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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Asterix451 (del 16/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1045 volte)
Titolo originale
Green Zone
Produzione
Gran Bretagna, USA, Francia, Spagna 2010.
Regia
Paul Greengrass
Interpreti
Matt Damon, Greg Kinnear, Brendan Gleeson, Khalid Abdalla, Amy Ryan.
Durata
115 Minuti
Trailer

Baghdad, gli Americani conquistano la capitale.
La guerra è appena finita, Saddam è in fuga e la città versa nel caos più totale, bersagliata dal fuoco dei bombardamenti notturni che devastano vite, strade e palazzi; sotto un cielo illuminato dai traccianti, due auto corrono via nella notte per portare in salvo un uomo chiave dell’Esercito Iracheno: il Generale Al Rawi (Igal Naor), noto all’Intelligence Americana come il “Jack di Fiori”, che farà di tutto per opporsi alla disgregazione del suo Paese; egli cercherà di mantenere uniti i gerarchi delle armate, e perdipiù conosce la verità suelle armi di distruzione di massa di Saddam. E sono proprio queste che il Delta Force Roy Miller sta cercando (Matt Damon), al comando di una delle tante squadre incaricate di identificare e perlustrare quei siti in cui si ritiene essero fossero dislocate.
Missioni pericolose, durante le quali la vita degli uomini viene messa a repentaglio continuamente ma che, apparentemente, non conducono a nulla; infatti gli uomini della Delta irrompono in vecchi magazzini fatiscenti, nei quali non vi è traccia degli arsenali nascosti che la CIA dichiara invece individuato. Il dossier Top Secret che contiene le informazioni di “Magellano” (una misteriosa fonte) sembra essere un enorme buco nell’acqua. Roy Miller cerca di parlarne ai suoi superiori ma viene esortato ad eseguire gli ordini, senza fare domande: è evidente che dietro a quelle missioni ci siano giochi sporchi, al di fuori della sua sfera di competenza, e Miller non può fare altro che rispettare le direttive e riprendere le ricerche.
Tutto sembra arenarsi sul dossier di Magellano, dunque, e solo con l’aiuto di Freddy (Kalid Abdalla ), un Iracheno che ha acquisito informazioni importantissime e decide di collaborare con gli Americani, Miller individua una pista che lo condurrà sul pericoloso terreno della diplomazia corrotta, la stessa che manipola la verità su questi armamenti che sembrano non esistere. Inizierà così la sia missione in solitaria alla ricerca della verità, e quindi del Generale Al Rawi in persona, appoggiato da un indisciplinato Agente CIA (Brendan Gleason) che vorrebbe ristabilire un vero ordine nel Paese, e non un governo fantoccio filoamericano.
Paul Greengrass ( regista della trilogia di Bourne) torna a dirigere Matt Damon in questo spy-movie dallo sfondo bellico, riproponendo le carte dei loro film precedenti. Infatti, nonostante le ambientazioni differiscano, nessuno avrebbe da ridire se il protagonista si chiamasse ancora Jason Bourne: stesso pathos, stesse inquadrature traballanti, stessa frenetica concitazione degli eventi in una trama di scatole cinesi. Matt Damon piace nel ruolo di Roy Miller, il soldato buono che mette a repentaglio la vita per l’amore della verità, e il film cattura dalla prima scena, fino alla fine, senza cadute di ritmo. Sono convincenti ed emozionanti i due “Iracheni”, Freddy (l’ex “Cacciatore di Aquiloni”) ed Al Rawi, mentre Greg Kinnear è sufficientemente viscido nel ruolo del funzionario spregiudicato: sfumature che spesso caratterizzano le sue interpretazioni.
Belle ambientazioni, tra i vicoli di una Baghdad devastata dalla guerra; è spettacolare l’impiego dei mezzi e degli equipaggiamenti militari, anch’essi protagonisti come le persone; efficace la colonna sonora, che dona uno straordinario effetto presenza all’interno della sala.
Nonostante i moltissimi lati positivi, ho patito la tipica regìa “mossa” di Greengrass, che già mi disturbava in Bourne: ottima per alcune scene, al limite della nausea per tutto il resto; una perdita di dettaglio che penalizza un’ottima sceneggiatura. La trama semplice assolve lo scopo, tuttavia resta il solito sapore agrodolce del “risciacquo politically correct”, immancabile e indispensabile al rinnovamento iniziato con Obama. Inoltre è un film, questo, che mi ricorda “The Kingdome”: l’attenzione alla tecnica di guerra e all’azione snatura i personaggi, che comunicano molto poco.
Green Zone è sicuramente promosso, guardatelo, ma io aspetto ancora un nuovo “Black Hawk Down”.

Asterix451

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Di Louise-Elle (del 14/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1383 volte)
Titolo originale
Invictus
Produzione
USA 2009
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern.
Durata
134 Minuti
Trailer

Nelson Mandela, dopo ventitrè anni di carcere, è il nuovo Presidente del South Africa, una Nazione divisa da decenni dall’Aparthaid e da violenze sociali.
Anno 1995. Ad un anno circa dalle elezioni, per Mandela, uomo semplice debilitato nel fisico e nell’anima dalla lunga prigionia, la riconciliazione e l’integrazione sono l’obiettivo principale del suo Governo. Il Presidente è intenzionato a smantellare il regime razzista contro cui ha lottato per tutta la vita e nel contempo vuole costruire un nuovo Stato senza discriminazioni e favorire una reale pacificazione fra le due comunità che si sono per anni odiate ed ignorate. Nelson Mandela per fare questo pensa di ricorrere al rugby, lo sport della minoranza bianca ex dominante. Riesce a convincere Francois Pienaar, boero e aristocratico, Capitano della nazionale sudafricana Springboks, a guidarla fino alla vittoria finale contro gli invincibili All Blacks neozelandesi.
Mi aspettavo di assistere ad un film con dialoghi politici e invece i 134 minuti di proiezione sono piacevoli e scorrevoli. La strepitosa interpretazione di Morgan Freeman nel ruolo del Leader Mandela è davvero commovente e stupenda. Descrive il lato più profondo e umano del Presidente che altro non è che un uomo anziano che in seguito alle sue idee e alla sua lunga prigionia ha dovuto rinunciare all’affetto di una famiglia reale, ma l’ha egregiamente sostituita, a suo dire e anche per sua volontà, con una famiglia composta da 42 milioni di persone: la Nazione che lo ha eletto trionfalmente. Un uomo che dopo essere stato rinchiuso in una misera cella per anni in compagnia di un libro di poesie, esce da questa esperienza ancora più umile e coraggioso tanto da dare l’esempio che la prima regola per una pacifica convivenza è abbandonare il rancore e perdonare il proprio nemico. L’ammirazione e la stima per il Presidente da parte del Capitano Pienaar (interpretato da un sempre più affascinante e professionale Matt Damon) è il motore che trasmette forza e determinazione alla squadra di rugby che con la sua vittoria unirà e farà abbracciare almeno per il tempo della partita e degli inevitabili successivi festeggiamenti, la popolazione bianca e nera del Sudafrica. Le scene della partita di rugby sono davvero entusiasmanti e da seguire anche per chi non è un’ appassionato di questo sport. Personalmente mi piace e concordo pienamente con ciò che è il pensiero di Oscar Wilde in proposito: “il rugby è uno sport da selvaggi giocato da gentiluomini, mentre il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da selvaggi.” Ancora una volta Clint Eastwood, in qualità di regista, ha tutta la mia ammirazione poiché ha saputo regalare al pubblico un film godibile, trattando un argomento scottante e difficile come il razzismo, con grande tatto e umanità.
Il film è tratto dal libro del giornalista John Carlin “Ama il tuo nemico”. La storia infatti è davvero molto tenera e delicata. E’ un tributo e un ritratto inedito del Leader Mandela descrivendolo non solamente come tutti lo abbiamo conosciuto, cioè un uomo politico, ma ne evidenzia le qualità: straordinario, capace, intelligente, carismatico, paziente, davvero meritevole del Premio Nobel per la Pace assegnatogli nel 1993 e soprattutto “invincibile”.

Louise-Elle

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Di Angie (del 12/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1008 volte)
Titolo originale
Shutter Island
Produzione
USA 2010
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Patricia Clarkson.
Durata
138 Minuti
Trailer

Dopo il grande successo di “ The Departed” Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio tornano a lavorare insieme nel thriller psicologico horror “Shutter Island”, tratto dal romanzo di Dennis Lehane “ L’isola della paura”.
Ancora una volta possiamo ammirare un Di Caprio, decisamente migliorato sotto il profilo recitativo, al momento attuale lo considero uno dei migliori attori che ci sono in circolazione. Al suo quarto film con Scorsese, lo vediamo decisamente trasformato, dal romantico eroe del Titanic, abituato a ben altre tempeste, in un poliziotto con il mal di mare su un traghetto in balia delle onde.
Siamo nel 1954, all’apice della guerra fredda, quando l’agente federale Teddy Daniels ( Leonado Di Caprio) ed il suo collega Chuck Aule ( Mark Ruffalo), vengono convocati a Shutter Island per indagare sulla scomparsa di una paziente pluriomicida che, sarebbe svanita nel nulla da una cella blindata dell’impenetrabile ospedale di Ashecliffe. Circondati da psichiatri inquisitori e da pazienti psicopatici e pericolosi, i due poliziotti si trovano ad affrontare una situazione al quanto complicata e misteriosa. I sospetti e i misteri si moltiplicano e durante la loro indagine diventano sempre più terrorizzanti e terrificanti con l’emergere di oscuri complotti ed esperimenti medici con lavaggi del cervello. Teddy comincia a rendersi conto che più andrà a fondo nell’indagine e più sarà costretto a confrontarsi con alcune sue paure, in quanto ancora traumatizzato dalla morte di sua moglie e dagli orrori visti a Dachan durante la guerra. Capirà anche che egli stesso, rischia di non uscire vivo dall’isola. Forse qualcuno sta cercando di farlo impazzire? O è divenuto pazzo?........
Un bel thriller psicologico con un di Caprio che dà il meglio di se, in questa pellicola è talmente bravo che ci si immedesima nel suo personaggio, vivendo dapprima la sua battaglia e poi il suo declino psicologico. E anche alla fine quando i giochi sembrano volti al termine ecco dove con quest’ultima frase: “E peggio vivere da mostro o morire da uomo?” , il regista lascia allo spettatore, trarre le proprie conclusioni.
Ritengo che “Shutter Island”sia un ottimo film, dove la suspense ti accompagna per tutta la proiezione, capace di sorprenderti fino alla fine, senza mai svelare più del necessario, coinvolgendo lo spettatore con un finale davvero inatteso e che lascia riflettere.

 Angie

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Di Namor (del 09/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1599 volte)
Titolo originale
Barbarossa
Produzione
Italia 2008
Regia
Renzo Martinelli
Interpreti
Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Hristo Shopov, Cécile Cassel.
Durata
139 Minuti
Trailer

Premetto, che i film narranti di vicende storiche, hanno sempre esercitato un grande fascino su di me, quindi, incuriosito da questo allettante titolo che veniva definito nientemeno come il Braveheart italiano, con tanto di comparse ed effetti speciali per l’epica battaglia di Legnano, mi promisi che alla sua uscita, mi sarei recato nelle sale per goderne la visione.
A frenare questo mio intento, furono le innumerevoli polemiche che scatenarono la prima di “Barbarossa”, tenutasi non in una sala cinematografica come vuole la prassi, ma bensì, per volere della Lega Nord, al Castello Sforzesco, alla quale partecipò una notevole rappresentanza del governo, capitanata dal Berlusca, decisi a godersi la portentosa pellicola sulle eroiche origini della Lega. Indiscrezioni infatti, riportano che sia stato lo stesso Bossi a finanziare la pellicola, operazione attuata per dare lustro al suo partito e dimostrare quanto sia stato “cazzuto” già all’epoca, se è vero che il suo intento era questo, caro Senatur, si lasci dire che i soldi da lei investiti, potevano essere spesi molto meglio!
La pellicola tanto acclamata, non so da chi e con quale coraggio, di pregevole non ha proprio niente, altro che straordinario kolossal da grandi numeri, qui di colossale, c’è solo la fregatura di chi è andato al cinema a vederlo. Il film di Martinelli, rasenta le normali fiction televisive che ultimamente stanno invadendo il piccolo schermo, ne più ne meno.
L’unica cosa che salvo per un motivo affettivo è la presenza del mitico Rutger Hauer, in ottima forma nonostante le sue 65 primavere, per quanto riguarda gli altri interpreti lasciamo stare, la recitazione di Raz Degan è inesistente, non bastano un bel paio d’occhi per fare un attore, ci vuole talento recitativo, attitudine di cui è completamente sprovvisto. Imbarazzante anche la prova dell’attore premio Oscar F. Murray Abraham, se solo penso che quest’attore è stato lo stratosferico Salieri in “Amadeus”, mi vien da piangere nel vederlo partecipe di tali progetti. A testimoniare lo scarso risultato di “Barbarossa”, vi sono anche le cifre spese per realizzarlo, che si aggirano sui 30 milioni, contro  quelle incassate che non arrivano neanche al milione e mezzo.
In sintesi vi do un consiglio, evitate sti 139 minuti di noia e mirate a qualche cosa di più proficuo da vedere o da fare!

 Namor

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Di Darth (del 06/04/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1529 volte)
Titolo originale
Altai
Autore
Wu Ming
Editore
Einaudi
Prima edizione
Dicembre 2009

“Di fronte a un deserto, un fiume ha due scelte: gettarsi con foga tra le sabbie, determinato ad attraversarle e irrigarle, con il rischio di seccarsi e spegnersi per sempre, oppure evaporare e diventare nuvola, per volare sopra il deserto e, piovendo sulle montagne, tornare fiume.”
Siamo nel 1569 a Venezia, lì Emanuele De Zante, agente segreto della serenissima sta indagando per scoprire chi ha fatto esplodere l’arsenale. Purtroppo per lui, avendo necessità di un capro espiatorio ed essendo venuto a conoscenza delle sue origini giudaiche, il consigliere Nordio decide di addossargli la responsabilità dell’attentato. De Zante però, riesce a fuggire prima della cattura e si ritroverà a dover viaggiare per mezza Europa, fino a raggiungere Costantinopoli ed allearsi con quello che, poco tempo prima, considerava il peggior nemico: Yossef Nasi.
La peculiarità di Altai è la cura con la quale è scritto. I dialoghi in quel di Venezia sono spesso in dialetto locale, ed anche successivamente le citazioni e gli stralci in lingue locali avvolgono il lettore nell’atmosfera antica della narrazione.
"Wu Ming", non è come può sembrare un orientale, ma bensì un collettivo di scrittori italiani che precedentemente si era firmato “Luther Blisset” ed aveva scritto, quindici anni or sono, il romanzo “Q”: prequel non fondamentale di “Altai”.
Non ho letto “Q”, ma devo dire che “Altai” mi è piaciuto abbastanza. In alcuni momenti forse un po’ prolisso e con poca verve, ma lo sfoggio di un italiano curato, nonché la profondità dei personaggi principali sono certamente punti importanti e, soprattutto, l’ambientazione storica splendidamente ricostruita: con le terminologie, con le descrizioni dei luoghi e con gli eventi. I protagonisti, infatti, saranno a Cipro durante la presa di Famagosta da parte dell’impero ottomano, e De Zante (alias Manuel Cardoso) parteciperà alla celebre “battaglia di Lepanto”.
A chi piacciono i romanzi storici e non ha problemi ad andare a controllare sul vocabolario il significato di alcuni termini arcaici, non posso che consigliare la lettura di questo romanzo, tra l’altro, scaricabile gratuitamente come ebook dal sito ufficiale http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/

Darth

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Di slovo (del 04/04/2010 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1017 volte)
image by slovo

La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua !

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Di slovo (del 03/04/2010 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1098 volte)
image by slovo

Un sentito grazie dall'intero staff di Blogbuster, a tutti i nostri visitatori e collaboratori per il risultato conseguito, oggi, grazie al vostro prezioso apporto festeggiamo il nostro quarto anno di recensioni! 

Collettivo Blogbuster : - )

                                                   

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Di Namor (del 01/04/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1647 volte)
Titolo originale
The Lost Symbol
Autore
Dan Brown
Editore
Mondadori
Prima edizione
2009

Dopo l’enorme successo letterario e cinematografico del suo illustre protagonista, Dan Brown con “Il simbolo perduto”, ci propone la terza avventura del professor Robert Langdon.
Questa volta il docente di simbologia è stato invitato a Washington, dal suo potentissimo amico filantropo Peter Salomon, per partecipare ad un congresso e trattare il tema sulle origini esoteriche della capitale Americana. Arrivato a destinazione Langdon, si rende conto di essere stato ingannato da qualcuno, poiché quel giorno al Campidoglio non è prevista alcuna conferenza sulla misteriosa genesi degli Stati Uniti. All’interno del museo, viene ritrovata una mano recisa alla base del polso con l’indice rivolto verso l’alto , l’organo prensile infilzato su un piedistallo di legno situato al centro della sala è un inequivocabile messaggio rivolto a Peter Langdon, il quale dovrà dar fondo alle sue conoscenze sui simboli massonici, per risolvere la nuova ed inquietante minaccia che si sta abbattendo sugli Stati Uniti d’America!
Dopo aver scandagliato a fondo i possibili enigmi sulla simbologia cattolica, Dan Brown per dare nuova linfa al suo personaggio, si volge a quelli sconosciuti è altrettanto misteriosi rebus, riguardanti la massoneria e i suoi prestigiosi affiliati.
Come le sue precedenti avventure, Langdon deve lottare contro il tempo per risolvere i vari enigmi che gli si presenteranno di volta in volta per sventare la nuova ed imminente minaccia. Il ritmo di questo romanzo è sicuramente più frenetico rispetto ai precedenti, difatti qui la storia si svolge in una sola notte, eppure c’è qualcosa che lo rende ugualmente statico e poco incisivo. La risposta sta nell’immobilità dell’adattamento della trama, anche qui lo scrittore Americano si ripete, cambia la materia su cui investigare ma non i personaggi, tant’ è vero che anche qui (come nei precedenti libri), vi sono presenti l’onnipresente protagonista femminile che accompagna Langdon per tutta l’avventura, il cattivo sempre più visionario e folcloristico e l’inevitabile lungo conflitto tra scienza e religione.
Delle tre avventure questa è sicuramente la meno intrigante, comunque questa piccola magagna, non fermerà di certo la sua uscita cinematografica, visti gli stratosferici incassi avuti con gli scorsi film.
Per quanto riguarda il libro in questione, se avete un conoscente in possesso di una copia fatevela prestare, se poi vi è piaciuto a comprarlo c’è sempre tempo!

Namor

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Di Andy (del 29/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1069 volte)
Titolo originale
This Is It
Produzione
USA 2009
Regia
Kenny Ortega
Interpreti
Michael Jackson, Nick Bass, Michael Bearden, Daniel Celebre, Mekia Cox.
Durata
112 Minuti
Trailer

L’attesa per questo dvd postumo alla scomparsa di Michael Jackson, uscito il 23 febbraio scorso è stata lunga, dato che la Michael Jackson Company, la società che si occupa della distribuzione di tutto il materiale relativo al Re del Pop, aveva lasciato l’amaro in bocca a chi non era andato al cinema a vedere questo This is it, tenuto nelle sale solo per due settimane circa e poi ritirato. Dunque, questo film, che poi non è propriamente un film ma direi più un documentario, può essere visto da due ottiche diverse e cioè da una parte come una ennesima grande operazione acchiappa-soldi e dall’altra come una piccola chicca regalata soprattutto agli innumerevoli fans di Jacko. Io, ritenendomi un discreto fan di Michael, propendo per la seconda ipotesi e devo dire che non sono rimasto deluso, come invece potrebbe succedere a chi si aspetta una pellicola piena di effetti come del resto the King stesso ci aveva abituati. Bisogna prendere questa opera, girata dal regista Kenny Ortega, amico e collaboratore di MJ da vent’anni, per quello che è, cioè un resoconto del grande lavoro di preparazione per quello che doveva essere lo show del grande ritorno dell’ex bambino prodigio dei Jackson Five, basato più che altro sulle prove on stage, sia musicali che coreografiche; sinceramente devo dire che dopo anni di assenza e i vari problemi che tutti conosciamo, mi aspettavo un Jackson triste e poco attivo ma invece mi sono dovuto ricredere perché, a parte la visibile magrezza all’osso, appare allegro ed energico, pronto a collaborare con simpatia con i musicisti e ballerini, tutti professionisti incredibili e bravi, presenti in questo progetto. Lo spettacolo, che si sarebbe chiamato appunto This is it, doveva aprirsi con un sacco di luci, scoppi, effetti pirotecnici fino all’arrivo sul palco di un robot, dal nome Light Man, su cui si sarebbe riflesso un vortice di video e da cui, manco a dirlo, sarebbe uscito MJ intonando Wanna be something starting. Ed è qui che mi sono subito esaltato vedendolo cantare e ballare stupendamente, moonwalking compreso come solo lui lo sa fare. Interessante lo svolgersi della preparazione del palco, con le pedane che fanno saltare i ballerini a un metro da terra e poi le coreografie di Don’t care about us, bellissime. Stupenda la prova di Human nature, che voce! E che talento, indiscutibile. In Smooth criminal, grazie a un trucco cinematografico, recita insieme ad Humphrey Bogart in una pellicola anni 50. Voglio dire che Michael ha un modo unico di interpretare la musica, con tutto il corpo; per lui ogni nota è anche un movimento fisico e la sua voce e il suo modo di ballare e muoversi ti coinvolgono per forza. La sua visione della musica è a 360 gradi e di ogni canzone lui vede già il video, la coreografia e gli effetti che la dovranno accompagnare; molto simpatica la maniera semplice con cui cerca di spiegare al tastierista come vuole il rif di tastiera funky in Wanna be .., o l’intro di You make me feel, gentile ma deciso, volutamente, perché in realtà Jacko era un ottimo arrangiatore e compositore e sapeva benissimo ciò che voleva. I musicisti, più di una volta in tutto il video, dichiarano di essere galvanizzati dal genio e dalla carica di questo grande artista. Forte anche lo spazio dedicato ai chitarristi, specialmente quando Michael intona la nota urlata che la chitarrista dovrebbe fare nell’assolo. Emozionante I just can’t stop loving you, nel duetto finale con la corista MJ si lascia andare e suscita la standing ovation della troupe e anche a me sono venuti i brividi. Non poteva mancare Thriller, che sarebbe stato in 3D, fantastici il trucco e i costumi e il video, molto horror. Spazio al rock con Beat it, la svisa della bionda chitarrista non fa assolutamente rimpiangere quella di Van Halen e le coreografie ricalcano quelle del video originale. Non poteva mancare Earth song, dato che Jacko è sempre stato un convinto ambientalista, impegnato a cercare di sensibilizzare i capi di stato verso un maggior rispetto della natura; nel video, una bambina che dorme in una meravigliosa foresta, cerca poi di salvare una piantina quando tutto brucia per colpa dell’uomo. Immancabile anche Billie Jean, con balletto finale di MJ micidiale, solo sul ritmo della batteria, standing ovation ancora più lunga, visibilmente emozionato l’amico regista e anche io, constatando il genio e il talento di questo grandissimo artista e ripensando a tutto quello che ha creato durante la sua lunga carriera. Concludendo, le riprese sono semplici e abbastanza statiche ma ottime e il sonoro altrettanto e pur essendo una sorta di documentario scorre molto piacevole e veloce. Secondo me, questo film emoziona davvero, Kenny Ortega ha voluto sicuramente evidenziare il lato umano di questo personaggio unico al mondo, dotato di una grande umiltà e sensibilità e al di là di tutte le operazioni commerciali, rimangono l’eterna fanciullezza e fragilità contrapposte a una grande energia e forza espressiva racchiuse in questo tormentato uomo, ma veramente degno di essere chiamato re, THE KING OF POP and THIS IS IT..

 Andy

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Di Namor (del 26/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1001 volte)
Titolo originale
Edge of Darkness
Produzione
USA, Gran Bretagna 2010
Regia
Martin Campbell
Interpreti
Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston, Bojana Novakovic, Shawn Roberts.
Durata
117 Minuti
Trailer

Dopo aver passato 6 anni dietro la macchina da presa, Mel Gibson ritorna ad interpretare uno dei ruoli a lui più congeniale, l’implacabile vendicatore in cerca della verità.
Questo, è ciò che diventerà il poliziotto Wes Crawen (Mel Gibson), dopo aver visto morire la figlia Emma (Bojana Novakovic) tra le sue braccia, in seguito ad una scarica di pallettoni ricevuta da un probabile killer. Mentre Crawen svolge le sue ricerche, con vera sorpresa scopre che il destinatario dei colpi non era lui, come si pensava in un primo momento, il vero bersaglio era proprio la figlia.
Chi era veramente Emma è in cosa era coinvolta per rischiare addirittura la vita?
Deciso a far emergere la verità a tutti i costi, Crawen si troverà ad affrontare un mondo pericoloso, composto da spionaggio industriale, collusioni governative ed omicidi taciuti per salvaguardare gli sporchi interessi di persone molto potenti. A dirigere “Fuori Controllo” è il regista Martin Campbell (Casino Royale), la sceneggiatura con ottimi dialoghi è stata affidata al premio Oscar William Monahan.
Il film è basato sulla premiata omonima serie TV Inglese del 1985, vincitrice dei più prestigiosi premi Britannici, tra cui miglior serie drammatica.
Sono sempre stato un grande estimatore di Mel Gibson, ritrovarlo a recitare in questa pellicola mi ha fatto un enorme piacere, la sua performance del padre vendicativo è molto intensa e coinvolgente, nonostante ultimamente sia invecchiato un po’ troppo precocemente (forse per l’abuso di alcool degli ultimi anni), Mel, rimane sempre un interprete di prim’ordine, uno dei pochi che sa ancora essere credibile e coinvolgente nei suoi molteplici e svariati ruoli.
Il film non è male, così come la sua regia, vale la pena di vederlo, specie se siete degli estimatori come me, del buon vecchio Gibson.

Namor

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Di Miryam (del 24/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1429 volte)
Titolo originale
Valeriè
Produzione
Spagna 2008
Regia
Christian Molina
Interpreti
Belén Fabra, Leonardo Sbaraglia, Llum Barrera, Geraldine Chaplin, Angela Molina.
Durata
95 Minuti
Trailer

Valèrie (Belén Fabra), è una giovane donna francese, colta, di buona famiglia che vive a Barcellona, e fino a qui, non ci sarebbe nulla di strano, ma Valèrie ha una piccola particolarità, quella di annotare sulle pagine del suo diario, le sue molteplici è più disparate esperienze sessuali, autodefinendosi come una malata cronica di sesso.
Il suggerimento di raccontare le sue più intime esperienze ad un diario, è della nonna (Geraldine Chaplin), con la quale ha instaurato un bellissimo rapporto di amicizia e di complicità, tant’è vero che è proprio questa a incoraggiarla a non soffocare i piaceri che le offre il sesso, ma anzi di assecondarli in tutto e per tutto.
Autodefinendosi una ninfomane, Valèrie, si circonderà di uomini cercando di scoprire con ognuno di loro, una parte di sé, che solo con il contatto fisico riescirà a trovare, provando tante esperienze, alcune anche estreme e senza nessuna inibizione.
Ad un certo punto crede di aver trovato l’amore in Jamie, un uomo ricco che le dona un appartamento, coprendole di regali, purtroppo però rivelandosi tutt’altra cosa, Valèrie cade in depressione e finisce per andare a lavorare in un bordello, dove si sa, si possono incontrare persone di vario tipo, dolci e tranquille, ma anche tipi maneschi e violenti, così dopo questa esperienza negativa e soprattutto il suicidio di una sua collega, Valèrie, lascia la casa d’appuntamento con la convinzione che si deve accettare per quello che è…una ninfomane incompresa.
Il film “Valèrie diario di una ninfomane”, il cui regista è Christian Molina, è stato tratto dal romanzo di Valèrie Tasso, autobiografico e spregiudicato del quale sono state vendute numerosissime copie.
Girato in Spagna, è inutile dire che ha suscitato molto scalpore per il tema trattato, è stato censurato persino il manifesto perché ritenuto scabroso!
Per quanto concerne il mio giudizio… subito ero un po’ indecisa se guardarlo o meno, poi dopo averlo visto mi sono ricreduta, non è stato male. Alcune scene erano piuttosto forti, però credo che questo modo di vivere il sesso nasconde una fragilità della persona che non riesce a comunicare con gli altri in modo più naturale. Il film è stato sicuramente trasgressivo, normale che abbia avuto polemiche, certo non è una pellicola da vedere con tutta la famiglia, ma con un semplice “vietato ai minori” è pur sempre migliore di tanti altri film riguardanti il genere erotico, che il più delle volte a livello di trama, non hanno ne capo ne coda.

Miryam

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Di Angie (del 22/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1026 volte)
Titolo originale
The Fourth Kind
Produzione
USA 2009
Regia
Olatunde Osunsanmi
Interpreti
Milla Jovovich, Will Patton, Hakeem Kae-Kazim, Corey Johnson, Enzo Cilenti.
Durata
98 Minuti
Trailer

Ricordo che fin da bambina sentivo parlare di marziani e dei molteplici avvistamenti sugli UFO e ci si domandava : esistono veramente? Le migliaia di libri e decine di film riguardanti l’argomento, non hanno ancora sciolto i dubbi in merito, anzi alimentano sempre più la curiosità di sapere le verità ancora sconosciute su questi extraterrestri.
Visto che ancora oggi il mio interesse sul tema è abbastanza vivo, ho voluto vedere “ Il quarto tipo”, una pellicola la cui storia e basata su quest’ultimo genere di contatto diretto con gli alieni, meglio conosciuto come il rapimento. Lo svolgimento del film avviene con una struttura narrativa del tutto particolare, difatti inizia con un monologo di Milla Jovovich con lo sguardo in macchina mentre si rivolge direttamente agli spettatori in sala, spiegando che lei è un attrice e che nel film interpreta la dottoressa Abigail Tyler, detta Abbey, nella ricostruzione al quanto drammatica dei fatti avvenuti nella città di NOME, in Alaska.
E proprio la “vera” Abbey a comparire nella prima intervista ( fatta dal regista Osunsanmi), con il volto contratto e scavato, mentre racconta il suo rapimento da parte degli alieni e che la sparizione di sua figlia è dovuta alla sua stessa esperienza. Secondo l’intervistata, anche la misteriosa morte di suo marito WILL è da imputare alla tremenda odissea che sta vivendo.
Poi l’immagine di Milla Jovovich, le si sovrappone interpretandone la parte.
La dottoressa psicologa Abigail, confermerebbe la sua tesi con dei filmati autentici che proverebbero la veridicità della sua storia, visto che aveva scoperto che altri suoi concittadini, nonché suoi pazienti, avrebbero subito eguale sorte. Abbey con l’aiuto del suo collega il dottor Campos, cerca di svelare queste misteriose sparizioni , rimaste tutt’ora irrisolte, nonostante le molteplici investigazioni dell’FBI .
Se devo dare un’opinione sul film a me è piaciuto, nonostante i pro e i contro, riguardanti l’argomento tanto discusso sull’esistenza di questi alieni.
Comunque è sempre un tema interessante, e per di più il regista Olatunde Osunsanmi, c’è lo propone non come un film dai forti connotati horror, ma come uno strano ibrido tra documentario e thriller, una scelta questa, che rende la pellicola ancor più intrigante ed originale nel raccontare la sua storia.
Dopo questa emozionante visione, mi domando una cosa ( che tanti si saranno già chiesti molteplici volte) se è veramente possibile, che la “razza umana” sia l’unica presente all’interno dell’universo… Un quesito non facile da risolvere, che lascia continui dubbi ed interrogativi . Ritengo buona l’interpretazione del cast, con una Jovovich abbastanza convincente, bravo anche il regista Osunsanmi, che con le sue “scenografie naturali” dell’Alaska, ed i suoi scenari gelidi e spogli è riuscito a trasmettere il giusto senso di angoscia.
Cari ragazzi nonostante le perplessità io credo che nel cosmo esistono altre forme di vita intelligenti e sarei molto curiosa di sapere come sono!
Voi che ne pensate ?

Angie

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Di Namor (del 18/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1423 volte)
Titolo originale
Moon.jpg
Produzione
Gran Bretagna 2009
Regia
Duncan Jones
Interpreti
Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Matt Berry.
Durata
97 Minuti
Trailer

Un prezioso materiale estratto dalle rocce presenti sul lato oscuro della Luna, é la fonte di una nuova energia non inquinante per la Terra. La società che si occupa di garantire la pregiata scorta di elio3 è la Lunar e per estrarlo è stato ingaggiato un solo uomo, l’astronauta Sam Bell (Sam Rockwell) coadiuvato dal suo aiutante meccanico Gerty, un robot tuttofare programmato per la manutenzione della stazione lunare. Sam, è quasi alla fine del suo mandato lavorativo dalla durata di tre anni, in questo lungo periodo i contatti con la famiglia sono avvenuti solo previa registrazione di messaggi video, vista l’impossibilità di conversare in tempo reale a causa di un guasto irreparabile al sistema di comunicazione.
Durante una delle sue ricognizioni, Sam rimane vittima di un’ incidente, risvegliatosi in infermeria, gli viene inaspettatamente preclusa l’uscita fuori dalla base. Non capendo il motivo l’astronauta, simula un guasto all’esterno della piattaforma per poter uscire a ripararlo. Una volta fuori si troverà a soccorrere un uomo ferito e privo di sensi, che risulterà essere la stessa persona precedentemente ricoverata in infermeria, ossia Sam Bell o meglio... il suo perfetto clone!
L’irreale disputa tra i due Sam, su chi sia l’originale e chi la copia è quasi dovuta, visto che entrambi asseriscono di essere la stessa persona. Sarà la loro obbligata convivenza, a far nascere tra i due un’impensata collaborazione che li condurrà ad un’inaspettata e amara verità.
Con l’irrisorio budget di 5 milioni di dollari ed un solo attore presente sul un set concepito con una scenografia fantascientifica in stile anni 70, rassomigliante alla serie tv “UFO”, il regista debuttante Duncan Jones è riuscito a creare un’opera prima di tutto rispetto.
Bravissimo Sam Rockwell nel doppio ruolo del combattuto cosmonauta, la sua è stata un’ interpretazione meritevole della candidatura agli Oscar, è un vero peccato che non abbia avuto la possibilità di far parte della categoria come miglior attore, tale nomination avrebbe portato quella visibilità che la pellicola indiscutibilmente merita.
Rockwell ed il regista Duncan Jones, avranno sicuramente modo di rifarsi in futuro, soprattutto se quest’ultimo ha ereditato anche solo la metà del talento del padre, conosciuto nel mondo dello spettacolo come “un certo” David Bowie!

Namor

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Di Asterix451 (del 15/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1085 volte)
Titolo originale
Mirrors
Produzione
USA 2008
Regia
Alexandre Aja
Interpreti
Kiefer Sutherland, Paula Patton, Amy Smart, Mary Beth Peil, Cameron Boyce.
Durata
 
Trailer

New York, giorni nostri…
La fuga concitata di un uomo all’interno di un sotterraneo, e la sensazione palpabile di una presenza che lo insegue. La salvezza sembra ad un passo ma… il suo destino è ormai segnato. Rinchiuso in una stanza dalle finestre murate, cerca un’ultimo perdono presso il grande specchio alla parete: ma non c’è pietà, quando il suo riflesso si anima, prima di frantumarsi, costringendo Gary Lewis (Josh Cole) a togliersi la vita con un coccio.
Apparirà come un tragico suicidio da archiviare, che lascia un posto di lavoro vacante: sarà Ben Carson a colmarlo (Kiefer Suterland), poliziotto in crisi depressiva sospeso dal servizio, impegnato a riconquistare il suo equilibrio e la sua famiglia; per farlo accetta dunque di vestire i panni del guardiano notturno, ancora per poco all’oscuro dei fatti. Non appena giunto sul posto di lavoro, infatti, l’ex detective si rende conto che qualcosa di sinistro, in quel luogo, sta accadendo. Dagli specchi emergono le realtà invisibili di anime sofferenti, che rivivono la disgrazia in cui sono perite: un rogo tremendo, che uccise centinaia di persone.
Ma come è possibile definire il segno tra allucinazione e realtà, per un uomo che affida il proprio autocontrollo ai farmaci? Ben Carson si sta perdendo nel vortice dell’allucinazione, incapace di stabilire se ciò che crede di vedere sia la verità, fino a quando le persone che ama non iniziano a morire davvero.
Solo affrontando il grande specchio nell’androne, saprà cosa essi per vogliano davvero da lui. E la risposta alla sua disperazione ha un nome, che grava su di lui come una maledizione: Esseker.
Alexander Aja, parigino emigrato ad Hollywood e nuova rivelazione del cinema splatter, firma la sua seconda pellicola americana, dopo il remake de “Le Colline hanno gli Occhi”, di Wes Craven. Nonostante il talento alla macchina da presa e la cura delle scene, il film patisce la mancanza di originalità; non resta che giocarsi tutti i jolly, per prendere la sufficienza: ci sono quindi il poliziotto sull’orlo di una crisi di nervi, l’ex moglie che lo respinge (anche se lo ama ancora), i morti in massa che reclamano giustizia, le bambine inquietanti, un po’ di nudismo bagnato e trucidato.
Ma non basta ancora a cancellare le eco dei vari “The Ring”, “Fragile – A Ghost Story” e sicuramente “Nightmare”, per citare ancora Wes Craven. Sviluppato diversamente, il tema poteva essere davvero inquietante, trovando appiglio nell’atavica, inquietante attrazione che la nostra immagine riflessa suscita in chiunque, da sempre.
Il film, sotto questo aspetto, funziona e spaventa. Le musiche sono molto belle, con efficaci effetti audio. Kiefer è credibile nel suo ruolo, e infonde spessore e coerenza al personaggio, almeno nella prima parte; sprofonda bene nell’incertezza della sua patologia ma, da metà film in avanti, sprofonda anche nei controsensi della trama.
E’ questo il vero problema del film: non rispetta le regole che si dà, e ciò che era possibile in una diventa impossibile nell’altra. Il finale stesso è un controsenso, negando ciò che era stato svelato cinque minuti prima dal misterioso Esseker. Sono proprio queste incongruenze a penalizzare notevolmente un film che, diversamente, sarebbe stato godibile.
Senza infamia e senza lode, per una serata senza pretese.

Asterix451

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Di Namor (del 12/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1140 volte)
Titolo originale
The Wolfman
Produzione
USA - Gran Bretagna 2010
Regia
Joe Johnston
Interpreti
Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Weaving, Art Malik.
Durata
102 Minuti
Trailer

Dopo un lungo allontanamento dalla tenuta di famiglia per incompatibilità con il padre, il nobile Lawrence Talbot (Benicio Del Toro), diventato nel frattempo un famoso e acclamato attore teatrale, riceve una lettera dall’angosciata cognata, con la quale lo informa dell’improvvisa sparizione del fratello e lo supplica di far ritorno a Blackmoor per fare piena luce sull’accaduto. Di lì a poco, il corpo dello scomparso viene ritrovato nel vicino bosco con evidenti segni di scarnificazione. Tra leggenda e terrore, inizia la caccia alla demoniaca bestia assetata di sangue che sta terrorizzando l’intero paese e durante la sortita, Lawrence, si imbatte nella mostruosa creatura che lo morde, trasmettendogli la micidiale ed antica maledizione di licantropo.
Dopo essere stato annunciato, spostato e rimandato per ben quattro anni è finalmente uscito nelle sale cinematografiche “ Wolfman”, il remake della Universal datato 1941 “The Wolf Man”. Quello di “Wolfman” è stato un progetto alquanto travagliato, visti i continui abbandoni e avvicendamenti a cui è stato sottoposto, iniziando dal regista Mark Romanek, reo di aver abbandonato il set per i continui dissidi con la produzione, contrasti che causarono la sua sostituzione a favore di Joe Johnston. Anche la sceneggiatura iniziale di Keiin Walker è stata riscritta da David Self, per non parlare poi delle musiche originali, cambiate e ricambiate più volte!
Tutto questo trambusto ha sicuramente influito negativamente sul film, che evidenzia una recitazione al di sotto delle aspettative, considerato la presenza di nomi altisonanti all’interno della pellicola quali: Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Hugo Weawing, Emily Blunt e Geraldine Chaplin.
La colpa di tutto ciò è da attribuire alla produzione, che come sempre ha il potere di fare e disfare a suo piacimento, compromettendo con il loro inopportuno intervento la qualità del prodotto, com’è accaduto in questo caso, visto che nel Maggio scorso sono state girate alcune scene aggiuntive e sostitutive da inserire nella pellicola, poiché, alla Universal, appariva troppo violento ed orrorifico.
Scusate, ma si tratta del rifacimento dell’uomo lupo è non della bella addormentata nel bosco, quindi è lecito aspettarsi un po’ di ferocia e spavento… o sbaglio?!
Mi preme dire che qui, gli unici momenti di sussulto sono dovuti ad improvvise alzate di sonoro e non alla giusta tensione di terrore che il film dovrebbe infondere allo spettatore durante la sua visione.
Strano a dirsi ma due cose mi son piaciute di “Wolfman”, il trucco del pluripremiato premio Oscar Rick Baker, e l’atmosfera nebbiosa della vecchia Inghilterra del 900, requisito fondamentale per vedere le affascinanti creature presenti nei vecchi horror.
Quest’ultima considerazione personale, di certo non salva dall’insufficienza, questo pessimo ed inutile remake.

Namor

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