BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di mimmotron (del 03/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1198 volte)
Titolo originale
Maradona
Produzione
Spagna - Francia 2008
Regia
Emir Kusturica
Interpreti
Diego Armando Maradona, Lucas Fuica, Emir Kusturica
Durata
90 Minuti

Qualche sera fa sono stato invitato a cena a casa di un amico e per proseguire la serata mi ha proposto di guardare Maradona - El pibe de oro.
È stata la fatica di Sisifo giungere al termine di questo documentario, ma ciò nonostante ho deciso di farne un esame critico perché la pellicola offre davvero molti spunti di riflessione.
Su tutti la mia totale condivisione ad un'affermazione fatta da Kusturica durante le riprese “Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna”.
Un' aspetto, quasi surreale del fanatismo argentino che mi ha colpito è la chiesa maradoniana dove si diventa discepoli segnando un gol di mano durante il rito d'iniziazione ed in una preghiera, parafrasando il Padre Nostro viene citata la mafia napoletana alla quale “rimettiamo i nostri debiti”.
A parte questi aspetti folcloristici e una carrellata di bellissimi gol tra i quali quello che viene considerato da molti il più bel gol della storia del calcio ovvero la seconda rete segnata all'Inghilterra a Messico '86, Kusturica analizza il Maradona-uomo.
Ignorante come una scarpa stretta quando sostiene le posizioni di Fidel Castro, dimenticando che si tratta di un dittatore che ha privato di qualsiasi libertà il suo popolo.
Populista quando descrive i potenti del mondo come dei corrotti con le mani sporche del sangue di tanti innocenti. Leale quando dice che la guerra delle Falkland è stata voluta dall'Argentina, senza nascondere il rancore che ancora provano gli argentini per i loro caduti nei confronti degli inglesi.
Molto interessante quando parla della sua dipendenza dalla cocaina. Comprensibile e condivisibile quando si descrive come uno stupido per aver rovinato la sua vita con la droga ed ulteriore spunto di riflessione in merito quando sostiene che la droga ha limitato e non potenziato le sue già immense doti di calciatore.
È sua opinione che “avrei potuto essere molto di più di quello che sono”.
Assistiamo inoltre all'incontro con Chavez ed Evo Morales al summit delle Americhe del 2005, Manu Chao cantargli una canzone a lui dedicata “La vida tombola” e non potevano mancare una serie di immagini nella sua Napoli sulle quali credo si inutile raccontarvi qualcosa. Insomma se anche voi lo considerate il più forte giocatore di tutti i tempi dovete assolutamente guardare questo documentario perché Kusturica ci restituisce abilmente un immagine di Maradona ben definita arrivando al postulato che il gioco di Maradona è “il terzo istinto primordiale che guida l'umanità”.

A poco que debutó "Maradó, Maradó",
la 12 fue quien coreó "Maradó, Maradó".

Su sueño tenía una estrella llena de gol y gambetas...
y todo el pueblo cantó: "Maradó, Maradó",
nació la mano de Dios, "Maradó, Maradó".

Sembró alegría en el pueblo, regó de gloria este suelo...
Olé, olé, olé, olé, Diego, Diego.

mimmotron

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Di Namor (del 29/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1388 volte)
Titolo originale
From Paris with Love
Produzione
Francia 2010
Regia
Pierre Morel
Interpreti
John Travolta, Jonathan Rhys-Meyers, Kasia Smutniak, Richard Durden, Chems Dahmani.
Durata
92 Minuti
Trailer

James Reece (J.Rhys Meyers) è un diplomatico Americano che presta servizio all’ambasciata di Parigi, tra le tante mansioni per l’imminente summit internazionale a cui parteciperà anche la delegazione USA, gli viene affidato il compito di prelevare il suo nuovo partner all’aeroporto.
Giunto all’aeroscalo l’esterrefatto Reece, (che in realtà è un novello agente segreto sotto copertura), osservando l’irriverente agente Charlie Wax (John Travolta), con cui dovrà fare coppia, fa fatica ad immaginare cosa abbia di speciale un elemento del genere. Di fatto il look e i metodi usati dal super agente Wax, non sono proprio consoni a colui che dovrebbe garantire la sicurezza nazionale del paese, ma sono di sicuro i più letali ed efficaci.
I due, molto diversi l’uno dall’altro, si troveranno a fronteggiare e a risolvere in un turbinio di inseguimenti e sparatorie, la grave minaccia terroristica che incombe sull’incontro al vertice, organizzato dall’ambasciata statunitense.
Se si leggesse il titolo di questo film senza guardare la locandina o i vari trailer, si avrebbe l’impressione che si tratti più di una commedia, che di un vero e proprio action movie, difatti dietro a questa atipica intestazione si cela il vivace e adrenalinico “From Paris wiht Love”, l’ultimo film prodotto da Luc Besson e diretto dal regista Pierre Morel, la stessa coppia di autori del valente “Io vi troverò”.
Per essere l’ennesimo titolo di azione la trama non è male, così come il cast che adempie egregiamente al suo dovere, Travolta in versione tamarro rapato piace e affascina con le sue azioni travolgenti. Bravo anche il suo socio, l’interessante Meyers nel ruolo dell’ingenuo pivellino che lo accompagna in questa mirabolante missione. Carina e sufficiente la Smutniak, anche se la reputo più adatta alle commedie che a titoli di questo genere.
Il film che avevo inizialmente bocciato per l’inadeguato titolo, se lo si visiona nel contesto giusto ( più in dvd che al cinema) non delude, e la giusta fusione di azione e humor messa in atto dalla coppia Besson-Morell, ne fanno un titolo da vedere e gustare in una serata all’insegna della spensieratezza.

Namor

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Di Andy (del 26/04/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1670 volte)
Artista
Toto
Titolo
Falling in Between Live
Anno
2008
Label
Edel

Avevo già recensito l’album Falling in between, uscito nel 2006, giudicandolo un buon lavoro che conservava la naturale vena anni 80 di questa super band, ma aperto anche verso nuove sonorità, come è giusto che sia per dei mostri sacri come i Toto, i quali possono suonare bene qualsiasi cosa. Adesso è il momento di questo dvd concert, registrato al teatro Le Zenith di Parigi, durante il tour del 2007 e che porta l’omonimo nome del sopracitato disco ed è disponibile anche in blue-ray. Dico subito che a livello di immagine e sonoro è davvero eccezionale e, quanto ai musicisti, è inutile aggiungere altri commenti alla bravura tecnica di questi sei fenomeni. Da segnalare che al posto di David Paich troviamo l’ottimo Greg Phillinganes alle tastiere, turnista che ha suonato con Collins e Clapton, tra gli altri; non c’è neanche il grande Mike Porcaro al basso, sostituito degnamente da Leland Sclar, altro session man prezioso per molti artisti del calibro, ad esempio, di James Taylor. E per non farsi mancare niente troviamo anche Tony Spinner, giovane promessa del rock americano, alla seconda chitarra e voce. Gli “altri” sono i “ soliti” Lukather, Kimball e Phillips. L’apertura della scaletta è giustamente affidata a Falling in between, che è un prog-rock alla Dream Teather che suona ancora più potente e arricchito che nella versione studio; segue King of the world, cantata da Phillinganes, che rivela avere una voce calda e particolare e poi, eseguito alla stragrande, ci viene proposto un classico come Pamela, super hit degli anni ottanta. Bottom of your soul sempre da FIB, ci porta una grande atmosfera alla Africa, molto sognante ed esotica. Spazio alla mano e alla voce bluesy di Lukather con Don’t chain my heart, seguita dall’immancabile Hold the line, parecchio carica di energia rock-fusion. Ottima la voce di Spinner in I can’t stop loving you, versione acustica, in cui Lee Sclar la fa da padrone con un gran basso, mixata con un’altra pietra miliare dei Toto, I’ll be there for you, entrambe venate di pennellate di chitarra acustica e percussioni. Una chicca l’introduzione jazz di Rosanna, con il teatro gremito che si riempie di migliaia di palloncini colorati quando l’inconfondibile attacco di batteria, inventato dal compianto grandissimo Jeff Porcaro, riporta la canzone alla sua forma originale., con finale musicale travolgente..che mostri veramente! Avrei magari evitato la lunga parte strumentale dei soli, della serie”quanto siamo bravi”, però glielo perdoniamo quando attaccano Africa, una canzone che definire stupenda è davvero poco! Eseguita magistralmente, con i suoni meravigliosi di Phillinganes, che nel solo di tastiera sorprende anche Steve che si gira a guardarlo divertito. Non voglio rivelarvi tutto il repertorio, ma posso assicurarvi che ogni brano è suonato e arrangiato al meglio delle possibilità infinite di questo gruppo che cavalca le scene mondiali da ormai trent’anni, che bisogna dire, grazie alla bravura tecnica, ma soprattutto alla capacità di comporre canzoni veramente belle, riesce ad evolversi verso sound più attuali e quindi a non stancare. Lo dimostrano i sold-out ai loro concerti, sempre numerosi; sono praticamente sempre in tour e quindi..complimenti per come si portano questi tre decenni di successi mondiali..Buon ascolto e..visione!

 Andy

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Di slovo (del 23/04/2010 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 2093 volte)
Titolo originale
Sengoku majin Go-Shogun (Goshogun il dio della guerra)
Produzione
Giappone 1981
Episodi / Durata
26 / 22 minuti

Gotriniton (curioso adattamento… forse suggerito dalla forma a tridente delle armi?) è una di quelle (poche) serie robotiche che non ho avuto occasione di vedere da bambino, forse perché in Italia subì la sorte di una distribuzione impacciata, nonostante in Giappone ebbe un buon successo. Ma il fatto che "Sengoku majin Goshogun" seguì l’ottimo Baldios nella sequenza produttiva della Ashi Productions al massimo fervore creativo è bastato come garanzia di qualità, dandomi l’impulso per recuperare e vedere tutti i 26 episodi.
Fatta esclusione per il carattere seriale, che rende davvero ostica la visione in età adulta (quella sequenza di entrata del robot che si ripete tale e quale in ogni singolo episodio è gratificante giusto le prime 3-4 volte), vengono alla luce alcune intuizioni che permettono a Gotriniton di discostarsi dai clichè della stagione ‘robotica’ a cui, almeno per data, appartiene. Il nemico non è più un esercito alieno a cui i "buoni" tengono testa, ma un’organizzazione criminale (Veleno Nero) strutturata sul modello di una mafia transnazionale infiltrata nei centri di potere; la disparità numerica delle forze in gioco è controbilanciata dalla superiorità tecnologica in mano al gruppo “Good Thunder” (il ‘bimler’, esotica forma di energia scoperta dal professor Sanada e fulcro del potenziale bellico del Gotriniton).
L’aspetto che l’autore Takeshi Shudo ha voluto far emergere nella sceneggiatura è il rapporto tra uomo e macchine, la storia si svolge infatti in un ipotetico 2001 (la serie, lo ricordiamo, è del 1981) in cui i robot e i computer sono normali compagni ed interlocutori nella vita delle persone. Elemento chiave usato per approfondire il concetto è il personaggio di Kenta, figlio del defunto professore Sanada: possiede infatti un particolare legame con le macchine che si evolverà nel corso della serie fino ad una vera e propria ascensione (ripresa da Katsuhiro Otomo in Akira?)
Appare subito chiaro che il robot da combattimento Gotriniton non è l’asse portante della storia, a volte si ha l’impressione che funga solo da sfondo e che le relazioni tra i personaggi siano il vero fulcro narrativo: non solo la squadra dei buoni (Shingo, Killy e Remi) ma anche i generali nemici (Cuttnal,Kernagul, e l’androgino Bundle) acquistano spessore e caratterizzazione inusuali.
Essendo rivolto ad un pubblico di adolescenti, Gotriniton non può esondare certi limiti ma il potenziale delle idee che trasudano dal concept – e che con tutta probabilità sono riverberate in altre produzioni – innalza il livello di questo anime rispetto ad altri dello stesso genere o epoca.

slovo

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Di Miryam (del 21/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1002 volte)
Titolo originale
Paranormal Activity
Produzione
USA 2007
Regia
Oren Peli
Interpreti
Katie Featherston, Micah Sloat, Mark Fredrichs, Amber Armstrong, Ashley Palmer.
Durata
86 Minuti
Trailer

Paranormal Activity” è un film prodotto, diretto e sceneggiato dal regista esordiente Oren Peli, opera cinematografica che è costata solo 15.000$ (poco più di 10.000 euro), ma che ne ha incassato più di 100 milioni in tutto il mondo!
La pellicola e di certo molto economica, basti pensare che è stato girato interamente in una casa, per giunta di proprietà dello stesso regista e interpretata da due attori sconosciuti che, cercavano a modo loro di trasmettere paura al pubblico… inutile dire che non ci sono riusciti.
La trama è presto detta: Katie e Micah sono una coppia di fidanzati che si sono trasferiti in un appartamento dove durante la notte, avvengono dei fatti che potrebbero essere definiti paranormali. Per questo motivo viene anche interpellato un esperto in materia, il quale deduce che la casa è infestata da un demone, quindi Micah, decide di installare una videocamera in camera da letto per registrare tutto quello che avviene durante la notte.
Come ho già detto all’inizio, di terrore in questo titolo non c’è proprio niente, anzi tutt’altro al limite può scapparci anche una risata durante la visione, quindi non mi spiego come sia stato possibile che in alcune sale cinematografiche ci siano stati attimi di panico tra il pubblico adolescenziale. Sembra che l’America sia rimasta terrorizzata da questo lungometraggio, persino Spielberg lo ha definito come uno dei film più terrificanti… forse il regista non ha mai visto un vero film horror! Senz’altro tutta questa pubblicità ha scatenato una grande curiosità nella gente, tanto da portare il film ad incassi vertiginosi. Secondo me un altro punto a sfavore del film è l’assenza di una colonna sonora, cosa che non dovrebbe mai mancare per creare più tensione e suspance, specialmente in un genere come questo.
Praticamente, per arrivare ad una conclusione, la pellicola è a dir poco noiosa e fastidiosa, perciò se qualcuno di voi noleggerà il dvd, vi do un consiglio, non guardatelo né a letto e nemmeno seduti comodi sul divano, perché vi addormenterete sicuramente…

Miryam

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Di Namor (del 19/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1079 volte)
Titolo originale
Clash of the Titans
Produzione
USA - Gran Bretagna 2010
Regia
Louis Leterrier
Interpreti
Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen.
Durata
106 Minuti
Trailer

Dopo 29 anni ritorna al cinema il remake di “Scontro tra Titani”, diretto dal regista francese Louis Leterrier.
Chi ha cognizione in merito, sa che la pellicola narra la vicenda del semidio Perseo (Sam Worthington), nato da uno stupro di Zeus (Liam Neson) ai danni di una Regina, per punire suo marito il Re, colpevole di essersi ribellato ai voleri degli Dei.
Gli uomini sempre più esasperati dalle continue bizze degli dei, decidono di non seguitare più nel loro culto mettendoli al bando, la cosa neanche a dirlo, fa imbestialire il permaloso sovrano dell’Olimpo che sobillato dal fratello Ade (Ralph Fiennes), da il via libera ad agire contro gli uomini, scatenandogli contro il possente Kraken. La distruzione di Argo è imminente, solo il sacrificio della bella principessa Andromeda (Alexa Davalos), può placare la tremenda ira degli dei e mettere fine allo scontro tra le due fazioni. Sarà il semidio Perseo in cerca di vendetta a farsi carico di sconfiggere la mostruosa creatura e porre fine al vendicativo complotto di Ade nei confronti del fratello Zeus.
Non avendo visto la pellicola originale del 1981 diretta dal regista Desmond Davis, non posso fare un confronto tra le due opere, quindi mi limiterò a giudicare solo la presente.
Ad essere sinceri la mia aspettativa verso questo film era molto alta, visto che la mitologia, ha sempre esercitato, nei miei confronti, un grande fascino, se poi ci mettiamo la proiezione 3D, gli indispensabili effetti speciali che nel contempo hanno fatto passi da gigante, era lecito aspettarsi di assistere alla visione di un piccolo capolavoro visivo. Invece niente di tutto questo, le creature che dovrebbero rappresentare i Titani non sono niente di eccezionale, anzi diciamo pure che si poteva fare di meglio senza neanche sforzarsi oltremodo, gli effetti speciali sono nella norma, ne di più ne di meno di quello che si vede in questo genere di pellicole, per quanto riguarda il 3D, posso tranquillamente affermare che tale tecnica è stato il vero punto debole del film.
Il motivo di tale difetto, sta nel fatto che la pellicola inizialmente non era stata concepita per essere girata nel formato tridimensionale, ma é stata rielaborata in 3D dopo il montaggio con una particolare tecnica al computer. Il risultato di questa penosa operazione ha reso la pellicola inguardabile, tant’ è vero che inizialmente ho pulito più volte le lenti degli occhiali, poiché la visione del film risultava altamente opacizzata.
Quindi se andate a vederlo, evitate accuratamente la visione in 3D e optate per quella normale, ci guadagnerete soldi e qualità visiva, anche perché di tridimensionale la pellicola non ha proprio niente è stata solo una miserabile operazione della Warner, per spillare più soldi all’ignaro pubblico che si reca in sala.
Si dice che Leterrier, abbia già firmato per una trilogia e che avrebbe già scritto lo script dei prossimi due capitoli e la cosa non mi sorprenderebbe, visti i stratosferici incassi fatti registrare al botteghino.
Se così fosse staremo a vedere i seguenti capitoli, il primo lo boccio senza alcuna remora, andare al cinema pagare 10 euro ed essere presi per il culo, non mi sta proprio bene.

Namor

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Di Asterix451 (del 16/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1057 volte)
Titolo originale
Green Zone
Produzione
Gran Bretagna, USA, Francia, Spagna 2010.
Regia
Paul Greengrass
Interpreti
Matt Damon, Greg Kinnear, Brendan Gleeson, Khalid Abdalla, Amy Ryan.
Durata
115 Minuti
Trailer

Baghdad, gli Americani conquistano la capitale.
La guerra è appena finita, Saddam è in fuga e la città versa nel caos più totale, bersagliata dal fuoco dei bombardamenti notturni che devastano vite, strade e palazzi; sotto un cielo illuminato dai traccianti, due auto corrono via nella notte per portare in salvo un uomo chiave dell’Esercito Iracheno: il Generale Al Rawi (Igal Naor), noto all’Intelligence Americana come il “Jack di Fiori”, che farà di tutto per opporsi alla disgregazione del suo Paese; egli cercherà di mantenere uniti i gerarchi delle armate, e perdipiù conosce la verità suelle armi di distruzione di massa di Saddam. E sono proprio queste che il Delta Force Roy Miller sta cercando (Matt Damon), al comando di una delle tante squadre incaricate di identificare e perlustrare quei siti in cui si ritiene essero fossero dislocate.
Missioni pericolose, durante le quali la vita degli uomini viene messa a repentaglio continuamente ma che, apparentemente, non conducono a nulla; infatti gli uomini della Delta irrompono in vecchi magazzini fatiscenti, nei quali non vi è traccia degli arsenali nascosti che la CIA dichiara invece individuato. Il dossier Top Secret che contiene le informazioni di “Magellano” (una misteriosa fonte) sembra essere un enorme buco nell’acqua. Roy Miller cerca di parlarne ai suoi superiori ma viene esortato ad eseguire gli ordini, senza fare domande: è evidente che dietro a quelle missioni ci siano giochi sporchi, al di fuori della sua sfera di competenza, e Miller non può fare altro che rispettare le direttive e riprendere le ricerche.
Tutto sembra arenarsi sul dossier di Magellano, dunque, e solo con l’aiuto di Freddy (Kalid Abdalla ), un Iracheno che ha acquisito informazioni importantissime e decide di collaborare con gli Americani, Miller individua una pista che lo condurrà sul pericoloso terreno della diplomazia corrotta, la stessa che manipola la verità su questi armamenti che sembrano non esistere. Inizierà così la sia missione in solitaria alla ricerca della verità, e quindi del Generale Al Rawi in persona, appoggiato da un indisciplinato Agente CIA (Brendan Gleason) che vorrebbe ristabilire un vero ordine nel Paese, e non un governo fantoccio filoamericano.
Paul Greengrass ( regista della trilogia di Bourne) torna a dirigere Matt Damon in questo spy-movie dallo sfondo bellico, riproponendo le carte dei loro film precedenti. Infatti, nonostante le ambientazioni differiscano, nessuno avrebbe da ridire se il protagonista si chiamasse ancora Jason Bourne: stesso pathos, stesse inquadrature traballanti, stessa frenetica concitazione degli eventi in una trama di scatole cinesi. Matt Damon piace nel ruolo di Roy Miller, il soldato buono che mette a repentaglio la vita per l’amore della verità, e il film cattura dalla prima scena, fino alla fine, senza cadute di ritmo. Sono convincenti ed emozionanti i due “Iracheni”, Freddy (l’ex “Cacciatore di Aquiloni”) ed Al Rawi, mentre Greg Kinnear è sufficientemente viscido nel ruolo del funzionario spregiudicato: sfumature che spesso caratterizzano le sue interpretazioni.
Belle ambientazioni, tra i vicoli di una Baghdad devastata dalla guerra; è spettacolare l’impiego dei mezzi e degli equipaggiamenti militari, anch’essi protagonisti come le persone; efficace la colonna sonora, che dona uno straordinario effetto presenza all’interno della sala.
Nonostante i moltissimi lati positivi, ho patito la tipica regìa “mossa” di Greengrass, che già mi disturbava in Bourne: ottima per alcune scene, al limite della nausea per tutto il resto; una perdita di dettaglio che penalizza un’ottima sceneggiatura. La trama semplice assolve lo scopo, tuttavia resta il solito sapore agrodolce del “risciacquo politically correct”, immancabile e indispensabile al rinnovamento iniziato con Obama. Inoltre è un film, questo, che mi ricorda “The Kingdome”: l’attenzione alla tecnica di guerra e all’azione snatura i personaggi, che comunicano molto poco.
Green Zone è sicuramente promosso, guardatelo, ma io aspetto ancora un nuovo “Black Hawk Down”.

Asterix451

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Di Louise-Elle (del 14/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1400 volte)
Titolo originale
Invictus
Produzione
USA 2009
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern.
Durata
134 Minuti
Trailer

Nelson Mandela, dopo ventitrè anni di carcere, è il nuovo Presidente del South Africa, una Nazione divisa da decenni dall’Aparthaid e da violenze sociali.
Anno 1995. Ad un anno circa dalle elezioni, per Mandela, uomo semplice debilitato nel fisico e nell’anima dalla lunga prigionia, la riconciliazione e l’integrazione sono l’obiettivo principale del suo Governo. Il Presidente è intenzionato a smantellare il regime razzista contro cui ha lottato per tutta la vita e nel contempo vuole costruire un nuovo Stato senza discriminazioni e favorire una reale pacificazione fra le due comunità che si sono per anni odiate ed ignorate. Nelson Mandela per fare questo pensa di ricorrere al rugby, lo sport della minoranza bianca ex dominante. Riesce a convincere Francois Pienaar, boero e aristocratico, Capitano della nazionale sudafricana Springboks, a guidarla fino alla vittoria finale contro gli invincibili All Blacks neozelandesi.
Mi aspettavo di assistere ad un film con dialoghi politici e invece i 134 minuti di proiezione sono piacevoli e scorrevoli. La strepitosa interpretazione di Morgan Freeman nel ruolo del Leader Mandela è davvero commovente e stupenda. Descrive il lato più profondo e umano del Presidente che altro non è che un uomo anziano che in seguito alle sue idee e alla sua lunga prigionia ha dovuto rinunciare all’affetto di una famiglia reale, ma l’ha egregiamente sostituita, a suo dire e anche per sua volontà, con una famiglia composta da 42 milioni di persone: la Nazione che lo ha eletto trionfalmente. Un uomo che dopo essere stato rinchiuso in una misera cella per anni in compagnia di un libro di poesie, esce da questa esperienza ancora più umile e coraggioso tanto da dare l’esempio che la prima regola per una pacifica convivenza è abbandonare il rancore e perdonare il proprio nemico. L’ammirazione e la stima per il Presidente da parte del Capitano Pienaar (interpretato da un sempre più affascinante e professionale Matt Damon) è il motore che trasmette forza e determinazione alla squadra di rugby che con la sua vittoria unirà e farà abbracciare almeno per il tempo della partita e degli inevitabili successivi festeggiamenti, la popolazione bianca e nera del Sudafrica. Le scene della partita di rugby sono davvero entusiasmanti e da seguire anche per chi non è un’ appassionato di questo sport. Personalmente mi piace e concordo pienamente con ciò che è il pensiero di Oscar Wilde in proposito: “il rugby è uno sport da selvaggi giocato da gentiluomini, mentre il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da selvaggi.” Ancora una volta Clint Eastwood, in qualità di regista, ha tutta la mia ammirazione poiché ha saputo regalare al pubblico un film godibile, trattando un argomento scottante e difficile come il razzismo, con grande tatto e umanità.
Il film è tratto dal libro del giornalista John Carlin “Ama il tuo nemico”. La storia infatti è davvero molto tenera e delicata. E’ un tributo e un ritratto inedito del Leader Mandela descrivendolo non solamente come tutti lo abbiamo conosciuto, cioè un uomo politico, ma ne evidenzia le qualità: straordinario, capace, intelligente, carismatico, paziente, davvero meritevole del Premio Nobel per la Pace assegnatogli nel 1993 e soprattutto “invincibile”.

Louise-Elle

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Di Angie (del 12/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1018 volte)
Titolo originale
Shutter Island
Produzione
USA 2010
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Patricia Clarkson.
Durata
138 Minuti
Trailer

Dopo il grande successo di “ The Departed” Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio tornano a lavorare insieme nel thriller psicologico horror “Shutter Island”, tratto dal romanzo di Dennis Lehane “ L’isola della paura”.
Ancora una volta possiamo ammirare un Di Caprio, decisamente migliorato sotto il profilo recitativo, al momento attuale lo considero uno dei migliori attori che ci sono in circolazione. Al suo quarto film con Scorsese, lo vediamo decisamente trasformato, dal romantico eroe del Titanic, abituato a ben altre tempeste, in un poliziotto con il mal di mare su un traghetto in balia delle onde.
Siamo nel 1954, all’apice della guerra fredda, quando l’agente federale Teddy Daniels ( Leonado Di Caprio) ed il suo collega Chuck Aule ( Mark Ruffalo), vengono convocati a Shutter Island per indagare sulla scomparsa di una paziente pluriomicida che, sarebbe svanita nel nulla da una cella blindata dell’impenetrabile ospedale di Ashecliffe. Circondati da psichiatri inquisitori e da pazienti psicopatici e pericolosi, i due poliziotti si trovano ad affrontare una situazione al quanto complicata e misteriosa. I sospetti e i misteri si moltiplicano e durante la loro indagine diventano sempre più terrorizzanti e terrificanti con l’emergere di oscuri complotti ed esperimenti medici con lavaggi del cervello. Teddy comincia a rendersi conto che più andrà a fondo nell’indagine e più sarà costretto a confrontarsi con alcune sue paure, in quanto ancora traumatizzato dalla morte di sua moglie e dagli orrori visti a Dachan durante la guerra. Capirà anche che egli stesso, rischia di non uscire vivo dall’isola. Forse qualcuno sta cercando di farlo impazzire? O è divenuto pazzo?........
Un bel thriller psicologico con un di Caprio che dà il meglio di se, in questa pellicola è talmente bravo che ci si immedesima nel suo personaggio, vivendo dapprima la sua battaglia e poi il suo declino psicologico. E anche alla fine quando i giochi sembrano volti al termine ecco dove con quest’ultima frase: “E peggio vivere da mostro o morire da uomo?” , il regista lascia allo spettatore, trarre le proprie conclusioni.
Ritengo che “Shutter Island”sia un ottimo film, dove la suspense ti accompagna per tutta la proiezione, capace di sorprenderti fino alla fine, senza mai svelare più del necessario, coinvolgendo lo spettatore con un finale davvero inatteso e che lascia riflettere.

 Angie

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Di Namor (del 09/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1619 volte)
Titolo originale
Barbarossa
Produzione
Italia 2008
Regia
Renzo Martinelli
Interpreti
Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Hristo Shopov, Cécile Cassel.
Durata
139 Minuti
Trailer

Premetto, che i film narranti di vicende storiche, hanno sempre esercitato un grande fascino su di me, quindi, incuriosito da questo allettante titolo che veniva definito nientemeno come il Braveheart italiano, con tanto di comparse ed effetti speciali per l’epica battaglia di Legnano, mi promisi che alla sua uscita, mi sarei recato nelle sale per goderne la visione.
A frenare questo mio intento, furono le innumerevoli polemiche che scatenarono la prima di “Barbarossa”, tenutasi non in una sala cinematografica come vuole la prassi, ma bensì, per volere della Lega Nord, al Castello Sforzesco, alla quale partecipò una notevole rappresentanza del governo, capitanata dal Berlusca, decisi a godersi la portentosa pellicola sulle eroiche origini della Lega. Indiscrezioni infatti, riportano che sia stato lo stesso Bossi a finanziare la pellicola, operazione attuata per dare lustro al suo partito e dimostrare quanto sia stato “cazzuto” già all’epoca, se è vero che il suo intento era questo, caro Senatur, si lasci dire che i soldi da lei investiti, potevano essere spesi molto meglio!
La pellicola tanto acclamata, non so da chi e con quale coraggio, di pregevole non ha proprio niente, altro che straordinario kolossal da grandi numeri, qui di colossale, c’è solo la fregatura di chi è andato al cinema a vederlo. Il film di Martinelli, rasenta le normali fiction televisive che ultimamente stanno invadendo il piccolo schermo, ne più ne meno.
L’unica cosa che salvo per un motivo affettivo è la presenza del mitico Rutger Hauer, in ottima forma nonostante le sue 65 primavere, per quanto riguarda gli altri interpreti lasciamo stare, la recitazione di Raz Degan è inesistente, non bastano un bel paio d’occhi per fare un attore, ci vuole talento recitativo, attitudine di cui è completamente sprovvisto. Imbarazzante anche la prova dell’attore premio Oscar F. Murray Abraham, se solo penso che quest’attore è stato lo stratosferico Salieri in “Amadeus”, mi vien da piangere nel vederlo partecipe di tali progetti. A testimoniare lo scarso risultato di “Barbarossa”, vi sono anche le cifre spese per realizzarlo, che si aggirano sui 30 milioni, contro  quelle incassate che non arrivano neanche al milione e mezzo.
In sintesi vi do un consiglio, evitate sti 139 minuti di noia e mirate a qualche cosa di più proficuo da vedere o da fare!

 Namor

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Di Darth (del 06/04/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1545 volte)
Titolo originale
Altai
Autore
Wu Ming
Editore
Einaudi
Prima edizione
Dicembre 2009

“Di fronte a un deserto, un fiume ha due scelte: gettarsi con foga tra le sabbie, determinato ad attraversarle e irrigarle, con il rischio di seccarsi e spegnersi per sempre, oppure evaporare e diventare nuvola, per volare sopra il deserto e, piovendo sulle montagne, tornare fiume.”
Siamo nel 1569 a Venezia, lì Emanuele De Zante, agente segreto della serenissima sta indagando per scoprire chi ha fatto esplodere l’arsenale. Purtroppo per lui, avendo necessità di un capro espiatorio ed essendo venuto a conoscenza delle sue origini giudaiche, il consigliere Nordio decide di addossargli la responsabilità dell’attentato. De Zante però, riesce a fuggire prima della cattura e si ritroverà a dover viaggiare per mezza Europa, fino a raggiungere Costantinopoli ed allearsi con quello che, poco tempo prima, considerava il peggior nemico: Yossef Nasi.
La peculiarità di Altai è la cura con la quale è scritto. I dialoghi in quel di Venezia sono spesso in dialetto locale, ed anche successivamente le citazioni e gli stralci in lingue locali avvolgono il lettore nell’atmosfera antica della narrazione.
"Wu Ming", non è come può sembrare un orientale, ma bensì un collettivo di scrittori italiani che precedentemente si era firmato “Luther Blisset” ed aveva scritto, quindici anni or sono, il romanzo “Q”: prequel non fondamentale di “Altai”.
Non ho letto “Q”, ma devo dire che “Altai” mi è piaciuto abbastanza. In alcuni momenti forse un po’ prolisso e con poca verve, ma lo sfoggio di un italiano curato, nonché la profondità dei personaggi principali sono certamente punti importanti e, soprattutto, l’ambientazione storica splendidamente ricostruita: con le terminologie, con le descrizioni dei luoghi e con gli eventi. I protagonisti, infatti, saranno a Cipro durante la presa di Famagosta da parte dell’impero ottomano, e De Zante (alias Manuel Cardoso) parteciperà alla celebre “battaglia di Lepanto”.
A chi piacciono i romanzi storici e non ha problemi ad andare a controllare sul vocabolario il significato di alcuni termini arcaici, non posso che consigliare la lettura di questo romanzo, tra l’altro, scaricabile gratuitamente come ebook dal sito ufficiale http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/

Darth

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Di slovo (del 04/04/2010 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1031 volte)
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La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua !

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Di slovo (del 03/04/2010 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1109 volte)
image by slovo

Un sentito grazie dall'intero staff di Blogbuster, a tutti i nostri visitatori e collaboratori per il risultato conseguito, oggi, grazie al vostro prezioso apporto festeggiamo il nostro quarto anno di recensioni! 

Collettivo Blogbuster : - )

                                                   

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Di Namor (del 01/04/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1667 volte)
Titolo originale
The Lost Symbol
Autore
Dan Brown
Editore
Mondadori
Prima edizione
2009

Dopo l’enorme successo letterario e cinematografico del suo illustre protagonista, Dan Brown con “Il simbolo perduto”, ci propone la terza avventura del professor Robert Langdon.
Questa volta il docente di simbologia è stato invitato a Washington, dal suo potentissimo amico filantropo Peter Salomon, per partecipare ad un congresso e trattare il tema sulle origini esoteriche della capitale Americana. Arrivato a destinazione Langdon, si rende conto di essere stato ingannato da qualcuno, poiché quel giorno al Campidoglio non è prevista alcuna conferenza sulla misteriosa genesi degli Stati Uniti. All’interno del museo, viene ritrovata una mano recisa alla base del polso con l’indice rivolto verso l’alto , l’organo prensile infilzato su un piedistallo di legno situato al centro della sala è un inequivocabile messaggio rivolto a Peter Langdon, il quale dovrà dar fondo alle sue conoscenze sui simboli massonici, per risolvere la nuova ed inquietante minaccia che si sta abbattendo sugli Stati Uniti d’America!
Dopo aver scandagliato a fondo i possibili enigmi sulla simbologia cattolica, Dan Brown per dare nuova linfa al suo personaggio, si volge a quelli sconosciuti è altrettanto misteriosi rebus, riguardanti la massoneria e i suoi prestigiosi affiliati.
Come le sue precedenti avventure, Langdon deve lottare contro il tempo per risolvere i vari enigmi che gli si presenteranno di volta in volta per sventare la nuova ed imminente minaccia. Il ritmo di questo romanzo è sicuramente più frenetico rispetto ai precedenti, difatti qui la storia si svolge in una sola notte, eppure c’è qualcosa che lo rende ugualmente statico e poco incisivo. La risposta sta nell’immobilità dell’adattamento della trama, anche qui lo scrittore Americano si ripete, cambia la materia su cui investigare ma non i personaggi, tant’ è vero che anche qui (come nei precedenti libri), vi sono presenti l’onnipresente protagonista femminile che accompagna Langdon per tutta l’avventura, il cattivo sempre più visionario e folcloristico e l’inevitabile lungo conflitto tra scienza e religione.
Delle tre avventure questa è sicuramente la meno intrigante, comunque questa piccola magagna, non fermerà di certo la sua uscita cinematografica, visti gli stratosferici incassi avuti con gli scorsi film.
Per quanto riguarda il libro in questione, se avete un conoscente in possesso di una copia fatevela prestare, se poi vi è piaciuto a comprarlo c’è sempre tempo!

Namor

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Di Andy (del 29/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1097 volte)
Titolo originale
This Is It
Produzione
USA 2009
Regia
Kenny Ortega
Interpreti
Michael Jackson, Nick Bass, Michael Bearden, Daniel Celebre, Mekia Cox.
Durata
112 Minuti
Trailer

L’attesa per questo dvd postumo alla scomparsa di Michael Jackson, uscito il 23 febbraio scorso è stata lunga, dato che la Michael Jackson Company, la società che si occupa della distribuzione di tutto il materiale relativo al Re del Pop, aveva lasciato l’amaro in bocca a chi non era andato al cinema a vedere questo This is it, tenuto nelle sale solo per due settimane circa e poi ritirato. Dunque, questo film, che poi non è propriamente un film ma direi più un documentario, può essere visto da due ottiche diverse e cioè da una parte come una ennesima grande operazione acchiappa-soldi e dall’altra come una piccola chicca regalata soprattutto agli innumerevoli fans di Jacko. Io, ritenendomi un discreto fan di Michael, propendo per la seconda ipotesi e devo dire che non sono rimasto deluso, come invece potrebbe succedere a chi si aspetta una pellicola piena di effetti come del resto the King stesso ci aveva abituati. Bisogna prendere questa opera, girata dal regista Kenny Ortega, amico e collaboratore di MJ da vent’anni, per quello che è, cioè un resoconto del grande lavoro di preparazione per quello che doveva essere lo show del grande ritorno dell’ex bambino prodigio dei Jackson Five, basato più che altro sulle prove on stage, sia musicali che coreografiche; sinceramente devo dire che dopo anni di assenza e i vari problemi che tutti conosciamo, mi aspettavo un Jackson triste e poco attivo ma invece mi sono dovuto ricredere perché, a parte la visibile magrezza all’osso, appare allegro ed energico, pronto a collaborare con simpatia con i musicisti e ballerini, tutti professionisti incredibili e bravi, presenti in questo progetto. Lo spettacolo, che si sarebbe chiamato appunto This is it, doveva aprirsi con un sacco di luci, scoppi, effetti pirotecnici fino all’arrivo sul palco di un robot, dal nome Light Man, su cui si sarebbe riflesso un vortice di video e da cui, manco a dirlo, sarebbe uscito MJ intonando Wanna be something starting. Ed è qui che mi sono subito esaltato vedendolo cantare e ballare stupendamente, moonwalking compreso come solo lui lo sa fare. Interessante lo svolgersi della preparazione del palco, con le pedane che fanno saltare i ballerini a un metro da terra e poi le coreografie di Don’t care about us, bellissime. Stupenda la prova di Human nature, che voce! E che talento, indiscutibile. In Smooth criminal, grazie a un trucco cinematografico, recita insieme ad Humphrey Bogart in una pellicola anni 50. Voglio dire che Michael ha un modo unico di interpretare la musica, con tutto il corpo; per lui ogni nota è anche un movimento fisico e la sua voce e il suo modo di ballare e muoversi ti coinvolgono per forza. La sua visione della musica è a 360 gradi e di ogni canzone lui vede già il video, la coreografia e gli effetti che la dovranno accompagnare; molto simpatica la maniera semplice con cui cerca di spiegare al tastierista come vuole il rif di tastiera funky in Wanna be .., o l’intro di You make me feel, gentile ma deciso, volutamente, perché in realtà Jacko era un ottimo arrangiatore e compositore e sapeva benissimo ciò che voleva. I musicisti, più di una volta in tutto il video, dichiarano di essere galvanizzati dal genio e dalla carica di questo grande artista. Forte anche lo spazio dedicato ai chitarristi, specialmente quando Michael intona la nota urlata che la chitarrista dovrebbe fare nell’assolo. Emozionante I just can’t stop loving you, nel duetto finale con la corista MJ si lascia andare e suscita la standing ovation della troupe e anche a me sono venuti i brividi. Non poteva mancare Thriller, che sarebbe stato in 3D, fantastici il trucco e i costumi e il video, molto horror. Spazio al rock con Beat it, la svisa della bionda chitarrista non fa assolutamente rimpiangere quella di Van Halen e le coreografie ricalcano quelle del video originale. Non poteva mancare Earth song, dato che Jacko è sempre stato un convinto ambientalista, impegnato a cercare di sensibilizzare i capi di stato verso un maggior rispetto della natura; nel video, una bambina che dorme in una meravigliosa foresta, cerca poi di salvare una piantina quando tutto brucia per colpa dell’uomo. Immancabile anche Billie Jean, con balletto finale di MJ micidiale, solo sul ritmo della batteria, standing ovation ancora più lunga, visibilmente emozionato l’amico regista e anche io, constatando il genio e il talento di questo grandissimo artista e ripensando a tutto quello che ha creato durante la sua lunga carriera. Concludendo, le riprese sono semplici e abbastanza statiche ma ottime e il sonoro altrettanto e pur essendo una sorta di documentario scorre molto piacevole e veloce. Secondo me, questo film emoziona davvero, Kenny Ortega ha voluto sicuramente evidenziare il lato umano di questo personaggio unico al mondo, dotato di una grande umiltà e sensibilità e al di là di tutte le operazioni commerciali, rimangono l’eterna fanciullezza e fragilità contrapposte a una grande energia e forza espressiva racchiuse in questo tormentato uomo, ma veramente degno di essere chiamato re, THE KING OF POP and THIS IS IT..

 Andy

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