BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di mimmotron (del 01/09/2010 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1311 volte)
Titolo originale
Boris
Produzione
Italia 2007
Episodi / Durata
14 / 25 Minuti

Chi frequenta questo blog è sicuramente un amante del cinema e come tale forse non apprezza le serie televisive, ma se così non fosse gli consiglio vivamente di guardarsi Boris. In questa serie si ironizza, con successo, sul mondo della televisione ed in particolare a ciò che avviene dietro le quinte durante la realizzazione di una serie tv, in questo caso “Gli occhi del cuore 2”. E credo che il titolo della serie parli da se.
Su tutti si erge la figura di René Ferretti il regista (Francesco Pannofino) che dopo aver diretto altre fiction, sospese dalla rete televisiva che le trasmetteva, approda alla regia di questa nuova serie. Molto appassionato del suo lavoro, ma anche troppo buono, finisce sempre per accettare per buone scene improponibili per non urtare la sensibilità dei vari personaggi di volta in volta coinvolti nelle riprese. Nelle vesti di assistente alla regia Arianna (Caterina Guzzanti) che devo dire mi è piaciuta molto in questo ruolo a tal punto da farmi asserire che la serie non sarebbe stata la stessa senza di lei. Dedita al lavoro si occupa di far andare le cose al meglio durante le registrazioni riuscendo inoltre quasi sempre a mettere una pezza ai vari disguidi che avvengono sul set. Si incarica anche di insegnare il mestiere ad Alessandro lo stagista (Alessandro Tiberi). Un altro grande personaggio è Stanis il divo un attore mediocre al quale viene spesso dato a bere dal regista della presenza di errori tecnici durante le riprese per poter rifare la scena, in realtà recitata male, per compiacerlo. Di pari grado è Corinna la star (Carolina Crescentini) che molto spesso durante le registrazioni viene apostrofata dal regista “cagna maledetta...”
Personaggi meravigliosi sono Duccio Patanè direttore della fotografia (Ninni Bruschetta) cocainomane ed indolente che sostiene che la fotografia nelle fiction deve essere di scarsa qualità altrimenti la gente quando c'è la pubblicità cambia canale e Augusto Biascica il capo elettricista (Paolo Calabresi) personaggio che si descrive semplicemente dicendo che il suo terzo figlio in arrivo ha intenzione di chiamarlo Francesco Totti Biascica. Altri protagonisti della serie, ma con un ruolo marginale sono Itala segretaria di edizione, Diego Lopez delegato di rete, Gloria la truccatrice, Sergio Vannucci direttore di produzione e Lorenzo lo stagista muto. E poi naturalmente Boris il pesciolino rosso musa ispiratrice per il regista René, che trae il suo nome dal campione di tennis Boris Becker.
Merito in assoluto della serie è quella di mettere in evidenza, magari paradossalmente, quelle che sono le reali falsità e assurdità del mondo della televisione, come le “protezioni” politiche necessarie per ottenere un posto di lavoro o per citarvi un altro esempio la consuetudine di inserire pubblicità occulta durante le riprese.
Ultima perla della serie è la sigla cantata da Elio e le storie tese.

mimmotron

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Di slovo (del 01/08/2010 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1210 volte)
image by slovo

La redazione di blogbuster augura a tutti Buone Vacanze

Ci rivediamo il settembre 2010 con la ripresa delle recensioni

: - ) : - ) : - )

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Di Namor (del 29/07/2010 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1359 volte)
Titolo originale
Fear Itself
Produzione
Canada - USA 2008
Episodi / Durata
13 / 42 Minuti

Fear Itsealf” è una serie horror Statunitense composta da 13 episodi, più o meno meritevoli, nei quali si alternano alla direzione, alcuni titolati registi del settore.
Tra questi spicca l’indimenticabile John Landis, autore di vari cult come “The Blues Brothers”, “Animal House” e “Un lupo mannaro americano a Londra”.
Gli altri direttori, che hanno il compito di dirigere un episodio a testa, sono registi più o meno conosciuti al grande pubblico come: Breck Eisner (“La città verrà distrutta all’alba”), Ronny Yu (“Freddy vs Jason”), Stuart Gordon (“Re-Animator”), Darren Lynn Bousman (“ Saw II III IV”), Rupert Wainwright (“Stigmate”), John Dhal (“Il Giocatore”) e Brad Anderson (“L’uomo senza sonno”).
Come vedete tra i nomi più quotati, figurano anche registi che si son fatti ben apprezzare per il loro precedenti lavori cinematografici, certo in un mediometraggio di 40 minuti, non potranno esprimere al meglio la loro creatività, essendo abituati ad un minutaggio di girato più lungo.
Ed è proprio questo fattore che mi ha incuriosito e spinto a guardare questa serie, vedere come se la cavano i 13 registi chiamati in causa, confrontando il loro lavoro come in una specie di gara, bocciandoli e promovendoli a turno per il risultato ottenuto.
Per non influenzare il vostro giudizio, eviterò di farvi sapere il mio, in modo da lasciarvi liberi di guardare e giudicare l’operato di ognuno di loro… Buona visione!

Namor

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Di Andy (del 26/07/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 2076 volte)
Artista
Eric Clapton - Steve Winwood
Titolo
Live from Madison Square Garden
Anno
2009
Label
 

Lo so, siamo sempre a parlare e a dubitare, in verità, di riapparizioni di questi vecchi leoni del rock-blues vintage, soprattutto perché non si sa quanto siano dettate dall’effettiva voglia di continuare a suonare per il gusto di farlo e di riproporsi al grande pubblico o solo per volere delle etichette discografiche, che comunque di ogni concerto sfornano oltre che il classico cd, l’ormai consueto dvd. Dico subito, in questo caso, per fortuna, e spiego il motivo. Premesso che Steve Winwood, dal canto suo è stato il grande leader di un gruppo come i Trafic, super formazione degli anni 70, ottimo tastierista e buon chitarrista e dotato di una splendida voce calda e roca, aveva già incontrato Eric “slowhand” Clapton, che non ha bisogno di presentazioni, in una band messa su a cavallo tra anni 70 e 80, che si chiamava Blind Faith, che purtroppo durò solo un disco e aggiunto che le ultime prestazioni dei due non fossero particolarmente esaltanti, in quanto a entusiasmo mostrato sul palco, è stata una sorpresa, fin dal primo brano, notare l’energia che scaturisce dai due frontman e dalla band che li accompagna in questo viaggio musicale che risale al febbraio dell’anno scorso.
Fin dalla prima canzone “Hard to cry today”, il sound appare subito caldo, deciso e avvolgente; il canto è affidato a Steve, bella voce roca e squillante , ottimo assolo di Clapton e finale di intreccio chitarristico notevole, dato che in questo caso anche Winwood dimostra di possedere una bella tecnica sulla sua Strato verde; si prosegue con un classico rivisitato alla grande, “Time changes”, sorprendenti i fiati che Chris Stainton, ottimo tastierista vecchia conoscenza di Slowhand, riesce a simulare con la tastiera e fantastico groove di basso e batteria per questo soul blues trascinante , cantato superbamente da Winwood.
Forever man è una vecchia canzone un po’ pop di Eric tratta da Behind the sun, un album non dei più famosi, ma con la parte aggiunta cantata da Steve e l’energia di questa ottima band, si trasforma in un pezzo davvero tosto; comunque, arrivati al terzo pezzo si capisce dalla chitarra di Clapton che stavolta la voglia di suonare c’è eccome: il fraseggio del britannico ex-Cream è fluido e deciso come ai bei tempi, a differenza delle recenti prestazioni che lo vedevano un po’ ripetitivo e svogliato. Si vede da come si muove sul palco, sciolto e concentrato mentre Winwood sorride in continuazione e sembra veramente divertito.
Stupenda la versione di “Presence of the Lord”, super classico di Clapton, arricchita dal cantato e soprattutto dall’hammond dell’ex Trafic, seguita da Glad, celebre strumentale jazz blues di Steve, riff di piano che conoscono anche le pietre, resto della band che gira come un orologio ma soprattutto una magica chitarra di Clapton, che con questo assolo si ricolloca al suo posto, tra la decina di chitarristi migliori sulla faccia della terra. “ Well all right” è un classico degli anni 80 di Winwood, che molti, come me, ricorderanno e chiusa con un bellissimo assolo di sinth di Stainton. “Double trouble”è da far accapponare la pelle a più strati fra voce e chitarra, Clapton sembra che sia stato riportato indietro da un orologio temporale in un assolo di più di cinque minuti in cui dimostra di avere “ben”pochi rivali a suonare il blues, complice anche il sottofondo di Winwood e tutto il gruppo che creano un atmosfera pazzesca; caldissima l’interpretazione di Stevie di “Georgia on my mind”, tra voce e hammond una vera chicca e poi un tributo a Jimi Hendrix, a cui tutti i chitarristi moderni devono qualcosa; “Little wing” è suonata nella norma, diciamo, mentre invece “Voodo child” è riportata alla sua forma originale di blues scuro e acido, grazie alle incursioni dell’organo di Winwood. Poi l’immancabile Cocaine, suonata a due chitarre e finale affidato a“Can’t find my way home”, grande classico dei Trafic e adatto per la chiusura del concerto.
La band merita di essere citata per intero: alle tastiere Chris Stainton, al basso Willie Weeks, alla batteria Ian Thomas.
Concludendo, questo dvd mi piace veramente tanto perché suonato con grinta e gusto molto vintage, semplice ma coinvolgente, belle riprese sul palco con l’inserimento di qualche intervista essenziale e mai prolissa, in cui i due artisti spiegano appunto di essersi ritrovati a suonare nella maturità, liberi da certi vincoli degli anni passati, imposti dalle case discografiche, e solo per riscoprire la voglia di fare la musica che gli piace. Tra parentesi, sono ancora in tour e quindi l’esperienza li ha divertiti e continua a farlo; secondo me, c’è da divertirsi anche a vederli e ad ascoltarli.
Diciamo che la vecchia guardia ha ancora qualcosa da dire, qualcosa di buono come in questo caso..buona visione, ascolto e buone ferie!

Andy

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Di mimmotron (del 23/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1094 volte)
Titolo originale
Il Pap'occhio
Produzione
Italia 1980
Regia
Renzo Arbore
Interpreti
Diego Abatantuono, Roberto Benigni, Andy Luotto, Mario Marenco, Luciano De Crescenzo.
Durata
101 Minuti

Ieri sono entrato nella videoteca dove abitualmente mi reco ad affittare i film (Video Dreams) e mi sono accorto dell'uscita in versione restaurata de Il Pap'occhio. Una pellicola che merita assolutamente di essere vista, bene inteso, se si voglio fare delle risate attraverso una comicità che definirei “vintage”. A Renzo Arbore, reduce dal successo de L'altra domenica, venne infatti proposto di girare un film e con tutta la sua compagnia si gettò in questo nuovo progetto, era infatti un esordiente alla regia cinematografica, con un'idea che a quei tempi gli costò il ritiro della pellicola dalle sale “per vilipendio alla Religione Cattolica e alla persona di S.S. il Papa”.
La trama del film infatti si sviluppa sull'idea del Papa di creare una televisione vaticana per attirare le nuove generazioni sempre più distanti dal Cattolicesimo e decide di affidarne la direzione artistica a Renzo Arbore che interpreta se stesso, come d'altronde buona parte dei protagonisti. Il tentativo da parte di Arbore di creare una televisione del vaticano troverà l'opposizione surrettizia a questa idea del Papa del cardinale Richelieu al qual si alleerà Roberto Benigni (coartato dalla madre) che per trenta gettoni telefonici farà in modo, poi pentendosi, di far naufragare questo progetto. Credo che vi siate subito accorti della citazione ad un fatto noto della Bibbia che come di molti altri è impregnata questa pellicola anche se per la maggior parte di altro genere come il cinema, la musica, la letteratura, la politica e lo sport.
Sono presenti come protagonisti oltre ad Arbore e Benigni, Abatantuono, Isabella Rossellini, Andy Luotto, Mariangela Melato, Martin Scorzese e molti altri ancora ognuno dei quali recita una piccola parte all'interno di questo improponibile programma di cabaret all'interno del palinsesto della tv vaticana. Sicuramente le scene che hanno come protagonista Benigni sono quelle di maggiore spessore artistico tra le quali, imperdibile, il suo monologo con Dio sopra un impalcatura utilizzata per il restauro della Cappella Sistina. E con la tavolozza in mano, immagina un improbabile conversazione tra Dio e Carlo Marx presso il quale quest'ultimo giunge con l'avvento del Giudizio Universale. Considerato che durante la sua vita sostenne la non esistenza di Dio come punizione dovrà lavorare presso la portineria e essendo Dio in quel periodo molto impegnato dovrà dire a tutti quelli che lo cercano “Mi dispiace Dio non c'è”. Ovviamente non manca il tormentone, tanto caro ad Arbore, che si realizza ogni qual volta gli uomini di Chiesa gli dicono: “Il Signore sia con voi”. Per cui lui se la prenderà con Mario Marenco che è sempre staccato dal gruppo che si muove invece compatto all'interno della Città del Vaticano.

mimmotron

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Di Miryam (del 21/07/2010 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1533 volte)
Titolo originale
Dexter
Produzione
USA 2008
Episodi / Durata
12 / 50 Minuti

Ho concluso da poco la visione della terza fortunatissima serie di Dexter, l’ematologo che lavora alla scientifica della polizia di Miami.
Come sappiamo, Dexter va a caccia di serial killer nonostante lui stesso lo sia, con la differenza che le sue vittime prestabilite, sono dei veri assassini sfuggiti alla giustizia.
Da sempre agisce nell’ombra e da solo, come suo padre gli aveva insegnato, ma stavolta, suo malgrado, viene affiancato da Miguel Prado, un procuratore distrettuale che viene a conoscenza della sua seconda vita, in quanto giunge per caso sul luogo dove Dexter ha appena commesso un omicidio. Avendo svelato la sua identità, Dexter altro non può fare che averlo come amico e complice, anche se questa situazione si rivelerà ben presto molto scomoda.
In questa serie sono emersi nuovi personaggi come appunto Miguel Prado con tutta la sua famiglia, Joey Quinn, il nuovo collega di Debra con il quale lavora per dare la caccia ad un nuovo serial killer, che ha l’abitudine di spellare le sue vittime ancora in vita meritandosi il soprannome di “The Skinner”.
Rispetto alle serie precedenti, ho trovato questa meno macabra e sanguinosa, dove si viene a conoscenza di una parte del carattere di Dexter che non conoscevamo, infatti è molto più tenero e affettuoso nei confronti della sua compagna Rita, tant’è vero che quando gli comunica che sta aspettando un bambino, lui, anche se con qualche perplessità, accetta felice la notizia, vedendosi come un futuro padre premuroso. Inoltre in questa stagione c’è la presenza continua di Harry, il padre di Dexter che si presenta al figlio non più nei flashback come abbiamo sempre visto, ma come una sorta di spirito consigliere, soprattutto quando Dexter si pone delle domande sul comportamento di Miguel Prado del quale il padre nutre parecchi dubbi, ripetendo continuamente al figlio che dovrebbe interrompere la loro amicizia.
Devo dire che quest’ultima serie non è male…vale la pena di vederla, anche perché il finale è sempre accattivante da far rimanere lo spettatore con il solito dubbio…verrà o no smascherato Dexter? Chissà!!!

Miryam

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Di Asterix451 (del 19/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1259 volte)
Titolo originale
The Reader
Produzione
USA - Germania 2008
Regia
Stephen Daldry
Interpreti
Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz.
Durata
124 Minuti

Nella Berlino dei nostri giorni, Michael Berg (Ralph Fiennes) è un avvocato dai modi gentili, introverso e taciturno, realizzato nella carriera ma non negli affetti. Con un matrimonio fallito alle spalle e un rapporto difficile con la figlia, passa da un’amante all’altra senza approfondire altro che formali rapporti fisici. Questo è solo il modo di allontanare il ricordo di un passato che lo ha condizionato per tutta la vita; per quanto si sforzi, ancora oggi, mentre la donna di turno si allontana da casa sua, Michael ricorda quando aveva l’età di sua figlia, nella Berlino divisa del 1958, il giorno che incontrò la donna della sua vita.
Nel flashback Michael è di nuovo un sedicenne (David Kross), sul tram, di ritorno da scuola; colto da un malore, viene soccorso dalla bigliettaia, una donna taciturna e dura, che si occupa di farlo arrivare a casa. Dopo la malattia, ricercando la donna per ringraziarla (e rivederla), si troverà catapultato nella storia più profonda, importante e contraddittoria di tutta la sua vita, a causa della differenza di età che li separa e dell’oscuro segreto che la bella Hanna Schmitz (Kate Winslet) custodisce.
Quella che inizia come una storia di iniziazione alla maturità sessuale di Michael, è per entrambi opportunità di appagare bisogni fondamentali come l’amore e la sete di conoscenza, che si intrecciano quando Hanna detta una condizione: concederà a Michael ciò che desidera, a patto che lui legga libri per lei, a voce alta. Anche la loro vivono quella che sembra una bella storia, almeno fino al giorno in cui Hanna sparirà, senza una apparente ragione.
Per il ragazzo è un duro colpo, ma non è nulla in confronto a ciò che proverà ormai all’università, rivedendo Hanna Schmitz al tavolo degli imputati, durante un processo per crimini di guerra. Le accuse sono molto dure, ma Michael potrebbe attenuarle, se rivelasse alla Corte un dettaglio che lui solo conosce, di lei.
Non sa che fare. Alla fine deciderà di tacere, condannandola lui stesso per ciò che lei ha fatto a degli innocenti, prima, e forse anche per ciò che ha fatto a lui. Eppure non riesce a dimenticarla: sono legati da un sentimento incoerente, che alimenta e reprime per tutti gli anni del carcere. Fino al giorno in cui riceverà una lettera…
Dal romanzo di Bernhard Schlink, Stephen Daldry (Billie Elliott, The Hours) torna ai temi cari della transizione adolescenziale e delle contraddizioni che, da essa, continueranno tutta la vita. Propone una donna imperfetta ed ignorante (ma reale), facile da condannare per ciò che ha fatto, esattamente come Michael che tace di fronte alla Corte; eppure ne sottolinea i pregi, dalla grande sensibilità all’assoluta dedizione al lavoro che, in un campo di sterminio, può diventare letale (“NON potevamo permettere che si disperdessero: eravamo le Sorveglianti! Sapete che cosa significa?”).
Il film è sostenuto dagli attori, splendidi nella loro silenziosa espressività e capaci di trasmettere l’oscuro equilibrio tra amore, odio e bisogno di giustizia non subordinato al sentimento. Kate Winslet è sensuale e dura, insieme, mentre Ralph Phiennes commuove nella sua espressività. David Kross, il giovane Michael, si getta con ironia ed entusiasmo alla scoperta della sesso e dell’amore ma sa, nel momento in cui la vicenda lo stronca, dar volto a quella malinconia che Fiennes esaspererà da adulto, dando continuità all’interpretazione.
Le musiche sono belle e struggenti, e la regìa molto curata. Le scene di sesso piacereranno a uomini e donne, per la delicatezza e l’ironia di Hanna e Michael, ma non sono strumentalizzate oltre il necessario. Non c’è tesi d’assoluzione per determinati crimini, solo dimostrare che non esiste una retorica distinzione tra Bene e Male, nell’animo dell’Uomo.
Personalmente lo considero un film splendido, con dei limiti nel ritmo (che io non ho patito, però): a parte le scene un po’ più spinte, la storia di Hanna e Michael procede con molti silenzi e sottintesi, e sarà facile annoiarsi per gli amanti dell’azione ad ogni costo.

Asterix451

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Di Namor (del 16/07/2010 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 1884 volte)
Titolo originale
Flashforward
Produzione
USA 2009
Episodi / Durata
22 / 45 Minuti

USA 6 Ottobre 2009: L’agente dell’F.B.I. Mark Benford (Joseph Fiennes), nel mezzo d’un inseguimento si ritrova inspiegabilmente a testa in giù nella sua auto cappottata, una volta svincolatoo da quella scomoda e pericolosa situazione, si accorge che non è il solo ad aver avuto complicazioni analoghe.
Intorno a lui regna il caos, dettato da una catastrofe di proporzioni mondiale, macchine accartocciate con all’interno passeggeri morti o feriti, continue esplosioni con colonne di fumo all’orizzonte si elevano in tutto il paese. A generare questo scempio globale è stato una perdita di sensi generale, dalla durata di 2 minuti e 17 secondi accorso a tutte le persone viventi sulla terra. In questo lasso di tempo, ognuno di loro ha potuto vedere l’evento accaduto 6 mesi dopo, precisamente il 29 Aprile 2010. Toccherà proprio all’F.B.I. in una corsa contro il tempo, scoprire la causa e gli autori del pericoloso flashforward universale, che ha gettato nel terrore il mondo intero!
Avanti nel tempo - Flashforward”, da questo romanzo dello scrittore canadese Robert J.Sawyer è tratta la travagliata serie televisiva “Flashforward”, suddivisa poi in 22 episodi, dagli iniziali 25 concordati dal suo creatore David S.Goyer ed il suo produttore Marc Guggenheim. Difatti secondo il successo che avrebbe ottenuto, la serie si sarebbe dovuta protrarre dai tre ai sette anni, invece dopo pochi episodi la serie venne sospesa per un vertiginoso calo di audience. Si calcola che dagli iniziali 14 milioni di telespettatori, si sia scesi agli 8 milioni, fino ai 4,9 milioni dell’ultimo episodio (l’8°) prima che venisse sospesa, per poi riprendere svariati mesi dopo ed essere cancellata per sempre.
I fan a tal proposito si son mobilitati in un Flashforward generale, davanti agli uffici della ABC di New York, Atlanta, Los Angeles, Chicago e Detroit, riproponendo anch’essi uno svenimento generale di 2 minuti e 17 secondi, per protestare contro la cancellazione della serie.
Personalmente Flashforward non mi è dispiaciuto come telefilm, è vero che col passare degli episodi l’interesse va un po’ calando nella fase centrale della storia, ma è anche vero che verso il finale la soglia dell’interesse aumenta sempre più. Se andasse in programmazione la seconda stagione, di sicuro non mancherei di vederla, ma di certo per farla registrare, non andrei a svenire sotto gli uffici della ABC come hanno fatto i fan di Flashforward.

Namor

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Di Angie (del 12/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1533 volte)
Titolo originale
Race to Witch Mountain
Produzione
USA 2009
Regia
Andy Fickman
Interpreti
Dwayne Johnson, AnnaSophia Robb, Alexander Ludwig, Carla Gugino, Ciarán Hinds.
Durata
109 Minuti
Trailer

Un tassista di Las Vegas Jack Bruno (Dwayne Johnson), si imbatte in due passeggeri “particolari” seduti sul sedile posteriore della sua vettura, senza nemmeno accorgersi come ci siano saliti, i due ragazzi Sara e Seth, risulteranno essere fratello e sorella. I due dotati di eccezionali poteri paranormali stanno per essere braccati da un’orda di spietati nemici. Costoro offrono a Jack una cifra sproporzionata pur che, li conduca in una casa isolata. Ben presto l’uomo si rende conto che i ragazzi sono due alieni e il loro obbiettivo è quello di ritrovare i risultati di un sperimento portato avanti dai loro genitori, che possa salvare il pianeta da cui vengono (reso sempre più inospitale), ed evitare alla terra la colonizzazione da parte del loro popolo. Il tassista, con il sostegno della studiosa di astrofisica, la Dr. Alex Friedman, decide di aiutare i due extraterrestri a compiere la loro missione e a difenderli sia dagli agenti governativi che, vogliono catturarli per studiarne le loro capacità, che dal temibile Siphon, un cacciatore alieno spedito sulla Terra per mandare a monte il loro piano, per poi preparare l’invasione del nostro pianeta.
Da qui scaturisce una corsa contro il tempo verso Witch Mountain, un posto dove il governo tiene nascosti quei segreti che la popolazione, non può e non deve conoscere. “Corsa a Witch Mountain” è un film d’avventura prodotto dalla Disney, o meglio, il remake di “Incredibile viaggio verso l’ignoto”del 1975. La pellicola diretta da Andy Fickman è un mix di azione comprendenti inseguimenti, sparatorie ed effetti speciali che, secondo il mio parere, risultano più adatti ad un film di supereroi, che non a una pellicola come questa. Son comprese anche scene che, ricordano molto “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di S.Spielberg.
Come tutti i classici della Disney, non mancano i cosiddetti messaggi positivi e il classico scontro tra buoni e cattivi, dove quest’ultimi risultano più crudeli, stolti e mentalmente limitati (il vero carnefice non è terrestre).
E’ una proiezione che senz’altro sarà gradita al pubblico adolescenziale, in quanto si tratta di un viaggio fantastico, in cui un gruppo di improbabili eroi diventano i salvatori dei due mondi. In conclusione “Corsa a Witch Mountain” è un film semplice, carino e scorrevole che si lascia tranquillamente guardare, regalando momenti di saggezza e buoni sentimenti, cosa che rende la narrazione ancora più interessante.

Angie

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Di mimmotron (del 09/07/2010 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 1351 volte)
Titolo originale
Lie to me
Produzione
Usa 2009
Episodi / Durata
13 / 45 Minuti

Avevo deciso di seguire la serie televisiva Lie to Me per il fatto che il ruolo di protagonista era interpretato da Tim Roth e non ne sono rimasto deluso, tutt'altro!
La struttura narrativa è volta all'individuazione della verità' all'interno di episodi diversi, non necessariamente legati ad ipotesi di reato. Il metodo d'indagine utilizzato dal dr. Lightman (Tim Roth) si basa sul linguaggio del corpo ed in particolare sulle espressioni facciali. La cosa molto interessante è che questa analisi delle “microespressioni” è frutto degli studi realmente eseguiti dal professore Paul Ekman. Personalmente ho apprezzato molto questa serie d'indagini perché non sconfinano mai nel surreale, se si esclude che solo la finzione cinematografica può farci accettare che ben due casi vengano risolti in ogni puntata.
Ambientata ai giorni nostri ci vengono mostrate a supporto delle tesi proposte dai protagonisti, comparazioni con espressioni di personaggi famosi che sappiamo anche noi quali emozioni stessero provando in quel determinato momento. Per esempio ci viene fatto vedere il presidente Clinton mentre sappiamo mentire sui suoi rapporti con la Lewinsky oppure OJ Simpson durante il processo che lo vede accusato di omicidio, il presidente Nixon anch'egli mendace e molti altri politici americani. Pensate a cosa succederebbe se incontrasse il nostro presidente del consiglio! Ci direbbe che mente? Ma torniamo a noi.
Nelle indagini viene coadiuvato dalla sua socia Gillian Foster, essi sono a capo di una società privata che presta i suoi servigi sia ai privati cittadini che alle forze di polizia.
Alle loro dipendenze si distinguono Ria Torres un vero talento naturale nell'individuare le emozioni di chi le sta difronte e Eli Loker anch'egli un valido collaboratore, ma che per raggiungere gli alti livelli ha dovuto studiare molto, la cui figura si contrappone quindi a quella della Torres. Ruoli secondari vengono interpretati dalla figlia del dr. Lightman e l'ex-moglie, che hanno principalmente il compito aiutarci a definire indirettamente la natura del protagonista.
Sicuramente è una serie tv con un alto tasso d'inflazione, ma potrei anche sbagliarmi immaginando che alla fine della seconda serie il dr. Lightman riuscirà a far condannare un indagato all'udienza preliminare solo perché si è messo un dito nel naso, chiaro indizio di colpevolezza!
Ma in verità io vi sto recensendo la prima serie, che a me è piaciuta molto soprattutto per l'originalità del soggetto, per cui ve la consiglio caldamente. Dopo aver visto questa serie non potrete fare a meno di osservare il vostro interlocutore sotto una luce diversa!

mimmotron

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7
Di Miryam (del 05/07/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1191 volte)
Titolo originale
In Silens
Autore
Erica Spindler
Editore
Harlequin Mondadori
Prima edizione
2003

Cypress Spring è una cittadina della Louisiana dove tutto è rimasto fermo nel tempo, con le sue strade pulite, tutto qui è perfettamente in ordine, anche gli abitanti sono sempre sorridenti e cordiali, ma ultimamente qualcosa invece è cambiato, se ne rende perfettamente conto Avery Chauvin.
La giovane, che è un’affermata giornalista di Washington, viene contattata da vecchi amici di famiglia, i quali le comunicano che suo padre, il dottor Chauvin, si è suicidato. Così, dopo una lunga assenza di dodici anni, Avery torna nel vecchio paese di nascita, per dare l’ultimo saluto a suo padre.
Poco convinta del suicidio di suo padre, poiché conoscendolo bene è l’ultima cosa che avrebbe fatto, Avery comincia ad indagare per conto suo, venendo a conoscenza che la tranquilla cittadina che aveva lasciato tempo fa è totalmente controllata da dei vigilantes che vogliono mantenere l’ordine in città a qualunque costo, ma soprattutto una irreprensibile condotta morale da parte dei loro abitanti. Inoltre da quando è arrivata, la giornalista si accorge che avvengono molteplici sparizioni e morti improvvise, dichiarate tutte accidentali.
Avery non è la sola a cercare delle verità, c’è anche una certa Gwen Lancaster, una straniera guardata con sospetto dagli abitanti del luogo( la donna sta indagando sulla scomparsa del fratello), a questo punto le due donne, dopo un po’ di dubbi iniziali e le dovute perplessità che provano l’una nei confronti dell’altra, uniscono le loro forze, mettendo a rischio le loro stesse vite, per individuare le vere intenzioni di questo strano e nebuloso modus operandi, arrivando così a scoprire una triste e macabra verità.
Mi sono avventurata in questa lettura in quanto ho già conosciuto la scrittrice Erica Splinder, infatti tempo fa, avevo letto sia “Jane deve morire” che “Collezionista di anime”, devo però precisare che a differenza di quest’ultimi, “Sette” mi è apparso un po’ meno misterioso, anzi devo aggiungere che ho trovato un finale in parte scontato.
Comunque apprezzo ugualmente il modo di scrivere della Splinder, in certi punti non vengono a mancare i doverosi colpi di scena, come non manca il sentimento, infatti c’è anche un ritorno di fiamma per la giovane protagonista Avery.
Diciamo che mi aspettavo un po’ più di suspence, però se dovesse capitarmi un altro libro di questa brava autrice, non esiterò a leggerlo!!

Miryam

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Di Namor (del 02/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1487 volte)
Titolo originale
Manolete
Produzione
USa - Francia 2007
Regia
Menno Meyjes
Interpreti
Adrien Brody, Penelope Cruz, Santiago Segura, Juan Echanove, Josep Linuesa.
Durata
92 Minuti
Trailer

Manuel Laureano Rodrìguez in arte Manolete, fu uno dei più grandi toreri se non il migliore, che la Spagna abbia mai avuto. Con il suo inconfondibile stile, associato al suo caratteristico piglio malinconico, quest’uomo divenne il più osannato toreador del mondo, oltre la Spagna, si esibì nelle arene di tante altre nazioni come Venezuela, Perù, Colombia e Messico località in cui, per accontentare il folto pubblico, costruirono un’arena da 50mila posti, adiacente a quella esistente. La stella di Manolete si spense alla giovane età di 30 anni, il 28 Agosto del 1947 nella Plaza de Toros a Linares, durante una delle sue esibizioni, in cui era presente anche il suo giovane rivale Louis Miguel Domenguin.
Terminato nel 2007, “Manolete” ha visto solo quest’anno la sua distribuzione nelle sale, ci sono voluti tre lunghi anni per far uscire questo titolo di genere storico. Quando una pellicola subisce continui rinvii nella distribuzione, la motivazione è quasi sempre la stessa, ossia, la scarsità della merce, il prodotto viene inizialmente rifiutato dagli esercenti, per essere acquistato anni dopo ad un prezzo nettamente inferiore e distribuito durante la stagione morta. Purtroppo tale scelta trova il mio consenso, poiché la pellicola non mi ha entusiasmato più di tanto, se si parla del più grande torero che la storia abbia mai avuto, era lecito aspettarsi qualche cosa di più singolare riguardo la formazione di Manolete in torero, invece niente, il film s’impantana nelle tribulata storia d’amore con l’attrice Lupe Sino, portandolo ai livelli d’una qualsiasi pellicola d’amore per adolescenti.
Gli unici momenti che ho trovato interessanti, sono i titoli di presentazione (che vi consiglio di non perdere), durante i quali si potranno ammirare vecchie e affascinanti immagini di repertorio, che avranno il grande merito di mostrarci i veri volti dei protagonisti di questa straordinaria storia, mal realizzata. Ottima la scelta dell’attore Adrien Brody, sia per la sua sbalorditiva somiglianza con Manolete, che per la sua interpretazione da malinconico zerbino.
Meno bene l’attrice spagnola Penelope Cruz, nei panni della sua disprezzata amante, il suo personaggio l’ho trovato una sorta di fastidiosa caricatura di una delle tante arrampicatrici sociali presenti nel jet set.
Peccato per la mal riuscita di questa pellicola, leggere ottime biografie su grande schermo purtroppo è diventata una realtà sempre più rara.

Namor

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Di mimmotron (del 30/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 980 volte)
Titolo originale
La Classe Operai va in Paradiso
Produzione
Italia 1972
Regia
Elio Petri
Interpreti
Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti, Salvo Randone.
Durata
125 Minuti

In questi giorni abbiamo ripetutamente sentito parlare della fabbrica FIAT di Pomigliano d'Arco e il mio pensiero è subito corso a “La classe operaia va in paradiso” film di Elio Petri del 1971, Palma d'oro a Cannes. Interpretato, come sempre, in maniera magistrale da Gian Maria Volonté. Sicuramente molte cose sono cambiate da allora nel panorama culturale del nostro Paese e non solo, le manifestazioni studentesche sono ormai un ricordo e forse solo un pò più vivo quelle sindacali. Resta invece il problema degli operai che molto spesso finiscono per pagare sulla loro pelle i problemi della fabbrica e le trasformazioni della nostra società. Esula ora un'analisi sul momento che stiamo attraversando sotto questi aspetti, ma la visione di questa vecchia pellicola può aiutarci a recuperare tematiche da tempo abbandonate, forse non da tutti, ma indubbiamente da molti di noi. Ludovico Massa, per tutti Lulù, è un operaio che lavorando con un andazzo infernale riesce con il cottimo a sostentare due famiglie e fare una vita agiata. Questo suo metodo di lavorazione finisce per renderlo inviso ai suoi colleghi ed amato dai datori di lavoro che lo adottano per stabilire i ritmi ottimali di produzione. Memorabile quando alcuni ragazzi appena assunti gli chiedono come faccia a mantenere questa cadenza al tornio e lui gli risponde che pensa al sedere di una sua collega: “Un pezzo, un culo. Un pezzo, un culo. Un pezzo, un culo.” Parole che dimostrano lo stato d'alienazione ormai raggiunto da Lulù, inoltre evidenziato da come una volta giunto a casa finisca per annientarsi davanti alla televisione eliminando qualsiasi dialogo all'interno della famiglia dove con la moglie (Mariangela Melato) non è nemmeno più in grado di avere rapporti. Tutto questo si conclude quando durante le ore di lavoro perde un dito, fatto che lo sveglia dall'oblio in cui viveva e lo porta ad abbraccia le cause proposte dagli studenti che di frequente si ritrovavano davanti ai cancelli dello stabilimento per lanciare i loro slogan. Posizioni queste assai più radicali di quelle dei sindacati che lo mettono nuovamente in contrapposizione con i suoi compagni di lavoro.

mimmotron

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Di Andy (del 28/06/2010 @ 05:00:00, in musica, linkato 1417 volte)
Artista
Billy Idol
Titolo
In Super Overdrive Live
Anno
2009
Label
Eagle Vision

Penso che tutti noi abbiamo un gruppo , un cantante , un qualsiasi tipo di musica , chi classica , chi rock , chi jazz , punk e chi più ne ha più ne metta , che tiriamo fuori dal cassetto quando abbiamo bisogno di tirarci un po’ su di morale . Per me , uno con cui vado sul sicuro è l’inossidabile Billy Idol , il cyberpunk più sexy ed energico degli anni 80 ; qualche giorno fa stavo per rimettere nel lettore cd l’ormai consumata compilation dei suoi pezzi migliori , quando per caso mi è capitato tra le mani questo dvd che si chiama In Super Overdrive Live ed è stato registrato nel Luglio del 2009 a Chicago , at the Congress Theater e ho avuto modo così di constatare che sì , gli anni sono passati , ma l’energia è rimasta pressoché intatta , malgrado una vita condotta sempre oltre ogni eccesso . Dall’alto delle sue 54 primavere , Billy sfoggia un fisico veramente invidiabile , e una voce ancora tosta , un po’ meno rauca ma con il classico timbro un po’ alla Elvis che a me piace un casino! E poi vanta , al suo fianco , riunitosi a lui dopo qualche anno di percorsi separati , uno dei più bravi chitarristi esistenti sulla faccia della terra , tale Steve Stevens , che magari molti ricorderanno vicino ad altri artisti ( vedi ad es. con Michael Jackson in Dirty Diana) e con il quale , negli anni 80 , ha scritto molte delle sue hit migliori . Le versioni delle canzoni sono bellissime , a partire dalla stupenda Eyes without a face , che si apre con un intro di chitarra acustica da brivido , cantato suadente come sempre , e riff di chitarra hard rock proprio nel mezzo . Un altro classico è Rebel yell , suonata fedele all’originale ma con finale che coinvolge il pubblico , in cui il biondo rocker sfodera una grande voce e , come al solito , non esita a togliersi la maglietta per la gioia delle molte donne presenti . Flesh for fantasy è micidiale , il tocco sulla chitarra di Steve nel celeberrimo riff che fa viaggiare tutto il pezzo è notevole e notevoli anche basso , batteria e tastiera . Il batterista è uno spettacolo da sentire e vedere e il finale con solo di organo è coinvolgente . White wedding è un altro cavallo di battaglia di Idol , grinta da vendere da parte di tutta la band , con finale rock blues . Il genere di Billy Idol , per chi non lo conoscesse , è un rock che mescola origini rock’n’roll con influenze pop e punk , ma sempre piacevole e mai monotono e per questo ascoltabile anche col passare del tempo ; le canzoni sembrano appena scritte e invece hanno tutte oltre vent’anni , ma vi assicuro che non sembra . Scream è tratta da Devil’s playground , album del 2005 , e la definirei la nuova Rebel yell , energica e un po’ punk . Recente anche Touch my love , un cyber rock veramente tosto , sottofondo di tastiera campionata , basso martellante e una chitarra spettacolare , allucinogena e rock che di più non si può . Che altro dire , questo dvd a me piace molto anche come fotografia , che è ottima , e come registrazione . La band , come ho già detto , è ottima , e quindi , se amate il granitico biondo , questo live fa per voi , anche perché il “ragazzo” sta per iniziare il tour 2010 , ma purtroppo l’Italia non è prevista nei suoi concerti..Buon ascolto e visione!

Andy

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Di Asterix451 (del 23/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 998 volte)
Titolo originale
Reservation Road
Produzione
USA 2007
Regia
Terry George
Interpreti
Joaquin Phoenix, Elle Fanning, Jennifer Connelly, Sean Curley, Samuel Ryan Finn.
Durata
102 Minuti

E’ sera.
Il piccolo Josh (Sean Curley) e suo padre Nathan (Joaquin Phoenix) stanno percorrendo la Reservation Road sulla via di casa, quando il bambino vede improvvisamente delle lucciole volare a bordo strada; irresistibilmente attratto dal loro chiarore, scende di corsa dall’auto e si precipita in mezzo alla carreggiata per raggiungerle. Non non ci riuscirà mai, perché l’impatto è fortissimo, quando il SUV che sopraggiunge lo investe sotto gli occhi impotenti del genitore. L’auto sbanda, sembra volersi fermare per tornare indietro, ma poi il conducente riparte facendo perdere le sue tracce.
La famiglia Learner precipita nella tragedia. La Polizia inizia le indagini, ma Nathan si rende presto conto che sono destinate ad arenarsi con il trascorrere dei giorni, e che la morte di suo figlio non avrà mai un colpevole da assicurare alla giustizia. Oltre a controllare il suo dolore, deve anche fronteggiare la depressione di sua moglie Grace (Jennifer Connelly) e continuare a soddisfare i bisogni della loro figlia più piccola, Emma (Elle Fanning). E’ una situazione logorante, che rischia di degenerare se non prende un’iniziativa: Nathan decide quindi di impegnarsi in prima persona nella ricerca del pirata, informandosi sulle normative e domandando consigli ai genitori di altre vittime della strada, attraverso Internet. Si rivolge inoltre ad un famoso studio di avvocati, per ottenere un’adeguata assistenza legale, nel caso il colpevole venga identificato; qui incontra l’avvocato Dwight Arno (Mark Ruffalo), il quale ha assistito, in disparte e a sua insaputa, al funerale di suo figlio. Il quale era anche alla guida dell’auto che lo ha investito.
E’ proprio lui, infatti, il pirata della strada che Nathan sta cercando. Ma non è un farabutto, nè un ubriaco alla guida, o un irresponsabile pericoloso al volante; è un padre anche lui, forse meno capace e divorziato, che cerca di recuperare un rapporto difficile con il proprio figlio, ora afflitto dal fardello di aver ucciso quello di un altro. Si è trattato davvero di un incidente.
Pur lacerato dai sensi di colpa, sa che costituendosi finirebbe in carcere, perdendo quindi ogni possibilità di ricostruire qualunque rapporto familiare; la sua carriera verrebbe stroncata, il suo futuro totalmente messo in discussione. Naturalmente temporeggia con Nathan, che nel frattempo rifugge la realtà in preda al suo paranoico dolore, nonostante le loro vite si intreccino sempre di più, tanto che la verità verrà presto a galla. Terry George, regista di Hotel Rwanda e sceneggiatore (tra gli altri) di Nel Nome del Padre e Sotto Corte Marziale, ha già dimostrato di possedere la rara capacità di trasferire in una pellicola la trama dell’animo umano, con semplicità e senza perdita di ritmo.
Reservation Road porta sullo schermo l’omonimo romanzo di J.B. Schwartz, curandone anche la sceneggiatura; è un film interessante e coraggioso, che obbliga a riflettere anche sul punto di vista atipico del responsabile che si nasconde. Attori convincenti fanno rivivere il dramma di due famiglie stravolte dalla stessa disgrazia, contrapposte ai suoi estremi.
Bravissimo Joaquin Phoenix che, come il suo Commodo de Il Gladiatore, corre sulla sottile linea che separa la frustrazione legittima dalla disperazione incontrollata. Jennifer Connelly (di cui mi innamorai perdutamente quando vidi C’era una volta in America) è di nuovo una mamma perfetta, tanto nella forma quanto nell’estetica e, proprio per questo, inizia a risultarmi poco vera. Infine Mark Ruffalo, spettinato nell’animo e nella sua vita d’avvocato, dà vita ad un personaggio che non piace mai fino in fondo, ma comprensibile nel suo travaglio. Un bel film per riflettere, da serata poco chiassosa.

Asterix451

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