BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andy (del 29/06/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 878 volte)
Artista
Prince
Titolo
LotusFlow3R
Anno
2009
Label
Self-released

Il fatto che il nuovo disco di Prince sia un cofanetto composto da tre album non è poi così strano, sia perché conosciamo già la sua copiosa vena compositiva e sia perché non è nuovo a progetti del genere. Quello che risulta quantomeno inusuale è che questo triplo si potesse inizialmente trovare solo nei grandi magazzini della catena americana Target; ora ho visto che è disponibile anche in internet e nelle librerie Mondadori..forse tra poco lo troveremo allegato, che so, a La Stampa del sabato, comunque dappertutto tranne che nei negozi di dischi. Ciò è dovuto al fatto che lo sregolato genietto non è attualmente legato a nessuna casa discografica, anche perché probabilmente è difficile sottostare alle sue bizze musicali e non.
Comunque gli innumerevoli fans sapranno come cavarsela. Allora, il progetto si compone in questo modo: disco 1 LotusFlow3, album molto rock, disco 2 Mplsound, che come dice il titolo è proprio puro black pop targato Minneapolis, disco 3 Elixer di Bria Valente, album di esordio per questa pupilla del folletto.
Comincerei proprio da quest’ultimo perché sinceramente non c’è molto da dire, nel senso che si sentono la supervisione e la collaborazione di Prince, le assonanze vocali con la grande Sade, però il materiale, tolta una discreta Here I come, è abbastanza noioso e nella media delle produzioni similari; trovo discreto ma non esaltante Mplsound: ce un richiamo alle ottime performance degli anni 80/90, soprattutto in Ol’school company e Chocolate box, ma il funk ha lasciato troppo spazio all’r’n’b e i pezzi mancano della giusta energia. Cosa che non succede in LotusFlow3, dove il nostro eroe ritrova le sue radici hendrixiane, ricordandoci di essere un maestro della sei corde, oltre che un poliedrico strumentista. L’album si apre con From the Lotus.., psichedelico strumentale in stile Santana o McLaughlin anni 70, guidato principalmente da batteria e chitarra e in cui si capisce subito lo spazio che avrà quest’ultima nell’album. Si prosegue con Boom, un funk-rock controtempato dove una Fender distorta e effettata spadroneggia per tutto il pezzo. The morning after è in perfetto stile Just another maniac Monday , breve, ritmata e simpatica; 4ever sembra uscita dal bellissimo The gold experience, album anni 90, cori , piano e orchestra davvero in pieno stile Prince dei migliori, molto bella come lo è altrettanto Colonized man, blues lento e ispirato un po’a Ben Harper, cantato e suonato da dio, un suono di Stratocaster di quelli maiuscoli, soliste e ritmiche che si sovrappongono e una voce da brividi, fantastica canzone. Io sarei già contento ma il sound qui non molla e si presenta Feel good , Feel better , Feel wonderful , alla James Brown, ottimo funk con grandi fiati e cori, voce veramente black, da saltare su dalla sedia. Love like jazz è appunto un latin jazz cosi così di cui non si sarebbe sentita la mancanza e lo stesso dicasi per 77 Beverly Park, uno struggente strumentale mediterraneo mandolinato, che sa di già sentito, ma l’intro di batteria di Wall of Berlin ci riporta sui giusti toni e il rif di chitarra è più o meno quello di Crossdown traffic di Hendrix, la cui prepotente influenza torna in Dreamer, granitico rock –blues psichedelico dove il folletto di Minneapolis si scatena veramente in uno show chitarristico di spettacolare livello in cui l’anima di Jimi sembra essersi impossessata di lui, fuori la Strato, wha-wha sotto il piede e bending lancinanti, leva maltrattata al limite e saturazione acida, il gusto ritrovato di suonare divertendosi e divertendo..una bomba! Il giusto finale è.. Back 2 the Lotus, che si ricollega al pezzo di apertura, al cento per cento zappiana e con finale “alieno”.
Riassumendo, la forza di questo triplo è sicuramente in LotusFlow3, un album che mi è piaciuto subito, energico e solare, mai noioso e anche estivo direi, registrato e mixato ottimamente, molto adatto per essere gustato live e a proposito di questo, conoscendo la forza di Prince sul palco, ci auguriamo in parecchi che torni in tour dalle nostre parti. Uno dei più grandi e geniali artisti dagli anni 80 in qua, merita di essere visto dal vivo e quindi speriamo che si accordi con una major discografica e che torni ad organizzare i mitici spettacoli live che ci avevano affascinato negli anni passati: capricci da star permettendo…Buon ascolto.

Andy

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Di Namor (del 25/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1179 volte)
Titolo originale
Questo piccolo grande amore
Produzione
Italia 2009
Regia
Riccardo Donna
Interpreti
Emanuele Bosi, Mary Petruolo, Mariella Valentini, Daniela Giordano (II),
Durata
110 Minuti
Trailer

A dare il titolo al film in questione, è una delle canzoni simbolo di Claudio Baglioni, “Questo Piccolo Grande Amore” estratta dall’omonimo concept-album, inciso nel lontano 1972.
Chi conosce bene l’album, di certo non farà fatica ad immaginare la trama del film, poiché essa non è altro che la trasposizione in immagini, dei testi del grande cantautore romano.
La storia è ambientata nel 1972 (non poteva essere altrimenti), dopo essersi rifugiato in un bar per sottrarsi ad una carica della polizia al fine di disperdere un folto gruppo di manifestanti, l’universitario Andrea, fa amicizia con la timida liceale Giulia. Il reciproco innamoramento è inevitabile (sfido io, con un titolo del genere cos’altro poteva accadere?), come lo saranno le gioie e i dolori, conseguenze di tutti coloro i quali stanno vivendo la loro prima ed importante storia d’amore, hanno vissuto o dovranno ancora viverla.
A dirigere il progetto QPGA è il regista televisivo Riccardo Donna, i volti prestati ai due protagonisti sono quelli di Emanuele Bosi in un look estremamente Baglionizzato e la bellissima ed acerba Mary Petruolo . Se togliamo qualche attore da fiction televisiva, nel cast non è presente nessun interprete di richiamo che possa elevare la pellicola ad una recitazione superiore alla media. Anche i due protagonisti non eccellono di certo in fatto di recitazione, Bosi deve ancora studiare parecchio per essere un attore che possa affrontare un ruolo da protagonista, mentre la Petruolo, ha certamente un viso che buca il video, nessun dubbio in proposito, ma bisogna vedere come se la cava con un copione più impegnativo, se passa questo esame secondo me, potrebbe anche rivelarsi una buona attrice.
Concludendo, la pellicola ha i connotati di un sentimental-adolescianziale, che piacerà sicuramente ad un pubblico molto in erba, ma non appagherà di certo i molteplici fans di Baglioni che si appresteranno a vederlo.
Se volete un consiglio, lasciate stare, una cosa é sentire le canzoni di Claudio, un’altra é vedere come le hanno banalizzate in questo film.

Namor

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Di Angie (del 22/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1223 volte)
Titolo originale
Les Temoines
Produzione
Francia 2007
Regia
André Téchiné
Interpreti
Michel Blanc, Emmanuelle Béart, Sami Bouajila, Julie Depardieu, Johan Libéreau.
Durata
112 Minuti

E l’estate del 1984 quando il giovane Manù (Johan Libéreau) poco più che ventenne, giunge dal suo piccolo paesino di montagna nella bellissima capitale francese per trascorrervi una vacanza, ad ospitarlo in una piccola e grigia camera d’albergo è sua sorella Julie (Julie Depardieu), da tempo stabilitasi a Parigi.
Manù, come tutti i ragazzi provinciali è pieno di vita, l’entusiasmo della sua giovinezza e la voglia di nuove avventure associata alla sua omosessualità, lo porteranno a frequentare luoghi ove si consumano fugaci incontri tra persone dello stesso sesso. Tale passione lo porterà a vivere una vita fatta di eccessi, dedita ai nuovi piaceri mondani, che la moderna capitale generosamente propone. I giorni felici che Manù trascorre a Parigi con i suoi nuovi amici, vengono brutalmente interrotti a causa di un virus che colpisce il ragazzo. Questo nuovo e sconosciuto virus, per il timore e la paura che incute, viene prontamente definito come un demone pronto a colpire indifferentemente uomini e donne. I medici stessi, intenti nella ricerca per individuarne la sua provenienza per poter meglio combattere questa nuova e sconosciuta malattia, gli dettero una sigla che ancora adesso incute terrore: AIDS.
La storia si divide in tre parti, tale suddivisione a mio giudizio è stata ben fatta, in quanto rende ugualmente fluido lo scorrere della sua trama.
Ritengo che“I testimoni” sia un bel film, da visionare con attenzione in quanto il regista francese André Téchiné, espone ed affronta un tema al quanto difficile e molto discusso nell’epoca degli anni 80, raccontando la storia di un giovane sieropositivo con tutti i suoi intrecci esistenziali della borghesia parigina.
Il problema purtroppo esiste ancora oggi, nonostante le varie informazioni, associazioni e prevenzioni dispensate in merito, non bisogna abbassare il livello di guardia, anche se ora è un argomento meno trattato dai media, non dimentichiamoci che fa ancora parte della nostra realtà.
Ritornando alla pellicola, trovo ottima anche la recitazione di tutto il cast, i personaggi a loro affidati, rendono il film molto valido e convincente per una testimonianza storica, che potrebbe essere costruttiva per le generazioni future, facendogli porre sempre una certa attenzione in riguardo al merito…il che, non guasta mai!

Angie

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Di Namor (del 19/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1064 volte)
Titolo originale
Terminator Salvation
Produzione
USA - Germania - Gran Bretagna 2009
Regia
McG
Interpreti
Christian Bale, Sam Worthington, Moon Bloodgood, Common, Bryce Dallas Howard.
Durata
115 Minuti
Trailer

Questa è l’ennesima dimostrazione che se una saga cinematografica funziona, è davvero dura accantonarla definitivamente, specialmente quando le grandi major cinematografiche hanno urgente bisogno di far cassa!
Sono passati 25 anni dal primo ed ineguagliabile “Terminator”di J.Cameron, e su grande schermo viene ancora proiettato con gran successo. Nel frattempo sono cambiati i nomi dei protagonisti che si cimentano davanti e dietro la macchina da presa, ma il temuto cyborg cacciatore di uomini T-800, é ancora presente, forte del suo intramontabile fascino di supercattivo .
Ovviamente sto parlando del suo quarto capitolo, “Terminator Salvation” diretto dal polivalente regista americano McG. La trama del quarto Terminator, vede finalmente in azione il capo della resistenza John Connor (Cristian Bale) in versione adulta, l’anno questa volta è il 2018. Lo scenario post apocalittico è dettato dalle esplosioni di testate nucleari, dopo che Skynet (un network di intelligenza artificiale) ha decretato il Giorno del Giudizio, ovvero la cancellazione della razza umana in funzione della loro supremazia sulla terra. A fare da ago della bilancia in questa terrificante battaglia tra le macchine e gli umani, sarà Marcus Wright (Sam Worthington), un pregiudicato condannato alla pena capitale nel 2006, è risvegliatosi senza sapere esattamente cosa gli sia accaduto, 12 anni dopo.
Seguendo l’evolversi della trama, vi accorgerete che il personaggio di Marcus, più di una volta mette in ombra quello del protagonista Connor, tale sgarro ai fans della saga magari non sarà piaciuto ma, al sottoscritto si, anzi vi dirò che il suo personaggio, l’ho trovato molto più interessante del capo della resistenza.
Non vi è alcun dubbio che il merito è da attribuire ad una sceneggiatura, che vede il suo largo impiego come punto d'appoggio, ma è altrettanto certo che l’attore scelto per interpretarlo, Sam Worthington, ha colpito nel segno con la sua bravura. Se io fossi un regista di action movie, punterei ad occhi chiusi su di lui.
Dopo questo breve spot a favore di Worthington, è facile capire che personalmente ho apprezzato questo quarto capitolo, se togliamo qualche scena dalla piega fin troppo stucchevole, il resto è stato sicuramente superiore al precedente “Le Macchine Ribelli”… Anche se non ci voleva molto!

Namor

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Di Asterix451 (del 17/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1004 volte)
Titolo originale
The Hurt Locker
Produzione
USA 2008
Regia
Kathryn Bigelow
Interpreti
Jeremy Renner, Anthony Mackie, Guy Pearce, Ralph Fiennes, Brian Geraghty.
Durata
131 Minuti
Trailer

Baghdad, Iraq.
Gli artificieri della Compagnia Bravo dello US Marine Corp sono impegnati quotidianamente nella bonifica di ordini esplosivi artigianali, trappole mascherate piazzate nelle vie della città, per impedire che mietano vittime tanto tra la popolazione locale, tanto tra i Militari. Un compito che richiede disciplina e attenzione, affinché i ristretti margini di sicurezza non si assottiglino ulteriormente.
Il team costituito dai Sergenti Thomson e Sanborn, assistiti dallo Specialista Eldridge, opera con perizia e attenzione… eppure ciò non impedisce che, durante una missione, un ordigno esploda uccidendo proprio Thomson. Il suo rimpiazzo, a soli 38 giorni dal termine del periodo di servizio in Iraq, è il Sergente Artificiere Will James, capace e avventato in egual misura; rischia, costantemente, mettendo a repentaglio la sua vita e quella dei suoi compagni di squadra. La sua condotta incosciente gli provoca, da una parte, attrito con gli altri due membri del team, ma i suoi indiscutibili successi alla lunga prevalgono, fino a fargli guadagnare fiducia e rispetto. Will James è un uomo in lotta con le sue contraddizioni: vorrebbe amare una famiglia che non soddisfa il suo bisogno di adrenalina, a cui pensa con nostalgia, eppure è incapace di conviverci; è leale con i suoi compagni, nel pericolo, eppure li espone lui stesso a rischi inutili con la sua condotta indisciplinata; stringe amicizia con un ragazzino irakeno, “Beckam”, che vende dvd e gioca bene a calcio. La realtà della guerra non risolve i suoi conflitti, bruciando lentamente la sua umanità, ma è sufficiente a provocargli quello “sballo adrenalinico” che lo faccia sentire ancora vivo. Nei giorni trascorsi con la Compagnia Bravo affronterà situazioni limite in cui, oltre al suo instabile equilibrio personale, verranno stravolte le vite di tutti.
Il film di Kathryn Bigelow è stato presentato al Festival di Venezia nel 2008, attesissimo War Movie di serie A, ridondante di grandi nomi come Ralph Fiennes e Guy Pierce, oltre alla seducente Evangeline Lilly (la bella Kate di “Lost”) e David Morse (“Il Miglio Verde”, “Il Negoziatore” e molti altri). Abituati al successo di alcuni precedenti film della regista statunitense e al suo indiscutibile talento dietro la macchina da presa, il film sembrava possedere tutte le carte in regola per centrare il bersaglio di critica e pubblico.
Probabilmente stiamo ancora aspettando un nuovo “Black Hawk Down”, tuttavia non credo di aver esagerato pretendendo da questo film una soddisfazione che non è arrivata. Fermo restando il talento registico della ex moglie di James Cameron (che le ha prodotto “Point Break” e scritto lo psichedelico “Strange Days”) , “The Hurt Locker” pecca solamente di presunzione: alcuni film già datati sul tema del disinnesco, come “Blown Away” e “Speed”, risultano più avvincenti dal punto di vista dell’azione; gli spunti di riflessione non mancherebbero, per l’introspezione dei personaggi, ma non vengono mai sviluppati a fondo, sempre accennati e sviliti da un linguaggio banale che neppure si spiega, nonostante la semplicità.
Molte sequenza degradano ad un livello documentaristico, sia per lo scarso significato delle scene (in termini di trama), sia per l’uso esagerato della Steady Cam, con immagini traballanti, così efficaci da far trasformarlo quasi in un reportage. Il montaggio è perfetto, l’inserimento di alcuni dettagli al rallenti sarebbe efficace se esprimesse qualcosa in più, anziché essere fotogrammi a sé stanti; è assurdo indugiare sulla ruggine che si distacca dalla carrozzeria di un’auto investita dall’onda d’urto di una bomba, e poi sorpassare velocemente (con un cambio di scena) la morte di un personaggio magari importante, come fosse un dettaglio marginale.
Vengono sprecati tre grossi nomi del cinema (Ralph Fiennes, Guy Pierce, David Morse) relegati a ruoli cammeo, che si esauriscono immediatamente. Se per un verso può essere considerata una scelta anticonformista, come generalmente le pellicole della Bigelow si propongono, dall’altra deludono l’aspettativa dello spettatore che li vorrebbe protagonisti, anziché comprimari che scompaiono dal film dopo pochi minuti solamente, dopo aver recitato nascosti dal costume di scena o dall’inquadratura (la comparsa di Fiennes quasi non ha collegamenti di trama).
Il film è lungo, e non decolla mai. Si basa su tre sequenze di disinnesco e una sparatoria nel deserto: sono efficaci, ma non bastano a giustificare 131 minuti di pellicola di tale potenziale; più volte si ha la sensazione che stia per accadere qualcosa che ribalterà ogni aspettativa, ma non bisogna illudersi, perché non accade. L’iper realtà di alcune scene si contrappone alla inverosimilità di altre, per procedure militari possibili solo al cinema. Troppo fumo per un film superficiale, che non riesce a sviluppare nessuno dei temi importanti che propone. Non è certamente stupido, ma si percepisce la mancanza di decisione di condurre la storia da qualche altra parte che non sia la solita auto farcita di dinamite.

Asterix451

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Di Miryam (del 15/06/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1236 volte)
Titolo originale
Angels & Demons
Autore
Dan Brown
Traduzione
Biavasco A. - Guani V.
Editore
Mondadori
Prima edizione
2004

Avendo ritenuto il “Codice da Vinci” un buon libro e soprattutto un genere a me interessante, mi sono avventurata nella lettura del precedente libro di Dan Brown, “Angeli e Demoni”, trovando quest’ultimo molto più avvincente già dalle sue prime pagine, rispetto al ben più noto Codice da Vinci.
Ci troviamo a Ginevra nel CERN, il rinomato laboratorio di fisica, dove lo scienziato, il dottor Leonardo Vetra assistito dalla figlia Vittoria, aveva fatto una nuova e grande scoperta che da lì a poco, avrebbe reso noto a tutto il mondo, ma prima che tale annuncio veniva divulgato, lo scienziato non solo veniva brutalmente ucciso, ma anche marchiato a fuoco con un misterioso ambigramma con su scritto: ILLUMINATI.
Per chi non lo sapesse, gli illuminati erano una setta di scienziati perseguitati dalla chiesa cattolica verso la metà del 1700, ed erano soliti marchiare a fuoco le loro vittime per poi esporle nelle strade di Roma.
Per fare luce su questa tragedia, il direttore del CERN, interpella Robert Langdom, lo specialista di iconologia, già conosciuto nel Codice da Vinci. Langdom, viene buttato giù dal letto in piena notte, in quanto residente a Boston e condotto con un aereo privato a Ginevra. Arrivato sul posto e raggiunto poi in un secondo momento dalla figlia di Vetra, si trova oltre che alla raccapricciante scena del delitto, a scoprire che una micidiale arma sperimentale era stata rubata.
Facendo un piccolo passo indietro, Leonardo Vetra era riuscito con l’aiuto della figlia, a ricreare il fenomeno del Big Bang, logicamente in maniera più ridotta, cioè aveva messo un minuscolo campione di antimateria in un piccolo cilindro di plastica funzionante a batterie, che dovevano essere ricaricate ogni sei ore, altrimenti sarebbe esploso. Una scoperta così micidiale, sarebbe stata una seria minaccia se fosse capitata nelle mani sbagliate.
Una telefonata avverte il direttore del CERN, che il pericoloso ordigno è stato sottratto e nascosto nella Città del Vaticano e che sarebbe esploso a mezzanotte in punto. Per sventare l’imminente catastrofe sia Langdom che Vittoria partono subito per Roma, città che era in fervore per i preparativi per eleggere il nuovo Papa, in quanto il precedente era morto da quindici giorni. Giunti nella capitale, vengono a conoscenza che i quattro cardinali preferiti in lista per l’elezione al Sommo Pontefice erano misteriosamente spariti e che sarebbero stati uccisi ad intervalli di un’ora l’uno dall’altro; inizia così una serrata caccia all’assassino, cercando di scoprire le sue future mosse attraverso gli scritti di Galilei e i monumenti di Roma costruiti dal Bernini, fino ad arrivare ai Quattro altari della Scienza dove si sarebbe compiuto il sacrificio dei Cardinali.
Come per Il codice da Vinci, anche qui in Angeli e Demoni, lo scrittore americano Dan Brown, si è messo in discussione con la Chiesa, suscitando però tanta curiosità ai milioni di lettori che come me amano questo genere di romanzi. Infatti il fascino e i misteri che esalano da questo libro sono molti, cosa custodisce il Vaticano nelle sue segrete stanze? Perché la Chiesa cerca di nascondere delle verità?
Forse per paura che si vengono a scoprire dei lati oscuri a noi ignoti e di conseguenza, non essere più credibili agli occhi dei fedeli? Il codice da Vinci ha sciolto qualche nostro dubbio, lasciando però delle perplessità, Angeli e Demoni, ha un contenuto per me più inquietante, mette in risalto lo strano rapporto che c’è tra religione e scienza, solo che mentre quest’ultima accetta con riserva anche le idee della Chiesa, la Chiesa ha sempre perseguitato chi ostacolava le sue teorie, tanto da condannare a morte scienziati che non le condividevano, anche se queste venivano scientificamente provate sulla carta.
Concludendo, non posso che consigliarvi (se ancora non lo avete fatto) l’acquisto di questo libro, vedrete che i vostri soldi saranno ben spesi, credetemi, basti pensare che le sue avvincenti 560 pagine, le ho divorato in meno di una settimana!

Miryam

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Di Namor (del 12/06/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1435 volte)
Titolo originale
Recoil
Autore
Andy McNab
Traduzione
I.Ragazzi S.Tettamanti
Editore
Longanesi
Prima edizione
2008

Dopo un missione andata non troppo bene, Nick Stone agente del SAS britannico si ritira in Svizzera per condurre una vita all’insegna della tranquillità, lontana dagli orrori e le atrocità della guerra. Tant’è vero, che sta pensando seriamente di stabilirvisi, per metter su famiglia con Silky, la figlia di un ricco ed egocentrico uomo d’affari, che non vede di buon occhio un’eventuale unione della donna con Nick. Ad interrompere i buoni propositi dell’ex agente, sarà l’improvvisa sparizione della ragazza.
Dopo aver effettuato le giuste ricerche Stone, scopre che la sua amata è partita con un convoglio umanitario alla volta del pericoloso Congo, ove in nome del dio denaro si combattono terribili e sanguinose battaglie, reclutando bambini come soldati, per spazzare via intere ed inermi popolazioni. Nick sa che non c’è tempo da perdere, dovrà recarsi sul posto ed imbracciare nuovamente il suo GPMG se vuole avere qualche speranza di rivedere viva Silky e riportarla casa.
Dopo averne terminato la lettura, sono andato in cerca di qualche commento in merito, su alcuni siti specializzati per libri, devo dire che il mio giudizio su quest’opera di Andy McNab, poco si allinea a quelli favorevoli da me riscontrati.. Ebbene si, ho finito di leggerlo senza alcuna voglia di terminarlo, se non per riporlo insieme a quelli già letti e iniziarne uno nuovo.
Di “Contraccolpo” non salvo quasi niente, leggendo la trama e immaginandone l’ambientazione, è difficile pensare che questo titolo non sia sufficientemente coinvolgente, eppure è così. Tengo a precisare che a me non piacciono i libri sdolcinati in stile “Harmony”, ma va anche detto che se il protagonista va a sfidare feroci guerriglieri nel loro paese, per trarre in salvo la sua ragazza, ci dev’essere una forte motivazione come l’amore, a guidarlo in questo nobile gesto. Invece niente, di questo forte amore nel libro non vi è quasi traccia.
Quello che non manca di certo è l’azione, anche se lo valutata negativamente, cosi come la sua traduzione in italiano, che ripete più volte la spiegazione di alcuni termini, durante lo svolgimento della trama.
Date retta a me, orientatevi su qualche altro titolo, in libreria c’è sicuramente di meglio!

Namor

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Di slovo (del 10/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2063 volte)
Titolo originale
Star Trek: The Future Begins
Produzione
USA 2009
Regia
J.J. Abrams
Interpreti
Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana, Simon Pegg, Zoe Saldana
Durata
127 minuti

Tutte le mie aspettative circa un rilancio in grande stile dell’enterprise a piena curvatura verso il terzo millennio sono state placcate da un disorientante senso di delusione all’uscita dalla sala. Ne ero convinto: se c'era qualcuno in grado di ridestare l’hype attorno al marchio Star Trek – considerato dall’industria un filone ormai esaurito – quello era il re Mida del piccolo (e grande) schermo J.J.Abrams. E se rileggiamo a posteriori i suoi annunci: “Star Trek non sarà un film per i fan, ma per conquistare una nuova generazione di appassionati” bisogna dargli atto che ha svolto bene il compito: gli incassi ci sono stati, le recensioni convergono su una plebiscitaria approvazione e nuovi proseliti, presumibilmente, saranno stati iniziati alle gioie trekkiane.
La mia è quindi una voce fuori dal coro, da trekker d’annata deluso, ma non perché scandalizzato dalle 'blasfemie' introdotte da Abrams… del resto era stato chiaramente preannunciato come una rilettura e l’espediente dell’effetto-farfalla che segue ogni cambiamento nella linea temporale (già, viaggi nel tempo anche stavolta) è stato usato intelligentemente per legittimare ogni deviazione dalla continuity consolidata.
Troviamo però una trama che non tenta nemmeno di rispettare gli standard di coerenza a cui i fan di Star Trek erano abituati almeno dagli anni ’80 (dalla serie “the Next Generation” in poi): un’imprevedibile supernova che coglie di sorpresa il quadrante alfa? una one-man-mission dell’ambasciatore Spock in persona? e da quanto tempo la narrativa fantascientifica ha accettato il fatto che non si “passa attraverso” un buco nero, tanto meno per viaggiare nel tempo?
Il cattivo di turno è appena abbozzato e privo di spessore, intere scene sono sorrette da pretesti paradossali (la missione in caduta libera con combattimento finale a cazzotti e filo di katana o l’espulsione forzata di Kirk su un pianeta pullulante di vita ostile dove, manco a dirlo, incontrerà “casualmente”...) e se aggiungiamo che perfino la scelta degli innesti umoristici cade spesso su un registro comico/demenziale francamente fuori luogo, soprattutto se paragonata allo humor arguto e sottile che ha da sempre caratterizzato l’universo Star Trek, proprio non riesco a capire cosa piaccia così tanto in questo film che non sia già stato sviluppato, meglio, in altri titoli della serie.
Cosa ci dimostra, quindi, il suo successo? Che per sdoganare Star Trek e renderlo appetibile al grande pubblico occorre banalizzarlo, infarcirlo di azione, sacrificarne gli aspetti troppo raffinati o complicati e operare un tragico livellamento sui pallosi stilemi dello Star Wars per famiglie.
No grazie, preferisco la nicchia.

slovo

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Di Angie (del 08/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1354 volte)
Titolo originale
Angels & Demons
Produzione
USA 2009
Regia
Ron Howard
Interpreti
Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgård, Pierfrancesco Favino.
Durata
138 Minuti
Trailer

Affascinata sulle tante teorie riguardanti la chiesa, ho appena visto la nuova proiezione della pellicola “Angeli e Demoni” diretta dal regista Ron Howard.
L’inizio del film non è male: siamo al CERN di Ginevra, nel laboratorio di fisica (uno dei più grandi centri del mondo per quanto riguarda la ricerca scientifica), dove per mani di ignoti viene rubata una potentissima forma di energia denominata: l’antimateria.
Il Vaticano (non si sa per quali motivi misteriosi) si rivolge al docente di simbologia religiosa Robert Langdon (Tom Hanks), l’uomo che in passato aveva svelato il codice più controverso della storia. Langdon dopo una attenta analisi, sospetta che a commettere il furto sia stata opera di una setta segreta antireligiosa creduta ormai estinta: Gli Illuminati.
Con la scoperta della rinascita di questa antica e segreta confraternita, Langdon per fare luce sul mistero, si coalizza con la bellissima ed intelligente scienziata italiana Vetra (Ayele Zurer). Inizia così una caccia frenetica senza sosta e piena di azione, attraverso cripte sigillate, catacombe cattedrali abbandonate, seguendo una scia di indizi risalenti a quattrocento anni prima.
Per molti aspetti “Angeli e Demoni” somiglia al più famoso “Codice da Vinci”, anche qui ci sono potenti sette misteriose, codici segreti da decifrare ed enigmi di cui il celebre studioso di simbologia religiosa, Robert Langdon è impegnato nuovamente a salvare il mondo in poche ore. Per quanto riguarda il cast, ho trovato buona la recitazione degli attori a partire dalla coppia di investigatori Hanks – Zurer, a Ewan McGregor nei panni del Camerlengo (anche se le sue funzioni sono un po diverse da quelle rappresentate nel film), alla figura imponente di Stellan Skarogard nel ruolo del capo delle guardie Svizzere, fino ad Armir Mueller, che incarna il senso morale del Cardinale benevolente e consapevole.
Nonostante la troupe abbia avuto solo tre settimane a disposizione per girare nei luoghi più famosi di Roma come: Piazza del Popolo, Piazza Navona e Castel Sant’Angelo, trovo che le riprese siano state svolte egregiamente. Per completare il girato, suddette piazze compresa quella di San Pietro, sono state riprese ed in un secondo momento e ricostruite a Los Angeles. Una piccola annotazione va fatta anche sulle scene di inseguimento dell’auto: è stato un continuo sgommare ad alta velocità tra le famose e antiche piazze della capitale, dando un po’ di brio e suspance alla pellicola, compreso anche una buona dose di rumore assordante. Ciò avrà fatto piacere (forse) a quei spettatori in sala appassionati di Rally, rimanendo piacevolmente sorpresi anche dalla scelta di auto italiane.
Non avendo letto il libro, non so quanto il film si sia attenuto alla autenticità della narrazione originale, comunque di sicuro si è un po’ fantasticato sui ruoli di alcuni personaggi e su avvenimenti che oggi lasciano un po’ pensare alla sua credibilità.
Tutto ciò, nulla toglie al godimento della proiezione, che se presa per quella che è, cioè una straordinaria avventura fantastica, garantisce due ore di ritmo frenetico e di divertimento.
Io l’ho fatto e ho trascorso una piacevole serata.

Angie

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Di Namor (del 05/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1380 volte)
Titolo originale
Antichrist
Produzione
Danimarca, Germania, Francia, Italia, Svezia, Polonia 2009
Regia
Lars Von Trier
Interpreti
Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg
Durata
100 Minuti
Trailer

Spinto dalla curiosità del VM 18 anni, sono andato a vedere “Antichrist”, il nuovo film del regista svedese Lars Von Trier.
Il film inizia con Dafoe e la Gainsbourg, alle prese con un passionale e rallentato amplesso sotto la doccia, scandito da un’ininterrotta cascata di gocce d’acqua che si adagiano copiose sui loro corpi nudi. Il tutto viene esaltato da una buona fotografia in bianco e nero e sottofondo musicale da applausi. Ed ecco, che dopo alcuni minuti di programmazione, si intravede il possibile motivo del divieto ai minori. Durante il loro accoppiamento, il regista ci mostra l’organo sessuale maschile che penetra senza alcuna censura, l’organo sessuale femminile.
(“Caspita” dico io, “certo che Von Trier, non si è mica risparmiato su sta scena!”)
Mentre i due coniugi soddisfano le loro esigenze sessuali, il figlioletto scende dal suo lettino per andare alla finestra e vedere i fiocchi di neve che cadono sull’asfalto, una curiosità questa, che porterà il piccolo a precipitare giù dalla finestra. La madre tormentata dai sensi di colpa per la morte del figlio, parte con destinazione verso la montagna, accompagnata dal marito (psicoterapeuta), nella speranza che ciò la aiuti a superare il tremendo shock. Arrivati a destinazione però, l’evolversi della tragedia non si farà aspettare.
Finito il film, con mia delusione, ho capito che la censura non era dovuta alle probabili scene di terrore in stile “Esorcista”, ma alle situazioni hard che presenziano più di una volta durante la pellicola.
Uscendo dalla sala mi giungevano i pareri di alcuni spettatori, divisi in due fazioni, i pro (in larga minoranza), ed i contro che bocciavano senza pietà l’ultimo lavoro di Lars Von Trier.
Io dovendo schierarmi opterei per la seconda corrente, sono poche le iniziative che ho apprezzato, l’interpretazione della Gainsbourg, la fotografia e la colonna sonora. Altre, come la mancanza materiale dell’anticristo ed una trama fin troppo moscia per un tema del genere, hanno fatto si che sbadigliassi più di una volta durante la programmazione.
In sintesi, se non siete un fan del regista, potete aspettare tranquillamente la sua uscita in dvd.

Namor

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Di Darth (del 03/06/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2266 volte)
Titolo originale
Le serment des limbes
Autore
Jean-Christophe Grangé
Traduzione
Doriana Comerlati
Editore
Garzanti
Prima edizione
Maggio 2008

Luc Soubeyras, padre di famiglia e rispettato poliziotto, viene ripescato ancora vivo da un torrente con due blocchi di cemento legati alle caviglie e una medaglietta di San Michele in mano. E’ in coma e non può dare spiegazioni, ma per tutti è un ovvio tentativo di suicidio. Per tutti, ma non per Mathieu Durey, comandante della criminale di Parigi e miglior amico di Luc fin dai tempi del collegio. I due, allora quattordicenni, erano già dei ferventi cattolici, intenzionati ad entrare in seminario e donare la propria vita a Dio. Con gli anni, la propria fede non è mutata, ma anziché rinchiudersi in convento hanno deciso entrambi di servire il Signore combattendo il male… da li, a divenire entrambi dei poliziotti modello il passo è breve. Da questo preambolo, si spiega la sicurezza di Mathieu che il tentato suicidio sia stato creato ad arte, ma per scoprire chi sia l’artefice deve riesaminare i casi su cui lavorava Luc, e questo lo porterà molto più lontano di quanto potesse immaginarsi. Luc, infatti, stava seguendo una serie di omicidi rituali effettuati a vari anni di distanza, in posti lontanissimi: nel ’99 in Estonia, nel 2000 in Sicilia, e l’ultimo, nel 2002 in Francia. Ripercorrere le orme del suo amico metterà Mathieu più volte in pericolo di vita, trovandosi a che fare con una setta satanica di rara organizzazione: gli Asserviti… ma siamo certi che non vi sia sotto qualcosa di molto più potente sotto? Perché anche la Santa Sede si interessa alle scoperte di Mathieu? Perché Agostina Gedda, l’autrice dell’omicidio rituale siculo, era stata canonizzata poco prima di commettere l'efferato crimine?
Jean-Christophe Grangé, al suo sesto romanzo, si dimostra un vero maestro della suspense. Dopo gli splendidi “I fiumi di porpora” e “La linea nera”, riesce a scrivere un altro thriller mozzafiato che, nonostante sia lungo quasi 700 pagine, tiene sempre alta la tensione. Davvero superba la cura dei suoi protagonisti, Mathieu, soprattutto, viene caratterizzato con maniacale cura e scoperto poco a poco, fino a farlo conoscere intimamente dal lettore. La storia de “Il giuramento” si delinea sempre su vari fronti, in alcuni capitoli l'autore riesce a convincerti che dietro ci sia la mano di Satana, poi, seguendo le varie scoperte del protagonista, torni a credere ad un assassino in carne ed ossa, per poi alternare questa convinzione per tutto il romanzo!
A chi è appassionato di thriller dico, non fatevi scappare "Il giuramento", magari fatevelo regalare, come ho fatto io... da qui, d’obbligo i ringraziamenti a Namor e… casualmente, ne approfitto per portarvi a conoscenza che è appena uscito il nuovo romanzo di Grangé “Miserere”, e che presto sarà il mio compleanno… ; - )

Darth

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Di Miryam (del 01/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 835 volte)
Titolo originale
The Invisible
Produzione
USA 2007
Regia
David S. Goyer
Interpreti
Justin Chatwin, Margarita Levieva, Marcia Gay Harden, Maggie Ma, Ryan Kennedy.
Durata
97 Minuti
Trailer

L’introverso Nick Powell (J. Chatwin) è uno studente che sta frequentando il college con l’intento di realizzare il suo sogno: quello di andare a studiare a Londra per diventare un affermato poeta. Per riuscire in tale intento, cerca di racimolare i soldi necessari vendendo compiti agli altri studenti del college anche se in realtà non ne ha bisogno, vista l’agiatezza finanziaria di cui dispone la sua famiglia. Nick vive a Seattle con la madre (Marcia Gay Harden), una donna ricchissima che tende a soffocarlo impedendogli di realizzarsi, anzi, sembra non considerarlo proprio, tanto che lui si sente invisibile non solo ai suoi occhi, ma anche a quelli dei suoi compagni.
Un giorno, pur non avendo fatto nulla, si trova coinvolto in una situazione pericolosamente scomoda, una sua compagna di scuola, la diabolica Annie Newton (M. Levieva), una teenager con molti problemi mentali dovuti all’improvvisa scomparsa della madre a cui era molto legata, pensa che Nick l’abbia denunciata alla polizia per un furto commesso insieme ad un suo amico, cosi per vendicarsi, lo fa prima pedinare ed in seguito pestare duramente dalla sua gang. Una volta eseguita la ignobile spedizione punitiva, credendo che Nick sia morto, i suoi aguzzini lo gettano in un fosso nella boscaglia.
Ripresosi dai colpi ricevuti, Nick si rende conto di essere sospeso tra un mondo reale ed un altro extra terreno, è come se d’improvviso, senza sapere per quale assurda ragione sia diventato invisibile agli occhi di tutti, visto che nessuno lo vede e nessuno lo sente. Per sciogliere l’enigmatico quesito e dare una risposta a tutto ciò, Nick sa che l’unica persona in grado di aiutarlo è proprio la sua carnefice Annie. Nonostante debba proprio a lei, la sua nuova ed inverosimile condizione di vivo non vivo, non riesce a nutrire verso di lei il dovuto rancore che si meriterebbe. Lo statunitense Davis Samuel Goyer è il regista di questo fanta/thriller, inoltre è anche uno stimato autore di fumetti nonché sceneggiatore e produttore cinematografico. Per ricordare qualcosa possiamo citare il film “Colpi proibiti” che è stato il suo debutto come sceneggiatore seguito poi dal “Corvo 2”.
Inoltre è legato al mondo dei fumetti, nel 2005 ha scritto il soggetto per il film “Barman Begins” di Nolan, lavorando con lui per tutta la stesura della sceneggiatura. Dopo aver diretto nel 2007 il film “Invisibile”, ha diretto due anni più tardi il film horror “Il mai nato”.
Nonostante io non sia un’amante del genere fantasy devo dire che non mi è dispiaciuto affatto questo, perché dopotutto il film riporta purtroppo i problemi che alcuni giovani devono affrontare, giovani cha hanno alle spalle famiglie che non li comprendono, che non li sanno ascoltare e quindi si trovano in situazioni sbagliate frequentando compagnie sbandate che li portano verso atti di bullismo e violenza come è successo ad Annie, oppure sentirsi un emarginato come Nick. Quello che penso è che se ci fosse più dialogo e presenza con i nostri figli, forse, non si vedrebbero così spesso quei fatti di cronaca che sentiamo nei vari TG.

Miryam

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Di Namor (del 29/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1231 volte)
Titolo originale
The Horsemen
Produzione
USA 2008
Regia
Jonas Åkerlund
Interpreti
Dennis Quaid, Ziyi Zhang, Peter Stormare, Patrick Fugit, Eric Balfour.
Durata
110 Minuti
Trailer

Il risentito detective Aidan Breslin (Denis Quaid), arrivando sulla scena del crimine per indagare sull’ennesimo caso di omicidio, scopre che la vittima è appesa ad alcuni ganci di metallo, che pendono da uno strano macchinario sado-maso riposto al centro della stanza, chiamato sospensorio.
Poco tempo dopo, viene commesso un ennesimo ed analogo omicidio, nel corso delle indagini si scoprirà che le persone da uccidere saranno tante quante i loro carnefici, che verranno classificati come i Quattro Cavalieri dell’apocalisse.
Quattro assassini da fermare, quattro vittime senza alcun legame tra loro, ma, ciascuno depositario di un doloroso segreto.
Lo spunto iniziale per la realizzazione di “The Horsemen” convince, peccato che con il proseguo del film l’interesse iniziale si allenti oltremisura. La causa di ciò è dovuta sicuramente ad una sceneggiatura fin troppo elementare, basti pensare che una volta catturato il primo cavaliere, si riesce ad intuire quasi tutto il resto della trama e come andrà ad evolversi.
Anche il cast non brilla di certo, se togliamo la discreta prova della Zhang Ziyi, tutti gli altri interpreti, compreso Quaid, appaiono poco convincenti nei ruoli a loro affibbiati.
Un’altra pellicola che nel mio personale metro di giudizio, non merita di superare la sufficienza.

Namor

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Di Andy (del 27/05/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1420 volte)
Artista
YES
Titolo
Yes 90125
Anno
1983
Label
Atco

Ogni tanto bisogna per forza tornare al passato per riascoltare un po’ di buona musica e questa volta l’ho fatto con un grande gruppo, gli Yes, e un album che all’epoca fece storcere il naso a non pochi puristi estimatori di questa eccezionale formazione prog-rock. Sto parlando di 90125 e dell’anno 1983 e io devo dire che non essendo un purista, anche se so di cosa parliamo quando si citano dischi precedenti come Fragile e Close to the edge e cioè di arte e sperimentazione allo stato massimo, brani che suonano come delle suite, eseguite con raffinatezza e perfezione senza eguali, apprezzai da subito questo ellepi completamente diverso, a cominciare dalla formazione che comprendeva Jon Anderson alla voce, Chris Squire al basso, Trevor Rabin alle chitarre, Tony Kaye alle tastiere e Alan White alla batteria; dopo il precedente Drama, deludente trentatrè in cui non figurava nemmeno Anderson alla voce, il gruppo, a causa dei soliti dissapori interni che si vengono a creare in ogni onorata formazione, non se la stava passando decisamente bene, in quanto negli anni 80, portare avanti il genere suonato fino ad allora era realmente difficile e quindi, la svolta da parte di Jon e Chris verso sonorità pop-rock sicuramente più commerciali e più digeribili da un pubblico meno disposto a impegnarsi nell’ascolto di cose troppo complicate; questo senza gli altri tre elementi originari e cioè Steve Hove, chitarre, Rick Wakeman, tastiere e Bill Bruford alla batteria.
Owner of a lonely hert, primo singolo uscito poco prima dell’estate 83, ci torturò non poco dai juke-box delle spiagge (che bei tempi, scusate!) e associare una hit pop-rock del genere al nome Yes riuscì effettivamente difficile; però quel rif di chitarra così accattivante, gli effetti di tastiera veramente nuovi per l’epoca, l’assolo con l’harmonizer, basso e batteria trascinanti e voce angelica a completare l’opera pop fecero colpo davvero e così via al negozio a comprare il padellone. La seconda canzone, Hold on, riporta verso sonorità più rock, un mid tempo dall’incedere un po’ blues, con dei bei cori e in cui si accentua la differenza tra Rabin, dallo stile moderno e un po’ “bluesy” e Steve Howe, storico chitarrista classicheggiante e jazz degli Yes più blasonati. Lo stesso dicasi per Kaye, meno tecnico di Wakeman ma adattissimo per questo nuovo sound. It can happen, con intro di sitar inframezzato dallo stupendo basso di Squire, che tra l’altro si trova a suo agio in tutto il disco, dimostrando tutta la sua bravura e il gusto di cui è dotato, è un gran pezzo che viaggia su tre cambi di tempo diversi, sovrapposizioni di cori, aperture strumentali, forse il più “yes” dell’album. Non scherza neanche Changes, intro di xilofono martellante, dal sapore orientale e inizio a sorpresa di un rif di chitarra semplice e ritmico. Meravigliose le parti vocali di questa canzone, eseguite da Rabin e Anderson che si alternano di continuo, ma qui l’atmosfera è eccezionale ed è creata da tutti gli strumenti. Ecco I can leave it, un pop-disco cantato a cappella e riempito di overdubs di cori, che all’epoca stette non poco sulle palle ai cosiddetti puristi di cui vi dicevo , però a riascoltarla adesso, ce ne fosse! Our song, bellissima, solare, divertente..che basso sto Squire! City of love, un rockaccio duro alla Van Halen, con degna chitarra e tutto il resto, basso e batteria cattivi davvero. Hearts, per me la canzone più bella del lavoro, dai riecheggi orientali stupendi, cambi di tempo, cori quasi gregoriani nella strofa, il ritornello che si apre in una melodia rilassante e che sfocia in un assolo di Rabin che definire stupendo è veramente poco, ascoltatevelo e mi direte.
Insomma, io questo disco lo conosco veramente a memoria e mi piacerebbe che qualcun altro, come me, lo riascoltasse a distanza di anni e lo giudicasse per la musica che contiene , senza etichette e confronti col “prima”o “dopo”. li arrangiamenti sono veramente eccezionali ma la loro forza sta nel fatto che non intaccano la scorrevolezza delle canzoni e, particolare da non sottovalutare, Wakeman ha ammesso in seguito di essersi pentito di non aver partecipato; quello che si evince dall’ascolto è che comunque loro si sono divertiti a suonare questo 90125 e io ad ascoltarlo..tuttora .
Buon ascolto.

 Andy

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Di Asterix451 (del 25/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1099 volte)
Titolo originale
Shoot'em Up
Produzione
USA 2007
Regia
Michael Davis [I]
Interpreti
Clive Owen, Paul Giamatti, Monica Bellucci, Stephen McHattie, Greg Bryk.
Durata
90 Minuti
Trailer

Il misterioso “Smith” (Clive Owen) si trova coinvolto, per caso, nel salvataggio di un neonato durante una sparatoria in un garage; mentre sta addentando una carota su una panchina in strada, infatti, assiste all’inseguimento di una donna incinta da parte di un uomo armato. La situazione non lascia dubbi: il parto è imminente e il malvivente intende uccidere madre e figlio.
Smith decide quindi di intervenire, catapultandosi in una sparatoria forsennata a cui si aggiungono altri uomini, durante la quale la donna perde la vita, ma il bimbo in lacrime viene tratto in salvo dallo stesso Smith. Al termine dello scontro, gli assalitori sopravvissuti non si spiegano cosa sia accaduto e il perfido Hertz (Paul Giamatti, loro capo), organizza immediatamente una caccia forsennata per ritrovarli.
Le loro intenzioni sono chiare: morta la madre, non resta che eliminare il neonato, ad ogni costo. Smith, nel frattempo, cerca di disfarsi del bambino domandando aiuto a Donna Quintino (Monica Bellucci), una prostituta italiana di sua conoscenza; nonostante l’iniziale riluttanza della Bellucci ad occuparsene, i due si trovano coinvolti in una fuga rocambolesca per salvarsi, proteggendo il piccolo Oliver (è così che l’hanno battezzato, come Oliver Twist) dagli uomini che lo vogliono morto.
Lentamente la matassa si dipana, rivelando le intenzioni dei veri personaggi di un gioco sporco che coinvolge Politica e Agenzie di Sicurezza Governativa non ben definite. Quando Smith si rende conto di quanto sia davvero rischiosa la situazione, allontana Oliver e Donna Quintino il più possibile, prima di mettere in atto la sua azione di contrattacco.
Lieto fine e quadratura del cerchio con vendetta consumata e amore dei protagonisti, dopo migliaia di munizioni sparate e tanti morti.
Premesso che da un titolo come Shot’em up non si pretendono trame shakesperiane, e che ho apprezzato pellicole come “Ancora Vivo” (di W.Hill, con Bruce Willis) e “Desperado” (di (R.Rodriguez, con Banderas), vecchi prodotti girati con intelligenza e mestiere da due specialisti del genere, non posso definirmi né prevenuto né pretenzioso nei confronti del cinema d’azione. Tuttavia, a caldo penso a Shot’em Up come pecoreccio e volgare; la bassezza dei dialoghi, farciti di scontati doppi sensi e umorismo di cartapesta, stonerebbe anche in una commedia sexy all’italiana.
Mi domando perchè attori di talento come Paul Giamatti e Clive Owen abbiano accettato un copione del genere, vero trionfo del trash e del non-sense. Monica Bellucci, poi, fa parodia di sè nelle scene erotiche, grottesche e volgari; alla sua prima parlata di ciociaro ho pensato ad un ri-doppiaggio dei Gem Boy, prima di dovermi rassegnare alla verità: sfumature del personaggio. Per quanto non si possa definire una grande attrice, ha sempre accettato copioni alla sua portata, che l’hanno portata ad essere una rappresentanza della bellezza nostrana nel mondo, di cui essere orgogliosi.
Beh, Shot’em Up riesce a farla apparire sciatta e volgare: un’impresa che sembrerebbe impossibile. E la stessa sorte tocca a Paul Giamatti, costretto persino ad uno slancio necrofilo verso la tetta di una morta. Non convincono le sequenze d’azione: Clive Owen è impacciato, mentre spara in scivolata su tutte le superfici o arma i congegni delle sue stesse trappole; mastica carote come Bugs Bunny, oppure le conficca nelle orbite oculari dei nemici.
Perché non colpirli a morte con uno stoccafisso congelato, allora?
Un ultimo commento va alla trama: lo sforzo di dare una pennellata di cultura, con un intrico politico-scientifico-spionistico-drammatico-sentimentale, fallisce miseramente; confesso di essermi perso nei livelli di doppio gioco dei protagonisti e di non aver capito con certezza, alla fine, chi fossero realmente i buoni o i cattivi. E’ certo che non lo riguarderò per togliermi il dubbio.
Per fortuna dura solo 1 ora e 18 minuti… ma se dovessero avanzarvi, un giorno, dedicateli pure ad altre faccende.

Asterix451

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