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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Miryam (del 14/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 980 volte)
Titolo originale
Seven Pounds
Produzione
USA 2008
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper, Michael Ealy.
Durata
125 Minuti

Ben Thomas (Will Smith), è un ingegnere aerospaziale che, dopo essere stato la causa di un incidente stradale dove hanno perso la vita sette persone compresa la moglie, decide di compiere qualcosa di buono per redimersi e per togliendosi di dosso quel senso di colpa che da tempo lo tormenta.
Si mette quindi alla ricerca di sette persone alle quali la vita non è stata molto clemente, per fare ciò, ruberà il tesserino di agente del fisco di suo fratello, spacciandosi così da esattore riuscirà ad individuare le sette probabili identità e cambiare per sempre le loro vite.
Una volta individuate ed entrato in contatto con loro, Ben si innamorerà di Emily, una giovane donna da lui scelta, gravemente malata di cuore, tra i due nasce un amore che per un attimo stravolgerà il meticoloso piano di Ben, insediando in lui il dubbio se continuare a vivere felice con Emily o dare la vita per redimersi come aveva progettato.
Alla fine però prevale lo scopo che si era prefisso, infatti in una camera d’albergo, utilizzando una medusa dal tocco mortale, Ben pone fine alla sua vita ormai distrutta dal rimorso. Gabriele Muccino e Will Smith, un’accoppiata vincente!! Questo era quello che ritenevo dopo aver visto “La ricerca della felicità”, e che mi ha spinto a vedere anche “Sette anime”, purtroppo però sono rimasta delusa.
L’ho trovato un film piuttosto lento e noioso, se vogliamo anche al limite, in quanto fare qualcosa di buono nella vita per gli altri o riscattarsi da qualche errore commesso, vada pure…ma arrivare ad un gesto così all’eccesso come quello, lo ritengo fin troppo esagerato.
Il film infatti ha avuto delle critiche pesanti sia in America che in Italia, proprio per il tema sulla donazione degli organi, che credo sia un gesto di grande coraggio e umanità che viene deciso durante il corso della vita, ma trovo che sia giusto portarlo a termine nel momento opportuno, senza compiere invece un gesto così estremo come viene trattato nel film.

 Miryam

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Di Namor (del 11/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1074 volte)
Titolo originale
Untraceable
Produzione
USA 2008
Regia
Gregory Hoblit
Interpreti
Diane Lane, Billy Burke, Mary Beth Hurt, Joseph Cross, Colin Hanks.
Durata
100 Minuti
Trailer

Durante una delle tante giornate spese a scandagliare possibili crimini on line per conto dell’F.B.I., l’agente speciale Jennifer Marsh (Diane Lane), s’imbatte in un sito alquanto bizzarro, nel quale si sta trasmettendo in diretta le immagini della morte di un’inerme gattino.
Quello che inizialmente sembrerebbe solo una delle tante bravate da parte di qualche personalità disturbata per attirare attenzione e consensi sul web, ben presto si trasformerà in una delle più pericolose minacce per la piovosa cittadina di Portland, poiché le prossime vittime che moriranno in diretta streaming, non saranno più degli indifesi gattini, bensì, esseri umani.
Ad affrettare la morte delle prossime vittime del serial killer, saranno le visite dei curiosi che si collegheranno al mortale sito chiamato Killwhitme.com, ad ognuna di loro è riservata una morte differente dovuta a strani e letali automatismi collegati ad un contatore di presenze, più i contatti con il sito aumenteranno e più veloce sarà la loro morte.
Rintracciare e catturare l’assassinio mediatico non sarà una cosa facile, poiché un’intricata rete di server rende il sito irrintracciabile, così come il suo creatore, che indisturbato porta avanti il criminale progetto facendosi beffe dell’F.B.I. Questo, fin a quando non sarà proprio l’agente Marshal, ad essere presa in considerazione come prossima vittima da offrire ai suoi perversi visitatori.
Uscito nelle nostre nel mese di Agosto 2008, “Nella rete del serial killer” è il classico film tappabuchi proiettato per coprire un lasso di tempo nel periodo morto della stagione cinematografica. Una volta vista la pellicola si ha la conferma di quanto affermato, poiché un titolo del genere difficilmente riuscirebbe ad appagare le esigenze di un pubblico navigato.
Diane Lane è sempre stata un’attrice di grande gradimento personale, dall’alto dei suoi 45 anni rimane ancora una donna dal fascino intatto, questo, nonostante non abbia ricorso ai vari lifting facciali per attenuare l’avanzamento delle rughe, anzi tale scelta secondo me la rende ancora più sexy.
Gusti propri a parte, la Lane sotto il profilo artistico non ha niente da invidiare a nessuna delle sue colleghe, se questo film è riuscito a pareggiare le spese di produzione, lo si deve alla sua presenza recitativa e non di certo a quella dei suoi comprimari, che difettano di qualsiasi forma di espressione.
In parole povere se siete dei fan della affascinante Diane Lane, bene, altrimenti fate pure a meno di vederlo, non vi perderete niente.

Namor

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Di Angie (del 07/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 896 volte)
Titolo originale
Robin Hood
Produzione
USA, Gran Bretagna 2010
Regia
Ridley Scott
Interpreti
Russell Crowe, Cate Blanchett, William Hurt, Mark Strong, Mark Addy.
Durata
148 Minuti
Trailer

Chi non ricorda la figura leggendaria di Robin Hood, l’eroe della foresta di Sherwood nemico dei potenti e protettore dei poveri e dei deboli?
Ricordo che ero una ragazzina quando vidi il primo film di Robin Hood in versione animata della Disney, allora fu un mito , un eroe nazionale che piacque a tutti sia ai grandi che ai piccini. Ecco che quasi dopo vent’anni la coppia Russel Crowe e Ridley Scott dopo tre film insieme ( il “Gladiatore” “America Gangster” e “Nessuna verità”), fanno ritorno sul grande schermo con una nuova versione del leggendario Robin Hood.
Il film che ha inaugurato il festival di Cannes, racconta la storia di un “simbolo che piace a tutti” e noto a più di una generazione, le cui imprese perdureranno nella mitologia popolare accedendo gli animi di coloro che da sempre amano il suo spirito di avventura. Sarà proprio l’interprete del Gladiatore, Russel Crowe, che andrà ad impossessarsi delle gesta dello storico giustiziere di Sherwood.
Il film che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi “Notinghan”, racconta la storia dell’arciere Robin Lockstey ( Russel Crowe), al servizio di Re Riccardo Cuor Di Leone durante la guerra di Francia. Vedendo morire il Re in una imboscata, Robin decide di tornare in patria, una volta sbarcato in Inghilterra, scopre le pessime condizioni in qui versa la contea di Nottighan, irrimediabilmente deteriorata con la successione al trono del nuovo Re Giovanni e dal suo dispotico nuovo sceriffo, che sadicamente va imponendo nuove e gravose tasse alla infelice popolazione.
Robin con i suoi inseparabili amici, cerca di dare una svolta allo scempio generato dal nuovo tiranno, scatenando nella contea una rivoluzione popolare dettata anche dall’amore per Lady Marion (Cate Blanchett), una donna forte ed indipendente che già da tempo cercava di combattere i soprusi dello sceriffo. La donna all’inizio scettica sulle reali intenzioni di Robin (di cui lui è innamorato), diventerà sua complice e compagna inseparabile è sarà proprio l’amore per la donna e per la sua terra, che l’arciere fugge nella foresta di Sherwood per mettere insieme una banda di fuorilegge che sconfigga lo sceriffo e il nuovo sovrano Giovanni. Ed è così che Robin Locksley, lascerà definitivamente il posto al famoso Robin Hood.
Il regista americano Ridley Scott, ha voluto riportare in auge questo inossidabile mito è lo ha fatto in modo da non ripetersi su cose già viste e risapute. Infatti ha pensato di ricostruire la storia originale del noto fuorilegge, partendo dalla sua genesi. Il messaggio che si è voluto dare a questa storia nota, avvincente e sempre di grande fascino è quello di capire gli antefatti per apprezzare le conseguenze. Si è data così un po’ più importanza ai personaggi, agli intrighi di palazzo tra Francia e Inghilterra dando spazio anche all’azione, all’avventura e ai duelli, senza eccedere troppo in epicità.
Buono il cast e la sua interpretazione, un elogio (secondo il mio parere) va fatto anche al regista Ridley, che è riuscito a dare forza alle immagini al punto da reggere quasi due ore e venti di film senza calare mai di intensità. Anche se in un paio di sequenze il regista si è lasciato un po’ andare trasformando l’eroico arciere in un nuovo gladiatore, ma non a tal punto da compromettere l’ottima riuscita del film.
Comunque se devo essere sincera ero un po’ titubante di andare a vedere questa pellicola su questa leggenda ormai nota, ma mi sono ricreduta: è stata una bella visione che mi ha lasciata contenta di essere entrata in sala.

Angie

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9
Di Namor (del 04/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1122 volte)
Titolo originale
9
Produzione
USA 2009
Regia
Shane Acker
Interpreti
Elijah Wood, Jennifer Connelly, Christopher Plummer, Crispin Glover, Martin Landau.
Durata
79 Minuti

Mentre il mondo volge al termine a causa del sopravvento tecnologico sull’essere umano, un pupazzo di tela animato da un cuore meccanico improvvisamente prende vita. Uscito dal laboratorio, 9, (questo il suo nome) si ritrova parte di un’apocalittico scenario nel quale incontra e fa la conoscenza di 2, un suo simile che subito dopo viene catturato e portato via in occasione di un attacco da parte di un robot gigante. 9, al suo risveglio, conoscerà altri suoi simili, un piccolo gruppo di pupazzi capitanati dal numero 1, che si nasconde in una sorta di santuario, al riparo dalle letali macchine distruttici.
Guadagnata la fiducia e la stima del gruppo, non senza patimenti, 9 infonderà la dovuta fiducia per insorgere una volta e per tutte contro le tiranniche macchine e mettere fine al loro crudele dominio.
Basta dare un’occhiata alla grafica della locandina, per rendersi conto che dietro alla realizzazione di “9”, anche se solo in veste di produttore, vi é lo zampino del gotico regista Tim Burton.
Il film, che fu anche candidato agli Oscar del 2005 in versione corto, nella categoria come miglior cortometraggio animato, meriterebbe sicuramente una vetrina di maggior prestigio per quanto riguarda il genere di animazione.
La sua struttura tecnica e narrativa affascina e coinvolge in maniera egregia, è un vero peccato che da noi, questo lodevole titolo sia passato in sordina.
Se avete occasione di trovarvelo tra le mani e vi piace il genere, non lasciatevi scappare l’occasione di vederlo, non ve ne pentirete.

 Namor

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Di mimmotron (del 02/06/2010 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1755 volte)
Titolo originale
Lost
Produzione
USA 2010
Episodi / Durata
16 / 40 Minuti

Avevamo deciso fin dalla prima puntata di quest'ultima serie che ci saremmo riuniti per guardare insieme l'ultimo doppio episodio e così ci siamo ritrovati a casa di Alessio, al quale dico grazie per avermi consigliato di seguire questa serie tv, il sottoscritto, Celine, Giorgio e Daniela. Troppe erano state le serate passate in questi sei anni a tentare di rispondere ai vari interrogativi e commentare i vari episodi (121).
Un aspetto che va subito fugato è che la serie Lost va iscritta nel genere soprannaturale perché a mio giudizio è l'unica chiave di lettura per comprendere le molte cose che succedono.
Abilissimi sono stati gli autori a portarci fuori strada quando nella seconda e terza serie sembrava che la spiegazione di tutti i misteri fosse da cercarsi in una probabile sacca di energia elettromagnetica posta sotto l'isola e che attraverso un timer veniva scaricata di modo che non saturasse ed esplodesse. E che proprio un ritardo in questo dispositivo di sicurezza avrebbe provocato il nostro disastro aereo. La quarta serie è stata secondo me quella meno interessante anche se in essa giungono sull'isola dei nuovi personaggi di cui almeno una parte avranno un ruolo di rilievo fino alla fine.
Molto bella ed importante per lo sviluppo della trama la quinta serie fino alla svolta definitiva in cui nell'ultima puntata si intuisce che l'isola è un luogo mistico.
La prima è con il senno di poi, quella dove più sono marcati i collegamenti logici con la volontà stessa degli autori di disegnare un quadro soprannaturale.
Io ho visto fin dalla loro presentazione, nella quinta serie, in Jacob e suo fratello le figure che nella mitologia greca erano dei Titani. Fu infatti il Titano Prometeo che dono' il fuoco agli uomini e fu la moglie di suo fratello Epimeteo, Pandora, che aprendo il vaso regalatole da Zeus libero' sulla terra tutti i mali che ci affliggono.
Con questo non voglio dire che gli autori abbiano preso spunto da questo mito, anzi, ma semplicemente a mio giudizio, farvi capire che tipo di serie abbiamo visto o a chi fosse nata la curiosità di vederla a che cosa sta andando incontro.
Naturalmente sarò lieto di rispondere a chi volesse pormi qualche domanda attraverso i post, avvalendomi dell'esperienza che in questi anni abbiamo maturato con i miei amici del Lost-Team.

mimmotron

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Di Andy (del 31/05/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1402 volte)
Artista
Ligabue
Titolo
Arrivederci Mostro
Anno
2010
Label
Warner Music Italia

Ormai Luciano Ligabue è diventato uno di quegli artisti italiani consacrati al successo da un grande pubblico , e proprio per questo però soggetto a inevitabili critiche ; ogni suo lavoro viene messo al vaglio e giudicato e devo dire che i suoi ultimi dischi hanno dato l’idea di essere monotoni e privi di spunti originali , ripercorrendo strade sicure , già battute e ribattute . Dal canto mio posso affermare che mi sono piaciuti molto i primi due ellepi , che presentavano veramente un tipo di rocker nuovo , grintoso alla Springsteen e occhieggiante al sound degli U2 e con testi imperniati sulla voglia di reagire a una vita da giovani di periferia , emarginati da una società difficile e da un mondo sempre troppo stretto per realizzare i propri sogni . Canzoni come Bamboline e Barracuda ,Marlon Brando è sempre lui , Urlando contro il cielo , per arrivare a Certe notti , sono piene di vita notturna tra il bar Mario , corse in macchina fino al mare e ricerca di un po’ di amore , anche solo per poche ore , giusto per tirare avanti fino al mattino che ricomincia un altro giorno uguale agli altri . Da Lambrusco e popcorn in poi il Liga si è veramente adagiato sui suoi allori e anch’io ho cominciato a perderlo di vista , ma adesso sono passati vent’anni di , comunque invidiabile , carriera ed è il momento di questo Arrivederci , Mostro ! , che è uscito proprio questo mese .
Ascoltando Un colpo all’anima , singolo apripista dell’album , non mi aspettavo niente di particolarmente diverso dal solito e invece..questo sì che è un bel disco finalmente . Il ragioniere di Correggio ha appena compiuto cinquant’anni e in queste dodici canzoni traspare la differenza di visione della vita rispetto ai primi testi , come è giusto che sia . Le preoccupazioni per il mondo attuale e per quello futuro , hanno preso il posto dei racconti visionari e già in Quando canterai la tua canzone, si parla di bei tempi , che però ormai sono andati e del bisogno di andare avanti a muso duro incontro al presente e futuro . La musica e il mixaggio sono migliorati , grazie anche a Corrado Rustici , produttore che molti ricorderanno al fianco di Zucchero . Un mid tempo molto americano per La linea sottile , con le chitarre un po’ alla stones e il testo da ascoltare con attenzione , più profondo di quanto possa sembrare , imperniato sulla difficoltà che un uomo può trovare a capire dove sta l’equilibro necessario per vivere . Nel tempo , riff punk-rock e testo che ripercorre le varie esperienze e ricordi del Liga in musica, come fa ognuno di noi quando scorre il proprio passato ricordando vecchie auto , prima volta e primi concerti , passando attraverso Moro e Borsellino , corta e bella . Caro il mio Francesco è una lettera immaginaria rivolta a Guccini , che parecchi anni fa scrisse la sua memorabile Avvelenata , e sulla stessa falsa riga sfoga la sua rabbia contro il sistema discografico , i produttori , gli amici interessati , i colleghi che sputano sugli altri solo per apparire più furbi e certa stampa che critica e accusa senza nemmeno ascoltare realmente ; ciò che traspare nel finale , come per il suo predecessore , è comunque la voglia di continuare a cantare e scrivere sbattendosene di tutto il marcio e l’ipocrisia , accettando di starci dentro . La canzone più toccante e di cui in rete si sta già discutendo molto è Quando mi vieni a prendere?(Dendermonde 23/01/09) , ed è la cronaca di una terribile tragedia avvenuta in un asilo appunto di Dendermonde , cittadina a trenta km.da Bruxelles , in cui una mattina di gennaio alle 10 , uno squilibrato armato di coltello ha ucciso una maestra e due bambini ; quello che è veramente struggente in questa canzone , è che il fatto è raccontato in prima persona da uno di questi bambini , fin dalla prima colazione , il viaggio in macchina con la mamma , la paura per l’arrivo dell’uomo nero e il tragico epilogo in cui però non ho chiaro se a raccontare sia proprio uno dei piccoli uccisi ; brano veramente difficile da commentare , i suoni sono strani , l’inizio con il carillon , il contrabbasso distorto , rumori vari e voce graffiante con quelle parole elementari , proprie del linguaggio dei bambini ; io sono padre , ma in ogni caso è impossibile rimanere indifferenti , è tastabile il terrore di questo bimbo che chiede scusa , come fosse sua la colpa per ciò che succede e il non vedere l’ora che arrivi la mamma a portarlo via da quell’inferno è davvero commovente .
Il Liga è sicuramente rimasto scosso da questo orribile avvenimento , ma rimarrà una traccia non facilmente ascoltabile in questo lavoro e molto criticata dai più . Voglio fermarmi qui , su questo che ritengo il momento più “alto”di Arrivederci , Mostro!” che appunto già dal titolo , denota la consapevolezza di dover convivere con certe paure , andando però avanti verso il futuro . Il resto è sull’ordinario , fermo restando che i testi sono comunque migliori anche nei pezzi più scontati ; nell’insieme , gli anni sono passati ed è giusto trovare un artista più introverso e riflessivo , che prova a fare un resoconto della propria esistenza , tra ricordi e voglia ancora di fare musica e dire la sua..Buon ascolto !

 Andy

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Di Namor (del 28/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 976 volte)
Titolo originale
Drag Me to Hell
Produzione
USA 2009
Regia
Sam Raimi
Interpreti
Alison Lohman, Justin Long, Lorna Raver, David Paymer, Dileep Rao.
Durata
99 Minuti
Trailer

La richiesta di un prestito da parte di un’anziana e misteriosa signora, viene rifiutato dalla funzionaria di una banca, preposta a tale incarico. La decisione di non concederle la tanta supplicata proroga, non è dettata dal buon senso di Christine (Alison Lohman), ma dall’opportunità di fare il tanto atteso salto di carriera. Così per la prima volta nella sua vita, l’impiegata pronuncia una sentenza che va contro i suoi stessi principi, togliendo la casa alla sventurata signora Ganush (Lorna Raver) ed umiliandola davanti a tutte le persone presenti nella banca. Mentre l’indemoniata donna, viene forzatamente accompagnata fuori dall’istituto finanziario, avrà modo di maledire la giovane cassiera, lanciandole contro una delle dannazioni più nefaste al mondo, la potente maledizione di Lamia.
Inizia così modo la tormentata odissea di Christine, che si ritroverà a lottare contro questa forte condanna. Inutile dire che lo scetticismo da parte di coloro che la frequentano è quasi d’obbligo, l’unica persona che potrà aiutarla, poiché è l’unico ad avvertire la presenza del Lamia, sarà un veggente di nome Rham Jas. I due avranno tre giorni a disposizione, per mettere fine alla maledizione del Lamia, dopodiché la bestia porterà con se negli inferi la giovane donna.
L’idea di scrivere “Drag me to hell”, da parte del regista Sam Raimi insieme a suo fratello Ivan è datata 1989, in realtà doveva essere solo un racconto, ma poi nel 1990 lo allungarono per farne un film, che tennero in naftalina per i troppi impegni dei due fratelli.
La pellicola anche se viene catalogata come horror, non spaventa più di tanto, il motivo scaturisce fatto che, più volte, durante la trama, sono presenti avvenimenti fin troppo comici per un titolo dell’orrore. L’idea potrebbero anche essere gradita, ma la mia vuole essere solo una precisazione per coloro i quali ne hanno evitato la visione, per un’ eccessivo timore dovuto alla convinzione che il film potesse spaventasse oltremodo lo spettatore. Tranquilli, guardatelo serenamente, ci sono film molto più tosti di questo.
Un’ultima cosa, prima di negare una mano a qualcuno…pensateci bene!

Namor

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Di Miryam (del 26/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1630 volte)
Titolo originale
Nim's Island
Produzione
USA 2008
Regia
Jennifer Flackett, Mark Levin
Interpreti
Abigail Breslin, Jodie Foster, Gerard Butler, Michael Carman, Mark Brady.
Durata
95 Minuti
Trailer

Ci troviamo in una piccola isola dell’ Oceano Pacifico, dove la piccola Nim (Abigail Breslin), (che ha da poco perso la madre in fondo al mare), vive con suo padre Jack, uno scienziato appassionato di plancton.
In questo paradiso, Nim trascorre il suo tempo in compagnia dei suoi amici animali, un’iguana di nome Virgola, un pellicano Galileo e infine un grosso leone marino con il buffo nome di Salsiccia; un altro passatempo della ragazzina è leggere i romanzi di avventura del suo eroe preferito Alex Rover, con i quali, viaggiando oltremisura con la fantasia, si immagina che le gesta di questo eroico protagonista, in realtà siano effettuate niente di meno che da suo padre Jack.
Un giorno accade che suo padre allontanandosi dall’isola per ampliare le sue ricerche, come del resto era solito fare, rimanga bloccato in alto mare a causa di una forte tempesta, durante questa assenza, per un caso fortuito, proprio Alex Rover si mette in contatto via email con Nim e credendola la segretaria di Jack, incomincia a farle delle domande riguardanti una ricerca dello scienziato, così tra una parola e l’altra, tra i due si instaura un dialogo. Col passare del tempo la piccola Nim, non riceve più notizie dal padre uscito in missione, preoccupata chiede aiuto al suo eroe Alex Rover, implorandolo di andare in suo soccorso.
 C’è però un problema…Alex in realtà non è un uomo, ma solo un diminutivo di Alexandra (Jodie Foster), ovvero la scrittrice dei famosi romanzi su Alex Rover, la giovane donna in verità è completamente diversa dall’eroe dei suoi libri, infatti, è una persona agorafobica che non esce di casa da mesi, praticamente una zitella che ha paura di tutto e che parla con il suo amico immaginario che non è altro, che il personaggio del libro da lei creato, ma quando capisce che Nim è la giovane figlia dello scienziato e per di più si trova da sola in un’isola deserta, decide di vincere le sue fobie per occorrere in suo aiuto. Così dopo un lungo viaggio alquanto faticoso e disastroso, riesce a rintracciare la piccola e sconosciuta isola e a congiungersi con la bambina aspettando insieme a lei il ritorno del padre.
Alla ricerca dell’isola di Nim”è stato girato nell’isola di Hinchinbrook in Australia nel 2008, diretto da Jennifer Flackett e Mark Levin, il film si è basato sul romanzo per ragazzi di Wendy Orr, una famosa scrittrice di racconti per bambini.
Ho apprezzato molto l’interpretazione di Jodie Foster, abituata a vederla sempre in ruoli molto impegnati e soprattutto in vesti di personaggi coraggiosi e combattivi, qui invece la troviamo in atteggiamenti goffi e impacciati ma sempre svolti in maniera egregia, divertenti anche i suoi continui bisticci con l’impavido Alex Rover, il suo alter ego che non si separa mai da lei, interpretato da Gerald Butler.
Tutto sommato la ritengo una pellicola carina, in versione un po’ fiabesca adatta ad un pubblico di tutte le età, io mi sono divertita, la consiglio per trascorrere una piacevole serata.

Miryam

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Di Louise-Elle (del 24/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1202 volte)
Titolo originale
The Ghost Writer
Produzione
USA, Germania, Francia 2010
Regia
Roman Polanski
Interpreti
Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belushi.
Durata
131 Minuti
Trailer

Un noir politico, un thriller drammatico, sufficientemente sorprendente e ironico che ricorda il genere di pellicole dirette dal grande Hitchock: tutto questo è “L’uomo nell’ombra”, l’ultimo lavoro del regista Roman Polanski.
Il film inizia con il ritrovamento di un’auto abbandonata su un traghetto e la scoperta del cadavere di Micheal McAre sulla spiaggia. McAre era un ghost writer, uno scrittore fantasma, incaricato di collaborare con l’ex Primo Ministro britannico Adam Lang (Pierce Brosnan) alla stesura della sua biografia. L’incarico viene assegnato ad un nuovo sostituto: un brillante scrittore mirabilmente interpretato da Ewan McGregor , che non s’intende di politica ma scrive, a suo dire, per e con il cuore. Il novello ghost writer viene catapultato dall’oggi al domani a Martha’s Vineyard, un’isola sulla costa est degli Stati Uniti, costantemente bersagliata dalle intemperie di un rigido inverno. Qui soggiorna Adam Lang con il suo staff composto da segretarie, collaboratori, guardie del corpo e dalla moglie Ruth che fin dagli inizi della carriera politica è al suo fianco come compagna, moglie e preziosa collaboratrice. Proprio mentre il loro lavoro e la loro conoscenza prendono il giusto avvio, Adam Lang, viene accusato di crimini contro l’umanità per aver consegnato alla CIA alcuni sospetti terroristi in seguito torturati. La posizione politica ed umana dell’ex leader è in pericolo. Il placido scrittore è costretto ad indagare sul passato di Adam per poter rielaborare e correggere la stesura della biografia, affidata ad un voluminoso dattiloscritto a cui può accedervi solo manualmente per questioni di sicurezza. La cupa e malinconica atmosfera dell’isola fa da sfondo alle vicende dell’uomo ombra che tormentato da dubbi, sospetti, intrighi, si convince sempre più che il suo predecessore è stato assassinato. Alcuni indizi compromettenti per l’ex Premier, accuratamente nascosti da McAre e ritrovati per caso, lo porteranno sulle tracce che Micheal seguiva prima di essere ucciso e si ritroverà in un gioco politico pericoloso molto più grande di lui che comunque risolverà con abilità ed intelligenza.
Speravo di assistere ad un thriller d’azione, invece è un film a ritmi lenti è un po’ noioso che rischia di togliere l’attenzione necessaria ai dialoghi essenziali per comprenderlo fino alla fine dove accade di tutto: tanta suspence ed una sorprendente, quanto mai enigmatica, scena finale che lascia perplessi e dubbiosi sul destino del protagonista.
Il film a mio parere non merita un gran elogio, nonostante il cast d’eccezione, fra i quali anche il simpatico Eli Wallach, James Belushi e Timoty Hutton e nonostante il Premio “Orso d’Argento” assegnato in contumacia al regista Roman Polanski all’ultimo festival di Berlino.
Voto finale: 6 e mezzo con un’annotazione: “si poteva fare di più”.

 Louise-Elle

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Di Namor (del 21/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 957 volte)
Titolo originale
Fuk sau
Produzione
Hong Kong - Francia 2009
Regia
Johnnie To
Interpreti
Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong Chau-Sang, Lam Ka Tung, Lam Suet.
Durata
108 Minuti
Trailer

Tre sicari irrompono in una casa sparando all’impazzata nell’intento di uccidere un uomo, riuscendoci, la moglie spaventata scappa al piano superiore con i due figli, li chiude nell’armadio e con la pistola in pugno attende l’imminente arrivo dei tre. Nell’inevitabile scontro a fuoco, la donna cade sotto i letali colpi sparati dai tre killer, i quali a loro volta si accorgono di essere osservati dai due ragazzini nascosti nella stanza, lo spietato omicida per non lasciare scomodi testimoni, li fredda senza alcuna pietà.
Questa dura e spietata mattanza, è la sequenza iniziale del film “Vendicami”, diretto dal prolifico regista Cinese Johnnie To, conosciuto anche con il soprannome del Jerry Bruckheimer di Honk Kong, per la sua innata capacità nel settore cinematografico, protagonista in questa pellicola anche nella fase di produzione.
Il 66enne cantante e attore francese Johnny Halliday, presta il suo martoriato viso al protagonista di questo piacevole noir orientale, nel quale avrà il compito di soddisfare la richiesta della figlia scampata al massacro, vendetta, per lo sterminio della sua famiglia. Per portare a termine la giurata ritorsione, il padre assolderà tre affidabili killer, i quali lo aiuteranno a scoprire esecutori, mandante e motivazioni della strage.
Come ripeto, il film è un buon noir orientale con atmosfere cupe e piovose alla “Blade Runner”, Hallyday non dispiace affatto nelle vesti del vendicatore, il resto del cast in gran parte cinese, adempie più che bene al proprio compito.
Pellicola senz’altro da annotare per una prossima visione… se non l’avete già fatto!

Namor

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Di Asterix451 (del 19/05/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1480 volte)
Titolo originale
Le Strade dei Forti
Autore
Marco Boglione
Editore
BLU
Prima edizione
Maggio 2010

L’importanza dei Sentieri e delle Strade Bianche, vie di una Natura che sempre più si allontana dall’Uomo, passa in secondo piano di fronte alla bellezza dei panorami a cui esse conducono. La loro presenza è ormai scontata, perchè agevoli, ma ognuna conserva la storia degli uomini che le progettarono, delle loro esigenze e del sacrificio che essi hanno compiuto per realizzarle, quando le montagne erano ancora luoghi inaccessibili. Spesso si tratta di vicende minori, mai scritte sui libri, ma se la Storia non può permettersi di promulgarle tutte, forse possono farlo i protagonisti che le hanno vissute, attraverso il loro ricordo.
Marco Boglione torna in libreria con il capitolo conclusivo dedicato alle “Strade” di montagna, realizzate a cavallo di quattro secoli di storia, quando l’esito di una guerra dipendeva da un tracciato che permettesse di combatterla. Oggi, finalmente, esse hanno ritrovato il loro scopo “naturale”, ossia quello di condurre, semplicemente, ad un luogo, per viaggiare ed ammirarne la bellezza. Roccaforti e Bunkers sono punti panoramici privilegiati da cui affacciarsi, in una natura selvaggia che non hanno più necessità di difendere.
“Le Strade dei Forti” è una guida alla scoperta del patrimonio storico-naturalistico delle nostre Alpi, con particolare attenzione alla catena del confine Ovest d’Italia, compresa tra la Valle D’Aosta e la Liguria di Ponente. Dopo il successo riscosso da “Le Strade dei Cannoni” (Blu Edizioni, 2000), a cui sono seguiti altri due libri dedicati ai santuari alpini e alla storia del Colle dell’Assietta, l’Autore propone un vademecum dei Sistemi Difensivi Italiani realizzati tra il 1800 e il 1940, descrivendone la storia, la tipologia e i retroscena della loro realizzazione.
Come nei libri precedenti, il nozionismo storico si articola a quello escursionistico con leggerezza, narrato nello stile scattante e divertente di Boglione, che avvince ed appassiona nonostante il rigore delle informazioni, frutto di lunghe ricerche d’archivio presso le Autorità Militari, comprovate (quando possibile) da inteviste ai protagonisti ancora in vita o dai parenti.
La grafica è immediata, ricca di “box” informativi che approfondiscono i concetti chiave dei vari capitoli. La scelta delle foto mira a sottolineare la bellezza della natura in cui l’Opera militare risiede, piuttosto che la sua sterile architettura. E ancora, la cartografia è interamente realizzata a mano, un amichevole contributo di Daniele Siri, per regalare all’escusionista il piacere di interpretare, scoprire ed immaginare la meta da raggiungere, anche attraverso le miniature che decorano le mappe. Tutti gli itinerari proposti sono stati percorsi e fotografati da Marco Boglione, che firma un libro pratico ed esauriente, dedicato a chiunque voglia mettersi sulle tracce di un passato che rischia di passare inosservato, sempre a contatto con la natura.

Asterix451

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Di slovo (del 17/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1475 volte)
Titolo originale
Sengoku Majin GoShogun: toki no ihôjin
Produzione
Giappone 1985
Regia
Kunihiko Yuyama
Durata
88 minuti

Si potrebbe dire: più che il mecha, poterono i protagonisti. E se può sembrarci inusuale un film d’animazione intitolato a Goshogun in cui il robot viene a malapena citato, una trama incentrata sui 6 personaggi principali (Remy Shimada in particolare) acquista senso se consideriamo che in Giappone l’alchimia delineata tra di loro fu il vero motivo del successo della serie.
“Goshogun Etranger” non è il classico final movie realizzato per rimediare ad una conclusione sgradita ai fans o per cavalcare il successo di un merchandise, in effetti si può apprezzare anche senza conoscere la serie, tanto i riferimenti ad essa sono didascalici e tanto ne è distante cronologicamente. Ne recupera però l’elemento chiave: le relazioni tra i personaggi, decontestualizzati e parzialmente rivisitati nei loro retroterra.
La storia si svolge 40 anni dopo la fine della guerra tra Veleno Nero e Good Thunder. Remy si sta dirigendo ad una rimpatriata con gli ex-compagni Shingo e Killy ma dopo una serie di inaspettati eventi, rimane vittima di un incidente. Date le circostanze, anche i tre ex-generali di Veleno Nero (Bundle, Kernagul e Cuttnal) ormai dediti ad altre cause, si riuniranno attorno al letto in cui è ricoverata la sventurata donna, che oltretutto sta fronteggiando le fasi terminali di un morbo incurabile e può contare su bassissime probabilità.
Intrappolata nel coma, Remy si trova proiettata in una sorta di avventura onirico-spirituale, metaforicamente ambientata in una cittadella (di ispirazione mediorientale) in mezzo al deserto, da cui cercherà di fuggire assieme e con l’aiuto dei suoi amici.
La resistenza che incontrerà da parte degli abitanti del luogo, un’orda di “fedeli” estremisti del dio-fato, rappresenta allegoricamente il contrapporsi delle due possibili scelte: rassegnarsi al volere del destino oppure combatterlo, ostinatamente, fino alla fine. Durante il suo sogno Remy sceglierà la seconda strada… come del resto ha fatto per tutta la vita.
Realizzato impeccabilmente, caratterizzato da un delizioso “segno” anni’80 e da una colonna sonora sempre ben aderente alle scene, non fallisce nel dipingere il ritratto di una donna e la sua tenace resistenza al destino avverso. Non solo: è anche un commovente inno all’amicizia e al valore da dare alle persone che tengono insieme il proprio universo.
"Goshogun Etranger" è un anime poetico ed emozionante che mi ha fatto ricordare il perché ho sempre avuto un debole per l’animazione giapponese di qualità.

slovo

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Di Namor (del 14/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1152 volte)
Titolo originale
The Crazies
Produzione
USA, Emirati Arabi Uniti 2010
Regia
Breck Eisner
Interpreti
Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Joe Anderson, Danielle Panabaker, Christie Lynn Smith.
Durata
101 Minuti
Trailer

La quiete di una partita di baseball, viene interrotta da un uomo che avanza minaccioso verso il campo di gioco imbracciando un fucile, a sua volta lo sceriffo David Dutton (Timothy Olyphant), gli va incontro per esortarlo a consegnare l’arma prima che qualcuno si faccia male. Ma da parte dell’allucinato contadino non vi è nessuna risposta, se non quella di puntargli contro il suo fucile. Messo alle strette il tutore della legge si vede costretto ad aprire il fuoco, uccidendolo davanti agli atterriti spettatori.
Questa non é che l’inizio di una follia collettiva che si sta velocemente diffondendo in città. Durante una perlustrazione per scoprire l’eventuale causa di questo strano fenomeno, lo sceriffo ed il suo vice, avvistano il rottame di un aereo in fondo al lago, i due capiscono che la probabile causa di questa anomala ondata di squilibrio generale è dovuta sicuramente al carico fuoriuscito dal velivolo durante l’impatto.
Il repressivo intervento dell’esercito, isola con la forza l’ignara cittadina, impedendo ai suoi abitanti di scappare altrove ed evitare così la diffusione del virus Trixie; un pericoloso batterio trasmettitore di rabbia, ideato dalle milizie come futura arma batteriologica.
La città verrà distrutta all’alba” è il remake dell’omonimo titolo del 1973 di George A. Romero, il grande regista è presente anche qui come produttore esecutivo.
Dopo aver visto le immagini del trailer sulle note della bellissima “Mad World” di Gary Julies, ero rimasto positivamente colpito da questo perfetto connubio di immagini e musica, quindi mi ero ripromesso di andarlo a vedere sperando di assistere alla visione di un valido titolo Horror, che fosse capace di trasmettere quel dovuto pathos ormai latente da molto tempo in questo genere di pellicole.
Dopo averlo fatto, ho constatato che sono stati molto più bravi col trailer più che con il film, questa è l’ennesima prova che un trailer ben confezionato, si rivela quasi sempre una buona esca per portare spettatori al cinema.
Ad ogni modo la pellicola non demerita, ma non eccelle neanche in fatto di realizzazione, visto la completa assenza di nuovi spunti narrativi. Il film anche se un gradino sotto a questi, lo si può benissimo accostare ai vari titoli virologici come: “28 settimane dopo” e “Io sono leggenda”.
Anche se non vi sono nomi altisonanti, la performance del cast risulta più che soddisfacente, peccato per quella carenza di suspense, avrebbe reso certamente migliore il mio giudizio su questa pellicola.

 Namor

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Di smarty (del 12/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 842 volte)
Titolo originale
Watching the Detectives
Produzione
USA 2007
Regia
Paul Soter
Interpreti
Cillian Murphy, Lucy Liu, Jason Sudeikis, Callie Thorne, Michael Panes.
Durata
92 Minuti

Neil (Cillian Murphy), giovane proprietario di una piccola videoteca di nicchia, vive le sue giornate guardando i vecchi film con i suoi amici fanatici o in casa davanti al televisore. Paragona episodi della sua vita a scene di film famosi e trascorre il tempo in una monotona tranquillità quotidiana.
Un giorno nel suo negozio entra Violet (Lucy Liu), ragazza attraente e con la battuta sempre pronta, che stravolge la vita del povero ragazzo dimostrandogli che la realtà è di gran lunga più esilerante di quella dei film coinvolgendolo in un crescendo di avventure pazzesche (“Preferisco vivere una vita avventurosa invece di stare incollata alla TV”).
Neil abituato ai suoi schemi di vita viene catapultato in una dimensione in cui il confine tra vita e finzione si fa sempre più sottile portando il povero ragazzo al limite dell’esaurimento nervoso (“Per conoscer veramente qualcuno devi riuscire a beccarlo quando meno se lo aspetta”).
Ogni scena è girata in modo che non si capisce se sia un altro scherzo architettato da Violet o se invece sia la realtà, lasciando non soltanto il protagonista, ma anche chi sta guardando il film con il dubbio di scoprirlo. Niente è scontato e il risultato è molto divertente.

Smarty

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Di Angie (del 10/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1201 volte)
Titolo originale
The Princess and the Frog
Produzione
USA 2009
Regia
Ron Clements
Interpreti
Oprah Winfrey, John Goodman, Keith David, Jim Cummings, Jenifer Lewis
Durata
97 Minuti
Trailer

Dagli stessi creatori della “Sirenetta e Alladin” (John Musker e Ron Clemens), la Walt Disney torna all’animazione tradizionale, con i disegni fatti a mano e al musical degli anni 90 che, da sempre hanno caratterizzato i loro lungometraggi, per raccontare una nuova e straordinaria avventura: “La Principessa e il Ranocchio”.
Sullo sfondo della magica New Orleans, tra gli sfarzosi viali del quartiere francese e gruppi di musicisti jazz lungo le loro strade, nasce una storia indimenticabile che ha per protagonisti la bella Tania, ragazza dalla pelle scura indipendente e intraprendente, che dedica la sua vita a realizzare il suo sogno, quello di aprire un ristorante tutto suo. A lei non le interessa di divertirsi e non è per nulla eccitata dell’arrivo in città del sovrano Naveen, il principe trasformato in ranocchio che vuole disperatamente tornare umano. Ma l’ineluttabile e dovuto bacio da copione, cambierà il destino di entrambi, trasportandoli in una incredibile avventura attraverso le paludi della Louisiana.
Ad accompagnarli nel loro avventuroso viaggio, vi sarà un caleidoscopio di simpatici personaggi, tra cui la goffa lucciola Ray e l’alligatore musicista Louis. Grazie al loro aiuto andranno alla ricerca di Mamma Odie, una maga che dovrebbe riuscire a spezzare il malefico incantesimo. Ma Faciler, il perfido stregone autore del maleficio è in agguato…
Dopo le meraviglie tridimensionali della Pixar, la Disney (finalmente) con questo nuovo cartone, torna alla classica favola in 2D, privi di effetti speciali come ai vecchi tempi. Ripresentandoci quei bei film colmi di magia e di colori, non troppo complessi, delle belle fiabe in musical-style, come non si vedevano dai tempi de “La Sirenetta”, tanto per citare un titolo straconosciuto.
Questo gradito ritorno al vecchio stile, potrà essere una piacevole riscoperta per alcuni spettatori ma, soprattutto per i più piccoli, abituati alle raffinatezze tecnologiche del 3D. Io a distanza di anni, adoro ancora questo genere di cartoni, dove musiche e canzoni ci accompagnano in un mondo pieno di magie e dei buoni sentimenti che da sempre contraddistinguono i classici della Disney, che da generazioni apre le porte dei sogni a bambini e adulti, dimenticando per un attimo la tanta violenza che, purtroppo ci invade continuamente.
“La Principessa e il Ranocchio” è un film che propongo di vedere con i propri figli o nipoti (come ho fatto io), per farsi affascinare ancora una volta, dallo straordinario mondo della Walt Disney.

Angie

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