BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di kiriku (del 16/02/2009 @ 05:00:00, in Musica, linkato 885 volte)
Artista
Ascanio Celestini
Titolo
Parole Sante
Anno
2007
Label
Radiofandango/ Edel

Il mondo della canzone è talmente standardizzato nella forma e nei contenuti mediocri che quando ci si trova davanti a qualcosa che stravolge le regole non ci si crede subito, dallo stupore ci si stropiccia occhi e orecchie per vedere e sentire meglio. Ascanio Celestini per quei pochi che non lo conoscono è un autore, attore e scrittore attivo ormai da anni, che ha fatto della qualità il suo marchio di fabbrica. Con "Parole Sante" esordisce nel mondo della musica e lo fa con un lavoro che si colloca senza ombra di dubbio nel miglior cantautorato italiano, ispirandosi coscientemente o forse incoscientemente a Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè, senza però venir meno ad uno stile del tutto personale. La sua forma espressiva è apparentemente semplice è capace di esplorare gli avvenimenti della nostra quotidianità e l’emotività umana in modo intelligentemente ironico,tagliente ed acuto: “…Per esempio io c'ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe. Mi ha detto "papà cosa sono i terroristi?" Io gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: "Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale. Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto. Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l'albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale. Hai pensato che se c'è il regalo significava che c'è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne. E invece ero sempre io. E i terroristi sono la stessa cosa. Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi. Poi scoppia 'na bomba, crollano un paio di grattacieli e tutti pensano che se c'è l'attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l'hanno fatto... ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi da' la colpa ai terroristi" . …”  In totale sono quindici tracce, quindici fotografie di una società inetta che ha paura di tutto quello che è diverso, un popolo che ha dimenticato le proprie origini e che fonda le proprie sicurezze sulla realtà distorta prodotta dalle televisioni che popolano i nostri salotti e che contribuiscono a formare una coscienza e una cultura collettiva che non lascia spazio alle voci fuori dal coro, alla pecora nera che esce dal gregge o a chiunque si riappropria dei propri neuroni e decide di usarli. Ascanio Celestini ha usato cuore, pancia e cervello mescolati in un neorealismo dal profumo popolare e dal sapore documentaristico, sentimenti e situazioni che ci arrivano grazie all’arte della parola di cui l’artista romano ne è padrone. Da avere assolutamente!

Kiriku

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Di Namor (del 12/02/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1544 volte)
Titolo originale
Appaloosa
Produzione
USA 2008
Regia
Ed Harris
Interpreti
Viggo Mortensen, Renée Zellweger, Jeremy Irons, Ed Harris, Lance Henriksen
Durata
116 Minuti
Trailer

L’omicidio dello sceriffo e dei suoi due collaboratori da parte dello spietato e potente ranchero Randal Brag (Jeremy Irons), mette in apprensione il comitato della cittadina di Appaloosa. Per ovviare a questo continuo spadroneggiare in città da parte degli uomini di Randal, vengono assoldati con l’incarico di far osservare la legge nella piccola cittadina mineraria, due autentici pistoleri pacificatori, Virgin Cole (Ed Harris) ed il suo compagno Everett Hitch (Viggo Mortensen). Mentre i due cercano di imporre la loro autorità e far rispettare la legge, in città arriva Allison French (Renèe Zellweger) una giovane vedova con una forte attitudine verso il maschio dominante. La sua comparsa non porterà niente di buono, anzi sarà una nuova minaccia da affrontare per i due partner, poiché dopo aver ammaliato e sedotto lo sceriffo Cole, l’affascinante Allison farà di tutto per mettere a dura prova il rapporto di amicizia e lealtà tra Cole e il suo vice Hitch.
Scritto, prodotto, diretto e interpretato da Ed Harris, “Appaloosa” si rivela un buon Western dai toni marcatamente virili, ove la lealtà ed il rispetto verso l’amicizia hanno ancora un valore incomparabile.
Ad Harris, l’idea del progetto Appaloosa venne nel 2005, quando portò con se l’omonimo romanzo di Robert B. Parker, durante un viaggio a cavallo con la sua famiglia.
Una volta adattato il copione per la versione cinematografica, Harris al momento di scegliere il cast aveva immediatamente pensato a Viggo Mortensen, come co-protagonista del film, e posso dirvi che tale scelta si è rivelata più che azzeccata, Mortensen in questo film è veramente strepitoso, la sua performance unita a quella di Harris, fa passare in secondo piano le prove del malvagio Irons e della smaliziata Zellweger.
Il riscontro al botteghino non è stato dei migliori e di questo me ne rammarico, poiché la pellicola meritava maggior considerazione da parte di tutti, e quando dico tutti, mi riferisco anche e soprattutto alle categorie degli esercenti, che hanno snobbato e limitato la sua uscita nelle sale, influenzandone pesantemente i suoi meritati introiti.
Chi come me lo avrà visto, difficilmente può far a meno di consigliarlo, quindi se è ancora in programmazione nelle vostre sale, andate a vederlo tranquillamente, i vostri soldi una volta tanto al cinema saranno ben spesi!

Namor

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Di slovo (del 09/02/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1547 volte)
Artista
Guns N'Roses
Titolo
Chinese Democracy
Anno
2008
Label
Geffen

Ero tra quelli convinti che “chinese democracy”, inteso come progetto volto alla realizzazione di un disco, esistesse solo nel delirio di Axl Rose e che lì sarebbe rimasto per sempre. Ammetto anche di essere stato estremamente curioso di ascoltarlo – sebbene le sporadiche anticipazioni emerse negli ultimi anni non mi avessero mai impressionato particolarmente.
Vorrei esprimere un parere ragionato senza indugiare su tutto ciò che ha accompagnato una gestazione insolitamente lunga poiché in teoria è un approccio sbagliato. Ma è possibile giudicare questo disco schermandolo dalla sua storia, solo ed unicamente per come si presenta oggi? Probabilmente no: come un albero longevo, la sua storia è inscritta tra i cerchi del suo tronco.
Accanimento ergo sovrapproduzione. Dopo 15 anni di lavorazione sembra di scrivere una colossale ovvietà. Ho provato ad immaginare Axl durante le innumerevoli scritture, correzioni e riscritture di quei brani nell’ossessiva ricerca della perfezione: molti maestri potrebbero insegnare di grandi canzoni scritte nell’arco di una notte ispirata (o perfino meno) ed è impossibile non notare le stratificazioni, le tracce sonore lasciate da ogni ripetuta revisione. Il dubbio che il ‘di più’ non è sempre sinonimo di ‘meglio’ non deve aver colto il signor Rose e a forza di aggiungere intro, outro, assoli e contro assoli, orchestrazioni e vocalizzi le canzoni hanno guadagnato solo in attrito perdendo via via quella scioltezza fondamentale alla musica pop-rock.
Eppure “chinese democracy” non può dirsi un totale fiasco: è infatti innegabile che, talvolta offuscate da una forma esasperata, ci si trovi di fronte a buone idee musicali, forse non eleggibili a capolavori, ma nel complesso pregevoli. Un disco orientato sul maestoso sinfonismo delle rock ballad epiche (“Street of Dreams”, “Catcher in the Rye”, “Madagascar”) e su brani hard-rock molto energici (“Chinese Democracy”, “Riad n’ the bedouins”, “I.R.S.”). Dubito che potrà soddisfare i fan della prima ora ma chi venne convinto dalla ricetta di “Use Your Illusion” (1991) non faticherà ad apprezzare anche questo.
Volendo tornare al confronto con la sua storia, questa volta con quella futura, possiamo vedere in “chinese democracy” un accettabile punto di partenza per un ipotetico nuovo corso della band – decisamente meno esaltante se si rivelerà un epilogo.

slovo

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Di Namor (del 05/02/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2720 volte)
Titolo originale
Kill Swtich
Produzione
USA 2008
Regia
Jeff King
Interpreti
Steven Seagal, Holly Dignard, Karyn Michelle Baltzer, Philip Granger, Jerry Rector.
Durata
96 Minuti
Trailer

Il detective Jacob (Steven Seagal), è sulle tracce di due pericolosi serial killer dal modus operandi completamente diverso tra loro, l’unica cosa che accomuna questi due assassini psicopatici, é la vittima designata, trattasi sempre di giovani e belle ragazze. Tra le prescelte figurerà anche la donna di Jacob, il quale, in seguito allo sgarbo subito, non tarderà ad ottenere la sua giusta vendetta.
Trattandosi del 32° film di Steven Seagal, trovo che sia inutile dilungarmi sulla trama, tanto le sue pellicole hanno sempre la stessa tematica, scovare i cattivi di turno e consegnarli alla giustizia… questo però, avviene solo nel caso in cui sopravvivano alle sue mortali tecniche di Aikido!
Dopo aver visto “Killing Point”, posso affermare che il buon Seagal è decisamente arrivato alla frutta!
Che le qualità artistiche dei suoi film non siano un gran che, si sapeva già da tempo, ma per produrre una chiavica del genere occorre davvero coraggio, io mi domando e dico, ma come riesce a trovare ancora gente che gli finanzi film (se così li vogliamo chiamare), del genere?
L’unica cosa interessante dei suoi titoli, erano le tecniche di Aikido che metteva in atto negli scontri con i malviventi, se togliamo questa sua unica peculiarità, non rimane nient’altro per cui valga la pena vedere un suo film.
Questa mia affermazione deriva dal fatto che in questa pellicola l’esecuzione delle sue tecniche vengono ripetute all’infinito, è da più angolazioni, ciò per far credere allo spettatore che si è appena concluso un estenuante corpo a corpo tra i due sfidanti. Invece questo penoso espediente, serve solo a mascherare un accelerato ed inesorabile declino fisico dell’attore. Chi avrà modo e coraggio di guardare questo film, noterà che Seagal, nelle scene di combattimento (che sono veramente ridicole) ha fatto anche un largo uso di controfigura, nelle riprese di spalle difatti non é lui, ma il suo attore sostituto e di queste scene ce ne sono davvero tante, credetemi.
Allora dico io, per stare lì a rantolare, non sarebbe il caso di chiudere con la carriera di attore e fare altro, evitando di sopprimere quel poco di buono che ha fatto da interprete?
Evidentemente deve avere ancora un gran numero di spettatori, altrimenti non si spiegherebbe tutto ciò!

Namor

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Di Darth (del 02/02/2009 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 2580 volte)
Titolo originale
Stargate SG-1
Produzione
USA 1997/2007
Episodi / Durata
214 / 41 minuti ca.

Stargate SG-1 è il telefilm di fantascienza più longevo dopo l’ineguagliabile Star Trek.
Terminato l’anno appena trascorso, dopo la bellezza di 10 serie (214 episodi) e 2 lungometraggi conclusivi, SG-1 nasce dalla sceneggiatura del film “Stargate” del 1994 e debutta negli USA con l’episodio pilota ne 1997.
Nel film, la trama inizia con il ritrovamento in uno scavo egizio di un anello di pietra gigante con geroglifici tutto intorno. Messo in funzione dal geniale archeologo/linguista Daniel Jackson, lo stargate conduce istantaneamente la squadra capitanata dal colonnello Jack O’Neill sul pianeta Abydos, dove affronterà e sconfiggerà Ra (il dio del sole egizio; che altri non è che un Goa’uld: un alieno che impersona una divinità grazie alla propria superiorità tecnologica allo scopo di schiavizzare gli abitanti del pianeta), liberando il popolo dall’oppressione del falso Dio.
Il telefilm riprende esattamente dove si conclude il lungometraggio, cambiando solo gli attori e mantenendo i personaggi. Il dott. Jackson scopre che lo stargate non conduce solo ad Abydos ma, cambiando la sequenza dei geroglifici, può condurre in altre centinaia di pianeti; contestualmente arriva il nuovo nemico: Apophis, un altro Goa’uld che, questa volta, intende schiavizzare la terra. Vista la minaccia, gli USA decidono di creare il “Programma Stargate” in una base segreta situata sotto il Cheyenne Mountain (che spesso interagirà con la famosa base posta nell’ Area 51), dove squadre di soldati e/o esperti vanno ad esplorare l’infinità di nuovi mondi raggiungibili, con lo scopo finale di accaparrarsi della tecnologia in grado di difendere la terra da un probabile attacco alieno. Le squadre SG, vengono identificate da un numero, e la più importante nonché protagonista del tutto, è ovviamente la SG-1 composta da il colonnello Jack O’Neill, il tenente Samantha Carter (esperta di astrofisica), il dott. Daniel Jackson e, Teal’c: un jaffa “primo guerriero” di Apophis che già nell’episodio pilota salva i componenti della SG-1 e si unisce a loro per liberare i jaffa da un’esistenza di schiavitù dei Goa’uld.
Su queste premesse, l’evoluzione della storia è spesso geniale; c’è da dire però che l’idea di uno Stargate che ti trasporta istantaneamente su pianeti distanti migliaia di anni luce, apre a possibilità di trame praticamente infinite.
Nelle prime serie la trama si svolge tutt’attorno alle esplorazioni dei nuovi mondi e alla conoscenza di nuovi popoli, alcuni infinitamente più avanzati della terra, altri ancora fermi al medioevo. Tra i più importanti vi sono certamente i Tok’ra (identici ai Goa’uld ma "buoni" e in via d’estinzione) e gli Asgard (il classico alieno grigio tipo “Roswell”), questi ultimi di tecnologia molto avanzata ma impossibilitati ad aiutare i terrestri poiché in guerra contro i Replicatori: degli alieni-macchina tipo insetti che si riproducono all’infinito cannibalizzando e governando astronavi e pianeti Asgard. Saranno invece proprio i membri dell’SG-1 ad aiutare Thor e compagni (gli Asgard) a sconfiggere i replicatori. La sesta serie si distingue per l’assenza di Daniel Jackson, investito da radiazioni mortali, viene fatto ascendere ad un livello superiore di esistenza da Oma Desala, un antico, la razza creatrice degli Stargate. Al suo posto, un altro extraterrestre, il kelowniano Jonas Quinn… ma è stata una scelta infelice, dopo soli due episodi aveva le stesse capacità comunicative e traduttive del predecessore… veramente assurdo. Dalla settima, fortunatamente, il kelowniano torna al suo paese e ritorna Jackson: nuovamente in forma umana e senza ricordi del suo passato da asceso… pronto per riprendere la battaglia contro i signori del sistema comandati ora da Anubis, nonché il ritorno dei replicatori.
Diciamo che lo Stargate “originario” termina con l’ottava stagione, dove vengono sconfitti quasi definitivamente i Goa’uld (sopravvive solo Ba'al, ma senza eserciti jaffa al seguito) e i replicatori. La nona e la decima hanno alcune novità: la più importante è l’assenza del colonnello (poi generale) O’Neill, sostituito dal colonnello Cameron Mitchell (un po’ giovane per essere colonnello, ma sicuramente un cambio più azzeccato di quello precedente, anche perché le doti di comando di un colonnello sono più “sostituibili” di studi decennali di storia antica e lingue morte); poi l’arrivo in di un nuovo elemento, Vala Mal Doran, una “ladra spaziale” molto simpatica ed esuberante, ed infine i nuovi nemici: gli Ori (si pronuncia orai), degli esseri ascesi che aumentano esponenzialmente il loro potere in base alla quantità di persone che li venera come dei. A tale scopo gli Ori, padroni di conoscenze ataviche, tramutano delle persone in priori (dei sacerdoti dotati di poteri telecinetici) con lo scopo di convertire ogni pianeta al “libro delle origini” (una specie di bibbia Ori). Ovviamente, i popoli che non accettano di seguire il sentiero degli Ori, vengono sterminati in questa "crociata spaziale". Per combattere contro un’avversario così potente, la SG-1 dovrà avvalersi delle conoscenze degli antichi e qui saltano fuori personaggi come Mago Merlino e la fata Morgana e, per gli sceneggiatori di Stargate, il Santo Graal altro non era che un’arma per distruggere gli esseri ascesi. Come avrete intuito, le ultime due serie sono da evitare accuratamente!
Al termine della decima stagione, troppe cose sono ancora in sospeso, così escono i due lungometraggi conclusivi: “L’arca della verità” dove vengono definitivamente sconfitti tutti i seguaci degli Ori, e “Continuum” dove l’ultimo clone di Ba’al prova a cambiare la storia impedendo il ritrovamento dello Stargate sulla terra nel 1939.
Una serie di enorme successo (soprattutto negli USA) tale da creare un filone alternativo, chiamato “Stargate Atlantis”, terminato anch’esso nel 2008 con la quinta stagione… ma questa è un’altra storia.

Darth

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Di Namor (del 29/01/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1034 volte)
Titolo originale
Journey to the Center of the Earth
Produzione
USA 2008
Regia
Eric Brevig
Interpreti
Brendan Fraser, Josh Hutcherson, Anita Briem, Seth Meyers, Jean Michel Paré.
Durata
92 Minuti
Trailer

Il professor Trevor Anderson (Brendan Fraser) dopo aver rivelato il funzionamento di una sonda termica da lui installata tempo addietro in Islanda, parte insieme al nipote Sean (Josh Hutcherson) per recuperarne i preziosissimi dati. Una volta arrivati a destinazione ed avere fatto la conoscenza della guida locale Hannah (Anita Briem), i tre partiranno alla volta della montagna dove è collocata la sonda. Mentre l’operazione recupero si svolge, il gruppo viene sorpreso da un’inaspettato e violento temporale con tanto di pericolosi fulmini che si scagliano verso il suolo. Per non soccombere alla improvvisa furia degli elementi, la comitiva troverà riparo in una grotta, ma quello che in apparenza doveva essere un rifugio sicuro per i tre, ben presto si rivelerà una trappola da cui uscirne al più presto. Sarà proprio la ricerca di una via d’uscita, che porterà gli increduli viaggiatori a scoprire un altro meraviglioso mondo, situato al centro della terra!
Viaggio al centro della Terra 3D”, è ispirato dal famoso ed omonimo romanzo del grande scrittore di fantascienza moderna Jules Verne.
Dopo una settimana di titubanze e spinto dal desiderio di vedere i nuovi progressi del 3D, ho preso coraggio e sono andato a vederlo.
La prima cosa che ho notato è stata la differenza di prezzo, 9 euro contro i soliti 7 …
Seconda cosa, gli occhiali per vedere il film in 3D ovviamente non sono più fatti di carta come quelli usati parecchi anni fa, adesso hanno una grossa montatura in plastica ed un peso abbastanza notevole.
Comunque a conti fatti non c’é paragone col vecchio sistema 3D, questo è sicuramente di gran lunga superiore al precedente apparato, trovo che sia molto più coinvolgente e credibile. Nel vecchio 3D, le scene tridimensionali erano sporadiche e abbastanza scarne per suscitare le giuste e dovute emozioni, mentre il nuovo 3D è molto più frequente e spettacolarizzato. Ad ogni modo c’é ancora da lavorare per perfezionarlo, non basta vincere il confronto con il precedente sistema, si sapeva che era una sfida vinta e poi ci mancherebbe che non fosse così, dopo tutti questi anni e la nuova tecnologia, fare di meglio era il minimo!
Ritornando al film in questione, la trama è abbastanza ordinaria, un giusto pretesto per valorizzare il nuovo 3D, quindi se avete intenzione di vedere questo titolo, vi consiglio di farlo al cinema e non in dvd, poiché senza l’uso del 3D, viene a mancare la sua caratteristica principale, il divertimento!

Namor

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Di Andy (del 26/01/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1243 volte)
Artista
AC-DC
Titolo
Black Ice
Anno
2008
Label
Columbia Records

Gli AC DC mancavano da otto anni dal mercato discografico e praticamente dalla scena musicale, salvo qualche rara apparizione dei fratelli Young in qualche trasmissione musicale. Ben quattro anni fa annunciarono l’imminente uscita di un nuovo disco in studio e, insomma, pare che se la siano presa comoda, anche perché credo che quasi tutti sappiano che il loro leggendario Back in black è stato uno degli album più venduti al mondo, parlando di rock-band, e quindi ne hanno di che stare tranquilli. Questo famosissimo gruppo australiano di origini britanniche, ha continuato incessantemente a registrare sold-out ai propri concerti, senza nessun bisogno di incidere nuovi dischi da promuovere, però credo che sia necessario, per una band, rivitalizzarsi entrando in sala di registrazione per comporre nuove canzoni e questo Black ice, uscito lo scorso autunno ne è la prova. Premettendo che sono fin dai tempi di Let there be rock un buon fan degli AC DC, dico che in questo lavoro, va tutto bene, suoni, registrazione, voce, discreta energia, anche i pezzi, non tutti, non sono male, però a me qualcosa non torna, ci rifletto bene ed ecco cosa manca: dove sono gli assoli di uno dei più grandi chitarristi hard-rock viventi e non, sulla scena mondiale? Ascolti il brano, fatto bene coi riff soliti (un po’ troppo soliti, forse), ma va bene, sono gli AC DC, non gli Yes, ma quando arriva il momento che basso, batteria e chitarra ritmica fanno il classico slargo controtempato con il crescendo sull’accordo di Malcom Young per lanciare la svisa , Angus fa tre note , sì , col suo spettacolare bending vibrato , però Brian Johnson non smette di cantare e il pezzo va via troppo piatto.
Premesso questo va detto che invece il cantante mi sembra, almeno in studio, in ottima forma e trovo la sua voce di solito molto stridula, più modulata e colorata: in parecchi brani va bassa e profonda come non era mai successo e trovo che questa sia la vera novità, nell’insieme. Non fraintendetemi, Black ice è un buon album, assolutamente superiore a quello precedente e anche a tanti altri tra quelli che segnano la loro trentennale carriera; c’è la giusta miscela tra l’hard e il blues come solo loro sanno fare e non manca dei soliti tre o quattro hit che lo faranno decollare, tra cui vedo già Wheels, che rimarca parecchio certe vecchie conoscenze come Given the dog a bone e che farà saltare stadi interi, oppure lo stesso singolo già uscito, Rock’n roll train: riff accattivante e martellante e tanto di ritornello con coro da stadio già pronto e con un primo assaggio del fraseggio unico di Angus , la classica entrata strisciata , acida e graffiante , un bending spaccacorde e un vibrato degno di B.B. King, con la batteria di Phil Rudd che è semplicemente potenza allo stato puro, il basso di Cliff Williams sembra un motore e quella di Malcom è la chitarra ritmica che ogni gruppo sognerebbe di avere; la gran voce solida e graffiante di Brian Johnson completa l’opera ottimamente. Molto bella War machine, dove riecheggia molto la potenza dell’hard blues sporco di Let there be rock e il suono generale è proprio quello lì, e la stessa title-track Black ice, contiene un riff veramente mitico e che riporta i nostri “ragazzi” ai vecchi fasti. Stesso discorso per Big Jack, mid-rock tirato divertente da ascoltare e sicuramente anche da suonare; probabilmente sarà il pezzo portabandiera per i prossimi tour mondiali. Smash n grab sembra un inedito recuperato da Back in black o Blow up your video, e qui sì che c’è un grande assolo, il migliore del disco, Gibson SG Diavoletto, reverbero lontano alla Page e mano da paura, da brividi.
Beh, insomma, alla fine posso dire che non è niente male nell’insieme, suonato con sana e sincera energia, gli intrecci delle chitarre sono praticamente perfetti, il drumming di Rudd non ha rivali nel contesto e il suono del basso di Cliff Williams è molto più nitido e portante del solito. Che altro dire degli AC DC , imitati ma inimitabili, un muro di suono potente ma rotondo, testi scanzonati e inneggianti a nottate di donne e localacci fumosi, e soprattutto, ancora divertenti da ascoltare..un po più di assoli però…buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 22/01/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1666 volte)
Titolo originale
Babylon A.D.
Produzione
USA - Francia 2008
Regia
Mathieu Kassovitz
Interpreti
Vin Diesel, Melanie Thierry, Michelle Yeoh, Lambert Wilson, Mark Strong.
Durata
90 Minuti
Trailer

Aurora (Mélanie Thierry) ha trascorso i suoi 18 anni chiusa in un monastero in Mongolia, dotata inspiegabilmente di alcuni straordinari poteri, la ragazza dovrà intraprendere un lungo e pericoloso viaggio di sei giorni, con destinazione New York. Per scortare la giovane donna, viene ingaggiato il migliore dei mercenari sulla piazza, l’ex soldato Toorop (Vin Diesel). Immediatamente si capisce che il suo non sarà un compito facile, poiché gli ostacoli da superare durante il viaggio saranno predisposti da due opposte fazioni, entrambe con lo stesso obbiettivo quello di catturare Aurora prima che arrivi a destinazione. Da una parte vi sarà il padre della ragazza e dall’altra la Sacerdotessa, leader di una potente setta che governa gli Stati Uniti. Le motivazioni che spingono i due ad ostacolarsi per avere la ragazza, saranno rivelate durante il tragitto verso la meta finale, all’arrivo della quale sarà Toorop che dovrà faticosamente decidere a chi consegnare la ragazza e dalla sua scelta dipenderà anche il futuro del pianeta!
Se “Babylon A.D.”, doveva essere il rilancio di Vin Diesel, considerando l’action movie come l’unico genere che gli è più congeniale, ha sbagliato nuovamente la scelta, come del resto tutta la sua ultima filmografia. Se togliamo “Pitch Black” e “Fast and Furius”, faccio veramente fatica a trovare un titolo che mi ricordi una performance degna di essere rammentata.
Tenendo conto che già come attore non è che abbia delle gran qualità recitative, se poi canna anche i film, la cosa non procura gran benefici alla sua carriera. Diesel, è apprezzato solo ed esclusivamente per la sua fisicità, quindi é un bene che si dedichi al genere d’azione, ma sarebbe meglio che le sue scelte fossero più ponderate, è quella di interpretare questo film, non lo è stata affatto. Nonostante la pellicola sia stata ben accolta al botteghino italiano, la critica giustamente l'ha bocciata senza remore, affibbiandogli una sola stellina come voto.
Non vi nascondo che inizialmente sono rimasto un po’ stupito dal voto della critica, essendo presente Kassovitz come regista ed un cast formato da attori dal calibro di Diesel, Rampling, Depardieu e la Yeoh, faticavo a credere che fosse così scadente, ed invece una volta visto, deve dire che più due stelle a questo titolo, non si possono proprio dare.
Non ci credete? Provate a vederlo e poi mi direte!

Namor

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Di Namor (del 15/01/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2130 volte)
Titolo originale
It Happened One Night
Produzione
USA 1934
Regia
Frank Capra
Interpreti
Claudette Colbert, Clark Gable, Walter Connolly, Roscoe Karns.
Durata
105 Minuti
Trailer

Dopo l’ennesima lite col padre, che continua a negargli il consenso al matrimonio con l’aviatore King Westley (Jameson Thomas), la volubile e ricca ereditiera Ellie Andrews (Claudette Colbert), scappa da Miami per raggiungere New York e convolare a nozze con il suo fidanzato. Per eludere le ricerche attivate dall’apprensivo patriarca, Ellie decide di viaggiare in incognito su un bus, confondendosi con i comuni passeggeri. Tra loro è presente il giornalista Peter Warne (Clark Gable) il quale, è stato da poco licenziato per inaffidabilità. Riconosciuta la ricca ereditiera ed il suo tentavo di fuga, Peter si offre di accompagnarla a destinazione in cambio di uno scoop giornalistico. Mentre il lungo viaggio in torpedone si evolve, i due, tra continue scaramucce ed improvvisi impedimenti, avranno modo di rivalutare il loro reciproco sentimento iniziale, che tra una incomprensione e l’altra sfocerà nell’innamoramento di entrambi.
Analizzando il curioso travaglio di “Accadde una notte”, si scopre che il suo copione fu sballottato da una parte a l’altra per anni, e che più di un attore rifiutò di parteciparvi, poiché ritenevano che il film fosse di pessima qualità. L’unico a credere fin dall’inizio in questo titolo, fu il regista Frank Capra, che ottenne controvoglia il via libera a girare dalla Columbia.
Per il ruolo dei protagonisti, vennero scritturati raddoppiando loro il compenso, Clark Gable, che considerò il suo momentaneo trasferimento dalla MGM, casa di produzione con la quale era sotto contratto, alla Columbia, come una sorte di punizione, e l’attrice francese Claudette Colbert, che accettò la parte come un breve lavoro alimentare!
Con un budget di appena 325mila dollari e solo quattro settimane di ripresa, il mitico Frank Capra realizzò il caposaldo delle commedie della vecchia Hollywood. “Accadde una notte” fu il primo film che fece incetta dei principali premi oscar (miglior attori protagonisti, miglior regia, miglior film e miglior sceneggiatura).
Per Gable e la Colbert, che mal si sopportarono durante le riprese, questo fu l’unico Oscar che vinsero nella loro strepitosa carriera.
Una commedia da vedere e rivedere, per assaporare l’intramontabile stile della vecchia grande Hollywood, se amate il cinema e non avete ancora visto questo film, è ora di colmare questa grave lacuna, sono convinto che la sua visione, vi porterà inevitabilmente alla ricerca di altri titoli di quel periodo da visionare, e perché no, anche da collezionare!

Namor

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Di Rossella Pruneti (del 12/01/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4475 volte)
Titolo originale
Beverly Hills Chihuahua
Produzione
USA 2008
Regia
Raja Gosnell
Interpreti
Jamie Lee Curtis, Piper Perabo, Axel Alba, Manolo Cardona, José María Yazpik.
Durata
91 Minuti
Trailer

Che dire? Ho atteso da mesi questo film non tanto perché ho una bambina piccola in età da polpettoni disneyani, ma perché ho appena ultimato la stesura di un succulento manuale sulla razza Chihuahua (Rossella Pruneti e Bozena Kasztelan, “Chihuahua My Love", Milano, K&P Editrice, 2008). Più che dall'interesse per l'entertainment, dunque, ero mossa da quello che sì, chiamiamolo pure in questo modo, è un interesse professionale. Dunque lo stesso che avrà ogni adulto, soprattutto se allevatore o proprietario di un “Chi” (abbreviazione statunitense per “Chihuahua”). Ovviamente, pur un po’ di parte (diciamo, un po’ spettatrice del tipo “A”), sono convinta che questo film (già campione di incassi in USA alla data del gennaio 2009) creerà due schiere di spettatori animati da propri personali commenti.
Li riassumo in questi due profili: Spettatore A – quello con gli occhi dei bambini • La Walt Disney si riconferma un classico produttore di immortali film per bambini • È una storia che racconta l’importanza di cercare le proprie radici per trovare se stessi e apprezzarle. Nel fare questo, apprezzare le radici e l’originalità di ogni persona, animale o cultura (appunto i Messicani). Come accade a Chloe.
Spettatore B – quello con gli occhi molto critici e pure un po’ acido • La Walt Disney non è più quella dei grandi classici. • È una storia che non insegna niente se non la vuota esistenza lussuosa di alcune persone facendola stagliare contro la povertà e gli stereotipi delle minoranze etniche (in questo caso i Messicani).
Vediamo allora per sommi capi la trama, anche se, come nelle recensioni vere (quelle che vogliono portarvi al botteghino, insomma), racconto solo metà della metà di quello che accade.
Trama: Vivian, donna d’affari proprietaria innamoratissima (ma perché, è mai diversamente con questi piccoli quattrozampe dal cuore enorme?) della chihuahua Chloe incarica la nipote Rachel di occuparsene mentre lei è via. Rachel non è molto entusiasta perché considera Chloe una “Chihuahua viziata e impertinente di Beverly Hills”. In effetti Chloe, ingioiellata e con stivali firmati, adora la sua vita agiata, adotta un atteggiamento snob e non si accorge neanche di Papi, umile ma passionale “mezzo Chihuahua” dalle grandi orecchie (il cui padrone è il giardiniere Sam), che è pazzo d’amore per lei. All’insaputa della zia, Rachel organizza con le amiche e all’ultimo minuto un week-end in Messico. Ovviamente deve portare con sé Chloe. Quando Chloe scompare perdendosi in Messico, Rachel si rivolge a Sam e a Papi per aiutarla nelle ricerche. Chloe da sola trova Delgado, un pastore tedesco, che la può aiutare a tornare a casa attraverso un rocambolesco viaggio che si dimostrerà anche un ritorno alla semplicità e fierezza delle sue origini. 
Cast: Misto tra animali e persone. L’intento della casa di produzione (a mio parere largamente raggiunto) era riassumibile nel progetto: "Gli esseri umani dovevano essere eccitanti come gli animali, mentre questi ultimi dovevano essere affascinanti come gli umani”. Infatti le vere stelle dello spettacolo e i beniamini di ogni amante degli animali che assisterà al film sono gli interpreti canini internazionali (più di 200 in totale): molti bastardini, chihuahua, dobermann, pastori tedeschi, barboncini, carlini, bulldog francesi, San Bernardo, Labrador e bassotti. Alcuni sono stati trovati nei rifugi di Los Angeles e in Messico, mentre altri sono veterani di Hollywood. Una squadra di più di sessanta addestratori di animali è stata diretta dalla famosa agenzia di attori con piume e pellicce “Birds & Animals Unlimited”.. Invece il celeberrimo premio Oscar Michael J. McAlister ha rinforzato le espressioni dei musetti e “dato la parola” con un’eccezionale Computer-Generated Imagery (CGI) e la supervisione degli effetti visivi.
LA SCELTA DEI CHIHUHUA: I realizzatori volevano scegliere volti nuovi e speciali. Navigando su Internet hanno trovato le proprie star soprattutto nei rifugi canini. Una realtà statunitense anche se sconosciuta all’Italia è la presenza nei canili di moltissimi cani di razza abbandonati. Pensate che perfino Papi proviene da un posto del genere. Gli addestratori utilizzano le ripetizioni e le tecniche di rafforzamento positive, le stesse che consigliamo nel libro “Chihuahua My Love”. Il viziato personaggio di Chloe è impersonato da una Chihuahua bianco con la testa da cerbiatto: Angel. Ogni star a quattro zampe aveva una o più controfigure per non stancarsi troppo, per le parti difficili o per le cose che non sapevano fare. La diva Chloe ne aveva addirittura quattro per attività speciali come nuotare e correre!
Cosa mi è piaciuto • Il disclaimer della Walt Disney (andrebbe scolpito nel marmo a imperitura memoria!): (Possedere un animale domestico è una grande responsabilità. I cani richiedono un’attenzione costante e una cura quotidiana. Prima di introdurre un cane nella vostra famiglia, è preferibile svolgere delle ricerche sulla sua particolare razza per essere sicuri che sia indicata alla vostra situazione. È meglio conoscere prima le responsabilità che richiede la cura di un cane ed essere ben decisi ad assumersele. Considerate sempre la possibilità di adottarli da un rifugio affidabile o da un programma di recupero). • Il carisma di Montezuma e l’immaginifica antica città azteca dei Chihuahua. • La simpatica “rozzezza” di Papi e l’essere (almeno inizialmente) simbolo universale di tutti gli innamorati non ricambiati solo perché non conosciuti e apprezzati nel loro animo ma scartati in base allo status sociale.
Cosa non mi è piaciuto • I Chihuahua sono ritratti come cani snob e viziati, che vanno nei centri benessere, sono portati in giro dentro le borse e indossano vestitini firmati… almeno fino a quando Chloe capisce che dentro di lei, come dentro ogni Chihuahua, c’è di più della pelliccia e dei vestitini che porta addosso. Quindi, alla fine, il ritratto del Chihuahua ne esce positivo: sì cane snob, ma intelligentemente snob! • Il pastore tedesco riveste sempre la parte del cane intelligente, mentre nel mondo canino ci sono molte altre razze dotate di grande acume. Questo per niente togliere a Delgado. Solo mi sarebbe piaciuto vedere meno stereotipi su questo aspetto, perché in fondo il messaggio del film vuole anche essere quello di non giudicare dalle apparenze e di non lasciarsi trascinare dal fascino delle apparenze come esemplifica la patinata vita a Beverly Hills. C’è sempre di più di quello appare, proprio come nel minuscolo Chihuahua con un infinito universo interno di passioni e buoni sentimenti!
Un’ultima parola da me… Se vuoi veramente conoscere le mille sfaccettature del Chihuahua, ti invito a visitare www.chihuahua-mylove.eu e ad acquistare il volume di cui sono co-autrice “Chihuahua My Love”.

 Rossella Pruneti

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Di slovo (del 25/12/2008 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1132 volte)
image by slovo

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) Buone Feste : - )

le recensioni riprenderanno mercoledì 7 gennaio 2009.
; - ) a presto!

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Di Namor (del 19/12/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1469 volte)
Titolo originale
Carnera - The Walking Mountain
Produzione
Italia 2007
Regia
Renzo Martinelli
Interpreti
Andrea Iaia, Anna Valle, Burt Young, F. Murray Abraham, Paul Sorvino.
Durata
123 Minuti
Trailer

" Un personaggio con un trascorso variegato e affascinante come Primo Carnera, meritava sicuramente una trasposizione cinematografica di gran lunga più degna di questo lacunoso biopic. "

Questo è stato il mio primo pensiero dopo aver visto “Carnera - The Walking Mountain”, pellicola incentrata sulla vita del primo pugile italiano che conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi.
A dirigere il tutto con molta superficialità è il regista Renzo Martinelli, non me ne voglia, ma il film come testimonia l’insuccesso al botteghino, è fatto veramente male. La sceneggiatura è a livello di una fiction televisiva, é troppo elementare e piena di luoghi comuni, non può certo accontentare un pubblico accorto ed esigente come quello cinematografico.
Per non parlare poi del cast, affibbiare il ruolo di Carnera all’attore (se così lo vogliamo definire) Andrea Iaia, solo perché è alto e sa schermare un po’ di boxe, è stata una scelta che non ha giovato affatto al film, anzi ad essere sinceri lo ha penalizzato ulteriormente. Per interpretare un pugile che combatteva negli anni 30, non era necessario avvalersi di una figura che avesse doti di pugilato, visto che tecnicamente in quegli anni i boxer non erano certo abili. E allora perché non puntare su un attore più credibile? Mah!!!
A nulla valgono gli inserimenti nel cast di Burt Young, Bill Murray e Paul Sorvino, poiché le loro buone interpretazioni, inserite quando la sceneggiatura lo permette, vengono prontamente cancellate dalla pessima recitazione di Iaia, nelle scene successive.
So di essere stato alquanto cattivo nel valutare questo film, ma fa rabbia pensare che un mito come Carnera, non abbia avuto una più approfondita e meritevole trasposizione su grande schermo.
Ad ogni modo se avrete l’opportunità di visionarlo, sono sicuro che la penserete come me, si poteva e si doveva fare di meglio!

Namor

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Di kiriku (del 16/12/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 997 volte)
Artista
Giuseppe Cucè
Titolo
La ballata di un fiore
Anno
2008
Label
Autoprodotto

Giuseppe Cucè è un giovane cantautore Siciliano molto conosciuto negli ambienti underground catanesi per le sue esibizioni live, concerti nei quali ripropone cover poco conosciute con uno stile intenso e ricercato. L’amore per la musica e per l’arte in genere albergano nel suo animo fin da giovanissimo; dopo un primo approccio con la pittura e la danza trova nel canto la via espressiva più consona alla sua voglia di esternare i propri sentimenti. La ballata di un fiore è il demo, gia disponibile in digitale, che anticipa l’uscita del suo primo cd. Questo singolo, come le cover dei pezzi che troviamo sul suo profilo MySpace, presentano fin dal primo ascolto una qualità musicale sopra la media, del resto il grande circuito ci ha abituato ad un appiantimento melodico che è conseguenza delle solite leggi di mercato che guardano alla quantità e non alla qualità. Nella musica di Giuseppe si ritrovano diversi stili frutto probabilmente dal suo background e di una attenta ricerca che lo ha portato a fondere insieme la bossanova con uno stile tutto mediterraneo passando per il miglior cantautorato italiano. Il punto debole di questo primo singolo a parer mio è il testo che pur discostandosi dalla realtà attuale rimane comunque poco incisivo e poco comunicativo. La ricerca della purezza, della semplicità e la riscoperta della fragilità che le parole di Cucè esprimono sono per carità di tutto rispetto, ma credo che un cantautore debba sporcarsi di più e mettere qualcosa di più personale o meglio di maggior spessore anche a discapito delle vendite. Viviamo in una società impersonale che sprofonda sempre più in un’ aridità emozionale davvero sconfortante e un po’ di sano cantautorato non risolverebbe il problema ma sicuramente darebbe una bella boccata d’aria. Ma queste sono solo opinioni personali che nulla tolgono al lavoro di Giuseppe, artista che comunque ritengo abbia tutte le potenzialità per sfondare e dimostrare tutte le sue qualità. In bocca al lupo!

Kiriku

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Di Namor (del 11/12/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1195 volte)
Titolo originale
Body of Lies
Produzione
USA 2008
Regia
Ridley Scott
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani, Oscar Isaac.
Durata
128 Minuti
Trailer

Una potente organizzazione terroristica mediorientale, sta terrorizzando l’Europa con vari attentati nelle sue più importanti capitali. Per mettere fine a tale scempio, la CIA ha urgente bisogno di informazioni che portino alla cattura del loro leader Al-Saalem.
L’unico uomo che potrebbe riuscire in tale intento, è l’agente speciale Roger Ferris (Leonardo di Caprio), infatti la sua specializzazione è proprio quella di riuscire a scovare preziosi indizi districandosi all’interno delle linee nemiche. Altro elemento fondamentale per la riuscita dell’operazione è il supervisore Ed Hofman (Russel Crowe), ed è proprio a lui che l’agente Fletcher deve riferire ogni minimo particolare delle sue temerarie azioni di infiltrato.
Ferris e Hofman sono rispettivamente il braccio e la mente dell’intera operazione che dovrà portare alla cattura del nucleo terroristico, il primo combatte rischiando in prima persona la vita sul campo di battaglia, il secondo invece sta comodamente seduto nella stanza dei bottoni a impartire ordini tramite cellulare, mentre visiona il tutto sui monitor collegati via satellite. Anche il loro modo di agire è completamente diverso, per Ferris la parola data ha un valore importante, mentre per Hofman la maggior parte delle volte non sai mai se la sua parola verrà rispettata, per uno che deve difendere l’intero globo dal terrorismo il doppio gioco è di fondamentale importanza per le future strategie di sicurezza da adottare.
Inutile dire che per tutto questo c’è un prezzo da pagare, il sacrificio di pochi per la vita di tanti…e questo prezzo l’agente Ferris, non è ben disposto a pagarlo!
Con “Nessuna Verità” tratto dall’omonimo libro del giornalista David Ignatius, il regista Ridley Scott, ci propone le possibili metodologie usate dalla CIA nella lotta al terrorismo mediorientale, e lo fa con una discreta regia, nella quale guida col suo solito piglio visivo due degli attori più quotati del momento, un sempre più convincente Leonardo di Caprio ed un espressivo Russel Crowe in formato oversize.
Oltre alla buona prova fornita da questi due big, vi segnalo l’ottima performance del magnetico Mark Strong, nella parte di Hani il capo dei servizi segreti Giordani, a me il suo personaggio è piaciuto davvero tanto.
Non sarà certo uno dei migliori titoli di Ridley, ma la pellicola merita sicuramente di essere vista.

Namor

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Di nilcoxp (del 08/12/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1422 volte)
Titolo originale
Walk Hard: The Dewey Cox Story
Produzione
USA 2007
Regia
Jake Kasdan
Interpreti
John C. Reilly, Jenna Fischer, Raymond J. Barry, Margo Martindale, Kristen Wiig, Chip Hormess, Conner Rayburn, Tim Meadows, Chris Parnell, Matt Besser, David Krumholtz, Nat Faxon, Jack Black, Jason Schwartzman, Paul Rudd, Eddie Vedder, Justin Long, Jackson Browne, Lyle Lovett, Jewel
Durata
96 minuti
Trailer

Questo è un film difficile da valutare e classificare, e questo gioca già a favore della pellicola. Ci viene proposta la storia di Dewey Cox, dall’infanzia alla sua morte. Quello che colpisce immediatamente è lo stile con cui questo avviene: si capisce subito che si tratta di una parodia tendente al demenziale. Sembra la versione comica del film “Ray”, infarcito qua e là di citazioni di altri film (“The Doors” ad esempio). Però…c’è un però! Mentre mi aspettavo la classica cavolata demenziale insopportabile, la pellicola è godibilissima, si fa apprezzare e ci coinvolge nel seguire la vita di quest’artista musicale. Pensate che i paradossi grotteschi e a volte illogici, ben si incastrano nella trama instaurando un equilibrio raro da vedere in lungometraggi del genere. Così ci sembrerà normale che mentre il protagonista sarà ai vertici delle hits, la moglie per telefono gli dica: “…ricordati che non sfonderai mai!”. Esilerante il primo contatto di Cox con l’erba. E poi tanta musica, piacevole quanto il pseudo-incontro con i Beatles in cui la parte di Paul McCartney è interpretata da Jack Black (uno dei protagonisti di “Be Kind Rewind”). Decisamente bravo John C. Reilly.

nilcoxp, the rust!

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