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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di mimmotron (del 30/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 940 volte)
Titolo originale
La Classe Operai va in Paradiso
Produzione
Italia 1972
Regia
Elio Petri
Interpreti
Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti, Salvo Randone.
Durata
125 Minuti

In questi giorni abbiamo ripetutamente sentito parlare della fabbrica FIAT di Pomigliano d'Arco e il mio pensiero è subito corso a “La classe operaia va in paradiso” film di Elio Petri del 1971, Palma d'oro a Cannes. Interpretato, come sempre, in maniera magistrale da Gian Maria Volonté. Sicuramente molte cose sono cambiate da allora nel panorama culturale del nostro Paese e non solo, le manifestazioni studentesche sono ormai un ricordo e forse solo un pò più vivo quelle sindacali. Resta invece il problema degli operai che molto spesso finiscono per pagare sulla loro pelle i problemi della fabbrica e le trasformazioni della nostra società. Esula ora un'analisi sul momento che stiamo attraversando sotto questi aspetti, ma la visione di questa vecchia pellicola può aiutarci a recuperare tematiche da tempo abbandonate, forse non da tutti, ma indubbiamente da molti di noi. Ludovico Massa, per tutti Lulù, è un operaio che lavorando con un andazzo infernale riesce con il cottimo a sostentare due famiglie e fare una vita agiata. Questo suo metodo di lavorazione finisce per renderlo inviso ai suoi colleghi ed amato dai datori di lavoro che lo adottano per stabilire i ritmi ottimali di produzione. Memorabile quando alcuni ragazzi appena assunti gli chiedono come faccia a mantenere questa cadenza al tornio e lui gli risponde che pensa al sedere di una sua collega: “Un pezzo, un culo. Un pezzo, un culo. Un pezzo, un culo.” Parole che dimostrano lo stato d'alienazione ormai raggiunto da Lulù, inoltre evidenziato da come una volta giunto a casa finisca per annientarsi davanti alla televisione eliminando qualsiasi dialogo all'interno della famiglia dove con la moglie (Mariangela Melato) non è nemmeno più in grado di avere rapporti. Tutto questo si conclude quando durante le ore di lavoro perde un dito, fatto che lo sveglia dall'oblio in cui viveva e lo porta ad abbraccia le cause proposte dagli studenti che di frequente si ritrovavano davanti ai cancelli dello stabilimento per lanciare i loro slogan. Posizioni queste assai più radicali di quelle dei sindacati che lo mettono nuovamente in contrapposizione con i suoi compagni di lavoro.

mimmotron

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Di Andy (del 28/06/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1320 volte)
Artista
Billy Idol
Titolo
In Super Overdrive Live
Anno
2009
Label
Eagle Vision

Penso che tutti noi abbiamo un gruppo , un cantante , un qualsiasi tipo di musica , chi classica , chi rock , chi jazz , punk e chi più ne ha più ne metta , che tiriamo fuori dal cassetto quando abbiamo bisogno di tirarci un po’ su di morale . Per me , uno con cui vado sul sicuro è l’inossidabile Billy Idol , il cyberpunk più sexy ed energico degli anni 80 ; qualche giorno fa stavo per rimettere nel lettore cd l’ormai consumata compilation dei suoi pezzi migliori , quando per caso mi è capitato tra le mani questo dvd che si chiama In Super Overdrive Live ed è stato registrato nel Luglio del 2009 a Chicago , at the Congress Theater e ho avuto modo così di constatare che sì , gli anni sono passati , ma l’energia è rimasta pressoché intatta , malgrado una vita condotta sempre oltre ogni eccesso . Dall’alto delle sue 54 primavere , Billy sfoggia un fisico veramente invidiabile , e una voce ancora tosta , un po’ meno rauca ma con il classico timbro un po’ alla Elvis che a me piace un casino! E poi vanta , al suo fianco , riunitosi a lui dopo qualche anno di percorsi separati , uno dei più bravi chitarristi esistenti sulla faccia della terra , tale Steve Stevens , che magari molti ricorderanno vicino ad altri artisti ( vedi ad es. con Michael Jackson in Dirty Diana) e con il quale , negli anni 80 , ha scritto molte delle sue hit migliori . Le versioni delle canzoni sono bellissime , a partire dalla stupenda Eyes without a face , che si apre con un intro di chitarra acustica da brivido , cantato suadente come sempre , e riff di chitarra hard rock proprio nel mezzo . Un altro classico è Rebel yell , suonata fedele all’originale ma con finale che coinvolge il pubblico , in cui il biondo rocker sfodera una grande voce e , come al solito , non esita a togliersi la maglietta per la gioia delle molte donne presenti . Flesh for fantasy è micidiale , il tocco sulla chitarra di Steve nel celeberrimo riff che fa viaggiare tutto il pezzo è notevole e notevoli anche basso , batteria e tastiera . Il batterista è uno spettacolo da sentire e vedere e il finale con solo di organo è coinvolgente . White wedding è un altro cavallo di battaglia di Idol , grinta da vendere da parte di tutta la band , con finale rock blues . Il genere di Billy Idol , per chi non lo conoscesse , è un rock che mescola origini rock’n’roll con influenze pop e punk , ma sempre piacevole e mai monotono e per questo ascoltabile anche col passare del tempo ; le canzoni sembrano appena scritte e invece hanno tutte oltre vent’anni , ma vi assicuro che non sembra . Scream è tratta da Devil’s playground , album del 2005 , e la definirei la nuova Rebel yell , energica e un po’ punk . Recente anche Touch my love , un cyber rock veramente tosto , sottofondo di tastiera campionata , basso martellante e una chitarra spettacolare , allucinogena e rock che di più non si può . Che altro dire , questo dvd a me piace molto anche come fotografia , che è ottima , e come registrazione . La band , come ho già detto , è ottima , e quindi , se amate il granitico biondo , questo live fa per voi , anche perché il “ragazzo” sta per iniziare il tour 2010 , ma purtroppo l’Italia non è prevista nei suoi concerti..Buon ascolto e visione!

Andy

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Di Asterix451 (del 23/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 879 volte)
Titolo originale
Reservation Road
Produzione
USA 2007
Regia
Terry George
Interpreti
Joaquin Phoenix, Elle Fanning, Jennifer Connelly, Sean Curley, Samuel Ryan Finn.
Durata
102 Minuti

E’ sera.
Il piccolo Josh (Sean Curley) e suo padre Nathan (Joaquin Phoenix) stanno percorrendo la Reservation Road sulla via di casa, quando il bambino vede improvvisamente delle lucciole volare a bordo strada; irresistibilmente attratto dal loro chiarore, scende di corsa dall’auto e si precipita in mezzo alla carreggiata per raggiungerle. Non non ci riuscirà mai, perché l’impatto è fortissimo, quando il SUV che sopraggiunge lo investe sotto gli occhi impotenti del genitore. L’auto sbanda, sembra volersi fermare per tornare indietro, ma poi il conducente riparte facendo perdere le sue tracce.
La famiglia Learner precipita nella tragedia. La Polizia inizia le indagini, ma Nathan si rende presto conto che sono destinate ad arenarsi con il trascorrere dei giorni, e che la morte di suo figlio non avrà mai un colpevole da assicurare alla giustizia. Oltre a controllare il suo dolore, deve anche fronteggiare la depressione di sua moglie Grace (Jennifer Connelly) e continuare a soddisfare i bisogni della loro figlia più piccola, Emma (Elle Fanning). E’ una situazione logorante, che rischia di degenerare se non prende un’iniziativa: Nathan decide quindi di impegnarsi in prima persona nella ricerca del pirata, informandosi sulle normative e domandando consigli ai genitori di altre vittime della strada, attraverso Internet. Si rivolge inoltre ad un famoso studio di avvocati, per ottenere un’adeguata assistenza legale, nel caso il colpevole venga identificato; qui incontra l’avvocato Dwight Arno (Mark Ruffalo), il quale ha assistito, in disparte e a sua insaputa, al funerale di suo figlio. Il quale era anche alla guida dell’auto che lo ha investito.
E’ proprio lui, infatti, il pirata della strada che Nathan sta cercando. Ma non è un farabutto, nè un ubriaco alla guida, o un irresponsabile pericoloso al volante; è un padre anche lui, forse meno capace e divorziato, che cerca di recuperare un rapporto difficile con il proprio figlio, ora afflitto dal fardello di aver ucciso quello di un altro. Si è trattato davvero di un incidente.
Pur lacerato dai sensi di colpa, sa che costituendosi finirebbe in carcere, perdendo quindi ogni possibilità di ricostruire qualunque rapporto familiare; la sua carriera verrebbe stroncata, il suo futuro totalmente messo in discussione. Naturalmente temporeggia con Nathan, che nel frattempo rifugge la realtà in preda al suo paranoico dolore, nonostante le loro vite si intreccino sempre di più, tanto che la verità verrà presto a galla. Terry George, regista di Hotel Rwanda e sceneggiatore (tra gli altri) di Nel Nome del Padre e Sotto Corte Marziale, ha già dimostrato di possedere la rara capacità di trasferire in una pellicola la trama dell’animo umano, con semplicità e senza perdita di ritmo.
Reservation Road porta sullo schermo l’omonimo romanzo di J.B. Schwartz, curandone anche la sceneggiatura; è un film interessante e coraggioso, che obbliga a riflettere anche sul punto di vista atipico del responsabile che si nasconde. Attori convincenti fanno rivivere il dramma di due famiglie stravolte dalla stessa disgrazia, contrapposte ai suoi estremi.
Bravissimo Joaquin Phoenix che, come il suo Commodo de Il Gladiatore, corre sulla sottile linea che separa la frustrazione legittima dalla disperazione incontrollata. Jennifer Connelly (di cui mi innamorai perdutamente quando vidi C’era una volta in America) è di nuovo una mamma perfetta, tanto nella forma quanto nell’estetica e, proprio per questo, inizia a risultarmi poco vera. Infine Mark Ruffalo, spettinato nell’animo e nella sua vita d’avvocato, dà vita ad un personaggio che non piace mai fino in fondo, ma comprensibile nel suo travaglio. Un bel film per riflettere, da serata poco chiassosa.

Asterix451

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Di Angie (del 21/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 931 volte)
Titolo originale
Marley & Me
Produzione
USA 2009
Regia
David Frankel
Interpreti
Owen Wilson, Jennifer Aniston, Eric Dane, Kathleen Turner, Alan Arkin.
Durata
120 Minuti
Trailer

Il cane è il migliore amico dell’uomo , il compagno fedele di tutta una vita e, questo film- commedia “Io e Marley , che ha fatto divertire e commuovere quasi mezza America ne è l’esempio. Il film tratto da un bestseller autobiografico del noto giornalista americano John Grogan, dedicato al suo cucciolo di Labrador Marley è diretto da David Frankel, il regista del film molto carino e divertente “Il diavolo veste Prada”.
I neo sposini John Grogan ( Owen Wilson) e Jenny( Jennifer Aniston), decidono di lasciare il freddo del Michigan e trasferirsi al sud per cominciare la loro nuova vita da sposati a West Palm Beach, in Florida . I due niziano a lavorare come giornalisti , comprano la loro prima casa ed iniziano ad affrontare le sfide della vita matrimoniale compresa l’idea di mettere su famiglia. JOHN confessa la sua paura di diventare padre all’amico e collega Sebastian (Eric Dane), che gli propone la soluzione perfetta: quella di regalare a Jenny un bel cucciolo.
I Grogan adottano così un grazioso Labrador che chiamano Marley. In breve tempo il cagnolino si rivela “ il peggior cane del mondo” : reticente a imparare l’educazione e scalmanato all’inverosimile distrugge ogni cosa che trova al suo passaggio, ma John e Jenny, sono così innamorati del loro cucciolo che accettano qualsiasi sua impertinenza. Nel marasma che crea nel corso degli anni, Marley osserva le miriade difficoltà della vita familiare dei Grogan e, il “cane peggiore del mondo” in qualche modo tira fuori il meglio da loro, lasciando una traccia indelebile nei cuori dei suoi adorati padroni.
Una bella proiezione dall’inizio brioso, senza pretese, che regala momenti gradevoli e risate con un finale commovente e umano, specialmente gli ultimi dieci minuti. Confesso: avevo gli occhi lucidi e anche qualche lacrimuccia per Marley , questo adorabile cucciolo bianco che nella sua esuberanza ha donato tanto affetto ai suoi padroni.
E un genere di film gradevole sicuramente a tutti , dove ogni singolo luogo è scelto con cura e ogni inquadratura è in sintonia con gli stati d’animo dei protagonisti, riuscendo a conquistare il cuore e le emozioni del pubblico che si ritrova inevitabilmente trainato dal terribile e dolcissimo “cagnolone “, fino al commovente e toccante finale del film. Chi (come me ) , ha avuto un cane sa che questo adorabile animale si affeziona più del padrone, che pur essendo scalmanato ( in questo caso come Marley) sa riconquistarsi ogni volta l’ affetto e dimostrare un legame grandissimo con il proprio padrone, che si romperà solamente con la morte dell’uno o dell’altro.
Riflettiamo su questo: amore e fedeltà che ci dona una persona non umana che condivide le gioie e i dolori della famiglia e, questa proiezione è proprio un modo per farci capire quale gioia ci sia nell’avere un amico a quattro zampe sempre pronto a difenderti e anche (perché no ) a coccolarti.
Concludendo: chi desidera (come me) lasciarsi ammaliare da una storia incredibile , ne consiglio la visione è veramente meritevole.

 Angie

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Di Namor (del 18/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1013 volte)
Titolo originale
The Road
Produzione
USA 2009
Regia
John Hillcoat
Interpreti
Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce.
Durata
111 Minuti
Trailer

Sono passati dieci anni da quando un grande bagliore accecante, ha ridotto il mondo in un desolato territorio totalmente privo di energia elettrica, carburante e cibo. In questo catastrofico scenario coperto da un cielo perennemente grigio, un uomo in compagnia del figlio sta vagabondando sulla rete autostradale verso l’Oceano, in cerca di sicurezza e alimenti per arrivare vivi al giorno dopo.
L’esaurimento delle scorte ha scatenato tra i propri simili, una dura e cruda battaglia per la sopravvivenza, per non soccombere e difendere quel poco che si ha, ogni mezzo è lecito per uccidere, così come l’ignobile pratica del cannibalismo adottata da un piccolo gruppo di uomini armati, nei confronti di inermi sventurati. In questo oscuro universo, gli unici momenti di felicità per il disperato padre, sono i luminosi ricordi relegati ai momenti felici passati insieme alla sua amata moglie, prima che si suicidasse a causa del funesto cataclisma. Sarà l’amore verso il figlio, a far in modo che l’uomo non si abbandoni come la moglie allo sconforto, insegnando al giovane rampollo come sopravvivere e diffidare di chi si incontra lungo la strada, poiché non tutti hanno la sua caratteristica indole di bontà verso gli uomini ed il prossimo.
Tratto dal famoso libro di Cormac Mc Carthy, “ The Road” è un film dalla trama molto particolare, la sua triste vicenda al limite del deprimente, a fatto si, che la pellicola fosse congelata per parecchio tempo dopo la sua realizzazione, perciò chi si aspetta di vedere un titolo action post apocalittico in stile “Mad Max”, se lo scordi, questa è una pellicola dai tratti angosciosi e lenti, che non riceverà di certo unanimi consensi da parte del pubblico.
Nel cast, anche se figurano nomi di tutto rispetto a partire dal protagonista assoluto Viggo Mortensen, a Charlize Theron nel ruolo dell’angosciata moglie, fino agli irriconoscibili Robert Duval e Guy Pearce, quest’ultimi nella pellicola vengono utilizzati solamente in ruoli molto marginali, i personaggi principali sulla quale è basato gran parte del film, sono Mortensen ed il giovane Kodi Smith-McPhee.
Quindi, se siete scettici all’idea di visionarlo o meno, non fate troppo affidamento sulla qualità recitativa del nutrito cast, ma analizzate la serata, se é quella giusta per una pellicola del genere.

 Namor

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Di mimmotron (del 16/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1250 volte)
Titolo originale
Un Maledetto Imbroglio
Produzione
Italia 1959
Regia
Pietro Germi
Interpreti
Claudio Gora, Franco Fabrizi, Eleonora Rossi Drago, Cristina Gaioni.
Durata
106 Minuti

Se non la prima sicuramente tra le primissime pellicole del genere poliziesco del cinema italiano è “Un Maledetto Imbroglio” di Pietro Germi, tratto dal romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Carlo Emilio Gadda.
Un film del 1959 che nonostante abbia mezzo secolo(!) mantiene un ritmo piacevole, senza conflitti a fuoco o inseguimenti mozzafiato su veicoli rombanti a cui siamo ormai abituati. Insomma un indagine vecchio stile basata sull'intuito e la capacità d'osservazione di un buon investigatore. Sicuramente non dovrebbero vedere questo film coloro che sostengono il blocco delle intercettazioni telefoniche, immagino già i loro commenti (sigh)!
Il commissario Ingravallo, interpretato dallo stesso Germi, è una figura che precorre gli atteggiamenti di molti moderni agenti di polizia, cinici e romantici, primattori d'innumerevoli indagini. Durante la visione di questa pellicola si respira il diverso rispetto che riscuotevano le forze dell'ordine. Il commissario Ingravallo protegge infatti con la sua sola autorità Assuntina, una giovane e splendida Claudia Cardinale, da una probabile imputazione di favoreggiamento in omicidio causata esclusivamente della sua ingenuità.
Le indagini di cui seguiamo lo svolgimento da parte del nostro protagonista riguardano il furto in un appartamento e l'omicidio di una bella donna avvenuto il giorno successivo, sullo stesso pianerottolo di un palazzo in piazza Farnese a Roma.
Tra i tanti agenti che attorniano il commissario Ingravallo nelle indagini si distingue il maresciallo Saro (Saro Urzì) per essere una macchietta. Molte volte lo sentiremo ripetere in merito all'assassino: “Secondo me Valdarena rimane l'ipotesi più probante” che vi strapperà sicuramente un sorriso sapendo che ogni volta ce lo ripeterà al termine di una riflessione tra gli inquirenti. Motivo di tale tesi è dettata dal fatto che “Ha troppi capelli” che suscitano la sua antipatia fin da subito a causa della calvizia di cui è vittima. Altri interpreti sono Valdareda e Banducci rispettivamente cugino e marito della vittima, insieme al commendatore Anzaloni, il derubato, che rappresentano quella borghesia perbenista che tanto disgusta il regista.

mimmotron

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Di Miryam (del 14/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 990 volte)
Titolo originale
Seven Pounds
Produzione
USA 2008
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper, Michael Ealy.
Durata
125 Minuti

Ben Thomas (Will Smith), è un ingegnere aerospaziale che, dopo essere stato la causa di un incidente stradale dove hanno perso la vita sette persone compresa la moglie, decide di compiere qualcosa di buono per redimersi e per togliendosi di dosso quel senso di colpa che da tempo lo tormenta.
Si mette quindi alla ricerca di sette persone alle quali la vita non è stata molto clemente, per fare ciò, ruberà il tesserino di agente del fisco di suo fratello, spacciandosi così da esattore riuscirà ad individuare le sette probabili identità e cambiare per sempre le loro vite.
Una volta individuate ed entrato in contatto con loro, Ben si innamorerà di Emily, una giovane donna da lui scelta, gravemente malata di cuore, tra i due nasce un amore che per un attimo stravolgerà il meticoloso piano di Ben, insediando in lui il dubbio se continuare a vivere felice con Emily o dare la vita per redimersi come aveva progettato.
Alla fine però prevale lo scopo che si era prefisso, infatti in una camera d’albergo, utilizzando una medusa dal tocco mortale, Ben pone fine alla sua vita ormai distrutta dal rimorso. Gabriele Muccino e Will Smith, un’accoppiata vincente!! Questo era quello che ritenevo dopo aver visto “La ricerca della felicità”, e che mi ha spinto a vedere anche “Sette anime”, purtroppo però sono rimasta delusa.
L’ho trovato un film piuttosto lento e noioso, se vogliamo anche al limite, in quanto fare qualcosa di buono nella vita per gli altri o riscattarsi da qualche errore commesso, vada pure…ma arrivare ad un gesto così all’eccesso come quello, lo ritengo fin troppo esagerato.
Il film infatti ha avuto delle critiche pesanti sia in America che in Italia, proprio per il tema sulla donazione degli organi, che credo sia un gesto di grande coraggio e umanità che viene deciso durante il corso della vita, ma trovo che sia giusto portarlo a termine nel momento opportuno, senza compiere invece un gesto così estremo come viene trattato nel film.

 Miryam

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Di Namor (del 11/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1082 volte)
Titolo originale
Untraceable
Produzione
USA 2008
Regia
Gregory Hoblit
Interpreti
Diane Lane, Billy Burke, Mary Beth Hurt, Joseph Cross, Colin Hanks.
Durata
100 Minuti
Trailer

Durante una delle tante giornate spese a scandagliare possibili crimini on line per conto dell’F.B.I., l’agente speciale Jennifer Marsh (Diane Lane), s’imbatte in un sito alquanto bizzarro, nel quale si sta trasmettendo in diretta le immagini della morte di un’inerme gattino.
Quello che inizialmente sembrerebbe solo una delle tante bravate da parte di qualche personalità disturbata per attirare attenzione e consensi sul web, ben presto si trasformerà in una delle più pericolose minacce per la piovosa cittadina di Portland, poiché le prossime vittime che moriranno in diretta streaming, non saranno più degli indifesi gattini, bensì, esseri umani.
Ad affrettare la morte delle prossime vittime del serial killer, saranno le visite dei curiosi che si collegheranno al mortale sito chiamato Killwhitme.com, ad ognuna di loro è riservata una morte differente dovuta a strani e letali automatismi collegati ad un contatore di presenze, più i contatti con il sito aumenteranno e più veloce sarà la loro morte.
Rintracciare e catturare l’assassinio mediatico non sarà una cosa facile, poiché un’intricata rete di server rende il sito irrintracciabile, così come il suo creatore, che indisturbato porta avanti il criminale progetto facendosi beffe dell’F.B.I. Questo, fin a quando non sarà proprio l’agente Marshal, ad essere presa in considerazione come prossima vittima da offrire ai suoi perversi visitatori.
Uscito nelle nostre nel mese di Agosto 2008, “Nella rete del serial killer” è il classico film tappabuchi proiettato per coprire un lasso di tempo nel periodo morto della stagione cinematografica. Una volta vista la pellicola si ha la conferma di quanto affermato, poiché un titolo del genere difficilmente riuscirebbe ad appagare le esigenze di un pubblico navigato.
Diane Lane è sempre stata un’attrice di grande gradimento personale, dall’alto dei suoi 45 anni rimane ancora una donna dal fascino intatto, questo, nonostante non abbia ricorso ai vari lifting facciali per attenuare l’avanzamento delle rughe, anzi tale scelta secondo me la rende ancora più sexy.
Gusti propri a parte, la Lane sotto il profilo artistico non ha niente da invidiare a nessuna delle sue colleghe, se questo film è riuscito a pareggiare le spese di produzione, lo si deve alla sua presenza recitativa e non di certo a quella dei suoi comprimari, che difettano di qualsiasi forma di espressione.
In parole povere se siete dei fan della affascinante Diane Lane, bene, altrimenti fate pure a meno di vederlo, non vi perderete niente.

Namor

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Di Angie (del 07/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 903 volte)
Titolo originale
Robin Hood
Produzione
USA, Gran Bretagna 2010
Regia
Ridley Scott
Interpreti
Russell Crowe, Cate Blanchett, William Hurt, Mark Strong, Mark Addy.
Durata
148 Minuti
Trailer

Chi non ricorda la figura leggendaria di Robin Hood, l’eroe della foresta di Sherwood nemico dei potenti e protettore dei poveri e dei deboli?
Ricordo che ero una ragazzina quando vidi il primo film di Robin Hood in versione animata della Disney, allora fu un mito , un eroe nazionale che piacque a tutti sia ai grandi che ai piccini. Ecco che quasi dopo vent’anni la coppia Russel Crowe e Ridley Scott dopo tre film insieme ( il “Gladiatore” “America Gangster” e “Nessuna verità”), fanno ritorno sul grande schermo con una nuova versione del leggendario Robin Hood.
Il film che ha inaugurato il festival di Cannes, racconta la storia di un “simbolo che piace a tutti” e noto a più di una generazione, le cui imprese perdureranno nella mitologia popolare accedendo gli animi di coloro che da sempre amano il suo spirito di avventura. Sarà proprio l’interprete del Gladiatore, Russel Crowe, che andrà ad impossessarsi delle gesta dello storico giustiziere di Sherwood.
Il film che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi “Notinghan”, racconta la storia dell’arciere Robin Lockstey ( Russel Crowe), al servizio di Re Riccardo Cuor Di Leone durante la guerra di Francia. Vedendo morire il Re in una imboscata, Robin decide di tornare in patria, una volta sbarcato in Inghilterra, scopre le pessime condizioni in qui versa la contea di Nottighan, irrimediabilmente deteriorata con la successione al trono del nuovo Re Giovanni e dal suo dispotico nuovo sceriffo, che sadicamente va imponendo nuove e gravose tasse alla infelice popolazione.
Robin con i suoi inseparabili amici, cerca di dare una svolta allo scempio generato dal nuovo tiranno, scatenando nella contea una rivoluzione popolare dettata anche dall’amore per Lady Marion (Cate Blanchett), una donna forte ed indipendente che già da tempo cercava di combattere i soprusi dello sceriffo. La donna all’inizio scettica sulle reali intenzioni di Robin (di cui lui è innamorato), diventerà sua complice e compagna inseparabile è sarà proprio l’amore per la donna e per la sua terra, che l’arciere fugge nella foresta di Sherwood per mettere insieme una banda di fuorilegge che sconfigga lo sceriffo e il nuovo sovrano Giovanni. Ed è così che Robin Locksley, lascerà definitivamente il posto al famoso Robin Hood.
Il regista americano Ridley Scott, ha voluto riportare in auge questo inossidabile mito è lo ha fatto in modo da non ripetersi su cose già viste e risapute. Infatti ha pensato di ricostruire la storia originale del noto fuorilegge, partendo dalla sua genesi. Il messaggio che si è voluto dare a questa storia nota, avvincente e sempre di grande fascino è quello di capire gli antefatti per apprezzare le conseguenze. Si è data così un po’ più importanza ai personaggi, agli intrighi di palazzo tra Francia e Inghilterra dando spazio anche all’azione, all’avventura e ai duelli, senza eccedere troppo in epicità.
Buono il cast e la sua interpretazione, un elogio (secondo il mio parere) va fatto anche al regista Ridley, che è riuscito a dare forza alle immagini al punto da reggere quasi due ore e venti di film senza calare mai di intensità. Anche se in un paio di sequenze il regista si è lasciato un po’ andare trasformando l’eroico arciere in un nuovo gladiatore, ma non a tal punto da compromettere l’ottima riuscita del film.
Comunque se devo essere sincera ero un po’ titubante di andare a vedere questa pellicola su questa leggenda ormai nota, ma mi sono ricreduta: è stata una bella visione che mi ha lasciata contenta di essere entrata in sala.

Angie

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9
Di Namor (del 04/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1135 volte)
Titolo originale
9
Produzione
USA 2009
Regia
Shane Acker
Interpreti
Elijah Wood, Jennifer Connelly, Christopher Plummer, Crispin Glover, Martin Landau.
Durata
79 Minuti

Mentre il mondo volge al termine a causa del sopravvento tecnologico sull’essere umano, un pupazzo di tela animato da un cuore meccanico improvvisamente prende vita. Uscito dal laboratorio, 9, (questo il suo nome) si ritrova parte di un’apocalittico scenario nel quale incontra e fa la conoscenza di 2, un suo simile che subito dopo viene catturato e portato via in occasione di un attacco da parte di un robot gigante. 9, al suo risveglio, conoscerà altri suoi simili, un piccolo gruppo di pupazzi capitanati dal numero 1, che si nasconde in una sorta di santuario, al riparo dalle letali macchine distruttici.
Guadagnata la fiducia e la stima del gruppo, non senza patimenti, 9 infonderà la dovuta fiducia per insorgere una volta e per tutte contro le tiranniche macchine e mettere fine al loro crudele dominio.
Basta dare un’occhiata alla grafica della locandina, per rendersi conto che dietro alla realizzazione di “9”, anche se solo in veste di produttore, vi é lo zampino del gotico regista Tim Burton.
Il film, che fu anche candidato agli Oscar del 2005 in versione corto, nella categoria come miglior cortometraggio animato, meriterebbe sicuramente una vetrina di maggior prestigio per quanto riguarda il genere di animazione.
La sua struttura tecnica e narrativa affascina e coinvolge in maniera egregia, è un vero peccato che da noi, questo lodevole titolo sia passato in sordina.
Se avete occasione di trovarvelo tra le mani e vi piace il genere, non lasciatevi scappare l’occasione di vederlo, non ve ne pentirete.

 Namor

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Di mimmotron (del 02/06/2010 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1763 volte)
Titolo originale
Lost
Produzione
USA 2010
Episodi / Durata
16 / 40 Minuti

Avevamo deciso fin dalla prima puntata di quest'ultima serie che ci saremmo riuniti per guardare insieme l'ultimo doppio episodio e così ci siamo ritrovati a casa di Alessio, al quale dico grazie per avermi consigliato di seguire questa serie tv, il sottoscritto, Celine, Giorgio e Daniela. Troppe erano state le serate passate in questi sei anni a tentare di rispondere ai vari interrogativi e commentare i vari episodi (121).
Un aspetto che va subito fugato è che la serie Lost va iscritta nel genere soprannaturale perché a mio giudizio è l'unica chiave di lettura per comprendere le molte cose che succedono.
Abilissimi sono stati gli autori a portarci fuori strada quando nella seconda e terza serie sembrava che la spiegazione di tutti i misteri fosse da cercarsi in una probabile sacca di energia elettromagnetica posta sotto l'isola e che attraverso un timer veniva scaricata di modo che non saturasse ed esplodesse. E che proprio un ritardo in questo dispositivo di sicurezza avrebbe provocato il nostro disastro aereo. La quarta serie è stata secondo me quella meno interessante anche se in essa giungono sull'isola dei nuovi personaggi di cui almeno una parte avranno un ruolo di rilievo fino alla fine.
Molto bella ed importante per lo sviluppo della trama la quinta serie fino alla svolta definitiva in cui nell'ultima puntata si intuisce che l'isola è un luogo mistico.
La prima è con il senno di poi, quella dove più sono marcati i collegamenti logici con la volontà stessa degli autori di disegnare un quadro soprannaturale.
Io ho visto fin dalla loro presentazione, nella quinta serie, in Jacob e suo fratello le figure che nella mitologia greca erano dei Titani. Fu infatti il Titano Prometeo che dono' il fuoco agli uomini e fu la moglie di suo fratello Epimeteo, Pandora, che aprendo il vaso regalatole da Zeus libero' sulla terra tutti i mali che ci affliggono.
Con questo non voglio dire che gli autori abbiano preso spunto da questo mito, anzi, ma semplicemente a mio giudizio, farvi capire che tipo di serie abbiamo visto o a chi fosse nata la curiosità di vederla a che cosa sta andando incontro.
Naturalmente sarò lieto di rispondere a chi volesse pormi qualche domanda attraverso i post, avvalendomi dell'esperienza che in questi anni abbiamo maturato con i miei amici del Lost-Team.

mimmotron

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Di Andy (del 31/05/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1412 volte)
Artista
Ligabue
Titolo
Arrivederci Mostro
Anno
2010
Label
Warner Music Italia

Ormai Luciano Ligabue è diventato uno di quegli artisti italiani consacrati al successo da un grande pubblico , e proprio per questo però soggetto a inevitabili critiche ; ogni suo lavoro viene messo al vaglio e giudicato e devo dire che i suoi ultimi dischi hanno dato l’idea di essere monotoni e privi di spunti originali , ripercorrendo strade sicure , già battute e ribattute . Dal canto mio posso affermare che mi sono piaciuti molto i primi due ellepi , che presentavano veramente un tipo di rocker nuovo , grintoso alla Springsteen e occhieggiante al sound degli U2 e con testi imperniati sulla voglia di reagire a una vita da giovani di periferia , emarginati da una società difficile e da un mondo sempre troppo stretto per realizzare i propri sogni . Canzoni come Bamboline e Barracuda ,Marlon Brando è sempre lui , Urlando contro il cielo , per arrivare a Certe notti , sono piene di vita notturna tra il bar Mario , corse in macchina fino al mare e ricerca di un po’ di amore , anche solo per poche ore , giusto per tirare avanti fino al mattino che ricomincia un altro giorno uguale agli altri . Da Lambrusco e popcorn in poi il Liga si è veramente adagiato sui suoi allori e anch’io ho cominciato a perderlo di vista , ma adesso sono passati vent’anni di , comunque invidiabile , carriera ed è il momento di questo Arrivederci , Mostro ! , che è uscito proprio questo mese .
Ascoltando Un colpo all’anima , singolo apripista dell’album , non mi aspettavo niente di particolarmente diverso dal solito e invece..questo sì che è un bel disco finalmente . Il ragioniere di Correggio ha appena compiuto cinquant’anni e in queste dodici canzoni traspare la differenza di visione della vita rispetto ai primi testi , come è giusto che sia . Le preoccupazioni per il mondo attuale e per quello futuro , hanno preso il posto dei racconti visionari e già in Quando canterai la tua canzone, si parla di bei tempi , che però ormai sono andati e del bisogno di andare avanti a muso duro incontro al presente e futuro . La musica e il mixaggio sono migliorati , grazie anche a Corrado Rustici , produttore che molti ricorderanno al fianco di Zucchero . Un mid tempo molto americano per La linea sottile , con le chitarre un po’ alla stones e il testo da ascoltare con attenzione , più profondo di quanto possa sembrare , imperniato sulla difficoltà che un uomo può trovare a capire dove sta l’equilibro necessario per vivere . Nel tempo , riff punk-rock e testo che ripercorre le varie esperienze e ricordi del Liga in musica, come fa ognuno di noi quando scorre il proprio passato ricordando vecchie auto , prima volta e primi concerti , passando attraverso Moro e Borsellino , corta e bella . Caro il mio Francesco è una lettera immaginaria rivolta a Guccini , che parecchi anni fa scrisse la sua memorabile Avvelenata , e sulla stessa falsa riga sfoga la sua rabbia contro il sistema discografico , i produttori , gli amici interessati , i colleghi che sputano sugli altri solo per apparire più furbi e certa stampa che critica e accusa senza nemmeno ascoltare realmente ; ciò che traspare nel finale , come per il suo predecessore , è comunque la voglia di continuare a cantare e scrivere sbattendosene di tutto il marcio e l’ipocrisia , accettando di starci dentro . La canzone più toccante e di cui in rete si sta già discutendo molto è Quando mi vieni a prendere?(Dendermonde 23/01/09) , ed è la cronaca di una terribile tragedia avvenuta in un asilo appunto di Dendermonde , cittadina a trenta km.da Bruxelles , in cui una mattina di gennaio alle 10 , uno squilibrato armato di coltello ha ucciso una maestra e due bambini ; quello che è veramente struggente in questa canzone , è che il fatto è raccontato in prima persona da uno di questi bambini , fin dalla prima colazione , il viaggio in macchina con la mamma , la paura per l’arrivo dell’uomo nero e il tragico epilogo in cui però non ho chiaro se a raccontare sia proprio uno dei piccoli uccisi ; brano veramente difficile da commentare , i suoni sono strani , l’inizio con il carillon , il contrabbasso distorto , rumori vari e voce graffiante con quelle parole elementari , proprie del linguaggio dei bambini ; io sono padre , ma in ogni caso è impossibile rimanere indifferenti , è tastabile il terrore di questo bimbo che chiede scusa , come fosse sua la colpa per ciò che succede e il non vedere l’ora che arrivi la mamma a portarlo via da quell’inferno è davvero commovente .
Il Liga è sicuramente rimasto scosso da questo orribile avvenimento , ma rimarrà una traccia non facilmente ascoltabile in questo lavoro e molto criticata dai più . Voglio fermarmi qui , su questo che ritengo il momento più “alto”di Arrivederci , Mostro!” che appunto già dal titolo , denota la consapevolezza di dover convivere con certe paure , andando però avanti verso il futuro . Il resto è sull’ordinario , fermo restando che i testi sono comunque migliori anche nei pezzi più scontati ; nell’insieme , gli anni sono passati ed è giusto trovare un artista più introverso e riflessivo , che prova a fare un resoconto della propria esistenza , tra ricordi e voglia ancora di fare musica e dire la sua..Buon ascolto !

 Andy

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Di Namor (del 28/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 982 volte)
Titolo originale
Drag Me to Hell
Produzione
USA 2009
Regia
Sam Raimi
Interpreti
Alison Lohman, Justin Long, Lorna Raver, David Paymer, Dileep Rao.
Durata
99 Minuti
Trailer

La richiesta di un prestito da parte di un’anziana e misteriosa signora, viene rifiutato dalla funzionaria di una banca, preposta a tale incarico. La decisione di non concederle la tanta supplicata proroga, non è dettata dal buon senso di Christine (Alison Lohman), ma dall’opportunità di fare il tanto atteso salto di carriera. Così per la prima volta nella sua vita, l’impiegata pronuncia una sentenza che va contro i suoi stessi principi, togliendo la casa alla sventurata signora Ganush (Lorna Raver) ed umiliandola davanti a tutte le persone presenti nella banca. Mentre l’indemoniata donna, viene forzatamente accompagnata fuori dall’istituto finanziario, avrà modo di maledire la giovane cassiera, lanciandole contro una delle dannazioni più nefaste al mondo, la potente maledizione di Lamia.
Inizia così modo la tormentata odissea di Christine, che si ritroverà a lottare contro questa forte condanna. Inutile dire che lo scetticismo da parte di coloro che la frequentano è quasi d’obbligo, l’unica persona che potrà aiutarla, poiché è l’unico ad avvertire la presenza del Lamia, sarà un veggente di nome Rham Jas. I due avranno tre giorni a disposizione, per mettere fine alla maledizione del Lamia, dopodiché la bestia porterà con se negli inferi la giovane donna.
L’idea di scrivere “Drag me to hell”, da parte del regista Sam Raimi insieme a suo fratello Ivan è datata 1989, in realtà doveva essere solo un racconto, ma poi nel 1990 lo allungarono per farne un film, che tennero in naftalina per i troppi impegni dei due fratelli.
La pellicola anche se viene catalogata come horror, non spaventa più di tanto, il motivo scaturisce fatto che, più volte, durante la trama, sono presenti avvenimenti fin troppo comici per un titolo dell’orrore. L’idea potrebbero anche essere gradita, ma la mia vuole essere solo una precisazione per coloro i quali ne hanno evitato la visione, per un’ eccessivo timore dovuto alla convinzione che il film potesse spaventasse oltremodo lo spettatore. Tranquilli, guardatelo serenamente, ci sono film molto più tosti di questo.
Un’ultima cosa, prima di negare una mano a qualcuno…pensateci bene!

Namor

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Di Miryam (del 26/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1646 volte)
Titolo originale
Nim's Island
Produzione
USA 2008
Regia
Jennifer Flackett, Mark Levin
Interpreti
Abigail Breslin, Jodie Foster, Gerard Butler, Michael Carman, Mark Brady.
Durata
95 Minuti
Trailer

Ci troviamo in una piccola isola dell’ Oceano Pacifico, dove la piccola Nim (Abigail Breslin), (che ha da poco perso la madre in fondo al mare), vive con suo padre Jack, uno scienziato appassionato di plancton.
In questo paradiso, Nim trascorre il suo tempo in compagnia dei suoi amici animali, un’iguana di nome Virgola, un pellicano Galileo e infine un grosso leone marino con il buffo nome di Salsiccia; un altro passatempo della ragazzina è leggere i romanzi di avventura del suo eroe preferito Alex Rover, con i quali, viaggiando oltremisura con la fantasia, si immagina che le gesta di questo eroico protagonista, in realtà siano effettuate niente di meno che da suo padre Jack.
Un giorno accade che suo padre allontanandosi dall’isola per ampliare le sue ricerche, come del resto era solito fare, rimanga bloccato in alto mare a causa di una forte tempesta, durante questa assenza, per un caso fortuito, proprio Alex Rover si mette in contatto via email con Nim e credendola la segretaria di Jack, incomincia a farle delle domande riguardanti una ricerca dello scienziato, così tra una parola e l’altra, tra i due si instaura un dialogo. Col passare del tempo la piccola Nim, non riceve più notizie dal padre uscito in missione, preoccupata chiede aiuto al suo eroe Alex Rover, implorandolo di andare in suo soccorso.
 C’è però un problema…Alex in realtà non è un uomo, ma solo un diminutivo di Alexandra (Jodie Foster), ovvero la scrittrice dei famosi romanzi su Alex Rover, la giovane donna in verità è completamente diversa dall’eroe dei suoi libri, infatti, è una persona agorafobica che non esce di casa da mesi, praticamente una zitella che ha paura di tutto e che parla con il suo amico immaginario che non è altro, che il personaggio del libro da lei creato, ma quando capisce che Nim è la giovane figlia dello scienziato e per di più si trova da sola in un’isola deserta, decide di vincere le sue fobie per occorrere in suo aiuto. Così dopo un lungo viaggio alquanto faticoso e disastroso, riesce a rintracciare la piccola e sconosciuta isola e a congiungersi con la bambina aspettando insieme a lei il ritorno del padre.
Alla ricerca dell’isola di Nim”è stato girato nell’isola di Hinchinbrook in Australia nel 2008, diretto da Jennifer Flackett e Mark Levin, il film si è basato sul romanzo per ragazzi di Wendy Orr, una famosa scrittrice di racconti per bambini.
Ho apprezzato molto l’interpretazione di Jodie Foster, abituata a vederla sempre in ruoli molto impegnati e soprattutto in vesti di personaggi coraggiosi e combattivi, qui invece la troviamo in atteggiamenti goffi e impacciati ma sempre svolti in maniera egregia, divertenti anche i suoi continui bisticci con l’impavido Alex Rover, il suo alter ego che non si separa mai da lei, interpretato da Gerald Butler.
Tutto sommato la ritengo una pellicola carina, in versione un po’ fiabesca adatta ad un pubblico di tutte le età, io mi sono divertita, la consiglio per trascorrere una piacevole serata.

Miryam

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Di Louise-Elle (del 24/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1207 volte)
Titolo originale
The Ghost Writer
Produzione
USA, Germania, Francia 2010
Regia
Roman Polanski
Interpreti
Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belushi.
Durata
131 Minuti
Trailer

Un noir politico, un thriller drammatico, sufficientemente sorprendente e ironico che ricorda il genere di pellicole dirette dal grande Hitchock: tutto questo è “L’uomo nell’ombra”, l’ultimo lavoro del regista Roman Polanski.
Il film inizia con il ritrovamento di un’auto abbandonata su un traghetto e la scoperta del cadavere di Micheal McAre sulla spiaggia. McAre era un ghost writer, uno scrittore fantasma, incaricato di collaborare con l’ex Primo Ministro britannico Adam Lang (Pierce Brosnan) alla stesura della sua biografia. L’incarico viene assegnato ad un nuovo sostituto: un brillante scrittore mirabilmente interpretato da Ewan McGregor , che non s’intende di politica ma scrive, a suo dire, per e con il cuore. Il novello ghost writer viene catapultato dall’oggi al domani a Martha’s Vineyard, un’isola sulla costa est degli Stati Uniti, costantemente bersagliata dalle intemperie di un rigido inverno. Qui soggiorna Adam Lang con il suo staff composto da segretarie, collaboratori, guardie del corpo e dalla moglie Ruth che fin dagli inizi della carriera politica è al suo fianco come compagna, moglie e preziosa collaboratrice. Proprio mentre il loro lavoro e la loro conoscenza prendono il giusto avvio, Adam Lang, viene accusato di crimini contro l’umanità per aver consegnato alla CIA alcuni sospetti terroristi in seguito torturati. La posizione politica ed umana dell’ex leader è in pericolo. Il placido scrittore è costretto ad indagare sul passato di Adam per poter rielaborare e correggere la stesura della biografia, affidata ad un voluminoso dattiloscritto a cui può accedervi solo manualmente per questioni di sicurezza. La cupa e malinconica atmosfera dell’isola fa da sfondo alle vicende dell’uomo ombra che tormentato da dubbi, sospetti, intrighi, si convince sempre più che il suo predecessore è stato assassinato. Alcuni indizi compromettenti per l’ex Premier, accuratamente nascosti da McAre e ritrovati per caso, lo porteranno sulle tracce che Micheal seguiva prima di essere ucciso e si ritroverà in un gioco politico pericoloso molto più grande di lui che comunque risolverà con abilità ed intelligenza.
Speravo di assistere ad un thriller d’azione, invece è un film a ritmi lenti è un po’ noioso che rischia di togliere l’attenzione necessaria ai dialoghi essenziali per comprenderlo fino alla fine dove accade di tutto: tanta suspence ed una sorprendente, quanto mai enigmatica, scena finale che lascia perplessi e dubbiosi sul destino del protagonista.
Il film a mio parere non merita un gran elogio, nonostante il cast d’eccezione, fra i quali anche il simpatico Eli Wallach, James Belushi e Timoty Hutton e nonostante il Premio “Orso d’Argento” assegnato in contumacia al regista Roman Polanski all’ultimo festival di Berlino.
Voto finale: 6 e mezzo con un’annotazione: “si poteva fare di più”.

 Louise-Elle

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