BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 24/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1150 volte)
Titolo originale
The Orphanage
Produzione
Messico - Spagna 2007
Regia
Juan Antonio Bayona
Interpreti
Belen Rueda, Fernando Cayo, Roger Príncep, Mabel Rivera, Montserrat Carulla,Geraldine Chaplin.
Durata
100 Minuti
Trailer

Sono passati trent’anni da quando Laura (Belén Rueda) ha lasciato l’orfanotrofio in cui visse gli anni più felici della sua infanzia, ora, il suo sogno di riaprire il vecchio istituto abbandonato per trasformarlo in una casa di accoglienza per bambini disabili, si sta finalmente avverando. Stabilitasi nel nuovo stabile con il marito Carlos (Fernando Cayo) ed il figlio Simon (Roger Prìncep), Laura, nota che col passare dei giorni la già fervida immaginazione del figlio da quando vivono lì, è andata sempre più aumentando. Simon confida ai suoi genitori di aver fatto amicizia e di giocare con un gruppo di suoi coetanei presenti nella casa, capeggiati da un misterioso bambino incappucciato.
Quello che inizialmente poteva sembrare solo il frutto della veemente fantasia del piccolo Simon inizia a prendere forma il giorno dell’inaugurazione dell’istituto. La madre, preoccupata dalla lunga assenza del figlio per un diverbio avuto poco prima della cerimonia e rammaricata per l’accaduto, lo sta cercando all’interno della casa, mentre la ricerca si fa sempre più infruttuosa, ecco che improvvisamente si materializza per la prima volta ai suoi occhi, l’inquietante bambino munito di cappuccio, di cui gli aveva sempre parlato suo figlio. Il dolore della sparizione di Simon e l’improvvisa comparsa di quel bambino incappucciato, porteranno Laura a muoversi nei meandri delle ipotesi più disperate, una su tutte, quella che i due eventi sono per forza di cosa collegati l’uno con l’altro.
Mentre l’incredibile verità si fa sempre più vicina, un tremendo segreto, rimasto per troppo tempo segregato in quella casa, sta per riecheggiare in tutto il suo dolore, per essere finalmente portato alla sua conoscenza.
Prodotto da Guillermo del Toro e diretto dal regista Juan Antonio Bayonna che ne ha ampiamente riscritto la sceneggiatura, aumentandone costi e tempi della produzione, “The Orphanage” si può ritenere un discreto horror, che fa buon gioco sulla profondità psicologica del suo personaggio principale (Laura) è della sua angosciosa e ostinata ricerca in nome della verità.
Nel cast, oltre alle dovute lodi all’attrice Belén Rueda, che per interpretare il ruolo della sofferente madre si è lasciata completamente andare dimagrendo di ben otto chili durante la lavorazione del film, mi è piaciuta anche la pregevole presenza di Geraldine Chaplin, nelle vesti di una medium recatasi in suo soccorso.
Se amate il genere horror, ma vi danno fastidio squartamenti e decapitazioni varie che si vedono sempre di più negli film di questo filone, allora questo è il dvd che fa per voi, poiché l’unica volta che qui si vede il sangue, sembra incredibile ma sarà solo per un’unghia staccata.

Namor

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Di Darth (del 22/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1150 volte)
Titolo originale
Bikur Ha-Tizmoret
Produzione
Israele, Francia, 2007
Regia
Eran Kolirin
Interpreti
Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour, Shlomi Avraham
Durata
89 minuti
Trailer

Quello che adoro di più del cinema d’autore è la soddisfazione che provo dopo aver visto un film sconosciuto ai più che risulta veramente bello. Certo che la maggior parte delle volte non è così, ho visto film discreti, sufficienti, pessimi… ma, ogni tanto, trovo una perla in quest’oceano di mediocrità che si diffonde sempre di più. La perla di quest’anno, per ora l’ho trovata solo nel film israeliano “La banda”.
Il film, basato su una storia vera, narra una curiosa disavventura capitata alla banda musicale della polizia di Alessandria d’Egitto, la quale, è stata invitata a Petah Tikva, una città israeliana dove inaugurano un centro culturale arabo. Agli arrivi dell’aeroporto di Tel Aviv, però, non v’è nessuno incaricato di condurre gli otto musicisti a destinazione; a quel punto il colonnello e direttore d’orchestra egiziano decide di raggiungere la destinazione in autobus. La disavventura nasce dal fatto che, per problemi di comprensione linguistica, la banda giunge nel minuscolo paese di Bet Hatikva, simile nella pronuncia, ma culturalmente agli antipodi.
L’opera di Eran Kolirin è splendida. A cominciare dalla fotografia e l’ambientazione: un borgo desertico con una locanda e poche case a far da cornice, una cittadina del vecchio west americano trasferitasi nell’Israele dei giorni nostri. Bravissimi anche gli attori, su tutti il responsabile ed integerrimo colonnello Tewfiq, nella sua candida e scintillante divisa militare; ma degna di nota anche la locandiera Dina che, nella sua semplicità, riesce ad essere sensuale quasi come la nostra Loren dei tempi migliori. I dialoghi sono eccellenti: riescono a strappare numerosi sorrisi mentre raccontano con serietà le divergenze tra l’etnia israelita e quella egiziana, con numerosi accenni alle diverse ideologie religiose. Ottima anche la traduzione italiana (per una volta anche nel cinema d’essai!), dove sono doppiate tutte le parti in inglese, mentre rimangono in lingua originale (sottotitolati) i dialoghi in egiziano ed in israeliano.
Insomma, come anticipato, un’opera da non perdere e, se condividete i miei gusti, da conservare nella propria videoteca personale.

Darth

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Di Miryam (del 20/04/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 979 volte)
Titolo originale
Skumtimmen
Autore
Johan Theorin
Traduzione
Laura Cangemi
Editore
Mondadori
Prima edizione
2008

Svezia settembre 1972, precisamente nell’isola di Oland, un bambino di circa sei anni, Jens Davidsson, mentre stava trascorrendo una giornata nel giardino dei nonni materni, guardando incuriosito verso la siepe, pensò bene di scavalcarla per andare a scrutare quello che a lui, da solo, gli era sempre stato impedito fare, avventurarsi esplorando un nuovo mondo, fino ad ora a lui sconosciuto.
Sono passati vent’anni da quel giorno che Jens oltrepassò quella fatidica barriera verde che lo proteggeva dal mondo esterno, sia di lui e della probabile fine che abbia fatto non si è mai saputo più nulla.
Dopo anni di infruttuose ricerche, la popolazione dell’isola dà per scontato che il piccolo Jens sia annegato nelle acque circostanti, fino a quando sua mamma Julia, separata da tempo dal marito, riceve una telefonata da suo padre, il quale le comunica di aver ricevuto un pacco anonimo contenente un vecchio e consumato sandaletto appartenuto al nipote scomparso.
Juli, che non ha mai creduto alla morte del figlio, a questo punto forte dei nuovi eventi, parte per scoprire la verità sulla sua misteriosa sparizione. Giunta a destinazione, inizia con la collaborazione del padre un’indagine che, indizio dopo indizio, porterà i due a scoprire una strana ed inquietante storia risalente alla seconda guerra mondiale che ha come protagonista un certo Nils Kant, un uomo bizzarro e violento con un passato misterioso, dove viene ritenuto addirittura artefice di vari delitti, compresa la morte per annegamento del fratello minore.
La maggior parte delle persone pensa che la scomparsa di Jens, sia legata a quest’uomo, ma le date non corrispondono, in quanto Nils in quel periodo era già morto! Scoprire la verità su che fine abbia fatto il piccolo Jens non sarà affatto facile, ma quale sarà la verità che emergerà alla luce dei fatti?
L’autore del romanzo è Johan Theorin, uno scrittore e giornalista svedese che trascorre le sue vacanze estive nell’isola di Oland, ovvero il luogo dove ha preso spunto per scrivere questo trhiller, che è anche il suo primo libro.
Personalmente questo romanzo mi è piaciuto parecchio, è un trhiller che scorre bene, lo trovato molto avvincente e soprattutto ha il lodevole pregio di non avere un finale scontato, infatti tutte le mie probabili ipotesi che mi ero fatta sulla sua possibile conclusione, sono andate in fumo nelle ultime pagine!
L’ora delle tenebre” lo ritengo un ottimo libro, poichè le sue quattrocento pagine si leggono in modo assai piacevole e veloce.

Miryam

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Di Namor (del 17/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1917 volte)
Titolo originale
Passengers
Produzione
USA 2008
Regia
Rodrigo García
Interpreti
Anne Hathaway, Patrick Wilson, Andre Braugher, Dianne Wiest, David Morse.
Durata
84 Minuti
Trailer

Con la speranza di potergli offrire un valido sostegno psicologico in grado di fargli superare il tremendo shock subito, un piccolo gruppo di persone sopravissute al disastro aereo di un 737, vengono affidate alle cure della giovane psicoterapeutica Claire Summers (Anne Hathaway).
Le singole testimonianze sull’accaduto che emergono durante le sedute terapeutiche di gruppo, di certo non agevolano il compito della psicologa, poiché esse sono quasi tutte discordanti tra loro, ogni sopravissuto ha una versione diversa sull’incidente, l’unica opinione su cui tutti i passeggeri sono concordi, è che il velivolo, come ha affermato la compagnia aerea, non è precipitato per un errore umano ma per un guasto dovuto ad una esplosione in volo.
Mentre Claire, cerca di risalire ai motivi che hanno causato l’incidente, si susseguono misteriosi eventi: a cosa è dovuta la misteriosa sparizione dei suoi pazienti che hanno iniziato a ricordarsi dell’esplosione avvenuta sull’aereo? Chi è realmente Eric (Patrick Wilson) l’anomalo passeggero che ha delle strane visioni e con il quale Claire instaura una relazione poco professionale? La sconvolgente verità su quanto è accaduto in volo non tarderà ad arrivare, seguita da un’altra scoperta ancora più scioccante della precedente!
Il regista Rodrigo Garcia per realizzare è rendere avvincente “Passengers - Mistero ad alta quota”, cerca di intrecciare le misteriose atmosfere di “Lost” ed il pathos (mai più ripetuto) del “Sesto senso” di Shyamalan. Ma l’esito di tale amalgama purtroppo non è quello che ci si aspettava, il film alterna lunghi momenti di noia a piccoli attimi di suspance, facendo risultare il prodotto al di sotto di quello che si definisce un discreto titolo.
Il cast nonostante sia soddisfacente per le presenze di Wilson, Morse, Braugher e la Wiest, non sembra voler dare quel qualcosa in più per rendere il tutto appetibile, perfino Anne Hatthaway nel ruolo della psicologa l’ho trovata totalmente fuori sincronia. Anche qui le colpe vanno sicuramente verso una “direzione” insufficientemente prolifica, associata a quella che sembra una sceneggiatura poco convincente.
In sostanza, niente di nuovo e che non abbiamo già visto, qui di accattivante c’è solo la locandina…

Namor

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Di slovo (del 14/04/2009 @ 05:00:00, in fumetti, linkato 1300 volte)
Titolo originale
Europa
Autore
Massimo Semerano - Menotti
Editore
Black Velvet / Altrevisioni
Prima edizione
2004

Non è che un opera acquisti in valore solo per aver attraversato avversità nel suo compimento, ma chi alla fine l’apprezza non può che appuntargli un ulteriore attestato di stima. Per la graphic novel “Europa” vale il discorso: le sue traversie editoriali rasentano il tragicomico e solo la tenacia degli autori le hanno permesso di arrivare ad una pubblicazione degna.
Vale la pena ricordare che apparve per la prima volta, a puntate, sulle pagine della compianta rivista “Cyborg” (era il 1991) ma la duplice chiusura della testata trascinò il progetto nel limbo dei senza casa (editrice). Durante gli anni successivi, anni in cui la vendibilità di un’opera simile decresceva inesorabilmente assieme alla qualità media proposta nel settore, la realizzazione di “Europa” procedette, a singhiozzi e tra concrete difficoltà logistiche, fino ad approdare alla bolognese Black Velvet.
Il segno netto e pulito di Menotti ben ricalca le visioni “steampunk” di Semerano e diviene, nella forma della città-stato assediata da un dittatore secessionista (che reca le azzeccate fattezze di Giuliano Ferrara), raffigurazione di un luogo decadente nelle strutture e oppresso nel tessuto vitale. Ma tutto l’orrore dell’ovvia deriva “orwelliana” della vicenda è controbilanciato da una costante verve ironica: il risultato è un cupo specchio dei tempi e al tempo stesso una lettura irresistibilmente spassosa.
Il merito va sicuramente alla solidità dei personaggi: Baldassarre Sangiorgi, il giovane protagonista travolto dal precipitare degli eventi avendo dalla sua solo la verbosità in dolce stil novo e l’inettitudine tipica dei nobili; Garrone, il fedele servitore la cui dedizione al padroncino porterà a grottesche trasformazioni, o il bislacco e allucinato dr.Cirfa. Ben più più toste le coprotagoniste femminili: la bella e dissoluta Aline e la bambina rivoluzionaria Varja.
Una storia ben orchestrata e sceneggiata da dialoghi arguti, nello splendore del bianco e nero di Menotti: sarebbe un peccato per gli amanti del fumetto d’autore lasciarsela sfuggire.

slovo

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Di slovo (del 12/04/2009 @ 05:00:00, in redazione, linkato 997 volte)
image by slovo

La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua !

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Di Namor (del 09/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1417 volte)
Titolo originale
Redacted
Produzione
USA 2007
Regia
Brian De Palma
Interpreti
Kel O'Neill, Ty Jones, Izzy Diaz, Rob Devaney, Patrick Carroll.
Durata
122 Minuti
Trailer

Lasciato da parte il suo inconfondibile stile registico, il maestro Brian De Palma dirige uno dei film più scomodi è deleteri, che mette in risalto l’inadeguata amministrazione guidata dall’incompetente presidente Bush.
I tragici avvenimenti che vedremo nel film sono realmente accaduti nel 2006 a Samarra, un paese vicino Bagdad. Il teatro di questa spregevole storia è una casa abitata da una innocente famiglia Irachena ed i protagonisti dell’ignobile azione sono un gruppo di soldati americani, che annoiati ed imbottiti di varie droghe, decidono di pianificare una nuova irruzione all’interno dell’abitazione, già controllata in precedenza ma senza alcun esito. La seconda incursione non prevede nessun controllo di sicurezza, questa volta l’obbiettivo dei Marines è uno solo, soddisfare i loro bestiali istinti su un’ignara ragazzina di 15 anni, per poi eliminarla insieme alla sua famiglia!
Grazie al rimorso di un soldato, l’unico ad non aver partecipato allo stupro, la verità su questo ennesimo atto di violenza da parte di uno dei tanti o pochi gruppi di Marines presenti nel Golfo, verrà a galla con effetti devastanti sulla credibilità etica del loro paese.
A niente è servito il Leone d’argento per la miglior regia vinto al festival di Venezia, “Redacted” è stato bollato come un film troppo potente e scioccante, quindi nessun esercente si è sognato di acquistarlo per programmarlo nei cinema. Difatti la sua visione è stata possibile solo sulle reti a pagamento o tramite il noleggio del dvd.
Questa cosa sinceramente non la concepisco,molte volte i nostri gestori cinematografici acquisiscono i diritti per proiettare delle pellicole veramente ignobili è quando c’è un film di denuncia oltretutto ben fatto, si defilano in nome del dio denaro a discapito della qualità del prodotto.
Ritornando al film in questione, De Palma sceglie una linea a metà tra il documentaristico ed il videotape, per realizzare è rendere il più vero possibile la pellicola denuncia . Nel cast non figura nessun nome di spicco, gli attori sono semisconosciuti in cerca di affermazione che non fanno certo rimpiangere la mancanza di colleghi più illustri.
Con questa opera, Brian De Palma è stato dichiarato dalla stampa statunitense un soggetto pericoloso quanto il regista di denuncia Micheal Moore. C’è da dire che De Palma per le sue continue critiche rivolte a l’establishment americano, non è mai stato simpatico ai media, infatti se date un’occhiata al suo curriculum lavorativo, vedrete che non è presente nemmeno una nomination agli Oscar.
Per chi non lo sapesse il termine redacted è l’occultamento da parte della censura di tutto quello che può esserci di scomodo o non si vuol far sapere nei vari documenti legali passati al loro setaccio.
Anche De Palma a dovuto redactare con un tratto di pennarello nero, il volto delle vere vittime mostrate in foto nell’agghiacciante sequenza finale, dove sulle note pucciniane di morte della Tosca, viene mostrato tutto l’orrore di cui è capace l’essere umano nei confronti dei suoi simili.
Un ultima cosa, se il film non sarà riuscito a scuotervi, lo farà certamente l’ultima foto che vedrete poiché sarà l’unica è con uno scopo preciso ad essere mostrata senza censura.

Namor

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Di Angie (del 06/04/2009 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1636 volte)
Titolo originale
Dexter
Produzione
USA 2007
Episodi / Durata
12 / 50 Minuti

Si è appena conclusa su Fox Crime la seconda serie televisiva di “Dexter”, appuntamento a cui non potevo assolutamente mancare dopo la gradita visione della prima serie.
Il protagonista è sempre Dexter Morgan, perito ematologo presso il dipartimento di polizia di Miami.
Da giustiziere che collabora con la polizia per la ricerca dello stesso serial killer del “Camion Frigo”, avvenuta nella prima serie, nella seconda, diviene lui l’oggetto di caccia da parte di tutto il dipartimento, che ignorano completamente la vera identità dello spietato serial killer.
Questo, dopo che alcuni cacciatori di tesori sommersi, individuano il punto esatto dove Dexter aveva gettato rinchiusi in grossi sacchi neri, tutti i corpi sezionati delle sue vittime. Come la polizia inizia ad estrarre i corpi dal fondo dell’Oceano, si accorgeranno di trovarsi di fronte a l’opera di un nuovo serial killer, ancora più spietato del precedente che sarà denominato “ Il Macellaio della baia di Miami”.
A coordinare le indagini per la cattura del macellaio, che si farà sempre più serrata è l’agente speciale dell’FBI Frank Lundy interpretato dall’attore Keith Carradine, uno dei nuovi personaggi di punta di questa seconda serie, tra cui figura anche l’attrice Jaime Murray, nella parte dell’affascinante ed enigmatica Lila, un’artista con un passato assai turbolento, in quanto oltre ad essere una pericolosa piromane è stata anche una ex consumatrice di sostanze stupefacenti.
La perniciosa Lila, escogiterà vari tranelli pur di raggiungere il suo intento, quello di diventare l’amante di Dexter, causando la rottura del rapporto tra Dexter e la sua fidanzata Rita , avendo già una relazione abbastanza tesa per i sospetti che lei nutre nei confronti di Dexter, riguardante l’incarcerazione dell’ex marito.
Su questi nuovi episodi appaiono altri due nuovi personaggi Robert Wialliams, nel ruolo di Gail la dispotica madre di Rita e il piccolo attore Preston Bailey, nel ruolo di suo figlio Cody. Come vedete gli elementi per seguire nuovamente le gesta di Dexter, ci sono tutti, compreso il rafforzamento dei sospetti nei suoi confronti, da parte del dubbioso sergente Dookes, che da buon mastino gli darà non poco filo da torcere!
Anche la seconda serie è suddivisa in 12 episodi da 50 minuti ciascuno, scelta che condivido poiché tale durata ha il lodevole pregio di rendere coinvolgente la sua visione, senza mai annoiare lo spettatore. In tal proposito il giornalista critico Andrea Scanzi su un articolo della La Stampa, dopo aver elogiato la prima serie, ha disapprovato in assoluto la seconda parte, parlando di personaggi secondari improbabili.
Da parte mia non sono affatto d’accordo con il suo pensiero, per chi avesse visto la serie, penso, che come me, abbia gradito la sua visione, sia per la bravura dell’attore Micheal C.Hall, che interpreta Dexter Morgan, sia per le svariate problematiche di ogni personaggio che rendono questo serial televisivo ricco di suspance.
Comunque chi non avesse avuto ancora l’occasione di vedere tale serie tv, vi invito a farlo e lascio a voi giudicare…sono solo 50 minuti!
Vedrete non rimarrete delusi!

Angie

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Di slovo (del 04/04/2009 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1512 volte)

La rassegna CinemadaMare, giunta alla settima edizione, è il più grande raduno di giovani filmakers provenienti da ogni parte del mondo (per l'edizione del 2008 sono accorsi concorrenti da 43 nazioni!). Si tratta di una rassegna itinerante che si svolge in cinque regioni del Sud Italia e durerà 40 giorni: dal 4 luglio al 16 agosto 2009.
Caratteristica che rende unica la manifestazione è che i film si girano durante il Festival. I filmakers italiani e stranieri avranno la possibilità di realizzare le loro opere e di proiettarle nelle piazze più affollate e suggestive del Sud (Bari, Matera, San Potito, Reggio Calabria, Acireale, San S.Lucano, Nova Siri). Inoltre, i giovani registi possono partecipare ai vari workshops, alle lezioni di cinema e ad altre attività del Festival, organizzate anche per facilitare un'immediata conoscenza e un effettivo scambio di idee artistiche. Tutto ciò si svolge in una consolidata cornice di condivisione e di multiculturalismo: CinemadaMare offre, infatti, ospitalità gratuita a filmakers, autori e cinefili. Non solo: sono previsti contributi per le spese di viaggio, e tutti gli spostamenti da una regione all'altra saranno effettuati con il pullman messo a disposizione dall'organizzazione.
La rassegna si articola in sezioni di produzione e formazione cinematografica, offre premi settimanali e premi finali per i migliori.
Per candidare i cortometraggi al concorso di CinemadaMare c'è tempo fino al 15 maggio 2009, per essere ospitati negli ostelli approntati per il Festival occorre inoltrare richiesta entro il 31 maggio 2009.
Maggiori dettagli sul sito di Cinemadamare

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Di slovo (del 03/04/2009 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1049 volte)
image by slovo

Ed eccoci per la 3a volta a festeggiare il compleanno di Blogbuster.
I 'numeri' diventano sempre più impressionanti, ma non staremo qui a snocciolarvi dati che a noi riempiono d'orgoglio ma che a voi, certamente, non interessano. Cosa dire quindi, che non ripeta quello già scritto gli altri compleanni? Nulla... a parte ribadire un infinito GRAZIE!

Grazie a tutti coloro che leggono Blogbuster.

Grazie a tutti coloro che commentano le nostre recensioni, parte fondamentale del piacere di scriverle.

E un Grazie particolare a tutti coloro che scrivono (o hanno scritto) sul nostro Blog. Senza il vostro prezioso apporto non saremmo qui oggi a festeggiare 3 anni di vita!


collettivo blogbuster

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Di Namor (del 01/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 962 volte)
Titolo originale
The wrestler
Produzione
USA 2008
Regia
Darren Aronofsky
Interpreti
Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry.
Durata
109 Minuti
Trailer

Sono passati vent’anni è il wrestler Randy (The Ram) Ronbinson (Mickey Rourke), nonostante non sia più la famosa star che mandava in visibilio i numerosi fan del wrestling professionistico, combatte ancora. Anche se i ring che calca e le borse che guadagna non sono più quelle prestigiose di un tempo, è l’esigenza del tirare a campare che lo spinge a salire ancora sui vari quadrati amatoriali, ove si svolgono incontri per gli appassionati del wrestling.
Al termine di uno degli ennesimi combattimenti, Randy viene colto da un infarto che porrà fine alla sua carriera di atleta. L’allontanamento dallo show businnes, darà a Randy l’opportunità di reinventarsi una nuova vita. Ma riallacciare i contatti con l’arrabbiatissima figlia abbandonata in tenera età, non sarà una cosa facile e lo stesso vale per l’intricato approccio di relazione con la spogliarellista Cassidy (Marisa Tomei). Nonostante tutta la sua buona volontà il vecchio campione sa, che come nel wrestling anche nella vita, non sempre si riesce a vincere, è che gli impietosi colpi inflitti dalla vita sono molto più letali di quelli presi sul ring.
Si è parlato molto bene della performance di Mickey Rourke in “The Wrestler”, non a caso ha vinto un Golden Globe ed ha ricevuto una nomination agli Oscar come miglior attore protagonista. Niente da dire premio e nomination a mio parere li ha ampiamente meritati, ma sul suo ritrovato talento, più volte dichiarato dalla critica, permettetemi di dirlo, ho seri dubbi. Una cosa è interpretare un ruolo molto vicino alla sua realtà, un’altra, è quella di affidargli un ruolo dove la sua recitazione possa apparire ancora credibile, mi spiace dirlo, ma la vedo molto dura per Rourke che possa ancora avere un’altra parte da attore principale in una grande produzione, viste le sue recenti condizioni fisiche. Purtroppo, la sua vocazione autodistruttiva tanti anni fa ha fatto in modo che avesse la meglio sul suo talento. Ricordo ancora la sue ottime performance in “Nove settimane e mezzo” e nello stupendo “L’anno del dragone”, dopo aver realizzato questi due famosissimi film, chiunque avesse avuto la testa oltre al suo talento, non avrebbe fatto fatica a lasciare una impronta indelebile nel storia del cinema, è lui invece che fa?! La piglia e la butta nel cesso per fare 7 anni di pugilato!!! Vabbè contento lui…
Una nota di merito invece la merita Marisa Tomei, che col passare degli anni ha modellato un fisico niente male, permettendogli di recitare con tanto di perizoma il ruolo della vecchia (ma sempre bona) spogliarellista Cassidy.
Chi si aspetta una pellicola con il protagonista che esegue i preparativi di un super allenamento alla Rocky Balboa per conquistare il titolo mondiale si sbaglia di grosso, in The Wrestler, non c’è niente di tutto questo, qui si analizza il lento è malinconico declino di un uomo, che non ha saputo gestire in modo adeguato la sua vita fuori è dentro il ring.

Namor

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Di Andy (del 30/03/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 885 volte)
Artista
U2
Titolo
No line on the horizon
Anno
2009
Label
Islands/Universal

Vista la deludente prova del precedente album How to dismantle an atomic bomb, mi ero avvicinato all’ascolto di questo nuovo lavoro che gli U2 hanno chiamato No line on the horizon, abbastanza scettico e svogliato. Invece ho dovuto ricredermi, in parte, perché ho ritrovato in parecchi frangenti del disco le sonorità tipiche di questa band irlandese che non si sentivano dai tempi di Pop o Zooropa. Il singolo apripista Get on your boots era stato abbastanza maltrattato dalla critica, giudicato, direi giustamente, troppo commerciale, rumoroso ma privo di idee realmente valide. Però, già con l’uscita del secondo, Magnificient, si era capito di una volontà di tornare alla ricerca dei suoni che hanno reso gli U2 la band più interessante dell’ultimo ventennio musicale. Certo non è la nuova Unforgettable fire, però mi sembra che almeno nelle intenzioni ci si voglia avvicinare; grande lavoro di Edge, bello il rif di arpeggi tipici del suo stile, chitarra effettata e brillante come ai tempi di Pride. Anche Adam Clayton fa la sua buona parte, con quel basso portante come una colonna e la batteria di Larry Mullen jr. rotolante come sempre completa l’insieme di un bel groove su cui la voce di Bono Vox, tra l’altro in splendida forma, riporta le atmosfere degli anni ottanta che lo avevano consacrato uno dei migliori cantanti al mondo (direi che se la cava ancora ottimamente); rimane il miglior pezzo dell’album. Unknow caller è un'altra canzone che mi piace molto , bella atmosfera , con quei cori ricorrenti in tutto il pezzo e un bellissimo finale strumentale . Fez-being born presenta anche grandi atmosfere ma troppo forzate , mentre la ballata che segue, White as snow, è bella nella sua semplicità. La seguente Breathe alza un po’ il tiro ma rimane troppo ancorata ai clichèt del disco precedente. Bella la chiusura con Cedars of Lebanon, lenta e fumosa con la voce suadente e sussurrata di Bono, una ballata più raccontata che cantata. A mio gusto questi sono i brani più interessanti, per il resto aleggia una sensazione di già sentito ma poco emozionante.
L’ellepi si compone di undici canzoni e per la sua realizzazione la band ha richiamato per la registrazione e la collaborazione anche compositiva vecchie conoscenze come Brian Eno, Dannie Lanoise e addirittura Steve Lillywhithe, che aveva mixato i primissimi lavori del gruppo. Il risultato è abbastanza soddisfacente ed è prevista l’uscita di un nuovo album addirittura entro fine anno, quindi materiale ce n’è. In questo No line…avrei messo meno elettronica e ritrovato il suono più essenziale, diciamo quello di Joshua three magari, ma nell’insieme trovo questo disco moderno e ascoltabile, molto più dei precedenti. I
biglietti per il prossimo tour mondiale sono già pressoché introvabili e quindi tutto sommato…bravi U2… Buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 26/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 874 volte)
Titolo originale
The Mist
Produzione
USA 2007
Regia
Frank Darabont
Interpreti
Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Andre Braugher, Laurie Holden, Toby Jones.
Durata
127 Minuti
Trailer

All’indomani del passaggio di una di una violenta tempesta abbattutasi su una cittadina del Maine, David Drayton (Thomas Jane) in compagnia del figlio Billy (Nathan Gamble) e del suo esecrato vicino di casa, si dirigono all’emporio giù in città per fare provviste.
Ad interrompere il quotidiano tran tran dei clienti e commessi presenti nel supermercato è l’inaspettato e minaccioso allarme di una sirena, che dapprima lascia sbigottiti e poi increduli i suoi occupanti. Mentre l’urlo della sirena si fa sempre più sinistro, un uomo ferito sta correndo terrorizzato verso il supermercato in cerca di salvezza, introdottosi e in preda al panico urla al gruppo di persone presenti che c’è qualcosa nella nebbia che ha afferrato il suo amico trascinandolo via con se! Neanche il tempo di barricarsi dentro al negozio, che l’oscura foschia ha già impietosamente avvolto tutta la cittadina in una mortale stretta di luce claustrofobica, dando inizio ad una battaglia per la sopravvivenza tra gli abitanti del paese e le strane creature alimentate dalla misteriosa nebbia!
Dopo i bellissimi “Le ali della libertà” ed “Il miglio verde”, il regista e sceneggiatore Frank Darabont, per dirigere la sua nuova pellicola“The mist”, attinge nuovamente da un altro racconto intitolato “La nebbia” del celebre scrittore Stephen King.
Confrontando l’ultimo titolo di questo trittico letterario con i suoi precedenti, non si può certo dire che qualitativamente sia all’altezza dei suoi illustri predecessori, visto che la suddetta pellicola è stata girata in soli 37 giorni e con un budget molto ridotto. Inevitabilmente tale scelta ha portato ad allestire anche un cast nettamente inferiore alle due precedenti trasposizioni cinematografiche, ma nonostante tutto, l’esito risulta abbastanza apprezzabile. Certo, “The mist”, non ha la stessa potenza strutturale e narrativa delle precedenti pellicole, ma se saprete accontentarvi qualcosa di apprezzabile, a chi piace il genere (a parte il finale)…c’e!

Namor

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Di xanteferranti (del 23/03/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2681 volte)
Titolo originale
Mario Ballocco
Curatore
Paolo Bolpagni
Editore
Silvana Editoriale
Prima edizione
2009

Mario Ballocco (Milano, 1913-2008) è stato un autentico protagonista dell’arte italiana del Novecento. Pittore astrattista di qualità sopraffina e grande rigore e coerenza, fornì un contributo fondamentale allo sviluppo del design e dello studio del colore e della percezione visiva nel nostro Paese. In lui si incontravano in maniera straordinaria le istanze dell’estetica e della scienza, della comunicazione e della didattica, della teoria e della tecnica.
Allievo di Aldo Carpi all’Accademia di Brera negli anni trenta, nel 1947 fu in Argentina, dove operò a contatto con Lucio Fontana. Al ritorno in patria, nel 1949 creò a Milano “AZ”, la prima importante rivista d’arte contemporanea nell’Italia del dopoguerra, che uscì fino al 1952 sempre sotto la sua direzione.
Nel novembre del 1950 Ballocco fondò e definì il programma del Gruppo Origine, cui aderirono anche Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla; il sodalizio si sciolse nell’aprile del 1951.
Nel 1952 e 1953 organizzò alla Fiera di Milano la prima e la seconda “Mostra delle arti e dell’estetica industriale”, e nel 1958 la “Prima Mostra del Colore” al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”.
Dal 1957 al 1964 Ballocco diresse la pionieristica rivista “Colore. Estetica e logica”, attraverso la quale inaugurò un inedito sistema di analisi della questione percettiva che da lì in avanti avrebbe caratterizzato la sua attività di pittore e studioso. Quale strumento di coordinamento operativo per la soluzione di problemi visivi di interesse collettivo, elaborò la metodologia interdisciplinare da lui denominata “cromatologia”, che introdusse negli anni settanta all’Accademia di Brera e alla Carrara di Bergamo, e poi, dal 1988 al 1991, al Politecnico di Milano.
Vista l’importanza del personaggio, da tempo si soffriva l’assenza di un’ampia monografia dedicata all’opera multiforme di Mario Ballocco. Il libro curato da Paolo Bolpagni – pensato come omaggio al maestro in occasione del novantacinquesimo compleanno, e purtroppo venuto a configurarsi, a causa della sua recente scomparsa, quale tributo postumo – pone finalmente rimedio a questa mancanza. Fulcro della pubblicazione è il trattato sulla Cromatologia redatto dall’artista tra il 1988 e il 1992, qui riprodotto per la prima volta: si tratta di un prezioso documento che costituisce la summa dei suoi studi intorno a questa innovativa disciplina di studio e di ricerca. La stessa scelta delle circa cento riproduzioni di dipinti e disegni che compongono il catalogo è stata eseguita con l’intento di privilegiare la fase del lavoro creativo di Ballocco maggiormente improntata all’applicazione in ambito estetico dei principi, delle leggi, dei fenomeni ottici esplorati nella parallela attività d’indagine metodologica e applicativa. Pur senza trascurare, beninteso, le altre tappe fondamentali di una carriera pittorica lunga e straordinaria, dagli esperimenti neocubisti all’astrazione “espressiva e comunicativa” legata all’esperienza del Gruppo Origine.
Il volume, introdotto da un’ispirata testimonianza-omaggio di Narciso Silvestrini e dai saggi storico-interpretativi del curatore e di Maurizio Vitta, si chiude con una consistente serie di apparati, che includono una vasta antologia critica (con estratti di significativi scritti di Luigi Lambertini, Luciano Caramel, Umbro Apollonio, Giulio Carlo Argan, Maurizio Carlvesi, Angela Vettese e Lara Vinca Masini), un’accurata sezione bio-bibliografica e il regesto completo di “AZ” e di “Colore. Estetica e Logica”, le due importanti riviste fondate e dirette da Ballocco.

xanteferranti

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Di Namor (del 19/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 921 volte)
Titolo originale
Street Kings
Produzione
USA 2008
Regia
David Ayer
Interpreti
Keanu Reeves, Forest Whitaker, Hugh Laurie, Chris Evans, Martha Higareda.
Durata
109 Minuti
Trailer

Il tormentato Tom Ludlow (Keanu Rives) è, come lo ama definire il suo capo squadra il capitano Jack Wander (Forest Whitaker), la punta di diamante dell’Ad Vice, un’unità specializzata del LAPD (Dipartimento di Polizia di Los Angeles). Questo nucleo di poliziotti non agisce secondo il protocollo, loro non catturano i criminali, ma li eliminano direttamente durante le loro discutibili operazioni. A monitorare l’inconsueto modus operandi dell’Ad Vice, è il capitano Biggs (Hugh Laurie) della commissione disciplinare, che tenta invano di far redimere l’agente Ludlow. L’uccisione di un poliziotto confidente della disciplinare ed ex collega di Ludlow, involontariamente coinvolto durante l’ennesima esecuzione, farà affiorare tutto il marcio di una verità da sempre ben radicata nel dna del LAPD.
La notte non aspetta” è tratto da un racconto del famoso scrittore James Elroy, il quale offre la propria partecipazione anche alla stesura della sceneggiatura. Stranamente il film per quanto riguarda gli incassi non è andato molto bene, anzi diciamo pure che gli esiti sono stati molto insoddisfacenti, sia negli Stati Uniti che da noi, ricordo infatti che uscì in sordina prima che iniziasse l’estate del 2008, anche se dai trailer poteva sembrare un prodotto discreto considerato il buon cast presente. Ma una volta visto, posso affermare che se un film incassa poco c’è sempre una spiegazione e ritengo che la mia personale possa scaturire dalla più totale assenza di originalità, seguendo lo sviluppo della trama si capisce già la fine.
Peccato, il coinvolgimento di Elroy nella sceneggiatura, mi aveva fatto sperare in qualche cosa di meglio, ma purtroppo così non é stato.

Namor

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