BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 04/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 8493 volte)
Titolo originale
The Angover
Produzione
USA 2009
Regia
Todd Phillips
Interpreti
Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Heather Graham, Justin Bartha.
Durata
100 Minuti
Trailer

A soli due giorni dal suo matrimonio, il futuro sposo Doug (Justin Bartha), parte alla volta di Las Vegas per l’inevitabile addio al celibato. Ad accompagnarlo nell’ultima notte di bagordi, vi sono lo strampalato cognato Alan (Zach Galifianakis), il timoroso Stu (Ed Halms) ed il belloccio del gruppo Phil (Bradley Cooper).
Partiti a bordo di una Mercedes d’epoca avuta in prestito dal futuro suocero (alla quale tiene in modo particolare), i quattro amici arrivati a destinazione, per intensificare l’attrattiva dell’evento, optano per una suite d’alto lusso in alternativa alle ordinarie camere prenotate precedentemente. Dopo il brindisi augurale ad una grande serata di follie, tre dei quattro compagni (di cui uno scopertosi misteriosamente privo di un dente) si sveglieranno nella loro suite completamente devastata, con una gallina che gira liberamente per la camera ed una tigre chiusa in bagno. Ma le sorprese non sono finite, al momento di svegliare il novello sposo per far ritorno a casa in tutta fretta, i tre scoprono che Doug é sparito senza lasciare alcuna traccia. A completare questo pazzesco e arcano scenario, i tre amici dovranno occuparsi perfino di un bebè, ritrovato anch’esso inspiegabilmente nella loro dimora.
“Ma che cazzo abbiamo fatto ieri notte?” è ciò che si domanda un’incredulo Phill.
A tale interrogativo nessuno sa dare una risposta, poiché nulla ricordano di quello che realmente è accaduto la sera precedente. In seguito si scoprirà che la causa della loro amnesia é dovuta all’assunzione involontaria di una droga che provoca tale effetto.
Parte così l’esilarante avventura di questi tre fantastici personaggi, alla ricerca di indizi per ritrovare e riportare il loro amico a casa, e scoprire cosa sia successo in quella pazza notte. Grazie alla sua innovativa ed imprevedibile trama, “Una notte da leoni” in patria ha fatto registrare incassi da record, classificandosi al secondo posto delle commedie più viste di sempre, piazzandosi dietro a “Beverly Hills Cop”.
Il regista Todd Phillips, ha già annunciato, considerato il successo avuto, che il film avrà un sequel nel 2010. Non poteva essere altrimenti visti i lauti introiti riversati ai botteghini, rimane solo da vedere se il prossimo sarà all’altezza del primo, io ho miei dubbi, questa è un’operazione che pochissime volte si é conclusa felicemente.
Ad ogni modo per coloro che non l’avessero ancora visto, non lasciatevi scappare questa superba commedia, perdereste uno dei più meritevoli e divertenti film dell’anno.

Namor

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Di Miryam (del 02/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1016 volte)
Titolo originale
Rise
Produzione
USA - Nuova Zelanda 2007
Regia
Sebastian Gutierrez
Interpreti
Lucy Liu, Michael Chiklis, Carla Gugino, James D'Arcy, Samaire Armstrong.
Durata
94 Minuti
Trailer

La giornalista Sadie Blake (Lucy Liu), durante un’inchiesta su un gruppo dark, viene a conoscenza di una pericolosa setta segreta che si sta espandendo sempre più, diventando di moda tra i molteplici giovani con la passione di questo folkloristico genere.
Ad un certo punto però, scopre inoltre che tanti giovani frequentatori di questo mondo a sé, spariscono per poi essere ritrovati morti e in modo assai orrendo.
Sadie vuole vederci più chiaro ed inizia così ad indagare, ma purtroppo, nel corso delle sue indagini, finisce lei stessa catturata dal capo della setta, una specie di “guru” che ha praticamente organizzato tutti gli omicidi avvenuti.
Suo malgrado, Sadie, che ormai tutti credevano morta, si risveglia nella cella frigorifera dell’ obitorio scoprendo di non essere più viva, ma nemmeno completamente morta, anzi, si rende conto di essere diventata un vampiro e, come tutti gli esseri di questa specie, affamata di sangue e costretta così ad uccidere, anche se è contro il suo volere, togliere la vita a persone innocenti. Nel frattempo, il detective Rawlins (Michael Chiklis), che ha perso sua figlia per colpa di questa temibile setta, incomincia a cercare l’omicida per farsi giustizia da solo, ed è proprio in questo frangente che incontrerà la novella vampira Sadie. Subito non ha fiducia nella donna, infatti la crede un’assassina come gli altri, questa però cerca di convincerlo che lei è estranea a tutti i fatti sanguinosi che sono successi in precedenza. In un secondo tempo, il poliziotto si convince che lei potrebbe essere la persona giusta che può condurlo dal responsabile di questi atroci delitti. I due così, uniscono le loro forze per scovare il responsabile e ucciderlo insieme a tutti i suoi seguaci, affinchè nessuno potrà più far del male a vittime innocenti.
Il regista del film è Sebastian Gutierrez, lo stesso che aveva scritto la sceneggiatura di “Snake on a plane”, quel film con serpenti velenosi su un aereo, (una trama alquanto inverosimile). Sinceramente non considero “La setta delle tenebre” un film horror, in quanto scene di paura non ce ne sono, bensì solo cannibalismo associato al sesso e disgustose scene, che vengono inoltre ripetute nei vari flashback della protagonista, in un susseguirsi talmente veloce da non riuscire a capirci niente.
Come si può intendere il film non mi è piaciuto affatto, amo il genere horror, ma questo spargimento di sangue e soprattutto quei “banchetti” di cannibalismo, li ho trovati alquanto inutili per un film del genere.

Miryam

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Di Andy (del 30/11/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1007 volte)
Artista
Robbie Williams
Titolo
Reality killed the video star
Anno
2009
Label
EMI

Il sei di novembre, dopo tre anni di attesa dall’ultimo album di inediti che era Rudebox, in verità abbastanza deludente, Robbie Williams ci propone questo nuovo lavoro che si chiama Reality killed the video star, un titolo che a molti ricorderà una celebre canzone degli anni ottanta e non è un caso, visto che l’arrangiatore di questo album è Trevor Horn, proprio la mente e cantante dei Buggles, che imperversarono nelle hit parade dell’epoca con il pezzo in questione.
La domanda sorge spontanea: è valsa la pena attendere questo tempo? Bè, c’era da aspettare forse soprattutto che il nostro ex Take that rinsavisse dai suoi soliti eccessi di droghe, alcol e psicofarmaci vari, utili secondo lui, a debellare una depressione difficile da superare. Viene da chiedersi cosa avrà da deprimersi uno, diciamolo onestamente, bello e anche bravo come lui; comunque ognuno ha la sua testa e a noi interessa soprattutto quello che ha da dirci musicalmente. Da quando ha lasciato il gruppo per dedicarsi alla carriera solista, ha dimostrato da subito di essere un valido e dotato artista pop, sfornando dischi come Millenium e Escapology , da cui sono usciti ottimi singoli: Angels, No regrets, Feel, She’s the one ecc..accompagnati sempre da bellissimi video, in cui Bob si dimostra un buon attore dotato di autoironia e, manco a dirlo, molto sex appeal.
Va bè, il personaggio lo conosciamo, parliamo del cd che si apre con Morning sun, romantica ballata, come dire, alla Robbie Williams, bella, cantata calda e pulita, arrangiata magnificamente dall’orchestra, che è molto presente in tutto l’album, anche nella hit apripista Bodies, che ci delizia (o tortura!?) da un po’ di tempo a questa parte, che è comunque un bel pezzo: un connubio tra melodia, tecnologia, ritmo accattivante; un ottimo prodotto radiofonico. Ma Robbie è anche quel romanticone che troviamo nel brano seguente, You know me, ballatona stile anni 60, arrangiamenti scontati ma perfetti, non c’è che dire e si prosegue con Blasphemy, altro lento con arrangiamento molto natalizio e grande voce davvero. Sono sicuro che chiunque penserebbe che è il momento di darsi una mossa e puntualmente arriva la canzone giusta per farlo, Do you mind?, un rockaccio american style, che ti prende subito con quel rif di chitarra classico e un ritmo divertente ; non è l’invenzione del secolo ma è efficace e divertente e sarà sicuramente uno dei prossimi singoli, correlato da un video tosto e pieno di belle donnine, come il buon Williams sa fare. E non poteva mancare la parte disco anni 80, che Robbie ha dichiarato di adorare proprio con Rudebox, che era un disco tutto imperniato su quelle sonorità e ritmi, ma con The last days of disco, fa davvero centro, grazie anche al Trevor Horn menzionato prima. I suoni sono quelli giusti, molto Pet shop boys, la voce un po’ alla George Michael, ma ci sta alla grande su un mix di suoni alla Yazoo, Wham e anche qualcosa dei Depeche; bel pezzo davvero e altro potenziale singolo. Grande atmosfera in Deceptacon, cori degni dei migliori Eagles, un lentone mega; sto ragazzo ha proprio una bella voce! Non so, ma anche Starstruck mi ricorda un casino George Michael e comunque non mi dispiace affatto, perché la canzone è un disco-pop niente male e poi con Difficult for weirdos, avanti col sound disco eighty, più stile Madonna in questo caso, ma con bridge centrale di orchestra veramente bello. Superblind si mantiene su toni da ballad classica del repertorio della nostra popstar e Won’t do that non toglie e non aggiunge niente al nostro personaggio, un british pop neanche male, seguito da una Morning sun (reprise), adibita a chiudere l’album.
Giudizio finale, personalissimo s’intende: un lavoro che al primo ascolto magari non entusiasma, forse perché non ci sono troppe novità ma riascoltandolo ti rendi conto che Robbie Williams ha fatto onestamente il suo mestiere, incidendo un disco con ottimi suoni e voce e con la parte discomusic gradevole e divertente: tanti si aspettavano le nuove Angels o Feel perché è normale dopo un disco deludente, ma nell’insieme a me questo Reality..piace abbastanza e sono sicuro che riscuoterà comunque il suo successo . Buon ascolto !

Andy

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Di Namor (del 26/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1456 volte)
Titolo originale
Coco avant Chanel
Produzione
Francia 2008
Regia
Anne Fontaine
Interpreti
Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Benoît Poelvoorde, Marie Gillain, Emmanuelle Devos.
Durata
110 Minuti
Trailer

La realizzazione di questo biopic sulla grande stilista francese Coco Chanel, la si deve alla regista transalpina Anne Fontaine, ed alla pubblicazione del libro “L’Irregolare” di Edmonde Charles-Roux, da cui è tratta la sceneggiatura.
Coco avant Chanel - L’amore prima del mito”, è sicuramente uno dei film biografici meno appaganti sotto il profilo storico, poiché la pellicola, come specifica il titolo è completamente incentrata sugli amori di Coco Chanel, lasciando pochissimo spazio all’evoluzione del suo grande talento. A mio parere tale opzione non valorizza affatto il film, anzi diciamo pure che lo danneggia oltremisura. Va bene fare un biopic che si distingua dagli altri, ma rendere una sorta di documentario recitato, in un melodramma dai toni troppo remissivi, rischia solo di deludere lo spettatore, che si aspetta di vedere un film sulla vita di una delle più grandi icone, che il mondo della moda abbia mai avuto.
Interessante conoscere la tormentosa vita amorosa della protagonista, ma tutto ciò non deve essere il filo conduttore del film, occorre mostrare anche il rovescio della medaglia, il successo e la fama ottenuti, grazie al suo immenso talento sartoriale, che l’hanno portata a riscattarsi dalle sofferenze e delusioni della sua infanzia, adolescenza e del suo vissuto sentimentale.
Di conseguenza, reputo il film un’operazione poco coinvolgente e priva di interesse storico, l’unica cosa che valga la pena di essere menzionata nei suoi 110 minuti di pellicola, è la parte finale nella quale si possono ammirare i veri abiti di Chanel (tutti provenienti dal Conservatoire della Maison), indossati dalle modelle durante la sfilata finale…l’unica di tutto il film!

Namor

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Di Angie (del 23/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1575 volte)
Titolo originale
Primeval
Produzione
USA 2007
Regia
Michael Katleman
Interpreti
Dominic Purcell, Orlando Jones, Brooke Langton, Jürgen Prochnow
Durata
93 Minuti
Trailer

In uno dei luoghi più sperduti della terra, un serial killer che da anni semina terrore, circola ancora indisturbato. Un gruppo di reporter americani viene inviato in Burundi alla ricerca di questo orribile omicida, che ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo, per via della sua natura assassina. La troupe giunta in Africa, ben presto si rende conto che Gustave (il nome attribuito al famelico animale), non è l’unico pericolo che dovranno affrontare. Infatti la guerra civile in atto seguirà il loro viaggio, facendoli riflettere su quale siano realmente gli interessi del continente “bianco”, deciso a documentare un animale (seppure di dimensioni paurose), piuttosto che denunciare gli omicidi di persone innocenti, che si consumano sotto il rovente sole Africano.
Ispirato ad una storia vera che sa anche di leggenda simile a quella del mostro di Loch Ness, il film vede alla regia Michael Katleman con la sua particolare caratteristica di utilizzare il linguaggio dell’horror, per parlare dei diritti umani. Difatti il regista tramite questa visione, ci rammenta nuovamente cosa sta succedendo tutt’ora nel martoriato continente Africano, ove regna ancora ignoranza e discriminazione. Che dire di questa proiezione? Film carino, un’avventura tra l’horror ed il fantastico, vi sono alcuni momenti eccellenti ben fotografati, ed un cast di attori valenti nell’esternare la fatidica paura primordiale.
Tuttavia se devo essere sincera mi aspettavo qualcosa di meglio, essendo pubblicizzato come un horror dal titolo “Paura primordiale”, pensavo di assistere ad un thriller mozzafiato e invece nulla di tutto ciò è emerso durante la sua visione, quindi se siete facilmente impressionabili ed il suddetto titolo vi attira, guardatelo pure tranquillamente che qui c’è ben poco da spaventarsi!

Angie

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Di Namor (del 20/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1190 volte)
Titolo originale
Public Enemies
Produzione
USA 2009
Regia
Michael Mann
Interpreti
Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff.
Durata
143 Minuti
Trailer

La diciassettesima presenza del famoso gangster John Dillinger su grande schermo, la si deve ad un vecchio pallino del regista Michael Mann, ossia, quello di dirigere una pellicola ambientata nella turbolenta epoca della grande depressione. Per realizzare la sua idea, scrisse una sceneggiatura con protagonista un’altro gangster, il temerario Alvin Karpis, anch’egli finito nella leggendaria lista dei nemici pubblici n°1, per essere stato uno dei più pericolosi rapinatori di banche ed assalitore di treni. Successivamente però decise di ripiegare sul più famoso Dillinger, accantonando il meno conosciuto Karpis, evidentemente la sua scelta sarà stata dettata dalla leggenda, della quale tutt’ora trae benefici il mitizzato John Herbert Dillinger, e così facendo a parer mio a portato pregio alla pellicola, rendendola più appetibile a livello internazionale e assicurando incassi maggiori alla produzione.
Cosa dire, il film ha ricevuto commenti favorevoli dalla critica, infatti più di uno, sono stati gli esperti cinematografici che nell’assegnazione dei voti, hanno elargito un 4 stelle, giudizio che non mi trova d’accordo. Il motivo di tale divergenza, sta nel fatto che a dirigere questo titolo è stato Michael Mann, un regista con la tendenza a spettacolarizzare le scene d’azione, con il suo inconfondibile stile adrenalinico, cosa che purtroppo è mancato in questa pellicola.
Con questo non voglio dire che “Nemico Pubblico” non sia un buon film, anzi, la pellicola merita sicuramente di essere vista, ma ripeto, secondo me manca il tocco del miglior Mann per essere elevata al rango delle opere degne delle quattro stelle!
Per quanto riguarda gli attori di maggior calibro, Johnny Depp è una spanna su tutti, molto bravo ed intenso nella parte del protagonista Dillinger, mentre il suo antagonista Christian Bale, nei panni dell’agente Purvis, non mi ha convinto molto, così come la Marion Cotillard in veste della fidanzata di Dillinger.
Molto bene invece gli attori secondari, scelti per interpretare la nutrita schiera di gangster dell’epoca, la somiglianza di alcuni, con i veri protagonista della vicenda è davvero impressionante.
Concludo aspettando il vostro giudizio in merito, rettificando il voto alla pellicola da 4 a 3 stelle!

Namor

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Di Asterix451 (del 18/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1380 volte)
Titolo originale
Rendition
Produzione
USA, Sudafrica 2007
Regia
Gavin Hood
Interpreti
Reese Witherspoon, Jake Gyllenhaal, Meryl Streep, Alan Arkin, Peter Sarsgaard.
Durata
120 Minuti
Trailer

Città del Capo, Sud Africa, ai giorni nostri.
Anwar L. Hibraimi (Omar Metwally) è un Ingegnere Chimico di origini egiziane, ma ora vive in America ed è sposato con una ragazza statunitense, Isabella (Reese Witherspoon); sono in attesa del loro secondo figlio, che nascerà tra poco. Al termine di un viaggio di lavoro, mentre sta raggiungendo l’aeroporto a bordo dell’auto dell’albergo, il suo cellulare suona: quando risponde, dall’altro capo non ottiene risposta.
Pensando si tratti di una chiamata di sua moglie, la richiama per sincerarsi che vada tutto bene; lei risponde dal prato di casa, mentre gioca a calcio con loro figlio nonostante il pancione, e nega di averlo chiamato. Sono una famiglia felice, si amano, e per questo lei non vede l’ora di poterlo riabbracciare.
Contemporaneamente, Douglas Freeman (Jake Gillenhaal) è bloccato nel traffico nella piazza centrale della città; parla con Dixon, suo collega, quando l’auto viene investita dall’onda d’urto di un’esplosione. Si tratta dell’azione di un kamikaze, nel centro della città. Dixon muore, e non è un morto qualunque… perché lavorano entrambi per un’agenzia americana antiterrorista stanziata a Città del Capo, proprio per indagare su un focolaio di integralismo musulmano capeggiato dall’Immam Rashid Salim .
La rete di intelligence si attiva immediatamente, in seguito dell’attentato: dall’analisi dei tabulati telefonici dei cellulari sotto controllo tra i membri noti del gruppo terroristico, emerge che all’ora dell’esplosione è stata fatta una telefonata.
Il destinatario era Anwar L. Hibraimi, attualmente in viaggio verso gli Stati Uniti. Il responsabile dell’Agenzia Antiterroristica, Corinne Whitman (Meryl Streep), ordina che sia intercettato immediatamente, non appena abbia messo piede giù dall’aereo; Anwar, apparentemente all’oscuro di tutto, viene prelevato e portato in un luogo sconosciuto, dove viene interrogato e sottoposto alla macchina della verità.
Deve spiegare quali siano i suoi rapporti con Rashid Salim, che Anwar dice di non conoscere. Una prima analisi delle risposte, insieme all’esito della macchina della verità, sembrano confermare la sua estraneità ai fatti, ma Corinne Whitman vuole andare più fondo, non vuole lasciarsi sfuggire un potenziale indiziato.
Vuole un responsabile, nel nome della sua causa. Per questo Anwar viene rispedito in Sudafrica, nel più assoluto riserbo, affinchè sia interrogato a fondo dalla sua Agenzia. Di cui, attualmente, è responsabile Douglas Freeman, ma lui non ha esperienza ed è ancora scosso dal trauma dell’esplosione.
Isabella aspetta inutilmente in aeroporto, con suo figlio. Anwar non è arrivato, e non risponde al telefono… non servirà a nulla lasciargli un messaggio in segreteria, perché non la richiamerà mai. Nessuno sa nulla, ed inizia il rimpallo di telefonate tra Compagnie Aeree e scali aeroportuali, che danno versioni discordanti: sembra quasi che Anwar non abbia mai preso quell’aereo; ma lei sa che non è così, perché la sua carta di credito è stata usata proprio durante il viaggio per l’America.
E’ scomparso… o meglio, qualcuno lo ha fatto sparire per un motivo che lei ignora.
Attanagliata dalla disperazione, rendendosi conto di non avere più canali ordinari da sfruttare, Isabella decide di sfruttare una sua vecchia conoscenza del college, oggi braccio destro di un Senatore al Congresso, sperando che alcune telefonate alle persone giuste possano restituirgli suo marito.
Inizia così la delirante esperienza di Anwar e Isabella, uno prigioniero apparentemente innocente, l’altra disperata per la perdita del marito, padre dei loro figli.
Gavin Hood (Wolverine – Le origini, Tsotsi) dirige un film lungo, ben interpretato, che interessa ma forse non avvince allo stesso modo. Difficile definire questa pellicola che, analizzando cinque diverse prospettive, va ad ingrossare l’elenco delle produzioni dedicate al terrorismo musulmano. Sembrano passati mille anni da “Attacco al Potere”, quando Denzel Washington e Annette Bening cercavano di risolvere un paradossale conflitto di interesse nei confronti di un giovane musulmano votato alla morte. Là ci pensava Bruce Willis, con la legge marziale e gli interrogatori senza regola, qui c’è l’ex Donnie Darko Jake Gillenhaal, che assicura alla giusta morale il finale del film, seppur trasudante di ingenuità.
Questa America moderna, che “cambia facendo autocritica” attraverso i suoi film , ha accantonato i tempi in cui i cattivi sadici dei film erano sempre i Pellerossa, i Russi, i Vietnamiti, e i bravi erano sempre gli Americani. In realtà non è che sia cambiato un granchè, perché i Buoni son sempre loro, e lo sono in un modo ancora più verosimile: per quanto tutte le parti abbiano ragione, dal rispettivo punto di vista, alla fine ci sarà sempre un Americano dalla parte giusta, a risolvere le cose in modo imparziale.
Non sono antiamericano, ma questo è un film demagogico: non ricordo sia sinonimo di “politicamente corretto”, ma non sono questi gli argomenti da recensione, quindi…
Trascurando il preambolo politico mi è piaciuto, senza però entusiasmarmi. Bravi gli attori, tutti, sui quali si regge la riuscita di quel famoso equilibrio di punti di vista; la recitazione è intensa e convincente, per infondere ai personaggi quella profondità che fa dimenticare si tratti di un film. Le prospettive di ognuno vengono trattate con intelligenza e sensibilità e (se davvero il mondo fosse un posto migliore) anche il finale del film diventerebbe verosimile.
La sceneggiatura è molto curata, nonostante : bello l’inserimento del flash back dei due ragazzi, fino al momento dell’attentato; una chicca non essenziale, per questo genere di film, ma di grande pregio.
La colonna sonora è bella e struggente. Lo consiglio, perché è un film ben fatto, tuttavia non penso sia adatto ad una serata rumorosa post-partita.

Asterix451

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Di slovo (del 16/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1060 volte)
Titolo originale
La stella che non c’è
Produzione
Italia 2006
Regia
Gianni Amelio
Interpreti
Sergio Castellitto, Ling Tai, Angelo Costabile, Hiu Sun Ha, Catherine Sng
Durata
104 minuti

Si può pensare a questo film come il completamento di una trilogia ideale dopo "Il ladro dei bambini" (1992) e "lamerica" (1994) – sebbene il regista non abbia mai espresso nulla in tal senso.
Anche ne “La stella che non c’è” il viaggio geografico/interiore dei protagonisti lambisce temi sociali cruciali, questa volta legati alle drammatiche conseguenze che la globalizzazione dei mercati riversa sugli individui, forse ignari e spesso impreparati.
Accogliamo con soddisfazione ogni critica al capitalismo selvaggio, in attesa che anche chi governa il mondo e non solo il mondo intelletual-culturale ne recepisca l'urgenza, ma il pretesto francamente rudimentale su cui la storia fa perno può funzionare, narrativamente, solo a patto di intenderlo in un senso figurativamente fiabesco: una favola moderna dove il cattivo è il libero mercato e ciò che esso intende per progresso mentre il buono è un operaio manutentore, un odierno ‘mastro Geppetto’ che mette passione nel suo lavoro (forse perché spera di farlo tutta la vita), che corregge il difetto in una centralina solo per evitare che faccia vittime - fossero anche dall'altra parte del mondo - che irrompe alla cena dei managers cinesi per proporre la soluzione e che non pago parte per la Cina alla ricerca del “suo” altoforno, perso nei meandri delle transazioni commerciali…
Vincenzo Buonavolontà appare irrealistico e paradossale, forse perchè è il contesto neo-liberista ad averlo reso tale: in una logica dove i valori assurti a predominanti sono l'individualismo, la competizione, la prevaricazione, lo "sviluppo" ad ogni costo - il fine ultimo della massimizzazione dei profitti - come può apparire un concentrato di valori desueti e testarda rettitudine come Vincenzo se non un ingranaggio inutile al meccanismo?
Il capitalismo – che non ha risparmiato neppure il vecchio impero comunista – non valorizzerà la brava gente… si limiterà a schiacciarla ed umiliarla.
Vincenzo e Liu Hua in viaggio attraverso svariati paesaggi della Cina, immersi in una nebbia non solo atmosferica, si trascinano dietro un senso di ineluttabilità delle cose: non basterà la buona volontà di un uomo a cambiare il mondo, ma qualcosa è possibile fare per riportare serenità ed equilibrio nel proprio piccolo…
Talvolta la caratterizzazione dei protagonisti risulta pedantemente didascalica, nonostante ciò “la stella che non c’è” è una pellicola piacevolissima ed emozionante. Che consiglio.

slovo

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Di Namor (del 13/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1400 volte)
Titolo originale
Chi bi
Produzione
Cina 2008
Regia
John Woo
Interpreti
Tony Leung, Takeshi Kaneshiro, Zhang Fengyi, Chen Chang, Wei Zhao.
Durata
148 Minuti
Trailer

L’ambizioso e potentissimo Primo Ministro Cao Cao (Zhang Fengyi), con il pretesto di unificare la Cina in un solo stato per il bene dell’Imperatore Han Xiandi (Wang Ning), muove guerra contro il regno dell’ovest Xu, governato dal benvoluto Liu Bei (You Yong), zio dello stesso Imperatore. Ovviamente l’intento di Cao Cao non è dettato dalla volontà di ottenere il meglio per l’Imperatore, ma piuttosto per il suo desiderio di governare il paese una volta sconfitti gli altri regni. Per ostacolare il sinistro progetto, Liu Bei manda il suo fidato stratega militare Zhuge Liang (Takeshi Kaneshiro) nel sud della Cina, precisamente nel ricchissimo regno Wu, governato dal Re Sun Quan (Chang Chen) e dal suo fidato vicerè Zhou Yu (Tony Leung), per stringere un patto di alleanza contro il forte esercito del Primo Ministro. Sancita l’alleanza, i due regni daranno vita ad una delle più grandi battaglie che si siano mai svolte sul suolo cinese, il luogo di questo epico scontro avvenuto nel 208 dopo Cristo, furono le famose Scogliere Rosse, situate presso il fiume Yangtze.
Dopo aver accarezzato questo progetto per oltre vent’anni, il regista John Whoo grazie alle moderne tecnologie ed ai cospicui finanziamenti a quali può accedere, acquisiti per la sua fama, realizza il film più costoso fino adesso realizzato in lingua Cinese. 80 milioni di dollari, a tanto ammonta il budget per la trasposizione su grande schermo, dell’omonimo romanzo “La battaglia dei tre regni” pubblicato nel tredicesimo secolo. Il libro tutt’ora è ancora molto letto in tutto l’Oriente e non solo in Cina.
La pellicola, vista la sua abbondante sceneggiatura è uscito in due versioni, da noi vedremo quella sintetizzata per il mercato Occidentale della durata di 148 minuti, mentre quella destinata al mercato Orientale, avrà una durata di oltre 240 minuti. Capisco che da noi pochi folli andrebbero al cinema per stare seduti oltre 4 ore, ma vista la complessità dell’opera, spero che nella sua uscita in dvd, vi sia disponibile anche la versione Orientale, per poter apprezzare ed assimilare appieno, questo meritevole titolo ed i suoi affascinanti protagonisti.
Per quanto riguarda il cast tecnico ed artistico, non posso che parlar bene di entrambi, molto buona la regia di Whoo, così come gli effetti speciali dosati ad arte durante le battaglie. Ottimo anche il cast degli attori, scelti a dar vita a questi fantastici personaggi, veramente bravi.
Se il cinema di questo genere rientra nei vostri gusti, andate a vederlo senza remore, poiché merita di essere visto.

Namor

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Di Miryam (del 11/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1137 volte)
Titolo originale
Orphan
Produzione
USA - Canada 2009
Regia
Jaume Collet-Serra
Interpreti
Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman, CCH Pounder, Jimmy Bennett.
Durata
123 Minuti
Trailer

Kate e John Coleman, sono una solida coppia felicemente sposata, lui è un libero professionista, lei un’ insegnante a Yale. I due vivono in una villa da sogno con due splendidi figli, un maschietto e una bimba più piccola che purtroppo è sordomuta. Questa anormalità non turba la loro vita, che diventa più lieta dal momento che Kate resta incinta per la terza volta.
Ad un certo punto, la loro felicità viene malauguratamente incrinata dall’amara conclusione di questa gravidanza, che terminerà con un aborto lasciando Kate molto segnata, al punto tale, da avere incubi e visioni. Per dimenticare il triste accaduto, Kate inizia a fare un uso smoderato di alcool, questo fino a quando in uno dei tanti momenti di non lucidità, accade un incidente per fortuna con conseguenze non gravi alla piccola di casa.
Visto l’accaduto, Kate inizia a frequentare una psicoanalista, così con tanta buona volontà riesce ad uscire da questa crisi, iniziando a progettare con il marito l’ipotesi di un’adozione per colmare il vuoto di quella bimba non nata e mantenere la promessa fatta ai figli di dare a loro una sorellina. La coppia recandosi all’orfanotrofio per attuare l’adozione, restano subito colpiti da una ragazzina dodicenne con un viso che emana candore e semplicità, però una volta giunti a casa, incominciano a succedere una serie di incidenti, questi accompagnati da un istinto diabolico che Esther, così si chiama la giovine, non nasconde ai suoi fratelli; anche Kate inizia ad avere dei sospetti, ma non viene creduta dal marito neppure quando comincia ad indagare sulla bambina e nonostante riceva notizie in merito per nulla confortanti.
Dopo la maschera di cera, ecco un altro thriller horror del regista spagnolo Jaume Collet Serra, produttore invece è Leonardo di Caprio.
Il film ha suscitato varie polemiche negli Stati Uniti per paura che crollassero le adozioni, una psicosi che ritengo un po’ esagerata, una bambina così “disturbata” si noterebbe già dall’inizio…
Orphan”tutto sommato, è stato un thriller abbastanza agghiacciante, forse si poteva evitare la scena iniziale del film che ho ritenuto troppo sanguinosa e atroce anche se riferita ad un incubo e se vogliamo dirla tutta, anche il finale è stato un po’troppo esagerato…quasi impossibile!!
Non male l’interpretazione di Isabelle Fuhrman nel personaggio di Esther, brava nel recitare e soprattutto abile nel cambiare le espressioni del viso, infatti con facilità passava dal volto angelico a quello diabolico, azzeccata anche l’ambientazione, una casa modernissima, grande, isolata avvolta in un’atmosfera innevata.
Una piacevole pellicola con un finale per niente scontato, insomma due ore di film adatte a tutte le persone che come me amano i thriller, dove la suspence non viene di certo a mancare.

Miryam

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Di Darth (del 09/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2166 volte)
Titolo originale
État de siège
Produzione
Francia, Germania, Italia, 1972
Regia
Constantin Costa Gavras
Interpreti
Otto Eduard Hasse, Jean-Luc Bideau, Yves Montand, Renato Salvatori, Jacques Weber
Durata
122 minuti

L'Amerikano” è un film che racconta in chiave romanzata un episodio realmente accaduto in Uruguay nel 1970. La regia è affidata al greco Costa-Gravras. Nella pellicola si narra del sequestro di un cittadino americano che, recatosi nel Paese sudamericano come direttore di un'azienda civile, era in realtà un agente dei servizi segreti specializzato nell'addestramento della polizia impegnata in quel periodo nella lotta contro i Tupamaros, organizzazione politica clandestina di sinistra. I metodi che egli illustrava riguardavano la tortura e la repressione dei dissidenti. Durante il sequestro viene processato per i reati da lui commessi che, con la tecnica dei flashback, vengono rievocati mostrando tutta la sua carriera d'istrutore nella famigerata Scuola delle Americhe responsabile di diverse sanguinose repressioni in Brasile, Repubblica Dominicana e Uruguay. I Tupamaros chiedevano, in cambio della liberazione dell'ostaggio, il rilascio di alcuni loro compagni di lotta incarcerati. Il governo sembrava intenzionato a cedere ma la polizia riuscirà, attraverso la confessione di una prigioniera, ad arrestare molti affiliati inducendo così il governo, spinto inoltre dagli Stati Uniti, a non cedere al ricatto. Si giungerà in tal modo all'esecuzione dell'ostaggio sacrificato in onore della ragione di Stato.
In Italia dall'uscita del film nel 1972 si adotto' l'uso della K al posto della C per indicare una contiguità ai servizi segreti americani (come Kossiga, Pekkioli, etc.) come molto probabilmente vi sarà capitato di vedere scritto su qualche muro.

Darth

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Di Angie (del 05/11/2009 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 2651 volte)
Titolo originale
Secret Diary of a Call Girl
Produzione
Gran Bretagna 2008
Episodi / Durata
8 / 25 Minuti

Ho appena terminato di vedere “Diario di una squillo per bene”. Una serie televisiva Britannica iniziata nel 2007, trasmessa sul net work I TV 2, tratto dal best seller della blogger BELLE de JOUR “Diario intimo di una squillo per bene” d’alto bordo.
La storia non è di quelle che richiedono molto spazio, la protagonista è l’attrice, bella e brava Billie Piper, che è stata appena eletta dai critici inglesi, come il miglior nuovo talento degli ultimi anni. Per tutta la serie è lei stessa, in prima persona ed in tempo reale, a narrare le vicende commentandole allo spettatore con simpatica ironia e stravagante partecipazione. Professionista, carismatica ed emancipata, decide di sua spontanea volontà di vendere il suo corpo, il perché di tale scelta, c’è lo fornisce lei stessa…Semplice: “mi piacciono i soldi ed il sesso”!
Nel corso delle puntate, rivolgendosi direttamente allo spettatore, vengono nozioni sul suo lavoro di squillo d’alto bordo: pochi ma selezionati clienti e in particolare mai confondere la vita privata, con la professione. Da qui la doppia identità per gli amici e i famigliari è Annah, spigliata ragazza impegnata in ufficio con mansioni ordinarie, mentre di sera è Belle, attraente e sfacciata prostituta impegnata in altre operazioni, ma sempre al servizio del cliente.
Ma tenere le due vite separate non è semplice, e qualche volta sarà difficile mascherare al suo miglior amico Ben, la verità, il quale non capisce il perché una bella ragazza come lei, possa trovare divertente fare sesso a pagamento. La sua passione per questo lavoro, non è dettata dalla disperazione, ma dal praticarlo per un suo assoluto piacere, abbinandolo ai lauti compensi che guadagna, poiché la vita ordinaria non fa per lei, visto che l’annoia.
Vi ricorderete il caso letterario che scosse l’Italia qualche anno fa, quello di Melissa P. e suoi “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”? Se vogliamo possiamo fare un paragone: se qui la ragazzina si dava al piacere per colmare qualche lacuna emotiva, Belle de Jour racconta un piacere fine a se stesso e dal denaro, senza troppi giri di parole e ipocrisie.
Cosa dire di questa serie televisiva? Per quanto mi riguarda trovo che sia una commedia erotica bella e divertente, che affronta l’argomento sesso con molta ironia e deduco che il segreto del suo successo, sia dovuto dal fatto di raccontare il sesso con una semplicità disarmante, ai quali non eravamo più abituati dai tempi di “Sex and the city”, anch’esso guarda caso tratto da un libro.
Ciò mi fa pensare e dedurre quello che riguarda il genere sesso, prima di passare in TV, debba ottenere il visto della frontiera della letteratura, per ricevere così il marchio della qualità! “Secret Diary” è composto da 8 episodi dalla durata di 20/25 minuti circa, ed è gia uscita la seconda serie, per cui chi si accinge a visionarla: buon divertimento.

Angie

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Di mimmotron (del 02/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2994 volte)
Titolo originale
Vogliamo i Colonnelli
Produzione
Italia 1973
Regia
Mario Monicelli
Interpreti
Ugo Tognazzi, Duilio Del Prete, Giuseppe Maffioli, François Périer.
Durata
100 Minuti
Trailer

Forse non tutti sanno che fra il 7 e l'8 dicembre 1970 fu messo in atto in Italia un colpo di Stato orchestrato da Junio Valerio Borghese e annullato dallo stesso in fase di esecuzione. I motivi di tale contrordine non furono mai chiariti.
Non mi dilungherò ora sugli avvenimenti che furono oggetto di diverse indagini, ma che potrete leggere facendo le necessarie ricerche su internet, mi occuperò semplicemente della recensione del film. Pellicola comico-grottesca, non ostante la drammaticità dei fatti, aiutò a seppellire sotto una coltre di ridicolo i congiurati. Fù infatti lo stesso Ugo Tognazzi, protagonista principale, a sottilinere, al regista Mario Monicelli, come l'uso di tale registro avrebbe portato a banalizzare i fatti.
Giuseppe Tritoni (Tognazzi) trova che la politica del suo partito si sia ormai appiattita su un atteggiamento troppo democratico, decide quindi di ordire un colpo di stato. Motivo per cui riesce ad assicurarsi, senza troppe difficoltà, il sostegno in questa impresa di diversi ufficiali, ottenendo inoltre il favore dei servizi segreti greci.
Un fotoreporter coglie sul fatto i congiurati durante una riunione e decide di vendere lo scoop ad un esponente del partito d'opposizione. Questi insieme ad un parlamentare di maggioranza si reca dal ministro degli interni Masi per avvisarlo del pericolo che viene però preso sottogamba.
Il putsch viene messo in atto, ma allo scoccare dell'ora X, un'interferenza durante le trasmissioni radio produce una serie di incovenienti che faranno fallire il piano così brillantemente escogitato dal Tritoni.
I colpi di scena però non finiscono qui; infatti l'onorevole Masi aveva a sua volta architettato un contro-golpe che lo porterà a conquistare il potere sfruttando le circostanze di instabilita' create dal Tritoni con la sua operazione. Il quale si ritroverà alla fine a vivere in un Paese come lui lo aveva immaginato, imegnato ancora ad ordire golpe questa volta a danno di governi africani. Peculiarità del personaggio Tritoni che viene riproposta più volte è che quando questi porge la mano a qualcuno in modo di saluto questi quando la ritirano se l'asciugano. Penso che in questo modo Monicelli abbia voluto rendere l'idea di un personaggio molto viscido. Secondo Aldo Giannuli, ricercatore di storia contemporanea, Tritoni nella realtà sarebbe il missino Sandro Saccucci.
Nel complesso è un film che consiglio di guardare sia a chi è imteressato ad informarsi su ciò che è avvenuto in Italia negli ultimi anni, sia a chi vuole guardarsi un film e farsi due risate.

Mimmotron

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Up
Di Namor (del 30/10/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1026 volte)
Titolo originale
Up
Produzione
USA 2009
Regia
Pete Docter, Bob Peterson.
Interpreti
Edward Asner, Christopher Plummer, Jordan Nagai, Bob Peterson, Delroy Lindo.
Durata
104 Minuti
Trailer

Da sempre affascinato dall’avventura, il 78enne Carl Frediricksen dopo la scomparsa della sua amata moglie, riesce a realizzare il sogno che insieme, avevano accarezzato da tutta una vita, quello di andare alle pendici di una fantomatica cascata, situata nell’affascinate e selvaggio continente Sudamericano.
Per mettere in atto l’agognato viaggio, l’ex venditore di palloncini userà lo stesso materiale con cui ha lavorato per tutta la vita, gli stessi palloncini che per lui sono stati da sempre un mezzo di sostentamento, questa volta saranno il combustibile per il suo inusuale ed innovativo mezzo di trasporto. Sarà proprio la sua adorata casa, innalzata al cielo da una miriade di palloncini colorati, il vettore con il quale si sposterà, raggiungendo il sospirato continente.
Il vecchio Carl non sarà solo in questo incredibile viaggio, poiché un inaspettato viaggiatore, il rotondo ed ottimista boyscout Russel, busserà alla sua porta ed involontariamente lo accompagnerà in questa fantastica avventura.
Up” è il decimo film della Pixar Animation, il quale non avrà certamente problemi nello scalare la classifica dei migliori incassi dell’anno.
La pellicola tecnicamente è ineccepibile, questo grazie anche all’uso del sempre più presente 3D, che valorizza enormemente gli incredibili sfondi presenti nel film. Da lodare anche la coraggiosa ed innovativa trama, che vede un vecchietto di 78 anni, per di più fresco vedovo, nei panni del protagonista principale. Anche se a mio avviso i bambini che si recheranno a vederlo, faranno fatica ad assimilare la parte iniziale del film, ovvero quella più drammatica, in cui ci mostra il percorso di vita del giovane Carl.
Bella ed azzeccata, la scelta di dare i tratti somatici di Spencer Tracy al protagonista, anche se da giovane assomigliava più al nostro ex premier Prodi.
Ad ogni modo il film è carino, anche se in certi punti pecca di lentezza ed eccessiva tristezza, vale la pena di vederlo.

Namor

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Di Andy (del 28/10/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1244 volte)
Artista
Sting
Titolo
All This Time
Anno
2001
Label
A&M

La triste particolarità di questo “ALL THIS TIME”, secondo disco live di Sting, è che venne registrato la sera dell’undici settembre del 2001, giorno che tutti ricordiamo ancora molto bene; ovviamente l’artista fu combattuto fino all’ultimo istante prima di decidere di suonare comunque queste sedici canzoni tratte dal suo percorso solista. La registrazione avvenne nella sua villa toscana, dove l’ex Police vive ormai gran parte della propria vita da anni, davanti a un ristretto pubblico di pochi eletti e questa intimità, dato anche il particolare stato d’animo del momento, traspare in tutte le tracce.
La prima canzone che troviamo è “ Fragile”, stupendo arrangiamento arricchito da influenze brasiliane e che nel testo dice più o meno: “Se il sangue scorrerà quando la carne e l’acciaio sono una cosa sola e si fonderanno al sole della sera, la pioggia di domani laverà le macchie, ma qualcosa nella mente ci rimarrà sempre, la pioggia continuerà a ricordarci quanto fragili siamo”; che altro dire? Comunque, in questi casi (forse)“the show must go on”e si prosegue con “A thousand years”, triste e intima, breve ponte per arrivare alla terza canzone “Perfect love..gone wrong, che è molto più interessante, una versione cool jazz con piano e tromba in primo piano a creare un atmosfera incredibile. Certo, ora è il momento di alzare comunque un po’ il tiro e Sting e soci lo fanno proprio con “All this time”, riproposta qui in chiave soul-blues, con dei bei fiati e cori, hammond e piano saltellanti, un ottimo arrangiamento. “Mad about you” tutti la conosciamo e i musicisti si attengono abbastanza al sound originale ma la canzone che segue, la mitica “Don’t stand so close to me” è risuonata in un modo stupendo, più acustica e intimista, l’intro di viola è davvero da brividi, un fiume lento di suoni e percussioni che sfocia in quella meraviglia che è “When we dance”, uno dei pezzi più belli dell’intera carriera di Sting, anche questa suonata e cantata da toccare proprio il cuore, atmosfere indicibili.”La celebre “Roxanne”, pietra miliare del repertorio Police è completamente stravolta in una versione acustic-jazz con tanto di solo di trombone e anche la seguente “Set them free”è presentata in una chiave soul-fusion pregna di fiati e cori, con un finale in crescendo super, grazie agli ottimi musicisti presenti che fanno un grande lavoro anche su “Brand new day”, trasformata in un blues strepitoso. “Fields of gold”, altra meravigliosa canzone, è invece molto fedele alla versione originale, a parte qualche piccolo arrangiamento. L’intro di tromba su “Moon over Bourbon Street” è caldo e fumoso come d’obbligo su una meraviglia del genere, ancora più cool dell’arrangiamento originale in cui figurava il clarinetto, la voce davvero suadente, parecchio americana, il tutto su un tappeto armonico di accordi di piano molto jazzy su una base ritmica di contrabbasso e vellutate spazzole sulla batteria.
I due pezzi che seguono non fanno testo perché eseguiti un po’ troppo fedeli all’originale e non danno poi molte emozioni; tirando le somme, questo “All this time” mi piace tanto, più del precedente live “Bring on the night”, elettrico e parecchio energico e che presenta parecchie canzoni in comune a questo; qui la differenza sta nel fatto che gli arrangiamenti più acustici e jazz o anche soul, regalano alle canzoni una nuova dimensione, come fossero nuove composizioni. Le atmosfere sono adatte per le prossime serate freddine che ci aspettano, quando si cerca calore anche dalla musica che si ascolta e qui vi assicuro che non manca..Buon ascolto!

Andy

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