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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
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Titolo originale
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Titanic
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Produzione
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USA 1997
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Regia
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James Cameron
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Interpreti
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Billy Zane, Gloria Stuart, Kathy Bates, Bill Paxton, Leonardo DiCaprio, Frances Fisher, Kate Winslet, Bernard Hill, David Warner, Ioan Gruffudd
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Durata
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194 minuti
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Che cosa si potrebbe dire di nuovo su un film di ormai dieci anni fa, vincitore d’undici oscar, niente credo, se non descriverne l’impressione che ha lasciato. Quando “titanic” era uscito nelle sale, mi ero rifiutato di andarlo a vedere perché immaginavo un megapolpettone melenso come lo zucchero con attorno effetti speciali a go-go. Domenica pomeriggio la mia iniziale impressione è stata confermata dalla visione del film, ma con un ripensamento sulle motivazioni che hanno portato James Cameron ha girare questo film. In principio pensavo fosse stato solo un motivo di botteghino e incassi invece credo che il regista l’abbia fatto anche per la possibilità di poter fare un film senza problemi di budget utilizzando gli effetti migliori per quegli anni per le ricostruzioni della tragedia del Titanic. La storia della nave credo la conoscano anche i sassi, nel 1912 viene varata in Gran Bretagna la più grande nave da crociera mai costruita e ritenuta inaffondabile ma, durante il suo primo viaggio a causa di responsabilità da parte degli ufficiali al comando, si scontra con un iceberg e affonda in meno di tre ore portandosi con se tre quarti dei suoi passeggeri. Su questa tragedia Cameron innesta la storia tra un povero artista trovatosi a bordo per caso e un’aristocratica inglese imbarcatasi per l’America per celebrare il suo fidanzamento con un miliardario. Ovviamente i due s’innamorano e affronteranno il naufragio insieme. Chiaramente se si guarda il film solo per le ricostruzioni e gli effetti speciali ci si ritrova a guardare un capolavoro, ma, la storia tra i protagonisti è veramente stucchevole con un’ovvia ricerca di inserire anche un significato sociale al film che rendono ancora più lunghe le tre ore di film.
SanSimone
Di Namor (del 27/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1480 volte)
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Titolo originale
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We Own the Night
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Produzione
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USA 2007
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Regia
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James Gray
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Interpreti
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Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Robert Duvall, Eva Mendes, Alex Veadov, Tony Musante.
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Durata
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117 Minuti
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Trailer
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Bobby Green (Joaquin Phoenix), gestisce per conto della mafia Russa, El Caribe, uno dei più prestigiosi locali notturni di New York . Joseph Grusinsky (Mark Wahlberg), promettente capitano di polizia dai modi energici e senza fronzoli, il suo l’intento è quello di far rispettare la legge nella grande mela. I due, nonostante siano di chiare e opposte fazioni, sono legati dallo stesso filo conduttore poiché figli di una leggendaria icona del dipartimento di polizia, il vice capo Bert Grusinsky (Robert Duvall). A cambiare radicalmente il tormentato rapporto che da sempre disunisce i due fratelli, sarà l’improvvisa scomparsa del padre per mano della mafia Russa, la stessa per la quale Bobby lavorava curandone gli interessi, questo prima di annunciare la loro espansione in grande stile nel mercato degli stupefacenti. “I padroni della notte” è stato presentato dal suo regista James Gray, come un dramma poliziesco-familiare, per via del tormentato rapporto che vivono i protagonisti della famiglia Grusinsky. Io però non sono d’accordo con la collocazione posta dal suo autore, per me la pellicola risulta un poliziesco con poco mordente, più che una tragedia. Nonostante la presenza di un buon cast, si ha la sensazione che qualcosa non funzioni, quando la pellicola prende la piega del drammatico non trasmette le giuste emozioni che un dramma dovrebbe dare allo spettatore, ed è proprio per questo motivo, che si fa fatica a prendere in considerazione questo aspetto. Come i due fratelli protagonisti della pellicola, anche la critica ed il pubblico si è diviso nel giudicare il film, da una parte ci sono coloro che lo ritengono un buon film, dandogli addirittura quattro stelle in termini di votazione, dall’altra c’è chi lo reputa un banale poliziesco destinato a sbiadire nel tempo senza lasciare nessuna traccia tangibile per cui valga la pena di essere ricordato. Per saperne di più in proposito, non vi resta che andare al cinema ed esprimere il vostro giudizio. Vi aspetto per sapere da quale parte vi schierate, nel frattempo io, la mia l’ho detta, a presto…
Namor
Di Darth (del 26/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 730 volte)
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Titolo originale
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Sleuth
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Produzione
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USA, 2007
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Regia
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Kenneth Branagh
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Interpreti
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Jude Law, Michael Caine
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Durata
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86 minuti
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Trailer
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Milo Tindle, un umile giovane di origine italiana, fa visita al ricco Andrew Wyke allo scopo di convincerlo a concedere il divorzio alla moglie; in modo tale da poter convogliare a nozze anch' egli con l'ex signora Wyke. Da questo preludio, nasce la vera opera de “Gli insospettabili”: due uomini, una casa e molta antagonia. L’opera in questione è l’ennesimo dramma teatrale riproposto in chiave cinematografica dal bravissimo Kenneth Branagh. Scritto nel 1970 dal drammaturgo inglese Anthony Schaffer e già portato al cinema da Joseph L. Mankiewicz nel ’72, “Gli Insospettabili” ha la peculiarità di essere una sceneggiatura per due soli attori che devono tenere la scena in un’unica locazione per tutta la durata della storia. Non conosco la riuscita di quest’opera in teatro, né tanto meno la prima rivisitazione cinematografica, ma questa edizione firmata Branagh è davvero eccezionale. Trasposta ai giorni nostri dal drammaturgo e regista teatrale Harold Pinter, “Sleuth” vede il gentiluomo Andrew Wyke trasformato in un arrogante miliardario inglese, arroccato nella sua villa ipertecnologica, con telecamere poste ogni dove e continuamente pronto ad utilizzare il suo telecomando dedito al controllo totalitario della sua dimora. La bellezza di quest’opera è tutta nei geniali dialoghi filosofeggianti dei due protagonisti (resi attuali nella rivisitazione, compresi i turpiloqui tipici della società moderna) sempre incentrati su una donna che, come per il Godot di Samuel Beckett, non arriverà né si vedrà mai. I due attori, Michael Caine (l’anziano Andrew) e Jude Law (il giovane Milo), sfoggiano un’interpretazione superba, che sommata alla sfiziosa regia a tratti intimista e a tratti post-moderna di Branagh rendono questo film un vero gioiello di qualità. Particolarissima anche la scelta di Michael Caine nel ruolo di Andrew, lo stesso interprete che 35 anni prima impersonò il giovane Milo a fianco di Laurence Olivier nello “Sleuth” di Mankiewicz. Film avvincente ed intelligente… da non perdere.
Darth
Di kiriku (del 25/03/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1176 volte)
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Artista
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Vincenzo Ramaglia
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Titolo
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Formaldeide
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Anno
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2007
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Label
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Autoprodotto
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Musica contemporanea, colta, sperimentale, d’avanguardia. Sono molti i termini usati per catalogate un genere musicale che spesso e volentieri viene additato come un’espressione d’arte fine a se stessa. Probabilmente questi preconcetti sono dovuti al fatto che quando ci si trova davanti ad un artista che, nell’intento di percorrere vie inesplorate, rompe gli schemi e stravolge le nostre certezze, il rifiuto è quasi istintivo. Spesso e volentieri, per colpa di orecchie poco curiose o scarsamente avezze alle novità, ci si lascia andare a pregiudizi infondati e “Formaldeide” né è la dimostrazione. Uscito nel 2007 questo cd rappresenta l’esordio di Vincenzo Ramaglia, compositore romano che nonostante la sua giovane età è direttore dell’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, tiene, in qualità di docente di linguaggio audiovisivo, seminari, incontri e corsi presso diversi istituti (tra cui l'Università di Trieste). Tiene inoltre stages di formazione per compositori di musica da film. Compone musiche orchestrali, corali e cameristiche, melodrammi da camera, colonne sonore. Insomma un curriculum di tutto rispetto che può fare intuire la qualità del prodotto che abbiamo davanti, ma il modo migliore per giudicare è prendere il cd ed inserirlo nello stereo. Fin dai primi secondi ci si rende conto che Ramaglia non ha lasciato niente al caso, non ci sono note superflue, i suoni sono essenziali e diretti e arrivano subito al dunque, spalancando un mondo ipnotico e introspettivo. La sensazione è quella di veder scorrere lentamente diapositive emozionali congelate in un liquido amniotico completamente asettico. Il suono del sassofono traccia forme di vita che pulsano al ritmo poliarmonico del pianoforte, trascinate da un brodo primordiale popolato da glissati e suoni multifonici prodotti dal flauto e dal clarinetto. Freddi ofidi che si muovono tra ricordi di un passato scomposto, tutto sembra cosi immobile ma allo stesso tempo vivo. Il titolo di questo cd , come del resto il contenuto, ha un forte sapore evocativo. La formaldeide, tra i vari usi, viene anche adoperata per conservare campioni di materiale biologico, il concetto elaborato da Vincenzo Ramaglia forse è proprio quello di isolare e congelare e combinare frammenti di un passato atemporale, ricordi personali che diventano memoria collettiva. Il risultato a mio giudizio è ottimo e non posso esimermi dal congratularmi anche con Birgit Nolte (flauto), Massimo Munari (clarinetto), Massimo Mazzoni (sax) e Giulio De Luca (pianoforte) per aver eseguito egregiamente queste otto composizioni. Il mio augurio personale a Vincenzo è quello di continuare il percorso intrapreso: musica contemporanea che arriva alle orecchie senza stridere ma che allo stesso tempo non rinuncia alla sperimentazione.
ps. per l'acquisto del cd clicca qui
kiriku
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chine di slovo - colori di kiriku
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La redazione di Blogbuster augura a tutti Buona Pasqua !
le recensioni riprenderanno martedì 25 marzo.
Di slovo (del 22/03/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 755 volte)
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Artista
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Bauhaus
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Titolo
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Go Away White
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Anno
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2008
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Label
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Cooking Vinyl
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Dopo una trionfale tournè mondiale il gruppo gothic-glam inglese si è chiuso in sala di incisione per tentare di rievocare lo spirito che l'animava all’inizio degli anni ottanta e ricucire la gap venticinquennale che li distanzia dalle ultime incisioni di materiale inedito (“burning from the inside”, ultimo album prima dello scioglimento, risale al 1983). Solitamente operazioni di questo genere si risolvono in imbarazzanti fallimenti ma messo GAW nel lettore per la prima volta non si può evitare di provare un sano fremito: il disco suona meravigliosamente bene, suona come se tutti questi anni non siano passati affatto per la formazione di Northampton. Sedati gli entusiasmi iniziali però, ci si deve necessariamente ridimensionare quando si analizzano i brani con il giusto distacco. “too much 21st century” è l’anatema sulla modernità che apre il disco. Sebbene stenti a prendere quota mantenendosi su una media discreta è costruito su buoni riff e riesce dignitosamente nel suo compito introduttivo della splendida “adrenalin”, un pezzo contorto, potente, con un’ eviscerante prova vocale di Peter Murphy... i Bauhaus al meglio. Purtroppo la successiva “undone” si assesta come uno sviluppo non troppo riuscito di un idea musicale che poteva fruttare di più e che vede nell’uso di synth vintage il solo fattore interessante. Per “international bullet proof talent” e la seguente ”Endless summer of the damned” vale grossomodo lo stesso discorso fatto per “too much…” e salvo qualche eccezione, per tutto l’album. I pezzi scaturiscono bene ma finiscono con l'abortire durante lo svolgimento. Nella seconda parte sono addensati i brani-litania, riflessivi, ipnotici, dilatati, alcuni venuti meglio (“mirror rimains”, “zikir”) altri decisamente peggio (“saved”, “the dog’s a vapour”)... tendono ad essere dispersivi ma non per una questione di forma: “Bela Lugosi’s dead” nella sua prima incisione durava quasi dieci minuti ed era un trionfo di tensione e minimalismo: il problema è che lungo il percorso sono andati persi alcuni ingredienti che rendevano la miscela bauhaus così seducente, con buona pace di tutte le buone intenzioni. GAW è stato accolto maluccio dalla critica musicale che ha stoccato pesantemente sulla povertà di idee, il manierismo e la produzione definita grossolana. Quest’ultima valutazione è sicuramente la più inconsistente, essendo il sound uno dei punti di forza del disco: il gruppo ha resistito alla tentazione di far posare le mani sul mixer a qualche blasonato produttore contemporaneo preferendo arrangiamenti essenziali e gustosamente dark, se poi la vogliamo menare perché sui nastri è rimasto un colpo di tosse o un commento estemporaneo di Murphy allora facciamolo pure ma sappiamo benissimo che le stesse sarebbero diventate chicche sul disco di qualche caccoloso gruppo LO-FI. Pur essendo lontano dai pieni voti non è neanche da bocciare su tutta la linea, ad oggi il peggior album dei bauhaus ma al tempo stesso uno dei come-back più dignitosi apparsi da molto tempo. Merita sicuramente un ascolto.
slovo
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Titolo originale
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The Greatest American Hero
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Produzione
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Stati Uniti
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Episodi / Durata
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44 / un ora
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Fra le tante cose che gli anni 80 ci hanno lasciato ci sono sicuramente un largo numero di serie tv. Tra queste ne ricordo una in particolare che si distingueva dalle tutte le altre per un motivo specifico, era una commedia su un supereroe che supereroe non lo era affatto, sto parlando ovviamente di “ Ralph supermaxieroe”. La serie, andata in onda la prima volta sulla ABC nel 1981, ruota tutta sulle vicende di una strana coppia a cui dei misteriosi alieni hanno fatto un dono. Il protagonista è ovviamente Ralph (William Katt) giovane professore liceale possessore del costume alieno dagli straordinari poteri, ma, di cui ha perso il manuale d’istruzioni. Compagno del professore è Bill Maxwell (Robert Culp) agente del FBI. I due dovranno di volta in volta affrontare nemici di diversa natura fino ad arrivare a salvare diverse volte il mondo, tutto questo ovviamente con Ralph impegnato ad imparare a usare i poteri a lui concessi andando a tentativi. Per la durate di tutte e tre le stagioni, per una durata di 44 episodi, intorno alla coppia di difensori del mondo ruotano diversi personaggi da ricordare, la fidanzata di Ralph Pam (Connie Sellecca) e la sua classe di studenti liceali. La particolarità di questo telefilm era proprio il fatto d essere una commedia su un supereroe che non vuole esserlo, ma senza mai scadere nello stile demenziale. Ralph cerca più volte di sottrarsi all’uso del costume e quando lo usa lo fa in maniera impropria, anche il disegno del costume, simile a quello di superman, vuole indicare l’ironia del personaggio. Riguardando la serie ad anni di distanza un'altra cosa mi ha colpito che allora non avevo notato, l’estremo patriottismo su cui è basato il personaggio di Bill Maxwell tipico dell’America reganiana di quegli anni.
SanSimone
Di Namor (del 20/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1083 volte)
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Titolo originale
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10.000 BC
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Produzione
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USA - Nuova Zelanda 2008
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Regia
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Roland Emmerich
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Interpreti
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Camilla Belle, Steven Strait, Cliff Curtis.
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Durata
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109 Minuti
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Trailer
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Sulle alture di un vasto altopiano vivono gli Yagahl, una pacifica tribù da sempre dedita alla caccia del gigantesco mammut, preda di vitale importanza per il loro sostentamento. Un’orda di barbari predatori mette a ferro e fuoco il loro villaggio, lo scopo della vile aggressione è quello di catturare e portar via i loro abitanti, per usarli come schiavi nella costruzione d’imponenti piramidi volute da un dio tiranno. Tra gli scampati alla razzia dei predoni, c’è il giovane D’Leh (Steven Strait), da sempre mal visto dai suoi coetanei per essere ingiustamente ritenuto il figlio di un codardo, colui che ha abbandonato il proprio popolo. Tale fardello ha condizionato pesantemente la sua adolescenza, mettendo in dubbio non solo il coraggio e la lealtà verso la propria gente, ma anche le sue qualità di predatore di elefanti preistorici, una dote questa, ritenuta indispensabile per essere considerato un degno appartenente di questo popolo. Una vecchia profezia che lo vede come il predestinato ad essere il futuro capo, e il suo amore verso la bella Evolet (Camille Belle) catturata anch’essa nell’attacco al villaggio, lo porteranno ad allearsi con valorosi guerrieri di varie etnie, per marciare tutti insieme verso un nuovo e sconosciuto mondo popolato da affascinanti e pericolose creature preistoriche, e liberare la loro gente debellando per sempre il forte esercito del dio oppressore. Dopo il tentavo di invasione aliena per distruggere la terra in “Independance Day”, e la sconvolgente calamità naturale che minacciava l’estinzione del genere umano in “The day after tomorrow”, il regista Tedesco Rolland Emmerich ci ripropone l’ennesima pellicola ad alto contenuto di effetti speciali e poca sostanza. Trovo che sia un vero peccato sprecare milioni di dollari nell’intento di impressionare a tutti i costi, per poi adattarli su uno script come questo, inconsistente, forse sarebbe il caso di risparmiare qualche cosina sugli effetti speciali, per ingaggiare uno sceneggiatore all’altezza di tale mansione. Considerato che “10.000 A.C.” era ambientato nel seducente periodo preistorico, sinceramente mi aspettavo di vedere qualcosa di nuovo che non fosse la solita fiera del già visto. Invece il film non é niente più che un ibrido di due famosi titoli; “Apocalypto” e “Stargate”. Piacerà di sicuro ad un pubblico molto giovane, per via dei suoi effetti speciali che hanno il gran merito di far rivivere le affascinanti creature di un tempo, come il mastodontico mammut e la meravigliosa tigre dai denti a sciabola… ma questo non appagherà di certo il pubblico adulto!
Namor
Di Darth (del 19/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1067 volte)
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Titolo originale
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Fracture
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Produzione
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USA, Germania, 2007
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Regia
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Gregory Hoblit
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Interpreti
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Anthony Hopkins, Ryan Gosling, David Strathairn, Rosamund Pike
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Durata
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113 minuti
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Trailer
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Il miliardario Thomas Crawford scopre che sua moglie lo tradisce con un altro uomo, quindi lascia il suo ufficio e torna a casa prima del solito ad attendere la fedifraga. Quando la moglie rientra lui le spara un colpo di pistola in piena faccia. I giardinieri sentendo lo sparo chiamano immediatamente la polizia che arriva immantinente. Ad accedere per primo alla scena del delitto è, ironia della sorte, proprio l’uomo che se la faceva con la signora Crawford. Thomas si lascia arrestare senza opporre resistenza e firma spontaneamente un’ammissione di colpevolezza. Il caso finisce in tribunale e Thomas, accusato di tentato omicidio (la moglie è in coma) si avvale della facoltà di difendersi da solo senza l’ausilio di un legale. Il PM incaricato di questo caso è il vincente Willy Beachum che, dall’alto dei suoi 97% di verdetti di colpevolezza, è stato appena assunto da un facoltoso studio legale. Il suo ultimo incarico accusatorio si presenta di assoluto riposo, in virtù del fatto che l’imputato ha confessato, non ha un avvocato, ed è stata recuperata l’arma del delitto. Eppure, poche settimane dopo, l’uxoricida chiede il proprio proscioglimento da ogni accusa per mancanza di prove, e il giovane rampante Willy rischia di perdere tutto quello per cui aveva lavorato… Thriller davvero appassionante, avvalorato da un’ennesima interpretazione eccelsa di Anthony "Hannibal" Hoplins. L’evoluzione della trama intriga lo spettatore grazie alla diabolica pianificazione del protagonista, certo di riuscire ad aggirare la legge americana nonostante la piena ed evidente colpevolezza. Se volete sapere, quindi, come riesce un uomo arrestato sulla scena del crimine, in possesso di una pistola, nonché reo confesso, ad ottenere l’assoluzione… non perdetevi “Il caso Thomas Crawford”
Darth
Di kiriku (del 18/03/2008 @ 05:00:01, in Libri, linkato 1602 volte)
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Titolo originale
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As though I had wings. The lost memoir
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Autore
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Chet Baker
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Traduzione
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Marco Di Gennaro
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Editore
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MinimumFax
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Prima edizione
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1998
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Di Chet Baker è stato detto praticamente tutto. La storia della sua vita è stata raccontata attraverso diverse biografie e tutte ritraggono il trombettista americano da una prospettiva didascalica e mai diretta. Per quanto ben curate nessuna di queste riesce a cogliere, e come potrebbe, lo spirito e le sfaccettature di una personalità troppo complicata e che inevitabilmente nessuno riesce a ritrarre nella sua pienezza. “Come Se Avessi Le Ali”, essendo un'autobiografia, si spinge oltre i limiti naturali che gli altri testi presentano. In questo piccolo diario personale Chet Baker mette nero su bianco i ricordi di una vita e lo fa senza catalogare la stessa in giorni o mesi e senza un ordine apparente. Quello che il musicista ha fatto è stato quello di raccogliere insieme una serie di ricordi e di esperienze che avessero un valore personale. Ecco allora che si scoprono aneddoti, storie e momenti di una vita vissuta sempre intensamente tra eroina, amori, prigione e musica . Questo libro, uscito a dieci anni dalla sua tragica morte, si apre con una breve ma bella introduzione della moglie Carol Baker che verso la fine del suo intervento dice: “… Ma , in definitiva, tutti i ricordi del mondo non potranno mai spingersi mai oltre una certa misura. Le parole di Chet vanno più in là. Rileggendo questo meraviglioso miscuglio di immagini e sensazioni, posso solo stupirmi di quanto riflettano fedelmente la vera essenza della vita di Chet: un caos incessante intriso di puro genio. …” Effettivamente questo piccolo memoriale ha davvero il potere di far comprendere qualcosa in più della vita ma soprattutto dell’anima di una leggenda del jazz, di quel trombettista che con il suo suono lieve sapeva emozionare e commuovere.
Kiriku
Di nilcoxp (del 17/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 508 volte)
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Titolo originale
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Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street
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Produzione
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USA, Gran Bretagna 2007
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Regia
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Tim Burton
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Interpreti
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Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall, Anthony Stewart Head
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Durata
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116 minuti
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Trailer
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Onore al merito…inchino…applauso. In sunto il comportamento da tenere in presenza di questo regista che ha sfornato un film di siffatta bellezza! Non so da dove cominciare…l’ambientazione londinese scura e fobica è realizzata secondo lo stile inconfondibile di Tim Burton, le prove eccellenti degli attori che si muovono in sincronismi sonori e scenici stupendi, la trama cruda e violenta, le canzoni adeguate e gradevoli nella loro tristezza, i costumi completano la personalità dei vari individui che popolano un musical come non ne se ne vedeva da tempo (ma questo è più di un musical!). L’escalation di violenza è funzionale allo svolgimento della fabula. Johnny Depp è statuario come figura e nei suoi propositi di vendetta. Infatti nel racconto troviamo che il felice barbiere Benjamin Barker viene ingiustamente condannato da persone che vogliono rubargli la moglie prima e la figlia poi. Scontata la pena, al ritorno a casa, troverà una dura realtà ad attenderlo. Assumerà una nuova identità (Sweeney Todd), aprirà una nuova bottega, e comincerà a farsi giustizia… Da vedere, da rivedere e da ammirare! Baci taglienti a tutti
nilcoxp
Di slovo (del 15/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 678 volte)
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Titolo originale
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Ieri, oggi, domani
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Produzione
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Italia 1963
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Regia
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Vittorio De Sica
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Interpreti
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Sophia Loren, Aldo Giuffré, Marcello Mastroianni, Tina Pica, Tecla Scarano
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Durata
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118 minuti
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Il titolo non corrisponde univocamente ai contenuti del film, ha semmai la funzione di ricordarci il trascorrere del tempo e le storie che in esso si consumano, il trittico ad indicare che si racconta di tre donne, in tre episodi. Il primo scritto da Eduardo De Filippo e ambientato a Napoli: Adelina vende sigarette di contrabbando per mantenere lei e il marito disoccupato, quando viene pizzicata dalla finanza ricorrerà allo stratagemma delle maternità, sfornando un figlio dietro l’altro per evitare il carcere. L’episodio centrale “Anna” scritto da Alberto Moravia narra di una donna milanese, ricca ed annoiata, che flirta con un uomo modesto ma brillante. Il terzo scaturisce dalla penna del fido Cesare Zavattini e ruota attorno alla prostituta romana “Mara”, al suo bizzarro cliente bolognese e ad un giovane vicino di casa che, invaghito di lei, quasi rinuncierà ai suoi studi in seminario. Il film vincerà l’oscar come miglior film straniero nel 1965 e benchè De Sica avesse già abbandonato il filone neorealista da cui trasse i suoi più grandi capolavori per buttarsi sulla commedia brillante, aveva dalla sua una squadra di collaboratori di prim’ordine. Oltre ai soggettisti già citati, un cast di attori eccellenti tra cui spiccano la grandiosa Sofia Loren, bellissima e bravissima come sempre, che interpreta le tre protagoniste e il poliedrico Marcello Mastroianni nel ruolo dei relativi comprimari. Nell’episodio della sigaraia (tralaltro ispirato da un personaggio realmente esistito) De Sica riprende la briosa napoletanità de “L’oro di Napoli” (1954) e confeziona una deliziosa vicenda dal lieto fine. L’episodio della ricca Milanese è un po’ più scialbo ma è da ricordare la scena finale in cui Renzo (Mastroianni) sorride amaramente scuotendo la testa, rassegnato alle barriere impenetrabili che dividono le classi sociali. Sul finale il film si risolleva nuovamente, leggero ma estremamente divertente ci regala una coppia Loren – Mastroianni di classe inarrivabile nonchè la celeberrima scena dello spogliarello di Mara, ormai divenuta storia del cinema. Grandi sceneggiature, grandi attori e un grande regista in un momento in cui il cinema italiano splendeva ancora di luce propria. Se ancora vi manca, questo film è da vedere.
slovo
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Titolo originale
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Corpo di stato
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Autore
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Marco Baliani
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Prima edizione
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2003
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9 maggio 1978, Via Caetani, Roma, a bordo di una Renault 4 viene ritrovato il corpo del presidente della DC Aldo Moro. Con questa frase iniziano o finiscono diversi libri che trattano del caso Moro, perché quella data insieme con quella della strage di Via Fani hanno segnato in maniera drastica la storia dell’Italia e la vita di chi i 55 giorni del sequestro hanno vissuto da spettatore. “Corpo di stato” di Marco Baliani comincia con un'altra data, quella dell’occupazione della facoltà d’architettura a Roma nel 1973, occasione nella quale l’autore del testo incomincia a muovere primi passi nel mondo degli spettacoli teatrali. Questo testo di Baliani, che è stato anche spettacolo televisivo e teatrale, racconta in maniera diversa i giorni del rapimento d’Aldo moro, non cerca di dare spiegazioni o trovare nuove teorie su come realmente si svolsero i fatti, ma racconta come ha vissuto lui quei giorni che sconvolsero l’Italia. 55 giorni visti da un attore teatrale di sinistra, molto vicino alla sinistra extraparlamentare ma, come per molti altri quell’uccisione segnò un punto di svolta. "Corpo di stato" è stato il primo libro sul caso Moro che ho letto e quello che me lo fa ricordare ancora è proprio la particolarità della scelta di descrivere la vita comune per i romani in quei giorni loro malgrado immersi in quegli eventi. C’è anche un'altra particolarità che il libro rileva subito fin dalle prime pagine, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo di Moro viene fatto saltare in aria dalla mafia Peppino Impastato, da questa coincidenza parte una specie di paragone tra i due fatti.
SanSimone
Di Namor (del 13/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 602 volte)
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Titolo originale
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La terza madre
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Produzione
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Italia 2006
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Regia
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Dario Argento
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Interpreti
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Asia Argento, Cristian Solimeno, Adam James, Moran Atias, Valeria Cavalli, Philippe Leroy, Daria Nicolodi, Coralina Cataldi Tassoni, Udo Kier, Roberto Madison, Paolo Stella, Massimo Sarchielli, Clive Riche, Barbara Mautino.
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Durata
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98 Minuti
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Trailer
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Durante gli scavi di manutenzione nel cimitero di Viterbo, alcuni operai ne rinvengono all’interno un’antica bara, alla quale era ancorata un’urna con strane incisioni, contenente una tunica ed alcuni oggetti di arcaica fattura. A reclamare il misterioso contenuto sarà la Terza Madre, Mather Lacrhymarum l’ultima sopravissuta di tre potentissime streghe da sempre dedite a far trionfare il male sul bene. Nonostante sia completamente ignara del suo potere di magia bianca, la studiosa di arte antica Sara Mandy (Asia Argento), sarà l’unica in grado di fronteggiare e fermare l’avanzata della terribile strega ed i suoi oscuri seguaci! Dopo aver ottenuto l’assoluta libertà d’azione dai suoi produttori e lottato contro ogni tipo di taglio alla pellicola, il regista Dario Argento ha dichiarato di aver tirato fuori tutta la furia che aveva dentro, per metterla al servizio del suo nuovo film, indicandolo come l’opera più atroce e terrorizzante della sua carriera. Ma i proclami che facevano presagire la visione di un nuovo capolavoro da parte del regista romano, vengono prontamente smentiti dopo averlo visto. “La Terza Madre” delude sotto ogni aspettativa, cominciando dalla recitazione che è a livello di una soap opera televisiva, incluso il doppiaggio, veramente pessimo. Ad una simile oscenità vanno aggiunti alcuni momenti del film veramente raccapriccianti, come quelli in cui si vedono gli adepti della setta che si cibano di interiora umane, estrapolandole direttamente dai corpi delle loro vittime. Tanta efferatezza l’ho trovata inutile e ulteriormente dannosa per la pellicola, se lo scopo del regista era quella di scioccare il pubblico, c’é riuscito benissimo, ma solo perché la visione di queste scene sono veramente stomachevoli e non perché spaventano, anzi diciamo pure che il film non impaurisce affatto, proprio per la totale assenza del suo famoso e inconfondibile modus operandi, che in passato aveva ben caratterizzato i suoi titoli più famosi. Dario Argento con “La Terza Madre” ha voluto chiudere la trilogia delle tre madri, iniziata trent’anni fa con “Suspiria” e “Inferno", ma visto il pessimo risultato, forse era meglio lasciarla in sospeso!
Namor
Di Darth (del 12/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 503 volte)
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Titolo originale
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Michael Clayton
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Produzione
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USA, 2007
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Regia
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Tony Gilroy
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Interpreti
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George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson
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Durata
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119 minuti
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Trailer
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Michael Clayton è l’ addetto alle pulizie di un importante studio legale di New York. Il termine "addetto alle pulizie", in questo caso, non implica l’utilizzo di scope e strofinacci, ma bensì di cervello e astuzia: Michael è quello dei lavori sporchi: far sparire le prove o creare delle verità alternative in favore dei suoi facoltosi clienti. In realtà, il personaggio interpretato magistralmente da Clooney, nonostante l’aspetto vincente ed il carattere carismatico, è un ex pubblico ministero con troppa passione per il poker, oberato dai debiti di gioco, con un divorzio ed un ristorante chiuso per fallimento alle spalle. Lo studio legale si trova in una situazione molto delicata quando uno dei propri avvocati più in vista, assegnato a difendere una multinazionale della chimica accusata (giustamente) di aver prodotto un concime cancerogeno, decide (alla luce di prove inconfutabili) di passare dalla parte dell’accusa e mettersi contro il cliente ed i propri colleghi. L’incarico di far rientrare nei ranghi l’avvocato in crisi di coscienza, e di dipanare le tensioni createsi con i responsabili della multinazionale, viene affidato (ovviamente) al protagonista, il quale però, si ritroverà anch’esso a combattere contro la sua coscienza. Accetterà il nostro anti-eroe di vendersi un'ennesima volta al dio denaro, ed aiutare una società colpevole di aver consapevolmente prodotto del fertilizzante cancerogeno, nonché di altri spregevoli tentativi di insabbiamento, oppure anche lui, travolto dall’indignazione, andrà contro i propri interessi economici? Candidato a sette premi Oscar e quattro Golden Globe, il primo film diretto da Tony Gilroy (sceneggiatore della trilogia di Jason Bourne nonché di Armageddon e L’avvocato del diavolo) risulta un capolavoro sotto il profilo attori: le performance di George Clooney, di Tom Wilkinson e della premio oscar Tilda Swinton sono superlative. La trama è molto attuale, interessante e verosimile (non è una storia vera ma potrebbe esserlo tranquillamente). L’unica pecca di quest’opera è, se vogliamo, la mancanza di azione: non l’azione nel vero senso della parola, ma quella che contraddistingue i legal-thriller a cui posso paragonare “Michael Clayton”. Ed ecco che personalmente mi sono piaciuti di più film come “Codice d’onore”, “The rainmaker – L’uomo della pioggia” o “Erin Brockovic” che, anche se decisamente inferiori sia tecnicamente che qualitativamente, mi hanno avvinto di più con le loro storie, soprattutto per la presenza del dibattimento, situazione inesistente in nella pellicola in questione. Per riepilogare, “Michael Clayton” è un ottimo film, ha una trama interessante, ha grandi attori… ma non è un’opera che vuole (o non riesce) appassionarti, non ti trasmette la tensione emotiva per le sorti degli inquisiti e degli inquisitori. E’ un’opera da guardare col distacco dello spettatore. Se giungerete preparati alla visione di MC non potrà non piacervi; viceversa, se volevate vedere George Clooney infervorato durante l’interrogatorio di un imputato urlargli “Colonnello Jessep, fu lei ad ordinare il codice rosso?” rimarrete probabilmente delusi…
Darth
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