò che succede e il non vedere l’ora che arrivi la mamma a portarlo via da quell’inferno è davvero commovente .
Il Liga è sicuramente rimasto scosso da questo orribile avvenimento , ma rimarrà una traccia non facilmente ascoltabile in questo lavoro e molto criticata dai più . Voglio fermarmi qui , su questo che ritengo il momento più “alto”di Arrivederci , Mostro!” che appunto già dal titolo , denota la consapevolezza di dover convivere con certe paure , andando però avanti verso il futuro . Il resto è sull’ordinario , fermo restando che i testi sono comunque migliori anche nei pezzi più scontati ; nell’insieme , gli anni sono passati ed è giusto trovare un artista più introverso e riflessivo , che prova a fare un resoconto della propria esistenza , tra ricordi e voglia ancora di fare musica e dire la sua..Buon ascolto !

 Andy

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Di Namor (del 28/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 969 volte)
Titolo originale
Drag Me to Hell
Produzione
USA 2009
Regia
Sam Raimi
Interpreti
Alison Lohman, Justin Long, Lorna Raver, David Paymer, Dileep Rao.
Durata
99 Minuti
Trailer

La richiesta di un prestito da parte di un’anziana e misteriosa signora, viene rifiutato dalla funzionaria di una banca, preposta a tale incarico. La decisione di non concederle la tanta supplicata proroga, non è dettata dal buon senso di Christine (Alison Lohman), ma dall’opportunità di fare il tanto atteso salto di carriera. Così per la prima volta nella sua vita, l’impiegata pronuncia una sentenza che va contro i suoi stessi principi, togliendo la casa alla sventurata signora Ganush (Lorna Raver) ed umiliandola davanti a tutte le persone presenti nella banca. Mentre l’indemoniata donna, viene forzatamente accompagnata fuori dall’istituto finanziario, avrà modo di maledire la giovane cassiera, lanciandole contro una delle dannazioni più nefaste al mondo, la potente maledizione di Lamia.
Inizia così modo la tormentata odissea di Christine, che si ritroverà a lottare contro questa forte condanna. Inutile dire che lo scetticismo da parte di coloro che la frequentano è quasi d’obbligo, l’unica persona che potrà aiutarla, poiché è l’unico ad avvertire la presenza del Lamia, sarà un veggente di nome Rham Jas. I due avranno tre giorni a disposizione, per mettere fine alla maledizione del Lamia, dopodiché la bestia porterà con se negli inferi la giovane donna.
L’idea di scrivere “Drag me to hell”, da parte del regista Sam Raimi insieme a suo fratello Ivan è datata 1989, in realtà doveva essere solo un racconto, ma poi nel 1990 lo allungarono per farne un film, che tennero in naftalina per i troppi impegni dei due fratelli.
La pellicola anche se viene catalogata come horror, non spaventa più di tanto, il motivo scaturisce fatto che, più volte, durante la trama, sono presenti avvenimenti fin troppo comici per un titolo dell’orrore. L’idea potrebbero anche essere gradita, ma la mia vuole essere solo una precisazione per coloro i quali ne hanno evitato la visione, per un’ eccessivo timore dovuto alla convinzione che il film potesse spaventasse oltremodo lo spettatore. Tranquilli, guardatelo serenamente, ci sono film molto più tosti di questo.
Un’ultima cosa, prima di negare una mano a qualcuno…pensateci bene!

Namor

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Di Miryam (del 26/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1612 volte)
Titolo originale
Nim's Island
Produzione
USA 2008
Regia
Jennifer Flackett, Mark Levin
Interpreti
Abigail Breslin, Jodie Foster, Gerard Butler, Michael Carman, Mark Brady.
Durata
95 Minuti
Trailer

Ci troviamo in una piccola isola dell’ Oceano Pacifico, dove la piccola Nim (Abigail Breslin), (che ha da poco perso la madre in fondo al mare), vive con suo padre Jack, uno scienziato appassionato di plancton.
In questo paradiso, Nim trascorre il suo tempo in compagnia dei suoi amici animali, un’iguana di nome Virgola, un pellicano Galileo e infine un grosso leone marino con il buffo nome di Salsiccia; un altro passatempo della ragazzina è leggere i romanzi di avventura del suo eroe preferito Alex Rover, con i quali, viaggiando oltremisura con la fantasia, si immagina che le gesta di questo eroico protagonista, in realtà siano effettuate niente di meno che da suo padre Jack.
Un giorno accade che suo padre allontanandosi dall’isola per ampliare le sue ricerche, come del resto era solito fare, rimanga bloccato in alto mare a causa di una forte tempesta, durante questa assenza, per un caso fortuito, proprio Alex Rover si mette in contatto via email con Nim e credendola la segretaria di Jack, incomincia a farle delle domande riguardanti una ricerca dello scienziato, così tra una parola e l’altra, tra i due si instaura un dialogo. Col passare del tempo la piccola Nim, non riceve più notizie dal padre uscito in missione, preoccupata chiede aiuto al suo eroe Alex Rover, implorandolo di andare in suo soccorso.
 C’è però un problema…Alex in realtà non è un uomo, ma solo un diminutivo di Alexandra (Jodie Foster), ovvero la scrittrice dei famosi romanzi su Alex Rover, la giovane donna in verità è completamente diversa dall’eroe dei suoi libri, infatti, è una persona agorafobica che non esce di casa da mesi, praticamente una zitella che ha paura di tutto e che parla con il suo amico immaginario che non è altro, che il personaggio del libro da lei creato, ma quando capisce che Nim è la giovane figlia dello scienziato e per di più si trova da sola in un’isola deserta, decide di vincere le sue fobie per occorrere in suo aiuto. Così dopo un lungo viaggio alquanto faticoso e disastroso, riesce a rintracciare la piccola e sconosciuta isola e a congiungersi con la bambina aspettando insieme a lei il ritorno del padre.
Alla ricerca dell’isola di Nim”è stato girato nell’isola di Hinchinbrook in Australia nel 2008, diretto da Jennifer Flackett e Mark Levin, il film si è basato sul romanzo per ragazzi di Wendy Orr, una famosa scrittrice di racconti per bambini.
Ho apprezzato molto l’interpretazione di Jodie Foster, abituata a vederla sempre in ruoli molto impegnati e soprattutto in vesti di personaggi coraggiosi e combattivi, qui invece la troviamo in atteggiamenti goffi e impacciati ma sempre svolti in maniera egregia, divertenti anche i suoi continui bisticci con l’impavido Alex Rover, il suo alter ego che non si separa mai da lei, interpretato da Gerald Butler.
Tutto sommato la ritengo una pellicola carina, in versione un po’ fiabesca adatta ad un pubblico di tutte le età, io mi sono divertita, la consiglio per trascorrere una piacevole serata.

Miryam

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Di Louise-Elle (del 24/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1191 volte)
Titolo originale
The Ghost Writer
Produzione
USA, Germania, Francia 2010
Regia
Roman Polanski
Interpreti
Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belushi.
Durata
131 Minuti
Trailer

Un noir politico, un thriller drammatico, sufficientemente sorprendente e ironico che ricorda il genere di pellicole dirette dal grande Hitchock: tutto questo è “L’uomo nell’ombra”, l’ultimo lavoro del regista Roman Polanski.
Il film inizia con il ritrovamento di un’auto abbandonata su un traghetto e la scoperta del cadavere di Micheal McAre sulla spiaggia. McAre era un ghost writer, uno scrittore fantasma, incaricato di collaborare con l’ex Primo Ministro britannico Adam Lang (Pierce Brosnan) alla stesura della sua biografia. L’incarico viene assegnato ad un nuovo sostituto: un brillante scrittore mirabilmente interpretato da Ewan McGregor , che non s’intende di politica ma scrive, a suo dire, per e con il cuore. Il novello ghost writer viene catapultato dall’oggi al domani a Martha’s Vineyard, un’isola sulla costa est degli Stati Uniti, costantemente bersagliata dalle intemperie di un rigido inverno. Qui soggiorna Adam Lang con il suo staff composto da segretarie, collaboratori, guardie del corpo e dalla moglie Ruth che fin dagli inizi della carriera politica è al suo fianco come compagna, moglie e preziosa collaboratrice. Proprio mentre il loro lavoro e la loro conoscenza prendono il giusto avvio, Adam Lang, viene accusato di crimini contro l’umanità per aver consegnato alla CIA alcuni sospetti terroristi in seguito torturati. La posizione politica ed umana dell’ex leader è in pericolo. Il placido scrittore è costretto ad indagare sul passato di Adam per poter rielaborare e correggere la stesura della biografia, affidata ad un voluminoso dattiloscritto a cui può accedervi solo manualmente per questioni di sicurezza. La cupa e malinconica atmosfera dell’isola fa da sfondo alle vicende dell’uomo ombra che tormentato da dubbi, sospetti, intrighi, si convince sempre più che il suo predecessore è stato assassinato. Alcuni indizi compromettenti per l’ex Premier, accuratamente nascosti da McAre e ritrovati per caso, lo porteranno sulle tracce che Micheal seguiva prima di essere ucciso e si ritroverà in un gioco politico pericoloso molto più grande di lui che comunque risolverà con abilità ed intelligenza.
Speravo di assistere ad un thriller d’azione, invece è un film a ritmi lenti è un po’ noioso che rischia di togliere l’attenzione necessaria ai dialoghi essenziali per comprenderlo fino alla fine dove accade di tutto: tanta suspence ed una sorprendente, quanto mai enigmatica, scena finale che lascia perplessi e dubbiosi sul destino del protagonista.
Il film a mio parere non merita un gran elogio, nonostante il cast d’eccezione, fra i quali anche il simpatico Eli Wallach, James Belushi e Timoty Hutton e nonostante il Premio “Orso d’Argento” assegnato in contumacia al regista Roman Polanski all’ultimo festival di Berlino.
Voto finale: 6 e mezzo con un’annotazione: “si poteva fare di più”.

 Louise-Elle

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Di Namor (del 21/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 948 volte)
Titolo originale
Fuk sau
Produzione
Hong Kong - Francia 2009
Regia
Johnnie To
Interpreti
Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong Chau-Sang, Lam Ka Tung, Lam Suet.
Durata
108 Minuti
Trailer

Tre sicari irrompono in una casa sparando all’impazzata nell’intento di uccidere un uomo, riuscendoci, la moglie spaventata scappa al piano superiore con i due figli, li chiude nell’armadio e con la pistola in pugno attende l’imminente arrivo dei tre. Nell’inevitabile scontro a fuoco, la donna cade sotto i letali colpi sparati dai tre killer, i quali a loro volta si accorgono di essere osservati dai due ragazzini nascosti nella stanza, lo spietato omicida per non lasciare scomodi testimoni, li fredda senza alcuna pietà.
Questa dura e spietata mattanza, è la sequenza iniziale del film “Vendicami”, diretto dal prolifico regista Cinese Johnnie To, conosciuto anche con il soprannome del Jerry Bruckheimer di Honk Kong, per la sua innata capacità nel settore cinematografico, protagonista in questa pellicola anche nella fase di produzione.
Il 66enne cantante e attore francese Johnny Halliday, presta il suo martoriato viso al protagonista di questo piacevole noir orientale, nel quale avrà il compito di soddisfare la richiesta della figlia scampata al massacro, vendetta, per lo sterminio della sua famiglia. Per portare a termine la giurata ritorsione, il padre assolderà tre affidabili killer, i quali lo aiuteranno a scoprire esecutori, mandante e motivazioni della strage.
Come ripeto, il film è un buon noir orientale con atmosfere cupe e piovose alla “Blade Runner”, Hallyday non dispiace affatto nelle vesti del vendicatore, il resto del cast in gran parte cinese, adempie più che bene al proprio compito.
Pellicola senz’altro da annotare per una prossima visione… se non l’avete già fatto!

Namor

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Di Asterix451 (del 19/05/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1473 volte)
Titolo originale
Le Strade dei Forti
Autore
Marco Boglione
Editore
BLU
Prima edizione
Maggio 2010

L’importanza dei Sentieri e delle Strade Bianche, vie di una Natura che sempre più si allontana dall’Uomo, passa in secondo piano di fronte alla bellezza dei panorami a cui esse conducono. La loro presenza è ormai scontata, perchè agevoli, ma ognuna conserva la storia degli uomini che le progettarono, delle loro esigenze e del sacrificio che essi hanno compiuto per realizzarle, quando le montagne erano ancora luoghi inaccessibili. Spesso si tratta di vicende minori, mai scritte sui libri, ma se la Storia non può permettersi di promulgarle tutte, forse possono farlo i protagonisti che le hanno vissute, attraverso il loro ricordo.
Marco Boglione torna in libreria con il capitolo conclusivo dedicato alle “Strade” di montagna, realizzate a cavallo di quattro secoli di storia, quando l’esito di una guerra dipendeva da un tracciato che permettesse di combatterla. Oggi, finalmente, esse hanno ritrovato il loro scopo “naturale”, ossia quello di condurre, semplicemente, ad un luogo, per viaggiare ed ammirarne la bellezza. Roccaforti e Bunkers sono punti panoramici privilegiati da cui affacciarsi, in una natura selvaggia che non hanno più necessità di difendere.
“Le Strade dei Forti” è una guida alla scoperta del patrimonio storico-naturalistico delle nostre Alpi, con particolare attenzione alla catena del confine Ovest d’Italia, compresa tra la Valle D’Aosta e la Liguria di Ponente. Dopo il successo riscosso da “Le Strade dei Cannoni” (Blu Edizioni, 2000), a cui sono seguiti altri due libri dedicati ai santuari alpini e alla storia del Colle dell’Assietta, l’Autore propone un vademecum dei Sistemi Difensivi Italiani realizzati tra il 1800 e il 1940, descrivendone la storia, la tipologia e i retroscena della loro realizzazione.
Come nei libri precedenti, il nozionismo storico si articola a quello escursionistico con leggerezza, narrato nello stile scattante e divertente di Boglione, che avvince ed appassiona nonostante il rigore delle informazioni, frutto di lunghe ricerche d’archivio presso le Autorità Militari, comprovate (quando possibile) da inteviste ai protagonisti ancora in vita o dai parenti.
La grafica è immediata, ricca di “box” informativi che approfondiscono i concetti chiave dei vari capitoli. La scelta delle foto mira a sottolineare la bellezza della natura in cui l’Opera militare risiede, piuttosto che la sua sterile architettura. E ancora, la cartografia è interamente realizzata a mano, un amichevole contributo di Daniele Siri, per regalare all’escusionista il piacere di interpretare, scoprire ed immaginare la meta da raggiungere, anche attraverso le miniature che decorano le mappe. Tutti gli itinerari proposti sono stati percorsi e fotografati da Marco Boglione, che firma un libro pratico ed esauriente, dedicato a chiunque voglia mettersi sulle tracce di un passato che rischia di passare inosservato, sempre a contatto con la natura.

Asterix451

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Di slovo (del 17/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1468 volte)
Titolo originale
Sengoku Majin GoShogun: toki no ihôjin
Produzione
Giappone 1985
Regia
Kunihiko Yuyama
Durata
88 minuti

Si potrebbe dire: più che il mecha, poterono i protagonisti. E se può sembrarci inusuale un film d’animazione intitolato a Goshogun in cui il robot viene a malapena citato, una trama incentrata sui 6 personaggi principali (Remy Shimada in particolare) acquista senso se consideriamo che in Giappone l’alchimia delineata tra di loro fu il vero motivo del successo della serie.
“Goshogun Etranger” non è il classico final movie realizzato per rimediare ad una conclusione sgradita ai fans o per cavalcare il successo di un merchandise, in effetti si può apprezzare anche senza conoscere la serie, tanto i riferimenti ad essa sono didascalici e tanto ne è distante cronologicamente. Ne recupera però l’elemento chiave: le relazioni tra i personaggi, decontestualizzati e parzialmente rivisitati nei loro retroterra.
La storia si svolge 40 anni dopo la fine della guerra tra Veleno Nero e Good Thunder. Remy si sta dirigendo ad una rimpatriata con gli ex-compagni Shingo e Killy ma dopo una serie di inaspettati eventi, rimane vittima di un incidente. Date le circostanze, anche i tre ex-generali di Veleno Nero (Bundle, Kernagul e Cuttnal) ormai dediti ad altre cause, si riuniranno attorno al letto in cui è ricoverata la sventurata donna, che oltretutto sta fronteggiando le fasi terminali di un morbo incurabile e può contare su bassissime probabilità.
Intrappolata nel coma, Remy si trova proiettata in una sorta di avventura onirico-spirituale, metaforicamente ambientata in una cittadella (di ispirazione mediorientale) in mezzo al deserto, da cui cercherà di fuggire assieme e con l’aiuto dei suoi amici.
La resistenza che incontrerà da parte degli abitanti del luogo, un’orda di “fedeli” estremisti del dio-fato, rappresenta allegoricamente il contrapporsi delle due possibili scelte: rassegnarsi al volere del destino oppure combatterlo, ostinatamente, fino alla fine. Durante il suo sogno Remy sceglierà la seconda strada… come del resto ha fatto per tutta la vita.
Realizzato impeccabilmente, caratterizzato da un delizioso “segno” anni’80 e da una colonna sonora sempre ben aderente alle scene, non fallisce nel dipingere il ritratto di una donna e la sua tenace resistenza al destino avverso. Non solo: è anche un commovente inno all’amicizia e al valore da dare alle persone che tengono insieme il proprio universo.
"Goshogun Etranger" è un anime poetico ed emozionante che mi ha fatto ricordare il perché ho sempre avuto un debole per l’animazione giapponese di qualità.

slovo

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Di Namor (del 14/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1142 volte)
Titolo originale
The Crazies
Produzione
USA, Emirati Arabi Uniti 2010
Regia
Breck Eisner
Interpreti
Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Joe Anderson, Danielle Panabaker, Christie Lynn Smith.
Durata
101 Minuti
Trailer

La quiete di una partita di baseball, viene interrotta da un uomo che avanza minaccioso verso il campo di gioco imbracciando un fucile, a sua volta lo sceriffo David Dutton (Timothy Olyphant), gli va incontro per esortarlo a consegnare l’arma prima che qualcuno si faccia male. Ma da parte dell’allucinato contadino non vi è nessuna risposta, se non quella di puntargli contro il suo fucile. Messo alle strette il tutore della legge si vede costretto ad aprire il fuoco, uccidendolo davanti agli atterriti spettatori.
Questa non é che l’inizio di una follia collettiva che si sta velocemente diffondendo in città. Durante una perlustrazione per scoprire l’eventuale causa di questo strano fenomeno, lo sceriffo ed il suo vice, avvistano il rottame di un aereo in fondo al lago, i due capiscono che la probabile causa di questa anomala ondata di squilibrio generale è dovuta sicuramente al carico fuoriuscito dal velivolo durante l’impatto.
Il repressivo intervento dell’esercito, isola con la forza l’ignara cittadina, impedendo ai suoi abitanti di scappare altrove ed evitare così la diffusione del virus Trixie; un pericoloso batterio trasmettitore di rabbia, ideato dalle milizie come futura arma batteriologica.
La città verrà distrutta all’alba” è il remake dell’omonimo titolo del 1973 di George A. Romero, il grande regista è presente anche qui come produttore esecutivo.
Dopo aver visto le immagini del trailer sulle note della bellissima “Mad World” di Gary Julies, ero rimasto positivamente colpito da questo perfetto connubio di immagini e musica, quindi mi ero ripromesso di andarlo a vedere sperando di assistere alla visione di un valido titolo Horror, che fosse capace di trasmettere quel dovuto pathos ormai latente da molto tempo in questo genere di pellicole.
Dopo averlo fatto, ho constatato che sono stati molto più bravi col trailer più che con il film, questa è l’ennesima prova che un trailer ben confezionato, si rivela quasi sempre una buona esca per portare spettatori al cinema.
Ad ogni modo la pellicola non demerita, ma non eccelle neanche in fatto di realizzazione, visto la completa assenza di nuovi spunti narrativi. Il film anche se un gradino sotto a questi, lo si può benissimo accostare ai vari titoli virologici come: “28 settimane dopo” e “Io sono leggenda”.
Anche se non vi sono nomi altisonanti, la performance del cast risulta più che soddisfacente, peccato per quella carenza di suspense, avrebbe reso certamente migliore il mio giudizio su questa pellicola.

 Namor

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Di smarty (del 12/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 831 volte)
Titolo originale
Watching the Detectives
Produzione
USA 2007
Regia
Paul Soter
Interpreti
Cillian Murphy, Lucy Liu, Jason Sudeikis, Callie Thorne, Michael Panes.
Durata
92 Minuti

Neil (Cillian Murphy), giovane proprietario di una piccola videoteca di nicchia, vive le sue giornate guardando i vecchi film con i suoi amici fanatici o in casa davanti al televisore. Paragona episodi della sua vita a scene di film famosi e trascorre il tempo in una monotona tranquillità quotidiana.
Un giorno nel suo negozio entra Violet (Lucy Liu), ragazza attraente e con la battuta sempre pronta, che stravolge la vita del povero ragazzo dimostrandogli che la realtà è di gran lunga più esilerante di quella dei film coinvolgendolo in un crescendo di avventure pazzesche (“Preferisco vivere una vita avventurosa invece di stare incollata alla TV”).
Neil abituato ai suoi schemi di vita viene catapultato in una dimensione in cui il confine tra vita e finzione si fa sempre più sottile portando il povero ragazzo al limite dell’esaurimento nervoso (“Per conoscer veramente qualcuno devi riuscire a beccarlo quando meno se lo aspetta”).
Ogni scena è girata in modo che non si capisce se sia un altro scherzo architettato da Violet o se invece sia la realtà, lasciando non soltanto il protagonista, ma anche chi sta guardando il film con il dubbio di scoprirlo. Niente è scontato e il risultato è molto divertente.

Smarty

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Di Angie (del 10/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1194 volte)
Titolo originale
The Princess and the Frog
Produzione
USA 2009
Regia
Ron Clements
Interpreti
Oprah Winfrey, John Goodman, Keith David, Jim Cummings, Jenifer Lewis
Durata
97 Minuti
Trailer

Dagli stessi creatori della “Sirenetta e Alladin” (John Musker e Ron Clemens), la Walt Disney torna all’animazione tradizionale, con i disegni fatti a mano e al musical degli anni 90 che, da sempre hanno caratterizzato i loro lungometraggi, per raccontare una nuova e straordinaria avventura: “La Principessa e il Ranocchio”.
Sullo sfondo della magica New Orleans, tra gli sfarzosi viali del quartiere francese e gruppi di musicisti jazz lungo le loro strade, nasce una storia indimenticabile che ha per protagonisti la bella Tania, ragazza dalla pelle scura indipendente e intraprendente, che dedica la sua vita a realizzare il suo sogno, quello di aprire un ristorante tutto suo. A lei non le interessa di divertirsi e non è per nulla eccitata dell’arrivo in città del sovrano Naveen, il principe trasformato in ranocchio che vuole disperatamente tornare umano. Ma l’ineluttabile e dovuto bacio da copione, cambierà il destino di entrambi, trasportandoli in una incredibile avventura attraverso le paludi della Louisiana.
Ad accompagnarli nel loro avventuroso viaggio, vi sarà un caleidoscopio di simpatici personaggi, tra cui la goffa lucciola Ray e l’alligatore musicista Louis. Grazie al loro aiuto andranno alla ricerca di Mamma Odie, una maga che dovrebbe riuscire a spezzare il malefico incantesimo. Ma Faciler, il perfido stregone autore del maleficio è in agguato…
Dopo le meraviglie tridimensionali della Pixar, la Disney (finalmente) con questo nuovo cartone, torna alla classica favola in 2D, privi di effetti speciali come ai vecchi tempi. Ripresentandoci quei bei film colmi di magia e di colori, non troppo complessi, delle belle fiabe in musical-style, come non si vedevano dai tempi de “La Sirenetta”, tanto per citare un titolo straconosciuto.
Questo gradito ritorno al vecchio stile, potrà essere una piacevole riscoperta per alcuni spettatori ma, soprattutto per i più piccoli, abituati alle raffinatezze tecnologiche del 3D. Io a distanza di anni, adoro ancora questo genere di cartoni, dove musiche e canzoni ci accompagnano in un mondo pieno di magie e dei buoni sentimenti che da sempre contraddistinguono i classici della Disney, che da generazioni apre le porte dei sogni a bambini e adulti, dimenticando per un attimo la tanta violenza che, purtroppo ci invade continuamente.
“La Principessa e il Ranocchio” è un film che propongo di vedere con i propri figli o nipoti (come ho fatto io), per farsi affascinare ancora una volta, dallo straordinario mondo della Walt Disney.

Angie

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Di Namor (del 06/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1202 volte)
Titolo originale
Whiteout
Produzione
Canada - USA 2009
Regia
Dominic Sena
Interpreti
Kate Beckinsale, Gabriel Macht, Columbus Short, Tom Skerritt, Shawn Doyle.
Durata
128 Minuti
Trailer

Nel continente più isolato della terra, ricoperto da sei milioni di miglia quadrate di ghiaccio, con temperature che scendono fino ai – 120°, sferzato da un vento che raggiunge i 160 km orari, l’agente federale Carrie Stetko (Kate Beckinsale), si trova ad investigare sull’unico caso di omicidio mai avvenuto in Antartide. A pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, viene rinvenuto il cadavere congelato di uno dei tecnici della base americana Amudsen-Scott. Il corpo, stranamente contorto, appartiene ad un geologo americano d’istanza alla base, specializzato sulla ricerca e lo studio di frammenti di meteoriti. Dopo un’attenta autopsia, il corpo rivelerà una serie di fratture multiple alle ossa ed una ferita alla gamba curata in maniera artigianale, ma, la causa della morte del perito é stata una lesione in pieno petto, provocata da uno strumento essenziale e molto in uso da quelle parti, ossia una comune piccozza da ghiaccio. Nel corso delle indagini la Stetko, si troverà costretta a collaborare controvoglia con l’agente investigativo delle Nazioni Unite Robert Pryce (Gabriel Match).
Appianate le iniziali divergenze, i due detective in un attento sopralluogo, rinvengono un vecchio cargo Sovietico sepolto da metri e metri di neve, con tutto l’equipaggio misteriosamente assassinato. Ormai è chiaro che il motivo dell’omicidio è dovuto al rinvenimento e successivamente alla sottrazione del suo prezioso carico. L’ipotesi iniziale porterebbe a pensare che si tratti di materiale ad uso nucleare, ma col tempo insieme alla verità, si scoprirà la reale identità della pregiata merce che ha scatenato i sanguinosi eventi.
Whiteout – Incubo bianco” è tratto dall’omonima opera grafica di Greg Rucka e Steve Lieber, edita dalla Oni Press nel 1999.
Il regista Domenic Sena, dopo essersi entusiasmato alla sua lettura, ha cercato senza successo per cinque anni di acquisirne i diritti, finchè un giorno il suo agente lo chiama per chiedergli se fosse interessato ad una sceneggiatura intitolata “Whiteout”, di proprietà del famoso produttore Joel Silver. L’incredulo Sena, contattato immediatamente il produttore, da inizio alla realizzazione della pellicola.
I presupposti per realizzare un discreto trhiller, vi erano tutti, difatti nella prima parte il film mantiene egregiamente acceso l’ interesse dello spettatore, nel seguirne i suoi claustrofobici eventi. Peccato che verso la metà del percorso, questo vivo coinvolgimento va calando in maniera vertiginosa, insieme alla sceneggiatura, che risulta fin troppo scontata e prevedibile per un titolo del genere.

Namor

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Di mimmotron (del 03/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1215 volte)
Titolo originale
Maradona
Produzione
Spagna - Francia 2008
Regia
Emir Kusturica
Interpreti
Diego Armando Maradona, Lucas Fuica, Emir Kusturica
Durata
90 Minuti

Qualche sera fa sono stato invitato a cena a casa di un amico e per proseguire la serata mi ha proposto di guardare Maradona - El pibe de oro.
È stata la fatica di Sisifo giungere al termine di questo documentario, ma ciò nonostante ho deciso di farne un esame critico perché la pellicola offre davvero molti spunti di riflessione.
Su tutti la mia totale condivisione ad un'affermazione fatta da Kusturica durante le riprese “Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna”.
Un' aspetto, quasi surreale del fanatismo argentino che mi ha colpito è la chiesa maradoniana dove si diventa discepoli segnando un gol di mano durante il rito d'iniziazione ed in una preghiera, parafrasando il Padre Nostro viene citata la mafia napoletana alla quale “rimettiamo i nostri debiti”.
A parte questi aspetti folcloristici e una carrellata di bellissimi gol tra i quali quello che viene considerato da molti il più bel gol della storia del calcio ovvero la seconda rete segnata all'Inghilterra a Messico '86, Kusturica analizza il Maradona-uomo.
Ignorante come una scarpa stretta quando sostiene le posizioni di Fidel Castro, dimenticando che si tratta di un dittatore che ha privato di qualsiasi libertà il suo popolo.
Populista quando descrive i potenti del mondo come dei corrotti con le mani sporche del sangue di tanti innocenti. Leale quando dice che la guerra delle Falkland è stata voluta dall'Argentina, senza nascondere il rancore che ancora provano gli argentini per i loro caduti nei confronti degli inglesi.
Molto interessante quando parla della sua dipendenza dalla cocaina. Comprensibile e condivisibile quando si descrive come uno stupido per aver rovinato la sua vita con la droga ed ulteriore spunto di riflessione in merito quando sostiene che la droga ha limitato e non potenziato le sue già immense doti di calciatore.
È sua opinione che “avrei potuto essere molto di più di quello che sono”.
Assistiamo inoltre all'incontro con Chavez ed Evo Morales al summit delle Americhe del 2005, Manu Chao cantargli una canzone a lui dedicata “La vida tombola” e non potevano mancare una serie di immagini nella sua Napoli sulle quali credo si inutile raccontarvi qualcosa. Insomma se anche voi lo considerate il più forte giocatore di tutti i tempi dovete assolutamente guardare questo documentario perché Kusturica ci restituisce abilmente un immagine di Maradona ben definita arrivando al postulato che il gioco di Maradona è “il terzo istinto primordiale che guida l'umanità”.

A poco que debutó "Maradó, Maradó",
la 12 fue quien coreó "Maradó, Maradó".

Su sueño tenía una estrella llena de gol y gambetas...
y todo el pueblo cantó: "Maradó, Maradó",
nació la mano de Dios, "Maradó, Maradó".

Sembró alegría en el pueblo, regó de gloria este suelo...
Olé, olé, olé, olé, Diego, Diego.

mimmotron

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Di Namor (del 29/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1407 volte)
Titolo originale
From Paris with Love
Produzione
Francia 2010
Regia
Pierre Morel
Interpreti
John Travolta, Jonathan Rhys-Meyers, Kasia Smutniak, Richard Durden, Chems Dahmani.
Durata
92 Minuti
Trailer

James Reece (J.Rhys Meyers) è un diplomatico Americano che presta servizio all’ambasciata di Parigi, tra le tante mansioni per l’imminente summit internazionale a cui parteciperà anche la delegazione USA, gli viene affidato il compito di prelevare il suo nuovo partner all’aeroporto.
Giunto all’aeroscalo l’esterrefatto Reece, (che in realtà è un novello agente segreto sotto copertura), osservando l’irriverente agente Charlie Wax (John Travolta), con cui dovrà fare coppia, fa fatica ad immaginare cosa abbia di speciale un elemento del genere. Di fatto il look e i metodi usati dal super agente Wax, non sono proprio consoni a colui che dovrebbe garantire la sicurezza nazionale del paese, ma sono di sicuro i più letali ed efficaci.
I due, molto diversi l’uno dall’altro, si troveranno a fronteggiare e a risolvere in un turbinio di inseguimenti e sparatorie, la grave minaccia terroristica che incombe sull’incontro al vertice, organizzato dall’ambasciata statunitense.
Se si leggesse il titolo di questo film senza guardare la locandina o i vari trailer, si avrebbe l’impressione che si tratti più di una commedia, che di un vero e proprio action movie, difatti dietro a questa atipica intestazione si cela il vivace e adrenalinico “From Paris wiht Love”, l’ultimo film prodotto da Luc Besson e diretto dal regista Pierre Morel, la stessa coppia di autori del valente “Io vi troverò”.
Per essere l’ennesimo titolo di azione la trama non è male, così come il cast che adempie egregiamente al suo dovere, Travolta in versione tamarro rapato piace e affascina con le sue azioni travolgenti. Bravo anche il suo socio, l’interessante Meyers nel ruolo dell’ingenuo pivellino che lo accompagna in questa mirabolante missione. Carina e sufficiente la Smutniak, anche se la reputo più adatta alle commedie che a titoli di questo genere.
Il film che avevo inizialmente bocciato per l’inadeguato titolo, se lo si visiona nel contesto giusto ( più in dvd che al cinema) non delude, e la giusta fusione di azione e humor messa in atto dalla coppia Besson-Morell, ne fanno un titolo da vedere e gustare in una serata all’insegna della spensieratezza.

Namor

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Di Andy (del 26/04/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1685 volte)
Artista
Toto
Titolo
Falling in Between Live
Anno
2008
Label
Edel

Avevo già recensito l’album Falling in between, uscito nel 2006, giudicandolo un buon lavoro che conservava la naturale vena anni 80 di questa super band, ma aperto anche verso nuove sonorità, come è giusto che sia per dei mostri sacri come i Toto, i quali possono suonare bene qualsiasi cosa. Adesso è il momento di questo dvd concert, registrato al teatro Le Zenith di Parigi, durante il tour del 2007 e che porta l’omonimo nome del sopracitato disco ed è disponibile anche in blue-ray. Dico subito che a livello di immagine e sonoro è davvero eccezionale e, quanto ai musicisti, è inutile aggiungere altri commenti alla bravura tecnica di questi sei fenomeni. Da segnalare che al posto di David Paich troviamo l’ottimo Greg Phillinganes alle tastiere, turnista che ha suonato con Collins e Clapton, tra gli altri; non c’è neanche il grande Mike Porcaro al basso, sostituito degnamente da Leland Sclar, altro session man prezioso per molti artisti del calibro, ad esempio, di James Taylor. E per non farsi mancare niente troviamo anche Tony Spinner, giovane promessa del rock americano, alla seconda chitarra e voce. Gli “altri” sono i “ soliti” Lukather, Kimball e Phillips. L’apertura della scaletta è giustamente affidata a Falling in between, che è un prog-rock alla Dream Teather che suona ancora più potente e arricchito che nella versione studio; segue King of the world, cantata da Phillinganes, che rivela avere una voce calda e particolare e poi, eseguito alla stragrande, ci viene proposto un classico come Pamela, super hit degli anni ottanta. Bottom of your soul sempre da FIB, ci porta una grande atmosfera alla Africa, molto sognante ed esotica. Spazio alla mano e alla voce bluesy di Lukather con Don’t chain my heart, seguita dall’immancabile Hold the line, parecchio carica di energia rock-fusion. Ottima la voce di Spinner in I can’t stop loving you, versione acustica, in cui Lee Sclar la fa da padrone con un gran basso, mixata con un’altra pietra miliare dei Toto, I’ll be there for you, entrambe venate di pennellate di chitarra acustica e percussioni. Una chicca l’introduzione jazz di Rosanna, con il teatro gremito che si riempie di migliaia di palloncini colorati quando l’inconfondibile attacco di batteria, inventato dal compianto grandissimo Jeff Porcaro, riporta la canzone alla sua forma originale., con finale musicale travolgente..che mostri veramente! Avrei magari evitato la lunga parte strumentale dei soli, della serie”quanto siamo bravi”, però glielo perdoniamo quando attaccano Africa, una canzone che definire stupenda è davvero poco! Eseguita magistralmente, con i suoni meravigliosi di Phillinganes, che nel solo di tastiera sorprende anche Steve che si gira a guardarlo divertito. Non voglio rivelarvi tutto il repertorio, ma posso assicurarvi che ogni brano è suonato e arrangiato al meglio delle possibilità infinite di questo gruppo che cavalca le scene mondiali da ormai trent’anni, che bisogna dire, grazie alla bravura tecnica, ma soprattutto alla capacità di comporre canzoni veramente belle, riesce ad evolversi verso sound più attuali e quindi a non stancare. Lo dimostrano i sold-out ai loro concerti, sempre numerosi; sono praticamente sempre in tour e quindi..complimenti per come si portano questi tre decenni di successi mondiali..Buon ascolto e..visione!

 Andy

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Di slovo (del 23/04/2010 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 2156 volte)
Titolo originale
Sengoku majin Go-Shogun (Goshogun il dio della guerra)
Produzione
Giappone 1981
Episodi / Durata
26 / 22 minuti

Gotriniton (curioso adattamento… forse suggerito dalla forma a tridente delle armi?) è una di quelle (poche) serie robotiche che non ho avuto occasione di vedere da bambino, forse perché in Italia subì la sorte di una distribuzione impacciata, nonostante in Giappone ebbe un buon successo. Ma il fatto che "Sengoku majin Goshogun" seguì l’ottimo Baldios nella sequenza produttiva della Ashi Productions al massimo fervore creativo è bastato come garanzia di qualità, dandomi l’impulso per recuperare e vedere tutti i 26 episodi.
Fatta esclusione per il carattere seriale, che rende davvero ostica la visione in età adulta (quella sequenza di entrata del robot che si ripete tale e quale in ogni singolo episodio è gratificante giusto le prime 3-4 volte), vengono alla luce alcune intuizioni che permettono a Gotriniton di discostarsi dai clichè della stagione ‘robotica’ a cui, almeno per data, appartiene. Il nemico non è più un esercito alieno a cui i "buoni" tengono testa, ma un’organizzazione criminale (Veleno Nero) strutturata sul modello di una mafia transnazionale infiltrata nei centri di potere; la disparità numerica delle forze in gioco è controbilanciata dalla superiorità tecnologica in mano al gruppo “Good Thunder” (il ‘bimler’, esotica forma di energia scoperta dal professor Sanada e fulcro del potenziale bellico del Gotriniton).
L’aspetto che l’autore Takeshi Shudo ha voluto far emergere nella sceneggiatura è il rapporto tra uomo e macchine, la storia si svolge infatti in un ipotetico 2001 (la serie, lo ricordiamo, è del 1981) in cui i robot e i computer sono normali compagni ed interlocutori nella vita delle persone. Elemento chiave usato per approfondire il concetto è il personaggio di Kenta, figlio del defunto professore Sanada: possiede infatti un particolare legame con le macchine che si evolverà nel corso della serie fino ad una vera e propria ascensione (ripresa da Katsuhiro Otomo in Akira?)
Appare subito chiaro che il robot da combattimento Gotriniton non è l’asse portante della storia, a volte si ha l’impressione che funga solo da sfondo e che le relazioni tra i personaggi siano il vero fulcro narrativo: non solo la squadra dei buoni (Shingo, Killy e Remi) ma anche i generali nemici (Cuttnal,Kernagul, e l’androgino Bundle) acquistano spessore e caratterizzazione inusuali.
Essendo rivolto ad un pubblico di adolescenti, Gotriniton non può esondare certi limiti ma il potenziale delle idee che trasudano dal concept – e che con tutta probabilità sono riverberate in altre produzioni – innalza il livello di questo anime rispetto ad altri dello stesso genere o epoca.

slovo

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