BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andy (del 29/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1051 volte)
Titolo originale
This Is It
Produzione
USA 2009
Regia
Kenny Ortega
Interpreti
Michael Jackson, Nick Bass, Michael Bearden, Daniel Celebre, Mekia Cox.
Durata
112 Minuti
Trailer

L’attesa per questo dvd postumo alla scomparsa di Michael Jackson, uscito il 23 febbraio scorso è stata lunga, dato che la Michael Jackson Company, la società che si occupa della distribuzione di tutto il materiale relativo al Re del Pop, aveva lasciato l’amaro in bocca a chi non era andato al cinema a vedere questo This is it, tenuto nelle sale solo per due settimane circa e poi ritirato. Dunque, questo film, che poi non è propriamente un film ma direi più un documentario, può essere visto da due ottiche diverse e cioè da una parte come una ennesima grande operazione acchiappa-soldi e dall’altra come una piccola chicca regalata soprattutto agli innumerevoli fans di Jacko. Io, ritenendomi un discreto fan di Michael, propendo per la seconda ipotesi e devo dire che non sono rimasto deluso, come invece potrebbe succedere a chi si aspetta una pellicola piena di effetti come del resto the King stesso ci aveva abituati. Bisogna prendere questa opera, girata dal regista Kenny Ortega, amico e collaboratore di MJ da vent’anni, per quello che è, cioè un resoconto del grande lavoro di preparazione per quello che doveva essere lo show del grande ritorno dell’ex bambino prodigio dei Jackson Five, basato più che altro sulle prove on stage, sia musicali che coreografiche; sinceramente devo dire che dopo anni di assenza e i vari problemi che tutti conosciamo, mi aspettavo un Jackson triste e poco attivo ma invece mi sono dovuto ricredere perché, a parte la visibile magrezza all’osso, appare allegro ed energico, pronto a collaborare con simpatia con i musicisti e ballerini, tutti professionisti incredibili e bravi, presenti in questo progetto. Lo spettacolo, che si sarebbe chiamato appunto This is it, doveva aprirsi con un sacco di luci, scoppi, effetti pirotecnici fino all’arrivo sul palco di un robot, dal nome Light Man, su cui si sarebbe riflesso un vortice di video e da cui, manco a dirlo, sarebbe uscito MJ intonando Wanna be something starting. Ed è qui che mi sono subito esaltato vedendolo cantare e ballare stupendamente, moonwalking compreso come solo lui lo sa fare. Interessante lo svolgersi della preparazione del palco, con le pedane che fanno saltare i ballerini a un metro da terra e poi le coreografie di Don’t care about us, bellissime. Stupenda la prova di Human nature, che voce! E che talento, indiscutibile. In Smooth criminal, grazie a un trucco cinematografico, recita insieme ad Humphrey Bogart in una pellicola anni 50. Voglio dire che Michael ha un modo unico di interpretare la musica, con tutto il corpo; per lui ogni nota è anche un movimento fisico e la sua voce e il suo modo di ballare e muoversi ti coinvolgono per forza. La sua visione della musica è a 360 gradi e di ogni canzone lui vede già il video, la coreografia e gli effetti che la dovranno accompagnare; molto simpatica la maniera semplice con cui cerca di spiegare al tastierista come vuole il rif di tastiera funky in Wanna be .., o l’intro di You make me feel, gentile ma deciso, volutamente, perché in realtà Jacko era un ottimo arrangiatore e compositore e sapeva benissimo ciò che voleva. I musicisti, più di una volta in tutto il video, dichiarano di essere galvanizzati dal genio e dalla carica di questo grande artista. Forte anche lo spazio dedicato ai chitarristi, specialmente quando Michael intona la nota urlata che la chitarrista dovrebbe fare nell’assolo. Emozionante I just can’t stop loving you, nel duetto finale con la corista MJ si lascia andare e suscita la standing ovation della troupe e anche a me sono venuti i brividi. Non poteva mancare Thriller, che sarebbe stato in 3D, fantastici il trucco e i costumi e il video, molto horror. Spazio al rock con Beat it, la svisa della bionda chitarrista non fa assolutamente rimpiangere quella di Van Halen e le coreografie ricalcano quelle del video originale. Non poteva mancare Earth song, dato che Jacko è sempre stato un convinto ambientalista, impegnato a cercare di sensibilizzare i capi di stato verso un maggior rispetto della natura; nel video, una bambina che dorme in una meravigliosa foresta, cerca poi di salvare una piantina quando tutto brucia per colpa dell’uomo. Immancabile anche Billie Jean, con balletto finale di MJ micidiale, solo sul ritmo della batteria, standing ovation ancora più lunga, visibilmente emozionato l’amico regista e anche io, constatando il genio e il talento di questo grandissimo artista e ripensando a tutto quello che ha creato durante la sua lunga carriera. Concludendo, le riprese sono semplici e abbastanza statiche ma ottime e il sonoro altrettanto e pur essendo una sorta di documentario scorre molto piacevole e veloce. Secondo me, questo film emoziona davvero, Kenny Ortega ha voluto sicuramente evidenziare il lato umano di questo personaggio unico al mondo, dotato di una grande umiltà e sensibilità e al di là di tutte le operazioni commerciali, rimangono l’eterna fanciullezza e fragilità contrapposte a una grande energia e forza espressiva racchiuse in questo tormentato uomo, ma veramente degno di essere chiamato re, THE KING OF POP and THIS IS IT..

 Andy

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Di Namor (del 26/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 991 volte)
Titolo originale
Edge of Darkness
Produzione
USA, Gran Bretagna 2010
Regia
Martin Campbell
Interpreti
Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston, Bojana Novakovic, Shawn Roberts.
Durata
117 Minuti
Trailer

Dopo aver passato 6 anni dietro la macchina da presa, Mel Gibson ritorna ad interpretare uno dei ruoli a lui più congeniale, l’implacabile vendicatore in cerca della verità.
Questo, è ciò che diventerà il poliziotto Wes Crawen (Mel Gibson), dopo aver visto morire la figlia Emma (Bojana Novakovic) tra le sue braccia, in seguito ad una scarica di pallettoni ricevuta da un probabile killer. Mentre Crawen svolge le sue ricerche, con vera sorpresa scopre che il destinatario dei colpi non era lui, come si pensava in un primo momento, il vero bersaglio era proprio la figlia.
Chi era veramente Emma è in cosa era coinvolta per rischiare addirittura la vita?
Deciso a far emergere la verità a tutti i costi, Crawen si troverà ad affrontare un mondo pericoloso, composto da spionaggio industriale, collusioni governative ed omicidi taciuti per salvaguardare gli sporchi interessi di persone molto potenti. A dirigere “Fuori Controllo” è il regista Martin Campbell (Casino Royale), la sceneggiatura con ottimi dialoghi è stata affidata al premio Oscar William Monahan.
Il film è basato sulla premiata omonima serie TV Inglese del 1985, vincitrice dei più prestigiosi premi Britannici, tra cui miglior serie drammatica.
Sono sempre stato un grande estimatore di Mel Gibson, ritrovarlo a recitare in questa pellicola mi ha fatto un enorme piacere, la sua performance del padre vendicativo è molto intensa e coinvolgente, nonostante ultimamente sia invecchiato un po’ troppo precocemente (forse per l’abuso di alcool degli ultimi anni), Mel, rimane sempre un interprete di prim’ordine, uno dei pochi che sa ancora essere credibile e coinvolgente nei suoi molteplici e svariati ruoli.
Il film non è male, così come la sua regia, vale la pena di vederlo, specie se siete degli estimatori come me, del buon vecchio Gibson.

Namor

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Di Miryam (del 24/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1415 volte)
Titolo originale
Valeriè
Produzione
Spagna 2008
Regia
Christian Molina
Interpreti
Belén Fabra, Leonardo Sbaraglia, Llum Barrera, Geraldine Chaplin, Angela Molina.
Durata
95 Minuti
Trailer

Valèrie (Belén Fabra), è una giovane donna francese, colta, di buona famiglia che vive a Barcellona, e fino a qui, non ci sarebbe nulla di strano, ma Valèrie ha una piccola particolarità, quella di annotare sulle pagine del suo diario, le sue molteplici è più disparate esperienze sessuali, autodefinendosi come una malata cronica di sesso.
Il suggerimento di raccontare le sue più intime esperienze ad un diario, è della nonna (Geraldine Chaplin), con la quale ha instaurato un bellissimo rapporto di amicizia e di complicità, tant’è vero che è proprio questa a incoraggiarla a non soffocare i piaceri che le offre il sesso, ma anzi di assecondarli in tutto e per tutto.
Autodefinendosi una ninfomane, Valèrie, si circonderà di uomini cercando di scoprire con ognuno di loro, una parte di sé, che solo con il contatto fisico riescirà a trovare, provando tante esperienze, alcune anche estreme e senza nessuna inibizione.
Ad un certo punto crede di aver trovato l’amore in Jamie, un uomo ricco che le dona un appartamento, coprendole di regali, purtroppo però rivelandosi tutt’altra cosa, Valèrie cade in depressione e finisce per andare a lavorare in un bordello, dove si sa, si possono incontrare persone di vario tipo, dolci e tranquille, ma anche tipi maneschi e violenti, così dopo questa esperienza negativa e soprattutto il suicidio di una sua collega, Valèrie, lascia la casa d’appuntamento con la convinzione che si deve accettare per quello che è…una ninfomane incompresa.
Il film “Valèrie diario di una ninfomane”, il cui regista è Christian Molina, è stato tratto dal romanzo di Valèrie Tasso, autobiografico e spregiudicato del quale sono state vendute numerosissime copie.
Girato in Spagna, è inutile dire che ha suscitato molto scalpore per il tema trattato, è stato censurato persino il manifesto perché ritenuto scabroso!
Per quanto concerne il mio giudizio… subito ero un po’ indecisa se guardarlo o meno, poi dopo averlo visto mi sono ricreduta, non è stato male. Alcune scene erano piuttosto forti, però credo che questo modo di vivere il sesso nasconde una fragilità della persona che non riesce a comunicare con gli altri in modo più naturale. Il film è stato sicuramente trasgressivo, normale che abbia avuto polemiche, certo non è una pellicola da vedere con tutta la famiglia, ma con un semplice “vietato ai minori” è pur sempre migliore di tanti altri film riguardanti il genere erotico, che il più delle volte a livello di trama, non hanno ne capo ne coda.

Miryam

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Di Angie (del 22/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1014 volte)
Titolo originale
The Fourth Kind
Produzione
USA 2009
Regia
Olatunde Osunsanmi
Interpreti
Milla Jovovich, Will Patton, Hakeem Kae-Kazim, Corey Johnson, Enzo Cilenti.
Durata
98 Minuti
Trailer

Ricordo che fin da bambina sentivo parlare di marziani e dei molteplici avvistamenti sugli UFO e ci si domandava : esistono veramente? Le migliaia di libri e decine di film riguardanti l’argomento, non hanno ancora sciolto i dubbi in merito, anzi alimentano sempre più la curiosità di sapere le verità ancora sconosciute su questi extraterrestri.
Visto che ancora oggi il mio interesse sul tema è abbastanza vivo, ho voluto vedere “ Il quarto tipo”, una pellicola la cui storia e basata su quest’ultimo genere di contatto diretto con gli alieni, meglio conosciuto come il rapimento. Lo svolgimento del film avviene con una struttura narrativa del tutto particolare, difatti inizia con un monologo di Milla Jovovich con lo sguardo in macchina mentre si rivolge direttamente agli spettatori in sala, spiegando che lei è un attrice e che nel film interpreta la dottoressa Abigail Tyler, detta Abbey, nella ricostruzione al quanto drammatica dei fatti avvenuti nella città di NOME, in Alaska.
E proprio la “vera” Abbey a comparire nella prima intervista ( fatta dal regista Osunsanmi), con il volto contratto e scavato, mentre racconta il suo rapimento da parte degli alieni e che la sparizione di sua figlia è dovuta alla sua stessa esperienza. Secondo l’intervistata, anche la misteriosa morte di suo marito WILL è da imputare alla tremenda odissea che sta vivendo.
Poi l’immagine di Milla Jovovich, le si sovrappone interpretandone la parte.
La dottoressa psicologa Abigail, confermerebbe la sua tesi con dei filmati autentici che proverebbero la veridicità della sua storia, visto che aveva scoperto che altri suoi concittadini, nonché suoi pazienti, avrebbero subito eguale sorte. Abbey con l’aiuto del suo collega il dottor Campos, cerca di svelare queste misteriose sparizioni , rimaste tutt’ora irrisolte, nonostante le molteplici investigazioni dell’FBI .
Se devo dare un’opinione sul film a me è piaciuto, nonostante i pro e i contro, riguardanti l’argomento tanto discusso sull’esistenza di questi alieni.
Comunque è sempre un tema interessante, e per di più il regista Olatunde Osunsanmi, c’è lo propone non come un film dai forti connotati horror, ma come uno strano ibrido tra documentario e thriller, una scelta questa, che rende la pellicola ancor più intrigante ed originale nel raccontare la sua storia.
Dopo questa emozionante visione, mi domando una cosa ( che tanti si saranno già chiesti molteplici volte) se è veramente possibile, che la “razza umana” sia l’unica presente all’interno dell’universo… Un quesito non facile da risolvere, che lascia continui dubbi ed interrogativi . Ritengo buona l’interpretazione del cast, con una Jovovich abbastanza convincente, bravo anche il regista Osunsanmi, che con le sue “scenografie naturali” dell’Alaska, ed i suoi scenari gelidi e spogli è riuscito a trasmettere il giusto senso di angoscia.
Cari ragazzi nonostante le perplessità io credo che nel cosmo esistono altre forme di vita intelligenti e sarei molto curiosa di sapere come sono!
Voi che ne pensate ?

Angie

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Di Namor (del 18/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1405 volte)
Titolo originale
Moon.jpg
Produzione
Gran Bretagna 2009
Regia
Duncan Jones
Interpreti
Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Matt Berry.
Durata
97 Minuti
Trailer

Un prezioso materiale estratto dalle rocce presenti sul lato oscuro della Luna, é la fonte di una nuova energia non inquinante per la Terra. La società che si occupa di garantire la pregiata scorta di elio3 è la Lunar e per estrarlo è stato ingaggiato un solo uomo, l’astronauta Sam Bell (Sam Rockwell) coadiuvato dal suo aiutante meccanico Gerty, un robot tuttofare programmato per la manutenzione della stazione lunare. Sam, è quasi alla fine del suo mandato lavorativo dalla durata di tre anni, in questo lungo periodo i contatti con la famiglia sono avvenuti solo previa registrazione di messaggi video, vista l’impossibilità di conversare in tempo reale a causa di un guasto irreparabile al sistema di comunicazione.
Durante una delle sue ricognizioni, Sam rimane vittima di un’ incidente, risvegliatosi in infermeria, gli viene inaspettatamente preclusa l’uscita fuori dalla base. Non capendo il motivo l’astronauta, simula un guasto all’esterno della piattaforma per poter uscire a ripararlo. Una volta fuori si troverà a soccorrere un uomo ferito e privo di sensi, che risulterà essere la stessa persona precedentemente ricoverata in infermeria, ossia Sam Bell o meglio... il suo perfetto clone!
L’irreale disputa tra i due Sam, su chi sia l’originale e chi la copia è quasi dovuta, visto che entrambi asseriscono di essere la stessa persona. Sarà la loro obbligata convivenza, a far nascere tra i due un’impensata collaborazione che li condurrà ad un’inaspettata e amara verità.
Con l’irrisorio budget di 5 milioni di dollari ed un solo attore presente sul un set concepito con una scenografia fantascientifica in stile anni 70, rassomigliante alla serie tv “UFO”, il regista debuttante Duncan Jones è riuscito a creare un’opera prima di tutto rispetto.
Bravissimo Sam Rockwell nel doppio ruolo del combattuto cosmonauta, la sua è stata un’ interpretazione meritevole della candidatura agli Oscar, è un vero peccato che non abbia avuto la possibilità di far parte della categoria come miglior attore, tale nomination avrebbe portato quella visibilità che la pellicola indiscutibilmente merita.
Rockwell ed il regista Duncan Jones, avranno sicuramente modo di rifarsi in futuro, soprattutto se quest’ultimo ha ereditato anche solo la metà del talento del padre, conosciuto nel mondo dello spettacolo come “un certo” David Bowie!

Namor

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Di Asterix451 (del 15/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1078 volte)
Titolo originale
Mirrors
Produzione
USA 2008
Regia
Alexandre Aja
Interpreti
Kiefer Sutherland, Paula Patton, Amy Smart, Mary Beth Peil, Cameron Boyce.
Durata
 
Trailer

New York, giorni nostri…
La fuga concitata di un uomo all’interno di un sotterraneo, e la sensazione palpabile di una presenza che lo insegue. La salvezza sembra ad un passo ma… il suo destino è ormai segnato. Rinchiuso in una stanza dalle finestre murate, cerca un’ultimo perdono presso il grande specchio alla parete: ma non c’è pietà, quando il suo riflesso si anima, prima di frantumarsi, costringendo Gary Lewis (Josh Cole) a togliersi la vita con un coccio.
Apparirà come un tragico suicidio da archiviare, che lascia un posto di lavoro vacante: sarà Ben Carson a colmarlo (Kiefer Suterland), poliziotto in crisi depressiva sospeso dal servizio, impegnato a riconquistare il suo equilibrio e la sua famiglia; per farlo accetta dunque di vestire i panni del guardiano notturno, ancora per poco all’oscuro dei fatti. Non appena giunto sul posto di lavoro, infatti, l’ex detective si rende conto che qualcosa di sinistro, in quel luogo, sta accadendo. Dagli specchi emergono le realtà invisibili di anime sofferenti, che rivivono la disgrazia in cui sono perite: un rogo tremendo, che uccise centinaia di persone.
Ma come è possibile definire il segno tra allucinazione e realtà, per un uomo che affida il proprio autocontrollo ai farmaci? Ben Carson si sta perdendo nel vortice dell’allucinazione, incapace di stabilire se ciò che crede di vedere sia la verità, fino a quando le persone che ama non iniziano a morire davvero.
Solo affrontando il grande specchio nell’androne, saprà cosa essi per vogliano davvero da lui. E la risposta alla sua disperazione ha un nome, che grava su di lui come una maledizione: Esseker.
Alexander Aja, parigino emigrato ad Hollywood e nuova rivelazione del cinema splatter, firma la sua seconda pellicola americana, dopo il remake de “Le Colline hanno gli Occhi”, di Wes Craven. Nonostante il talento alla macchina da presa e la cura delle scene, il film patisce la mancanza di originalità; non resta che giocarsi tutti i jolly, per prendere la sufficienza: ci sono quindi il poliziotto sull’orlo di una crisi di nervi, l’ex moglie che lo respinge (anche se lo ama ancora), i morti in massa che reclamano giustizia, le bambine inquietanti, un po’ di nudismo bagnato e trucidato.
Ma non basta ancora a cancellare le eco dei vari “The Ring”, “Fragile – A Ghost Story” e sicuramente “Nightmare”, per citare ancora Wes Craven. Sviluppato diversamente, il tema poteva essere davvero inquietante, trovando appiglio nell’atavica, inquietante attrazione che la nostra immagine riflessa suscita in chiunque, da sempre.
Il film, sotto questo aspetto, funziona e spaventa. Le musiche sono molto belle, con efficaci effetti audio. Kiefer è credibile nel suo ruolo, e infonde spessore e coerenza al personaggio, almeno nella prima parte; sprofonda bene nell’incertezza della sua patologia ma, da metà film in avanti, sprofonda anche nei controsensi della trama.
E’ questo il vero problema del film: non rispetta le regole che si dà, e ciò che era possibile in una diventa impossibile nell’altra. Il finale stesso è un controsenso, negando ciò che era stato svelato cinque minuti prima dal misterioso Esseker. Sono proprio queste incongruenze a penalizzare notevolmente un film che, diversamente, sarebbe stato godibile.
Senza infamia e senza lode, per una serata senza pretese.

Asterix451

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Di Namor (del 12/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1131 volte)
Titolo originale
The Wolfman
Produzione
USA - Gran Bretagna 2010
Regia
Joe Johnston
Interpreti
Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Weaving, Art Malik.
Durata
102 Minuti
Trailer

Dopo un lungo allontanamento dalla tenuta di famiglia per incompatibilità con il padre, il nobile Lawrence Talbot (Benicio Del Toro), diventato nel frattempo un famoso e acclamato attore teatrale, riceve una lettera dall’angosciata cognata, con la quale lo informa dell’improvvisa sparizione del fratello e lo supplica di far ritorno a Blackmoor per fare piena luce sull’accaduto. Di lì a poco, il corpo dello scomparso viene ritrovato nel vicino bosco con evidenti segni di scarnificazione. Tra leggenda e terrore, inizia la caccia alla demoniaca bestia assetata di sangue che sta terrorizzando l’intero paese e durante la sortita, Lawrence, si imbatte nella mostruosa creatura che lo morde, trasmettendogli la micidiale ed antica maledizione di licantropo.
Dopo essere stato annunciato, spostato e rimandato per ben quattro anni è finalmente uscito nelle sale cinematografiche “ Wolfman”, il remake della Universal datato 1941 “The Wolf Man”. Quello di “Wolfman” è stato un progetto alquanto travagliato, visti i continui abbandoni e avvicendamenti a cui è stato sottoposto, iniziando dal regista Mark Romanek, reo di aver abbandonato il set per i continui dissidi con la produzione, contrasti che causarono la sua sostituzione a favore di Joe Johnston. Anche la sceneggiatura iniziale di Keiin Walker è stata riscritta da David Self, per non parlare poi delle musiche originali, cambiate e ricambiate più volte!
Tutto questo trambusto ha sicuramente influito negativamente sul film, che evidenzia una recitazione al di sotto delle aspettative, considerato la presenza di nomi altisonanti all’interno della pellicola quali: Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Hugo Weawing, Emily Blunt e Geraldine Chaplin.
La colpa di tutto ciò è da attribuire alla produzione, che come sempre ha il potere di fare e disfare a suo piacimento, compromettendo con il loro inopportuno intervento la qualità del prodotto, com’è accaduto in questo caso, visto che nel Maggio scorso sono state girate alcune scene aggiuntive e sostitutive da inserire nella pellicola, poiché, alla Universal, appariva troppo violento ed orrorifico.
Scusate, ma si tratta del rifacimento dell’uomo lupo è non della bella addormentata nel bosco, quindi è lecito aspettarsi un po’ di ferocia e spavento… o sbaglio?!
Mi preme dire che qui, gli unici momenti di sussulto sono dovuti ad improvvise alzate di sonoro e non alla giusta tensione di terrore che il film dovrebbe infondere allo spettatore durante la sua visione.
Strano a dirsi ma due cose mi son piaciute di “Wolfman”, il trucco del pluripremiato premio Oscar Rick Baker, e l’atmosfera nebbiosa della vecchia Inghilterra del 900, requisito fondamentale per vedere le affascinanti creature presenti nei vecchi horror.
Quest’ultima considerazione personale, di certo non salva dall’insufficienza, questo pessimo ed inutile remake.

Namor

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Di mimmotron (del 10/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1392 volte)
Titolo originale
Salvatore Giuliano
Produzione
Italia 1962
Regia
Francesco Rosi
Interpreti
Frank Wolff, Salvo Randone, Renato Pinciroli, Massimo Mollica
Durata
107 Minuti

Sempre difficile fare una critica delle pellicole di Francesco Rosi essendo egli molto spesso direttore e sceneggiatore di film-inchiesta. Sicuramente ottime per chi ama partecipare ai cineforum, ma al di la degli appassionati del genere, in questi giorni i miei consigli non possono che cadere sulla visione di Salvatore Giuliano.
La trama come è facilmente intuibile dal titolo narra le gesta, nella sua accezione più negativa, del bandito siciliano che si macchiò tra l'altro dell'eccidio di Portella delle Ginestre nel quale morirono, secondo le fonti ufficiali, 11 persone tra cui 2 bambini e ne rimasero ferite 27. Nel film vengono inoltre considerati gli aspetti politico giudiziari delle vicende.
Arruolato nel 1945 tra le file del MIS (Movimento Indipendentista Siciliano) non rientrò nell'amnistia per reati politici concessa nel '46 poiché su di lui gravavano in più accuse di banditismo.
Molto difficile si dimostrò la sua cattura dato il clima di omertà che vigeva a Montelepre, suo paese natale e nelle campagne circostanti. Sarà, come sovente accade, il tradimento del suo compagno di lungo corso Gaspare Pisciotta a porre fine alla sua criminosa carriera con tre colpi di pistola. Il quale, Pisciotta, finirà come molti doppiogiochisti, assassinato a sua volta con una dose di stricnina.
Probabilmente ucciso perchè quando si ritrovò condannato all'ergastolo per le vicende di Portella della Ginestra egli vide il venir meno degli accordi presi con i carabinieri, i quali in collaborazione con il generale Luca avevano ricevuto l'ordine dal ministro dell'interno Scelba di catturare a qualsiasi costo Salvatore Giuliano. Ed il prezzo concordato con il Pisciotta consisteva appunto nella sua completa assoluzione, sennonché colto dall'ira dal veder venir meno ai patti, esclamò in tribunale: “Non finisce così! Si dovrà fare un giorno o l'altro il processo per la morte di Salvatore Giuliano e allora dirò tutto quello che non ho detto qui”.
Non vorrei ora mettermi a discernere su fatti accaduti più di sessanta anni fa, sui quali vige tra l'altro il segreto di Stato, visto che le opinioni di autorevoli storici a tutt'oggi non concordano.
La mia sensazione è che poco o nulla sia cambiato in tutti questi anni, considerando che proprio in questi giorni le cronache giudiziarie rivelano di carabinieri che hanno stretto (probabili) accordi con dei banditi, mi riferisco al processo del generale Mori ex capo del ROS.

mimmotron

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Di smarty (del 08/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 983 volte)
Titolo originale
The Proposal
Produzione
USA 2009
Regia
Anne Fletcher
Interpreti
Sandra Bullock, Ryan Reynolds, Betty White, Craig T. Nelson, Malin Akerman.
Durata
107 Minuti
Trailer

La Walt Disney rilancia Sandra Bullock in versione comica proponendo una classica commedia con sottofondo sentimentale ricco di gag. Tutto ha inizio quando la potentissima ed odiatissima Margaret Tate (Sandra Bullock), dirigente della casa editrice Ruick & Hunt publishing, rischia di essere rimpatriata in Canada dall’immigrazione per un disguido sul visto. Per non perdere il lavoro, unica ragione della sua vita, Margaret si inventa sul momento una falsa proposta di matrimonio da parte del suo assistente-factotum Andrew (Ryan Reynolds), che ovviamente è all’oscuro di tutto. La posta in gioco è alta ed Andrew capovolge la situazione a suo vantaggio accettando l’imbroglio e ponendo delle condizioni come se fosse un accordo “commerciale” rivalendosi sul capo dopo anni di tormenti. La parte centrale del film è la più divertente e dinamica, si svolge in Alaska, terra natale di Andrew, dove i due si recano per incontrare la famiglia di lui ed annunciare il fidanzamento. La coppia male assortita deve dimostrare a famiglia, amici e parenti di amarsi teneramente, ma Margaret oltre ad essere allergica ai pinoli è anche allergica ai contatti umani e si ritrova a vivere tante buffe situazioni che danno energia a questa commedia comico-sentimentale. Convincere anche l’ufficiale del servizio immigrazione, l’unico a intuire che è una frode, è abbastanza difficile ma i protagonisti rimarranno fedeli al piano nonostante le conseguenze imprevedibili che potrebbe avere con qualche “sorpresa” un po’ scontata sul finale.

Smarty

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Di Namor (del 05/03/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 949 volte)
Titolo originale
Miserere
Autore
Grangé Jean-Christophe
Traduzione
Comerlati D.; Lupieri G.
Editore
Garzanti
Prima edizione
2009

Nella chiesa armena di Saint Jean Baptiste, il corpo inerme di un uomo, viene ritrovato in una pozza di sangue. Dopo le dovute analisi di laboratorio, si scopre che la causa del decesso è dovuta alla perforazione di entrambi i timpani e si ipotizza che a traforare gli organi auditivi dell’organista e direttore di voci bianche della chiesa, sia stato un sottile oggetto appuntito, finalizzato a produrre il mortale danno all’apparato uditivo.
Ad indagare sulla vicenda è l’ex poliziotto ora in pensione Lionel Kasdan, al quale nel corso delle indagini, si affiancherà il disagiato agente della squadra protezioni minori, Cédreric Volokine. I due, per fermare il colpevole, si dovranno calare in uno scenario dai contorni alquanto misteriosi e bizzarri, che comprenderanno sadici torturatori nazisti, arruolati sotto il vecchio regime di Pinochet, in Cile, fino agli odierni ambienti sadomaso sparsi per Parigi, per arrivare successivamente, ad una misteriosa ed impenetrabile comunità, chiamata Assuncion.
Mentre l’agghiacciante verità riaffiora dal passato cupa e sinistra, si scoprirà che nessuno, compresi i due singolari investigatori è immune dall’avere un passato privo di colpe.
Dopo aver gradito la lettura del “Il giuramento” di Jean Christophe Grangé, ho unito come si vuol dire l’utile al dilettevole e ho regalato a mio fratello l’opera successiva di questo bravissimo scrittore, per poi usufruire anch’io della sua lettura.
Devo dire che il libro in questione, non mi ha entusiasmato come il precedente titolo, Grangé è molto bravo, questo non è in discussione, ma questa volta ho faticato ad andare avanti nella lettura del romanzo, c’erano giorni in cui non ero per niente invogliato a farlo.
Il libro è suddiviso in tre capitoli: il primo “L’assassinio”, nonostante faccia da apripista alle indagini, non ha il potere di catturare l’attenzione del lettore, cosa accaduta invece col precedente; il secondo “I boia”, fa riferimento alla storia del Cile e dei suoi torturatori, alterna momenti interessanti e seducenti a quelli statici e barbosi; mentre nell’ultimo capitolo, “La colonia”, Grangé spinge in maniera fin troppa eccessiva il resoconto, sulle depravanti pratiche dei vari sadomasochisti. Altro difetto del libro è sicuramente il frettoloso e ed evanescente finale, che non soddisfa appieno il lettore.
Ad ogni modo, per coloro i quali fossero interessati a comperare o a leggere “Miserere”, fatelo tranquillamente, la mia non vuole essere una vera e propria bocciatura, ma solo una semplice constatazione personale verso l’autore, che poteva rendere migliore il prodotto…visto che si tratta di un certo J.C.Grangé!

Namor

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Di slovo (del 03/03/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 885 volte)
Artista
Kasabian
Titolo
West Ryder Pauper Lunatic Asylum
Anno
2009
Label
Sony Music

Non conosco nè il precedente album “Empire” (2006) nè il debutto omonimo (2004) che generò, mi si dice, qualche entusiasmo… meglio così, valuterò senza essere condizionato dallo sviluppo della musica del gruppo concentrandomi su influenze e intenti, ovvero far convivere sonorità rock psichedeliche anni ’60 e ‘70 con elettronica danzereccia odierna.
L’operazione, intesa (anche) nel suo risvolto sociologico di ricollegare il vibe che muoveva e che muove le masse giovanili potrebbe essere uno spunto interessante, se non altro a livello progettuale. E in effetti “West Ryder Pauper Lunatic Asylum” suona piuttosto bene, pur destando qualche sospetto: “underdog” ha dei bei riff e non si può negare che in pezzi come “where did all the love go?”, “vlad the impaled” o “fire” i Kasabian sappiano mettere ritmiche dance al servizio di un sano coinvolgimento… “swarfiga” e “secret alphabet” (la psichedelia ha ancora degli argomenti!) sono gli episodi che mi hanno convinto di più e anzi avrei gradito maggiore sviluppo in questa direzione ma per il resto temo che la compenetrazione di vecchio e nuovo di cui parlavamo, a conti fatti, abbia finalizzato più fiaschi che successi. Spesso le citazioni del passato rimangono mero manierismo retrò (“fast fuse”, “thick as thieves”, “west ryder silver bullet”) e gli innesti elettronici si manifestano come semplici camei poco o per nulla diluiti nei brani.
In realtà ciò che si dovrebbe far finta di ignorare in questo disco è lo sfiaccante continuo richiamo ai Blur – colpa di un impostazione vocale di Sergio Pizzorno (di origini italiane!) così simile a Damon Albarn da risultare imbarazzante – o ad altri clichè brit-pop della scorsa decade. Accostando la disarmante constatazione che siamo (inteso come epoca) musicalmente alla frutta, costretti a raschiare dal barile dei padri fondatori e dei surrogati, il lavoro dei Kasabian può risultare anche piacevole, almeno da una certa distanza, se non si hanno troppe pretese.

slovo

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Di Louise-Elle (del 01/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2117 volte)
Titolo originale
Spy Game
Produzione
USA 2001
Regia
Tony Scott
Interpreti
Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings, Stephen Dillane.
Durata
126 Minuti
Trailer

Sarà il carisma di Robert Redford o la bellezza quasi perfetta di Brad Pitt, sarà l’intramontabile fascino di una vecchia Porsche 911 degli anni ‘70 che sfreccia in alcune scene del film, o sarà la trama che unisce azione, l’intrigo, l’amore e i valori dell’amicizia, ma questo film riesce sempre e comunque, sia pur anche dopo quasi dieci anni, a farmi rimanere seduta in poltrona fino alla fine e riesce a sorprendermi come fosse una prima visione quando rivedo alcune scene o ascolto dialoghi ormai dimenticati .
E’ l’ultimo giorno di lavoro prima della meritata pensione di Nathan Muir (R.Redford) agente della CIA. Durante una riunione convocata appositamente a Langley, sede della CIA, Muir racconta i fatti che lo hanno visto reclutatore e maestro di Tom Bishop (Brad Pitt), suo allievo prediletto, ottimo agente e compagno affidabile di numerose azioni in tutto il mondo, dal Vietnam alla Germania dell’Est, al Medioriente. Lo scopo della riunione è riuscire a capire chi Tom voleva far evadere dalla prigione di Stato cinese con uno stratagemma. Tom è arrestato. La CIA, completamente estranea all’azione, non vuole creare un incidente diplomatico con il Governo cinese che si appresta ad intavolare negoziati commerciali con gli Stati Uniti.
Man mano che Muir racconta le singole operazioni di spionaggio in cui lui e Tom erano entrambi ben affiatati, uniti e solidali, si rende conto che solo lui potrà riuscire a salvarlo, in quanto la CIA non è disposta a difendere e a trattare la liberazione di un suo agente che svolgeva un’azione in piena autonomia e senza nessuna autorizzazione. Il film si svolge tra il presente e il passato raccontato da numerosi flash back, il tutto scandito da un’impietoso countdown che segna il poco tempo a disposizione per salvare Tom: solo 24 ore.
In nome dell’amicizia che li legava, Muir usa la propria esperienza, la determinazione, l’astuzia, l’intelligenza, i propri risparmi e il potere di certi personaggi conosciuti durante la sua lunga carriera. Elabora un piano sofisticato ed ingegnoso che salva la vita a Tom e gli restituisce ciò che anni prima, peccando di presunzione, gli aveva indebitamente tolto: la possibilità di vivere fino in fondo una storia d’amore con la donna di cui si era innamorato (Catherine Mccormack).
Un lieto epilogo conclude questa vicenda ambientata nel mondo dello spionaggio che da sempre affascina. Una professione dove tutti usano tutti e tutto, dove le regole vanno rispettate, dove non c’è spazio per una famiglia o per l’amore, dove è d’obbligo essere spietati e senza scrupoli e dove la sincerità è un’utopia. Nonostante tutto questo, per i protagonisti di questo film lo spionaggio è solamente un gioco, anzi “SPYGAME”, sia pur “tremendamente serio e pericoloso dove nessuno vuole perdere” e del quale noi, semplici spettatori, ne rimaniamo incantati.

 Louise-Elle

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Di Andy (del 26/02/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1571 volte)
Artista
Fabrizio Moro
Titolo
Ancora Barabba
Anno
2010
Label
Atlantic

Pur avendo vinto il Festival di Sanremo 2005, categoria Giovani, con la bellissima “Pensa”, canzone che comunque rivelava già lo spirito anticonformista e libero di questo cantautore trentaquattrenne, Fabrizio Moro non ha avuto, forse perché poco incline alle apparizioni televisive e mediatiche, il successo che merita realmente. A mio giudizio, però, forse proprio questo restare un personaggio un pò di “nicchia” se vogliamo, gli ha permesso di continuare a cantare e scrivere quello che lui vuole veramente; cosa rara da trovare nel cantautorato italiano attuale, che deve sottostare alle richieste delle major discografiche, seguendo certi stereotipi sicuri ma sterili di idee. Questo “Ancora Barabba”è il quinto album di Moro e rispetto ai precedenti denota una certa maturità, che traspare dai testi più riflessivi e meno ribelli del solito. Non troppo, perché il brano stesso presentato quest’anno al Festival, Non è una canzone, parla comunque di un uomo che subisce a fatica le regole del sistema, ma che crede che con la sincerità e la comunicazione si possa sperare in un mondo migliore; la musica mi è piaciuta fin dal primo ascolto, un reggae alla Manu Chao, che sfocia in un finale altamente grunge rock. La canzone che apre il disco si chiama Un pezzettino, un giro di basso synt su una batteria disco, sotto un testo che mi ricorda molto il grande Rino Gaetano (succede più volte in tutto l’album); la tematica è la difficoltà quotidiana nel tirare avanti, tra precarietà e insicurezza, ma malgrado ciò emergono la voglia e il bisogno di un grande amore sopra tutto e pieno di speranza, bel pezzo veramente. Segue Sangue nelle vene, un testo da brividi, che non se ne sentivano da anni, non lo dico per dire, meraviglioso nella sua semplicità, come la musica dolce che lo accompagna, una ballad italiana stupenda. Sei andata via, ballata acustica dalle influenze sud americane, sembra la colonna sonora della fine di una storia d’amore, testo e musica davvero toccanti; il finale, giocato tra tromba e chitarra classica, su una tessitura di archi suadenti, è semplicemente da sciogliersi. Barabba è una canzone proprio alla Gaetano, in cui Moro nomina esplicitamente il presidente del consiglio, al quale è permesso praticamente fare tutto, anche quello che non si può, ironica e simpatica. Il senso di ogni cosa è una bellissima canzone d’amore, cantata da un sognatore che non si vergogna di dedicarla alla donna amata, la quale rimane il sogno più bello e vero . Desiderare , cruda e dura , il desiderio spregiudicato di una vita senza regole e restrizioni di nessun tipo , la musica che inizia con un classico giro minore di chitarra acustica e diventa nell’avanzare della canzone molto rock . Ci sono altri brani che lascio scoprire , legati comunque da un comune denominatore che è la consapevolezza di trovarsi a vivere in un mondo difficile, troppo corrotto e in cui comunque ognuno sta a galla come può, accontentandosi di una pizza al mese e la partita alla domenica; non mancano le accuse ai politici, ma neanche una grande voglia di provare ancora sentimenti per le cose più semplici, ma così importanti per la sopravvivenza. Insomma, per me una bella scoperta questo Moro, giovane ma con le idee molto chiare, assolutamente degno di un posto in mezzo ai nostri grandi cantautori per modo di scrivere e cantare, semplice e diretto. Il disco oltretutto è scorrevole musicalmente, quindi che altro dire..molto consigliato.
E come sempre, buon ascolto !

 Andy

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Di Namor (del 24/02/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1174 volte)
Titolo originale
The Informant!
Produzione
USA 2009
Regia
Steven Soderbergh
Interpreti
Matt Damon, Scott Bakula, Joel McHale, Melanie Lynskey, Frank Welker.
Durata
108 Minuti
Trailer

Mark Whitacre (Mat Damon) è un rampante manager del colosso agro-industriale ADM, nonostante la sua ottima retribuzione e la posizione lavorativa di alto livello che occupa all’interno dell’azienda, decide di andare contro i suoi stessi interessi per rivelare all’FBI, le attività illegali della sua compagnia, ai danni dei consumatori. L’eccitato dirigente, sentendosi come un novello 007, collaborerà con l’FBI diventandone il suo informatore dal 1992 al 1996. Whitacre è convinto che alla fine del processo, egli diventi un eroe agli occhi dell’opinione pubblica e quindi meritevole di una giusta ed adeguata ricompensa, ..… quella di dirigere l’ADM!
Durante la lunga indagine, oltre alle malefatte della ditta, emergeranno anche alcune incongruenze sullo stesso Whitacre, com’è possibile che un manager seppur ben retribuito, si possa permettere una mega casa con un parco macchine di otto autovetture, comprendenti una Porsche e una Ferrari? Le bugie e le verità elargite dalla mente di Whitacre, viaggeranno parallele fino all’imbarazzante ed inevitabile riscontro finale.
“The Informant!” diretto da Steven Soderbergh è una commedia dark sullo spionaggio industriale, tratta dall’omonimo libro di Kurt Eichenwald, il quale racconta la vera storia dell’informatore situato al più alto livello dell’industria americana. Sia il film che il suo attore principale Mat Damon, hanno avuto giudizi lusinghieri da parte della critica, decretando”The Informant” un titolo meritevole nientemeno che delle ambite 4 stelle, valutazione che non mi trova assolutamente d’accordo.
La pellicola (in stile Coen) per quanto sia egregiamente realizzata, l’ho trovata noiosa e poco interessante, al pari del suo irritante personaggio principale, interpretato con gran merito da Mat Damon.
A confermare questa mia disapprovazione verso l’ultimo lavoro di Soderbergh è anche l’assenza di candidature per “The Informant!” in vista degli Oscar, se non ve ne sono state un motivo ci sarà…

Namor

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Di Miryam (del 22/02/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1104 volte)
Titolo originale
Hachiko: A Dog's Story
Produzione
USa 2008
Regia
Lasse Hallström
Interpreti
Richard Gere, Joan Allen, Cary-Hiroyuki Tagawa, Sarah Roemer, Jason Alexander.
Durata
93 Minuti
Trailer

Sul marciapiede della stazione di Bedrigde, in Scozia, un cagnolino sta girando senza meta fino a quando non incontra il professor Parker Wilson (Richard Gere), questi, pensando che qualcuno l’avesse perso, chiede al capostazione di occuparsene, ma al suo rifiuto, non sentendosi di abbandonarlo in un canile. Quindi infrange la regola di casa e cioè che nessun cane poteva entrare dopo la trista perdita del cagnolino Luke, ma non curante di ciò, Parker lo porta con sé, cercando nel frattempo una buona scusa da raccontare alla moglie per convincerla a tenere il piccolo trovatello.
Inutile dire che nel giro di breve tempo, quel batuffolo diventò parte della famiglia, nel frattempo, Parker scopre che quel cucciolo è un esemplare di Akita, una rara razza giapponese, addestrata per il combattimento e la caccia, caratterizzata da un temperamento indipendente, ma molto fedele all’uomo.
Così tra corse nel giardino, partite davanti alla televisione mangiando pop corn, tra Parker e Hachi, questo è il nome dato al cucciolo, si instaura un rapporto di amicizia e amore talmente forte che tutte le mattine accompagna il suo padrone alla stazione, essendo Parker un pendolare, per poi aspettarlo alle cinque nell’aiuola davanti l’uscita dei treni. Hachi, percorrendo tutti i giorni lo stesso tragitto, diventa ben presto il beniamino di tutti i commercianti della zona, ricevendo coccole e bocconcini prelibati.
Un giorno durante una sua lezione, Parker viene colpito da ictus e muore davanti ai suoi alunni, nonostante la moglie e la figlia cercano di non far mancare l’amore e le giuste attenzioni ad Hachi, questi non si rassegna di aver perso il suo adorato padrone, tanto da tornare ogni giorno alle cinque in quell’aiuola, sperando di rivedere il suo amato amico. Per nove lunghi anni scanditi dalla neve il sole e la pioggia, lo speranzoso Hachi, tornerà sempre nello stesso posto, fino a quando anche lui, non si addormenterà per sempre, sognando i momenti felici trascorsi con Parker.
Il regista del film “Hachiko” è lo svedese Lasse Hallstrom, che racconta questa bellissima storia, realmente accaduta a Shibuya, in Giappone, dove, proprio in ricordo di Hachiko, fu eretta una statua di bronzo nel luogo dove il cane aspettava invano il ritorno del suo padrone.
Il film, inutile dirlo mi è piaciuto tantissimo, belle le scene in bianco e nero viste dagli occhi del cane, un bellissimo Akita dal volto espressivo, uno sguardo austero e in certi momenti dolce e triste, un vero attore, del resto è proprio lui il vero protagonista del film.
Una pellicola commovente, che oltre ad insegnarci che bisogna avere rispetto per gli animali, in quanto solo loro sono in grado di dare all’uomo una fiducia così grande. Di sicuro sarà riuscito a strappare delle lacrime a chi lo ha visto e a chi senz’altro lo vedrà, personalmente non ho smesso di piangere nell’ultima mezz’ora di film perciò… preparate i fazzoletti..

 Miryam

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