BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Darth (del 10/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1032 volte)
Titolo originale
Mr. Brooks
Produzione
USA 2007
Regia
Bruce A. Evans
Interpreti
Kevin Costner, Dane Cook, Demi Moore, William Hurt, Marg Helgenberger, Danielle Panabaker, Jason Lewis, Steve Coulter
Durata
95 minuti
Trailer

Mr.Brooks alias Kevin Kostner è un ricco imprenditore, stimato dai dipendenti, amato dalla moglie elegante e riservato. Nessuno conosce però Marshall (William Hurt), l’alter ego invisibile di Evan Brooks, colui che lo spinge verso le proprie passioni. E la passione, in questo caso, è l’omicidio. Mr.Brooks è infatti anche “Il killer delle impronte”, un pluriomicida sempre attento ai dettagli dei crimini tanto da non aver mai lasciato indizi dietro di se. Dopo due anni in cui Evan è riuscito a tenere a bada la voglia di uccidere di Marshall, alla fine viene meno ai suoi propositi e commette un ennesimo omicidio ai danni di una coppietta intenta a far sesso… Questa volta però il serial killer commette un grossolano errore: non si accorge infatti, che i due amavano scopare con la luce accesa e le tende aperte in modo da farsi ammirare dagli inquilini del palazzo di fronte. Ed è qui che entrano in scena Mr.Smith, desideroso di diventare compagno di caccia del killer delle impronte, e la tignosa detective interpretata da Demi Moore…
Nonostante la critica lo abbia stroncato senza mezze misure, il film al pubblico è piaciuto e, devo dire, anche a me. Pur non brillando certo di originalità ma, anzi, emanando un’atmosfera da thriller anni ’80, Mr.Brooks intriga, è faceto, e i suoi dialoghi tra se ed il suo alter ego sono davvero simpatici. Gli attori sono splendidi: due premi oscar e una Demi Moore un po’invecchiata ma sempre attraente. La metodologia del killer delle impronte è intrigante ed anche l’evoluzione del finale. Ovviamente non sto certo parlando di un capolavoro… ben lontano da “Seven” o “Saw -L’enigmista”, ma certamente non così brutto come lo hanno descritto le riviste specializzate.

Darth

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Di kiriku (del 09/09/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1047 volte)
Artista
Napoli Centrale
Titolo
Mattanza
Anno
1976
Label
Bmg Ricordi

Per chi considera la musica napoletana solo melodia e tragedia alla Mario Merola o quella più spensierata ma altrettanto becera di Nino D'angelo o Gigi d’Alessio, deve sapere che ci sono artisti che sanno e hanno saputo cantare Napoli e le sue ferite in maniera intelligente e qualitativamente valida. Sicuramente i Napoli Centrale rientrano nella categoria di quei grandi artisti, almeno nel loro primo periodo, che hanno creato musica di alto livello lasciandosi influenzare da tutto quello che arrivava di buono del panorama musicale mondiale senza mai perdere la loro identità. Negli anni settanta la fusion, il progressive, il jazz rock elettrico imperversano ( che anni splendidi!) e gruppi come i Weather Report hanno sicuramente influenzato intere generazioni, tra queste sicuramente troviamo appunto il gruppo partenopeo. Mattanza è il loro secondo lavoro e a mio parere il migliore sia sotto il profilo tecnico che espressivo. Leader indiscusso del gruppo è James Senese, creatore di tutte le musiche e buon sassofonista dal suono intenso e graffiante in grado di comunicare sensazioni forti. Ma in questo viaggio il musicista campano non è certamente da solo ma è accompagnato da ottimi musicisti; Kevin Bulle (basso), Giuseppe Guarnera (piano fender, acustico), Agostino Marangolo, Bruno Biriaco, Marvin (batteria), Franco Del Prete (gran cassa, piatti cinesi, cimbali olandesi,barattolo sardegnolo, campana nonché autore di tutti testi). Mattanza uscito nel 1976 è sicuramente un degli album italiani più importanti di quegl’anni, brani come “Simme Iute e Simme Venute”, “ O Nonno Mio” o “Sangue Misto” sono dei pezzi incredibili ma del resto lo sono tutti brani contenuti in questo cd, quarantanove minuti di pura energia da ascoltare e riascoltare all’infinito.

kiriku

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Di nilcoxp (del 08/09/2008 @ 05:00:00, in Serie TV, linkato 3499 volte)
Titolo originale
Space 1999 - Year 2
Produzione
UK, 1976
Episodi / Durata
24 / 52 minuti

Come vi avevo già detto nella recensione della prima serie, la Luna dopo essersi staccata dall’orbita terrestre a causa di un’esplosione, vaga nello spazio profondo senza una rotta precisa. E da qui riprende e prosegue la seconda serie, creata appositamente per il pubblico statunitense. Esce dalla produzione l’apporto italiano della RAI, e dopo il divorzio degli Anderson (rimase Gerry), fu chiamato Fred Freiberger (nominato Serial killer per aver “ucciso” altre serie in passato: la terza stagione di “Star Trek”, l’ultima dell’”Uomo da sei milioni di dollari” e la prima di “Wild Wild West”). I risultati non tardarono a farsi sentire. Gli interessi cominciarono a scemare velocemente per un prodotto che aveva perso molto del suo fascino legato al mistero dell’ignoto e delle sue scoperte, a discapito di storie sentimentali tra i vari membri della Base Lunare Alpha e di una trasformazione in un forzato action-movie fine a se stesso e per questo insapore. Il canovaccio che andava configurandosi non piaceva a nessuno, primo fra tutti all’attore protagonista Martin Landau. Ma non erano solo quelli i problemi. Molte le incongruenze subito notate dai fan: alla prima puntata si vede subito che mancano due protagonisti della serie precedente, e nessuna spiegazione è data; altri compaiono ad intervalli sostituiti da varie figure sconosciute; cambiano le divise e le tecnologie, come se fosse possibile per una colonia vagante nello spazio con risorse limitate rinnovare se stessi e le proprie attrezzature. Una delle note positive è senz’altro l’apporto dato dal personaggio del mutaforma “Maya”, un’aliena ospitata dai terrestri dopo la distruzione del suo pianeta: intelligente, razionale e molto bella. Inutile dirvi che all’epoca me ne innamorai…La colonna sonora fu affidata a Derek Wadsworth. Comunque visto il calare del consenso e degli spettatori, la serie venne interrotta dopo l’episodio “I dorconiani” senza un vero finale. Ci pensarono i fan anni dopo a completarla, con un finale fatto scrivere a Johnny Byrne (uno dei principali sceneggiatori della serie) ed interpretato da Zienia Merton (l'analista dati Sandra Benes), girato nell’agosto del 1999 a casa di uno dei sostenitori. Proposto il 13 settembre 1999 durante Breakaway, la convention di fan, fu proiettato questo cortometraggio dal titolo “Message from Moonbase Alpha (Messaggio da Base Lunare Alpha). In sostanza un ultimo saluto ai terrestri con l’indicazione di quello che era stato il futuro degli abitanti della stazione lunare. “Spazio 1999” portò con se un merchandising enorme: modellini delle astronavi in varie misure, pupazzi dei personaggi, album e figurine degli episodi trasmessi. Oggetti venduti ancora oggi e a prezzi interessanti!!! Caldamente consigliata a tutti gli avventurieri dello spazio. Baci mutaforma a tutti.

nilcoxp

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Di smarty (del 06/09/2008 @ 05:00:00, in live report, linkato 1547 volte)
Evento
Madonna “Sticky & Sweet"Tour
Artista/i
Madonna
Location
Stadio Charles Ehrmann Nizza – Palais Nikaia
Data
26 Agosto 2008

L’arrivo allo stadio mi riporta indietro nel tempo (3 anni fa al concerto degli U2), ma mi sorprendo nel vedere come si siano migliorati i francesi per parcheggi. Mi ricredo quasi subito invece nel constatare la mala-organizzazione per l’ingresso (1 ora). Va beh, è un concerto, mi dico. L’atmosfera che si respira è totalmente diversa da come invece me l’aspettavo. Gente tiratissima come se dovesse andare in discoteca, vedo ragazze su trampoli da 10 centimetri, pants e magliettine tanto strette da non riuscire a respirare..sorrido e continuo la mia coda. Entriamo e vedo il palco. Che delusione! Niente di eccezionale. Mi aspettavo qualcosa di spettacolare visto il personaggio. Aspettiamo e puntualissima come il Big Bang il concerto inizia alle 21,30. Sul maxischermo che fa da sfondo e sui due cilindri sospesi all’inizio del palco tra la gente vengono proiettate le immagini dei video, Madonna fa il suo ingresso come una regina ossia su un trono. Inizia lo show dei vestiti e dei ballerini (bravissimi!). In abiti di Givenchy Madonna inizia la sua performance negli ambienti degli anni ’20 dei gangster portando in scena una vera vecchia Rolls Royce bianca. Il nuovo si mescola al vecchio, brani come “Human Nature” e “Into the Groove” vengono sapientemente mixati con quelli più recenti. E’ l’unico momento “trasgressivo” della cantante che supportata dai suoi splendidi ballerini dà sfogo alla sua rabbia e bravura. Meno male che le coriste e la base cantata le danno una mano, perché ho già l’impressione che sia già senza fiato. Il secondo cambio di vestiti (più o meno in uno/due minuti grazie alle 9 costumiste) introduce gli anni ’80 e l’inizio della sua carriera. Old School (il 2°pezzo del programma) è un omaggio a Keith Haring suo amico morto negli anni ’90. Sul palco tutto ci riporta ad un parco giochi per bambini un po’ cresciuti dove le corde, i pon pon e i chewing gum ne fanno il contorno. Madonna si diverte a ballare, saltare, giocare (forse i figli l’hanno resa più bambina), ma la voce comincia a calare e qualche stonatura si fa sentire. Nonostante i suoi 50 anni e i gossip la trovo in splendida forma anche se il cameraman non indugia mai molto sui primi piani e soprattutto sulle mani. Sulle note di “She’s not me” sul palco appaiono 4 ballerine vestite da “vecchie Madonna” quelle che anni fa hanno fatto tendenza ed ho avuto l’impressione che ci fosse proprio tanta rabbia nella sua voce nel distruggerle. Gipsy, terzo cambio (passaggio bello, fluido, di effetto): musica folk rumena che si alterna a quella latina americana di “La Isla Bonita”, sembra impossibile, ma il mix è piacevole e ben riuscito, partendo da effetti di pioggia sugli schermi e lei che canta sopra un pianoforte fino ad arrivare ad assistere allo spettacolo danzante di una gitana insieme con 3 musicisti. Sempre più ho la convinzione di assistere ad uno show, sì, è proprio così, ma forse è bello per questo e non bisogna fare paragoni, l’unico neo è quello che intorno a me non vedo gente che si strappa i capelli dal coinvolgimento e in più di un’occasione è stata lei ad incentivare l’alzata di mani. Sarà?! Rave, ultimo cambio: chitarra in mano da vera rockstar continua l’esibizione della Diva che sulle note di “4 minutes” rende omaggio, tramite i video, ai suoi “eroi” politici come Al Gore, Nelson Mandela, il Dalai Lama, Bono e, sorprendevolmente, Barak Obama. Il messaggio di darsi una svegliata arriva chiaro. Con “Borderline” in versione rivisitata e “Give it 2 Me” e dopo precisamente, quasi a spaccare il minuto, due ore di show sugli schermi appare la scritta GAME OVER. Si accendono le luci e tutto finisce. Rimango a bocca aperta qualche istante e dico a me stessa “ma come, neanche un bis? Boh. Forse la tata doveva andare via e lei tornare a fare la mamma?”. Nonostante tutto, nonostante l’amaro in bocca che mi accompagna all’uscita, sono certa di aver assistito ad uno degli ultimi show di quest’icona pop degli anni ’80, una grande trasformista, una Diva, ma soprattutto un’artista che ha saputo sfruttare al massimo la sua immagine per creare mode e tendenze. Mi aspettavo qualche trasgressione in più, ma si vede che in questo momento non è il caso ( : - ) ), ma soprattutto non me la ricordavo così rocchettara con la chitarra elettrica sempre in mano, molto “macha” quasi a compensare qualcosa. Sì, decisamente sono passati tanti anni dal 1987 quando venne a Nizza e fece 54.000 spettatori.

Smarty

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Di slovo (del 05/09/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 884 volte)
Artista
John Paul Jones
Titolo
Zooma
Anno
1999
Label
DGM

È stata una sorpresa, devo ammetterlo, scoprire con una decina d’anni di ritardo che esisteva un progetto solista di John Paul Jones. Ebbene, dopo lo scioglimento del gruppo in cui militava, i Led Zeppelin per la cronaca (qualcuno avrà certamente riconosciuto il richiamo al simbolo ZoSo in copertina) il bassista JPJ continuò a lavorare in ambito musicale da ‘addetto ai lavori’ (produzioni, arrangiamenti, colonne sonore) dietro le quinte per quasi due decenni.
Poi, scevro da premure, realizzò Zooma mettendo in mostra il brillante compendio di esperienze di un musicista completo e inventivo.
Non so dire quale relazione ci sia tra l’aver firmato con la DGM (l’etichetta indipendente fondata da Robert Fripp) e un presunto omaggio al geniale chitarrista inglese, fatto stà che i brani più hard di Zooma sono indubbiamente influenzati dalla concezione tellurica dei crimson: “zooma”, “grind”, “goose” o “tidal” per citarne alcuni, sono interessanti esempi di metal crimsoniano filtrato dalla verve sperimentale di Jones: strumentali granitici e serrati su cui potenti riff vengono fatti ciclare ed evolvere senza le costrizioni degli schemi rock.
Comprensibilmente, le radici non vengono tradite: ecco quindi due bluesacci come “nosumi blues” e “snake eyes”, quest’ultima arricchita da orchestrazioni maestose e hammond a briglie sciolte. “the smile of your shadow” pareggia il bilancio sul versante degli ampi respiri e il divertissment di “bass ‘n drums” per ricordare di essere stato, prima ancora di un direttore artistico alchimista di suoni, un ottimo bassista.
Non ci si aspetti uno svecchiamento degli Zeppelin, JPJ ha nel fodero una vasta gamma di idee e intuizioni che formalizza in un affascinante blob di classico e alternativo. Consigliato.

slovo

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Di Namor (del 04/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1053 volte)
Titolo originale
The Seeker: The Dark Is Rising
Produzione
USA 2007
Regia
David L. Cunningham
Interpreti
Alexander Ludwig, Ian McShane, Frances Conroy, Christopher Eccleston, Gregory Smith, Amelia Warner, James Cosmo, Jim Piddock.
Durata
94 Minuti
Trailer

Ancora una volta la Terra è testimone dell’ennesima battaglia tra il bene ed il male. Questa volta ad incombere con minaccia di glaciazione ed oscurità totale verso il nostro mondo, è un tetro emissario inviato dalle tenebre, il “Cavaliere” (Christopher Eccleston).
A contrastare i suoi malefici intenti, saranno i Vetusti, antichi guerrieri da sempre ferrei difensori della luce, i quali avranno il compito di trovare e proteggere il Cercatore, il solo, in grado di ritrovare i sei segni, oggetti fondamentali per ristabilire il dominio della luce sulle tenebre. Il Cercatore, che dovrà viaggiare nel tempo per scovare i sei segni, è scritto che sarà il settimo figlio di un settimo figlio. Ignaro di questa sua importante coincidenza nativa e delle sue antiche origini famigliari il giovane Will Stanton (Alexander Ludwig) scoprirà ben presto di essere l’eletto, colui che dovrà combattere contro il Cavaliere per far trionfare la luce sulle tenebre!
Il risveglio delle tenebre” è stato tratto dalla premiata saga letteraria di Susan Cooper. Ora, non so se la qualità di questa opera sia meritevole o meno, non avendola letta evito di dare un giudizio, ma se questa saga fantasy avesse il merito di essere letta, la sua autrice dovrebbe fare richiesta di danni agli autori del film, perché una volta visto, dubito che qualcuno vada in libreria per acquistare il libro. Se invece dovesse rispecchiare alla lettera il libro, allora si può tranquillamente affermare che non deve essere un gran che come opera.
Ad ogni modo il film è stato strutturato in maniera scialba ed incongruente, a partire dalla trama che è senza alcun interesse e mordente, fino agli effetti speciali, che risultano banali e risicati per un film che vuole essere catalogato come un Fantasy.
Se avete visto un buon numero di questo genere di pellicole, tenete bene a mente questo titolo, ed evitatelo accuratamente, vi risparmierete 94 minuti di inutili insulsaggini!

Namor

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Di Darth (del 03/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1289 volte)
Titolo originale
Beowulf
Produzione
USA 2007
Regia
Robert Zemeckis
Interpreti
Anthony Hopkins, Angelina Jolie, Alison Lohman, John Malkovich, Ray Winstone, Sebastian Roché, Robin Wright Penn, Shay Duffin, Brendan Gleeson, Crispin Glover
Durata
114 minuti
Trailer

Che Robert Zemeckis sia un ottimo regista è indubbio. Ultimamente però, forse sta precorrendo un po’ troppo i tempi, visto che gli ultimi suoi due lavori sono stati creati per la visione in 3D. Ora, non essendo per nulla facile (almeno in Italia) assistere alla proiezione tridimensionale di un film, mi è toccato vederli sul mio obsoleto (per lui!) tv lcd da 40’’.
La penultima sua opera “The polar express” è, secondo me, il film d’animazione più brutto degli ultimi dieci anni. Brutto come grafica, effetti, trama, qualità, e tutto quello che può venirvi in mente. Invece, il suo ultimo film “La leggenda di Beowulf” è il più brutto fantasy degli ultimi dieci anni!! E’incredibile come il flop di “TPE” non abbia portato un minimo consiglio al regista americano. Dopo aver reso ridicolo Tom Hanks in molteplici ruoli dove non si capiva quanto era grottesco lui e quanto lo fosse il suo alter ego digitale, ha ridicolizzato totalmente anche il grande Anthony Hopkins, trasformandolo in un vecchio e gelatinoso eunuco (per dirla come Alex) mezzo nudo e mezzo scemo.
Oltre a questo, anche il resto non mi è piaciuto. Graficamente orribile: le animazioni sembrano uscite da un videogame di cinque anni fa… nonostante sia del 2001 è decisamente superiore a livello qualitativo “Final Fantasy – The Spirit Within”.
La scena del combattimento tra il mostro Grendel (quello effettivamente è carino) e Beowulf poteva essere un momento piacevole… se non fosse che Beowulf combatte nudo! Così in tutta la sequenza si notano di più i ridicoli espedienti alla “Austin Powers” per nascondere le parti intime dell’eroe che il combattimento in se. Non sono riuscito a capire se Zemeckis voleva fare un film epico o demenziale… comunque sia, qualunque fosse il suo intento, non è riuscito.
L’unica attenuante può essere trovata nel fatto che “Beowulf” è un prodotto creato per essere visto in 3D, e che magari (ci credo poco), in quel contesto, lo spettatore rimane affascinato dall’effetto che ne scaturisce e passa in secondo piano la scarsa qualità del resto… peccato che non lo saprò mai.

Darth

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Di kiriku (del 02/09/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1164 volte)
Artista
Vincenzo Ramaglia
Titolo
Chimera
Anno
2008
Label
Autoprodotto

Il sogno irraggiungibile e irrealizzabile, la creatura mitologica formata da diverse parti di animali, queste ed altre accezioni si possono attribuire alla parola chimera, termine che ha influenzato il secondo lavoro di Vincenzo Ramaglia. Forse sarebbe più corretto dire che ciò che ha ispirato il compositore romano non è tanto il termine di per se ma ciò che esso esprime e rappresenta: l’insieme unico e inarrivabile composto da parti differenti. Nel suo nuovo lavoro Ramaglia mette insieme elementi sonori distanti tra loro per dar vita a qualcosa di impossibile. Free-jazz, arte del loop, poliarmonie e poliritmie novecentesche, free improvvisation e tutto quello che sgorga dal suo background,non sono altro che gli elementi combinatori che danno vita alla creatura pulsante che stride e si dimena tra cuore e cervello. Si perché a differenza del suo primo lavoro (Formaldeide) , dove tutto era congelato ed ovattato, Vincenzo crea qualcosa di estremamente vivo, spigoloso, ipnotico e contraddittorio ma che incredibilmente funziona. Per dar vita alla sua musica elaborata ed introspettiva, si affida, come al solito, ad ottimi musicisti, grazie ai quali l’universo cerebrale creato da Ramaglia viene squarciato da materiche scaglie palpitanti. Chimera è una partitura per contrabbasso e loop station nella quale si innestano improvvisazioni di sax e batteria. Il segreto è proprio qui;  un tappeto sonoro psichedelico, modulare e ciclico creato appunto dal contrabbasso e dall’uso della loop station di Massimo Ceccarelli, sul quale irrompono i suoni estemporanei ed estremi dei sassofoni di Renato Ciunfrini e della batteria funzionale e ricercata di Stefano Giust. Le sensazioni provate ascoltando questo cd,  sono diverse e probabilmente cambiano in base all’ascoltatore.Quello che personalmente ho riscontrato è l’alto potere filosofico che questa musica riesce ad esprimere, perchè in fondo siamo tutti delle chimere, strutturati da pensieri e sentimenti diversi e a volte contrastanti tra loro, siamo le creature imperfette in continua mutazione, proiettati e persi nella continua ricerca del perfetto equilibrio tra anima e corpo. Vincenzo Ramaglia non ha fatto altro che mettere in musica la follia e la genialità dell’essere umano.

 Kiriku

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Di nilcoxp (del 01/09/2008 @ 05:00:00, in Serie TV, linkato 2432 volte)
Titolo originale
Space 1999 - Year 1
Produzione
UK,ITA 1975
Episodi / Durata
24 / 52 minuti

Nata da una costola di "UFO", la nuova serie di fantascienza si rivelò migliore di quella originaria (un po’ come Eva da Adamo, ahah). Ai produttori ed ideatori, Gerry e Sylvia Anderson, fu offerto infatti un budget molto più alto (collaborazione angloitaliana tra la ITC e la RAI) , per un prodotto diverso ma non per questo meno coinvolgente. Originariamente avrebbe dovuto chiamarsi "UFO 2", ma intorno al 1973 prese il nome che tutti conosciamo, "Space: 1999". Gli effetti speciali decisamente all’avanguardia all’epoca, ideati da Brian Johnson e dal suo team (buona parte di questo lo seguì in seguito nei film “Alien” e “L'Impero colpisce ancora”), ancora oggi non sfigurano ed alcuni tengono tranquillamente il passo, e questa la dice lunga sulla qualità del prodotto proposto. In Gran Bretagna fu comunque mal distribuita, mentre ottenne un successo enorme negli Stati Uniti dove venne proposta ad orari di grande ascolto. Questo successo determinò la realizzazione della seconda serie. Oltre agli attori principali, molti altri apparvero come guest star. La storia, per quei giovani che probabilmente non la conoscono, è la seguente: nell’anno 1999 sulla luna era presente una base terrestre dedita alla raccolta dei rifiuti nucleari radioattivi (che tematica attuale eh?), un’esplosione di questi depositi fa sì che il pianeta venga mandato fuori dalla sua orbita intorno alla terra e lanciato nello spazio profondo. Da qui tutta una serie di avventure incredibili dovute dall’incontro/scontro con le altre forme di vita e/o con nuove situazioni legate all’attraversamento di parti d’universo mai esplorate prima. Trasmessa in televisione negli anni 1975-76, la serie era di un avventuroso e di un misterioso affascinante. Pensate che l’ho trovata molto intrigante anche adesso rivedendola a distanza di oltre 30 anni, mi riesce quindi facile capire come mai il fascino e la bellezza di questa serie televisiva mi abbiano conquistato all’epoca della mia infanzia. Martin Landau è perfettamente a suo agio nel ruolo del Comandante della base lunare Alpha “John Koenig”. Ruolo che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo. I commenti illustri (Isaac Asimov e Harlan Ellison per esempio) si sprecarono nel cercare di spiegare scientificamente l’esplosione avvenuta sulla Luna, dimostrando con varie teorie l’impossibilità che una tale avvenimento potesse lasciare intatto il pianeta. Arrivando alla conclusione che anche se fosse rimasta intera, la Luna sarebbe stata lanciata contro la Terra e non dalla parte opposta. Vi dico questo per rendervi l’idea del coinvolgimento che ci fu in seguito all’uscita di questo telefilm. La colonna sonora fu realizzata principalmente da Barry Gray (già autore delle musiche di "Thunderbirds, UFO"), altre da Ennio Morricone per la versione italiana. Un piccolo grande pezzo di storia della televisione. Imperdibile !!! Baci senza gravità a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 03/08/2008 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1116 volte)

La redazione di blogbuster augura Buone Vacanze a tutti

Vi aspettiamo il 1° Settembre 2008 con la ripresa delle recensioni

: - ) d i v e r t i t e v i ! ! ! : - )

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32
Di nilcoxp (del 02/08/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1232 volte)
Titolo originale
32
Produzione
Italia 2008
Regia
Michele Pastrello
Interpreti
Eleonora Bolla, Enrico Cazzaro, Davide Giacometti, J.D.Arsa
Durata
29 minuti
Trailer

Quando qualche giovane regista mi propone di visionare e commentare un suo lavoro, provo sempre molto piacere. Trovo che sia “troppo facile” parlare dei prodotti della grossa distribuzione, “interessante” è invece l’aggettivo giusto per la piccola e/o indipendente distribuzione. Nel caso dei cortometraggi delle nuove leve il vocabolo più appropriato è: “gratificante”. Ed è davvero gratificante parlare di quest’opera, nella quale il regista affronta la tematica ecologica-esistenziale del continuo depauperamento del terreno agricolo a discapito di nuove colate di cemento. Nel caso specifico si parla del passante di Mestre, 32 chilometri (da cui il titolo) di autostrada in costruzione. Poi per dare forza a questa sua denuncia sociale, usa un avvenimento terribile come quello di uno stupro subito da una ragazza, per relazionarsi allo scempio che la natura quotidianamente subisce. La regia è valida sotto il profilo tecnico e sotto quello emotivo, aiutata da una fotografia decisamente positiva di Mirco Sgarzi (i miei complimenti!). Bravo ed intelligente nelle sue scelte, Michele Pastrello sa come fare del buon cinema e come farsi notare. Secondo me, però, il meglio lo ottiene nella parte “orrorifica” (esisterà questa parola?) del corto. Passando agli attori c’è da dire subito una cosa, e cioè che non era facile il loro compito. I ruoli dei due protagonisti erano molto difficili, forse troppo per i loro rispettivi esordi. La scena dello stupro su tutte, ma anche in altre occasioni in cui la presenza scenica era determinante, ci si accorge di questo limite non indifferente. I dialoghi rarefatti non gli hanno aiutati in questo, chiedendogli necessariamente più personalità ed espressività. La loro prova rimane comunque molto positiva, viste le capacità e le potenzialità raggiungibili nel prosieguo della loro lunga (gli auguro) carriera. Complimenti a tutti, e al prossimo lavoro.

nilcoxp

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Di slovo (del 01/08/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1391 volte)
Titolo originale
The Dark Knight
Produzione
USA 2008
Regia
Christopher Nolan
Interpreti
Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman,Michael Caine, Morgan Freeman, Maggie Gyllenhaal, Aaron Eckhart, Eric Roberts
Durata
152 minuti
Trailer

Per una serie di circostanze, “il cavaliere oscuro” è finito con l’essere il titolo più atteso della stagione, vuoi perché era il gran finale di una rassegna supereroica discreta ma non eccelsa, vuoi per la prematura scomparsa di Heath Ledger e tutto il conseguente ricamare sul ‘film maledetto’ e su un interpretazione che qualcuno aveva già consegnato alla storia del cinema e vuoi perché nel sequel dell’ottimo “batman begins” (2005) molti avevano riposto le aspettative di continuità (cinematografica) del personaggio di punta dell’universo DC.
Tanto vale dirlo subito, “il cavaliere oscuro” fa pieno centro: Nolan smussa le (poche) imperfezioni di ‘begins’ (sostituita anche l’inutile Katie Holmes con la brava Maggie Gyllenhaal per il ruolo di Rachel Dawes) e concretizza un perfetto bilanciamento di azione, dramma, introspezione psicologica, filosofia - la miglior pellicola dedicata all’uomo pipistrello ad oggi, con buona pace dei burtoniani irriducibili.
Il rischio di banalizzare o ricalcare straccamente era in agguato, come per tutti i seguiti, ma da quel frangente il film si divincola presentando un Joker già originato, dispensati i percorsi convergenti la sua folle psiche, e mette in scena un personaggio denso e penetrante, quasi sovrastrutturale a Gotham, che estende la sua malvagità come una tela su cui osserva (ridendo) il travaglio di Harvey Dent, la sua trasformazione in Due Facce e i dubbi che stringono Wayne/Batman.
Gotham City ha perso l’affascinante decadenza delle sue versioni gotiche, è invece la fotografia realistica della metropoli moderna: un tempio eretto in onore al business, un groviglio di strutture verticali e arterie soffocanti, scintillante fuori e marcia dentro. Gotham ha la facciata sfarzosa delle parate, delle esibizioni dei benestanti, della propaganda politica ma è corrotta fin nel midollo e ha metastasi criminose in ogni ganglio istituzionale.
Ma la presenza del crimine a Gotham assume connotazioni disarmanti con l’entrata in campo del Joker, un insano teorico del caos deviante e spaventosamente potente. L’interpretazione di Ledger atterrisce e tutte le lodi che ha ricevuto, a prescindere dall’aura mitizzante creata dalla sua morte, sono più che meritate.
Come si accennava prima, la sua malvagità incontaminata da debolezze e la quadrimensionalità del suo pensiero ne fanno un nemico travolgente. Si può percepire il vacillare del fronte del bene, il non senso della lotta ad un male dal peso insostenibile e che si rigenera senza sosta: ogni volta che una vittoria si rivela essere solo un tassello nel mosaico architettato dal Joker i due ‘eroi’ (il procuratore Dent e il giustiziere Batman) vengono spinti sul ciglio del baratro e costretti ad affrontare spaventose questioni morali. Quanto può sopportare un uomo (perché di uomini, non di supereroi, si tratta) e rimanere saldo ai principi di equità e giustizia? Ironicamente, Harvey Dent profetizzerà il suo destino: “o muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo” ma non ne sarà abbastanza consapevole da evitare di precipitare.
Batman un eroe nel vero senso del termine non lo è mai stato: ha una missione, i mezzi per perseguirla e il vantaggio di agire nell’ ambito di regole sue – eppure, rinunciando ad ogni appoggio o riconoscimento dimostrerà di essere l’unico degno a proteggere la sua città.
I protagonisti di questa saga saranno costretti dalla crudeltà dei tempi ad affrontare dei cambiamenti, solo il Joker rimarrà immutato, immutabile e forse, quello con la più chiara visione della natura umana.
Adrenalina e temi profondi rendono la miscela de “il cavaliere oscuro” pregnante e godibile in ogni inquadratura o dialogo, per tutti i centocinquanta minuti di questa formidabile storia. Da vedere assolutamente.

slovo

...sono l’unico a trovare il doppiaggio di Bruce Wayne letteralmente agghiacciante?

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Di Namor (del 31/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 820 volte)
Titolo originale
Hellboy 2: The Golden Army
Produzione
USA 2008
Regia
Guillermo Del Toro
Interpreti
Ron Perlman, Selma Blair, Jeffrey Tambor, Doug Jones, John Hurt, James Dodd, Anna Walton, Luke Goss.
Durata
110 Minuti
Trailer

Il tenebroso e sovversivo principe Nuada (Luke Goss), è più cha mai deciso a rompere la tregua millenaria tra il suo popolo (i figli originari della terra) e gli umani, rei di aver violato oltremisura la natura, per fini di speculazioni edili. Per la riuscita certa di tale intento, il reale, deve ridestare dal suo lungo riposo l’invincibile armata: la golden army, un esercito composto da indistruttibili guerrieri robot immuni alla stanchezza e ad ogni sorte di sentimento verso il nemico. Per fare ciò, Nuada deve entrare in possesso della corona del Re Balor, l’oggetto, indispensabile per avere il comando supremo sull’esercito, fu diviso da lui stesso in tre parti, proprio per ottenere l’inattività della distruttiva armata, in modo tale che non potesse nuocere negli anni a venire, vincolo questo fondamentale per stabilire la pace con gli umani.
Ad ostacolare le bellicose intenzione del sovrano guerrafondaio, sarà la formazione del Bureau for Paranormal Research and Defense (Istituto per la Ricerca e Difesa del Paranormale), in particolare una formazione composta da quattro elementi, ove neanche a dirlo, Hellboy (Ron Perlman) ne è il leader indiscusso.
Regia e sceneggiatura sono firmate da un impeccabile Guillermo delToro, il quale dimostra ancora una volta di essere un grande autore del genere fantasy, per averne conferma basta che arriviate alla scena del mercato dei Troll, è capirete il motivo di questa mia affermazione. L’incredibile varietà di creature che popola il mercato sotterraneo, è a dir poco stupefacente, è se a questa piacevole visione per gli occhi, si aggiunge un’ottima trama a cui del Toro si è dedicato per ben due anni e mezzo, sarà difficile anche per il più scettico dei cultori fantasy, non uscire dalla sala più che soddisfatti.
Hellboy the Golden Armyӏ un chiaro e raro esempio di come a volte i sequel siano meglio del titolo precedente!

Namor

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Di Andy (del 30/07/2008 @ 05:00:00, in live report, linkato 1577 volte)
Evento
PFM Omaggio a Fabrizio de Andrè
Artista/i
Premiata Forneria Marconi
Location
Sanremo
Data
21/07/2008

Erano un pò di anni che per un motivo o per l’altro, non riuscivo a godermi un live della PFM che ha già suonato varie volte dalle mie parti, ma stavolta ce l’ho fatta e il 21 di giugno me la sono gustata proprio “at home”, cioè a Sanremo, nell’ambito della rassegna che il comune ha voluto intitolare e dedicare al grande Fabrizio De Andrè, stupendo cantautore genovese mai rimpianto abbastanza, per tutta la poesia che è stato capace di mettere dentro le sue splendide canzoni.
Sappiamo tutti del suo incontro musicale con la Premiata del 1979, da cui nacquero i famosi live Volume 1 e Volume 2, in cui le sue già bellissime composizioni vennero arricchite dagli arrangiamenti di una PFM in ottima forma e che, di buon grado, ha accettato di tornare ad eseguire tutto quello splendido materiale per ricordare il caro amico scomparso e così, puntualissimi, qualche minuto dopo le 21, in una Piazza Colombo gremita in gran parte da nostalgici quarantenni, qualcuno con prole al seguito come me, ma anche da parecchi ragazzi, i nostri sei musicisti iniziano le danze: Volta la carta, La canzone di Marinella, Un giudice, e Andrea, ci riportano alla memoria quelle canzoni e quel periodo, e l’unica cosa che manca è la granitica voce di Faber, perché per il resto è tutto perfetto, suoni ed esecuzione; Franz Di Cioccio come al solito cerca e ottiene la partecipazione del pubblico e si dimostra il solito animale da palco; certo, purtroppo non è mai stato un grande cantante, ma devo dire che l’ho trovato più in forma che in altre recenti performance. La guerra di Piero, Boccadirosa, e Il testamento di Tito, si susseguono impeccabilmente per la gioia dei presenti, ma tra le più toccanti e coinvolgenti ho trovato Rimini, Giugno 73 e soprattutto Amico fragile, con un Mussida super, Gibson Les Paul alla mano, a guidare i suoi compagni in un brano di una bellezza rara, testo compreso, fino alla celeberrima Il pescatore che chiude le due ore circa del concerto dedicato a Fabrizio. Ed è qui che scatta la fatidica domanda di Di Cioccio: “siccome abbiamo ancora un po’ di tempo, volete sentire un po’ di PFM?”.
Vi lascio immaginare il boato del sì di risposta del pubblico e allora via, a ripescare un brano come River of life, uno dei più belli in assoluto di tutta la discografia di questo gruppo prog, che è uno dei più grandi sulla scena mondiale, al pari di King Crimson, Genesis ecc.. Il bello è che al loro interno le canzoni cambiano ad ogni esecuzione, grazie ad armoniche e galoppanti improvvisazioni. Il violinista e poli-strumentista Lucio “Violino” Fabbri, primeggia egregiamente in Out on the roundabout, un altro gran pezzo tratto da Chocolate’s king. E’ il momento per Franz di salire in cattedra e dimostrare di essere un grandissimo batterista, senza nulla togliere all’ottimo Roberto Gualdi, che suona durante le parti cantate. Tosto il duetto , suonato a quattro mani sulla stessa batteria . Non poteva mancare Impressioni di settembre, con il moog suonato dal discreto Tagliavini, che per l’occasione sostituisce il grande Flavio Premoli, tastierista ufficiale della band. Ma quando “Francone” Mussida imbraccia la chitarra classica, sulla quale è dotato di un tocco e una maestria esagerati, arrivano le emozioni; Dolcissima Maria, col flauto suonato dal bassista Patrick Djivas, è di una dolcezza devastante e Peninsula, un brano per sola chitarra, una vera chicca classica, dal sapore mediterraneo, dall’album Jet lag. Poi una versione superlativa di Suonare suonare, inno all’amore per la musica, riarrangiata ottimamente e poi Maestro della voce, dedicata allo scomparso Demetrio Stratos, eccezionale cantante degli Area, con l’immancabile e-eeh del pubblico, anche sulla mitica intro di basso di Djivas che, pure lui, dopo cinque minuti buoni di assolo, si conferma uno dei più bravi in circolazione.
Il gran finale è affidato a Celebration / E’Festa , eseguita veramente con carica; sinceramente, per me, questo bellissimo concerto avrebbe raggiunto la perfezione se avessero suonato anche La carrozza di Hans, ma va bene così, ad una serata di grande musica, compresa quella mai dimenticata di De Andrè, non si poteva chiedere di più...

Andy

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Di kiriku (del 29/07/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 2365 volte)
Artista
Petra Magoni e Ferruccio Spinetti
Titolo
Musica Nuda 55/21
Anno
2008
Label
Blue Note

Questo è il terzo capitolo del progetto di Petra Magoni e di Ferruccio Spinetti che li vede ancora insieme dopo due anni dall’uscita di Musica Nuda 2. Anche in questo cd i due affrontano dei brani storici del panorama musicale contemporaneo secondo la loro visione personale. Questa volta il supporto è uno solo, sul quale sono incisi diciassette pezzi alcuni dei quali suonati in duo ed altri insieme a degli illustri ospiti. Tra questi troviamo : Gianluca Petrella , Stefano Bollani, Nicola Stilo, Sanseverino e Jaques Higelin. Diversi sono anche gli inediti: “Pazzo il mondo” di Pacifico, “Pittrice di girasoli” il cui testo è di Cristina Donà, “Marinaio” di Nicola Stilo e Silvia Donati ed infine “Basta un colpo di vento” scritta da Stefano Bollani e David Riondino. Ascoltando anche gli altri titoli ci si rende conto che questo album è l’incontro tra culture musicali differenti e più precisamete tra sud d’Italia, Brasile e Francia. L’ironia riscontrata nei due lavori precedenti e che era un po’ il marchio di fabbrica di questi due artisti, lasciano spazio ad una visione più intimista ma altrettanto efficace. Tirando le somme questo Musica Nuda 55/21 è buon prodotto anche se classificarlo come musica jazz forse non è proprio corretto, diciamo che in un certo senso è un cd pop o meglio ancora, senza fare facili ed inutili catalogazioni, è un album di buona musica caratterizzata dallo stile di due ottimi musicisti che spogliano la stessa dal superfluo facendone risaltare l’essenza e la potenza emotiva nascosta.

Kiriku

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